Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘peccato’

Aborto. Peccato 3.0. Ma la legge e’ un’altra cosa. Opinioni e diritti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

vaticanoE’ notizia importante per il mondo religioso cattolico romano: chi ha praticato o aiutato ad abortire, potra’ ricevere sempre l’assoluzione, lo ha detto e spiegato il papa Francesco. Qualche tempo fa fu detto altrettanto per i divorziati. Comunque, in generale, c’e’ un filo conduttore logico: quello del pentimento che tutto lava. E’ uno degli elementi distintivi di questa religione. Come lo e’ la condanna della pratica dell’aborto. Che i religiosi cattolici ne facciano tesoro: la loro Chiesa affronta il peccato col sistema operativo 3.0, in grado di rispondere ai bisogni del 2016 mantenendo aggiornato ed alto, con altrettanta evangelizzazione 3.0, il vessillo vaticano.
Ma la legge e’ un’altra cosa: deve tutelare tutti. Grazie ad alcuni “matti” che nella seconda meta’ del secolo scorso si impegnarono per spiegare al Paese che la trasposizione religione/legge faceva solo male a tutti (il reato di aborto era tale perche’ contro la stirpe), e il Paese diede loro ragione, oggi aborto non e’ piu’ sinonimo di clandestinita’, orrore, ipocrisia e malaffare. In teoria, pero’. Perche’:
– da una parte proliferano coloro che si rivolgono alle singole donne non solo per convincerle che non e’ giusto abortire (sacralita’ della vita, etc.), ma che pretendono anche che i dettami della loro religione divengano (o tornino) legge;
– dall’altra parte abbiamo un servizio pubblico sanitario largamente incapace di far fronte ad una domanda di interruzione della gravidanza, provocando il turismo abortivo da un ospedale -o da una regione- all’altro. Fino ad essere responsabile della proliferazione di interventi clandestini (non e’ una novita’ -non solo per l’aborto- che quando c’e’ un’alta domanda di un servizio o di un prodotto e questo e’ difficilmente reperibile sul mercato, la criminalita’ si insinua, offre e prolifera): non esclusi alcuni medici che di giorno obiettano in coscienza per non praticare interventi, e di notte lo fanno nella clandestinita’… anche questa e’ una forma di criminalita’.
E oltre al peccato 3.0 della Chiesa di Bergoglio, per far capire che siamo tutti (pro e anti aborto) nel 2016, occorrerebbe che ci sia anche un servizio sanitario 3.0. Cioe’ che questo servizio sanitario sia garantito come, per esempio, quello dell’asportazione dell’appendicite. Altrimenti, se i contribuenti si arrabbiano hanno ragione. E che questo servizio 3.0 ci sia, e’ interesse di tutti, abortisti o meno: mettere le donne in condizione di decidere con serenita’ se praticare un’interruzione di gravidanza, potendo sentire con altrettanta serentia’ tutte le campane, e’ un alto livello di comunicazione e servizio civile. L’aborto e’ una cosa importante, come la gravidanza. Entrambi non sono un capriccio, ma una delle basi della nostra comunita’ umana. Poter affrontare con serenita’ entrambe queste scelte, e’ alla base del nostro equilibrio interiore e demografico: la consapevolezza della propria esistenza e del proprio partecipare all’esistenza del Pianeta, se vogliamo che sia esercitata a ragion veduta, necessita di conoscere per giudicare, dell’esser liberi per scegliere; e la liberta’ nasce dalla liberazione del bisogno, della contingenza e della forzatura.
Mi aspetto che i cattolici del peccato 3.0 siano in prima fila anche per una sanita’ 3.0, in una societa’ civile 3.0 dove la propria fede sia legge per se stessi ma non per tutti. Lo chiedo ai legislatori, ai governanti ed ai religiosi cattolici romani. Sono forse un illuso, magari perche’ a questo appello alla serenita’ ci aggiungo anche quello ad una informazione sessuale fin dalle prime scuole, si’ che la prevenzione non sia un optional? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La Maddalena, tra peccato e penitenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

la maddalenaLoreto (An) 3 settembre 2016 ore 11:00 Sala Paolo VI Vicolo degli Stemmi. Inaugurazione 3 settembre 2016 ore 18:30 Loggione del Palazzo Apostolico di Loreto (Primo Piano). “La Maddalena, tra peccato e penitenza”, curata da Vittorio Sgarbi, è promossa dalla Regione Marche in collaborazione con la Conferenza Episcopale Marchigiana, La Prelatura Territoriale della Santa Casa di Loreto, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, l’Anci Marche e il Comune di Loreto.
L’iconografia della Maddalena ha destato l’interesse dei maggiori artisti dal Medioevo al Neoclassicismo, e questa mostra, attraverso una selezione di capolavori che illustrano vari momenti della sua vita, intende presentarne gli episodi più significativi. (foto: la maddalena)

Posted in Cronaca/News, Mostre - Spettacoli/Exhibitions – Theatre | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Dal peccato al reato

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

vaticanoLa smentita di Papa Francesco circa l’invito che non sarebbe stato rivolto all’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, ha rappresentato il colpo di grazia che ha portato alle inevitabili dimissioni del medesimo.
Non c’è dubbio che Marino ha commesso alcune leggerezze, tutte da dimostrare, ma non tali per sollecitare una condanna generalizzata, quando troppi silenzi hanno ammantato comportamenti criminali da parte di altri sindaci, con particolare riferimento ad Alemanno, sindaco di Roma mentre Berlusconi e Ratzinger governavano rispettivamente l’Italia e il Vaticano. Silenzi omertosi, complici, frutto di scambi tra reati e peccati, nonché tra sacro e profano.
Anche nell’attuale circostanza appare uno scivolamento di Papa Francesco verso teorie anti-relativistiche, che furono il cavallo (fortunatamente azzoppato) di Benedetto XVI.
Si è trattato di un castigo che ha punito la colpa di Marino nell’aver aperto le porte della laicità del governo della città di Roma, trascurando (anzi ignorando) i doveri di un pubblico amministratore di curare gli interessi dei cittadini, senza discriminazioni di sorta, per consentire l’appagamento di reali bisogni che la Chiesa considera “peccato” ma che il governo laico non può considerare “reato”.
Marino è stato collocato fuori dalla Chiesa con quella improvvida e decisiva affermazione del pontefice in carica: “Marino non è stato da me invitato. Chiaro ? “
Un relativismo praticato avrebbe sollevato da reciproche responsabilità entrambi gli attori: Marino e papa Francesco, riconoscendo i diritti civili del pianeta laico, senza confusioni di sorta, perché il peccato condannato dalla Chiesa non può essere imposto e condannato come reato ad un governo laico non teocratico.
Accadde l’inverso con Benedetto XVI che cercò di confondere il reato penale della pedofilia in peccato veniale da assolvere nel segreto delle sacrestie (vedi lettera ai vescovi americani. Crimen sollicitationis, a suo tempo inviata da Ratzinger.
Bisogna decidersi se accettare l’analisi relativistica, come sta facendo papa Francesco, o respingerla come aveva fatto Benedetto XVI, che fu una delle concause che provocarono le sue dimissioni.A proposito del relativismo culturale e del nichilismo etico ritengo di poter dire la mia, convinto come sono e resto che il relativismo contiene in sé le fondamenta della cultura sociale e del vivere civile.
Si intrecciano le discussioni intorno al “relativismo”, ma senza chiarire cosa sta nel calderone relativistico, esprimendo condanne generalizzate o assoluzioni formali. Bisogna partire dalla considerazione che il relativismo non è una teoria o una ideologia, bensì un “metodo” di analisi e, quindi, di valutazione, che, per avere valenza scientifica, non può operare scelte a monte secondo i modelli culturali evidenziati da una sola parte.
L’esigenza di uno studio approfondito delle varie culture si è fatta urgente alla luce della mondializzazione che prevede una possibile e necessaria integrazione tra popoli di culture diverse. L’imposizione di una cultura, senza le dovute tappe frutto di analisi sociologiche, antropologiche, etiche, psicologiche, lungi dall’essere viatico di integrazione diventa una forma mimetizzata di coercizione.
L’elemento estraneo che si inserisce dentro una cultura diversa deve affrontare il problema della ri-socializzazione, intesa come adeguamento ai nuovi parametri vigenti nella cultura ospite. In un primo momento scatta lo “shock culturale” che può essere facilmente superato se la cultura ospite favorisce il nuovo arrivato e ne promuove l’integrazione; ma quando la cultura ospite manifesta ostilità e rifiuto allora avviene un “eclissi culturale” (v. Rosario Amico Roxas, Tunisie: Le defi du 2000, ed. Universitaires La Manhnuoba, Tunisi 2001), inteso come mancanza di ogni riferimento: manca la propria cultura perché disapprovata e respinta e manca la nuova cultura perché non favorita nel recepimento, nella comprensione e nell’adattamento.
Tutto ciò provoca una regressione culturale che porta il nuovo arrivato a richiudersi dentro i propri valori, come in un torre, isolandosi dal contesto che lo respinge. L’analisi sociologica serve proprio a questo, a valutare le condizioni migliori perché l’integrazione diventi un momento costruttivo e non demolitore del patrimonio che ognuno porta con sé. Devono essere gli stessi appartenenti al nuovo gruppo, adeguatamente istruiti, che devono farsi portatori delle nuove norme e dei nuovi modelli culturali e condurre per mano il proprio gruppo verso l’accoglimento dei valori culturali che li ospitano; ipotizzare, come avviene, il metodo coercitivo conduce inevitabilmente a scontri e incomprensioni difficilmente sanabili. L’idea dell’eclissi culturale che svuota i singoli di ogni valore e li lascia sbandati dentro un coacervo di ipotesi che non conoscono, rappresenta l’antitesi del dialogo e del confronto.
Peraltro viene denigrato il relativismo, ma solo per poterlo applicare lì dove più conviene:
il federalismo fiscale è anti-relativismo perché premia talune regioni che per motivi contingenti si ritrovano a godere di una migliore e più proficua produttività, per penalizzare le altre che quei motivi contingenti e temporanei non hanno.
L’utilizzo differenziato della giustizia è anti-relativismo, specie quanto propone tolleranza zero per taluni reati e massima tolleranza per altri reati, addirittura legiferando per ammorbidire l’impatto del reato con il concetto di giustizia, come la depenalizzazione di taluni reati. L’uso della Sanità non equilibrato è anti-relativismo quando fornisce servizi primari da una parte e malasanità da un’altra. E così via.
Trasportare poi l’anti-relativismo sul terreno della ricerca del giusto e del non giusto, del vero e del falso, rischia di riportarci ad una nuova sofistica, dove giusto e vero coincidono con le scelte del più forte e servono solo a dilatare sempre più la forbice che divide i possessori dai nullatenenti, i produttori dai consumatori, i creditori dai debitori, elevando un muro insonorizzato attraverso il quale ogni ipotesi di dialogo diventa impossibile.
Il relativismo dell’anti-relativismo
E’ diventata una moda rifiutare il relativismo, indicarlo come “il male assoluto”, metterlo all’indice per presupposte alterazioni al predominio della ragione. Ma nello stesso tempo viene usato il medesimo relativismo per elaborare le teorie anti-relativismo.
Non è un paradosso, bensì la realtà nella quale viviamo, anche se troppo distrattamente.
Il “relativismo” iniziò il suo itinerario ai tempi di Pericle, quando si sviluppò una nuova aristocrazia, quella dei mercanti, degli artigiani, degli usurai, cioè l’aristocrazia del denaro e del potere che il denaro porta con sé; fu la nuova aristocrazia che si sostituì alla precedente basata sulla proprietà terriera e, quindi, sull’economia del lavoro, per spostare l’interesse sull’economia delle capacità intellettuali dell’uomo. Il sistema democratico, che fu il primo della storia dell’uomo, divenne demagogia, dove veniva privilegiata la ricerca del piacere, del lusso, dell’edonismo e anche della cultura, ma non come conoscenza, bensì come mezzo per aggiungere al potere del denaro anche il prestigio della cultura. Questa nuova prospettiva formò il terreno di coltura dei sofisti, abili parlatori che sostenevano la causa dei più forti, intesi come i più potenti. Iniziò l’analisi circa la valutazione di ciò che è giusto, che avrebbe dovuto sostituire ciò che veniva indicato dalle leggi dello Stato con ciò che veniva universalmente accettato come legge di natura.
Il primo passo lo segnò Protagora, affermando: “L’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono”, dando inizio alla elaborazione di un quesito che dura da secoli: “La realtà è costituita dell’ ”essere” o dal “divenire” ?”
Le implicazioni divennero enormi, perché entrò in discussione la staticità della realtà o il suo sviluppo; nel secondo caso chi avrebbe dovuto e potuto interpretare “il giusto” nel tipo di evoluzione da sviluppare ?
Così il quesito si spostò sulla ricerca di un principio di validità universale:
“Per natura è giusto ciò che piace”, ma questa affermazione scatenava l’individualismo e promuoveva l’affermazione “homo homini lupus”, trasformando la società in una grande giungla dove ogni individuo avrebbe cercato la propria affermazione.
Così l’affermazione d venne “E’ giusto ciò che piace al più forte”; ma cosa avrebbe identificato “il più forte” ? Giunse il chiarimento: “il più forte è colui che sa usare meglio la parola”, intesa come elemento di comunicazione.
A questo punto emerge plateale l’analogia con i nostri tempi, e l’emergere di un nuovo Gorgia.
Ci hanno regalato la democrazia, che è diventata demagogia, sostenuta dall’apparenza delle parole, mentre l’uso del linguaggio per comunicare è diventato monopolio dei detentori dei mezzi di comunicazione di massa, che riescono a farsi sentire, effettuando un costante lavaggio del cervello che arriva anche al convincimento subliminale.
– Anche i rapporti con lo Stato e le sue leggi subiscono una modificazione secondo l’indirizzo suggerito dal relativismo sofista: “Per prudenza e utilità bisogna rispettare la legge ma trasgredirla solo se conviene e modificarla quando si ha la forza per farlo.”
• Mi pare superfluo sottolineare le analogia con i nostri ultimissimi tempi, specialmente a fronte della visione della vita: “Di fronte al dramma della vita l’unica consolazione è la parola, che acquista valore proprio perché non esprime la verità ma l’apparenza. La parola crea un mondo di sogno dov’è bello vivere.”(Le due citazioni sono recuperate da Gorgia: Sul non-essere e sulla natura”).
Così la verità assoluta non esiste, emergendo un relativismo che investe tutto lo scibile; per contrastare tale relativismo non resta che utilizzare il medesimo relativismo per affermare ciò che le parole sostengono e le apparenze dimostrano.
Basterebbe solo saper distinguere il relativismo etico dal relativismo culturale per dare spazio alla dialettica del divenire, che può essere unificabile solo nel profilo etico, universale e valido per tutti, escludendo ogni pretesa di primato per razza, religione, o cultura.
Per i governanti laici vige l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Allora neanche in Vaticano “la legge è uguale per tutti” e il relativismo viene messo all’indice quando fa comodo; ma quando c’è da sanzionare severamente un pubblico comportamento commesso dal componente più importante della casta al potere, allora tutto diventa relativo, anche l’infanticidio.
Tengo a sottolineare che sono un cattolico, cristiano, praticante, che crede nelle parole di Cristo e molto meno nella diplomazia d’occasione del Vaticano, che eleva ai massimi onori Magdi Allam e bandisce fuori dalla Chiesa Piergiorgio Welby, non permettendo l’ingresso della salma nella “Casa di Dio”; il Vaticano che condanna la Teologia della Liberazione e il suo massimo teologo Jon Sobrino, ma scrive e sottoscrive con le mani del Pontefice dimissionario, insieme al razzista Pera “Senza radici” un pamphlet razzista secondo solo al ben noto Mein Kampf che sosteneva il primato della razza ariana e il libercolo di Ratzinger/Pera che esalta la superiorità del cattolicesimo occidentale, cancellando il relativismo culturale elaborato nei più accreditati studi di antropologia. (Rosario Amico Roxas)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

L’ostia consacrata a Silvio Berlusconi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2011

Lettera al direttore. C’è sempre qualcuno che protesta e s’indigna quando un sacerdote non rifiuta l’eucaristia a Silvio Berlusconi, ed è giusto indignarsi qualora quello stesso sacerdote faccia discriminazioni, negando la comunione ad altre persone. Ciò detto, la Chiesa sbaglia a negare l’eucaristia a chiunque la chieda, giacché si mette in una posizione diversa da Cristo. Gesù, infatti, nell’ultima Cena, spezza il pane e lo offre ai discepoli tutti, compreso chi si trovava in una situazione di peccato ben più grave di quella di un divorziato risposato: Giuda. Se glielo avesse negato, certamente gli evangelisti lo avrebbero riferito. Quando disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in memoria di me» (cf Luca 22,19), non pose nessuna condizione alla distribuzione del pane spezzato. Nel miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù, dando incarico agli apostoli di distribuire alla folla pane e pesci, non disse loro di distinguere tra giusti e peccatori. Giovanni riferisce che il Signore lavò i piedi anche a chi non capiva il suo gesto: «Arriva dunque a Simon Pietro. Gli dice: Signore, tu mi lavi i piedi? Gli rispose Gesù: Ciò che io ti faccio, tu ora non lo sai; lo comprenderai in seguito (Gv 13,6-7). E lavò i piedi anche a chi non era puro (cf Gv 13,11). Anche il peccatore (peccatore secondo la Chiesa) che riceve l’ostia consacrata, potrebbe comprendere in seguito. (Renato Pierri)

Posted in Lettere al direttore/Letters to the publisher | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Giù le mani dalla RAI

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2011

Antonio Di Pietro

Image via Wikipedia

Ieri da Tunisi il ministro Romani ha rassicurato gli italiani preoccupatissimi per gli intoppi delle ennesime nomine lottizzate in Rai. Ha detto che non c’è nessuno stallo e che la soluzione arriverà “a breve”.
Solo che su quelle nomine il ministro Romani non dovrebbe averci niente a che vedere e non dovrebbe saperne niente. Come non doveva averci niente a che vedere sulla nomina del direttore generale la sottosegretaria Daniela Santanché che invece raccontava agli amici con largo anticipo sulla nomina che su quella poltrona ci sarebbe andata Lorenza Lei.
Non sono nato ieri e so benissimo che la lottizzazione non è cominciata con Berlusconi. Il fatto che i politici considerino l’azienda radiotelevisiva pubblica cosa loro è uno dei tanti vizi della prima repubblica che abbiamo ereditato e invece che sanati sono stati persino peggiorati. Però è ora di dire che tutti i problemi del servizio pubblico nascono proprio da questo che non è un vizietto scusabile ma un peccato mortale. E’ grazie a questa logica che siamo potuti arrivare all’assurdità unica al mondo di un’azienda che prima si dà la zappa sui piedi chiudendo il suo programma di maggior successo per compiacere il presidente del consiglio e poi, per rimediare al danno economico che si è inflitta da sola, medita di aumentare il canone facendo così pagare il prezzo delle sue follie ai cittadini e ai consumatori.
Se vogliamo salvare il servizio pubblico dobbiamo cambiare radicalmente strada. I partiti, tutti i partiti, devono tirare giù le mani dalla Rai che deve essere un’azienda e un servizio pubblico, non la proprietà privata dei politici e di chi si trova al governo. Per questo l’Italia dei valori non ha mai partecipato a nessuna lottizzazione, non ha mai chiesto un posto o un incarico e mai lo farà.
Per questo quando si tratterà di ricostruire l’Italia dalle macerie del berlusconismo sarà fondamentale stabilire che d’ora in poi le nomine in rai devono essere decise sulla base della professionalità, della capacità e degli interessi dell’azienda e del servizio pubblico non su quella della fedeltà a un partito. E per essere sicuri che le cose vadano davvero così e che non ci ritroviamo più nel disastro a cui siamo arrivati oggi, in quelle nomine i partiti dovranno davvero non aver più voce in capitolo.(Antonio Di Pietro)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cattolici poco cristiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 gennaio 2011

Lettera al direttore. Sembrava in buona fede il cattolico Luigi Amicone l’altra sera a Linea Notte (Rai3), quando, per difendere il Cavaliere ha citato l’episodio dell’adultera nel Vangelo, alludendo alle parole di Gesù: “Quello di voi che è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei” (Gv 8,7). Così fanno spesso alcuni cattolici “poco cristiani”. Si prende il versetto che più fa comodo per sostenere le proprie ragioni, e ci dimentica magari del resto del Vangelo. Intanto al direttore cattolico si può far notare che l’adultera non ricopriva una carica pubblica importante come quella ricoperta da Silvio Berlusconi. E poi possiamo domandargli come mai non si è ricordato di citare qualche altro versetto del Vangelo. Ad esempio, riguardo al comportamento licenzioso del Cavaliere: “Guai al mondo per gli scandali!…Se la tua mano o il piede ti è di scandalo, taglialo e gettalo via da te… E se il tuo occhio ti è di scandalo, cavalo e gettalo via da te…”. Oppure teme che il Cavaliere si autoeviri? Ma, come cattolico, poteva anche citare altre parole di Gesù: “Quello che Dio ha congiunto l’uomo non separi”. Silvio ha divorziato due volte, e adesso ha una fidanzata… E poteva anche citare: “Se il tuo fratello pecca, va’, riprendilo fra te e lui solo…Se non ascolterà…deferiscilo alla Chiesa…” (cf Mt  18). Devo continuare? (Miriam Della Croce)

Posted in Lettere al direttore/Letters to the publisher | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Comments »

L’estensione del peccato

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2010

Lettera al direttore. Pietro Citati su La Repubblica del 10 luglio, scrive: “Secondo Benedetto XVI, alla fine del ventesimo secolo, il regno del peccato si è esteso. Quasi nessuno prega, varca le porte delle cattedrali, pensa a Dio e a Cristo, rispetta le leggi della Chiesa sulla vita e la morte. La società è profondamente  irreligiosa e anticristiana”. Qualche considerazione che lo scrittore non fa nel suo articolo. Se per pregare s’intende recitare preghiere nelle chiese, forse è vero che gli oranti siano pochi, ma se per preghiera s’intende rivolgere il pensiero a Dio qualora vediamo qualcuno soffrire, o quando noi stessi siamo nella sofferenza o semplicemente in difficoltà, ma anche nei momenti di gioia, allora non si può affermare che “quasi nessuno prega”. Poi: l’estensione del regno del peccato non si misura in base al numero delle persone che entrano nelle cattedrali, ma in base al loro comportamento verso il prossimo; non si misura in base al rispetto verso le leggi della Chiesa, ma in base al rispetto dei valori espressi dal Vangelo. Le leggi della Chiesa, infatti, non sempre s’identificano con la legge del Signore. Ma io credo che l’inquietudine e l’angoscia di Benedetto XVI siano da attribuire a ben altro. (Miriam Della Croce)

Posted in Lettere al direttore/Letters to the publisher | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Donne nel sacerdozio e donne nella politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Mag 2010

Di Rosario Amico Roxas Alessandro VI avrebbe riempito il concistoro di cardinali elevati alla porpora, scegliendo tra le più belle e disponibili femmine dell’epoca, possibilmente ingravidandole tutte così da garantirsi una fedeltà legata all’alcova. Ma anche in politica non stiamo messi meglio con la promozione a ministro o sottosegretario o, ancora, semplici ma influenti parlamentari,  di discutibili e discusse appartenenti al “sesso debole” che usano la loro debolezza come unica forza, con un pizzico di ricatto… che non guasta. Così il problema diventa, innanzitutto, culturale, dovendosi modificare la cultura stessa del concetto di “peccato”, nel pianeta confessionale, che in quello laico diventa “scelta selettiva”. Quando non si guarda all’intelligenza o alla cultura di una donna, ma si preferisce identificarla pubblicamente “più bella che intelligente”, per sottolineare la mancanza di sex appeal, come unico criterio di valutazione, si materializza l’incapacità di andare oltre le apparenze per fermarsi all’immediatamente godibile, come fine unico ed ultimo. Certo che sarei favorevole alle donne nel sacerdozio, come lo sarei per le donne in politica, ma il tutto preceduto da una diversa inculturazione, che sia totalmente paritaria ed edulcorata dai preconcetti maschilisti di dominio  che ammorbano le relazioni interpersonali per trasformarle, tout court, in “relazioni” e basta. (Rosario Amico Roxas)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Comments »

La Chiesa e i preti pedofili

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2010

Lettera al direttore. Molti fedeli si meravigliano, si scandalizzano,  non riescono a capacitarsi del fatto che la Chiesa per tanto tempo abbia coperto lo scandalo dei sacerdoti pedofili. I motivi principali che hanno spinto la Chiesa ad ignorare in qualche modo il grave problema sono due. Il primo: in realtà a questo peccato la Chiesa non ha mai dato eccessiva importanza. Per rendersene conto basta uno sguardo al Catechismo della Chiesa Cattolica.  Ad un non peccato come la masturbazione il Catechismo dedica un punto (2352) di ben 15 righe. Ad un non peccato come l’omosessualità, il Catechismo dedica tre punti (2357; 2358; 2359), complessivamente di oltre 20 righe. Agli abusi sessuali su minori è invece dedicato un punto (2389) di quattro righe e mezza, e un paio di righe in altro contesto. Considerata la gravità del peccato sarebbe stato giusto dedicare maggiore spazio alla “pedofilia”, voce ignorata dal Catechismo, e che è quindi impresa vana cercare nell’indice tematico, a differenza delle voci “masturbazione”, “omosessualità”, ecc. Il secondo motivo: la Chiesa spesso non fa ciò che è giusto, ma ciò che conviene. Denunciare gli scandali dei sacerdoti pedofili, non faceva bene alla Chiesa, e quindi era meglio tacere. Oggi che lo scandalo è venuto fuori in maniera tale da arrecare danno alla Chiesa, questa sta cercando i rimedi. Non perché è giusto, come infatti è, ma perché è conveniente. (Elisa Merlo)

Posted in Lettere al direttore/Letters to the publisher | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

“La favola del presidente Renato Schifani”

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2010

Leggendo le dichiarazioni del Presidente del Senato Schifani noi del MovimentoSUD dei diritti abbiamo raggiunto la consapevolezza che, nonostante siamo nati da poco, dobbiamo scioglierci perchè a detta del senatore tutti i bisogni dei meridionali sono stati in parte soddisfatti e per la restante parte provvederanno a breve i parlamentari provenienti dal Sud.Siamo perciò felicissimi di tanta attenzione destinata al Mezzogiorno e della insensata presenza di questi fastidiosi movimenti di ispirazione meridionalista che sono fini a se stessi, dato il grande dispendio di energie profuso dai nostri rappresentanti nelle aule parlamentari, tanto da meritarsi rancorosi rimbrotti da parte dei leghisti, anche a causa dei fondi destinati al Sud per le grandi opere. Peccato che i fatti hanno la testa dura e le bugie si svelano come pinocchio ed il suo lunghissimo naso, tanto ci pare quando il Senatore Schifani ha raccontato questa favola da paese dei balocchi.  Denunciamo invece le cose come realmente stanno, l’abbandono in cui si trovano le regioni del Mezzogiorno, le emergenze sociali ed economiche che lo attanagliano, la indecorosa rincorsa a finanziare grandi opere al Nord, visto il continuo ricatto cui il governo è sottoposto da parte della lega con lo spauracchio di perdere il potere se i fantomatici discendenti di Alberto da Giussano girano le spalle a Berlusconi ed ai suoi “discepoli”.  Registriamo inoltre la poca attenzione destinataci dal “Giornale di Sicilia” e da “Repubblica di Palermo” in occasione della presentazione ufficiale del movimentoSUD dei diritti a Palermo il 13 marzo scorso all’interno dell’aula consiliare del comune, dove abbiamo portato un centiania di cittadini all’interno del palazzo, sembrerebbero invece più stimolati ad ascoltare ad andare dietro, agli inventori del Partito del Sud, Lombardo e Miccichè, che probabilmente dimenticano di non avere mai destinato attenzione ai propri elettori.  O forse il Senatore intende parlare del famigerato ponte sullo stretto? In verità per chi non fosse informato o non seguisse i pareri della comunità scientifica, il ponte bloccherà le due sponde, siciliana e calabrese, e così si arresterà il dissesto del territorio che è causa degli eventi franosi recenti. Diciamo al Senatore in tutta franchezza di continuare a fare ciò che non ha fatto per il Sud insieme a tutti i parlamentari meridionali di ogni schieramento, noi continueremo a dare voce alle donne ed agli uomini di questo Sud offeso e vilipeso, nella certezza che un giorno non troppo lontano, caro Presidente, sarete tutti sostituiti dalla vera gente del Meridione che porterà come bagaglio i bisogni delle moltitudini dei popoli del Sud e non gli interessi di pochi. (Il Segretario nazionale Girolamo Foti detto Mirco)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | 3 Comments »

Santità trasparente

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Lettera al direttore. Benedetto XVI il 19 dicembre ha stilato il decreto che riconosce a Giovanni Paolo II di avere vissuto eroicamente la sua fede cristiana. Ma il capo di una Chiesa poco santa può essere santo? Sì, se ha fatto tutto il possibile per cambiarla, altrimenti santo non è. Giovanni Paolo II però, che secondo alcuni ha cambiato la storia, non ha cambiato la Chiesa. Non ha cambiato una Chiesa che chiama assassina come Caino una donna che abortisce; una Chiesa che discrimina le persone secondo il genere cui appartengono, e considera le donne non adatte al sacerdozio (Inter Insigniores), e gli omosessuali  persone da compatire (Catechismo della Chiesa Cattolica); una Chiesa che considera peccato ricorrere ai contraccettivi (Catechismo), pur sapendo che questi oltre ad evitare gravidanze indesiderate e quindi probabili aborti, possono limitare il diffondersi di una malattia che produce morte e sofferenza. Non ha cambiato una Chiesa che, mettendosi in una posizione diversa da Cristo, che offrì il pane spezzato anche a Giuda, rifiuta l’eucaristia (Familiaris consortio) ai divorziati risposati; una Chiesa che tollera al suo interno vescovi e preti indegni. Ma ammettiamo che il Pontefice in questione abbia sacrificato l’intera esistenza per  risanare la sua Chiesa, resta un’altra domanda importantissima: può essere santo un capo dello Stato Vaticano? Chi conosce il Vangelo sa che non è assolutamente  possibile.  Una vita santa dovrebbe essere libera,  senza vincoli, compromessi,  ambiguità, misteri e segreti.  Evidente a tutti, persino ai non credenti, chiara, trasparente come acqua sorgiva. E per riconoscerla non dovrebbe esserci bisogno di lunghi processi, e neppure di miracoli dal cielo. (Miriam Della Croce)

Posted in Lettere al direttore/Letters to the publisher | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

L’oblio dei cristiani

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Il primo oblio, secondo Alain Besançon, per i cristiani è virtuoso e si radica nella fede. Sono e si sentono peccatori. Il peccato è immanente nella loro natura tanto ab origine della vita quanto dopo, in conseguenza di azioni individuali, che essi procedono dalla croce di Cristo, ovvero da una storia in cui tutti gli uomini insieme hanno fatto il massimo male concepibile, mettendo a morte l’innocente, il verbo di Dio incarnato, e che tuttavia, grazie a quella stessa croce, essi sono stati perdonati, sebbene siano soggetti a peccare ancora e sempre. Per questa ragione i cristiani si aspettano sempre sia il peccato sia il perdono. E’ il loro senso virtuoso della Fede. Il secondo tipo di oblio non è virtuoso. Il perdono vale unicamente se è chiesto a Dio e alla vittima. Se queste condizioni non sono rispettate è probabile che il perdono unilaterale è nullo. Pensiamo alla straordinaria amnistia che ha goduto il crimine comunista. Si tratta di un oblio della giustizia e delle complicità di cui si avvale. Questo vale anche per l’oblio giudaico del comunismo.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cattolici praticanti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, leggo su Tu Style (n.26 – 30 giugno): “Secondo le ultime ricerche il 58% dei cattolici praticanti si confessa solo una volta all’anno, il 30% mai. La diserzione riguarda soprattutto i giovani. Tra le ragioni possibili, la perdita del senso del peccato”. Le ragioni principali, a mio parere, sono due, e sono diverse. Stiamo parlando di giovani cattolici praticanti, vale a dire di credenti che frequentano la parrocchia e vanno a Messa, e quindi di persone non del tutto ignoranti di religione. Ora, queste persone sanno che i peccati gravi (mortali) obbligano alla confessione, mentre i peccati veniali non comportano tale obbligo. Ma peccare gravemente non è cosa facile (cf n. 1857 del Catechismo), e i giovani cattolici praticanti sanno anche questo. L’altro motivo importante: spesso la Chiesa considera peccato ciò che, in base alla ragione e al vangelo, peccato non è. E moltissimi fedeli, non solo giovani, ne sono consapevoli. Quindi non si tratta di perdita di senso del peccato, ma di maggiore consapevolezza di che cosa è il peccato. (Francesca Ribeiro)

Posted in Lettere al direttore/Letters to the publisher | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Lettera al direttore

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2009

Credenti e non credenti decantano la vasta cultura di Benedetto XVI, ed io che sono ignorantissimo (dico sul serio), vorrei permettermi di osservare che forse sarebbe più giusto definire il sapere del Papa vasta erudizione. Sì, perché una vasta cultura dovrebbe dare a chi ha la fortuna di possederla, la possibilità di mettere in discussione di tanto in tanto non dico tutte ma perlomeno una delle mille “verità” in cui crede; specialmente se non sono state stabilite da lui ma da altri. Dovrebbe dare la possibilità e il coraggio del cambiamento; anche di un minimo cambiamento.  Ovviamente il Papa non può mettere in discussione i principi fondamentali della fede cristiana, ma ci sono tantissime cose che contrastano con la ragione, col buon senso, e che possono essere messe in discussione; e delle quali si può almeno dubitare senza minimamente intaccare la fede in Cristo. L’elenco sarebbe lungo, e quindi mi limito ad accennare solo a qualcosa. Partiamo, ad esempio, dalla frase infelice pronunciata dal Pontefice a proposito della distribuzione del condom in Africa. Certamente l’eruditissimo Papa non si sarebbe espresso in quei precisi termini, se non fosse fermamente persuaso che l’uso dei contraccettivi artificiali, anche da parte di due onesti sposi, sia atto peccaminoso. Liberarsi di questo pregiudizio, non significa assolutamente compromettere la fede cristiana. Così, non intacca assolutamente la fede in Cristo, smettere di pensare che sia un diritto della Chiesa negare il sacerdozio alle donne; costringere lo Spirito Santo nel conclave a far eleggere un papa maschio. Non intacca assolutamente la fede in Cristo, smettere di pensare che un sacerdote debba necessariamente abbracciare il celibato; oppure smettere d’essere persuasi che due persone dello stesso sesso, che magari nella loro vita non hanno mai fatto male ad una mosca, siano in peccato qualora si amino. Non intacca assolutamente la fede in Cristo lasciare a ciascuno la libertà di cura; di decidere, qualora sia possibile, come morire. Non la intacca, proprio perché il Vangelo è libertà, e negare la libertà significa negare il Vangelo, negare il cristianesimo. (Renato Pierri Ignorantissimo ex docente di religione)

Posted in Lettere al direttore/Letters to the publisher | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »