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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘pediatria’

Figli: sempre più sani, ma sempre di meno

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Diagnosi prenatale sempre più precisa e precoce; maggiore sopravvivenza dei neonati pretermine; terapie geniche che consentono di guarire bambini affetti da malattie genetiche e rare per i quali un tempo l’unica soluzione proposta era l’aborto selettivo: tutto questo ha rivoluzionato in pochi anni la salute dei neonati in Italia. Ma ai progressi ottenuti nel campo della ricerca scientifica e della innovazione tecnologica si affiancano importanti fattori demografici e socioeconomici che stanno cambiando il profilo della nostra popolazione: i bambini sono sempre meno numerosi, l’età del concepimento si sposta in avanti, crescono le diseguaglianze territoriali che colpiscono in maniera particolare i bambini, sin dalla nascita, compromettendo l’omogeneità dei percorsi di cura. In sintesi: i bambini sono sempre più sani, ma sempre di meno, con madri e padri più attempati e con i diritti di salute tutelati in maniera diseguale a seconda della regione in cui nascono e crescono. Questi i temi al centro di una Tavola Rotonda che si è tenuta al 75° Congresso della Società Italiana di Pediatria dedicata alla promozione della natalità e della salute in Italia.
A fare il punto sui progressi ottenuti nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica è stato Bruno Dallapiccola, genetista, Direttore scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Il 3% dei neonati è affetto da una patologia genetica, una soglia al di sotto della quale è difficile scendere anche con le indagini prenatali più sofisticate. A parte i rischi specifici di singole coppie, ogni coppia che si riproduce va incontro a circa 50-100 mutazioni, alcune delle quali possono causare malattie. L’età dei genitori è critica, quella materna per le malattie cromosomiche, quella paterna per le mutazioni non cromosomiche”.
Tuttavia, questi dati positivi sono contrassegnati da forti diseguaglianze geografiche. In Italia la mortalità infantile (primo anno di vita) è del 2,8 per mille nati vivi, ma con ampie differenze territoriali: ad esempio nel Nord Est è pari a 2,3 e nelle isole a 3,7 per mille nati vivi. “Un bambino che nasce nelle regioni meridionali ha un rischio del 36% più elevato di morire rispetto ad uno nato nel Nord nel primo anno di vita”, ha spiegato Mario De Curtis, professore ordinario di Pediatria, Università la Sapienza di Roma. “Se nel 2016 l’Italia avesse avuto la stessa mortalità del Nord Est sarebbero sopravvissuti nel primo anno di vita 180 bambini nel Sud e Isole, 28 nel Centro e 42 nel Nord Ovest”.
Nel giro di un decennio l’Italia ha visto diminuire i nati di oltre un quinto passando dai 576.659 nati registrati nel 2008 ai 458.151 del 2017. Nello stesso periodo le donne in età fertile sono passate da 13.990.503 a 12.945.219. Negli ultimi 60 anni il numero di residenti di età pari o superiore a 65 anni è aumentato di oltre 30 volte. Bassa natalità, invecchiamento della popolazione e conseguente moltiplicarsi della spesa sanitaria sembrano un trend ineluttabile nel nostro Paese. “Siamo una bomba demografica a orologeria”, ha detto Walter Ricciardi, Ordinario di Igiene alla Università Cattolica di Roma.

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75° Congresso della Società Italiana di Pediatria

Posted by fidest press agency su sabato, 18 maggio 2019

Bologna, 29 maggio 2019 Palazzo dei Congressi, Piazza della Costituzione 4 si apre il 75° Congresso della Società Italiana di Pediatria, il più importante appuntamento scientifico del Paese sui temi della salute psicofisica del neonato, bambino e adolescente. Il Congresso quest’anno sarà congiunto con due società affiliate alla SIP: SITIP (Società Italiana di Infettivologia Pediatrica) e SIMEUP (Società Italiana di Medicina Emergenza Urgenza Pediatrica).
Natalità, allattamento al seno, nutrizione, stili di vita, vaccini, benessere a scuola, problemi adolescenziali, organizzazione delle cure pediatriche, nuove prospettive di cura aperte dalla ricerca scientifica saranno alcuni dei temi affrontati nei corsi, nelle tavole rotonde e nelle letture magistrali. Ad animarli i diversi protagonisti che a vario titolo operano a tutela dei bambini: non solo pediatri, ma anche psicologi, neuropsichiatri infantili, bioeticisti, rappresentanti di istituzioni, accademici.
“Una novità, ma in linea con quanto la SIP sta facendo da anni, è il tentativo di coinvolgere i cittadini su grandi temi quali quelli della prevenzione, della natalità, degli stili di vita”, afferma il Presidente SIP Alberto Villani. “Per tale motivo saremo presenti in una delle piazze centrali di Bologna (Piazza Re Enzo) con un gazebo dove verranno date informazioni, distribuiti materiali informativi e offerta la possibilità di imparare alcune manovre salvavita”.
Lo sport e il bambino: perché, quando, quanto, come. La guida SIP per aiutare mamme e papà ad avviare correttamente i bambini all’attività sportiva.
Aiuta il fisico, influenza positivamente il carattere, è un potente moltiplicatore di esperienze sociali: per questo lo sport nella vita dei bambini deve essere parte integrante del processo di crescita. Sin da piccolissimi. Ma a che età si può iniziare a praticare sport? Qual è lo sport più indicato per ciascuna età? Quanto tempo dedicare all’attività motoria? La nuova Guida SIP con i consigli per avviare correttamente i bambini all’attività fisica (con un focus su asma e sport).
Smartphone e tablet, rischi e opportunità: un nuovo Position Statement della SIP destinato ai preadolescenti e agli adolescenti.
Preadolescenti e adolescenti trascorrono gran parte del loro tempo sui dispositivi digitali, la metà di essi è costantemente online. Quali sono gli effetti sull’apprendimento, sul sonno, sulla vista, sull’attenzione? Quando si può parlare di vera e propria “addiction”? Quali sono invece gli aspetti positivi sulle interazioni sociali che emergono dalle evidenze scientifiche? I Pediatri italiani, che lo scorso anno si erano espressi con un Position Statement sul corretto uso di smartphone e tablet da 0 a 6 anni, hanno prodotto un nuovo documento per la prima volta rivolto a preadolescenti e adolescenti. Il lavoro nasce da un’analisi della letteratura internazionale e sarà dibattuto in una tavola rotonda con neuropsichiatri, del mondo della scuola e dei media.
Figli, sempre di meno, sempre più sani. Diagnosi prenatale anticipata, tecniche non invasive con migliore accuratezza predittiva, maggiore sopravvivenza dei neonati prematuri, terapie geniche che consentono di guarire bambini da malattie per i quali un tempo l’unica soluzione sembrava l’aborto selettivo, screening postanali: tutto questo ha rivoluzionato in pochi anni la salute dei neonati. Questo e tanto altro in una tavola rotonda sulla promozione della natalità e della salute in Italia. Con un focus sul calo della fecondità in Italia. Salute del cuore, non è solo un affare da adulti. Le malattie cardiovascolari, che rappresentano la più importante causa di morte e di spesa sanitaria nelle società avanzate, si manifestano da adulti ma i processi di alterazione vascolare che ne sono la premessa cominciano nei primi 10 anni di vita. Diversi fattori di rischio (obesità, ipertensione) sono già presenti e attivi in età pediatrica e non riguardano esclusivamente gli obesi ma anche i bambini di peso normale. Quali sono nemici del cuore in età pediatrica? I consigli “salvacuore” dei pediatri italiani: sarà presentato il Manuale sul rischio cardiovascolare in età pediatrica e adolescenziale, primo nel suo genere, redatto dal Gruppo di Studio Ipertensione Arteriosa e Rischio Cardiovascolare della Società Italiana di Pediatria insieme alla SIEDP (Società Italiana Endocrinologia Pediatrica).
Allattare è bello. Un corso per aiutare le mamme ad allattare al seno con docenti di eccezione: mamme pediatre che hanno allattato.

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A Bratislava si apre il meeting internazionale ECPCP sulle cure primarie pediatriche

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

Bratislava. “In Europa è necessario riorganizzare l’assistenza sanitaria primaria ai bambini e adolescenti basandola su un rapporto fiduciario con le famiglie e una presenza capillare di pediatri su tutti i vari territori. Questo per il momento avviene, pur con differenze, solo in alcuni stati virtuosi tra cui Italia, Germania, Slovacchia o Belgio”. E’ quanto afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) nella prima giornata del meeting annuale dell’European Confederation of Primary Care Paediatricians (ECPCP). L’incontro internazionale si svolge a Bratislava e riunisce specialisti provenienti da oltre 20 diverse nazioni. Per la prima volta al meeting interviene anche il rappresentante istituzionale della pediatria di famiglia italiana. “In Italia oltre il 98% dei giovani con meno di 15 anni gode di ottima salute anche grazie agli interventi che può fornire il pediatra di famiglia – aggiunge Biasci -. E’ un risultato straordinario che evidenzia l’ottimo livello di cure che finora siamo riusciti a garantire. Il nostro sistema sanitario universale dovrebbe essere preso a modello ed esteso a tutto il resto dell’Europa, soprattutto in un momento storico difficile come quello che stiamo vivendo. Tagli alla sanità e al welfare, crisi economica e sociale, presenza di migliaia di giovani migranti in fuga da guerre e miseria, sono fenomeni che interessano l’intera Europa. L’assistenza sanitaria deve quindi essere sempre più capillare e avere una specializzazione specifica su tutti quelli che sono i problemi riguardanti il benessere psico-fisico del bambino e dell’adolescente”. Con i suoi oltre 5.500 iscritti la FIMP rappresenta una delle più importanti e numerose realtà che compongo l’ECPCP. “Siamo qui in Slovacchia per presentare ai colleghi stranieri alcuni dei nostri progetti – aggiunge il presidente FIMP -. Negli ultimi mesi in particolare ci siamo soffermati su uso appropriato degli antibiotici, diagnosi precoce dei disturbi del neuro sviluppo, sostegno e promozione delle vaccinazioni, riconoscimento e contrasto agli abusi sui minori e appropriatezza diagnostico-terapeutica. Sono questi alcuni dei principali aspetti che interessano la nostra professione e in cui è indispensabile una modalità di assistenza che solo il modello della pediatria di famiglia italiana può garantire”. “Infine non va sottovalutato il ruolo che un pediatria di famiglia può avere nell’educazione alla salute – conclude Biasci -. La metà dei tabagisti europei inizia a fumare regolarmente prima dei 18 anni e un quarto degli under 19 non pratica mai sport. Un bambino su tre invece è in sovrappeso o addirittura obeso. La promozione di stili di vita sani è un nostro compito prioritario e possiamo svolgerla al meglio grazie al rapporto duraturo e continuativo che sviluppiamo con i nostri giovani pazienti e le loro famiglie”.

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In quali condizioni è richiesta l’assunzione di antibiotici nella profilassi in pediatria?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Otite Media Acuta (OMA) L’otite media acuta è dovuta ad un’infezione batterica o virale a carico dell’orecchio medio, spesso conseguente ad infezione delle vie respiratorie superiori come il raffreddore. È molto frequente nei bambini e si manifesta con dolore persistente, febbre, ma anche nausea, vomito e diarrea. In alcuni casi, se trascurata, può comportare complicanze importanti come il calo dell’udito. Nel 30% dei bambini si verificano episodi ricorrenti (almeno 3 in 6 mesi o 4 in un anno). La profilassi antibiotica, però, non è necessaria in tutti i casi ricorrenti e deve essere riservata a pazienti selezionati:
a) Dopo tentativo di riduzione/eliminazione dei fattori di rischio
b) Dopo immunoprofilassi attiva (es. vaccinazione influenzale e pneumococcica)
c) A fronte di 3 episodi di OMA in 6 mesi documentati e trattati adeguatamente
d) In bambini di età inferiore a 2 anni
e) Dopo esecuzione di un tampone nasofaringeo (es. nei casi ricorrenti Haemophilus influenzae produttore di beta-lattamasi è abitualmente il principale patogeno)
f) Per durata limitata (3 – 6 mesi)
g) L’utilizzo dei macrolidi deve essere evitato
Faringotonsillite streptococcica. La faringotonsillite è l’infezione acuta della faringe, delle tonsille palatine o di entrambe le strutture. Nel 40% dei casi è di origine virale: adenovirus, rhinovirus, influenza, coronavirus e virus respiratorio sinciziale i principali responsabili, ma occasionalmente anche virus di Epstein-Barr, virus dell’herpes simplex, cytomegalovirus o HIV possono portare a faringotonsillite. Solo nel 30% dei pazienti la causa è batterica: le faringotonsilliti causate dallo Streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEA) rappresentano solo il 15-30% dei casi nei giovani con meno di 18 anni d’età e il 5-10% negli adulti. La profilassi a lungo termine a basse dosi di penicillina è raccomandata nei bambini con tonsillite acuta ricorrente da SBEA e/o portatori persistenti esclusivamente se in famiglia vi sia un membro ha avuto febbre reumatica acuta. Non vi è indicazione alla profilassi in bambini con TAS elevato e/o aspecifici dolori articolari.
Una complicanza della faringotonsillite può essere la febbre reumatica acuta.
Febbre reumatica Le infezioni alla gola da SBEA sono frequenti tra la popolazione, ma solo una piccola percentuale di persone sviluppa la febbre reumatica, una malattia infiammatoria acuta causata da infezione da Streptococco Beta Emolitico di gruppo A. Questa patologia colpisce 1 su 100.000 persone, soprattutto bambini tra i 5 e i 15 anni. Febbre, dolore e gonfiore delle articolazioni (artrite) sono le principali manifestazioni, che in alcuni casi possono diventare severe portando a complicanze importanti come la cardite, un’infiammazione dei tessuti a carico del pericardio, del miocardio e dell’endocardio.
Profilassi:Per 5 anni nei pazienti con febbre reumatica senza cardite:
Per 10 anni nei pazienti con febbre reumatica con cardite senza ulteriori complicanze cardiache:
Fino ai 40 anni di età nei pazienti con febbre reumatica con cardite e con ulteriori complicanze cardiache
Infezioni delle vie urinarie. Le infezioni delle vie urinarie (IVU) sono frequenti in età pediatrica e spesso misconosciute a causa della scarsissima e spesso forviante sintomatologia clinica. L’IVU, soprattutto se recidivante, può essere espressione di un sottostante reflusso vescico ureterale (RVU).Il RVU di solito si risolve spontaneamente. La profilassi è da considerare necessaria solo nei seguenti casi:
• Dopo un episodio acuto di pielonefrite in attesa degli accertamenti strumentali
• In caso di RVU >3° grado
• In soggetti con RVU <3° grado ma con IVU ricorrenti (> 3 episodi 6 mesi o >4 episodi in un anno)
Meningite meningococcica. È un’infiammazione acuta o cronica delle meningi, di origine virale oppure batterica. I sintomi della meningite sono comparsa improvvisa di febbre, mal di testa e rigidità del collo, spesso accompagnata da nausea, vomito, fotofobia e stato mentale alterato. Presentazioni meno comuni di malattia meningococcica includono polmonite (dal 5% al 15% dei casi), artrite (2%), otite media (1%), e epiglottite (meno dell’1%).
Nel caso in cui una persona venga a contatto con un paziente colpito da meningite meningococcica, è opportuno considerare la modalità di contatto avvenute con il paziente così da valutare la possibilità o meno di intraprendere la profilassi antibiotica.
Quando è indicata la profilassi
• Contatti domestici
• Contatti nell’asilo nido o nella scuola materna
• Soggetti esposti direttamente alle secrezioni orali del caso indice (baci, uso dello stesso spazzolino da denti, respirazione bocca a bocca, intubazione endotracheale) nei 7 giorni precedenti lo sviluppo di malattia
• Frequentazioni prolungate (pranzi in comune, riposo nella stessa camera)
Quando non è indicata la profilassi
• Contatti casuali a scuola o sul posto di lavoro senza diretta esposizione alle secrezioni del paziente
• Contatti indiretti, ad es. con personale scolastico o sanitario non direttamente esposto alle secrezioni orali del paziente
La vaccinazione rappresenta l’unico strumento efficace per la prevenzione delle meningiti batteriche.

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È sempre necessario l’antibiotico?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Dall’otite alla faringite, dalla febbre reumatica alle infezioni urinarie fino alla meningite. È sempre necessario l’antibiotico? A fare chiarezza è il Manifesto “Profilassi antibiotica sì, profilassi antibiotica no” lanciato in occasione del Congresso della Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica (SIMEUP) Sezione Umbria, concluso recentemente a Perugia. Obiettivo dell’iniziativa è quello di combattere l’abuso di antibiotici e il conseguente fenomeno dell’antibiotico-resistenza.
Oggi in Italia gli antibiotici sono i farmaci più utilizzati in età pediatrica, soprattutto per il trattamento delle infezioni respiratorie: vengono somministrati nel 42% dei bambini di età inferiore ad 1 anno, nel 66% di quelli di 1 anno, nel 65% tra i 2 e i 5 anni, nel 41% tra i 6 e gli 11 anni e nel 33% degli adolescenti tra i 12 e i 13 anni. Numeri che fanno dell’Italia uno dei Paesi europei con maggior uso di antibiotici e, dunque, con livelli più elevati di antibiotico-resistenza. Ad alimentare tale fenomeno è proprio l’uso inappropriato di questi farmaci in ambito umano. Basti pensare che il 50% dei casi in cui sono prescritti non sono necessari, come accade in casi di influenza. “Ogni medico, nella prescrizione di un antibiotico, dovrebbe seguire un iter ben preciso – ha dichiarato la Prof.ssa Susanna Esposito, Coordinatore Congresso SIMEUP Sezione Umbria e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia -. Abbiamo voluto lanciare questo Manifesto per contrastare un problema, quello dell’abuso di antibiotici, di enorme rilevanza per la salute pubblica. Definire se si tratta di una condizione clinica di origine batterica, capirne se possibile la natura, scegliere l’antibiotico che abbia maggiore possibilità di successo sulla base della microbiologia o delle linee guida esistenti, ma anche considerarne gli effetti collaterali e indesiderati, valutare la compliance dalla parte del bambino/famiglia e scegliere la formula che più si adatta alla situazione sono tutti passi fondamentali per limitare l’utilizzo inappropriato di antibiotici e, dunque, il fenomeno dell’antibiotico-resistenza”.

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Reazioni avverse a prodotti naturali in età pediatrica segnalate in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Appena disponibile il primo studio frutto di una complessa analisi retrospettiva delle segnalazioni delle sospette reazioni avverse (RA) a prodotti della medicina complementare ed alternativa (CAM), come erbe, integratori, prodotti omeopatici, ecc., utilizzati nella popolazione pediatrica (0-18 anni) e ricevute dal Sistema Italiano di Fitovigilanza che ha sede presso l’ISS. Il lavoro è stato svolto in collaborazione tra il CERFIT di Careggi, l’Università di Firenze e lo stesso Istituto Superiore di Sanità. Ogni singola segnalazione è stata esaminata e sono stati raccolti i dati relativi alle caratteristiche demografiche dei pazienti, alla/e CAM sospetta/e, ai farmaci tradizionali e patologie concomitanti, con lo scopo di valutarne il ruolo come potenziali fattori predittivi della serietà di RA.
In totale, sono state analizzate 206 segnalazioni in pazienti pediatrici, di cui 69 gravi. I pazienti sono stati trattati prevalentemente con una sola CAM (n=193) ed il 39% delle segnalazioni è relativo a prodotti contenenti da 2 a 5 diversi componenti. La maggior parte delle RA riportate è correlata all’uso di integratori alimentari (57.18%) e le patologie principalmente coinvolte sono quelle a carico della pelle e del tessuto sottocutaneo (40.29%). L’insorgenza di RA gravi è risultata maggiore nei bambini esposti a farmaci omeopatici (ROR 3.13 [1.88-5.22]), a CAM in presenza di farmaci concomitanti (ROR 1,77 [1.01-3.10]), a CAM contenenti da 2 a 4 componenti (ROR 2.18 [1.13-4.22]), e a più di tre CAM concomitanti (ROR 7.81 [1.97-32.69]).Questo studio è la più ampia analisi di Fitovigilanza svolta in Italia negli ultimi 15 anni, e permette di fornire nuove informazioni sui fattori che potrebbero aumentare il rischio di RA gravi associate all’uso di CAM nei bambini, in particolare i prodotti contenenti più di due componenti e somministrati contemporaneamente ai farmaci convenzionali. Ovviamente, sono necessari ulteriori studi nella popolazione pediatrica per studiare l’efficacia e la sicurezza delle CAM, il loro potenziale effetto in seguito ad un uso a lungo termine e anche le possibili interazioni tra CAM e farmaci concomitanti. Comunque, il presente lavoro conferma che il Sistema Italiano di Fitovigilanza rappresenta ad oggi la migliore strategia per stimare e caratterizzare l’impatto clinico delle RA relative alle CAM in pazienti ambulatoriali, con l’obiettivo finale di migliorarne l’appropriatezza d’uso nella popolazione, specialmente nei bambini.N. Lombardi, G. Crescioli, A.Bettiol, F. Menniti-Ippolito, V.Maggini, E. Gallo, A. Mugelli, A. Vannacci, F. Firenzuoli. Safety of complementary and alternative medicine in children. A 16-years retrospective analysis of the Italian Phytovigilance system database Phytomedicine. doi.org/10.1016/j.phymed.2019.152856. by fitoterapia33. (Valentina Maggini CERFIT, AOU Careggi Università degli Studi di Firenze)

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Cardiochirurgia pediatrica

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Ci sono 5 milioni di bambini cardiopatici nel mondo. In Italia, ne nascono circa 4.500 all’anno. Alessandro Frigiola: “Le cardiopatie congenite sono la terza causa di morte in età pediatrica nel pianeta dopo infezioni e malnutrizione. Quasi 2 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa di queste malformazioni nonostante i progressi della medicina abbiano abbattuto la mortalità nei Paesi avanzati”. Al 1° posto in Italia, per numero di interventi di cardiochirurgia pediatrica, c’è il Policlinico San Donato – Gruppo San Donato di San Donato Milanese. Seguono: l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, il Policlinico Sant’Orsola – Malpighi di Bologna, l’Azienda Ospedaliera dei Colli – Monaldi di Napoli, la Fondazione Gabriele Monasterio – stabilimento ospedaliero di Massa – Osp. del Cuore G. Pasquinucci, l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, l’Ospedale di Padova, l’Istituto Gianna Gaslini di Genova, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti Ancona “G. M. Lancisi” e il Presidio Ospedaliero San Vincenzo di Taormina.“Quarant’anni fa, i bambini che nascevano con una cardiopatia complessa avevano ovunque poche speranze di sopravvivenza. In Italia, negli anni ’70, la mortalità superava il 70-80%; oggi, invece, risulta inferiore al 5%. Il quadro cambia, però, nei Paesi in via di sviluppo, dove mancano medici e strutture ospedaliere. In Africa, ad esempio, la mortalità arriva ancora al 50-60%”.
Il cuore si forma nei primi cinquantacinque giorni di vita embrio-fetale. È in questa fase che, circa otto volte su mille, si generano difetti di varia entità, da piccole anomalie a forme incompatibili con la vita. “Le cardiopatie congenite sono malformazioni che coinvolgono il cuore e i grossi vasi. Si dividono in semplici, quando si limitano a un difetto dei setti cardiaci (difetto interatriale, difetto intraventricolare, dotto di Botallo), o complesse, se i difetti sono multipli e associati tra loro. Quarant’anni fa, i bambini che nascevano con una cardiopatia complessa avevano ovunque poche speranze di sopravvivenza.

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A margine della Giornata Europea degli Antibiotici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Far fronte alla diffusione dei batteri antibiotico-resistenti è oggi una priorità assoluta che deve coinvolgere tutti: i sanitari, che gli antibiotici li prescrivono ma anche il cittadino comune, che li assume spesso come automedicazione. Ci troviamo di fronte ad una minaccia grave per la salute mondiale. L’allarme scaturisce dai numeri, che sono chiari: i batteri antibiotico-resistenti uccidono ogni anno in Europa circa 30.000 persone, delle quali un terzo Italiani, con una perdita economica, fra spese sanitarie e perdita di produttività, di circa 1,5 miliardi di euro (CE 2017/C 212/01). Nel prossimo ventennio diventeranno la prima causa di morte (OMS), superando fra le cause di morte i tumori. In Italia il consumo di antibiotici è molto elevato, siamo al quinto posto in Europa e le percentuali di antibiotico-resistenza sono fra le alte. Il problema interessa anche la sicurezza alimentare e il nostro Paese è ancora ai primi posti per la quantità di antimicrobici utilizzati negli animali per la produzione di carni per uso alimentare (Ministero Salute 2014). Considerato il trend in aumento della resistenza agli antibiotici, è probabile che tali cifre siano oggi anche maggiori. Con riferimento ad alcuni tra i batteri inclusi dall’ECDC nel report annuale di sorveglianza della resistenza anti-microbica in Europa (www.ecdc.europa-eu), dall’ultimo report relativo all’anno 2016 emerge che oltre la metà (58.6%) degli isolati di Escherichia coli, il 34.5% di quelli di Klebsiella pneumoniae, il 33.9% di quelli di Pseudomonas aeruginosa e il 13.7% di quelli di Staphylococcus aureus è resistente ad almeno una delle classi di antibiotici a cui prima era sensibile.
I neonati sono biologicamente suscettibili alle infezioni perché l’immaturità del loro sistema immunitario li rende vulnerabili all’attacco di batteri: il 40% dei tre milioni di decessi neonatali ogni anno nel mondo è dovuto a infezioni. Se poi il neonato nasce prima del termine la situazione si complica. I neonati pretermine associano alla immaturità biologica la necessità di procedure e terapie molto invasive, che favoriscono l’ingresso di germi responsabili di infezioni ospedaliere generalizzate, molto gravi. Nelle Terapie Intensive Neonatali, quindi, l’impiego di antibiotici come terapia o come prevenzione è abituale, per salvare la vita del neonato. I dati di sorveglianza sulle resistenze batteriche fra i neonati sono attualmente limitati a singoli Centri di assistenza, o a singole Regioni, ma la percezione attuale è che batteri Gram Negativi come Klebsiella e Escherichia coli stiano emergendo quali responsabili di un terzo dei casi di infezione generalizzata. Nel 18% dei casi l’infezione è provocata da batteri resistenti, e la mortalità è doppia di quella dovuta a germi non selezionati (circa 20% Vs 10%). La tendenza all’aumento dell’antibiotico-resistenza nel nostro Paese potrà essere invertita solo creando una complicità fra Strutture e Organizzazioni volte alla cura dei pazienti. Considerata la rilevanza del problema, la SIN come Società Scientifica è al fianco degli Amministratori della Sanità Pubblica nella realizzazione degli obiettivi del Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-resistenza (PNCAR) 2017-2020. Tra le priorità della Società Italiana di Neonatologia del prossimo triennio, vi sarà sicuramente quella di fornire ai Neonatologi che operano, sia in Ospedale sia sul territorio, gli strumenti per un utilizzo il più possibile corretto degli antibiotici, sulla base delle più aggiornate evidenze scientifiche fornite dalla letteratura internazionale, attraverso l’attuazione di politiche di stewardship antibiotica. Curare e guarire le malattie infettive rimane prioritario, ma lo è al tempo stesso proteggere le popolazioni più vulnerabili, come quella neonatale, dai danni derivanti dall’emergenza di ceppi batterici sempre più resistenti.

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Eventi avversi in pediatria: la frequenza resta alta

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

La frequenza degli eventi avversi (EA), prevenibili in oltre metà dei casi, resta alta in pediatria, specie tra i bambini ricoverati negli ospedali universitari e tra quelli con malattie croniche. Ecco le conclusioni di uno studio pubblicato su Pediatrics e coordinato da David Stockwell, della Divisione di Medicina d’Urgenza al Dipartimento di Pediatria della George Washington University a Washington DC. «Sebbene un numero crescente di studi abbia dimostrato sostanziali riduzioni di alcuni tipi di eventi avversi negli ospedali, sembra che siano necessari ulteriori sforzi per ottenere miglioramenti nella sicurezza delle cure prestate ai bambini ospedalizzati» scrivono i ricercatori, che hanno analizzato 3.790 cartelle cliniche di pazienti dimessi da 16 ospedali pediatrici statunitensi tra il 2007 e il 2012. «Gli eventi avversi sono stati definiti come lesioni fisiche involontarie procurate da cure mediche, che hanno richiesto terapie o ricoveri aggiuntivi oppure che hanno portato alla morte il paziente» scrivono i ricercatori, che nel complesso hanno identificato 414 eventi avversi, di cui 210 prevenibili. Le infezioni ospedaliere sono risultate la causa più comune con 77 eventi avversi, seguite da complicanze a carico dei cateteri venosi (60 eventi avversi), danni gastrointestinali (49), danni respiratori (53) e altre cause (49). Il 12% degli eventi avversi è stato di particolare gravità: nell’1,2% dei casi si sono avuti danni permanenti, nel 10,1% dei casi il paziente è stato in pericolo di vita, e nello 0,7% il bambino è deceduto. «I tassi di eventi avversi non sono cambiati in modo significativo tra il 2007 e il 2012, secondo quanto emerge dall’analisi statistica corretta per potenziali fattori confondenti inclusi il tipo di ospedale, l’età, il genere, l’assicurazione e la presenza di patologie croniche» sottolinea Stockwell. E in un editoriale di commento Ricardo Quinonez, del Texas Children’s Hospital e Baylor College of Medicine di Houston, scrive: «Questi dati fanno riflettere. Dato che anche la migliore assistenza sanitaria può causare danni, sarebbe opportuno considerare esami e cure non necessarie come potenziali eventi avversi. Solo identificando tutte le possibili fonti di danno per il paziente possiamo sperare in un futuro in cui gli ospedali siano veramente sicuri». (fonte doctor33)

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Più investimenti per la pediatria di famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

“Avviare nuovi investimenti per migliorare gli studi pediatrici attivi sul territorio in coerenza con le nuove esigenze di salute di bambini ed adolescenti. E attuare, quanto prima, il pieno coinvolgimento dei pediatri di famiglia nell’ambito del sistema vaccinale italiano”. Sono queste le due principali richieste che la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) ha avanzato al Ministro della Salute Giulia Grillo durante l’incontro che si è svolto ieri a Roma al quale ha partecipato anche il segretario nazionale della FIMMG, Silvestro Scotti. “Esprimiamo la piena soddisfazione per l’esito positivo del confronto – sottolinea il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. Abbiamo ribadito, alla titolare del Dicastero della Salute, che devono essere maggiormente valorizzate le specificità della pediatria di famiglia. Siamo oltre 7.000 specialisti che si prendono cura della salute dei giovanissimi in modo continuativo e che ogni giorno lavorano nell’ambito di un rapporto di fiducia a stretto contatto con milioni di italiani. Si tratta di una risorsa straordinaria al servizio dell’intera collettività nonché di una peculiarità fondamentale del nostro sistema sanitario nazionale. La pediatria di famiglia, che la FIMP rappresenta, va salvaguardata per la specificità professionale di cui è portatrice nell’ambito della pediatria italiana come referente per l’ambito delle cure primarie e, per tale motivo, deve diventare la destinataria di maggiori investimenti pubblici anche per quanto riguarda la formazione dei nuovi pediatri”. “Con l’Onorevole Grillo abbiamo affrontato anche la questione delle vaccinazioni pediatriche – prosegue il Presidente FIMP -. L’obiettivo di tutti è quello di aumentare le coperture vaccinali a vantaggio della salute dei singoli e della comunità. In questo senso il nostro auspicio è quello di avere un ruolo maggiore non solo nell’educazione delle famiglie e dei bambini ma anche nell’esecuzione stessa dell’atto vaccinale, venendo incontro alle aspettative delle famiglie ed eliminando le liste di attesa che oggi rappresentano un problema per l’accesso alle vaccinazioni. Questo avviene già in alcune Regioni d’Italia nelle quali si registrano coperture di immunizzazioni superiori alla media nazionale”. “Siamo lieti di aver trovato nel Ministro un’interlocutrice estremamente preparata e competente – conclude Biasci -. Dal canto suo l’Onorevole Grillo ci ha garantito che interverrà su questo come su altri temi che abbiamo affrontato nell’incontro ufficiale di ieri ed ha apprezzato le attività scientifiche che la FIMP sta portando avanti, in particolar modo nel campo della definizione e diffusione delle buone pratiche cliniche. Vogliamo quindi avviare un dialogo continuo e proficuo con il Ministero per migliorare l’assistenza medico-sanitaria ai milioni di bambini e adolescenti residenti nel nostro Paese”.

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Napule è…Pediatria Preventiva e Sociale”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Napoli convegno che la SIPPS organizza dal 28 aprile al 1 maggio presso l’Hotel Royal Continental di Napoli. Nel corso della quattro giorni, nel capoluogo campano si confronteranno Pediatri di famiglia ed esperti di Pediatria provenienti da tutta Italia, pronti a discutere su cinque macro aree: dalla Prevenzione alla Gastroenterologia, passando per l’Allergologia, la Nutrizione e la Dermatologia.
Sabato 28, alle ore 17.30, l’inaugurazione, con l’introduzione e la presentazione del Congresso a cura del Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale.“Si tratta – dichiara il Presidente della SIPPS – di un’occasione preziosa per incontrarci sulle tematiche che più ci stanno a cuore, per approfondire ed implementare gli aggiornamenti e le raccomandazioni riportati nei documenti SIPPS presentati al Congresso Nazionale SIPPS 2017 di Venezia e per introdurre i nuovi lavori di cui parleremo a giugno, durante il nostro Congresso Nazionale 2018 di Siracusa. A Napoli tutti gli argomenti saranno affrontati e discussi con i migliori esperti di ogni settore, per fornire ai colleghi, ai nostri piccoli pazienti e ai loro genitori, le migliori evidenze scientifiche e promuovere comportamenti virtuosi di cui, in ultimo, potranno beneficiare i bambini, gli adulti di domani”.
A conclusione dell’inaugurazione sono previste due importanti letture magistrali. La prima si intitola “L’età del ferro: le nuove acquisizioni”, mentre la seconda ha per titolo “Cosa ci dicono i telomeri dei bambini obesi?”.Ad aprire la giornata di lavori di domenica 29 aprile sarà la “Guida pratica sui corticosteroidi in dermatologia pediatrica”, sessione durante la quale verranno affrontati diversi argomenti: dalla corticofobia alla dermatite atopica fino alla psoriasi. Al termine si terrà la lettura “Probiotici tra disordini funzionali e patologie gastrointestinali”.
La seconda sessione della giornata è in programma nel pomeriggio ed è incentrata su “Il bambino nella sua famiglia. Guida pratica per i genitori”. “Il testo – spiega il Dottor Di Mauro – costituisce un valido supporto per risolvere i dubbi dei genitori e soddisfare la voglia di saperne di più, di approfondire, di “comprendere” e di prendersi cura dei propri figli, con la supervisione ed il supporto del pediatra di fiducia, punto di riferimento principale per la salute del bambino. Questo volume è la riedizione aggiornata della Guida “Da 0 a 6 anni”, nata 10 anni fa grazie all’impegno di un piccolo gruppo di pediatri di famiglia innamorati del proprio lavoro”. Gli esperti della SIPPS avranno circa 20 minuti per parlare di: “E’ arrivata la cicogna”, “Come educare un bambino a mangiare con gusto”, “Aspetti normativi: genitori separati, bambini migranti, bambini adottati”, “Prepararsi ad una nuova gravidanza”, “Pillole dalla Guida: il vomito, la diarrea, la tosse, i pidocchi, la febbre ed il dolore”. La lettura che farà calare il sipario su questa seconda sessione è intitolata “Si fa presto a dire…lavaggio nasale”.Domenica è previsto un corso a numero chiuso, “Dermatologia pediatrica ambulatoriale attraverso casi clinici vissuti”: i pediatri spazieranno dall’uso dei cortisonici topici in età pediatrica alla psoriasi fino alle patologie dell’area genitale e alle malattie dermatologiche che il pediatra non deve ignorare. La terza sessione di “Napule è…” inaugura la giornata di lavori di lunedì 30 aprile ed è incentrata sulla Consensus VIS: gli esperti discuteranno di Vitamine, integratori e supplementi, confrontandosi su Melatonina e Triptofano, Ferro, Calcio, Vitamina D, Vitamina B, Fluoro, Iodio e Zenzero. Al termine la lettura “Reflusso gastroesofageo e dietoterapia”.
Il ricco programma di lunedì prosegue nel pomeriggio: dopo la lettura “Novità nella Distrofia muscolare di Duchenne: dalla genetica alla terapia”, gli OL della SIPPS si confrontano nella IV sessione sulla “Guida pratica per la transizione dal pediatra al medico dell’adulto”: al centro dei lavori la transizione del bambino cardiopatico, con fibrosi cistica, obeso, diabetico e della transizione dell’adolescente sano.La SIPPS non si ferma nemmeno il primo maggio. Nel giorno dedicato alla festa dei lavoratori, si comincia la mattina con la V Sessione: “Position paper sulle diete vegetariane in gravidanza ed in età evolutiva”. I pediatri si soffermeranno su crescita e sviluppo neurocognitivo, diete vegetariane e disturbi della condotta alimentare, corretta idratazione in età pediatrica. “In alcuni casi – afferma la Dottoressa Margherita Caroli, coordinatore del Position Paper – intere famiglie, abbracciano nuovi modelli alimentari, intraprendendo un percorso che necessita peraltro di assunzioni calibrate dei diversi alimenti. I bimbi quindi, soprattutto in questi casi, potrebbero venir esposti a stili alimentari non ideali per la loro crescita”. Fondamentale, inoltre, una corretta idratazione. “Una insufficiente assunzione di acqua – informa Andrea Vania, Professore di Nutrizione Pediatrica all’Università La Sapienza di Roma – è infatti associata ad un indice di massa corporea più elevato e a un rischio maggiore di sviluppare obesità. I piccoli di età compresa tra i 7 e i 10 anni, dovrebbero bere almeno 8 bicchieri d’acqua al giorno”.La mattinata terminerà con la lettura intitolata “Formule per il trattamento dell’allergia alle proteine del latte vaccino”.
La SIPPS lascia infine spazio alle giovani generazioni. Lo conferma la VI ed ultima sessione del Congresso, intitolata “Saranno famosi”: un contenitore riservato a comunicazioni, progetti, attività e casi clinici presentati da giovani Medici e giovani Pediatri di famiglia.

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Carenza di iodio: una minaccia allo sviluppo cerebrale nei bambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Cracovia. Lo iodio è un micronutriente essenziale che ricaviamo dall’acqua e dagli alimenti che assumiamo ed è necessario per la produzione degli ormoni tiroidei, importanti regolatori del metabolismo per la crescita e lo sviluppo. Durante la gravidanza, le donne hanno un maggiore bisogno di iodio, spesso non sufficientemente assunto attraverso l’alimentazione. Persino una minima carenza di iodio può compromettere le funzioni neurocognitive e ridurre il QI dei loro bambini; nonostante ciò, molte mamme non sono consapevoli delle conseguenze che il basso livello di iodio può avere sulla salute dei loro bambini.Secondo gli esperti, in molti Paesi europei con programmi assistenziali che prevedono la fortificazione del sale da cucina con iodio, fino al 50% dei neonati sono comunque esposti ad una lieve carenza iodica e pertanto il loro potenziale cognitivo è a rischio. Mentre una moderata diminuzione del QI può colpire negativamente gli individui, che potrebbero avere problemi di apprendimento e non riuscire a sviluppare adeguatamente le loro piene potenzialità, la riduzione del QI a livello di popolazione potrebbe influenzare la performance economica di interi Paesi.Nonostante siano ormai noti gli importanti effetti negativi sulla salute causati da carenza di iodio che gravano sui sistemi sanitari, i programmi di prevenzione per queste malattie ricevono poca attenzione da parte dei decisori politici, degli opinion leader e dei cittadini Europei. È da sottolineare che la carenza di iodio può essere evitata, in modo economicamente vantaggioso, dalla fornitura di cibo fortificato. Da diversi anni, l’OMS ritiene importante un monitoraggio sistematico per eliminare la carenza di iodio in Europa, ma purtroppo soltanto otto paesi dell’UE osservano questa norma minima per affrontarla.
i ricercatori europei che si sono riuniti a Cracovia nei giorni scorsi hanno presentato i loro studi sulle malattie da carenza di iodio sotto l’organizzazione Horizon2020 research and innovation action EUthyroid (Project ID: 634453), preoccupati dello scarso impegno da parte dei decisori politici. Il consorzio ha quindi avviato un appello che coinvolga tutte le parti interessate per richiamare l’attenzione dei decisori politici, delle Istituzioni e della comunità medico-scientifica per assicurare delle strategie concrete per prevenire le malattie da carenza iodica in tutta Europa. Obiettivo della Dichiarazione di Cracovia è infatti l’eliminazione della carenza iodica, e attraverso la quale gli esperti chiedono metodi di prevenzione: le autorità e i decisori politici dovrebbero armonizzare l’obbligatorietà del sale arricchito di iodio per assicurare un libero scambio di cibi fortificati in Europa. Allo stesso modo, il cibo per animali richiede l’approvazione di normative per assicurare un libero scambio nell’UE.
Controlli di prevenzione: i governi nazionali e le autorità sanitarie dovrebbero uniformare il monitoraggio e valutare i programmi di fortificazione con iodio a intervalli prestabiliti per assicurare l’apporto ottimale di iodio.
Sostegno alla prevenzione: gli scienziati, insieme alla sanità pubblica, alle organizzazioni di pazienti, all’industria e al pubblico, dovrebbero appoggiare le misure necessarie per assicurare che i programmi di prevenzione delle malattie dovute alla carenza iodica siano sostenibili, considerando l’ambiente e una maggiore consapevolezza sociale anche su questo argomento.
I firmatari della Dichiarazione di Cracovia sullo Iodio chiedono il sostegno dell’Europa per raccogliere le risorse e le competenze per assicurare che le malattie dovute alla carenza di iodio vengano eliminate.www.iodinedeclaration.eu

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I dati relativi all’obesità e al sovrappeso infantile in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

Genova il XVII Congresso Mediterraneo di Reumatologia si terrà dal 12 al 14 aprile a Genova e vedrà la partecipazione di oltre 400 reumatologi, oltre che a pazienti, provenienti 45 diverse nazioni. E per la prima volta al mondo un evento scientifico verrà interamente dedicato al problema e alle connessioni tra dieta, clima e malattie reumatiche. “Nuove abitudini alimentari stanno prendendo il sopravvento al posto della dieta mediterranea che è universalmente considerata la più salutare – afferma il prof. Maurizio Cutolo, organizzatore del congresso internazionale e Direttore della Divisione Universitaria di Reumatologia del DiMI e del Policlinico San Martino in Genova. Seguire fin dai primi anni di vita un’alimentazione equilibrata significa fare una prevenzione primaria di molte malattie croniche. In effetti è dimostrato che alcuni costituenti nutrizionali possono svolgere una funzione protettiva contro i processi infiammatori che sono alla base di quasi tutte le patologie reumatiche. Bisogna quindi usare regolarmente verdura e frutta, possibilmente colorata, perché rappresentano un’importante fonte di fibre e vitamine antiossidanti e quindi anti-lesioni cellulari. Simili vantaggi si ottengono anche dal pesce azzurro e rosa che sono ricchi di preziosi acidi grassi omega-3. Ed infine è molto importante il consumo di derivati del latte, anche di capra, che apportano calcio e altri sali minerali. Va invece limitato il più possibile l’uso di bevande zuccherate e del sale da cucina perché il cloruro di sodio, oltre a favorire l’ipertensione, attiva alcune cellule infiammatorie come i linfociti Th-17 coinvolti nel processo infiammatorio”.
Al congresso di Genova molte sessioni saranno interamente dedicate ai pazienti e ai loro caregiver che potranno rivolgere domande direttamente a nutrizionisti, dietisti e reumatologi di fama internazionale. “La nutrizione corretta può essere considerato un vero e proprio ‘farmaco’ contro alcuni disturbi cronici dell’apparato muscolo-scheletrico – aggiunge il prof. Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) -. Nei pazienti con artrite reumatoide, per esempio, vanno raccomandati alcuni cibi che hanno dimostrato di avere effetti terapeutici non trascurabili sulla progressione del malattia. I peperoncini rossi aumentano la produzione di macrofagi anti-infiammatori che regolano la risposta immunitaria. Alcuni flavonoidi antiossidanti, contenuti nel cacao sono delle potenti sostanze anti ossidanti che limitano il processo di ‘arrugginimento’ delle cellule. Anche il consumo di ginseng rosso riduce lo stato di attività le citochine responsabili dell’infiammazioni. Infine una dieta ricca di vitamina D e acidi grassi omega-3 migliora i risultati dei trattamenti contro l’artrite reumatoide. In molti casi è quindi necessario prescrivere al paziente una supplementazione corretta alimentare”.
Le malattie reumatiche affliggono oltre 5 milioni di italiani e le forme più gravi possono compromettere seriamente la qualità di vita. “Sono circa 800mila i cittadini a rischio di invalidità – prosegue il prof. Cutolo -. E’ proprio a questa particolare categoria di pazienti che abbiamo deciso di dedicare il congresso internazionale di Genova patrocinato dalla SIR e dall’EULAR, la Società Europea di Reumatologia. Alla base dell’insorgenza di molti disturbi esiste una predisposizione genetica ma questa non è sufficiente. Esistono altri fattori, tra cui quelli nutrizionali, che partecipano allo sviluppo e alla progressione della patologia agendo sul patrimonio genetico di ognuno. La ricerca medico-scientifica si sta concentrando anche su questi aspetti ed è necessario stringere una più forte alleanza tra reumatologi, dietisti e nutrizionisti per poter così garantire una migliore assistenza ai malati cronici reumatici che rappresentato il 25% di tutti quelli colpiti da patologia cronica”. “All’alimentazione errata sono riconducibili oltre il 90% dei casi di gotta e il 60% di quelli di osteoporosi – conclude il prof. Galeazzi -. Inoltre la maggioranza delle persone afflitte da lupus e artriti registra un peggioramento dei sintomi nei mesi invernali. Questo evento è dimostrato anche dipendere dalla mancanza di vitamina D che nella stagione più fredda è causata sia dal clima meno soleggiato sia da una dieta squilibrata. Aumentare il livello di conoscenza sulle malattie reumatiche e delle cause predisponenti, sia tra la popolazione sana sia tra i pazienti, è uno degli obiettivi della SIR. Proprio in queste settimane siamo impegnati con la campagna nazionale #Reumadays. Nelle piazze di 11 città italiane abbiamo allestito degli info point, all’interno di tensostrutture, e i nostri specialisti incontrano i cittadini per speciali lezioni di salute su disturbi complessi ed in aumento nel nostro Paese”.

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Pediatria: Nuovo accordo collettivo nazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

Firmato a Roma il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale (ACN) tra la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e la Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC). Dopo mesi di trattative le parti hanno raggiunto un’intesa definitiva e il documento è stato firmato presso la sede della SISAC della Capitale. “E’ un momento atteso da anni nel percorso di rinnovo dell’ACN – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. Siamo soddisfatti di aver firmato un accordo per tutti i pediatri di famiglia italiani che permette finalmente recuperi economici per la nostra categoria fin dal 2010. Inoltre si sono fatti importanti passi avanti per l’inserimento dei giovani pediatri attraverso nuove norme che facilitano l’entrata nel mondo del lavoro. Potremo così avviare il ricambio generazionale della nostra categoria con l’auspicio che il nuovo Governo faccia la sua parte aumentando il numero delle borse di studio necessarie per la pediatria”. Nel nuovo ACN firmato dalla FIMP sono concordati gli obiettivi prioritari da sviluppare negli accordi integrativi regionali. “E’ importante senza dubbio l’attiva partecipazione del pediatra di famiglia nell’ambito del sistema vaccinale nazionale – prosegue Biasci -. Sempre maggiore deve essere poi il nostro ruolo nell’assistenza ai pazienti cronici. Su questi ultimi due aspetti la parola ora passa alle Regioni che devono cogliere i nuovi indirizzi concordati e avviare nuovi percorsi assistenziali. Come sempre siamo pronti e disponibili a collaborare anche con le Istituzioni locali per rendere effettivamente operative le importanti novità contenute nel documento firmato oggi”.

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Prevenzione dell’ipertensione arteriosa nell’infanzia

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Pressione alta, un problema già presente in età pediatrica e troppo spesso sottovalutato per la scarsa abitudine di misurare la pressione ai bambini. “L’ipertensione arteriosa vera e propria riguarda circa il 3,5% dei bambini e degli adolescenti, ma se consideriamo anche i bambini con valori pressori persistentemente alti (cosiddetta pre-ipertensione) le percentuali aumentano attestandosi tra il 5,7% e il 7%” spiega Ugo Giordano, componente del Gruppo di Studio Ipertensione Arteriosa della Società Italiana di Pediatria. “Ancora più elevata è la prevalenza nei bambini in sovrappeso o obesi tra i quali le percentuali arrivano al 24%”, aggiunge.
L’ipertensione arteriosa è uno dei principali fattori di rischio per le patologie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di mortalità dell’adulto. “Individuare un bambino con valori elevati della pressione arteriosa e modificare alcuni stili di vita può evitare che diventi un adulto iperteso. Tendenzialmente infatti valori pressori elevati nell’infanzia si mantengono tali anche in gioventù fino all’età adulta”, spiega Silvio Maringhini, Segretario nel Gruppo di Studio Ipertensione Arteriosa della Società Italiana di Pediatria. E’ importante che la prevenzione cominci nell’infanzia seguendo poche ma importanti regole.

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Immunoterapia, nuova frontiera nei tumori pediatrici

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

tumoreRoma dal 9 all’11 novembre 2017 Domus del Circo Massimo Via dei Cerchi 87/89, simposio su Immunoterapia, nuova frontiera nei tumori pediatrici promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini e che avrà come Presidenti Franco Locatelli e Lorenzo Moretta dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Andrea Pession, dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. Tra gli argomenti del simposio, da segnalare le nuove tecniche di trapianto di cellule emopoietiche da genitore. «Un genitore, per definizione, ha il 50 per cento del patrimonio genetico in comune con il figlio, che tradotto in termini immunologici significa una sorta di compatibilità dimezzata» spiega Franco Locatelli. «Un dimezzamento che è stato superato grazie alle nuove tecniche con le quali preleviamo sangue periferico del padre o della madre, eliminiamo le cellule pericolose (linfociti T alfa/beta+), responsabili dello sviluppo di complicanze legate all’aggressione da parte di cellule del donatore sui tessuti del ricevente (Graft versus host disease), lasciando però elevate quantità di cellule buone (linfociti T gamma/delta+, cellule Natural Killer), capaci di proteggere il bambino da infezioni severe e dalla ricaduta di malattia». Le muove tecniche serviranno da contrasto alle insorgenze tumorali. Basta pensare che in Italia ogni anno si ammalano di tumore circa millequattrocento bambini in età pediatrica e quasi mille adolescenti. Negli anni Settanta sopravviveva il 40% di essi, mentre oggi la percentuale è dell’80-90 per cento. Risultati ottenuti anche grazie all’immunoterapia antitumorale, un insieme di approcci terapeutici altamente innovativi e sofisticati che consentono il trattamento di neoplasie attivando e potenziando il sistema immunitario del paziente, inducendolo ad attaccare le cellule neoplastiche.

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Infezioni respiratorie infantili

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

ospedale bambin gesùCon l’arrivo del primo freddo aumenta il numero delle infezioni respiratorie infantili. Si calcola che ogni anno circa il 30% dei bambini italiani, in età pre-scolare, siano colpiti da polmoniti, bronchiti, faringiti, laringiti o tracheiti. La più grave è la bronchiolite di origine virale che attacca le piccole vie aeree fino ad ostruirle. E’ la principale causa di ricovero in ospedale per i neonati nel primo anno di vita. Le conseguenze della malattia sono diverse e si va dal semplice raffreddore fino a serie complicanze che possono portare anche al ricovero in terapia intensiva. Per questo la Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI), in occasione del suo 21° congresso nazionale che si conclude domani a Napoli, ha deciso di fornire ai genitori un decalogo della prevenzione.
Ecco le regole dei pneumologi pediatri per evitare le infezioni respiratorie autunnali-invernali:
1. Lavarsi sempre bene le mani prima di toccare un bimbo: questo vale soprattutto per i fratellini perché, nella maggioranza dei casi, sono loro a trasmettere i virus e altri agenti patogeni
2. Se il bimbo ha meno di sei mesi non lasciarlo mai nella stessa stanza con chi soffre di raffreddore o influenza
3. Evitare il più possibile che il bambino scambi con altri oggetti che possono trasferire germi (per esempio cucchiai, tazze, cuscini o coperte)
4. Utilizzare preferibilmente fazzolettini monouso: devono sempre essere buttati nella spazzatura
5. Non fumare in casa e più in generale evitare che l’esposizione dei giovanissimi al fumo passivo
6. Non portare il neonato in strade molto trafficate. Se si abita vicino a zone ad alta densità di traffico è preferibile arieggiare la casa nelle ore non di punta
7. Mantenere una buona igiene domestica senza però utilizzare eccessivamente spray o deodoranti. Aumentano il rischio di inquinamento in door
8. Vaccinare sempre il neonato: grazie all’antinfluenzale è possibile ridurre il rischio d’infezioni
9. Rivolgersi tempestivamente ad un pediatra: se i sintomi persistono è meglio non perdere tempo
10. Seguire sempre e solo i consigli del proprio medico, no ai rimedi “fai da te” “Come per le altre infezioni anche la broncolite è nell’80% dei casi di origine virale – afferma il prof. Renato Cutrera, Presidente Nazionale SIMRI e Direttore dell’Unità operativa di Broncopneumologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma -. Esistono alcuni bambini che sono particolarmente a rischio di svilupparne una forma grave. I più esposti sono i bimbi nati prematuramente, gli immunodepressi, quelli afflitti da malformazioni polmonari o da patologie neuromuscolari che necessitano di ossigenoterapia e i neonati con sindrome di down. Per questi pazienti esiste una profilassi con un anticorpo monoclonale che si è dimostrata particolarmente efficace nel prevenire la patologia. Viene somministrata per via intramuscolare una volta al mese nel periodo più freddo dell’anno, di solito tra novembre e marzo”. Recentemente l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha deliberato chi può accedere alla cura ma non ha incluso tutti i bimbi. “Per esempio sono stati momentaneamente esentati quelli afflitti da malattie polmonari – aggiunge il prof. Giorgio Piacentini Presidente Eletto SIMRI e Responsabile della Broncopneumologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona-. La SIMRI sta perciò cercando di ottenere un incontro con l’Agenzia per sollecitare le istituzioni sanitarie ad aumentare la platea dei beneficiari della terapia. La stagione fredda è ormai alle porte e quindi non c’è più tempo da perdere”.

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Malattie infettive, pubblicate linee guida Usa per ridurre la diffusione negli sport di squadra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

medico sportivoLo sport fa bene ai giovani, ma una scarsa attenzione all’igiene può farlo diventare dannoso. È questo il messaggio che l’Accademia americana di pediatria (AAP) lancia sulla rivista Pediatrics descrivendo le infezioni, i trattamenti e i fattori di rischio particolarmente diffusi negli sport di contatto come il calcio e il wrestling. «Far parte di una squadra è divertente, sano e fisicamente impegnativo per i ragazzi, che tuttavia devono capire l’importanza dell’igiene» afferma Dele Davis, coautore dell’articolo e membro del Comitato AAP sulle malattie infettive. «Oltre a fare la doccia e lavarsi le mani, i giovani atleti dovrebbero evitare di condividere bottiglie d’acqua, asciugamani, paradenti e altri oggetti personali» scrivono gli autori, sottolineando l’importanza di essere aggiornati con il calendario vaccinale e ricordando che gran parte delle infezioni correlate all’attività sportiva è diffusa dal contatto con la pelle, dall’alimentazione contaminata o dall’acqua, dalle goccioline respiratorie o da particelle aerotrasportate che trasmesse in palestre o spogliatoi. «È compito degli allenatori elaborare un piano per la corretta pulizia degli impianti sportivi e delle attrezzature» riprendono gli esperti, precisando che i microrganismi e i virus più comuni trasmessi dal contatto con la pelle sono: lo Staphyloccus aureus resistente alla meticillina (MRSA), lo Streptococco Gruppo A; l’Herpes simplex, la Tinea capitis, la Tinea pedis o piede d’atleta; la scabbia e i pidocchi. Non vanno poi dimenticate le infezioni trasmesse per via aerea, come varicella, morbillo e parotite. Per minimizzare i rischi, l’AAP raccomanda:
1) insegnare ai ragazzi a mantenere un’adeguata igiene personale e a non condividere bevande o prodotti personali come i rasoi da barba;
2) sviluppare procedure per la pulizia e l’igienizzazione degli ambienti sportivi utilizzando linee guida come quelle pubblicate dall’American College of Sports Medicine;
3) prestare particolare attenzione alla corretta gestione dei fluidi corporei o di eventuali emorragie, proprio come gli ospedali si sono concentrati sulla prevenzione delle infezioni nosocomiali;
4) eseguire regolari controlli medici degli atleti durante gli allenamenti e le competizioni. (fonte: doctor33)

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Progetto internazionale Global Research in Paediatrics (GRiP)

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

ospedale padovaPadova 6 – 7 giugno 2017 – Archivio Antico Palazzo del Bo. Coordinatore scientifico del progetto GRiP è il Prof. Carlo Giaquinto Responsabile del Centro AIDS Pediatrico dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova che aprirà i lavori alle 13.00 di martedì 6 giugno.L’evento internazionale che avrà luogo a Padova, rappresenta un’opportunità di formazione di alto livello su temi come clinical trial design, farmacologia, formulazioni, scienze regolatorie, neonatologia, ed epidemiologia. Sarà inoltre possibile conoscere l’offerta formativa in farmacologia pediatrica che GRiP ha sviluppato per pediatri, farmacologi e infermieri. I lavori del Simposio, si svolgeranno in lingua inglese e sono aperti alla Stampa. L’incontro formativo internazionale sullo sviluppo e l’uso sicuro dei farmaci pediatrici prevede nelle due giornate di lavori l’intervento di alcuni tra i maggiori esperti internazionali nel settore della ricerca farmacologica in pediatria. Gli esperti presenteranno i risultati del progetto GRiP, offrendo un’occasione di formazione sugli aspetti più significativi della materia: dagli studi clinici in ambito pediatrico alle discussioni attuali in campo epidemiologico. GRiP è un “Network of Excellence”, ovvero una rete di centri che hanno unito le proprie risorse per ottimizzare il lavoro di ricerca sui farmaci pediatrici e rendere così disponibili più efficaci opzioni terapeutiche studiate per i bambini in funzione della loro sicurezza. Il progetto GRiP, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro di ricerca e sviluppo tecnologico (FP7), dal 2011 incentiva l’uso sicuro di farmaci per la popolazione pediatrica. GRiP, che ha raccolto la partecipazione proficua e diretta di 22 Istituzioni provenienti da Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone, ha concentrato l’attività su tre macro-aree: creazione di un innovativo programma di formazione in farmacologia clinica pediatrica; risoluzione di “lacune” nella ricerca sui farmaci pediatrici, attraverso la convalida e l’armonizzazione degli strumenti di ricerca specifici; condivisione di strategie e piani.

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L’inquinamento ambientale può portare tanti problemi alla salute dei giovanissimi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

ministero-ambienteTra questi la diminuzione di numero di spermatozoi e quindi la riduzione della fertilità e alcune anomalie di sviluppo dei genitali esterni maschili. E’ questo il monito della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) che ha deciso di dare il via a nuovi corsi di formazione per migliorare la preparazione degli specialisti su questo particolare aspetto della salute dei bambini. “L’ambiente nel quale viviamo – afferma il prof. Sergio Bernasconi Ordinario di Pediatria e docente della Scuola Ambiente della FIMP – è stato progressivamente contaminato da numerose sostanze chimiche che sono responsabili di danni all’ecosistema ed alla salute della popolazione. Numerosi studi epidemiologici e su modelli biologici hanno suggerito la possibile interferenza di tali sostanze chimiche sui sistemi ormonali dell’uomo. Diverse organizzazioni internazionali hanno perciò posto l’attenzione sul problema dei cosiddetti Interferenti Endocrini (IE) definiti come “..qualsiasi sostanza o materiale esogeno che possa alterare una o più funzioni del sistema endocrino e conseguentemente causare effetti avversi sulla salute di un organismo sano e della sua progenie” ed hanno ribadito la necessità di approfondire le ricerche in questo settore e, anche in assenza di dati definitivi, di applicare il principio di precauzione, in particolare nei periodi biologicamente più critici quali la vita fetale e i primi anni di vita postnatale”. “I corsi di formazione dei Pediatri della FIMP – riferisce la dott.ssa Maria Grazia Sapia Referente Nazionale FIMP Ambiente – proseguono il loro percorso e ampliano sempre di più le conoscenze dei pediatri di famiglia sulle conseguenze drammatiche che l’inquinamento, e i cambiamenti che esso determina, portano sullo sviluppo dei nostri figli. L’interesse e l’attenzione ricade adesso sugli interferenti endocrini e sulle loro ricadute sulla crescita”. “Attualmente – prosegue il prof. Bernasconi – esistono sul mercato oltre 100.000 prodotti chimici di cui almeno 1.000 possono agire come EDC. In questa categoria sono stati principalmente identificati pesticidi, sostanze di produzione industriale (tra cui Bifenili Policlorinati o PCBs, Alchifenoli e Ftalati) e composti naturali di origine vegetale, come i fitoestrogeni. Gli effetti negativi degli Interferenti Endocrini sulla salute sono molti: dal danno prenatale nella fase critica di sviluppo del sistema nervoso centrale, con conseguenti alterazioni a livello cognitivo e/o comportamentale, all’obesità e diabete di tipo 2. Numerose poi le evidenze scientifiche che portano a considerare gli IE tra i fattori che determinano da un lato la diminuzione di numero di spermatozoi e quindi l’aumento di sterilità in varie popolazioni e dall’altro le anomalie di sviluppo dei genitali esterni maschili, sia come posizione del testicolo fuori dalla sede naturale (criptorchidismo), sia come morfologia del pene (dimensioni ridotte e sbocco uretrale anomalo (ipospadia)). Nella bambina potrebbero contribuire al più precoce sviluppo del seno (telarca) evidenziato in molti Paesi tra cui l’Italia”. “E’ perciò importante – conclude la dott.ssa Sapia – che il pediatra possa trasmettere alle famiglie dei suoi pazienti informazioni concrete in questo settore, al fine di mettere in atto quei comportamenti che possano ridurre il più possibile l’esposizione agli IE. Anche questa problematica seguirà l’iter informativo del corso, a cascata, dai referenti provinciali a tutti gli iscritti che saranno interessati all’argomento in periferia”.

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