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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Made in Italy per i prodotti tessili

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2009

Approvata i alla Camera dei Deputati la proposta di legge sul marchio “Made in Italy” per i prodotti tessili, pelletteria e abbigliamento. La solita furbata all’italiana. Il motivo e’ presto detto leggendo l’articolo 1, comma 4:  L’impiego della denominazione “Made in Italy” e’ permesso esclusivamente per prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazione… hanno avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale ed in particolare se almeno due delle fasi di lavorazione sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi e’ verificabile la tracciabilita’. Chi legge “Made in Italy” dovrebbe ritenere che il prodotto sia interamente, e non prevalentemente, fabbricato in Italia. Con questa furberia, inoltre, potremmo continuare a delocalizzare  le lavorazioni piu’ nocive, per l’uomo e l’ambiente, all’estero e riservarci quelle meno dannose nel nostro Paese, marchiando, pero’, il prodotto con il “Made in Italy”. Questa legge non serve al consumatore ma al lavoratore. Infatti, correttamente, oggi il Corriere della Sera titola l’articolo con “Made in Italy, arriva l’etichetta a difesa del lavoro”; e delle imprese -aggiungiamo noi. Ci vorra’ poco a mettere il marchio “Made in Italy” su prodotti falsificati. Nel nostro Paese il mercato del falso ha fatturato, nel 2008, 7 miliardi e 107 milioni di euro. La cifra fa riferimento esclusivamente al mercato interno senza considerare tutte quelle merci contraffatte che partono dall’interno verso l’estero. Il settore piu’ colpito, in termini di valore, e’ l’abbigliamento e gli accessori (2,6 miliardi di euro), seguito dal comparto cd, dvd e software (piu’ di 1,6 miliardi) e i prodotti alimentari (oltre 1,1 miliardi). Questo significa che se fosse possibile riportare sul mercato legale il fatturato complessivo della contraffazione, si otterrebbe un surplus di produzione, tra diretta e indotta, pari a 18 miliardi di euro. E’ di 5 miliardi e 281 milioni di euro il danno che subisce l’Erario italiano dal mercato della contraffazione. Altro che scudo fiscale!

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Ceccuzzi (Pd): “Sostegno alla pelletteria”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2009

Sostenere il manifatturiero e il made in Italy, con particolare attenzione per il settore del tessile, dell’abbigliamento, delle calzature, della pelletteria e del cuoio. E’ questo il senso dei tre emendamenti al decreto sulle misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, in discussione in Commissione Finanze e Attività produttive, presentati dai deputati senesi del Partito democratico, Franco Ceccuzzi e Susanna Cenni insieme ad altri parlamentari democratici. Franco Ceccuzzi e Susanna Cenni hanno presentato anche un emendamento per escludere dal Patto di stabilità le spese per realizzare i progetti di bonifica ambientale con risorse provenienti da soggetti privati o da fondi dell’Unione Europea e che non hanno effetti sul livello di indebitamento delle pubbliche amministrazioni. L’accoglimento di quest’ultimo emendamento sbloccherebbe subito lavori per venti milioni di euro nell’area ex mineraria di Abbadia San Salvatore, grazie all’accordo realizzato dal Comune con Agip, che ha messo a disposizione i fondi necessari.“Gli emendamenti presentati a sostegno del settore manifatturiero – spiega Franco Ceccuzzi – prevedono la sospensione degli accertamenti tramite studi di settore e l’intera deducibilità degli interessi passivi dall’imposta sul reddito delle società per le aziende contoterziste del sistema moda, tessile, abbigliamento, calzature, pelletteria e cuoio che abbiano registrato nel primo semestre dell’anno 2009 perdite di fatturato pari o superiori al 30 per cento rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno precedente. Le misure sugli studi di settore  dovrebbero avere carattere retroattivo, con la possibilità di applicare nel periodo compreso fra il 2004 e il 2010. A questo si aggiunge la richiesta di stanziare incentivi per l’acquisto di materiale tessile da parte di alberghi che vogliono investire nel rinnovamento degli arredi”. “L’esame del provvedimento – aggiunge Ceccuzzi – riprenderà lunedì prossimo in Commissione. Contiamo di sensibilizzare il governo e la maggioranza sull’esigenza di estendere il sostegno, del tutto condivisibile, oltre che al settore dell’auto e dell’arredamento, anche a tutto il made in Italy, che registra, in Italia e in Toscana, perdite di fatturato che superano anche il 50 per cento. Le proposte che abbiamo avanzato sono rivolte, per quanto riguarda il territorio senese, alle imprese della pelletteria amiatina, che hanno gravi problemi di mancanza di ordinativi e conseguenti cali di fatturato”.

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