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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘pena di morte’

La pena di morte è più piccola e più debole”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

“Anche in un tempo segnato da paure, terrorismo, e di scontro a livello internazionale, la pena di morte fa un importante passo indietro. E un segnale importante che viene dalla comunità internazionale che ha confermato con un voto chiaro all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di voler fermare tutte le esecuzioni capitali. 121 paesi hanno votato sì alla Risoluzione per una moratoria universale della pena capitale, 35 sono stati i contrari e 32 gli astenuti. Appena due anni fa, dopo il più grande progresso sulla strada di un mondo senza pena di morte, che aveva visto nel bienni già quattro paesi passare al fronte abolizionista, erano i favorevoli alla Risoluzione erano stati 117. In 24 mesi i contrari in assoluto diminuiscono da 40 a 35. Tra i nuovi voti a favore quelli di Libia e Pakistan, assieme a Niger e Suriname, incoraggiano a pensare che in situazioni dove vi sono state molte condanne a morte in passato e forte è la minaccia terroristica gli stati vogliono delegittimare la violenza e la morte, una risposta alla cultura del terrore. Ha così commentato a caldo, subito dopo il voto, Mario Marazziti, coordinatore internazionale della campagna abolizionista della Comunità di Sant’Egidio. “La pena di morte è più debole, anche se nel mondo, in maniera irresponsabile, c’è chi alza i toni, facendo finta di non sapere che la pena di capitale è inefficace, discriminante, è uno strumento terribile in mano di regimi autoritari, aumenta il livello di violenza ufficiale e diffuso nelle società che la usano, apre la porta a rappresaglie e vendette dove si lavora alla riconciliazione dopo genocidi e guerre civili e, sempre, abbassa l’intera società al livello di chi uccide”ha continuato un una breve nota. “Penso che abbia giocato un ruolo importante la sinergia tra organizzazioni non governative come Sant’Egidio, Amnesty International, Nessuno Tocchi Caino, la Coalizione mondiale contro la Pena di Morte, il governo italiano e la Farnesina, i governi europei ed extra-europei, dalla Svizzera all’Australia al Sudafrica. E che comincia ad affermarsi la coscienza espressa nel nuovo testo del Catechismo della Chiesa Cattolica, che esplicita come “alla luce del Vangelo la pena di morte è sempre inammissibile”.

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Papa Francesco modifica il Catechismo sulla pena di morte

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Il Santo Padre Francesco, nel Discorso in occasione del venticinquesimo anniversario della pubblicazione della Costituzione Apostolica Fidei depositum, con la quale Giovanni Paolo II promulgava il Catechismo della Chiesa Cattolica, ha chiesto che fosse riformulato l’insegnamento sulla pena di morte, in modo da raccogliere meglio lo sviluppo della dottrina avvenuto su questo punto negli ultimi tempi. Questo sviluppo poggia principalmente sulla coscienza sempre più chiara nella Chiesa del rispetto dovuto ad ogni vita umana. In questa linea affermava Giovanni Paolo II: «Neppure l’omicida perde la sua dignità personale e Dio stesso se ne fa garante».
In tale luce va compreso l’atteggiamento verso la pena di morte che si è affermato sempre più largamente nell’insegnamento dei pastori e nella sensibilità del popolo di Dio. Se, infatti, la situazione politica e sociale di un tempo rendeva la pena di morte uno strumento accettabile per la tutela del bene comune, oggi la sempre più viva coscienza che la dignità di una persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi, l’approfondita comprensione del senso delle sanzioni penali applicate dallo Stato, e la messa a punto di sistemi di detenzione più efficaci che assicurano la doverosa difesa dei cittadini, hanno dato luogo ad una nuova consapevolezza che ne riconosce l’inammissibilità e perciò chiede la sua abolizione.
In questo sviluppo è di grande importanza l’insegnamento della Lettera enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II. Il Santo Padre annoverava tra i segni di speranza di una nuova civiltà della vita «la sempre più diffusa avversione dell’opinione pubblica alla pena di morte anche solo come strumento di “legittima difesa” sociale, in considerazione delle possibilità di cui dispone una moderna società di reprimere efficacemente il crimine in modi che, mentre rendono inoffensivo colui che l’ha commesso, non gli tolgono definitivamente la possibilità di redimersi». L’insegnamento di Evangelium vitae è stato raccolto poi nell’editio typica del Catechismo della Chiesa Cattolica. In esso, la pena di morte non si presenta come una pena proporzionata alla gravità del delitto, ma si giustifica solo se fosse «l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani», anche se di fatto «i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura inesistenti» (n. 2267).
Giovanni Paolo II è intervenuto anche in altre occasioni contro la pena di morte, appellandosi sia al rispetto della dignità della persona sia ai mezzi che possiede la società odierna per difendersi dal criminale. Così, nel Messaggio natalizio del 1998, egli auspicava «nel mondo il consenso nei confronti di misure urgenti ed adeguate … per bandire la pena di morte». Il mese successivo, negli Stati Uniti, egli ripeteva: «Un segno di speranza è costituito dal crescente riconoscimento che la dignità della vita umana non deve mai essere negata, nemmeno a chi ha fatto del male. La società moderna possiede gli strumenti per proteggersi senza negare in modo definitivo ai criminali la possibilità di ravvedersi. Rinnovo l’appello lanciato a Natale, affinché si decida di abolire la pena di morte, che è crudele e inutile». (fonte: newsletter@news.aleteia.org)

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Due eventi a Roma per dire: PenadiMorteMai

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

Actionaid_colosseo1Roma 28 novembre 2017 ore 9,45 – 13,30 Camera dei deputati, Nuova Aula dei Gruppi parlamentari
Via di Campo di Marzio 78 30 novembre, ore 18.30 Live Concert PenadiMorteMai Colosseo – Arco di Costantino. Il 30 novembre del 1786 venne abolita, per la prima volta, la pena di morte in uno Stato, il Granducato di Toscana. Da allora molta strada è stata fatta nel cammino che porta alla liberazione dalla pena capitale nel mondo. Ma tanto si può e si deve fare ancora contro questo strumento altamente inumano oltre che inutile, dato che non funziona come deterrente e riduce gli Stati a meri esecutori di ingiustizia. La Comunità di Sant’Egidio, che negli ultimi anni ha portato avanti una campagna in tutti i continenti per giungere ad una moratoria universale, invita tutti il 30 novembre, alle 18.30, ad un Concerto al Colosseo, con la partecipazione di Max Giusti e tanti amici dello spettacolo, della musica e dello sport, come Noemi, Pier Davide Carone, Daiana Lou & Sermonti, Marco Morandi, Giulia Luzi, Vanessa Jay Mulder & Henry Padovani, Super Max Band.
Nello stesso giorno oltre 2.000 “Città per la Vita” nel mondo illumineranno i loro monumenti per dire di “no” alla pena di morte. Si tratta ormai di un movimento che coinvolge migliaia di persone in tutti i continenti e che è riuscito, attraverso un paziente impegno collettivo e rapporti con i diversi governi, a diminuire il numero dei Paesi mantenitori, a partire dall’Africa che potrà essere, in futuro, il secondo continente libero dalla pena di morte. Due giorni prima, il 28 novembre, si svolgerà, a Roma, presso la Nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, il decimo Incontro internazionale dei ministri della Giustizia per “Un mondo senza pena di morte”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione italiano e alla Confederazione svizzera.

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Turchia: “Perdita democrazia intellettuale è vero dramma”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

giornalistiturchia“Che tanti militari fossero coinvolti nel golpe in Turchia era facilmente immaginabile, ma che l’intera rete delle università, pubbliche e private, con la stragrande maggioranza dei rettori ne fosse parte attiva non era così scontato e rende la loro epurazione drammatica per il futuro delle nuove generazioni turche. Da sempre l’università è il luogo naturale in cui prende forma il pensiero critico, la libertà di contestazione argomentata nelle sue radici culturali, l’illusione di una libertà sempre più ricca sul piano della ricerca e della trasmissione del sapere: ma Erdogan ha decapitato tutto ciò. Il danno alla democrazia è enorme, ma pregiudica anche il futuro del Paese, compromettendo quelle funzioni di ricerca e sviluppo su cui si regge la sua modernizzazione”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. “Non si tratta solo di un processo che decapita la classe intellettuale impegnata nella formazione delle nuove generazioni, ma di una ferita profonda alla storia di un popolo; ad una sorta di cancellazione della memoria storica che pretende di riscrivere il senso degli eventi, la qualità delle alleanze, mettendo gravemente a rischio la costruzione della pace e spostando decisamente il proprio asse strategico dall’Europa occidentale alla Russia. Accanto al rischio del terrorismo – prosegue Binetti – si va facendo strada la presenza destabilizzante del tiranno, che inevitabilmente mette in discussione la nostra speranza di una democrazia globalizzata. In uno spazio virtuale in cui la libertà di espressione e di critica sono possibili, perché solo una sana dialettica tra maggioranza ed opposizione garantisce la libertà di tutti, senza che per questo nessuno debba finire in fondo a qualche galera, sottoposto a torture fisicamente e psicologicamente mortificanti. Un mondo senza opposizione è un mondo irreale che può piacere solo al tiranno che non tollera nessuna manifestazione di pensiero divergente. L’università è invece il luogo in cui si forma il pensiero autonomo, nel confronto tra idee e posizioni diverse, in cui lo studio garantisce forza alle argomentazioni e rispetto per chi la pensa diversamente; c’è la possibilità di dissentire senza per questo essere degli eroi o temere rappresaglie; ci si educa reciprocamente alla democrazia, imparando ad integrare senso della responsabilità e lealtà verso la verità. Senza università tutto ciò diventa molto molto difficile – conclude Binetti – e ai giovani non resta che una alternativa già sperimentata in altre epoche storiche: fuggire, andarsene, inaugurando un nuovo flusso migratorio, oppure dare vita a circoli culturali sotterranei, nascosti, a perenne rischio di nuovi arresti e, Dio non voglia, di pena di morte”.

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Pena di morte: Il discorso del Papa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

congresso stati unitiIl discorso di Francesco al congresso degli Stati Uniti ha avuto, nel passaggio sull’abolizione della pena di morte, i suoi accenti più alti. Non solo il Papa ha ricordato a tutti la crudele e inutile vendetta rappresentata da uno strumento giuridico che non rende giustizia ma provvede solo a togliere la vita: ha anche affermato che ogni “punizione” non deve mai escludere “la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione”.Con parole toccanti e ispirate dal Vangelo (“se vogliamo sicurezza, diamo sicurezza; se vogliamo vita, diamo vita; se vogliamo opportunità, provvediamo opportunità”) ha indicato a tutti gli Stati la necessità di legislazioni che siano all’altezza di società inclusive, in cui scompaiano i ghetti, i muri che dividono gli uomini. E ha lanciato un prezioso messaggio per l’umanizzazione di un mondo globalizzato, ma sempre più vittima di una violenza diffusa che colpisce sia i singoli che interi popoli.
La Comunità di Sant’Egidio, che da anni è in prima fila nella battaglia per l’abolizione della pena capitale nel mondo, ringrazia il sostegno annunciato da Papa Francesco “a tutti coloro che sono convinti” della necessità di dare speranza e offrire riabilitazione a chi ha sbagliato. Sono parole che ci incoraggiano a intensificare il nostro impegno in tutti i continenti insieme alla preziosa e vasta rete di personalità e cittadini comuni che hanno già aderito alla nostra campagna con il risultato di migliaia di “Città per la Vita”, Comuni europei, africani, asiatici e americani che hanno già scelto di schierarsi contro la pena di morte.

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No alla pena di morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

pena di morteGuardiamo un po’ meno a caldo quanto accaduto ieri nella sede del settimanale satirico francese. Esecrazione generale, ognuno in base ai propri convincimenti, con le scontate levate di scudi da parte di chi usa la propria ignoranza per cercare di erigerla a governo del civile: razzisti di varia tacca in prima fila. Fin qui, tutto normale. L’esecrazione e’ piu’ o meno la stessa che abbiamo riscontrato per le stragi che vengono ritenute del settore, cioe’ quelle con matrice politica/religiosa. E come si fa a non essere d’accordo contro chi ammazza delle persone in nome di qualcosa che l’assassino stesso ritiene degno di sacrificio al proprio dio? Il “problema” nasce quando questi ammazzamenti vengono invece fatti nel nome del dio di cui si condividono i riti sacrificali.
Certo -dicono in tanti- un dio che si presuppone chieda ai propri fedeli il sacrificio umano, che razza di dio e’? Per alcuni e’ comunque un dio perfetto, per altri e’ fanatismo o degenerazione da o per quel dio. Come si fa, quando accadono fatti come quello parigino, a non capire l’imbarazzo dei tanti musulmani nel mondo che mai farebbero male alla cosiddetta mosca? Lo sapevamo ieri e lo sappiamo anche oggi. In questi ultimi decenni, inoltre, non sono una grande novita’ gli ammazzamenti in nome di questo dio (Torri gemelle, Parigi, Londra, Madrid, per dirne solo alcune piu’ “grosse” e piu’ “vicine” a noi occidentali) o contro questo stesso dio (Norvegia). Se poi ci spostiamo dagli scranni di “casa nostra”, gli ammazzamenti del genere sono quotidiani (37 morti solo ieri a Sanaa/Yemen, quasi in contemporanea con Parigi). Se poi andiamo indietro nella storia, come possiamo dimenticare le stragi che i cristiani facevano con le Crociate per sottomettere (si’, sottomettere, proprio come dicono oggi gli assassini in nome del Corano) questo o quell’altro infedele.
Ma il dio e’ solo quello delle vergini che rimangono incinte o delle vergini che ti aspettano in paradiso? Fino ad un certo momento della storia dell’umanita’, sembra che sia stato cosi’, ma poi, con l’avvento dei secoli che stiamo vivendo ora, e’ arrivato anche il dio denaro e il dio civilta’. Per il primo (dio denaro) si commettono ammazzamenti ogni giorno ovunque e, con piu’ o meno “ragioni di Stato”, gli assassini rimangono impuniti: spesso al punitore sfugge (con consapevolezza o meno, poco importa) l’ammazzamento come conseguenza del sacrificio a questo dio. Per il secondo (dio civilta’) si commettono altrettanti ammazzamenti quotidiani perche’, per il mantenimento di questo dio si ricorre a sacrifici umani, animali e naturali per i quali ci si salva la coscienza istituendo organismi per la loro prevenzione e cura, ma che quasi sempre sono solo ordinatori e razionalizzatori del sacrificio gia’ compiuto o in atto (la strage di Ebola in Africa dell’ovest, e’ solo l’ultimo eclatante sacrificio in ordine temporale).
Qual e’ il filo conduttore tra tutti questi dii? Che ci sono sempre i cosiddetti fanatici (manifesti od occulti, poco importa) che pur di onorarli, falcidiano quelli che ritengono gli ostacoli, senza pieta’ (direbbero i cristiani).
Rimedi? Facili non ce ne sono, perche’ c’e’ da combattere contro culture e pratiche millenarie dei seguaci dei vecchi e nuovi dii.
Tendenza per la riduzione del danno? Si tratta, in ogni caso, di pene di morte. E come i Paesi cosiddetti piu’ civili combattono la pena di morte, altrettanto potrebbe essere fatto liberandosi di ogni presunta missione a cui si e’ ispirati in nome del proprio dio ritenuto piu’ buono o meno cattivo di quello dell’altro. Quando sentiamo cose tipo “supremazia dei valori occidentali”, “lotta contro la censura”, etc, riferendosi a fatti come quelli di Charlie Ebdo, restiamo perplessi. Sono frasi che forse avrebbero senso se si trattasse di imbastire una iniziativa contro un qualche presidente o re occidentale che sequestra questo o quell’altro giornale che riporta cose a lui non gradite. Ma nel nostro caso sono inutili. Ve l’immaginate, quando e se dovessero essere arrestati gli assassini di Charlie-Hebdo, si dovesse dir loro qualcosa tipo “non e’ giusto che tu lotti per la censura della nostra liberta’ di espressione”… non capirebbe di cosa stiamo parlando.
Si tratta -a nostro avviso- solo di una lotta universale contro tutti coloro che infliggono e praticano la pena di morte, partendo dal dato di fatto che quando questa pena viene comminata, lo si fa sempre in nome di un dio che viene ritenuto superiore. Se invece ci liberassimo di questi dii superiori, forse la lotta contro questa pena di morte potrebbe essere piu’ efficace e -sempre forse- essere compresa dai piu’, anche e soprattutto da quelli a noi piu’ lontani e nemici. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Moratoria della pena di morte

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

Roma 6 novembre, alle ore 11 in piazza del Campidoglio presentazione dell’iniziativa:  “Moratoria della pena di morte anche per Tareq Aziz – Nessuno Tocchi Caino o Abele” Marco PANNELLA e il sindaco di Roma Gianni ALEMANNO presentano il banner con l’immagine dell’ex ministro iracheno che sarà affiancata a quelle di Gilad Shalit e di Sakineh sulla facciata del Palazzo Senatorio. Dal 2 ottobre scorso Marco Pannella ha ripreso il suo Satyagraha, per aiutare la ricostruzione storica delle reali ragioni che portarono alla guerra in Iraq, con uno sciopero della fame che è diventato anche della sete alla notizia della condanna a morte di Tareq Aziz.
Il leader Radicale ha ricominciato a bere quando il ministro degli Esteri Franco Frattini ha dato la propria disponibilità concreta ad accompagnarlo a Bagdad, per una missione politico-umanitaria volta a salvare la vita ad Aziz e ad altri cinque condannati.

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Premio “L’abolizionista Dell’anno 2010”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 luglio 2010

Roma 31 luglio 2010 – ore 10.30 Via di Torre Argentina 76 Presentazione del rapporto 2010 di nessuno tocchi Caino “La pena di morte nel mondo” Partecipano: Jean Ping, Presidente della Commissione dell’Unione Africana, “Abolizionista dell’Anno 2010” Emma Bonino, Vice Presidente del Senato Marco Pannella, Presidente di Nessuno tocchi Caino Aldo Ajello, Presidente d’onore di Nessuno tocchi Caino Sergio D’elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino Elisabetta Zamparutti, Deputata Radicale e curatrice del Rapporto 2010 Saranno presenti anche Parlamentari italiani e Ambasciatori di vari paesi
Il Premio “L’Abolizionista dell’Anno 2010”, promosso da Nessuno tocchi Caino quale riconoscimento alla personalità che più di ogni altra si è impegnata sul fronte della moratoria delle esecuzioni capitali e dell’abolizione della pena di morte, è conferito quest’anno al Presidente della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping. Il Rapporto 2010 di Nessuno tocchi Caino, curato anche quest’anno da Elisabetta Zamparutti ed edito da Reality Book, da conto dei fatti più importanti relativi alla pratica della pena di morte nel 2009 e nei primi sei mesi del 2010. I dati confermano l’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte, mentre, sul fronte opposto, Cina, Iran e Iraq sono risultati essere nel 2009 i primi tre Paesi-boia del mondo. Durante l’evento saranno presentati anche gli obiettivi della campagna di Nessuno tocchi Caino per l’attuazione della Risoluzione ONU per la Moratoria Universale delle esecuzioni, a partire dall’Africa e in vista della presentazione in autunno al Palazzo di Vetro di una nuova Risoluzione pro-moratoria.

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