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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

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La pena come antidoto alla vendetta: riabilitare, riparare o restaurare?

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

carcereRoma Giovedì 23 Marzo 2017, ore 10:00 Dipartimento di Giurisprudenza, Sala del Consiglio, I piano Via Ostiense 161. In occasione della presentazione del libro Giustizia e carceri secondo papa Francesco (Jaca Book, 2016), curato da Patrizio Gonnella e Marco Ruotolo, si terrà un incontro di studi intitolato La pena come antidoto alla vendetta: riabilitare, riparare o restaurare? L’incontro sarà preceduto dai saluti del Rettore, Mario Panizza, e del Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Giovanni Serges. Cosimo Rega, fondatore della Compagnia di detenuti-attori del carcere di Rebibbia, leggerà alcuni brani del discorso del Papa su giustizia e carceri, oggetto di commento nel libro. L’introduzione è affidata al Prof. Marco Ruotolo, Ordinario di Diritto costituzionale e Direttore del Master in Diritto penitenziario e Costituzione. Seguirà una discussione sul tema della giustizia riparativa tra la Prof.ssa Claudia Mazzucato, Associato di Diritto penale presso l’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, e il Prof. Andrea Pugiotto, Ordinario di diritto costituzionale presso l’Università di Ferrara. Il dibattito sarà coordinato e concluso dalla Prof.ssa Marta Cartabia, Vicepresidente della Corte costituzionale.www.dirittopenitenziarioecostituzione.it

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Ddl Penale, Marotta (Ap): “Bene certezza pena e tempi certi indagini preliminari”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

corte europea giustiziaRoma. “Con il ddl sul processo penale Area popolare ha ottenuto due importanti risultati sulla certezza della pena e sui tempi e durata certa delle indagini preliminari”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Ap in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.
“Innanzitutto ci siamo battuti con forza per l’aumento delle pene per i furti in casa e per le rapine, attraverso cui non solo abbiamo previsto che coloro che si macchiano di questi reati rimangano in carcere per lungo tempo, ma abbiamo dato anche una seria risposta alla domanda di sicurezza che ci chiedono i cittadini. Inoltre – prosegue Marotta – finalmente le indagini preliminari avranno un inizio e una fine: si parte con l’iscrizione sul registro degli indagati e avranno termine tre mesi dopo il tempo concesso al pm per le indagini preliminari, che è di sei mesi con la possibilità di essere raddoppiato. Si tratta di un grande risultato ai fini della durata complessiva del processo. Ora bisognerà intervenire sul dibattimento per fare in modo che anche in questa fase i tempi siano certi, privilegiando così la oralità e l’immediatezza che sono i veri elementi portanti della riforma del processo dell’89. Area popolare continuerà a lavorare in questa direzione”.

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Strumenti di tortura: voto finale su nuove regole per vietarne l’esportazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2016

I deputati hanno approvato martedì un aggiornamento delle norme UE per impedire il commercio di beni e servizi che possono contribuire alla tortura o alla pena di morte. Durante i negoziati con gli Stati membri, il Parlamento ha inserito un divieto di commercializzazione e di transito delle attrezzature utilizzate per il trattamento crudele, inumano e degradante delle persone nei Paesi terzi.
“Vietare la pena di morte e la tortura sono obiettivi fondamentali del commercio europeo e della politica estera ed è essenziale che le imprese dell’UE non contribuiscano a queste pratiche. Abbiamo reso la nuova legislazione più forte e flessibile, in modo che l’UE possa rispondere rapidamente allo sviluppo di nuove tecnologie”, ha dichiarato la relatrice Marietje Schaake (ALDE, NL) prima della votazione.
Il testo concordato è stato approvato con 612 voti favorevoli, 11 contrari e 54 astensioni.Nel corso dei negoziati con gli Stati membri per l’aggiornamento del “regolamento anti-tortura” del 2005, il Parlamento europeo ha inserito le seguenti disposizioni:
marketing e divieto di promozione: sarà illegale vendere e comprare on-line servizi pubblicitari per le merci vietate che non abbiano altro uso pratico se non quello di esecuzione o di tortura (ad esempio sedie elettriche, sistemi di iniezione di droga automatici o viti a spillo). Il divieto si applica anche alle esposizioni e fiere all’interno dell’UE, dove alcune scappatoie legali hanno finora consentito, nonostante il divieto di esportazione, la pubblicizzazione e la visualizzazione di alcuni prodotti (ad esempio manganelli a spillo, scudi a spillo e manette dentate da applicare ai pollici);
no transito UE: il transito di merci proibite attraverso il territorio dell’UE sarà vietato. I trasportatori saranno inoltre tenuti a interrompere il transito di merci controllate – i prodotti che sono stati progettati per altri scopi, ma che potrebbero essere utilizzati per la tortura (ad esempio armi progettate per il controllo delle sommosse, o alcuni anestetici utilizzati nelle iniezioni letali) – se sono a conoscenza che la spedizione potrebbe finire nelle mani sbagliate. Inoltre, saranno vietati I servizi di intermediazione e di assistenza tecnica per le merci proibite;
un’azione rapida sui nuovi prodotti: i deputati hanno ampliato il campo di applicazione della procedura che consente alla Commissione europea di aggiungere rapidamente nuovi prodotti fra quelli vietati o sottoposti a controlli;
la clausola di revisione: la Commissione avrà l’obbligo di analizzare l’attuazione del regolamento entro l’agosto 2020 e valutare se la necessità di includere nel monitoraggio anche le attività dei cittadini UE all’estero, e
un gruppo di coordinamento contro la tortura, che include esperti del Parlamento, sarà istituito per monitorare l’applicazione delle norme.
Dopo l’approvazione da parte del Consiglio, il regolamento entrerà in vigore il terzo giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale UE. La Commissione europea riferirà al Parlamento sull’applicazione delle nuove regole entro l’agosto 2020.

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Ergastolo ostativo: il vero “fine pena mai”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

carcereSe qualcuno di voi crede che in Italia l’ergastolo non esista e che “dopo un po’ di anni escono tutti”, si sbaglia di grosso. E’ il caso dei condannati al c.d. “ergastolo ostativo”, che altro non è che la pena perpetua che viene comminata a chi si è macchiato di delitti particolarmente gravi, previsti dal famigerato art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario (da non confondersi con l’ancor più famigerato 41bis), relativi, per la gran parte, a fatti di criminalità organizzata e terrorismo. L’unico modo che questi condannati hanno per uscire dal carcere è la collaborazione con lo Stato, a meno che essa non sia impossibile od inesigibile.
L’occasione di affrontare la questione ci è data dalla recente pubblicazione del bel libro Gli ergastolani senza scampo. Fenomenologia e criticità costituzionali dell’ergastolo ostativo (prefazione di G. Silvestri, appendice di D. Galliani- Giappichelli, Torino, 2016), scritto a quattro mani da Andrea Pugiotto, docente di diritto costituzionale e Carmelo Musumeci, ergastolano, che ripropone all’attenzione di tutti il paradosso di un Stato di diritto che nega i suoi stessi fondamenti costituzionali. Ne abbiamo avuto una recente dimostrazione col trattamento riservato a Bernardo Provenzano, al quale è stato prorogato dal Ministro della Giustizia il regime del carcere duro previsto dall’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, nonostante le condizioni di palese infermità, che lo rendevano praticamente un vegetale.
Le ragioni di questo interesse ce le fornisce lo stesso autore (Come e perché eccepire l’incostituzionalità dell’ergastolo ostativo – Dalle pagine di un libro a Palazzo della Consulta di Andrea Pugiotto in http://www.penalecontemporaneo.it):
carmelo-musumeci-face2“La mia risposta affonda nei fondamentali del costituzionalismo liberale, laddove si insegna che la Costituzione ammette la forza (di cui lo Stato ha il legale monopolio) ma nega la violenza, ovunque la dignità dell’uomo subisca la mortificazione dell’assoggettamento fisico all’altrui potere. Ecco perché, quando la pena (minacciata dal legislatore, irrogata dal giudice, eseguita dalla polizia penitenziaria sotto il controllo della magistratura di sorveglianza) travalica il confine che separa la forza dalla violenza, è la legalità costituzionale ad essere violata, cioè violentata. È allora che il costituzionalista, che crede nel diritto come violenza domata, deve dire la sua. Ecco perché cerco di usare quel che so, e quel che so fare, per evitare che lo Stato potente diventi prepotente rendendo impotente la Costituzione dietro le sbarre. Il volto costituzionale della pena guarda (cioè riguarda) tutti, anche Caino, perché la persona non è mai tutta e soltanto
nel suo errore: nessun individuo «è uguale a quell’io che era venti o trent’anni fa, e perciò è ragionevole che il nostro giudizio sia diverso a seconda che si appunti su quella o su questa figura. […] Ciò che oggi sembra indegno di qualsiasi atteggiamento benevolo, può diventarne creditore dopo molto tempo e moltissimo patire». Distinguere l’errore dall’errante è sforzo cui dovremmo applicarci sempre, se non altro per una forma di altruismo interessato, perché nella vita tutti facciamo esperienza dell’errore (e molti dell’orrore). E nessuno ne uscirebbe bene se fosse ricordato esclusivamente per la cosa peggiore che ha fatto”.
Perché – come ricorda Gaetano Silvestri, nella sua eloquente prefazione al volume – “la dignità umana, come non si acquista per meriti, non si perde per demeriti”.
Nel libro, dopo una prima, drammatica, parte dedicata alla giornata tipo dell’ergastolano scritta da Carmelo Musumeci, vengono spiegate le ragioni giuridiche dell’incostituzionalità del regime del carcere perpetuo, undici capitoli, “uno per ogni criticità costituzionale”. Sino ad oggi i nostri giudici, di merito e costituzionali, hanno “salvato” questa norma – così come le altre norme, purtroppo numerose ancora oggi, che instaurano nel nostro ordinamento discipline di “doppio binario”– perché secondo loro l’ergastolo ostativo non è de jure una pena perpetua, ma soltanto de facto, essendo ciò imputabile all’ergastolano che preferisce la morte dietro le sbarre a una collaborazione esigibile. E tuttavia questa impostazione si scontra con numerosi precetti costituzionali e convenzionali (Convenzione Europea per i diritti dell’uomo in primis) perché – diversamente da quanto avviene per la pena detentiva “a termine” – finisce col rendere ammissibile nel nostro ordinamento una pena che esclude definitivamente il condannato dal circuito rieducativo e rende irrilevante ogni progressione nel c.d. “trattamento inframurario”, finendo con l’equivalere, come pena fino alla morte, alla pena di morte, in violazione dell’art. 27 comma 4 cost., essendo entrambe “privazione di vita, perché cancellazione di futuro, azzeramento di ogni speranza, amputazione dal consorzio umano”. Basteranno i titoli degli argomenti richiamati, che l’autore ha condensato in una sorta di vademecum rivolto agli operatori del diritto con lo scopo di veder finalmente rimuovere la preclusione del beneficio della liberazione condizionale all’ergastolano ostativo ed ironicamente intitolato “Come e perché eccepire l’incostituzionalità dell’ergastolo ostativo” (pubblicato in http://www.penalecontemporaneo.it), per capire le tante ragioni per il superamento dell’ergastolo ostativo:
incostituzionale perché pena perpetua (in violazione dell’art. 27 comma 3, Cost.);
incostituzionale perché pena perpetua non riducibile (in violazione dell’art. 117 comma 1, Cost. integrato dall’art. 3 CEDU);
incostituzionale perché pena fissa che rende irrilevante il percorso rieducativo del reo (in violazione dell’art. 27 comma 3, Cost.);
incostituzionale perché pena conseguente a illegittimo automatismo normativo (in violazione degli artt. 2, 3 comma 1, 19, 21 e 27 commi 1 e 3, Cost.);
incostituzionale per irragionevolezza dell’equivalenza tra collaborazione e ravvedimento (in violazione degli artt. 3 comma 1, 27 comma 1, Cost.);
incostituzionale per violazione del diritto alla difesa (art. 24 Cost.);
incostituzionale perché pena fino alla morte (in violazione dell’art. 27 comma 4, Cost.);
incostituzionale perché trattamento equivalente alla tortura (in violazione degli artt. 10 comma 1, 13 comma 4, 117 comma 1, Cost.).
Speriamo vivamente che i Tribunali di Sorveglianza facciano tesoro di queste preziosi indicazioni e che, prima o poi, nell’inerzia del legislatore, la Corte Costituzionale metta davvero la parola fine al “fine pena mai”. (Adriano Saldarelli, avvocato penalista e consulente Aduc)

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La pena dell’ergastolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

squarcio nelle tenebreAvvelena lentamente e inesorabilmente la tua esistenza, facendo attenzione però a non ucciderti. Ma se tenti di resistere è peggio per te, perché poi rischi di diventare matto. Questa terribile condanna ti porta via i sogni ma incredibilmente ti lascia la vita. Probabilmente per farti soffrire di più, perché aspettare un giorno che non arriverà mai conduce alla follia.Gli ergastolani vivono in una realtà tutta diversa dagli altri detenuti perché un uomo ombra deve scegliere tra la rassegnazione e la speranza. Io ho continuamente cercato di resistere fra l’una e l’altra, ma il mio cuore ha sempre preferito l’assurdità della speranza. Ed io in tutti questi anni gli ho sempre ricordato che gli ergastolani ostativi ai benefici hanno molte meno possibilità di finire la loro esistenza vicino ai loro cari di quante ne avevano gli internati nei campi di concentramento. Almeno loro avevano la speranza che con la sconfitta della Germania i vincitori li liberassero. Noi invece non abbiamo nessuna speranza, perché nessuno verrà mai a liberare noi. E la cosa più disumana è che non ci ammazzano, ma ci tengono in vita nonostante per un ergastolano ostativo ad ogni beneficio penitenziario non rimanga altro che prepararsi a morire in carcere. Da pochi giorni invece ho ricevuto la più bella notizia che un ergastolano ostativo possa aspettarsi. Dopo ventiquattro anni di carcere, il Tribunale di Sorveglianza mi ha concesso la cosidetta collaborazione impossibile o irrilevante, perché anche se collaborassi con la giustizia i reati sarebbero prescritti, mentre sono già tutti accertati quelli più gravi.E questo significa che mentre prima non avevo diritto a nessuno beneficio penitenziario adesso invece ne potrei avere, senza mettere nella mia cella un altro al posto mio.È un po’ la fine della guerra, ancora non c’è la pace, ma mi sento un soldato stanco di essere belligerante e con la speranza un giorno di poter morire da uomo libero.Ho passato la prima notte da ergastolano non ostativo senza chiudere occhio. E ho iniziato a ragionare con me stesso su come cercare di realizzare gli ultimi sogni che mi sono rimasti. Ho pensato che adesso mi aspetta la battaglia più difficile della mia vita, perché devo di nuovo imparare a sperare, a vivere e a sognare.Sto cercando di affrontare i primi giorni da ergastolano resuscitato non pensando più che la mia unica via di fuga e di salvezza dall’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) sia solo la morte. Dopo ventiquattro anni di carcere mi è arrivato il primo permesso premio:“(…) concede a Musumeci Carmelo, sopra generalizzato, il permesso di recarsi a Padova presso la Casa di Accoglienza “Piccoli Passi” sita in via Po n. 261, accompagnato da un operatore volontario della struttura. Il detenuto uscirà dalla Casa di Reclusione di Padova alle ore 9.00 del 14 marzo 2015 e vi farà rientro alle ore 18.00 dello stesso giorno”. Con il trascorrere degli anni la mia speranza si era assottigliata, avevo imparato a fare il morto perché non mi aspettavo proprio più nulla dagli esseri umani, ora devo anche rimparare a credere, ad avere fiducia: non sarà facile, ma non sono mai stato così felice di avere paura. (Carmelo Musumeci) (foto: squarcio nelle tenebre)

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Abele e Caino contro la “Pena di Morte Viva”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2013

I Radicali, a venticinque anni dalla morte e a trenta dall’arresto di Enzo Tortora, ci riprovano e il “Comitato Promotore dei Referendum” presieduto da Marco Pannella ha depositato presso la Corte di Cassazione una serie di quesiti referendari per una “Giustizia Giusta”, fra cui l’abolizione dell’ergastolo.Da alcuni anni è nato fra gli uomini ombra (gli ergastolani ostativi, come si chiamano fra loro) un vero e proprio movimento, spontaneo e autonomo, che lotta per l’abolizione della “Pena di Morte Viva” (come chiamiamo l’ergastolo ostativo, che ti vieta qualsiasi possibilità di liberazione se non collabori, mettendo un altro in cella al posto tuo). E in questa battaglia di civiltà e di diritto gli uomini ombra e i radicali lotteranno insieme.Ecco alcune dichiarazioni di Carmelo Musumeci, uno degli uomini ombra che da anni combatte per fare conoscere in Italia (Patria del Diritto Romano e della Cristianità) la “Pena di Morte Viva”:Imprigionare una persona per sempre è come toglierle tutto e non lasciarle niente, solo la sofferenza e la disperazione, perché con l’ergastolo la vita diventa una malattia. La “Pena di Morte Viva” supera i limiti della ragione e fa diventare gli uomini esclusivamente corpi parlanti.L’ergastolano non può guardare in faccia il futuro. Può solo guardare il tempo che va via. Per questo molti di noi se potessero scegliere preferirebbero morire subito, adesso, in questo momento, piuttosto che nel modo orribile, progressivamente e infinitamente spaventoso, di morire un po’ tutti i giorni.Gli ergastolani più fortunati riescono ancora a sognare: i nostri sogni sono le uniche certezze della nostra vita e spesso sogniamo di riuscire ad avere un fine pena.Anche gli ergastolani sono per la certezza della pena, ma non ci fermiamo solo qui, siamo anche per la certezza della fine della pena, per avere un calendario in cella per segnare con una crocetta i giorni, i mesi, gli anni che passano.Molti di noi non sanno più chi sono, dove sono, né dove stiamo andando: non abbiamo nessun domani, solo un passato che non passa e corriamo verso la morte. Aiutateci a fermarci, aboliamo l’ergastolo, fate vivere anche noi.

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L’audience andrà alle stelle

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Lettera al direttore. Qui, signori miei, bisogna alzare l’audience. Ancora politica? Ne abbiamo già parlato l’altra sera, e poi la gente si è un po’ stancata.  Stimmate, miracoli, santi? Vanno sempre bene nel nostro paese dalle radici cristiane, ma  per non sbagliare io direi di scegliere tra Avetrana e Brembate. Il ferro è sempre caldo. Le vittime sono di sesso femminile, è già questo fa aumentare gli ascolti. E poi sono piccole, e pure questo…insomma, diciamoci la verità, anche questo fa più ascolti. Fanno maggiore pena, no? E poi c’è sempre qualche anima buona che si scandalizza per le nostre minuziose e del resto utilissime analisi delle vicende, e protesta e scrive ai giornali. Persino ai parlamentari hanno scritto. Ma che cosa volete che gliene importi ai parlamentari? E poi, che fanno, mettono una legge che tuteli le ragazzine morte ammazzate? Una legge bavaglio? La sinistra gli salterebbe subito addosso. Sapete che facciamo? Parliamo di tutte e due insieme. Un confronto interessante. Molto interessante.  E se abbiamo tempo ci mettiamo anche le gemelline svanite nel nulla. L’audience andrà alle stelle. (Francesca Ribeiro)

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Convegno su pena e libero arbitrio

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

Napoli 20 gennaio 2011 alle ore 11,30 presso la Sala Arengario, Tribunale di Napoli – Nuovo Palazzo di Giustizia, Piazza E. Cenni, nell’ambito del convegno “Pena e libero arbitrio”, organizzato dalla Commissione Cultura dell’Ordine degli Avvocati di Napoli e dalla Camera Penale di Napoli, verrà proiettato : “Il loro Natale” di Gaetano Di Vaio, film documentario presentato  fuori concorso alla 67° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Al dibattito che seguirà, prenderanno parte il regista e produttore Gaetano Di Vaio, il critico cinematografico e docente universitario Valerio Caprara,  lo scrittore Peppe Lanzetta, l’operatrice interculturale Barbara Pierro . Il film è una produzione Figli del Bronx (Gaetano Di Vaio, Pietro Pizzimento), coprodotto da Minerva Pictures Group. Ingresso gratuito con documento di identità.

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Per la sospensione della pena per George Ryan

Posted by fidest press agency su domenica, 9 gennaio 2011

Former Illinois Governor George Ryan

Image via Wikipedia

“Ci appelliamo al suo senso di umanità per chiederle una moratoria della esecuzione della pena a sei anni e mezzo, per la metà già scontata, comminata all’ex Governatore dell’Illinois George Ryan, perché egli possa recarsi al capezzale della moglie Lura in fin di vita”. Con queste parole i dirigenti di Nessuno tocchi Caino Marco Pannella, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti si rivolgono al Governatore dell’Illinois Pat Quinn. Lura Lynn Ryan, moglie di George Ryan da cinquanta anni, è da giovedì scorso ricoverata nel reparto di terapia intensiva in un ospedale di Kankakee a causa delle gravi complicazioni intervenute nel ciclo di chemioterapia a cui la donna era sottoposta per un cancro ormai esteso a numerosi organi vitali. “Il Governatore Ryan – ricordano i dirigenti Radicali –, nonostante le sue iniziali convinzioni a favore della pena di morte, dieci anni fa ha avuto la onestà di riconoscere che il braccio della morte del suo Stato ospitava
condannati a morte innocenti a rischio di essere giustiziati, ragione per cui decise coraggiosamente di stabilire una moratoria delle esecuzioni”. “La imploriamo – scrivono i Radicali al Governatore Quinn – di voler concedere all’artefice della moratoria delle esecuzioni in Illinois, da Lei confermata, una seppur breve e individuale moratoria della pena inflitta a George Ryan, perché egli possa stare vicino alla moglie Lura nel momento in cui la sua vita si sta spegnendo”.
“Siamo sicuri che lei voglia condividere con noi il principio di umanità della pena che, se priva di senso di pietà, rischia di divenire crudele, tanto più se come in questo caso le conseguenze ricadono su familiari innocenti”, concludono nel loro appello i dirigenti di Nessuno tocchi
Caino. Per la decisione, nel 2000, di introdurre una moratoria delle esecuzioni e, nel 2003, di commutare tutte le 167 condanne a morte in Illinois, George Ryan ricopre la carica di Presidente onorario di Nessuno tocchiCaino.
George Ryan ha oggi 77 anni e ha avuto sei figli da Lura Lynn. Nel 2006 è stato condannato per corruzione e dal 7 novembre 2007 sta scontando in un carcere federale una condanna a sei anni e mezzo.

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Radicali: Capodanno in carcere

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 dicembre 2010

Padova. Una delegazione Radicale guidata da Marco Pannella, composta dalla deputata Rita Bernardini e dai membri del Comitato nazionale di Radicali Italiani Matteo Angioli e Maria Grazia Lucchiari, oggi sarà a Padova per visitare gli istituti di pena e trascorrere la notte di Capodanno con i detenuti. Alla delegazione si unirà anche la direttrice di Ristretti Orizzonti Ornella Favero.
Alle ore 14 i Radicali si recheranno in visita alla Casa Circondariale di Padova. Al termine la delegazione si sposterà alla Casa di Reclusione “Due Palazzi”, per cenare e attendare l’arrivo del nuovo anno insieme ai detenuti, agli agenti e alla redazione di Ristretti Orizzonti.

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Giornata contro la pena di morte

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2010

La Giornata Internazionale delle “Città per la Vita, Città contro la Pena di morte “- che si celebra ogni 30 Novembre, in ricordo dell’anniversario della prima abolizione della pena capitale ad opera di uno stato europeo, il Granducato di Toscana, avvenuta nell’anno 1786 – rappresenta una straordinaria iniziativa che nel corso degli anni ha riunito numerose amministrazioni locali e società civili, per offrire e promuovere universalmente questa battaglia tanto decisiva per l’umanità intera.  L’approvazione, in quattro anni, di tre Risoluzioni per una Moratoria Universale della pena capitale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, confermano una tendenza del mondo verso una nuova soglia, più alta, di rispetto dei diritti umani. L’ultima votazione, l’11 novembre scorso, ha visto due stati in più dichiarare formalmente la loro adesione alla battaglia contro la pena di morte, portando a 107 il numero dei paesi che hanno approvato il testo ONU, che ne auspica l’abolizione definitiva in tutto il mondo. La pena capitale è un residuo del passato, come a lungo lo sono stati la schiavitù e la tortura, poi rifiutati dalla coscienza universale. Tuttavia, la strada verso la sua eliminazione resta lunga e difficile e necessita di un’azione decisa e a lungo termine, in vista della implementazione della Risoluzione e della sua totale scomparsa quale misura punitiva.
L’edizione di quest’anno, 2010, ha avuto l’adesione di oltre 1.300 città, ( 500 in Italia) di cui 61 capitali, in 83 paesi di ogni continente. Rappresenta la più grande mobilitazione internazionale finora realizzata per fermare nel mondo tutte le esecuzioni capitali.

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Sicurezza: è legge lo “sfolla carceri”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2010

Il provvedimento contenente misure deflattive per il sovraffollamento delle carceri, terzo pilastro del piano straordinario varato dal governo alcuni mesi fa, è diventato legge. Il Parlamento, infatti, ha dato il via libero definitivo alle norme che consentono ai detenuti di scontare ai domiciliari l’ultimo anno di pena. Spetta al magistrato il controllo dei presupposti per la concessione della misura alternativa al carcere. La norma non si applica ai delinquenti socialmente pericolosi, abituali, o sottoposti a regime di sorveglianza particolare. Quando la pena detentiva da eseguire non è superiore a dodici mesi, il pubblico ministero, sospende l’esecuzione dell’ordine di carcerazione e trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza affinchè disponga che la pena venga eseguita presso il domicilio. Se il condannato è già detenuto, la pena detentiva non superiore a dodici mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena, è eseguita presso il proprio domicilio.
Ad esclusione di alcuni casi: se esiste la possibilità che il condannato possa fuggire o commettere altri reati o quando il domicilio non risulti idoneo e effettivo anche rispetto alla tutela delle persone offese dal reato. Rimangono inoltre esclusi i delinquenti socialmente pericolosi, abituali, professionali e quelli sottoposti a regime di sorveglianza particolare. Spetta al magistrato di sorveglianza il controllo dei presupposti per la concessione della misura alternativa. – Nel caso di condannato tossicodipendente o alcol dipendente sottoposto ad un programma di recupero o che ad esso intenda sottoporsi, la pena può essere eseguita presso una struttura sanitaria pubblica o una struttura privata accreditata.

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Pena di morte in Iran

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2010

La Camera dei deputati ha approvato oggi all’unanimità e con soli due astenuti una mozione presentata dalla Deputata Radicale Elisabetta Zamparutti e sottoscritta da rappresentanti di tutti i gruppi politici che impegna il Governo a “intervenire presso le autorità iraniane perché sia scongiurata l’esecuzione di Sakineh Mohammadi Ashtiani e perché siano annullate le sentenze capitali nei confronti di persone minori di 18 anni.” La mozione impegna inoltre il Governo ad “avviare, in vista del voto all’Assemblea Generale dell’ONU sulla Risoluzione pro-moratoria, un’azione volta ad aumentare il numero di cosponsor e di voti a favore e a rafforzare il nuovo testo sui seguenti punti: abolizione dei ‘segreti di Stato’ sulla pena di morte; limitazione della pena di morte ai reati più gravi; abolizione della condanna a morte obbligatoria per certi tipi di reato”. Oltre al caso di Sakineh e all’imminenza del voto al Palazzo di Vetro, l’iniziativa parlamentare è stata presa anche in vista del 10 ottobre, “Giornata Mondiale contro la pena di morte”, rispetto alla quale Nessuno tocchi Caino annuncia una serie di iniziative che verranno presentate a Roma in una conferenza il 9 ottobre prossimo.

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Svizzera: proposta pena di morte per pedofili

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2010

A proposito dell’intenzione della Svizzera di  indire un referendum per introdurre la pena di morte per reati di  pedofilia, l’on. Antonio Razzi non ha mancato di esprimere il suo  imbarazzo «vivo da tantissimo tempo in Svizzera, ormai è come la mia  seconda patria e mi dispiace che si voglia introdurre la pena di morte  anche se per reati di inaudita gravità come quelli della pedofilia – ha detto-». D’altronde, il dispiacere dell’on. Razzi è giustificato dalla  proverbiale riluttanza che il popolo italiano ha per la pena di morte  in una fase storica che peraltro vede la sua abolizione in circa trenta  paesi europei. «Non mancherò di esprimere il mio disappunto in una nota che provvederò a consegnare personalmente all’ambasciatore Svizzero in  Italia dr. Bernardino Regazzoni- ha puntualizzato Razzi- facendomi  latore anche del cospicuo numero di italiani lì residenti». Lo sdegno per la pedofilia muove sentimenti di reazione forti e ciò  non solo in Svizzera ma questo non deve, secondo Razzi, degenerare in  soluzioni capitali. «Non capisco proprio come si possa andare contro la Convenzione dei  diritti dell’uomo alla quale la Confederazione ha aderito a piene mani-  ricorda Razzi – con quella ratifica la Svizzera si è impegnata a  rinunciare alla pena di morte in tempo di pace come in tempi di guerra».

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Carceri: ruolo rieducativo della pena

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2010

“Il progetto messo in atto nel carcere di Fossombrone, volto ad aiutare i detenuti a mantenere le relazioni affettive, affonda le sue radici nei principi cardine della nostra Costituzione, relativi al ruolo rieducativo della pena”. Lo afferma il Sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Casellati  a margine della visita del carcere di Fossombrone. “E’ apprezzabile – prosegue la Senatrice – anche il progetto inerente all’attività motoria. Il carcere è di per sé il luogo dello scarso movimento. Introdurre la ginnastica è utile per ridurre le malattie e per migliorare le condizioni di vita dei detenuti. Tra l’altro, è ritenuto da alcuni studi che l’esercizio fisico riduca nei detenuti l’instabilità emotiva e lo stato di apprensione nella misura del 20 – 25 %. Nella casa circondariale di Fossombrone sono presenti attualmente 39 tossicodipendenti, costantemente supportati da medici ed esperti del SERT. La struttura presenta buone caratteristiche di vivibilità, è dotata di celle singole e si rileva un buon rapporto tra la polizia penitenziaria e i detenuti. I problemi del sistema carcerario italiano sono senz’altro ingenti – conclude il Sottosegretario – ma da Fossombrone, come da alcune strutture che ho visitato, ci giungono positive indicazioni”. (casellati)

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Il contagio dell’acqua

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2010

Roma 1 luglio 2010, alle ore 18.00, presso la libreria Odradek (Via dei Banchi vecchi, 57 – zona Corso Vittorio Emanuele) presentazione del volume Il contagio dell’acqua (Passigli editori, 2009) di Laura Canciani. Dibattito e letture di Luca Morricone, Roberto Raieli, Francesco Lioce, Marzia Spinelli e Antonietta Tiberia. Interverrà l’autrice.  Dalla prefazione di Enrico Castelli Gattinara: «La ‘coltellata di carità’ delle poesie di Laura Canciani qui raccolte non cela la violenza che ogni parlare esercita su chi ascolta, ma cerca di addolcirla in un dialogo alla pari, umile, dove l’umanità traspare con dolcezza nei versi il cui ritmo cerca di essere lieve per attenuare un po’ la pena in cui inevitabilmente siamo. ‘Voglio parlare il linguaggio degli uomini/non quello della letteratura’, ripete, perchè solo quel linguaggio può permettere di sentire piangere il vento, di avere fame di alberi, di cogliere spiragli di gioia e di avere paura di camminare sopra una stella».

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Ddl anticorruzione

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2010

“Sono favorevole solo in parte verso le decisioni adottate dal Governo per combattere la corruzione e salvaguardare la legalita nel nostro paese”. Queste le parole di Roberto Solda, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, in merito alla stipula del disegno di legge anticorruzione messo a punto dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. “Degli 11 articoli di cui è composta la bozza approvo pienamente quelli relativi agli aumenti di pena ed alle misure di trasparenza che dovranno essere adottate dalle pubbliche amministrazioni nello svolgimento delle loro funzioni. Sono certo che questi controlli, se applicati in maniera serrata – continua Solda -, motiveranno i numerosi lavoratori onesti e isoleranno, al contrario, coloro che fino ad oggi indisturbati hanno infranto la legge” “Di contro, non posso che condannare duramente il passo indietro fatto dall’esecutivo in tema di eleggibilita limitata dei candidati al Parlamento. Per questioni etiche e morali – termina l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro -, il disegno di legge chiamato anticorruzione, non pun permettere la candidatura di chi abbia avuto una condanna definitiva, in qualsiasi tipo di elezione”.

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Gli ergastolani al Papa Benedetto XVI

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2010

Santo Padre, siamo degli ergastolani, dei condannati a essere colpevoli e  prigionieri per sempre,  ergastolani con l’ergastolo ostativo ad ogni beneficio. Santo Padre, molti di noi sono in carcere da 20, 30 anni, altri di  più, senza mai essere usciti un solo giorno, senza mai un giorno di permesso con la propria famiglia.  Molti di noi sono entrati da ragazzi adolescenti e ora sono quarantenni destinati ad invecchiare in carcere, altri erano giovani padri  e ora sono nonni con i capelli bianchi. Santo Padre, noi e la Comunità Papa Giovanni XXIII, Le vogliamo dire che la pena dell’ergastolo è una pena che si sconta senza vita; che avere l’ergastolo è come essere morti, ma sentirsi vivi; che la pena dell’ergastolo è una pena del diavolo perché ti ammazza lasciandoti vivo; che la pena dell’ergastolo tradisce la vita; che subire la condanna dell’ergastolo è come perdere la vita prima ancora di morire; che la pena dell’ergastolo ti mangia l’amore, il cuore, e a volte anche l’anima; che la vita senza promessa di libertà non potrà mai essere una vita.Santo Padre a cosa serve e a chi serve il carcere a vita? Si diventa non viventi. A che serve vendicarsi in questo modo? Non vediamo giustizia nella pena dell’ergastolo, ma solo una grande ingiustizia perché si reagisce al male con altro male aumentando il male complessivo. Una società giusta non dovrebbe avere né la pena di morte, né la pena dell’ergastolo. Non è giustizia far soffrire e togliere la speranza per sempre per riparare al male che ha fatto una persona. Il male dovrebbe essere sconfitto con il bene e non con altro male. Il riscatto umano non è possibile con una pena che non potrà mai finire. La nostra vita è di una inutilità totale, è aberrazione, sofferenza infinita. L’ergastolo è una pena che rende il nostro presente uguale al passato, un passato che schiaccia il presente e toglie speranza al futuro.  Santo Padre, 310 ergastolani tempo fa si sono rivolti al Presidente della Repubblica dicendogli di preferire la morte al carcere a vita. Nell’anno 2007 un migliaio di ergastolani, sostenuti da 10.000 persone fra amici e parenti, hanno fatto lo sciopero della fame ad oltranza per l’abolizione dell’ergastolo. Nell’anno 2008 quasi ottocento ergastolani hanno inoltrato un ricorso alla Corte europea per chiedere l’abolizione dell’ergastolo perché in Europa solo in Italia esiste l’ergastolo ostativo. Sempre nell’anno 2008 un migliaio di ergastolani hanno fatto uno sciopero della fame a staffetta per l’abolizione dell’ergastolo.  Santo Padre, i mass media dicono che l’ergastolo in realtà non esiste, ma allora, se non esiste, perché non lo tolgono? Vogliamo scontare la nostra pena, ma chiediamo una speranza, una sola, chiediamo un fine pena certo. Santo Padre ci sentiamo abbandonati da tutti, dagli uomini, dalla Chiesa e a volte persino da Dio, perché non si può essere contro la guerra, contro l’eutanasia, contro l’aborto e non essere contro la pena dell’ergastolo. Santo Padre, non abbiamo voce: ci dia la Sua per fare sapere che in Italia esiste l’ergastolo ostativo, una pena disumana che non avrà mai termine.  Sicuri di sentire la sua voce, grazie! Gli ergastolani in lotta per la vita e la Comunità Papa Giovanni XXIII

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Carceri: il Lazio rappresenta un caso endemico

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2009

“Non potevamo non affiancare gli agenti della polizia penitenziaria nella protesta. La crisi del sistema penitenziario si avverte fortemente nel Lazio e questo non ci stancheremo mai di rappresentarlo, in tutte le manifestazioni, a prescindere dal colore politico di chi le promuove. – Lo afferma Vladimiro Rinaldi, Capogruppo della Lista Storace alla Pisana che quest’oggi ha inviato il proprio collaboratore dottor Daniele Belli al sit-in organizzato dalla UIL Pa Penitenziari, per testimoniare l’interesse e l’impegno della Lista Storace -. Le cifre, che danno solo l’idea delle dimensioni del problema che le fiamme azzurre si trovano ad affrontare da anni, ormai le conoscono tutti, così come il malessere degli stessi detenuti che vanifica qualunque tentativo di rendere la pena educativa. Credo ovviamente – continua Rinaldi – che la soluzione del problema vada cercata tenendo conto delle peculiarità delle diverse strutture locali e della loro gestione e, come si legge nella nota degli promotori, il Lazio rappresenta un caso endemico. Mi preme, quindi, ricordare – conclude Rinaldi – che la conoscenza da noi acquisita attraverso il monitoraggio effettuato in questi mesi sullo stato degli istituti penitenziari del Lazio è a disposizione di chi voglia affrontare concretamente il problema”.

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La riforma delle pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2009

E’ un tema che appassiona gli italiani, ma ben pochi ne intravedono una soluzione che sappia contemperare gli interessi di parte da quelli generali del Paese. E a questo punto ci chiediamo se non valga la pena pensare che una risposta è possibile solo se cerchiamo di averla non seguendo le linee convenzionali ma vi aggiungiamo un qualcosa di diverso e di più creativo. In altri termini pensiamo allo studio condotto dai centri Fidest già da qualche anno a questa parte e che a detta degli esperti del settore è da considerarsi interessante, ma poco praticabile. Chi lo dice, ovviamente, o teme il nuovo o ha solo fatto finta di aver letto il progetto. In primo luogo il discorso di fondo che si sono posti gli estensori di questo studio è che se vale ancora la pena ancorarci a dei limiti anagrafici stabilendo con la bilancia del farmacista che solo a 60 anzi a 63, meglio a 65 o a 70 anni si può andare in pensione e con la variabile delle pensioni di anzianità che in qualche modo aprono la finestra ai meno “vecchi”, sia pure con una penalizzazione delle loro rendite. E’ un meccanismo farraginoso e sempre più stonato con una realtà fatta da un continuo innalzamento della speranza di vita e di migliori condizioni fisiche generali di coloro che si avviano alla terza e alla quarta età. E se guardiamo lungo tutto il tratto della nostra esistenza dalla scuola all’età lavorativa e fino a quella conclusiva ci accorgiamo che il problema dell’occupazione ha le sue variabile anagrafiche ben precise e che sovente le alteriamo spingendo taluni giovani ad impieghi sedentari e di poco o scarso impegno intellettuale pur avendo i requisiti per fare altro, mentre sovraccarichiamo di pretese quelli che giovani non lo sono più e potrebbero continuare il loro impegno con altre attività. E si fa un esempio classico: la vita sportiva di un giocatore di calcio fin dove ci conduce? A 35 o al massimo a 40 anni e poi deve necessariamente attaccare gli scarpini al chiodo, ma nello stesso tempo nessuno lo considera un pensionato da relegare alle regolari sedute nelle panchine dei giardini pubblici delle nostre città. Possono sentirsi ancora giovani pur facendo un altro lavoro. Ecco perché si pensa che allorché si entra in una fascia d’età biologica da cinquantenni è giusto che per essi vi possano essere alternative di lavoro meno attive. Ed è questo il punto. Pensiamo al poliziotto che è assegnato alle volanti. A 40 anni gli può stare ancora bene, ma a 50 è possibile lasciarlo in servizio con un lavoro amministrativo e a 60 utilizzarlo in un altro modo ancora. A 70 può rendersi ancora utile in part-time coprendo quelle tipiche carenze negli uffici durante le vacanze dei colleghi, un’assenza per malattia e quanto altro fino al dattilografo negli uffici giudiziari. E questo è solo un piccolo accenno di un grande progetto che tutti sulla carta mostrano interesse ma che molti temono: hic sunt leones.

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