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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘penale’

“I Mercoledì del Diritto”: la crisi della legalità processuale penale

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Parma Alle ore 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma. Relatore Fabio Salvatore Cassibba si parlerà della crisi della legalità processuale penale. E’ il tema del prossimo appuntamento di “I Mercoledì del Diritto”, rassegna d’incontri su temi giuridici organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma.
Il Prof. Cassibba introduce così l’incontro: “Il rispetto della legalità processuale, imposto dall’art. 111 comma 1 della Costituzione e da numerose fonti sovranazionali vincolanti per l’Italia, implica che durante i procedimenti giudiziari sia assicurata la corretta osservanza della legge, anzitutto da parte degli organi pubblici. L’esigenza in parola costituisce, nell’ambito penale, un architrave dello Stato di diritto: proprio dove sono in gioco valori primari della società democratica e diritti fondamentali (primo fra tutti, l’inviolabilità della libertà personale), la legalità processuale evita che il cittadino, coinvolto come imputato o persona offesa in un giudizio, subisca condotte arbitrarie della pubblica autorità. Sennonché, la legalità processuale versa – non da oggi – in grave crisi a causa di vari fattori: fra questi, le insiste riforme alla legge processuale, spesso caratterizzate da un contenuto oscuro, e un ampio impiego di interpretazioni della legge apertamente creative da parte dei giudici. L’incontro intende illustrare i notevoli rischi di tale fenomeno, capace di comportare disparità di trattamento fra cittadini, in violazione del principio costituzionale di uguaglianza, e intende offrire riflessioni di metodo, volte a contrastare le implicazioni negative della crisi della legalità processuale in ambito penale”. L’iniziativa, patrocinata dall’Ordine degli Avvocati e dal Consiglio Notarile di Parma, si rivolge a docenti e studenti dell’Ateneo, a operatori del diritto ma anche a un pubblico più vasto, dai docenti e studenti delle scuole superiori a tutti gli interessati.Gli incontri di “I Mercoledì del Diritto” hanno a oggetto sia temi di attualità, come norme recentemente promulgate o casi giudiziari, sia temi prettamente culturali ma comunque attinenti al Diritto, e che presentino profili di interesse non soltanto per un uditorio di specialisti. Relatori sono docenti, ricercatori e assegnisti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e Internazionali dell’Università di Parma, ma anche giuristi e docenti italiani e stranieri.

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Ddl Penale, Marotta (Ap): “Bene certezza pena e tempi certi indagini preliminari”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

corte europea giustiziaRoma. “Con il ddl sul processo penale Area popolare ha ottenuto due importanti risultati sulla certezza della pena e sui tempi e durata certa delle indagini preliminari”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Ap in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.
“Innanzitutto ci siamo battuti con forza per l’aumento delle pene per i furti in casa e per le rapine, attraverso cui non solo abbiamo previsto che coloro che si macchiano di questi reati rimangano in carcere per lungo tempo, ma abbiamo dato anche una seria risposta alla domanda di sicurezza che ci chiedono i cittadini. Inoltre – prosegue Marotta – finalmente le indagini preliminari avranno un inizio e una fine: si parte con l’iscrizione sul registro degli indagati e avranno termine tre mesi dopo il tempo concesso al pm per le indagini preliminari, che è di sei mesi con la possibilità di essere raddoppiato. Si tratta di un grande risultato ai fini della durata complessiva del processo. Ora bisognerà intervenire sul dibattimento per fare in modo che anche in questa fase i tempi siano certi, privilegiando così la oralità e l’immediatezza che sono i veri elementi portanti della riforma del processo dell’89. Area popolare continuerà a lavorare in questa direzione”.

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Condanna penale per chi utilizza un nickname fasullo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 marzo 2014

legge-e-giustiziaPuò essere condannato penalmente ai sensi dell’articolo 494 del codice penale colui che utilizza l’utenza telefonica con uno pseudonimo collegato a un nome di fantasia per molestare un’altra persona.
Per la Cassazione penale, infatti, integra il reato di sostituzione di persona la condotta di chi utilizzando un nickname che rimanda al nominativo di una persona inesistente, occulta la sua identità per molestare, tramite messaggi in chat, alcuni destinatari inseriti nella sua “black list”.
A stabilirlo la sentenza n. 9391 pubblicata ieri 26 febbraio che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” porta all’attenzione del pubblico per invitare a fare attenzione ed evitare che un comportamento ricorrente da quando si sono diffuse chat, messaggerie istantanee e social network sia ripetuto per le conseguenze spesso sottovalutate che possono macchiare la propria fedina penale.
I giudici della quinta sezione penale della Suprema Corte, hanno infatti, rigettato il ricorso di un’imputata già condannata dalla Corte d’appello di Palermo per il reato di cui all’articolo 494 del codice penale per avere, al fine di commettere reato di molestia e disturbo alle persone, indotto in errore una persona, utilizzando un nickname di fantasia.Il giudice dell’appello aveva evidenziato come lo pseudonimo virtuale fosse intestato a una società di intrattenimento telefonico presso cui aveva lavorato l’imputata nel periodo contestato e rinviava a generalità fittizie.Era stato provato oltre ogni ragionevole dubbio, peraltro, che l’autrice dei messaggi e degli annunci molesti fosse stata la condannata, non avendo alcun rilievo l’assenza di qualsiasi motivo di risentimento nei confronti della famiglia molestata dedotta dalla difesa, come dimostrato dal memoriale in atti a firma della ricorrente «da cui si rileva come fosse legata da rapporti tutt’altro che amichevoli con la famiglia da molestare, vicini di casa destinatari e vittime della condotta criminosa, inseriti al primo posto in un elenco di nemici».I giudici di legittimità ritengono, quindi valide le conclusioni del giudice del merito. Il primo motivo è inammissibile perché deduce questioni di merito circa la valutazione del materiale probatorio operata dalla Corte di merito, «che ha valorizzato, per un verso, le risultanze che hanno condotto a identificare nella ricorrente, che era solita utilizzare le generalità fittizie e il nickname, l’autrice degli annunci molesti e, per altro verso, l’atteggiamento non amichevole nei confronti dei vicini di casa desumibile dal loro inserimento al primo posto nella “black list” nel memoriale a firma dell’imputata. La valutazione della Corte di merito è, dunque, coerente «rispetto ai dati probatori richiamati e sulla base di una linea argomentativa immune da cadute di consequenzialità logica, in quanto espressione di un apprezzamento dei vari indizi analitico e correttamente collocato nel quadro di una loro valutazione globale».

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Cassazione penale e mobbing

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2011

In attesa di una legge chiarificatrice della materia, come ha più  volte sottolineato Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” si assiste ad una serie di decisioni giurisprudenziali spesso contraddittorie fra loro e ad oggi un fenomeno che milioni di lavoratori subiscono e che quindi è presente nella realtà fenomenica provocando anche effetti giuridici, quale il mobbing, appare come un contenitore elaborato dalla giurisprudenza assai fumoso ed ancora purtroppo non compiutamente definito o definibile. La sentenza della IV sezione della Cassazione penale n. 685/11 interviene sugli aspetti penalistici delle condotte mobbizzanti ritenendole sorprendentemente quale non suscettibili di tutela penale fatti salvi i casi-limite in cui fra datore e dipendente ci sia una consuetudine tale da rendere il loro rapporto assimilabile a quello familiare e integrare dunque il delitto di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 del codice penale. Come detto, quindi, in attesa di una norma incriminatrice specifica come sollecitato già nel 2000 da una delibera del Consiglio d’Europa per i lavoratori non rimane che rivolgersi alla giustizia civile risultando possibile applicarsi la tutela prevista in particolare dall’art. 2087 del codice civile.

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Responsabilità penale delle società

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Milano 5 novembre pomeriggio corso del Learning Center di Federcongressi. Il titolo è La legge 231: regole e opportunità. Oggetto sarà il concetto di responsabilità amministrativa (cioè penale) introdotto dal Decreto legislativo 231/2001, per la prima volta nel nostro ordinamento, a carico delle società i cui dipendenti commettano reati mentre svolgono, all’interno delle società medesime, le mansioni di propria competenza. Questo incontro intende sensibilizzare alla comprensione delle logiche del decreto e all’osservanza delle varie disposizioni. Il fine ultimo è quello di rispondere a un’esigenza decisamente avvertita dalle imprese: ricevere indicazioni concrete e operative in merito agli adempimenti previsti dal Decreto legislativo 231 e capire come gestire, in un’ottica di miglioramento e di efficacia dei processi, le conseguenze e le ricadute organizzative interne, specialmente per le società di organizzazione di eventi.
Il corso si rivolge essenzialmente a dirigenti e proprietari di società di organizzazione di eventi operanti nel settore della Sanità e della Pubblica amministrazione, dirigenti e funzionari degli uffici congressi delle società farmaceutiche, biomedicali e della diagnostica, dirigenti degli uffici formazione di aziende ospedaliere, Asl ed enti pubblici, e responsabili amministrativi dei provider Ecm (educazione continua in medicina) e Fad (formazione a distanza). La docenza è affidata a due esperti di chiara fama: gli avvocati Manuel Sarno e Giorgio Calesella. L’iscrizione è gratuita per i soci Federcongressi, mentre costerà 60 euro Iva inclusa per i non soci. http://www.federcongressi.it
Federcongressi, organizzazione senza fine di lucro nata nel 2004, è l’associazione nazionale delle imprese pubbliche e private e dei professionisti che svolgono attività connesse con il settore dei congressi, convegni, seminari ed eventi aggregativi, di incentivazione e di comunicazione. A seconda dell’attività principale svolta, gli associati sono inclusi nelle seguenti categorie funzionali: Destination marketing, Meeting management, Incentive and Motivation programs management, Venues, Transport, Meeting support.

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Responsabilità civile e penale dell’atto medico

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2010

«Urge la necessità di creare un tavolo tecnico regionale che si occupi della responsabilità civile e penale dell’atto medico». Lo ha dichiarato senza mezzi termini Renata Polverini, governatrice della Regione Lazio, in un messaggio inviato ai sindacalisti del Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (Smi), in occasione del III Congresso Regionale incentrato sulle criticità medico-legali dal titolo: “Problemi pratici e orientamenti attuali in tema di responsabilità professionale per i medici del Servizio Sanitario Nazionale”, che si è svolto a Roma lo scorso 29 maggio. L’incontro, organizzato e fortemente voluto dal Sindacato stesso, ha visto la partecipazione di oltre 200 medici e 80 delegati regionali. Un incontro proficuo ed importante, durante il quale è stata evidenziata l’urgenza di iniziare una battaglia politico-sindacale per la depenalizzazione dell’atto medico. Illustri esperti e competenti relatori hanno affrontato, discusso ed approfondito le annose questioni legate alla responsabilità medica e professionale, alla malattia psichiatrica e capacità mentale. E ancora, alla prescrizione farmacologica, all’appropriatezza prescrittiva, agli aspetti assicurativi e alle risorse informatiche. Ponendo l’accento, inoltre, sulla colpa, sul consenso e la causalità. Angelo Fiori, professore di medicina legale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università Lumsa e alla Facoltà di medicina del Campus bio-medico di Roma, ha egregiamente  spiegato in che modo la categoria sta lentamente scivolando dalla cosiddetta medicina delle evidenze, a quella dell’obbedienza giurisprudenziale. «Ciò che talvolta guida l’operato del medico – ha dichiarato il Docente –  non è più il rispetto del  rigore scientifico e le valutazioni sulla base dei dati di letteratura, bensì l’osservanza dei disposti giudiziari, sul filone di perizie medico-legali che finiscono, così, per orientare e dirigere, di fatto, la condotta del professionista». Ma non solo. Gli esperti hanno anche esaminato la tematica dell’insostenibilità di norme regolatorie regionali e nazionali, che tendono a disciplinare gli atti terapeutici, con sanzioni nei confronti del medico prescrittore, nonché l’esigenza di riportare all’attenzione dei responsabili della politica sanitaria la questione della tutela della salute e della vita, quale prerogativa dell’atto medico e fine ultimo della professione medica. Di quì l’esigenza che, il “consenso informato sociale”, relativo ai limiti delle conoscenze scientifiche, alle effettive possibilità terapeutiche di molti stati morbosi, ai rischi, alle complessità dell’atto medico e all’impossibilità di sconfiggere sempre e comunque la malattia, debba diffondersi dalla categoria alle società civile, fino agli organismi giudiziari e ai media. «La medicina è un’attività ad alto rischio – ha asserito Gianfranco Iadecola, docente di medicina legale penalistica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – Ma solo la categoria medica mette a disposizione del pubblico i propri insuccessi, (oltre un milione di referenze alla voce “complicances” sui motori di ricerca specializzati), proprio per un approfondimento delle conoscenze e un miglioramento delle tecniche terapeutiche, mediante analisi e studio dei vari eventi». Infine, lo Smi-Lazio, in sinergia con altre organizzazioni sindacali e scientifiche di categoria sta valutando la possibilità di promuovere un Comitato per la depenalizzazione dell’atto medico, nell’ambito delle normative utili a ricondurre la conflittualità medico-paziente entro ritrovati binari di rispettosa convergenza.

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Tavola Rotonda sulla Giustizia Penale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2009

Roma 17 luglio 2009, dalle 10 alle 13,presso la sede di NPSG in via di Torre Argentina, 76, in occasione dell’anniversario dell’adozione dello Statuto della Corte Penale Internazionale (CPI), l’associazione radicale organizza una Tavola Rotonda sulla Giustizia Penale Internazionale  Adottato il 17 luglio 1998 ed entrato in vigore il 1 luglio 2002, lo Statuto di Roma ha istituito il primo tribunale permanente della storia incaricato di perseguire i peggiori crimini internazionali, dai crimini di guerra e contro l’umanità al genocidio. Ad oggi sono 110 i paesi che lo hanno ratificato. La Corte ha giá aperto ufficialmente quattro inchieste e avviato processi per crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda, nella Repubblica Centro Africana e in Sudan.  La tavola rotonda riunirá alcuni tra i massimi esponenti politici, giuridici ed accademici sulla giustizia penale internazionale per discutere di quanto operato dalla Corte ad oggi e delle sfide a cui è confrontata, in particolare in merito al mandato d’arresto emesso contro il presidente sudanese Omar al-Bashir per crimini contro l’umanità e crimini di guerra nel Darfur e la campagna diplomatica lanciata da Sudan e Libia contro la Corte. L’incontro sarà anche l’occasione di ribadire la singolare posizione dell’Italia che, pur essendo stato tra i primi a ratificare lo Statuto, ad oggi non è ancora riuscito ad adeguare la normativa interna agli impegni che tale ratifica comporta. Parteciperanno all’incontro Maria Elisabetta Alberti Casellati, Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Silvana Arbia, Cancelliere Capo, Corte Penale Internazionale, Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati,. Emma Bonino, Vice Presidente del Senato, Niccolò Figa-Talamanca, Segretario generale, Non c’è Pace Senza Giustizia, Flavia Lattanzi, Giudice, Tribunale Penale Internazionale per la ex Iugoslavia, Matteo Mecacci, membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, Prof. Saudamini Siegrist, Centro di Ricerca UNICEF Innocenti, Sergio Stanzani, Presidente, Non c’è Pace Senza Giustizia, Prof. Salvatore Zappalá, Rappresentante dell’Italia in seno all’ASP-CPI.

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Il conciliatore specializzato

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2009

4 luglio è una data storica  perchè comincerà a crescere  la riforma del processo civile.  Poca attenzione a questa riforma da parte di molti organi di stampa più preoccupati “al gossip parlamentare”, che  alle grandi riforme del Paese. Il consenso su questa innovazione legislativa, approvata dal parlamento  circa un mese fa, promette  grandi sviluppi, afferma  il Dott. Giovanni Pecoraro presidente della Confederazione delle Associazioni, perchè  ha come primo obiettivo quello di garantire al cittadino una giustizia più rapida ed a costo di zero euro. Uno scenario impressionante quello che si presenta ai conciliatori ai quali è affidato, attraverso l’obbligatorio tentativo di conciliazione, anche, per cause pendenti,  deflazionare il carico dei processi civili che, attualmente è di circa nove milioni suddivisi tra civile e penale e dove la media di durata dei processi è di circa sei anni.  Un atto di accusa da parte del ministro Alfano alla giustizia ordinaria che presenta, nella legge 69/09 una novità di grande rilievo: la conciliazione. O conciliazione o fallimento della giustizia è quanto viene affermato dal Presidente Pecoraro che dice anche, che la conciliazione in italia, pur essendo giovane nell’U.E è gia vecchia. Attraverso la conciliazione, tutte le controversie civili e commerciali,  si  risolvono se, le parti sono d’accordo al massimo entro quattro mesi, dalla data di richiesta, da inoltrare, ad un organismo di conciliazione. La procedura afferma  sempre Pecoraro, è molto semplice e lineare, l’organismo nomina un conciliatore  per competenza, il nominato fissa l’incontro, ascolta le parti, redige il verbale di accordo che diventa  titolo esecutivo omologabile da presidente del tribunale ove ha sede l’organismo. Oggi per alcune controversie è già così, non si ha motivo di dubitare che sarà così anche  dopo l’emanazione dei decreti attuativi. Per la  procedura conciliativa, c.d., non sono previsti costi di giustizia, si paga solo un  compenso ai conciliatori (avvocati, commercialisti o neo laureati in materie giuridiche ed economiche), formatosi conciliatori specializzati attraverso un corso di 40 ore,  con ente formativo accreditato presso il  ministero della giustizia e secondo tariffe depositate presso,  da parte di organismi sotto sorveglianza del medesimo. Questa è stata l’urgenza della riforma, che, ora, punta ad accelerare i tempi dei processi civili ed allinearsi così alla direttiva Europea, che ha reso  obbligatorio l’istituto della conciliazione transfrontaliera, per le controversie civili e commerciali  intercorrente fra soggetti residenti in Stati diversi dell’U.E. L’istituto della conciliazione, infatti,  fa sì che, nei tribunali arrivino meno cause e per le parti che vi arrivano corrono seri rischi pecuniari, perchè sono previste sanzioni per chi allunga i processi con tecniche dilatorie o fa fallire il  tentativo di conciliazione senza ragioni.  Sarà, inoltre, penalizzato chi rifiuta senza motivo un tentativo di conciliazione e chi avvia una lite temeraria.  Il legislatore, entro 24 mesi dovrà adottare decreti legislativi per ridurre i processi civili “che entrano nella giurisdizione ordinaria, regolati dalla legislazione speciale”.  Entro 6 mesi, invece, dovrà legiferare su mediazione e conciliazione in ambito sia civile che commerciale. E Questo è anche il tempo, per chi non lo è già di specializzarsi per poter esercitare questa nuova e affascinante professione  che è: il conciliatore specializzato

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