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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘penitenziario’

Nascerà a Parma il “Polo Universitario Penitenziario (PUP)”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

E’ l’oggetto dell’accordo tra Università e Istituti Penitenziari di Parma. Il PUP è un contesto di studio istituito al fine di agevolare l’accesso dei detenuti ai corsi universitari e rimuovere gli ostacoli che ne possono rallentare il percorso di studi. Quello di Parma sarà il primo Polo Universitario Penitenziario ad accogliere detenuti in regime di alta sicurezza (1 e 3): sarà organizzata una vera e propria “Sezione Universitaria”, che ospiterà detenuti iscritti all’Università di Parma con spazi detentivi idonei allo studio.Sono intervenuti alla presentazione dell’accordo il Rettore Paolo Andrei, il Vice Capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Cons. Riccardo Turrini Vita, il Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria per Emilia Romagna e Marche Gloria Manzelli, il Direttore degli Istituti Penitenziari di Parma Carlo Berdini, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna Antonietta Fiorillo, la Delegata del Rettore per i rapporti tra Università e carcere Vincenza Pellegrino, la docente di Diritto Costituzionale dell’Ateneo Veronica Valenti e Annalisa Andreetti, Responsabile amministrativa dell’Ateneo per le attività negli Istituti Penitenziari.
Il PUP di Parma si inserisce all’interno della rete dei 27 Poli già esistenti in altri atenei italiani che, seguendo l’esempio dell’Università di Torino, negli anni hanno avviato progetti analoghi per garantire il diritto allo studio universitario a studenti detenuti e oggi sono riuniti in una Conferenza nazionale (la Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari – CNUPP), istituita presso la CRUI. La specificità del Polo Universitario di Parma è quella di accogliere studenti detenuti in regime di alta sicurezza, presentandosi quindi come una sfida particolare nel panorama nazionale.Oltre agli esami, alle sedute di laurea e agli incontri con i docenti, all’interno dell’Istituto Penitenziario si terranno incontri di orientamento e brevi cicli di lezioni in presenza di studenti detenuti e non, sempre nel pieno rispetto delle condizioni che permettano la sorveglianza. Per accompagnare gli studenti-detenuti nel percorso di studio e assisterli nell’espletamento di tutte le attività connesse alla carriera universitaria, è infine prevista la presenza di tutor, studenti iscritti all’Università alle lauree magistrali o a Corsi di Dottorato.L’Università di Parma ha individuato quale referente docente del polo universitario la prof.ssa Vincenza Pellegrino e quale referente amministrativo del progetto la dott.ssa Annalisa Andreetti.

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Il carcere che non c’è

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2011

Italiano: Il Carcere Mamertino (antico carcere...

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Se qualcuno volesse soppesare il mal di pancia di un paese, il malessere-disagio sociale che recide il valore delle relazioni, è sufficiente smanettare nella rete, saltellando da un blog all’altro. C’è un po’ di tutto, il furore e la rabbia di un popolo di delusi, e c’è pure poca conoscenza, un metodo artigianale dell’imparare, poco propenso a educarci a conoscere quanto ci circonda.Di fronte a questo pasticcio delle intenzioni, che affondano le radici nelle nostre emozioni, c’è forte la richiesta di abbandonare i parolai interessati e intenzionali, di mettere in campo una giustizia equa, una solidarietà costruttiva, che non dimentica le priorità di tutela a garanzia delle vittime di soprusi e omertà, ma che da questo punto di partenza rilancia nuove opportunità di conciliazione da parte del detenuto.La società non è qualcosa di astratto, che si riduce al parlato, al raccontato, è piuttosto una comunità fatta di persone, di istituzioni, di regole autorevoli da rispettare.E il carcere è società, non certamente una manciata di feudi out rispetto alle normative statuali, ma soggetti fondanti lo stato di diritto, eppure il carcere è diventato quotidianamente un caso che desta interrogativi, inquietudini, sordamente rispedite al mittente.Dentro le celle ci sono persone che scontano la propria pena, persone che lavorano, altre che svolgono il proprio servizio volontaristico, si tratta in ogni caso di cittadini, siano essi detenuti, o che prestano la loro professionalità, che consegnano il loro tempo alla speranza di tirare fuori insieme il meglio da ogni uomo privato della libertà. Ma ciò può essere raggiunto unicamente operando con lo strumento dell’educare, non con la solita reiterata tergiversazione per impedire la comprensione, la possibilità di una parete di vetro, dove osservare quel che accade, o purtroppo non accade per niente, perché il diritto è sottomesso e violentato dal sovraffollamento, dagli eventi critici, dai problemi endemici all’Amministrazione.Il rispetto per il valore di ogni persona ha urgenza di essere inteso non come qualcosa di imposto, ma come una condizione esistenziale da raggiungere attraverso l’esempio di persone autorevoli, anche là, dove lo spazio ristretto di un cubicolo blindato, non dovrebbe mai annientare la dignità del recluso.Se è vero che le vittime sono quelle che soffrono dimenticate nella propria solitudine, se i parenti delle vittime se la passano peggio dei colpevoli, occorre davvero fermarci a riflettere, pensare quale società desideriamo, di conseguenza quale carcere condividere, e non rimanere indifferenti a un penitenziario ridotto all’ ingiustizia di una afflizione fine a se stessa.

Italiano: carcere di Prato English: Prato prison

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In questa sopravvivenza carceraria, c’è una incultura che alla pena di morte vorrebbe consegnare la patente salvavita, basti pensare ai quaranta suicidi in questa metà di nuovo anno.Forse come nel Fidelio di Beethoven, non è sufficiente “cacciare via velocemente il cattivo suddito“, alle teorie assolute che pretendono di punire perché è stato commesso un reato, e le altre, che puniscono per impedire che nel futuro se ne commettano altri, c’è urgenza di chiederci quale persona entra in un carcere, e quale “cosa” ne esce, quale trattamento ha ricevuto quella persona, se oltre alla doppia punizione impartita, ha avuto possibilità di imparare qualcosa di positivo, o se invece di rieducazione, si tratta di una definitiva devastazione. (Vincenzo Andraous)

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Protesta agenti polizia penitenziaria

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Torino. Il PD è solidale con gli agenti della polizia penitenziaria che quest’oggi hanno manifestato davanti alla casa circondariale di Torino e sostiene le proposte avanzate dall’Osapp per il miglioramento delle loro condizioni di lavoro.  Il Partito Democratico è attento alle problematiche del sistema penitenziaro, a cominciare da quella del sovraffollamento che ha raggiunto limiti intollerabili, e nei mesi scorsi i nostri parlamentari e dirigenti hanno visitato le più importanti carceri del Piemonte incontrando i rappresentanti di tutti coloro che vi operano, dagli agenti al personale amministrativo ai volontari. Abbiamo riscontrato una situazione disastrosa che regge solo grazie alla loro professionalità e al loro impegno. Finora il Governo di destra ha fatto annunci e promesse, ma mancano i fatti. Mancano, soprattutto, le risorse indispensabili per consentire agli agenti di fare il loro mestiere, ai detenuti di vivere in condizioni accettabili, ai cittadini tutti di sentirsi più sicuri. L’emergenza del sistema carcerario dimostra quanto la sicurezza sia per la destra solo una bandiera da far sventolare in campagna elettorale.

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Sistema penitenziario nazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2010

“Il Parlamento e il Governo stanno operando per il superamento delle molteplici criticità penitenziarie e forte è l’auspicio che il loro impegno conduca presto a risultati tali da rendere meno oneroso il quotidiano svolgimento dei compiti istituzionali della Polizia Penitenziaria.” E’ quanto scrive in una nota diretta al Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, al quale il Segretario Generale del SAPPE Donato CAPECE si era rivolto per rappresentare la grave situazione penitenziaria. “Il Presidente Napolitano” prosegue la nota del Quirinale “segue con grande e continuativa attenzione le questioni carcerarie, attualmente rese ancora più complesse dal fenomeno del sovraffollamento. Anche nel messaggio inviato in occasione della Festa del Corpo, ha espresso gratitudine e apprezzamento per gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, che – con dedizione e competenza – fronteggiano le situazioni di disagio, sofferenza e grave rischio che la realtà della detenzione comporta”. “Esprimiamo vivo apprezzamento per i contenuti della nota del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che conferma la sua autorevole attenzione e sensibilità verso i gravi problemi penitenziari del Paese”, ha commentato il segretario generale del SAPPE Donato CAPECE. “Auspichiamo ora che si prenda finalmente atto del momento di estrema gravità del sistema carcerario, che i nostri 37mila colleghi e le loro famiglie sono costretti a vivere, sopportare, subire, anche per le indifferenze mostrate fino ad oggi da tutto l’arco parlamentare. Governo e Parlamento raccolgano l’invito del Capo dello Stato, al quale rinnoviamo i nostri sentimenti di gratitudine, ed individuino con urgenza soluzioni politiche e amministrative concrete per evitare il tracollo del sistema penitenziario italiano.”

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Sulmona: ancora un detenuto suicida

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2010

“Quello del detenuto R.I. 54 anni, di Roma nel carcere di Sulmona è, a quanto ci risulta, il sedicesimo suicidio avvenuto dall’inizio dell’anno nelle carceri. Ed è avvenuto, come gli altri, nel contesto di un ‘combinato disposto’ (sovraffollamento penitenziario e gravi carenze negli organici della Polizia penitenziaria) che ricade pericolosamente sulle condizioni lavorative dei Baschi Azzurri del Corpo e che impedisce di svolgere servizio nel migliore dei modi. Come può un Agente, da solo, controllare 80/100 detenuti?”E’ quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria, alla notizia dell’ennesimo suicidio di un detenuto, questa volta nel carcere di Sulmona. “Con un sovraffollamento di oltre 67mila detenuti in carceri che ne possono contenere a mala pena 43mila, accadono purtroppo questi episodi. A Sulmona, ad esempio, dove i posti regolamentari nelle celle sono circa 300, abbiamo quasi 500 detenuti presenti. E se la situazione non si aggrava ulteriormente è grazie alle donne e agli uomini del Corpo che, in media, sventano ogni mese 10 tentativi di suicidio (molte centinaia ogni anno) di detenuti nei penitenziari italiani. Il Corpo di Polizia Penitenziaria, i cui organici sono carenti di oltre 6mila unità,  ha mantenuto fino ad ora l’ordine e la sicurezza negli oltre duecento Istituti penitenziari a costo di enormi sacrifici personali, mettendo a rischio la propria incolumità fisica, senza perdere il senso del dovere e dello Stato nonostante vessati da continue umiliazioni ed aggressioni da parte di una popolazione detenuta esasperata dal sovraffollamento e da politiche repressive che non hanno avuto il coraggio e l’onestà politica ed intellettuale di riconoscere i dati statistici e gli studi Universitari indipendenti su come il ricorso alle misure alternative e politiche di serio reinserimento delle persone detenute attraverso il lavoro, siano l’unico strumento valido, efficace, sicuro ed economicamente vantaggioso, per attuare il tanto citato quanto non applicato articolo 27 della nostra Costituzione”.

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La riforma sanitaria in ambiente penitenziario

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2010

La tutela della Salute nei penitenziari italiani è il tema del convegno che si è tenuto nel carcere romano di Regina Coeli. I relatori presenti, dai rappresentanti del DAP al Direttore del Carcere, Mauro Mariani, dal Garante dei Detenuti a Livia Turco, deputata Pd della Commissione Affari sociali della Camera: tutti hanno messo in evidenza i ritardi che, ancora oggi, accompagnano una Riforma che non riesce a decollare.  Tra i presenti al convegno anche Corrado Stillo, responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione Culturale “Giuseppe Dossetti: i Valori” – Sviluppo e Tutela dei Diritti (www.dossetti.it), secondo cui nelle carceri esiste una complessa e drammatica realtà sanitaria.   «All’indomani della morte di Antonio Fondelli, detenuto di 52 anni recluso al Regina Coeli per lievi reati – ha detto Stillo – gravemente malato e morto per cancrena appendicolare, abbiamo appreso che il passaggio dalla medicina penitenziaria alla medicina territoriale, previsto per legge, ad un anno e mezzo dalla Riforma, è rimasta pura utopia e solo in alcune Regioni è stata attuata. Mancano i fondi necessari, mancano le risorse umane, mancano i protocolli attuativi tra Stato e Regioni. E mentre arriva ad oltre 60mila il numero di presenze negli Istituti penitenziari e si diffondono malattie contagiose (quali TBC, epatiti, scabbia, AIDS) alcune categorie di detenuti, come i tossicodipendenti ed i malati mentali, continuano ad essere trattati come delinquenti e non come malati su cui intervenire in maniera adeguata e al pari di ogni altro cittadino». L’emergenza attuale  non consente di perdere altro tempo secondo Stillo, per il quale la disputa “più di potere che di sostanza” tra Ministero di Giustizia e Ministero della Salute non fa che ritardare quel fantomatico passaggio dalla medicina penitenziaria alla medicina territoriale. «Oggi, in Italia il diritto alla Salute viene negato ai detenuti che, se si ammalano gravemente  in carcere – ha concluso Stillo – rischiano la propria vita ed una pena, anche lieve, può trasformarsi in condanna a morte. Chiediamo al Governo e al Parlamento di modificare rapidamente  le misure detentive, soprattutto per quelle che riguardano reati minori e tossicodipendenti».

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Nessuno tocchi Caino

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2009

Padova 17 e 18 dicembre IV congresso nella casa di reclusione di Padova.  IV Congresso di Nessuno tocchi Caino  I lavori inizieranno alle ore 14 di giovedì 17 dicembre e proseguiranno il 18 dicembre a partire dalle ore 9, per concludersi intorno alle ore 17.30. Per la prima volta un congresso – non solo di un’associazione Radicale, ma in assoluto – avrà come teatro dei propri lavori un penitenziario. La scelta è caduta a ragione sulla Casa di Reclusione di Padova, perché proprio nel generalmente disastrato pianeta carcerario italiano negli ultimi anni si è manifestata una realtà particolarmente viva e attenta alle questioni del carcere, della pena e della risocializzazione dei detenuti. Ne è esempio e dimostrazione l’esperienza di “Ristretti Orizzonti”, l’associazione di detenuti e di volontari che da anni assicura un’opera straordinaria di informazione, riflessione e proposta sul tema della detenzione e che, anche per questo, ha deciso di collaborare con Nessuno tocchi Caino alla buona riuscita del Congresso.

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