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Posts Tagged ‘pensieri’

Genocidio kurdo? Gli occhi e i pensieri dei ragazzi

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

Ieri mattina, 6,30, colazione prima di andare a scuola, il babbo accende la tv guardando un tg non italiano che scorre i titoli di presentazione. Arriva la figliola 13/14 anni, primo anno delle superiori e, a differenza del gesto abituale di cambiare canale per rilassarsi mentre inizia a bere il té, si sofferma sulle immagini che scorrono e le parole dei giornalisti sui fatti kurdi di questi giorni. Ascolta fino in fondo il breve servizio, e poi mi chiede migliori spiegazioni sul perché e sul percome. Mi districo nell’essere il più obiettivo geografico-storico possibile e nel non ripetere quello che ha appena ascoltato dal corrispondente in diretta dal fronte. Aggrotta la fronte e dice: mi sa che qui finisce come con gli armeni. Nei giorni scorsi aveva studiato la prima guerra mondiale ed era rimasta particolarmente colpita dal genocidio, da parte dell’impero ottomano, del milione e mezzo di armeni tra il 1915 e il 1916. Poi è tornata sui suoi “canali”. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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I “casti pensieri” di Mussolini affidati al suo secondo diario

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Interessante, a questo punto potrebbe essere la conoscenza in diretta del parere del “capo” proprio nel momento più delicato dei rapporti internazionali e interni del fascismo con gli italiani. Ne erano consapevoli gli storici e con essi il convincimento di quanti ritenessero che il Duce curasse una sorta di diario sui giorni ed i mesi del suo governo e delle sue iniziative personali. Mi riferisco, nello specifico agli anni dal 1935 al 1939.
In proposito si afferma che tali scritti esistevano realmente e che in proposito il Duce fece uso di una penna stilografica. Il prof. Brian Sullivan, incaricato di verificare l’attendibilità di quelle annotazioni, si convinse che il “falsario” fosse lo stesso capo del fascismo! La spiegazione, in sé sorprendente, si spiega nel fatto che Mussolini ritenne utile riscrivere le sue “memorie” a Salò, dopo aver consegnato all’ambasciatore giapponese la sua prima versione, nel tentativo di salvarsi l’immagine dall’inevitabile severo giudizio storico dei posteri. Questi fogli fecero la loro apparizione nel 1981. Ricordiamo, per la cronaca, che, due anni prima, comparvero i diari finti di Hitler. Ma è una sorta di telenovela dato che di tanto in tanto qualcuno crede di aver trovato i veri diari di Mussolini coevi al tempo in cui li avrebbe scritti. Non ultimo è stato il ritrovamento di Dell’Utri nel 2006, ma anche in questa circostanza quelli che prevalgono restano i dubbi d’autenticità.
La circostanza del ritrovamento dei diari nel 1981 fu ricordata, qualche anno dopo dal giornalista inglese Collin Simpson del “London Times. Egli in proposito scrisse. “La prima traccia dei diari la trovai in Sardegna dove alcuni fogli mi furono mostrati dagli attori Virginia McKenna e da suo marito Bill Travers. Furono subito fatti esaminare allo storico Mack Smith che li ritenne credibili”. Ma non tutti gli esperti furono dello stesso parere. Il grafologo Roy L. Davis osservò: “la mano di Mussolini aveva una tendenza a destra, quella del diario, invece, mostrava una propensione a sinistra. Il ritmo delle due mani è differente. La mano di Mussolini è più angolosa e sussultante di quella che aveva scritto il diario”.
Davis, a questo punto, incalza. Procede con altre osservazioni fra le lettere maiuscole e le parole d’uso comune, le differenze fra le mani e via dicendo. Per lui, alla fine, non vi sono dubbi. E’ improbabile che la scrittura dei diari appartenesse a Mussolini. Lo rimbecca l’esperto del British Museum Nicolas Barker il quale arriva alla definitiva conclusione che i diari sono veri. (Riccardo Alfonso)

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I casti pensieri di Mussolini affidati al suo secondo diario

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Interessante, a questo punto potrebbe essere la conoscenza in diretta del parere del “capo” proprio nel momento più delicato dei rapporti internazionali e interni del fascismo con gli italiani. Ne erano consapevoli gli storici e con essi il convincimento di quanti ritenessero che il Duce curasse una sorta di diario sui giorni ed i mesi del suo governo e delle sue iniziative personali. Mi riferisco, nello specifico agli anni dal 1935 al 1939.
In proposito si afferma che tali scritti esistevano realmente e che in proposito il Duce fece uso di una penna stilografica. Il prof. Brian Sullivan, incaricato di verificare l’attendibilità di quelle annotazioni, si convinse che il “falsario” fosse lo stesso capo del fascismo! La spiegazione, in sé sorprendente, si spiega nel fatto che Mussolini ritenne utile riscrivere le sue “memorie” a Salò, dopo aver consegnato all’ambasciatore giapponese la sua prima versione, nel tentativo di salvarsi l’immagine dall’inevitabile severo giudizio storico dei posteri. Questi fogli fecero la loro apparizione nel 1981. Ricordiamo, per la cronaca, che, due anni prima, comparvero i diari finti di Hitler. Ma è una sorta di telenovela dato che di tanto in tanto qualcuno crede di aver trovato i veri diari di Mussolini coevi al tempo in cui li avrebbe scritti. Non ultimo è stato il ritrovamento di Dell’Utri nel 2006, ma anche in questa circostanza quelli che prevalgono restano i dubbi d’autenticità.
La circostanza del ritrovamento dei diari nel 1981 fu ricordata, qualche anno dopo dal giornalista inglese Collin Simpson del “London Times. Egli in proposito scrisse. “La prima traccia dei diari la trovai in Sardegna dove alcuni fogli mi furono mostrati dagli attori Virginia McKenna e da suo marito Bill Travers. Furono subito fatti esaminare allo storico Mack Smith che li ritenne credibili”. Ma non tutti gli esperti furono dello stesso parere. Il grafologo Roy L. Davis osservò: “la mano di Mussolini aveva una tendenza a destra, quella del diario, invece, mostrava una propensione a sinistra. Il ritmo delle due mani è differente. La mano di Mussolini è più angolosa e sussultante di quella che aveva scritto il diario”.
Davis, a questo punto, incalza. Procede con altre osservazioni fra le lettere maiuscole e le parole d’uso comune, le differenze fra le mani e via dicendo. Per lui, alla fine, non vi sono dubbi. E’ improbabile che la scrittura dei diari appartenesse a Mussolini. Lo rimbecca l’esperto del British Museum Nicolas Barker il quale arriva alla definitiva conclusione che i diari sono veri. (Riccardo Alfonso)

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La lettura dei nostri padri per i nostri figli nella catena del pensiero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

La lettura è stata, per molte generazioni lo stile di vita di chi riempiva la propria solitudine con la meditazione e l’immaginazione. Quante volte, infatti, i personaggi erano soliti uscire dalle pagine di un libro e diventare reali? Era un modo per materializzare una prosa a tratti arida e che pure faceva muovere i personaggi che descriveva a volte sin nei minimi particolari e metteva a nudo i loro più riposti segreti.
Forse così è nato il teatro con il guitto che scendeva nell’arena e si immedesimava nella parte del narratore recitante e chi l’ascoltava ritornava al racconto e gli dava un senso, lo vedeva materializzarsi sotto gli occhi e lo seguiva ancor meglio mentre le parole uscivano dalla loro prigione nel chiuso di una pagina tra le tante che ispessivano la pubblicazione.
Oggi questa trasposizione in alcuni casi è impraticabile per via del ritmo che abbiamo imposto al nostro vivere tra il lavoro, le piccole faccende casalinghe, gli affetti familiari che richiedono tempo e attenzioni e quant’altro.
Nell’ecclettismo spaventevole del pensiero contemporaneo è sterile pretesa quella di rincantucciarsi in un angolo e di là occhieggiare umile e incapace di liberi voli perché una lettura può diventare un lusso che non possiamo più permetterci.
Mi riferisco, ovviamente, ai libri letterari, a una letteratura colta, al riaccostarsi ai classici, a farne un motivo di personale appagamento nella maturità e non certo in quel tempo dove si studia e si legge per imposta necessità e non per libera scelta.
E’ un discorso che non è rivolto solo agli altri ma include anche me. Ora credo di essere giunto a qualche pratico risultato usando razionalmente un metodo che molti praticano, ma non tutti bene. Mi servo, cioè, di una sorta di diario quotidiano, non fatto di date, di titoli e di appunti, ma di cose intime e personali, di tutto quel mondo fuggevole di impressioni e di meditazioni e di desideri e di sogni che sorge e s’illumina nelle nostre ore più inerti.
Del libro letto e del sentimento provato, non mi curerò di catalogare il tempo e la durata e l’origine ma la intensità, la forza di gaudio o di sofferenza. Avrò come un termometro graduale e ogni giorno ascendente del mio spirito.
Allora ogni più fugace e labile lettura troverà modo di mutarsi in elemento della mia cultura e della mia intelligenza. Acquisterò una sempre più interiore abitudine all’analisi, alla scelta, alla riflessione, alla sintesi, in quel cercare e sognare ciò che più vicino mi è e più utile, e insieme una sempre più industre facilità nel rendere per iscritto i miei più minuti pensieri. Da qui parte la voglia di dare contenuti rappresentativi che permettano di comunicare, di spiegare, di dare un senso alla vita, di saggiare i sentimenti e di renderli ove possibile condivisibili.
E qui entro immancabilmente nel suggestivo mondo dell’arte e dove ogni arte manifesta il desiderio di accostarsi all’arte sorella. I pittori introducono gamme musicali, gli scultori del colore della pittura, i letterati dei mezzi plastici nella letteratura e gli altri artisti calcano le scene e danno corpo alle nostre fantasie. (Riccardo Alfonso)

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Pensieri in libera uscita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 agosto 2017

pensieri in libera uscita(Saggi sul pensiero contemporaneo Vol. 3) (Italian Edition) Kindle Edition. La mia mente sembra essersi “illuminata d’immenso” se riprendo le parole del famoso verso di Ungaretti aprendo la finestra al primo sole mattutino.Svegliarsi dopo un sonno profondo, appagati dal ritrovato riposo, pone la mente nella posizione ideale nel mettere le cose in una sorta di sintonia creativa con quelle che ancora non sono: arte, natura e armonia con la scrittura. E’ forse così che nasce la cultura dominante e a portare a fondo una certa visione del mondo.E’ la visione di Nietzsche, teorico del superuomo, e la visione di Heidegger teorico della morte dell’uomo.E’ come imprimermi nella mente la locuzione latina “Cogito ergo sum” (penso dunque sono) richiamata da Cartesio per esprimere la certezza che l’uomo ha di se stesso poiché soggetto pensante.Io sono sveglio, la vita scorre intorno a me, c’è chi accanto mi sorride e mi parla dolcemente, il pendolo segna l’ora, i rumori della casa si fanno sentire con l’acqua del rubinetto che scorre per chi si sta lavando, del frigorifero il cui motore si mette in moto con un brontolio e ancora il cigolio di una porta che si apre e la televisione che entra in funzione per comunicarci le notizie dell’ultima ora. Ma questi due aspetti per essere compresi vanno analiz¬zati meglio. Incominciamo con il dire che le cosiddette “megalopoli”, una parola coniata da Gottmann, un geografo che ai problemi dell’urbanesimo ha dedicato l’intera vita ed è l’autore di un libro “La città invincibile” (editore Calogero Muscarà), non sono più il frutto della rivoluzione industriale che è degenerata nelle black Countries inglesi. Oggi si presentano in modo diverso perché accolgono non solo la grande metropoli, che si identificano nell’organismo forte dell’insieme, ma anche la città media e la città piccola e persino il villaggio.

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Fine pena: quando non è più necessaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Mag 2016

ergastolaniScrive Carmelo Musumeci: “Ho letto un articolo di Ferdinando Camon pubblicato su “La Nuova Venezia” di mercoledì 13 aprile che mi ha fatto comprendere che sono un ergastolano senza scampo anche quando scrivo. L’autore di questo articolo mi rimprovera: “C’è un ergastolano a vita nel Veneto, Carmelo Musumeci, che scrive email, libri, e tempesta il mondo di messaggi: vuole uscire. “Premesso che credo sia normale che un prigioniero cerchi di uscire, in tutti i casi io lotto soprattutto per sapere quando finirà la mia pena. E penso di non fare nulla di male se invio dalle sbarre della mia cella pensieri, emozioni e sogni. La cosa incredibile è che in questi venticinque anni di carcere in molti mi hanno chiesto di “farmi la galera” e di smettere di scrivere e di ululare alla luna. E me lo hanno chiesto sia le persone perbene sia molti uomini di Stato e anche alcuni mafiosi di spessore che mi hanno fatto sospettare che la pena dell’ergastolo serva anche a loro per non fare uscire dalle loro organizzazioni, fisicamente e culturalmente, i giovani ergastolani (perché lo dovrebbero fare se non hanno più nessun futuro?)”. E le argomentazioni di Musumeci non finiscono qui, ovviamente, ma più che riportarle mi limito a qualche mia riflessione. Ci siamo spesso interessati al tema della delinquenza e delle sue cause scatenanti e al sistema paese che le registra e agisce di conseguenza, o almeno crede di farlo. Per me Musumeci ha ragioni da vendere. Il delitto di per sè merita una punizione ma va anche affiancato da un percorso “virtuoso” che potremmo anche chiamare di redenzione. Non si può, anzi non si deve chiudere la porta a nessuno e la severità della pena per quanto giusta va indubbiamente scremata nel tempo.
Mi sembra ridicolo pensare che si possa nutrire del timore per la sua libertà ad un uomo che ha già scontato tantissimi anni in carcere e che ha, per giunta, saputo mettere a frutto questo limite al suo status scrivendo e studiando e affrontando il suo problema e quello degli altri reclusi, con pragmatismo. Diciamo, piuttosto che alla giustizia dei numeri noi dovremmo sempre e comunque contrapporre quella umana. E allora caro collega Camon riserviamo un po’ più di attenzione e meno di impazienza per chi scrive dal carcere perché le tonalità più belle non sono il nero o il bianco ma i chiaroscuri. (Centro studi Fidest sulla tutela dei diritti) (foto: ergastolani)

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PsicologicaMente

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2013

60 giochi, magie e illusioni per capire come funzionano i nostri pensieri Rusinek Stéfhane / illustr.: Populaire Franck (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2010, 1 ed.194 pagine Prezzo di copertina: € 13,00. Sessanta giochi per scoprire, divertendosi, i meccanismi della nostra mente.
Il libro presenta una serie di 60 esercizi illustrati per scoprire i meccanismi della psicologia. Elementi che spesso sono dati per scontati, ma che invece rivelano molto di sé e della comune natura umana: dalla memoria (e dalla smemoratezza) alle forme di apprendimento, dalle illusioni alla percezione (spesso non obiettiva) della realtà, dal buono (o cattivo) uso dei propri sensi alla capacità (o incapacità) di giudizio… alla ricerca del modo con cui la mente umana opera nel quotidiano, ben al di là di quello che normalmente ci aspettiamo. Un libro che può essere letto con amici, in una serata in compagnia, e “giocato” da ragazzi e adulti.
Stéphane Rusinek è professore di psicologia all’Università Charles de Gaulle-Lille 3 è anche responsabile dell’equipe «Psicologia delle interazioni Temporali, Emozionali, Cognitive».
Franck Populaire è artista plastico, pittore, illustratore e insegnante di Arti plastiche.

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I pensieri che non si dicono

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2011

Lettera al direttore. Mi piacerebbe conoscere i segreti pensieri di tanti fedelissimi che nelle televisioni, corrono a difendere Silvio Berlusconi, e per dissimulare l’imbarazzo, fingono d’irritarsi contro coloro che osano criticarlo. I segreti pensieri nei riguardi del Cavaliere sempre meno sorridente.  I segreti pensieri, ad esempio, del cattolico Maurizio Lupi, del cattolico Giovanardi (Dio ce ne guardi!). I segreti pensieri di Giorgia Meloni, di Mara Carfagna. Non posso giurarci, ma sono certa che qualche piccolo accidente, simbolico ovviamente, al Cavaliere gliel’hanno inviato, segretamente.  E chissà che anche Bondi, Sallusti, Rossella, Fede, Rotondi… Su Alfonso Signorini, non ci metterei la mano sul fuoco. Credo sia sincero. Lo ama per davvero.(Miriam Della Croce)

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Pensieri di Papa Pio XII

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2010

Roma 9 dicembre ore 18 via Giulia 142 Sala Mostre & Convegni Gangemi Editore Presentazione del volume Pensiero giuridico, economico e sociale del Pontefice Pio XII di Alberto De Marco interverranno Mons.Giancarlo Centioni Decano dei cappellani militari Prof. Tito Lucrezio Rizzo, Consigliere Capo Servizio, Responsabile della Sicurezza della Presidenza della Repubblica; Arch. Laura Villani , Direttore della rivista bilingue “Lifestyle” Avv.Daniele Costi, Presidente dell’Unisped e della Pave the Way Foundation Dr.Salvatore Carluccio, Dirigente della Federconsumatori del Lazio e Presidente dell’Associazione Mondoconsumatori Avv. Ugo Pansolli, Consigliere Eurispes e Presidente dell’Associazione Aditus intermezzo musicale della violinista Elena Pezzella dell’orchestra giovanile del Santa Cecilia Sarà presente l’autore per informazioni e contatti:  Protagonista del libro è Papa Pio XII il cui operato risulta essere chiave nel far decifrare alcuni passaggi emblematici di un secolo che ha visto momenti di abissale crisi dell’umanità. In questi momenti di tenebre il Papa più di ogni altro rappresentante del potere politico doveva adoperarsi per riuscire a far superare indenni la cecità della violenza della guerra e del genocidio. La storia sembra essersi impigliata nella definizione di questo Papa Pacelli tanto amato e tanto odiato, tanto criticato e poco conosciuto da farne un caso denso di inesplorati significati e messaggi ancora da decodificare in modo compiuto e definitivo. Questo libro vuole dare un contributo nel fare luce su un personaggio così importante, controverso e moderno sulla base di interessanti documenti spesso inediti ed esclusivi

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PsicologicaMente

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

60 giochi, magie e illusioni per capire come funzionano i nostri pensieri Rusinek Stéfhane / illustr.: Populaire Franck (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2010, 1 ed.194 pagine  Prezzo di copertina: € 13,00. Sessanta giochi per scoprire, divertendosi, i meccanismi della nostra mente.
Il libro presenta una serie di 60 esercizi illustrati per scoprire i meccanismi della psicologia. Elementi che spesso sono dati per scontati, ma che invece rivelano molto di sé e della comune natura umana: dalla memoria (e dalla smemoratezza) alle forme di apprendimento, dalle illusioni alla percezione (spesso non obiettiva) della realtà, dal buono (o cattivo) uso dei propri sensi alla capacità (o incapacità) di giudizio… alla ricerca del modo con cui la mente umana opera nel quotidiano, ben al di là di quello che normalmente ci aspettiamo. Un libro che può essere letto con amici, in una serata in compagnia, e “giocato” da ragazzi e adulti.
Stéphane Rusinek è professore di psicologia all’Università Charles de Gaulle-Lille 3 è anche responsabile dell’equipe «Psicologia delle interazioni Temporali, Emozionali, Cognitive».
Franck Populaire è artista plastico, pittore, illustratore e insegnante di Arti plastiche.

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Vita! di Grazia Isoardi

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2010

Torino  Rivoli 18 marzo 2010, ore 21 Via Rosta 23,  Maison Musique Vita! di Grazia Isoardi uno spettacolo con i detenuti del Carcere La Felicina di Saluzzo allo spettacolo segue il dibattito con Giorgio Leggieri, direttore del Carcere La Felicina di Saluzzo Don Piero Stavarengo, cappellano della Casa Circondariale delle Vallette, Torino  Fare teatro in carcere è prima di tutto portare vita. Prima del risultato estetico, prima dei consensi del pubblico e della stampa, prima dei benefici giudiziari ottenuti, il detenuto sperimenta nel lavoro teatrale la bella sensazione di sentirsi e ri-scoprirsi “ persona “ e non esclusivamente “ problema”. Vita!, il nuovo spettacolo che l’autrice e regista Grazia Isoardi presenta in anteprima alla Città dell’Uomo, è lo spazio in cui l’attore esprime pensieri sulla propria esistenza  e riflessioni sul senso del fare teatro  in un momento di benefica libertà, è uno spaccato del lavoro svolto all’interno del laboratorio teatrale nel carcere di Saluzzo che diventa occasione di incontro con il mondo esterno.  Se proviamo a immaginare che cosa significhino affetti e quotidianità in carcere, forse ci vengono in mente tutta una serie di rimandi letterari e/o cinematografici ed insieme, probabilmente,  anche molte semplificazioni e parecchi pregiudizi, spesso caricaturali.  Che sia invece una questione particolarmente dolorosa e complessa per chi la vive in prima persona, non è sempre completamente ovvio, soprattutto in un Paese come il nostro dove le case di reclusione sono da anni in situazione di continua emergenza. E’ poco frequente però che siano gli stessi detenuti a raccontare la variegata sfera delle proprie emozioni personali, è raro che diano voce ai propri sentimenti e ai propri desideri più individuali ed è ancora più raro che ci siano persone ad ascoltarli. In questo senso, il laboratorio teatrale che Grazia Isoardi tiene da anni con gruppi di reclusi della Felicina di Saluzzo offre l’occasione preziosa a loro   di esprimere e, successivamente, agli spettatori di ascoltare le ansie e le mancanze di queste vite non libere. Se negli anni passati, gli spettacoli che ne erano nati (diretti poi da Koji Miyazaki) avevano affrontato temi come la giustizia (“La soglia”), il sogno (“Il luogo dei cigni”) e la religione (“Amen”), questo ultimo Vita! vuole raccontare gli aneliti di un quotidiano ricco di complessità e di regole dette e nascoste, compreso nel continuo paragone fra il dentro e il fuori.

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Giuliano Sale: L’oblio

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Milano fino al 31/3/2010 via Solferino 44, a cura di Maria Chiara Valacchi  Antonio Colombo inaugura un nuovo progetto di LITTLE CIRCUS, spazio situato all’interno della galleria dedicato ai progetti speciali, con la personale di Giuliano Sale dal titolo L’Oblio.  Nei lavori di Giuliano Sale, giovane pittore sardo che vive e lavora a Milano, il tempo sembra fermarsi. In un silenzio ovattato, forme allungate dai volti scarni e dagli arti affusolati abitano in un mondo surreale, grottesco, gotico. Condividono il vuoto con piccoli esseri e si perdono in atmosfere profonde e sconfinate dove la vegetazione e’ sempre verde. Per l’esposizione di Little Circus l’artista ha scelto il tema dell’oblio; l’oblio come perdita della memoria, stato assente dove i ricordi non sono altro che lontani pensieri. Seguendo il canto XXVIII del Purgatorio della Divina Commedia di Dante, Sale identifica l’oblio nel Lete, il fiume dove le anime dei defunti si abbeveravano per cancellare le reminiscenze di una vita terrena.  Elemento principale delle nuove tele è l’acqua, simbolo di rinascita in cui i suoi personaggi si immergono per trarne forza e vigore. I volti emaciati delle opere precedenti sono sostituiti da bambini elegantemente vestiti intenti ad osservare le increspature accennate di un mare plumbeo rischiarato dal riverbero di un sole rosso in lontananza.  Giuliano Sale e’ nato a Cagliari nel 1977. Vive e lavora a Milano.  (Immagine: Oblio, 2010)

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Sono tutti luoghi comuni

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2010

Roma  dal 12 al 24 gennaio 2010 (Martedì/sabato h 21 – domenica h. 18) Teatro Allo Scalo via dei Reti 36 con la  pièce “Sono tutti luoghi comuni” scritta da Aurelio Levante con gli attori:  SANDRO TORELLA e DENNY MENDEZ. Una “commedia rosa all’italiana” sulle complicazioni del rapporto uomo–donna, liberamente ispirata al famoso film “Notting Hill” con Julia Roberts e Hugh Grant.  Romantic comedy a due personaggi, un ragazzo e una ragazza in una grande città. La città non è Londra, ma è Roma. I luoghi comuni sono dentro i pensieri, le situazioni e circostanze che segnano ogni giorno il loro rapporto. Lei è una donna di colore attiva, molto affascinante, socialmente vincente, ma solitaria che assume come domestico un uomo bianco. Lui è un ragazzo timido, un po’ goffo, perdente ma simpatico. Lui accetta il lavoro perché “al giorno d’oggi se non porti la camicetta scollata nessuno ti da nulla per niente..” … così iniziano a conoscersi e le grandi distanze che li separano si dissolvono come neve al sole. Ma i luoghi comuni, chiavi di semplificazione dei problemi ma che non hanno mai con sé le soluzioni, tornano con prepotenza nella loro relazione.    Nella costruzione delle scene  è stato dato largo spazio all’improvvisazione su canovaccio incentrata sull’ascolto e sull’uso del corpo che lascia integra la natura poetica del testo arricchendola di una comicità più di situazione che di battuta e rende l’interpretazione più cinematografica.  http://www.teatroalloscalo.it (sandro e denny)

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Canonizzazione María Rafael Arnáiz Bar?n

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2009

Roma, Città del Vaticano. Domenica 11 ottobre Papa Benedetto XVI canonizzerà il beato María Rafael Arnáiz Bar?n, più conosciuto come fra Rafael (hermano Rafael). Il ricordo vivissimo di San Rafael è legato in gran parte agli scritti, in cui viene dato ampio spazio in questo volume e nei quali si ritrova tutta la carica interiore e soprannaturale che ne spiega l’enorme successo e la rapidissima diffusione. Rafael Arnáiz Barón ha scritto moltissimo, ma assolutamente non in prospettiva letteraria o a scopo divulgativo. Ha scritto rinunziando a molte ore di sonno, sotto l’impulso dell’eructavit cor meum verbum bonum. Ha scritto soprattutto per esigenza del suo spirito, per «fare orazione», per dar corpo e forma ai pensieri che gli urgevano dentro, e che, nel venire formulati, si decantavano, prendevano consistenza e si sviluppavano sotto l’impeto della spinta interiore. È impressionante rilevare come nell’anima del nostro giovane frate trappista, così esuberante e così sensibile ai valori umani e al bello della natura e dell’arte, cresciuto nel clima indubbiamente ovattato di una famiglia agiata, in un’epoca peraltro sconvolta da profondi sommovimenti sociali, abbia potuto coesistere una tanto profonda gioia di vivere con una ancor più profonda attrattiva per le cose del cielo, e per la via della croce che ad esso conduce. Il profilo tracciato da padre Paolino rende ragione di una fama che continua a crescere di giorno in giorno, richiamando un interminabile affluire di fedeli alla tomba nella chiesa abbaziale di San Isidro de Dueñas.

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Confronti

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2009

Questa nuova categoria è stata istituita con l’intento di riversarvi tutti i pensieri in libera uscita che provengono soprattutto on-line citandone la fonte e il riferimento per consentire eventuali approfondimenti e permettere a chi legge di poter visitare il sito o il blog originario. Poniamo un solo limite: le parole volgari e le offese personali e le ideologie aberranti. La Fidest, ovviamente, ci metterà anche di suo sia per rispondere sia per commentare, sia per esprimere una qualche opinione su temi specifici.

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Metropolitan Frames

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2009

metropolitan-framesBologna Dal 21 marzo al 18 aprile 2009 la galleria Spazio Gianni Testoni LA 2000+45 in Via D’Azeglio n. 50 presenta un allestimento di frames metropolitani di Filippo Centenari e Guido Maria Ratti, due artisti che hanno partecipato all’evento LET ME WRITE e che attraversando le metropoli del mondo documentano con i loro frames, montati su acciaio e plexiglass, le immagini più belle dei luoghi e dei “non luoghi” in cui gli abitanti delle grandi città vivono la quotidianità e l’esperienza del confronto dei loro pensieri e della loro cultura con pensieri e culture diverse. Il viaggio, l’attraversamento dei territori della mente e degli immensi oceani delle culture, genera la capacità di relazione e di comprensione degli altri. Come ha fatto Enrico Barazzoni, il giovane collaboratore della galleria Spazio Gianni Testoni La 2000+45, che durante il suo lungo soggiorno nel 2008 a New York, ha guardato e ha fotografato le persone e i luoghi che più lo hanno suggestionato nel corso della sua ricerca per capire se stesso e per capire che l’Arte è la sua vita. Le sue immagini fotografiche saranno visibili nel foyer della galleria. (foto metropolitan frames)

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