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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘pensiero’

Il pensiero sociale cattolico a cavallo tra il XX e il XXI secolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Secondo Andrea Bonaccorsi dell’Università di Pisa il ruolo dei cristiani in Europa si può sintetizzare in tre punti di riferimento. Attraverso tali rapporti è possibile articolare una riflessione. Il primo aspetto riguarda la crisi della mediazione maritainiana. Si è partiti alla ricerca di un consenso universale e condiviso basandosi sulle appartenenze e scelte di fede e per la ricerca di basi universali condivise ma non ha retto per una oggettiva difficoltà realizzativa. Lo stesso accade per il secondo riferimento non avendo, il mondo cattolico, da questo punto di vista, articolato una risposta creativa. L’ultimo elemento parte dalla mediazione “wilsoniana” per la creazione di una istituzione sovranazionale che potesse garantire il mantenimento della pace. “Questa è un’idea tipica del pensiero sociale cristiano. La conclusione che si trae è che oggi è molto difficile che nel mondo occidentale si possa raggiungere un livello di consenso universale sui valori. Ci sono difficoltà antropologiche nella visione dell’uomo, nel rapporto tra tecnologia e vivente, sui confini del vivente, sulla natura del rapporto corpo e anima. Sono visioni difficilmente riconducibili ad un tratto comune. La stessa concezione occidentale dei diritti non è accettata da parti importanti del mondo. Questo tema è stato certamente reso urgente dalla esplosione etnica e dall’evoluzione demografica incontrollata e che rende critici, se non drammatici, i conseguenti flussi migratori. Gli stessi diritti prevedono uguaglianza ed equa ripartizione delle risorse e qui le Chiese, intese come tutte le professioni religiose del mondo, hanno fallito miseramente. E’ che non abbiamo più tempo e mezzi per alimentare la spesa pubblica e per mediare i conflitti sociali. E per essere chiari sino in fondo non è possibile continuare ad insegnare ai poveri la rassegnazione per un mondo migliore di là della vita. E’ una dottrina che non regge alla prova dei fatti. Per porvi riparo finché siamo in tempo, ma ce ne resta ben poco, è necessario produrre dei progetti sociali e politici ma che abbiano una valenza razionale, ampia anche per il paese e non solo per chi condivide la stessa fede. (Riccardo Alfonso)

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Stati Uniti d’Europa: Corteccia cerebrale e pensiero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 Mag 2019

Sono passati circa 4,5 miliardi di anni dall’origine della vita sulla Terra e i processi evolutivi hanno portato l’Uomo nella forma che vediamo: una struttura complessa, governata dal cervello del quale fa parte la corteccia cerebrale, una lamina di circa 3 millimetri di spessore che, con i suoi miliardi di neuroni, consente una funzione cognitiva complessa: il pensiero.Pensare è vivere, ma la storia umana spesso del pensiero ne fa a meno. Basterebbe ricordare le guerre che hanno coinvolto milioni di persone e hanno provocato milioni di morti nel secolo scorso; solo la Prima e la Seconda guerra mondiale hanno causato 63 milioni di morti. Da 74 anni l’Europa non vive le tragedie delle guerre mondiali del secolo scorso, ma la memoria, che ha sede nella corteccia cerebrale, sembra venir meno; si dà per acquisito che la pace sia una costante del nostro vivere comune, ma non è così. L’origine dei conflitti è il nazionalismo, cioè l’idea di supremazia di una nazione, di un popolo, di una razza o di una religione sull’altra.Il sovranismo, rivendicato dalla Lega e da Fratelli d’Italia, è teso alla rivendicazione della sovranità nazionale, la quale ha come effetto deteriore il nazionalismo e le sue tragedie.Da rilevare, a differenza di quanto propagandato, che l’Unione europea non limita la sovranità nazionale, infatti, la politica estera, della sicurezza, dell’istruzione e del sociale, il livello delle imposte, l’importo dei salari, il diritto del lavoro, l’assetto del territorio sono riservati agli Stati nazionali.
L’Unione europea esercita il principio di sussidiarietà e il coordinamento delle decisioni assunte concordemente.La consapevolezza, che risiede anch’essa nella corteccia cerebrale, ricorda che lo stare insieme è comunque la soluzione per evitare di ripetere le sciagure del passato.
Semmai, occorre fare un passo ulteriore, in più, per integrare popoli con storie diverse ma con esigenze comuni.Oggi l’Europa rappresenta il 7% della popolazione mondiale, produce il 25% della ricchezza mondiale e spende il 50% delle sue risorse nel welfare, cioè in sanità, assistenza e pensioni. E’ un unicum mondiale. Da ricordare alle prossime elezioni europee.
(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Leggere il pensiero: dalla parapsicologia alla scienza

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Roma primo aprile 2019 ore 20,00 Piccolo Eliseo Via Nazionale 183. I media e la fantascienza ci hanno abituato a idee quali poter muovere delle cose con il pensiero, poter “leggere” i pensieri delle persone, poter comandare arti artificiali con la sola volontà mentale. Basta pensare ad un qualsiasi episodio di X-men con i poteri dei diversi super-eroi.
Nel prossimo, attesissimo incontro il prof. Fabio Babiloni, docente di Neuroscienze e Bioingegneria dell’Università La Sapienza di Roma, affronterà il tema di come sia possibile attualmente per la scienza poter interpretare e riconoscere alcuni semplici “pensieri” dell’uomo e degli animali a noi più prossimi (primati) e del modo in cui si è arrivati a decodificare in tempo reale l’attività cerebrale di persone che sono in stato vegetativo e come poter, in maniera molto semplificata, poter dialogare con persone che non possono muovere un muscolo del loro corpo a causa di malattie progressive degenerative.
La speranza è quella di poter muovere con il pensiero arti artificiali, per poter restituire mobilità a persone che l’hanno perduta, o destrezza a persone che non hanno più le mani, così come anche la possibilità di muovere degli oggetti con il pensiero. Il professore ci parlerà, infine, di quanto questa “lettura” della nostra mente potrà farci interagire in un prossimo futuro con gli ambienti di lavoro (aerei, automobili, sale di controllo di metropolitane e ferroviarie) e di quanto ancora la scienza ci separa dalle aspettative che invece la fantascienza ci suggerisce come prossime.
Il prof. Fabio Babiloni è professore di Fisiologia, Neuroscienze e Bioingegneria elettronica presso l’Università La Sapienza di Roma.
Dirige il laboratorio di Neuroscienze industriali, dove si applicano le neuroscienze nei contesti di marketing e di attività di interesse per l’industria italiana e straniera.
E’ autore di 250 pubblicazioni scientifiche peer-reviewed, ha un h-index di 65 (Google scholar). Il prof. Fabio Babiloni è nella lista dei Top Italian Scientists, i migliori 2500 scienziati italiani viventi, in tutti i campi del sapere. Ingresso libero fino a esaurimento posti. (a cura di Viviana Kasam presidente BrainCircleItalia) http://www.brainforum.it

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Pensiero in movimento di Maurizio Ferraris

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Una Storia della filosofia che unisce al rigore della trattazione storica proposte didattiche innovative, volte a rendere gli studenti protagonisti e parte attiva della trama filosofica, chiedendo loro di “vestire i panni” del filosofo, assimilarne i principi, provare a ragionare seguendo il suo pensiero, elaborare idee, sviluppare una critica costruttiva; in poche parole: fare filosofia. È questo il principio ispiratore di “Pensiero in movimento”, il manuale edito da Paravia (gruppo Pearson Italia), realizzato da Maurizio Ferraris – filosofo, professore ordinario presso l’Università di Torino -, in collaborazione con il Laboratorio di Ontologia della medesima Università.
Nella realtà frammentata di oggi, in cui la diffusione massiccia delle nuove tecnologie tende a rendere difficile, soprattutto nei più giovani, una visione d’insieme della realtà, la filosofia può contribuire a sviluppare una comprensione profonda delle cose, e a esercitare quel pensiero critico essenziale per avere un punto di vista personale e autonomo sul mondo. Il viaggio di “Pensiero in movimento” tocca tutti i protagonisti della filosofia, da Platone e Aristotele, a Cartesio, Kant, Nietzsche fino a Heidegger e ai pensatori contemporanei: una “storia di famiglia” – come la definisce l’autore – seguita passo dopo passo nel suo divenire storico.I filosofi di cui si parla sono in gran parte morti. Come riportarli in vita? Nel manuale si fa ricorso all’espediente delle interviste, delle conversazioni dopo cena, in cui Maurizio Ferraris offre un’attualizzazione del pensiero dei principali filosofi e, al tempo stesso, una visione critica della loro opera. In questo modo, dopo avere acquisito le nozioni fondamentali relative a un pensatore, gli studenti possono osservarlo da una prospettiva differente e originale.Una delle modalità per rendere lo studente protagonista attivo dell’apprendimento sono gli “Esperimenti filosofici”, in cui si chiede di ragionare sulle teorie del filosofo affrontato, usando le sue categorie e le sue argomentazioni; ne vengono proposti numerosi, disseminati lungo tutta la trattazione: dall’indicazione di scrivere un dialogo filosofico (Platone) alla richiesta di cimentarsi con la scrittura aforistica (Nietzsche) o di analizzare un’opera d’arte usando le categorie di Heidegger. Altro punto di forza del testo è Il punto di vista dell’arte, dove quest’ultima, con la sua forza visiva, aiuta lo studente ad accostarsi al pensiero filosofico e culturale dell’epoca: “Giallo, rosso, blu” di Vasilij Kandinskij, per esempio, aiuta a comprendere gli anni della Repubblica di Weimar e gli sviluppi del pensiero in quella temperie intellettuale.Il manuale suddivide la storia della filosofia in tre grandi epoche – l’età della contemplazione, che comprende i filosofi antichi e medievali, l’età della costruzione, dedicata al pensiero dei filosofi moderni, e l’età della decostruzione, quella che viviamo ancora oggi; tre grandi “movimenti” che raccontano diverse modalità di pensare: contemplare un mondo già dato, nell’antichità classica e nel Medioevo cristiano; costruire il mondo a partire dalle categorie del soggetto, nella modernità; decostruirlo, nella realtà in cui tutt’ora siamo immersi, inaugurata alla fine del XIX secolo.Infine, i Temi: si tratta delle zone dell’attualizzazione e della costruzione della cittadinanza, del dialogo con la realtà, specie in riferimento al dibattito culturale, politico e civile contemporaneo (ad es. La natura come “principio” o come “oggetto”?; Quali sono i fondamenti della tolleranza?; Di chi e di che cosa siamo responsabili?).
A ciascun volume è abbinato un Quaderno per le competenze filosofiche e per il nuovo esame di Stato, che ha lo scopo di abituare gli studenti ad esercitare le competenze testuali, logiche e argomentative, e di fornire materiali in preparazione alla prima prova del nuovo esame di Stato.
Maurizio Ferraris torinese, classe 1956. Filosofo e accademico, insegna Filosofia teoretica presso l’Università di Torino, dove dirige il LabOnt (Laboratorio di Ontologia).

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Mostra sulle origini del pensiero occidentale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Roma mercoledì 28 novembre Press Preview ore 11.30 presente l’artista Inaugurazione ore 18.30 (29 novembre 2018 – 17 febbraio 2019) al Museo Bilotti di Roma Aranciera di Villa Borghese, viale Fiorello La Guardia 6 una mostra, curata da Roberto Gramiccia, sulle origini del pensiero occidentale. L’acqua come archetipo, forza primigenia da cui si genera la vita e a cui tutto farà ritorno. L’acqua che regge il mondo e l’acqua che nutre, in analogia con l’universo femminile. Questi i temi affrontati dall’artista madrileno José Molina nella mostra L’acqua di Talete. Opere di José Molina, che presenta iconici lavori fra dipinti, disegni e sculture, oltre a opere inedite. La mostra, come rivela il curatore Roberto Gramiccia, prende spunto dall’importanza che i giochi d’acqua hanno avuto nella storia del Museo Bilotti, suggerendo una riflessione sulle origini classiche del pensiero occidentale. L’edificio che ospita l’attuale sede espositiva, infatti, prima ancora di essere adibito ad Aranciera, verso la fine del Settecento fu ampliato e decorato per volontà di Marcantonio IV Borghese, unitamente alla sistemazione del contiguo “Giardino del Lago”, per ospitare eventi e feste mondane. Tale intervento fu considerato stupefacente a tal punto che l’edificio stesso prese il nome di “Casino dei giuochi d’acqua”, come ci tramandano le cronache dell’epoca, proprio per la presenza di fontane e ninfei in stile barocco di particolare pregio per l’intrattenimento e il piacere degli ospiti e dei familiari.
Da qui l’idea di allestire una personale di José Molina tutta dedicata al tema naturale dell’acqua, indagato dall’artista quale elemento primordiale che dà origine alla vita e fondamento archetipico sul quale poggia tutto il sistema del reale. Il concetto è uno sviluppo del pensiero filosofico di Talete di Mileto che, come riporta Aristotele nella sua Metafisica, costituisce la base della filosofia occidentale. Molina si confronta con questo pensiero realizzando sculture e opere pittoriche su tela e su carta in cui predomina l’acqua stessa, che è anche evocata nelle fattezze metamorfiche e visionarie dei personaggi rappresentati, creando così, come evidenzia il curatore, un mondo fantastico che inesauribilmente rinasce da se stesso.
In occasione dell’esposizione è disponibile il catalogo antologico dell’opera di José Molina dal titolo “Humanitas” (2014) con contributi di Mariella Casile, Francesco Mattana, Deodato Salafia e Federico Scassa.

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Le ricerche ardite del nostro pensiero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Tutto sembra ruotare intorno all’intelletto e alle sue capacità di progettazione e di crescita. Accade quando le facoltà psichiche elaborano pensieri a volte semplici e altri complessi. Lo fanno quando i processi sono sottoposti a regole ben precise, frutto dei nostri studi e delle nostre ricerche. Lo fanno se il pensiero si avvale dei canali sensoriali che rasentano il razionale e si tuffano, senza un salvagente, nel mare magnum dell’esoterismo che percorre le vie della telepatia e della chiaroveggenza, della precognizione e della percezione.
Il nostro tentativo è di comprendere l’universo attraverso una realtà meno limitata e un sorta di “certezza” priva di dubbi. In noi vi è forte la sensazione che dietro il mondo che percepiamo esista una realtà molto diversa dal concetto psicologico che c’è più familiare. I fenomeni psichici, in questa fattispecie, sembrano rappresentare un’opportunità da tenere ben da conto se non altro perché essi germinano e si maturano in un “ambiente” più vicino alla sorgente della nostra vita. D’altra parte noi siamo consapevoli d’essere immersi in un mondo più grande di quanto non sembri e da questa prospettiva noi ci sentiamo più dei mortali legati ai propri sensi, quali ci vuole uno stadio meccanicistico della scienza. E’ come dire che non si nasce e non si vive invano. Dobbiamo logicamente presupporre che vi è abbastanza spazio perché qualcosa della nostra personalità e quella del mondo “vivente” continui dopo che i sensi hanno cessato di funzionare. E’ un’evenienza da non trascurare.
Non vorrei dare delle sicurezze, di là del ragionevole, ma semmai indicare un tracciato di probabilità meno accidentato sulla sopravvivenza della nostra indole dopo la morte. Di certo posso dire che è un terreno ancora inesplorato e la scienza, così come oggi la conosciamo, non credo ci possa aiutare più di tanto. Forse una possibilità esiste scandagliando la pratica esoterica, anche se l’indagine resta molto aleatoria e i fenomeni rilevati non tutti sembrano assumere una valenza probatoria, di là di ogni ragionevole dubbio. Nei miei scritti, invece, ho percorso, senza pormi dei limiti nella ricerca, quattro strade.
La prima è stata quella da me indicata nel libro “le ombre” dove racconto la storia di un misterioso visitatore extraterrestre. La seconda parlando di Vulnus, nel mio omonimo testo, delineo la figura di un personaggio che vive nel XXX millennio ma che ha la possibilità di ricordare una sua vita precedente a cavallo tra il XX secolo e il XXI. La terza via è tutta volta in chiave scientifica coinvolgendo nel tratto percorso le leggi che governano i buchi neri e gli iperspazi. L’ultima è esoterica postulando l’idea che dentro di noi vi è, sia pure ben celato, il segreto di ciò che siamo stati e saremo ma che per il momento siamo solo capaci di far affiorare lampi di verità. (Riccardo Alfonso)

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Tutti i libri per capire il “Savona Pensiero”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Mag 2018

Si è parlato molto in questi giorni dell’autobiografia di Paolo Savona appena edita da Rubbettino dal titolo «Come un incubo e come un sogno» In realtà il pensiero di Savona è un pensiero articolato (molto più di quanto alcune semplificazioni mediatiche hanno lasciato credere) che, sui temi di politica economica e di rapporti con l’Europa e la Germania si è tradotto in alcune importanti pubblicazioni edite da Rubbettino che riportiamo di seguito:
GERMANIA «La Rivoluzione democratica di Heine e la Costituzione per la pace perpetua di Kant. Una seconda lettera agli amici tedeschi» Dopo aver lungamente negato l’esistenza di una “questione europea”, l’uscita del Regno Unito dall’Unione ha aperto un dibattito sul come recuperare la perdita di consenso che ha colpito la libera circolazione delle persone nel territorio comunitario, l’euro e lo stesso mercato unico. Nel 60° dei Trattati di Roma, che tanto bene hanno fatto ai popoli europei, i media, il Parlamento e la Commissione UE, e i movimenti politici che aggregano le insoddisfazioni popolari avanzano proposte che riflettono la riemersione delle profonda diversità culturali tra le popolazioni del Vecchio Continente. Queste diversità risalgono indietro nel tempo e si erano assopite a seguito dei brillanti risultati raggiunti indistintamente dai paesi-membri, ma sono state riattivate dai persistenti divari di crescita economica e di occupazione intraeuropei e rispetto al resto del mondo, dagli ingenti flussi immigratori extracomunitari e dalla rigidità politica nell’affrontare tutti questi problemi. Queste radici sono state oggetto di due saggi scritti rispettivamente dal poeta Heinrich Heine e dal filosofo Immanuel Kant, quasi interamente riportati in questo lavoro, che servono di base per comprendere le esitazioni della Germania sia ad assumere un ruolo leader in Europa, sia a considerare le diversità culturali come un vincolo sul quale operare con adeguate politiche e non con ulteriori vincoli e proibizioni. L’Autore ne fa oggetto di una Seconda lettera agli amici tedeschi chiedendo di riesaminare la loro posizione partendo dalle idee dei due personaggi per ridare all’Unione la spinta vitale andata perduta.
EUROPA E WELFARE «Dalla fine del laissez-faire alla fine della liberal-democrazia L’attrazione fatale per la giustizia sociale e la molla di una nuova rivoluzione globale» Nel 1926 Keynes scrisse il saggio The end of laissez-faire nel quale sosteneva che il capitalismo senza regole doveva essere considerato finito e, tra il 1944 e il 1946, propose con Beveridge di dare vita al welfare e alle politiche di piena occupazione. Nell’arco di vent’anni la convivenza civile registrò un netto miglioramento delle rilevanti conquiste liberali raggiunte nei secoli precedenti. La tesi di questo lavoro è che il liberalismo, entrato in concorrenza con le forze culturali e politiche che si sono avvalse delle sue proposte propugnando istanze più avanzate in termini di benessere, ha subito a opera della giustizia sociale un’attrazione che si è mostrata fatale e ha condotto alla fine della liberaldemocrazia. Da questi eccessi non sono restate immuni neanche le correnti di pensiero politico alternative che hanno accolto, senza saperle controllare, le spinte crescenti provenienti dalla domanda di assistenza; il combinato effetto di aumenti salariali eccedenti la produttività e di un’azione pubblica sulla redistribuzione del reddito, unita alla negazione dell’utilità del mercato nel contribuire alla crescita e alla giustizia sociale, hanno creato inflazione prima e deflazione poi. Dopo quasi mezzo secolo di conquiste, l’orologio della storia è tornato indietro e ha consentito il ritorno di politiche conservatrici propiziate dall’avvento del processo di globalizzazione, caratterizzato da grandi oligopoli e dall’esplosione di una finanza incontrollata che hanno scacciato il legislatore collettivo e riportato al potere un sovrano in forme dematerializzate che impone le sue leggi alla democrazia. I modi di funzionamento dell’Unione europea riflettono questa situazione nella gestione degli Stati-membri e si è persa la tensione politica verso la ricerca di una giustizia sociale coerente con i mutamenti geopolitici epocali intervenuti, dal crollo del comunismo sovietico, all’incessante progresso tecnologico e alle eterne pulsioni violente dell’uomo.
POLITICA ECONOMICA INTERNA «J’accuse Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta» Facendo seguito alla sua diagnosi delle eresie e degli esorcismi della politica economica italiana, pubblicata nel 2012 per gli stessi tipi, che ha raccolto molti consensi e ricevuto due riconoscimenti autorevoli, con questa nuova raccolta di scritti l’Autore traccia un quadro organico dei problemi urgenti che l’Italia deve affrontare al suo interno e in Europa. Egli muove tre J’accuse ai Governi che si sono succeduti dal 2008, data di inizio della crisi finanziaria mondiale: quella di aver trascurato di riaccendere il secondo importante motore della crescita italiana, le costruzioni, come hanno fatto gli Stati Uniti e la Germania; quella di considerare la crescita reale come il principale problema italiano, mentre lo è la spaccatura economica e politica tra il Nord e il Sud; quella di aver aumentato imposte e tasse per sanare la finanza pubblica, mentre le ha usate per accrescere la spesa pubblica primaria. Completano il quadro quattro lettere aperte destinate ai protagonisti della crisi – Juncker, Draghi, Visco, Padoan – già pubblicate e una nuova rivolta al Governo e alla Banca d’Italia, invitandoli a cambiare obbiettivi perseguiti e strumenti usati al fine di invertire la traiettoria verso il sottosviluppo del Paese.
CRISI ECONOMICA ED EUROPA «Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi Il caso Italia» Il lavoro esamina le decisioni di politica economica susseguitesi in Italia dalla nazionalizzazione dell’industria elettrica in poi, definendole “eresie”, ossia dottrine contrarie ai dogmi della razionalità economica, le quali hanno dato vita a puri “esorcismi”, riti che hanno lasciato le cose come prima. Infatti, nonostante le promesse di tagli, la spesa pubblica è continuata a crescere imperterrita, come pure, ma meno, la pressione fiscale, facendo così lievitare l’indebitamento pubblico. Lo Stato si è impossessato di metà del reddito annuo del Paese e non pare ancora soddisfatto, dato che va aggredendo in modo indistinto la ricchezza. L’autore individua nella “manovra” la madre di tutti i mali, una pratica di cui si avvale ora anche l’Unione Europea. La crisi che stiamo vivendo è il conto che gli italiani sono chiamati a pagare per gli errori commessi dagli Stati Uniti nel dopo Bretton Woods, non avendo adeguato le regole sul piano della moneta e dei cambi, e dall’Unione Europea nel dopo Trattato di Maastricht, per non aver attuato il disegno di unificazione politica che l’aveva indotta a creare l’euro. Egli ammette che l’Italia ha le sue colpe, ma esse sono solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di squilibri economici e di dissapori mondiali sul da farsi. Il lavoro indica anche le “scelte giuste” da prendere per riportare l’Italia sul sentiero della ripresa produttiva e dell’occupazione. Il lavoro si chiude con un esame critico della Manovra Monti e delle decisioni prese a Bruxelles il 9 dicembre scorso che sono la continuazione della concezione di una “vecchia” Europa.

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Risoluzione di problemi complessi con il pensiero computazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 6 Mag 2018

La Fondazione Mondo Digitale ha accettato la nuova sfida lanciata da Google per appassionare i docenti alla risoluzione di problemi complessi con il pensiero computazionale. Nei prossimi mesi la Fondazione è al lavoro nelle scuole italiane per diffondere la piattaforma gratuita Google Computer Science First, aiutare i docenti a formare altri colleghi, promuovere la nascita di “Club informatici” e organizzare un “Computer Science First Day” alla Palestra dell’Innovazione di Roma. Google sceglie la Fondazione Mondo Digitale come partner nazionale per diffondere nelle scuole italiane l’esperienza di Computer Science First, la piattaforma gratuita che sostiene i docenti che vogliono adottare una didattica più coinvolgente e personalizzata per sviluppare il pensiero computazionale degli studenti. L’azione si inserisce nel quadro degli interventi previsti dal protocollo d’intesa (MoU) che Google Italia ha siglato con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Nel nostro paese, nei prossimi mesi, 470 insegnanti sperimenteranno l’uso degli strumenti Google e attiveranno club informatici all’interno delle scuole per coinvolgere attivamente oltre 9.000 studenti. La community di Computer Science First nel mondo conta già un milione di studenti, 32mila classi e 75 paesi.Non più la tradizionale ora di informatica. Con Computer Science First i docenti possono applicare coding, problem solving e nuovi linguaggi in maniera trasversale e personalizzata a tutte le discipline curricolari per sviluppare in modo più creativo e coinvolgente il pensiero computazionale degli studenti, insieme a competenze digitali strategiche.Computer Science First fornisce materiali di approfondimento informatico e video tutorial gratuiti e facili da usare. Ogni docente, anche senza esperienza, può attivare club tematici e attrarre studenti meno motivati allo studio del linguaggio computazionale: dall’arte alla musica e alla moda, grazie al semplice codice di programmazione a blocchi i ragazzi creano progetti multimediali e inventano storie, imparando a risolvere problemi complessi e a conoscere nuovi modi di sperimentare la tecnologia con creatività e consapevolezza. Con il supporto dei coach della Fondazione Mondo Digitale, 60 insegnanti di scuole primarie e secondarie di primo grado di Milano, Roma e Napoli verranno formati all’uso di Computer Science First. Mettendo insieme il modello train the trainers e la formazione peer to peer, i docenti coinvolti avranno poi il compito di condividere le competenze acquisite con altri colleghi. Alla fine del percorso, che vedrà anche la realizzazione di un “Computer Science First Day” presso la Palestra dell’Innovazione di Roma della Fondazione Mondo Digitale, 470 docenti avranno appreso tutti i segreti della piattaforma e attivato club tematici nelle proprie scuole avvicinando all’acquisizione di competenze digitali strategiche oltre 9.000 studenti italiani“Siamo molto fieri di ricevere questo riconoscimento da Google e di rinnovare il nostro impegno a sostegno della formazione permanente e aggiornamento continuo dei docenti italiani. Siamo infatti convinti che la trasformazione della scuola debba necessariamente partire dalla lungimiranza di insegnanti e dirigenti innovatori, capaci di cogliere le sfide quotidiane del proprio lavoro, dalla personalizzazione dei contenuti alla creazione di una didattica inclusiva e trasversale”, dichiara Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale.

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Le mutazioni genetiche del nostro pensiero

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

Oggi si può disquisire quanto si vuole sul buono che abbiamo lasciato e il “meglio” in cui ci siamo ritrovati. Allora, tanto per fare un esempio, il politico che doveva raggiungere la piazza di un paesino di provincia per un suo comizio utilizzava il mezzo pubblico ed ora invece arriva con la scorta e quanto altro. Allora si applaudiva anche se non erano del tutto chiari i concetti espressi soprattutto se aveva la voce suadente e disponeva di frasi ad effetto ed oggi invece è un politico a la page se è chiacchierato, evade il fisco e ha l’amica oltre la seconda o terza moglie benedette dal divorzio ma il parroco o il vescovo del posto non si sentono imbarazzati a stringergli la mano ossequienti. Ben diverso è, ovviamente, l’atteggiamento di questi ecclesiasti se si trovano al cospetto di persone co-muni. Non dimentico a questo riguardo che anche i comunisti di un tempo erano assimilabili ai democristiani “bacchettoni” se si pensa alle contrarietà espresse dagli stessi fedelissimi che mal vedevano il legame che univa Togliatti alla Iotti. Come dire: i valori della famiglia tradizionale andavano tutelati in primis, a prescindere.
Se penso che sul finire del XX secolo già i genitori di allora non trovavano nulla di disdicevole se i propri figli andavano a formare una famiglia senza sposarsi o in chiesa o civilmente, oggi chi ci dice che i nuovi giovani sono ritornati all’antico più per essere trasgressivi al contrario, tanto c’è il divorzio?
E gli “antenati”, genitori e nonni se non bisnonni, non potevano rischiare di passare per degli antiquati agli occhi dei loro rampolli se non li assecondavano. Bisogna essere al passo con i tempi e così fu che anche in Italia s’incominciò ad introdurre l’istituto del divorzio, a riconoscere i diritti delle coppie gay e soprattutto a parlarne uscendo dai vari tabù che ne avevano vietata persino la citazione.
Sul piano sessuale si può dire che la rivoluzione è stata totale. Avendo sempre a paragone i 50 anni fa, vi era ancora l’abitudine, sebbene stesse già allora perdendo colpi, di andare dal barbiere dove all’inizio dell’anno si poteva avere in regalo il pacchetto di figurine di donnine semisvestite o del tutto nude. Eravamo anche nel mezzo delle censure televisive dove esibirsi con poco indosso, in specie se si era procaci, in certi attributi femminili, era proibito e se qualcosa passava le polemiche al vetriolo non mancavano e taluni arrivavano sino alla denuncia penale. Eppure non siamo temporalmente lontani da ciò che oggi ci tocca vedere. Sembra che i nostri occhi ci abbiano fatto così bene l’abitudine che riusciamo a seguire gli spasmi erotici in televisione o al cinema con la massima indifferenza mentre 50 anni fa una giarrettiera che si slacciava ci sconvolgeva la mente. Mi verrebbe da dire: “O tempora O mores”, di ciceroniana memoria quando i nostri avi descrivevano i fasti e i nefasti dell’antica Roma e che oggi possiamo ripetere con altrettanta, se non maggiore, forza pensando che oltre al pudore abbiamo smarrito il senso della vita dove la povertà significa che sei un perdente e se hai i soldi, e non importa come li hai guadagnati, sei un vincente. E si fa l’amore non perché si ama ma perché si soddisfa un bisogno fisico e le donne vanno a caccia di uomini che possono soddisfarle così come un tempo tale opportunità era offerta solo all’altro sesso. Stiamo entrando nel mondo di Sodoma e Gomorra? No ci dicono i moralisti, in chiave contemporanea. Ci stiamo liberando semplicemente dei nostri tabù anche se ciò significa, per l’uso snodato che ne facciamo, perversione, cinismo e nessun rispetto per il nostro prossimo. Ma vi è anche da dire che non tutto muta senza lasciare tracce evidenti di quel passato come la notizia di qualche anno fa che la Rai ha spostato in seconda serata una trasmissione dedicata all’educazione sessuale. E’ accaduto alla puntata di Presa Diretta del 31 gennaio del 2016 e sembra che lo abbiano fatto per non urtare la sensibilità del pubblico della prima serata. Lo denuncia l’on. Nicola Fratoianni, membro della commissione parlamentare di vigilanza, preannunciando anche un’interrogazione parlamentare in merito. E ancora l’oscuramento con pannelli di alcune statue in Campidoglio a Roma, dove si vedevano alcune nudità per la visita di un eminente personaggio. Chi lo ha deciso avrà anch’egli pensato di non urtare la sensibilità del presidente dell’Iran in visita nella nostra capitale. Eppure tanto puritanesimo si scontra, inevitabilmente, con la nostra quotidianità. Se accendiamo una qualunque tv, pubblica o privata che sia, o sfogliamo una qualsiasi rivista cartacea o ci capita di vedere un certo cartello pubblicitario, siamo sommersi di notizie, ammiccamenti sessuali e di storie di violenze di ogni tipo, che, per quanto ci riguarda sono anche più oscene (dal punto di vista umano) di due genitali o un seno al vento. Poi ci sono altre trivialità che non fanno parte della figura del corpo umano, e sono quelle che ascoltiamo anche nelle aule parlamentari, in ogni film o telefilm o spettacolo di intrattenimento mondano o culturale o politico, fin nei cartoni animati (non sono scurrili quei cartoni animati in cui i protagonisti sono dei porcellini che poi, durante uno spot, si invita a mangiarseli in forma di salame o alimenti del genere? … e non è questione d’essere vegetariani…). (Riccardo Alfonso)

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La dialettica scientifica e gli uomini d’ingegno: il pensiero va a Vico

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

La scienza deve farsi più dialettica per rendere i metodi della filosofia più influenti nel determinare la natura del mutamento. In questa misura occorre riconsiderare il concetto di una radicale separazione tra i singoli mondi mentali degli individui e l’intelletto e la materia. Ma vi è anche un altro messaggio che non va sottaciuto. Spesso noi riserviamo poco spazio agli uomini d’ingegno che ci sono contemporanei e così facendo disperdiamo un gran patrimonio d’idee e di studi che solo fortunosamente i posteri riescono a raccogliere e a fondare, su di essi, più ardite teorie e attente riflessioni.
Sull’argomento penso ci possa bastare un esempio tra i più noti. Mi riferisco a Giambattista Vico. La sua esistenza fu stentata ed avara di soddisfazioni. Il suo impegno culturale sembrava destinato ad un ingiusto anonimato anche dopo la sua morte. Dobbiamo al Filangieri e al Goethe che, leggendo la sua “Scienza nuova”, intravidero in essa “presentimenti sublimi del buono e del giusto che un giorno regneranno su questa terra.” Da allora fu un crescendo continuo d’estimatori di “rango”: da Foscolo al Manzoni e sino a Benedetto Croce e dalla Parigi di Miche-et alla Germania di Wegel e di Marx.
Solo in tal modo l’ignoto ed ignorato Vico si collocò degnamente nel mondo della cultura del suo e di tutti i tempi cominciando ad assumere i connotati di un “genius loci”. Eppure egli era quasi schiacciato da una costellazione di detrattori che lo accusavano di avere una scarsa conoscenza del sapere europeo, di polemizzare con Cartesio in modi e tempi sbagliati, di essere, secondo Giuseppe Ferrari, servile con i potenti ed eccessivamente “entusiasta per il cattolicesimo.”
Nello stesso tempo non si tollerava il suo italiano involuto e latineggiante, pieno di riguardo per le accademie e la sua povertà di riferimenti. Tale severità di giudizio non era espresso dall’anonimo cronista ma da Pietro Giannone che con il Genovesi erano considerati i maggiori intelletti napoletani del tempo. Le idee esposte nei “librettini di Vico” erano considerate incomprensibili da questi dioscuri e non degne di “torcersi il cervello” per intenderle. Erano in definitiva la cosa più “scipita e transonica che si potesse leggere.” Sparivano in questo modo, per i suoi critici, la potenza e l’acutezza delle sue intuizioni e concezioni, l’originalità del pensiero, l’ampiezza degli interessi e le folgoranti associazioni di parole e d’idee sia pure in un contesto baroccamente composito e ridondante. Di certo il Vico poteva vestire l’abito del suo tempo esprimendosi con un linguaggio accademico un po’ greve e goffo senza fantasia e senza humour, ma ciò non gli impediva di mettere in mostra il suo talento e le sue felici intuizioni. Oggi, a distanza di circa tre secoli, la fama del Vico invece di appannarsi risplende di rinnovata luce. E questa è un’altra verità che ci fu negata.
Per Marx l’affermazione principale del Vico è che solo un mondo può essere davvero conosciuto dall’uomo ed è il mondo della storia, perché è l’uomo a farla, e si conoscono veramente solo le cose che si fanno. Lo stesso dicasi per il mondo delle scienze e della tecnica essendo una sua pura invenzione. La natura, invece, l’uomo la trova, può subirla o modificarla, ma non può conoscerla sino in fondo. “La tecnologia – osserva Marx riandando al pensiero vichiano – svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono.” “Resta oggi – scrive Giuseppe Galasso – lo scandalo di un pensiero che si rivela suscettibile di tante letture, perfino in chiave esistenzialistica, per un’evidente ricchezza di motivi e capacità di sollecitazione, rafforzate da aspetti d’ambiguità e d’oscurità, non per una consuetudine accademica. Rimane la difficoltà di aggregarlo ad una scuola particolare e di farne un idealista o un positivista, un cattolico o uno storicista e via dicendo, perché continuamente riemergono dai suoi scritti implicazioni e inflessioni che vanificano i tentativi d’appropriazione.” E’ questo un’altra forma che richiama la cultura del domani formata da un pensiero che non ha la pretesa d’essere originale ed esclusivo, ma sa di dover sempre e in ogni caso fare i conti con il suo passato. Esso non si cancella perché ognuno di noi è depositario di quella parte di verità che da sola non riesce a dirci tutto, ma i cui pezzi, sia pure minuti, sono fondamentali per ricostruire l’intero disegno del Creatore.
Sta a noi raccogliere queste microscopiche schegge, con pazienza e costanza, e fare in modo che si ricompongano nella loro primigenia interezza. E Vico ha fatto la sua parte. Resta a noi oggi, detergendo ciò che è appartenuto solo al suo tempo, come un guscio che nasconde un seme, ridarlo alla nuda terra affinché da essa germogli la pianta del pane della vita e ci permetta di guardare di là dell’esistente. (Riccardo Alfonso)

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Il pensiero, le cose, il futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

il pensiero(saggistica Vol. 6) (Italian Edition) Kindle Edition di Riccardo Alfonso. Tutto sembra ruotare intorno all’intelletto e alle sue capacità di progettazione e di crescita. Accade quando le facoltà psichiche elaborano pensieri a volte semplici e altri complessi. Lo fanno quando i processi sono sottoposti a regole ben precise, frutto dei nostri studi e delle nostre ricerche.
Lo fanno se il pensiero si avvale dei canali sensoriali che rasentano il razionale e si tuffano, senza un salvagente, nel mare magnum dell’esoterismo che percorre le vie della telepatia e della chiaroveggenza, della precognizione e della percezione.
Il nostro tentativo è di comprendere l’universo attraverso una realtà meno limitata e una certezza priva di dubbi. In noi vi è forte la sensazione che dietro il mondo che percepiamo esista una realtà molto diversa dal concetto psicologico che c’è più familiare.
I fenomeni psichici, in questa fattispecie, sembrano rappresentare un’opportunità da tenere ben da conto se non altro perché essi germinano e si maturano in un “ambiente” più vicino alla sorgente della nostra vita. D’altra parte noi siamo consapevoli d’essere immersi in un mondo più grande di quanto non sembri e da questa prospettiva noi ci sentiamo più dei mortali legati ai propri sensi, quali ci vuole uno stadio meccanicistico della scienza. E’ come dire che non si nasce e non si vive invano. Dobbiamo logicamente presupporre che vi è abbastanza spazio perché qualcosa della nostra personalità e quella del mondo “vivente” continui dopo che i sensi hanno cessato di funzionare. E’ un’evenienza da non trascurare. Non vorrei dare delle certezze, di là del ragionevole, ma semmai indicare un tracciato di probabilità meno accidentato sulla sopravvivenza della nostra indole dopo la morte. Di certo posso dire che è un terreno ancora inesplorato e la scienza, così come oggi la conosciamo, non credo ci possa aiutare più di tanto. Forse una possibilità esiste scandagliando la pratica esoterica, anche se l’indagine resta molto aleatoria e i fenomeni rilevati non tutti sembrano assumere una valenza probatoria, di là di ogni ragionevole dubbio.

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Tra ciglia e pensiero di Eglė Budvytytė

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

MagiciansRoma lunedì 18 settembre 2017 ore 18.30 Apertura al pubblico: 19 settembre – 11 novembre 2017 (Orari di apertura della mostra: dal martedì al sabato ore 15.00-19.00) AlbumArte Via Flaminia 122 mostra Tra ciglia e pensiero dell’artista lituana Eglė Budvytytė che espone per la prima volta in Italia una selezione delle sue opere video.
La mostra è curata da Benedetta Carpi De Resmini e si impernia su scenari e contesti inusuali posti accanto a elementi quotidiani, dicotomie strutturali alle opere della giovane artista. Eglė Budvytytė crea all’interno delle sue opere dei cortocircuiti tra realtà e finzione, aprendo questioni sul ruolo del soggetto rispetto a una riflessione sociale in senso più ampio. In mostra una selezione di opere video che riflettono sul tempo economico e sociale che scandisce gli spostamenti, i ritmi della vita quotidiana, andando a creare vuoti momentanei in cui l’immaginazione prende il sopravvento.
Il percorso narrativo si apre con Secta (2006) che fa da contrappunto all’universo immaginario di Magicians (2011), mentre il movimento incontrollato del corpo dei bambini di Shaking Children (2013) si collega alle rigide disposizioni di As if you are catching a bomb (2013) – opere video entrambe nate dalla collaborazione con Bart Groenendaal – le quali guidano le azioni di un uomo.In uno scenario mondiale basato sempre di più sulla cyber intelligence, in cui i conflitti sia economici che sociali sembrano governati dal potere virtuale della rete, l’opera dell’artista si pone come naturale reazione di denuncia alla società contemporanea. Gruppi o realtà individuali sfidano le convenzioni, condotti alcune volte da una voce fuori campo, come un deus ex machina, che racconta o li conduce a contrapporsi alle regole imposte.
Eglė BudvytytėIl corpo diventa per l’artista lo strumento per sfidare i comportamenti codificati, per ricordare a tutti che il potenziale di ognuno risiede nella fantasia, unico mezzo per raggiungere, con velocità e traiettorie differenti da uomo a uomo, lo stesso obiettivo: la libertà. In occasione della mostra sono previsti eventi collaterali che riflettono sulle dinamiche affrontate.
Eglė Budvytytė (Lituania, 1981) vive attualmente tra Vilnius e Amsterdam. Realizza video e performance al fine di esplorare la relazione che intercorre tra corpo, architettura, ambiente e pubblico. Partendo da coreografie di diversi performer – al fine di rappresentare gesti che possono apparire spesso contraddittori rispetto al contesto in cui si sviluppano – l’artista guarda alla capacità del corpo di sfidare i comportamenti convenzionali e le narrazioni normative implicite all’interno degli spazi pubblici. I suoi lavori sono stati esposti a Liste, Basel; Art Dubai commissions 2017, la 19° Biennale di Sidney, De Appel Arts Centre, CAC di Vilnius e lo Stedeljik Museum di Amsterdam. Eglė è stata artista residente presso Le Pavillon, Palais de Tokyo (Parigi, 2012) e Wiels, Contemporary art centre, (Brussels, 2013). (foto: Magicians, Eglė Budvytytė)

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Schegge del mio pensiero

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

Schegge del mio pensiero parte prima(pensieri in libera uscita Vol. 1) (Italian Edition Amazon).Scrive l’autore: “Il titolo che ho dato al presente lavoro rappresenta il frutto giunto a maturazione delle mie letture e delle mie riflessioni e degli appunti presi e rivisitati e che ora mi propongo di riprodurre. Non costituisce un testo organico nel senso tradizionale della parola, ma tante brevi esposizioni su particolari argomenti e che sono stati da me affrontati nel tempo. E’ un modo di fare il punto della situazione volgendo il mio sguardo alla pila di libri che mi contornano e rigurgitano dagli scaffali delle mie due librerie. A essi vi aggiungo quanto ho scritto e conservato nel mio computer compresi i miei 85 libri elaborati e di tanto in tanto riletti e corretti con pazienza certosina. Mi rendo perfettamente conto che non si tratta di scritti “originali” poiché essi sono il risultato di quanto ho appreso qua e là e poi elaborato ricercando una mia personale interpretazione e logica connessione tra loro. Le trattazioni che mi accingo a esporre in questo libro risente dei miei particolari interessi che s’imperniano in massima parte nel sociale e nello scientifico. Vorrei per chi ha la bontà di leggermi che queste “schegge” possano diventare una sorta di stimolo per un approfondimento. Per questo motivo cerco, per quanto possibile, di citare gli autori e gli editori nelle note a piè di pagina. Un tema, fra tutti mi è molto caro e vorrei che fin dalle prime battute fosse ben presente al lettore. Esso ruota intorno a quelli che ritengo i due sommi diritti: alla vita e al vivere. Alla vita che noi vogliamo sia consentita a tutti senza discriminazioni di sorta, ma che non dove impedire di rispettare la seconda condizione che è quella del vivere. L’assunto è ovvio, a mio avviso. Io che ti dono la vita devo anche fare di tutto perché nel prosieguo sia garantita la sua continuità nel migliore dei modi. Questi due diritti oggi sono sbilanciati. Si nasce ed è giusto, ma l’iniquo è nel non rispettare la vita che si evolve”. (foto: schegge)

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“La ricezione di San Bonaventura nel pensiero del novecento”

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

Roma Ateneo Pontificio Regina Apostolorum il 26 e il 27 aprile 2017 (presso l’Aula Master) Via degli Aldobrandeschi 190 convegno “La ricezione di San Bonaventura nel pensiero del novecento”. ura nel pensieAteneo Pontificio Regina Apostolorumro del Novecento” per il 26 e il 27 aprile 2017 (presso l’Aula Master). Nel corso dell’evento diversi esperti approfondiranno come il pensiero di questo filosofo è stato recepito dal primo Novecento ad oggi in alcune aree linguistiche, come quella: tedesca, italiana e francese.
San Bonaventura, infatti, ha suggestioni “moderne” come hanno ben compreso Guardini, von Balthasar, Ratzinger, Moretti Costanzi, Gilson, Falque. Affascinati dalle indicazioni del Dottor Serafico, essi le interpretano comunque in maniera variegata. Il convegno vorrà vagliare anche tale complementarietà ermeneutica.
Mercoledì 26 aprile modereranno i lavori i Prof. Carmelo Pandolfi (APRA) e Alain Contat (APRA). Il convegno sarà preceduto dal saluto del Rettore Prof. P. Jesús Villagrasa LC e dalla introduzione a cura del Prof. P. Rafael Pascual LC, Direttore della Cattedra Marco Arosio dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. I relatori che daranno vita a questa giornata sono: Prof. P. Aleksander Horowski ofm cap Istituto Storico dei Cappuccini; Prof. P. Juan Gabriel Ascencio LC dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum; Prof. Alessandro Ghisalberti dell’Università Cattolica di Milano; Prof.ssa Antonella Fani della Pontificia Università Gregoriana ed il Prof. don Alain Contat dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Alle 17,00 si terrà la tavola rotonda dell’Associazione di Studi Medievistici e Metafisici.
Giovedì 27 aprile il Prof Pandolfi modererà la prima parte della giornata e relazioneranno: Prof. P. Amaury Begasse de Dhaem SJ della Pontificia Università Gregoriana; Prof. P. Pedro Barrajón LC dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Alle 11,00 ci sarà la presentazione dei lavori e premiazione dell’edizione speciale 2017 del Premio Marco Arosio.

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Incontro con Pinar Selek sulla libertà di pensiero e di stampa

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2017

Teatro-Dal-Verme-Milano.jpgMilano Teatro Dal Verme (Sala Piccola) 12 gennaio 2017, ore 18.30 la sociologa turca Pinar Selek, il giornalista Lirio Abbate e la studiosa Lea Nocera si confrontano sul tema della libertà di pensiero e di stampa, in un incontro sulla figura di Asli Erdogan (giornalista e scrittrice sotto processo in Turchia per la sua collaborazione a un giornale filo-curdo). Modera Marino Sinibaldi.
Asli Erdogan interverrà in diretta, in videoconferenza dalla Turchia (dove è stata scarcerata il 29 dicembre ed è tuttora in libertà provvisoria in attesa di sentenza).Intervengono Silvia Ballestra, Alessandro Bertante, Helena Janeczek, Federica Manzon, Alessandro Mari e Bianca Pitzorno con letture tratte da Il mandarino meraviglioso di Asli Erdogan (Keller).L’evento apre un ciclo di incontri che anticiperanno la prima edizione di Tempo di Libri, la nuova Fiera dell’Editoria Italiana, in programma a Fiera Milano Rho dal 19 al 23 aprile 2017.

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Riflessioni sul pensiero e l’attività di Umberto Veronesi

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

veronesiNapoli martedì 6 dicembre alle 10.30 nell’Aula Coviello di Giurisprudenza alla Federico II in via Porta di Massa 32 la Scuola di Medicina e Chirurgia, il CEINGE-Biotecnologie Avanzate e la Scuola Superiore Europea di Medicina Molecolare – SEMM presentano ‘Riflessioni sul pensiero e l’attività di Umberto Veronesi’. L’incontro sarà moderato da Alessandro Barbano, Direttore de “Il Mattino”, e introdotto da Francesco Salvatore, Emerito di Biochimica Umana dell’Università Federico II, Presidente e Coordinatore Scientifico del CEINGE – Biotecnologie Avanzate di Napoli.Interverranno Luigi Califano, Presidente Scuola di Medicina e Chirurgia della Federico II, Filiberto Cimino, Vice-Presidente SEMM Nazionale, Pier Giuseppe Pelicci, Direttore Scientifico SEMM Nazionale, e Andrea Ballabio, Direttore Scientifico SEMM Napoli, Direttore Istituto Telethon di Genetica e Medicina – TIGEM.Sarà proposto un video di Umberto Veronesi con un ultimo contributo. Concluderà Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università Federico II.

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Il pensiero, le cose, il futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2016

il pensierodi Riccardo Alfonso. Tutto sembra ruotare intorno all’intelletto e alle sue capacità di progettazione e di crescita. Accade quando le facoltà psichiche elaborano pensieri a volte semplici e altri complessi. Lo fanno quando i processi sono sottoposti a regole ben precise, frutto dei nostri studi e delle nostre ricerche.
Lo fanno se il pensiero si avvale dei canali sensoriali che rasentano il razionale e si tuffano, senza un salvagente, nel mare magnum dell’esoterismo che percorre le vie della telepatia e della chiaroveggenza, della precognizione e della percezione.
Il nostro tentativo è di comprendere l’universo attraverso una realtà meno limitata e una certezza priva di dubbi. In noi vi è forte la sensazione che dietro il mondo che percepiamo esista una realtà molto diversa dal concetto psicologico che c’è più familiare.
I fenomeni psichici, in questa fattispecie, sembrano rappresentare un’opportunità da tenere ben da conto se non altro perché essi germinano e si maturano in un “ambiente” più vicino alla sorgente della nostra vita. D’altra parte noi siamo consapevoli d’essere immersi in un mondo più grande di quanto non sembri e da questa prospettiva noi ci sentiamo più dei mortali legati ai propri sensi, quali ci vuole uno stadio meccanicistico della scienza. E’ come dire che non si nasce e non si vive invano. Dobbiamo logicamente presupporre che vi è abbastanza spazio perché qualcosa della nostra personalità e quella del mondo “vivente” continui dopo che i sensi hanno cessato di funzionare. E’ un’evenienza da non trascurare. Non vorrei dare delle certezze, di là del ragionevole, ma semmai indicare un tracciato di probabilità meno accidentato sulla sopravvivenza della nostra indole dopo la morte. Di certo posso dire che è un terreno ancora inesplorato e la scienza, così come oggi la conosciamo, non credo ci possa aiutare più di tanto. Forse una possibilità esiste scandagliando la pratica esoterica, anche se l’indagine resta molto aleatoria e i fenomeni rilevati non tutti sembrano assumere una valenza probatoria, di là di ogni ragionevole dubbio. Editore: Fidest press agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l (foto: il pensiero)

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Schegge del mio pensiero: parte seconda

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

Schegge del mio pensierodi Riccardo Alfonso. Riprendo il discorso dalla prima parte di questo lavoro per affrontare gli argomenti che mi sono proposto di trattare da un’altra visuale. In questo senso ritengo di poter affermare di aver toccato il punto centra¬le nel quale l’homo solaris deve scoprire la sua vera identità per confrontarsi e realizzarsi.
E’ vitale per l’intera umanità, posta alle soglie dei nuovi traguardi scientifici e tecnologici, uscire dai tanti falsi che ci ha propinati la cultura tradizionale ed aprirsi la strada verso il futuro partendo da quel “segmento di vita” che le appartiene.
Non vi sono altre vie d’uscita, altre soluzioni possibili. E’ l’atto creativo che, nel suo insieme controlla per impedire di attentare al creato distruggendolo: “Fin qui giungerai – dice il Creatore al mare, bloccandolo sulla battigia del litorale – e non oltre, qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde.” Lo stesso libro della Sapienza, sorto nell’ambito del giudaismo ellenistico di Alessandria d’Egitto, rielaborerà questa impostazione ricorrendo alla teoria platonica dell’ἁ-morphos hŷle, ossia della materia informe considerata come eterna . Emergono qui tre simboli di loro natura negativi:
1.E’ in ebraico onomatopeico perchè la sua rozza e informe sonorità evoca ciò che è amorfo, confuso, indefinito, inconsistente e infecondo come è, ad esempio, il deserto, superficie vuota, squallida, che dice assenza di vita, silenzio, morte.
2.Le tenebre sono la negazione della positività e vitalità della luce e quest’ultima sarà appunto l’oggetto primo della creazione divina.
3.L’abisso, in ebraico tehòm, che allude al dio mesopotamico del caos, Tiamat, e implica un vuoto, un’assenza di materia.
E’ una simbologia negativa già presente nella concezione metafisica greca, ma che vuole solo porre dei distinguo, da chi l’ha ripresa per trasformarla in un messaggio religioso, tra ciò che vediamo e l’ignoto che pure ci sovrasta. Editore: Fidest press agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Schegge del mio pensiero)

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Schegge del mio pensiero parte prima

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

Schegge del mio pensiero parte primadi Riccardo Alfonso. Il titolo che ho dato al presente lavoro rappresenta il frutto giunto a maturazione delle mie letture e delle mie riflessioni e degli appunti presi e rivisitati e che ora mi propongo di riprodurre. Non costituisce un testo organico nel senso tradizionale della parola, ma tante brevi esposizioni su particolari argomenti e che sono stati da me affrontati nel tempo. E’ un modo di fare il punto della situazione volgendo il mio sguardo alla pila di libri che mi contornano e rigurgitano dagli scaffali delle mie due librerie. A essi vi aggiungo quanto ho scritto e conservato nel mio computer compresi i miei 85 libri elaborati e di tanto in tanto riletti e corretti con pazienza certosina. Mi rendo perfettamente conto che non si tratta di scritti “originali” poiché essi sono il risultato di quanto ho appreso qua e là e poi elaborato ricercando una mia personale interpretazione e logica connessione tra loro. Le trattazioni che mi accingo a esporre in questo libro risente dei miei particolari interessi che s’imperniano in massima parte nel sociale e nello scientifico. Vorrei per chi ha la bontà di leggermi che queste “schegge” possano diventare una sorta di stimolo per un approfondimento. Per questo motivo cerco, per quanto possibile, di citare gli autori e gli editori nelle note a piè di pagina. Un tema, fra tutti mi è molto caro e vorrei che fin dalle prime battute fosse ben presente al lettore. Esso ruota intorno a quelli che ritengo i due sommi diritti: alla vita e al vivere. Alla vita che noi vogliamo sia consentita a tutti senza discriminazioni di sorta, ma che non dove impedire di rispettare la seconda condizione che è quella del vivere. L’assunto è ovvio, a mio avviso. Io che ti dono la vita devo anche fare di tutto perché nel prosieguo sia garantita la sua continuità nel migliore dei modi. Questi due diritti oggi sono sbilanciati. Si nasce ed è giusto, ma l’iniquo è nel non rispettare la vita che si evolve. Editore: Fidest Press agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Schegge del mio pensiero parte prima)

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Antologica di Simon Benetton

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2015

simon benettonMantova dal 7 novembre al 3 dicembre 2015 Inaugurazione: Sabato 7 novembre, ore 17.00. Sarà presente il maestro Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Domenica 29 novembre 15.30-19.00 Galleria “Arianna Sartori” via Ippolito Nievo 10 e via Cappello 17 antologica di Simon Benetton. La mostra organizzata dalla storica Galleria di Mantova, in collaborazione con ‘Archivio Storico Simon Benetton’ di Valdobbiadene, ripercorrerà i periodi fondamentali dell’artista, in particolare verranno esposti i capolavori del periodo del ”Modulo”, ”Il Modulo nel Contesto”, “Il Vo‎lo”, “Luce e Vitalita’”, “Oltre L’orizzonte’ ‘Scultura Luce e Forma del Pensiero” e “Concetti Spaziali”.
Simon Benetton negli ultimi due anni ha messo assegno una serie di mostre dal grande impatto mediatico: Nell’agosto 2014, l’inedita Mostra di Grafica e Scultura dal 1950 al 2014 presso il Museo Civico Santa Caterina di Treviso, sucessivamente tale tematica è stata riproposta in una versine più intima nel Dicembre 2014 presso il ”Palazzo Simon Benetton”, di Vadobbiadene, sede dell’Archvio Storico dell’artista, con una mostra permanente; Mentre nel Giugno 2015 a Pontedera, una doppia mostra: “Macrosculture Vivibili” con 12 Macrosculture urbane installate nella città e l’Opera Grafica e Scultorea con 90 opere, esposte presso il ‘Centro per l’arte Otello Cirri’, portando in questa occasione il Maestro Simon Benetton ad essere nominato dall’amministrazione Comunale di Pontedera Cittadino Onorario.
Il 10 Luglio 2015, viene inaugurata a Jesolo la Grande Mostra “Jesolo Capitale ‎del Turismo Forgia il Ferro”, in tutte le piazze e presso Il litorale Manzoni vengono posizionate 32 installazioni per 41 Macrosculture Vivibili in una Jesolo da record, la quale ha contato nella stagione 2015 circa sei milioni di turisti, e poi la consacrazione tanto attesa: in Francia a Montecarlo, il 1 Ottobre viene inaugurata la mostra collettiva “YA 2015”, Il Maestro Benetton espone con i grandi Maestri dell’arte moderna: Andy Wharol, Amedeo Modigliani, Giacomo Balla, Mario Tozzi, Filippo De Pisis e Steve Kaufman. L’esposizione è avvenuta presso le sale dello Yacht Club di Monaco ed in due Yacht attraccati nel porto ‘l’Olinda e la Nameless’, dove i visitatori e gli appassionati collezionisti hanno ammirato le opere in tutto il loro splendore, il Maestro Simon Benetton ha quindi esposto dieci opere scultoree, con i ‘Grandi Maestri’ ricevendo ampi consensi anche dal comitato generale della Mostra, aprendo le porte ad una serie di iniziative di caratura internazionali in un calendario 2016 molto fitto di appuntamenti.
Simon Benetton quindi ritorna Mantova per la quinta volta e per l’occasione proporrà anche le sue due ultime tematiche con opere “sonoro vibranti”: l’ Icona di Luce’ e ‎’La Voce del Ferro’; opere che sembrano sospese, quasi in assenza di gravità terrestre, che vibrano di una ‘eterna energia cosmica’. Un appuntamento da non perdere presso la Galleria Arianna Sartori di Mantova, 25 opere tra grafica e scultura per una mostra che rappresenta una sintesi retrospettiva del Grande Maestro Simon Benetton. (foto: simon benetton)

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