Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Posts Tagged ‘pensionati’

PNRR: il governo non sa più che pesci prendere e arruola pensionati

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 aprile 2022

Così come i nonni servono per sopperire alle carenze del Welfare State italiano, allo stesso modo i pensionati sono richiamati in servizio per riparare i danni fatti da governi e politici di tutti i colori nei confronti della Pubblica Amministrazione da oltre vent’anni a questa parte. Poco prima delle vacanze pasquali abbiamo infatti appreso dalla stampa che, fino al 31 dicembre 2026, le amministrazioni dello Stato titolari di interventi previsti dal PNRR potranno avvalersi di consulenti pubblici e privati in pensione. Il perché di questa decisione è presto detto: le iniziative promosse dal Governo per la realizzazione del PNRR non stanno funzionando come dovrebbero, a iniziare dai concorsi sprint. E allora ancora una volta la politica cerca di mettere pezze agli errori che essa stessa a commesso. C’è da chiedersi: quest’altra trovata funzionerà? Riusciremo a presentare per tempo i progetti per i quali abbiamo ricevuto cospicui finanziamenti dall’Europa? Finanziamenti, che è bene non dimenticare mai, sono sottoposti a ben 500 condizionalità, mirano a precarizzare il lavoro pubblico e a privatizzare i servizi dello Stato e in larga misura andranno restituiti costituendo una pesante ipoteca per le giovani generazioni. restiamo sul nostro tema con altre domande: qual è la spesa prevista per questo esercito di consulenti? È stato fatto un bilancio costi-benefici? Come sarà garantita la trasparenza? Siamo davvero sicuri che i titoli presentati corrispondono all’effettiva capacità del candidato? Quali protezioni sono messe in atto per ripararsi dall’italico clientelismo? Quali provvedimenti saranno presi per eventuali progetti che non dovessero essere approvati? È chiaro che l’arruolamento dei pensionati dichiara il panico in cui si trova il “governo dei migliori”. Non sanno più che pesci prendere e inventano soluzioni piene di incognite. Per l’ennesima volta calano le decisioni dall’alto senza consultare i lavoratori, le organizzazioni sindacali e senza fare la cosa più semplice di tutte: una ricognizione per verificare la mappa delle professionalità interne alla Pubblica Amministrazione e non utilizzate. Si sarebbero accorti di quante energie sopite dispone lo Stato e probabilmente non ci sarebbe stato bisogno di ricorre ai pensionati. Ma per fare queste semplici mosse occorrerebbero dei politici che conoscono la Pubblica Amministrazione. Invece si limitano a governarla: male come hanno fatto fino a adesso e stanno continuando a fare. Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione. (n.r. Possiamo aggiungere che la colpa dei politici è senza appello. Trent’anni fa abbiamo impegnato alcuni dirigenti della P.A. per un progetto di riforma della P.A. ma la risposta è stata quella di dirci che era apprezzabile ma irrealizzabile in quanto mancava la volontà politica. Non è, quindi, questione di uomini ma il tutto deriva dall’insipenza e l’incompetenza di chi ci guida congiunta alla presunzione di sapere ciò che non sanno.)

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Alessandro Del Carlo confermato presidente dei Pensionati di Cia

Posted by fidest press agency su domenica, 17 aprile 2022

Non sono più rinviabili misure urgenti su pensioni, sanità e servizi, per evitare che milioni di anziani, a partire da quelli con assegni al minimo, precipitino in una condizione d’indigenza, strozzati da caro-energia, inflazione “di guerra” e strascichi della pandemia. Questo l’appello di Alessandro Del Carlo, confermato nella carica di presidente nazionale di Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, dall’VIII Assemblea elettiva che si è conclusa oggi al Centro Congressi Roma Eventi.Nelle sue prime parole dopo la rielezione, il richiamo alla situazione in Ucraina: “La guerra ha sempre solo provocato morte, distruzione, sofferenze tra le popolazioni coinvolte -ha detto-. E l’agricoltura è il settore più colpito, con la devastazione di territori, campi, produzioni, che vuol dire meno cibo e meno sicurezza alimentare a livello mondiale”. Per questo, ha ribadito Del Carlo, “mentre si intensificano le iniziative di solidarietà e di accoglienza verso i profughi in fuga, bisogna insistere per arrivare a una nuova vera trattativa che garantisca stabilità e diritti per tutti. La pace è un principio non negoziabile, è una precondizione per ogni società affinché ci siano libertà e democrazia, per costruire il futuro”. Intanto, le conseguenze della guerra sono piombate sull’economia italiana ancora traballante dopo due anni di pandemia, con l’aumento grave e immediato dei prezzi dei beni essenziali, cominciando da quelli alimentari, che vanno oltre i livelli di inflazione al 6,7% e sfociano nella speculazione. “Un ulteriore aggravio che fa salire ancora il costo della vita -ha spiegato il presidente di Anp- aggiungendosi al caro-bollette, al rialzo dei carburanti e ai postumi del Covid. Rischiano di saltare i bilanci di aziende e famiglie, ma soprattutto per i redditi bassi come i pensionati al minimo, la situazione è diventata completamente insostenibile”. Durante la pandemia, gli anziani hanno pagato il prezzo più alto, anzitutto di vite umane (il 90% dei deceduti aveva più di 65 anni), senza contare che spesso precauzioni e distanziamento hanno significato isolamento sociale, oltre al peggioramento delle condizioni materiali nelle situazioni di maggiore fragilità. Il Covid ha anche reso chiara ed evidente l’importanza del Servizio Sanitario Nazionale, un patrimonio che però va migliorato, riqualificato e potenziato, utilizzando bene i 19,7 miliardi destinati dal PNRR, per assicurare l’uguaglianza nell’accesso ai servizi senza discriminazioni sociali o territoriali.

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Sindacato Italiano Salute Pensionati: Roberto Messina eletto Segretario Generale

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2022

Roberto Messina, già Presidente di Senior Italia FederAnziani, è stato eletto Segretario Generale di SISPEN, il Sindacato Italiano per la Salute dei Pensionati. L’elezione è avvenuta nel primo Congresso dell’organismo nato con l’obiettivo di tutelare la salute dei pensionati e la loro qualità della vita. Il sindacato lavorerà per promuovere l’accesso alle cure, la prevenzione, il rispetto della persona, elaborando iniziative finalizzate a ottimizzare i percorsi in sanità e ad offrire soluzioni migliorative per i servizi sanitari. Il sindacato inoltre tutelerà i pensionati anche nella loro veste di datori di lavoro domestico, e le molte famiglie alle prese con problemi di non autosufficienza gestiti attraverso assistenti domiciliari. «La pandemia ha reso ancora più necessario dare voce ai pensionati, che in questo periodo si sono ritrovati non soltanto ad essere i soggetti maggiormente a rischio quando si parla di Covid 19, ma anche a incontrare crescenti difficoltà nell’accesso alle cure ordinarie, alle diagnosi, agli interventi, a causa delle ormai interminabili liste d’attesa, pagando un prezzo assai elevato in termini di salute.», dichiara Roberto Messina, «Alla luce di queste considerazioni è parso doveroso dar vita a un soggetto che possa porsi quale interlocutore delle Istituzioni in un momento come quello attuale, in cui si pone l’esigenza di ridisegnare il Sistema Sanitario di questo Paese, attraverso un grande slancio di modernizzazione, partendo dal rafforzamento del territorio, dalla tutela della non autosufficienza, dal rafforzamento delle cure domiciliari, dall’implementazione di progetti di e-health, e puntando alla creazione di un ecosistema socio-sanitario capace di rispondere efficacemente ai bisogni di una popolazione sempre più longeva. A tal fine SISPEN lavorerà in sinergia con la comunità medico-scientifica, con le associazioni dei pazienti e con gli altri stakeholder, portando un contributo competente e autorevole alle Istituzioni impegnate nel fronteggiare una sfida di cruciale importanza.»

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Caro bollette: Anp-Cia, macigno per milioni di pensionati

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2021

L’aumento in bolletta di luce e gas da ottobre, rischia di rivelarsi una bomba sociale e soprattutto per milioni di pensionati che percepiscono assegni al minimo e che, negli ultimi anni, si sono addirittura visti erodere il potere d’acquisto delle pensioni di oltre il 30%. Il Governo intervenga subito per mettere al sicuro la sussistenza di tanti italiani. Così Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani alla notizia del caro bollette di circa il 40% (per l’elettricità) e del 31% (per il gas) dal prossimo mese e in vista della riunione sul provvedimento che dovrebbe provare a ridurre di un terzo l’impatto da 9 miliardi degli aumenti in arrivo.Dunque, Anp-Cia sollecita le istituzioni a stringere sulla questione scongiurando il peggio per molti cittadini e per quei pensionati, tanti, che sono già in difficoltà e lottano quotidianamente contro condizioni di vita per nulla dignitose, non avendo la garanzia di beni fondamentali come cibo e spese sanitarie. Problema, sottolinea Anp-Cia, che paralizzerà ancora di più le aree interne e rurali del Paese, come dimostrato anche dalla pandemia, le più carenti di servizi essenziali e socio assistenziali. Inoltre, Anp-Cia ricorda che nel 2020 sono state oltre 10 milioni, il 59,6% del totale, le pensioni erogate dall’Inps con un importo inferiore a 750 euro, con la percentuale che sale al 72,6% per gli assegni delle donne ed è ben più elevata se si prendono le sole gestioni degli ex lavoratori autonomi. In questo caso, la quota di assegni è al di sotto dei 750 euro mensili. Dunque, per Anp-Cia, è arrivato il momento di rivedere il sistema della formazione dei costi sulla bolletta, tenuto anche conto del fatto che, attualmente, i cosiddetti “oneri di sistema” incidono fino al 50% del totale rispetto ai consumi reali. Infine, vanno anche mantenute tutte le agevolazioni e i bonus sulle bollette a beneficio dei soggetti con disagio sociale, comprese quelle introdotte per l’emergenza Covid. La difesa dei più deboli resti una priorità come previsto dalla Costituzione.

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A palazzo Chigi Banchieri e castiga pensionati

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

“Proprio mentre Quota 100 è in scadenza, il governo dei migliori si farà suggerire le strategie di politica economica dalla professoressa Elsa Fornero, nominata dal premier come consulente di Palazzo Chigi, in compagnia della Tarantola, ai vertici della Banca d’Italia proprio quando fu autorizzata la sciagurata operazione di acquisto da parte di Mps dell’Antonveneta. Banchieri e ‘castiga pensionati’ fanno del governo Draghi un Monti due?”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Situazione dei pensionati italiani in Repubblica Dominicana

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2021

“Ho presentato un’interrogazione al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali sui diritti dei pensionati italiani in Repubblica Dominicana.Ho chiesto ai Ministri Franco, Di Maio e Orlando di intervenire al fine di venire incontro alle esigenze dei pensionati italiani residenti in Repubblica Dominicana, mediante l’avvio di un negoziato bilaterale atto a regolamentare l’assistenza sanitaria, permettendo il pagamento delle tasse sulla pensione direttamente in Repubblica Dominicana, oppure garantendo loro l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale.Infatti, i pensionati italiani in Repubblica Dominicana pur pagando le tasse sulla pensione in Italia sono esclusi dal Servizio Sanitario Nazionale nel momento in cui si iscrivono all’Aire.Auspico che il Governo venga incontro a questi connazionali che chiedono da tempo la necessità di pervenire ad un accordo fra i due Paesi che permetta di pagare le imposte direttamente nel Paese di iscrizione all’AIRE oppure di consentire loro di continuare ad essere iscritti al Servizio Sanitario Nazionale. Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Istat: Unc, 35,2% pensionati sotto 1.000 euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Inps, il 12,1% dei pensionati percepisce un reddito fino a 499 euro al mese mentre il 23,1% da 500 a 999 euro.”Il 35,2% dei pensionati percepisce un reddito mensile inferiore a 1000 euro. Un dato che, sommato al fatto che l’8,3% prende oltre 3000 euro, dimostra che la disuguaglianza è un problema irrisolto di questo Paese di cui dovremmo vergognarci” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerati i diritti acquisiti dei pensionati, l’unica via per arginare il fenomeno è avere un Fisco più equo, rispettoso dell’art. 53 della Costituzione, ossia del criterio della capacità contributiva e della progressività del sistema tributario” conclude Dona.

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Che ne vogliamo fare dei pensionati?

Posted by fidest press agency su martedì, 12 gennaio 2021

È evidente che tra i pensionati esiste un’area di povertà molto elevata: poveri, rassegnati, frustrati. Eppure, cercano di stringere i denti e di vivere dignitosamente. Lo fanno, sovente, togliendosi il pane di bocca per infilare qualche banconota di 50 euro nelle tasche dei nipoti, studenti, precari, disoccupati, con famiglia monoreddito. I pensionati, in Italia, sono circa 18 milioni e diventeranno qualcosa di più tra qualche anno. Molti di loro riescono a star bene in salute ma con solo qualche acciacco alle ossa, per lo più. Altri sono meno fortunati in salute. Altri, ancora, risentono l’abbandono dei familiari o vivono soli perché non hanno figli e nipoti per via di fratelli e sorelle. Li troviamo seduti sulle panchine dei giardini pubblici, a discutere per strada con i loro coetanei a fare la spesa, a portare a spasso i nipotini, a frequentare la parrocchia, a cercarsi qualche hobby. Sono ancora una risorsa ma loro non sembrano rendersene conto. Lo Stato con le imposte, con le addizionali degli enti locali, con le tasse su tutto non fa altro che erodere le loro modeste rendite. Si sentono assediati, si sentono a volte inutili. Non sono più i nonni di un tempo che attiravano i loro nipoti raccontando storie di vita e si riscaldavano intorno al camino e i loro volti s’illuminavano alle fiammate che aggredivano il ciocco posto sulla brace. La memoria non è più la stessa. Restano solo i ricordi lontani, belli e tristi di giovani vogliosi di crescere, di lavorare, di trovare un posto nella vita, un amore che riscaldasse i loro cuori. Poi si cede il passo ai più giovani e gli anni l’età diventa un peso a volte insopportabile per sé e per gli altri. Possibile che si debba fare tanto per allungare la vita e poi con questa vita allungata si diventa superflui? Possibile che non vi è un’opportunità d’uscire da questo mondo con dignità? (Riccardo Alfonso)

 

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1,6 mln di pensionati prendono meno di 500 euro

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

La Consulta, pur ritenendo legittimo il raffreddamento della rivalutazione automatica delle pensioni elevate e i prelievi di solidarietà, ha bocciato la previsione della durata quinquennale del prelievo, ritenendo non potesse superare l’ordinaria proiezione triennale del bilancio di previsione dello Stato.”Ora il legislatore deve porre subito rimedio a questa sentenza, cercando di trovare legittimi modi per rendere più eque le pensioni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non è accettabile, infatti, che 1,6 milioni di pensionati (1.598.890), il 10,3% dei pensionati, prenda pensioni fino a 500 euro al mese, quando per l’Istat la soglia di povertà per un single è pari a 656,97 euro” prosegue Dona. “Siccome queste pensioni da fame costano solo 5 mld e 461 mln, l’1,86% della spesa complessiva, 12 volte in meno di quelle sopra i 3000 euro, che costano 66,772 miliardi totali, il 22,7% della spesa complessiva pari a 294 mld e 357 mln, è evidente che chiedere un piccolo sacrificio a chi percepisce pensioni d’oro è necessario per ridurre questa iniqua disparità” conclude Dona.

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Inps: 33,6% pensionati con meno di 1.000 euro al mese

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

Secondo i dati resi noti oggi, oltre un terzo dei pensionati Inps, il 33,6%, percepisce redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese.Una vergogna! Dati non degni di un Paese civile, specie se si considera che costano solo il 12,6% della spesa pensionistica mentre i pensionati d’oro, con redditi superiori a 3.000 euro al mese, pur essendo solo l’8%, costano la bellezza di 66,7 miliardi, il 22,7% della spesa complessiva, ossia quasi il doppio delle pensioni da fame, l’80% in più. Che dire poi di chi prende meno di 500 euro, quando per l’Istat la soglia di povertà per un single è pari a 656,97 euro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco perché la sentenza della Consulta di settima scorsa, secondo la quale è illegittimo il contributo di solidarietà oltre il triennio, è un pugno in faccia alla povera gente. Ora il Governo deve porre subito rimedio, sostituendo il contributo di solidarietà con un innalzamento temporaneo almeno dell’ultima aliquota Irpef, quella del 43% per chi dichiara oltre 75 mila euro” conclude Dona.

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Addio Quota 100, tutti in pensione a 67 anni?

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “per la scuola, dove l’età anagrafica media è abbondantemente sopra i 50 anni, l’adozione ‘secca’ della Legge Fornero si trasformerebbe in una soluzione davvero ingiusta: il logorio psicologico dell’insegnamento e del personale che opera nei nostri istituti scolastici, provato scientificamente, per via delle continue e non sempre facili relazioni l’utenza, comporta infatti un rischio biologico molto superiore ad altre professionalità. A tutela della loro salute e sicurezza, quindi è bene collocare questo personale tra le categorie che svolgono lavori gravosi. Dopo avere confermato che Quota 100 “non sarà rinnovata” perché “la misura si è rivelata troppo costosa per le casse dello Stato ed inoltre non è stata vista neanche come una misura equanime visto che è andata a penalizzare le donne e coloro che hanno avuto una carriera discontinua”, Orizzonte Scuola scrive che “si sta lavorando ad una riforma delle pensioni con entrata in vigore il 1° gennaio 2022 che renda meno rigido lo scalone di 5 anni che si creerà con la scadenza della quota 100”.“L’opzione più probabile per sostituire la quota 100 sembra essere la Quota 102, una sorta di quota 100 rivisitata. Dal 2022, quindi potrebbe essere possibile accedere al pensionamento con 64 anni di età e con almeno 38 anni di contributi (che sommati danno, appunto, come totale 102). Il meccanismo è molto simile a quello della quota 100 con la differenza che la misura richiederebbe 2 anni in più per l’accesso. Ma non solo. Infatti l’anticipo porterebbe ad una riduzione di circa il 4% per ogni anno di anticipo per toccare il -15% se si anticipa di 3 anni e 8 mesi”.Il Governo starebbe poi lavorando su Quota 41: “è riservata esclusivamente ai lavoratori precoci ma” vorrebbe “estenderla anche ai lavoratori fragili e a coloro che non possono restare al lavoro perchè giudicati inidonei e a coloro che sono impegnati nei settori a maggior rischio COVID (come ad esempio i trasporti e la sanità)”.Va poi ricordato che è stata confermata per il 2021 già Opzione Donna, la cui proroga al 2021 permetterebbe l’accesso alle lavoratrici dipendenti che abbiano compiuto 58 anni entro la fine del 2020 e alle lavoratrici autonome che ne abbiano compiuto 59 alla stessa data, di accedere al pensionamento con almeno 35 anni di contributi (maturati sempre entro la fine del 2020)”. Ma siccome tale scelta comporta un “ricalcolo interamente contributivo dell’assegno previdenziale”, chi aderisce si ritrova con “un taglio della pensione spettante che va dal 25 al 30%”. Infine, si parla di Quota 41 per tutti: un regime che “unificherebbe i contributi necessari per l’accesso a 41 anni, sia per uomini che per donne e non dovrebbe prevedere ulteriori aumenti per adeguamenti alla speranza di vita Istat”: una possibilità che tuttavia favorirebbe gli uomini, perché potrebbe essere colta “solo da coloro che hanno iniziato a lavorare molto presto, entro i 25 anni di età (per età superiori, infatti, si raggiungerebbe prima il requisito anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia)”.

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Pensionati: A quale santo devono rivolgersi?

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Tempi duri si prospettano per i pensionati. Dobbiamo tenere da conto il clima che si sta instaurando nei confronti di chi lascia il lavoro e per una certa mentalità diventa un “corpo morto” che non merita spenderci risorse a partire dall’assistenza sanitaria oltre, ovviamente, alla “perequazione” delle rendite pensionistiche. Ma c’è anche di più. Si parla della necessità di adeguare le vecchie pensioni al sistema contributivo mentre ora lo sono con il sistema retributivo: Cosa significa? Che si sta allestendo il terreno a una riduzione della pensione intorno al 30% in barba alle norme che vietano la retroattività. E i pensionati cosa fanno? Poco o nulla intimoriti dalla grancassa istituzionale che li circuisce con l’idea che si hanno poche risorse e che è necessario stabilire delle priorità per stimolare la ripresa economica, volano per ridurre la disoccupazione in specie giovanile. Niente di più falso. le risorse ci sono e come, a prescindere. Pensiamo ai trenta miliardi di euro spesi per risollevare le banche che hanno buttato letteralmente al vento tantissimi miliardi per favorire gli amici degli amici e che ora si godono al sole delle Maldive il mal tolto sicuri che non saranno perseguiti dalle leggi perché continuano a godere di protezioni governative. E poi vi è il “malloppo” più vistoso dei trecento miliardi di euro tra evasioni, sprechi e quanto altro che il governo si guarda bene di porci mano per non “irritare” i grossi evasori e i vari faccendieri.
Sono gli stessi che vogliono una giustizia che non funziona con processi che prima della sentenza definitiva vi fanno passare anche oltre dieci anni per ottenere, alla fine del tunnel, la prescrizione.
E oggi abbiamo la ciliegina sulla torta con una legge elettorale che si vuole rimaneggiare per essere sicuri di mandare in parlamento gente fidata e obbediente ai voleri del “capo”. Così i 20 milioni di anziani potranno essere maltrattati a piacimento, i tre milioni di disoccupati potranno continuare, con i precari, i sotto pagati, il lavoro nero di altri milioni di italiani, a vivere senza diritti nella povertà imposta dalle stesse persone che hanno votato nella speranza illusoria di un cambiamento. Hanno ascoltato le sirene e ora ne pagano il prezzo. (Riccardo Alfonso)

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Che ne vogliamo fare dei pensionati?

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

È evidente che tra i pensionati esiste un’area di povertà molto elevata: poveri, rassegnati, frustrati. Eppure, cercano di stringere i denti e di vivere dignitosamente. Lo fanno, sovente, togliendosi il pane di bocca per infilare qualche banconota di 50 euro nelle tasche dei nipoti, studenti, precari, disoccupati, con famiglia monoreddito.
I pensionati, in Italia, sono circa 18 milioni e diventeranno qualcosa di più tra qualche anno. Molti di loro riescono a star bene in salute ma con solo qualche acciacco alle ossa, per lo più. Altri sono meno fortunati. Altri, ancora, risentono l’abbandono dei familiari o vivono soli perché non hanno figli e nipoti per via di fratelli e sorelle. Li troviamo seduti sulle panchine dei giardini pubblici, a discutere per strada con i loro coetanei a fare la spesa, a portare a spasso i nipotini, a frequentare la parrocchia, a cercarsi qualche hobby. Sono ancora una risorsa ma loro non sembrano rendersene conto. Lo Stato con le imposte, con le addizionali degli enti locali, con le tasse su tutto non fa altro che erodere le loro modeste rendite. Si sentono assediati, si sentono a volte inutili. Non sono più i nonni di un tempo che attiravano i loro nipoti raccontando storie di vita e si riscaldavano intorno al camino e i loro volti s’illuminavano alle fiammate che aggredivano il ciocco posto sulla brace. La memoria non è più la stessa. Restano solo i ricordi lontani, belli e tristi di giovani vogliosi di crescere, di lavorare, di trovare un posto nella vita, un amore che riscaldasse i loro cuori. Poi si cede il passo ai più giovani e gli anni l’età diventa un peso a volte insopportabile per sé e per gli altri. Possibile che si debba fare tanto per allungare la vita e poi con questa vita allungata si diventa superflui? Possibile che non vi è un’opportunità d’uscire da questo mondo con dignità? (Riccardo Alfonso)

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Anziani: Allerta caldo

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Non solo Covid: con l’estate crescono le condizioni di rischio per la salute dei nostri anziani. Due i nemici principali: le ondate di calore appunto, che incidono direttamente sulla salute delle persone fragili, i malati cronici, gli anziani, e la solitudine, che per diverse cause colpisce maggiormente in questa stagione molti over 65. Il Ministero della Salute ha attivato, anche quest’anno, il sistema di rilevazione delle ondate di calore, e il primo consiglio è ovviamente quello di consultarlo costantemente per sapere quali saranno le giornate più a rischio e adottare di conseguenza un comportamento adeguato.Ecco il decalogo di Senior Italia FederAnziani per far fronte all’emergenza caldo:
1) Non uscire nelle ore più calde della giornata, ovvero dalle 12 alle 17.
2) Bere almeno un litro e mezzo di liquidi al giorno, in modo da reintegrare le perdite quotidiane di sali minerali. Evitare bevande alcoliche, gassate, troppo zuccherate e troppo fredde. Non eccedere con caffè o tè.
3) Consumare pasti leggeri. Preferire pasta, frutta, verdura, gelati alla frutta. Evitare cibi grassi e piccanti.
4) Arieggiare l’ambiente dove si vive, anche con l’uso di un ventilatore, evitando di esporsi alla ventilazione diretta.
5) Tenere il capo riparato dal sole.
6) Indossare abiti leggeri, non aderenti, di colore chiaro e tessuti naturali perché le fibre sintetiche ostacolano il passaggio dell’aria.
7) Non esporsi al sole in modo prolungato. Se, in seguito a un’eccessiva esposizione, dovesse insorgere mal di testa, fare impacchi con acqua fresca per abbassare la temperatura corporea.
8) Non restate all’interno di automobili parcheggiate al sole.
9) Non interrompere le terapie mediche, né sostituire i farmaci che si assumono abitualmente, di propria iniziativa. Consultare sempre il medico per ogni eventuale modifica delle cure che si stanno seguendo.
10) Se è possibile, è consigliabile andare in vacanza in località collinari o termali.
E infine, undicesima e non meno essenziale regola, l’esortazione di Senior Italia FederAnziani rivolta ai familiari, amici, figli, nipoti dei nostri insostituibili ‘nonni’: “Non lasciateli soli!”, dichiara il Presidente Messina.

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Istat: 36,3% pensionati sotto 1.000 euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Inps, al quinto con redditi pensionistici più alti va il 42,4% della spesa complessiva ed il 36,3% dei pensionati percepisce un reddito mensile inferiore a 1000 euro.”La disuguaglianza è un problema irrisolto di questo Paese di cui dovremmo vergognarci” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il dato di oggi si somma a quello dei giorni scorsi, secondo il quale il reddito totale del 20% delle famiglie più abbienti è più di sei volte quello del 20% delle famiglie più povere, un valore che colloca l’Italia tra i peggiori d’Europa” prosegue Dona. “Considerati i diritti acquisiti dei pensionati, l’unica via per arginare il fenomeno è avere un Fisco più equo, rispettoso dell’art. 53 della Costituzione, ossia del criterio della capacità contributiva e della progressività del sistema tributario” conclude Dona.

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Scuola: Stipendi al palo, in arrivo 30 euro netti a lavoratore e ai pensionati 25 centesimi al mese (lordi)

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Le risorse per il rinnovo del contratto sono ampiamente insufficienti per avvicinare gli stipendi del personale scolastico italiano a quello europeo: lo ha candidamente detto il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ai segretari generali dei cinque sindacati più rappresentativi del comparto istruzione e ricerca, assicurando loro anche di continuare ad agire con il massimo impegno, al fine di reperire ulteriori risorse nell’ambito delle decisioni che potranno scaturire dal dibattito in sede parlamentare. Tra l’amaro e l’ironico è il commento di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il sindacato che tra i 40 emendamenti presentati al Disegno di legge di Bilancio 2020 AS 1586 prevede anche le modalità per garantire l’avanzamento dei compensi dei dipendenti e dei dirigenti pubblici eliminando i lacciuoli e i vincoli che limitano la portata: “Ad oggi, stime alla mano, si arriva a coprire a malapena 65 euro in media a dipendente scolastico, altro che aumenti a tre cifre come segnale iniziale: qui, se va bene, gli insegnanti e il personale Ata si dovranno accontentare di una trentina di euro netti al mese, poco più di un antipasto con pizza”. Sugli stipendi degli statali e del personale della scuola è inutile illudersi ancora: la realtà, promesse a parte, è che la tanto ventilata significativa rivalutazione dei trattamenti retributivi di oltre un milione di lavoratori della scuola, quindi, non ci sarà: le risorse, a tal fine disponibili, sono del tutto insufficienti e da utilizzare anche per coprire l’elemento perequativo, ovvero gli aumenti da 85 euro lordi medi che il Governo precedente ha accordato solo per i portatori di compensi di fascia media e maggiore, e lasciano in questo modo i compensi annui dei lavoratori di comparto sotto di 9 mila euro rispetto alla media dell’Unione Europea e con oltre mille euro di potere d’acquisto perso solo negli ultimi sette anni.

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Oltre 90% pensionati ha perso potere d’acquisto

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Secondo i dati Spi-Cgil, oltre il 90% dei pensionati ritiene di aver perso parte del proprio potere d’acquisto ed il 41% ritiene urgente il miglioramento del sistema di rivalutazione delle pensioni.”Vero! E’ la pura verità. Tutti i pensionati hanno perso potere d’acquisto, anche quelli che percepiscono una pensione inferiore a 3 volte il trattamento minimo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”In questi anni, infatti, i pensionati hanno avuto un’inflazione sempre superiore rispetto a quella ufficiale, talvolta anche doppia, visto che per loro pesano molto di più i prezzi del carrello della spesa e di voci come alimentazione e abitazione, rispetto ad altre divisioni di spesa come le comunicazioni, sempre in deflazione. Insomma, i pensionati, specie quelli al minimo, hanno un’inflazione diversa rispetto ad un operaio o alla media degli italiani e serve un indice ad hoc per misurarla, altrimenti avranno sempre una perdita del potere d’acquisto” prosegue Dona. “Quanto al blocco delle rivalutazioni, in manovra si porta al 100% la rivalutazione delle pensioni da 3 a 4 volte il minimo, ossia da 1.539,03 a 2.052,04 euro. Un provvedimento che va nella giusta direzione. Peccato che si traduca in meno di 3 euro all’anno, visto che avevano già la rivalutazione al 97% e l’inflazione è bassa. Inoltre bisognerebbe tornare ad un sistema di rivalutazione delle pensioni per scaglioni, ossia per fasce di importo, anche se magari riviste rispetto allo schema della legge 388/2000, invece di rivalutarle come ora sull’importo complessivo” conclude Dona.

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Inps: 1,9 mln pensionati con meno di 500 euro al mese

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Secondo i dati resi noti dall’Inps, relativi al 2018, il 12,2% dei pensionati, pari ad 1 mln e 951.792 mila, ha redditi pensionistici inferiori a 500 euro al mese.”Una vergogna! Specie se si considera che costano solo 6 mld e 520 milioni, mentre i pensionati d’oro, con redditi superiori a 5.000 euro al mese, pur essendo appena l’1,8% del totale, poco più di 285 mila pensionati, costano la bellezza di 23 mld e 316 milioni, ossia più di 3 volte e mezza le pensioni da fame” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una situazione che non può essere stata risolta dalla pensione di cittadinanza, visto che, anche se in quest’ultimo caso si fa riferimento al reddito familiare e non a quello pensionistico, secondo gli ultimi dati Inps sono solo 118 mila i percettori, contro 1 mln e 951,8 mila pensionati che prendono meno di 500 euro al mese, ossia il 6 per cento. Uno squilibrio difficilmente spiegabile” conclude Dona.

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Perché non trasformiamo le associazioni dei pensionati in centri servizi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

La proposta è venuta dai Centri studi della Fidest dopo una attenta stima delle aspettative e delle esigenze delle popolazioni locali. L’anziano, ad esempio, che è presente all’uscita e all’entrata degli scolari nelle scuole, che funge da osservatore del traffico locale, dello stato delle strade, che si colloca in prossimità degli uffici postali per controllare eventuali movimenti sospetti, che coadiuva la prevenzione per reati cosiddetti minori e provvede all’assistenza o anche solo come presenza “fisica” in casa di malati o di persone bisognose di essere guardate a “vista”, che segue l’andamento dei prezzi al consumo e per segnalare le variazioni ai competenti uffici dell’annona, per stipulare convenzioni con gli esercenti locali al fine di distribuire pacchi di generi di prima necessità a prezzi scontati e via di questo passo, diventa in pratica un ottimo “ausiliario” per tutte quelle necessità avvertibili sul territorio. Un anziano che può, sia pure in part time, far tesoro delle sue precedenti esperienze lavorative di ex (poliziotto, vigile urbano, infermiere, ecc.) concorre di certo a rendere più sicura e seguita la vita degli abitanti di un quartiere e, nel complesso, di una intera città grande o piccola che sia ed avere, per questo, anche un corrispettivo da chi vi richiede una prestazione organizzata e continua.

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Scuola: Colpo di scena sulle richieste per andare in pensione attraverso il sistema “Quota 100”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Il sistema è stato introdotto pochi mesi fa dal governo gialloverde. il sindacato apprende dal primo quotidiano economico nazionale che le domande presentate dai lavoratori della scuola ammontano circa a 27.000: non per tutte – ricorda oggi Orizzonte Scuola – è stato tuttavia “già accertato il diritto a pensione, per cui la maggior parte dei posti che si libereranno non potranno essere utilizzati per le operazioni di mobilità”. Solo per 7.544 domande è arrivato: 1.458 ATA; 123 dirigenti scolastici; 5.875 docenti; 56 insegnanti di religione cattolica; 32 educatori.
Il problema è che per la mobilità del personale – trasferimenti, utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie – saranno utili solo i 7.544 posti attualmente autorizzati dall’Inps. E gli altri? Per tutti i posti che si renderanno liberi dopo l’accertamento del diritto a pensione, i sindacati hanno chiesto al Miur che una parte di tali posti possa essere utilizzata per le immissioni in ruolo dell’anno scolastico 2019/2020. Il ministero dell’Istruzione non ha ancora fornito alcuna risposta. Intanto il tempo passa.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “ancora una volta la burocrazia, la lentezza degli uffici preposti al controllo delle pratiche e l’inerzia di chi gestisce la macchia scolastica, si andranno ad abbattere sulle teste di decine di migliaia di lavoratori. A iniziare da quelle di chi ha fatto domanda, che avrà una risposta, non è detto positiva o tale da essere accettata a mani basse, viste le decurtazioni a troppi zeri previste per chi aderisce a Quota 100”.

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