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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Scuola: Insegnanti italiani sempre più anziani, entro dieci anni la metà andrà in pensione

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Lo dice l’Ocse, attraverso l’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS: l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico invita l’Italia a muoversi per sopperire ai tanti posti, oltre 400 mila, che si andranno a liberare entro due lustri: “Il 48% degli insegnanti in Italia ha 50 anni e più (media OCSE 34%). Ciò significa che l’Italia dovrà rinnovare circa un docente su due nel prossimo decennio”, scrive nella “Nota Paese rivolta all’Italia”, dal quale risulta comunque un giudizio più che positivo del docente medio italiano, sempre aggiornato, collaborativo e al passo con la tecnologia applicata alla didattica. Marcello Pacifico (Anief): “La stima realizzata dall’Ocse sull’alto numero di docenti che entro il 2029 lasceranno la cattedra è un campanello d’allarme che chi governa la scuola non può non sentire: più di 400 mila insegnanti che lasceranno il servizio, alle media di 40 mila l’anno, confermano le nostre previsioni di 300 mila cattedre da coprire con assunzioni entro il prossimo biennio, considerando che ad oggi c’è una carenza di cattedre che supera quota 120 mila. Per farlo, continueremo a dirlo sino all’estremo, non si può prescindere dalla riapertura delle GaE e dal ricorso, all’occorrenza, della seconda fascia d’istituto, visto che in entrambi i casi si tratta di precari selezionati, formati e abilitati”.I docenti italiani hanno un’età media di 49 anni, contro i 44 anni della media nei Paesi OCSE: lo scrive l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, a seguito dell’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) per il 2018 pubblicata in queste ore. Il risultato non sorprende, perché non fa altro che confermare il Conto annuale pubblicato dal Mef, pubblicato in primavera, dal quale è risultato che i nostri insegnanti hanno l’età più avanzata in Europa. Il docente italiano è fortemente collaborativo, quasi sempre frequenta corsi di formazione e aggiornamento almeno una volta l’anno, nella maggior parte dei casi “riferisce di aver spesso calmato studenti problematici” e “valuta abitualmente i progressi dei propri studenti osservandoli e fornendo un feedback immediato”. Inoltre, “l’uso delle TIC per l’insegnamento” è stato incluso nella formazione o istruzione formale” e per due insegnanti su tre quella dell’insegnamento “è stata la prima scelta professionale”.
“Ciò che esce fuori dallo studio Ocse – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è un profilo di un insegnante italiano attaccato alla professione, che si forma in modo continuo, efficace nell’azione formativa e con un rapporto positivo con i propri alunni. Anche il grado di competenza tecnologica è diventato adeguato alla professione. Un grave problema irrisolto rimane invece quello del ricambio inadeguato di personale. Tanto da detenere la palma del Paese con docenti più avanti negli anni rispetto agli altri Paesi. E non saranno certo i concorsi-lumaca a risolvere la situazione”.

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SCUOLA e P.A. In pensione con quota 100: quasi pronta la maxi finestra alla legge Fornero per privati e statali fino al 2022

Posted by fidest press agency su martedì, 8 gennaio 2019

Si potrà andare via con l’assegno tagliato massimo del 16%. Tutto dipende dagli anni di contributi non versati rispetto agli attuali requisiti di anzianità. Per Anief, finalmente, si prende atto che l’inopportunità di mantenere i lavoratori in servizio oltre una certa età. Ma nella prossima legge di stabilità devono essere trovate le risorse per evitare questa penalizzazione, perché nella media dei paesi Ue si va in quiescenza a 63 anni con il massimo contributivo.Questa la quota che dovrebbe approdare nei prossimi giorni in Consiglio dei Ministri, forse già dopodomani: la quota 100 – riservata ai lavoratori con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi – viene introdotta solo “in via sperimentale per il triennio 2019/2021”. Ancora dubbi sull’entità del taglio dell’assegno, ridotto dal 2% al 16% secondo il sottosegretario Durigon, mentre per l’Ufficio parlamentare di Bilancio dal 5% al 30%, in base alle annualità di anticipo rispetto alla quota ordinaria. In pratica, se un docente della scuola secondaria destinato a lasciare il lavoro a 67 anni con un assegno di circa 1.500 euro netti dovesse decidere di andare in pensione con quota 100 a 62 anni, potrebbe percepire un assegno di 1.200 euro per tutta la pensione. Ciò avviene perché, anticipando l’uscita, si possono far valere meno anni di contributi e il montante pensionistico dovrà essere spalmato su più anni di erogazione. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) rimane inderogabile la necessità di approvare una legislazione con delle deroghe d’uscita per salvaguardare chi opera nella scuola, le cui professionalità, a partire dai docenti, risultano ad alto rischio burnout.

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Scuola – In pensione a 61 anni?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2018

Secondo la stampa specializzata, una questione fondamentale per il nuovo Governo “riguarda l’allargamento delle categorie dei lavori usuranti che permettono un anticipo della pensione. Ricordiamo che tra le categorie sono state inserite le maestre d’infanzia e quelle d’asilo, escludendo tutte le altre categorie di docenti”. Del resto, la necessità di fare uscire anticipatamente dal lavoro chi opera nella scuola sta diventando un tema impellente: tra i docenti, in particolare, lo stress da lavoro è altissimo e diversi studi hanno confermato che nella categoria l’incidenza del burnout è decisamente più alta che per altre professioni, specificatamente con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. L’Anief, pertanto, ribadisce tale priorità ai nuovi parlamentari e al Governo in arrivo: è bene che non ascoltino le “sirene” contrarie, ad iniziare dalle dichiarazioni del presidente dell’Inps.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il nostro sindacato chiede di inserire il lavoro di tutto il personale della scuola come usurante, con una finestra a 61 anni. Come ribadito nel corso dello sciopero di venerdì scorso, della manifestazione a Roma e negli incontri con i dirigenti ministeriali e politici, la riforma Fornero per i lavoratori della Scuola è inapplicabile: occorre quindi tornare alle condizioni precedenti a quella riforma pensionistica, in modo anche da rispettare la mancata previsione dell’ultimo ‘gradone’ stipendiale nel contratto collettivo nazionale 2016/18, oltre che favorire il turn over ciò permetterebbe di abbattere anche il precariato e ridurre finalmente quel gap generazionale-anagrafico alunni-discenti che ci ha fatto diventare la barzelletta dell’area Ocse a causa dell’età sempre più avanzata dei nostri insegnanti, oltre al sempre troppo alto numero di anni di supplenze da svolgere prima di arrivare all’immissione in ruolo.

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L’idea di andare in pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

Da molte parti si sollecita l’allungamento dell’età lavorativa di un pensionamento ritardato rispetto al limite oggi stabilito. Io, e lo dico da anni, sono convinto che questo sistema previdenziale come quello assistenziale abbiano fatto il loro tempo e che sia giunto il momento di una loro rivisitazione alla luce di un mutato rapporto esistenziale dettato dalle nuove tecnologie e dalla ricerca scientifica e medica. Cosa potremmo avere in cambio? Un contratto assicurativo decennale di previdenza e assistenza prelevabile sulle retribuzioni dei lavoratori e che consentissero, al suo scadere, una rendita mensile pari al 20% di quanto si è percepita e altrettanto nei decenni successivi. Nello stesso tempo l’assistenza sanitaria da universale dovrebbe trasformarsi in “prevenzione universale” nel senso che ogni persona ha diritto ad avere check-up periodico a prescindere dal suo stato di salute per individuare eventuali malattie asintomatiche. Tutti dotati di un chip dal quale vi sia l’anamnesi del proprio stato di salute, le terapie adottate, i risultati ottenuti, i controlli specialistici effettuati e i farmaci assunti. Nello stesso tempo ognuno sarà chiamato a donare il proprio sangue periodicamente per una banca del sangue personalizzata da utilizzare in caso di necessità o anche da tenere a disposizione per gli usi delle sale operatorie.
Un progetto che ha un suo limite, per via di un nostro deforme concetto mercantilistico, poiché dobbiamo passare dall’idea che l’essere umano non è più un bene economico ma sociale, e quindi talune prestazioni devono restare gratuite poiché se vale il diritto alla vita altrettanto deve valere il diritto a vivere nel migliore dei modi. Per estensione lo stesso concetto vale per l’istruzione, l’avere un’abitazione e un lavoro. E’ un passaggio concettualmente difficile ma vitale. (Riccardo Alfonso)

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Scuola – Docenti: è fuga verso la pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

scuolaDal 1° settembre 2018 a lasciare il servizio saranno nei prossimi mesi tra i 40mila e i 50mila dipendenti. Si vanno ad aggiungere a quelli già oggi disponibili su disciplina, alle 40mila cattedre di sostegno in deroga, ad altre 20mila spostate con l’ultima Legge di Stabilità dall’organico di fatto a quello diritto: la prossima estate ci ritroveremo con una quantità enorme di posti vacanti. Si tratta di cattedre che andrebbero assegnate come prevede la legge, ai precari e ai vincitori di concorso attraverso contratti a tempo indeterminato. A meno che non si voglia incentivare la “supplentite”. Ma ci sono candidati utili per coprirli? La risposta è negativa, almeno con le regole vigenti. Perché in attesa del nuovo reclutamento che porterà in cattedra in modo definitivo i primi docenti vincitori dei nuovi concorsi riservati non prima del 2021 (gli attuali abilitati di seconda fascia d’istituto) e con i nuovi che si metteranno in lista di attesa per diventare docente e che dovranno attendere almeno sei-sette anni, tra concorso pubblico e formazione triennale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Al Miur fanno finta di dimenticare che ci sono decine di migliaia di docenti già selezionati e formati, i quali non aspettano altro per subentrare sui tanti posti privi di titolare. Sono tutti gli abilitati degli ultimi otto anni, vittime della ingiustificata chiusura delle GaE, le stesse che l’Anief ha fatto riaprire dai giudici nel 2008 e nel 2012. Nella prima occasione perché si stavano esaurendo le Ssis, mentre nel secondo caso perché non erano ancora partiti i Tfa. Adesso c’è un motivo altrettanto valido. Per questo, continuiamo a chiedere al Governo di approvare con urgenza un decreto ad hoc, del quale possano beneficiare innanzitutto quei docenti che la Buona Scuola ha ignorato. A partire, certo, dai diplomati nella scuola magistrale, a cui il Consiglio di Stato con l’adunanza plenaria ha stoppato il passaggio nelle graduatorie ad esaurimento ma che lo stesso organo di giustizia continua ad avallare con sentenze a parte. La loro riapertura riguarderebbe anche gli abilitati con Tfa, Pas e Scienze della formazione primaria, pure loro ad oggi senza alcuna prospettiva, se non quella di vedersi negare le supplenze lunghe al compimento del trentaseiesimo mese di precariato. Il Governo faccia incontrare quella che gli economisti chiamano ‘domanda e offerta’. In caso contrario, attueremo mobilitazioni, scioperi e una guerra legale senza precedenti.

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È ora di mandare in pensione governo, Cgil, Cisl, Uil e Unione Europea

Posted by fidest press agency su sabato, 25 novembre 2017

european commissionPuntuale come nel 2011 è arrivata la lettera della Commissione Europea che lancia l’allarme per i conti pubblici e raccomanda di non toccare la riforma Fornero minacciando una procedura di infrazione per la primavera. A differenza del 2011 il tono è più gentile, ma il contenuto è sempre lo stesso: distruggere lo stato sociale a cominciare da pensioni e sanità. Il tono è più gentile per le problematiche interne all’UE in fase di precrisi e perché il governo si sostituisce alla troika. La strategia rincorre nella sostanza il modello greco. Il governo fa l’illusionista e autoproduce un documento sostitutivo dell’accordo sindacale che, obiettivamente, si potrebbe definire patetico se non riguardasse milioni di lavoratori. CGIL CISL UIL recitano la parte dei sudditi regalandoci una varietà di atteggiamenti: Cisl consenziente, Uil titubante, Cgil barricadera dimenticando che contro la legge Fornero hanno indetto 3 ore di sciopero e che il governo ha fatto carta straccia del tanto sbandierato accordo di un anno fa. Viene il sospetto che la lettera sia stata concordata in modo da togliere le castagne dal fuoco al governo. Intanto i nostri oracoli si sbracciano per immobilizzare ogni possibile mini ritocco, perché di questo stiamo parlando. Boeri, ministro aggiunto al governo, prevede l’apocalisse, Cottarelli che casualmente ha lasciato il FMI (ma lo lasciano mai davvero?) con il suo osservatorio sulla spesa pubblica demolisce ogni impegno di spesa sociale (è una componente della spesa pubblica) come se il salvataggio delle banche o gli incentivi alle imprese non fossero spesa pubblica.
Ma quali sono i contenuti della proposta di ritocco? Esenzione dall’allungamento della età di pensionamento di alcuni lavori gravosi, una ritoccatina alla pensione delle donne e soprattutto le agevolazioni per i fondi integrativi per i dipendenti pubblici.
Il meccanismo dell’aspettativa di vita è veramente il modo più subdolo per innalzare l’età pensionabile all’infinito ed arrivare alla inconfessata soglia dei 70 anni. La modifica di tale meccanismo rischia di essere ulteriormente peggiorata per un nuovo calcolo biennale anziché triennale, significa che anziché ogni tre anni, l’età pensionabile aumenterà ogni due. Sono esentati dall’attuale incremento di 5 mesi i lavoratori che fanno attività usuranti aggiungendone alle 11 già previste altre 4 per una platea di 16 mila lavoratori secondo il governo. Di fronte a milioni di lavoratori è un gran successo. Se poi vediamo i requisiti per la pensione dei lavoratori usuranti nel 2017 è di 35 anni di contributi ed un’età anagrafica di 61 anni con un’attività usurante svolta per almeno 7 anni negli ultimi dieci, prevedendo per il 2018 lo svolgimento delle mansioni usuranti per la metà almeno della vita lavorativa. Il ritocco per il 2019 consente di usufruire di uno sconto di 5 mesi sui 67 anni per le pensioni di vecchiaia, di fatto non si ha una riduzione dell’età pensionabile che corrisponderebbe ad una riduzione di esposizione ai rischi di una attività gravosa, ma si rimane sui criteri attuali. Una vera e propria beffa.
Ci sono poi ritocchini per l’ape sociale con i soldi risparmiati e diventa di fatto un altro sgravio alle imprese. Ulteriore ritocchino per le donne per le quali con i soldi risparmiati si concede uno sgravio di età pensionabile di un anno per ogni figlio anziché sei mesi ma con il tetto di due anni.
Ma il vero piatto forte per CGIL CISL UIL sono le agevolazioni fiscali per i fondi integrativi pubblici adeguando al privato il prelievo fiscale. Questo accompagnato alla reintroduzione del silenzio assenso come meccanismo di esproprio del tfs. Una modalità che sostituisce la possibilità di scelta con la necessità di rifiuto di un’imposizione di fatto.
Che fine hanno fatto l’assegno di garanzia per i giovani, il riconoscimento del lavoro di cura e così via? Una debacle sindacale che rivela il vero ruolo di comprimari di CGIL CISL UIL. La mobilitazione della CGIL ha carattere strumentale e si limita a riproporre come un mantra le sue proposte che non affrontano il problema nella sua essenza. Non esistono proposte correttive se si accettano le compatibilità finanziarie imposte da UE e governo, il problema è strutturale e impone un processo di redistribuzione della ricchezza sociale prodotta. Se si accetta di subordinare gli interessi di lavoratori, giovani, pensionati alle direttive europee e alle scelte liberiste del governo non esistono soluzioni al problema sociale della previdenza. Questo vale per lo stato sociale tutto e per i servizi che esso eroga, ma vale per i contratti dei lavoratori e per le nefandezze del mercato del lavoro che ormai viaggia su direttrici neoschiavistiche. Senza incremento dei salari, dei posti di lavoro, dei servizi e degli investimenti non solo produttivi, ma anche nello stato sociale, non è possibile ridistribuire ricchezza e dignità alle persone. Tutto questo è possibile invertendo le politiche neoliberiste e rompendo la gabbia dell’UE che rastrella la ricchezza sociale in sostegno a multinazionali e banche. Rifiutando iniziative spot come quelle della CGIL, riteniamo indispensabile costruire una campagna di demistificazione delle politiche previdenziali di governo e cgil cisl uil in difesa dei diritti universali come pensione, sanità, scuola, servizi territoriali, casa.

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Pensione: la Corte costituzionale calpesta i diritti dei pensionati

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

meloni_3_250x339«Ecco come funziona la giustizia sociale in Italia: se sei un pensionato d’oro sei intoccabile, se invece hai una pensione normale il Governo può metterti le mani in tasca quando e come vuole e rimanere impunito. È quello che è successo con l’ultima vergognosa sentenza della Corte Costituzionale, che ha salvato il Governo e ha calpestato il sacrosanto diritto di 6 milioni di pensionati di riavere indietro 30 miliardi di euro di mancate rivalutazioni. Un vero e proprio esproprio che l’Esecutivo ha perpetrato ai danni dei cittadini e contro il quale Fratelli d’Italia si è battuto fin dal primo momento, mettendo a disposizione dei cittadini un pool di avvocati e giuristi e promuovendo azioni legali e migliaia di atti di diffida. La nostra battaglia continuerà e continueremo a chiedere #restituiteilmaltolto». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Pensioni: un tema sempre d’attualità

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

pensionatiDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Negli ultimi giorni, il tema delle pensioni è tornato prepotentemente alla ribalta della stampa nazionale, per effetto delle diatribe interne al Governo e al Partito Democratico, a proposito delle misure da inserire nella prossima Legge di Bilancio. Per effetto dell’aumento dell’aspettativa di vita calcolato dall’ISTAT, infatti, l’età pensionabile potrebbe essere innalzata, dal 2019, a 67 anni. L’aumento previsto ha scatenato le proteste dei sindacati e di molti lavoratori ormai vicini alla soglia della pensione. La decisione ha, inoltre, provocato forti spaccature tra le varie anime della sinistra, divisa tra la componente parlamentare, che ritiene indispensabile fare di tutto per scongiurare questa eventualità, anche posticipando il decreto che innalza ufficialmente l’età pensionabile, e quella governativa, guidata dal ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, che ritiene invece indispensabile mantenere inalterato l’assetto delineato dalla Legge Fornero per non provocare effetti negativi sulla tenuta dei conti pubblici.In questo scenario, ricordiamo che il Governo Berlusconi fu l’unico ed ultimo governo ad aver aumentato le pensioni degli italiani, elevando la soglia minima a un milione di lire nel 2001. Allo stesso modo, come recentemente dichiarato dallo stesso presidente Silvio Berlusconi, l’intento di Forza Italia, in caso di vittoria alle prossime elezioni, è quello di innalzare la soglia minima a mille euro. Un aumento di questa misura si rende infatti assolutamente indispensabile per poter garantire ai pensionati italiani, soprattutto a quelli più in difficoltà economica, il recupero del loro potere d’acquisto, che per colpa della crisi e delle dissennate politiche fiscali restrittive adottate dagli ultimi governi di centrosinistra, soprattutto dal Governo Monti con l’approvazione della riforma Fornero, si è quasi dimezzato.Secondo le ultime statistiche ISTAT, infatti, circa 5,8 milioni di pensionati, ben il 37,5% del totale, percepiscono un assegno pensionistico inferiore ai mille euro mensili. Per le donne va ancora peggio: sotto i mille euro sono il 46,8%. Sul tema pensioni Forza Italia tornerà a ridare fiducia agli italiani, in un momento in cui il Governo Gentiloni, soprattutto per bocca dei suoi ministri Padoan e Poletti, sta facendo soltanto del terrorismo mediatico e creando una grande confusione che produce il solo effetto di spaventare i pensionati e i lavoratori in procinto di concludere la propria carriera lavorativa”.

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L’idea di andare in pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1Da molte parti si sollecita l’allungamento dell’età lavorativa di un pensionamento ritardato rispetto al limite oggi stabilito. Io, e lo dico da anni, sono convinto che questo sistema previdenziale come quello assistenziale abbiano fatto il loro tempo e che sia giunto il momento di una loro rivisitazione alla luce di un mutato rapporto esistenziale dettato dalle nuove tecnologie e dalla ricerca scientifica e medica. Cosa potremmo avere in cambio? Un contratto assicurativo decennale di previdenza e assistenza prelevabile sulle retribuzioni dei lavoratori e che consentissero, al suo scadere, una rendita mensile pari al 20% di quanto si è percepita e altrettanto nei decenni successivi. Nello stesso tempo l’assistenza sanitaria da universale dovrebbe trasformarsi in “prevenzione universale” nel senso che ogni persona ha diritto ad avere check-up periodico a prescindere dal suo stato di salute per individuare eventuali malattie asintomatiche. Tutti dotati di un chip dal quale vi sia l’anamnesi del proprio stato di salute, le terapie adottate, i risultati ottenuti, i controlli specialistici effettuati e i farmaci assunti. Nello stesso tempo ognuno sarà chiamato a donare il proprio sangue periodicamente per una banca del sangue personalizzata da utilizzare in caso di necessità o anche da tenere a disposizione per gli usi delle sale operatorie.
Un progetto che ha un suo limite, per via di un nostro deforme concetto mercantilistico, poiché dobbiamo passare dall’idea che l’essere umano non è più un bene economico ma sociale, e quindi talune prestazioni devono restare gratuite poiché se vale il diritto alla vita altrettanto deve valere il diritto a vivere nel migliore dei modi. Per estensione lo stesso concetto vale per l’istruzione, l’avere un’abitazione e un lavoro. E’ un passaggio concettualmente difficile ma vitale. (Riccardo Alfonso)

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Quando la pensione non basta

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

pensionatiLo dimostra la ricerca realizzata dal sindacato Domina in collaborazione con la fondazione Moressa che mette in luce l’impatto del costo della badante sui bilanci familiari. Principale risultato: solo l’8% dei pensionati può sostenere questa spesa contando solo sul proprio reddito considerando che un’assistenza costa mediamente alla famiglia 16 mila euro anni e che il 70% degli anziani ha un reddito complessivo al di sotto di circa 14.600 euro annui spendibili (al netto delle tasse). In particolare: la fascia con reddito inferiore ai 10.000 euro è la più numerosa, con il 31% dei pensionati. Il 25% ha un reddito complessivo compreso tra 20 e 40 mila euro, mentre meno del 5% dei pensionati percepisce più di 40 mila euro annui. Il costo della “badante” varia a seconda delle ore lavorate e dell’inquadramento contrattuale. Si va dai 2 mila euro annui per assistenza di 5 ore settimanali a persone autosufficienti, fino ai 22 mila euro per assistenza a non autosufficienti da parte di personale formato. Per questo la formula più accessibile resta l’assistenza part time per poche ore: il 50% dei pensionati può permettersi una badante per 5 ore settimanali, e il 20% può permettersi 25 ore.

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Docenti in cattedra fino a 70 anni per arrivare alla pensione minima

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cUn supplente 67enne si era visto negare il diritto all’inserimento nella seconda fascia delle Graduatorie d’Istituto della capitale per “sopraggiunti limiti di età”: all’Ufficio Scolastico non è bastato sapere che al precario “storico” mancassero due anni per raggiungere la soglia del ventennio di contributi, indispensabile per ottenere l’assegno di quiescenza minimo. A quel punto, attraverso il sindacato, il prof si è rivolto al Tribunale del Lavoro di Velletri. Il quale gli ha dato ragione: potrà insegnare per altri tre anni. Come i colleghi di ruolo: per il giudice è infatti illegittima la parte del Decreto Ministeriale di aggiornamento delle G.I. 2017/2020 che nega la permanenza nelle graduatorie per le supplenze a quanti non hanno ancora raggiunto il minimo pensionabile.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Secondo il costante orientamento della Corte Costituzionale, conseguire la pensione minima costituisce un bene inviolabile – ex multis Corte Cost. n.33/2013 – e il Miur non può eludere tale principio con previsioni che discriminano il lavoratore precario rispetto al personale di ruolo, per cui è espressamente prevista la possibilità di permanere in servizio fino al raggiungimento del settantesimo anno di età, se può raggiungere il minimo contributivo ai fini della quiescenza. Non ci fermeremo qui: a quel docente va assegnato un assegno di pensione corrispondente a tutti gli anni prestati, non solo a una parte. Il prof di 67 anni potrà infatti chiedere, con un altro ricorso, il riconoscimento per intero dei vent’anni di supplenze. Oggi la normativa scolastica gli riconoscerebbe solo i primi quattro anni per intero e tutti gli altri rimanenti solo per due terzi. In pratica, applicando la legge, perderebbe tra i 5 e i 6 anni di carriera. Con incidenza negativa su stipendio, scatti di anzianità (da assegnare anche per il periodo di precariato) e, di conseguenza, sull’assegno pensionistico. Invece, Anief chiederà di fargli riconoscere tutti gli scatti di anzianità maturati durante il lungo precariato e la conseguente anzianità di servizio maggiorata dopo il decreto di ricostruzione di carriera. Tra l’altro, da qualche giorno la domanda di ricostruzione carriera va presentata non più in modalità cartacea, ma via internet: attraverso il portale Miur “Istanze on line”.

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Quando la pensione non basta

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 agosto 2017

pensionatiIl progressivo invecchiamento demografico e la crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro, uniti al progressivo calo della spesa pubblica per la famiglia e l’assistenza, hanno determinato negli ultimi anni un forte aumento della richiesta di servizi di assistenza a domicilio da parte delle famiglie. Ma, in tempi di crisi, le famiglie hanno risorse sufficienti per coprire l’assistenza agli anziani? Una badante costa mediamente alla famiglia 16 mila euro annui, e solo l’8% dei pensionati può sostenere questa spesa contando solo sulla pensione.Questo il quadro che emerge da una ricerca DOMINA (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, firmataria del CCNL sulla disciplina del lavoro domestico) realizzata dalla Fondazione Leone Moressa, dal titolo “IL VALORE DEL LAVORO DOMESTICO”.
Su 14 milioni di pensionati, oltre il 70% ha un reddito complessivo al di sotto dei 20 mila euro annui, ovvero al di sotto di circa 14.600 euro spendibili (al netto delle tasse). In particolare, la fascia di reddito <10.000 è la più numerosa, con il 31% dei pensionati. Il 25% ha un reddito complessivo compreso tra 20 e 40 mila euro, mentre meno del 5% dei pensionati percepisce più di 40 mila euro annui.
Il costo della “badante” varia a seconda delle ore lavorate e dell’inquadramento contrattuale. Si va dai 2 mila euro annui per assistenza di 5 ore settimanali a persone autosufficienti, fino ai 22 mila euro per assistenza a non autosufficienti da parte di personale formato. Mediamente, la classica “badante” (livello CS) costa alla famiglia circa 16 mila euro annui.
Contando solo il reddito da pensione dell’assistito, solo l’8,1% dei pensionati può permettersi la badante (livello CS). Più accessibile invece un’assistenza part time per poche ore: il 50% dei pensionati può permettersi una badante per 5 ore settimanali, e il 20% può permettersi 25 ore.
Anche considerato il reddito del coniuge, il risparmio medio per una persona di oltre 65 anni è di appena 3.817 euro annui se sola e 5.235 euro annui se coppia senza figli.

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Dopo la pensione? La valigia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

viaggiatoriPerché di fronte alla prospettiva di assegni sempre più bassi, quasi due romani su tre (63%) si dicono disposti addirittura a trasferirsi all’estero per poter mantenere uno stile di vita simile a quello attuale e trovare un ambiente e servizi più adatti alla terza età, senza trascurare la possibilità di fare nuove, piacevoli esperienze. È il quadro che emerge dall’Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare.
Più della metà dei romani (55%), infatti, teme che la propria pensione non sarà sufficiente a mantenere un tenore di vita adeguato una volta usciti dal mondo del lavoro, e un ulteriore 22% vede molta incertezza all’orizzonte. Fra i principali timori, quello di non poter sostenere le spese mediche di cui si potrebbe aver bisogno andando in là con gli anni (54%), o persino cadere in povertà assoluta (30%), non riuscire a dare sostegno economico a figli e nipoti (28%) e dover gravare economicamente sulla famiglia anche per le necessità quotidiane (15%).Non si tratta solo di pessimismo. A gettare ombre sul futuro pensionistico degli abitanti della capitale sono anche le difficoltà del presente, a partire dalla precarietà del lavoro (48%) e dall’instabilità dello scenario economico (48%). Incidono anche una generale difficoltà a risparmiare per la vecchiaia (46%), gli imprevisti e spese straordinarie, che costringano a metter mano al portafoglio anzitempo (41%) e l’incertezza del quadro normativo (26%) del momento.Ma quali sono le misure di welfare a cui guardano i romani per integrare la pensione e prepararsi agli anni della vecchiaia? Il 43% degli abitanti di Roma punterebbe sulla previdenza complementare: di questi, il 43% con un fondo pensione, una quota analoga con un piano individuale di risparmio e il restante 13% stipulerebbe una polizza assicurativa. Ciò che conta, dicono i romani, è pensarci per tempo, fin da giovani (30%) o da quando si inizia la propria carriera lavorativa (39%).Il 50% degli abitanti della capitale, invece, investirebbe i propri soldi nel mattone. Un dato interessante, che si discosta dalla media nazionale (25%), segno del fatto che a Roma la casa rappresenta ancora un bene rifugio in tempi incerti. Per il 24% infine la soluzione è investire i propri risparmi sul mercato finanziario, mentre per il 20% la soluzione è tenere i soldi sul proprio conto corrente.Ma a chi si rivolgono i romani per farsi consigliare? Il 44% si affiderebbe a un consulente, il 30% si muoverebbe in maniera autonoma, cercando informazioni sul web (17%) o decidendo da sé (13%). Se il 28% si rivolverebbe all’agente assicurativo, una quota analoga ricorrerebbe a familiari, colleghi o amici, mentre il 24% alla propria banca. “Integrare la pensione di base con una rendita complementare è sempre più una necessità per gli italiani”, afferma Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo di Reale Mutua. “Occorre essere lungimiranti, giocare d’anticipo e quindi comprendere l’importanza di costruire per tempo, con una forma di welfare appropriata, una vecchiaia serena giorno dopo giorno. Ed è proprio questo uno dei punti chiave del nostro Osservatorio, l’iniziativa che abbiamo lanciato quest’anno per monitorare l’attenzione e la propensione degli italiani rispetto al macro tema del welfare. Analizzando i risultati della ricerca emerge come i nostri connazionali stiano in effetti sviluppando una sensibilità al tema del futuro pensionistico e agli strumenti e opportunità disponibili.”

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Dopo la pensione? La valigia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

viaggiatoriPerché di fronte alla prospettiva di assegni sempre più bassi, quasi due italiani su tre (64%) si dicono disposti addirittura a trasferirsi all’estero per poter mantenere uno stile di vita simile a quello attuale e trovare un ambiente e servizi più adatti alla terza età, senza trascurare la possibilità di fare nuove, piacevoli esperienze.È il quadro che emerge dall’Osservatorio di Reale Mutua dedicato al welfare1. Più della metà degli italiani (55%), infatti, teme che la propria pensione non sarà sufficiente a mantenere un tenore di vita adeguato una volta usciti dal mondo del lavoro, e un ulteriore 26% vede molta incertezza all’orizzonte. Tra i principali timori, quello di non poter sostenere le spese mediche di cui si potrebbe aver bisogno andando in là con gli anni (45%), o persino cadere in povertà assoluta (33%), non riuscire a dare sostegno economico a figli e nipoti (32%) e dover gravare economicamente sulla famiglia anche per le necessità quotidiane (26%). Non si tratta solo di pessimismo. A gettare ombre sul futuro pensionistico degli italiani sono anche le difficoltà del presente, a partire dal timore di imprevisti e spese straordinarie, che costringano a metter mano al portafoglio anzitempo (45%) o una generale difficoltà a risparmiare per la vecchiaia (41%). Preoccupano anche la precarietà del lavoro (38%) e l’instabilità dello scenario economico (44%) e normativo (36%) del momento.
Ma quali sono le misure di welfare a cui guardano gli italiani per integrare la pensione e prepararsi agli anni della vecchiaia? Più della metà dei connazionali (55%) punterebbe alla previdenza complementare: di questi, il 52% con un fondo pensione, il 37% con un piano individuale di risparmio e il restante 11% stipulerebbe una polizza assicurativa. Ciò che conta, dicono gli italiani, è pensarci per tempo, fin da giovani (33%) o da quando si inizia la propria carriera lavorativa (38%).Solo un italiano su tre (34%), invece, investirebbe i propri soldi nel mattone. Un dato che senz’altro stupisce in un Paese come l’Italia, dove la casa è da sempre considerata un bene rifugio in tempi difficili. Per il 25% infine la soluzione è tenere i soldi sul proprio conto corrente, mentre per una quota analoga la soluzione è investire i propri risparmi sul mercato finanziario.Ma a chi si rivolgono gli italiani per farsi consigliare? Il 42% si muoverebbe in maniera autonoma, cercando informazioni sul web (22%) o decidendo da sé (20%). Il 38% si affiderebbe a un consulente, il 25% alla propria banca o all’agente assicurativo, mentre per il 19% le figure di riferimento sono familiari, colleghi o amici.“Integrare la pensione di base con una rendita complementare è sempre più una necessità per gli italiani”, afferma Marco Mazzucco, Direttore Distribuzione Marketing e Brand di Gruppo di Reale Mutua. “Occorre essere lungimiranti, giocare d’anticipo e quindi comprendere l’importanza di costruire per tempo, con una forma di welfare appropriata, una vecchiaia serena giorno dopo giorno. Ed è proprio questo uno dei punti chiave del nostro Osservatorio, l’iniziativa che abbiamo lanciato quest’anno per monitorare l’attenzione e la propensione degli italiani rispetto al macro tema del welfare. Analizzando i risultati della ricerca emerge come i nostri connazionali stiano in effetti sviluppando una sensibilità al tema del futuro pensionistico e agli strumenti e opportunità disponibili.”

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Lavoro e scuola: In pensione sempre più tardi, dal 2019 serviranno 67 anni e l’Ape sociale già non basta

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl decreto del Governo, che supera la riforma Monti-Fornero, è già pronto a livello tecnico: subito dopo l’estate verrà affrontato in ambito politico. Il motivo dell’ulteriore elevazione dell’età si deve al fatto che la speranza di vita dopo i 65 anni si sta allungando. Il provvedimento giunge nelle stesse ore in cui i decreti su lavoratori precoci e Ape sociale, l’anticipo pensionistico con penalizzazioni minime, arrivano in Gazzetta Ufficiale: solo che il sistema è sperimentale, vincolato a dei finanziamenti ridotti e ristretto a poche categorie. Nel comparto Scuola esclusi ingiustamente tutti i docenti dalla primaria in poi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): le agevolazioni pensionistiche dell’Ape Social, spettanti a chi svolge un lavoro usurante, vanno per forza allargate e tutti i livelli d’insegnamento. Sull’Ape volontaria, invece, con i lavoratori chiamati a restituire fino a 500 euro al mese per vent’anni in cambio di tre anni e mezzo di anticipo pensionistico, continuiamo ad avere grossi dubbi. Non si tratta di proposte da accettare a occhi chiusi: stiamo parlando di un ammortizzatore sociale che il beneficiario dovrà pagare a carissimo prezzo. Non dimentichiamo che le pensioni attuali e future sono state già penalizzate dal nuovo modello di calcolo contributivo: ridurle di un importo così importante significa portarle abbondantemente sotto i mille euro e sempre più vicino all’assegno sociale. E che dire degli effetti devastanti sul fronte dei servizi? Nella scuola, abbiamo già oggi il corpo docenti più vecchio e malpagato. A breve raggiungeremo un record inarrivabile.

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Scuola: Vuoi andare in pensione? Scopri le ultime novità anche sull’Ape

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 maggio 2017

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cChiedi una consulenza gratuita agli esperti Cedan per scoprire anche il valore del tuo assegno e i requisiti vigenti. È un servizio riservato ai soci Anief e Udir, Dirigenti, Docenti, Ata. La data di presentazione delle istanze di accesso all’Ape è ancora in via di definizione dopo i rilievi del Consiglio di Stato, rispetto al precedente calendario (1 maggio – 30 giugno). Al seguente link, scopri ulteriori servizi di Caf (730, Isee) e patronato (disoccupazione).Appena saranno definiti i nuovi termini per le istanze relative all’Ape l’INPS, dopo la ricezione delle domande, invierà una comunicazione al lavoratore con cui indicherà l’accettazione della stessa e la prima decorrenza utile del beneficio, oppure la negazione del diritto stesso. Un meccanismo del tutto simile dovrebbe riguardare le istanze di accesso al beneficio per i lavoratori precoci. I decreti saranno tre: uno sul funzionamento dell’Ape sociale, l’altro per i lavoratori precoci, il terzo sull’Ape volontaria.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non si tratta di proposte da accettare a occhi chiusi; di sicuro sarà raccomandabile rimanere qualche anno a lavoro piuttosto che autoconvincersi di una proposta che con il passare del tempo potrebbe trasformarsi in un tunnel la cui luce sarà rappresentata dall’estinguersi di un vero e proprio mutuo. Il prestito pensionistico rappresenta un’autentica soluzione per non fare cattiva figura nei confronti dei grandi d’Europa, ma lascia l’amaro in bocca. Per quale motivo si dovrebbe ‘accettare’ un prestito ventennale a tassi di mercato o quasi per andare in pensione uno, due o tre anni prima? Consiglio dunque di rivolgersi presso gli sportelli del giovane sindacato, dove sarà possibile tramite i referenti Cedan, conoscere la rata della pensione con l’Ape volontaria e affrontare un’eventuale scelta con consapevolezza.

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Scuola: Pensione, Miur

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2016

ministero pubblica istruzioneCon il decreto ministeriale n. 941, il Ministero dell’Istruzione comunica che entro la fine della seconda decade di gennaio si potranno presentare le candidature “di cessazione dal servizio per raggiungimento del limite massimo di servizio o di dimissioni volontarie”. Come accaduto nel 2016, si prevede una riduzione delle adesioni, con una cifra attorno alle 20mila unità: attraverso la pensione anticipata occorrono, infatti, 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini; per la pensione di vecchiaia servono 66 anni e 7 mesi di età. I requisiti sono decisamente “alti” e destinati a crescere: tra soli 15 anni, la soglia imposta dalla riforma diventerà pari a 44 anni e 6 mesi per gli uomini e a 43 anni e 6 mesi per le donne. Anche il “tetto” per la vecchiaia si alzerà, fino a 68 anni e 3 mesi di età: peraltro, ulteriormente innalzabili, in caso di incrementi della speranza di vita. Tra le deroghe possibili, che l’attuale Governo ha intenzione di produrre, vi è l’Ape “social”, riservata alle professioni più logoranti, che permette di anticipare di 3 anni e 7 mesi l’età pensionabile ma che il Governo vuole riservare alle sole maestre d’Infanzia.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non si comprende per quale motivo le nostre istituzioni continuino a negare l’elevato rischio psico-fisico connesso allo svolgimento della funzione docente, senza alcuna distinzione di ordine e grado: tutta la categoria degli insegnanti – ad altissimo rischio burnout – deve infatti fruire delle agevolazioni pensionistiche spettanti a chi svolge un lavoro usurante. Per questo motivo, l’emendamento, come gli altri già presentati a Montecitorio, verrà replicato a Palazzo Madama, dove speriamo che i senatori siano più sensibili dei colleghi dell’altro ramo del Parlamento.

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Sociale: Nuovo fronte a difesa dei diritti

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2015

Secondo quanto riportato dall’Inps – dichiara in una nota il Sindacato Labor – sono oltre due milioni gli anziani costretti a vivere con una pensione di 500 euro al mese E questo, per una società che si auto-definisce civile, moderna e sviluppata, è francamente inaccettabile.
Proprio sulla vicenda delle pensioni – continua l’organizzazione – diviene manifesta l’impotenza dei sindacati tradizionali che, pur avendo grandi numeri, non riescono a difendere gli interessi dei propri assistiti e preferiscono continuare con le reciproche contrapposizioni, finendo così per l’avvantaggiare le intenzioni di un governo decisamente insensibile alle difficoltà delle categorie più deboli. Un ulteriore problema di questo esecutivo è infatti la sua scarsa capacità di comprendere le esigenze del Paese. Un ennesimo esempio? La vicenda dei 730 precompilati. Sono 220 mila infatti le persone che riceveranno un avviso dalle agenzia delle entrate per presunte “anomalie”. Il risultato di questa operazione sarà quindi quello di ingolfare ulteriormente la burocrazia italiana.
Purtroppo – prosegue l’organizzazione – questa assurdità è figlia della volontà di colpire i diritti delle persone, d’altronde na ulteriore conferma di questa logica arriva direttamente dall’ultima Legge di Stabilità e dalle sue misure contro le organizzazioni di assistenza ai cittadini come i patronati e i Caf.
Il nostro auspicio – conclude il Sindacato Labor – non può che essere uno: quello che le strutture di rappresentanza raccolgano il nostro invito all’auto-critica e accettino di ricercare insieme a noi dei valori alla base di una nuova unità. Solo in questo modo infatti si potrà fermare il declino del Paese.

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Milano: Manifestazione pensionati

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2015

pensionati1Lunedì 29 giugno p.v., alle ore 11, manifestazione del Partito Pensionati, davanti la sede RAI di Milano , in Corso Sempione, 27 per chiedere la “completezza dell’informazione” sulle iniziative del Partito Pensionati, in difesa dei diritti dei pensionati e dei cittadini tutti. In particolare il Partito Pensionati è fortemente impegnato per il riconoscimento totale , a tutti i pensionati, di quanto spettante, in relazione alla bocciatura , da parte della Corte Costituzionale , del blocco automatico della perequazione automatica ,cioè dell’indice di inflazione stabilita dall’Istat, al 1° gennaio di ogni anno, con riferimento agli anni 2012 e 2013. Il Governo darà agli interessati, secondo scaglioni riferiti all’importo della pensione percepita, una modestissima percentuale , rispetto alla somme spettante ai singoli. Il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo , ha dichiarato : “ Il Governo deve dare tutto e subito, quanto spetta ai pensionati vittime del blocco della perequazione automatica delle pensioni. Sono somme spettanti e non date agli interessati, si tratta di una semplice restituzione e il pochissimo che il Governo è disposto a dare, assomiglia più ad una elemosina , che al riconoscimento di un diritto”.

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I pensionati e la questione morale

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

pensionati1C’è qualcuno che ha definito “immorale” il riconoscimento del diritto alla perequazione automatica per tutti i pensionati, come stabilito dalla Corte Costituzionale, nella sua giustissima sentenza. Ritengo che ,in materia pensionistica, di immorale c’è solo il trattamento riservato a milioni di pensionati, a portatori di handicap, nonché lo stato di povertà di tanti italiani, senza lavoro, senza casa, senza aiuti – così ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo. I pensionati non ricevano un aumento , da circa venti anni. Pensioni che diventano sempre più misere, il 64% delle pensioni, sono inferiori ai 750 euro, milioni delle quali , si collocano al di sotto dei 500 euro, mente i portatori di handicap, quando riescono ad ottenere la pensione – ha sottolineato Fatuzzo – sono costretti a vivere con 280 euro al mese. Si, questo è veramente immorale e vergognoso. Certo, è semplice e comodo fare cassa sulle spalle dei pensionati. Per qualcuno una pensione di duemila euro lordi – ha evidenziato Fatuzzo – è una pensione d’oro e poi, quanta demagogia, nell’aizzare, da parte di qualcuno, giovani contro anziani, con la solita barzelletta che vuole gli anziani arroccati, in maniera egoista, a difendere i loro presunti privilegi. I pensionati italiani hanno lavorato per anni ed anni,duramente,pesantemente, hanno conosciuto la povertà, la durezza dell’emigrazione (/nessuno garantiva loro né un centesimo, né una casa , ecc.) , le guerre , situazioni oggi, pesanti ed inimmaginabili: non sono né dei ladri,né dei parassiti , ma cittadini esemplari. Pensionati al servizio della famiglia e della collettività, tanti dei quali rinunciano persino a curarsi o cenare e con pensioni da fame,aiutano i loro figli o nipoti, disoccupati. Le sentenze della Corte Costituzione – ha rimarcato Fatuzzo- vanno applicate e rispettate, guai se così non fosse, saremmo alla barbarie giuridica .La sentenza, appare chiara : riguarda tutti i pensionati danneggiati :pertanto per il 2012,2013 e c’è da ritenere anche per il 2014,2015 coloro che hanno subito il blocco della perequazione, devono essere rimborsati. Se non si vuole riconoscere il diritto dai 3.000 euro in su ,lordi, si badi bene, c’è bisogno di una legge che preveda per il futuro. Ma questo Paese – ha concluso Fatuzzo-invece di cercare “fantasmi” , farebbe bene a tagliare gli sperperi, gli stipendi enormi , le spese del Quirinale, della Camera e del Senato, dei Consigli regionali, ecc.ecc, ecc., altro che colpire sempre e comunque i Pensionati. (Luigi Ferone)

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