Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Posts Tagged ‘percezione’

Cittadini Ue e percezione del commercio internazionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

L’indagine ha rivelato che il 71% degli intervistati considera che gli interessi commerciali dei rispettivi paesi siano difesi più efficacemente dall’UE che non dai singoli paesi quando agiscono ognuno per proprio conto.La relazione odierna prende in esame tutta una serie di aspetti relativi alla consapevolezza, alla percezione e agli atteggiamenti dei cittadini europei nei confronti del commercio internazionale, alcuni dei quali sono presentati qui di seguito.Obiettivi e priorità della politica commerciale dell’UE: il 54% degli intervistati ritiene che la principale priorità della politica commerciale dell’UE dovrebbe essere la creazione di posti di lavoro nell’Unione. Anche la difesa dell’ambiente e degli standard sanitari dell’UE ha assunto importanza per gli europei: la metà degli intervistati la considera una priorità, con un incremento di 20 punti percentuali rispetto al 2010. Oltre la metà degli europei riconosce al contempo che la politica commerciale dell’UE tiene già in considerazione gli effetti sociali, ambientali e sui diritti umani all’interno dell’UE e a livello mondiale.Necessità di regole commerciali internazionali: i tre quarti degli europei concordano sul fatto che sono necessarie regole commerciali internazionali.Fiducia e trasparenza: secondo sei cittadini su dieci l’UE conduce la sua politica commerciale in modo aperto e trasparente.
Vantaggi degli scambi: tra coloro che ritengono di trarre vantaggio dal commercio internazionale, il 54% afferma di beneficiare in tal modo di una scelta più ampia di prodotti, mentre il 36% considera che il vantaggio più importante è rappresentato dalla riduzione dei prezzi. Questi vantaggi sembrano essere più concreti per gli intervistati più giovani e per quelli con un più elevato livello di reddito e di istruzione.
Equità negli scambi internazionali: un terzo degli intervistati ritiene che sia ingenuo contare sul rispetto delle regole commerciali da parte di altri paesi. Più della metà dei rispondenti sostiene che l’UE dovrebbe aumentare i dazi all’importazione nei confronti dei paesi terzi o delle imprese che non rispettano le regole commerciali internazionali.
I risultati dell’indagine confermano quindi una buona corrispondenza tra le priorità indicate dai cittadini dell’UE e quelle contenute nella strategia dell’UE “Commercio per tutti” seguita negli ultimi cinque anni. Nel corso di tale periodo, l’UE ha visto entrare in vigore 16 nuovi accordi commerciali, tra cui alcuni molto importanti con il Canada e il Giappone. Dal commercio internazionale dipendono oggi 36 milioni di posti di lavoro nell’UE, 5 milioni in più rispetto al 2014. È aumentata l’attenzione nei confronti della trasparenza e dello sviluppo sostenibile, mentre l’ambiente e i diritti dei lavoratori sono diventati una pietra angolare della politica commerciale dell’UE. Le misure protezionistiche unilaterali hanno accresciuto la necessità per l’UE di intervenire per difendere gli europei da misure commerciali sleali e illegali da parte di terzi. Attualmente sono in vigore oltre 130 misure di difesa commerciale dell’UE, che contribuiscono a proteggere 343 000 posti di lavoro in Europa.I dati presentati nella relazione costituiranno anche una base importante per la definizione degli obiettivi e delle prassi in materia di politica commerciale nei prossimi anni.

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Nove racconti: L’esatta percezione di Andrea Viscusi

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2019

L’esatta percezione è la nona uscita della collana Memorie dal Futuro, edita da Quality Games e curata dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare.
Memorie dal Futuro è una collana di antologie personali, dedicate ai racconti degli autori che più si sono distinti nei premi letterari organizzati da RiLL (in particolare: nell’ambito del Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico, uno dei maggiori concorsi italiani del settore, con oltre 300 testi partecipanti all’anno).L’esatta percezione propone i racconti di Andrea Viscusi: trentatré anni, pistoiese, scrive da poco più di un decennio, periodo nel quale ha ottenuto riconoscimenti in svariati premi letterari, ha pubblicato racconti su numerose riviste, ha firmato il romanzo di fantascienza “Dimenticami Trovami Sognami” (ed. Zona 42) e le antologie personali “Spore” (ed. I Sognatori) e “Il lettore universale” (ed. Moscabianca), che prende il titolo proprio dall’omonimo racconto premiato al Trofeo RiLL nel 2010.L’esatta percezione è un’antologia di nove racconti, fantastici e di fantascienza.
Il titolo riflette il trait d’union tra molti racconti e, più in generale, un elemento ricorrente nelle storie di Andrea Viscusi, cioè il fatto che la realtà non sia esattamente quella che sembra a prima vista, e che esista qualcos’altro, oltre le apparenze. La penna di Andrea Viscusi porta il lettore a fare un reality check, un controllo sulla effettività delle cose. Talvolta questi racconti svelano verità nascoste, altre immaginano mondi molto simili, ma allo stesso tempo sostanzialmente diversi, da quello che conosciamo, regalando uno spunto di riflessione o lasciando un sottile senso di inquietudine.Come spiega l’autore nell’intervista che chiude il volume: “Tutto ciò che conosciamo è mediato dai nostri sensi, che hanno limiti ben conosciuti… Come si può pensare di avere un’esatta percezione della realtà? Ci sarà sempre qualcosa che non vediamo, non percepiamo o non conosciamo. Per questo mi piace scrivere storie che abbiano qualcosa fuori posto. Può essere un mondo vicino alla nostra realtà, tranne che per un particolare, oppure un mondo completamente diverso, ma simile per un solo fondamentale dettaglio. Questo determina quel senso di straniamento che cattura l’attenzione del lettore, per portarlo poi a mettere insieme gli indizi e a capire di cosa si sta parlando davvero, in modo che una domanda, un dubbio, rimanga in testa anche dopo aver finito il racconto…”
Andrea Viscusi è un autore capace di sviluppare con intelligenza, rigore e la giusta dose di originalità il classico tema del what if, declinandolo di racconto in racconto rispetto al passato, al presente o al futuro. L’esatta percezione è disponibile da ottobre 2019 e sarà presentato a cura di RiLL a Lucca Comics & Games (30 ottobre – 3 novembre; lo stand RiLL a Lucca Games è il numero CAR 277). Da novembre 2019 sarà disponibile anche su Amazon e Delos Store.
L’esatta percezione 124 pagine, prezzo euro 10 illustrazione di copertina: Valeria De Caterini

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INGV, i terremoti nel mondo tra percezione e realtà

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

La percezione mediatica di un aumento significativo della sismicità su scala mondiale non coincide con i dati reali deducibili da una rigorosa analisi scientifica. È quanto emerge da un post pubblicato sul Blog INGVterremoti dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che si sono occupati di verificare la relazione esistente tra il numero degli eventi sismici nel mondo e la crescente attenzione a essi rivolta dai cittadini e, quindi, dai media.Utilizzando il catalogo mondiale dei terremoti gestito dallo United States Geological Survey (USGS), compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per le magnitudo più elevate, i ricercatori dell’INGV hanno analizzato la sismicità su scala globale per magnitudo 5 o superiore nel periodo compreso tra il 1950 e il 2019.Dai risultati dell’osservazione è emerso che, per quanto i terremoti non seguano alcuna ciclicità “esatta” e i valori medi annuali siano dei parametri statistici senza alcun significato fisico, l’andamento degli eventi sismici risulta regolare e non si evidenzia nessun aumento effettivo della sismicità di maggiore energia su scala mondiale.

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Indagine demoscopica Cittadini e Malattie Rare: Conoscenza e Percezione

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Gli italiani non hanno le idee chiare sulle MR, a partire dalla loro definizione epidemiologica: più della metà pensa che colpiscano 1 persona su 100, mentre la soglia fissata per la definizione di rarità è 1 ogni 2000. Quasi tutti ritengono che le malattie rare siano di origine genetica, poco più della metà del campione però ritiene anche che possano essere sessualmente trasmissibili.Questo è emerso dall’indagine demoscopica Cittadini e Malattie Rare. Conoscenza e Percezione, realizzata da Osservatorio Malattie Rare in parnership con Datanalysis, Istituto di ricerche demoscopiche Area Salute.
L’indagine, condotta a campione, ha rivelato che c’è confusione anche sulle possibilità terapeutiche legate alle malattie rare. Due terzi dei cittadini contattati pensa che i farmaci per le malattie rare siano solo sperimentali. Mentre sappiamo che i farmaci approvati da EMA (Agenzia Europea del Farmaco) con indicazione per malattie rare sono stati 21 nel solo corso del 2018. Tra questi una terapia genica e due terapie immunologiche CAR-T – tecnicamente parlando ‘terapie avanzate’ – di estrema avanguardia ma certo non più sperimentali. A questa nuova tipologia di terapie l’Osservatorio Malattie Rare ha appena dedicato un portale ad hoc: http://www.osservatorioterapieavanzate.it
Sempre sui farmaci, l’86% è convinto che costino molto al nostro SSN, quando in realtà la spesa sanitaria complessiva per i malati rari nel è di 1,36miliardi l’anno, pari all’ 1,2% della spesa sanitaria complessiva. [Fonte: Rapporto OSSFOR 2018]
Non è chiara ai più nemmeno la situazione socioeconomica che caratterizza le famiglie con malattie rare. Il 74% pensa che i malati rari abbiano sempre diritto all’invalidità civile e alla Legge 104, il che dimostra che in pochi sanno che sono proprio i malati rari ad avere le maggiori difficoltà in termini di riconoscimento di diritti esigibili. Lo dimostrano le continue richieste che pervengono allo Sportello Legale Omar “Dalla parte dei Rari”, che ha erogato più di 50 consulenze in meno di un anno proprio su questo tema.
Sappiamo che la spesa sociale per i malati rari si attesta intorno al 100milioni di euro l’anno [Fonte CIEIS Tor Vergata 2018] ma le famiglie che convivono con malattie rare sono spesso in situazioni di difficoltà economica, dovuta al mancato riconoscimento del ruolo dei caregiver (quasi sempre i genitori) e agli ancora insufficienti ammortizzatori sociali previsti. L’indagine è stata condotta dal 15 al 21 febbraio 2019, utilizzando la metodologia delle interviste telefoniche CATI.

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Percezione e gestione del dolore in emofilia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

Sin dalla prima infanzia il dolore influisce fortemente sulla qualità di vita dei pazienti emofilici e su quella dei loro caregiver.
Il sondaggio, condotto su 119 pazienti (76% affetti da emofilia grave, 61% di età ≥18 anni) e 44 medici specialisti dei centri emofilia di tutta Italia, ha messo in luce come la percezione del dolore da parte dei pazienti sia molto diversa rispetto a quella dei loro medici.
“Dalla ricerca – ha dichiarato la Dottoressa Annarita Tagliaferri, Responsabile del Centro e coordinatrice dello studio – risulta che il 61% dei pazienti riferisce dolore e, di questi, l’86% necessita di una terapia farmacologica; e tra quelli che non riferiscono dolore (39%), il 70% sono bambini in profilassi. Il dolore alle articolazioni viene localizzato prevalentemente alla caviglia (82%), al ginocchio (62%) e al gomito (59%). La maggior parte dei pazienti classifica il dolore come persistente/cronico (71%) o acuto (69), mentre in alcuni è legato ad un intervento chirurgico (8%) o all’infusione (6%). Va sottolineato che oltre il 70% dichiara di provare dolore da più di 5 anni e circa un paziente su 5 da oltre 20 anni. Ancora, in una scala di intensità del dolore da 1 a 10, i 2/3 dei pazienti danno un punteggio maggiore o uguale a 6.”Il trattamento farmacologico nella maggior parte dei pazienti non ha riportato benefici a lungo termine, inducendo tolleranza e convivenza con il dolore. Solo il 29% dei pazienti con dolore ha eseguito fisioterapia e il 23% ha preferito altri trattamenti non farmacologici, il 75% dei quali ha scelto il nuoto.
“I dati raccolti indicano che i medici dei Centri emofilia hanno una percezione differente dell’impatto del dolore nella vita dei loro pazienti – ha spiegato il Dottor Antonio Coppola, Dirigente medico al Centro Emofilia di Parma coinvolto nello studio -. I medici, infatti, riportano una prevalenza tra i loro pazienti più bassa del dolore sia in generale (46% a confronto del 61% dei pazienti intervistati), che del dolore cronico (58% contro 71%) e, in particolare, del dolore acuto (33% contro 69%). I medici riconoscono che in occasione delle visite di check-up nella maggioranza dei casi l’argomento dolore viene affrontato principalmente o in egual misura dai pazienti rispetto ai medici; inoltre solo la metà degli specialisti utilizza scale o strumenti validati per la valutazione del dolore”.
Dall’indagine emerge dunque che il dolore viene sottovalutato e affrontato in maniera non soddisfacente dai medici dei Centri per il Trattamento dell’Emofilia (HTC).L’emofilia colpisce circa 400.000 persone nel mondo ed è una patologia principalmente ereditaria in cui una delle proteine necessarie per la coagulazione del sangue è mancante o carente. L’emofilia A è il più comune tipo di emofilia; in questo caso è assente o presente in quantità ridotta il fattore VIII. L’emofilia A, che colpisce 1 persona su 10.000, per un totale di più di 30.000 persone in Europa, può portare a quadri di artropatia invalidanti a causa di versamenti ematici ripetuti nelle articolazioni.

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Colpa della tiroide e percezione del male

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Risultati sorprendenti relativi alla tiroide. Il portale VEDIAMOCICHIARA.IT, dedicato alla salute e al benessere della donna, ha lanciato una survey con l’obiettivo di sondare la percezione del disturbo tiroideo, partendo dalla conoscenza dei sintomi.
In seguito a questa indagine, che ha coinvolto più di 1400 donne, si è appreso che i sintomi vengono generalmente sottovalutati e spesso e volentieri la maggior parte delle donne, pur segnalando alcuni disturbi riconducibili a problemi di tiroide, non sente il bisogno di fissare un appuntamento con il proprio medico per fare degli accertamenti sul proprio stato di salute: “Non me ne preoccuperei” è la risposta del 50%, contro una seconda metà divisa tra chi in-vece un appuntamento lo fisserebbe (26%) e chi invece proprio non saprebbe cosa fare (“Non so”, 24%).
Questo approccio, soprattutto nell’età antecedente alla menopausa, a cui appartiene la fascia che più di altre ha partecipato al sondaggio – tra i 40 e i 50 anni, il 44%, tra i 30 e i 40 anni il 34%, tra i 50 e i 65, il 22% – forse è giustificabile solo dal fatto che spesso si tratta di disturbi comuni, aspecifici, oppure facilmente riconducibili proprio alla menopausa (difficoltà di memoria e concentrazione, tachicardia, stanchezza, irritabilità, etc.).
Tra le partecipanti al test, la maggioranza ha evidenziato almeno 5 disturbi che possono essere ricondotti ad una problematica legata alla tiroide: alzarsi già stanche e lamentare apatia durante il giorno (56%), sentirsi spesso nervosa e facilmente irritabile (66%), soffrire di disturbi come diarrea o stipsi? (59%), diventare insofferenti al caldo o al freddo (57%), avere problemi di sudorazione, eccessiva o diminuita (68%).
Intervistato da VediamociChiara su questo tema, il prof. Vincenzo Toscano, presidente dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME), ha indicato a quali altri sintomi bisognerebbe prestare “ascolto”: I sintomi ovviamente sono correlati all’ipo (ipotiroidismo) e all’iper funzione tiroidea (ipertiroidismo). L’ipofunzione è più frequente, si caratterizza per tutta una serie di sintomi aspecifici: stanchezza, ritenzione idrica, il cattivo funzionamento intestinale, il gonfiore degli occhi, la caduta dei capelli, etc. Mentre l’ipertiroidismo si caratterizza soprattutto per eccesso di produzione di calore e per una stimolazione cardiaca, perché gli ormoni tiroidei aumentano la frequenza cardiaca, quindi possibilità di avere extrasistoli etc. Significativa, per evitare l’iperplasia e la formazione di noduli, è la prevenzione: secondo il prof. Toscano il segreto per un buon funzionamento della tiroide è l’utilizzo di una giusta dose di iodio nella nostra dieta, sicuramente il miglior supporto terapeutico: Questo serve anche e soprattutto alla donna che programma o che sta in gravidanza. Assolutamente fondamentale per assicurare per le prime 16, 20 settimane, un apporto adeguato di ormoni tiroidei al feto. Infine, da non sottovalutare, una corretta diagnosi: basta un TSH per poter dare una risposta ed escludere una patologia tiroidea, ma solo in presenza di sintomi.

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La religione è capace di percepire il disagio umano?

Posted by fidest press agency su martedì, 20 marzo 2018

Mi diceva, giorni fa, una signora, mamma e nonna, con un certo scoramento, “mio marito e i miei figli non vanno in chiesa e meno che mai si confessano e si comunicano. E dire che i miei rampolli li ho educati secondo i precetti della mia religione e sono stati battezzati comunicati e cresimati al tempo giusto e lo hanno fatto con animo sereno e partecipato. Non capisco perché ad un certo punto della loro vita questo legame si è spezzato ed io che sono una fervente cattolica mi sono ritrovata a convivere con una famiglia di agnostici”.
Cosa può aver spinto questi congiunti a staccarsi dalla pratica religiosa sia pure ridotta ai minimi come assistere la domenica alla messa e confessarsi e comunicarsi una volta all’anno? “Se io chiedo loro – soggiunge  la donna – il motivo del loro diverso rapporto con la pratica religiosa, pur considerandosi cattolici e quindi non rinnegando la propria fede, le risposte che riesco ad avere sono evasive, a tratti persino imbarazzate, e se io faccio leva su questo esitante atteggiamento invogliandoli ad accompagnarmi a messa la domenica ricevo solo pretestuose scuse per rifiutare le mie sollecitazioni.” Mentre questa signora mi parlava mi promettevo d’indagare più a fondo su questo diverso comportamento dei figli e del marito nei confronti della religione per capire se dovevo considerarlo un fatto isolato o lo fosse di dimensioni più ampie e ancora se fosse solo una questione di genere o altro ancora. Così m’impegnai ad assistere di tanto in tanto a una messa domenicale nella parrocchia del mio quartiere e di quelle limitrofe. L’impressione che ne trassi non mi convinse molto nel senso che il rapporto di fidelizzazione religiosa non mi sembrò del tutto indicatore tra i sessi e la loro età. In certe cerimonie, tuttavia, come la messa cantata o nelle festività religiose la distinzione mi parve più marcata con una presenza maggiore delle donne rispetto agli uomini e per entrambi era più consistente il numero delle persone anziane, ma i giovani, e soprattutto i giovanissimi, non mancavano. Per gli altri eventi religiosi, come la recita del rosario, questa ripartizione mi apparve insignificante. Con molta probabilità avevo sbagliato metodo di osservazione. Non era il genere delle presenze durante la funzione religiosa ma semmai il rapporto esistente tra quanti frequentavano la parrocchia e coloro che vivevano nel quartiere. Aggiustai, quindi, il tiro e mi resi conto che il popolo dei fedeli, nell’area osservata, costituiva una minoranza rispetto a quelli che disertavano sistematicamente la chiesa e le opere annesse (Caritas, azione cattolica, ecc.). Per quanto sia lungi da me arrivare a una conclusione per affermare che vi sono tutte le premesse per constatare un “raffreddamento” del sentimento non tanto religioso quanto di appartenenza a una comunità o per lo meno all’osservanza acritica della pratica religiosa devo, comunque, riconoscere che se il mio sguardo si amplia, noto, di là dell’affiliazione religiosa, che sta diventando conflittuale il diverso modo delle persone di rapportarsi alla vita sociale. Forse è ancora prematuro riconoscerne tutti i presupposti sebbene qua e là i segnali non mancano. E’ che progredisce la tendenza a non vedere il mondo allo stesso modo, sia pure con i suoi pregi e i suoi difetti. Non ci accontentiamo, probabilmente, dell’uso che si fa delle parole ma vorremmo da esse la capacità di darci risposte concrete ai nostri problemi esistenziali. (Riccardo Alfonso)

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Dal manuale del terrorista

Posted by fidest press agency su martedì, 27 febbraio 2018

Non ho, con molta probabilità, ancora percepito con sufficiente realismo la pericolosità di un terrorismo sopranazionale che si serve di molte patrie ma è privo di un’autentica nazionalità che si possa definire correttamente secondo i canoni della nostra comprensione che affonda in una cultura diversa nella quale oggi siamo immersi. Forse lo devo al fatto che per un certo periodo si localizza solo in determinate aree e in altre è “dormiente”.
Potrebbe diventare un motivo per abbas-sare la guardia o limitarci a considerare solo quello di natura “domestica”. In altri termini se andiamo in Spagna vi è il terrorismo di matrice basca, in Gran Bretagna lo sono taluni irlandesi e persino scozzesi, in Russia con i ceceni, in Italia con le brigate rosse e ancora qualche frangia impazzita altoatesina e via di questo passo. Il terrorismo islamico è ben altra cosa per la sua dimensione, le sue motivazioni, le sue risorse economiche, la sua capacità di mettere in campo attivisti votati a tutto compreso il bene che per gli occidentali è il più prezioso: la vita. Non vogliamo né possiamo in questa sede per lo spazio che possiamo disporre spiegare meglio questo concetto, ma ci limitiamo a rilevare alcuni aspetti caratteristici di tale fenomeno. Il primo fra tutti è che esso per la sua stessa natura non ha un capo assoluto, ma tanti rais. Vi è stato Bin Laden, ma era solo un leader come lo è stato Saddam Hussein. La cattura di quest’ultimo, infatti, non ha portato la fine della guerriglia in Iraq né lo è stata per il terrorismo la liquidazione di Bin Laden. E per quanto possa apparire strano la forza del terrorismo sta proprio in ciò, dove i capi spuntano per germinazione sponta-nea, uniti dal comune sentimento di ripulsa verso il diverso, fosse anche il fratello.
E la logica della loro violenza sta nel numero delle vittime che possono provocare. Ecco perché sono pericolosi e fanno, ovviamente, paura in specie a una cultura occidentale nella quale tre o quattro ostaggi sotto la minaccia di essere trucidati diventano una tragedia nazionale ma per i loro aguzzini sono solo dei modesti numeri, quasi insignificanti, rispetto a quella sete di violenza che può dimostrare qualcosa solo con decine se non centinaia e migliaia di morti. New York e Madrid insegnano, per citare i fatti più eclatanti. E quando si parla di azioni dimostrative di questo genere il terrorista si esalta e cerca di emularle alzando il tiro del sacrificio umano. E’ questo l’aspetto più sconvolgente in questa logica della terra bruciata che potrebbe anche voler dire l’annientamento di una civiltà. (Riccardo Alfonso)

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Lettera dal deserto di Göran Tunström

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2012

Il romanzo di uno dei più straordinari romanzieri svedesi del Novecento che ripercorre le tappe della formazione di Gesù, rileggendole secondo una nuova prospettiva umana, delicata e seducente.Traduzione dallo svedese e postfazione di Fulvio Ferrari pp. 235 – 16 euro “Göran Tunström regala la piacevole illusione di poter capire cos’è un uomo” – Corriere della Sera
Il libro – Questo è il deserto. Qui ho bussato per tutta la notte contro la sottile parete che mi separa dal divino.” Solo di fronte alla missione che lo attende, nel deserto in cui si ritira quaranta giorni prima di iniziare la sua predicazione, Gesù ripercorre in una lettera autobiografica tutta la sua infanzia e giovinezza, un periodo che non ha lasciato traccia nei Vangeli ma che qui trascende ogni dibattito storico-teologico per porre al centro l’uomo, il suo eterno interrogarsi sul bene e il male, sulle responsabilità individuali e collettive. Gesù è un bambino dall’insolita capacità di sentire quel legame profondo che unisce tutto il creato, è un adolescente così aperto al mondo e innamorato della vita che il cugino Giovanni, severo predicatore in cui “non c’è più nulla che sorride”, riconosce in lui il vero portatore di una nuova comunione tra gli uomini. Ma è anche un rivoluzionario che vede il suo popolo martoriato dalla dominazione romana, oppresso dal vuoto fanatismo della Legge del tempio e tradito dai sacerdoti corrotti. La ricerca di una nuova salvezza per i “cortili della fame” lo porta ad avvicinarsi alla guerriglia armata degli zeloti come ai “Messia” visionari che battono le strade della Palestina promettendo l’oblio dell’estasi, prima di rivelargli quel nuovo cammino di liberazione che lo condannerà alla solitudine, perché “chi si è liberato è un abominio agli occhi dell’oppresso”, finché l’uomo non capirà che “siamo noi stessi il regno che deve venire” e che per spezzare ogni giogo non servono miracoli, “è l’amore che manca”.
L’autore – Göran Tunström nasce nel 1937 a Sunne, nella regione svedese del Värmland. Il padre, pastore protestante, è appassionato di letteratura e organizza spesso serate dedicate alla lettura dei grandi classici per i borghesi colti della cittadina. Debutta negli anni Sessanta come poeta per affermarsi nel decennio successivo come uno dei più innovativi romanzieri svedesi. La sua sensualità e l’estro visionario e fantastico sono espressi pienamente nel capolavoro L’Oratorio di Natale (Iperborea 1996), con il quale ha raggiunto il successo, sancito dal Premio del Consiglio Nordico e dal Gran Premio del Romanzo. Per Il ladro della Bibbia (Iperborea 2006) ha ricevuto l’ambito Premio Selma Lagerlöf. Il “realismo magico” di Tunström comunica, tanto nella percezione del dolore quanto nella ricerca degli affetti, un caldo amore per la vita in ogni sua manifestazione. Iperborea ha pubblicato anche Uomini famosi che sono stati a Sunne (2003), vincitore del più importante premio letterario svedese, l’Augustpriset, come romanzo migliore dell’anno, Un prosatore a New York (2000), Chiarori (1999) e La vita vera (1998). Göran Turnström è scomparso nel febbraio 2000.

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Misuriamoci sui valori

Posted by fidest press agency su domenica, 9 ottobre 2011

Pierluigi Bersani

Image via Wikipedia

Tra le varie esternazioni del presidente del consiglio una, mi pare, ha colto il segno più delle altre allorchè rivolgendosi agli italiani ha detto loro: vogliono l’alternativa, vogliono che io faccia un passo indietro per un governo di transizione ma cosa possono fare di più e meglio il terzetto Bersani, Vendola e Di Pietro? Debbo, sia pure a malincuore, dargli ragione anche se apprezzo i tre leader delle opposizioni. Ma a molti non manca la percezione che si possa trattare di un’armata Brancaleone, pronta a sfaldarsi alla prima raffica di vento. Diverso sarebbe il discorso se tutti e tre prima di stringersi la mano avessero mostrato al popolo degli elettori un programma e una leadership indiscussa. Per il programma dovremmo renderci fautori di un nuovo concept della società per essere certi che i valori fondanti possano essere garantiti a “prescindere”. Ma quali possono essere questi valori? E’ presto detto. Noi abbiamo reso sacro il diritto alla vita e noi aggiungiamo un’altra sacralità: il diritto a vivere. E come si può se noi non assicuriamo a tutti i nuovi venuti il diritto all’assistenza, ad alimentarsi, allo studio, al lavoro e ad avere un tetto sotto cui ripararsi? Le altre cose possono essere degli optional, bene se vi sono ma non necessariamente. E’ questo l’impegno “sacro e irrinunciabile” che le generazioni esistenti devono garantire ai nuovi venuti indipendentemente da chi ha dato loro i natali e in quale regione del mondo si trovino. Se è questo il biglietto d’ingresso alla vita per vivere dignitosamente la limitazione delle nascite è subordinata alla nostra capacità di assicurare il poi al nascituro. E le risorse? Incominciamo a chiederci quanto si spende nel mondo nel guerreggiare, nell’esercitare la violenza, nel commercio delle droghe e nell’impegno spesso vano di contrastarne il commercio, nel permettere che il 20% della popolazione mondiale possa beneficiare dell’80% delle risorse esistenti mentre il restante 80% deve accontentarsi dei resti e gli effetti si vedono senza andare molto lontani dalle nostre città con le bidonville, i quartieri degradati, la povertà diffusa nella quale non vi è diritto d’accesso all’assistenza, alla casa, ad alimentarsi, ad avere un lavoro ecc. E questo dovrebbe essere un messaggio vincente sia per l’idea di una nuova evangelizzazione degli spiriti così come dovrebbe esserlo per la materia, tra il confessionale e il laico. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Gli italiani e il mercato immobiliare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

Il 54% di loro crede sia il momento giusto per comprare casa. Questo emerge dall’elaborazione dell’Indice Immobiliare.it sulla fiducia dei consumatori (www.immobiliare.it/fiducia-consumatori), che da oggi e periodicamente tasterà il polso degli Italiani in merito alla loro percezione circa l’andamento del mercato immobiliare. I dati, ottenuti intervistando oltre 5.000 persone su tutto il territorio nazionale, se da un lato rilevano un certo ottimismo rispetto a quello che accadrà ai prezzi degli immobili nel prossimo anno (il 43% del campione pensa si manterranno stabili e il 29% addirittura che diminuiranno) e al fatto che, conseguentemente, possa essere un buon momento per comprare casa, dall’altro rilevano una certa sfiducia circa l’opportunità di vendere casa. Il 61% del campione pensa non sia il momento adatto per farlo. La consistenza del campione intervistato ha permesso di avere un interessante quadro delle differenze regionali: Emilia Romagna (59,4%),Toscana (59,3%) e Lombardia (59%) sono le regioni che guardano con maggiore ottimismo al mercato immobiliare, con valori superiori alla media.

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Castelli a radio 24 su Bisignani

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

E’ caduto un velo interessante sul caso Bisignani. Quand’ero Ministro della Giustizia ho sempre percepito un quarto potere altro, che non stava nel Governo e in Parlamento, ma stava altrove. Io forse sono l’ultimo dei politici, ma con questo Bisignani non ho mai parlato, e nemmeno l’avevo mai sentito nominare. Forse abbiamo scoperto che Bisignani era l’uomo del quarto potere e si è davvero aperto uno squarcio. In questo caso infatti trovo utili le intercettazioni sbattute sui giornali in questo modo. Mi hanno aperto gli occhi su una percezione che ho sempre avuto di un potere non definito che non risiedeva solo a Palazzo Chigi Questo è l’intervento del viceministro Roberto Castelli alla Zanzara su Radio 24.

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Arte in diretta

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Roma 13 giugno ore 18.00 Complesso del Vittoriano Piazza dell’Ara Coeli Sala Zanardelli Testi, immagini e filmati raccontano artisti e opere d’arte A cura di Fabiana Mendia giornalista e critica d’arte “Tamara de Lempicka: seduzione dell’arte e arte della seduzione”. Antonio Merone legge brani tratti da testi di: J. Cocteau, G. D’ Annunzio, R. Hall, A. Gide, A. Mazoyer, M. Proust, P. Torriani. Filmato: “Dee, eternamente donne”.Ingresso Libero La lezione dura 2 ore circa http://www.arteindiretta.it
Nasce polacca, sviluppa la sua educazione in ambito europeo, nel vasto movimento di scambi che struttura l’ arte dell’ epoca. Tamara de Lempicka arriva a Parigi nel 1918, frequenta i corsi di pittura all’Académie de la Grande Chaumière e all’ Académie Ranson, allieva di André Lothe e Maurice Denis. Partecipa a quasi tutti i Salons e si avvicina agli ambienti mondani che seducono la modernità riservata del suo stile e le sue astute interpretazioni delle formule del cubismo; nelle opere di questa fase si nota uno sviluppo architettonico delle figure, senza negare la somiglianza fotografica. Erotismo e modernità compongono una formula che testimonia bene la percezione di una società condizionata da varie incognite nel mondo dell’arte. La sua ricca produzione di ritratti, nudi, nature morte, è a volte leggibile, coerente, costruita e generatrice di una specie di morbidezza che soggiace a tutta la sua attività artistica, rivendicando il “richiamo all’ordine”, che è il contrario del Dadaismo, della ricerca disperata della purezza disincantata, reclamata dall’astrazione geometrica e dalle vertigini dell’incoscienza, punti di forza della corrente surrealista.
Dipinge tele in modo da soddisfare l’attrazione per la modernità con un’eleganza glaciale che dona una dimensione nuova all’erotismo. Muore in Messico, a Cuernavaca , la notte del 18 marzo 1980. Seguendo le volontà della madre, la figlia Kizette ne sparge le ceneri sul cratere del vulcano Popocatepetl. (Fabiana Mendia) (tamara)

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L’Europa e la vecchiaia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2011

(Centro Maderna) Il laboratorio PiLeJe e l’Ifop hanno condotto uno studio/sondaggio, di cui sono stati recentemente pubblicati i risultati, sugli europei e la longevità, volto a rispondere a domande quali “Cosa ne pensano gli europei dell’invecchiare bene?” e “La percezione della vecchiaia cambia da paese a paese?”. Gli elementi che emergono dallo studio sono diversi. Innanzitutto per invecchiare bene, la maggioranza degli europei sottolinea l’importanza di uno stile di vita sano e, in particolare, della pratica regolare di uno sport (22%). Viene poi anche citata l’importanza di check-up regolari, del tenersi informati in materia di salute, del curarsi bene quando si è malati e dell’assunzione di farmaci o terapie di prevenzione. Gli europei intervistati tendono a considerare la vecchiaia come un periodo di felicità fatta eccezione per gli Inglesi, i meno positivi in assoluto da questo punto di vista, al contrario dei Tedeschi che invece per l’ 84% considerano l’anzianità come un momento positivo. Al primo posto tra le condizioni indispensabili per rendere felice la vecchiaia, gli intervistati mettono il mantenimento delle proprie capacità fisiche e intellettuali. Il fatto di disporre di un minimo di risorse è stato citato dal 31% delle persone intervistate, seguito dall’essere circondati da persone che si amano (26%) e dal continuare ad avere una vita sociale (17%). In tutti i paesi, il fatto di conservare la propria autonomia fisica è stato citato dagli intervistati più anziani (oltre i 65 anni). Contrariamente da quanto ci si potrebbe aspettare, solo il 52% degli europei spera di superare i 100 anni. Ma le risposte variano fortemente a seconda del paese di provenienza dell’intervistato: nel sud dell’Europa, ad esempio, una parte consistente degli intervistati spera di arrivare ad un’età piuttosto avanzata: il 62% degli italiani e il 63% degli spagnoli. In Francia e nel Regno Unito, solo il 48% e il 49% rispettivamente spera di vivere così tanto e i tedeschi risultano essere i più refrattari ad una vita molto lunga (44%). Il 71% delle persone intervistate pensa comunque che vivrà più a lungo dei propri genitori, aspettativa espressa un po’ in tutti i paesi. Il maggior ottimismo in questa stima è stato però rilevato in Spagna e Regno Unito. La Germania si colloca nella media, mentre la Francia e, soprattutto, l’Italia (con il 66%) dimostrano qualche dubbio. In Francia sono i più giovani a dimostrare un forte ottimismo (l’80% dei giovani compresi tra i 18 e i 24 anni si aspetta una vita più lunga di quella dei propri genitori), mentre in Italia e Germania sono, al contrario, i più pessimisti. Il record di ottimismo va alla Francia, in cui la speranza di vita media è risultata essere 85,3 anni, subito seguita dalla Spagna (85,5 anni). Queste stime, però, superano in media di 5 anni quelle che sono le reali aspettative di vita degli europei. Molto stranamente, soltanto in Francia le donne hanno effettuato un pronostico in media superiore a quello degli uomini (cosa che rispecchia invece la realtà). (Age Village)

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Faccia da cucchiaio

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Mag 2011

Roma 17 maggio al Teatro India “Faccia da cucchiaio. Spoonface ” di Lee Hall, regia di Marco Carniti con Melania Giglio. Steinberg è una bambina molto speciale, con un’intelligenza particolare e una percezione della realtà irripetibile. Soffre di una sindrome autistica ed è così innamorata della vita che, attraverso i suoi occhi, il mondo appare nuovo e straordinario. Il testo – scritto da Lee Hall, autore inglese candidato all’Oscar per la sceneggiatura di Billy Elliot, interpretato da Melania Giglio diretta da Marco Carniti – offre uno sguardo disincantato su temi di attualità, come la famiglia, la malattia, la diversità, giocando sul filo sottile che separa il riso dal pianto, drammaturgicamente ben dosato e ricco della freschezza espressiva tipica del linguaggio dei bambini. Carniti ha messo in scena la crudeltà di complessi temi come l’handicap, la malattia, la morte, le famiglie scompaginate, di padri imbelli e madri sopraffatte dalla sventura. La protagonista, sprofondata nella sua immensa salopette giallouovo, e tutta raggomitolata su se stessa, la testa racchiusa in una cuffia (sapremo che ha perso i capelli nell’inutile tentativo chemioterapico di strapparla al cancro) ascolta la musica con gli auricolari, l’opera lirica “Amo le signore che cantano le opere”, con qualche fragorosa irruzione elettronica di David Barittoni. Lei ragiona sul suo essere diversa: “Io sono una bambina diversa, ma essere diversi significa essere se stessi”. E questa è la morale della favola perché sa di essere “una bambina ritardata”. “Quando sono nata hanno detto che avevo una faccia come un cucchiaio. E da quel momento mi hanno chiamato Spoonface. Ma ero solo una neonata, e quando sei una neonata, tutte le stelle e i pianeti si muovono dentro di te. E poi sono caduta dalle braccia della mamma, che litigava col papà che andava in giro con una bambina con le tette. Ma sono stata mai giusta, io?”. “Ma le cose tristi sono le più belle”, promette Spoonface. E dopo aver schierato tutte le sue 25 piccole agghindatissime bamboledamine, ci lascia regalandoci un brandello di felicità. La sua: “E nella musica c’erano tutti i pezzetti di bellezza del mondo, ed io ero libera e cantavo come un uccellino”.

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Governo: Melodramma premier

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2011

“Ormai è evidente che il premier, persa totalmente la percezione della realtà, crede di essere il protagonista indiscusso di un melodramma così, mentre il paese necessita di una concreta azione di governo, continua a regalarci performances degne dei peggiori attori al declino della loro carriera. Ostenta una sicurezza a cui ormai non crede più neppure lui, perché definire i responsabili il “terzo polo” della sua impantanata maggioranza è il segno evidente della parabola discendente e ineluttabile del suo esecutivo. Mantiene ancora il più stretto riserbo sul toto nomine per i sottosegretari, ma imbonisce Scilipoti apprezzando le sue proposte sull’istituzione di due nuovi dipartimenti ministeriali, sul contenzioso bancario e sull’omeopatia. Continua a criticare l’impianto istituzionale dello Stato e ogni giorno oltraggia i poteri costituzionali; sbandiera un pragmatismo inesistente sulla risoluzione delle emergenze, da Napoli all’Abruzzo fino al più recente allarme profughi a Lampedusa. Auspico il superamento di questa fase grottesca e umiliante della storia politica del paese al più presto e che si possa finalmente dar vita a un nuovo modello di Repubblica, basato sul rigore morale e istituzionale, sul merito e sul rilancio di un’immagine positiva e realistica dell’Italia”. Lo dichiara l’on. Roberto MENIA, coordinatore nazionale di FLI.

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La percezione dell’altro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

Bergamo 30 Ottobre 2010 alle ore 09.00 Presso la Casa del Giovane. Convegno dal titolo La percezione dell’altro  “Gli immigrati a Bergamo” Dott. Marco Zucchelli (Caritas Diocesana Bergamasca) “Percezioni diffuse”: la lettura dei dati Dott.ssa Chiara Brambilla (Assegnista di Ricerca Facoltà di Scienze della Formazione Università di Bergamo) “L’annuncio cristiano sulle migrazioni” Mons. Giancarlo Perego (Direttore della Fondazione Migrantes – CEI) Conclusioni Mons. Francesco Beschi – Vescovo di Bergamo

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Le immigrate viste dalle colleghe italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

Quale è la percezione che le donne italiane hanno delle proprie colleghe straniere? Come vedono il loro ingresso nel mondo del lavoro? Quali sono le cause più frequenti di disagio delle donne immigrate? E a cosa possiamo ricondurle?  Noi per il Sociale, la Federazione per l’Agire e la Cultura del Sociale con la collaborazione della  Uil ed il patronato Ital, ha tentato di dare una risposta a queste domande attraverso uno studio pilota sulla base di un questionario somministrato a 600 donne italiane che lavorano a stretto contatto con colleghe straniere. Dallo studio realizzato emergono atteggiamenti principalmente favorevoli nei confronti delle donne straniere. Le italiane affermano per più dell’80% di non aver riscontrato, conseguentemente all’assunzione di donne immigrate, un aumento del carico lavorativo, delle relazioni conflittuali (79%)  e delle incertezze sugli scopi da perseguire (85%) e sui mezzi da utilizzare (95%). La principale difficoltà riscontrata riguarda la comunicazione (55%).  La difficoltà di comunicazione sul luogo di lavoro determina problematiche relative alla capacità per le immigrate di instaurare relazioni con colleghi e ciò riflettendosi anche al di fuori del contesto lavorativo comporta  difficoltà nell’accesso alle informazioni e ai servizi. Tutto questo relega la donna immigrata in uno stato di isolamento all’interno del mondo del lavoro.  Lo studio è stato poi focalizzato sulle informazioni provenienti dalle operaie (settore metalmeccanico), dalle operatrici socio-sanitarie e dalle braccianti agricole. Si sono registrati atteggiamenti e opinioni differenziate a seconda della categoria di appartenenza.
Le operaie, rispetto alle altre categorie prese in analisi, riscontrano meno il problema della comunicazione in ambito lavorativo, lasciando ipotizzare atteggiamenti completamente favorevoli nei confronti delle colleghe immigrate. Tale fenomeno si registra in misura maggiore nel Nord Italia e nel settore industriale. Le operatrici socio-sanitarie e le braccianti agricole, invece, considerano la comunicazione e la difficoltà delle immigrate di relazionarsi con i colleghi come causa di disagio interno al lavoro, oltre ad essere vista come una difficoltà nelle relazioni sociali esterne e  per l’accesso ai servizi. Gli  stessi atteggiamenti si osservano per le italiane intervistate nel centro e nel sud Italia nel settore dei servizi e dell’agricoltura.

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Dolore e percezione

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2010

Sono solo poco più del 42% i pazienti che affermano di condividere con il proprio medico specialista informazioni circa i principali aspetti  della terapia del dolore  quali, ad esempio,  benefici ed effetti  collaterali della terapia, scelta del farmaco, via di somministrazione  e indicazioni circa la posologia; mentre i medici dichiarano di farlo nel 93,98% dei casi.  Interessante è il dato riferito ai tempi della visita, sia che si tratti della prima visita o che sia una visita di controllo il divario è netto: il 36,4% dei pazienti afferma che la prima visita dura 10 minuti mentre il 56,7% dei medici ritiene che duri oltre 20 minuti. Entrambi però riconoscono che la condivisione delle informazioni aumenta l’aderenza alla terapia; questi i principali risultati di una recente indagine condotta da http://www.doloredoc.it portale indipendente dedicato al dolore sostenuto da un grant incondizionato di Grunenthal.
“Non abbiamo la prova che i pazienti che hanno risposto all’indagine afferiscano agli stessi medici che hanno partecipato all’indagine” – considera il Dott. William Raffaeli, Direttore dell’Unità operativa di terapia Antalgica e cure Palliative dell’Ospedale Infermi di Rimini e Presidente di FederDolore – che conclude “non si tratta di una relazione compromessa quella tra medico del dolore e paziente ma rimarca il bisogno di un miglioramento della comunicazione tra i due soggetti”.

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Studio Ibm sul pendolarismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

IBM ha reso noto una delle più ampie ricerche condotte negli ultimi anni sui problemi degli automobilisti pendolari e la correlazione tra traffico e stili di vita/salute dei “commuters”. La Global Commuter Pain survey analizza il “prezzo fisico ed emotivo” di ben 8192 automobilisti di 20 tra le più importanti città a livello mondiale e dedica uno spazio particolare alla situazione registrata a Milano. Il dato che emerge con maggiore evidenza è una percezione generalizzata (49% globale) del peggioramento del traffico negli ultimi 3 anni, anche se con notevoli discrepanze (dal 31% di Berlino all’80 di Johannesburg) e differenti livelli di utilizzo dell’auto (se l’81% dei losangelini usa questo mezzo per recarsi al lavoro, solo il 37% dei milanesi fa altrettanto, contro il 56% a livello globale). Il trovarsi incolonnati è una sorte che accomuna la quasi totalità (87 %) degli intervistati, ma anche in questo caso ben diversa è la sorte di alcuni ( a Melbourne, Stoccolma e B. Aires tra il 25 e il 33% dichiara di non aver mai trascorso del tempo in coda) rispetto ad altri (il 42% dei moscoviti negli ultimi tre anni si è dovuto sorbire almeno un incolonnamento di oltre 3 ore).  Molto diffusa la sensazione che le conseguenze del traffico incidano negativamente sulla propria salute (57%), con punte che sfiorano la totalità degli intervistati a Nuova Delhi (96%) e Pechino (95%). Stress (30%), rabbia (27%) e riduzione delle ore di sonno (15%) sono i sintomi maggiormente accusati dai commuters. Tra le sette città intervistate all’interno dell’Unione Europea, a Milano si riscontra anche la più alta percentuale di pendolari (28%) che sostiene di essersi trovata costretta a modificare, a causa della crisi economica, la modalità di trasferimento per raggiungere il posto di lavoro. All’interno di questo gruppo il 21% afferma di utilizzare il car sharing per recarsi sul posto di lavoro (terzi in Europa dopo Madrid e Stoccolma) e il 21% di lavorare più spesso da casa. Circa le possibili soluzioni da attuare per ridurre lo stress causato dai viaggi, il 57% dei pendolari milanesi (la seconda percentuale più alta rispetto a qualunque altra città intervistata) ha risposto che la soluzione migliore consisterebbe in un migliore servizio di trasporti pubblici (soluzione che si scontra con i dati relativi ai guidatori messicani e pechinesi, che benché vivano nelle due città con la più alta percentuale di utilizzo del bus, si presentano in assoluto come i più insoddisfatti rispetto alle condizioni del traffico).

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