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Liraglutide favorisce la perdita di peso

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Berlino. Le incretine sono ormoni secreti dall’intestino in risposta al pasto e sono responsabili della regolazione della secrezione insulinica glucosio-dipendente, mediando approssimativamente il 60% della produzione di insulina, inibendo la secrezione di glucagone e modulando la motilità intestinale. Gli agonisti del recettore del GLP-1 sono ormoni simili ad una di queste incretine e rappresentano una classe di farmaci ampiamente utilizzata per la terapia del diabete di tipo 2 soprattutto nei pazienti obesi, per la marcata capacità di ridurre anche il peso corporeo. Recenti studi su modelli animali (topo) hanno dimostrato che liraglutide (un agonista recettoriale del GLP-1) è in grado di modulare la composizione del microbiota intestinale e che questo potrebbe essere uno dei fattori favorenti la perdita di peso indotta da questo farmaco. L’obiettivo del nostro studio è stato quello di valutare l’effetto della terapia con Liraglutide sul microbiota intestinale nell’uomo, e nello specifico in soggetti obesi affetti da diabete mellito di tipo 2, mediante l’utilizzo di due test intestinali.
Tramite il breath test al lattulosio è stato possibile valutare la velocità di transito oro-cecale (OTT) e la produzione dei gas nell’aria espirata (nello specifico idrogeno e metano) che correlano con il microbiota intestinale, mentre con il test al 13C-ottanoato è stato valutato il tempo di svuotamento gastrico. Entrambe le tipologie di test sono state svolte in collaborazione con il Centro per le Malattie dell’Apparato digerente, CEMAD, del Policlinico Fondazione A. Gemelli. Sono stati arruolati 8 soggetti con diabete di tipo 2 candidati alla terapia con liraglutide, sottoposti, prima e dopo 6 settimane di terapia, a valutazione antropometrica e metabolica, e ai due test intestinali. Inoltre sono stati raccolti campioni di feci per l’analisi del DNA batterico del microbiota intestinale, sia prima che dopo terapia.
Come atteso, tutti i soggetti arruolati hanno presentato una significativa perdita di peso, della glicemia a digiuno e dell’emoglobina glicosilata. La produzione di metano e di idrogeno è risultata significativamente ridotta in seguito al trattamento con Liraglutide. Inoltre si è verificata una riduzione del tempo di svuotamento gastrico e dell’OTT, con evidente dimostrazione di importanti modifiche della composizione del microbiota.
“Il trattamento con liraglutide – commenta la dottoressa Simona Moffa, Centro Malattie Endocrine e Metaboliche Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – rappresenta un’importante arma per la cura dell’obesità e del diabete mellito tipo 2. Questo farmaco determina, oltre al rallentamento dello svuotamento gastrico e del transito intestinale, una ridotta produzione dei gas intestinali, espressione indiretta della modulazione del microbiota intestinale. I risultati dell’analisi genetica del microbiota dei soggetti arruolati permetterà di evidenziare le alterazioni farmaco-indotte in termini di composizione del microbiota e di personalizzare la scelta terapeutica in pazienti obesi e/o diabetici attraverso la definizione del profilo di microbiota più responsivo a questo approccio terapeutico e l’induzione, attraverso terapia con probiotici, delle modifiche del microbiota che rendano i pazienti metabolicamente più responsivi al trattamento”.
“E’ questo il primo studio nell’uomo ad aver dimostrato come l’uso di questa classe di farmaci per il diabete (GLP-1 RA) modifica il microbiota intestinale – afferma il professor Andrea Giaccari, responsabile del Centro pe le Malattie Endocrine e Metaboliche della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS Roma – E’ noto che la composizione del microbiota influenza profondamente il nostro metabolismo; ed è possibile ipotizzare che parte dell’efficacia del farmaco sia dovuta a questi cambiamenti. Molte strade si aprono; da una parte tentare di trattare il diabete modificando il microbiota (con diete mirate e/o probiotici); dall’altra rendere questi farmaci più efficaci inducendo la presenza del microbiota più favorevole.”

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A picco gli stipendi di chi opera nella scuola: in un anno persi quasi mille euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Dallo studio annuale della Ragioneria generale dello Stato, reso pubblico in queste ore, emerge che 28.403 euro annui, percepiti da chi ha operato nella scuola nel 2016, rappresentano di gran lunga il compenso annuo più basso del pubblico impiego. “Seguono quelli degli enti locali (29.081) e dei ministeri (30.695). Ben altre cifre per magistrati (138.268), prefetti (93.026) e diplomatici (92.819)”. L’aspetto più inquietante per i docenti e Ata è che nel 2015 i compensi annuali medi si attestavano a 29.307 euro, in risalita rispetto all’anno precedente (29.130). Poi il crollo, di quasi mille euro a testa. La scuola, quindi, arretra a livello di trattamento economico. E non si dica che il rinnovo di contratto ha cambiato le cose. Perché davvero a poco sono serviti i mini-aumenti accreditati a giugno 2018 e gli arretrati ancora più ridicoli percepiti il mese prima, frutto di un accordo finale sottoscritto solo dai sindacati Confederali il 20 aprile scorso, che ha portato incrementi retributivi lordi pari allo 0,36% per il 2016, all’1,09% per il 2017 e al 3,44% a regime: peccato che nello stesso periodo di blocco, l’inflazione sia cresciuta di oltre il 15%. Ed in ogni caso, le distanze rispetto al resto dalla PA rimangono immutate. Ecco perché diventa importante giocarsi bene la partita del prossimo rinnovo contrattuale, visto che l’attuale Ccnl con il prossimo 31 dicembre sarà già scaduto.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In Italia gli stipendi dei nostri docenti risultano davvero scarsi, rispetto alle medie UE, pure a fronte di un impegno di lavoro addirittura superiore: sia nella scuola primaria (22 ore settimanali contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3). Così, alla beffa degli stipendi sovrastati dall’inflazione, per la mancata applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale, e non certo adeguati dagli 85 euro medi di aumenti, peraltro in parte a rischio per il personale con compensi più bassi perché non è scontato che il governo approvi l’intesa contrattuale sulla perequazione stipendiale della scuola, si deve ora aggiungere quella del confronto con gli altri Paesi europei.

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South Dakota (USA): grave perdita dell’oleodotto Keystone

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

south dakotaIn seguito a un’importante fuoriuscita di petrolio dall’oleodotto Keystone nel Dakota del Sud (USA) i Nativi americani della regione temono la contaminazione della falda idrica da cui attingono la loro acqua potabile. “Siamo molto preoccupati per la falla nell’oleodotto”, ha dichiarato David Flute, capo della comunità indigena dei Sisseton Wahpeton Oyate della riserva di Lake Traverse, “poiché temiamo che possa aver contaminato la più grande riserva di acqua dolce del Nordamerica.” Secondo quanto riferito dall’impresa che gestisce l’oleodotto, la TransCanada, la falla creatasi lo scorso 16 novembre nell’oleodotto sotterraneo avrebbe causato la dispersione nel terreno di ca. 795.000 litri di petrolio.L’APM ha duramente criticato il ritardo con cui la TransCanada ha informato le autorità ambientali del South Dakota dell’avvenuta fuoriuscita di petrolio. Secondo quanto dichiarato dalla stessa TransCanada, le autorità sono state informate solo quattro ore e mezza dopo aver registrato l’incidente. Per l’APM, che in una lettera alla TransCanada chiede per quale motivo ci sia voluto tanto tempo per avvisare le autorità, in questo lasso di tempo si sarebbero potute organizzare le necessarie misure per almeno circoscrivere il danno ambientale.Per i Nativi Americani la falla all’oleodotto non fa altro che confermare le loro critiche e paure di fronte all’aumento degli oleodotti sul territorio. Ancora nell’ottobre del 2017 Bear Shields, esponente degli Rosebud Sioux, e Harold Frazier degli Cheyenne River Sioux, avevano nuovamente espresso la loro opposizione alla costruzione di nuovi oleodotti. Entrambi gli esponenti nativi avevano sottolineato il grave pericolo di danni ambientali e di conseguenti problemi di salute in seguito a possibili e probabili fuoriuscite di petrolio. Alcuni dei nuovi oleodotti in costruzione si trovano a meno di 25 km dalle loro riserve e minacciano l’acqua potabile di 65.000 persone.Da anni le comunità indigene mettono in guardia l’opinione pubblica e le autorità dall’imprevedibilità delle conseguenze di incidenti petroliferi causati da falle negli oleodotti sotterranei. Ciò nonostante il governo del presidente Trump punta molto sull’ampliamento della rete di oleodotti. Nel marzo 2017 il governo USA ha autorizzato la costruzione del controverso oleodotto Keystone XL come ampliamento del già esistente oleodotto Keystone. Il Keystone XL dovrebbe trasportare il greggio dalla provincia canadese dell’Alberta verso il Texas, attraversando quindi in lungo tutto il territorio statunitense. Per l’amministrazione Trump e per la TransCanada l’incidente petrolifero all’oleodotto Keystone avviene in un brutto momento, visto che il prossimo 20 novembre le autorità del Nebraska devono decidere della definitiva autorizzazione alla costruzione dell’oleodotto Keystone XL.

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Pineta Sacchetti: Bergamo, dispiaciuto per perdita spazio culturale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2016

pineta-sacchettiRoma “Sono dispiaciuto per la perdita, spero temporanea, di un potenziale spazio per la cultura nella città”. Lo dichiara in una nota l’assessore alla Crescita culturale, Luca Bergamo in merito all’incendio che ha interessato l’Auditorium della Pineta Sacchetti. “Sono in contatto con il comando dei Vigili del Fuoco mentre le operazioni di spegnimento della ‘Sala polifunzionale di via Albergotti’ sono ancora in corso con il coinvolgimento di 30 vigili, due autobotti e due autoscale – aggiunge -La copertura dell’Auditorium, costituita da più strati tra cui uno superiore in rame, richiede cautele particolari nelle operazioni di spegnimento per assicurarsi che non vi siano focolai residui negli strati inferiori. Una volta spento l’incendio, come prassi, i Vigili del Fuoco redigeranno un rapporto indirizzato a tutte le autorità competenti. Accertate le cause, l’amministrazione capitolina prenderà i provvedimenti necessari a tutela dell’investimento pubblico e, valutati i danni, vedremo come intervenire insieme al Municipio XIII”. “I lavori attualmente in corso per completare l’opera sono stati aggiudicati nel 2015 dal Municipio stesso per una spesa di circa 262mila euro. Si trattava della ‘Fase 5’ di un intervento concepito nel 2003 e avviato nel 2005. La storia di questo spazio meriterebbe commenti a parte sugli evidenti paradossi nella formazione e attuazione delle decisioni a Roma” conclude Bergamo.

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La perdita di consenso fa perdere la testa a Renzi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 novembre 2016

firenze‘Gli scontri di piazza a Firenze sono il risultato di due irresponsabilita’: quella di chi non ha autorizzato la manifestazione, e quella di chi ha ceduto a questa provocazione. La nostra solidarieta’ va innanzitutto alle forze dell’ordine, schiacciate tra queste due irresponsabilita’. Quella di chi ha la responsabilita’ del governo del Paese ci pare la piu’ grave e pericolosa’. Cosi’ Tomaso Montanari, vicepresidente di Liberta’ e Giustizia, dopo i tafferugli di oggi nel centro di Firenze. Che dicono Renzi, Rosato, Carbone, Marcucci, la Morani? Anche Libertà e Giustizia sta con chi devasta? O magari il governo ancora una volta si è comportato in modo dilettantesco? La perdita di consensi del governo sta dando alla testa a quelli del Pd…”. Lo dichiara Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. Per il sindacato di polizia ““Ancora una volta siamo costretti a registrare violenze inaccettabili contro Operatori delle Forze dell’Ordine impegnati nei servizi di sicurezza. A Firenze diversi nostri colleghi sono stati massacrati di botte dai cosiddetti antagonisti, che altro non sono che delinquenti che scendono in piazza con l’obiettivo di fare del male a chi veste una divisa”. E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. “Episodi come quello di oggi non sono casuali o episodici: c’è una precisa strategia di violenza contro le Forze dell’Ordine che viene condotta in maniera parallela all’attività politica e mediatica del Partito dell’Anti-Polizia. Ci sono politici e giornalisti che predicano l’odio alla luce del sole, e bande di delinquenti che lo mettono in pratica con il volto coperto da caschi e passamontagna e con la certezza di restare impuniti. Tutto ciò nel silenzio scandaloso di chi è sempre pronto a gridare allo scandalo quando si profila la pur minima possibilità di accusare un Agente di un errore nell’adempimento del dovere. Siamo solidali con i nostri colleghi rimasti feriti dai cosiddetti antagonisti, che predicano pace e tolleranza, ma nei fatti cercano soltanto il sangue di chi veste una divisa”.

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Perdita del reddito da lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2016

Zurich Insurance Group (Zurich) in collaborazione con la Smith School of Enterprise and Environment dell’Università di Oxford (SSEE) pubblica i risultati della seconda parte della Ricerca internazionale sul rischio di perdita del reddito, un fenomeno che rappresenta – qualora si verifichino condizioni di disabilità o l’insorgere di gravi malattie – una delle sfide più urgenti del nostro tempo, sia nelle economie sviluppate, sia in quelle emergenti.
Per le famiglie, una soprazurichvvenuta disabilità può avere un effetto devastante sul bilancio familiare, ma il fenomeno può avere gravi ripercussioni economiche e sociali su un intero Paese, minando la produttività aziendale e deteriorando le politiche di tutela sociale.
L’invecchiamento della popolazione, un mercato del lavoro caratterizzato da forme contrattuali sempre più flessibili, l’aumento del numero di persone con disabilità e sistemi di welfare pubblici sotto pressione, fanno aumentare sempre più il bisogno di strumenti a protezione del reddito personale.
Dall’analisi di Zurich si rileva inoltre una domanda non soddisfatta di protezione assicurativa sul reddito. Ben il 52% degli intervistati che non ha sottoscritto una copertura, è interessato all’acquisto di un prodotto assicurativo che tuteli il proprio reddito. Sostanziali differenze si riscontrano tra gli Stati che hanno partecipato all’analisi.L’esperienza gioca un ruolo determinate. Aver vissuto in prima persona o indirettamente l’esperienza di una perdita di reddito è cruciale nella decisione di attivare una forma di protezione. Ad una solida educazione finanziaria non è infatti connessa una maggiore attenzione al fenomeno. Potrebbe essere interessante indagare quanto la decisione di acquisto di un prodotto assicurativo sul reddito venga influenzata da esperienze, anche virtuali, vissute attraverso strumenti tecnologici. Nell’istogramma che segue si rilevano le motivazioni alla base di una perdita di reddito. In Italia si riscontra che la causa più frequente è il congedo di maternità, seguito dalla necessità di prestare cura a familiari. La ragione principale alla base di una mancata protezione, rimane quella del costo, percepito, erroneamente, come troppo alto. In realtà, in media, gli intervistati sono disposti a pagare il 5% del proprio reddito mensile. Una somma nettamente superiore al costo di un prodotto assicurativo a protezione del reddito. Gap di genere ancora esistono in circa metà dei Paesi intervistati e soprattutto negli Stati in cui la domanda di protezione del reddito è più bassa. In media quasi un terzo degli intervistati possiedono già una forma di copertura. In media gli uomini si assicurano di più e nelle famiglie chi si assicura è solo il lavoratore da cui dipende il reddito familiare.
I lavoratori full time si assicurano molto più frequentemente. Con l’aumento di forme contrattuali occasionali e a tempo determinato, aumenta il numero dei lavoratori esposti al rischio di perdere il proprio reddito. Ampio consenso verso misure di welfare aziendale. I datori di lavoro potrebbero utilizzare i benefit aziendali come una leva per attrarre talenti e nello stesso tempo aiutare i dipendenti a colmare gap di reddito.

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La perdita della memoria: quando preoccuparsi?

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Mag 2016

AlzheimerMilano Giovedì 9 Giugno ore 18 Via Paisiello 24 ingresso libero. A volte si tratta di semplici dimenticanze, di sbadataggine: ci si dimentica dove si è messo un oggetto e parole familiari non vengono più alla mente restando, come si suol dire, sulla punta della lingua. Altre volte, invece, i buchi di memoria possono essere i campanelli di allarme di malattie come l’Alzheimer, una delle più importanti attuali sfide della salute pubblica, sia per l’aumento dei casi che registra la malattia, anno dopo anno, sia per l’impatto che ha sulla qualità della vita dei pazienti. L’Alzheimer è, infatti, una patologia insidiosa che colpisce le funzioni cognitive causando problemi di orientamento, linguaggio, una maggiore vulnerabilità alle infezioni e, a volte, la completa perdita della memoria a breve e a lungo termine. Ma come riconoscere il disturbo dalla malattia? Come capire quando si tratta di disattenzioni e quando, invece, preoccuparsi?
Giovedì 9 giugno, alle 18, in via Paisiello 24, a Milano, a spiegarlo sarà il dottor Samorindo Peci, durante la conferenza ad ingresso libero dal titolo “La perdita della memoria: quando incominciare a preoccuparsi?”. Il direttore scientifico di Cerifos chiarirà ai partecipanti, con parole semplici, alla portata di tutti, come riuscire a distinguere i disturbi dalla malattia, spiegando le ultime novità della ricerca che riguardano questa patologia. L’incontro fa parte del ciclo “Dal disturbo alla malattia – dal rimedio naturale al farmaco di sintesi”: un calendario di eventi che andrà avanti fino al 15 Dicembre, organizzato dal Centro di Ricerca milanese per mettere in luce, di volta in volta alcuni dei disturbi più diffusi e per insegnare ai cittadini come fare vera prevenzione, cogliendo per tempo i campanelli di allarme.

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Malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2015

Parkinson04Martedì 9 giugno, alle ore 14.30, nell’Aula della Biblioteca della Clinica Geriatrica (Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Ateneo), il prof. Emanuele Cereda, medico ricercatore nel Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica della Fondazione IRCCS del Policlinico San Matteo di Pavia, terrà la lettura magistrale Aspetti Nutrizionali nella Malattia di Parkinson. La lettura magistrale sarà introdotta dal prof. Gian Paolo Ceda, Direttore della Scuola di Specializzazione di Geriatria e Presidente della Facoltà di Medicina dell’Ateneo.La terapia continua e sostitutiva con levodopa è tuttora quella più efficace nei pazienti con Malattia di Parkinson anche nel soggetto anziano, laddove si verifica la maggiore prevalenza ed incidenza della patologia. Il paziente geriatrico affetto da Malattia di Parkinson costituisce una tipologia molto specifica, in quanto frequentemente affetto da malnutrizione calorico-proteica e con un costo del cammino energeticamente più dispendioso rispetto ai soggetti di pari età. Sfortunatamente componenti delle proteine della dieta possono competere con l’assorbimento intestinale e il trasporto della levodopa attraverso la barriera emato-encefalica, limitando l’efficacia del farmaco e concorrendo all’insorgenza di fluttuazioni motorie.La relazione del prof. Cereda cercherà di far luce sul non facile punto di incontro tra le linee guida che raccomandano regimi a basso contenuto proteico e la ridistribuzione proteica da un lato e la necessità di regimi ad alto contenuto proteico per trattare la perdita di efficienza muscolare legata sia all’età che alla malattia.L’evento, promosso dai proff. Marcello Maggio e Fulvio Lauretani, dalla Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma di concerto con l’Unità Operativa Complessa Clinica Geriatrica del Dipartimento Geriatrico-Riabilitativo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, è rivolto agli studenti del IV-V-VI anno del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia nell’ambito dell’Attività didattica elettiva Sindrome della fragilità nel soggetto anziano, agli specializzandi dell’area medica e a tutto il personale medico e infermieristico dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

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Non perdere il treno della crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2015

fondo monetario internazionale“Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale sulla riduzione del rapporto deficit/Pil per i prossimi anni rientra in una serie di circostanze favorevoli che non dipendono direttamente da noi: cambio euro-dollaro, prezzo del petrolio basso e Quantitative Easing. A noi spetta non perdere questo treno che va verso la crescita”. A dirlo è Raffaello Vignali, Capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Attività Produttive e Responsabile Sviluppo Economico per il Nuovo Centrodestra. Per Vignali “in questo momento, la priorità assoluta è sostenere le imprese, soprattutto diminuendo il carico fiscale, che è una zavorra che pesa su competitività e produttività. Solo con la diminuzione delle tasse si possono favorire gli investimenti, che sono il vero motore della crescita economica. Al contempo, occorre stimolare l’edilizia privata, che è la filiera industriale più lunga del Paese e quella che è più in grado di contribuire immediatamente a Pil e occupazione. Perdere questa occasione sarebbe imperdonabile”.

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La perdita di memoria

Posted by fidest press agency su martedì, 27 gennaio 2015

memoriaLa perdita della memoria come singoli pezzi di un puzzle porta alla perdita della visione della propria identità ed è il drammatico denominatore comune delle malattie degenerative del SNC. Ma problemi di memoria si riscontrano anche in disordini psichiatrici che affliggono giovani e adulti: depressione, disturbo bipolare, schizofrenia hanno tra i loro segni e sintomi aspetti legati alla capacità di creare, mantenere e recuperare ricordi.
Su questo tema la Pontificia Accademia delle Scienze ha organizzato la Conferenza Internazionale dal Titolo: “Memory in the Disease Brain” in corso oggi a Città del Vaticano presso la Casina Pio IV con il coordinamento scientifico del Prof. Roberto Bernabei, Direttore del Dipartimento di Geriatria e Neuroscienze del Policlinico Gemelli di Roma. “Se i nostri ricordi svanissero alla fine di ogni giorno, che senso avrebbe la nostra intera esistenza?” è il quesito sottolineato da Stefano Zuccaro, Vatican Health Officier. “Il numero dei soggetti con demenza aumenta di 5 milioni ogni anno e la longevità ha come ‘effetto collaterale’ proprio il declino cognitivo. L’esistenza di queste persone ha l’aspetto di un puzzle incompleto. Come vivono queste persone? Di che assistenza hanno bisogno? E come la scienza moderna può rallentare la progressione del declino cognitivo?” Ai quesiti risponderanno ricercatori, clinici ed esperti internazionali.
‘La scelta di dedicare una giornata di approfondimento a questi temi nasce dalla crescente diffusione di patologie che alterano le capacità cognitive: malattie come l’Alzheimer, destinato nei prossimi decenni a coinvolgere porzioni sempre più ampie della popolazione mondiale, colpiscono l’individuo ma rappresentano anche e soprattutto un ‘fatto sociale’” è il commento di S.E. Mons. Marcelo Sanchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze. “E’ quindi importante dare risposta ai bisogni del malato nella globalità di tutte le sue dimensioni e questo implica la necessità di un intervento che non trascuri l’aspetto della patologia correlato al risvolto psicologico, sociale, relazionale. Obiettivo della scienza medica deve essere la “salute integrale” della persona, unità inscindibile di corpo e spirito, il rispetto del suo vissuto, della sua dignità. Una dignità che è propria di ogni fase dell’esistenza umana, in condizioni di salute piena o fortemente compromessa.”
La relazione tra i processi affettivi e cognitivi è presente sia in condizioni normali che patologiche. I ricordi, ad esempio, si fissano più saldamente nella memoria quando scaturiscono da un’emozione forte. In condizioni di sofferenza questo legame è ancora più forte come se il cervello sofferente perdesse parte delle sue capacità. Nella depressione ad esempio si perde la capacità di provare interesse, di provare piacere, la speranza, prendere delle decisioni diventa faticosissimo se non impossibile e anche la memoria a breve e lungo termine pagano le spese di questa forma di ‘stand-by’ dell’umore. Argomento che sarà trattato da Philippe Robert, Ricercatore al Memory Center dell’Università di Nizza.
Problemi che possono interessare giovani e adulti e non solo quegli anziani che a partire dai 65 anni sino ai 75 hanno acquisito una nuova etichetta: guai a definirli rappresentanti della terza età, quel decennio oggi è definito “età transizionale”. Si tratta del lasso di tempo acquisito in più negli ultimi trent’anni: dieci anni di vita tutto sommato sana in cui non si è ancora anziani – così come sottolineato anche dalla Professoressa Laura Fratiglioni Direttore dell’Aging Research Center al Karolinska Insitutet di Stoccolma che aggiunge come un terzo delle spese complessive destinate alla sanità sono assorbite proprio dalle patologie del cervello e dell’umore.
Anche l’insorgenza delle malattie degenerative si è spostata un po’ di là da venire, ma la longevità ha un prezzo e presenta il conto. Ci si ammala un po’ più tardi ma più a lungo. Tra le patologie più comuni il Morbo di Parkinson che esordisce spesso in modo improvviso e drammatico con deficit cognitivi che comprendono attenzione, concentrazione e, appunto memoria, legati al deficit colinergico. Migliorare le capacità cognitive dei soggetti con Parkinson al più presto e rallentare la progressione della malattia è il tema della relazione del Professor Clive Ballard Docente di Psichiatria della Terza Età al King’s College di Londra.
La conferenza avrà come focus le differenze tra memoria normale e patologica e come questa funzione cognitiva venga alterata e compromessa in presenza dei più comuni disturbi psichici e degenerativi. Basti pensare che nella malattia di Alzheimer, nel Parkinson ma anche in depressione, disturbo bipolare e schizofrenia, la perdita della capacità di ricordare è uno dei primissimi segni.L’evento è stato realizzato grazie al contributo non condizionato di Lundbeck Italia, azienda farmaceutica completamente dedicata alla ricerca e sviluppo di terapie per il trattamento delle patologie del sistema nervoso centrale.

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La Repubblica Italiana ha perso 31 miliardi di dollari in derivati?

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2012

Secondo un articolo pubblicato da Bloomberg Businessweek a firma di Nicholas Bunbar e Elisa Martinuzzi, sarebbero confermate le voci in base alle quali ad inizio anno l’Italia avrebbe chiuso un contratto derivato sui tassi d’interesse con Morgan Stanley pagando l’astronomica cifra di 3,4 miliardi di dollari.
Una cifra pari alla metà dell’incremento della tassazione di quest’anno! Secondo quanto risulta a Bloomberg l’Italia avrebbe subito perdite su derivati, complessivamente, per 31 miliardi di dollari. Come dire che senza le perdite su questi derivati si sarebbe potuto evitare il decreto “SalvaItalia”. Queste informazioni ci confermano che è sempre più urgente che il Governo faccia chiarezza sul portafoglio in derivati così come abbiamo chiesto attraverso l’interrogazione parlamentare dello scorso 23 febbraio depositata dai grazie ai senatori Donatella Poretti e Marco Perduca. (fonte Aduc)

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Lo Stato biscazziere

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

Il programma “Gli intoccabili “ del 15 feb. 2012, ha evidenziato una anomalia tutta italiana, dove si vede uno Stato repubblicano ordire trappole ai cittadini, stimolando, incoraggiando e sfruttando il vizio del gioco d’azzardo, specialmente nelle persone con fragili personalità e incapacità a superare i canti delle sirene che vengono emanati anche dai media nazionali. Le cifre sono ingentissime; nel 2011 sono stati giocati ben 80 miliardi di euro; cioè sono stati sottratti al circuito economico e monetario che avrebbe migliorato la qualità della vita, per indirizzare tali sommo nelle tasche di speculatori e gaudenti di protezioni della casta. C’è anche l’aggravante, perché su tali somme, se fossero state lasciate nel loro normale circuito, lo Stato avrebbe lucrati l’IVA, mentre in questo modo ha dovuto contentarsi della miseria di una tassazione che non supera il 5% dell’importo giocato. Viene anche organizzata la beffa che permette agli speculatori di aumentare i loro margini di guadagno, in quanto dalle somme giocate vanno detratte le vincite elargite,; ed è qui she scatta la trappola, in quanto ben il 60% delle vincite è costituito da somme che variano da un euro adue o cinque euro, fino a dieci euro; somme che nessun giocatore incassa,ma utilizza per una nuova giocata, fino alla perdita dell’intero importo. Una nazione che di dibatte nelle difficoltà economiche, con la disoccupazione galoppante, la sottooccupazione., la precarietà, la cassa integrazione, la mobilità verso la disoccupazione e il tentativo di arri9vare a fine mese, per favorire pseudo imprenditori che ruotano intorno alla casta, i governo precedenti non hanno trovato di meglio che spargere autorizzazioni ad organizzare truffe, a danno delle fasce, anche psicologicamente, più deboli.
Non è un caso che lo stesso presidente del consiglio (per Grazia di Dio EX) Berlusconi, tramite la sua azienda Mondadori (cosa c’entra una casa editrice con il gioco d’azzardo?), si è buttato sul gioco d’azzardo che fornisce guadagni enormi senza alcun rischio, senza generare posti di lavoro, senza produzione, senza ricerca, ma solo un trasferimento di modeste somme dalle tasche individuali degli italiani, ma gravanti su una miriade di giocatori, alle tasche ben protette dei complici del potere. E’ la perversa logica del liberismo: spalmare grandi somme su grandi numeri di cittadini, in modo da riservare grandi somme di utili su piccoli, ma selezionati, componenti la casta dei profittatori.
Ribadisco che tale favoritismo riservato agli speculatori, avviene in perdita per le c asse dello Stato, in quanto quegli 80 miliardi di euro hanno prodotto ben poco di tasse per lo Stato, ma avrebbero prodotto molto di più in IVA, con successiva IRPEF, servendo anche a stanare i grandi evasori fiscali.
Quando si comincia con una campagna contro il gioco d’azzardo, in modo che venga abolito su tutto il territorio nazionale? Monti faccia un po’ di conti e aiuti l’Italia a liberarsi di questa ulteriore e gravissima patologia. (Rosario Amico Roxas)

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Tremaglia: una perdita umana e politica

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2011

Italiano: Giorgia Meloni al MEI 2009.

Image via Wikipedia

«Mi addolora profondamente la notizia della scomparsa di Mirko Tremaglia, uomo che ha saputo interpretare in maniera esemplare quel senso di appartenenza a un popolo e a una Nazione che dovrebbe contraddistinguere ogni italiano. Lealtà, onore, dedizione sono valori che ha difeso sempre e che ha insegnato a molti tra noi. Era e rimane soprattutto un grande italiano, e non dimenticheremo mai il suo impegno e la sua attenzione per i nostri connazionali che vivono e lavorano all’estero e che grazie a lui hanno avuto l’opportunità di tornare protagonisti attivi delle vita politica italiana. Alla famiglia Tremaglia giunga il mio più sincero cordoglio per questa perdita, che coinvolge una intera comunità umana e politica.». È quando dichiara il deputato del Pdl, Giorgia Meloni.

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Crisi italiana: un’altra storia

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

I fatti odierni hanno un precedente e la complicità di tutto lo schieramento politico partitico che si richiama agli anni novanta. Abbiamo cominciato con il grande inganno della moneta unica che è costata la perdita secca del 50% della ricchezza nazionale. Altro che svalutazione e calo di competitività se fossimo rimasti fuori dall’eurozona come ha fatto, giustamente, la Bretagna. Allora facemmo un favore ai grandi interessi e la macelleria sociale fu affidata nelle mani “esperte” di Ciampi e di Amato. Avremmo dovuto, per lo meno, essere conseguenti e aggredire da subito il debito primario per non farlo almeno crescere con i suoi interessi passivi. Non lo facemmo e continuammo nel limbo delle spese clientelari, dei lobbisti et similia compresa la criminalità organizzata. Tutti a bagnarci il pane in quella mangiatoia che sembrava sempre generosa. Abbiamo persino avuta la “fortuna” di trovare un leader che ha saputo perpetuare il sogno italiano del vivere ricco alle spalle dei poveri e con il tocco magico e mediatico di illudere che chi ha può dare e chi non ha può spendere. Alla fine tutti i nodi sono arrivati al pettine e l’imbonitore di turno, dopo essere riuscito a succhiare il sangue da una rapa, ha mollato la presa e siamo passati all’era dei tecnocrati che trovano persino il tempo di spendere una lacrima sul mancato livellamento delle pensioni al costo della vita dopo che in quindici anni tutti i nostri redditi, da lavoro e da pensione, hanno perso il 60% del loro potere di acquisto.
Ora siamo nel pieno del psicodramma con una Europa che ci chiede l’impossibile e se non lo facciamo ci ricatta con l’idea che saremmo la classica buccia di banana che farebbe cadere l’intera impalcatura in cui si regge l’eurozona. E noi che facciamo? Da buon popolo latino votato alla commozione e alla generosità tout court non sappiamo dire di no distruggendo in questo modo il nostro stato sociale, la nostra libertà, il lavoro dei nostri figli e nipoti di ora e di domani, il diritto alla vita e a vivere. Abbiamo dovuto subire la vergogna di una debacle della politica che ha rinunciato al suo ruolo di mediatore per affidarlo ai tecnocrati mentre altrove accade l’esatto contrario, Dobbiamo subire questa indecente messa in scena con un tam tam mediatico al limite del messaggio subliminale come un topo in trappola per un odore di parmigiano. Cosa possiamo fare? Ciò che la stessa Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda non hanno saputo fare: ovvero rompere come hanno fatto per similare situazione l’Argentina e il Brasile. Uscire, in pratica, dal sistema e crearne un altro. Niente sudditanza economica dai poteri forti. Saranno forse momenti difficili ma è uno sbocco che almeno ci darebbe una chance mentre ora non ne abbiamo nemmeno l’ombra. Ma sappiamo bene che tutto ciò non accadrà perchè siamo troppo illusi e disillusi per avere la mente per le lucide decisioni e ci porteremo con noi un severo giudizio storico dei posteri dove la sentenza non sarà poi tanto ardua. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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VII Giornata Mondiale contro l’ICTUS Cerebrale

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2011

Neurología de Nobel 9

Image by Explora Proyectos via Flickr

Si è celebrata ieri 29 ottobre. L’iniziativa, targata World Stroke Organization (WSO), patrocinata dal Ministero della Salute, anche quest’anno promuove il tema “ONE IN SIX”: ogni sei secondi, nel mondo, una persona viene colpita da Ictus, indipendentemente dall’età o dal sesso ed 1 persona su 6 viene colpita dall’Ictus nell’arco della sua vita. L’Ictus è responsabile di più morti ogni anno di quelli attribuiti all’AIDS, tubercolosi e malaria messi insieme; costituisce la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza causa di morte nei Paesi del G8. In Italia, l’Ictus è responsabile del 10-12% di tutti i decessi per anno, rappresenta inoltre la prima causa d’invalidità e la seconda di demenza con perdita di autosufficienza. Nel nostro Paese si verificano oltre 200.000 casi di Ictus ogni anno e ben 930.000 persone ne portano le conseguenze. L’Ictus non è soltanto una malattia dell’anziano (negli anziani di 85 anni ed oltre l’incidenza dell’Ictus è fra il 20 ed il 35%): circa 10.000 casi, ogni anno, riguardano soggetti con età inferiore ai 54 anni.

La Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus, alla presenza dell’eminente neurologo internazione, co-fondatore della WSO, Vladimir Hachinski, oggi ha presentato alla stampa la sua campagna di prevenzione contro l’Ictus cerebrale: presso oltre 3000 farmacie nelle principali città italiane, è possibile effettuare gratuitamente il controllo della pressione arteriosa e della fibrillazione atriale, anomalia del ritmo cardiaco che colpisce 1 ultracinquantacinquenne su 4. La fibrillazione atriale causa circa 40.000 Ictus l’anno nel nostro Paese, ma con una costante prevenzione e un’attenta diagnosi precoce, si possono evitare ben 3 Ictus su 4, pari a 30.000 casi.

Durante l’incontro stampa, inoltre, A.L.I.Ce. Italia Onlus ha presentato i risultati definitivi dell’indagine condotta sulla conoscenza dell’Ictus ed i costi che gravano sui malati di Ictus cerebrale, realizzata dall’Associazione in collaborazione con il Censis e l’Università degli Studi di Firenze, all’interno del progetto “Promozione dell’assistenza all’Ictus Cerebrale in Italia” finanziato dal CCM – Ministero della Salute. L’indagine ha analizzato i bisogni di assistenza e supporto delle persone colpite da questa malattia, oltre ai costi che vengono sostenuti dalle famiglie dei pazienti, con interviste mirate sulla conoscenza dell’Ictus cerebrale.
L’impatto dell’Ictus in termini di riduzione dell’autosufficienza e di incidenza dei bisogni assistenziali risulta particolarmente gravoso, in particolare alla luce dei tagli alla Sanità previsti dalla Manovra Finanziaria approvata di recente. Nel complesso, il costo medio annuo a paziente con disabilità grave per famiglia e collettività, escludendo i costi a carico del SSN (quantificati ad oggi in circa 3,5 miliardi di euro/anno), è di circa 30.000 euro, per un totale di circa 14 miliardi di Euro/anno. Tale ammontare di 14 miliardi rappresenta il 78,8% del totale ed è distinto tra la riduzione di produttività relativa alla perdita di lavoro dei pazienti (26,2%) e quella principale legata all’assistenza prestata dai caregiver (52,6%), intesa come mancata produttività per chi ha perso il lavoro o lo ha ridotto e come monetizzazione delle ore di assistenza prestate per gli altri caregiver. Dall’indagine emerge dunque che il peso dell’assistenza ricade in maniera considerevole sulle famiglie e che esiste un peso più complessivo pagato dalla collettività: questo rende sempre più urgente e strategico l’avvio di una revisione dell’offerta di servizi e prestazioni, soprattutto sotto il profilo socio-assistenziale.
La trombolisi, terapia molto efficace entro le prime 3/4 ore dalla comparsa dei sintomi, somministrata esclusivamente presso le Stroke Unit, unità specializzate nella diagnosi e nella cura tempestiva dell’Ictus, rappresenta una misura terapeutica fondamentale perché può ridurre in modo decisivo i danni dell’Ictus ed in particolare la disabilità a lungo termine. Ma solo il 26,2% del campione afferma di sapere cosa sia la trombolisi e soltanto il 15% dichiara di conoscere cosa sia una Stroke Unit e l’importanza di esservi ricoverato in tempi brevissimi.Per quanto riguarda lo studio condotto sui pazienti, i dati hanno messo in luce come il carico assistenziale ricada soprattutto sulle famiglie: i caregiver (i parenti prossimi che si occupano dei pazienti, per la maggior parte la moglie o una figlia) convivono con i pazienti nel 66,2% dei casi, comunque li vedono per 6,6 giorni a settimana, e prestano mediamente loro 6,9 ore al giorno di assistenza diretta. Il 55,7% dei caregiver intervistati ha dichiarato di non avere più tempo libero e nel 77,8% dei casi considerano peggiorata, o molto peggiorata la qualità della loro vita, a causa dell’onere assistenziale. Il 72,1% si sente stanco, e uno su quattro (il 24,8%) soffre di depressione.
La Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus, composta da 19 Associazioni Regionali, è un’Associazione di volontariato libera e non lucrativa, formata da persone colpite da Ictus, familiari, medici, personale addetto all’assistenza, riabilitazione e volontari. L’attività degli aderenti è basata sul volontariato e i finanziamenti derivano prevalentemente dai contributi dei soci e degli enti pubblici.
A.L.I.Ce. Italia Onlus è membro di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazione che riunisce 20 Associazioni di pazienti colpiti da Ictus di 17 Paesi europei e che ha diffuso le linee guida per la prevenzione e una migliore cura dell’Ictus in un documento rivolto al Parlamento europeo e a tutti i governi dell’Unione: un’alleanza europea contro l’Ictus e da qualche mese è anche membro della WSO (World Stroke Organisation).

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Ancora con la “finanza creativa”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2011

La chiusura settimanale della Borsa riserva talune sorprese che meritano una valutazione attenta. Emerge il calo delle azioni Mediaset e Mediolanum, entrambe troppo prossime ai 3 punti, dopo avere toccato, rispettivamente, il massimo in marzo con 5,46 Mediaset e 4,09 Mediolanum, con una perdita netta di oltre il 40% per la prima e del 26% della seconda. La corsa ai ripari vede un lancio pubblicitario di Mediolanum che invita a sottoscrivere conti correnti, offrendo un interesse del 3,5 % lordo, pari al 2,55 netto; ma c’è il trucco. Infatti il minimo da versare è di 15.000 euro e la somma deve rimanere immobile per almeno 12 mesi; in caso di utilizzo, anche parziale, il saggio di interessi scenderebbe all’1% lordo. E’ chiaro che si tratta di un lancio mirato ai piccoli risparmiatori; infatti tale lancio è eseguito presso i quotidiani a tiratura regionale, con acquisto di mezza pagina. Bisogna chiedersi cosa ne farà Madiolanum di tale raccolta così sollecitata? Due sono le ipotesi, non alternative, ma complementari, e riguardano entrambe il sostentamento di Mediaset che ha una capitalizzazione maggiore, attraverso acquisti effettuati al fine di evitare la barriera psicologica del > 3; scendendo sotto la quotazione di 3 punti il significato che ergerebbe sarebbe quello di una tendenza non suscettibile ad inversione. C’è da augurarsi un attento controllo da parte della CONSOB e della Banca d’Italia. Come mai in una situazione così allarmante non interviene l’altro gigante economico di casa Berlusconi, come la Mondadori? La risposta è molto semplice, la casa editrice non può esporsi più di tanto, in quanto già esposta con una fidejiussione di 805 milioni di euro a favore della CIR, a garanzia della somma che è già stata condannata a pagare, come penalità, in primo grado (750 milioni di euro, più gli interessi), mentre è in dirittura di arrivo la sentenza di secondo grado. I grandi investitori, quelli che hanno lucrati benefici dalle azioni del governo e dalle progettazioni futuribili, adesso si guardano bene dall’intervenire a causa della estrema debolezza del governo, reduce da tre sconfitte elettorali che hanno segnato il minimo storico della fiducia sia personale al premier che al governo che presiede. Affermare, come fa il premier, che la nazione è solida grazie al risparmio privato, è un controsenso, perché il governo dovrebbe riconoscere che la nazione è solida “malgrado” questo governo, che aveva invitato i piccoli risparmiatori a non cedere alla tentazione del risparmio e non cambiare le abitudini al consumo, in quanto la crisi sarebbe stata “più psicologia che reale”.
La gente, per fortuna, non ha creduto alle parole del premier, rinunziando al superfluo, per garantirsi, anche per il futuro, il necessario. Ora viene tentata la carta della finanza creativa, procedendo, come da 17 anni a questa parte, per tentativi, senza guardare alle ipotesi di programmazione a lungo e medio termine; intanto l’UE preme e invita ad un più attento controllo della spesa pubblica, mentre in questa italietta scoppiano quotidianamente gli scandali fiscali, favoriti dalla distrazione programmata dell’esecutivo. (Rosario Amico Roxas)

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Mediaset in crisi?

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2011

Con l’andamento negativo anche del 10 giugno 2011, le quotazioni Mediaset hanno toccato il minimo storico, con una perdita, in un solo mese, del 20%, come inequivocabile segnale di sfiducia nel titolo che è tutt’uno con il suo inventore. In nessun altro caso di azioni quotate in borsa il destino è legato alle sorti dell’azionista di riferimento, come accade con mediaset. Il segnale è grave, perché dimostra che si tratta dei grandi investitori che non credono più nel futuro dell’azienda di casa Berlusconi. Le rilevazioni trimestrali peggiorano le previsioni future, in quanto anche la raccolta pubblicitaria di Publitalia 80, segna una calo sensibile che non lascia spazio alle invenzioni parolaie, esibendo una realtà nuda e cruda. La sconfitta elettorale non è stata la causa di un tale calo, ma è stata la conseguenza di una perdita di credibilità dell’azionista di riferimento, più dedito ai vizi privati che alle pubbliche virtù, più dedito alla difesa DAI suoi processi che al dovere di amministrare una nazione guardando al bene comune.
La palese debolezza politica e il mancato strapotere, ha, di fatto, allontanato i grandi inserzionisti pubblicitari, nonché i grandi azionisti che sono stati costretti a cedere azioni delle proprie aziende in cambio di azioni mediaset, allettati da provvedimenti legislativi e attività internazionali che li avrebbero favoriti, e si ritrovano con le loro azioni che lievitano quotidianamente (ENI, ENEL, Finmeccanic, Impregilo), mentre le azioni mediaset in caduta libera. Non viene descritto dalla stampa compiacente, ma anche l’investimento spagnolo di Cuatro, network acquisito dalla controllata Telecinco, ha dato esiti a dir poco disastrosi. Quindi l’acquisizione di 1.500 torri di trasmissione televisiva di DMT, che avrebbe garantito al gruppo mediaset il monopolio delle infrastrutture delle reti telefoniche e TV, è stata bloccata dalla Consob a seguito della semplice minaccia da parte di Telecom Italia Media, di ricorso all’Antitrust.
Aleggia ancora, come la nota ciliegina sulla torta, anche la sentenza d’appello sul lodo Mondadori, nel quale il cavaliere è stato già condannato in primo grado al pagamento di 750 milioni di euro come risarcimento danni alla CIR di De Benedetti (difeso dall’avv. Pisapia…!); nella ipotesi più favorevole al cavaliere la penale potrà solo essere ridotta a 500 milioni di euro, che provocherebbe lo stato di insolvenza tanto della persona che del gruppo, pur nelle sue molteplici articolazioni, in quanto il grosso della liquidità con cui potrebbe essere pagata l’ammenda, si trova ben lontano dalle grinfie dei creditori. De Benedetti ha anticipato che si servirebbe di quei quattrini per acquistare “La 7” e richiamare tutti i presentatori e giornalisti sgraditi al cavaliere. Anche Murdock non mostra più interesse per un’OPA su Mediaset; con la prossima concorrenza de La 7, il titolo pilota del clan Berlusconi, scenderà sotto i limiti, anche del suo valore reale, per cui potrebbe anche andare in vendita fallimentare. (Rosario Amico Roxas)

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La perdita di potere “dà alla testa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

In una lettera aperta ai cittadini i vertici “politici” dell’O.U.A. (Organismo Unitario Avvocatura) si dichiara vittima della entrata in vigore dal  21 marzo c.a., della obbligatorietà della mediazione civile: per la “svendita della giustizia a privati con un’altro aumento ingiustificato di costi a carico dei cittadini”; perchè il cittadino avrà l’obbligo di rinvolgerti ad un mediatore prima di rivolgersi al giudice” che deve prendere o lasciare, altrimenti non avrà scelta! Dovrà versare un importo variabile da 105 a 9.240 euro, in base al valore della controversia, anche se non intende conciliare; che il tuo mediatore potrebbe non essere “quello sotto casa”, perché potrebbe essere convocato a centinaia di chilometri di distanza, e che, pur in tua assenza, il mediatore potrà fare una proposta di conciliazione fortemente vincolante per il futuro giudizio? Una sofisticazione della  verità, afferma Pecoraro presidente dell’Associazione Nazionale per l’Arbitrato & la Conciliazione (ANPAR, ente non profit), che non ha precedenti. Oggi voglio approfondire la questione  proprio perché il mio primo interesse  è informare tutti  i cittadini e tutti conciliatori professionali, nel migliore modo possibile. Innanzitutto, il consenso sugli organismi di conciliazione si fa largo fra i cittadini e le classi professionali, grazie all’O.U.A.  perché esprime pareri su ciò che non conosce  e per il suo modo troppo elementare di parlare di mediazione civile e commerciale.   Nessun arricchimento, da parte di organismi privati o pubblici, la mediazione civile  non prevede oneri da parte dello Stato. Gli Organismi di conciliazione pubblici e privati, assommano solo responsabilità e non risorse, fatti salvo i 40 euro per l’avvio della procedura conciliativa versate all’organismo dalle parti a fronte delle spese di segreteria. Il cittadino, afferma Pecoraro, non dovrà rivolgersi  a un mediatore ma, alla segreteria dell’organismo se intende avviare una procedura conciliativa.  In verità è umiliante per la categoria degli avvocati assistere  alle smisurate tensioni che si si sono affacciate da anni all’interno della propria categoria a causa dell’entrata in vigore della legge sulla mediazione civile. Infatti, si contano sulle punte delle dita quelli che  chiedono l’appoggio di tutti  per salvaguardare posizioni personalistiche, a sfavore  dell’intera categoria. La “chicca”  (che speriamo si vergognino a ripeterla) è che per una causa giudiziale per un valore di euro 6.000, oggi, costa all’attore e al convenuto tra onorari e spese euro 3.544. Con il  nuovo istituto giuridico della mediazione la stessa controversia con lo stesso valore  costa 280 euro per parte e più sale il valore della causa  e più conviene conciliare altro esempio un giudizio ordinario per poco più di 5 milioni di euro costa circa 68.000 euro alle parti; con ! la mediazione costa  3.066 euro per parte se trattasi di materia obbligatoria  (art. 16 lett. d) e)  del D.M.  180/2010). Inoltre, parte di questo esborso potrà anche essere recuperato con la dichiarazione dei redditi come credito d’imposta. La durata  per  l’intera procedura di mediazione dura  max 4 mesi. In merito poi, “al mediatore sotto casa”, anche qui –  secondo Pecoraro –  è il racconto di una storia miserabile,  perché si continua a mistificare la realtà. Circa 150 organismi tra pubblici e privati compresi alcuni  ordini provinciali degli avvocati, C.N.F. (Consiglio Nazionale Forense ) compreso,  sono già iscritti nel Registro Ministeriale e ramificati sull’intero territorio nazionale. Questi organismi sono più che sufficienti per garantire al cittadino  il mediatore “sotto casa” . Questa è la verità, e Pecoraro rivolge un invito ai cittadini, ed ai mediatori, di essere anche loro presenti davanti al Parlamento il giorno 16 marzo per  dire la loro e di non dare ascolto alle sciocchezze di chi non sa di che parla, al solo scopo di mantenere nicchie di privilegi  e di  potere della casta.  E poi, visto che i magistrati saranno presenti pe! r le udienze è necessario fare  in modo che il proprio avvocato si presenti per  discutere la causa, diversamente revocate il mandato o informatelo di voler avviare una procedura conciliativa. Queste sono le verità che la nuova legge offre ai cittadini che potranno  fare e decidere quel che vogliono, senza il “coartamento” della loro volontà da parte di nessuno. (A. Bove)

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Europa Assassinati 40 giovani al giorno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Ogni giorno nella regione europea si spegne la vita di quaranta giovani – oltre 15.000 in un anno – a causa di atti di violenza, secondo nuovi dati OMS. 4 omicidi su 10 sono commessi con un coltello.  Il rapporto europeo sulla prevenzione della violenza e degli accoltellamenti fra i giovani (European report on preventing violence and knife crime among young people) è il primo rapporto esaustivo sull’argomento mai pubblicato in Europa. Il rapporto, presentato oggi dall’OMS/Europa in occasione della conferenza mondiale Safety 2010 in corso a Londra, mette in luce l’enorme perdita per la società causata dalla violenza giovanile nei paesi Europei, e i vasti benefici che possono derivare da un approccio di sanità pubblica a complemento di quello giudiziario.
La violenza è la terza causa di morte in Europa nella fascia di età 10–29 anni, responsabile di 15.000 omicidi all’anno. Questa è solo la punta dell’iceberg, poiché le stime indicano che per ogni giovane che muore, altri 20 sono ricoverati in ospedale. Circa il 40% degli omicidi, cioè 6.000 all’anno, sono commessi con un coltello o un altro oggetto contundente. Portare con sé un coltello è relativamente comune in molti paesi (fino al 12% dei giovani lo fa) ed aumenta la probabilità di ferimenti gravi o di omicidi. L’uso di armi da fuoco e lo strangolamento sono altri mezzi utilizzati per commettere omicidi.
I giovani sono vulnerabili a diventare sia vittime che persecutori. Nonostante i mass media e la società siano veloci a demonizzare episodi di violenza giovanile, il rapporto OMS sostiene che la giovinezza è un periodo vulnerabile e molte delle cause alla base della violenza hanno origine nell’infanzia. Affrontare queste cause è una responsabilità sociale che ricade su molti settori, come la sanità, l’istruzione, il welfare, il lavoro, la giustizia e i governi locali, ed è più efficace in termini di costo-beneficio che occuparsi solamente delle conseguenze della violenza.
La violenza giovanile è un problema comune a vari dipartimenti governativi e a molti settori; l’evidenza raccolta in questo rapporto proveniente da paesi europei e non, indica che una risposta organizzata della società può prevenirla. E’ dimostrato che investire in interventi che adottano un approccio di sanità pubblica alla prevenzione della violenza ha un rendimento molto alto.  I sistemi sanitari hanno un ruolo cruciale nella fornitura di servizi di qualità per il trattamento, supporto e riabilitazione delle vittime, sia prendendosi cura delle lesioni fisiche che degli effetti psicologici della violenza. In aggiunta, il settore sanitario è il più indicato a guidare – in collaborazione con altri settori – approcci preventivi basati sulle evidenze, in maniera da affrontare le cause alla radice della violenza.

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In ricordo di Aldo Giuffré

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2010

Si è spento a Roma all’età di 86 anni Aldo Giuffré, attore teatrale e cinematografico deceduto dopo un’operazione per una peritonite all’ospedale San Filippo Neri. Italia dei Diritti, nella persona della responsabile per i Beni Culturali Anna Nieddu, intende manifestare la propria vicinanza a tutta la famiglia Giuffré, in particolare al fratello Carlo, con il quale Aldo, di cui intendiamo fornire un ricordo sentito, lavorò per tanti anni: “Quella di Aldo Giuffré – commenta la Nieddu – è una grave perdita per il panorama teatrale e cinematografico italiano, specialmente in un momento in cui per motivi anagrafici tanti grandi personalità ci stanno lasciando orfani di figure di alta levatura. Di Aldo Giuffré voglio ricordare non solo la carriera più nota, che ha toccato picchi incredibili come le collaborazioni con Visconti, De Filippo, Strehler, De Sica o Sergio Leone, ma anche i suoi inizi radiofonici.  Non molti sanno che fu proprio Giuffré ad annunciare alla radio la fine della Seconda Guerra Mondiale il 25 aprile 1945, e anche l’inaugurazione della seconda rete Rai venne presentata da lui. A renderlo così grande è stato anche il basso profilo con cui ha vissuto la sua invidiabile carriera teatrale; dichiarava di non essere mai voluto entrare nei salotti buoni del teatro italiano, come testimoniano le critiche che mosse nei confronti di Eduardo De Filippo, che considerava un drammaturgo non proprio eccellente, nonostante fosse tra i nomi con cui collaborò per più tempo. Dopo aver lasciato il teatro si dedicò alla scrittura e all’insegnamento, che riteneva importantissimi perché fonti di trasmissione della nostra cultura alle nuove generazioni. Voglio concludere citando uno dei suoi romanzi che ricordo con piacere: ‘I Coviello’, in cui parla del dopoguerra nella provincia italiana, di cui mette in luce paure e speranze evidenziando la malinconia dell’essere un teatrante puro e l’impossibilità, quasi fosse una condanna, di uscire dalla provincia intesa non solo come luogo fisico ma anche come forma mentis. Una grave scomparsa – conclude la rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro – a cui Italia dei Diritti non può che guardare con rammarico”.

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