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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Le grandi perdite nel trasporto marittimo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 giugno 2019

Secondo il Safety & Shipping Review 2019 di Allianz Global Corporate & Specialty SE (AGCS), le grandi perdite nel trasporto marittimo sono al livello più basso registrato in questo secolo, con un calo di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. Lo studio annuale analizza le perdite di navi di oltre 100 tonnellate lorde (GT). Nel 2018 sono state segnalate in tutto il mondo 46 perdite totali di grandi navi, in diminuzione rispetto alle 98 di 12 mesi prima, a causa di un calo significativo dell’attività nel Sud-Est asiatico, punto critico per le perdite globali, mentre quelle dovute alle condizioni meteo (10) si dimezzano dopo stagioni più tranquille di uragani e tifoni.
Se il crollo delle perdite totali è incoraggiante, il numero complessivo di incidenti di navigazione segnalati nel 2018 (2.698) mostra un calo decisamente più contenuto, meno dell’1% rispetto all’anno precedente. La causa principale sono i danni ai macchinari e rappresentano più di un terzo degli oltre 26.000 incidenti dell’ultimo decennio, il doppio della seconda causa più importante, la collisione. I danni ai macchinari sono una delle cause più costose dei sinistri dell’assicurazione marittima, per un totale di oltre 1 miliardo di dollari in cinque anni. I luoghi dove avvengono maggiormente gli incidenti e le cause più diffuse di perdite totaliLa regione marittima della Cina meridionale, Indocina, Indonesia e Filippine rimane il luogo dove si sono registrate le maggiori perdite (12). Nel 2018 un incidente su quattro si è verificato in quest’area, anche se si evidenzia un calo significativo rispetto ai 29 dell’anno precedente. Il Mediterraneo orientale e il Mar Nero (6) e le isole britanniche (4) sono al secondo e terzo posto. Nonostante i segnali di miglioramento, l’Asia rimarrà un punto critico per i sinistri marittimi a causa dell’elevato livello di scambi commerciali, delle rotte di navigazione trafficate e delle flotte più datate. Tuttavia, nuove infrastrutture, migliori operazioni portuali e strumenti di navigazione più aggiornati aiuteranno ad affrontare le sfide per il futuro. Nell’ultimo anno le navi da carico (15) hanno rappresentato un terzo delle perdite totali in tutto il mondo. La causa più frequente rimane il naufragio/affondamento, che ha riguardato oltre la metà (551) delle 1.036 navi perse nell’ultimo decennio. Nel 2018 sono stati segnalati 30 casi.Gli incendi continuano a generare ingenti perdite a bordo e il numero di incidenti segnalati (174) tende ad aumentare. Questa tendenza è proseguita anche nel 2019, con una serie di problemi recenti sulle navi portacontainer e tre incidenti significativi sulle navi per il trasporto di auto. I carichi dichiarati erroneamente, sbagliate indicazioni di etichettatura e di imballaggio di merci pericolose, sono tra le cause principali di incendi in mare. La capacità antincendio a bordo può essere limitata e il ricorso a importanti interventi esterni, con conseguente aumento dei tempi di reazione, possono provocare ingenti danni alle navi, con un incremento significativo del valore delle richieste di risarcimento.
Inoltre, la perdita di centinaia di container a bordo di una grande nave all’inizio del 2019 ci ricorda che le merci danneggiate sono la causa più frequente di risarcimento da parte dell’assicurazione marittima, ovvero una su cinque in cinque anni1.
Il rischio politico è aumentato in tutto il mondo e rappresenta sempre più una minaccia per la sicurezza della navigazione, il commercio e le supply chain a causa di conflitti, dispute territoriali, cyber-attacchi, sanzioni, pirateria e persino sabotaggi, come dimostrato dai recenti attacchi alle petroliere in Medio Oriente.

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Hard Brexit: le imprese italiane rischiano di perdere fino a circa 9 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

E’ quanto emerge da uno studio elaborato da Duff & Phelps – la società di servizi finanziari con esperienza in valutazioni complesse, real estate, corporate finance, investigazioni e controversie, cyber security, compliance e consulenza normativa – sul possibile impatto di una Hard Brexit sul valore delle imprese italiane.
Lo studio è stato realizzato analizzando i dati sulle esportazioni italiane verso il Regno Unito rispetto a diversi settori merceologici, che sono ammontate a oltre 23 miliardi di Euro nel 2017, in crescita del 3,4% rispetto all’anno precedente.Considerando l’export dei singoli settori fornita dall’Istat e i dazi medi applicabili a ciascun settore in base alle tariffe Mfn, in caso di Hard Brexit l’ammontare dei dazi sulle merci italiane esportate nel Regno Unito sarebbe pari a quasi 1,3 miliardi di Euro, per effetto di un dazio medio tra tutti i settori di circa il 5%, che potrebbe tradursi nel caso di un’elasticità unitaria della domanda in una riduzione di pari ammontare dell’export italiano annuo verso il Regno Unito.
Secondo l’analisi di Duff & Phelps, al fine di stimare correttamente l’impatto di medio termine di una Hard Brexit, bisogna però considerare anche l’impatto delle barriere non tariffarie (Non-Tariff barriers, NTB), ossia barriere commerciali che limitano le importazioni o le esportazioni di beni o servizi attraverso meccanismi diversi dalla semplice imposizione di tariffe, quali quote di importazione, sussidi, ritardi doganali, ostacoli tecnici o altri meccanismi che impediscono o ostacolano gli scambi. L’ammontare dell’export dell’Italia verso il Regno Unito nel medio termine potrebbe ridursi, nello scenario peggiore, addirittura di un importo compreso tra un terzo e la metà, per un valore compreso tra circa 7,5 e circa 11 miliardi di Euro annui.
Considerando questa analisi e stimando che l’export italiano verso il Regno Uniti generi un valore per le aziende italiane pari a circa 22,4 miliardi di Euro, Duff & Phelps ha messo in luce che nello scenario di Hard Brexit, tale valore aziendale potrebbe scendere fino a circa 21,3 miliardi di Euro nel breve periodo (- 1,1 miliardi di Euro circa) e, nel medio periodo, fino a circa 13,5 miliardi di Euro (- 8,9 miliardi di Euro circa).Considerando che la capitalizzazione delle società italiane quotate al mercato telematico azionario (MTA) di Borsa Italiana, escluse le 40 società maggiori appartenenti all’indice FTSE MIB, ammonta a circa 120 miliardi di Euro, per un totale di circa 200 aziende, tale perdita di valore aziendale corrisponderebbe alla perdita di quasi 2 società quotate nel breve periodo e fino a quasi 15 società quotate nello scenario peggiore nel medio periodo.

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Lombardia: Ingenti perdite d’acqua dalle tubature di alcuni palazzi popolari di Melegnano

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

Melegnano I cittadini di Melegnano residenti nelle case popolari di via Toscana attendono da tempo il preannunciato intervento di ALER. Il Consigliere regionale M5S Nicola Di Marco ha oggi inviato ad ALER, e per conoscenza a Regione, una lettera di sollecito.
Nel merito il Consigliere di Marco dichiara: “Non si tratta di semplici infiltrazioni, nell’anno e mezzo da che è iniziata la perdita nelle tubature i residenti hanno calcolato siano stati sprecati 4.800 litri d’acqua. ALER aveva promesso un intervento risolutivo per il 9 Luglio che ad oggi ancora non è stato effettuato. Tali tempi biblici per risolvere una criticità facilmente gestibile sono inaccettabili. Ho quindi scritto oggi una lettera di sollecito ad ALER con in copia Regione, a tutela delle esigenze dei residenti ERP di Via Toscana a Melegnano, e chiedendo anche che l’Azienda studi misure risarcitorie dei disagi subiti dai residenti”.

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Banche: PE approva nuove regole su chi deve farsi carico delle perdite

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 dicembre 2017

european parliamentIl Parlamento europeo ha approvato un piano che mira a stabilire norme chiare su come i creditori delle banche in difficoltà devono coprire le perdite.Il piano prevede di recepire nel diritto comunitario lo standard internazionale della capacità totale di assorbimento delle perdite (TLAC) delle banche con una rilevanza sistemica, che impone a tali banche di accantonare fondi sufficienti per assorbire le perdite e ricapitalizzare con un impatto minimo sui contribuenti.Il testo propone una “gerarchia” del bail-in degli azionisti e dei creditori ai quali sono attribuite le perdite, armonizzata in tutti gli Stati membri dell’UE, che contribuirebbe a proteggere le funzioni fondamentali delle banche e la stabilità finanziaria, senza dover ricorrere al denaro dei contribuenti.Inoltre, sarà aggiunta una nuova classe alla gerarchia di attori coinvolti in caso di insolvenza delle banche, al fine di proteggere il debito privilegiato e le passività delle altre banche e contribuire così a ridurre i rischi. Una nuova classe “non preferita” di strumenti di debito privilegiato dovrebbe poter soddisfare lo standard TLAC per le banche di importanza globale. Gli strumenti finanziari di questa classe non possono essere derivati né includere alcuna componente derivata.Le clausole di salvaguardia dei diritti acquisiti offriranno un’ulteriore certezza giuridica, consentendo ai sistemi nazionali esistenti e agli strumenti di debito già emessi di rimanere in vigore laddove soddisfino le condizioni.Le norme, approvate con 523 voti in favore, 113 contrari e 8 astensioni, dovranno essere recepite nelle legislazioni nazionali entro un anno dalla loro entrata in vigore.
Il relatore Gunnar Hökmark (PPE, SE), durante il dibattito ha dichiarato che “si registrano investimenti troppo bassi nell’UE, il che di per sé rappresenta un rischio, in quanto manca la crescita di cui abbiamo bisogno per garantire la stabilità. Le banche devono essere stabili per poter finanziare e garantire gli investimenti. Con questa legislazione si fa chiarezza per stabilire quando una banca si trova in gravi difficoltà. Non ci saranno discussioni, perché si saprà cosa fare. Stiamo facendo in modo che i rischi rimangano a carico di chi li assume. Questo è lo scopo principale. È lo scopo della gerarchia, che descrive i diversi livelli di rischio. I correntisti e i contribuenti correranno meno rischi”.

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Un miliardo di euro le perdite italiane in Ucraina

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

ucrainaA più di due anni di distanza il mio paese vive nelle condizioni dell’aggressione russa. Nel corso di questo tempo la Federazione Russa ha annesso illegalmente la Crimea, ha sostenuto il separatismo armato in Ucraina orientale con finanziamenti, armi pesanti e forze armate, ha smantellato per trafugare nel suo territorio otto grandi stabilimenti industriali dell’Ucraina. Cosa c’entra l’Italia? La comunità imprenditoriale italiana ricorda le perdite nel mercato russo ma tace riguardo al crollo delle esportazioni in Ucraina. Se nell’anno 2013 il totale dell’export italiano in Ucraina era pari a 1 871 milioni di euro, il risultato dell’anno 2015 è ammontato a 904 milioni. Così, l’aggressione russa in Ucraina è costata quasi 1 miliardo di euro per i produttori italiani. Centinaia di piccole e medie imprese, soprattutto dalla parte settentrionale d’Italia, hanno perso i contratti per la fornitura dei suoi prodotti nelle regioni distrutte dai militari russi e, in generale, in Ucraina. Hanno sofferto innanzitutto i produttori di Made in Italy, quelli del famoso 4A dell’eccellenza italiana (abbigliamento-calzature, arredo, apparecchi-macchine, alimentari-vini).
Se invece guardiamo le date di statistica commerciale generale d’Italia, vediamo che le sanzioni imposte alla Russia e dalla Russia non hanno avuto un significativo effetto negativo sull’economia italiana. Anzi, nel 2015, il quarto anno consecutivo, l’Italia ha terminato con la crescita degli indicatori del suo commercio internazionale. L’interscambio dell’Italia con i paesi del mondo nel 2015 è cresciuto del 3,5%. Positivi per l’Italia sono anche altri due parametri economici, l’export totale e il saldo. I ricavi dell’export sono aumentati del 3,8% e il saldo a favore dell’Italia è ammontato а 45,2 mld. di euro, mentre, secondo l’opinione della Banca d’Italia, le perdite annuali del paese direttamente causate dalle sanzioni sono state tuttavia modeste. Così, la riduzione dell’attività commerciale con la Russia è totalmente compensata dalla crescita dei volumi di interscambio con gli altri paesi del mondo.D’altra parte, nel 2015 il commercio con la Russia è sceso anche per quei paesi che non hanno imposto le sanzioni. In Cina, il principale partner commerciale della Russia, le vendite in Russia sono diminuite del 32,4%. Il commercio con la Russia è diminuito anche per Bielorussia, Kazakistan e Armenia che hanno libero accesso al mercato russo nel quadro dell’Unione Eurasiatica.È evidente che le sanzioni contro la Federazione Russa e l’embargo russo non erano i motivi principali del calo delle esportazioni dell’Italia verso la Russia così come per la maggior parte dei paesi dell’UE. I principali fattori che causano una significativa riduzione dei flussi commerciali nella Federazione Russa sono stati le solite debolezze delle economie di materie prime. Nel caso di Russia sono la caduta dei prezzi mondiali del petrolio, una significativa svalutazione del rublo, il calo della capacità di acquisto e la mancanza di riforme dell’economia russa.Tutto questo conferma che hanno luogo le manipolazione dei dati, la replicazione della propaganda russa e gli articoli pubblicati su commissione. Nello stesso tempo in larga parte mancano gli articoli e l’informazione riguardo l’area di libero scambio che funziona tra l’UE e l’Ucraina dal 1 gennaio 2016 e che apre tante opportunità per incrementare l’export e relazioni economiche. Così, dalla data indicata l’Ucraina ha stabilito dei dazi zero per il 70,9% delle merci provenienti dall’UE. I dazi all’importazione medi per i beni europei sono diminuiti al 2,7% (prima dell’entrata in vigore dell’area di libero scambio il tasso medio è stato 4,86%). Al giorno d’oggi il dazio all’importazione pari allo 0% è fissato per tali importanti prodotti dell’export italiano come abbigliamento ed accessori; lavatrici; macchine per lavorazione di vari materiali solidi; attrezzature di stampa; stufe non elettriche per cucinare; plastica e gomma; cosmetici; pasta di grano duro e molti altri. In seguito l’Ucraina ridurrà i dazi all’importazione nei periodi di transizione determinati. Così, in tre anni i dazi saranno ridotti a zero su tali articoli come albumina, polieteri, borse in pelle, caldaie, forni industriali, riscaldatori elettrici ecc. Durante il periodo di 5 anni saranno ridotti i dazi all’importazione di caffè, vino, attrezzature industriali per imballaggio, trattori e altri beni. Considerando tali condizioni, l’Ucraina potrebbe rappresentare nuovo mercato e nuove opportunità per gli imprenditori italiani.

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La bomba dei derivati può ancora esplodere

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2011

Le grandi lobby bancarie internazionali sono tornate alla carica per far sbloccare i derivati finanziari degli enti locali. Dopo che gli swap e gli altri contratti derivati avevano sconvolto i bilanci di molti comuni e regioni italiani con perdite disastrose, nel 2008 l’allora governo ne impose il blocco. Senza autorizzazione governativa nessun ente locale era autorizzato a sottoscrivere tali contratti.
Erano intervenuti anche la Corte dei Conti, la Consob, la Banca d’Italia. Al Senato vi fu un ampio dibattito e furono evidenziati i rischi ma anche le pesanti situazioni determinatesi nei conti di diverse piccole e medie imprese oltre che degli enti locali. A fine 2010 i debiti totali degli enti locali ammontavano a 111 miliardi di euro di cui 35 miliardi in derivati. Alcuni di questi contratti si trascineranno fino al 2050 con costi ingenti e crescenti per tante generazioni di cittadini. Secondo i bollettini della Banca d’Italia, a fine giugno 2010 i derivati degli enti locali avevano un mark to market negativo, significando che nell’ipotesi di chiusura di tutti i contratti alla data di rilevazione esso sarebbe un costo aggiuntivo di oltre 1 miliardo di euro. Da recenti elaborazioni fatte sui dati forniti da Eurostat, nel periodo 2007-10 le amministrazioni pubbliche italiane hanno dovuto sostenere oltre 4 miliardi di euro di maggiori interessi sul debito a seguito degli andamenti dei loro contratti derivati in essere. Essi sono soprattutto operazioni miranti ad allungare la durata del debito sovrano e alla «protezione» dalle eventuali improvvise oscillazioni sui tassi di interesse. La citata spesa addizionale in parte è dovuta proprio alla performance dei derivati degli enti locali. Al Ministero dell’economia da un po’ di tempo circolano le bozze di un nuovo regolamento in materia di derivati che, oltre alle ovvie esigenze di trasparenza e di chiarezza nelle informazioni contenute nei contratti, dovrebbe ridurre il rischio per gli enti locali. Finora l’approccio chiamato «risk-based» suggerito dalla Consob terrebbe conto degli scenari di rendimento, del grado di rischio e dell’orizzonte temporale. Si tratta di simulazioni di calcolo probabilistico dei rendimenti di un prodotto finanziario. Ciò dovrebbe consentire di verificare i reali costi del derivato rispetto a quelli di un’ordinaria operazione finanziaria. Per vedere se la posizione finale dell’ente locale sarebbe migliore con o senza il derivato. Ciò renderebbe forse più difficile almeno l’introduzione di costi occulti. Purtroppo c’è anche una proposta dell’Abi che, anche sotto la spinta dei grandi gestori internazionali dei mercati dei derivati, vorrebbe introdurre l’approccio del «what-if» basato su un modello matematico costruito su una serie di innumerevoli equazioni e di variabili per studiarne gli effetti. È un approccio che aumenta l’incomprensibilità dell’operazione che porterebbe comunque alla sottoscrizione del derivato. Trattasi di metodi matematici che non prendono in considerazione possibili rischi sistemici, ma semplicemente delle variabili considerate. Noi riteniamo che si dovrebbe invece privilegiare i principi consolidati della buona amministrazione della cosa pubblica. Gli approcci sopramenzionati, anche se apparentemente meno opachi del passato, si basano comunque su delle aspettative probabilistiche di «giochi» e comportamenti della finanza. È grave inoltre che si ignori del tutto la richiesta dell’Anci di individuare un giusto percorso per estinguere i vecchi derivati oggetto di molti contenziosi. In alcuni casi, a seguito di denunce per frode presentate in tribunale da alcuni comuni, si è arrivati anche al sequestro preventivo di beni per centinaia di milioni di euro nei confronti delle grandi banche coinvolte. Ovviamente la controffensiva legale del sistema bancario a livello internazionale, con effetti anche in Italia, non si è fatta attendere. La JP Morgan, la Bank of America e altre banche hanno denunciato presso l’Alta Corte di Londra per inadempienza del contratto derivato alcune controparti quali le regioni del Lazio, della Toscana, del Piemonte. Si sottolinea che quasi sempre il tribunale di competenza era ed è fuori dai nostri confini. È evidente il ritorno di fiamma della grande speculazione e dei derivati finanziari. Sarebbe da irresponsabili riportare gli enti locali ai tavoli verdi del gioco d’azzardo. Perciò il regolamento in elaborazione non può assecondare i desiderata delle grandi banche ma i bisogni di stabilità e di servizi publici della collettività. (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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Giochi d’azzardo in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

“L’Italia ha il primato, in Europa, per la maggior cifra giocata al tavolo, una media quasi 2.180 euro che vengono sottratti, all’economia reale, minorenni inclusi, il cui numero è passato da 860 mila unità a 2,8 milioni.”Nel 2010 si è registrato un aumento delle perdite legate alla dipendenza da giochi e scommesse del 15,3%. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedent e sono stati lasciati sul tavolo da gioco circa 720 mln in più. E nei primi 2 mesi del 2011 si registra un balzo addirittura del 4,4%, con un tendenziale annuo che potrebbe arrivare al 20%. In Italia, il solo gioco legalizzato coinvolge circa 31,2 MLN di persone, di cui 7,6 MLN con frequenza settimanale, e sviluppa un fatturato di circa 56,8 MLD di euro. Anche il coinvolgimento dei minorenni è aumentato passando da 860 mila unità a 2,8 milioni. Secondo l’indagine che verrà pubblicata su “Contribuenti.it Magazine”, nel nostro Paese, il consumo e l’abuso di alcol e droghe viene visto come un problema sociale per la collettività e di salute per il singolo, mentre la dipendenza da gioco non viene riconosciuta dallo Stato, e chissà perché, come una malattia sebbene a livello psichiatrico, invece, venga catalogata come una vera e propria patologia. L’Associazione Contribuenti Italiani chiede misure restrittive nei confronti del gioco legalizzato vietandolo in tutti i luoghi pubblici, sulla scia del divieto delle sigarette, la diminuzione dell’offerta di lotterie, il divieto del gioco d’azzardo online, l’aumento della tassazione sulle vincite al fine di renderle meno appetibili, introducendo un’imposta unica sostitutiva su tutti i giochi legalizzati (IUG) pari al 50% della vincita. “Lo scopo delle istituzioni è quello di educare i cittadini, proteggere la loro salute, mentale e fisica – afferma Vittorio Carlomagno, presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani – non di certo quello di indurli a giocare al poker o ad indebitarsi con persone senza scrupoli. Senza contare che sono non pochi i giocatori fanno uso di sostanze stupefacenti o si prostituiscono per racimolare i soldi. Per un reale rilancio dell’economia e per accompagnare il paese dall’uscita della crisi economica – conclude Carlomagno – i risparmi degli italiani dovrebbero entrare in circolazione nel mercato attraverso canali legali e produttivi e non lasciare che le perdite al gioco diventino prima fonte di entrate nelle casse statali.”

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Lazio settore edile: perdite posti lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 maggio 2010

“Non ci dobbiamo sorprendere, da quando all’euro si è aggiunta la crisi siamo entrati in una situazione di paradosso. Da una parte gli appartamenti sono davvero troppo cari, dall’altra le banche stentano a concedere mutui. È ovvio, quindi, che il mercato delle case sia in una fase di stallo”. Interviene così Oscar Tortosa, vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori, in merito agli ultimi dati relativi allo stato di salute delle aziende laziali del settore edile. Cifre a dir poco preoccupanti, quelle diffuse ieri nella conferenza stampa per la nascita della nuova newsletter bimestrale dei costruttori, che parlano di una perdita di ben seimila posti di lavoro. “Con gli stipendi attuali – continua Tortosa – comprarsi un appartamento è quantomeno problematico. Nel caso specifico del Comune di Roma, bisogna anche considerare che l’amministrazione Alemanno continua da mesi a rinviare l’individuazione delle aree da destinare all’edilizia agevolata. Il primo cittadino della Capitale – conclude l’esponente del partito guidato da Antonio Di Pietro – dovrebbe darsi una mossa, anche perché il progetto è stato finanziato dalla vecchia amministrazione regionale”

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Disservizi Aeroporti

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 dicembre 2009

Adiconsum: Necessario un Fondo bilaterale per risarcire i passeggeri. Il Presidente di Enac, Vito Riggio, ha chiesto una relazione sulla gestione di emergenza maltempo da parte delle società aeroportuali, il Direttore di Enac ha preannunciato la convocazione delle società di gestione degli aeroporti dopo il periodo natalizio, per una verifica della gestione degli aeroporti e, soprattutto, della preparazione strutturale degli scali rispetto al verificarsi di situazioni di difficoltà meteo. Come dire – dichiara Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum – che si chiudono leporte dopo che i buoi sono fuggiti.In estate abbiamo assistito ad un sistema aeroportuale a brandelli, con perdite di bagagli, overbooking selvaggio, ritardi e voli cancellati, fallimenti di intere compagnie aeree, senza che l’Enac ritenesse opportuno convocare per trovare le giuste soluzioni le Associazioni dei Consumatori, nonostante avesse annunciato in giugno un’apposita riunione per la valutazione dell’accaduto successivamente alle ferie estive. A poche ore dalle partenze per le vacanze natalizie lo spettro di ulteriori disservizi, oltre a quelli registrati in questi giorni, è sempre più concreto, non essendoci stato alcun intervento teso ad affrontare e risolvere i disservizi radicati in un sistema di trasporto aereo pensato negli anni ’60. Il Ministro Matteoli, a fronte di tale drammatica realtà, non trova di meglio che annunciare aumenti delle tariffe aeroportuali a carico di passeggeri e turisti. Come dire – continua Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – che al danno si aggiunge la beffa. Adiconsum chiede ad Enac la convocazione urgente del tavolo negoziale che affronti una volta per tutte i disservizi prodotti dalle aziende del volo e ribadisce che solo la creazione di un Fondo bilaterale, costituito dalle Associazioni dei Consumatori, dalle Associazioni delle Aziende aeroportuali e delle compagnie aeree, sotto il controllo dell’Enac, alimentato con una quota minima per tratta a carico delle Aziende, può dare immediato e concreto rimborso ai passeggeri danneggiati e può rivalersi nei confronti di aziende aeroportuali e compagnie aeree che producono i suddetti disservizi. Adiconsum, ha stilato un decalogo sui diritti dei passeggeri, quale strumento di informazione e difesa dei consumatori.

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Socializzare le perdite, privatizzare i profitti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2009

Riprendo una riflessione formulata da un’associazione consumatori (Aduc) sulla strategia già adottata con Alitalia e che potrà ripetersi nel pubblico impiego.  Esistono, infatti, servizi e prestazioni che producono profitti a costi limitati e che Questo permette ai privati che per la nota crisi economica internazionale si vedono ridotta la loro quota di esportazioni e di mercato interno, per mancanza di liquidità da parte dei consumatori, di recuperare le perdite e di fare cassa. Si sa, infatti, che certe “spese” diventano indispensabili se si pensa, ad esempio, alla salute. Quante volte chi ha bisogno di una visita urgente o di un’alanisi rinuncia alle liste d’attesa che richiedono spesso mesi d’attesa e si accolla la prestazione “privata” e lo stesso fa con taluni farmaci che sono a pagamento e rimborsabili solo dietro procedure complesse e soprattutto lente?  Accade di frequente.  Lo stesso accadrà per i servizi nel pubblico impiego. E io pago… direbbe Totò. In queste cose, ovviamente, un governo guidato da un imprenditore e da una classe politica in prevalenza formata da uomini d’affari, liberisti e capitalisti, si trova nel suo elemento. Non lo sono, ovviamente, la maggioranza degli italiani che vive con redditi dipendenti, risicati all’osso per il caro vita, per i pensionati, per i precari, ecc. Ma oramai il mercato è diventato “razzista”. Da una parte i prodotti scadenti e a basso costo che solo i poveri si possono permettere e, dall’altra, i beni più protetti che sono disponibili ad una fascia alta di redditi. La beffa è che milioni di italiani continuano ad illudersi e a credere alla befana mentre gli altri fanno affari d’oro ridendo delle credulità altrui. D’altra parte che dire? Li abbiamo voluti? E ora ce li teniamo. (Riccardo Alfonso   fidest@gmail.com)

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Alitalia. Voli Roma-Cagliari: 100% di voli in ritardo

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2009

Un bel primato. I voli Alitalia da Roma a Cagliari di ieri hanno registrato il 100% di ritardo nella partenza. La durata del volo e’ di 65 minuti a cui vanno aggiunti i ritardi cronici che ormai sono diventati standard. Il volo delle 9.05 e’ partito con 28 minuti di ritardo, quello delle 17.30 e’ partito con 70 minuti di ritardo (piu’ della durata del volo!!), quello delle 21.50 e’ partito con 30 minuti di ritardo. Meno male che l’Alitalia e’ stata affidata alla gestione privata che, in teoria, doveva essere piu’ efficiente. Ci sembra che di efficiente ci sia il profitto per pochi e le perdite per molti, cioe’ gli utenti.  Non sappiamo i motivi dei ritardi, ma se si verificano “puntualmente” ci domandiamo perche’ non venga modificata l’orario di partenza cosi’ da evitare inutili tempi di attesa. Ci chiediamo, inoltre, a cosa serva l’Enac, l’ente preposto alla vigilanza e controllo, e quali provvedimenti abbia assunto per riportare a norma un disservizio cronico. La Sardegna e ancora considerata regione marginale? (fonte aduc)

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Elezioni del Parlamento europeo

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2009

Scrive José Manuel Durão Barroso  Presidente della Commissione europea: “Nei prossimi giorni il mondo sarà testimone di uno degli eventi più straordinari in materia di democrazia, che riguarderà direttamente 375 milioni di persone di ventisette paesi diversi e che avverrà proprio qui in Europa, a due passi da casa vostra. Sto parlando delle imminenti elezioni del Parlamento europeo, la più grande operazione di democrazia transnazionale del pianeta. Il vostro voto conta, perché la scelta che farete contribuirà a delineare l’azione dell’Unione europea per i prossimi cinque anni. Questa volta il vostro voto potrebbe essere più importante che mai, per due motivi soprattutto. Dapprima, perché il mondo sta attraversando la sua crisi economica più grave dagli anni ’30. Un’azione decisa e coordinata in tutta l’UE è indispensabile per ridurre al massimo le perdite di posti di lavoro e ricostruire le nostre economie affinché possano beneficiare dei settori di crescita del futuro. Per un’azione di questo tipo è indispensabile il sostegno dei cittadini europei. In secondo luogo, il vostro voto è estremamente importante perché il Parlamento europeo acquisterà un peso ancora maggiore per il futuro dell’Europa se, come spero, il trattato di Lisbona sarà ratificato e entrerà in vigore nei prossimi mesi. In definitiva, però, è il Parlamento europeo a fare le leggi insieme ai governi nazionali, compreso quello italiano, ed è al Parlamento europeo che la Commissione europea è chiamata a rispondere. Negli ultimi cinque anni ho lavorato con il Parlamento europeo quasi quotidianamente. Posso testimoniare dell’impegno e della competenza dei suoi membri e della qualità del loro operato. In effetti, il ruolo del Parlamento europeo sta acquistando sempre più importanza e continuerà a farlo in futuro. Scegliete i membri del Parlamento che rispecchino il vostro punto di vista su come affrontare le sfide che si pongono a tutti noi, perché l’operato dell’Europa inciderà molto sul vostro futuro e sulla vostra vita quotidiana”. (in sintesi)

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Vicenda Alitalia

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 maggio 2009

Il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore di Italia dei Valori, Giovanni D’Agata ci informa che  “E’ stata depositata dall’On.le Pierfelice Zazzera, segretario regionale pugliese di Italia dei Valori, un’interrogazione a risposta in Commissione al Ministro dell’Economia e delle Finanza Tremonti sulla oramai nota vicenda degli obbligazionisti ed azionisti Alitalia. Nell’interrogazione si evidenzia come migliaia di piccoli risparmiatori della ex compagnia di bandiera, gravemente danneggiati alla gestione della vicenda Alitalia, nutrissero grandi speranze negli esiti dell’assemblea degli azionisti ed obbligazionisti prevista per il 20 aprile u.s.; al primo punto dell’ordine del giorno dell’assemblea vi era lo stato di avanzamento della procedura di amministrazione straordinaria di Alitalia e valutazioni sulla possibilità di recupero del credito vantato nei confronti dell’emittente, al secondo punto invece, le iniziative in sede giudiziaria volte a tutelare i diritti degli obbligazionisti rispetto al mancato recupero del credito vantato nei confronti di Alitalia. A ciò si aggiunga che il 28 agosto 2008 il Presidente del Consiglio aveva dichiarato “che non saranno abbandonati i piccoli risparmiatori che in Alitalia hanno creduto investendo in titoli azionari ed obbligazionari”. Nonostante le rassicuranti parole del Governo ai piccoli risparmiatori, il Ministero dell’Economia non si è presentato all’appuntamento del 22 aprile, tanto atteso da azionisti ed obbligazionisti; il dicastero, precisa Zazzera, è titolare del 62,54% dell’emissione degli “Alitalia bond” per una cifra pari a circa 470 milioni su un totale di 715 milioni; a causa dell’assenza del maggior azionista, l’assemblea non ha potuto raggiungere il quorum del 20%, andando deserta. Il rischio per Zazzera è che azionisti ed obbligazionisti saranno ora costretti ad avviare un contenzioso al fine di recuperare i risparmi perduti; all’interrogante già risulta un primo atto di citazione in giudizio civile del Presidente Berlusconi da parte di alcuni azionisti di minoranza (ndr presso il Tribunale Civile di Lecce dal signor avv. Francesco Toto difeso dal prof. avv. Fernando Greco dell’Università del Salento e dall’avv. Francesco D’Agata, udienza fissata il 15 dicembre 2009); a tale atto si potrebbe aggiungere la citazione in giudizio del Ministro dell’Economia da parte degli obbligazionisti che avrebbero certamente preferito il rimborso dei bond all’85% – come prospettato da Air France – anziché del 30%  lordo come invece previsto nella legge di conversione al decreto incentivi. A ciò si aggiunga il più recente comunicato del Presidente Berlusconi del 21 aprile 2009 che confermava l’impegno del 28 agosto 2008 precisando che “il Governo intende mantenere fermo il proprio impegno a favore dei risparmiatori che hanno investito in titoli della società Alitalia in Amministrazione Straordinari”. Il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, intende dunque riportare l’attenzione su una delle operazioni più scandalose del panorama politico-economico internazionale degli ultimi anni, sottolineando l’impegno del partito a salvaguardia degli interessi di piccoli azionisti e obbligazionisti ALITALIA che oggi si ritrovano, di fatto, in mano “carta straccia” al posto di titoli legittimamente acquistati, in assenza di un intervento da parte del Governo.

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Extreme Networks annuncia i risultati del terzo trimestre

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2009

Extreme Networks Inc. (Nasdaq: EXTR) ha reso noti i risultati finanziari del terzo trimestre d’esercizio conclusosi il 29 marzo 2009, periodo durante il quale il fatturato netto ha raggiunto i 77,2 milioni di dollari, in leggero calo rispetto agli 82,0 milioni di dollari dello stesso trimestre dell’anno precedente. Escludendo compensi di natura azionaria pari a 1,2 milioni di dollari e spese di ristrutturazione per 2,1 milioni di dollari, l’utile netto non-GAAP relativo al terzo trimestre dell’esercizio 2009 ha raggiunto 1,2 milioni di dollari, ovvero 0,01 dollari per azione diluita, rispetto ai risultati dell’esercizio precedente quando l’utile netto non-GAAP ammontava a 1,1 milioni di dollari, ovvero 0,01 dollari per azione diluita.  La perdita netta su base GAAP ha toccato i 2,2 milioni di dollari, ovvero una perdita di 0,02 dollari per azione diluita. Un risultato in aumento rispetto agli 0,2 milioni di dollari, ovvero 0,00 dollari per azione diluita, registrati nello stesso periodo dello scorso anno.  Il terzo trimestre dell’esercizio 2009 ha registrato un fatturato pari a 26,9 milioni di dollari nella regione Nordamerica (Stati Uniti, Canada e America Centrale), 38,5 milioni di dollari nella regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa e Sudamerica), e 11,8 milioni di dollari nella regione APAC (Asia Pacifico e Giappone). Risultati differenti rispetto a quelli registrati lo stesso trimestre dell’anno precedente, pari a 31,0 milioni di dollari in Nordamerica, 38,2 milioni di dollari nella regione EMEA, e 12,8 milioni di dollari nella regione APAC.  Durante il trimestre di riferimento, liquidità e investimenti sono stati pari a 120,8 milioni di dollari, con un calo di 22,7 milioni di dollari rispetto al secondo trimestre dell’esercizio 2009, principalmente a causa delle tempistiche dei pagamenti e dei costi legati ai ratei e risconti passivi, che variano nel corso dell’anno. Durante i primi nove mesi dell’esercizio 2009 la Società ha utilizzato 4,0 milioni di dollari di liquidità per le proprie attività operative.
Extreme Networks offre alle aziende ed ai Service Provider le Reti Ethernet a supporto della trasmissione dati, voce e video. Le soluzioni di Rete offerte si contraddistinguono per elevate prestazioni e massima disponibilità di switching in grado di offrire il massimo controllo consentendo ai clienti di risolvere le loro sfide di business. Presente in oltre 50 Paesi, l’offerta di Extreme Networks si articola su Reti LAN wired e wireless altamente affidabili, infrastrutture per data center e soluzioni Ethernet per il trasporto dati adatte al mercato dei Service Provider che possono contare anche su un servizio di supporto attivo 24×7. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito: http://www.extremenetworks.com

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