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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘persecuzioni’

I cristiani indonesiani sotto attacco degli integralisti islamici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

«Non vi era mai stato un simile attacco a Surabaya. I cristiani indonesiani sono disperati e terrorizzati, ma io ho detto ai miei fedeli di non avere paura. È proprio questo quello che vogliono i terroristi, spaventarci». Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Robertus Rubiyatmoko, arcivescovo di Semarang, la cui provincia ecclesiastica comprende la diocesi di Surabaya.Il presule ha raccontato la reazione della comunità cristiana locale dopo i drammatici attacchi kamikaze che ieri hanno colpito tre chiese, una cattolica e due protestanti. Le vittime accertate sono finora 11, di cui tre cattolici. L’attentato rivendicato da Isis è stato con molta probabilità compiuto da islamisti appartenenti ad una stessa famiglia, da poco rientrati dalla Siria. «Purtroppo in Indonesia vediamo sempre più espandersi il raggio di azione dei fondamentalisti. Isis in special modo ha numerosi sostenitori su tutto il territorio nazionale e in particolare nell’isola di Giava, dove si trovano Surabaya e Semarang. La situazione può anche sembrare calma in alcuni momenti, ma poi all’improvviso si verificano degli attacchi, proprio come successo ieri».A causa del pericolo di nuovi attentati, le Chiese hanno chiesto ai loro fedeli di fare attenzione se durante le funzioni vedono persone che normalmente non frequentano quella parrocchia. Inoltre diverse chiese hanno intenzione di dotarsi di videocamere di sicurezza. «I nostri fedeli hanno paura ma noi pastori li invitiamo costantemente alla calma. I terroristi vogliono spaventarci, ma noi dobbiamo rimanere sereni e pregare affinché Dio converta i loro cuori», ha affermato monsignor Rubiyatmoko.L’unico dato positivo di questa drammatica situazione sono la solidarietà mostrata dalla locale comunità islamica e in genere il miglioramento dei rapporti interreligiosi. «Ieri, accanto all’arcivescovado, cristiani, musulmani, induisti e buddisti si sono riuniti per pregare assieme e lo stesso è successo anche a Giacarta».Il presule ha infine lanciato un appello alla comunità cattolica italiana: «Pregate per noi indonesiani, e soprattutto per noi cristiani, stiamo affrontando un momento estremamente difficile perché vi sono tanti terroristi che lavorano nell’ombra e vogliono spaventarci. Pregate per noi, affinché possiamo avere una vita tranquilla».

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Nel 2016 il numero più elevato di sempre di persone costrette a fuggire da guerre, violenze e persecuzioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 giugno 2017

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At Dagahaley refugee camp in Dadaab, Kenya, Somali refugees wait to be processed so they can receive food rations. Following a severe drought, many families faced starvation and left Somalia on foot. Thousands of refugees are flooding into Dadaab every week. Photo by Laura Sheahen/Catholic Relief Services

Secondo un rapporto pubblicato dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il fenomeno delle migrazioni forzate causate da guerra, violenze e persecuzioni in tutto il mondo ha raggiunto nel 2016 il livello più alto mai registrato.Il Global Trends 2016, la principale indagine sui flussi migratori a livello mondiale condotta dall’Agenzia, afferma che alla fine del 2016 le persone costrette ad abbandonare le proprie case in tutto il mondo sono 65,6 milioni – circa 300.000 in più rispetto all’anno precedente. Questo dato rappresenta un numero enorme di persone che necessitano di protezione in tutto il mondo.Il totale di 65,6 milioni è costituito da tre componenti principali. La prima è il numero dei rifugiati a livello mondiale che, attestandosi a 22,5 milioni, rappresenta il più alto mai registrato. Di questi, 17,2 milioni ricadono sotto il mandato dell’UNHCR, mentre i rimanenti sono rifugiati palestinesi sotto il mandato dell’organizzazione sorella UNRWA. Il conflitto in Siria rimane la principale causa di origine di rifugiati (5,5 milioni), ma nel 2016 il principale “nuovo” elemento è stato il Sud Sudan, dove la disastrosa interruzione del processo di pace ha contribuito alla fuga di 739.900 persone alla fine dell’anno (diventate, ad oggi, 1,87 milioni).La seconda componente è rappresentata dalle persone sfollate all’interno del proprio Paese, il cui numero si è attestato a 40,3 milioni alla fine del 2016 (rispetto ai 40,8 milioni dello scorso anno). Gli spostamenti forzati all’interno di Siria, Iraq e Colombia sono stati i più significativi, sebbene tale problema sia presente ovunque e rappresenti quasi i due terzi delle migrazioni forzate a livello globale.La terza componente sono i richiedenti asilo, persone fuggite dal proprio Paese e attualmente alla ricerca di protezione internazionale come rifugiati. Alla fine del 2016 il numero di richiedenti asilo a livello mondiale è stato di 2,8 milioni.
Tutto ciò si aggiunge all’enorme costo umano delle guerra e delle persecuzioni a livello mondiale: il fatto che 65,6 milioni di persone siano in questa situazione significa che in media, nel mondo, 1 persona ogni 113 è costretta ad abbandonare la propria casa – vale a dire un numero maggiore del 21esimo Paese più popoloso del mondo, il Regno Unito.
Un dato fondamentale riportato nel Global Trends è che le migrazioni forzate di persone che in precedenza non erano mai state costrette ad abbandonare le proprie case rimane a livelli molto alti. Nel 2016, sono stati 10,3 milioni i nuovi migranti forzati, circa due terzi di loro (6,9 milioni) sono fuggiti all’interno dei confini nazionali. Ciò significa che nel mondo ogni 3 secondi 1 persona è costretta ad abbandonare la propria casa – meno del tempo necessario per leggere questa frase.Allo stesso tempo, il numero più elevato di rifugiati e sfollati interni che sono ritornati a casa, insieme ad altre soluzioni come il reinsediamento in Paesi terzi, mostrano che, per alcuni, il 2016 ha portato prospettive di miglioramento della propria condizione. Circa 37 Paesi hanno ammesso un totale di 189.300 rifugiati ai propri programmi di reinsediamento. Circa mezzo milione di altri rifugiati hanno potuto fare ritorno nei loro Paesi di origine e circa 6,5 ​​milioni di sfollati interni sono tornati nelle loro zone – anche se molti lo hanno fatto in situazioni non ideali, restando quindi in condizioni di incertezza.
La Siria è ancora il Paese con il numero più alto di persone in fuga: 12 milioni di individui (quasi due terzi della popolazione) sfollati interni al Paese o fuggiti all’estero come rifugiati o richiedenti asilo. Lasciando da parte la situazione dei palestinesi rifugiati di lunga data, colombiani (7,7 milioni) e afghani (4,7 milioni) rappresentano anche quest’anno, rispettivamente, la seconda e la terza popolazione di rifugiati più vasta, seguiti da iracheni (4,2 milioni) e sud sudanesi (il cui numero ha raggiunto i 3,3 milioni alla fine dell’anno, seguendo un tasso di incremento maggiore rispetto a qualsiasi altra popolazione del mondo).I bambini, che costituiscono la metà dei rifugiati del mondo, continuano a sopportare sofferenze sproporzionate, soprattutto a causa della loro situazione di maggiore vulnerabilità. Nel 2016 le richieste di asilo presentate da bambini non accompagnati o separati dai loro genitori sono state 75.000. Un numero che, secondo il rapporto, rappresenta probabilmente una sottostima della situazione reale.
L’UNHCR stima che, alla fine del 2016, almeno 10 milioni di persone risultavano prive di nazionalità o a rischio apolidia. Tuttavia, i dati raccolti dai governi e comunicati all’UNHCR riferivano soltanto di 3,2 milioni di persone senza nazionalità in 75 Paesi.
L’UNHCR produce annualmente il rapporto Global Trends basandosi su dati propri, dati ricevuti dal partner Internal Displacement Monitoring Centre e comunicati dai governi.

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Persecuzione degli omosessuali in Cecenia: i deputati chiedono un’inchiesta urgente

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

ceceniaI deputati sono molto preoccupati delle notizie sulla detenzione arbitraria e sulla tortura di uomini considerati omosessuali in Cecenia (Federazione russa) e condannano le dichiarazioni del governo ceceno che negano l’esistenza di omosessuali nel Paese e incitano alla violenza verso le persone LGBT.I deputati chiedono alle autorità di porre fine a questa campagna di persecuzione e di rilasciare immediatamente le persone detenute illegalmente. Inoltre, sollecitano le autorità cecene e russe a rispettare gli impegni internazionali e a portare avanti lo Stato di diritto e gli standard universali dei diritti umani, per assicurare la sicurezza di tutte le persone potenzialmente a rischio, incluse le persone LGBT.I deputati hanno detto che “la Russia e il suo governo hanno la responsabilità maggiore nel dover investigare questi fatti, portando i colpevoli davanti alla giustizia”. Chiedono “un’inchiesta rapida, indipendente, oggettiva ed esauriente” e invitano la Commissione, gli stati membri e il Consiglio d’Europa ad aiutare la Russia nell’inchiesta.La risoluzione è stata approvata per alzata di mano.

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“Ad Aleppo la persecuzione contro i cristiani è evidente”

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

suor-guadalupe“Ad Aleppo la persecuzione nei confronti dei cristiani c’è ed è evidente”. Sono parole di Suor Maria Guadalupe de Rodrigo, missionaria argentina dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE), che questa mattina ha incontrato Alessandro Monteduro, Direttore di ACS-Italia, nella sede romana della Fondazione pontificia. “Ero ad Aleppo per un periodo di riposo, e quando è scoppiata la guerra ho capito che Dio mi voleva lì per una nuova missione”, ha esordito la religiosa, che ha descritto una comunità cristiana ben diversa da quelle, spesso tiepide, che si incontrano in Europa. “Ad Aleppo non ci sono cristiani solo di nome, ma cristiani-testimoni, cioè possibili martiri. Le mamme chiedono ai monaci di tatuare il segno della croce sulle braccia dei figli, e li preparano alla possibilità del martirio. I giovani sono preparati, e dicono che i terroristi possono togliere loro la vita, ma non il Cielo.”. Suor Maria Guadalupe mette a nudo un pericoloso deficit di comprensione, tipico delle società europee, affermando che “il Medio Oriente non si può valutare con criteri occidentali, sia quanto alla politica, sia quanto alla sfera religiosa”. Sul conflitto in corso è perentoria: “Non è una guerra civile, ma un’invasione di terroristi, protagonisti della persecuzione, anzitutto ai danni dei cristiani.”. Gli scenari descritti dalla religiosa fanno venire in mente le pagine più oscure del XX Secolo: “La persecuzione è aperta” ribadisce, e “che sia contro le minoranze è dimostrato anche dal fatto che ai cristiani che vengono rapiti viene imposta la conversione forzata all’Islam. I cosiddetti ribelli – precisa – sono in realtà terroristi jihadisti.”.
Non si può parlare solo di Aleppo Est, perché “nei quartieri cristiani di Aleppo Ovest la popolazione sperimenta quella che la gente chiama la “pioggia”, cioè razzi in grande quantità, “pioggia” che si intensifica in occasione delle feste cristiane. In città – prosegue – sono rimasti solo 25.000 cristiani.”. Tutta la città geme per l’embargo: “Non a caso i Vescovi locali ne hanno chiesto la rimozione, perché danneggia la popolazione.”. La sua testimonianza è anche un duro esame della coscienza europea: “I rifugiati siriani sono delusi dall’Europa. Pensavano di essere “in famiglia”, nell’Europa cristiana, e invece hanno trovato un continente chiuso, secolarizzato. A ciò si aggiungono i maltrattamenti che patiscono dai rifugiati islamici”, precisando tuttavia che “tali maltrattamenti provengono dai rifugiati islamici di nazionalità diversa dalla siriana, perché con i musulmani in Siria non ci sono mai stati problemi di convivenza.”. Questi cristiani siriani non vogliono essere rifugiati, al contrario “vogliono tornare in Siria”. Suor Guadalupe ha infine lanciato un appello ai cattolici italiani: “Non abbandonateci. I cristiani siriani hanno bisogno anzitutto della vostra preghiera, per prepararsi al martirio, e poi di aiuto finanziario. Loro ci insegnano come vivere da veri cristiani”, ha concluso. (foto: suor guadalupe)

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Rischi crescenti in cui incorrono le persone in fuga da guerre e persecuzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2015

maxresdefaultUn importante esperto in materia di protezione internazionale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha messo in guardia rispetto ai rischi crescenti in cui incorrono le persone in fuga da guerre e persecuzioni. Nel discorso pronunciato a Ginevra in occasione della riunione annuale del Comitato Esecutivo dell’UNHCR, ha ricordato, inoltre, che diventa sempre più urgente che tutti i governi a livello mondiale rinnovino il loro impegno nella promozione dei diritti umani fondamentali e dei principi dello stato di diritto su cui il sistema internazionale d’asilo si basa.Con un sistema di protezione sotto pressione per i quasi 60milioni di migranti forzati nel mondo, Volker Türk, Assistente Alto Commissario dell’UNHCR per la protezione, ha evidenziato una preoccupante prospettiva, quella in cui le considerazioni in materia di asilo e umanitarie vengono troppo spesso soppiantate da considerazioni di sicurezza e nazionali.Nel suo discorso Türk ha delineato un panorama globale in cui guerre e conflitti sono in aumento, i finanziamenti umanitari sono sempre più ridotti, alcuni paesi costruiscono barriere o muri per impedire l’ingresso dei rifugiati, mentre altri ricorrono a misure di deterrenza per allontanare queste persone e spingerle semplicemente nei territori dei paesi confinanti. Un panorama in cui miserabili condizioni di accoglienza e di vita rendono impossibile per i rifugiati rimanere dove sono e in cui si verificano episodi di detenzione di richiedenti asilo, compresi bambini, dove mancano prospettive di educazione per i minori e la possibilità di lavorare legalmente per gli adulti è negata.”Respingimenti, costruzione di muri, aumento della detenzione, e altre limitazioni all’accesso, unite alla scarsità di vie legali per trovare sicurezza, non saranno mai la giusta risposta,” ha dichiarato. “Il risultato è alla fine solo il dirottamento dei movimenti di rifugiati lungo altre vie e l’aggravarsi di situazioni già precarie nelle regioni coinvolte nei conflitti. O peggio ancora, queste misure costringono un numero sempre più elevato di persone che non hanno altro da perdere a intraprendere viaggi pericolosi nella speranza di trovare un luogo sicuro e stabile.”Il fenomeno delle persone che arrivano in un primo paese di rifugio e poi, per disperazione, si spostano altrove è emerso con maggiore chiarezza nel corso 2015, con ben più di 500mila arrivi via mare in Europa, nel Sud-Est asiatico e in altre zone. Nel caso dell’Europa, molte delle persone che arrivano si sono spostate dai paesi in cui erano inizialmente sbarcate – e spesso si verificano tragiche conseguenze lungo la strada. I morti accertati a causa dei viaggi via mare e via terra hanno già superato le tremila unità. Il traffico di persone nel frattempo diventata sempre più diffuso.Türk ha reso omaggio a quello che ha chiamato “l’ammirevole effusione di compassione e l’ondata di sostegno pubblico” a cui l’Europa ed altri paesi hanno assistito in quest’anno in risposta a tali arrivi. Molti sono gli esempi, organizzazioni non governative o religiose, leader politici e spirituali, individui privati e comunità, compresi molti casi di persone che invitano i rifugiati a rimanere nelle loro case o quelli di turisti che offrono cure d’emergenza.Ma allo stesso tempo ha anche avvertito che con la rapida crescita del numero di rifugiati e migranti in arrivo in Europa e il continuo incremento nel numero di migranti forzati a livello globale, la più grande sfida odierna consiste nel far fronte alle “politiche populiste e ai dibattiti pubblici tossici, che generano un preoccupante clima di paura.””Tale paura è spesso alimentata e supportata dall’irresponsabilità dei media, dalla mancanza di leadership politica e morale e da xenofobia e razzismo”, ha dichiarato. “Tutto questo suggerisce che la crisi principale di fronte alla quale ci troviamo oggi è una crisi di valori, degli stessi valori che hanno dato vita alla Convenzione sui rifugiati del 1951, sulla scia delle atrocità della seconda guerra mondiale”.
Il Comitato Esecutivo dell’UNHCR comprende 98 Stati membri e Türk ha invitato tutti a reagire di fronte a queste sfide con lo stesso spirito di unità e di volontà politica, prestando più attenzione e offrendo maggiori risorse rispetto a quanto espresso durante le precedenti crisi umanitarie che hanno coinvolto i rifugiati su larga scala. È necessario aumentare gli aiuti, anche nei confronti dei molti sfollati interni presenti a livello mondiale, delle popolazioni costrette alla fuga, delle persone rimpatriati e degli apolidi.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di salvare vite umane, garantendo la sicurezza, alleviando le sofferenze e restituendo dignità. Ha anche evidenziato la necessità di costruire legami più stretti tra i migranti forzati e le comunità che li accolgono, perché si tratta di persone senza reti di supporto e che possono quindi essere a rischio di sfruttamento. E soprattutto, ha dichiarato, i paesi devono rinnovare uno spirito di collaborazione per affrontare problemi che per loro stessa natura attraversano le frontiere e che non possono essere risolti senza una cooperazione internazionale, che é sempre più di vitale importanza.”È necessario uno sforzo a tutto campo per garantire che la protezione, ed in particolare il sistema asilo, mantengano la loro natura non politica, fondamentalmente umanitaria e di salvataggio di vite umane,” ha affermato, aggiungendo che la Convenzione sui rifugiati del 1951 riconosce sin dalle sue prime parole che il problema delle migrazioni forzate non può essere affrontato dai singoli paesi in modo isolato.
“La più grande sfida in materia di protezione che ci troviamo ad affrontare oggi e’ la necessità di un patto globale per una condivisione degli oneri e delle responsabilità in modo equo ed organizzato. In un mondo in continua evoluzione, abbiamo bisogno di un senso di equanimità, di condivisione degli obiettivi e di fiducia per rendere questo patto globale una realtà.” (foto: maxresdefault.jpg)

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Omicidi in Kenya e persecuzione dei cristiani

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2015

kenyaIn una risoluzione approvata giovedì, i deputati suggeriscono che l’UE avvii una missione di addestramento militare in Kenya e fornisca mezzi all’esercito e alla polizia kenioti per aiutare a prevenire l’espansione dell’organizzazione terroristica Al-Shabaab. Inoltre, dovrebbe occuparsi in via prioritaria della persecuzione dei cristiani.La risoluzione arriva dopo il massacro di 147 studenti cristiani durante l’attacco terroristico all’università di Garissa in Kenya, dove persone, il 2 aprile di quest’anno, anche altre 79 persone sono rimaste ferite. Nella risoluzione, approvata con 578 voti in favore, 31 contrari e 34 astensioni, gli eurodeputati condannano gli attacchi terroristici del gruppo Al-Shabaab ed esprimono le loro condoglianze alle famiglie delle vittime, al popolo e al Governo del Kenya.I deputati chiedono di avviare una missione di addestramento militare dell’UE in Kenya e di provvedere alla fornitura di attrezzature e alla formazione dei militari e le forze di polizia keniote “per combattere il terrorismo e impedire l’espansione di Al-Shabaab”. Definiscono poi “deplorevole” la risposta tardiva della polizia in occasione dell’attentato a Garissa., L’UE dovrebbe anche “raccogliere un contributo finanziario” per aiutare a garantire la pace e la stabilità nel paese e nella regione. Ciò dovrebbe avvenire in collaborazione con l’Unione Africana e l’UE dovrebbe anche considerare di ricorrere alla strategia di Pace per l’Africa.L’UE dovrebbe occuparsi in via prioritaria della persecuzione dei cristiani e di altre comunità religiose, in un dialogo con le chiese e le altre organizzazioni religiose.I deputati rilevano che i terroristi a Garissa hanno in particolare individuato gli studenti cristiani e che l’organizzazione terroristica Al-Shabaab “ha rivendicato pubblicamente e apertamente di condurre una guerra contro i cristiani”, che rappresentano “il gruppo religioso maggiormente perseguitato” con più di 150.000 morti ogni anno. Gli attacchi contro i cristiani sono “aumentati enormemente” negli ultimi mesi, specialmente nel mondo arabo e principalmente per mano di terroristi jiahidisti.Oltre che in Nigeria, i deputati hanno evidenziato esempi in Iraq, Libia, Nigeria e Sudan. Allo stesso tempo, condannano e respingono l’errata interpretazione dell’Islam al fine di “legittimare” lo sterminio dei cristiani. Sollecitano i leader musulmani a condannare tutti gli attacchi terroristici e il governo del Kenya a non paragonare la comunità musulmana ad Al-Shabaab e ad avere come unico obiettivo i colpevoli e non le “comunità etniche e religiose” in generale.

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Attacco neonazista al Facebook della Comunità ebraica di Vercelli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2011

Statue of Anne Frank outside Westerkerk, Amsterdam

Image via Wikipedia

Vercelli. Nell’anniversario della Notte dei Cristalli, la pagina Facebook della Comunità ebraica di Vercelli ha subito un grave attacco da parte di hacker antisemiti, che hanno pubblicato messaggi minatori, insulti, proclami inneggianti alle ideologie naziste, scampoli di tesi negazioniste. La Comunità ha sporto denuncia presso le autorità di forza pubblica, affinché i responsabili siano identificati e scoraggiati dal ripetere simili squallide aggressioni intimidatorie, diffamatorie e lesive della memoria dell’Olocausto. L’Associazione Italia-Israele e il Gruppo EveryOne hanno segnalato all’UNAR il grave episodio antisemita che ha colpito la Comunità ebraica vercellese. Il responsabile della pagina Facebook ha rimosso i messaggi antisemiti. “Il fatto è molto grave e ce ne occuperemo,” ha comunicato a EveryOne un rappresentante dell’UNAR, “ma è importante che le vittime di tali attacchi non rimuovano i testi minacciosi e offensivi, per dar modo a noi e alle forze dell’ordine di svolgere indagini accurate”. Se episodi simili dovessero ripetersi, i messaggi non verranno cancellati, se non dopo le investigazioni delle autorità. Lunedì 21 novembre 2011, nel Salone Dugentesco di Via G. Ferraris, a Vercelli, si è svolta la conferenza dal titolo “Passaggio del testimone dalla Shoah alle nuove persecuzioni”, relatori Roberto Malini e Dario Picciau, co-presidenti dell’Associazione umanitaria EveryOne Group. La serata, organizzata dall’Associazione Italia Israele, ha costituito la migliore e più coraggiosa risposta all’attacco degli hacker Durante la conferenza è stato proiettato un documentario realizzato dagli stessi relatori dal titolo: “In viaggio con Anne Frank”.

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Attraverso il deserto e il mare

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

Roma 1 luglio h. 11.00 sala della pace della Provincia di Roma Via IV Novembre 119/A, Palazzo Valentini Il documentario, che sarà proiettato in anteprima assoluta, ripercorre due delle rotte dell’area mediterranea più battute dai rifugiati, attraverso le voci di chi ogni giorno attraversa il “mare nostrum” e valica frontiere per fuggire da guerre, violenze e persecuzioni.Interverranno:
• Chaska Katz e Keren Shayo, registe di Active Vision
• Ciro Colonna, Elise Melot, Marzia Coronati, audiodocumentaristi di Amisnet
• Tobia Zevi, Responsabile Cooperazione internazionale – Provincia di Roma
Realizzato grazie al contributo della Anna Lindh Foundation e all’interno del progetto “Attraverso il deserto e il mare”, il documentario ha come principale obiettivo quello di informare e sensibilizzare la cittadinanza sulle rotte migratorie Turchia-Italia-Grecia e Egitto-Israele che, nonostante la loro rilevanza, mancano di una documentazione sistematica. “Attraverso il Deserto e il Mare” è una risposta a questa mancanza. Le testimonianze di chi ha affrontato questi viaggi raccolte nel reportage parlano di respingimenti, violenze, torture e detenzioni che si assomigliano nella loro drammaticità. Conoscere le loro storie è il primo passo da compiere per capire la realtà, denunciare quello che accade, richiamare le Autorità al rispetto dei diritti umani e mobilitarci, tutte e tutti, per offrire una accoglienza reale per chi migra e chiede asilo e per costruire legami di solidarietà attraverso il Mediterraneo. Una sfida legata all’impegno per una società multietnica che vale in modo diverso per tutti i paesi coinvolti, dall’Italia, a Israele alla Grecia, vincendo pregiudizi e razzismo.

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Omicidio Shahbaz Bhatti

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

“L’omicidio del ministro cattolico per le minoranze religiose del Pakistan Shahbaz Bhatti è un fatto gravissimo che deve costringere l’Italia, l’Unione Europea e tutta la comunità internazione ad un’azione energica in difesa della libertà religiosa”. Lo dichiara l’on. Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già sottosegretario agli Affari esteri. “Il ministro Shahbaz Batthi – continua Vernetti – era l’unico esponente del governo pachistano di religione cattolica. Per anni si è abbattuto per la pacifica convivenza tra musulmani e cristiani e per la difesa di quella libertà fondamentale che è la libertà religiosa”. “Chiediamo spiegazioni al governo del Pakistan sul perché il ministro non godeva di un’adeguata protezione e pretendiamo da esso un’azione urgente per consegnare alla giustizia i terroristi che hanno ucciso il ministro Shahbaz Batthi”. “All’Unione Europea – conclude Vernetti – chiediamo che promuova un’iniziativa forte e chiara in difesa dei cristiani nel mondo che stanno subendo crescenti e inaccettabili persecuzioni”

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Mozione Fli contro persecuzioni cristiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 novembre 2010

“Dinanzi a continue e deplorevoli violazioni dei diritti uniti a brutali massacri di popolazioni inermi, l’Unione Europea e la comunità internazionale tutta non possono rimanere in silenzio in ogni parte del mondo, soprattutto in alcuni paesi dell’area mediorientale e subsahariana.”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, che insieme a Italo Bocchino e Alessandro Ruben deputati FLI ha presentato una mozione che impegna il Governo a pretendere una posizione chiara dell’Ue e della comunità internazionale contro ogni violazioni del diritto alla libertà di professione di fede religiosa. “Ogni giorno – spiega – assistiamo passivamente a crimini spaventosi contro persone colpevoli soltanto di avere un credo diverso da quello ufficialmente riconosciuto nel Paese di residenza. I livelli di intolleranza sono cresciuti soprattutto nei Paesi a maggioranza islamica, come il Pakistan dove l’applicazione della legge contro la blasfemia  ha portato all’arresto e alla condanna a morte di una giovane cristiana, Asia Bibi”. “In Paesi come il Sudan e la Nigeria esiste da decenni una contrapposizione religiosa ed etnica tra i territori del nord, a maggioranza islamica e quelli del sud a maggioranza cristiana ed animista – evidenzia – un contrasto che ha portato ad attacchi feroci contro i gruppi cristiani come quello dello scorso marzo con l’assassinio di circa 500 cristiani nello Stato di Plateau, in Nigeria, per mano di pastori musulmani”. “Inoltre in queste ultime settimane – continua – in terra irakena si sono consumati dei terribili attentati che hanno portato alla morte più di 60 cristiani nel silenzio o quasi delle autorità locali”. “La persecuzione delle minoranze religiose – rilancia – non è un argomento che ha appeal mediatico, si preferisce non parlarne creando una sorta di indigesto tabù. I governi sono silenti, le autorità locali altrettanto e ci si ricorda di questa tragedia soltanto quando altro sangue viene versato nelle aree di crisi. Tutto questo non è assolutamente più ammissibile”. “Non abbiamo più tempo e voglia di differire l’impegno, – conclude- deve essere indiscussa priorità della Comunità internazionale e dell’Unione Europea garantire a ogni uomo, a ogni credente, anche se parte di minoranze, di esprimere liberamente il proprio credo, in nome di quegli ideali di rispetto, pace e giustizia fondamento delle nostre istituzioni”

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Berlusconi e il cavallo di Troia

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2010

Si sta avverando quando avevo previsto già da alcuni anni: il berlusconismo sarebbe finito  a causa di “fuoco amico”, per eccesso di sicumera e abuso di tracotanza. E’ penoso rilevare ciò, perché dimostra l’inconsistenza di una opposizione incapace di fronteggiare un fenomeno mediatico che nulla ha a che vedere con la politica,  il governo di uno Stato, l’economia di una nazione, i rapporti internazionali, la diplomazia e, infine, la solidarietà tra tutti  (indistintamente tutti…!) i componenti della società  civile, senza privilegi noti o occulti e senza persecuzioni immotivate. Combattere il berlusconismo con le medesime armi non sarebbe stato possibile, proprio per una abissale differenza del “potenziale di  fuoco”; il m berlusconismo possedeva e possiede ancora i mezzi di comunicazione di massa con TV, giornali, radio, riviste, nonché i mezzi di corruzione di massa, trovandosi sempre parlamentari disposti alla corruzione in cambio della certezza di un seggio. Lo sgambetto decisivo non poteva che partire dall’interno. C’è da dover ammettere che una opposizione in grado di prospettare soluzioni sociali, programmi di sviluppo,  progetti generazionali, non avrebbe avuto alcuna chance  di successo, dovendo prospettare soluzioni e impostazioni impopolari ma necessarie, contro le promesse da marinaio d’acqua dolce, elaborate non sulla base di una progettualità ideologica, ma molto più banalmente attraverso i sondaggi. In pratica sono stati alterati i termini del problema politico: utilizzare il governo per ottenere consensi e non beneficiare dei consensi per ben governare.  Da qui il fuoco amico, giunto quando è stata impostata una politica personalistica identificabile con il vecchio adagio “il troppo storpia”.Ora sarebbe il momento per una saldatura generazionale, in grado di fornire i numeri necessari per cacciare fuori dalla stanza dei bottIni i mallevadori  del malgoverno, badando, innanzitutto, al futuro del paese e non all’immediato presente di pochi. (Rosario Amico Roxas)

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Il “perseguitato” che fa tenerezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2010

Editoriale Fidest. Non vorrei ad una conclusione troppo affrettata asserendo che oggi si vincono o si perdono le elezioni se riesce ad innescare la nota “emotiva” nella giusta dimensione e profondità d’indirizzo. Mi spiego. Abbiamo un uomo politico che da quando si è presentato agli elettori è diventato un leader vittima di persecuzioni: lo sono i magistrati che non cessano d’indagare sulle sue reali o supposte malefatte, lo sono i media che non gli perdonano nulla della sua vita privata, dei suoi “inciuci” politici delle sue gaffe, lo sono i politici dell’opposizione che lo incalzano da presso perché esca dall’abitacolo dei proclami e diventi costruttore di una realtà volta alla difesa di quella parte della società più debole e della quale si proclama da sempre un sostenitore, ma a parole. E tutto questo martirologio si riaffaccia regolarmente ad ogni tornata elettorale come un segno fatale del destino. Penso alle regionali del Lazio dove la sua lista è stata esclusa per decorrenza dei termini di presentazione. Quanti si saranno stracciate le vesti per il dolore e il disappunto per l’ennesima cattiveria subita dal “cattivo” o meglio ancora dai “cattivi” di turno? E dire che è così bravo, mi sussurrava una vecchietta mentre era in faccende a scegliere le arance al mercato. Sorride sempre. E di colpo ricordo di avere sul mio comodino pronto per la lettura un libro fresco di stampa intitolato “Il comico della politica” di Michele Prospero. Parla proprio del nostro uomo politico, della sua verve “comunicatoria” e del suo “momento retorico del comico” che lo rende “dolce” agli occhi degli spiriti ingenui, non fa pesare a chi cerca lo spettacolo televisivo d’evasione la tediosità della comunicazione politica in quanto ne fa a tratti una telenovela, si esibisce come vittima, individua ad arte dei carnefici credibili, non gli manca la pagina rosa e persino il giallo di una statuetta che ha lasciato una scia di sangue sulla sua guancia. Tutto diventa spettacolo. E nella finzione scenica ogni cosa è finzione, surrogato della realtà e dove, alla fine, si può anche ridere anche se in altre circostanze non lo faremmo se pensiamo ai problemi che ci attanagliano e le risposte che i politici non sanno o non vogliono darci.

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I ragazzi nella shoah

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2010

Roma 19 gennaio alle ore 18.00 alla Casa della Memoria e della Storia – in via S. Francesco di Sales, 5 presentazione del libro che racconta come i bambini vissero l’Olocausto attraverso le loro lettere, i racconti e le testimonianze. «Avevo cinque anni quando nel 1938 furono promulgate le leggi razziali. La persecuzione antiebraica cominciò anche contro di me». Così Luciana Tedesco, classe 1933, ebrea, racconta nel suo libro cosa fu per lei, bambina, la Shoah. E cosa fu per tanti bambini, cresciuti in fretta tra urla, disperazione e campi di sterminio.  All’incontro saranno presenti Anna Dalla Mura, che commenterà le immagini del volume e Giuliano Compagno, dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma e Vera Michelin, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati, che porterà la sua testimonianza. Ad arricchire l’incontro la lettura di alcuni brani e dei video che racconteranno quel periodo buio e triste. Il volume ci accompagna ricostruendo quei terribili anni: la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, l’apertura nel 1940 del campo Auschwitz-Birkenau, le sperimentazioni, la gassificazione degli zingari. Dopo quel 2 agosto 1944 il silenzio mortale dell’intero lager divenne davvero definitivo perché l’unica cosa in grado di spezzarlo erano stati i canti e i giochi dei piccoli zingari. Intanto le lettere dei bambini, alcune mai spedite, ci raccontano quel pianto soffocato, l’ansia per i genitori scomparsi, la paura della solitudine, il bisogno di affetto. Ma anche la sensazione della brezza mattutina sulla pelle che lava pensieri terribili, il latte caldo con pane e marmellata offerto da qualche contadino che offre riparo e rifugio. «E poi i prati, i fiori, il cielo, il sole faceva sentire che non tutti erano nemici, c’erano anche degli amici», come si legge in una lettera. Nei crematori di Auschwitz-Birkenau, che erano in funzione giorno e notte, venivano bruciati circa 1500 corpi alla volta e le loro ceneri utilizzate nella fertilizzazione dei campi oppure gettate negli stagni, o nei corsi d’acqua circostanti. Fino a quel 27 gennaio 1945 quando i soldati sovietici liberarono il campo di Auschwitz-Birkenau. Oggi, grazie ad una legge del 20 gennaio 2000, il Parlamento italiano ha stabilito che il giorno 27 gennaio sia riconosciuto come Giorno della Memoria. Questa una delle lettere presenti nel volume: “Sono Roberto e ho sette anni. Ho saputo dal mio papà la storia di mia nonna. Anche lui l’ha saputa da poco, perché nonna non aveva mai voluto raccontarla. Però, prima di morire, ha lasciato ai suoi sei figli uno scritto di venti pagine… Mia nonna Grazia nel 1943 abitava al Portico d’Ottavia, nel ghetto di Roma. Nell’estate del 1943 aveva sedici anni e per sfuggire ai bombardamenti di Roma trovò rifugio con la famiglia a Sutri e così sfuggì alla tragica retata tedesca del 16 ottobre 1943. Ma un certo giorno del 1944 il podestà di Sutri chiamò il mio bisnonno Leone e gli raccomandò di lasciare Sutri al più presto perché era arrivata una circolare che gli ordinava di denunciare tutti gli ebrei presenti nel Paese. La famiglia di mia nonna andò via subito e si salvò. So che mio padre e i miei zii hanno piantato alberi in Israele per ricordare il podestà di Sutri e onorarlo. Anche io lo ringrazio perché, salvando mia nonna, mi ha dato la possibilità di nascere e di vivere questi sette anni”. L’incontro ha il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, delle Biblioteche di Roma e della Casa della Memoria e della Storia.

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San Lazzaro: giorno della memoria

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2010

Comune di San Lazzaro di Savena dal 12 al 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, a giornata istituita per ricordare le vittime delle persecuzioni nazifasciste.  Martedì 12 gennaio, nella Mediateca (via Caselle, 22), saranno proiettati, alle ore 19, “Il bambino con il pigiama a righe”, film di Mark Herman, e alle ore 21 “L’onda” di Dennis Gansel. La rassegna cinematografica proseguirà martedì 19 gennaio con la proiezione, alle ore 19, de “Il nemico del mio nemico”, documentario di Kevin Macdonald, e alle ore 21 di “The reader” di Stephen Daldry.  Martedì 26 gennaio, alle ore 21.15 nella Mediateca, Rossella Ropa intervisterà Estenio Mingozzi, testimone della deportazione dei militari italiani nei campi di concentramento tedeschi.  A seguire “Angeli nella cenere”, recital per violino e voce di e con Paolo Buconi, che sarà accompagnato al clarinetto da Marco Ferrari e alla fisarmonica da David Sarnelli.  Dopo il recital Bambini nel vento dedicato alla tragedia dell’infanzia spazzata via dalla tragedia della Shoà,  Paolo Buconi mette in scena Angeli nella cenere, un nuovo recital musicale e letterario, che si avvale anche di immagini proiettate durante l’azione scenica. La scelta è di non mostrare mai l’orrore  nella sua crudezza, ma piuttosto di evocare il mondo che  la Shoà ha spazzato via per sempre.  La ricerca del violinista e cantante Paolo Buconi, a questo proposito, vuol dire innovare, ma anche tener conto di una grande tragedia storica, confrontarsi con il presente guardando al passato, cercando in esso le nostre radici.  Le iniziative per il Giorno della Memoria si concluderanno mercoledì 27 gennaio con tre appuntamenti.  Alle ore 10, nella Mediateca, sarà proiettato, solo per le scuole, “Il bambino con il pigiama a righe”, film di Mark Herman.  Alle ore 17.45 il Museo Memoriale della Libertà (Bologna – via Giuseppe Dozza, 24) sarà aperto per una visita guidata gratuita.  Infine, alle ore 21, all’ITC Teatro (via delle Rimembranze, 26) andrà in scena “Ricordi con guerra”, spettacolo di e con Stefano Cipiciani della Compagnia Fontemaggiore. http://www.mediatecadisanlazzaro.it.

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143° Anniversario della rivolta del “sette e mezzo”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ricordano che il 15 Settembre del 1866, a Palermo e nel circondario, iniziò la grande sommossa popolare che sarebbe stata denominata “Rivolta del sette e mezzo” per la sua durata di oltre sette giorni. La “Rivolta”, com’è risaputo, dopo il successo iniziale, fu domata soltanto il giorno 22 ed in modo tragico, soffocata nel sangue dai massicci “bombardamenti” sulla Città, effettuati con i cannoni della Flotta Militare Italiana e con le artiglierie del’Armata di 40.000 soldati, agli ordini del Commissario Regio, Generale Raffaele Cadorna. Il Governo fu costretto a proclamare lo Stato d’assedio e ad adottare, contro il Popolo Siciliano, procedure repressive di sapore colonialista. Furono adottate rappresaglie, persecuzioni, violenze, torture ed esecuzioni sommarie. In gran parte, comunque, documentate e sopravvissute alla censura (come nel caso degli 80 progionieri fucilati per ordine dell’Ufficiale dei Granatieri Antonio Cattaneo). Alla fine si contarono migliaia e migliaia di vittime. Quella Rivoluzione “nazionale” Siciliana non è ricordata neppure nella toponomastica cittadina. Una sola volta è stata ricordata all’ARS. Partendo da queste considerazioni, l’FNS continua a fare della Rivoluzione del “Sette e Mezzo” la “Denunzia simbolo” di quel delitto orrendo che è la cancellazione della memoria storica del Popolo Siciliano.  L’FNS ha intenzione, infatti, di portare all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, oltre che notizie ed aggiornamenti sulla persistenza della Questione Siciliana, anche la rivendicazione del Diritto alla Verità e alla Memoria Storica del Popolo Siciliano. L’FNS ricorda, con l’occasione, anche le vittime di Misilmeri, di Adrano e di altri Centri della Sicilia che in quel periodo si ribellarono.

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Gheddafi contro Israele

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2009

“Le dichiarazioni del dittatore libico Muammar Gheddafi contro Israele rappresentano un fatto grave ed è sbagliato sottovalutarle” lo affermano i co-presidenti del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i Diritti Umani, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. Durante l’apertura del vertice dell’Unione Africana a Tripoli, il leader della Libia ha dichiarato che “lo stato di Israele è dietro a tutti in conflitti in Africa: alimenta le crisi in Darfur, Sud Sudan, Ciad, per sfruttare le ricchezze di quelle aree; per questo chiediamo che siano chiuse tutte le ambasciate di Israele in Africa”. “Quella che si prospetta con le parole di Gheddafi è un teoria pericolosa: quella del ‘complotto ebraico’, che fu alla base delle più feroci persecuzioni antisemite, dai pogrom nella regione del Reno a quelli, terribili, nella Russia zarista” continuano gli attivisti. “La diceria secondo cui gli ebrei tramassero per dominare il mondo venne diffusa in Occidente attraverso i famigerati Protocolli dei Savi di Sion ed ossessionò Hitler ponendosi fra le cause che innescarono le leggi razziali e l’Olocausto. Successivamente” proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, “la teoria del ‘complotto ebraico’ attecchì nei paesi arabi, fu ripresa dai gruppi neonazisti ed è ancora una delle cause scatenanti dei fenomeni di antisemitismo. Ci auguriamo pertanto” concludono i Co-presidenti di  EveryOne, “che le forze politiche democratiche e soprattutto gli Stati europei stigmatizzino pesantemente queste dichiarazioni, compresa l’Italia, che non deve anteporre ai valori civili e democratici e all’amicizia con Israele l’accordo anti-immigrazione sottoscritto con Gheddafi, che è alla base di continue violazioni della Convenzione di Ginevra, nonché di trattamenti inumani, torture e omicidi nei centri per migranti in Libia”.

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Esodo di profughi dalla Birmania

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa i paesi del sudest asiatico di negare ogni tutela ai profughi politici provenienti dalla Birmania nonostante le pesanti persecuzioni in corso nel paese. Particolarmente colpiti dalle persecuzioni sono gli appartenenti al gruppo etnico di fede musulmana dei Rohingya, la cui fuga dal paese ha ormai raggiunto le dimensioni di un vero e proprio esodo. I paesi vicini quali il Bangladesh e la Tailandia violano palesemente la Convenzione di Ginevra e rimpatriano forzatamente i profughi Rohingya esponendoli così a nuove e ulteriori persecuzioni. La comunità internazionale non può continuare a tacere di fronte alle gravi violazioni dei diritti umani compiuti dalla Birmania che non riconosce come cittadini i circa 720.000 Rohingya. Di conseguenza essi non hanno diritto a documenti basilari come carta d’identità, passaporti, certificati di nascita o certificati di matrimonio. Essi non possono quindi muoversi liberamente all’interno del paese e non hanno diritto ad alcun servizio. I Rohingya sono inoltre vittime di ripetuti omicidi politici, lavori forzati e persecuzione religiosa. La creazione di una base dell’esercito birmano nello stato federale di Arakhan ha provocato una nuova ondata di profughi tra i Rohingya. Solamente nella prima settimana di giugno sono stati 83 i profughi sorpresi e deportati dall’esercito del Bangladesh nel tentativo di varcare la frontiera rappresentata dal fiume Naf. Nell’ultima settimana di maggio lo stesso destino era toccato a 245 Rohingya. A metà maggio sono stati quasi 300 i membri della minoranza catturati alla frontiera e subito deportati. Inoltre, il Bangladesh sta preparando la deportazione di 25.000 rifugiati Rohingya ufficialmente registrati in due campi profughi nella regione di Cox Bazaar. In un campo profughi nella provincia indonesiana di Aceh 277 Rohingya sopravvivono in condizioni catastrofiche nell’attesa che uno stato decida di accettarli sul proprio territorio. Altri 114 Rohingya nei prossimi giorni potrebbero essere espulsi dall’Indonesia verso il Bangladesh perché si presume che siano cittadini bangla. Nel gennaio 2009 il destino di 1190 profughi Rohingya che tentavano la fuga per mare dalla Birmania aveva fatto notizia in tutto il mondo. Centinaia di rifugiati erano stati uccisi dopo che la polizia militare thailandese aveva respinto le barche dei richiedenti asilo in mare aperto, poiché il regno tailandese non aveva nessuna intenzione di concedere loro asilo. I responsabili delle forze di sicurezza sono stati oggetto di un’indagine interna della polizia militare tailandese nel maggio 2009 e sono stati assolti da ogni accusa relativa all’aggressione ai profughi Rohingya.

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Violazione del diritto di asilo

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2009

Tra i 238 rifugiati e migranti respinti in Libia anche 41 donne, di cui 3 incinte “L’Italia, con il respingimento in Libia ha violato la Convenzione di Ginevra ed ha esposto i 238 rifugiati e migranti a rischio di tortura e trattamento inumano nei Paesi di provenienza, violando così anche la Convenzione Europea sui Diritti Umani” ha dichiarato il Presidente del CIR, Savino Pezzotta.  “Ci auguriamo vivamente che questa rimanga un’operazione una tantum e non diventi una prassi. Altrimenti tutto il sistema di protezione delle vittime di violenza e persecuzione in Italia ed in tutta Europa viene messo a repentaglio” continua Pezzotta. 238 rifugiati e migranti soccorsi in acque internazionali dalla Guardia Costiera e dalla Guardia di Finanza italiane, sono stati respinti in Libia sulla base di un accordo politico tra i due paesi, che non contempla minimamente gli obblighi internazionali dell’Italia. Una delle tre barche salvate dal naufragio si trovava in mare da 6 giorni, a bordo anche 41 donne, di cui 3 in stato di gravidanza. Una di esse è stata subito ricoverata in ospedale all’arrivo a Tripoli. Tutti i rifugiati e migranti provengono da vari paesi dell’Africa sub-sahariana, nessuno dal Magreb. La maggioranza proviene dalla Nigeria – nazionalità che nel 2008 ha rappresentato il gruppo più numeroso di richiedenti asilo in Italia – altri provengono da Somalia, Costa d’Avorio, Ghana e Mali. Il CIR, avendo da poco una presenza permanente in Libia, sta monitorando da vicino la situazione al fianco dell’UNHCR e l’organizzazione umanitaria libica IOPCR. Risulta che tutti i naufraghi, al momento, siano trattenuti nel Centro di Duisha, vicino Tripoli, che però non prevede la presenza di donne. Queste ultime saranno probabilmente inviate al Centro di Zawia, a 40 Km dalla capitale.

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