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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 265

Posts Tagged ‘personale’

Mostra personale di pittura di: Giovanna Melone Bronté

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2016

Giovanna Melone BrontéMilano 15 giugno 2016 dalle h. 18,30 alle 21,00 e si concluderà il 28 giugno mattina presso Galleria d’Arte Contemporanea STATUTO13, in Via Statuto, 13 (corte interna) Brera District. Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato. A cura di Massimiliano Bisazza. Giovanna Melone (alias Bronté) è un’artista torinese che ha intrapreso un lungo percorso evolutivo basato sull’ auto-conoscenza. Gli studi svolti e le esperienze relative alla Cabalà Ebraica, al Buddhismo, alla psico-analisi yunghiana, all’impronta sciamanica e alla natura olistica delle cose; sono stati fondamentali nella crescita creativa e nella definizione della poetica che è ampliamente trattata nella mostra milanese in Galleria STATUTO13 in Brera a Milano.Le tele dell’artista Melone Bronté sono tautologiche, in quanto rafforzano con l’ausilio dell’arte visiva quanto sopra specificato, e taumaturgiche, in quanto sono l’atto finale di un’espressione autentica e creativa che nel germoglio del pensiero era già intendibile come volontà di cambiamento, di evoluzione.I colori rientrano in svariate cromie dove le tonalità emergono quasi sottolineando la reale disposizione d’animo di Giovanna Melone Bronté sottesa nel preciso momento della sua fase creativa.La predominanza di quella gestualità tipica dell’espressionismo astratto – in taluni casi ispirato da quell’ermetismo tipico di grandi pittori legati in qualche modo ai concetti alchemici – ci lega fortemente al linguaggio informale segnico ( si pensi a un accostamento che guarda agli stilemi di Yves Klein per esempio) che pervade le tele dell’artista torinese e che altro non è se non l’estrinsecazione del proprio “io” più autentico e ricco di afflato.La pittura ha sempre più valenze in base alla percezione dell’osservatore astante che entra in relazione con l’opera d’arte e che, superando il significato intrinseco che l’artista le attribuisce, ha un suo “sentire” del tutto personale; che va oltre i sensazionalismi estetici, aulici o ermeneutici ascrivibili dalla lettura altrui del manufatto artistico.(foto: Giovanna Melone Bronté)

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Personale di Pietro Perrone: travaso

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2016

pietro perrone1pietro perrone2Roma giovedi 16 giugno ore 19.00-24.00 Via dei Monti della Farnesina 77 VENERDI SABATO- LUNEDI-MARTEDI 16.00-19.00 DOMENICA CHIUSO
Il tema che sottende alla mostra ha un intento ambizioso, quello di trasmettere al pubblico il valore del sapere e della cultura e in questo modo invitare a riflettere su quanto sarebbe grave lasciare che quanto fino a questo momento ci ha nutriti oltre a quanto ci è già stato tramandato, possa andare perduto, fagocitato in questa corsa verso la globalizzazione.
Pietro Perrone sceglie quale supporto per le sue nuove opere, delle vecchie lavagne raccolte in diverse scuole dove già accantonate, erano in attesa di venir sostituite da altre elettroniche. Egli inizia ad elaborare su di esse e con esse senza interruzione, questa personale ricerca intellettuale dipingendovi delle anfore di terracotta come simbolo del tramandare e veicolo della conoscenza. Un oggetto dai connotati semplici e dalle origini lontane, utilizzata nei trasporti alimentari dalla tarda età micenea fino a tutta quella classica. Il senso di questa nuova ricerca di Pietro Perrone parte dal concetto astratto del tramandare il proprio sapere e che nell’anfora trova l’emblema legato all’azione del travaso inteso come passaggio. Con essa Perrone continua a toccare i temi centrali della nostra attualità: passaggio, transito, traversata, attraversamento, trasferimento, spostamento e infine trasbordo sono tutti sinonimi tra loro. Questa è quanto rivela Pietro Perrone nel suo coerente e ininterrotto intento del tramandare conoscenza, un invito a utilizzare gli strumenti adatti su cui ragionare, per l’ampiamento di orizzonti comuni per un miglioramento reciproco. (Dal testo critico di M. Castelnuovo)
pietro perroneLa Mostra Travaso, allestita nell’ambito di un palinsesto espositivo dal nome Diversità a cura di Miriam Castelnuovo e di Massimo Lupoli e che prevede la realizzazione di 8 mostre di arte contemporanea dal 9 di giugno al 4 di agosto presso gli stessi spazi di Officine Farneto, viene introdotta da Pietro Perrone come la Mostra fulcro e rappresentativa del più vasto Travelling Arts Project: un progetto nato per dare all’arte e ai suoi contenuti un significato diverso, permettendole di approdare in luoghi diversi attraverso il viaggio. Durante questo suo itinerare, l’arte si riafferma nel ruolo di educatrice anche in luoghi dove non sarebbe prevista la sua presenza. Travelling Arts project è nato nel 2013 per la Mostra Collettiva allestita presso il Bioparco nel 2013 in occasione della Giornata Amaci di Arte Contemporanea e che ha trovato qui un’esatta continuità nell’essere ospite di Officine Farneto, mantenendo salda reciprocità tra luogo transitorio e opera itinerante.
Pietro Perrone elabora una nuova ricerca e l’allestisce per la prima volta in Italia e nel mondo nello Spazio Officine Farneto: 75 anni fa Enrico Del Debbio progettava i Magazzini di Casermaggio per il noto complesso del Foro Italico. In 3/4 di secolo l’edificio ha subito diverse modifiche e la sua funzione principale è stata tramutata più volte nel corso degli anni. Dagli anni ’50 sino ai primi anni ’80, da magazzino, la struttura di Del Debbio, si trasforma in fabbrica di ceramiche, più precisamente sede di Arcero, nota in tutta Italia per la qualità ed originalità dei suoi prodotti.Infatti ciò che con il Travelling Arts Project si vuole diffondere è l’idea di un’Arte che possa itinerare senza più l’ossessione di essere ospitata in luoghi istituzionali o in locali per cui si richieda un affitto in cambio della curatela e della collaborazione dell’artista. L’Arte porta con sé solo un messaggio di accrescimento culturale oltre che estetico ed è sempre il risultato di tanto lavoro e di tanta fatica: come tale si ritiene che debba venire accolto, stimato e rispettato anche in contesti inaspettati. Come l’opera di Pietro Perrone, messaggera nel suo TraVasare. (foto: pietro perrone)

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“Due sponde un solo mare”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2016

due spondeSiracusa, Palazzo Montalto 21 maggio – 5 giugno Inaugurazione 20 maggio ore 18.30 “Due sponde un solo mare” Progetto di Roberta Conigliaro, scultrice e autrice della Personale omonima.
Due continenti, l’Africa e l’Europa, uno di fronte all’altro, separati da una striscia di mare, il Mediterraneo, il “mare di mezzo”. Un mare sulle cui coste si affacciano diversi popoli, con differenti culture che nei secoli si sono scontrati ma anche mescolati lasciandoci un patrimonio artistico che risente di queste reciproche influenze.
Due coste: quella nordafricana e quella siciliana che si guardano: porto di partenza, l’una; terreno di approdo di popolazioni in fuga da guerre e povertà, che sognano una nuova vita, un nuovo inizio, l’altra. La costa sud, così vicina eppure, a volte, irraggiungibile e il viaggio si interrompe a metà strada. Giorno dopo giorno, un tratto di mare che diventa la culla sempre più grande di sogni naufragati.Il cammino segue le tracce di un viaggio di ritorno o comunque della memoria dell’emigrazione italiana prima che lo Stivale diventasse terra di immigrazione, in particolare ascoltando le storie dei siciliani che nell’Ottocento e alcuni anche prima, partirono verso le coste africane.Dallo sguardo puntato a lungo su questo orizzonte nasce il progetto di questa mostra della scultrice siracusana Roberta Conigliaro. Un insieme di “suggestioni ed immagini scolpite”, in pietra e terracotta, alle quali accostare alcuni testi – scritti durante la realizzazione delle opere – che accompagnino il percorso del visitatore. Una mostra che parla di speranze, di sogni infranti e, soprattutto, di … incontri. Lo sguardo di chi si trova dalla parte della costa di approdo, quella costa così vicina al continente africano da poterlo quasi vedere.L’ispirazione nasce da lontano, da un sogno di bambina quando seduta sugli scogli di fronte a Siracusa, guardando il mare immaginava dall’altra parte la costa africana: d’altra parte come dice lo scrittore egiziano Ezzat el-Kamhawi, per un Mediterraneo guardando il mare è impossibile non immaginarsi cosa c’è sull’altra riva.
Lo sguardo è rimasto comunque puntato verso un Altrove, con l’impegno ad andare oltre, un po’ più in là di quello che è familiare. Il mare che unisce e divide ad un tempo, creando contaminazioni tra genti diverse – non sempre facili ma foriere di arricchimento e di vita – e l’osservazione che nelle mani delle donne, nella loro capacità di accoglienza, c’è la chiave del dialogo, sono ispirazioni antiche nell’arte di quest’artista.
Dopo la prima tappa al museo regionale Pepoli di Trapani, la mostra approda a Siracusa, a palazzo Montalto. Così come in precedenza a Trapani, verrà creato un percorso accessibile anche ai non vedenti, con l’ausilio di didascalie in Braille e la proposta di avvicinare alcune sculture mediante il tatto. Quest’iniziativa rende palpabile l’idea che Roberta ha dell’incontro tra le genti, legato alla disponibilità di andare incontro all’altro cercando di parlare lo stesso linguaggio – quello del tendere la mano e di una carezza in questo caso – e della scultura come ponte universale: un’arte da toccare.
Roberta Conigliaro, scultrice, siracusana, vive e lavora a Roma.Sono cresciuta a Siracusa, una città del sud della Sicilia. Sin da piccola al mare, seduta sugli scogli, osservavo l’orizzonte ed immaginavo di poter andare oltre con lo sguardo per riuscire a vedere l’altra costa, quella africana. Ho sempre percepito la sua vicinanza, soprattutto nei giorni in cui soffiava il vento del deserto.
Nel 1989 mi sono spostata verso nord, a Roma ma il mio sguardo continua ad essere rivolto verso sud…oggi più che mai. (foto: due sponde)

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Mostra personale d’arte contemporanea dell’artista Antonella Magliozzi

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2016

assisi1Assisi (Pg) dal 14 al 28 maggio 2016 Galleria Le Logge, Piazza del Comune. La creatività dell’artista di Gaeta – Antonella Magliozzi – sarà nuovamente in mostra nella città di Assisi, patrimonio mondiale UNESCO, tra le più importanti mete storiche, turistiche e religiose d’Italia, che rappresenta una commistione di capolavori del genio creativo umano, in sana comunione con l’ambiente, il territorio e la natura.Sarà possibile ammirare alcune tra le più significative opere dell’artista di Gaeta che hanno preso parte a diverse esposizioni in Italia e all’estero, l’ultima delle quali in Portogallo, presso il prestigioso Centro Sete Sóis Sete Luas di Ponte de Sor, conclusasi nello scorso mese di aprile.
Alle origini dell’Universo è un evento organizzato dall’associazione umbra Fare Cultura, sotto il patrocinio della Regione Umbria, della Provincia di Perugia, del Comune di Assisi, del Comune di Spoleto e del Comune di Gaeta ed è curata dal prof. Simone Fagioli, dal dr. Maurizio Gallinaro esperto d’arte e dall’arch. Moreno Orazi.
L’artista ha dichiarato di sentirsi onorata per l’invito ricevuto e felice di ritornare a esporre la sua arte nella splendida e spirituale Assisi. Ella sostiene che «Spazio e Tempo cessano di esistere per un’Anima che ascolta il ritmo dei propri battiti. Solo così può avvenire quel ricongiungimento all’Anima Madre, una sorta di Spirito guida dell’Universo. Ne consegue che il concetto di memoria, in correlazione con quello di Anima Universale, non sia necessariamente legato al passato: può esistere anche una “memoria del futuro”. Ciascuno di noi, essendo estrinsecazioni dell’Anima Universale, potrebbe, anche se inconsapevolmente, accedere a informazioni su ciò che non è ancora avvenuto».
Il vernissage è previsto per sabato 14 maggio, a partire dalle ore 18. La mostra è aperta al pubblico, tutti i giorni, dal 14 al 28 maggio 2016, dalle ore 10 alle ore 23. L’ingresso è libero e gratuito.

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Personale a due: Alberto Bongini e Sabino Galante

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 aprile 2016

galante bonginiMantova – via Ippolito Nievo 10 Galleria “Arianna Sartori” sabato 23 aprile alle ore 17.30 inaugurazione della personale a due: Alberto Bongini e Sabino Galante, dal tema importante e sempre attuale: “Vietato calpestare l’innocenza. L’infanzia tra gioco e sogno” a Mantova alla Galleria Arianna Sartori in via Ippolito Nievo, 10. Lodovico Gierut, curatore della mostra, presenterà l’esposizione alla presenza degli artisti. Aperta fino al 12 maggio con orario: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30.
“Vietato calpestare l’innocenza. L’infanzia tra gioco e sogno” non è una mostra da poco, né facile, possedendo validissimi contenuti e dell’uno e dell’altro autore, giacché – prima di tutto – ha il merito di aver affrontato e dato soluzione al pensiero di Bongini e di Galante evidenziandone una personalità ben lontana dal narcisismo spesso arido. Ambedue, poi, mettono in essere il legame che da tempo hanno stabilito con la gente, affrontando in modo diretto e indiretto anche le problematiche dell’esistenza.
Bellezza, non bellezza, contenuto, forma, messaggio…, gli elementi ci sono tutti, e completi, resi concreti non certo dall’individualismo che, in verità, è sempre presente in ogni persona, ma ciò che balza agli occhi è il fatto di vederli all’unisono impegnati entro la collettività, per cui interpretano sia il buono, sia il cattivo intendimento che l’uomo ha nei riguardi delle cose del mondo, negandosi ad un’arte svilita nel contenuto. (foto: galante bongini)

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“In(Quieto) Equilibrio” Mostra Personale di Brahim Achir

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2015

città di sabbiaRoma Dal 21 Novembre al 3 Dicembre Via di San Francesco a Ripa, 105/a, si potranno ammirare alcuni dei suoi dipinti più recenti, incentrati principalmente su ritratti di volti e busti femminili e vedute di paesaggi che rimandano alla sua terra d’origine e a quella d’adozione. L’esposizione intende far emergere il contrasto, che si trasforma poi in un armonioso equilibrio, seppur precario, tra la calma, la serenità, la quiete che emanano i soggetti raffigurati e l’esplosione delle più svariate emozioni che investe lo spettatore nel momento in cui si sofferma ad osservarli. Il titolo della mostra, con il prefisso dell’aggettivo inquieto posto volutamente tra parentesi, evidenzia la possibilità di scelta di cui gode il fruitore, esprimendo, allo stesso tempo, il senso di pace che ogni opera può trasmettere e il tumulto e l’impeto che possono coglierlo d’improvviso e spingerlo a scavare dentro di sè.
Le opere di Brahim Achir, che all’apparenza possono sembrare semplici e intuitive, poiché raffiguranti soggetti iconografici immediati e riconoscibili, nascondono in realtà una serie di contenuti impliciti da interpretare secondo la propria visione, ma che in ogni caso non lasciano indifferenti ed, anzi, suggeriscono di attribuirgli un significato tangibile. Gli sguardi bassi, profondi e a tratti malinconici delle figure femminili rappresentate, dal profilo pieno e ben delineato, le distese sconfinate dei paesaggi dove quasi impercettibile è la linea dell’orizzonte e quei colori caldi, del blufunanbulapastosi, vivi, possono creare una serie di intimi quesiti ai quali seguono immediatamente la curiosità, la brama, la necessità di ottenere una risposta soddisfacente; tale disagio solo può risolversi se non in un’apnea di emozioni, in bilico tra un altalenante gioco di serenità apparente e tumulto interiore.
Trapiantato in Italia da oltre trenta anni, con una carriera pluridecennale alle spalle, traboccante di arte, musica e poesia, Brahim Achir è un eccentrico artista dal tratto pittorico caratteristico: la stesura del colore per addizione e sottrazione materica, le pennellate dense e grumose che rendono le figure quasi in rilievo, le linee definite che si giustappongono a quelle deliberatamente più incerte e sfocate, ne fanno un’opera d’arte originale e accattivante. (Orari d’apertura: tutti i giorni dalle 15.30 alle 19.30 Opening: 21.11.2015 – Ore 19.00 Ingresso Libero Catalogo: Edizioni Daphne Museum) (foto: città di sabbia, del blu, funambola)

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Mostra personale di Francesca Lancisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2015

lancisiFirenze dal 21 novembre al 19 dicembre presso SmartHub Via Quintino Sella, Vernissage e opening party sabato 21 novembre h.18:30. L’infinitamente piccolo si mostra agli occhi senza lenti né ingrandimenti nei colori e nelle linee degli acquerelli di Francesca Lancisi. Attraverso le sue preziose carte in cotone, Francesca racconta di un mondo minuscolo e invita ad entrare in una dimensione della vita micro in cui la forma e la sua ripetizione, ma anche il suono e la sua propagazione, seguono regole altre rispetto a quelle del mondo macro.
Una normalità alterata che si manifesta in movimenti di creature sottomarine che portano all’orecchio magiche eco, paesaggi immaginari, mondi vegetali e minerali svelati in tavole che oscillano tra gli studi botanici dei primi classificatori del 700 e le illustrazioni delle favole dei libri della nostra infanzia. Un mondo invisibile agli occhi di chi sta in alto, ma di cui ci si può accorgere chinandosi verso il basso, cambiando il punto di vista e guardando la vita da un’altra prospettiva. Tavole piene di creatività ma anche di ricerca e di riflessione sui codici e sugli schemi alla base della vita stessa. La chimica dei colori, le trame e le tessiture delle forme, l’amore per i dettagli e l’eliminazione di ogni superfluo permettono all’osservatore di entrare in rapporto con una natura, svelata tra realtà e immaginazione, quasi onirica.Proprio in questa dimensione, tra scienza e fantasia, si muove la creatività elegante di Francesca che con tratto preciso disegna atlanti di mondi nascosti fatti di filamenti e radici che si espandono fino a creare reti sotterranee di recettori, a mostrare tutta la vitalità di un mondo, meravigliosamente sensibile.
Francesca Lancisi, nata e cresciuta nella splendida natura degli appennini toscani, non smette di disegnare e dipingere mentre si laurea in glottologia alla facoltà di lingue e insegna italiano a stranieri a Firenze, dove oggi vive con la sua famiglia e molte piante. Intensifica l’attività artistica durante il suo contratto di mamma a tempo pieno per tre anni, fino a farla diventare una nuova professione. Crea opere pittoriche ad acquerello ma anche illustrazioni digitali per aziende e case editrici e ritratti personalizzati (oltre ad altri progetti in cantiere). Le sue opere sono state esposte in molte città tra cui Firenze, Arezzo, Ginevra e Vésenaz. (foto: lancisi)

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Personale di pittura “Posti strani”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

vieri sorrentinoFoggia. Si conclude lunedì 19 ottobre la personale di pittura “Posti strani” di Vieri Sorrentino alla Sala Propilei della Villa Comunale di Foggia. In mostra una selezione di dipinti ad olio del giovane pittore foggiano, che sta per diplomarsi all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Il sottotitolo della mostra è: “Con quadri colorati, musica jazz e crepe sul muro”, infatti il giovane pittore si presenta per la prima volta al pubblico con molta semplicità e tanta ironia, animato semplicemente dal desiderio di condividere il lavoro che ha cominciato da alcuni anni. I quadri del giovane pittore ventitreenne incantano, emozionano, stupiscono. (foto vieri sorrentino)

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Personale di Cinzia Cotellessa

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

LO-SHU-BIANCARoma dall’8 al 16 ottobre 2015 Galleria Stefano Simmi via dei Soldati 27 personale di Cinzia Cotellessa. La Galleria Stefano Simmi ospita la mostra dell’artista Cinzia Cotellessa dal titolo “LO SHU ovverosia il Quadrato Magico” nella suggestiva e densa di storia Via dei Soldati, sita alle spalle di Piazza Navona, tra Palazzo Altemps, l’Hosteria dell’Orso e il Museo Napoleonico. Fino al 16 ottobre, dal lunedì al sabato ore 10.00-13.00, 15.00-19.00, ingresso libero.
A un anno esatto dalla mostra antologica “Mutazioni” presso il Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale, questa nuova esposizione – curata dall’arch. Leonardo Tizi , dal critico d’arte Mara Ferloni e dallo scrittore e giornalista Elio Cadelo – testimonia l’eclettismo di questa artista e la sua continua e instancabile ricerca. La mostra è unita da un sottile fil rouge alla precedente dove è stato possibile ammirare accanto alle opere più significative dell’ultimo ventennio di arte i “Ritratti dei 33 Artisti”, che ironizzando Cinzia Cotellessa ha definito in presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come il suo “personale quadrato magico”. E qui è iniziata l’avventura ispirata al Feng Shui e al Quadrato Magico, quello stesso quadrato che appare in una delle più famose incisioni di Dürer, “Melencolia”. Apparso in Cina attorno al IV secolo a.C., il Quadrato Magico veniva dedicato ai pianeti o utilizzato come utile supporto per problemi matematici. Come citerà in pieno Rinascimento il filosofo e alchimista Cornelio Agrippa “tavole sacre di pianeti e dotate di grandi virtù, poiché rappresentano la ragione divina, o la forma dei numeri celesti”.
Le opere sono tutte realizzate in tecnica mista su supporti di forma quadrata e in esse troneggiano gli ideogrammi relativi ai 5 Elementi, l’equilibrio dei quali secondo i principi del Feng Shui è fondamentale per armonizzare la nostra vita e l’ambiente in cui viviamo o lavoriamo. Per equilibrare le energie che ci circondano, è importante raccogliere il CH’I benefico e deviare il CH’I negativo, traendo il massimo beneficio attraverso un uso attento dei colori e degli orientamenti. Una mostra che invita a percepire l’armonia tra il nostro mondo interiore e il mondo esteriore e che ci regala 5 chiavi cromatiche per accedere ad altrettante qualità spaziali e non solo ed attivarle nella nostra realtà. Persone, cose, natura, universo… siamo tutti microcosmi di un macrocosmo, e la felicità di ognuno di noi è legata a quella di tutti gli altri. Dunque iniziamo da noi.
L’artista Cinzia Cotellessa, dopo aver trattato temi come l’immortalità, l’esoterismo, il divino e l’onirico, oggi con la nuova mostra “LO SHU ovverosia il Quadrato Magico” ci parla della ricerca fondamentale dell’ARMONIA. (foto: LO-SHU-BIANCA)

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Mostra personale di Alessandro Kokocinski

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2015

KokocinskiDal 17 settembre al 1 novembre 2015 La Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla Via del Corso 320 presenta al pubblico la mostra personale di Alessandro Kokocinski (Porto Recanati, 1948) dal titolo Kokocinski. La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown. L’esposizione, aperta al pubblico con ingresso libero, offre oltre settanta opere polimateriche – dipinti, sculture, altorilievi, installazioni, disegni, filmati, versi poetici, libri d’artista – ispirate alla metamorfosi della «maschera» e alla realtà circense, che l’artista conosce bene per avervi lavorato. Accanto alle opere inedite, circa 40, alcune opere famose, che hanno viaggiato intensamente negli anni (esposte al Silpakorn Arts Centre di Bangkok, all’Art Fair di Shanghai, al MNBA – Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires, al NAMOC di Pechino), e due grandi installazioni. Ricchissima la grafica e i disegni. La mostra, a cura della Fondazione Kokocinski con Paola Goretti, è promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei.

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Personale di Massimiliano Luchetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

LuchettiArezzo Galleria 33 via Garibaldi 33 Inaugurazione sabato 12 settembre 2015 dalle ore 19.00 alle ore 22.00. In mostra dal 12 al 20 settembre 2015 da martedì a domenica 16.30 – 19.30 o su appuntamento a cura di Tiziana Tommei.
Dopo il solo show Ombre (gennaio/febbraio 2014), la Trentatré torna a presentare l’artista pietrasantino proponendo una selezione dei suoi ultimi lavori. Oli su tela di grande formato in cui la carica gestuale unita alla matericità del colore insinuano il dubbio di una sorta di trasfigurazione delle opere. Sindoni contemporanee di pura matrice informale in cui ombre di figurazione e forme larvali di mimesis del reale scompaiono travolte dalla realtà interiore. Visioni in profondità che esplodono sulla tela: quelle che appaiono come reazioni violente e istintive agli accadimenti della realtà esterna sono in verità dichiarazioni di stati d’animo in cui l’uso della tecnica non segue alcuna pulsione, ma obbedisce alla conoscenza del linguaggio. Non c’è istinto nella creazione perché l’azione è controllata e tesa nella drammaticità di un gesto che è il vero soggetto dell’opera. Se c’è automatismo, anche quello è in ultima istanza previsto e controllato: l’acido che corrode il magma cromatico riportando a galla la nuda tela è quanto di più studiato si possa immaginare. Circumnavigare il “quadro” sui quattro lati con tutta la propria fisicità porta l’artista – che lavora stendendo sul pavimento le sue tele – a divenire parte di quello “spazio”, a cadere figurativamente al suo interno e scioglierne i margini. Se non esiste distinzione tra centro e periferia, a maggior ragione questi lavori non vogliono confini prestabiliti: il rifiuto di un limite che è quello del perimetro fisico della superficie della tela ha il più immediato effetto nell’ipertrofica estensione del formato e quello più profondo nel tentativo di creare una dimensione altra, come un cratere attraverso il quale cercare risposte, certezze o più semplicemente se stessi non in quanto io singolo, ma come uomo del proprio tempo. Il colore assume consistenza e diventa materia, determinando l’orogenesi dell’opera che vira violentemente dalla tela ruvida e abrasa alla lucida impronta impressa negli strati sovrapposti di colore. L’invito verso mondi paralleli resta una costante della poetica di Luchetti: i cavalieri del passato (si vedano i lavori anteriori alla serie Luchetti1Mappe 2013) non possono più accompagnarci nel viaggio perché oggi l’unico iter possibile e urgente è quello dentro noi stessi.
Massimiliano Luchetti è nato a Pietrasanta nel 1975. Si avvicina molto precocemente alla pittura, che con il tempo diverrà il suo linguaggio d’elezione. Nel 1992, a diciassette anni, frequenta in veste di collaboratore lo studio d’arte “F. Palla” a Pietrasanta, dove approfondisce la conoscenza dei materiali (marmo, creta) e la tecnica del disegno. Avvia la sua carriera espositiva nel 2008. Tra le personali più importanti si ricordano: Chiostro di Sant’Agostino, Pietrasanta, Lucca, 2009; Chiostro degli Agostiniani, Empoli, 2010; Il Fortino, Forte dei Marmi, Lucca, 2011; Museo Casa di Giotto, Vicchio, Firenze, 2012; Fondazione Cerratelli, San Giuliano Terme, Pisa, 2013; Tenuta di Ghizzano, Pisa, 2014. Tra le curatele in spazi istituzionali sono da menzionare: Palazzo Zenobio, Venezia, 2012; Galleria l’Agostiniana, Roma, 2013; Palazzo Ruspoli, Roma, 2013; Teatro del Silenzio, Lajatico, Pisa, 2013. Si ricorda inoltre la presenza alla VI Biennale di Montecarlo 2014 e il Primo Premio FBO Banca Mediolanum, Montecatini Terme, 2014. Tra i progetti futuri vi è la mostra a Norman, Oklahoma (U.S.A.), dal 9 ottobre al 12 novembre 2015. Vive e lavora a Pietrasanta, Lucca. (Il titolo n.47, 2015 è desunto dall’opera “Senza titolo n. 47”, scelta come simbolo della mostra).

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Mariano Franzetti “Choripan” Mostra Personale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2015

franzettiMariano Franzetti “Choripan” Mostra Personale Milano. Il 3 settembre 2015 alle 15,00 apre al pubblico presso lo Spazio Sanremo 5 Vie a Milano la mostra Choripan con 20 opere, di cui la maggior parte inedite, realizzate da Mariano Franzetti, a cura di Elisa Ajelli. Il percorso espositivo propone ai visitatori una visione molto personale dell’autore sui temi dell’Expo relativi alla nutrizione e allo stretto rapporto tra il popolo italiano e argentino, in considerazione del fatto che più della metà delle persone residenti in Argentina ha origini italiane. Di questa comunione di origini l’artista Mariano Franzetti è testimone e interprete ideale, avendo vissuto tra Italia e Argentina, stabilendosi poi a Milano, città che ospita l’Esposizione Universale. Il significato di nutrizione nelle opere dell’autore assume un senso molto lato, riferendosi anche alla rinascita culturale dell’Argentina dopo le note vicissitudini socio-economiche e alla stretta similitudine del proprio percorso culturale, pur se con qualche decennio di ritardo, con un’analoga evoluzione del nostro paese. La nutrizione cui fa riferimento l’artista parte certamente dal fatto che l’Argentina è uno dei più grandi esportatori di prodotti agricoli e zootecnici nel mondo. L’autore tuttavia non prescinde dalla necessità dell’essere umano di alimentare la propria esistenza oltre i bisogni primari: la comunanza di valori, la condivisione dei momenti salienti del quotidiano (come nella serie di opere Iconoclast) ma anche il bisogno di riscatto costituito dall’identificazione con i supereroi contemporanei, che siano essi rappresentati da esponenti del mondo franzetti1dello sport, dal macho decadente o dagli sgargianti piatti tipici delle tradizioni di entrambi i paesi (da qui il titolo della mostra: Choripan è un piatto tipico argentino consumato per strada) imprescindibili nei luoghi comuni presenti nel quotidiano di ogni argentino o italiano, ritratti con ironia, enfasi e stile neopop nelle opere della serie Groncho. Oltre ad opere pittoriche, l’esposizione consta di sculture e installazioni multimediali che propongono una similitudine tra la storia mediatica italiana e argentina e conferiscono, attraverso un’efficace simultaneità, un adeguato parallelismo tra tradizione e modernità espressiva. La mostra vuole essere una riflessione ora ironica, ora poetica, circa il tentativo dell’essere umano di trovare nuove strade di affermazione attraverso la condivisione e la coltivazione dei rapporti umani. Queste tematiche non sfuggono all’occhio apparentemente beffardo dell’artista, in realtà profondamente attento e sensibile ai mutamenti socio-culturali dei popoli di cui la sua vita rappresenta una sintesi ineffabile e la ricerca stilistica di un nuovo umanesimo contemporaneo. La mostra gode del sostegno del Consolato dell’Argentina, della Direzione del padiglione Argentina presso EXPO, di Expoincittà, e dell’Associazione 5Vie di Milano che tutela e promuove la zona più antica della città attraverso la promozione di eventi culturali e artistici. (foto Franzetti)

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Calunnie? Niente di personale

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2013

Vorrei mettermi nei pensieri, ma solo per un momento, di quelli che ogni giorno devono inventarsi, l’idea vincente per attrarre l’attenzione dei media per il loro capo. E’ un lavoro improbo e non è infrequente che la trovata diventi infelice o faccia scattare un’imprevedibile reazione a catena dagli effetti non certo esaltanti per chi l’ha promossa.
Questo discorso non vale solo per i politici ma anche per molte altre categorie di persone che per il ruolo che svolgono hanno come interfaccia il grosso pubblico. In tutto questo bailamme ai “furori” degli uni si contrappongono, inevitabilmente quelli delle vittime costrette alla difensiva, ma alla fine questa “bolla accusatoria” si sgonfia da sola perché non sono le persone come tali a essere colpite ma ciò che rappresentano. Nella fattispecie potremmo dire che si è trattato di una sorta di avvertimento. E il ragionamento potrebbe essere stato questo: voi raccattate la “spazzatura?” E io ve la rimando con gli interessi. E la vittima designata si è ritrovata tra l’incudine e il martello. Questi giochetti fatti di calunnie, insinuazioni, sospetti, creati spesso ad arte per lanciare segnali ambigui e in linguaggi cifrati sono l’aspetto più rilevante di una decadenza dei costumi che il palazzo non dovrebbe raccogliere per darsi una visibilità, i media dovrebbero ignorare e la gente evitare di seguire con tanta curiosità. Mi confessa un editore: è impossibile non tener conto di tali provocazioni. Diventano un grosso affare poiché fanno aumentare la tiratura dei giornali e attraggono pubblicità. E le vittime? Sono solo un danno collaterale, inevitabili ma “niente di personale” (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Personale presidenza e risparmi

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2012

Di Eduardo Di Blasi Alla Presidenza del Consiglio i fatti sono sempre più persistenti degli annunci. Per farsene un’idea basta vedere i dati usciti dall’ultima “spending review” del Palazzo di governo, quella che mirava al taglio dei dipendenti non più funzionali alla pianta organica e alla mutata missione del nuovo esecutivo dei tecnici.
Nel novembre 2011, governo Berlusconi, tra le diverse sedi di Palazzo Chigi si contavano 4.456 dipendenti, che, si annunciava, sarebbero diventati circa 3 mila attraverso il taglio degli incarichi fiduciari dati dal passato governo (una sorta di spoil System con pochi rimpiazzi), da quello dei pensionati ancora attivi in Presidenza con ruoli dirigenziali, da quello sovrabbondante delle forze di polizia che a Palazzo Chigi dovrebbero avere semplicemente due ruoli: verificare gli accessi alle sedi di governo (l’ufficio passi) e guidare le auto blu. Faccende per cui forse potrebbero essere meno dei 560 che erano nel 2011.
Al 5 di marzo, questa la data limite che il governo Monti aveva fissato per procedere al taglio (i contratti dei dirigenti erano stati prorogati per l’appunto fino a quel giorno, in attesa di capire dove poter operare risparmi), il provvedimento non si è dimostrato all’altezza dell’annuncio, tanto che da 4.456 i dipendenti dell’amministrazione sono diventati, più sobriamente, 4.129, circa mille in più rispetto alla pianta organica prevista. Il conto, del resto, dovrebbe essere presto fatto: i 5mila dovrebbero essere la somma dei dipendenti di Presidenza e Protezione Civile, cui si sommano i circa cinquecento dirigenti. Il resto, consulenti, forze dell’ordine, e strutture di missione (spesso doppioni del lavoro dei dipartimenti e veicolo di clientele), potrebbero essere potate.
Il taglio maggiore si è registrato alla voce “estranei alla pubblica amministrazione”, vale a dire tra coloro che sono arrivati in Presidenza per via fiduciaria, non provenendo da nessun ufficio pubblico. Nel 2011 la pattuglia contava 357 dipendenti. Secondo le stime iniziali era questo uno degli “sprechi” cui porre rimedio, e qualcuno supponeva che la truppa andasse rimandata a casa tutta assieme. Invece ne è rimasta in piedi metà: oggi gli esterni alla pubblica amministrazione che lavorano negli uffici di governo sono 179, 178 in meno di qualche mese fa.
Sulla vicenda dei pensionati il 5 marzo il governo Monti in una nota “ha deciso di non confermare coloro che, pur essendo in pensione, svolgevano ancora attività . A essi non potranno essere conferiti incarichi di consulenza”. Hanno quindi fatto le valigie Antonio Ragusa, che teneva i cordoni della borsa “alle risorse strumentali ed Eugenio Ficorilli, al cerimoniale. Giancarlo Bravi invece continua ad occuparsi della struttura di Missione per i 150 anni dell’Unità d’Italia. La struttura medesima, infatti, resterà in funzione almeno fino a luglio.
Non compare più sul sito internet del governo nemmeno Raffaele Di Loreto, che, da 64enne pensionato dell’aeronautica, era al timone dell’ufficio per i voli di Stato e umanitari. Ufficio in cui è¨ passata la buona usanza di pubblicare i report mensili di chi, per motivi istituzionali, viaggia sui velivoli del 31esimo stormo dell’Aeronautica Militare.
Sulla presenza di una nutrita truppa di militari e forze di polizia, la “sforbiciata” è stata ancora minore: sui 560 in servizio a novembre scorso, oggi ne sono presenti 546: quattordici in meno. Oltre ai 52 dell’Aeronautica, che curano un settore specifico, ci sono 25 impiegati dell’esercito, 11 della Marina e 128 appartenenti alla Guardia di Finanza, la polizia presidia l’area con 150 addetti, i Carabinieri seguono con 135. Ci sono anche 36 della Penitenziaria, 2 forestali, due dipendenti delle Capitanerie di Porto e un vigile urbano (nel novembre scorso erano tre).
C`è infine la questione mai affrontata dei dirigenti. In Presidenza ce ne sono oltre 500: uno ogni quattro dipendenti. Tra dicembre e febbraio, Palazzo Chigi ha deciso di assorbirne altri sedici, attingendo a una graduatoria interna prorogata per l’occasione sino al dicembre 2012. Il risparmio, a detta della Presidenza del Consiglio, è data dal fatto che, attingendo a graduatorie interne, senza bandire alcun concorso pubblico come prevede la la legge, invece di 12 dirigenti se ne possono fare 16.

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Caso marò: ricostruzione tecnica

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2012

Sri lanka Navy

Sri lanka Navy (Photo credit: Wikipedia)

Il St. Antony potrebbe essere stato mitragliato per aver sconfinato in acque dello Sri Lanka. E’ quanto emerge
dall’accurata analisi tecnica realizzata dall’ingegnere Luigi Di Stefano (e pubblicata in rete all’indirizzo
http://www.seeninside.net/piracy/), le cui conclusioni sono state oggi al centro di una conferenza stampa a CasaPound. Nel corso dell’incontro, Di Stefano, che è stato tra l’altro perito di parte civile nell’inchiesta sulla Strage di Ustica (1995/1999), ha illustrato alla stampa le prove che a suo avviso scagionano senza
ombra di dubbio i due fucilieri del Reggimento San Marco che erano imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie e che sono ancora agli arresti in India con l’accusa di aver ucciso i due pescatori Valentine Jalstine e Ajesh Pinki.
Sono due, in particolare, le novità principali che emergono dalla perizia. Sul fronte della balistica, Di Stefano ha dimostrato che ilcalibro del proiettile usato è incompatibile con le armi in dotazione ai nostri militari e ha individuato chi nella zona utilizza la cartuccia 7,62x54R: ‘’Si tratta appunto – spiega – dei barchini ‘Arrows Boat’ della Guardia costiera dello Sri Lanka’’, paese che con l’India, sottolinea l’esperto, ‘’si contende le zone di pesca’’. Inoltre, aggiunge, ‘’dall’analisi del contesto, viene fuori che i
tempi di rientro del St. Antony nel porto di Neekandara sono completamente sballati, sia per la posizione indicata dal capitano Freddy Bosco sia per la posizione indicata dalla Guardia Costiera indiana: mancano all’appello infatti circa 4 ore’’. Insomma, sottolinea Di Stefano, ‘’prende sempre più corpo l’ipotesi che il St. Antony sia stato mitragliato perchè sconfinato in acque dello Sri Lanka’’.
Quanto alla Enrica Lexie, a bordo della quale si trovavano i due militari italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, la perizia dimostra che ‘’nel momento in cui il peschereccio St. Antony è stato colpito la petroliera italiana si trovava 27 miglia più a nord’’. Per questo, conclude Di Stefano, ‘’gli autori dell’omicidio dei due pescatori vanno ricercati altrove, piuttosto che nel personale imbarcato sulla Enrica Lexie. E credo di poter dire che esaminando i tracciati radar non potranno venire che nuove conferme in questo senso’’.

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