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Posts Tagged ‘persone’

Acquistare libri senza impatto sulla circolazione delle persone

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Una rete di case editrici e librerie indipendenti per bambini e ragazzi che, in conseguenza e in ottemperanza del Dpcm del 11 marzo 2020, hanno deciso di accogliere le disposizioni del Governo e la richiesta di chiudere le attività commerciali per limitare e fermare la diffusione incontrollata del contagio da COVID-19 (rinunciando, pertanto, alle consegne a domicilio e alle consegne tramite corriere) nata dall’intento comune di dare una risposta concreta e responsabile.Abbiamo recuperato l’idea del “#librosospeso” e, più ci ragionavamo, più ci sembrava una delle possibili risposte da attuare. In essa troviamo coerenza con le direttive del Governo e una visione nell’ottica di condivisione e di sostegno reciproco. Ci sembra una modalità costruttiva che tutela, inoltre, il lavoro di tutti i protagonisti della filiera del libro.Sulla pagina dedicata http://www.facebook.com/librosospeso2020, saranno promossi i titoli degli editori aderenti, tra cui anche le novità in uscita alla riapertura delle librerie, che i lettori potranno acquistare e/o prenotare come #librosospeso in una delle librerie aderenti (l’elenco è pubblicato sulla stessa pagina e costantemente aggiornato). I lettori avranno, pertanto, modo di chiacchierare con i propri librai di fiducia e di avere uno sguardo d’insieme e ragionato sui cataloghi e sulle novità degli editori aderenti all’iniziativa. Questo, nella nostra ottica, ci permetterà di prendere le distanze da un presente che è buio, proiettandoci in avanti, utilizzandolo per costruire, perché le nostre attività possano continuare ad essere parte viva e fondamentale della società, creando inoltre una rete di collaborazione che supporterà ulteriormente la ripresa delle attività dopo che questa emergenza sarà finita.Il progetto #librosospeso è stato, finora, proposto a casa editrici e librerie indipendenti che abbracciano il nostro sentire. L’adesione è aperta a altri editori e altre librerie indipendenti che condividono la nostra stessa visione.

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Raccomandazioni globali sul COVID-19 per le persone con SM

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

L’emergenza portata dal coronavirus (COVID-19), dichiarata pandemia, riguarda ormai tutto il mondo. Per questo la MSIF (Multiple Sclerosis International Federation), la Federazione Internazionale delle Associazioni di sclerosi multipla, ha elaborato un documento con le nuove raccomandazioni per le persone con sclerosi multipla (SM), affinché adottino le misure adeguate per prevenire il rischio di contagio dal virus, e prendano le decisioni corrette riguardo alla gestione delle terapie e dei trattamenti per la sclerosi multipla.
Questo documento è stato prodotto da un team di neurologi esperti a livello internazionale e rappresentanti delle organizzazioni che compongono la Federazione Internazionale SM. Si tratta di un gruppo di lavoro composto da AISM e SIN – Società Italiana di Neurologia – lo ha poi declinato per lo specifico contesto italiano.Oltre ai consigli in generale per le persone con SM, le linee guida includono le raccomandazioni della dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i consigli per chi fa trattamenti modificanti la malattia, per chi è sottoposto a terapia aHSCT cioè a trattamento chemioterapico intensivo e per chi è in trattamento riabilitativo.
Per quanto riguarda le donne con SM in gravidanza al momento non esistono indicazioni specifiche.“Questo documento offre raccomandazioni specifiche, mirate alle persone con sclerosi multipla, molte di loro sono trattate con immunosoppressori, che affrontano questa situazione in una condizione di particolare fragilità”, dichiara il Prof Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM, Fondazione italiana Sclerosi Multipla. “Si consiglia a tutte le persone con SM di prestare particolare attenzione alle linee guida per ridurre il rischio di infezione da COVID-19. Queste raccomandazioni sono rivolte anche ai caregiver, i familiari che vivono con una persona con SM o che la visitano regolarmente, per ridurre la possibilità di portare l’infezione da COVID-19 a casa e mettere a rischio contagio la persona con SM”“E’ importante in questo momento – ha affermato il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Direttore Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, AOU Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli – che i pazienti con sclerosi multipla e i loro caregiver rispettino le raccomandazioni suggerite e che, contestualmente, facciano sempre riferimento al neurologo che li segue così come all’AISM per qualunque dubbio sulle terapie e sul proprio stato di salute, piuttosto che sulle procedure da seguire per diminuire il rischio di contagio da coronavirus. La Società Italiana di Neurologia, di concerto con l’AISM, si impegna a tenere aggiornate le raccomandazioni, monitorando l’evolversi della situazione e raccogliendo ulteriori informazioni scientifiche anche a livello internazionale”.

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Aiutiamo le persone più fragili

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello alle istituzioni, ma anche a tutti i cittadini, per non lasciare sole le persone più fragili in queste ore di emergenza dettate dal coronavirus. Com’è noto i soggetti più a rischio in questi giorni sono certamente gli anziani, per l’età avanzata, ma anche i senza fissa dimora, le persone malate o con disabilità. Su tutti loro incombe anche un altro grave pericolo: l’isolamento. Basta pensare che, soprattutto nelle grandi città italiane, come Roma o Milano, il tasso di persone che vivono da sole tocca il 45 per cento della popolazione. Tutti i cittadini possono fare la loro parte.Aiutateci ad ampliare il monitoraggio delle persone anziane o con disabilità che continuiamo a seguire – non potendo visitarli – con telefonate, lettere, messaggi audio e video, inviati in particolare a chi vive negli istituti. Anche offrirsi per portare la spesa a domicilio è un’azione preziosa per limitare il disagio di chi è più solo e vulnerabile.In questi giorni i nostri volontari continueranno a visitare anche le persone che vivono per strada portando loro non solo il cibo ma anche prodotti utili per proteggersi dal contagio (come gel e fazzolettini per disinfettarsi). Le nostre mense per i poveri restano aperte osservando le misure di precauzione per quanto riguarda il numero contingentato delle persone, la distanza tra loro e l’igiene, ma garantendo questo servizio, indispensabile per chi rischia, a causa della minore circolazione, di ricevere meno aiuti e sostegno, a partire dai senza fissa dimora.Se il contagio ci allontana fisicamente la solidarietà ci unisce, ci rende più forti di fronte alla paura e aiuta a proteggerci.Chi vuole può contribuire economicamente, oppure raccogliendo generi utili, come alimentari, gel igienizzanti e fazzoletti di carta. Le informazioni su come si può aiutare sono su http://www.santegidio.org

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Greenpeace: Un anno a difesa di persone e ambiente

Posted by fidest press agency su martedì, 31 dicembre 2019

Il 2019 inizia per Greenpeace con la partecipazione al Carnevale di Viareggio dove i volontari hanno sfilato davanti a un carro rappresentante una gigantesca balena morente, di oltre 20 metri, sommersa dalla plastica monouso.
L’uso di plastica usa e getta è cresciuto notevolmente negli anni tanto da rappresentare il 40 per cento della produzione globale di plastica. Per questo Greenpeace è tornata in mare in primavera con una spedizione di ricerca sulla microplastica nel Tirreno e alla foce di fiumi come Tevere e Sarno, insieme a ricercatori del CNR di Genova e dell’Università Politecnica delle Marche.Il nostro mare è colpito anche dai cambiamenti climatici. Per andare a studiare cosa sta succedendo abbiamo deciso di lavorare insieme ai ricercatori dell’Università di Genova e in autunno abbiamo posizionato una prima stazione pilota nel mare dell’Isola d’Elba per misurare le variazioni delle temperature lungo la colonna d’acqua.Quest’anno attivisti di Greenpeace sono entrati in azione di fronte al Ministero delle Politiche Agricole, con un gigantesco maiale che emette fumo dal naso per simboleggiare il contributo degli allevamenti intensivi alla formazione di gas serra, e rilascia un getto di acqua scura: i liquami, che inquinano suolo, acqua e aria. La crescente produzione di carne è responsabile, ad oggi, del 14 per cento delle emissioni di gas serra in Europa; un contributo pari a quello del settore dei trasporti, finora non affrontato adeguatamente dalle politiche nazionali e internazionali.
Ci sono state poi le iniziative internazionali per salvare gli oceani, con il popolare attore Javièr Bardem al nostro fianco, e quelle per proteggere le foreste e i Popoli che in esse vivono. In occasione del Sinodo sull’Amazzonia leader e rappresentanti di alcuni Popoli Indigeni sono arrivati a Roma per incontrare il Papa, grazie alla campagna “Sangue indigeno: non una goccia di più”, e denunciare le sistematiche violazioni dei loro diritti in Brasile. Greenpeace li ha aiutati a farsi sentire sia attraverso i media che facilitando incontri istituzionali.A giugno attivisti di Greenpeace sono entrati in azione con i gommoni davanti alla piattaforma di estrazione “Prezioso”, situata nello Stretto di Sicilia, ricordando al governo italiano che non sta facendo abbastanza per affrontare l’emergenza climatica. Il cambiamento dovrebbe partire anche da chi continua a sostenere gli investimenti nel carbone – la fonte energetica con le più alte emissioni di CO2 – come Assicurazioni Generali: spettacolari le proteste a Trieste e a Roma. Riuscirà il Pianeta a rimanere sotto la soglia di innalzamento della temperatura globale di 1,5 gradi? Non c’è molto tempo da perdere. A ricordare alla politica che deve impegnarsi di più per combattere i cambiamenti climatici sono stati quest’anno anche i giovani dei “Fridays for Future” con i loro scioperi globali per il clima e proteste pacifiche come quella di fronte alla sede dell’Eni a Roma.«La voce dei giovani e dei giovanissimi partita “dal basso”, in modo democratico, sincero e appassionato, va ascoltata. La loro energia è d’ispirazione per tutti noi», dichiara Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. «Giunti alla fine di un anno così impegnativo per Greenpeace voglio ringraziare di cuore chi ci ha sostenuto con convinzione. Nel 2020, anno cruciale per il clima e il Pianeta, continueremo a combattere le nostre battaglie con ancora maggiore determinazione».

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In Italia oltre un milione di persone hanno problemi per farsi curare

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

È il dato principale, e più preoccupante, che emerge dal report pubblicato da Eurostat in occasione della Giornata universale della copertura sanitaria. Rispetto ad una media europea di 512.596, nel 2018 in Italia 1.207.190 cittadini hanno lamentato l’impossibilità di farsi curare a causa di costi sanitari ritenuti troppo alti. Cara ed anche lenta, perché nelle segnalazioni fatte dagli italiani viene dedicato un ampio spazio ai tempi di attesa lunghissimi nel settore pubblico. Un’altra criticità evidenziata è quella della distanza dei luoghi di cura, troppo lontani per chi ha difficoltà a spostarsi ed ha problemi economici. E così sale a 1.448.628 il numero di persone che alla fine hanno deciso di rinunciare a curarsi. “Passano gli anni ma la situazione della Sanità in Italia continua a peggiorare – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – e non lo diciamo noi, che quando riportiamo le segnalazioni che riceviamo dai cittadini veniamo accusati di fare terrorismo da chi ha a cuore soltanto la difesa della propria categoria, ma lo dice l’Eurostat. Ci auguriamo che questi dati vengano presi seriamente in considerazione dal Governo, che sta lavorando al Patto per la Salute, a cui abbiamo chiesto di poter contribuire rappresentando le istanze dei cittadini. Ormai è chiaro che siamo di fronte ad un bivio: o si cambia strada e si rilancia il Sistema Sanitario Nazionale con politiche veramente attente ai bisogni dei pazienti oppure si creeranno delle disuguaglianze che non sarà più possibile eliminare. L’Eurostat parla chiaro: l’Italia è lo Stato che più di ogni altro nell’UE ha cittadini che fanno fatica a farsi curare ed in alcuni casi sono costretti a rinunciare a farlo perché non hanno la possibilità di accedere alle prestazioni sanitarie. Per il nostro Sistema Sanitario è una bocciatura clamorosa – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – chiediamo al Governo di intervenire in maniera energica per invertire la rotta, prima che sia troppo tardi”.

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I “Capannoni” a Parma. Storie di persone e di città

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Parma Sabato 16 novembre alle 9.30 l’Auditorium di Palazzo del Governatore (piazza Garibaldi, Parma) ospiterà la mattinata di studio e confronto I “Capannoni” a Parma. Storie di persone e di città. L’evento, organizzato dai docenti dell’area della Rappresentazione e del Rilievo del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma e dal Centro Studi Movimenti in collaborazione con l’Archivio Storico Comunale e l’Archivio di Stato di Parma, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e il patrocinio del Comune di Parma, vuole portare all’attenzione della città una serie di riflessioni relative agli aspetti architettonici e urbanistici, da un lato, e a quelli sociali, dall’altro, legati alla realizzazione e al successivo abbattimento dei “Capannoni” a Parma.
Ancora oggi, nel gergo parmigiano, viene infatti utilizzato il termine “Capannone”: molti lo usano ma pochi, soprattutto tra i più giovani, sanno quale sia la sua origine, intimamente legata a un momento specifico della storia di Parma, quello dello sventramento dell’Oltretorrente da parte del regime fascista, e al conseguente spostamento di molte famiglie in caseggiati ultrapopolari in zone fuori dal centro urbano: i “Capannoni” appunto, così soprannominati per la loro forma a capanna.Attraverso il contributo di studiosi del “disegno” delle architetture realizzate e delle parti di città in cui si sono insediate, in stretta connessione con gli studiosi degli aspetti legati alle persone e alle società che ne è derivata, un tratto importante della storia della città sarà analizzato e discusso in quello che è il primo di tre appuntamenti dedicati al tema. Alla mattinata di studi seguirà infatti l’uscita di un volume che raccoglierà i saggi dei vari autori e che sarà presentato nel maggio 2020 a Palazzo del Governatore; il percorso conoscitivo si concluderà nel 2021, quando, sempre a Palazzo del Governatore a febbraio e marzo, si terrà una mostra sul tema.
Sempre a Palazzo del Governatore il 16 novembre la mostra Costellazioni Familiari. Dialoghi sulla libertà, di Gianluigi Colin, sarà a ingresso libero, così come la performance di cui lo stesso giorno l’artista sarà protagonista: dalle 11.30 alle 19 Colin coinvolgerà gli abitanti di Parma nella realizzazione dell’azione artistica “Vie di Memoria”; tutti sono invitati a portare un’immagine o un oggetto che fa parte della propria memoria personale – subito restituito al proprietario – che l’artista elaborerà con una fotocopiatrice, intervenendo poi con elementi pittorici. Le opere, timbrate e firmate, saranno realizzate in due copie: una sarà donata alla persona che partecipa all’azione, l’altra sarà esposta a Palazzo del Governatore e sarà inclusa nel grande archivio “Vie di Memoria”.

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L’insufficienza cardiaca cronica colpisce più di 23 milioni di persone al mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

Dal 21 giugno 2019 Merck è nuovamente titolare in Italia dell’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale Congescor (Bisoprololo Fumarato), indicato nel trattamento dell’insufficienza cardiaca cronica, stabile, con ridotta funzione ventricolare sistolica sinistra. Il farmaco è da somministrarsi in aggiunta ad ACE inibitori e diuretici ed eventualmente glicosidi cardioattivi. L’insufficienza cardiaca (nota anche come scompenso cardiaco) è una patologia provocata dalla compromissione della funzione cardiaca, ovvero dell’attività attraverso la quale il cuore pompa il sangue e garantisce, quindi, il corretto apporto di ossigeno a tutti gli organi. Nel mondo colpisce oltre 23 milioni di persone e in Europa, così come negli Stati Uniti, provoca circa 300.000 decessi all’anno. In Italia lo scompenso cardiaco rappresenta la seconda causa di ricovero dopo il parto con un tasso di ospedalizzazione pari a 4-5 giorni ogni 1.000 abitanti; la fascia di età più frequente nei pazienti ricoverati è quella tra i 75 e gli 85 anni. La prevalenza della malattia aumenta proporzionalmente all’età, andando dall’1-2% della popolazione in generale al 6,4% per gli over 654. Il costo che questa patologia provoca è pari all’1-2% del totale della spesa sanitaria in diversi Paesi. Generalmente lo scompenso cardiaco si manifesta con sintomi quali l’affanno in situazione sotto sforzo e a volte anche a riposo, il gonfiore degli arti inferiori, debolezza, difficoltà respiratorie in posizione supina, tosse, addome gonfio o indolenzito, mancanza di appetito, confusione, peggioramento della memoria. Nella fase precoce, però, lo scompenso cardiaco può essere anche asintomatico. Attraverso la terapia si cerca di migliorare la qualità di vita dei pazienti riducendo i sintomi della malattia, di diminuire le occasioni di ospedalizzazione, di rallentare la progressione della patologia, e, infine, di aumentare la sopravvivenza.In questo scenario si inserisce il Bisoprololo Fumarato: si è infatti accertato che la terapia con questo farmaco può dare importanti benefici, poiché riduce la mortalità dei pazienti, specialmente quella improvvisa, l’ospedalizzazione per tutte le cause che provocano lo scompenso, e l’ospedalizzazione per peggioramento dell’insufficienza cardiaca.

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In Italia si stima che la depressione colpisca 3,5 milioni di persone

Posted by fidest press agency su sabato, 13 aprile 2019

La depressione è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la prima causa di disabilità a livello globale. In Italia la prevalenza di questa malattia si stima sia del 5,5%, con circa 3,5 milioni di pazienti, in Europa più di 35 milioni di cittadini vivono con la depressione. Inoltre, si stima che solo 1 persona su 2 riceva diagnosi e cure adeguate, che passi più di un anno e mezzo tra comparsa dei primi sintomi e decisione di rivolgersi ad un medico e circa due anni per ricevere una diagnosi corretta. “La depressione è quindi un tema imprescindibile quando si parla di salute e in particolare di salute della donna che ne è colpita in misura doppia rispetto all’uomo. Il nostro obiettivo è aumentare la consapevolezza della malattia presso la popolazione per superare lo stigma ancora così radicato e cercare di avvicinare i pazienti a diagnosi e cure appropriate”, introduce Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.Il costo sociale della depressione maggiore è molto elevato e include i costi sanitari diretti che riguardano la diagnosi, il trattamento, la riabilitazione, l’assistenza e la prevenzione delle ricadute a lungo termine che pesano sul Servizio Sanitario Nazionale, per circa 5.000 euro l’anno per ogni paziente. Sono anche molto rilevanti i costi del non trattamento della depressione per i risvolti legati in particolare alla perdita di produttività che si stima essere pari a 4 miliardi di euro annui in termini di ore lavorative perse.Per questo è stato presentato presso la Camera dei Deputati il documento “Depressione: sfida del secolo – Un impegno per contrastarla in attesa di un Piano nazionale” contenente il Manifesto in 10 punti “Uscire dall’ombra della depressione” come call to action collettiva per promuovere efficaci azioni di prevenzione mirata, un tempestivo e facilitato accesso ai percorsi di diagnosi e cura, anche attraverso il potenziamento dei servizi sul territorio e attività di ricerca volte a individuare le misure terapeutiche più efficaci e innovative in ambito farmacologico, cognitivo e psicosociale. Il documento è promosso da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere con il patrocinio di Cittadinanzattiva, Progetto Itaca, SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, SIP, Società Italiana di Psichiatria e il contributo incondizionato di Janssen.

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“È QUI. Un percorso fra luoghi, persone e arte”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Forlì. E’ in programma dal 30 marzo al 9 giugno 2019 presso la Fondazione Dino Zoli di Forlì. Ricerca artistica, attenzione ai giovani e sguardo rivolto al sociale il Gruppo Dino Zoli di Forlì si fa ancora una volta promotore di iniziative tese a valorizzare il rapporto tra arte, nuove generazioni e impresa. Il collettore è la Fondazione Dino Zoli, punto di riferimento culturale per il gruppo societario, che nel 2018 ha lanciato il programma “Who’s next” per sostenere e promuovere la creatività emergente.
Dino Zoli Textile, Fondazione Dino Zoli e Accademia di Belle Arti di Bologna, in collaborazione con l’Istituzione Bologna Musei / Musei Civici d’Arte Antica e con il patrocinio del Comune di Forlì, presentano un progetto dedicato all’abitare che abbraccerà arte e design, immaginario e memoria.
In esposizione, 29 sedute originali, nate dall’incontro tra gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, i ragazzi delle cooperative sociali “La Fraternità” (all’interno del Progetto Recooper) e “Arca di Noè” di Bologna e i tessuti della Dino Zoli Textile.
A partire dai racconti dei ragazzi delle cooperative sociali, fatti di parole, ma anche di immagini e suoni, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, nell’ambito del Corso di Decorazione per l’Architettura, hanno realizzato diversi pattern tessili, stampati su tessuti Dino Zoli Textile. L’archivio dei segni e il patrimonio orale raccolti durante gli incontri sono stati rielaborati graficamente dagli studenti in stampe tessili dalle nuove narrazioni.La collezione “Jointly”, presentata in anteprima presso il Museo Civico Medievale di Bologna in occasione della XIV Giornata del Contemporaneo e prodotta in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale (2018), sarà oggetto di un allestimento completamente rinnovato per garantire al visitatore un’esperienza immersiva ed emozionale. La mostra, che sarà inaugurata sabato 30 marzo alle ore 18.00, sarà visitabile fino al 9 giugno 2019, da martedì a giovedì ore 9.30-12.30, da venerdì a domenica ore 9.30-12.30 e 16.00-19.00, chiuso lunedì e festivi. Ingresso libero.

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Trasferimenti da e per l’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

In base agli ultimi dati Istat, nel 2018 sono 349mila le persone che hanno trasferito la residenza in Italia da un Paese estero (di cui 302mila stranieri), mentre sono 160mila quelle che, al contrario, l’hanno spostata dall’Italia ad un Paese estero (di cui 40mila stranieri). Calcolando la differenza tra quanti hanno spostato la propria residenza sul territorio nazionale e quanti l’hanno cancellata, durante il 2018 l’Italia ha guadagnato complessivamente 190mila residenti: 38,7mila in Lombardia, 19,7mila nel Lazio, 19,5mila in Emilia Romagna, 17,8mila nel Veneto, 15,5mila in Toscana, 13,0 mila in Campania e 12,2 mila in Piemonte per limitarci alle crescite maggiori in valore assoluto.Per ogni due stranieri che lasciano l’Italia, quindici la raggiungono. Nel 2018 le emigrazioni sono aumentate del 3,1% rispetto al 2017, mentre le immigrazioni – in crescita per il quinto anno consecutivo – sono aumentate dell’1,7%. Per ogni due stranieri che hanno lasciato l’Italia durante il 2018, inoltre, quindici l’hanno invece raggiunta (40mila contro 302mila, appunto); al contrario per ogni due italiani che hanno lasciato il territorio nazionale non si arriva a contarne neppure uno che è rimpatriato (120mila contro 47mila).Per quanto riguarda le nazionalità arrivate nel 2017 (ultimi dati disponibili): l’11,8% ha riguardato i rumeni, il 6,9% i nigeriani e il 5,9% i brasiliani che, inaspettatamente, si posizionano al terzo posto davanti ai marocchini (4,6%) e agli albanesi (4,5%). Tra il 2016 e il 2017 i paesi che hanno registrato un maggior incremento del flusso migratorio annuale in Italia sono stati Nigeria (+57,0%), Ghana (+48,5%) e Venezuela (+46,6%). Mettendo a confronto il dato del 2007 con quello del 2017 le nazionalità che hanno visto maggiormente aumentare i neoiscritti sono: Nigeria (+831,9%), Pakistan (+395,9%), Senegal (+393,4%), Bangladesh (+219,2%), Ghana (+205,8%), Egitto (+129,9%) e Venezuela (+112,4%).La meta preferita si conferma il Regno Unito. Passando alle mete preferite, nel 2017 (ultimi dati disponibili), dei 155mila (italiani e non) trasferimenti di residenza dall’Italia verso l’estero, il 14,5% ha riguardato il Regno Unito che si conferma primo Paese d’approdo, davanti a Germania (13,8%), Francia (9,2%), Svizzera (7,2%) e Romania (7,2%). Le mete che tra il 2016 e il 2017 hanno registrato una maggior crescita relativa di flussi in emigrazione sono: Brasile (+41,2%), Canada (+22,2%) e Ghana (+15,4%). Mettendo a confronto l’anno 2007 con il 2017 l’aumento maggiore di flussi in emigrazione si è registrato invece verso la Moldova (+572,9%), il Senegal (+408,3%) e il Brasile (+342,8%). Sempre rispetto a dieci anni prima, nel 2017 si è emigrato molto meno soprattutto verso il Venezuela (-53,8%) e l’Argentina (-21,3%).

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Aumento persone affette da Alzheimer

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 marzo 2019

Tutti gli studi scientifici rilevano una costante crescita del numero delle persone affette da Alzheimer, patologia che è stata definita in un rapporto 2012 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Alzheimer’s Disease International (ADI) «una priorità mondiale di salute pubblica». In Italia si contano circa seicentomila persone affette da questa malattia, il 4% degli over 65. Secondo il Rapporto sullo Stato di Salute della popolazione della Regione Lazio si stima che i casi di Alzheimer e di altre forme di demenza siano intorno ai 35.000, a Roma circa 14.600 (secondo uno studio di The European House-Ambrosetti e Msd, pubblicato il 18/07/2017).
Di fronte alla crescente diffusione di questa malattia – che richiede cure di alta specializzazione e che vede le famiglie accollarsi il maggiore impegno assistenziale – la Comunità di Sant’Egidio rileva, con preoccupazione e allarme, una riduzione, da parte dell’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale del Comune di Roma, delle prestazioni, già del tutto insufficienti, rivolte a questa fascia di persone.
Basti pensare che su tutto il territorio romano solo 59 persone, nel 2017, usufruivano di un’assistenza domiciliare specifica. I centri diurni (servizi semiresidenziali) fino all’anno scorso potevano accogliere circa 540 persone alla settimana. Con la nuova organizzazione tale disponibilità viene ridotta di quasi un quinto. Si tratta di circa 100 anziani che non potranno più accedere ai centri diurni. Con quali alternative?
Nella nuova organizzazione del 2018 è stata introdotta la possibilità per alcuni anziani, dimessi dai Centri Diurni perché considerati troppo gravi, di usufruire dell’assistenza domiciliare, erogata però solo per due mesi, quando ovviamente si tratta di persone che continueranno anche dopo ad avere bisogno di cure. Va inoltre sottolineato che si possono contare sulla punta delle dita i pochissimi fortunati che sono riusciti ad accedere ai fondi previsti per la disabilità gravissima.
Proprio nel momento di maggiore necessità e fragilità, i malati rimangono quindi, in grandissima maggioranza, assistiti solo dai familiari, talvolta unicamente dal coniuge, spesso anziano. Chi ha risorse economiche, ricorre all’aiuto di un assistente familiare, per gli altri l’unica soluzione resta l’istituzionalizzazione con tutte le conseguenze negative che questa comporta per il malato e la sua famiglia e con i costi che impone, sempre più insostenibili, per i conti pubblici.
Riteniamo che di fronte al grande allarme espresso dalla comunità scientifica sulla diffusione di questa malattia le scelte compiute non possono certo rappresentare una risposta assistenziale appropriata.
Sarebbe invece opportuno chiedersi quali risorse economiche, interventi, professionalità, idee mettere in campo per sostenere con urgenza i cittadini affetti da Alzheimer e le loro famiglie nel percorso difficile di una malattia che li mette a dura prova. Un compito che dovrebbe riguardare in primo luogo chi, per dovere istituzionale, è preposto a programmare interventi sociali appropriati.

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L’esodo venezuelano continua senza sosta: 3,4 milioni di persone in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Sono 3,4 milioni i rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela attualmente presenti nel mondo, secondo quanto reso noto oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.In base ai dati forniti dalle autorità nazionali per l’immigrazione e da altre fonti, i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,7 milioni di venezuelani, mentre i restanti si trovano in altre regioni.Si stima che nel corso del 2018, in media 5.000 persone siano fuggite dal Venezuela ogni giorno in cerca di protezione o di una vita migliore.
La Colombia ospita il maggior numero di rifugiati e migranti venezuelani: oltre 1,1 milioni. Seguono il Perù, con 506.000, il Cile con 288.000, l’Ecuador con 221.000, l’Argentina con 130.000 e il Brasile con 96.000. Anche il Messico e i Paesi dell’America centrale e dei Caraibi ospitano un numero elevato di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela.
“I Paesi della regione hanno mostrato una straordinaria solidarietà verso i rifugiati e i migranti venezuelani e hanno messo in atto ottime soluzioni per aiutarli. I dati, tuttavia, evidenziano le pressioni a cui sono sottoposte le comunità ospitanti e il continuo bisogno di sostegno da parte della comunità internazionale, in un momento in cui l’attenzione del mondo è rivolta agli sviluppi politici all’interno del Paese”, ha dichiarato Eduardo Stein, Rappresentante Speciale congiunto UNHCR-OIM per i rifugiati e i migranti venezuelani.
I Paesi dell’America Latina hanno concesso circa 1,3 milioni di permessi di soggiorno e altre forme di protezione ai venezuelani e hanno consolidato i sistemi di asilo nazionali al fine di valutare un numero senza precedenti di richieste di asilo. Dal 2014, sono state infatti presentate più di 390.000 richieste di asilo, di cui oltre 232.000 solo nel 2018.
A fronte di tale incremento, aumentano anche i bisogni dei rifugiati e migranti venezuelani e delle comunità ospitanti. I governi della regione hanno rafforzato la loro risposta nazionale e stanno cooperando – in virtù del Processo di Quito – per migliorare l’assistenza e la protezione dei cittadini venezuelani e per facilitare la loro inclusione legale, sociale ed economica. Nell’ambito di tale processo, il prossimo incontro regionale si terrà a Quito nella prima settimana di aprile.A complemento di queste iniziative, lo scorso dicembre è stato lanciato un Piano regionale di risposta per rifugiati e migranti venezuelani (RMRP), destinato a 2,2 milioni di venezuelani e 500.000 persone nelle comunità ospitanti in 16 Paesi.

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Le nuove tecnologie possono sostituire le persone?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

I lavoratori non hanno paura dei Robot e dell’intelligenza artificiale: “non ci ruberanno il lavoro”. Il 54% degli interpellati si dichiara favorevoleall’impiego delle nuove tecnologie in azienda e solo il 16% è contrario. Il restante 30%, invece, non esprime una posizione. L’87%, inoltre, esclude la possibilità che queste nuove tecnologie possano sostituire del tutto le persone.Il timore (per il 74%) rispetto alla perdita di posti di lavoro, semmai, è focalizzato soprattutto su una particolare tipologia di lavori e lavoratori: i meno giovani e i meno scolarizzati. Per cogliere tutte le opportunità che i nuovi sistemi offrono, quindi, è fondamentale ripensare il nostro sistema formativo: la pensa così l’83% dei lavoratori. Prevalgono nei lavoratori associazioni semantiche positive (80%) che confermano un atteggiamento di curiosità e interesse rispetto all’utilizzo dei Robot e dell’Intelligenza artificiale anche se il 51% del campione si fa portavoce di sentimenti di preoccupazione, perplessità e timore. Questi i primi risultati del Rapporto 2018 AIDP-LabLaw a cura di Doxa su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia, rispetto all’atteggiamento dei lavoratori sugli impatti delle nuove tecnologie sul lavoro. Tra le categorie lavorative quella che si esprime con maggiore positività ed è maggiormente a favore dell’utilizzo dei robot e dell’intelligenza artificiale sono gli operai (78%), seguono i quadri (66%) e infine gli impiegati (60%).
Dal punto di vista degli impatti positivi,per il 70% dei lavoratori riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro, per il 65% le condizioni e i carichi di lavoro e per il 47% gli orari di lavoro. Rispetto agli impatti negativi, invece, per il 48% riguarderanno le retribuzioni, per il 43% la gratificazione e la soddisfazione dei lavoratori, per il 39% le opportunità di carriera.Da sottolineare l’atteggiamento di chi lavora in aziende già robotizzate che risulta essere più positivo rispetto a chi lavora in realtà non robotizzate. Il 72% dei lavoratori di aziende robotizzate ritiene che l’IA e i robot abbiano riflessi positivi sull’occupazione, contro il 53% di coloro che lavorano in aziende non robotizzate. Sempre chi lavora in aziende robotizzate, il 78% (contro il 67%) ritiene che si riduca la quantità di lavoro e migliori la qualità e l’80% (contro il 68%) che si creino le condizioni per la creazione di nuove posizioni lavorative. Complessivamente il 67% di coloro che lavorano in aziende robotizzate valuta positivamente l’utilizzo delle nuove tecnologie contro il 48% di coloro che lavorano in aziende non robotizzate.
Sebbene la maggioranza dei lavoratori si esprime favorevolmente verso le nuove tecnologie, con le differenze tra coloro che lavorano in aziende robotizzate e non che abbiamo visto, rispetto ai manager e agli imprenditori sono meno ottimisti. Tra quest’ultimi, infatti, la valutazione positiva sugli impatti dell’IA e i robot sul lavoro è complessivamente dell’83%.

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Nel 2018 sei persone al giorno sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

I rifugiati e i migranti che hanno tentato di raggiungere l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo nel 2018 hanno perso la vita a un ritmo allarmante, mentre i tagli alle operazioni di ricerca e soccorso hanno consolidato la posizione di questa rotta marittima come la più letale al mondo. Secondo l’ultimo rapporto ‘Viaggi Disperati’, pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in media sei persone hanno perso la vita nel Mediterraneo ogni giorno.Si stima che 2.275 persone sarebbero morte o disperse durante la traversata del Mediterraneo nel 2018, nonostante un calo considerevole del numero di quanti hanno raggiunto le coste europee. In totale, sono arrivati 139.300 rifugiati e migranti in Europa, il numero più basso degli ultimi cinque anni. “Salvare vite in mare non costituisce una scelta, né rappresenta una questione politica, ma un imperativo primordiale”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Possiamo porre fine a queste tragedie solo trovando il coraggio e la capacità di vedere aldilà della prossima imbarcazione, e adottando un approccio a lungo termine basato sulla cooperazione regionale, che dia priorità alla vita e alla dignità di ogni essere umano”.Il rapporto descrive come un cambio delle politiche adottate da alcuni Stati europei abbia portato al verificarsi di numerosi incidenti in cui un numero elevato di persone è rimasto in mare alla deriva per giorni, in attesa dell’autorizzazione a sbarcare. La navi delle ONG e i membri degli equipaggi hanno subìto crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca e soccorso. Lungo le rotte dalla Libia all’Europa, una persona ogni 14 arrivate in Europa ha perso la vita in mare, un’impennata vertiginosa rispetto ai livelli del 2017. Altre migliaia di persone sono state ricondotte in Libia, dove hanno dovuto affrontare condizioni terribili nei centri di detenzione. Per molti, approdare in Europa ha rappresentato la fase finale di un viaggio da incubo durante il quale sono stati esposti a torture, stupri e aggressioni sessuali, e alla minaccia di essere rapiti e sequestrati a scopo d’estorsione. Gli Stati devono agire con urgenza per scardinare le reti dei trafficanti di esseri umani e consegnare alla giustizia i responsabili di tali crimini. Tuttavia, nuovi semi di speranza sono germogliati in alcuni contesti. Nonostante lo stallo politico rispetto all’avanzamento di un approccio regionale ai soccorsi in mare e alle operazioni di sbarco, come auspicato dall’UNHCR e dall’OIM nel giugno scorso, diversi Stati hanno assunto l’impegno di ricollocare le persone soccorse nel Mediterraneo centrale, una potenziale base per una soluzione prevedibile e duratura. Gli Stati hanno, inoltre, promesso migliaia di posti destinati al reinsediamento per permettere l’evacuazione dei rifugiati dalla Libia.Il rapporto rivela, inoltre, i cambiamenti significativi nelle rotte seguite dai rifugiati e dai migranti. Per la prima volta in anni recenti, la Spagna è divenuta il principale punto d’ingresso in Europa con circa 8.000 persone arrivate via terra (attraverso le enclavi di Ceuta e Melilla) e altre 54.800 arrivate in seguito alla pericolosa traversata del Mediterraneo occidentale. Ne è conseguito che il bilancio delle vittime nel Mediterraneo occidentale è quasi quadruplicato, da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno. Circa 23.400 rifugiati e migranti sono arrivati in Italia nel 2018, un numero cinque volte inferiore rispetto all’anno precedente. La Grecia ha, invece, accolto un numero simile di arrivi via mare, circa 32.500 persone rispetto alle 30.000 del 2017, ma ha registrato un numero quasi tre volte superiore di persone giunte attraverso il confine terrestre con la Turchia. Altrove in Europa, si sono registrati circa 24.000 rifugiati e migranti arrivati in Bosnia-Erzegovina, in transito attraverso i Balcani occidentali. A Cipro sono arrivate diverse imbarcazioni di siriani salpate dal Libano, mentre un numero limitato di persone ha tentato di raggiungere il Regno Unito via mare dalla Francia verso la fine dell’anno.

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“Persone senza dimora. Le sfide di un sistema integrato”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

E’ il dossier presentato dalla Caritas di Roma che attraverso una riflessione, una serie di analisi e delle proposte concrete, rimette al centro del dibattito il tema delle persone in povertà estrema, con riferimenti alla letteratura internazionale, l’approfondimento delle specificità del contesto italiano e uno sguardo privilegiato sulla situazione romana.La pubblicazione viene presentata a trent’anni dalla “storica” ricerca “Essere barboni a Roma” promossa da don Luigi Di Liegro e realizzata dalla Fondazione Labos con la supervisione del professor Claudio Calvaruso. Un’opera nella quale i senza dimora venivano definiti «anoressici istituzionali» perché il rapporto con le istituzioni per loro era stato lacerante e non ne volevano più sapere di riprovare quel dolore.A Roma, la condizione di sofferenza delle circa 14.000 persone in povertà estrema rappresenta un problema purtroppo in costante crescita, laddove l’assenza di una strategia di intervento che sappia affrontare il bisogno multidimensionale delle persone senza dimora non migliora il quadro di riferimento ma, al contrario, catalizza riduttivamente le risposte in azioni di emergenza durante alcune stagioni dell’anno, rischiando di produrre “oblio” attorno al fenomeno homelessness nei periodi considerati meno critici e di perpetuare – e con il tempo accentuare – problematiche, tensioni e conflitti nei territori, depotenziando anche alcuni fattori di coesione sociale.
La criticità più evidente, emersa anche da questa analisi, è quindi non la mancanza di coordinamento funzionale tra le numerose risposte esistenti – comunque insufficienti – ma l’assenza di politiche che sappiano mettere al centro i differenti bisogni delle persone in povertà estrema, prevedendo, oltre interventi per i bisogni alloggiativi, anche azioni in ambito lavorativo, formativo, di riqualificazione professionale, di tutoraggio nella relazione con le istituzioni, di mediazione territoriale e di educativa di strada.
«Una proposta urgente perché riguarda persone che cercano di rimanere “in piedi”, al limite della dignità umana, in baracche, anfratti, sottopassaggi, sui marciapiedi, nelle piazze, nei parchi pubblici o che si trovano “bloccate” nelle strutture di accoglienza della città per la mancanza di risposte adeguate ai complessi percorsi di vita che le hanno condotte all’emarginazione. Una proposta operativa e di riflessione che riprende le fila del discorso per andare oltre, considerando la situazione attuale, il cambiamento del fenomeno delle povertà e della città tutta» commenta don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma.
La riflessione della Caritas romana invita, per questi motivi, a prendere coraggio per immaginare una visione di ampio respiro della persona senza dimora, suggerendo di guardarla nella sua globalità e multidimensionalità per costruire un disegno integrale e integrato di lungo periodo centrato sulla persona.Questo tentativo di approfondimento umano, antropologico, culturale e finalmente politico, ha anche l’obiettivo di ricercare e riavviare il dialogo con Istituzioni, professionisti del settore, volontari, realtà associative, ecclesiali e civili, proprio a partire dalla proposta di una pianificazione sistemica di approccio al fenomeno delle persone senza dimora che possa indicare una strategia organica di interventi e misure, non ancora presente nel panorama nazionale e locale.Questa esigenza si confronta dialetticamente con un’altra criticità evidente, nello scenario attuale, e che trae origine dalla confusione tra poveri assoluti e poveri estremi, tra chi vive una condizione di “sopravvivenza” e chi addirittura si trascina a fatica al di sotto di “condizioni esistenziali inaccettabili e subumane”. Questa confusione si genera poiché nel grande bacino della povertà assoluta non vengono facilmente evidenziate le differenze tra chi è “solo” molto povero, la maggioranza, e chi invece si trova in fortissimo degrado. Le politiche attuali di contrasto alla povertà sono indirizzate indistintamente a tutti i poveri assoluti ma non si preoccupano di comprendere se misure e interventi previsti, siano accessibili anche da parte di chi vive una condizione di forte deprivazione materiale, relazionale e psicologica.Tutto questo, dovrebbe stimolare non solo una redistribuzione più equa e mirata delle risorse economiche ma ancora di più suggerire un approccio olistico, con l’obiettivo di una comprensione finalmente piena non solo dei bisogni ma soprattutto di risorse e potenzialità di cui ogni persona senza dimora è portatrice.A questo proposito, per poter dare spazio a una rinnovata fiducia verso le risorse individuali delle persone senza dimora e al contempo tutelarne i diritti e garantire loro uno spazio dignitoso di ascolto e di accompagnamento, il tentativo ulteriore è stato quello di declinare il tema dei diritti sociali anche come partecipazione attiva della persona senza dimora. Un approccio che mette al centro la persona senza dimora – non più soggetti in de-grado ma persone in-grado di rappresentare un possibile cambiamento per sé stessi e per la società -, si dirama a cerchi concentrici verso tutta la città, mette insieme idee e prospettive, richiede il coinvolgimento attivo di ogni cittadino.«La nostra città – sottolinea don Ambarus – deve essere in grado di intercettare da una parte le esigenze di chi sperimenta la deprivazione più dura e dall’altra di dissolvere le paure attraverso spazi di incontro, di condivisione quotidiana, di appartenenza, di comprensione nei confronti di un fenomeno complesso e mai riducibile a poche formule standardizzate. La conoscenza e l’incontro a partire dal riconoscimento di una comune umanità sono un argine alla “frantumazione” delle nostre vite, delle nostre comunità, della nostra città, del nostro sistema di servizi sociali. Una speranza per tutti».

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Urgente stabilizzare la situazione relativa alle persone in fuga in America Latina

Posted by fidest press agency su sabato, 27 ottobre 2018

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha dato inizio giovedì 18 ottobre alla mobilitazione di personale e risorse verso il Messico meridionale, in seguito all’arrivo al confine tra Messico e Guatemala di migliaia di persone parte di una “carovana” di rifugiati e migranti in viaggio dall’Honduras.Già da ieri più di 45 funzionari dell’UNHCR si trovano a Tapachula, la capitale dello stato del Chiapas, mentre altri vi si stanno dirigendo. I team dell’UNHCR stanno intervenendo a sostegno delle autorità messicane fornendo personale e assistenza tecnica per la registrazione tempestiva dei richiedenti asilo, la creazione di meccanismi di identificazione e referral delle persone che presentano vulnerabilità e bisogni specifici, e il rafforzamento dell’assistenza e della capacità di accoglienza.Al momento l’UNHCR è preoccupato per la situazione umanitaria in rapido sviluppo e per i noti rischi relativi alla sicurezza e ai possibili rapimenti nelle aree in cui la carovana potrebbe avventurarsi. La stabilizzazione della situazione è diventata urgente. È essenziale che vengano messe a disposizione delle persone in cerca di protezione internazionale e delle altre persone in transito, un’accoglienza adeguata e altre condizioni essenziali.
La “carovana”, che secondo le stime conta circa 7.000 persone o più, è la seconda marcia organizzata quest’anno nella regione, dopo la prima tenutasi ad aprile in Messico. In Guatemala l’UNHCR sta monitorando il confine di Tecun Uman, effettuando una valutazione dei bisogni e facilitando, insieme ai suoi partner, l’assistenza umanitaria ai più bisognosi. In Honduras, attraverso i suoi partner e il suo ufficio di San Pedro Sula, l’UNHCR sta monitorando la situazione al confine con il Guatemala e collabora con le autorità per garantire un’accoglienza sicura ai membri del gruppo che stanno facendo ritorno.
L’UNHCR esorta i paesi lungo questa rotta a tenere presente che la “carovana” potrebbe includere persone in pericolo reale. In una simile situazione è essenziale che le persone abbiano la possibilità di fare domanda d’asilo e che le loro esigenze di protezione internazionale siano adeguatamente valutate prima che venga presa qualsiasi decisione in merito al rimpatrio o all’espulsione.

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Yemen: 18,5 milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

“Milioni di bambini e famiglie disperati in Yemen potrebbero presto rimanere senza cibo, acqua pulita o servizi igienico sanitari a causa della profonda crisi economica e delle violenze incessanti al porto della città di Hudaydah. La confluenza di questi due fattori è probabile renda la terribile realtà che i bambini e le famiglie stanno affrontando ancora peggiore mentre sempre più persone stanche della guerra si trovano a dover affrontare una prospettiva reale di morte e malattie. Il prezzo di cibo, carburante e risorse idriche è arrivato alle stelle dato che la valuta della moneta nazionale è precipitata.I servizi idrici e di trattamento delle acque reflue rischiano di collassare per l’elevata crescita del prezzo del carburante – questo significa che molti di quegli stessi bambini e famiglie potrebbero rimanere senza accesso ad acqua sicura e servizi igienico sanitari. A sua volta, tutto questo potrebbe comportare epidemie di malattie e un incremento della malnutrizione – questi due fattori combinati all’insicurezza alimentare fanno crescere il rischio di una carestia. Si stima che altri 1,2 milioni di persone presto saranno in grave bisogno di assistenza idrica di base e di servizi igienico sanitari. Questo numero probabilmente crescerà nei prossimi giorni.Le famiglie che non possono più permettersi alimenti di base potrebbero presto aggiungersi ai 18,5 milioni di persone che già vivono in condizioni di insicurezza alimentare – un numero destinato ad aumentare di 3,5 milioni, compresi circa 1,8 milioni di bambini.
Queste condizioni, già di per sé devastanti, sono aggravate dalla situazione ad Hudaydah dove le violenze minacciano di uccidere i bambini e interrompere la catena di approvvigionamento di base di carburante e degli aiuti umanitari che sostengono 28 milioni di Yemeniti. Se il porto sarà attaccato, danneggiato o bloccato, si stima che altri 4 milioni di bambini nel paese vivranno in condizioni di insicurezza alimentare.L’unico modo per interrompere l’incubo dello Yemen è di ristabilire la pace attraverso esaustive politiche di risoluzione. Fino ad allora, l’UNICEF continuerà a chiedere alle parti in conflitto e a tutti coloro che possono esercitare un’influenza di rispettare gli obblighi legali a porre fine agli attacchi contro le infrastrutture civili – compreso il porto di Hudaydah – e a garantire un accesso sicuro, incondizionato e costante a tutti i bambini che hanno bisogno di aiuto in Yemen”.

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Reddito di cittadinanza: sostegno per nove milioni di persone

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

INCHIESTA del Sole 24 Ore del 12/10/2018. Circa nove milioni di persone, pari al 15,6% della popolazione: è il numero dei potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza promesso dai Cinquestelle. Il dato emerge da un’inchiesta, pubblicata oggi dal Sole 24 Ore, su uno dei temi più dibattuti del momento e tra i più critici della prossima manovra. In Italia ci sono 5 milioni di persone che vivono nella condizione di povertà assoluta, vale a dire del tutto privi di mezzi di sostentamento. In questo esercito di ultimi oltre 1,6 milioni sono cittadini stranieri. Se all’area di povertà assoluta si aggiunge l’area di povertà relativa o potenziale, come sembra essere l’intenzione del Governo, la platea si amplia fino a circa nove milioni di persone, inclusi i senza lavoro di lunga durata e le fasce deboli del mercato o i disoccupati. In questo caso, i 9 miliardi messo in campo dal Governo potrebbero non ottenere gli effetti sperati. Inoltre l’inchiesta del Sole 24 Ore evidenzia come restino numerosi gli aspetti da chiarire per l’attuazione pratica di questa misura: la tecnologia impiegata per le carte prepagate da inviare alla platea prescelta; il rebus dei Centri per l’impiego; le difficoltà dei controlli. Senza trascurare la variabile tempo, perché il reddito di cittadinanza è una delle armi più formidabili da usare nella campagna elettorale delle prossime europee.

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Circolarità delle persone, diffusione delle malattie, rischi alimentari, e pandemie possibili

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Tutto ciò impone la necessità di trasformare l’assistenza universale in prevenzione universale. Questo comporta, necessariamente, un cambiamento sia degli stili di vita sia un diverso rapporto con il sistema sanitario, nel suo complesso. Si deve partire con una rivisitazione del ruolo del medico di famiglia per meglio “personalizzare” il suo rapporto con gli assistibili di riferimento. Anche il sistema, a sua volta, deve assumere un diverso modus operandi prevedendo, ad esempio, il possesso, da parte di tutti, di una tessera sanitaria dotata di un chip dove siano estraibili sia l’anamnesi del paziente sia le cure e tutti gli accertamenti diagnostici effettuati e con aggiornamenti in tempo reale.
Si parte, quindi, dal medico di base poiché è più indicato nel conoscere la storia sanitaria del suo paziente e può evitare, al tempo stesso, che se è richiesta una visita specialistica non si debbano ripetere analisi, accertamenti ecc. sovente superflui ma semmai più validi se “preparati” dal medico di “famiglia” per offrire al collega tutti i possibili dati per addivenire ad una diagnosi accurata. D’altra parte è stato ripetuto più volte, in congressi medici, che “prevenire” è meglio che “curare” e che la prevenzione fa risparmiare tempo e denaro sia allo stato sia ai cittadini e alle famiglie, nel loro complesso. E questa possibilità non può essere rinviata sine die. E’ tempo di passare dalle parole ai fatti e di farlo subito. Mai come oggi è giusto il detto “il tempo è denaro”, e nella sanità vale doppio essendo, le risorse disponibili, sempre più scarse. La sanità pubblica, quindi, deve rispondere al dettato della qualità da una parte e, dall’altra, al miglior utilizzo dei suoi mezzi. Qui parliamo di una piccola torta (le risorse) che è tagliata con mani poco ferme, tanto da lasciare molte briciole, (gli sprechi) e fa sì che se ne faccia un utilizzo insoddisfacente. Vi è anche un segnale forte che è, al tempo stesso, scientifico e culturale.
Dobbiamo puntare, concretamente, sulla prevenzione perché essa può anche svolgere un ruolo educativo nella ricerca della conoscenza di se stesso e dei rischi che si possono correre se non si ha, in modo corretto, un rapporto con la medicina. Il servizio militare obbligatorio, ad esempio, era, anni addietro, per i giovani maschi italiani e degli altri paesi del mondo, che seguivano la stessa metodica, un modo per fare prevenzione. Oggi non lo è più e ne sanno qualcosa gli specialisti di quelle pratiche mediche più interessate a tale genere di accertamento: andrologi, urologi, fisiologi ecc.
Ho sostenuto da sempre, e riversato il concetto nei miei libri, che esistono dei diritti inalienabili che tutti dovremmo riconoscere e far rispettare e tra questi vi è la salute, in un ambiente sano e un’alimentazione preservata dagli inquinamenti. Lo dobbiamo al nostro presente e al futuro dei nostri figli e nipoti. Non si può, del resto, costruire le proprie fortune sui mali altrui e sul cattivo uso delle risorse che esistono in natura. (servizio fidest)

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Bologna, USB: serve un ente regolatore che controlli i movimenti di merci e persone

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Ancora gas che esplode. Per noi ferrovieri il gas che si sversa da una cisterna, che si spande ovunque e poi prende violentemente fuoco vuol dire solo una cosa: Viareggio. L’altro giorno è successo in Emilia Romagna anziché in Toscana, sull’asfalto di una autostrada invece che sui binari ma l’effetto è stato simile.Così come la domanda che ci ponemmo allora e che si riaffaccia oggi: come è potuto accadere? Norme, controlli, regolamenti: non sono serviti a nulla? Indagini e accertamenti faranno luce sulle dinamiche ma oggi resta lo sbigottimento. Se per la strage di Viareggio, e solo grazie alla fermezza e alla volontà dei cittadini e dei familiari delle vittime, uno spiraglio di luce si è aperto sull’accaduto, non è difficile immaginare che domani venga tutto dimenticato o scavalcato da altre notizie mentre altre situazioni di rischio si ripeteranno senza sosta.Per questo, e non solamente, i ferrovieri di USB sono da anni impegnati nella richiesta di istituzione di un ente regolatore che controlli dove, come e quando si debbano muovere persone e merci; nel rispetto della sicurezza, della salute, della sostenibilità e dell’economia del Paese. Questo mentre chi intende solo il profitto e la rendita sopra ogni altra opzione ci vuole ingannare con teorie come quelle della ‘sicurezza sostenibile’ . Ancora una volta parole per nascondere la realtà.

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