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Posts Tagged ‘pesce’

A Napoli si dice: ‘O pesce fète d’ ‘a capa. (Il pesce puzza dalla testa)

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

E come se non bastasse si instaura tra la gente la convinzione che i processi virtuosi altro non sono che un espediente del mondo del malaffare per tacitare le coscienze e che, invece, solo la loro strada potrà essere vincente. Come dire: predicare bene e razzolare male. E si va ancora oltre pensando che se gli altri rubano e imbrogliano perché non dovrei farlo anch’io?
Diventa così una tendenza che ci espone tutti ad una visione della vita votata esclusivamente alla ricerca di scappatoie che possono diventare delle regole e consentirci di vivere al meglio. Perché l’onestà non ripaga, perché ci complica la vita, perché ci conduce inesorabilmente verso una solinga mediocrità che fa di noi altrettanti perdenti. “Fatti furbo” è il suggerimento più ricorrente agli esitanti. L’onestà non ti ripaga. Tale meccanismo è così ben oliato che ci dice il giudice D’Avigo, “oggi si ruba e non ci si vergogna più, anzi se ne trae vanto”. E’ l’avvocato che abita in una casa comunale al centro storico della capitale dove si trovava prima la nonna, ora defunta, e che si è guardato bene di segnalare l’evento al comune per continuare ad utilizzare i locali pagando una miseria e quel che è peggio ne ha tratto lode parlandone in giro finché non ha trovato chi lo ha denunciato.
Ha mostrato di pentirsene, di risarcire il comune? Niente affatto. Per quanto ne so continua ad utilizzare i locali con la sola differenza che il canone è leggermente più alto. Da qui l’amara considerazione che la nostra società guarda sempre con più interesse a chi trae profitto dalle debolezze altrui e con cinismo ne approfitta cercando di fare altrettanto. Anzi meglio.
La mafia, quindi, si è insediata in questo contesto e sa trarne il massimo beneficio in quanto adotta lo stesso linguaggio dell’uomo d’affari ma con l’aggiunta che al cospetto di eventuali ostacoli non si fa scrupolo di spianare la strada con la coercizione e l’omicidio.
“La mafia – afferma Sales – è innanzitutto uno strumento di capitalizzazione della violenza, cioè un modo di procacciarsi risorse economiche con l’uso della prevaricazione. Più che industria del crimine, come la definì Leopoldo Franchetti nel 1876, la mafia è crimine che si fa industria e attività economica. Si tratta di un processo di capitalizzazione basato sulla violenza, e le modalità di questa forma di capitalizza-zione cambiano a seconda dei contesti, delle opportunità, delle relazioni, dei rapporti di forza, ma è presente fin dalla loro nascita e in qualche modo ne segna l’identità.” In altri termini “L’economia criminale è contro le leggi degli Stati ma non contro quelli dei mercati, avendo una sua barbara imprenditorialità, come ha scritto Franco Cassano.” Vi è poi da considerare il fatto che nelle moderne economie tutte le attività legate ai cosiddetti “vizi” non possono essere soddisfatte legalmente ma riescono a fare una fortuna delle associazioni criminali che questi veti non hanno. Da qui parte tutta una rete di complicità che finiscono con l’alimentare un mercato parallelo dove primeggia la spregiudicatezza del mafioso all’interno delle attività speculative “prima dentro la rendita fondiaria, poi nei circuiti d’intermediazione del commercio, dentro il condizionamento e lo sfruttamento di risorse altrui private o pubbliche”. In questo contesto la stessa violenza diventa un’attività altamente redditizia e la debolezza delle istituzioni fa il resto.
Dobbiamo quindi convenire che le stesse logiche capitalistiche tendono a favorire la propensione di quanti non si fanno scrupoli ad accumulare ricchezza con metodi criminali con la convinzione che il fine giustifica i mezzi.
E il quadro internazionale vi concorre inquietante dove la gestione del potere è affidata a comitati d’affari che a tutto pensano per ricavare lauti guadagni a spese del prossimo e s’ingegnano oltremodo per rendere sempre più poveri i poveri e a schiavizzarli tacitandoli sui diritti e le conquiste sociali un tempo ottenute. E’ questo il modello vincente del nostro tempo? Ma non stracciamoci le vesti più di tanto credendo di aver toccato, agli albori del XXI secolo, il punto di non ritorno. Il tutto affonda le sue radici nel passato remoto o più vicino a noi per farci intendere che la sopraffazione appartiene a tutte le epoche dell’umanità e la ricerca del profitto a spese del proprio simile è stata un’arte coltivata per millenni e a piangere sono stati sempre e comunque gli stessi che hanno nutrito il loro padrone di turno con il sudore della loro fronte e alla fine sono stati ripagati con la loro morte tra stenti e miserie di ogni genere. Finché non riusciremo a costruire un modello di società che rispetti l’essere umano a prescindere dai suoi natali e si emendi dalle sue perverse tendenze, noi continueremo ad essere asserviti alla logica della violenza e della perversione crogiolandosi dei suoi effetti scellerati in nome del dio denaro.
Ci troviamo, quindi, a dover riconoscere un certo carattere di legittimità mafiosa nell’ambito del capitalismo e quest’ultimo sembra avere solo una preoccupazione che è quella di favorire gli eccessi solo ad esclusivo beneficio.
Non sempre vi riesce, ovviamente, perché l’elemento catalizzatore costituito dalla politica non funziona a dovere. E’ che la concezione del mondo e della vita di “alcuni politici coincide con quella dei mafiosi: potere è sottrarre beni ad altri e alla collettività.”
Se vogliamo da tutto ciò trarne una sintesi diciamo che la mafia intesa come sodalizio criminale organizzato a livello mondiale è un problema vero, drammatico e serio che non si può estinguere se non eliminiamo anzitutto le logiche perverse del capitalismo arroccato sul profitto, costi quel che costi, e il suo figlio degenere che è la politica che lo asseconda come il peggiore dei servi sciocchi. Perciò condivido le parole di Sales quando afferma che “la storia delle mafie mette a nudo la qualità storica dell’agire politico” in specie in quei paesi in cui il fanatismo economico è diventato una legge di Stato. “Dunque le mafie vanno valutate all’interno della storia nazionale” ma vorrei aggiungere di tutte le nazioni del mondo che hanno fatto del capitalismo la loro guida suprema. Non si tratta, quindi di capire, perché la comprensione è nei fatti ed essi non hanno bisogno d’interpreti per conoscerne le ambiguità, il cinismo e l’avidità. (Riccardo Alfonso)

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Caldo e pesce attenzione a sindrome sgombroide

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa colpa è della temperatura: quando il pesce fa male è perché non è stata rispettata la catena del freddo e quello che può capitare è una intossicazione da istamina o sindrome sgombroide. “Con il termine Sindrome Sgombroide – spiega il dottor Stefano Cantini direttore dell’area sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’Azienda USL Toscana Centro – si intende una patologia di origine alimentare causata dal consumo di prodotti ittici contaminati da batteri in assenza di alterazioni organolettiche. I batteri responsabili di per sé non sono patogeni ma sono in grado di trasformare un amminoacido (istidina), presente in abbondanza in alcune specie di pesci, (tonno, sgombro, alice i piu’ comuni) in istamina che, se presente in grandi quantità, è la responsabile della patologia”. I sintomi si manifestano da pochi minuti a qualche ora dal consumo del pesce e interessano la cute (eritema al viso, sensazione di calore) il sistema gastroenterico (diarrea, vomito, dolori addominali) e sono frequenti anche mal di testa, palpitazioni e tremori. La dose per la manifestazione clinica della sindrome sgombroide è influenzata da numerosi fattori quali sensibilità individuale, peso corporeo, composizione del pasto (elevate dosi di alcool possono potenziare l’effetto), farmaci, età e altre patologie/allergie.
Nessun allarme ma è necessario richiamare alcune regole suggerite dalla ASL, rivolte principalmente agli operatori del settore alimentare (ristoratori, commercianti ecc.) ma comunque valide anche nella conservazione e preparazione casalinga e comunque da applicare per qualsiasi tipo di alimento, non solo pesce, in questo periodo di caldo “torrido”.
La conservabilità dei prodotti ittici è indicata dalla data di scadenza e vale fintanto che la confezione rimane integra: una volta aperta la confezione, l’alimento deve essere consumato nel più breve tempo possibile. Mantenere la catena del freddo e non fare “dentro e fuori dal frigorifero”.
Il prodotto in scatola una volta aperto deve essere preferibilmente consumato in giornata. Se questo non è possibile, al momento dell’apertura trasferire il prodotto in contenitori chiusi più piccoli e conservarli in frigorifero a temperature inferiori a 4°C oppure acquistare confezioni più piccole adeguate al consumo della propria famiglia.
Non mantenere a temperatura ambiente e aperte le scatolette di tonno ed utilizzare solo le quantità necessarie per le preparazioni del momento e poi riporre immediatamente il prodotto restante in frigorifero ben ricoperto da olio o prodotti di conserva
Lavare bene la verdura da consumare insieme al tonno per esempio in sandwich o insalate perché i batteri eventualmente presenti possono contaminare il pesce.
Preparare gli antipasti contenenti tonno nelle quantità che si pensa vengano consumate entro una/due ore e conservare eventuali piatti pronti a base di tonno in frigorifero, (fonte Firenze http://www.uslcentro.toscana.it)

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Dagli enzimi di un pesce una prospettiva di cura per l’iperuricemia e la malattia di Lesch-Nyhan

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

pesceDifetti del metabolismo, alla base di varie patologie, possono essere corretti attraverso la somministrazione di proteine con attività enzimatica in grado di rimpiazzare una funzione carente nell’organismo. Tutti i farmaci utilizzati per la “terapia enzimatica sostitutiva” nell’uomo sono basati su singoli enzimi. Tuttavia, per svolgere funzioni complesse possono essere necessari più enzimi che funzionano in modo coordinato in una via metabolica. Una ricerca dell’Università di Parma finanziata dalla Fondazione Telethon apre ora la strada a una terapia in grado di sostituire una intera via metabolica nell’uomo.
Nel corso dell’evoluzione le grandi scimmie hanno perso la capacità di degradare l’acido urico a causa di mutazioni che hanno portato alla perdita, avvenuta circa venti milioni di anni fa, di tre enzimi responsabili della trasformazione dell’acido urico in un composto solubile e facilmente eliminabile per via urinaria. Di conseguenza, l’uomo e gli ominoidi tendono ad accumulare l’acido urico, molto più degli altri animali. Elevati livelli di questa molecola nel sangue favoriscono lo sviluppo di gotta e calcoli renali e sono associati ad altre comuni patologie come obesità e rischio cardiovascolare.Esiste poi una particolare e rara patologia genetica, la sindrome di Lesch-Nyhan, legata ad un’ulteriore mutazione di un enzima del riciclo delle purine. Questo difetto genetico si manifesta con l’insorgenza precoce di iperuricemia grave accompagnata da deficit neurologici per i quali non esiste ancora una cura. In particolare, gli approcci terapeutici correnti si basano prevalentemente sul blocco della formazione dell’acido urico, che però produce effetti collaterali dovuti all’accumulo dei suoi precursori.
Dopo aver contribuito a chiarire il meccanismo d’azione degli enzimi responsabili della via degradativa dell’acido urico, un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma ha avuto l’idea di provare a ricostituire l’intera via metabolica partendo da enzimi di altre specie, per rimpiazzare i tre persi dal nostro antenato ominoide.Enzimi provenienti da altre specie non possono essere somministrati direttamente, in quanto verrebbero rapidamente degradati e darebbero origine a reazioni antigeniche. I ricercatori, coordinati dal prof. Riccardo Percudani del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale, e dal prof. Stefano Bettati del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, sono riusciti a ottenere i tre enzimi in forma ricombinante, a partire dai geni di un pesce modello, il pesce zebra (Danio rerio), e a rivestirli con un polimero biocompatibile che ne prolunga la durata in circolo e li rende invisibili al nostro sistema immunitario.I risultati di questo studio, che per ora è riuscito a dimostrare la piena funzionalità in vitro dei tre enzimi “mascherati”, saranno pubblicati sul numero di Luglio della rivista Pharmaceutical Research – organo ufficiale della American Association of Pharmaceutical Scientists -, e sono in attesa dei test in vivo su animali da laboratorio, che riproducono le stesse mutazioni responsabili delle patologie umane.

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La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

sacchetti plasticaSempre più plastica viene ingerita dagli organismi marini e può risalire la catena alimentare fino ad arrivare nei nostri piatti. Lo denuncia oggi un nuovo rapporto – “La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare”- realizzato dai laboratori di ricerca di Greenpeace, che raccoglie i più recenti studi scientifici sugli impatti delle microplastiche, incluse le microsfere, sul mare e quindi su pesci, molluschi e crostacei.La presenza di frammenti di plastica negli oceani è un problema noto da tempo ma in crescita esponenziale. Una volta in mare, gli oggetti di plastica possono frammentarsi in pezzi molto più piccoli, e diventare microplastica. Un caso a parte sono le microsfere: minuscole sfere di plastica prodotte apposta per essere usate in numerosi prodotti domestici (cosmetici e altri prodotti per l’igiene personale). Un recente rapporto di Greenpeace Est Asia ha analizzato le politiche ambientali di trenta imprese del settore dei cosmetici e altri prodotti domestici, mostrando che nessuna azienda ha piani efficaci per l’eliminazione tempestiva delle microsfere. Il rapporto di Greenpeace offre indicazioni allarmanti sugli impatti delle microplastiche su vari organismi marini, tra cui diverse specie di pesci e molluschi comunemente presenti nei nostri piatti, anche se gli effetti sulla salute umana sono ancora troppo poco studiati. Anche per questo, Greenpeace Italia chiede al Parlamento di adottare al più presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese: su iniziativa dell’associazione Marevivo è stata già presentata una proposta di legge. Si tratta di una misura precauzionale, al vaglio in numerosi Paesi, necessaria per fermare al più presto il consumo umano di questi materiali.“Una mole crescente di prove scientifiche mostra che le microplastiche possono generare gravi conseguenze sugli organismi marini e finire nei nostri piatti. Un bando alla produzione di microsfere è, per il Governo e il Parlamento, la via più semplice per dimostrare attenzione agli effetti dell’inquinamento del mare e ai relativi rischi per la salute umana anche se è solo un primo passo per affrontare il gravissimo problema della plastica nei nostri oceani” afferma Giorgia Monti, responsabile Campagna Mare di Greenpeace Italia. Arrivate al mare, le microplastiche possono sia assorbire che cedere sostanze tossiche ed è dimostrato che vengono ingerite da numerosi organismi: pesci, crostacei, molluschi. Purtroppo, non ci sono ancora ricerche sufficienti a definire con certezza gli impatti sulla salute umana ma i dati disponibili confermano la necessità di applicare con urgenza il principio di precauzione, vietando la produzione di microsfere e definendo regole stringenti per ridurre in generale l’utilizzo di plastica. Si stima che ogni anno arrivino in mare otto milioni di tonnellate di plastica: che siano microsfere o frammenti dovuti alla degradazione di altri rifiuti (imballaggi, fibre o altro).

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Etichettatura errata del pesce: i deputati chiedono un forte sistema di tracciabilità

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Mag 2016

ocean governanceParlamento europeo. Nella risoluzione approvata giovedì, i deputati hanno chiesto un sistema di tracciabilità forte per tutti i prodotti ittici venduti nei ristoranti e nei negozi europei, per prevenire casi di etichettatura non veritiera. Un’affidabile politica di etichettatura del pesce UE aumenterebbe a sua volta la fiducia dei consumatori e lo sviluppo economico del settore della pesca europeo.
I deputati esprimono preoccupazione per i risultati di vari studi che mostrano livelli significativi di etichettatura scorretta dei prodotti ittici venduti sul mercato UE. Invitano gli Stati membri a rafforzare i controlli nazionali, anche dei prodotti ittici non trasformati destinati al settore della ristorazione e della gastronomia, per contrastare le frodi e individuare la fase, all’interno della catena di approvvigionamento, in cui il pesce è oggetto di etichettatura erronea. La risoluzione non legislativa è stata approvata per alzata di mano.Il Parlamento è favorevole alla creazione di un sistema solido di tracciabilità, dallo sbarco al consumo, che infonda fiducia ai consumatori e rafforzi il mercato UE. I deputati invitano la Commissione europea a sfruttare il potenziale del codice a barra con il DNA per contribuire a identificare le specie.Il Parlamento chiede alla Commissione di valutare i vantaggi della creazione di un sistema di etichettatura a livello UE, che dovrebbe assicurare la trasparenza e la credibilità del processo di certificazione e fornire informazioni comprensibili, verificabili e precise.Una solida politica di etichettatura europea nel settore della pesca costituirebbe un elemento fondamentale per stimolare lo sviluppo economico delle comunità costiere, riconoscendo le migliori pratiche di pescatori e mettendo in evidenza la qualità dei prodotti che forniscono ai consumatori.
Il Parlamento infine invita la Commissione a correggere la confusione causata dall’attuale obbligo di etichettatura UE, basata sulle zone e sotto-zone definite dall’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), che si rivela particolarmente problematica nel caso delle catture in talune sotto-zone della zona 27 dove, tra l’altro, la Galizia e il Golfo di Cadice sono etichettati come “Acque portoghesi”, il Galles come “Mare d’Irlanda” e la Bretagna come “Golfo di Biscaglia.

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Il PE chiede sistema di tracciabilità forte contro l’etichettatura errata del pesce

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Mag 2016

pesceStrasburgo Parlamento europeo Dibattito lunedì 9 maggio Votazione: martedì 10 maggio: Un sistema di tracciabilità forte per tutti i prodotti ittici venduti nei ristoranti e nei negozi europei per prevenire i casi di errori di etichettatura. A chiederlo, in una risoluzione da discutere lunedì e al voto martedì, è il Parlamento, che sottolinea come una politica comunitaria rigorosa di etichettatura del pesce aumenterebbe la fiducia dei consumatori e lo sviluppo economico del settore della pesca nell’Unione.I deputati esprimono preoccupazione riguardo ai risultati di diversi studi, che mostrano errori significativi nell’etichettatura dei prodotti ittici venduti sul mercato europeo, e invitano gli Stati membri a rafforzare i controlli nazionali.
Chiedono inoltre alla Commissione europea di porre rimedio alla confusione causata dagli attuali requisiti di etichettatura nell’UE, in particolare nelle zone gestite dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Infatti, il pesce proveniente dalla Galizia e dal Golfo di Cadice è etichettato come proveniente da “acque portoghesi”, sulle etichette dei prodotti pescati al largo del Galles è indicata la dicitura “mare d’Irlanda”, mentre il pesce proveniente dalla Bretagna è etichettato come proveniente dal “Golfo di Biscaglia”.Il piano di controllo del 2015 della Commissione europea per valutare la prevalenza sul mercato di pesce bianco etichettato in modo errato mostra, per quanto riguarda le specie oggetto della dichiarazione, un livello di conformità nel 94% dei campioni prelevati. Tuttavia, per alcune specie, i livelli di non conformità si sono presentati molto alti. Il tasso del 6% è considerato relativamente basso rispetto ad altre analisi più ristrette negli Stati membri.Un recente studio condotto da una Ong ha denunciato casi allarmanti di etichettatura errata del pesce servito nei ristoranti di Bruxelles. Lo studio, basato su test del DNA, rivela che circa un terzo delle etichettature sui pesci esaminati presenta.

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Dalla Campania le cassette per il pesce: riciclabili ed economiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2015

cassetteLa salvaguardia dell’ambiente è la priorità per il Consorzio Pescato Campano che, fin dalla sua nascita, ha sempre lavorato per migliorare le condizione delle acque della costa regionale, uno dei più pescosi del Mediterraneo.
Da qualche giorno tutte le imbarcazioni che aderiscono al Consorzio Pescato Campano stanno sperimentando una nuova cassetta per la deposizione e la conservazione del pesce. Sono state archiviate le vecchie cassette di polistirolo che potevano essere utilizzate solo poche volte e che, spesso, venivano ad inquinare. Le nuove cassette sono di plastica riciclabile, resistenti all’acqua salata, a basso costo e quindi a impatto ambientale pari a zero. Il progetto pilota è finanziato dal Fondo Europeo per la Pesca gestito dalla Regione Campania. La sperimentazione sul campo è affidata a Federpesca e al Consorzio Pescato Campano. «Nelle prossime settimane – dichiara Fulvio Giugliano, presidente del Consorzio Pescato Campano e delegato Federpesca in Campania – a bordo di pescherecci strascico e circuizione aderenti al Consorzio saranno sperimentati i primi modelli di cassette che verranno poi seguite e monitorate da tecnici lungo tutta la filiera ittica di distribuzione del pescato. Il mare è tradizione ed economia ed ha bisogno di rispetto. Le nuove cassette daranno un contributo alla difesa dell’ambiente. I nostri pescatori sono orgogliosi di essere i primi a sperimentare nei nostri mari questo tipo di cassette». (cassette)

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Pesce: con il caldo va comperato sotto ghiaccio

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2013

Con questo caldo il pesce fresco va comperato solo se e’ sotto ghiaccio. Un consiglio a tutti i consumatori per evitare spiacevoli disturbi intestinali. Il pesce, come peraltro altri tipi di carne, e’ decomposto dai microrganismi, dagli enzimi contenuti nel pesce stesso e dall’azione della luce e dell’ossigeno. E’ noto a tutti che il caldo favorisce la moltiplicazione dei batteri e delle muffe, meno noto e’ che al processo di decomposizione partecipano la luce e l’ossigeno che ossidano (irrancidiscono) facilmente i grassi insaturi contenuti nella carne e gli enzimi, i quali, proprio perche’ il pesce e’ un animale a sangue freddo e vive in mare al “fresco”, sono attivi anche a temperature di 10 gradi centigradi, condizioni termiche che si superano facilmente in questi giorni. Il pesce che e’ venduto, soprattutto nei mercati rionali, e’ esposto alla vendita con poco o punto ghiaccio e questo lo porta al rapido deterioramento perche’ vi concorrono tutti glielementi responsabili dell’alterazione: microorganismi, enzimi, luce e ossigeno. Occorre, quindi, che il pesce sia letteralmente sommerso dal ghiaccio al fine di rallentare la moltiplicazione dei microrganismi, rendere piu’ lenta l’attivita’ enzimatica e ridurre l’esposizione alla luce e all’ossigeno. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Pediatria e olio di pesce

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2011

Granada, Spain

Image via Wikipedia

A dispetto di alcune evidenze circa il beneficio, per lo sviluppo intellettivo dei neonati, dell’assunzione in gravidanza di integratori a base di olio di pesce, uno studio dimostra che non vi sono differenze tra i bimbi all’età di 6 anni indipendentemente dalla supplementazione materna. Per lo studio di coorte Nuheal (Nutraceuticals for a healthier life) donne sane e incinte, afferenti ai 3 centri europei partecipanti, sono state assegnate ad assumere, dal sesto mese di gravidanza in poi, integratori di: olio di pesce, olio di pesce e folato, solo folato o placebo. All’incirca 7 anni più tardi il team di ricercatori, guidato da Cristina Campoy della università di Granada in Spagna, ha somministrato test d’intelligenza a 154 bambini nati da questo gruppo di mamme. I bambini hanno ottenuto risultati sovrapponibili ai test, indipendentemente dal tipo d’integratore che era stato assunto dalla madre. In realtà, all’età di 6 anni è emersa una differenza a favore dei bimbi le cui madri avevano elevati livelli di Dha negli eritrociti nel periodo del parto. Però queste donne non erano necessariamente quelle che avevano assunto integratori di olio di pesce. Presumibilmente i valori riscontrati «riflettono l’introito di Dha da diverse fonti e per un lungo periodo di tempo, e stanno a indicare che esso è più efficace di una supplementazione circoscritta al periodo della gestazione» concludono gli autori. (American Journal of Clinical Nutrition, online August 17, 2011)

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Pesce. Consigli contro le truffe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 dicembre 2010

L’ennesimo sequestro di prodotti ittici ci induce a ricordare le “istruzioni per l’uso” per quando ci si acquista pesce, che in particolari occasioni, come quelle delle festivita’, vede i consumatori in fila ai banchi di vendita.Partiamo dalle etichette, che devono indicare:
1. Il nome (denominazione commerciale).
2. Pescato o allevato (metodo di produzione).
3. Il Paese nel quale e’ stato allevato o la zona di cattura se pescato.
Come riconoscere un pesce fresco? Occhio all’occhio, si potrebbe dire, perchè quello fresco lo ha trasparente (non lattiginoso), convesso (curvatura verso l’esterno) e l’iride (la parte scura) ben delineata. Ci sono altre caratteristiche cui fare attenzione, come il colore delle branchie, che devono essere rosse o rosacee (purtroppo si possono colorare), il corpo che deve essere turgido e non molle (il ghiaccio, però, può nascondere la flaccidità), l’odore che deve essere fresco e marino, infatti il pesce fresco non puzza, anche se una spruzzata di acqua di mare puo’ coprire eventuali cattivi odori. In caso di acquisto di pesce allevato preferire quello fatto crescere in mare e non in vasche. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Pesce. Come ti aumento il peso

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2010

Il pesce costa e aumentarne il peso “artificialmente” conviene a chi vende. In questo senso e’ interessante una indagine condotta dal servizio veterinario dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige. Al pesce congelato si aggiungono polifosfati (addensante e emulsionante) che hanno la caratteristica di trattenere l’acqua, in questo modo il pesce pesa di piu’ per la presenza, appunto, dell’acqua che viene venduta al peso del pesce. Guarda caso la maggioranza di tali pesci proviene dai paesi asiatici (Cina, Vietnam, Bangladesh). Il consumatore pensa che il prodotto surgelato abbia la caratteristica di… essere tale, cioe’ conservato con il solo freddo. Invece, anche in tali prodotti ci puo’ essere un additivo, inutile, secondo noi, utile per chi commercia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Pesce crudo e Anisakis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2010

Mangiare il pesce crudo e prendersi l’anisakidosi. E’ un rischio concreto perche’ va di moda mangiare pesce crudo, in particolare il sushi e sashimi.  L’Anisakis e’ un verme di 3-4 cm, che puo’ infestare praticamente tutti i pesci ma le specie più frequentemente colpite sono l’aringa lo sgombro, il tracuro, il melu’, il pesce sciabola, il merluzzo, le acciughe, la sardina e le triglie. Nessuna area di pesca marittima può essere considerata immune da larve di Anisakis.  Il vermetto provoca dolori addominali, diarrea, nausea, vomito, perforazioni dell’intestino e dello stomaco. A questi rischi ora se ne aggiunge un altro: l’allergia. Le reazioni allergiche alle larve di Anisakis comprendono gastroenterite e sintomi di natura reumatologica e dermatologica. E’ quanto rivela uno studio dell’Efsa, l’Autorita’ europea per la sicurezza alimentare. La soluzione e’ la cottura del pesce perche’ l’anisakis non resiste a temperature superiori a 60 gradi. La legge prevede che i pesci consumati crudi devono essere lasciati nel congelatore per 24 ore a -20 gradi. La prescrizione vale anche per un piatto molto popolare: le alici marinate. Il succo di limone o l’aceto non bastano ad uccidere il parassita, occorre appunto la refrigerazione prolungata. Sarebbe interessante chiedere ai ristoratori se le alici, o comunque il pesce crudo, che ci servono hanno passato una giornata nel congelatore.

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Attenti a mangiare il pesce crudo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

Mangiare il pesce crudo e prendersi l’anisakidosi. E’ un rischio concreto perche’, in particolare durante l’estate, va di moda il sushi e sashimi, pesce crudo che in Giappone provoca decine di morti l’anno e che in Europa ancora non provoca grandi danni perche’ il pesce si consuma prevalentemente cotto. In Italia sono in voga i ristoranti giapponesi che giapponesi non sono: si tratta di titolari cinesi che appongono l’insegna giapponese.  L’anisakis e’ un verme di 3-4 cm, che puo’ infestare praticamente tutti i pesci ma che e’ presente nell’aringa, lo sgombro, il tracuro, il melu’, il pesce sciabola, il merluzzo, le acciughe, la sardina e le triglie  (risultano essere le specie più frequentemente colpite). Il vermetto provoca dolori addominali, diarrea, nausea, vomito, perforazioni dell’intestino e dello stomaco. L’eviscerazione del pesce puo’ scongiurare il pericolo ma se l’anisakis migra verso la parete muscolare il rischio si fa concreto. La soluzione
e’ la cottura del pesce perche’ l’anisakis non resiste a temperature superiori a 60 gradi. La legge prevede che i pesci consumati crudi devono essere lasciati nel congelatore per 24 ore a -20 gradi. La prescrizione vale anche per un piatto molto popolare: le alici marinate. Il succo di limone o l’aceto non bastano ad uccidere il parassita, occorre appunto la refrigerazione prolungata. Sarebbe interessante chiedere ai ristoratori se le alici, o comunque il pesce crudo che ci servono hanno passato una giornata nel congelatore. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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