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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘pesi’

Immigrati. Due pesi e due misure. Suarez e gli altri

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

Il caso del calciatore Luis Suarez che, per farlo restare in Italia, sembra sia stato promosso da alcuni docenti di lingua italiana di Perugia pur se il calciatore parla quasi per niente la lingua italiana, apre una voragine. Sul nostro Paese, sugli italiani, sulla burocrazia e sui diritti degli immigrati. Vedremo se questi professori hanno fatto o meno il loro dovere. Intanto, del caso se ne occupano anche le cronache dei media in tutto il mondo e, oltre agli spaghetti e alla moda, ecco un nuovo tassello per la notorietà e credibilità del nostro Paese.Non tutti si chiamano Suarez e, soprattutto, non tutti tirano calci ad un pallone che produce miliardi. Oltre al nostro calciatore ci sono tanti altri. Silenziosi e silenziati. Non “degni” di nessuna cronaca o attenzione, invisibili che vivono i loro drammi, personali e familiari. Non stiamo parlando solo di quelli che arrivano in qualche modo sul territorio italiano ma anche di coloro che già ci sono, sono residenti e legali, lavorano, pagano le tasse, ma per i quali i diritti sembra che siano di serie B. Tutte persone che non chiedono favori, ma solo diritti. Raccontiamo un caso fiorentino Piccolo imprenditore, allo stato cittadino del Bangladeh ma in attesa da più di due anni di cittadinanza italiana. A gennaio, sua moglie e le due figlie (1 e 5 anni) sono andate a far visita ai parenti a Dacca per far conoscere le bambine. Sarebbero dovute tornare il 21 marzo, ma a causa delle restrizioni per pandemia coronavirus su mobilità e ingressi non hanno potuto. La loro partenza è stata rinviata, acquistando nuovi biglietti, allo scorso 11 agosto, ma anche in questa occasione non è stato consentito loro di imbarcarsi. Allo stato dei fatti non si sa quando potranno tornare. La signora, 32 anni, presso la Asl di Firenze segue una terapia educazionale diabetica che in Bangladesh non è possibile farle somministrare. La bimba di 5 anni avrebbe già dovuto essere ad una scuola di Firenze a cui è iscritta.Su questa vicenda il nostro imprenditore ha scritto anche una lettera alla Ministra dell’Interno chiedendo un interessamento. Ma è evidente che, non dando calci ad un pallone, ma contribuendo “solo” all’economia italiana (lavoro, servizi e tasse), è solo un invisibile.Da quando si è conclamata la pandemia da coronavirus, sono migliaia gli italiani nel mondo che sono tornati (ed alcuni ancora non lo sono) grazie all’interessamento dello Stato. Ci domandiamo che differenza faccia il nostro imprenditore rispetto ad un altro italiano… oltre al fatto di non giocare professionalmente a pallone.Vincenzo Donvito, presidente Aduc.

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Pesi e contrappesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2011

el camino del consumismo

Image by tnarik via Flickr

Le logiche consumistiche, l’economia globale, l’espansione frenetica della crescita hanno delle pesanti ricadute nel nostro sistema bilanciato dalla necessità di colmare il rapporto sempre più conflittuale tra l’area del benessere e quella del disagio. Stiamo facendo di tutto per far transitare la mano pubblica in quella privata dove il profitto ha una sola legge e solo chi sta bene può stare meglio ma chi non sta bene, e non solo economicamente, è destinato ad essere sfruttato ed emarginato. Ciò significa che ci avviamo verso una società altamente conflittuale che non vede solo contrapposti i poveri e i ricchi ma anche le categorie sociali: anziani e giovani, lavoratori e disoccupati o sottoccupati o precari, e ancora le diverse professioni di fede, Nord e Sul del mondo, pregiudizi razziali e conflitti tribali, contese di genere. Il tutto diventa una polveriera sempre più esposta ai rischi di una esplosione e qualche segno inequivocabile l’abbiamo avuto con la “primavera araba” che è riuscita a provocare il tracollo di regimi ritenuti inossidabili come quello tunisino, libico ed egiziano ma ha anche provocato una profonda frattura tra il popolo e il regime in Siria e in Iran. Ci hanno anche provato i moti di piazza in Spagna, in Gran Bretagna, in Francia e in Italia ma con il risultato di spegnersi per mancanza di una guida carismatica. Oggi si cerca in qualche modo di tamponare con vari espedienti questa tensione sociale o di lasciarla sfogare come è accaduto nel Nord Africa, al fine d’imbrigliarla in un contesto di interessi occidentali di dubbia valenza. Se, a questo punto, non siamo in grado di fermare questa pulsione esistenziale che attraversa le generazioni e le umilia nel lavoro, nella tutela degli interessi legittimi e nella scarsità di risorse messe a disposizione per la previdenza e l’assistenza pubblica ci troveremo di fronte a continue manifestazioni di protesta sempre più conflittuali e violente. E’ tempo di capire che la nostra società, posta sotto tutte e diverse bandiere del mondo, ha bisogno di rivedere alla radice il nostro rapporto nello stare insieme. Ha bisogno di rendersi conto che è giunto il momento di capire i valori e dare ad essi le giuste priorità come quelle prioritarie della vita e del vivere. Valori che non si esauriscono ma si rigenerano nel rapporto generazionale e si accomunano in una sola identità. Solo così possono realisticamente dare un senso alla vita. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Carabinieri: due pesi e due misure?

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

“In merito a quanto dichiarato al Corriere della Sera dal Ministro della difesa, Ignazio La Russa, sul provvedimento di sopensione dal servizio adottato dal generale Gallitelli a carico dei carabinieri presumibilmente coinvolti nella vicenda della presunta violenza ai danni di una donna arrestata per furto, credo che il Ministro avrebbe fatto meglio ad attendere gli esiti delle indagini giudiziarie.” – Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) –  “Le dichiarazioni del Ministro è il conseguente “Usi obbedir tacendo….” del generale Gallitelli – prosegue Comellini- hanno confermato ancora una volta che i vertici politici e militari della Difesa agiscono secondo quella che appare essere  la regola non scritta di dover usare sempre una maggiore severità quando i fatti coinvolgono gli appartenenti ai ruoli della truppa o dei sottufficiali piuttosto che quello degli ufficiali o dei generali, come ad esempio è avvenuto nei confronti del generale dell’Arma dei carabinieri Ganzer, condannato alla pena di 14 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, che non risulta essere stato allontanato dal servizio nonostante la legge 27 marzo 2001, n. 97 ne preveda l’immediata sospensione. Certamente – aggiunge il Segretario Del Pdm- quanto riferito dai media come  avvenuto in quella Stazione dei Carabinieri è sicuramente un fatto che se gli accertamenti della procura confermeranno come “vero”, allora e, solo allora, si potrà valutare in tutta la sua “gravità” adottando ogni possibile misura di repressione, ma ancor prima di prevenzione, delle condotte illecite.  Al momento però mi sembra che la drastica soluzione adottata da Gallitelli sia servita più per tacitare l’opinione pubblica che altro, insomma hanno cercato di mettere una “pezza” al presunto fattaccio. Diverso sarebbe stato se assieme ai tre carabinieri della truppa fossero stati sospesi e trasferiti anche i vertici locali dell’Arma, allora si che il segnale della volontà di cambiamento sarebbe stato credibile perché, se per caso il Ministro non se ne fosse accorto, sono numerose le interrogazioni a cui non ha mai dato risposte, che gli abbiamo rivolto  in  questi ultimi due anni tramite il deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm, per segnalargli fatti che costantemente accadono all’interno dell’Arma ma che sembrano essere tollerati nonostante la loro estrema gravità. Quindi a mio avviso – conclude Comellini – La Russa dovrebbe cominciare a domandarsi se la ragione e le responsabilità di quanto di deprecabile sta avvenendo all’interno dell’Arma, e più in generale nelle Forze armate, non vada ricercato nell’azione  di comando che appare sicuramente fallace perchè protesa unicamente alla repressione e non alla prevenzione.”

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