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Jon Sobrino Pontefice della Chiesa Cattolica

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2013

Si parla erroneamente del Concilio, ritenendo che il futuro pontefice dovrà necessariamente essere eletto tra i cardinali presenti; chiunque può essere eletto pontefice (fatte le doverose eccezioni).
Oggi la Chiesa avrebbe bisogno di un pontefice in grado di attirare il mondo dei credenti, di sostenere il mondo degli abbandonati, di consolare il mondo dei derelitti, abbandonando il dorato mondo dei finanzieri interessati, dei politici opportunisti, dei filosofi/ragionieri.
Nessuno si permette di sostenere che i valori che oggi sono diventati imprescindibili si ritrovano presso i cattolici dell’America latina e più chiaramente presso i vescovi, i teologi e i sacerdoti di Teologia della Liberazione. Il nome che mi martella in testa rimane quello di Jon Sobrino, presbitero, teologo gesuita spagnolo, naturalizzato salvatoregno.
Il 16 novembre del 1989 sfuggì all’attentato, organizzato da sicari mandati dal Governo salvadoregno, in cui persero la vita sei dei suoi compagni gesuiti (Ignacio Ellacuría, Segundo Montes, Juan Ramón Moreno, Ignacio Martín Baró, Amando López, e Joaquín López y López), insieme a due donne, (Elba Ramos e la figlia minore Celina), domestiche presso l’abitazione dei teologi dell’Università Centro Amedica.
Ma la TdL è stata criticata severamente dalle altre gerarchie vaticane con due documenti della congregazione per la dottrina della fede, firmati dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, che si premurerà da pontefice di togliere la scomunica ai negazionisti seguaci di Lefebvre. Ma la TdL vive, interpreta e influenza tuttora larghi strati della Chiesa latinoamericana e non solamente, nella mentalità e nel linguaggio.
In particolare vennero presi di mira due volumi del teologo Sobrino, che ha tenuto ferme le sue posizioni anche dopo che la congregazione per la dottrina della fede ha messo sotto esame i suoi libri.
La sentenza è stata presentata a Benedetto XVI – che l’ha approvata – dal suo successore alla testa della congregazione, il cardinale William Levada, il 13 ottobre 2006. È stata firmata e resa esecutiva il 26 novembre successivo. Ed è stata resa pubblica il 14 marzo 2007.
Ma già il 13 dicembre 2006, in una lettera al superiore generale dei gesuiti, Peter Hans Kolvenbach, che aveva fatto da tramite tra lui e la congregazione, Sobrino ha scritto di non poter accettare la sentenza.
I libri inquisiti di Sobrino sono due: “Jesucristo liberador. Lectura histórico-teológica de Jesús de Nazaret”, del 1991, e “La fe en Jesucristo. Ensayo desde las víctimas”, del 1999, entrambi tradotti in varie lingue, in italiano dall’editrice Cittadella, di Assisi.
Nel luglio del 2004 la congregazione per la dottrina della fede trasmise a Sobrino un elenco delle tesi “erronee e pericolose” rinvenute nei due libri. Nel marzo del 2005 Sobrino inviò alla congregazione le sue risposte. Che furono ritenute “non soddisfacenti”.
Nella sua lettera del 13 dicembre 2006 al generale dei gesuiti, Sobrino fa però risalire molto più addietro, al 1975, l’inizio delle ostilità vaticane contro di lui e contro altri teologi e vescovi fautori della teologia della liberazione.
Nella lettera, Sobrino non risparmia critiche nemmeno all’allora cardinale Ratzinger. Lo accusa di aver travisato il suo pensiero, in un articolo contro la teologia della liberazione pubblicato nel 1984 sul settimanale di Comunione e Liberazione “30 Giorni”.
Sobrino conclude la sua lettera che sottomettersi oggi alla sentenza emessa contro di lui dalla congregazione “sarebbe di poco aiuto per i poveri di Gesù e per la Chiesa dei poveri”. Equivarrebbe ad arrendersi a trent’anni di diffamazione e di persecuzione contro la teologia della liberazione. Significherebbe darla vinta a metodi vaticani che “non sono sempre onesti ed evangelici”.
“Extra pauperes nulla salus”, scrive Sobrino nella lettera, mettendo i poveri al posto della Chiesa nell’antico detto secondo cui “fuori della Chiesa non c’è salvezza”.
Ed é proprio questa una delle tesi che la congregazione per la dottrina della fede imputa a Sobrino come erronea: l’aver eletto i poveri a “luogo teologico fondamentale” – cioé a principale fonte di conoscenza –, al posto della “fede apostolica trasmessa attraverso la Chiesa a tutte le generazioni”.
Ma dei poveri ha parlato Cristo, mentre della Chiesa hanno parlato solo i verticio istituzionali, secondo gli interessi dei tempi.
La Chiesa con Benedetto XVI ha privilegiato l’interpretazione teologica di Cristo, come se la valutazione umana fosse una “diminutio capitis”; anche nell’omelia di saluto dopo le dimissioni, Ratzinger ha voluto ribadire la sua cognizione della Chiesa escludendo che si trattasse di un “Chiesa caritatevole”.
Ma l’accusa più insistente contro Jon Sobrino lo identificava come “comunista”; la medesima accusa che i circoli finanziari americani rivolsero a Paolo VI quando emanò la Populorum progressio.
I Vangeli vengono così ri-letti alla luce di fantasiose interpretazioni politiche ed economiche, dimenticando la più grande rivoluzione che mai abbia travolto il pianeta, effettuata con la predicazione della Montagna e le Beatitudini predicate da Cristo.
Lasciò scritto l’arcivescovo Hélder Pessoa Câmara: « Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista. » (Rosario Amico Roxas e con richiami alla fonte Wikipedia)

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