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PGIM Fixed Income: Presidenziali in Brasile, probabile esito al secondo turno

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2022

A cura di Francisco Campos-Ortiz, lead LATAM economist di PGIM Fixed Income. Il nostro scenario centrale prevede che le elezioni presidenziali si decidano al secondo turno tra il presidente in carica Bolsonaro e l’ex presidente Lula da Silva. Sebbene ci aspettiamo che Lula esca vittorioso dal ballottaggio come ipotesi di base, non escludiamo del tutto gli scenari di una vittoria di Lula al primo turno o di una vittoria di Bolsonaro. Non ci aspettiamo che la sconfitta del Presidente Bolsonaro faccia precipitare una crisi costituzionale, anche se rifiutasse di riconoscere il risultato e invocasse manifestazioni di piazza. Ci aspettiamo che le istituzioni brasiliane, comprese quelle militari, salvaguardino e supervisionino un trasferimento di potere relativamente pacifico.Indipendentemente da chi vincerà le elezioni, il prossimo anno sarà probabilmente un “reality check” sulle debolezze macroeconomiche del Brasile, in particolare sulle prospettive strutturali di crescita e sui conti fiscali. La nostra visione fondamentale del Paese dipenderà in larga misura dall’agenda politica che il nuovo governo presenterà per alleviare gli ostacoli alla crescita dell’economia e migliorare i conti pubblici su base strutturale, preferibilmente dotandolo di ancoraggi istituzionali per rafforzare la credibilità della politica fiscale. D’altra parte, il Brasile si trova in una posizione relativamente favorevole per affrontare le sfide derivanti dall’inasprimento delle condizioni finanziarie globali, grazie a squilibri macroeconomici esterni gestibili e all’ampio stock di riserve valutarie.

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PGIM Fixed Income: post FED Meeting – Short-Term Pain, Long-Term Gain

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

A cura di Robert Tipp, Portfolio Manager del fondo PGIM Absolute Return. Nell’ultima riunione il FOMC ha aumentato il tasso sui Fed Funds di 75 punti base e ha innalzato in modo significativo il percorso previsto per il tasso ufficiale nei prossimi anni. Le reazioni del mercato erano prevedibili visto l’esito aggressivo: aumento dei tassi a breve, calo dei prezzi delle azioni e ampliamento degli spread del credito. Tuttavia, la Fed potrebbe essere vicina alla fine del ciclo di rialzo e anche i tassi a lungo termine, che sono scesi dopo la riunione, potrebbero essere vicini al picco. Le quattro implicazioni per i mercati Punto 1: I tassi a lungo termine sono vicini al “picco” del ciclo? Nonostante il drammatico ri-prezzamento della parte finale della curva nelle ultime settimane, che è proseguito fino a mercoledì 21 settembre– per esempio, il Treasury a 2 anni, è salito di oltre 100 pb negli ultimi due mesi – l’obbligazionario a lungo termine sta a malapena toccando nuovi massimi di rendimento rispetto a metà giugno. In effetti, i rendimenti dei Treasury a lungo termine sono scesi. Punto 2: Valvola di sfogo: Tassi a breve termine. Nonostante i rialzi dei tassi di mercoledì 21 settembre, resta il fatto che l’economia non ha ancora cambiato chiaramente rotta, con un’inflazione che si mantiene criticamente alta a causa di una domanda superiore all’offerta. Finché questa tensione economica permane, il tasso sui Fed Funds e i rendimenti dei Treasury a breve termine fungeranno da valvola di sfogo, e le aspettative sui tassi potrebbero non essere ancora superiori a quelle attuali. Punto 3: Percorso accidentato, ma forse non letale per i prodotti di rischio… Nonostante la debolezza di mercoledì 21 settembre, a questo punto i prezzi delle azioni sono al di sopra e gli spread creditizi al di sotto dei loro livelli peggiori di giugno, il che suggerisce che, per quanto riguarda i mercati, le probabilità di un hard landing non sembrano essere più elevate di quanto non fossero a giugno, il che riflette un piccolo voto di fiducia da parte dei mercati, nonostante il percorso verso tassi d’interesse più elevati e l’inflazione ostinata. Di conseguenza, il bicchiere delle prospettive per la propensione al rischio dovrebbe essere mezzo vuoto o mezzo pieno a seconda dell’evoluzione dell’inflazione. Punto 4: Il percorso del dollaro si conferma al rialzo. Mentre in gran parte del mondo si discute delle basi dell’elevata inflazione e dell’aumento dei tassi a breve termine, per quanto riguarda le valute, la situazione degli Stati Uniti sembra meno grave o migliore di quella del resto del mondo. Per concludere la Fed ha evidenziato la propria determinazione a ridurre l’inflazione, continuando a spostare verso l’alto la traiettoria prevista per il tasso sui Fed funds in risposta alle rilevazioni più elevate. Tuttavia, il mercato continua a confidare nella capacità della Fed di stabilizzare l’inflazione e i rendimenti a lungo termine, e a meno che non si verifichi un altro aumento delle aspettative sui tassi a breve, potrebbero già trovarsi nella “zona di picco” per questo ciclo. Per quanto riguarda la propensione al rischio, sebbene sia le azioni che i prodotti a spread siano rimasti deboli dopo la riunione di mercoledì 21 settembre, stazionano comunque a livelli migliori rispetto ai livelli peggiori toccati a giugno, suggerendo che, in assenza di una Fed ancora più falco e/o di un peggioramento del contesto dei fondamentali, la propensione al rischio potrebbe essere incanalata in un processo di stabilizzazione.

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PGIM: Si avvicina il punto di svolta per i titoli growth

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2022

A cura di Mark Baribeau, portfolio manager di PGIM Jennison Global Equity Opportunities fund. Il primo semestre è stato brutale. Il crollo dei mercati globali si è intensificato nel secondo trimestre, quando l’incertezza macroeconomica è salita a livelli straordinari. Diverse questioni hanno pesato sui prezzi delle obbligazioni e delle azioni, tra cui la posizione aggressiva della Federal Reserve, le pressioni inflazionistiche, la pandemia, i timori di recessione e il contesto geopolitico. L’impatto iniziale delle misure restrittive varate dalla Fed ha iniziato a manifestarsi a giugno, con dati che indicano un raffreddamento dei prezzi delle abitazioni e un rallentamento della crescita economica. La stagione degli utili sarà determinante per quanto riguarda l’impatto sulle società, con una riduzione della crescita degli utili societari come tendenza prevalente. Il lato positivo è che gli investitori sono tornati a orientarsi verso i titoli a crescita secolare, che a giugno hanno iniziato a macinare performance superiori ai titoli value. Sebbene sia troppo presto per dire se il fondo per il segmento growth non sia ancora stato raggiunto, a nostro avviso, ci stiamo avvicinando sempre più dopo la forte contrazione delle valutazioni. Riteniamo che il punto di svolta possa arrivare se le pressioni inflazionistiche si attenuano, soprattutto in relazione ai problemi della catena di approvvigionamento, all’occupazione e alla crescita economica.Continuiamo a trovare le migliori opportunità di crescita concentrate intorno agli stessi temi secolari, che abbiamo visto guidare la crescita degli utili e definire i leader del mercato negli ultimi anni. In un contesto macro in rapida evoluzione, abbiamo aumentato la nostra esposizione a questi temi attraverso società growth con caratteristiche qualitative più solide (ad esempio, una migliore generazione di flussi di cassa, multipli più bassi) per resistere meglio alle flessioni economiche e alla continua volatilità. Per esempio: – Veicoli elettrici. Si tratta del più grande cambiamento strutturale previsto per il prossimo decennio, con una domanda in rapida crescita di veicoli elettrici e di componenti come batterie elettriche, semiconduttori, ecc. – Innovazione nel settore sanitario. In molti segmenti dell’assistenza sanitaria si stanno avviando nuovi ed entusiasmanti cicli di produzione (ad esempio, nella gestione dell’obesità e nelle terapie oncologiche), oltre a settori specifici che dovrebbero trarre vantaggio dalla normalizzazione a livello globale rispetto alle restrizioni legate alla pandemia. – Beni di lusso. I marchi di consumo europei di alta qualità continuano a registrare una forte crescita, trainata dalle fasce demografiche più giovani. Questi brand godono di un forte potere di determinazione dei prezzi, caratterizzato da una domanda superiore all’offerta, e da liste d’attesa pluriennali. – Fintech. I mercati emergenti tendono ad avere sistemi finanziari meno sofisticati, creando grandi opportunità per le potenti piattaforme fintech di colmare il vuoto, soddisfacendo le esigenze bancarie e nell’ambito dei pagamenti di queste regioni. – Tecnologie aziendali. Le valutazioni sono compresse tra i principali fornitori di servizi basati sul cloud, anche se continuano a registrare una forte domanda che rende queste aziende attualmente più attraenti rispetto alle aziende di software-as-a-service (SaaS) a più alta capitalizzazione, che hanno prospettive di guadagno a breve termine meno promettenti. (abstract)

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PGIM Fixed Income: Appuntamento a settembre con il nuovo annuncio della BCE

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

A cura di Katharine Neiss, Chief European Economist di PGIM Fixed Income.Il mercato è sempre più convinto che la Banca centrale europea (BCE) aumenterà i tassi di interesse di 75 punti percentuali nel corso della prossima riunione. Ciò è dovuto alle ulteriori sorprese al rialzo dei dati sull’inflazione headline e all’aumento dei prezzi dell’energia in Europa.Tuttavia, non è chiaro se una mossa così incisiva sia giustificata. La crescita delle retribuzioni contrattuali è diminuita nel secondo trimestre del 2022 e rimane al di sotto dei livelli compatibili con un obiettivo di inflazione del 2%. Inoltre, la tendenza a breve termine dell’inflazione dei beni, che può offrire una visione più chiara della pressione inflazionistica interna, è diminuita ed è ora in linea con l’obiettivo di inflazione del 2% della BCE.Tuttavia, un’inflazione più elevata e prolungata rischia di radicarsi nell’economia, rendendo più difficile il doloroso riassorbimento dello shock energetico. La BCE sarà molto ansiosa di evitare di aggravare una situazione già difficile per l’eurozona.Vale la pena sottolineare l’inutilità di utilizzare la politica monetaria per portare l’inflazione al 2% quando i prezzi dell’energia sono spinti al rialzo dalla guerra. A titolo di esempio, se i prezzi dell’energia per i consumatori aumentano del 50%, tutti gli altri prezzi dovrebbero diminuire di circa il 5% per mantenere l’inflazione media al 2%. Storicamente, una riduzione così ampia dei prezzi potrebbe essere ottenuta solo attraverso una forte contrazione dell’attività economica e un aumento della disoccupazione. Non è chiaro se un tale risultato consentirebbe di raggiungere la “stabilità dei prezzi”. Per gli shock che l’area dell’euro deve affrontare, non sembrano esserci risposte semplici.

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PGIM Fixed Income: Debito emergente più resiliente

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

A cura di Cathy Hepworth, Managing Director e Head Emerging Markets Debt Team di PGIM Fixed Income Negli ultimi otto mesi, gli spread sui titoli di Stato dei mercati emergenti in valuta forte hanno raggiunto il terzo livello più alto degli ultimi 18 anni; solo dopo la crisi finanziaria e lo shock COVID si sono registrati livelli più elevati. Tuttavia, la crescita della Cina rappresenta ancora un fattore di rischio importante: la politica zero-COVID del governo e il giro di vite sul settore immobiliare stanno mettendo a rischio l’obiettivo di crescita del 5,5% per l’anno in corso. Gli investitori hanno accolto con favore gli stimoli cinesi, ma per evitare un rallentamento sono necessari ulteriori interventi, ad esempio attraverso le infrastrutture e l’edilizia pubblica. Le condizioni finanziarie rigide, il rallentamento della crescita e la diminuzione della propensione al rischio manterranno probabilmente il contesto economico difficile e i premi al rischio elevati. Tuttavia, secondo la nostra analisi, i mercati del debito degli EM rimarranno resilienti. La maggior parte dell’allargamento degli spread nel debito governativo EM in valuta forte è probabilmente alle spalle e gli spread attuali sono storicamente stati punti di ingresso interessanti.All’interno del comparto a basso rating, i fondamentali e le politiche variano significativamente da un Paese all’altro. Prendiamo ad esempio Etiopia, Ghana, Kenya, Sri Lanka, Suriname, Tunisia e Turchia. Questi emittenti deboli devono affrontare un percorso difficile, poiché l’avversione al rischio degli investitori e l’aumento dei tassi di interesse aumentano i costi per accedere ai finanziamenti e limitano l’accesso al mercato. Tuttavia, esistono fattori di attenuazione per gli emittenti a basso rating, i cui prezzi obbligazionari sono vicini ai valori nominali, o per gli emittenti a basso rating che stanno adeguando le loro politiche, soprattutto a causa delle condizioni proposte dal Fondo Monetario Internazionale. Alcuni di questi beneficiano di un miglioramento dei fondamentali, di prezzi elevati delle materie prime, del sostegno del FMI o di mercati finanziari interni molto profondi. È il caso di Costa d’Avorio, Angola, Iraq, Gabon, Repubblica Dominicana, Camerun, Mozambico e Nigeria. Il rallentamento della crescita avrà un impatto minore sui governi con rating investment-grade e BB più forte, grazie alla loro forza intrinseca.L’Arabia Saudita e il Qatar hanno un doppio surplus e stanno rafforzando le loro considerevoli riserve. Troviamo valore anche in Israele, visti i suoi fondamentali e le valutazioni interessanti. La crescita europea sta rallentando, ma vediamo valore in Ungheria e Romania. I finanziamenti legati al piano Next Generation EU rafforzeranno i fondamentali di entrambi i Paesi senza aumentare il debito. La Serbia appare interessante per la sua politica fiscale, gli investimenti esteri diretti e i consistenti depositi di litio. I prezzi più elevati delle materie prime favoriscono l’America Latina. Tuttavia, i cambiamenti politici della regione verso l’eterodossia potrebbero portare a un deterioramento, anche se a partire da premesse solide. Tuttavia, laddove le valutazioni riflettono già questa preoccupazione, come nel caso della Colombia, abbiamo una piccola sovraponderazione.Le obbligazioni societarie EM hanno faticato ad inizio 2022, con un ampliamento degli spread societari EM di oltre 90 punti base. Le società immobiliari cinesi, le case da gioco di Macao e le società russe e ucraine hanno registrato le performance peggiori da inizio anno. Nonostante la tenuta dei fondamentali, tuttavia, i margini delle società dei mercati emergenti hanno superato i loro picchi. Prevediamo che i tassi di default delle società EM ad alto rendimento aumenteranno dall’attuale 1-2% a livelli tendenziali del 3-4%. Restiamo fedeli ad una strategia di investimento a valore relativo e preferiamo i segmenti ad alto rendimento e con rating BBB delle società EM di qualità superiore in Paesi come India, Israele, Tailandia, Messico e Perù.Le società ad alto rendimento con rating più basso sono più vulnerabili in caso di recessione o stagflazione. Sottopesiamo le piccole e medie imprese (PMI), i settori dei metalli e minerario, le banche e le società con un business orientato prevalentemente al mercato interno in paesi vulnerabili come l’Argentina o la Turchia. La maggior parte delle obbligazioni emesse dal settore immobiliare cinese quota a livelli di sofferenza. Per ora manteniamo le nostre piccole posizioni in questo Paese e prevediamo un miglioramento dell’attività economica nei prossimi 6-12 mesi. Continuiamo a trovare valore in emittenti quasi sovrani, come l’aeroporto di Città del Messico e la Power Finance Corporation indiana, che beneficiano del sostegno del governo e di spread interessanti.I fattori tecnici sostengono le obbligazioni societarie EM, tra cui l’ampia emissione netta negativa, le basse scorte dei dealer, la forte domanda di obbligazioni investment-grade da parte degli investitori locali cinesi/taiwanesi e le numerose offerte degli emittenti. Le scadenze dei prossimi due anni sono limitate, in quanto la maggior parte degli emittenti ha effettuato gare d’appalto o rifinanziamenti con obbligazioni a breve scadenza lo scorso anno. L’incertezza legata al raggiungimento del “picco dell’inflazione” e la politica monetaria restrittiva della Fed mantengono alti i premi al rischio delle valute locali degli EM. Ciò significa anche che i prezzi dell’energia e i movimenti dei tassi d’interesse del G7 sono più importanti per le obbligazioni in valuta locale degli EM che non le condizioni specifiche di ogni paese.I paesi che hanno aumentato i tassi di interesse in anticipo, come la Repubblica Ceca e il Brasile, probabilmente smetteranno presto di farlo. Altri paesi, come il Cile, il Messico e l’Ungheria, hanno aumentato i tassi più tardi, ma gli investitori ora prezzano tassi elevati come prima del 2007-2008. Se i tassi d’interesse globali si moderano, consideriamo tutti e cinque i Paesi candidati a posizioni sovrappesate. Per quanto riguarda i possibili benefici per le valute EM, i prezzi elevati delle materie prime sosterranno gli esportatori di materie prime nel prossimo futuro. I tassi di interesse sulla maggior parte delle valute EM rimangono elevati e gli stimoli della Cina sono in aumento. Per il momento, tuttavia, siamo scettici sul fatto che questi aspetti positivi possano prevalere sulla posizione da falco della Fed. Per quanto riguarda il dollaro USA, lo stimolo del governo cinese potrebbe essere sufficiente a contrastare l’atteggiamento da falco della Fed. In secondo luogo, l’inflazione statunitense potrebbe diminuire abbastanza da indurre la stessa Fed a moderare la sua posizione da falco. Infine, l’ascesa del dollaro potrebbe essere frenata se la Fed cerca di evitare una recessione.

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PGIM Fixed Income: Opportunità nel mercato europeo investment grade nonostante le incertezze

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2022

A cura di Ed Farley, Managing Director e Head of the European Investment Grade Corporate Bond Team di PGIM Fixed IncomePrevediamo una maggiore volatilità e un aumento del valore nel lungo periodo. Gli spread delle obbligazioni investment-grade si trovano o si stanno avvicinando a un’area in cui aggiungere rischio di credito potrebbe essere un’opzione. Le emissioni di reverse-yankee rappresentano un caso emblematico, poiché gli spread in euro sono storicamente più ampi di quelli statunitensi per gli stessi emittenti o per emittenti simili.I settori corporate IG sintetizzano il valore – nonché le esitazioni – che si riscontrano in tutti i settori globali. Pur essendo consapevoli che è stato creato del valore, il tentativo di cronometrare l’andamento del mercato sarà molto impegnativo. La nostra ipotesi di base è che gli spread del mercato IG statunitense possano ampliarsi nell’area dei 170-180 punti base nella seconda metà dell’anno e potremmo iniziare ad aggiungere rischio una volta che gli spread entreranno in tale area.Anche i fondamentali societari richiedono una visione diversificata. Da un lato, rimangono solidi e con un trend positivo, con quasi 50 miliardi di dollari di rising star quest’anno. Inoltre, la compressione dell’attuale ciclo del credito significa che molte società non hanno avuto abbastanza tempo per fare leverage e i leverage ratio rimangono coerenti con i livelli pre-COVID (2,9x lordo o 2,4x netto). Inoltre, la crescita degli utili e i margini di profitto potrebbero aver raggiunto il picco massimo, presumibilmente portando al ribasso le stime sugli utili.Ciò detto, stiamo assistendo a sforzi maggiori per favorire gli azionisti, in particolare nei settori con forti flussi di cassa, come emittenti di energia, di metalli e del settore della chimica, con riacquisti di azioni e dividendi a un ritmo record (+36% rispetto all’anno precedente), che rappresentano il 40% dell’EBITDA rispetto al picco del 43% del 2016. Nel valutare i futuri movimenti degli spread nel contesto del quadro macro, resteremo corti nella duration degli spread con sovrappeso nelle banche d’investimento, nell’energia e in altre materie prime, nonché nelle obbligazioni emesse da enti ed amministrazioni locali (municipals). Prevediamo inoltre di partecipare a offerte d’asta interessanti e di sfruttare i rally di breve termine per ridurre il rischio, se necessario.Analogamente, le condizioni del mercato europeo investment-grade rimangono incerte; tuttavia, tale mercato presenta interessanti opportunità di valore relativo per i singoli emittenti, data la recente volatilità e la dispersione del credito. La solidità dei fondamentali del credito lascia spazio anche a una certa riduzione dei margini in presenza di un’inflazione elevata.Restiamo ancora leggermente sottopesati nella duration degli spread nei portafogli europei e globali e vediamo margini per una compressione degli spread finanziari dei titoli industriali fino a raggiungere i livelli più stretti. In generale, riteniamo ci sia del valore negli ibridi societari e nelle emissioni BBB con spread che si sono notevolmente ampliati di recente. Sebbene la BCE stia riducendo gli acquisti di titoli corporate, continuiamo a preferire i titoli non idonei al programma CSPP (Corporate sector purchase programme, Programma di acquisto del settore aziendale), poiché in genere vengono scambiati con uno spread maggiore, ma senza rischio di credito aggiuntivo. Siamo inoltre sovrappesati rispetto agli emittenti di reverse-yankee che scambiano con spread notevolmente più ampi rispetto ai titoli nazionali emessi negli Stati Uniti. Gli emittenti di reverse-yankee tendono inoltre a fornire un certo isolamento dagli sviluppi macro che potrebbero influenzare ampiamente la qualità del credito in Europa, come, ad esempio, la completa interruzione del gas naturale russo.

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PGIM Fixed Income: Il nuovo paradigma degli emergenti è la regionalizzazione?

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2022

A cura di Giancarlo Perasso, Lead Economist, CEEMEA, PGIM Fixed Income. Le autorità politiche si trovano costantemente di fronte a fenomeni di rottura, ma i cambiamenti odierni nel commercio e negli investimenti internazionali sono diversi. In effetti, potrebbe essersi affermato un nuovo paradigma, caratterizzato da flussi commerciali e di investimento regionalizzati, anziché globali. Il cosiddetto “friend-shoring” – una forma di regionalizzazione in cui i partner economici prediligono fonti di approvvigionamento vicine – potrebbe influire in modo significativo sulla crescita dei Paesi emergenti. Se il mondo si dividesse in blocchi geopolitici, i nuovi vincoli commerciali potrebbero portare a una riallocazione del capitale e a una riduzione della crescita. Alcuni Paesi beneficerebbero più di altri di questo cambiamento di ordine globale.Secondo la nostra analisi, la performance relativa tra le regioni dei mercati emergenti dall’inizio del secolo probabilmente persisterà. L’Asia continuerà a sovraperformare le altre aree, soprattutto grazie alla crescita di Cina e India, anche se questi Paesi crescono più lentamente rispetto al passato. Gli elevati tassi di risparmio e gli accordi istituzionali di supporto continueranno ad attrarre i capitali necessari per sostenere la crescita. Inoltre, dati demografici favorevoli al di fuori della Cina favoriranno l’aumento della produttività, avvicinandola ai livelli dei mercati sviluppati. Vietnam e Cambogia, ad esempio, devono ancora integrarsi nelle catene di produzione globali e potrebbero beneficiare di una maggiore integrazione con l’ex Celeste Impero. All’altra estremità dello spettro, l’America Latina continuerà a restare indietro. Le carenze strutturali, che hanno preceduto il Covid, continueranno a frenarne la crescita. Così come la volatilità delle politiche economiche, in gran parte frutto delle oscillazioni del panorama politico. Le occasionali crisi interne, innescate da squilibri macroeconomici ingestibili, indeboliranno ulteriormente la crescita. D’altra parte, un decennio dopo il cosiddetto “superciclo” delle materie prime, il ritorno di prezzi più elevati potrebbe rilanciare il vento di coda della crescita latino-americana. Inoltre, alcuni Paesi potrebbero trarre vantaggio dal friend-shoring. Il Messico, ad esempio, potrebbe beneficiare della profonda integrazione nelle catene di fornitura globali e della vicinanza agli Stati Uniti, soprattutto se questi ultimi si allontanano dai fornitori cinesi. La regione EMEA crescerà più rapidamente dell’America Latina, ma più lentamente dell’Asia, e alcuni Paesi cresceranno più velocemente di altri. La crescita dell’Europa centrale e orientale continuerà a superare quella della vicina Germania e dell’Eurozona, in quanto beneficia del re-shoring (rilocalizzazione) e della regionalizzazione. La Turchia dovrebbe continuare a fare bene, grazie alla flessibilità del settore privato e alla vicinanza all’Europa e al Medio Oriente, ma la sua politica economica presenta rischi significativi. Anche i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo dovrebbero segnare buone performance. Il loro spostamento verso i settori non petroliferi, la transizione energetica e i cambiamenti strutturali nel sistema fiscale possono pesare sulla crescita, ma dovrebbero anche renderla più stabile. Invece, le prospettive di crescita a breve e a lungo termine della Russia dipendono fortemente dalle ricadute dell’invasione dell’Ucraina. La dipendenza del Paese dalle industrie estrattive, la mancanza di riforme esacerbata dalle sanzioni sui trasferimenti di tecnologia, il rapido invecchiamento della popolazione e la fuga di cervelli in corso potrebbero far sì che la crescita russa rimanga più bassa per più tempo. Prevediamo che la crescita a lungo termine della Russia si ridurrà di circa mezzo punto percentuale, il che implica un lieve calo dello 0,2% per la crescita a lungo termine della regione EMEA nel complesso. Anche la crescita dell’Ucraina dipenderà dalla guerra e dalla successiva ricostruzione, il che rende le previsioni molto incerte.L’Africa subsahariana registrerà una ripresa, ma con diverse prestazioni. L’aumento dei prezzi del petrolio favorirà gli esportatori nel periodo, ma non nel lungo termine, in quanto il mondo passerà a tecnologie più ecologiche. Alcuni Paesi, come lo Zambia – esportatore di rame – beneficeranno di questa “rivoluzione green” ma, nel complesso, i suoi effetti sulle esportazioni africane rimangono incerti. Ampie aree dell’Africa potrebbero contenere importanti giacimenti di minerali “green”, come il litio o la grafite, ma finora sono state poco esplorate. Il reshoring delle produzioni a più alto valore aggiunto verso i mercati sviluppati potrebbe addirittura ristabilire i modelli commerciali degli anni Cinquanta e Sessanta, ovvero le esportazioni di materie prime dai mercati emergenti e le importazioni di prodotti finiti dalle economie avanzate. Un tale trinceramento avrebbe ripercussioni sulla crescita economica e sul tenore di vita. Si rischia il malcontento popolare, l’emergere di leader populisti o nazionalisti, la rottura delle alleanze internazionali e l’inasprimento delle relazioni commerciali con il G10. I fattori demografici aumentano questi rischi: la popolazione africana è più giovane rispetto al resto del mondo e molti giovani potrebbero cercare di emigrare. Ciò aggraverebbe le tensioni politiche con le economie avanzate e potrebbe portare a cambiamenti di orientamento politico o economico.Con la riduzione delle prospettive di crescita a lungo termine, le opportunità di investimento richiederanno un’analisi che dia enfasi ai fattori geopolitici più che in passato. I modelli di commercio internazionale in ascesa basati sul friend-shoring potrebbero aumentare le fratture tra Paesi e regioni. Ciò crea nuove opportunità ma anche nuovi rischi, in un contesto di aumento del debito, dell’inflazione e dei tassi d’interesse.Dal punto di vista degli investimenti, il debito dei mercati emergenti rimane una delle asset class più variegate: dai crediti con rating AA ai debitori in default, governi e società, in valuta locale e forte. Questa varietà continua a generare opportunità di valore relativo, che potrebbero accentuarsi con l’aumento dei flussi regionali.La nostra selezione bottom-up dei titoli si concentra sull’individuazione di emittenti dotati di una certa capacità di tenuta, come gli esportatori di materie prime o quelli con esigenze di finanziamento equilibrate. Gli emittenti vulnerabili presentano solitamente politiche deboli e scarsa sostenibilità del debito. Dopo gli eventi degli ultimi anni, il friend-shoring è destinato a rimanere. Comprendere i modelli commerciali regionali e i flussi di capitale sarà sempre più importante.

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PGIM: Gli hedge fund possono aggiungere valore nell’insidioso contesto macro di oggi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2022

A cura di Sushil Wadhwani, Portfolio Manager del fondo PGIM Wadhwani Keynes Systematic Absolute Return.Top Gun è nelle sale cinematografiche di tutto il paese e Kate Bush sta scalando le classifiche, ma non è solo la cultura popolare a vivere un revival degli anni Ottanta. Lo scenario macroeconomico odierno rispecchia anche quello della fine degli anni Settanta e dell’inizio degli anni Ottanta. A seguito delle condizioni di mercato favorevoli degli ultimi trent’anni, potrebbe iniziare una fase alquanto incerta. L’inflazione è stata più elevata e persistente di quanto le banche centrali pensassero ed è stata aggravata dagli eventi geopolitici. È chiaro che le aspettative di inflazione si sono disancorate e che le banche centrali hanno di fronte una strada in salita per ripristinare il controllo. In tale contesto, le banche centrali devono procedere con un inasprimento aggressivo della politica monetaria e alcune di esse stanno mostrando l’intenzione di poter farlo in futuro. È passato parecchio tempo dall’ultima volta che le banche centrali sono rimaste così indietro rispetto alla curva e, a questo punto, è molto improbabile un soft landing: quindi, i rischi di una recessione sono davvero elevati. Le banche centrali hanno poche opzioni politiche perché non possono permettere che le aspettative di inflazione si disancorino in modo permanente. Tale situazione è nettamente diversa dal panorama economico degli ultimi 30 anni, quando l’inflazione era persistentemente bassa. In pratica, ogni volta che le condizioni finanziarie si inasprivano e i mercati azionari crollavano, i banchieri centrali correvano in soccorso dei mercati. Oggi ci troviamo di fronte a una situazione in cui i rendimenti obbligazionari salgono a causa dell’elevata inflazione e delle politiche monetarie restrittive delle banche centrali, mentre i mercati azionari sono minacciati sia dall’aumento dei tassi di interesse che dalla prospettiva di una recessione. Si tratta di una combinazione dannosa poco rassicurante, il che significa che il portafoglio 60/40 è notevolmente messo in discussione, proprio come accaduto negli anni Settanta.In un contesto di incertezza simile, in cui le azioni e le obbligazioni sono sempre più correlate, la necessità di diversificare è concreta. Gli approcci portable alpha si adattano molto bene al difficile panorama degli investimenti odierni, grazie alle loro basse correlazioni con le azioni e le obbligazioni e grazie alla probabilità che producano un certo rendimento, che potrebbe essere superiore alla liquidità di circa il 4%. Il ruolo di diversificazione che questi approcci possono svolgere nei portafogli è quello di mitigare il rischio azionario. Ad esempio, la sostituzione di un’asset allocation azionaria passiva con i futures azionari libera liquidità che viene poi investita in una strategia di diversificazione. In questo modo si ottiene il rendimento dell’indice azionario più un piccolo alpha extra e, soprattutto, si attenua il rischio azionario. Ciò consente agli investitori di “assicurarsi, ma di farlo senza che ciò comporti un costo effettivo”. La giusta strategia hedge fund può far parte di una soluzione portable alpha.In base alle esperienze passate, i comitati deputati alla decisione dei tassi d’interesse delle banche centrali tendono a dimostrarsi inerti di fronte a cambiamenti di regime. Allo stesso modo, gli investitori dimostrano inerzia perché è difficile capire se si sia effettivamente verificato un cambiamento di regime. Questo è il contesto perfetto per una strategia hedge fund come il trend following. Il trend following dà il meglio di sé quando sfrutta l’inerzia. E se il trend following funziona bene, altrettanto faranno anche le strategie systematic macro e discretionary macro, che sono parenti strette del trend following.La probabilità di una recessione negli Stati Uniti e nel Regno Unito nei prossimi due anni è nettamente superiore alla media e rappresenta una discontinuità significativa nello scenario economico. I trend follower sono molto abili nello sfruttare queste falle. La combinazione di cambio di regime e rischio di recessione dovrebbe rendere interessanti strategie come il trend following, la systematic macro e la discretionary macro.La più grande minaccia al trend-following sarebbe un netto miglioramento del contesto macro. Se i vincoli dell’offerta si allentano, l’inflazione inizia improvvisamente a diminuire e i mercati si stabilizzano. Le posizioni trend following che hanno prosperato quest’anno potrebbero improvvisamente invertirsi. A quel punto, la sfida sarà discernere se quella a cui stiamo assistendo oggi è una correzione del mercato toro o un cambiamento secolare. Questo scenario è vantaggioso per coloro che combinano il trend-following con altri stili d’investimento all’interno di un singolo fondo. Anche nelle soluzioni portable alpha, la diversificazione può essere utile.

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PGIM Fixed Income: Opportunità nel debito Investment Grade con la fine delle politiche accomodanti

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

A cura di Ed Farley, Managing Director e Head of the European Investment Grade Corporate Bond Team di PGIM Fixed Income. Dato il potenziale di un ulteriore, ma più modesto, allargamento degli spread, cerchiamo opportunità di generazione di alfa in specifici settori e titoli di credito. Gli spread delle obbligazioni USA Investment Grade si sono ampliati in modo significativo all’inizio dell’anno; tuttavia, rimangono nella media del periodo post-crisi finanziaria globale pari a 135 punti base, anche se i rischi connessi alla politica monetaria e di natura geopolitica rimangono elevati. Per questo motivo, adottiamo un approccio cauto verso il mercato e il nostro scenario di base prevede un aumento degli spread di 30-40 punti base nei prossimi mesi. Il rischio di uno scenario ribassista in cui gli spread si allargano di 50-75 punti base è leggermente superiore alla probabilità di uno scenario rialzista in cui gli spread si restringono di 20-30 punti base.In questo contesto, cerchiamo di approfittare di interessanti offerte pubbliche di acquisto, quando possibile, e di vendere in momenti di forza per ridurre il rischio o creare spazio per investire in nuove emissioni con compensazioni interessanti.Da un punto di vista settoriale, i prezzi elevati dei fattori produttivi potrebbero comprimere i margini nei settori alimentare e delle bevande, dei prodotti di consumo, dei trasporti e della sanità, mentre le incertezze nei settori dei semiconduttori e dell’auto potrebbero protrarsi più a lungo di quanto inizialmente previsto. Al contrario, riteniamo che le banche offrano un buon valore nel lungo periodo, grazie a fondamentali solidi e a spread più ampi rispetto agli emittenti industriali con rating simile. Tuttavia, gli spread delle banche potrebbero essere soggetti a volatilità nel breve termine, poiché la liquidità del settore amplifica i movimenti del mercato. Infine, i settori dell’energia, dei metalli e della chimica dovrebbero beneficiare dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Per quanto riguarda le future implicazioni ESG, i recenti sviluppi hanno portato a due conclusioni. In primo luogo, la compressione globale dei prezzi delle commodity condurrà probabilmente a una accelerazione della transizione verso forme di energia più ecologiche, con conseguente aumento delle spese in conto capitale. In secondo luogo, i mercati si sono coalizzati sulla base di un messaggio: gli Stati e i relativi asset che non seguiranno questa trasformazione si troveranno rapidamente tagliati fuori dal sistema finanziario globale.Le condizioni dell’investment grade europeo sono simili a quelle di altri settori del credito, in quanto l’ampiezza della dispersione in tutta l’asset class sottolinea l’espansione del ventaglio delle opportunità di alfa.Sebbene le metriche del credito siano generalmente solide, le condizioni richiedono un’analisi a livello del singolo titolo di credito per determinare gli effetti delle strozzature nella catena di approvvigionamento e dell’inflazione dovuta ai costi dei fattori produttivi sui margini aziendali. Inoltre, è sempre più importante comprendere le esigenze di finanziamento delle singole imprese, dato che l’emissione primaria richiede compensazioni di spread considerevoli che possono di conseguenza mettere sotto pressione gli spread del credito sul mercato secondario.Affidarsi al beta per ottenere rendimenti potrebbe mettere gli investitori di fronte a ulteriori elementi sfavorevoli. Ad esempio, la risposta della BCE allo shock energetico consiste nell’accelerare la conclusione degli acquisti di asset – compreso il programma di acquisto di obbligazioni corporate – e del regime dei tassi negativi.Dal punto di vista della strategia, manteniamo un leggero sottopeso sulla duration degli spread e ci aspettiamo una compressione degli spread finanziari a favore di quelli societari. Riteniamo inoltre che il rialzo degli spread delle obbligazioni BB rispetto alle BBB sia interessante, laddove applicabile, e vediamo valore in alcune obbligazioni societarie ibride. I portafogli globali sono inoltre leggermente sottopesati nella duration degli spread e sovrappesati nel rischio. Sebbene gli spread in dollari abbiano finora superato quelli in euro nel 2022, riteniamo che il differenziale tra i due possa ridursi nel corso dell’anno.

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PGIM Fixed Income nomina Daleep Singh, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nel ruolo di chief global economist

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2022

NEWARK, N.J. PGIM Fixed Income ha nominato Daleep Singh come chief global economist e head of global macroeconomic research, a partire dal 21 giugno 2022. Con 890 miliardi di dollari di asset in gestione*, PGIM Fixed Income è uno dei maggiori gestori globali del reddito fisso. PGIM Fixed Income è un’affiliata di PGIM, il business di gestione patrimoniale globale di Prudential Financial, Inc. (NYSE: PRU) e leader a livello mondiale nella gestione degli investimenti con oltre 1.400 miliardi di dollari di asset in gestione al 31 marzo 2022.Singh entra in PGIM Fixed Income in seguito a esperienze presso la Casa Bianca, dove è stato vice consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti per l’economia internazionale e vice direttore del Consiglio economico nazionale. In questa veste, è stato il principale consulente di economia internazionale del Presidente Biden, guidando la formulazione delle politiche nel crocevia tra economia e sicurezza nazionale. Nel corso dell’incarico Singh si è occupato dello sviluppo della politica fiscale e tributaria e della definizione della strategia economica degli Stati Uniti con la Cina; ha inoltre guidato gli sforzi per promuovere la resilienza della catena di approvvigionamento, la promozione dello sviluppo di una strategia per gli asset digitali e la definizione di un pacchetto di strumenti di governance economica che include dazi, sanzioni, controlli sulle esportazioni, sicurezza energetica, riduzione del debito, assistenza bilaterale e finanziamento delle infrastrutture.Singh ha inoltre rappresentato il presidente al G7, al G20 e all’APEC. Prima di entrare a far parte dell’amministrazione Biden, Singh è stato vicepresidente esecutivo e head of the markets group della Fed di New York, dove ha guidato un team di quasi 600 risorse che ha supervisionato l’intero portafoglio dell’istituto durante la fase più intensa della pandemia. Dal 2011 al 2017 ha lavorato presso il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come assistente segretario facente funzione per i mercati finanziari e vice assistente segretario per l’Europa e l’Eurasia. Prima dell’incarico al Dipartimento del Tesoro, Singh ha lavorato per Goldman Sachs, con un focus su tassi di interesse e su mercati valutari statunitensi.Singh riporterà a Gregory Peters, co-chief investment officer, e sarà responsabile della supervisione del team di ricerca macroeconomica globale di PGIM Fixed Income, che include abili economisti con una vasta esperienza nel settore pubblico e privato.Nel suo nuovo ruolo, Singh dirigerà la formulazione delle prospettive macroeconomiche globali di PGIM Fixed Income, parte integrante della strategia d’investimento globale di PGIM Fixed Income. Insieme al suo team darà supporto anche alla definizione degli orientamenti fondamentali di PGIM Fixed Income sui Paesi sviluppati ed emergenti, supportando la generazione di alfa nei mercati globali dei tassi d’interesse, delle valute, dei titoli sovrani e del credito. Inoltre, sarà membro del senior investment team portando la sua profonda conoscenza della politica monetaria e fiscale globale, e delle tendenze macroeconomiche.

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PGIM: Alla ricerca tenace della crescita secolare

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Mark Baribeau, portfolio manager di PGIM Jennison Global Equity Opportunities fund. L’elevata volatilità dei mercati ha determinato una flessione globale dei mercati azionari nel primo trimestre. L’Europa è stata colpita più duramente, con un profondo sell-off seguito all’invasione dell’Ucraina. I mercati emergenti sono stati deboli a causa dell’aumento dell’incertezza geopolitica, del rafforzamento del dollaro e delle crescenti preoccupazioni per l’inasprimento della Federal Reserve. Il panico e il riflusso seguiti all’invasione si sono ormai conclusi e i mercati hanno riportato l’attenzione sui driver macro. In prospettiva, le regioni dei mercati emergenti che hanno già fatto fronte a tali fattori macro, come la stretta delle banche centrali, potrebbero offrire migliori opportunità di crescita. Le incognite sul piano macro continuano a generare incertezza. I mercati obbligazionari hanno barcollato quando la Fed ha assunto un atteggiamento aggressivo, indicando che l’inflazione non è più un rischio transitorio, bensì strutturale, e che potrebbe essere necessario un intervento pesante per controllarla. I rendimenti obbligazionari sono saliti, appiattendo la curva dei rendimenti e aumentando i timori di recessione. L’impennata dei prezzi del petrolio ha ulteriormente alimentato il rischio di recessione, ma finora non ha avuto un grande impatto sugli indicatori economici più sensibili o sui rapporti sugli utili societari. La recessione è comunque un’incognita che potrebbe togliere un punto percentuale di crescita alla spesa per consumi, ma solo negli Stati Uniti. Le valutazioni relative dei titoli growth rispetto a quelli value sono tornate ai livelli del 2019, mentre i titoli growth sono ora scambiati vicino alle medie di lungo periodo. Inoltre, i titoli growth hanno superato alcuni ostacoli importanti nel trimestre, mettendo a tacere alcuni dei dibattiti post-pandemia sulla spinta della domanda rispetto alla sostenibilità della crescita. I rapporti tra P/E e tasso di crescita previsto per l’esercizio in corso (PEG) sono scesi bruscamente, con una contrazione dei multipli P/E dei titoli growth, mentre i fondamentali degli utili restano solidi, creando spazi potenzialmente interessanti per gli investitori. Continuiamo a trovare le migliori opportunità di crescita intorno agli stessi temi secolari che abbiamo visto guidare i leader di mercato e la crescita degli utili negli ultimi due anni. Ma non abbiamo intenzione di andare controcorrente (o la Fed). Ci concentriamo, invece, sulla ricerca di opportunità di crescita secolari in grado di resistere ai cambiamenti del contesto macro. Per esempio: Consumi on-demand. I brand di consumo con modelli commerciali direct-to-consumer (DTC) stanno prosperando. In particolare, i brand europei di alta qualità. Queste aziende sono state pioniere del movimento DTC, dal quale hanno tratto la forza nel controllo della distribuzione, nella gestione delle scorte e nel potere di determinazione dei prezzi. La resilienza di questi marchi è ancora più importante in tempi incerti come quelli attuali. Pagamenti digitali. Anche se non si tratta di un tema nuovo, i catalizzatori del commercio digitale continuano a registrare risultati solidi, vista la costante e rapida crescita dell’e-commerce. Tecnologie aziendali. Le società di applicazioni software basate su cloud con valutazioni più elevate potrebbero essere soggette a una maggiore pressione sulle valutazioni, mentre la Fed continua ad aumentare i tassi di interesse. Tuttavia, i principali fornitori di servizi cloud-based continuano a registrare una forte domanda e hanno visto le proprie valutazioni scendere a livelli ragionevoli, il che li rende interessanti opzioni di investimento. Tecnologie e terapie sanitarie. Il crollo del mercato nel primo trimestre ha creato un’opportunità per le società del settore sanitario che non hanno beneficiato del COVID, ma che potrebbero trarre vantaggio dal proseguimento della riapertura dell’economia e dall’aumento della domanda per cure mediche rinviate a causa della pandemia. Questi settori tendono a essere meno ciclici e potrebbero fiorire nel momento in cui l’inasprimento della Fed dovesse ridurre la crescita economica. http://www.verinieassociati.com/

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PGIM Fixed Income: I Treasury possono essere una buona opportunità

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2022

A cura di Mick Meyler, Managing Director e Head of Developed Market Rates team di PGIM Fixed Income. Gli investitori spesso considerano i cicli di inasprimento come eventi ad alta volatilità per i tassi sovrani; tuttavia, la storia ha dimostrato che la volatilità implicita diminuisce costantemente fino al picco dei costi di finanziamento. Pertanto, rimaniamo convinti del potenziale di rendimento senza precedenti delle opportunità di valore relativo sfruttando le differenze temporanee nei prezzi dei titoli.Nel 1° trimestre le curve dei rendimenti dei mercati sviluppati hanno registrato un’altra serie di appiattimenti ribassisti, con la curva dei Treasury a due e a dieci anni che si è appiattita fino all’inversione. A fronte di un’inflazione inarrestabile, è probabile che i tassi a breve continuino a salire in modo sproporzionato anche in futuro.A nostro avviso, l’aumento sostanziale delle previsioni della Fed per il tasso sui Fed funds invia un messaggio ricco di sfumature, che suggerisce che i funzionari riconoscono di essere in ritardo rispetto alla curva e sono disposti ad aumentare il tasso neutrale, stimato al 2,4%, per stare al passo con il sostanziale aumento delle prospettive di inflazione.I futures sui Fed funds hanno prezzato rialzi di 50 punti base nel breve termine e i funzionari hanno chiaramente messo sul tavolo tale opzione, dato che la pressione inflazionistica persiste. I cicli di rialzo della Fed sono stati spesso fraintesi come eventi ad alta volatilità; tuttavia, in realtà la volatilità dei tassi – cioè la volatilità implicita, per esempio, ad 1 anno e 10 anni – è diminuita durante i cicli del 2004 e del 2015 e la volatilità ha iniziato ad aumentare solo mesi dopo il picco del ciclo di restringimento (e poco prima dell’inizio del successivo ciclo di allentamento).Riteniamo che vi siano enormi opportunità di arbitraggio, date le nostre prospettive di riduzione della volatilità. Il nostro modello di portafoglio ottimale continua a mostrare dislocazioni nel mercato dei Treasury che non si vedevano dai tempi della crisi finanziaria globale, il che offre rare opportunità di valore relativo e neutrale in termini di duration per il recupero dei rendimenti sui tassi dei paesi sviluppati a livello globale in un momento in cui le curve dei rendimenti sono quasi piatte.Manteniamo un posizionamento lungo sul Treasury a 20 anni rispetto ai contratti futures corrispondenti e un posizionamento corto sul Treasury a 10 anni off-the-run rispetto ai titoli a sette e dieci anni on-the-run. Di recente abbiamo anche identificato interessanti valutazioni scorrette del sottostante dei futures sui Treasury in titoli nella parte inferiore della curva che possono potenzialmente qualificarsi come obbligazioni cheapest to deliver.

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PGIM: Politiche monetarie restrittive e inflazione frenano le prospettive di crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2022

A cura di Mark Baribeau, portfolio manager di PGIM Jennison Global Equity Opportunities fund. Lo scenario economico e geopolitico sta creando una significativa incertezza per i policymakers e gli investitori. I piani della Fed di aumentare significativamente i tassi di interesse a breve termine quest’anno e la crisi in corso in Ucraina stanno contribuendo ad aumentare l’avversione al rischio e a smorzare le aspettative della crescita globale; tanto che ora la recessione in Europa è considerata una possibilità reale. Nel frattempo, la variante Omicron sta costringendo ad imporre altri lockdown in tutta la Cina, senza un chiaro percorso di contenimento a breve termine. L’economia statunitense rimane sana e dovrebbe continuare a generare una crescita più marcata rispetto ad altre regioni sviluppate. Tuttavia, con i tassi di interesse in aumento per combattere le persistenti pressioni inflazionistiche, il ritmo della crescita statunitense è destinato a smorzarsi, anche prima che gli effetti della guerra in Ucraina si possano manifestare. Segni di rallentamento dell’economia hanno cominciato a palesarsi nel livello delle richieste di mutui, nel numero di case in vendita e nei prezzi delle auto usate. Con la stagione degli utili del quarto trimestre che volge al termine, è chiaro che la crescita degli utili riportata è rimasta robusta fino al 2021 e generalmente in linea con le previsioni.Le nostre previsioni per il 2022 suggeriscono una significativa moderazione nella crescita degli utili negli Stati Uniti, dopo il rapido rimbalzo dell’anno scorso successivo agli effetti peggiori della pandemia. Prevediamo anche che ci sarà uno cambiamento nelle preferenze dei consumatori con una maggior domanda di servizi, in particolare nella spesa per viaggi e tempo libero, rispetto a quella di beni. Le tendenze fino ad oggi continuano a sostenere tali aspettative. Le pressioni inflazionistiche evidenti a fine anno sono continuate e sono state esacerbate dall’aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare del greggio, come risultato della guerra e delle sanzioni. La Fed, pur rimanendo focalizzata sull’evoluzione dei dati , sembra intenzionata a calmierare l’aumento dei prezzi e, quindi, è probabile che nei prossimi mesi continui con un progressivo processo di politiche monetarie restrittive. I prezzi delle azioni continueranno a riflettere gli effetti dell’aumento dei tassi e della maggiore incertezza dovuta alla guerra e ai suoi effetti sull’attività economica e sul sentiment. Finora, il conflitto ha rivelato poco sui suoi impatti a lungo termine. È probabile che l’elevata volatilità del mercato azionario persista finché il conflitto non si concluderà. Riteniamo che l’elevata incertezza, possa pesare sulle valutazioni nel breve termine ed anche avere effetti sulle prospettive di crescita nel lungo termine. A livello settoriale nel primo trimestre, i titoli Value hanno superato i titoli Growth in tutti i settori. Il comparto energetico è stato il settore con la migliore performance su base trimestrale e ad un anno, beneficiando delle preoccupazioni per la scarsità della materia prima causate dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. I settori Growth come i servizi di comunicazione, i beni di consumo discrezionali e l’informatica sono stati i più deboli nel trimestre.

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PGIM Investments si espande in Italia e nomina il Country Head

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

MILANO.PGIM Investments rafforza ulteriormente il suo impegno in Europa stabilendo una presenza locale in Italia. La società ha aperto un ufficio a Milano, un mercato chiave sul fronte degli intermediari, ed ha nominato Alessandro Aspesi nel ruolo di Head of Italy, effettivo dal 1° Febbraio 2022. L’ufficio di Milano avvierà la sua attività una volta ottenuta la necessaria autorizzazione dalle autorità di vigilanza italiane. PGIM Investments è la divisione che si occupa della distribuzione dei fondi di PGIM, a cui fa capo l’attività di gestione degli investimenti a livello globale con un totale di 1.500 miliardi di dollari del Gruppo Prudential Financial, Inc., con sede negli Stati Uniti (NYSE: PRU).Aspesi riporta a Stuart Parker, Presidente e CEO di PGIM Investments. In qualità di Head of Italy, Aspesi ha il compito di creare un team e di sviluppare una strategia a lungo termine di crescita e sviluppo della clientela italiana. In particolare, Aspesi svilupperà le relazioni di PGIM Investments nel canale intermediary/wholesale, che include clienti professionali come banche private, reti bancarie, family office, fondi di fondi, wealth manager e altri intermediari. Stuart Parker, Presidente e CEO di PGIM Investments commenta: “Costruire la nostra piattaforma clienti globale attraverso un’eccellente leadership a livello locale è una priorità assoluta per PGIM Investments e, nell’attuale contesto competitivo, ci rende felici il recente successo della nostra attività in Europa. In precedenza, ci siamo avvalsi in Italia delle capacità di distribuzione di un partner locale, ma a fronte dell’evoluzione e del rafforzamento della nostra presenza in Europa, siamo ora in grado di entrare direttamente nel mercato facendo leva sulla forza distributiva europea di PGIM per continuare a sviluppare le partnership esistenti e future.” La piattaforma UCITS di PGIM Investments è cresciuta a 9.2 miliardi di dollari a dicembre 2021, da 5 miliardi di dollari di asset in gestione all’inizio del 2020.L’Head of Italy sarà parte integrante del Financial Intermediary Group e del piano di espansione globale di PGIM. Il Financial Intermediary Group, guidato da Stuart Parker, comprende attualmente 18 Sales basati a Londra, in Germania, nei Paesi Bassi, in Svizzera, in Italia, a Hong Kong, Singapore, e negli Stati Uniti.Aspesi entra in PGIM Investments dopo più di un decennio presso Columbia Threadneedle Investments, in veste di Country Head per l’Italia a capo di un team di nove persone. In precedenza ha lavorato in ruoli di relationship management e distribuzione presso UBS Global Asset Management, Invesco Asset Management e BNP Paribas Asset Management.PGIM Investments in Italia si unisce a PGIM Real Estate e PGIM Private Capital, che già operano con una presenza dedicata sul territorio.

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