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Giove: pianeta in costante movimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2022

Le misure di gravità effettuate dalla sonda Juno della Nasa hanno rivelato che le masse gassose di Giove si muovono, provocando sulla superficie del pianeta oscillazioni simili a onde marine con ampiezze tra i 15 e gli 80 metri. I risultati dello studio, coordinato dal Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza, sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications. Giove è un pianeta gassoso e le sue masse interne possono muoversi, generando oscillazioni simili per certi versi alle onde marine e ai terremoti terrestri. Questi spostamenti di masse provocano piccole variazioni della gravità del pianeta. Un nuovo studio, coordinato da Daniele Durante del Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza, ha rivelato, grazie alle misurazioni della sonda spaziale Juno della Nasa, come il campo di gravità di Giove sia perturbato dalle oscillazioni interne, ovvero vere e proprie onde che si propagano da una parte all’altra del pianeta. In particolare, gli strumenti altamente sensibili della sonda spaziale in orbita intorno al pianeta hanno permesso di misurare i periodi di oscillazione dei modi più energetici, che risultano dell’ordine dei 15 minuti e che generano onde di ampiezza compresa tra i 15 e gli 80 metri sulla superficie.La missione della sonda Juno, in orbita intorno a Giove dal 5 luglio 2016, ha come obiettivi principali lo studio dei processi di formazione della struttura interna, del campo magnetico e dell’atmosfera del pianeta. Giove, che da solo ha una massa due volte e mezzo maggiore rispetto a quella di tutti gli altri pianeti messi assieme, è composto quasi esclusivamente da idrogeno ed elio. Il suo interno non è direttamente osservabile e per comprenderne la struttura più profonda si ricorre a misurazioni accurate del campo gravitazionale, espressione della distribuzione delle masse interne del pianeta. Lo strumento di radio scienza KaT (Ka-Band Translator, realizzato da Thales Alenia Space Italy e finanziato dall’Agenzia spaziale italiana), presente a bordo della sonda, è il cuore dell’esperimento di gravità che ha permesso di misurare le perturbazioni al campo gravitazionale causato dalle oscillazioni interne a Giove. Il KaT riceve e ritrasmette il segnale radio inviato da una speciale antenna di terra ubicata nel deserto della California, permettendo di misurare la velocità della sonda con precisioni di centesimi di millimetro al secondo e variazioni di gravità 60 milioni di volte più piccole della gravità terrestre.Nelle 22 orbite dedicate allo studio del campo gravitazionale di Giove, durante i primi 5 anni della missione, la sonda Juno ha sorvolato il pianeta fino a 4-5,000 km al di sopra del livello delle nubi (poiché Giove non ha una vera e propria superficie), misurando molto accuratamente il campo di gravità del pianeta ad ogni passaggio. Si è così potuto osservare che la gravità del gigante gassoso cambiava leggermente nel tempo.Gli strati più esterni oscillano verticalmente per 15–80 metri ogni circa 15 minuti, in maniera simile a ciò che avviene per le maree terrestri. Questi modi di oscillazione sono chiamati ‘di tipo p’, poiché la forza di richiamo è la pressione interna.

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Il Pianeta esplode di abitanti e la nostra politica si parla addosso

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2022

La Terra sta per superare una tappa importante della sua lunga esistenza. Secondo gli ultimi dati demografici delle Nazioni Unite (ONU), pubblicati in occasione della Giornata mondiale della popolazione, dal 15 novembre il Pianeta sarà occupato da otto miliardi di persone. Gli esseri umani non sono mai stati così numerosi. Si tratta di un miliardo in più rispetto al 2010. Due miliardi in più rispetto al 1998. E cinque miliardi e mezzo in più rispetto al 1950.Dati che stridono con le analisi e proposte “alla vaccinara” che vengono fatte in Paesi come il nostro. Incentivi per far nascere più figlioli, deliri anti-abortisti perché con questi mancati nati avremmo risolto una demografia che considera la decrescita nel proprio orto, Una considerazione della demografia di un Paese che sembra non stia vivendo la lezione sanitaria, economica e umana dell’epidemia del covid: l’interconnessione planetaria è vitale, dall’aria che respiriamo in casa quando la sera vediamo il tv alle riunioni di condominio; dallo scioglimento della Marmolada alla vettura che inquina in un paesino dell’Australia; dall’insistere a dare priorità alla mobilità privata ai trasporti delle merci che continuano a privilegiare la gomma; dall’invasione russa dell’Ucraina alla crisi dello Sry Lanka; etc..e quando saremo più di 8 miliardi… hanno proprio ragione le Nazioni Unite: avremo “occupato” il Pianeta, arraggiandoci alla meglio per la sopravvivenza in esso e il suo sfruttamento depauperandolo, e non staremo “vivendo” la Terra e la sua bellezza e utilità per goderla condividendola pacificamente con tutti gli altri viventi.Quando vedremo chi, più bravo e competente di noi in tutto (è facile…), fare proposte e politiche in questo senso… allora le prenderemo in considerazione e daremo il nostro contributo civico. Per ora, purtroppo, ci “limitiamo” a “mettere alla berlina” e denunciare la stupidità ideologica di chi crede di essere, a partire dalle proprie mutande, il centro del mondo. François-Marie Arouet, Aduc http://www.aduc.it

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Torna con la sua terza edizione “Voglio un pianeta così”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2022

E’ la campagna di comunicazione che il Parlamento europeo in Italia diffonderà sui suoi canali online tra giugno e luglio. Sportivi, cantanti, attori e testimonial green si mobiliteranno per la tutela del nostro pianeta. L’obiettivo è sensibilizzare i cittadini verso comportamenti e stili di vita più sostenibili e rispettosi dell’ambiente.La campagna di comunicazione ha preso il via il 5 giugno scorso, nella Giornata mondiale dell’Ambiente, con la testimonianza di Gianluigi Buffon. Seguiranno, nelle settimane successive: Paola Maugeri (giornalista e conduttrice radiofonica), Gregorio Paltrinieri (nuotatore), Anna Favella (attrice), I PanPers (duo comico), Hervè Barmasse (alpinista), Klaus – Tudor Laurini (artista), Legno (duo musicale) Ditonellapiaga (cantante), Daniela Ferolla (conduttrice televisiva), Francesco Centorame (attore), Michele Rosiello (attore), Davide Shorty (cantante), Ludovica Coscione (attrice), Camilla Agazzone (green influencer), Alan Cappelli (attore), Simonetta Columbu (attrice), Giacomo Giorgio (attore), Valeria Margherita Mosca (forager), Leonardo Cecchi (attore), Omar Di Felice (ciclista estremo), Marco Spinelli (fotografo, documentarista ed esploratore), Stella Bellomo (food blogger), Carlotta Perego (aka Cucina Botanica, green influencer), Angelo Cattivelli e Melissa Di Pasca (conduttori di Rai Gulp).La campagna sarà l’occasione per raccontare buone pratiche italiane sull’ambiente e la lotta al cambiamento climatico. Da Arabat, startup pugliese che utilizza le bucce d’arancia per recuperare metalli preziosi dalle batterie esauste, passando per Plastic Free e Voglio un mondo pulito, associazioni di volontariato che si occupano della salvaguardia dell’ambiente marino, fino ad arrivare a Gaudats Junk Band, gruppo musicale che suona strumenti auto-costruiti e ricavati da materiale di scarto. Esempi tangibili di come per tutelare l’ambiente e necessario l’impegno di tutti noi. Come per le passate edizioni, la campagna mira a coinvolgere i cittadini nel raccontare la propria idea “green” utilizzando l’hashtag #vogliounpianetacosì. Le idee migliori potranno essere condivise sui canali social del Parlamento europeo in Italia.

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Un pianeta armato e agguerrito

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2022

By Vincenzo Olita Direttore Società Libera. Già, il nostro, e lo è come non mai. Caduto il muro di Berlino, disciolta l’Unione Sovietica con la conseguente scomparsa del Patto di Varsavia, come propugnatori di liberalismo, di società aperte e di un ordine spontaneo, ci aspettavamo, almeno in Europa, un’era di ordinata coesistenza, invece ci ritroviamo nel bel mezzo di una guerra, evitabile solo se gli europei avessero potuto disporre di un’avveduta e accorta classe politica. Il generale Karl von Clausewitz amava ricordare che “Vi sono pochissimi uomini, e sono le eccezioni, capaci di pensare e sentire al di là del momento presente”. E non è certamente il caso della dirigenza europea: al di là della propaganda e della retorica in pochi, purtroppo, ci si rende conto della modestia del pensiero politico della tedesca von der Leyen, del belga Charles Michel, dello spagnolo Josep Borrell, della maltese Helena Dalli o degli italiani Gentiloni e Tajani. Molti buoni sentimenti, profondi proponimenti, ma la capacità politica diplomatica è altra cosa, a meno che non ci si accontenti del semplice mantra sugli aggressori russi e gli aggrediti ucraini che occorre sostenere indipendentemente da qualsiasi altro ragionamento. Quando durerà il conflitto? Quali i costi umani? Quali i possibili risultati finali della guerra? Quali le ripercussioni sul continente? Interrogativi del tutto irrilevanti; per ora basta sapere, alla Mussolini, che occorre Vincere e Vinceremo. Tralasciando le ragioni e le cause all’origine del conflitto ucraino, occorre ragionare sul futuro del pianeta, possibilmente lontani da coinvolgimenti emotivi e sentimentali, dando spazio a ragionamenti veicolati da conoscenze storiche politiche. Intanto in Europa, meno negli USA, si sragiona su tutte le vere e presunte difficoltà russe, ma non vi è traccia, nella comunicazione occidentale, di contraddizioni e fallimenti della grande alleanza, ad esempio: Il 3 gennaio il cambio rublo/euro era 84,12, occorrevano 84 rubli per ricevere un euro; il 23 febbraio il rapporto era 94,90; il 28/2 era 122, tra l’entusiasmo degli alleati; il 7 marzo il cambio raggiunge 148, euforia occidentale: il crollo del rublo, questione di ore, Putin travolto dalla sua stessa moneta. Il 6 maggio il rapporto rublo/euro è a 70. Il silenzio è tombale! Una parte delle sanzioni ha prodotto un effetto inverso: il rublo è più vigoroso rispetto all’inizio del conflitto. Stessa tendenza per dollaro/euro, che passa da un cambio di 1,13 il 24 febbraio a 1,05 il 6 maggio. Ambedue, i veri duellanti, rafforzano le proprie valute rispetto alla distratta Europa. Così come non è di dominio pubblico che centinaia di aziende europee continuano a operare in Russia a fronte degli svariati pacchetti di sanzioni annunciati dall’Ue, la cui coerenza e dignità politica sono salvaguardate da un interessato silenzio. Ritornando al pianeta, in questi mesi si contano 59 conflitti, con un incremento della militarizzazione: a parte i missili nordcoreani, siamo alla spartizione delle isole del Pacifico in zone d’influenza tra cinesi e americani. Le Figi e le Samoa, dopo aver interrotto le relazioni con Taiwan, hanno raggiunto intese per accordi di sicurezza con Pechino. Impensabile, solo qualche tempo addietro, considerare aree strategiche isole del Pacifico meridionale. Il mondo, insomma, si divide, si schiera e si arma a ogni latitudine. Pensiamo, ancora, alla presenza cinese in Africa, iniziata da decenni essenzialmente come penetrazione commerciale: oggi la ritroviamo nel realizzato grande porto militare di Gibuti, punto focale della sua presenza nell’oceano Indiano. Così come gli ottimi rapporti con la Guinea Equatoriale hanno permesso alla Cina l’utilizzo del porto di Bata nel golfo di Guinea, assicurandole così anche una base sull’Atlantico. Non a caso, varie fonti, compresa la statunitense, segnalano ormai la grande potenzialità della marina cinese.Allora, se siamo innanzi a un’accelerata intensificazione dell’impegno militare, siamo in grado di chiederci l’origine, la ragione e gli sviluppi? Alle prime due è agevole rispondere. Finita la contrapposizione est-ovest con lo scioglimento dell’Unione Sovietica, superato un periodo di disordine in vari teatri, si è andata concretizzando una forte e accesa dicotomia tra le due sponde del Pacifico per la leadership mondiale. È questo lo scontro, per ora non militare, che ormai determina schieramenti e riposizionamenti diplomatici, politici e militari in ogni quadrante del globo. È una pericolosità affatto avvertita dalla pubblica opinione, anche distratta da vari diversivi tra cui la guerra in Ucraina, presentata come necessaria difesa di quel Paese. Certamente, lodevole impegno e lo sarebbe ancor più se fosse stato chiaro che agli USA interessa poco della libertà a Kiev, essendo il suo obiettivo solo l’indebolimento e l’isolamento della Russia. Illuminanti le dichiarazioni dell’improvvido Stoltenberg, Segretario Generale della Nato: “Per la prima volta “il concetto strategico” della Nato riguarderà la “minaccia” dalla Cina e la stretta collaborazione tra Pechino e la Russia. La Nato pensa a un esercito permanente ai confini dell’Europa”. Sulla stessa linea le affermazioni del capo delle Forze armate statunitensi, Mark Milley: “quello che la Russia ha avviato è un conflitto molto esteso e penso che la Nato, gli Stati Uniti, l’Ucraina e tutti gli alleati e i partner che stanno sostenendo l’Ucraina vi saranno coinvolti per un po’ di tempo. Occorre creare basi stabili individuate come ciclo di forze di spedizione attraverso basi permanenti avanzate”. Indipendentemente, quindi, da quando e come finirà la guerra in Ucraina, la Nato non contempla una fine del contrasto con la Russia; anzi lavorerà per uno stato di tensione permanente, in linea del resto con quanto si va delineando in vari parti del pianeta, a riprova della necessità per gli USA di comprimere quanto più il maggior alleato della Cina in vista della risoluzione del nodo Taiwan e dell’affermazione di una leadership planetaria. Qualcosa di questo scenario è stato compreso in Europa? Crediamo di no. A parte la Merkel che aveva una buona visione geopolitica, e i piccoli calcoli contingenti di Macron, “NATO in stato di morte cerebrale” (2019), oggi ricreduto, in quanto proteso verso la leadership Ue, nessuno sembra aver compreso che tipo di partita stanno giocando gli atleti europei, con allenatori e staff tecnico statunitensi. L’Italia, poi, con l’eclissi dal palcoscenico internazionale, a parte la visita di cortesia alla Casa Bianca, del presidente Draghi, che solo pochi mesi addietro era stato individuato dall’informazione domestica come uno statista europeo e oltre, oggi, silenziosamente, è tra i più allineati alle volontà nord atlantiche. Insomma, un Pianeta super armato e ancor più super agguerrito, inquietante per il suo futuro con un riarmo generalizzato che, purtroppo, è una corsa con pochi ostacoli. Chi potrebbe frapporsi e frenare questa irresponsabilità collettiva? Credo nessuno, non certamente l’ONU, di cui la comunità internazionale da tempo avrebbe dovuto proclamare l’estinzione, né il Pacifismo militante non in grado, non è il suo mestiere, di leggere e interpretare scenari. La guerra in Ucraina, tra l’altro, ha comportato anche una profonda crisi dell’Ecumenismo: i capi religiosi non sono riusciti neppure a pregare unitariamente; anzi tra il Papa di Roma e l’Ortodosso di Mosca Kirill sono corse pesanti espressioni, frutto del loro abbeveramento agli inquinati pozzi della politica politicante. Anche le confessioni religiose sono armi spuntate come agenti di coesistenza, vittime della contrapposizione globale e non più in grado di veicolare alti richiami di fede per il rispetto della vita. Convinti che tra le maggiori criticità vi sia quella di mentire a se stessi e, per non incorrere nell’errore, evidenziamo preoccupazione e timore per il prossimo futuro in un mondo in cui pochi sono i manovratori, a fronte di una moltitudine di tifosi. Tra i primi, statunitensi, cinesi, russi, banchieri, finanza internazionale, amici del World Economic Forum di Davos; gli altri, purtroppo, politici, esperti, improvvisati reporter di guerra, operatori della comunicazione, che a ogni crisi internazionale spiegano che questa sarà occasione per il rilancio dell’Unione europea, in linguaggio contemporaneo l’aspirazione è definibile come resilienza europea. Ci sono speranze per un futuro diverso? Lo auguriamo. Agli europeisti in servizio permanente suggeriamo, che, con la fine della guerra, si potrebbe iniziare ad avanzare un progetto per la denuclearizzazione dei territori aderenti all’Unione. Forse l’Europa potrebbe avviarsi verso la ripresa di un ruolo di autorevolezza e guida. Ci ritorneremo. Qualcuno interpreterà queste note come filo putiniane; noi continuiamo a essere, a credere e a muoverci nel solco del liberalismo, avendo come stella polare la realizzazione di società libere e con Julien Freund riteniamo di dover essere intolleranti nella difesa delle nostre idee in un mondo in cui primeggiano demagogia e feticci d’incomprensibili valori.

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Sul Pianeta siamo più di 8 miliardi di umani

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 gennaio 2022

By Luigi Ciolli. “Eravamo 4 miliardi nel 1974 e 7 miliardi nel 2011. Grazie ai progressi della medicina e del miglioramento delle condizioni di vita.Un bene per la vita delle persone, affiancato dal male che questi 8 miliardi stanno apportando al Pianeta per la propria sopravvivenza. In tanti hanno formule più o meno interessanti e fattibili (e in parte già applicate) perché questo male si manifesti il meno possibile, ma sembra che non siano sufficienti visto lo stato del Pianeta, la crescita degli umani e il loro continuo impatto per l’erosione della vita del Pianeta.In questa crescita si inserisce il calo demografico dell’Italia (con (dati 2020 rispetto a 2019) -0,7% (poco più di 400mila) e una popolazione totale di quasi 60 milioni. Dato negativo che fa gridare i nostri demografi e politici alla necessità di fare più figli, anche con l’autorevole intervento del papa cattolico che ha esortato in questo senso nel nome di “Dio, patria e famiglia”. Coi dati di oggi sugli 8 miliardi e quelli di tutti i Paesi europei e mondiali in crescita, diventa mefistofelico continuare a credere che la sostanziale stabilità italiana rappresenti un problema di decrescita da incentivare anche con contributi a pioggia per chi fa più figli. L’Italia, per chi non se ne fosse ancora accorto, non è il centro del mondo: quello che accade nei propri confini è legato al resto del mondo, i suoi numeri devono entrare nel calcolo mondiale perché un bimbo che nasce nel Sahel o muore in un’isola del Pacifico del Sud o si ammala in una metropoli cinese, riguarda tutti: – siamo più di 8 miliardi, con tendenze alla continua crescita; – quando eravamo molti meno abbiamo gestito il Pianeta in modo da rendercelo invivibile; – oggi, nonostante questa consapevolezza, non possiamo fare a meno, per esempio, delle energie che distruggono il Pianeta; … se riuscissimo anche a contenere il numero di umani, non potremmo che trarne vantaggi. Preoccupati per l’Italia e la sua economia nazionale? Tranquilli, o si continua a contribuire al genocidio di rifugiati ed immigrati economici non accogliendoli, oppure questi ultimi saranno ben felici di essere accolti, equilibrando in parte la nostra denatalità. Non è il massimo per contribuire a rendere il Pianeta vivibile e a farlo erodere meno, ma potrebbe essere il nostro piccolo contributo, da affiancare a tutte le politiche di salvaguardia ambientale: anche contenere la crescita demografica è una politica ambientale.

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Scoperta del nuovo pianeta GJ 367 b

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Un team internazionale di ricerca, che include Luisa Maria Serrano, Elisa Goffo e il Prof. Davide Gandolfidel Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino, ha recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Science la scoperta del nuovo pianeta GJ 367 b. Si tratta di un esopianeta (ossia quei pianeti che orbitano attorno ad altre stelle) con una massa pari alla metà di quella della Terra, uno dei più leggeri tra i quasi 5000 esopianeti ad oggi conosciuti. Con un diametro di poco più di 9000 km, GJ 367 b è leggermente più grande di Marte, ed impiega solo 8 ore a compiere una rivoluzione attorno alla sua stella. Il lavoro è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Science. GJ 367 b è stato scoperto grazie alle osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della NASA utilizzando il metodo dei transiti, che consiste nel misurare la diminuzione di luce di una stella quando questa viene parzialmente occultata da un suo pianeta che le transita di fronte. Osservazioni successive condotte utilizzando lo spettrografo HARPS dell’European Southern Observatory (ESO) hanno permesso di determinare la massa del pianeta. Pianeti con periodo orbitale più breve di 24 ore vengono chiamati in gergo scientifico ultra-short period planets, ossia pianeti con periodo orbitale molto corto. “Si tratta generalmente di pianeti rocciosi con dimensioni più piccole di una volta è mezza quella della Terra. Tra i pianeti appartenenti a questa famiglia, GJ 367 b è il più piccolo membro di cui sia stata misurata la massa”, aggiunge il Prof. Gandolfi. “Anche se non conosciamo bene le sue origini, riteniamo che GJ 367 b si sia formato a distanze molto più grandi dalla sua stella e che successivamente sia migrato verso le regioni più interne del sistema planetario, raggiungendo la sua orbita attuale.” Determinando il raggio e la massa con una precisione rispettivamente del 7 e del 14 %, i ricercatori sono stati in grado di dedurre informazioni importanti sulla struttura e composizione interna dell’esopianeta. “GJ 367 b ha una densità di circa 8 grammi per centimetro cubo, maggiore di quella della Terra. Questo suggerisce che il pianeta abbia un nucleo molto esteso di ferro e nichel, simile a quello di Mercurio, il pianeta più interno del Sistema Solare”, spiega la ricercatrice Maria Luisa Serrano. La vicinanza del pianeta alla sua stella lo espone ad un livello di radiazioni estremamente elevato, oltre 500 volte più intenso di quello che riceve la Terra dal Sole. “Stimiamo che la temperatura superficiale sia di circa 1500 gradi Celsius. A questa temperatura le rocce ed i metalli fondono ricoprendo la superficie di GJ 367 b con un mare di lava”, aggiunge la ricercatrice Elisa Goffo.Il pianeta appena scoperto orbita attorno ad una stella nana rossa avente un raggio pari a circa il 45% di quello del Sole e una temperatura superficiale di circa 3500 K che le conferisce un colore rossastro. Le nane rosse sono le stelle più comuni nella nostra Galassia e si stima che attorno ad esse orbitino in media da due a tre pianeti, ciascuno dei quali è più piccolo di Nettuno. “Il nostro team sta intensivamente osservando GJ 367 con HARPS alla ricerca di altri pianeti esterni, al fine di studiare l’architettura esterna del sistema e studiare meglio le sue origini”, sottolinea il Prof. Gandolfi. La scoperta è stata resa possibile grazie alla collaborazione di 78 ricercatori afferenti ad atenei e centri di ricerca di Giappone, Svezia, Italia, Danimarca, Germania, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Canada, Argentina, Cile, Brasile, Paesi Bassi, Austria, Spagna, Portogallo e Francia coordinati da Kristine W. F. Lam e Szilárd Csizmadia dell’Institute of Planetary Research at the German Aerospace Center.

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C’è chi pensa di fare affari mentre il pianeta brucia

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2021

Alcuni tra i principali Paesi produttori di carbone, petrolio, carne e mangimi animali stanno cercando di far eliminare dal prossimo rapporto dell’International Panel on Climate Change (IPCC) informazioni e conclusioni che minaccerebbero gli interessi delle loro aziende. È quanto rivela un’inchiesta realizzata da Unearthed, il team di giornalismo investigativo creato da Greenpeace UK, sulla base di decine di migliaia di documenti, normalmente secretati, con commenti da parte di governi, aziende, scienziati sulle bozze del prossimo rapporto dell’IPCC “Working Group III”.Gli esperti dell’IPCC non hanno alcun obbligo di accettare questi commenti, che sono sottoposti a una rigorosa analisi scientifica sulla base dei dati disponibili. Tuttavia, alcuni commenti analizzati da Unearthed svelano le inquietanti posizioni assunte, dietro le quinte, da alcuni Paesi importanti. L’analisi di questi documenti, pubblicata a pochi giorni dall’inizio di un vertice cruciale come la COP26 sul clima che si terrà a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre, mostra infatti come alcuni Paesi – tra cui Brasile, Argentina, Australia, Giappone, Arabia Saudita e gli Stati membri dell’OPEC – stiano cercando di annacquare il prossimo rapporto IPCC.Ad esempio, Paesi come Australia, Arabia Saudita, e l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), stanno facendo pressioni sull’IPCC per eliminare o indebolire la parte conclusiva del report che afferma che dovremmo rapidamente cessare l’estrazione di fonti fossili come carbone, petrolio e gas fossile. Tutto questo, mentre continuano a reclamizzare soluzioni fasulle come la cattura e lo stoccaggio sotterraneo della CO2 (CCS). Una tecnologia costosa e fallimentare di cui al momento, su tutto il pianeta, esiste un solo impianto in funzione, peraltro con efficacia ben al di sotto dell’atteso.Vari governi hanno inoltre chiesto di eliminare le critiche alle attività di “carbon offsetting”, la compensazione delle emissioni di gas serra tramite schemi di protezione forestale. A dispetto della mole crescente di evidenze che dimostrano l’inutilità e la pericolosità di queste pratiche, Paesi come Regno Unito, Canada e Stati Uniti hanno contestato la posizione dell’IPCC su questi progetti (come il noto REDD+, utilizzato anche da ENI), sfruttati come “un greenwashing a basso costo”.Brasile e Argentina – tra i maggiori produttori di carne e mangimi – hanno invece fatto pressione sull’IPCC per eliminare alcuni passaggi sui benefici per il clima della riduzione del consumo di carne, e la promozione di diete con ridotto consumo di prodotti di origine animale.

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La Generazione Z è la più impegnata nella salvaguardia del Pianeta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2021

Sarà la battaglia dell’attivista Greta Thunberg, saranno gli innumerevoli disastri ambientali degli ultimi anni, sarà che a pagare le conseguenze dei cambiamenti climatici saranno soprattutto i più giovani, ma una cosa è certa: la Generazione Z è la più impegnata nella salvaguardia del Pianeta. In particolare, i ragazzi sono sempre più critici ed esigenti verso il mondo della moda, uno dei settori che ha un impatto maggiore sull’ambiente. A confermare questa posizione è uno studio condotto dai ricercatori della Washington State University e pubblicato sulla rivista Sustainability, dal quale emerge come la Gen Z non solo sia più orientata al consumo sostenibile, ma anche una maggiore attitudine a utilizzare servizi di noleggio di abbigliamento che permettono di allungare la vita di un capo, evitando gli sprechi tipici del fast fashion. Dallo studio è emerso infatti che il 55% del campione appartenente alla Generazione Z ha già sperimentato il noleggio nel settore moda, con le donne maggiormente coinvolte dalla tendenza. Ma non è tutto: a livello statistico la ricerca ha evidenziato una varianza del 58,6% rispetto all’intenzione di utilizzare questo tipo di servizio. “Il 25% del nostro fatturato arriva proprio dalla Generazione Z, segno dell’interesse di questa fascia d’età nei confronti del noleggio. I giovani hanno sposato la nostra filosofia e compreso come il fashion renting possa rivelarsi un’ancora di salvezza e contribuire a un futuro più verde, fatto di capi in grado di durare nel tempo e di guardaroba infiniti e condivisi – afferma Caterina Maestro, fondatrice e CEO della startup milanese DressYouCan (dressyoucan.com) – Il nostro servizio permette a chiunque di indossare capi d’alta moda per un’occasione speciale con prezzi accessibili, il tutto con un sistema di noleggio online e offline molto semplice e che sta riscuotendo grande successo. Il noleggio di abiti è l’esatto opposto del fast fashion e rappresenta un vero e proprio asso nella manica per stupire con la propria eleganza nonché una perfetta soluzione per chi sogna un vasto guardaroba che non alimenti sprechi e inquinamento”. La leva principale di questo cambiamento culturale che interessa soprattutto i nati tra il 1995 e il 2010? La sensazione di fare la differenza. Una svolta più che necessaria se si pensa che, secondo l’Environmental Protection Agency, nel 2018 negli Stati Uniti oltre 17 milioni di tonnellate di tessuti sono finiti nelle discariche. Un aumento drammatico paragonato alle circa 13 milioni di tonnellate nel 2009 e ai 9,4 milioni di tonnellate nel 2000. Inoltre, secondo Clean Clothes Campaign, nei paesi occidentali in media ogni persona produce 70 kg di rifiuti tessili all’anno che rappresentano il 5% degli scarti prodotti a livello globale. Oltre alle conseguenze ambientali, i giovani sono più sensibili anche verso l’etica lavorativa dell’industria, un elemento spesso trascurato dalle grandi marche che fanno dei capi usa e getta il loro credo: come evidenziato da Fast Company, infatti, lo stipendio medio di una persona che in Bangladesh si occupa di creare le magliette indossate in Europa e America è di 28 taka all’ora (pari a 28 centesimi di euro), cifra che lo porta a faticare per riuscire a pagare le bollette anche lavorando 60 ore a settimana. La situazione non è diversa in Cambogia dove il salario è di circa 70 centesimi l’ora o in India dove si scende addirittura a 49. I dati che dimostrano i benefici del fashion renting arrivano anche da oltreoceano: negli Stati Uniti, Paese pioniere del trend, dal 2010 ad oggi il celebre servizio di noleggio Rent the Runway ha consentito di evitare la produzione di circa 1,3 milioni di nuovi capi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Women’s Wear Daily, ha evidenziato come noleggiare un abito anziché acquistarlo permetta di consumare il 24% in meno di acqua, abbattere il consumo energetico del 6% e far scendere le emissioni di Co2 del 3%. In generale, il risparmio ambientale nei prossimi anni sarà di 207,3 milioni di litri di acqua, 33 milioni di kWh di energia e 6 milioni di kg di emissioni di Co2. Non solo fashion renting però, anche il riciclo di vestiti usati è un tema caldo per la Generazione Z. In questo senso occorre citare il progetto di sensibilizzazione Looop in cui l’attrice Maisie Williams, o meglio il suo avatar digitale, guida l’utente nella Looop Island, un mondo sostenibile all’interno di uno dei videogame preferiti dalla Generazione Z, Animal Crossing. Qui il giocatore potrà riciclare abiti e crearne di nuovi guadagnando punti in un modo del tutto eco-friendly. Un interessante trend, invece, arriva da Dublino dove, come riporta The Times, qualche anno fa Aisling Byrne, studentessa del Trinity College, ha lanciato nel campus il “peer-to-peer clothes swapping”, ovvero lo scambio di vestiti e accessori tra amici e nella comunità in cui si vive. L’idea ha riscosso un tale successo da spingere Byrne a fondare una startup che oggi permette di scambiarsi vestiti in Irlanda e UK. E anche un altro segno di una crescente attenzione alla moda sostenibile arriva dall’isola britannica: mentre a settembre vanno in scena le Fashion Week di New York, Parigi e Milano, a Bristol è stata organizzata la prima Sustainable Fashion Week con lo scopo di inspirare, educare e sensibilizzare le persone a un rapporto più sostenibile con il proprio guardaroba. Il messaggio è chiaro: il mondo della moda deve cambiare per soddisfare le esigenze della Generazione Z, attiva sostenitrice dell’etica e dell’autenticità nella moda.

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Ricercatori insieme per la cura del pianeta

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2021

Centinaia gli eventi già in programma per la Settimana della Scienza che si apre il 18 settembre, si chiude il 25 e culmina venerdì 24, in contemporanea con tutta Europa, toccando 19 località da Parma a Palermo, da Potenza a Carbonia, con il clou nel centro storico di Frascati, uno dei magnifici Castelli Romani, dove si concentrano tantissimi Enti di Ricerca italiani ed europei. Matematica per le strade di Roma e un ricco programma multidisciplinare con Università degli Studi Roma Tre, oppure nei segni e nei disegni dei più giovani insieme all’Associazione ParimPari, e poi ancora cifrari e codici segreti da decifrare e da comporre, o giochi di ruolo per salvare la Terra in tre ore a cura de Il Salotto di Giano aps, stanze del delitto imperfetto da investigare un assaggio del fitto programma dell’Università di Parma, caccia ai segreti dei più piccoli viventi e a quelli delle foglie della Città di Ariccia, DNA e api al microscopio, bracci bionici e cure con sistemi microfluidici di nanoparticelle insieme ai ricercatori di Università Campus Bio Medico, meteoriti e come riconoscerli, chimiche e alchimie, nanomateriali ecocompatibili per i supporti dei dipinti, spiegate dagli esperti di Istituto Centrale per il Restauro, realtà virtuali … ce n’è per tutti i gusti e per tutte le età. Vi invitiamo a cliccare sui nomi dei partner per vedere tutta la programmazione. Il programma online sul sito di Frascati Scienza è ricco e ghiotto: comprende gli eventi nazionali e presto si aggiungeranno quelli di Frascati. Ricco e ghiotto anche nel senso letterale del termine: tra i tanti eventi di CREA, uno show cooking guidato dai ricercatori. Di cibo, alimenti e scarti si parla in varie salse scientifiche. Dai racconti dedicati aI più piccoli sugli ortaggi, alle degustazioni frutto della collaborazione tra Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’, Frascati Scienza, Ospitalità Castelli Romani (OCR), dall’analisi delle proprietà e della bontà del latte purché sostenibile, al manuale sul mangiar bene, scritto con e per gli adolescenti, dal rimorchio supersostenibile per lo street food, alla fisica tecnica del pop corn, dai robot per l’agricoltura di precisione alla scienza per gli scarti. Dopo un anno di infodemia sul Covid pare si senta il bisogno di una pausa: pochissimi eventi, tra le centinaia, affrontano direttamente il tema, ma parlandone ad esempio in termini di sequenziamento, big data e medicina di precisione con gli esperti di IFO – Istituto nazionale tumori Regina Elena e Istituto dermatologico San Gallicano, di ‘long Covid’ e l’eredità dell’infezione, di nuove declinazioni di ‘nomi, cose, città’. L’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, Alumni-ALACLAM Associazione Laureati Ateneo Cassino e Lazio Meridionale celebrano gli 80 anni dalla pubblicazione del Manifesto di Ventotene con una serie di eventi che intendono riconoscere il fondamentale ruolo svolto dalle donne nella realizzazione e diffusione della ‘Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea’. Università LUMSA racconta tutti i colori della ripartenza, mentre con Istituto Nazionale Malattie Infettive ‘Lazzaro Spallanzani’ si parlerà del ruolo del dubbio nella scienza. A proposito di salute e medicina, si parla di nuove frontiere della ricerca in ambito medico con Fondazione AIRC ma anche dei microbi che non vengono per nuocere, mentre Fondazione Umberto Veronesi esplora in una serie di laboratori online rivolti agli studenti delle scuole secondarie quali sono le molecole inquinanti più comuni negli spazi in cui viviamo e come tutelare la nostra salute contribuendo a migliorare la qualità dell’ambiente. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù parla di ricerca medica pediatrica, e Fondazione European Brain Research Institute (EBRI) Rita Levi-Montalcini di dis-abilità tra neuroscienza e arte, fino ad arrivare persino a vedere una vera sala operatoria in un centro commerciale con l’Associazione Infermieri di Camera Operatoria. Si possono fare cacce al tesoro nell’Orto Botanico con i ricercatori, pedalate ecologiche, anche in e-bike ai Castelli Romani, nel Comune di Nemi è possibile seguire percorsi d’acqua dai borghi ai laghi, e con altri partner, vivere un giorno da pesce insieme ai ricercatori dell’Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’, passeggiare tra navi e onde, tra idraulica e viscosità, immersi in piante acquatiche e in quartieri interni, come la Garbatella, ma pure capire bene quali tecnologie sostenibili vengono usate per i restauri o quali rilievi e modelli matematici servono per ricostruire il passato.Laboratori intriganti, aperitivi scientifici, webinar su ogni scienza, giochi e spettacoli, kit da giocare con Marie Curie. Tutto per il futuro del pianeta, appunto. Alla biodiversità, di cui l’Italia è straricca, sono dedicati molti eventi in tutte le località della Notte, di sostenibilità e biodiversità si parlerà anche nelle visite guidate in programma con il FAI – Fondo per l’ambiente italiano. Ma c’è anche la chimica al servizio della sostenibilità (e quella che c’è tra noi). Bioeconomia: ecco un corso per insegnanti e attività per bambini di FVA New Media Research con i progetti Biovoices e Transition2Bio. Economia circolare, argomento in cui il nostro paese eccelle, è oggetto di aperitivi scientifici, di laboratori per bambini a cura di Explora Il Museo dei Bambini di Roma, di giochi più impegnativi per i più grandi, di mostre itineranti insieme al Gruppo Astrofili Monti Lepini che coinvolgono persino la luna, approfondimenti per esperti e tanto altro. Progettare un futuro non può prescindere dal tema dell’energia, scandagliato e raccontato in ogni modo possibile dai ricercatori. C’è chi mostra la torre nearly zero net, chi, come Sotacarbo, conduce il pubblico nel progettare la propria casa a impatto zero, chi lo fa giocare energicamente, chi lo fa esercitare in frugalità, chi gli mostra l’eolico galleggiante e la fragilità dei territori, chi come ISINNOVA – gli parla di mobilità a zero emissioni e chi di velocità da formula SAE. La sostenibilità parte dall’emergenza climatica, dall’inquinamento, certo, ma non è solo ambientale, si sa. Non a caso, tra gli eventi, c’è chi sceglie di parlare di giustizia sociale, parità di genere, di donne scienziate e del ruolo delle donne (s)confinate.Incontri vis à vis, interviste, concorsi sul “mio ricercatore” per i piccoli pazienti di Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, e chiacchierate con ogni ricercatore possibile, su Facebook, nei webinar online, dal vivo durante gli eventi: i ricercatori lasciano le loro stanze (o vi accompagnano grandi e piccini) per portare le scienze tra le mani di tutti. Perché per vincere la sfida del futuro, scienza e tecnologia non bastano, hanno bisogno del sostegno, del supporto, dell’aiuto di ogni cittadino.Eventi per bambini, altri per adulti, pochi per gli esperti, ma tanti, tantissimi da seguire, da nord a sud, da est a ovest, dal vivo e online: impossibile riportarli tutti, ma sul sito di Frascati Scienza, divisi in due programmi (uno per tutti, un altro esclusivamente per le scuole), si possono già scegliere per località, data, organizzatore ed età. A breve sempre online anche il ricchissimo programma clou della Settimana della Scienza a Frascati. Quanto alle prenotazioni, il sito le accoglie a partire da settembre.

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Rifiuti elettronici, cinque azioni per aiutare il pianeta

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Contribuire al ripristino dell’ecosistema significa anche assicurarsi che i propri rifiuti seguano una corretta strada di raccolta, recupero e smaltimento evitando così che possano essere dispersi. In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, che si celebra il 5 giugno fin dal 1972 e che si prefigge non solamente di richiamare l’attenzione pubblica sulle questioni ambientali, ma di indicare delle azioni concrete che possano contribuire al miglioramento dell’ambiente stesso, il consorzio Ecolight pone l’accento sui rifiuti elettronici. Una tipologia di scarti che sta crescendo a ritmi sostenuti e che rappresenta una vera sfida ambientale per le potenzialità di recupero che ha. «Solamente il 20% dei RAEE segue un iter corretto. Il resto finisce nella raccolta indifferenziata oppure, nel peggiore dei casi, viene esportato illegalmente», osserva Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei RAEE, delle pile e degli accumulatori esausti. «Conoscere il valore ambientale di questi rifiuti, ma soprattutto assicurarsi che questi siano conferiti correttamente è un impegno che ci deve vedere tutti coinvolti se vogliano contribuire in modo fattivo alla tutela del nostro pianeta».Nel rispetto delle indicazioni della Giornata mondiale dell’Ambiente, Ecolight ricorda le azioni concrete che possono dare una mano al miglioramento dell’ambiente. In cinque punti, le indicazioni su come gestire frigoriferi, frullatori, smartphone e lampadine a risparmio energetico non più funzionanti:1. innanzitutto, i RAEE possono essere portati direttamente alla piazzola ecologica del proprio comune. Qui ci saranno cinque contenitori dove conferire rispettivamente: frigoriferi e congelatori, forni e lavatrici, schermi e televisori, piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo e lampadine a risparmio energetico e a fluorescenza; 2. è bene ricordarsi che, al momento dell’acquisto di una nuova apparecchiatura, è possibile consegnare gratuitamente al rivenditore (negozio o portale e-commerce) l’apparecchiatura vecchia non più funzionante secondo il principio dell’Uno contro uno; 3. i RAEE di piccole dimensioni, ovvero fino a 25 cm, possono essere consegnati in negozio anche senza alcun obbligo di acquisto (principio dell’Uno contro zero). Questo vale per i negozi con una superficie di vendita di apparecchiature elettroniche superiore ai 400 mq; 4. le lampadine a incandescenza e quelle alogene non sono RAEE, devono quindi essere messe nel sacco della raccolta indifferenziata; 5. è bene togliere le pile da ogni apparecchiatura elettrica prima di buttarla. Le pile esauste devono essere conferite negli appositi contenitori che si trovano nelle ecoisole comunali oppure in prossimità di alcuni esercizi commerciali.

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“Un pianeta piccolo piccolo. La fine della globalizzazione”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2021

Edito dal Sole 24 Ore in edicola per un mese da sabato 17 aprile e in libreria da giovedì 29. Il volume sarà disponibile anche in versione ebook. La prima globalizzazione della Storia crollò perché era un sistema troppo fragile. Trenta secoli dopo, nel 2020, la Storia si ripete: la globalizzazione moderna si inceppa. Un’epidemia segna la fine di un mondo, della globalizzazione “madre e matrigna”. Un periodo storico, plasmato dalla TurboFinanza si chiude e un nuovo ordine mondiale sorgerà: è la fine della Movida Economy, dei negozi tradizionali, del lavoro in ufficio e dei ristoranti, ultima incarnazione del consumismo. Sorge l’era della Home Economy: dalla spesa al lavoro, tutto si farà in casa. La Società Matrix, tutti chiusi nel proprio bozzolo virtuale, sta per diventare realtà.Attraverso un focus che si concentra principalmente sugli ultimi trent’anni di storia, Simone Filippetti propone al lettore “un’analisi razionale, a tratti spietata, ma lucidissima” – come la definisce Daniele Capezzone nella prefazione – di quello che sta accadendo sotto gli occhi di tutti e offre una riflessione su quelli che potranno essere i possibili scenari futuri riassumendo le ultime tappe della storia recente prima dell’arrivo del Coronavirus: “I campionati di calcio di Italia ’90 come la fine di un’epoca (e di tante illusioni); poi, la bolla di Internet e l’esplosione della new economy alla fine degli anni Novanta e al giro di boa del nuovo secolo; l’attentato alle Torri Gemelle come inizio dell’era della grande volatilità; la crisi finanziaria del 2007-2008 come esito forse inevitabile di una turbofinanziariazzione incontrollata; l’inondazione di liquidità del Quantitative easing, che però non arriva all’economia reale, sempre più boccheggiante; il 2011 come anno dell’aggressione all’Italia come animale più debole del branco; fino al 2016 con gli choc (per una élite che non aveva voluto vedere e capire) di Brexit e dell’elezione di Donald Trump; e al 2020-2021 dell’incubo Covid”. Nel libro l’autore spiega: “La globalizzazione, che ha prosperato sulla libera circolazione di merci e persone si è improvvisamente bloccata: aeroporti vuoti, compagnie aeree a terra, stazioni deserte e treni dimezzati. Il cittadino globale, che lavora a Londra, vola in settimana per fare riunioni a New York, ha la famiglia a Milano, è diventato uno smart worker, che fa le riunioni via Zoom e non mette il naso fuori dalla finestra. La movida, diventata un pilastro fondamentale dell’economia, un fenomeno che ha ridisegnato le città (a cominciare dal “Fenomeno Milano”) è evaporata, tra ristoranti chiusi e locali notturni sotto coprifuoco. Il virus – prosegue l’autore – ha colpito al cuore il ganglio dei consumi, che sono ormai il motore del mondo occidentale e dei Paesi sviluppati. Negozi, musei, teatri, cinema e stadi: tutto è vuoto e chiuso. Tutto si vive solo filtrato dallo schermo del Pc, connesso ovunque. Si lavora da casa; da casa si fa la spesa on-line; da casa, via app, si ordina il pranzo, perché ormai la società è stata disabituata a cucinare; e il pranzo viene consegnato dai fattorini della gig economy, sottopagati. Da casa si pagano le bollette, e si riscuote la pensione. Da casa non si va più a scuola, ma gli studenti devono imparare l’aoristo o la partita doppia (con pessimi risultati) da un insegnante “virtuale”. edicola: € 12,90, libreria: € 14,90 ebook: € 9,99

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Pianeta terra: A proposito di ecologia e dei guasti all’ecosistema

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

Mi viene in mente un racconto tanto “per rinfrancare lo spirito” letto nel libro di Daniel Taub, edito dalla San Paolo, titolato “Luci della Torà”: “Il Signore parlò a Noè e disse: “Noè tra sei mesi manderò la pioggia, finché il mondo intero sarà coperto dall’acqua e tutte le cose malvagie saranno distrutte. Ma voglio salvare alcune persone buone e due esemplari di ogni essere vivente sul pianeta. Ti ordino di costruire un’arca.” Trascorsi sei mesi il cielo prese a rannuvolarsi e in-cominciò a cadere la pioggia. Il Signore guardò giù e vice Noè che piangeva seduto in giardino, ma niente arca. “Noè!” Gridò il Signore. “Dov’è la mia arca?” “Signore perdonami” Implorò Noè. “Ho fatto del mio meglio ma ci sono state grosse difficoltà: Prima di tutto ho dovuto procurarmi un permesso per la costruzione dell’arca, ma i tuoi progetti non erano a norma. Poi i vicini si sono lamentati, dicendo che violavo le ordinanze del quartiere, e dovevo farmi dare i permessi. Poi ho avuto enormi problemi a tagliare legna sufficiente per l’arca, per via del divieto di abbattere gli alberi. E adesso, quando finalmente ho cominciato a raccogliere gli animali, sono stato denunciato da un gruppo di animalisti che protestano perché mi porto solo due esemplari di ogni tipo. Davvero, non credo di riuscire a finire l’arca in meno di cinque anni.”
Di fronte a ciò il cielo si rischiarò, il sole cominciò a splendere e un arcobaleno tese il suo arco nel cielo. Noè guardò su e sorrise: “Vuoi dire che non distruggerai il mondo?”, chiese pieno di speranza. “No”, disse il Signore, “ci ha già pensato il governo.” A ben pensarci è esattamente quello che sta accadendo con la distruzione delle foreste equatoriali, con il crescendo delle violenze personali e di gruppo e i tanti scempi che si compiono per la devastazione dell’ecosistema. È tempo quindi non più, o per lo meno non solo di diluvi ma anche per dirci che siamo noi come sistema politico, economico e sociale a gettarci la zappa sui piedi e ad autodistruggerci.(Riccardo Alfonso)

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La proposta ONU di proteggere il 30% del pianeta entro il 2030

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Centoventotto tra esperti e ONG ambientaliste e dei diritti umani lanciano oggi un monito: la proposta ONU di aumentare le aree protette globali, come i parchi nazionali, potrebbe portare a gravi violazioni dei diritti umani e causare danni sociali irreversibili per alcune delle popolazioni più povere del mondo. Nel maggio 2021, il Vertice delle Parti presso la Convenzione sulla diversità biologica (CBD), prevede di accordarsi sul nuovo obiettivo di mettere almeno il 30% della superficie terrestre sotto conservazione entro il 2030. Questo obiettivo “30×30” raddoppierebbe l’area di terra attualmente protetta entro il prossimo decennio.Tuttavia, le preoccupazioni sui costi umani della proposta e sulla sua efficacia come misura ambientale stanno crescendo poiché la protezione della natura, in regioni come il bacino del Congo africano e l’Asia meridionale, negli ultimi anni è stata sempre più militarizzata. Una serie di recenti denunce ha rivelato che le comunità continuano a essere espropriate e sfrattate con la forza per far spazio alle aree protette e che subiscono gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze anti-bracconaggio, armate pesantemente.In una lettera al Segretariato della CBD, le ONG avvertono che potrebbero subire gravi impatti negativi fino a 300 milioni di persone a meno che non siano implementate misure molto più forti per proteggere i diritti dei popoli indigeni e di altri piccoli proprietari terrieri tradizionali e gestori dell’ambiente. I gruppi ambientalisti firmatari del monito hanno anche affermato che il modello di “conservazione fortezza” implementato in gran parte del Sud del mondo non riesce a prevenire il rapido declino della biodiversità, sottolineando anche come spesso le pesanti imposizioni rischiano di mettere la popolazione locale contro gli sforzi di conservazione, accelerando addirittura la distruzione dell’ambiente. Qualsiasi ulteriore incremento delle aree protette, sostengono, deve essere preceduto da una revisione indipendente degli impatti sociali e dell’efficacia di conservazione delle aree protette già esistenti.

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Le 5 soluzioni tech per salvare il Pianeta e tutelare l’ambiente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

I cambiamenti climatici, il consumo inadeguato delle fonti di energia, lo stato di salute degli oceani, la deforestazione sono alcune delle problematiche da risolvere su cui organizzazioni internazionali e singoli Stati sono già al lavoro. In tal senso, la tecnologia può rendere il nostro Pianeta un luogo più confortevole e sostenibile, in cui le generazioni future possono continuare a vivere e prosperare.Ecco alcune tecnologie, raccolte dal sito In a Bottle (wwwinabottle.it), che nel prossimo futuro potrebbero aiutare la Terra, rendendo il nostro Pianeta un posto migliore.
Il Vetro Solare: E se ogni finestra di un grattacielo potesse generare energia? Questa è la promessa del vetro solare, una tecnologia emergente che sta suscitando molto interesse in chi si occupa di design e sostenibilità. Il vetro solare è un materiale per finestre opportunamente trasparente capace di catturare l’energia del sole e convertirla in elettricità.Il grande ostacolo oggi è l’efficienza. Le celle solari ad alte prestazioni possono raggiungere un’efficienza pari o superiore al 25%, ma mantenere la trasparenza significa sacrificare l’efficienza con cui la luce viene convertita in elettricità. Un team dell’Università del Michigan sta sviluppando un prodotto in vetro solare che offre il 15% di efficienza lasciando passare il 50% della luce.
Il grafene: Più forte dell’acciaio, più sottile della carta, capace di condurre energia meglio del rame. Il grafene sembra essere un materiale miracoloso, fino a poco tempo conosciuto solo a livello teorico. Si tratta di uno strato ultra-sottile di grafite scoperto per la prima volta nel 2004 all’Università di Manchester. Ora è oggetto di intense ricerche e sperimentazioni, con molti che prevedono che sarà capace, dopo bronzo, ferro, acciaio e silicio, di promulgare l’evoluzione culturale e tecnologica della nostra specie.Un grafene è spesso composto da un solo atomo, flessibile, trasparente e altamente conduttivo, rendendolo adatto a una vasta gamma di applicazioni come la filtrazione dell’acqua, il trasferimento di energia su grandi distanze con perdite minime e usi fotovoltaici. Aumentando notevolmente l’efficienza rispetto ai materiali attuali, il grafene può rivelarsi una pietra miliare per un mondo sempre più green.
La plastica vegetale: Le materie plastiche a base vegetale che biodegradano sono una soluzione appetibile, in quanto potrebbero, in teoria, sostituire molti dei prodotti di plastica già in circolazione. Una società indonesiana chiamata Avani Eco produce dal 2014 bio-plastica di manioca.Attenzione: non tutte le bioplastiche biodegradano e si discute del merito di alcune tecniche di produzione. Un consumatore responsabile nel prossimo decennio dovrà saper conoscere il ciclo di vita dei prodotti che sceglie di acquistare.
La potenza è un fattore che limita lo sviluppo di molte tecnologie ecologiche. Il vento e il sole, ad esempio, sono in grado di generare grandi quantità di elettricità, ma la loro carenza in certi momenti ha ostacolato l’adozione delle tecnologie basate su di esse. Allo stesso modo, le auto elettriche stanno facendo passi da gigante, ma fino a quando la portata non aumenta e i tempi di ricarica diminuiscono, i combustibili fossili domineranno.Le batterie esistono e continueranno ad esserci, in quanto autoalimentarsi solo attraverso energie rinnovabili risulta oggi troppo costoso. Una società chiamata Form Energy sta sviluppando quelle che sono conosciute come batterie acquose a flusso di zolfo che costano tra $ 1 e $ 10 al chilowattora, rispetto ai $ 200 al chilowattora di quelle al litio. Anche i tempi di conservazione dovrebbero aumentare, forse per mesi. La sperimentazione di Form in California, se darà esiti positivi, potrebbe fornire una tabella di marcia al resto del mondo. Per curare il Pianeta occorre misurarlo. I sensori ambientali sono una delle tecnologie poco conosciute che permettono che ciò accada, e la diffusione dei sensori in rete sarà una delle tecnologie fondamentali per favorire ogni sforzo legato alla sostenibilità.I sensori di inquinamento in rete attualmente in uso aiutano a prevenire e ridurre le problematiche ambientali. Rispetto al passato, oggi sensori piccoli come un centesimo monitorano la qualità dell’aria e dell’acqua, identificando gli inquinanti e acquisendo dati in tempo reale su fenomeni che sono cruciali per il nostro benessere sociale ed economico. Sono in fase di realizzazione sensori indossabili per analizzare la qualità dell’aria e reti di sensori localizzati che monitorano l’utilizzo di energia e acqua negli edifici per ridurne gli sprechi. L’ulteriore proliferazione di questi sensori avrà un impatto positivo sul modo in cui viviamo.

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Quali sono gli effetti del cambiamento climatico sul nostro Pianeta?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Per scoprirlo, collegarsi sui canali di Frascati Scienza lunedì 30 marzo alle ore 14.30, con Copernicus is watching us, la virtual classroom di Scienza Contagiosa in cui Giancarlo Filippazzo programme coordinator presso il Copernicus Space Office dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) di Frascati, ci farà vedere i segni del climate change osservati dallo Spazio.Copernicus è il complesso programma di osservazione satellitare della Terra che rileva e gestisce dei dati sullo stato di salute del pianeta. Ad esempio, è proprio questo programma che negli ultimi giorni ha confermato un calo di inquinamento dovuto alla sospensione delle attività come misura di contrasto all’avanzamento del COVID-19.Per partecipare agli appuntamenti di Scienza Contagiosa, basta seguire la diretta sui canali Facebook e YouTube di Frascati Scienza. È possibile interagire con gli speaker inviando domande attraverso la sezione “Commenti” delle due piattaforme, lo staff di regia si occuperà di raggrupparle e proporle ai docenti che risponderanno in diretta ai vostri quesiti. Subito dopo è prevista la replica su IGTV di Instagram.

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Il modello ICA: ora plastic free: Più sostenibilità per salvare il pianeta

Posted by fidest press agency su domenica, 22 dicembre 2019

Dopo le vernici bio, la ricerca green, la mensa di filiera corta arriva anche il progetto di riduzione plastica, che ha aderito al programma del Ministero dell’Ambiente. In un solo anno tagliate 150mila bottigliette di acqua, 340 boccioni e 55,31 tonnellate di CO2. È tra gli antesignani dell’innovazione green nel Belpaese. Nel 1995 si è imposta al mondo ottenendo dalla Comunità Europea il prestigioso marchio Life, grazie alla gamma di vernici all’acqua bicomponenti, quale riconoscimento ufficiale per lo “sviluppo durevole e sostenibile” dimostrato dall’azienda e finalizzato alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, anticipando la svolta verde dell’intero comparto. Grazie a investimenti nella più prolifica eco-research Made in Italy, ICA, l’azienda civitanovese della famiglia Paniccia, ha reso possibile il prodigio dei colori bio, che tagliano le emissioni di anidride carbonica. E i dati parlano chiaro: verniciando un armadio in legno è possibile risparmiare CO2 per l’equivalente di 340 km percorsi da un’auto, come la distanza tra Roma e Reggio Emilia. Sono tappe decisive della storia della sostenibilità in Italia e coincidono con alcuni traguardi raggiunti dal Gruppo ICA, leader internazionale per le vernici innovative. Così, anche per fedeltà alla propria mission quasi cinquantennale, la multinazionale marchigiana valorizza la sensibilizzazione verso l’ambiente all’interno della propria azienda, nei confronti di dipendenti e collaboratori. Da questa settimana il passo ulteriore è stato quello di esser diventati plastic free con l’eliminazione, nella sede di Civitanova Marche, dell’uso di bottigliette e boccioni in plastica. Una relazione sull’impatto di questa scelta rivela numeri considerevoli. In un anno, il consumo di petrolio risparmiato ammonta a 3940 kg, e quello dell’acqua a 33940 litri. Grazie a questo intervento vengono tagliate le emissioni di 55,31 tonnellate di CO2, 35,5 kg di monossido di carbonio, 39,4 kg di zolfo e 78,8 kg di idrocarburi. L’azienda ha distribuito a tutti delle borracce di alluminio che permettono così di non utilizzare 150mila bottiglie di plastica, da mezzo litro, e 340 boccioni da 18 litri. Con questa azione, l’impresa civitanovese ha aderito alla campagna “Plastic free” lanciata dal Ministero dell’Ambiente che vuole coinvolgere più persone, società e istituzioni possibile, perché si impegnino ad eliminare la plastica usa e getta, grave fonte di inquinamento per gli oceani.Il contributo di ICA ad ostacolare l’incremento della plastica (passato dai 2 milioni di tonnellate negli anni 50 a quasi 360 nel 2015) si colloca nel solco di una vision mirante a rappresentare e compiere al meglio l’impresa di proteggere il futuro. Ma ambiente è anche dove si lavora. Per questo negli anni ICA ha promosso azioni virtuose in azienda, realizzando una mensa con prodotti di filiera corta e dotando lo stabilimento di biciclette che consentono di spostarsi in tempi veloci a impatto zero, senza prendere un mezzo di trasporto come l’auto.

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“PiantiAMO gli Alberi, sosteniAMO il Pianeta”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

Gubbio. In occasione delle imminenti festività natalizie, i dipendenti delle sedi italiane del Gruppo Financo, compresi quelli dello Stabilimento di Rassina, avranno in dono un albero da piantare, per compiere insieme all’azienda un piccolo gesto a favore del nostro pianeta. Ognuno di loro potrà scegliere il proprio albero tra varie tipologie e, nel caso non avesse uno spazio idoneo ove piantarlo, potrà contare sull’aiuto di tutti i colleghi.Gli alberi producono ossigeno, catturano CO2 migliorando così la qualità dell’aria, proteggono l’ambiente dal dissesto idrogeologico, favoriscono la salvaguardia delle biodiversità animali e vegetali, contribuiscono al fabbisogno alimentare, rendono più gradevole il paesaggio agevolando così il benessere psico-fisico dell’uomo. Il progetto è esteso a tutte le sedi delle società del Gruppo Financo presenti sul territorio nazionale: Colacem, Colabeton, Tracem, Inba, Park Hotel ai Cappuccini, Poggiovalle, Santamonica Misano World Circuit, Grifo Brokers, UmbriaTV e TRG. Si tratta di un’iniziativa coerente con i continui investimenti del Gruppo destinati al ripopolamento boschivo delle proprie aree estrattive italiane. Ogni anno l’azienda investe in media 700.000 euro, recupera all’ambiente 50.000 mq di superficie e mette a dimora circa 10.000 piante autoctone.Con “piantiAMO gli Alberi”, il Gruppo Financo vuole stimolare ogni persona a riflettere su quanto l’ambiente, la natura, siano importanti per il presente e il futuro.

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Ambiente: “Per salvare il pianeta bisogna far durare di più gli smartphone”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

L’ultimo allarme sulla salute del pianeta e i cambiamenti climatici che lo riguardano è del noto climatologo e ricercatore Luca Mercalli, intervenuto alla trasmissione “Che tempo che fa” su Raiuno. Mercalli ha affermato nel corso della trasmissione che i prossimi 10 anni sono vitali per salvarci dalla catastrofe: “Dieci anni in cui possiamo agire per ridurre il danno per le generazioni future. Nella migliore delle ipotesi ci sarà un aumento di 2 gradi, che può essere gestibile per l’umanità. Ma se non facciamo nulla ci saranno 5 gradi in più entro fine secolo, con uno scenario che viene definito ignoto, nemmeno catastrofico”. Questo il grido d’allarme lanciato dal noto climatologo.Ma cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo per salvare il pianeta e la vita delle generazioni future? Il primo fattore da considerare è che il nostro stile di vita, le nostre scelte e i nostri consumi, anche in fatto di tecnologia, impattano direttamente sull’inquinamento, il consumo della risorse e quindi sulla salute del pianeta. Basta pensare che ogni anno in Italia un singolo cittadino produce circa 500 chili di rifiuti a testa, tra cui, a farla da padrone, ci sono gli elettrodomestici e gli oggetti tecnologici obsoleti come gli smartphone. Uno studio della Facoltà di Ingegneria della MacMaster University, in Canada, ha lanciato l’allarme su quanto sia sottovalutato l’impatto degli smartphone sulla salute del pianeta. Secondo lo studio nel 2040, sebbene l’energia consumata dagli smartphone sia veramente minima si stima che inquineranno almeno la metà di tutto il sistema dei trasporti del mondo intero. In base ai dati forniti dal consulente minerario David Michaud si è scoperto poi che per produrre i metalli che compongono uno smartphone di ultima generazione dal peso di 130 grammi, dovrebbero essere utilizzati circa 34 chilogrammi di roccia. Calcolando che nel solo 2017 è stato venduto un miliardo e mezzo di smartphone della più nota marca di cellulari, si stima che per produrli è stata necessaria l’estrazione di ben 34 miliardi di chili di roccia.
Una quantità enorme, che ha contaminato ben 100 miliardi di litri di acqua, con un carico di circa 100 litri di acqua inquinata per ogni smartphone prodotto.In sostanza la produzione di un modello di nuova generazione produce il 10% in più di CO2 rispetto al vecchio e come se non non bastasse solo 1 smartphone su 10 viene riciclato correttamente. Numeri spaventosi che richiedono un cambio di rotta urgente se vogliamo evitare il totale collasso del pianeta.Quale potrebbe essere la soluzione per arginare il problema?Senza ombra di dubbio il primo passo è quello di utilizzare al massimo le energie rinnovabili modificando così i processi produttivi attuali, mentre il secondo passo da seguire è quello di razionalizzare i nostri consumi, cominciando con l’evitare gli sprechi. Per fortuna in questo senso qualcosa si sta muovendo da parte delle aziende produttrici e dei cittadini, grazie anche (o soprattutto) alla campagna di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici della giovane studentessa Greta Thunberg.Visto quante risorse vengono sprecate per produrre un cellulare molto utile sarebbe anche imparare a far durare il più possibile il nostro smartphone, visto che ogni individuo sostituisce un cellulare in media ogni 2 anni. Come? Semplicemente riparandolo.“Per un impatto immediato sull’ambiente basta seguire i principi delle 3 R: Recupero, Riciclo e Riutilizzo anche nell’uso delle nostre tecnologie. Questo ci aiuterebbe a sprecare meno risorse del pianeta” spiega Walter Ruggeri di iFix-iPhone.com, una piattaforma che seleziona i migliori centri di assistenza cellulari di zona e permette di prenotare una riparazione in 30 minuti, con un prezzo certo e una garanzia di 12 mesi.Riparare uno smartphone poi non è solo una scelta ecologica ma anche economica: basti pensare che il 70% delle riparazioni riguarda componenti che possono essere sostituiti senza grosse spese e facilmente. Cosa che permetterebbe anche di risparmiare cifre interessanti ogni anno.”L’Italia è piena di riparatori organizzati, in grado di far tornare come nuovo il nostro smartphone o tablet, di qualsiasi marca. Riparatori esperti, capaci di cambiare uno schermo, una batteria o i circuiti interni in massimo 60 minuti. Basta cercare su https://ifix-iphone.com/dove-siamo, il riparatore a noi più vicino, o quello che ci conviene di più” conclude Ruggeri. Consigli utili e semplici da seguire per dare una mano al nostro pianeta, e renderlo più sano e più vivibile per noi che lo abitiamo.

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L’umanità, il Pianeta, il diritto alla ricerca della bellezza, il cosmo

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Saranno questi i temi portanti del tour unplugged (solo voce e chitarra acustica) che Luca Bonaffini – cantautore italiano con alle spalle un percorso autorale di grandi successi musicali (vedi Pierangelo Bertoli e Flavio Oreglio), di libri e di regie teatrali – inizierà nelle prossime settimane.
Il tour aprirà i battenti con uno “special” in anteprima nazionale (una sorta di riassunto delle puntate precedenti) a Roma, presso il Teatro Arciliuto, venerdì 11 ottobre con colleghi ospiti che lo verranno a trovare. Una serata informale, a misura di amici e aperta al pubblico, con canzoni sue ma non solo…. Il tour ufficiale partirà sabato 2 novembre a Milano dal Teatro della Memoria con l’omaggio alle radici e alla madre per proseguire a Roma domenica 10 novembre al Teatro Lo Spazio con il tema dell’identità. Ritornerà al nord mercoledì 13 novembre presso l’Officina della Musica (Como) con “il potere personale”, raggiungendo sabato 16 novembre il Teatro Domus Pacis di Pavia con “il cuore”.
Titolo del recital è “Il Cavaliere degli Asini Volanti”, come il suo ultimo album, uscito a cavallo tra il 2018 e il 2019, “Anche se… – specifica Bonaffini – i brani contenuti nello spettacolo cambieranno di concerto in concerto, a seconda del tema e del Chakra scelto per la serata. Ci saranno canzoni mie, vecchie e nuove, quelle scritte con Pierangelo, con Lolli e con Oreglio, ma anche nuove e sconosciute, forse inedite. Non mancheranno omaggi ai grandi maestri del Novecento che mi hanno ispirato e fatto scegliere la professione artistica del cantautore”.
Non poteva far mancare al viaggio la sua città d’origine, ovvero Mantova, dove approderà giovedì 21 novembre al Teatro Campogalliani con “voci”, per terminare il mese a Padova, presso il Fistomba Park, sabato 30 novembre con il tema “visioni”. Il tour si chiuderà martedì 3 dicembre al Teatro Ratti di Legnano con il tema “diversamente Re”, in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità.

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Che fine farà l’umanità e il pianeta che l’ospita?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Lungi da me prospettare scenari terroristici e meno che mai genocidi di massa. Eppure qualcosa del genere va scritto non per suscitare allarmismi ma per indurci ad una seria riflessione. Dal XVI secolo in poi, con l’avvento della rivoluzione industriale, l’umanità ha imboccato una strada senza ritorno. Oggi nel XXI secolo abbiamo fatto un ulteriore e deciso passo in avanti con i progressi tecnologici in atto. In tutto questo l’essere umano ha avuto prima un valido supporto alle sue fatiche quotidiane con l’introduzione delle macchine e poi nella costruzione dei primi robot, gli studi di nanotecnologie e di intelligenze artificiali che hanno aperto la strada alla sua sostituzione in ambiti lavorativi sempre più estesi. Da qui ne deriva un altro aspetto del nostro vivere in comunità che già Prassagora, vissuto alla fine del quarto secolo avanti Cristo, aveva così sintetizzato nel suo dialogo con Blepiro: “voglio che tutti abbiano parte dei beni comuni e che la proprietà sia di tutti, da oggi in avanti non ci sarà più distinzione tra ricco e povero, non si ripeterà il caso di un uomo che possiede vaste estensioni di terreno mentre un altro non avrà neppure il sufficiente per scavare la propria sepoltura… E’ mia intenzione che vi sia un solo tenore di vita per tutti… Per cominciare farò in modo che tutta la proprietà privata divenga proprietà comune.” Al che Blepiro risponde: “Ma allora chi farà tutto il lavoro?” E Prassagora: “Per questo vi saranno gli schiavi”. Ora c’è da capire se nella nostra contemporaneità lo schiavo debba essere necessariamente l’essere umano o la macchina intelligente. In ogni caso si apre la porta ad una visione diversa della vita che ho tentato di rappresentare nel mio romanzo “Vulnus” (Edizioni Amazon) ambientato nel tremila dopo Cristo dove la popolazione mondiale non superava i 300 milioni di abitanti e il 98% delle donne era sterile e per la natalità, rigidamente programmata, ci si affidava ad appositi e specifici laboratori genetici per il ricambio generazionale. Per il resto si adottava l’idea di Prassagora. Ne conseguiva una vita “piatta” priva di emozioni, deprivata di particolari interessi e semplicemente laboriosa e programmata sin nei minimi particolari. La domanda che vi ponevo, e continuo a propormela oggi, è se ha un senso vivere in tal modo tanto da immaginare un ripiego dove si rigeneravano gli istinti repressi distesi sul lettino dello psicanalista e in un sogno ipnotico era possibile determinare emozioni e passioni di un tempo. E’ questo il futuro che ci attende? Ma se è affermativo come potremmo arrivarci? L’ipotesi da me più accreditata è un olocausto nucleare dove pochi potrebbero essere i sopravvissuti e in particolari aree della terra. Potrebbero farlo con l’utilizzo delle tecnologie più avanzate e con esse creare le basi per un mondo diverso. (Riccardo Alfonso)

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