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Piani nazionali di ripresa: opportunità storica per crescita a lungo termine

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

Straburgo. Il Parlamento insiste sul fatto che i piani nazionali di ripresa devono soddisfare pienamente gli obiettivi concordati per una crescita equa e verde e la trasformazione digitale.La risoluzione sulla valutazione in corso dei piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) presentati finora dai Paesi dell’UE alla Commissione è stata adottata giovedì con 514 voti favorevoli, 163 contrari e 9 astensioni.I deputati sottolineano che il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (componente principale del Recovery Plan) è uno strumento storico dell’UE che non deve solo mitigare gli effetti negativi della pandemia COVID-19, ma deve anche avere un impatto duraturo sulla prosperità e contribuire a distribuire equamente la crescita. Chiedono alla Commissione di approvare solo i piani che soddisfano pienamente gli obiettivi e i traguardi concordati nel regolamento e di non piegarsi a nessuna pressione politica.I deputati chiedono che la Commissione valuti attentamente e garantisca che ciascuno dei PNRR contribuisca efficacemente alle sei aree politiche concordate: la transizione verde, la trasformazione digitale, la competitività, la coesione sociale, la parità di genere, la reazione e la preparazione alle crisi, e la prossima generazione, compresa l’istruzione e le competenze.I piani devono dedicare almeno il 37% del loro bilancio alla protezione del clima, compresa la biodiversità. Inoltre, i deputati sottolineano che il principio del “non arrecare un danno significativo” è uno strumento cruciale per sostenere la transizione verde.I deputati sottolineano anche che il bilancio dedicato alle azioni digitali (20%) deve contribuire alla transizione digitale, comprese le questioni di sicurezza, gli interessi strategici dell’UE e le infrastrutture digitali.Al fine di garantire il miglior impatto possibile, i fondi devono essere equamente distribuiti tra i settori, le società e tener conto delle generazioni future, sottolineano i deputati.Il PE invita la Commissione a scoraggiare la pratica del riconfezionamento di progetti privi di reale valore aggiunto, in particolare per le regioni in ritardo di sviluppo, e insiste che tutte le riforme e gli investimenti devono essere legati a obiettivi e costi che siano rilevanti, chiari, dettagliati e adeguatamente monitorati con l’aiuto di indicatori comuni. Tali misure dovrebbero anche aiutare a prevenire e rilevare la corruzione, la frode e i conflitti di interesse quando i fondi vengono utilizzati.I deputati sottolineano l’importanza del regolamento sulla condizionalità dello stato di diritto, che si applica anche ai fondi del Recovery, e che nessun progetto può andare contro i valori dell’UE. Infine, chiedono che la società civile, le parti sociali e le autorità locali e regionali siano consultate nell’attuazione e nel monitoraggio dei piani per coinvolgere meglio i beneficiari e rendere i piani trasparenti.

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Recovery: il Parlamento chiede un controllo democratico sui piani nazionali

Posted by fidest press agency su sabato, 22 Maggio 2021

In una risoluzione non legislativa adottata giovedì con 602 voti favorevoli, 35 contrari e 56 astensioni, i deputati hanno ribadito che, in linea con i contenuti del Regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility – RRF), il PE ha il diritto di ricevere le informazioni pertinenti sullo stato di attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR).Per garantire una maggiore trasparenza e la responsabilità democratica dei PNRR, i deputati si aspettano di ricevere dalla Commissione le informazioni di base necessarie, nonché una sintesi delle riforme e degli investimenti dei piani nazionali ricevuti (18 Paesi UE hanno presentato i loro piani il 18 maggio). Si aspettano inoltre che queste informazioni siano fornite in un formato facilmente comprensibile e comparabile, comprese le traduzioni esistenti dei documenti presentati dagli Stati membri.I deputati ritengono che la condivisione delle valutazioni preliminari dei piani non pregiudicherà l’esito della procedura, poiché la maggior parte dei PNRR sono già in fase avanzata e probabilmente saranno approvati. Tale supervisione, al contrario, migliorerebbe il dialogo sulla ripresa.Inoltre, il coinvolgimento del Parlamento sulla piena trasparenza e la responsabilità garantirebbe e rafforzerebbe la legittimità democratica e il senso di titolarità dei cittadini. Per garantire il coinvolgimento di società civile, autorità locali e regionali nell’attuazione dei piani, i deputati invitano la Commissione a sollecitare gli Stati membri a consultare tutte le parti interessate a livello nazionale, anche in caso di eventuali modifiche o nuovi PNRR in futuro.I deputati vogliono infine che le commissioni competenti del Parlamento siano tenute informate sui risultati preliminari riguardanti l’adempimento dei traguardi e degli obiettivi concordati, affinché siano in grado di valutare al meglio l’effettiva e corretta spesa dei fondi.Il dispositivo per la ripresa e la resilienza è la parte più grande del pacchetto Next Generation EU e uno strumento temporaneo di crisi progettato per aiutare i Paesi UE ad affrontare gli effetti della pandemia COVID-19, con un totale di 672,5 miliardi di euro in prestiti e sovvenzioni. Per essere ammissibili al finanziamento, i piani nazionali si devono incentrare su politiche chiave dell’UE quali la transizione verde, la biodiversità, la trasformazione digitale, la coesione economica e la competitività, nonché la coesione sociale e territoriale, la reazione delle istituzioni alle crisi e sulle modalità per aiutarle a prepararvisi, come anche le politiche a favore dei minori e dei giovani, compresa l’istruzione e lo sviluppo di competenze. Ciascun piano deve destinare almeno il 37% del proprio bilancio al clima e almeno il 20% alle azioni digitali. Il regolamento stabilisce anche che potranno ricevere fondi a titolo del dispositivo soltanto i paesi membri impegnati nel rispetto dello Stato di diritto e dei valori fondamentali dell’Unione europea. Infine, gli stati membri devono spiegare in quale maniera i piani nazionali di recupero e resilienza contribuiscano all’uguaglianza di genere e alle pari opportunità e in che modo le parti interessate a livello nazionale siano state coinvolte nella preparazione dei PNRR.

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Piani di ripresa: presentati 13 su 27. Lo Stato dell’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Maggio 2021

Sono 13 i Paesi che hanno presentato i Piani di ripresa e resilienza entro il 30 aprile: Italia, Spagna, Germania, Francia, Grecia, Portogallo, Slovacchia, Belgio, Austria, Slovenia, Lettonia, Danimarca e Lussemburgo.Entro luglio, dopo le valutazioni comunitarie, dovrebbe arrivare l’anticipo del 13% di quanto spettante dei 750 miliardi del Next Generation EU, il fondo europeo per sostenere gli Stati membri colpiti da pandemia Covid-19.L’Italia dovrebbe beneficiare di 191 miliardi, dei quali 69 sono sovvenzioni a fondo perduto e 122 in prestiti.L’Italia è il maggio beneficiario degli interventi comunitari, perché è quella che ha maggiore necessità, infatti: a) Nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9 per cento, a fronte di un calo medio nell’Unione Europea del 6,2%. b) Tra il 1999 e il 2019, in 20 anni, il Pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9%, cioè lo 0,3% annuo; in Spagna è cresciuto del 44%, in Francia del 32% e in Germania del 30%. c) Il Pil per ora lavorato in Italia, in 20 anni, è cresciuto del 4,2 per cento, mentre in Francia e Germania è aumentato del 21 per cento. In sintesi, l’Italia è quella che è messa peggio di altri Paesi.Il programma di aiuti dell’Unione Europea è una occasione unica e irripetibile.Il problema è che agli investimenti devono corrispondere anche riforme strutturali. Caso esemplare è la giustizia civile dove sono necessari 500 giorni per avere una sentenza di primo grado (ce ne sono altre due, in Appello e in Cassazione).La difficoltà del presidente del Consiglio, Mario Draghi, è relativa al fatto che negli ultimi 20 anni hanno governato le forze politiche, di destra e sinistra, che ora sono al governo.Riuscirà il presidente Draghi a superare gli ostacoli che gli attuali partiti hanno frapposto alle riforme? Non rimane che attendere.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Sondaggio: sette italiani su dieci ottimisti sul piano per la ripresa UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2021

La pandemia ha rafforzato la convinzione che l’Unione europea sia il luogo giusto per sviluppare soluzioni efficaci per combattere il COVID-19 e i suoi effetti. Un nuovo sondaggio, commissionato dal Parlamento europeo e condotto fra novembre e dicembre 2020 da Kantar, rileva che quasi tre intervistati su quattro (72%) ritengono che il piano di ripresa dell’UE consentirebbe all’economia del proprio paese di riprendersi più rapidamente dagli effetti negativi della pandemia di coronavirus. L’Italia, con il 69%, è in linea con la media europea.Gli europei che si esprimono positivamente sull’UE sono aumentati di 10 punti percentuali, rispetto all’autunno 2019, arrivando a un totale del 50%. Gli italiani intervistati che hanno un’immagine positiva o molto positiva dell’UE si assestano al 43%, con 11 punti percentuali di aumento rispetto all’autunno 2019.In Italia, il 52% degli intervistati ritiene che il Paese abbia beneficiato dell’appartenenza all’Unione, innanzitutto in termini di cooperazione tra gli Stati e difesa della pace, maggiori opportunità di lavoro e capacità di far sentire la propria voce nel mondo. Sebbene il dato sia il più basso dell’UE (media UE: 72%), si registra un aumento di dieci punti percentuali rispetto a giugno 2020.Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha dichiarato: “Il messaggio di questo sondaggio è chiaro: i cittadini europei sostengono l’Unione europea e ritengono che l’UE sia il posto giusto per cercare soluzioni alla crisi. Ma la riforma dell’UE è chiaramente qualcosa che i cittadini vogliono vedere ed è per questo che dobbiamo lanciare la Conferenza sul futuro dell’Europa il prima possibile.” Tuttavia la prospettiva individuale resta pessimistica di fronte alla pandemia: il 53% degli intervistati a livello UE crede che la situazione economica nel proprio paese tra un anno sarà peggiore di quanto non sia adesso. Solo un intervistato su cinque (21%) ritiene che la situazione economica nazionale migliorerà nel prossimo anno. Più della metà (52%) si aspetta che le proprie condizioni di vita individuali tra un anno siano le stesse di oggi. Un quarto (24%) ritiene che tra un anno starà anche peggio, mentre il 21% pensa che potrebbe stare meglio.Probabilmente condizionato dalla situazione di difficoltà creatasi con la pandemia, il 48% degli intervistati mette al primo posto fra gli aspetti di cui il Parlamento europeo dovrebbe occuparsi il contrasto alla povertà e alle disuguaglianze sociali. Questa risulta la priorità principale in tutti gli Stati membri, eccetto in Finlandia, Repubblica ceca, Danimarca e Svezia, dove la lotta al terrorismo e al crimine la precedono. Altre priorità a livello europeo sono la lotta al terrorismo e alla criminalità (35%), un’istruzione di qualità per tutti (33%) e la protezione dell’ambiente (32%). I cittadini italiani chiedono, fra le priorità, anche misure per garantire la piena occupazione (29%). Tra i valori fondamentali che il Parlamento europeo dovrebbe difendere, gli intervistati italiani mettono al primo posto la parità tra uomini e donne (44%). In tutta l’UE, questo aspetto è al secondo posto (42%), dopo la difesa dei diritti umani nel mondo (51%). La solidarietà tra gli Stati membri si posiziona al terzo posto, con il 41% (il 43% in Italia).La pandemia e altre sfide globali come l’emergenza climatica sono alla base della richiesta dei cittadini di una riforma dell’UE. Con un aumento di 5 punti rispetto all’autunno 2019, il 63% degli intervistati desidera che il Parlamento europeo svolga un ruolo più importante in futuro. Gli italiani che vogliono un rafforzamento di questa istituzione sono il 59% (più 8 punti su ottobre 2019).Mentre alla fine dell’anno scorso cresceva l’immagine positiva dell’UE, oggi aumenta anche la richiesta di cambiamento: in generale solo il 27% degli europei sostiene l’UE per ciò che ha realizzato finora, mentre il 44% “preferisce sostenere l’UE” ma desidera che venga riformata. Un altro 22% vede l’UE con un certo scetticismo, ma potrebbe cambiare nuovamente idea alla luce di riforme radicali.

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Diabetici: Prorogare la durata dei piani terapeutici

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la Società Italiana di Diabetologia (SID), la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) esprimono il loro pieno sostegno all’appello della Federazione degli Ordini dei Medici – al quale si è associata anche Cittadinanzattiva – che ha chiesto al Ministro della Salute, On. Roberto Speranza, l’urgente estensione della proroga della validità dei piani terapeutici per le persone con diabete, già prevista per far fronte all’emergenza Covid19. Le principali associazioni scientifiche e professionali della Diabetologia italiana, alla vigilia della prossima stagione influenzale e del concomitante rischio di una nuova ondata pandemica, tornano a ribadire l’urgenza di un avanzamento complessivo del sistema di gestione delle persone con malattie croniche. Un’evoluzione che dovrebbe consistere in primo luogo in un’implementazione più estesa e omogenea, in tutte le regioni, di innovativi modelli di presa in carico della persona con diabete che comprenda anche la teleassistenza e la telemedicina. Per quanto riguarda più in particolare le procedure di proroga dei Piani terapeutici già richiesti – quanto mai opportuna per non generare nei prossimi giorni un pericoloso sovraffollamento nelle sale di attesa dei servizi specialistici, con conseguente rischio di diffusione del contagio – AMD, SID, SIE e SIEDP, oltre a caldeggiare l’adozione di meccanismi normativi che proroghino la vigenza dei piani terapeutici appena scaduti, ritengono anche opportuno l’allargamento della prescrivibilità dei farmaci innovativi ai Medici di Medicina Generale, nell’ambito di modelli di gestione integrata della persona con diabete.

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Ulteriore proroga dei Piani Terapeutici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2020

La loro validità era stata già prorogata dall’Agenzia Italiana del Farmaco che durava fino al 31 agosto scorso Ora non farebbe altro che rinviare ancora un problema annoso, quello della prescrizione di una serie di farmaci, come quelli per diabete e malattie respiratorie, che a oggi non possono essere prescritti né dai medici di famiglia né dagli specialisti del territorio, contro ogni principio di ragionevolezza, efficienza del sistema e attenzione ai bisogni dei pazienti. Già a luglio abbiamo rinnovato la nostra richiesta: che entrambe le categorie di medici abbiano tale facoltà prescrittiva, non solo in relazione alle criticità della situazione attuale, ma anche per ripensare la presa in carico dei pazienti cronici. In tal senso il rinnovo ulteriore dei piani terapeutici dovrebbe essere considerato come l’ultima ratio, mentre sarebbe di gran lunga preferibile decidersi ad affrontare in modo strutturale una situazione problematica da tempo e a maggior ragione ora che i medici si trovano a smaltire il pesante arretrato di visite e screening accumulato in questi mesi di blocco delle attività ordinarie. Le liste d’attesa, che già rappresentavano un problema in tutte le Regioni prima del Covid, ora si allungano enormemente, non solo per via delle visite da recuperare ma anche per le necessarie regole di distanziamento e contingentamento degli accessi. In più molti anziani e cronici sono scoraggiati sia dal dilatarsi dei tempi di attesa che dalla paura del virus ancora in circolazione dal prendere un appuntamento. Ci aspettiamo che il tempo dell’emergenza, purtroppo non ancora concluso, rappresenti uno stimolo per trasformazioni strutturali del nostro Servizio Sanitario, rafforzando la medicina del territorio e mettendo realmente al centro i bisogni di salute del paziente e qualità della sua vita.

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Rinnovo dei piani terapeutici: la diabetologia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la Società Italiana di Diabetologia (SID) e la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) accolgono con favore la Determina AIFA che consente la prescrizione in rimborsabilità dei nuovi anticoagulanti orali anche da parte dei Medici di Medicina Generale. Le sottoscritte organizzazioni,rappresentanti della Diabetologia italiana,auspicano quanto prima il raggiungimento di una condizione analoga anche per quanto concerne i farmaci innovativi per la cura del diabete mellito
Nel periodo dell’emergenza Covid-19 appena trascorso, il rilascio dei Piani Terapeutici avrebbe comportato la presenza fisica dei pazienti presso gli ambulatori di Diabetologia, aumentando così il rischio di diffusione del contagio. Oggi l’opportunità che i Medici di Medicina Generale possano prescrivere in regime di rimborsabilità le terapie innovative per il diabete resta cruciale per tutte le ragioni che erano già valide prima della pandemia. Prima fra tutte la necessità di concorrere in modo sostanziale al superamento delle disparità di accesso ai farmaci innovativi ancora evidenti nel nostro Paese. Una non pari opportunità di cura, spesso su base regionale, che dipende non solo dalle differenti politiche di rimborso delle terapie adottate dalle singole Regioni, ma anche dall’impossibilità della prescrizione in regime di rimborsabilitàdei ‘nuovi’ farmaci da parte della Medicina Generale.
È fondamentale – proseguono AMD, SID eSIE– che i medici di famiglia “salgano a bordo” con un ruolo più attivo nella presa in carico della persona con diabete, secondo un nuovo modello di gestione integrata basato sul “triage della fragilità” della persona con diabete. Questo implica da un lato colmare il gap sul fronte dell’impiego di terapie che hanno fornito evidenze molto solide in merito alla loro efficacia e sicurezza nel migliorare gli esiti cardiovascolari e renali del diabete. Ciò implica anche, dall’altro lato, diventare sempre più parte attiva di quella rete clinica che, sfruttando al meglio gli strumenti innovativi sia farmacologici che telematici, renda più agevole e cost-effective la fruizione dell’assistenza specialistica da parte del paziente.Il diabetologo e il medico di medicina generale saranno nodi imprescindibili di questa rete virtuosa – concludono le tre Società Scientifiche. Lo specialista diabetologo sarà il regista del percorso di cura, con il compito di inquadrare la persona con diabete alla diagnosi e l’incarico del periodico triage della fragilità, necessario per indirizzarla nel luogo di cura più appropriato ai suoi bisogni. Il Medico di Medicina Generale sarà il più vicino punto di riferimento per la persona con diabete quando il suo percorso terapeutico non preveda alta intensità di cura.

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Market timing e finanza comportamentale: con i piani di accumulo l’investimento può rendere il doppio

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

A cura di Paolo Paschetta, Country Head Italia di Pictet Asset Management. Il Covid-19 genera panico anche sui mercati. Il crollo violento e concentrato di tutti i listini azionari nelle ultime due settimane è la testimonianza più evidente di questo sentimento e del conseguente panic selling. Un errore tipico che può essere superato se si adotta la strategia di investimento propria dei piani di accumulo, ovvero una modalità di accesso al mercato graduale, che si basa su sottoscrizioni periodiche di importi modulati sul profilo di rischio del cliente. Un approccio che aiuta a mettere da parte le emozioni e abbatte la volatilità limitando le perdite nelle fasi Orso, ma riuscendo a intercettare praticamente per intero i rialzi (di cui, invece, nel lungo periodo, l’investitore medio perde una metà).La crisi che abbiamo iniziato ad attraversare è senza precedenti nell’era contemporanea. A differenza della maggior parte delle altre crisi degli ultimi 20 anni, non deriva da una crepa nel sistema economico o finanziario, ma è scaturita da un fattore totalmente esogeno, una gravissima emergenza sanitaria globale. L’ultimo decennio d’altronde, quello del ciclo più lungo della storia, è stato caratterizzato da performance eccezionali di tutte le asset class: l’equity ha segnato tra il 100 e il 200% e l’obbligazionario tra il 50 e il 100%. Ma è stato anche il meno amato di sempre: prova ne sia il 2019, anno in cui un portafoglio bilanciato avrebbe reso di più che in qualsiasi altro anno dal 1980 e in cui, mentre i mercati azionari hanno restituito un rendimento tra il 25 e il 30%, i fondi azionari in Italia hanno segnato una raccolta negativa per oltre 2,4 miliardi (https://bit.ly/343TYF7).
Un’analisi della rivista Advisors Perspective calcola, per esempio, che oltre il 70% delle perdite accumulate dagli investitori dell’S&P 500 negli ultimi 35 anni dipendano da dieci periodi di crolli molto brevi (limitati a un mese) recuperati nell’85% dei casi in tre mesi e nel 93% entro un anno. Che sia stato il panico a generare le perdite lo dimostra il tasso di deflussi che nei periodi di crisi passa dal 2,7% mensile al 5,16% sul principale listino americano (https://bit.ly/342vlsB). I dati storici confermano che gli investitori che non sono usciti dal listino nel corso dell’anno successivo, ne hanno beneficiato (in nove casi su dieci, l’eccezione è il crollo delle Twin Towers nel settembre 2001 in cui il mercato ha necessitato di più tempo per ritornare ai valori pre-crisi).
Una ricerca di marzo 2020 realizzata della società di ricerca indipendente Dalbar dal titolo “Quantitative Analysis of Investor Behavior” rileva che un investitore azionario medio Usa abbia perso, negli ultimi trent’anni, circa la metà del guadagno potenziale (https://bit.ly/2UA4VuX). Soprattutto in un contesto di elevata volatilità come quello attuale, la tempistica con cui si effettua un investimento può avere un impatto significativo sui risultati conseguiti, come ci insegna il passato. Spalmare il proprio investimento nel tempo riduce il rischio di incappare in un punto di ingresso sfavorevole. Simulando, invece, che ogni giorno sin dal lancio del fondo (ottobre 2008) sia partito un Pac da 1000€ di versamento inziale e 36 rate mensili da 100€ sul Pictet-Global Megatrend Selection (che racchiude al suo interno 10 strategie tematiche di Pictet equipesate, con ribilanciamento mensile), il risultato sarebbe che nessun investimento avrebbe registrato un rendimento negativo nell’arco dei 3 anni del Pac, ossia ipotizzando un disinvestimento totale al termine del piano. La performance media registrata è del +21%. Al di là del contesto di crisi illustrato negli esempi precedenti, il principale beneficio dell’investimento tramite Pac rispetto all’investimento in un’unica soluzione è quello di ridurre la volatilità. Mediare i punti di ingresso, infatti, fa sì che in media i Pac presentino una volatilità dimezzata rispetto ai Pic (investimenti in un’unica soluzione).I Pac consentono quindi di rendere più rigoroso l’approccio agli investimenti perché si basano su versamenti periodici, con un orizzonte temporale determinato. A intervalli regolari, l’investitore incrementa la cifra affidata in gestione, rimuovendo in tal modo il timing che, come abbiamo visto, è uno degli elementi più rischiosi e difficili da gestire.Ultimo, ma non meno importante, si tratta di strumenti estremamente flessibili e adattabili alle diverse esigenze di chi investe. Nati per i piccoli patrimoni, si adattano anche a investitori Hnwi (High net worth individual). Inoltre, da una parte sono ideali per aiutare i più giovani a costruire un patrimonio nel tempo, mettendo da parte anche piccoli importi mensili per un periodo di tempo prolungato (fino a 15 anni e oltre). E all’estremo opposto, oggi ancor più di prima, sono indicati anche per chi possiede ingente liquidità da investire, ma non si fida dell’andamento volatile dei mercati e predispone quindi piani magari di durata più corta (anche pochi mesi), ma per versamenti periodici più sostanziosi. (Abstract- fonte: Pictet Asset Management)

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“La terza generazione di piani a contribuzione definita arriverà entro 10 anni”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 novembre 2019

Il Thinking Ahead Institute (TAI) ha pubblicato una ricerca che descrive un settore alle soglie di un importante cambiamento. Le sfide che devono essere affrontate nei sistemi a contribuzione definita includono l’adeguatezza dei valori attesi, l’accessibilità alle prestazioni, la tecnologia a supporto dell’esperienza degli iscritti, la mancanza di fiducia degli iscritti e quella della capacità di coinvolgere i partecipanti. Secondo la nuova ricerca, la versione 2.0 dei piani a contribuzione definita sta emergendo, e dietro di essa si cela un’altra generazione – la versione 3.0 – che sarà caratterizzata da un’estrema personalizzazione e da una gestione patrimoniale che permeerà tutte le fasi della vita. Il sistema deve andare oltre il suo ruolo di veicolo di risparmio fiscalmente efficace e deve anche essere maggiormente personalizzato in base alle situazioni individuali, più conveniente, meglio gestito e più orientato alla tecnologia. La ricerca si basa sui risultati di un sondaggio e di interviste rivolti a dieci aziende leader del settore e, per ogni impresa, ha analizzato la mission, le operazioni, la governance, gli investimenti, l’investimento degli azionisti, le strategie e la sostenibilità. I risultati hanno rivelato un forte allineamento su molte aree ma anche che non c’è, al momento, un chiaro vincitore nello scontro tra paternalismo e libertarismo.Anche se ogni mercato è guidato da valutazioni locali, sono emersi temi globali. Questi includono la maggiore attenzione al reddito previdenziale e una ridefinizione del ruolo agito dal datore di lavoro. Non va inoltre trascurata l’importanza del quadro normativo nel consentire e guidare il passaggio a un sistema più solido.
La ricerca prevede un continuo consolidamento del settore in risposta alle esigenze commerciali, di governance e tecnologiche. La crescita dei master trust e di altre soluzioni multiaziendali è un importante sviluppo del settore.
Il Thinking Ahead Institute è stato fondato nel gennaio 2015 ed è un gruppo globale senza scopo di lucro, composto da azionisti istituzionali e fornitori di servizi impegnati a cambiare e migliorare il settore degli investimenti a beneficio del risparmiatore finale. Conta più di 40 membri in tutto il mondo ed è il risultato della crescita del Willis Towers Watson Investments’ Thinking Ahead Group, creato nel 2002.

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I piani di digital transformation

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

London, UK. Secondo il 2019 Digital Means Business Report rilasciato da NTT Ltd. solo l’11% delle organizzazioni sono realmente soddisfatte dei responsabili della trasformazione digitale, sebbene tre quarti di esse abbiano già intrapreso il percorso di trasformazione.
Le organizzazioni di tutto il mondo stanno apprezzando i vantaggi della trasformazione digitale ma è ancora forte la convinzione che questa evoluzione richieda cambiamenti radicali e di vasta portata per raggiungere il fine ultimo. Questo scenario, se combinato con la mancanza di una leadership fortemente orientata alla trasformazione e di un’attenzione sul cambiamento della mentalità sta rallentando molte aziende:Circa il 71% delle aziende, all’inizio del proprio percorso di trasformazione, è ancora convinto che una completa ristrutturazione del business e dei modelli operativi siano il presupposto della trasformazione digitale.Solamente il 49% degli intervistati crede che il proprio gruppo dirigente abbia le competenze adeguate per gestire l’attuazione della trasformazione digitale.L’assenza di executive sponsorship emerge tra i principali ostacoli per il successo trasformativo.Questa carenza evidenzia la necessità per i manager di cambiare la loro visione, creare un ambiente differente e stabilire nuove priorità comportamentali e nuovi indicatori di prestazioni per indirizzare un approccio alla trasformazione più proattivo, tattico e incrementale.Emerge dalla ricerca una diretta correlazione tra la maturità digitale e la capacità di concretizzare costantemente la trasformazione digitale in valore tangibile. Anche qui, si rileva una carenza percettibile di allineamento tra i team IT e il business:Solo il 29% delle organizzazioni sta interpretando la trasformazione digitale come sforzo collaborativo tra il business e l’IT.Se il 42% degli intervistati afferma che il business e l’IT stanno adempiendo ai loro compiti in modo più integrato, supportato in parte dall’introduzione della figura del Chief Digital Officer, solamente il 12% si dichiara pienamente soddisfatto dell’effettiva esecuzione della pianificazione.Circa la metà (49%) dei progetti di digital transformation sono ancora guidati dall’IT Wayne Speechly, VP of Advanced Competencies, NTT Ltd ha commentato: “Le organizzazioni stanno ancora cercando di capire come modellare il proprio business per gettare le basi di un futuro connesso. Il digitale crea le opportunità per generare un valore costante che deriva dalle iniziative di trasformazione all’interno di tutto il business. Le aziende dovrebbero focalizzarsi meno sul perfezionamento di un imponente piano digitale e attuare maggiormente misure ponderate e iterative nel percorso trasformativo per creare valore e garantire la chiarezza necessaria per intraprendere i passi successivi. Sotto molti aspetti, il peggior nemico per un’organizzazione è l’organizzazione stessa. Per questo motivo, ogni cambiamento deve essere supportato da una leadership pragmatica e consapevole del fatto che in prima persona dovrà abbracciare il cambiamento.”La ricerca ha visto coinvolti più di 1.150 executive, di 15 paesi tra Nord America, Europa, Medio Oriente & Africa e Asia Pacifica, e appartenenti a 11 settori di mercato. I risultati che ne derivano forniscono preziose informazioni su come questi leader percepiscono le opportunità di business generate dalla trasformazione digitale, le sfide nell’offerta sperimentate nella realizzazione della strategia trasformativa e il valore raggiunto.E’ possibile scaricare l’executive guide del 2019 Digital Means Business Report presso sito web dedicato.

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A Napoli niente farmaci gratuiti per malati tumore

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

“Ancora una volta a farne le spese sono i soggetti più deboli, in questo caso, pazienti oncologici che giornalmente lottano per la vita e chi si vedono costretti a pagare  in prima persona per risanare i piani di rientro in quelle regioni che si trovano in deficit. Da una parte il Governo prende posizione a favore della vita, contro il testamento biologico, dall’altra però non garantisce mezzi indispensabili per proseguirla degnamente”. Commenta netta, Antonella Aprile, viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, l’interruzione della somministrazione gratuita da parte della Asl 1 di Napoli di alcuni farmaci sostanziali in presenza di gravi patologie. Le medicine, denominate “off- label”, ossia in uso  al di fuori dell’indicazione curativa con approvazione dal Ministero, a causa del piano nazionale di rientro dal debito, non sono più elargite ai pazienti, i quali per curarsi, devono sborsare, facendo i conti con le loro possibilità economiche, enormi cifre. “Che i pazienti e i loro familiari sappiano – dichiara l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – , che il Governo, con il maxi-emendamento al Milleproroghe, votato nei giorni scorsi, e voluto dalla Lega Nord a favore degli allevatori per pagare le multe relative alle quote latte imposte dalla comunità europea, ha deciso di attingere alle disponibilità di un fondo di stabilità che serviva al riequilibrio socio-economico dei territori”. Il riassetto finanziario grava pesantemente sulle tasche degli ammalati, i quali, disperati, sono privi da febbraio della distribuzione gratuita dei supporti farmaceutici che li tengono in vita. “In poche parole quindi – conclude la Aprile – i fondi destinati ai malati di tumore serviranno a pagare le multe relative alle quote latte. Si è tolto ai pazienti oncologici per favorire gli allevatori e la Lega Nord”.

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