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Un piano europeo condiviso di salvataggio delle persone in fuga nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2022

Il 3 ottobre 2013 nel Mediterraneo, a poche decine di metri dall’Isola di Lampedusa, morivano 368 persone. Erano donne, uomini, bambini che scappavano dalla Siria, dalla Somalia ed Eritrea e da altri Paesi, in fuga dalla fame e dalla guerra. Nostri fratelli e sorelle. Da allora altri 24.000 uomini e donne hanno trovato la morte in fondo al Mediterraneo. “Un cimitero”, ha ricordato più volte papa Francesco, che ricorda la nostra incapacità di dare risposte di accoglienza, di giustizia e di pace a tanti nostri fratelli e sorelle. “Il 3 ottobre è una giornata di preghiera e di riflessione in tutta Italia”, afferma il direttore generale della Fondazione Migrantes, Mons. Pierpaolo Felicolo: “è una giornata in cui risentiamo le parole rivolte a Caino come un monito per tutti noi: ‘Dov’è tuo fratello?’”. Il 3 ottobre “è una giornata in cui si rinnova l’appello all’Europa per un piano condiviso di salvataggio in mare di persone in fuga e che hanno diritto a una protezione internazionale. Ogni morto in mare è un atto di ingiustizia e di inciviltà. Non si possono lasciare sole le Capitanerie di porto e le navi delle Ong nell’azione di salvare in mare chi fugge. Non bastano piani per fermare. Occorrono piani per salvare. La democrazia in Europa è macchiata da ogni ritardo nel presidiare il salvataggio delle persone nel Mediterraneo. Ed ancora: è macchiata da ogni abbandono di azioni diplomatiche di pace e da ogni impegno mancato di cooperazione allo sviluppo”, conclude mons. Felicolo. La Migrantes è favorevole che questa giornata diventi da nazionale a giornata europea.

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Piano di gestione dei rifiuti a Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2022

Roma. È stato firmato dal Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, in qualità di Commissario Straordinario di Governo per il Giubileo 2025, il Decreto che dà avvio alla procedura per la Valutazione Ambientale Strategica del Piano di Gestione Integrata dei Rifiuti di Roma Capitale e del relativo Rapporto Ambientale.Il Decreto, dopo l’adozione della proposta di Piano lo scorso 4 agosto, si inserisce nel cronoprogramma previsto per rispettare l’obiettivo della realizzazione di un sistema di gestione integrato dei rifiuti che garantisca l’autosufficienza territoriale. Prende così il via la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) prevista dalle normative europee e nazionali e si dà avvio alle consultazioni pubbliche sulla proposta di Piano Rifiuti di Roma Capitale e sul relativo Rapporto Ambientale.Quale Autorità Competente per il supporto tecnico-amministrativo all’espletamento della Valutazione Ambientale Strategica del Piano e del Rapporto Ambientale, il Commissario dispone di avvalersi della Città metropolitana di Roma Capitale.La proposta di Piano viene ora pubblicata completa del relativo Rapporto Ambientale sul sito istituzionale di Roma Capitale nella specifica sezione “Commissario Straordinario di Governo” nonché sul sito istituzionale della Città metropolitana di Roma Capitale. Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana verrà, nei prossimi giorni, pubblicato un apposito avviso di avvio della procedura di VAS.

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Piano Oncologico Nazionale, Calandrini (FdI): ODG non basta, il governo indichi le risorse

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2022

“L’Ordine del Giorno sul Piano Oncologico Nazionale (PON) va nella giusta direzione: porre rimedio ad una grave lacuna di questo PON, la mancanza di fondi per la presa in carico dei pazienti. Tuttavia l’ODG non sarà sufficiente perché il governo deve dire quali e quante risorse intende stanziare per rendere il piano efficace. Il PON è un buon progetto ma senza tempi di attuazione, senza programmazione e senza risorse rischia di essere un esercizio filosofico insufficiente per i cittadini che hanno bisogno di sapere che lo Stato è al loro fianco nella lotta alla malattia. Senza risorse le regioni diranno che non hanno fondi e il cittadino dovrà pagare le cure di tasca propria se se lo può permettere. Noi come politica non possiamo permetterci di creare distinzione tra ceti sociali. Rischiamo di avere una scatola vuota ed è un peccato perché non si può dire stavolta che i soldi non ci siano, visto i fondi del PNRR e il piano europeo per la lotta al cancro che mette a disposizione altri 4 miliardi. In un momento come questo, in cui la ripresa dei contagi da Covid sembra mettere di nuovo a rischio la salute dei malati oncologici, dobbiamo invertire la tendenza: non si può aspettare il 2026, quando le strutture pianificate nel PNRR saranno pronte, bisogna agire adesso e programmare gli screening. Questo piano senza gli elementi necessari legati alle risorse sarà inutile, per questo va modificato, per il bene dei pazienti che lottano tutti i giorni e non possono contare solo sulle loro forze. Il contributo di Fratelli d’Italia non mancherà”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini.

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Piano Oncologico Nazionale, Zaffini e Calandrini (FdI): senza risorse è un progetto inefficace

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2022

Il Piano Oncologico Nazionale (PON) rischia di essere un progetto utile più a fini teorici che non in termini pratici. Il documento attualmente al vaglio della conferenza Stato-Regioni rischia di essere poco utile nell’aiutare a prevenire i tumori e soprattutto a curare i pazienti oncologici. Anche la mozione che sarà discussa mercoledì in Senato va nella giusta direzione, ma, qualora approvata, il Governo dovrebbe spiegare come intende applicare dei correttivi su un Piano che ormai è in dirittura d’arrivo. Accanto agli obiettivi delineati dal piano, manca tutto il resto, mancano i tempi, la progettazione, e soprattutto le risorse. Comprendiamo la necessità da parte del Ministero della Sanità di approvare il PON velocemente e a saldi invariati per non incorrere nella dilatazione dei tempi di autorizzazione o nella mancata approvazione da parte del MEF, tuttavia se non prevediamo fondi per le reti oncologiche è impossibile prendere in carico i pazienti. Tutto rischia di tramutarsi in uno scaricabarile, con le Regioni che diranno che non ci sono i soldi e i pazienti che finiranno per vedersi negare le cure, a meno che non siano disponibili a pagarle di tasca propria. La mancata indicazione di risorse specifiche per arrivare alla realizzazione degli obiettivi rende il PON inattuabile. Questo fa in modo che la salute di coloro che lottano contro i tumori sia ancora una volta a rischio. Abbiamo assistito in questi anni di pandemia alla conversione degli ospedali ordinari in ospedali Covid, al dimezzamento degli screening, alla riduzione degli interventi chirurgici, al raddoppio della percentuale di malati che hanno rinunciato alle cure, alla crescita della spesa sanitaria a carico delle famiglie. Tutto questo non può non avere incidenze sui malati di tumore e sulla prevenzione. Nel 2035 si prevede che le diagnosi di cancro possano aumentare del 24% e che il cancro possa diventare la prima causa di morte. Per far fronte a tutto questo e per invertire la rotta, c’è bisogno che il Piano Oncologico Nazionale sia non solo in linea con gli standard europei contenuti nello Europe’s Beating Cancer Plan, ma che sia anche uno strumento efficace e non un mero esercizio teorico. Per questo il Governo ha il dovere di indicare le risorse con cui sostenere l’attuabilità del PON. Se ciò non avverrà, potremmo dire di avere un Piano Oncologico Nazionale aggiornato, ma sicuramente non sufficiente per l’obiettivo primario che dovrebbe perseguire: salvare vite umane*.

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Il nuovo piano industriale di Mps: quali possibili evoluzioni?

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2022

A cura di Antonio Amendola, gestore del fondo AcomeA PMItalia ESG di AcomeA SGR. Il nuovo piano industriale di Mps prevede un aumento di capitale da 2.5 miliardi di euro: di questi, 0.8 miliardi coprono 4mila uscite volontarie, mentre il resto, insieme agli utili generati sull’intero arco del piano, serve a portare il CET1 (Common Equity Tier 1, ovvero la componente primaria del capitale della banca) nel 2024 ad un livello stabile sopra il 14%, ovvero 530bps (punti base) sopra lo SREP, e al 15.2% nel 2026. Per raggiungere l’obiettivo di avere una banca stabile e profittevole si agirà seguendo tre direttive: semplificazione della struttura aziendale razionalizzazione dei costi, partendo dalle uscite volontarie spinta del business mix verso i ricavi commerciali puntando su Bancassurance (Axa) e Asset Management (Anima). Grazie a queste azioni il management si aspetta di raggiungere un ROTE (rendimento del patrimonio netto tangibile) dell’8% nel 2024 e dell’8.7% nel 2026 (partendo da un 4.6% nel 2021). Gli utili previsti sono di 1 miliardo di euro nel 2024 e un ritorno al dividendo, con payout del 30%, nel 2025. Il piano, inoltre, poggia su una serie di assunti abbastanza conservativi: Euribor a 3 mesi tenuto a 66bps fisso fino al 2026 rispetto a stime che lo vedono sopra i 200bps. Mps porrà un forte focus anche su Widiba, ma tutti i risultati positivi attesi da questa divisione non sono nei numeri del piano. Ad oggi sono stati nominati i quattro Global Coordinator (Mediobanca, Citygroup, Credit Suisse e Bank of America). Supponiamo per semplicità che la parte da fare a mercato/inoptata sia 800mln€ (è 900mln€ circa) e supponiamo che il compenso per quest’operazione sia dell’8%. Un inoptato di 800mln significa che ciascuna banca dovrebbe accollarsi 200mln. A questo punto entrano in gioco altre banche che partecipano al consorzio finale: ogni Global Coordinator può nominare una serie di Joint Coordinator e ribaltare su di loro il rischio (in cambio di una parte del compenso) e così a cascata sempre più giù. Prendiamo una delle quattro banche: BofA ha un rischio di inoptato di 200mln€. A questo punto, in base a quanto rischio vuole prendere, nomina una serie di altre banche – supponiamo Santander e Stifel – sulle quali ribalta 50mln€ a testa di rischio. Abbiamo ora BofA con 100mln€ di rischio inoptato, Santander e Stifel con 50mln a testa a fronte di una parte del compenso. A questo punto, a loro volta, Stifel e Santander possono ribaltare ad altre banche una parte del rischio inoptato in cambio di una parte delle fees, e così via. Ovviamente più è probabile che l’operazione vada in porto, meno i Global Coordinator sono disposti a dividere il rischio e il compenso. (abstract – fonte: http://www.acomea.it)

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Inflazione al 3,9%. Aspettiamo che tutto ci crolli addosso o variamo un piano al pari del covid?

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2022

Notizia scontata, ma non ancora drammatica, quella che arriva da Istat sulle stime dell’inflazione di dicembre 2021: +3,9% rispetto ad un anno fa. Alimentari e prodotti energetici sono quelli che contribuiscono al massimo, altrimenti si parlerebbe di crescite poco superiori all’1%.Non ancora drammatica perché a dicembre erano lievi e quasi inesistenti le ricadute della crescita dei prodotti energetici. Che dal 1 gennaio sono, grazie ai tamponi del governo, “solo” del 55% per l’elettricità e del 41,8% per il gas… e siccome l’energia muove il mondo, va da sé che ogni tipo di prodotto e servizio subisce aumenti, non solo delle stesse percentuali, ma anche di più (la speculazione e gli “arrotondamenti” fanno parte dei mercati, specialmente quelli non proprio liberi come l’italiano).Prepariamoci, quindi. Certo, è un po’ strano il nostro governo. Sa già cosa succederà, sa già quali sono i propri limiti e reagisce in due modi schizofrenici: alcuni suoi componenti sostengono che occorrono più provvedimenti tampone (da dove prendere i soldi… non è dato sapere), altri stanno zitti e si coltivano il proprio orto. Noi (con qualche accenno simile da alcuni partiti di maggioranza -3) continuiamo a chiedere un piano di emergenza energia/prezzi/risparmio al pari del covid, ma per ora sembra che ci siano altre priorità. By http://www.aduc.it.

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Rilancio del Piano nazionale Cronicità

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

L’allarme lanciato pochi giorni fa dal rapporto di Salutequità sull’urgenza di un rilancio e aggiornamento che rischia il Piano nazionale cronicità e sulle disuguaglianze finora generate da interventi non omogenei e a macchia di leopardo nelle Regioni dove in molte il Piano è ancora in stand by perché privo di finanziamenti specifici, è stato raccolto dai Senatori della XII Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.Nel parere sul disegno di legge di Bilancio 2022 è stata inserita infatti la richiesta di un “rafforzamento del Piano Nazionale Cronicità secondo un modello uniforme su tutto il territorio nazionale di stratificazione dei rischi e profili di fragilità effettivamente espressi e oggettivamente misurati e monitorati, finalizzando all’uopo adeguate risorse a valere su quota del fabbisogno indistinto standard”.Quello, in sostanza, che il Rapporto di Salutequità aveva chiesto tra le sue proposte finali, anche per creare una ulteriore arma contro le liste di attesa, soprattutto per le prestazioni non Covid dimenticate durante la pandemia. Ma c’è di più. La vicepresidente della XII Commissione del Senato, Paola Boldrini, intervenuta alla presentazione del Rapporto, ha presentato un ordine del giorno al Senato accolto dal Governo in cui, ripercorrendo le tappe principali delle evidenze sottolineate da Salutequità, impegna il Governo a “valutare la possibilità, a decorrere dal 2022, di stanziare 100 milioni di euro a valere sulla quota indistinta del fabbisogno sanitario standard nazionale per l’aggiornamento, l’attuazione e il monitoraggio del Piano nazionale Cronicità nelle Regioni”.“Ringraziamo per la sensibilità e l’attenzione i senatori della XII Commissione e la senatrice Boldrini per il suo impegno – commenta Tonino Aceti, presidente di Salutequità -. La strada tracciata dalla Legge di Bilancio 2022, che prevede investimenti per la salute; la definizione di Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali e risorse per gli standard dell’assistenza territoriale, va nella giusta direzione. Serve però un ulteriore sforzo che il Senato ha compreso: finanziare anche l’attuazione e l’aggiornamento del Piano Nazionale della Cronicità integrando le patologie ricomprese (es. Sclerosi multipla, psoriasi, …) e adeguandolo alle novità intercorse in termini di politiche del personale e modelli organizzativi. Le difficoltà di implementazione del PNC nelle Regioni a distanza di 5 anni dipendono anche dalla mancanza di risorse specifiche”.

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Arriva il piano Coldiretti/Novamont per lo sviluppo dell’agricoltura 4.0

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2021

L’agricoltura nell’ultimo anno è cresciuta del 20% generando un fatturato record da 540 milioni di euro. È quanto annuncia la Coldiretti in riferimento alla nascita di Mater-Agro, la nuova società completamente dedicata agli agricoltori, in occasione del G20 con il cuore della città di Firenze in Piazza Santa Croce diventato il palcoscenico de “L’agricoltura che verrà” con i protagonisti del cibo, tra innovazione e tradizione, nel rispetto dell’ambiente, della salute e del territorio contro i cambiamenti climatici.Mater-Agro, dove gli agricoltori sono presenti anche nell’azionariato, è nata per iniziativa di Coldiretti, la più grande associazione di agricoltori in Europa, e di Novamont, pioniere e leader internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemical. La nuova realtà intende promuovere un modello di innovazione partecipata tra agricoltura e industria, aiutando gli imprenditori della terra a mantenere buone rese di coltivazione, attraverso soluzioni agronomiche sostenibili per la transizione ecologica, dai biofitosanitari ai biolubrificanti, dai teli biodegradabili per la pacciamatura alle altre applicazioni in bioplastica biodegradabile fino allo sviluppo di colture in grado di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici su temperature e disponibilità di acqua.Attraverso Mater-Agro, inoltre, Coldiretti e Novamont progetteranno protocolli per rigenerare suoli inquinati, instabili e a rischio di desertificazione, realizzando una “fattoria sperimentale” che formerà agricoltori e ricercatori sulla trasformazione di aree degradate in centri di innovazione e di sviluppo per una gestione efficiente e sostenibile delle colture e per affrontare le sfide dei cambiamenti climatici.Per la valorizzazione e distribuzione dei nuovi prodotti e servizi, Mater-Agro potrà contare sulla rete dei Consorzi agrari d’Italia – Bonifiche Ferraresi. Queste le “armi” della rivoluzione green avviata dalla chimica verde: BIOFITOSANITARI. Prodotti fitosanitari a base di acido pelargonico ad altissima concentrazione di sostanza attiva, efficaci nel controllo della crescita di erbe infestanti annuali e perennali in aree pubbliche, in vigneti, frutteti, nel controllo della crescita delle gemme ascellari del tabacco, nell’essiccamento pre-raccolta della patata così come nel diradamento della fioritura delle pomacee, rappresentano l’alternativa ideale a soluzioni tradizionali sempre più al centro del dibattito sull’opportunità del loro utilizzo. Rapidamente biodegradabili nel suolo e pochissimo solubili in acqua, i biofitosanitari non generano residui nel terreno o nelle piante trattate, per cui non agiscono sulla germinazione dei semi presenti nel terreno e non intaccano l’apparato radicale, lasciando inalterata la fertilità del suolo e preservandone la biodiversità e la resistenza all’erosione. BIOLUBRIFICANTI. Miscele liquide per la lubrificazione delle parti meccaniche di trattori e macchine agricole, sono la soluzione ottimale per la difesa dell’ambiente. Equivalenti nell’utilizzo ai prodotti tradizionali a base di olio minerale, sono ottenuti da fonti rinnovabili e grazie alla biodegradabilità hanno un elevato profilo ambientale e maggior sicurezza anti incendi grazie a un punto di infiammabilità che supera i 280°. Inoltre, grazie all’alto indice di viscosità, i biolubrificanti permettono alle pompe di lavorare con meno sforzo e di consumare quindi meno energia. TELI BIODEGRADABILI PER PACCIAMATURA. Le plastiche in agricoltura, se non propriamente raccolte e smaltite, possono influenzare l’ambiente in maniera rilevante, contaminando i terreni e incidendo negativamente su fertilità e salute del suolo. È anche concreto il problema dell’asporto di suolo nella fase di rimozione dei teli sottili utilizzati per le coltivazioni ortofrutticole e della conseguente elevata difficoltà di riciclo a fine vita utile. I teli “green”, oltre a evitare le infestanti senza uso di erbicidi e a permettere il risparmio di acqua e il contrasto dell’erosione, proprio in funzione della loro biodegradabilità possono essere lasciati nel suolo ove, una volta incorporati, vengono mineralizzati dai microrganismi in anidride carbonica, acqua e biomassa, senza effetti negativi per il terreno e senza alcuna produzione di rifiuti plastici. Il telo viene quindi completamente biodegradato senza rilasciare residui nel terreno.

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Piano scuola 2021-22, per Anief non è sufficiente

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2021

Secondo il sindacato autonomo il nuovo Piano Scuola predisposto dal ministero dell’Istruzione è fin troppo in linea con quanto redatto lo scorso anno: in questo modo si finisce per ripetere gli stessi errori del precedente, non si affronta il problema principale, ovvero il sovraffollamento nelle classi di studenti non vaccinati inseriti in una comunità scolastica a cui però spetta il compito di far comprendere il valore della vaccinazione. Mentre si continua ad accennare ad un obbligo vaccinale per il personale sapendo che i numeri delle dosi somministrate non è realistico, dal momento in cui la scorsa primavera il personale non è stato più inserito nella corsia preferenziale ma trattato secondo fascia di età.Per Anief è particolarmente critico il punto del Piano Scuola riguardante le misure di contenimento del contagio. Infatti, interpretando il verbale 34 del CTS “laddove non sia possibile mantenere il distanziamento fisico per la riapertura delle scuole, resta fondamentale mantenere le altre misure non farmacologiche di prevenzione, ivi incluso l’obbligo di indossare in locali chiusi mascherine di tipo chirurgico” lasciando intendere sia possibile non fare uso di protezioni nel caso il distanziamento sia garantito all’interno dei locali della scuola e far passare il segnale che all’interno dei locali scolastici se c’è la distanza si può fare a meno delle protezioni e che non sia necessario fare lo screening in ingresso a settembre potrebbe significare fare entrare persone ignare di essere positive perché asintomatiche in gruppi classe di oltre 30 studenti e non obbligarli nemmeno a proteggere gli altri costantemente per tutta la durata del periodo scuola.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “non si può parlare di distanziamento in una classe articolata che nelle ore comuni arriva a 51 studenti, così come non si può parlare di coordinamento con i trasporti e scaglionamento di arrivi e partenze sapendo che le piazzole di sosta dei bus sono le medesime e i tempi di sbarco e imbarco contingentati dal coordinamento con gli orari delle altre soste, dopodichè attribuire ai DDSS e al personale la corresponsabilità del coordinamento ai tavoli”“Forti delle esperienze dei precedenti anni il nuovo piano avrebbe dovuto contenere indicazioni ulteriori e più dettagliate, in particolare sul potenziamento del personale e relativa estensione dei contratti per tutta la durata dell’anno e la stabilizzazione del personale precedentemente impiegato nelle medesime mansioni”, conclude il sindacalista autonomo.

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Attuazione e ammodernamento Piano Nazionale Cronicità

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Nel 2020, secondo il rapporto annuale 2021 dell’Istat, le visite specialistiche di controllo o prime visite, finalizzate a impostare un eventuale piano diagnostico terapeutico si sono ridotte di quasi 1/3 (65% Basilicata, 53% Valle d’Aosta, 50% Marche). Per la Corte dei Conti anche i ricoveri per la gestione del paziente cronico con polimorbidità e fragilità (insufficienza renale, disturbi della nutrizione, psicosi, demenza, BPCO,… ) hanno visto una forte contrazione. Tra il 2010 e il 2018 aumentano il numero di persone trattate in Assistenza Domiciliare Integrata ma si riducono le ore destinate a ciascun caso. Ad incidere sono anni di blocco del turnover del personale sanitario che sempre tra il 2010 e il 2018 ha comportato una riduzione di 42.000 unità, di cui 5.500 medici e circa 8.000 infermieri. I Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) rimangono spesso ancora sulla carta e le differenze sul territorio nazionale sono rilevanti, perché ad arrancare c’è anche l’informatizzazione del SSN con un Fascicolo Sanitario Elettronico che viaggia nelle Regioni a velocità troppo differente: si passa dal 100% di cittadini che in Sardegna hanno attivato il FSE (secondo trimestre 2021), al 99% in Lombardia, al 97% Prov. Trento, al 2% Molise, mentre quelli che lo hanno utilizzato negli ultimi 90 giorni (secondo trimestre 2021) oscillano dal 100% della Sardegna, all’88% dell’Emilia Romagna, 72% del Veneto e 6% della Sicilia. E ancora. A pesare come un macigno sulla presa in carico delle persone con cronicità c’è la mancata attuazione, in molte Regioni, del Piano Nazionale della Cronicità approvato ormai quasi 5 anni fa. Recepito formalmente da tutte le Regioni, solo poche ne hanno messo a terra le attività previste e i sistemi di stratificazione della popolazione sono realtà solo il alcune Regioni, nonostante i finanziamenti dell’UE (Pon Gov).L’analisi è di Tonino Aceti, Presidente di Salutequità, che ha snocciolato dati e avanzato proposte durante l’audizione presso l’Intergruppo parlamentare sulle Cronicità.Il Piano, infine, dovrebbe essere attualizzato con le innovazioni positive introdotte con i Decreti emergenziali (Infermiere famiglia, assistenti sociali, psicologi, telemedicina,..) – ha concluso Aceti – e dovrebbe riconoscere e affrontare anche altre patologie come la psoriasi, l’asma anche nell’adulto e in tutte le condizioni di gravità, la sclerosi multipla, la poliposi nasale,…”

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Il Piano urbano di mobilità sostenibile al Next Generation Mobility

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 Maggio 2021

Anche Città metropolitana di Torino partecipa al Next Generation Mobility, il salone online dedicato alla mobilità sostenibile da martedì 18 a giovedì 20 maggio. Sarà l’occasione per illustrare agli addetti ai lavori il nuovo Piano urbano di mobilità sostenibile (Pums), cui Città metropolitana di Torino sta lavorando. La tre giorni in cui istituzioni e aziende presentano al pubblico servizi e prodotti di mobilità sarà l’occasione per far conoscere il piano che organizza i movimenti nel territorio di persone e merci, garantendo che i bisogni delle generazioni attuali non vadano a compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri.Alla base del Pums – che è uno strumento di pianificazione strategica previsto per legge dal decreto ministeriale del 4 agosto 2017, la cui redazione e approvazione compete alla Città metropolitana – ci sono le tre dimensioni della sostenibilità: ambientale, economica e sociale, e la prospettiva è quella di investimenti per ampliare l’offerta di trasporto pubblico in sicurezza e di mobilità in sharing, e per costruire una rete sempre più fitta di itinerari ciclopedonali.Focus principale del piano sono le persone, a cui garantire accessibilità e qualità della vita attraverso uno sviluppo equilibrato di tutte le modalità di trasporto rilevanti, con preferenza per i modi più puliti e sostenibili attraverso scelte condivise.Per il consigliere metropolitano con delega ai trasporti Dimitri De Vita, “la sostenibilità rischia di essere messa in discussione dagli effetti di un’emergenza sanitaria che sta fortemente condizionando anche le nostre modalità di trasporto, con il rischio di un passo indietro verso forme di mobilità motorizzata privata giustificata e giustificabile solo dal timore per la prossimità cui inducono i mezzi di trasporto pubblico. È una scelta regressiva, rispetto alla quale le nostre Amministrazioni, locali così come nazionali, stanno mettendo in campo politiche e iniziative di tutela”.Il Pums prevede anche una serie di azioni: aumentare i chilometri ciclopedonali e gli interventi collegati, come zone 30, marciapiedi, bicistazioni ai capolinea della metropolitana; migliorare il trasporto pubblico collettivo, puntando anche sull’interscambio gomma-ferro, sui bus di adduzione al Servizio ferroviario metropolitano e sul trasporto a chiamata; migliorare la sicurezza stradale riducendo gli impatti ambientali connessi al traffico; infine, favorire l’innovazione tecnologica verso le grandi sfide future della mobilità elettrica e a guida autonoma.

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ANCoDiS: è arrivato il “Piano scuola estate 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2021

Con la Nota 643 del 27/4/2021 a firma del Capo Dipartimento Dott. Versari, le scuole italiane hanno ricevuto puntuali informazioni relative alla sua prossima attivazione nella quale, in particolare, si evidenzia l’autonomia didattica ed organizzativa in relazione allo specifico contesto territoriale e sociale nel quale operano. La Nota riconosce che per la scuola si apre una nuova sfida in continuità con quella dello scorso anno scolastico ma “enormemente accresciuta dalla crisi di questo tempo”. Il Ministero prevede tre fasi: I Fase: Rinforzo e potenziamento delle competenze disciplinari e relazionali – Periodo: giugno 2021: le innumerevoli azioni progettate e attivabili da giugno a settembre avranno lo scopo di rinforzare gli apprendimenti e la socialità nel periodo di sospensione delle attività didattiche e dovrebbero consentire il “consolidamento compensativo degli apprendimenti formali”; II Fase: Rinforzo e potenziamento competenze disciplinari e della socialità – Periodo: luglio-agosto 2021 con “attività C.A.M.PU.S. (Computing, Arte, Musica, vita Pubblica, Sport), ad esempio, che potranno costituire opportunità per riavvicinare il mondo della scuola ad attività particolarmente penalizzate durante la crisi pandemica. Per le attività motorie e sportive potrebbero poi essere realizzati contesti sportivi scolastici, con la collaborazione degli Organismi sportivi affiliati al Coni e al Cip, anche in prosecuzione di progetti già avviati”; III Fase: Rinforzo e potenziamento competenze disciplinari e relazionali con intro al nuovo anno scolastico – Periodo: settembre 2021 con l’accompagnamento degli studenti “alla partenza del nuovo anno scolastico mediante contatti personali e riflessioni, incoraggiati e sostenuti per affrontare la prossima esperienza scolastica.Per consentire la realizzazione di questo imponente Piano strategico, saranno investiti circa 520 milioni di euro: 150 milioni di euro provenienti dal D.L. 22 marzo 2021, n. 41 (art. 31, co. 6) finalizzati a supportare le istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado nello sviluppo di attività volte a potenziare l’offerta formativa extracurricolare, il miglioramento delle competenze di base, il consolidamento delle discipline, la promozione di attività per il recupero della socialità, della proattività, della vita di gruppo degli studenti; 320 milioni di euro dal PON “Per la scuola”, 2014-2020 con progetti di durata biennale finalizzati a promuovere il potenziamento delle competenze, comprese quelle digitali, nonché la socializzazione e lo stare insieme, l’inclusione per studenti con fragilità. Le attività possono essere realizzate dalle scuole anche in rete tra loro e con il coinvolgimento di Istituzioni ed Enti, pubblici, privati o del terzo settore; infine, 40 milioni di euro dal D.M. 2 marzo 2021, n. 48 (ex L. 440/1997) destinati all’incremento del Fondo per l’arricchimento dell’offerta formativa per iniziative progettuali volte a contrastare la povertà e l’emergenza educativa, a prevenire la dispersione scolastica e a ridurre la frattura fra le zone più avanzate del Paese e le zone più fragili, le periferie, le aree montane. Prima osservazione: viene sottolineato che “le ingenti risorse finalizzate dal Ministero dell’Istruzione sono destinate alle istituzioni scolastiche perché, con determinazioni degli Organi collegiali, siano definiti i piani di intervento più opportuni a favore dei propri studenti, in particolare quelli con preesistenti o sopravvenute difficoltà”. Qualcuno tra MI e OO.SS. si è chiesto chi si occuperà della realizzazione del progetto da proporre agli OO.CC., in quali condizioni emergenziali si trovano le scuole? Ancodis si chiede se è chiaro alle alte sfere ministeriali e sindacali che siamo alla fine di un complicato anno scolastico con scrutini ed esami da gestire, progetti in fase di svolgimento da completare, ATA con incarico a tempo determinato che andranno in ferie già a partire dalla seconda metà di maggio? il Ministro Bianchi ha dichiarato che sono stati investiti quasi 510 milioni di euro per costruire un ponte tra la fine di questo anno scolastico e il prossimo. “Facciamo notare con rispetto al Signor Ministro – dichiara Cicero – che per fare un ponte solido e funzionale alle necessità occorre una squadra di professionisti guidata da un direttore dei lavori che – dalla progettazione, all’esecuzione fino alla messa in opera – si fa carico di attuare e mettere in campo tutte le azioni necessarie al completamento del progetto.” “Questa squadra di docenti – continua il Presidente Rosolino Cicero – ha una sua precisa identità riconosciuta in tutte le scuole nello Staff organizzativo e nello Staff didattico: si tratta – come ha chiaramente detto la ex Ministra Azzolina nella trasmissione In Onda del 30/7/2020 riferendosi all’imponente lavoro di programmazione della scorsa estate – di “figure eccezionali, che fanno un lavoro enorme nelle scuole” ma che ancora non hanno nessun riconoscimento contrattuale”. Il Presidente Cicero fa rilevare, infine, che “dalle dichiarazioni del Ministro Bianchi ancora non abbiamo sentito una sola parola di attenzione per le tante migliaia di donne e uomini che compongono questa squadra e che le esternazioni di segretari nazionali non inducono ad alcuno ottimismo! Non possiamo dunque non chiederci: se la squadra decidesse di incrociare le braccia, cosa ne sarebbe del magnifico ponte?”

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Governo. Draghi e il Piano di ripresa. Riusciremo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

Sono 191,5 i miliardi previsti per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, articolato in progetti e riforme. A questi si aggiungono ulteriori miliardi europei e nazionali. Un totale di 248 miliardi da utilizzare nei prossimi anni. Cifra mai vista prima.Le aree di intervento del Piano sono: Transizione verde. Trasformazione digitale. Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Coesione sociale e territoriale. Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale. Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani.C’è un vincolo nell’accedere ai fondi del Piano: il rispetto degli impegni assunti. Non ci sono le condizionalità previste per il Meccanismo europeo di stabilità, che tanto ha spaventato i nostri governanti che, però, le avevano approvate in passato.Gli obiettivi e i tempi sono definiti dal Piano e, in base al rispetto degli impegni, arriveranno i fondi che, ricordiamo, sono debito europeo, cioè garantito da tutti i Paesi europei con la emissione di titoli. Oltre alla Commissione europea sarà, quindi, ciascun Stato che vigilerà il rispetto degli impegni assunti dagli altri Paesi. Altrimenti, niente soldi. Riusciremo? La chiamata di Draghi alla “virtù del carattere” della nostra classe politica e alle categorie che la esprimono lascia perplessi quanto alla risposta. Vero è che il Presidente del Consiglio è Mario Draghi, che ha posto sul piatto della bilancia la sua credibilità e che le persone da lui scelte offrono garanzie del fare. Non rimane che attendere. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Piano scuola per la banda ultra larga

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

“Vogliamo precise garanzie sui tempi di attuazione del nuovo piano scuola per la banda ultra larga. Le chiederemo al Governo, ma anche alla Regione e a chi realizzerà il servizio. Siamo stanchi dei ritardi accumulati finora, di questo passo rischiamo che il piano scuola resti lettera morta”. Lo afferma Michele Pianetta, Vice Presidente all’Innovazione di ANCI Piemonte e membro della commissione Innovazione di ANCI nazionale.Il piano scuola ha stanziato oltre 400 milioni di euro per il il miglioramento della connettività nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, nonché per il collegamento di tutti i plessi delle scuole primarie e dell’infanzia statali ubicati nelle cosiddette «aree bianche», che saranno oggetto di interventi infrastrutturali nell’ambito del Piano BUL.“Si tratta di quelle aree in cui, per i prossimi tre anni, non è previsto alcun investimento privato – spiega Pianetta -. Quello della banda larga veloce è un treno che non possiamo perdere e che consentirà di garantire l’erogazione di connettività fino a 1 Gigabit/s in download e una banda minima di 100Mbit/s a circa 35 mila plessi scolastici in tutta Italia”.Intanto, Infratel Italia, soggetto attuatore del Piano Scuole, ha proseguito l’attività di pianificazione degli interventi, chiedendo agli operatori aggiudicatari del bando di trasmettere i piani di attivazione per il periodo maggio-settembre 2021 prima della sottoscrizione dei contratti, che avverrà nei prossimi giorni. Con nota prot. n. 9068/2021 il Ministero dell’Istruzione ha fatto sapere che il servizio verrà erogato tramite la fornitura di un apparato utente in fibra ottica (CPE) all’interno dell’edificio scolastico, compresa la fornitura in opera di cavi, tubi e materiali di installazione e di cablaggio, la realizzazione del collegamento fisico sulla rete comunale e nazionale con punti di erogazione del servizio individuati dagli operatori affidatari, l’assistenza tecnica e la manutenzione per un periodo di 5 anni. Già nelle prossime settimane i soggetti che realizzeranno i lavori effettueranno i primi sopralluoghi negli istituti. L’obiettivo è quello di completare il piano entro il 2023 e di collegare 5.000 istituti entro settembre 2021, dunque con la ripresa dell’attività scolastica.“In questo momento – prosegue il vicepresidente all’Innovazione, Michele Pianetta – è quanto mai opportuno che vi sia un coordinamento fra tutte le iniziative che si stanno sviluppando sui territori per garantire la connettività degli edifici scolastici, evitare sovrapposizioni e dispersioni di risorse. A tal proposito è indispensabile il coinvolgimento diretto dei Comuni, a partire dalla verifica della mappatura della connettività già esistente, al fine di delineare al meglio le implementazioni necessarie”.“Nell’ultimo periodo – conclude – ci siamo accorti di come lo smart working e la didattica integrata, per quanto strategici, rischino di diventare un’utopia di fronte agli impedimenti oggettivi causati dalla lentezza delle connessioni internet. Si tratta di una questione che ci sta particolarmente a cuore e che continueremo a presidiare, se necessario chiedendo un incontro a Fastweb (soggetto affidatario dei lavori in Piemonte) già nelle prossime settimane: non possiamo permetterci ulteriori ritardi”.

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Piano Oncologico Europeo e situazione in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

Prevenzione, programmi di screening, diagnosi e trattamento, qualità di vita dei pazienti oncologici e oncoematologici: sono i quattro pilastri del “Piano Europeo di lotta contro il Cancro”, recentemente varato dall’Unione Europea, che sarà sostenuto dai fondi del nuovo programma EU4Health e incrementato da ulteriori fondi europei: tra questi, la UE invita gli Stati membri a ricorrere anche al Next Generation EU, meglio conosciuto come “Recovery fund”, per sostenere la lotta al cancro e la ricerca scientifica.Il Piano Oncologico Europeo, unitamente al piano SAMIRA, quest’ultimo volto a garantire ai cittadini europei l’accesso a tecnologie mediche radiologiche e nucleari di alta qualità, rappresentano una vera e propria ‘chiamata alle armi’ di tutti gli Stati membri per contrastare i tumori solidi e del sangue, investendo risorse e mettendo in campo azioni organiche e strutturate che puntano, attraverso la cooperazione internazionale, a eliminare le disuguaglianze in termini di accesso alla conoscenza, prevenzione, diagnosi e cura della malattia.In questo scenario, il Gruppo di Associazioni pazienti oncologici e oncoematologici “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” chiede al Governo italiano di recepire prontamente le indicazioni del Piano Europeo di lotta contro il Cancro e del Piano SAMIRA, declinandole in un Piano Oncologico Nazionale strutturato, allineandosi alle azioni e agli obiettivi fissati dall’Unione Europea. A rappresentare le istanze del Gruppo presso le Istituzioni è l’Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, la cui rappresentante On. Vanessa Cattoi è prima firmataria di una Mozione presentata alla Camera dei Deputati.Tra i punti chiave portati all’attenzione del Governo dai firmatari della Mozione: il coinvolgimento nel Piano Oncologico Nazionale, oltre che di Ministero della Salute e Regioni, del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e del Ministero della transizione ecologica; la messa a punto di indicatori precisi per valutare le performance regionali; la presa in carico dei pazienti metastatici; la ricerca clinica sui farmaci oncologici innovativi e sulle nuove tecnologie, anche al fine di attrarre investimenti presso le eccellenze scientifiche del nostro Paese; l’attuazione della Rete nazionale dei registri tumori e dei sistemi di sorveglianza, attraverso un corretto conferimento dei dati regionali in unico e funzionale database nazionale; l’istituzione di servizi di psiconcologia in ogni unità complessa di oncologia procedendo, il prima possibile, al riconoscimento della psiconcologia come professione sanitaria; un regolare utilizzo dei Patient Reported Outcomes per cogliere il punto di vista fisico, mentale e sociale del paziente su un trattamento o una tecnologia sanitaria; la messa in campo di iniziative per la conservazione del posto di lavoro e per un pieno reinserimento al lavoro dei pazienti oncologici.

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Nuovo piano industriale CRIF: bond da 45 milioni e 350 milioni di investimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

CRIF S.p.A. – azienda globale con headquarters a Bologna e specializzata in sistemi di credit e business information e soluzioni in ambito digitale per lo sviluppo del business e l’open banking – ha completato l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari attraverso Pricoa Private Capital – il business private capital di Prudential Financial, Inc. of the United States (NYSE:PRU), uno dei principali operatori nel mercato internazionale del private placement – per un valore di 45 milioni di euro.I titoli sono stati emessi in un’unica tranche con un piano di ammortamento di 12 anni e un tasso di interesse fisso.A questo riguardo va sottolineato come gli ingenti investimenti fatti nel tempo per diversificare l’attività sia a livello geografico (con una presenza diretta che ad oggi si estende in circa 40 Paesi di 4 continenti) sia per nuovi servizi abbiano garantito a CRIF una notevole resilienza anche in un anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria ed economica. Nello specifico, nel 2020 il fatturato consolidato è ulteriormente cresciuto per assestarsi a 567 milioni di Euro contro i 557 del 2019 mentre l’EBITDA è risultato pari a 126 milioni di Euro rispetto ai 108 milioni dell’esercizio precedente.Coerentemente con il posizionamento globale del Gruppo, il nuovo piano industriale prevede per il triennio 2021-2023 investimenti per nuovi servizi, tra cui anche open banking a livello globale per complessivi 350 milioni di Euro, che vanno ad aggiungersi ai 119 milioni del 2020, quando già si registrava una crescita rispetto ai 90 milioni dell’anno precedente, tutto ciò malgrado le complessità derivanti dalla pandemia.Al contempo, per sostenere il proprio percorso di crescita l’azienda ha recentemente lanciato il piano di assunzioni che prevede nel solo 2021 380 nuove risorse, di cui 150 nelle sedi italiane del Gruppo, dopo le 220 già inserite globalmente nel 2020, pur in un periodo complesso. Infine, oltre ad aver confermato il programma di acquisizioni che nel corso degli anni ha consentito di sviluppare anche il proprio ecosistema di soluzioni di open banking innovative ed end-to-end per banche e istituzioni finanziarie, CRIF ha varato un ambizioso progetto di accelerazione di start up finalizzato a sviluppare sinergie con realtà in ambito Fintech e Insurtech in vari paesi e a favorire la creazione di una nuova imprenditorialità ad alto contenuto innovativo e tecnologico, anche connessa al Campus CRIF di Varignana (Bologna).Greenberg Traurig Santa Maria ha affiancato CRIF come consulente legale mentre Akin Gump Strauss Hauer & Feld come consulente legale dell’investitore. Il Trust & Agency Services Team di Deutsche Bank ha svolto il ruolo di banca agente.

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Stati Uniti: il piano di stimolo apre la strada a un deficit commerciale record

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2021

Parigi. Principale importatore e secondo esportatore di beni nel mondo, gli Stati Uniti hanno registrato un disavanzo commerciale fin dagli anni ’70. Dopo l’escalation delle tensioni commerciali – soprattutto con la Cina -, le barriere doganali che mirano a ridurre lo squilibrio degli scambi commerciali e la pandemia di COVID-19 che ha influito sui flussi commerciali, il deficit commerciale ha raggiunto un livello record di oltre 900 miliardi di dollari (USD).Storicamente, l’origine di questo deficit si spiega con le considerevoli importazioni volte a soddisfare i consumi americani. Dal 2015, la principale evoluzione interessa il calo in volume dei prodotti e materiali industriali nel deficit commerciale. Stando all’Energy Information Administration, il paese è diventato esportatore netto di gas naturale nel 2017, mentre i volumi di importazioni nette di petrolio greggio hanno raggiunto il livello più basso dalla metà degli anni ’80.Sebbene i beni capitali costituiscano il settore all’esportazione più importante (il 34% del totale tra il 2010 e il 2020), sulla loro crescita ha prevalso quella delle importazioni, a causa degli insuccessi di Boeing[1] ultimi due anni, e in seguito della pandemia di COVID-19. La presidenza di Donald Trump ha evidenziato il peso considerevole della Cina in termini di deficit commerciale. Firmato il 15 gennaio 2020, dal Presidente Donald Trump e dal vice-Presidente cinese Liu He, l’impatto dell’accordo commerciale “Fase Uno” è difficile da valutare, poiché influenzato negativamente dalla pandemia di COVID-19. A fine 2020, la Cina non ha raggiunto l’obiettivo di acquistare quasi 64 miliardi di USD in più in prodotti agricoli, energetici e manifatturieri rispetto alla base del 2017. Su un totale di 159 miliardi di USD di acquisto di beni concordati, la Cina ha soddisfatto solo il 59% dell’obiettivo entro la fine dell’anno.In seguito allo shock della crisi legato alla pandemia di COVID-19, si prevede un altro grande cambiamento degli equilibri macroeconomici con l’imponente piano di rilancio, chiamato «Piano di salvataggio americano». Adottato a marzo, è stimato in circa 1900 miliardi di USD (9% del PIL) per i prossimi 10 anni, di cui oltre un terzo sarà immesso direttamente nell’economia nel 2021, in aggiunta ai circa 4000 miliardi autorizzati dal Congresso nel 2020 per rispondere alla crisi.Il boom atteso dei consumi americani alimenterà la domanda di importazioni, ponendo le basi per un deficit commerciale record. Coface stima che il piano di rilancio potrebbe portare a un ulteriore deficit di 56 miliardi di dollari. Di conseguenza, i deficit bilaterali con Messico, Germania, Corea del Sud, Brasile o India potrebbero aumentare.Il piano di investimenti infrastrutturali di oltre 2.000 miliardi di dollari in 8 anni, presentato la scorsa settimana dalla Casa Bianca, mostrerà i suoi effetti solo dopo il 2021. Tuttavia, poiché l’aumento delle imposte che lo finanziano saranno scaglionati in 15 anni, contribuirà ad ampliare il deficit del bilancio federale nei prossimi anni, determinando sicuramente un incremento del deficit commerciale.Joe Biden, diventato presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2021, è subentrato a Donald Trump, la cui politica “America First” è stata caratterizzata da crescenti tensioni commerciali e dazi doganali, in particolare con la Cina.La campagna elettorale e le prime azioni del Presidente Biden hanno rivelato una politica commerciale parte integrante della sua più ampia politica estera, riassunta dallo slogan “America is Back”. Il programma di politica commerciale, pubblicato a inizio marzo, indica come priorità per la sua amministrazione il ripristino della leadership degli Stati Uniti nel mondo e la ricostituzione di partnership e alleanze.Per contro, le prime indicazioni mostrano una posizione più assertiva nei confronti della Cina. Si riflette nel programma commerciale dell’amministrazione, che dà priorità di risposta alle pratiche commerciali “abusive e sleali”. Per ora, il Presidente e la sua amministrazione non intendono ridurre i dazi doganali stabiliti nel contesto della guerra commerciale, che potrebbero fungere da leva di negoziazione nelli futuri confronti bilaterali.

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Il piano di Biden sulle infrastrutture: al di là di strade e ponti

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2021

Domenico Maceri, PhD. “È come un cavallo di Troia”. Ecco la reazione di Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky e leader della minoranza al Senato, mentre commentava il massiccio piano infrastrutturale annunciato da Joe Biden in un discorso a Pittsburgh in Pennsylvania. McConnell ha elaborato sostenendo che il progetto si basa su “ulteriori prestiti e ingenti aumenti fiscali a tutte le componenti produttive” dell’economia.Il programma dell’attuale inquilino alla Casa Bianca di circa duemila miliardi di dollari si aggiunge al recente pacchetto di stimolo anti-Covid approvato recentemente con voti di soli democratici. I repubblicani, a differenza dei democratici che votarono a favore del pacchetto anti-Covid durante l’amministrazione di Donald Trump, sembrano essersi rinchiusi nella loro tipica strategia di bloccare qualunque cosa un presidente democratico possa fare. Lo fecero in grande misura durante l’amministrazione di Barack Obama e lo stanno mettendo in pratica con Biden.Biden sa benissimo che il tema delle infrastrutture è popolare con gli americani e in un certo senso anche con i repubblicani, ma lavorare in maniera bipartisan a Washington sembra essere scomparso. Il piano di Biden etichettato “American Jobs Plan” spenderebbe ingenti somme sulle strade, ponti, ferrovie, ma includerebbe anche fondi per nuove tecnologie e il cambiamento climatico. Biden lo ha classificato come “l’investimento più significativo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale” che metterebbe l’America all’avanguardia anche nelle emergenti tecnologie.Il 73 percento degli americani favorisce il piano annunciato da Biden, cifra molto alta specialmente di questi giorni. Alcuni repubblicani, a differenza di McConnell, se ne sono accorti, riconoscendo l’importanza dei progetti di infrastrutture, obiettando però sulle dimensioni del piano. Il senatore repubblicano del Missouri Roy Blunt, in un’intervista alla Fox News, ha detto che bisogna ridurre il piano di Biden del 70 percento se il presidente spera di ottenere supporto del suo partito. Blunt ha dichiarato che 615 miliardi sarebbero sufficienti perché il resto sarebbe speso in aree che non hanno nulla a che fare con le infrastrutture.Blunt non ha tutti i torti se si definiscono infrastrutture semplicemente come ponti e strade. Biden la vede diversamente includendo anche l’ampliamento di banda larga a zone in America dove non esiste. Include anche infrastrutture legate all’industria manifatturiera, la modernizzazione delle reti elettriche, migliorie alle scuole, e anche assistenza per la cura degli anziani e per assicurarsi che l’acqua sia potabile per tutti.Si tratta di una differenza non solo del termine infrastrutture ma anche di una visione del ruolo del governo nella società. I repubblicani continuano ad insistere che lasciando mano libera alle aziende private il sistema funziona per tutti. Una visione limitata poiché le aziende private investono solo quando vedono il profilo dei guadagni. Il tipo di investimenti fatti dal governo non mira a produrre profitti ogni tre mesi per soddisfare gli investitori. Gli investimenti governativi producono alcuni frutti immediatamente ma in molti casi i benefici saranno duraturi e verranno a galla in tempi poco vicini.I repubblicani non sono gli unici insoddisfatti con le spese della proposta di Biden. L’ala sinistra del Partito Democratico dissente anche ma nella direzione opposta. Alexandria Ocasio-Cortez, parlamentare ultra liberal di New York (14esimo distretto), in un’intervista alla Msnbc ha dichiarato che le spese proposte da Biden sono insufficienti poiché includono un lasso di tempo di dieci anni. La cifra indicata da Ocasio-Cortez si aggirerebbe invece non su duemila ma diecimila miliardi di dollari.La proposta di Biden sarà dunque massaggiata e discussa alla Camera che come si sa è dominata dai democratici. Alla fine emergerà un disegno di legge che soddisfi le due ali del partito democratico il quale arriverà al Senato dove si prevede una strada in salita. Nella Camera Alta i democratici dovranno fare i conti con il filibuster che richiede 60 consensi per procedere al voto il che vuol dire che 10 repubblicani dovrebbero votare con i democratici. Già si parla di raggirare il filibuster ripetendo la reconciliation che solo richiede una semplice maggioranza se i disegni di legge sono concentrati su questioni di bilancio. La parlamentarian Elizabeth McDonough, il funzionario che consiglia il Senato su questioni di procedure legislative, ha informato i vertici del Partito Democratico che possono usare altre tre manovre di reconciliation nei primi due anni dell’amministrazione di Biden. Una buona notizia per i democratici anche se uno dei loro senatori conservatori, Joe Manchin del West Virginia, ha dichiarato che non appoggia totalmente la proposta di Biden. In particolar modo Manchin è contrario all’aumento delle tasse alle corporation dal 21 al 28 percento che lui vorrebbe ridurre al 25 percento. Va ricordato che nel 2017 i repubblicani ridussero la cifra dal 35 al 21 percento. Tutto sommato, le corporation ne uscirebbero abbastanza bene anche con Biden nonostante l’evidente piccolo passo indietro. Jeff Bezos, infatti, il padrone di Amazon e l’uomo più ricco al mondo, si è dichiarato favorevole alle tasse sulle corporation programmate da Biden.Questo piccolo sacrificio per le corporation coprirebbe il costo della sua proposta, secondo Biden, anche se il tam-tam di una patrimoniale alle classi benestanti suonato dai senatori democratici di sinistra Bernie Sanders e Elizabeth Warren gli chiederebbe un altro piccolo sacrificio. Non dovrebbe fare loro tanto male considerando anche i notevoli profitti accumulati durante la pandemia. I benefici della nuova proposta però andrebbero a tutti gli americani, come ci confermano ricerche citate in un recente articolo del Washington Post. Uno studio di Moody Analytics ci informa che ogni dollaro investito dal governo si traduce a 1,50 nell’aumento del Pil (Prodotto interno lordo). La crescita verrebbe stimolata al 3,8 percento, la disoccupazione scenderebbe a 3,5 percento e 13,5 milioni di posti di lavoro verrebbero creati. Un altro studio della Georgetown University conferma questi dati anche se il numero di posti di lavoro sarebbe 15 milioni.La proposta di Biden sulle infrastrutture fa parte dell’ideologia dei democratici di usare il governo per migliorare la società guardando al passato ma anche al futuro. Donald Trump nel suo slogan di “Make America Great Again” (Rifacciamo grande l’America) mirava a riportare il Paese nella società degli anni 50 quando i bianchi dominavano e i gruppi minoritari si trovavano decisamente in una posizione sfavorevole, specialmente gli afro-americani. Biden sta cercando di fare l’America grande includendo però tutti gli americani, prendendo ispirazione dai programmi progressisti del New Deal degli anni 30 di Franklin Delano Roosevelt, la cui foto lui vede ogni giorno dal suo studio ovale alla Casa Bianca. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

(PNRR) rappresenta un’occasione unica in vista dell’urgenza della sfida climatica per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Il nuovo Governo, sotto la guida di Mario Draghi, nasce con l’impegno di mettere la transizione ecologica e i temi legati al cambiamento climatico al centro della strategia dell’esecutivo e di considerare la decarbonizzazione come una chiave della ripresa del paese post-Covid19.La revisione del Piano Italiano di Ripresa e Resilienza (PNRR) sarà la prima prova di questo percorso. Riuscirà il nuovo piano ad innescare l’innovazione necessaria alla decarbonizzazione per abbandonare il ricorso alle fonti fossili? Il WWF Italia, in collaborazione con il think tank ECCO, il think tank inglese E3G e l’Istituto Wuppertal cercano di rispondere a questa domanda con l’evento “Il Piano Italiano di Ripresa e Resilienza: analisi comparativa e buone pratiche europee”.Lo scopo del confronto è quello di fornire un’analisi del PNRR e avanzare proposte utili per valutarne la rispondenza con la Strategia europea di lungo periodo, la Long Term Strategy nazionale al 2050, il sostegno degli impegni di Parigi 2015, e la coerenza con la strategia europea di crescita sostenibile legata alla ripresa post Covid19.Insieme all’esame sul PNRR italiano, l’evento presenterà anche una valutazione di buone pratiche a livello europeo, evidenziando le principali criticità e punti di forza nei piani nazionali di Germania, Spagna e Portogallo, secondo le stime del Green Recovery Tracker, uno strumento scientifico di analisi, sviluppato dall’Istituto Wuppertal e dal think tank E3G, che vuole analizzare i PNRR dagli Stati europei, in base al loro effetto positivo o negativo sul cambiamento climatico. Il webinar si terrà giovedì 8 aprile dalle 11:00 alle 12:00 sulla piattaforma Zoom

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Turismo e piano di ripresa U.E.

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

Il turismo è senza dubbio uno dei settori più colpiti dalla pandemia, con danni per decine di miliardi e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Pertanto non potrà esserci una vera ripartenza europea e italiana senza un sostegno efficace a questo comparto che vale oltre il 10% del PIL e dell’occupazione nell’UE e ha importanti ricadute su settori chiave, quali trasporti, commercio, agroalimentare, industrie culturali e creative, moda, edilizia o cantieristica navale. Questo è particolarmente vero per l’Italia, tra le prime “potenze” turistiche al mondo, dove questa industria, con il suo indotto, incide per oltre il 13% del PIL.Come ha sottolineato il Presidente Mario Draghi nel suo discorso al Senato, imprese e lavoratori del turismo vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Anche il Commissario europeo responsabile, Thierry Breton, ha affermato che “il turismo è stato di gran lunga il comparto economico più colpito dagli effetti della pandemia, per questo la sua ricostruzione deve essere in cima alla lista delle nostre priorità”. È dunque fondamentale che il Piano per la ripartenza italiano utilizzi al meglio le risorse di Next Generation EU e del nuovo bilancio europeo per aiutare il settore a risollevarsi e sostenere la competitività e trasformazione verso maggiore sostenibilità e digitalizzazione.Per promuovere il confronto su questi temi tra gli operatori e le istituzioni comunitarie, nazionali e locali, l’Ufficio del Parlamento europeo e la Rappresentanza della Commissione in Italia organizzano un evento on line con la partecipazione del ministro Massimo Garavaglia, del vice presidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo (M5S), degli eurodeputati Antonio Tajani (PPE-FI), Brando Benifei (S&D-PD), Marco Campomenosi (ID-Lega) e Carlo Fidanza (ECR-FdI), di Kerstin Jorna, Direttore Generale per il Mercato Interno, Industria, Imprenditorialità e PMI della Commissione europea e di Elly Schlein, vice presidente della Regione Emilia Romagna.All’evento, aperto dai saluti di Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, e di Antonio Parenti, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, interverranno anche, il presidente di Confturismo Luca Patanè, Marina Lalli, presidente di Federturismo, Bernabò Bocca, presidente Federalberghi, Giorgio Palmucci, presidente ENIT, Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari e Saverio Cecchi, presidente Confindustria nauticaModera Alberto Magnani, giornalista de Il Sole24Ore.

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