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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘piante’

Le piante e l’uomo

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Roma Eur 21 dicembre 2018 – 21 aprile 2019 Palazzo delle arti e delle tradizioni popolari mostra “Le piante e l’uomo: scienza, riti, arte e tradizioni – per uno sviluppo sostenibile”.La mostra, curata da Paolo Maria Guarrera, è un itinerario attraverso l’immenso patrimonio del Museo delle arti e tradizioni popolari, elaborato sulla base di uno studio botanico sulle raccolte iniziato fin dagli anni ’80. Sono state individuate dal curatore, biologo ed etnobotanico, 100 specie, nel loro legame con la tradizione popolare passata e presente, prendendo in considerazione, per ogni specie, gli utilizzi in medicina, veterinaria e zootecnia, alimentazione, artigianato, tessitura e tintoria, religione e ritualità e portando per la prima volta in evidenza aspetti naturalistici, finora poco indagati all’interno delle collezioni del museo.

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Rassegna di piante, fiori, frutti dimenticati, prodotti di alto artigianato e dell’agricoltura

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Piacenza. Sabato 6 e domenica 7 ottobre 2018 (Orario: sabato 6 e domenica 7 ottobre, dalle ore 9 alle 18.30) il Castello di Paderna a Pontenure (PC) ospita la ventitreesima edizione di “Frutti Antichi”, rassegna di piante, fiori e frutti dimenticati e prodotti di alto artigianato e agricoltura promossa dal FAI – Fondo Ambiente Italiano e realizzata in collaborazione con il Castello di Paderna e il Comitato FAI di Piacenza. Le protagoniste sono le piante a fioritura autunnale, esposte con i loro straordinari colori nel parco del castello, mentre nella grande corte agricola gli ortolani mostrano il raccolto dell’annata e vendono prelibatezze di stagione. Gli espositori arrivano da diverse regioni italiane; con loro anche talentuosi artigiani che valorizzano antichi mestieri, per far conoscere le loro opere uniche, e agricoltori che coltivano e si prendono cura della terra con metodi sostenibili.Durante le due giornate della manifestazione, i visitatori possono partecipare a un ricco programma di eventi collaterali, tra laboratori creativi per grandi e piccoli, incontri con ricercatori e operatori del settore all’insegna della promozione di stili di vita più vicini alla natura, conversazioni su tematiche ambientali ed alimentari.I contributi raccolti in occasione della manifestazione saranno destinati alla valorizzazione e al recupero dell’Orto delle Monache sul Colle dell’Infinito a Recanati (MC).
Prezzi: Ingresso a contributo minimo di 7 euro; 5 euro per gli iscritti FAI e per i possessori della Card del Ducato. Ingresso gratuito per i bambini fino ai 12 anni e per chi si iscrive al FAI in occasione della manifestazione.

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Giardino dell’Eden per tutti gli appassionati di giardinaggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

borgo plantarumTelarolo di Castellarano (Reggio Emilia) Borgo Antico le Viole 16-17 settembre 2017 situato in pieno territorio matildico nel verde delle colline tra Reggio Emila e Modena diventerà per due giorni, un vero e proprio Giardino dell’Eden per tutti gli appassionati di giardinaggio. L’antico complesso architettonico sarà, infatti, completamente invaso dai fiori e dalle piante di Borgo Plantarum, garden show curato da Carlo Contesso, designer e collaboratore del Corriere della Sera e di Gardenia e realizzato con il patrocinio del Comune di Castellarano e il contributo di Adipa Emilia Romagna, LIPU Sezione Reggio Emilia e Associazione Giardino Botanico La Pica.Un fine settimana immersi tra fiori e piante rare arricchito dai consigli degli specialisti, da esposizioni di design e artigianato d’eccellenza, conversazioni dedicate al verde, mostre a tema, attività ludico didattiche per bambini e una maratona fotografica per imparare a realizzate il perfetto “scatto” botanico-naturale.L’evento riunisce a sé alcuni tra i migliori vivaisti e produttori italiani pronti a trasmettere al pubblico la propria competenza e offrire collezioni di piante particolari, spesso rare, e di grande qualità. Se, dunque, uno stand risplenderà con migliaia di capolini di settembrini e anemoni ibride, in un altro troveremo le fucsie da giardino, le dalie, i peperoncini, le ninfee, le restionaceae, le rose e tanto ancora. Ci sarà un’abbondanza di piante a fioritura autunnale e invernale, profumatissime come quella delle Daphne, i bulbi da interrare ora per avere fioritura da fine inverno a primavera inoltrata, ma anche un’elegante collezione di agrumi con rarità come il limone variegato a polpa rosa, varietà medicea ribattezzata “Pink Lemonade”, e una collezione di melograni che proprio a settembre iniziano a rosseggiare. Poi frutti antichi, melette ornamentali, alberi, arbusti, perenni e graminacee ornamentali in mille varietà inaspettate. Gli appassionati di verde d’appartamento troveranno orchidee sia ibride che specie da collezionisti col loro fascino esotico, succulente e cactacee e perfette per gli interni epiante carnivore, per i giardinieri più originali.Non mancheranno alcuni preziosi esemplari difficilmente visibili ai non specialisti.Il vivaio “Il giardino delle essenze perdute” presenterà in anteprima a Borgo Plantarum nuove varietà di Fucsia rustiche, come la bianco-rosata ‘Greyrigg’ e la più vistosa ‘Query’ con il suo calice violaceo. Giulio Agnelli presenterà invece tra le sue tante essenze tropicali, l’introvabile e ricercata Tibouchina, appariscente e rifiorente brasiliana, alcune vistose bignoniacea sudamericane, Tubebuia e Handroathus, insieme a sontuose felci arboree del genere Cyathea, e per i più appassionati anche piante di cacao. Splendide Phalaenopsis botaniche e ricercati Bulbophyllum saranno tra le novità presentate in anteprima da “Le Orchidee del Lago Maggiore” che insieme ad altre specie provenienti dalla Malesia arricchiranno l’offerta di rarità presenti a Borgo Plantarum, gioielli botanici non solo per collezionisti.Ampio spazio troveranno anche il design e l’arredamento da giardino e l’artigianato d’eccellenza per trovare la soluzione giusta per ogni stile e ambiente.Non sarà tuttavia solo un’esposizione. Borgo Plantarum presenterà anche un fitto calendario di eventi per diffondere l’amore e la cultura del giardinaggio. Ogni, ora infatti ciascuno dei vivaisti, dal suo stand, svelerà i segreti per avere successo con le sue bellezze. Sono state inoltre organizzate, inoltre, numerose conversazioni dedicate al verde. Maurizio Vecchia, il più grande collezionista e ibridatore di passiflore racconterà tutti i colori che queste piante possono assumere. Daniele Dallai, Ricercatore di Botanica sistematica presso il Dipartimento del Museo di Paleobiologia e dell’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, affronterà il tema delle piante che stanno scomparendo dal territorio dell’Emilia. Il pubblico potrà imparare, inoltre, a riconoscere il canto degli uccelli, vera e propria colonna sonora del giardino, e a fare in modo di attirarli nel proprio. Adriano Cazzuoli, direttore dell’Associazione La Pica Giardino Botanico, parlerà della Pica e dei frutti antichi della Pianura Padana. Infine, il paesaggista Carlo Contesso e l’illustratore Massimo Demma, che da dieci anni collaborano per la stessa rubrica su Gardenia, spiegheranno come si progetta e si crea un giardino in una chiacchierata informale e divertente sul lavoro svolto insieme, e su aspetti meno noti delle loro professioni.
Borgo Plantarum sarà aperto dalle 9.00 alle 19.00 Biglietti: intero €6 – bambini sotto i 12 anni gratuito. Parcheggio gratuito.

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Parassiti delle piante: controlli più severi per proteggere gli agrumeti

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

arance-verdiSecondo una risoluzione votata giovedì, le misure comunitarie per aiutare a prevenire l’introduzione nell’UE di nuovi parassiti che attaccano gli agrumeti non sono sufficienti per proteggere i produttori europei.I deputati vogliono norme e controlli più severi per prevenire la diffusione di parassiti come la macchia nera degli agrumi e la Falsa Cydia.”È fondamentale disporre di norme in vigore adeguate per evitare un dramma simile alla Xylella nelle aree comunitarie che producono agrumi. Non possiamo applicare un approccio attendista, né possiamo stare a guardare allorché la Commissione non sta facendo abbastanza per proteggerci da malattie come la macchia nera degli agrumi e il cancro batterico degli agrumi”, ha dichiarato Clara Eugenia Aguilera García (S&D, ES) relatrice dell’iniziativa che chiede di rafforzare le misure proposte dalla Commissione.”Nella risoluzione di oggi proponiamo azioni basate sui pareri scientifici dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare e dell’Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante e ci aspettiamo che la Commissione segua il nostro esempio”, ha aggiunto.Il Parlamento ha approvato la risoluzione con 463 voti in favore, 168 contrari e 3 astensioni.Controlli aleatori, trattamento a freddo e migliore tracciabilità
Secondo i deputati, il progetto di direttiva di esecuzione della Commissione non riduce il rischio d’importazione di organismi nocivi nell’UE a un livello accettabile e sono quindi necessarie norme più severe.Ad esempio, per evitare che la macchia nera degli agrumi, una malattia fungina causata dall’organismo nocivo introdotto nell’UE Phyllosticta citricarpa, le norme dovrebbero esigere una dichiarazione che attesti che è stato prelevato un campione da almeno 600 frutti per ogni 30 tonnellate e che tutti i frutti oggetto di campionamento che mostravano sintomi sono stati sottoposti a test e sono risultati indenni da tale organismo nocivo. In maniera simile, i frutti originari di Paesi terzi dovrebbero essere ispezionati visivamente al punto d’ingresso nell’UE e tali ispezioni dovrebbero essere effettuate su campioni di almeno 200 frutti per partita di 30 tonnellate. Gli agrumi che potrebbero trasportare larve di Falsa Cydia (Thaumatotibia leucotreta), prima di essere importati nell’UE dovrebbero essere sottoposti a trattamento a freddo o a un trattamento alternativo, sostenibile, efficace e avente lo stesso effetto. I deputati hanno inoltre chiesto misure per migliorare la tracciabilità degli agrumi importati.

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La crescita esponenziale e l’applicazione al mondo delle piante

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2015

Un ricchissimo Principe indiano trascorreva le giornate nell’ozio e nella noia. Un giorno, stanco di tanta inerzia, annunciò a tutti che avrebbe donato qualunque cosa richiesta a colui che fosse riuscito a farlo divertire nuovamente. AOU CareggiTanti furono gli inventori che non riuscirono nell’intento finché si fece avanti un mercante che, aperta una scatola, estrasse una tavola con disegnate alternatamente 64 caselle bianche e nere: il gioco degli scacchi. Il Principe si entusiasmò tanto che gli promise di soddisfare qualunque sua richiesta. L’inventore rispose che gli sarebbe bastato un chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due per la seconda, quattro per la terza e così via fino alla sessantaquattresima.Il re, ignaro dell’entità della richiesta, diede ordine di eseguire la richiesta. I dignitari iniziarono i conti e si accorsero che tutto il raccolto di grano del regno non bastava a soddisfare la richiesta, tale è la terribile logica di una progressione esponenziale. Nei fatti, la richiesta era pari a due alla sessantaquattro meno uno, pari ad un numero esorbitante, cioè a 18.446.744.073.709.551.615. Questa leggenda era notissima durante il Medioevo con il nome di Duplicatio scacherii, tanto che vi appare un accenno anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri, dove viene adoperata dal sommo poeta per dare un’idea al lettore del numero degli Angeli presenti nei cieli: “L’incendio suo seguiva ogne scintilla ed eran tante, che ‘l numero loro più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla”. Alla base di questa storia c’è quella che si chiama “funzione esponenziale”, a sua volta uno tra gli elementi caratteristici essenziali della “strategia r”, ovvero la dinamica di popolazione basata sul potenziale riproduttivo, una importante estensione dell’imponente lavoro di Malthus.
Le popolazioni di specie a strategia r sono caratterizzate, nel breve periodo, da ritmi di crescita esponenziali, che si verificano finché le condizioni ambientali sono favorevoli. La popolazione cresce e colonizza rapidamente l’ambiente fino a raggiungere un picco che dipende dalla capacità dell’ambiente. A queste fasi di gradazione si alternano crolli repentini dovuti ad una drastica riduzione della capacità portante, ovvero il numero massimo di individui che possono essere mantenuti stabilmente in un ambiente che a sua volta dipende dalle risorse disponibili; è un valore che tende a variare nel tempo e nello spazio. Il tasso di crescita rallenta a poco a poco che la popolazione si avvicina alla capacità portante del sistema. Di conseguenza la popolazione si troverà su livelli non sostenibili che ne causano la drastica riduzione. Questo è l’andamento che descrive il modello di crescita in termini numerici delle piante, i microrganismi (Batteri, Funghi, Protisti, Alghe) e gli Invertebrati. Le specie a strategia r sono caratterizzate da elementi che denotano una notevole capacità di “invasione” dell’ambiente ma anche una sostanziale instabilità a causa di un’elevata prolificità, a un intenso turn-over generazionale, a un’elevata mortalità, oltre che a piramidi di età a larga base. (Francesco Epifani, matematico Uoc Servizi alla formazione Dipint – AOU Careggi, Firenze – fonte: Fitoterapia33)

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Nuove importanti informazioni sulla struttura molecolare delle piante

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2015

MelbourneGli scienziati di IBM Research e delle università di Melbourne e del Queensland hanno compiuto un passo avanti nell’identificazione della nanostruttura della cellulosa, la componente strutturale di base delle pareti cellulari delle piante. Sfruttando la potenza del supercomputing di IBM, i ricercatori sono riusciti a modellare la struttura e la dinamica della cellulosa a livello molecolare. Le informazioni derivate potrebbero aprire la strada a varietà di colture più resistenti alle malattie e aumentare la sostenibilità dell’industria della polpa, della carta e fibra – uno dei principali impieghi della cellulosa. Il lavoro, descritto in un recente articolo scientifico pubblicato su Plant Physiology, rappresenta un passo avanti significativo nella comprensione della biosintesi della cellulosa e delle modalità di assemblaggio e funzionamento delle pareti cellulari delle piante. La ricerca fa parte di un programma a più lungo termine, nell’ambito della Victorian Life Sciences Computation Initiative (VLSCI), finalizzato allo sviluppo di un modello in 3D simulato al computer dell’intera parete cellulare delle piante.
La cellulosa rappresenta uno dei composti organici più abbondanti sulla terra, con una quantità prodotta dalle piante ogni anno stimata in 180 miliardi di tonnellate. Una pianta produce cellulosa legando tra loro semplici unità di glucosio per formare catene, che vengono poi raggruppate per formare delle fibre. Queste fibre si avvolgono quindi intorno alla cellula come principale componente della parete cellulare della pianta, conferendo rigidità, flessibilità e protezione dalle sollecitazioni interne ed esterne. Finora la descrizione dettagliata della struttura delle pareti cellulari delle piante aveva rappresentato una sfida per gli scienziati, a causa della complessità del lavoro e della natura invasiva delle metodiche fisiche tradizionali, che spesso danneggiano le cellule vegetali.“Si tratta di un progetto pionieristico, con il quale mettiamo a frutto la competenza di IBM Research nella biologia computazionale, nei big data e nella smarter agriculture in un progetto scientifico australiano su grande scala, in collaborazione con alcune delle menti più brillanti in questo campo. Siamo entusiasti sostenitori della Victorian Life Sciences Computation Initiative e siamo molto felici di vedere l’impatto scientifico che questo lavoro sta avendo”, commenta il Dr. John Wagner, Manager of Computational Sciences, IBM Research Australia.Utilizzando il supercomputer IBM Blue Gene/Q alla VLSCI, nota come Avoca, gli scienziati sono riusciti a eseguire i quadrilioni di calcoli necessari per modellare i movimenti degli atomi di cellulosa. La ricerca dimostra che, nella struttura della cellulosa, sono presenti tra 18 e 24 catene all’interno di una microfibrilla elementare, molte meno delle 36 catene che si ipotizzavano in precedenza.
“La cellulosa è una parte vitale della struttura della pianta, ma non se ne conosce ancora pienamente la sintesi”, spiega la Dr. Monika Doblin, Research Fellow & Deputy Node Leader presso la School of BioSciences dell’Università di Melbourne. “È molto difficile lavorare sulla sintesi della cellulosa in vitro, perché una volta aperte le cellule vegetali la maggior parte dell’attività enzimatica va perduta; dovevamo quindi trovare altri approcci per studiarne la composizione. Grazie alla competenza di IBM nella modellazione molecolare e alla potenza computazionale della VLSCI, siamo riusciti a creare modelli della parete cellulare della pianta a livello molecolare, che consentiranno di approfondire enormemente la conoscenza sulla formazione della cellulosa”.“Le pareti cellulari delle piante rappresentano la prima barriera ai patogeni responsabili delle malattie. Anche se non comprendiamo appieno la via molecolare dell’infezione da patogeni e la risposta della pianta, stiamo esplorando i modi per manipolare la composizione della parete al fine di renderla più resistente alle malattie”, spiega il Dr. Daniel Oehme di IBM Research.Il lavoro è stato svolto dai biologi del Centre of Excellence in Plant Cell Walls del consiglio delle ricerche australiano (Australian Research Council, ARC) all’interno delle Università di Melbourne e del Queensland, in partnership con IBM Research Collaboratory for Life Sciences. Ospitato presso la Victorian Life Sciences Computation Initiative dell’Università di Melbourne, il Collaboratory permette ai ricercatori di IBM e dell’ateneo di lavorare fianco a fianco sulla ricerca nei campi della medicina e della biologia computazionale.

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Energia verde? Impariamo dalle piante

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2013

Well ridged hectare of land for cassava establ...

Well ridged hectare of land for cassava establishment (Photo credit: IITA Image Library)

Dalla fotosintesi delle piante la potrebbe arrivare la soluzione per la produzione di combustibile totalmente zero emission.
In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Angewandte Chemie, Leonardo Guidoni, responsabile scientifico del progetto europeo (ERC) MultiscaleChemBio coordinato dalla Sapienza, insieme agli assegnisti di ricerca Daniele Bovi e Daniele Narzi, hanno rivelato, attraverso simulazioni effettuate su supercalcolatori, alcuni dettagli molecolari alla base del meccanismo della fotosintesi clorofilliana che potrebbero rivelarsi utili alla produzione di energia verde.
Lo studio, che ha connotazioni prettamente multidisciplinari tra Chimica, Fisica e Biologia, ha consentito, infatti, di individuare il possibile canale attraverso cui l’acqua giunge al centro di reazione.
Una delle possibili chiavi per la soluzione al problema del riscaldamento globale è rappresentata dalla possibilità di ricavare combustibile a zero emissioni di CO2, come ad esempio l’idrogeno, direttamente dall’energia solare e dall’acqua. In quest’ambito riveste particolare importanza la cosiddetta Fotosintesi Artificiale, ossia il tentativo di riprodurre i processi di conversione energetica che avvengono nelle piante utilizzando materiali sintetici per la produzione di energia pulita su larga scala. L’idrogeno prodotto, attraverso l’utilizzo di vere e proprie foglie artificiali, può essere in seguito usato come reagente nelle celle a combustibile (fuel cells).
Già da due miliardi e mezzo di anni, piante, alghe e alcuni tipi di batteri sfruttano la radiazione solare come loro primaria fonte di energia, assorbendo la luce e convertendola in energia chimica attraverso il processo della fotosintesi. Per svolgere questo compito utilizzano un complesso sistema biochimico formato da proteine, clorofille, carotenoidi e metalli di transizione chiamato Fotosistema II, rimasto pressoché immutato durante miliardi di anni di evoluzione. Utilizzando la luce come fonte energetica il Fotosistema II è in grado di compiere l’elettrolisi dell’acqua, ovvero la scissione di questa nelle sue componenti, ed immagazzinare energia sotto forma di molecole organiche (ATP, glucosio). Come effetto secondario la stessa macchina molecolare produce l’ossigeno che ha arricchito nel corso degli anni l’atmosfera terrestre, rendendo possibile l’evoluzione di organismi che utilizzano un metabolismo aerobico come gli esseri umani. La comprensione dettagliata del funzionamento di questo complesso sistema molecolare è utile non solo per svelare i segreti della fotosintesi naturale, ma per aprire nuove strade allo sviluppo di tecnologie atte alla produzione di energie rinnovabili che possano imitare la strategia adottata dagli organismi fotosintetici che si trovano in natura.
Per caratterizzare una delle prime fasi di questo processo i ricercatori hanno sfruttato metodi di Meccanica Quantistica attraverso l’utilizzo di supercalcolatori scientifici nazionali (centro di calcolo dell’Università dell’Aquila e CINECA, Bologna) ed internazionali. Lo studio ha permesso, inoltre, di razionalizzare numerosi esperimenti storici di spettroscopia effettuati a partire dagli anni novanta, la cui interpretazione è stata a lungo motivo di dibattito all’interno della comunità scientifica. Alla luce di questi risultati verrà studiato in dettaglio l’intero ciclo catalitico del Fotosistema II parallelamente allo studio di materiali inorganici “biomimetici” che potrebbero aprire promettenti strade per la produzione di energia pulita dal sole. Il progetto ha come istituzione partner l’Università degli Studi de L’Aquila.

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Biotecnologie: Piante, geni e ogm

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2012

69-Compendio di piante medicinali - Italia Nor...

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Roma giovedì 15 marzo 2012 ore 16.30 aula Amaldi – edificio di Fisica piazzale Aldo Moro 5, Paolo Costantino, del dipartimento di Biologia e biotecnologie della Sapienza, terrà una conferenza dal titolo Piante, geni e ogm.
Nel corso della conferenza verranno brevemente illustrate alcune ricerche e si parlerà dei problemi e delle tecniche utilizzate nello studio delle piante e dei geni che ne regolano i processi fondamentali a livello molecolare. Fondamentale in questo tipo di studi è la possibilità di creare piante transgeniche per capire e approfondire lo studio dei geni delle piante. Questa stessa tecnologia vale anche per la produzione di piante transgeniche per uso industriale, agronomico o commerciale, i cosiddetti ogm. Le prime piante transgeniche in Italia, risalenti al 1987, sono state create proprio nel laboratorio diretto da Costantino. L’incontro sarà l’occasione confrontarsi sui fatti, sulle fantasie e sulle paure che circondano gli ogm. (Paolo Costantino)

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Biodiversità delle piante coltivate

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2011

Pavia 20 marzo 2011 alle ore 11.00 nell’Aula A del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente, Sede di Via S. Epifanio 14 (Orto Botanico)  si terrà la conversazione pubblica sul tema: “Dalle Alpi alle Piramidi: come conservare la biodiversità delle piante coltivate e spontanee per migliaia di anni? Le banche dei semi”. Si parlerà delle antiche varietà da conservazione in ambito agricolo che sono a rischio di scomparire, e come la Banca semi di Pavia stia operando per conservarle. L’iniziativa, a cura del Prof Graziano Rossi, responsabile scientifico della Lombardy Seed Bank, Banca Lombarda dei Semi delle piante spontanee autoctone della Regione Lombardia, si inserisce nell’ambito della Festa di Primavera, organizzata dall’Associazione Amici dell’Orto Botanico.   La conversazione con il pubblico verterà sulla possibilità che offre oggi la tecnologia per conservare i semi delle piante da alcuni anni, come avviene normalmente in natura, fino a centinaia e migliaia di anni. Si ripercorrerà la storia delle banche dei semi nel mondo, da quando sono nate negli anni ’20 del secolo scorso, fino agli esempi più recenti e noti, come quella del Governo Norvegese, dedicata alla conservazione di tutte le piante coltivate del mondo sotto ai ghiacci artici, piuttosto che quella per la conservazione mondiale delle piante selvatiche in Gran Bretagna, ai Kew Gardens.   Si illustreranno alcuni casi storici eccezionali di semi germinati dopo centinaia o migliaia di anni, come casi emblematici della effettiva possibilità di conservazione a lunghissimo termine e come invece si opera attualmente nelle banche semi dal punto di vista tecnico-scientifico e infine quali siano le reali aspettative di sopravvivenza dei semi in banca, grazie a moderne sperimentazioni a livello mondiale che si realizzano nelle strutture dell’Università di Pavia. Infine, si parlerà delle antiche varietà da conservazione in ambito agricolo che sono a rischio di scomparire, e come la Banca semi di Pavia  stia operando per conservarle. Molte sono già in banca, come due mais di Bergamo, la cipolla rossa di Breme, la zucca Bertagnina di Dorno, il peperone di Voghera. Tante altre presenti in Lombardia sono ancora da conservare, come le varietà di riso ormai non più coltivate e non richieste dal mercato, che tende ad escludere queste antiche cultivar, che però forniscono al palato sapori unici e molto interessanti, da riscoprire. La Banca sarà anche visitabile al pubblico, sia al mattino che nel pomeriggio

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La durata della vita delle piante

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2011

Per i rampicanti si aggira sui cento anni. Il loro spessore può raggiungere quello della gamba di un uomo. Vi sono delle piante carnose chiamate bromellacee (ce ne sono da 2000 a 3000 specie) che vivono aggrappate ai rami e ai tronchi degli alberi più alti. Esse svolgono una funzione molto rilevante. Sono degli ecosistemi in miniatura e d’importanza vitale per le molte creature che vivono nello strato superiore della giungla. Queste bromellacee, appartenenti alla famiglia delle ananas, hanno, al centro della rosetta delle foglie, una piccola ma profonda pozzanghera di acqua piovana. Essa permette agli uccelli tropicali, il colibri e il trogone, ai ranocchi e ad una miriade di altri animali, dall’opossum ai coleotteri, dal serpente arboricolo alle formiche, dalle libellule alle lumache e salamandre di bere, bagnarsi ed allevare la prole. All’interno di queste “pozzanghere” soggiornano stabilmente non meno di 300 specie diverse tra  vermi, granchi, larve di zanzare, microbi e protozoi.  Ma gli alberi anche da “morti” non cessano di sorprende¬rci. Un albero caduto ha la corteccia ancora intatta. E’ una con¬dizione che muta assai presto man mano che i coleotteri scavano i loro tunnel nella corteccia. Preparano le gallerie riempendole anche di funghi e batteri che serviranno da cibo e da nitrogeno per i futuri invasori. Successivamente la corteccia diventa spugnosa e i tessuti vengono divorati nel giro di qualche anno. Il turno successivo spetta all’alburno, che quando l’albero era vivo ospitava le strutture che conducevano l’acqua in tutta la pianta, dette xilemi. In questa fase è notevole l’attività delle formiche. La loro dieta include farfalle e melata di afidi. Inoltre le termiti, con i loro corpi sgranocchiatori di legno, digeriscono la cellulosa ed i batteri che catturano il nitrogeno contenuto nell’atmosfera. Si entra così nel terzo stadio allorché la corteccia si stacca ed altre piante metteranno le loro radici. I loro semi in fase di germogliazione invadono l’alburno e il tronco comincia a rom¬persi in grossi pezzi ancora solidi. L’alburno soccomberà agli insetti e ai funghi nel giro di dieci-venti anni sebbene la  corteccia rimarrà ancora in giro per dei secoli. Al quarto stadio il durame, composto da xilemi morti che formano il grosso del tronco dell’albero, si frantuma in blocchetti più soffici man mano che le radici lo invadono. In tale fase, la più lunga del processo di decadimento, l’albero ospita le quantità maggiori di fauna di tutti i generi, compresi acari, centipedi, lumache, salamandre, topi ragno e campagnoli ecc.
Gli scheletri degli acari a loro volta servono da incubatrici per le spore dei funghi  e questi ultimi provvedono al sostentamento di altri invasori costituiti da piante ed animali. Il ragno è fra i molti artropodi che vivono in queste condizioni. Esso costruisce un tunnel di un materiale simile alla seta, all’interno di una delle molte crepe dello strato esterno dell’albero morto. I topi, inoltre, si nutrono principalmente  di funghi, licheni e tartufi. A loro volta insieme agli scoiattoli vengono cacciati dal gufo maculato e da altri carnivori.
Subentra alla fine un ultimo stadio dove non rimane altro che una semplice massa polverosa ma ricca di sostanze nutrienti. I funghi invasori sprigionano gli enzimi che liberano il nitrogeno degli alberi per consentire l’utilizzazione ad altri organismi. I batteri, a loro volta, forniscono altro idrogeno estraendolo dall’aria. Seguono i piccoli organismi che abitano nel ceppo lo fertilizzano con i propri escrementi. E tanto per completare l’opera, ad arricchire l’albero morto di so¬stanze nutritive, ci pensano le foglie secche e le piogge che cadono dal tetto della foresta.
Come possiamo ben notare gli alberi morti e le foreste ancora in vita diventano elementi fondamentali per il conteni¬mento del calore della crosta terrestre. Infatti un albero morto lasciato sul terreno della foresta trattiene il carbonio che contiene per decenni, persino per secoli. Non succede la stessa cosa se viene tagliato.  In tal caso subisce vari processi per farlo diventare carta o legno da combustione. Diventa in tal modo una logica di sfruttamento che esce dal corso normale degli eventi e si carica di artificiosità. James Seddel, un biologo acquatico, condusse anni fa un interessante esperimento. Furono tagliati 800 grossi alberi e de¬posti, un anno dopo, nell’acqua dei fiumi in prossimità delle correnti. L’operazione consentì di ripristinare gli habitat necessari alla sopravvivenza dei salmoni “coho” e della trota argentata. Ciò avviene in quanto il contatto dell’acqua con un grosso tronco crea attorno una piccola piscina naturale dove rimane intrappolato altro legno. Si forma così una poltiglia di detriti. I pesci si rifugiano dentro la piscina per ripararsi sia dal freddo invernale che dalla siccità estiva.
Vi è poi un altro aspetto, questa volta determinato dagli alberi in “vita” per lo più sottovalutato. Il fatto, ad esempio, che gli alberi lasciano cadere le foglie non è stato visto come una conseguenza del loro modo di controllare naturalmente l’ambiente circostante. In effetti i prodotti derivanti dalla loro decomposizione sono ingredienti indispensabili dell’humus ma ne derivano anche sostanze antibiotiche ed ormonali esterne che possono impedire a piante competitrici di venire ad insediarsi troppo vicino. Nelle foglie che si staccano vengono inoltre con¬centrate delle sostanze di rifiuto dell’attività biochimico-fisiologica della pianta e soprattutto, come si è visto recentemente, vengono scaricate così delle concentrazioni di metalli pesanti diventati pericolosi all’interno dell’organismo vegetale. E’ un modo come espellere “escrementi” così come fanno, per altri versi, gli animali.
Ma non sempre. Nelle piante annuali e biennali questa operazione ha delle componenti materne. In questo modo una pianta madre restituisce al suolo, facendo morire le sue foglie e poi se stessa, le sostanze nutrienti indispensabili per lo sviluppo della generazione successiva. D’altro canto la caduta delle foglie in autunno si è evoluta come adattamento ad ambienti molto mutevoli. Il tappeto di foglie può difendere il terreno da un eccessivo dilavamento delle piogge. Il riciclaggio dell’azoto è determinante negli ambienti che ne siano intrinsecamente poveri e le foglie finiscono con il mettere progressivamente in ombra le piante e compromettere la fotosintesi. In tal modo le foreste  diventano non solo una miracolosa fonte energetica e di conservazione di sostanze vitali per la sopravvivenza delle specie animali e vegetali, ma al loro interno riescono a stabilire un equilibrio biologico delicato che non deve essere turbato e che, normalmente, si calmiera con la catena alimentare. L’uomo è forse l’unico a pretendere di volersi sottrarre da queste logiche esistenziali. Assistiamo, ad esempio, agli effetti distorsivi delle emigrazioni di massa e che tendono a concentrarsi nelle grandi città.
Una siffatta massiva invasione e consolidamento in un’area circoscritta, anche se meglio organizzata rispetto alle altre, determina come prima conseguenza diffusi fenomeni di incompatibilità ambientale facendo esplodere conflitti di varia natura. Lo dobbiamo alla disoccupazione e alle varie ragioni di sopravvivenza che portano a devianze  quali l’incremento della delinquenza, l’intolleranza razziale ecc. In effetti già oggi il progresso, come moltiplicazione di macchine e sovrabbondanza di beni, rischia continuamente l’auto-fagocitazione e la paralisi.
Se mettiamo un campo a coltura, se tagliamo gli alberi, se costruiamo le città, noi finiamo con l’annul-lare gli ecosistemi causando la distruzione degli habitat naturali e le specie che vi vivono sono condannate all’estinzione. E’ un problema serio se consideriamo che le diverse forme di vita interagiscono con l’atmosfera e gli oceani nella re¬golazione del clima, per ripulire l’acqua dagli inquinamenti e nel mantenere un bilanciamento microbico e controllare gli agenti patogeni dan¬nosi. (dal libro di Riccardo Alfonso “L’ultima frontiera” Edizioni fidest)

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Memorie di un bucaniere

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2010

Nuovo viaggio intorno al mondo di William Dampier Dall’America Centrale alle Indie Orientali, dall’Indocina al Capo di Buona Speranza, da Capo Horn alla California, fino alle remote coste dell’Australia. Pirata, esploratore e naturalista dilettante, William Dampier compì per tre volte l’intera circumnavigazione del globo, solcando le onde degli oceani a bordo di navi corsare. Molto più di un racconto di avventure storiche, questo diario di viaggio, pubblicato per la prima volta a Londra nel 1697, fornisce un resoconto dettagliato e interessante sulla vita, sulle abitudini e sulle battaglie dei bucanieri che imperversavano e suscitavano il terrore nei mari del XVII secolo, ma anche incredibili e accurate descrizioni di piante, animali e popoli di cui non si era mai sentito parlare in Europa. Una rara ed eccitante visione della vita sugli oceani in un’epoca in cui non esisteva ancora una vera carta geografica del mondo. Un classico della letteratura di viaggio che ha influenzato scrittori come Defoe e Swift, Stevenson e Conrad, ispirato poeti come Coleridge e scienziati come Cook e Darwin. Pagine 520 Euro 20,00 Codice 18285M EAN 978-88-425-4497-5

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Pericoli in verde

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2010

Alcune specie di piante di appartamento come pure erbe selvatiche possono diventare causa di incidenti se ingerite, deliberatamente o per errore. Eventi non proprio rarissimi, come testimoniano i dati diffusi dal Centro antiveleni dell’IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia: in media 200 ogni anno di cui il 30% concentrato nei mesi invernali poiché riguarda le classiche piante natalizie. La stella di Natale, il vischio e le bacche rosse di agrifoglio e pungitopo sono dotate di tossicità differente e possono provocare da semplici effetti irritativi (eritema, prurito e bruciore in caso di contatto), fino a sintomi gastroenterici anche importanti in caso di ingestione. Nel 72% dei casi i motivi sono accidentali, nel 4% le intossicazioni avvengono per il consumo di piante tossiche ingerite come alimento. Nei soggetti adulti derivano da un consumo di piante ritenute erroneamente commestibili: bacche di ribes (eduli) simili alle bacche di Daphne mezereum (tossiche); borragine confusa con la Digitalis Purpurea o con la mandragola; cicuta confusa con il finocchietto selvatico. Un dato interessante riguarda l’elevata incidenza in età pediatrica: circa il 40% dei casi riguarda bambini di età inferiore ai 10 anni e il 26% di età inferiore a 1 anno. Nella maggior parte di questi casi, l’esposizione non ha conseguenze gravi, anche in relazione alla piccola quantità di fiori, foglie o frutti ingerita, ma alcune piante dotate di tossicità rilevante, come il ciclamino o l’oleandro sono molto comuni e spesso presenti in terrazzi e giardini.

(farmacista33)

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Erboristeria: uso tradizionale delle piante

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2010

L’Erboristeria appare, oggi più che mai, come una “nebulosa” indefinita, alla ricerca di una identità attinente alle esigenze del nostro tempo. È un’immagine, quella dell’Erboristeria (e di conseguenza quella dell’Erborista) ancora profondamente legata a un uso tradizionale delle piante e dei suoi derivati, che la colloca in una posizione diversa rispetto a tutte le altre attività commerciali. Una posizione diversa dovuta principalmente a due fattori: la tipologia dei prodotti venduti, destinati in massima parte a riequilibrare o favorire le funzioni fisiologiche dell’organismo, e la tipologia della stragrande maggioranza dei clienti, che hanno fatto del “naturale”, in senso lato, una vera e propria scelta di vita. Questi fattori, negli ultimi anni, hanno determinato movimenti pro o contro, da p arte di chi vedeva nell’Erboristeria l’affermarsi di scelte “alternative” o, per contro, vedeva un’interferenza nelle cosiddette professioni sanitarie. UNERBE, e prima ancora l’ANEPO, non hanno mai avanzato richieste di inserimento dell’Erboristeria tra le professioni sanitarie, ben distinguendo, anzi, le differenze sostanziali che esistono tra la Fitoterapia, patrimonio di industria farmaceutica e di laureati in Medicina, e l’Erboristeria, patrimonio di una cultura popolare legata alla conoscenza dell’uso tradizionale delle piante officinali. La differenza è sottile ma sostanziale, perché presuppone approci diversi e spesso divergenti. Una cosa, però, accomuna le due discipline: l’esigenza di avere operatori e professionisti preparati e formati “secondo scienza e coscienza”. E se per la classe medica esistono occasioni di formazione continua di vario tipo (aziende, università, istituzioni, ecc.), per l’Erboristeria le occasioni “serie” sono ben poche. (Angelo Mereu – in sintesi – Responsabile UNERBE-Confesercenti Firenze Fonte: Fitoterapia33_marzo_2010 (www.fitoterapia33.it )

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Piante geneticamente modificate

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2010

Dichiarazione di Giorgio Ferrero  (Responsabile Dipartimento Agricoltura PD Piemonte). La recente decisione dell’Unione europea di sdoganare la coltivazione di piante geneticamente modificate sta creando molta apprensione tra gli agricoltori piemontesi per la ricaduta negativa che potrebbe avere un comparto già pesantemente provato dalla crisi globale.  Chi conosce la realtà agricola della nostra Regione sa che l’unica via di uscita per il futuro è puntare sulla qualità e sull’identità delle produzioni. La coesistenza tra colture Ogm e tradizionali in Piemonte è impossibile  per la natura frammentata delle nostre proprietà che rende inevitabile la contaminazione per impollinazione di specie simili (per esempio il mais). Sarebbe poi altrettanto grave se il Piemonte compromettesse la propria immagine di Regione di grandi produzioni di qualità, ponendosi alla stregua dei Paesi  sudamericani o asiatici che certo non possono vantare il nostro patrimonio e la nostra tradizione agroalimentare.  Nell’elenco delle associazioni che sostengono le Regioni libere da Ogm troviamo le più importanti organizzazioni di rappresentanza del mondo agricolo (Coldiretti, Cia, Acli terra, Confcooperative, Lega Coop), dell’artigianato (Confartigianato e Cna) nonché tutte le associazioni dei consumatori e quelle ambientali, compresa naturalmente Slow Food che vede impegnato su questa battaglia in prima persona il suo Presidente internazionale Carlin Petrini.  In quell’elenco non troviamo presenti le Regioni governate dal centrodestra, in particolare quelle dove la Lega è determinante, ovvero la Lombardia ed il Veneto. Un’assenza che non ci stupisce affatto, poiché coerente con la politica dei ‘proclami senza fatti conseguenti’ di cui il Ministro Zaia è tra i principali interpreti.  Quindi, è bene essere consapevoli che solo la riconferma di Mercedes Bresso alla guida della Regione Piemonte può garantire la salvaguardia del territorio piemontese: lo ha dimostrato con i fatti e continuerà a farlo come conferma il programma di governo della coalizione di centrosinistra.  Su questi grandi temi, come ci ha ricordato quest’oggi Giorgio Calabrese, è necessario che la politica non ceda alla pressione di lobby  economiche internazionali ed attenda un pronunciamento certo del mondo scientifico,  per non incappare in possibili gravi conseguenze per la salute umana e quella dell’ambiente.

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