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Rivoluzione cosmologica: l’Universo è davvero piatto?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

Roma. Un team internazionale guidato dalla Sapienza ha scoperto, durante l’analisi dei dati forniti dal satellite Planck, discordanze significative che potrebbero portare a una crisi del modello cosmologico attuale e indurci a cambiare radicalmente le nostre convinzioni sulla struttura e geometria dell’Universo. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Nature Astronomy. Il modello di Universo oggi più accreditato e che finora ha superato brillantemente un numero considerevole di verifiche sperimentali è quello di un Universo in espansione infinita a partire da un Big Bang primordiale. Una delle predizioni fondamentali del modello è che la sua geometria sia Euclidea, vale a dire un Universo “piatto”. La geometria Euclidea è la geometria che sperimentiamo nella nostra vita di ogni giorno e che abbiamo più o meno tutti studiato sui banchi di scuola. In questa geometria due rette parallele non si incontrano mai e la somma degli angoli interni di un triangolo è esattamente pari a 180 gradi. La Relatività Generale lascia tuttavia aperta la possibilità a geometrie differenti. In Relatività Generale la materia influisce sullo geometria dello spazio che la contiene. In particolare, se consideriamo distanze cosmologiche, pari a miliardi di anni luce, è possibile che la geometria non sia quindi Euclidea. Un modo per misurare tale geometria è attraverso le osservazioni accurate delle anisotropie della radiazione di fondo cosmico. Queste anisotropie, formatesi miliardi di anni fa, hanno attraversato praticamente l’intero Universo. La loro forma può permetterci di capire se l’ipotesi di geometria Euclidea sia verificata o meno. L’esperimento BOOMERANG ed il satellite WMAP hanno prodotto mappe molto precise delle anisotropie della radiazione di fondo cosmico negli anni passati, mostrando una compatibilità elevata con l’ipotesi di piattezza e confermando quindi le predizioni del modello cosmologico standard.Tuttavia una recente elaborazione dei dati ottenuti dal satellite Planck da parte del team internazionale guidato da Alessandro Melchiorri ha significativamente migliorato le misure precedenti, mostrando però un Universo non più piatto ma “chiuso”. In questo caso la geometria Euclidea non è più valida. Come sulla superficie di una sfera, due rette parallele si possono incontrare e la somma degli angoli interni di un triangolo è maggiore di 180 gradi. Ci troveremmo quindi come intrappolati sulla superficie di una sfera ma in tre dimensioni. Percorrendo alla velocità della luce una distanza cosmologica in linea retta potremmo tornare al punto di partenza. Questa nuova determinazione ha ovviamente delle implicazioni enormi dal punto di vista cosmologico, ma l’analisi di Melchiorri non si ferma a questo. Se l’Universo è chiuso entra in crisi anche l’accordo tra le misure di Planck e le recenti survey di galassie quali BOSS. Entrambe le misure fornivano valori compatibili riguardo l’abbondanza di materia ed il valore della costante di Hubble. Tuttavia, se l’Universo è chiuso, questo non é più vero, portando ad una vera e propria crisi del modello cosmologico. In pratica non abbiamo più un modello capace di spiegare l’insieme complessivo delle osservazioni. “I nuovi dati ottenuti da Planck – spiega Alessandro Melchiorri, corresponding author dello studio – mostrano che l’Universo è solo il 4% più curvo di quanto si pensasse. Questa percentuale è però sufficiente a creare una discordanza con le rimanenti osservazioni astrofisiche, mostrando tensioni e differenze”. La scoperta di anomalie ha spesso portato a una rivoluzione nella nostra concezione dell’Universo. Si pensi all’orbita ellittica di Marte che ha portato alla legge di gravitazione di Newton o alla precessione anomala del perielio di Mercurio che ha poi portato alla Relatività Generale. “Ovviamente c’è ancora la possibilità che un effetto sistematico ancora non rivelato sia alla base delle discrepanze osservate – afferma Melchiorri – Esperimenti di anisotropie futuri quali il Simons Observatory chiariranno sicuramente la situazione. La porta per una rivoluzione in cosmologia sembra però ora aperta ed i prossimi esperimenti potrebbero portare risultati ancora più esaltanti”.

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Dalla rete al piatto

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2017

Roma Venerdì 24 febbraio 2017 ore 17.30 IL MARE LIBRERIA INTERNAZIONALE Via del Vantaggio, 19. Presentazione esiti del progetto “DALLA RETE AL PIATTO”, una filiera corta dedicata esclusivamente al PESCE POVERO. Una sperimentazione nazionale sostenuta dal MIPAAF per sostenere un’alimentazione sana ed equilibrata, favorire l’apertura di nuovi mercati per il settore ittico locale, offrendo un prodotto di qualità, competitivo e pronto per la mensa. Sono state coinvolte 8 marinerie di quattro diverse regioni: Emilia Romagna, Abruzzo, Marche e Lazio. Servito tipologie di mense diversificate: ospedali, scuole, un’azienda privata e persino un campo base dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile allestito per gestire l’evento sismico che ha colpito il centro Italia.
L’incontro sarà l’occasione per illustrare i dati raccolti, le criticità e le prospettive che tale ricerca può offrire al settore ittico locale e nazionale. Inoltre, saranno messe a confronto Ie informazioni elaborate con le sperimentazioni precedenti, per individuare un modello di gestione che sia replicabile e adattabile in base alle esigenze dei territori. Ne discuteremo con:
Riccardo Rigillo Direzione Generale della Pesca MIPAAF
Elvira Naselli Giornalista di Repubblica Salute
Giorgio Pruccoli Consigliere Assemblea legislativa Regione Emilia Romagna
Concetta Fusco Movimento Italiano Casalinghe Regione Lazio (MOICA)
Uriano Meconi Dirigente PF Attività Ittiche della Regione Marche
Vincenzino Crescenzi Pescatore, Imprenditore Ittico
Agostino Macrì Membro del Comitato direttivo dell’Unione Consumatori
Parteciperanno al dibattito i rappresentanti delle Ditte di ristorazione coinvolte nel progetto e gli Operatori del settore ittico.
Coordina: VALENTINA TEPEDINO Direttrice del periodico Eurofishmarket specializzato nel settore ittico.

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Congresso Sime: La bellezza nel piatto

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2010

Roma Cavalieri dal 7 al nove maggio 2010 via Cadiolo 101 XXXI°  congresso nazionale dei medici estetici. Potremmo dire che la bellezza si misura in rapporto al modo come ci alimentiamo e alle diete che adottiamo. “E’ certo – ci assicurano i medici, e non solo di medicina estetica, – che una dieta ben equilibrata, povera e non sovrabbondante dal punto di vista calorico è sicuramente protettiva. Lo stesso dicasi dell’attività fisica; esistono dati molto seri che certificano che un’attività fisica condotta in maniera seria, non eccessiva ma continuativa, ha un beneficio incredibile riducendo sia l’incidenza delle malattie, che determinando un incremento della longevità e della qualità della vita. Nel caso della terapia antiossidante, oggi l’approccio consigliabile è quello di una politerapia; gli antiossidanti lavorano in squadra, una delle cause che spiegano i risultati paradossali dell’inefficienza di queste terapie e che sono state usate in ionoterapia; e in qualche modo, con una monoterapia antiossidante, andiamo a turbare un gioco di squadra che in natura viene svolto da un pool di antiossidanti che noi assumiamo con gli alimenti. Quindi, non c’è una dimostrazione certa, ma è ragionevole presumere che è consigliabile indirizzarsi verso politerapie, senza ritenere che la supplementazione farmacologica da sola possa bastare”. E’ un convincimento che per quanto non sia ancora in grado di raccogliere, dal punto di vista clinico, i frutti pur ci offre un momento serio di riflessione. E non solo. “Ce lo insegna il nuovo campo scientifico della nutri genomica; alcuni alimenti vanno ad interferire sul nostro patrimonio genetico, attivando o bloccando l’espressione di alcuni geni. Noi abbiamo un grande patrimonio genetico che per la maggior parte è silente; è come se noi avessimo una biblioteca di cui leggiamo soltanto alcune pagine, alcune di queste pagine vengono ‘lette’ sulla base degli input degli alimenti; in altre parole, noi modifichiamo il nostro essere, su ciò che mangiamo. Grande importanza hanno gli acidi grassi insaturi, derivati soprattutto da alcuni vegetali, come l’olio di borragine e i famosissimi omega 3, derivati prevalentemente dal pesce azzurro. Sono sostanze che sappiamo agiscono in modo benefico, modificando l’espressione del genoma. Questo è soltanto il punto di partenza di approcci che nel nostro futuro cambieranno drasticamente il modo di concepire la vita;  è difficile parlarne in maniera compiuta adesso perché le nostre conoscenze sono ancora incomplete mentre il mercato spesso è disordinato e mosso da intenti non sempre scientifici”. Ma si badi bene: “Oggi vengono già  proposte diagnosi volte a individuare diete personalizzate sulla base di una ‘diagnosi genomica’; sono cose alle quali non dare ascolto perché non abbiamo ancora le conoscenze sufficienti. E’ sicuramente una cosa buona tuttavia che la medicina anti-aging indaghi su questi aspetti. Attualmente la medicina anti-aging cerca di coordinare tutte le conoscenze disponibili in tutto lo scibile medico, secondo un approccio medico polisistematico che trae conoscenze da varie branche della medicina cercando di finalizzarle per oggi, ma soprattutto per il prossimo futuro, alla gestione del miglior benessere. Per adesso la medicina anti-aging si sta occupando prevalentemente di far luce su alcuni approcci poco chiari e poco limpidi. Molta della medicina antiaging che è praticata sul campo si basa su un uso sconsiderato degli ormoni. Fare medicina anti-aging, non significa fare gli ‘spacciatori di ormoni’. Da qui una prima osservazione: la medicina sta assumendo in questi ultimi anni una maggiore consapevolezza delle risorse naturali e della loro capacità di interagire con il nostro modello di vita e rendersi conto che la conoscenza va approfondita se vogliamo ottenere risultati positivi e non controproducenti . “Un esempio classico è l’ormone della crescita. Se si somministra l’ormone della crescita ad una persona anziana, nell’immediato si può ottenere un effetto benefico. Il soggetto sente un maggior benessere fisico, una capacità muscolare migliore, l’appetito migliora, si  realizza una parziale correzione della tendenza alla sarcopenia, cioè alla perdita di massa magra tipica dell’età avanzata. Ma a fronte di questi benefici che sono comunque temporanei e parziali, si realizzano tutta una serie di effetti collaterali: si riduce la tolleranza glicemica, possono comparire diabete, insufficienza cardiaca, insufficienza renale; in pratica la longevità non ne guadagna. Se poi andiamo a vedere le prove sperimentali sugli animali, si nota che l’ormone della crescita riduce la longevità. Bisogna dunque distinguere la performance nell’immediato, che è diversa dalla longevità,  dall’effetto benefico che si può avere a lungo termine e non bisogna farsi trascinare da questi approcci ascientifici spericolati”.  “Un altro approccio ormonale molto discusso sul quale possiamo dire di sapere molto, è  la terapia ormonale sostitutiva in menopausa sulla quale sono stati versati fiumi di inchiostro e sono state fatte ricerche molto approfondite con campioni di popolazione estesi. Una volta era la terapia farmacologica più usata negli Stati Uniti, fino a quando una revisione delle cognizioni ha portato a rivedere che non sia una terapia universalmente applicabile perché molti dei vantaggi attribuiti a questa terapia nella diminuzione della mortalità cardiovascolare in realtà non si realizzano o si realizzano solo in parte e a fronte di questo si ha un piccolo ma non trascurabile incremento della mortalità del tumore della mammella. Considerando che era una terapia tesa a migliorare la longevità, questo incremento della mortalità per tumore non è certo un buon risultato”. Dobbiamo, per ora, convincerci che: ”Attualmente però medicine universali non esistono; bisogna farsi seguire da un medico esperto di questi problemi il quale di volta in volta potrà dare soluzioni parziali a casi specifici”. Questa riflessione e le strade da percorrere oggi sono offerte proprio dalla medicina estetica con la sua costante osservazione di un’età che associa la sua evoluzione con un rapporto  più stretto e coerente con la natura e i suoi alimenti e il modo come assumerli.(foto)qui, qui

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“Un Libro nel Piatto”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Baveno 10 marzo alle ore 17.30 presso la biblioteca di Baveno conferenza stampa per la presentazione della nuova rassegna di letteratura ed enogastronomia “Un Libro nel Piatto”.

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