Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘piazza’

Le recenti rivolte di piazza in Francia ci fanno riflettere

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

I francesi hanno da qualche anno scoperto il vero volto del loro presidente. Un uomo arido e solo preoccupato d’ingraziarsi i potenti del mondo. E’ il parto di una classe politica, e non solo francese, che vuole conservare il suo primato a scapito dei ceti meno abbienti. Ma si può governare a prescindere?
Da ciò dovrebbero oggi trarne coscienza i governanti dei vari paesi allorché preparano le tecniche per gestire il presente senza affacciarsi dalla finestra per guardare oltre.
E’, questo, un grave errore che ci fa sfuggire dalla realtà e scava un solco tra il paese reale e i suoi governanti. E’ una pecca che si può pagare a caro prezzo poiché rendiamo possibile un altro convincimento, a mio avviso molto deviante per quanto affascinante, che è possibile fare a meno della politica rappresentata dai partiti.
E’ un’idea, devo ammetterlo, che mi affascina e sulla quale ho riflettuto a lungo, pur respingendola poiché la considero una logica estremista pericolosa e capace di provocare, alla lunga, più danni che vantaggi.
Sono, invece, propenso nel ritenere che vi possa essere un’alternativa, soprattutto in quei paesi a “democrazia incompiuta” come l’Italia, e la Francia sembra, in questo senso, voler imboccare una strada parallela, dove s’imporrebbe una “dittatura” a tempo per rimettere in sesto quelle riforme che sono sistematicamente bloccate dai veti incrociati dagli interessi contrapposti e corporativi tra le parti in causa. Una dittatura non solo di breve durata ma vincolata dalla presenza di alcuni garanti istituzionali.
Prima di tutto sbloccare i vincoli che tengono stretti alcuni soggetti alla tenuta dei loro “privilegi”. D’altra parte quando i politici parlano di larghe intese non siamo molto distanti da una soluzione capace di ricavare risultati efficaci per una più corretta gestione della cosa pubblica senza dover tenere da conto delle consorterie di varia natura che puntano al pensiero dominante di chi ha e ne vuole sempre di più. Al tempo stesso mi chiedo: ma per fare tutto questo non è sufficiente un forte consenso popolare e movimenti politici ben radicati sul territorio ma anche determinati a non subire i condizionamenti delle lobby? In linea teorica è possibile ma in pratica gli elettori subiscono troppe restrizioni e vengono distratti dalla macchina della disinformazione che non si fa scrupolo nel diffondere notizie non veritiere e tali da suscitare sentimenti di disagio esistenziale che conducono alla stessa degenerazione del sistema. Per farla breve siamo stati troppo a lungo abituati a ragionare con la pancia che non riusciamo del tutto a farlo con la testa tanto da rendere palese che ci troviamo al cospetto di una democrazia malata e capace solo di sviluppare sentimenti anarchicheggianti. (Riccardo Alfonso)

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L’Unione Sindacale di Base torna in piazza

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

Roma martedì 11 dicembre alle 14,30 con un presidio in piazzetta Vidoni, al ministero della Funzione Pubblica, in concomitanza con il passaggio della Legge di Stabilità 2019 al Senato, per chiedere la proroga di tutte le graduatorie dei concorsi pubblici e adeguate risorse per il rinnovo dei contratti in scadenza al 31 dicembre di quest’anno. Il ministro Giulia Bongiorno ha annunciato che saranno prorogate solo alcune graduatorie scelte in base alle professionalità necessarie, promettendo 450.000 nuove assunzioni nei prossimi tre anni. La USB ritiene necessaria la proroga di tutte le graduatorie, per soddisfare l’impellente necessità di assunzioni di molte amministrazioni pubbliche e per rispondere alle aspettative dei 150.000 vincitori ed idonei che, in diversi casi, aspettano da molti anni di essere assunti. Mettersi a fare i distinguo nel momento in cui le graduatorie sono in scadenza appare davvero cinico ed intollerabile. Nella Legge di Stabilità 2019 ci sono appena le risorse per la solita vacanza contrattuale, quindi il Governo del cambiamento sembra muoversi nel solco dei precedenti esecutivi: pochi spiccioli per i contratti e vessazione dei lavoratori, con l’uso della biometria per rilevare le presenze in ufficio. Impronte digitali o rilevazione dell’iride, schedati e trattati come criminali, in nome di una campagna diffamatoria che sembra non avere fine e colore politico. Serve cambiare rotta, per questo serve una protesta forte e decisa. Al momento sono 24 i Comitati di vincitori ed idonei di concorsi pubblici che hanno aderito al presidio della USB.

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Fsp chiede l’introduzione del reato di terrorismo di piazza

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

Dopo la ferma presa di posizione contro l’appello di Amnesty International Italia perché le forze di polizia siano dotate di codici identificativi alfanumerici individuali, l’Fsp Polizia, Federazione Sindacale di Polizia, torna sulla materia dell’ordine pubblico rilanciando la propria proposta di introdurre piuttosto nell’ordinamento la fattispecie di reato di “terrorismo di piazza”. “L’esperienza dell’ultimo decennio, per non voler andare troppo addietro – spiega Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia -, ci ha insegnato purtroppo che il sacrosanto diritto di manifestare le proprie idee e il proprio dissenso viene ormai sistematicamente strumentalizzato e stravolto da chi ha come unico scopo la devastazione della città e l’attacco premeditato alle Forze di Polizia quali rappresentanti dello Stato. Parallelamente, si è subdolamente insinuata l’idea che opporre ogni genere di resistenza, offendere e persino aggredire fisicamente gli operatori della sicurezza, in ogni contesto, siano fatti quasi normali considerata la sistematicità con cui avvengono, e che chi veste una divisa debba per ciò stesso sopportare ogni genere di violenza pur svolgendo solo il proprio dovere. Una situazione insostenibile aggravata da costanti tentativi di criminalizzare l’operato delle Forze dell’ordine, dal contemporaneo depotenziamento di norme tese a sanzionare e censurare molte ipotesi di torti arrecati agli operatori, e dalla carenza di tutele e garanzie su cui essi possono contare rispetto al servizio che svolgono. Ecco perché come Fsp Polizia siamo convinti che occorra anzitutto recuperare un reale e profondo senso del rispetto delle Istituzioni e delle leggi e di chi le rappresenta garantendo ordine e sicurezza, e soprattutto che sia indispensabile predisporre strumenti normativi che consentano di arginare efficacemente i diffusi comportamenti dei violenti che trasformano le occasioni di pubbliche manifestazioni in scene di vera e propria guerriglia urbana e, più in generale, tutelare l’incolumità fisica e la dignità professionale delle donne e degli uomini in divisa. Introdurre nell’ordinamento il delitto di terrorismo di piazza – conclude Mazzetti – consentirebbe di perseguire, anche attraverso la previsione di eventuali arresti differiti, chiunque arrechi agli operatori in servizio di ordine pubblico sofferenze fisiche o psichiche, calpestando l’onore della funzione e, al tempo stesso, mettendo in pericolo la sicurezza”.

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Studenti in piazza: hanno ragioni da vendere

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Per il sindacato da sempre vicino ai giovani e al precariato, il problema non è capire se effettivamente i tagli da circa 100 milioni di euro, in arrivo con la legge di bilancio, verranno effettivamente riutilizzati per il settore: il vero problema è che nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, collegata alla manovra di fine anno ed approvato dall’Aula della Camera, non risultano investimenti per quello che l’attuale governo del cambiamento aveva considerato uno dei settori più importanti da risollevare.

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Dentro e fuori la piazza, la cultura è per tutti

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Abbiamo immaginato che “Palermo capitale della cultura” possa essere anche un modo per vivere e conoscere la città secondo una dimensione diversa da quella quotidiana della piazza, in cui si collocano i ragazzi con i quali siamo impegnati a piazza Magione. E in rete con enti artistici, scientifici, culturali, religiosi ed economici abbiamo costruito un programma per tutto il 2018: attività, iniziative e laboratori che realizzeremo dentro e fuori la piazza, perché la cultura è per tutti.A Palermo le sacche di povertà educativa e le condizioni di degrado sociale ed economico rimangono una delle più gravi emergenze che alimentano mal costume, illegalità diffusa e criminalità organizzata. Nonostante gli sforzi quotidiani di cittadini, volontari, associazioni e scuole, anche piazze come la Magione e quartieri come la Kalsa non si sottraggono a tale stato di degrado.Per queste ragioni continuiamo a supportare vittime di estorsione ma operiamo anche con figli di famiglie che vivono situazioni tanto difficili quanto drammatiche.Da sempre abbiamo dedicato particolare attenzione a un luogo di grande valore simbolico per la città. A Piazza Magione abbiamo infatti realizzato le prime fiere del consumo critico, l’investimento collettivo-area giochi, nata da un percorso di progettazione partecipata con associazioni del quartiere e la scuola Ferrara e da quasi due anni abbiamo avviato un percorso di inclusione sociale ed educativo con ragazzi che vivono nel quartiere.
Quest’anno ci siamo chiesti come “Palermo capitale della cultura” possa avere un senso per i ragazzi con cui operiamo e le loro famiglie che vivono nel quartiere.
Abbiamo così pensato che “Palermo capitale della cultura” possa essere anche un modo per vivere e conoscere la città secondo una dimensione diversa da quella quotidiana della piazza in cui si collocano i ragazzi con i quali siamo impegnati.Un’occasione per osservare Palermo da altre dimensioni, assieme all’Aeroclub di Bocca di Falco e alla Lega Navale di Palermo.Una possibilità per scoprire spaccati artistici, culturali e ambientali della città e sperimentarsi in esperienze e laboratori che possono stimolare creatività e immaginazione con la collaborazione del Teatro Massimo di Palermo, l’Orto Botanico, il Teatro Biondo e il Parco Uditore. Un modo per trascorrere momenti di svago, aggregazione e riflessione in compagnia delle famiglie e in occasione della proiezione di un film al Cityplex Metropolitan.Il primo appuntamento tra pochi giorni. Con alcuni ragazzi e famiglie di piazza Magione faremo un giro in bus per il centro storico della città con Open Artour, raggiungeremo Monreale alla scoperta del Duomo e il Convento dei Cappuccini per la visita alle Catacombe.Una dimensione all’insegna della scoperta della bellezza, della cura e della valorizzazione degli spazi che ci circondano.

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Pensioni, è ora di tornare nelle piazze

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

inpsNon ci si riesce ad abituare al livello del dibattito politico/sindacale del nostro paese. Se uno non leggesse qualche giornale ogni giorno, non vedesse qualche TG o non navigasse per internet non potrebbe mai credere che si stia davvero discutendo, ai massimi livelli, da qualche mese, cinque per la precisione, per l’uscita dal lavoro.La cosa è ormai risaputa, la legge Fornero ha introdotto, nella individuazione dell’età “giusta” per andare in pensione, anche il calcolo della speranza di vita costruendo un meccanismo che, collegandosi all’aumento della vita media, aumenta di pari passo l’età del pensionamento.La cosa viene rappresentata come una scelta equa e irrinunciabile. Equa perché secondo lor signori bisogna spaccarsi la schiena fino alla soglia della morte, irrinunciabile perché i conti dell’INPS e la sostenibilità del sistema dipendono direttamente anche dall’introduzione di questo mefistofelico meccanismo di continuo aumento dell’età pensionabile.
Ora che l’intero impianto della legge Fornero e di quelle che l’hanno preceduta a partire dalla Riforma Dini del ‘95 – la madre di tutte riforme pensionistiche – siano inique e sbagliate è dato ormai consolidato per tutti gli oltre 60 milioni di italiani, ad eccezione di tre: Camusso, Furlan e Barbagallo.Che i conti dell’INPS e la sostenibilità del sistema siano a rischio è invece cosa di cui andrebbe discusso approfonditamente, ad esempio valutando quanto incidano su di essi i continui sgravi contributivi alle imprese che comunque non hanno creato e non creano occupazione stabile e duratura per i nostri giovani; quanto abbia inciso l’aver l’INPS assorbito Enti previdenziali che erogavano ricchissime pensioni ai professionisti e ai dirigenti d’azienda e che, ad un passo dal crack, sono stati inglobati dal maggiore ente previdenziale italiano che così si è dovuto far carico di pagare pensioni onerosissime senza però averne incamerato i contributi.
Oppure quanto abbia pesato e pesi la fusione con l’INPDAP, l’ente previdenziale dei lavoratori pubblici, ora che si è scoperto che le Amministrazioni pubbliche – i Ministeri, gli enti locali ecc. – si guardavano bene dal versare nelle sue casse i contributi regolarmente prelevati dalle buste paga dei propri dipendenti, provocando così una voragine di enorme valore e mettendo a rischio le pensioni dei lavoratori.Bisognerebbe cancellare venti anni di riforme delle pensioni, costruite al fine di smantellare pezzo a pezzo la previdenza pubblica per ingrassare i fondi previdenziali privati gestiti dai sindacati confederali, per poter mettere le mani davvero al rilancio dell’ente pubblico oggi in mano ad una ditta di demolitori professionisti capeggiata da Boeri. Questo è quello che TUTTI gli Italiani chiedono e si aspettano che accada.
Invece no. Ad un tavolo a cui nessuno li ha delegati, i tre segretari generali di cgilcisluil, i maggiori sindacati gialli d’Europa, stanno a discutere – e qualcuno minaccia scioperi e sfracelli! – di cinque mesi di distanza tra 66 anni e 7 mesi e 67 anni per andare in pensione, e soprattutto se sia sufficiente individuare 15 categorie definite gravose a cui fare la grazia di lasciarle andare in pensione a 66 anni e 7 mesi invece che a 67.In altri tempi si sarebbe chiamata la Croce Rossa. Oggi invece c’è da tornare nelle piazze per impedire che qualcuno si rifaccia una verginità persa da tempo difendendo i cinque mesi di anticipo per qualcuno.
Noi vogliamo andare in pensione a 60 anni, con 40 anni di contributi. Vogliamo una pensione dignitosa che ci consenta di vivere dignitosamente, vogliamo che i giovani abbiano la possibilità di costruirsi anch’essi un futuro con il lavoro buono e di qualità e quindi di avere anche loro la possibilità, di andare in pensione.Di altro non vogliamo nemmeno discutere.

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Romani: tutti in piazza per la “zuppa della Bontà”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

Roberto ValbuzziRoma, il 30 settembre e l’1 ottobre, Giornata mondiale di lotta alla povertà (che si celebra ogni 17 ottobre). A Roma si chiama zuppa della Bontà, ed è giunta alla sua terza edizione, e nasce con l’obiettivo di raccogliere fondi per offrire assistenza e pasti caldi a migliaia di persone senza dimora durante il periodo invernale.I volontari scenderanno in piazza nei principali luoghi di passaggio della città (l’elenco di tutte le piazze si trova sul sito lazuppadellabonta.it) per offrire una confezione di zuppa della Bontà, a fronte di una piccola donazione, a chi vorrà portare in tavola un piatto speciale da consumare insieme ai propri cari e, insieme, dare un aiuto alle persone senza dimora. Presso i banchetti di Progetto Arca si potranno scegliere tre gustosi tipi di zuppe (minestrone alla veneta, zuppa d’orzo e minestrone alla montanara) prodotte dall’azienda Pedon. Solo nell’ultimo Zuppa della Bontàanno Progetto Arca ha assistito 80.000 persone nei centri di accoglienza, negli appartamenti per l’integrazione e durante le unità di strada, distribuendo circa 2 milioni di pasti.
Quest’anno, inoltre, per festeggiare la terza edizione dell’iniziativa, la onlus lancia il Contest della Bontà, concorso di cucina che permette ad aspiranti cuochi dal cuore solidale di cimentarsi in cucina per una buona causa. Per partecipare basta inventare una ricetta di una zuppa a base di legumi e cereali, preparala e iscriversi su http://www.lazuppadellabonta.it/contest-della-bonta/. C’è tempo fino al 17 settembre.
Gli autori delle ricette più originali si sfideranno in piazza a Milano sabato 30 settembre 2017 affiancati da Roberto Valbuzzi, Chef de La Prova del Cuoco e testimonial de la zuppa della Bontà. La squadra vincitrice si aggiudicherà una cena degustazione per 3 persone presso il Ristorante di Roberto Valbuzzi Crotto Valtellina (Via Fiume 11, Malnate – Varese). In palio per i secondi classificati invece un incontro degustazione e due LAB Experience presso Eataly Smeraldo (Piazza XXV Aprile 10, Milano). (foto: Roberto Valbuzzi, Zuppa della Bontà)

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Studenti: tutti in piazza il 9 maggio

Posted by fidest press agency su domenica, 7 Mag 2017

studenti in piazza1Un mese fa sono state approvate dal consiglio dei Ministri le deleghe della 107. In soli due mesi si è conclusa la discussione su alcuni dei temi più importanti per la scuola: diritto allo studio, valutazione ed esami di stato, disabilità, formazione tecnica e professionale. Ancora assente decreto su Statuto studenti in alternanza e delega Testo Unico, studenti pronti a mobilitarsi il 9 Maggio. “L’approvazione delle deleghe a scatola chiusa, senza ascoltare gli studenti è un atto gravissimo. I contenuti della 107 peggiorano le condizioni delle scuole e di chi le vive, le Invalsi non possono diventare uno strumento di valutazione individuale.” Dichiara Francesca Picci, Coordinatrice Nazionale dell’Unione degli studenti- “Siamo lontani da una legge nazionale sul diritto allo studio che combatta la dispersione scolastica che è ancora al 17%, l’apprendistato a 15 anni è un passo indietro per la formazione degli studenti, inoltre l’esame di stato basato su alternanza scuola- lavoro e INVALSI, svilisce i nostri percorsi di studio” “Non possiamo più subire le decisioni, vogliamo prenderle noi! Per questo il 9 Maggio ci mobiliteremo, boicottando i test INVALSI attraverso cortei, sit-in e assemblee pubbliche!” Dichiara l’Unione degli studenti- “Se non ci ascoltano, grideremo ancora più forte. Vogliamo un’istruzione gratuita e di qualità, un’alternanza formativa e con uno statuto che tuteli i diritti degli studenti. Basta sfruttamento, barriere economiche ed esclusione, adesso la scuola la facciamo noi. Tutti in piazza il 9 Maggio!” (foto: studenti in piazza)

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Gli ambulanti tornano in piazza a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

palazzo-chigi1Roma mercoledì 15 marzo ore 10 Piazza della repubblica. I commercianti su aree pubbliche torneranno nuovamente in piazza a Roma per protestare contro l’immobilismo del Governo sull’applicazione al settore della direttiva Bolkestein. “Questa volta – ha dichiarato il presidente del GOIA Nardozzi – la partecipazione sarà ancora più massiccia di due settimane fa, la categoria è stanca dei continui rimpalli del governo, c’è bisogno di una presa di posizione forte da parte delle istituzioni a difesa delle 200mila imprese che compongono il settore in Italia come in Europa”. A fine 2016 il governo si era preso, nel milleproroghe, 2 anni di tempo per giungere ad una soluzione che tutelasse il lavoro e il valore delle attività dei commercianti ambulanti. La conversione in legge del decreto, emendata al senato a seguito di una forte azione di lobbing da parte di chi vedrebbe profitti dalla messa a bando di oltre un milione di rami d’azienda, ha dato origine ad un testo confusionario che sta avendo effetti differenti in ogni comune del paese, gettando nel caos l’intera categoria e prestando il fianco a numerosi ricorsi che potrebbero finire il corte europea. L’appuntamento è quindi per il 15 marzo a Roma, in piazza della Repubblica con la partecipazione di importanti personalità politiche.

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Malati a terra: Piazza (Acoi), no ‘caccia alle streghe’ ma riforma rete ospedaliera

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2017

medico“La polemica sull’assistenza a terra per i pazienti del pronto soccorso dell’ospedale S. Maria della Pietà di Nola non può trasformarsi nell’ennesimo attacco a medici e personale sanitario. Abbiamo più volte denunciato la situazione in cui versano molti reparti di emergenza urgenza degli ospedali italiani, spesso al limite del collasso per insufficienza di personale e di posti letto. Il caso di Nola non deve essere strumentalizzato per avviare una nuova ‘caccia alle streghe’ nei confronti di chi, pur in condizioni difficilissime, presta il primo soccorso ai cittadini, ma deve servire per avviare una riforma della rete ospedaliera e dell’assistenza , basata su criteri razionali e non di convenienza politica. Ci auguriamo, in attesa che la magistratura e gli ispettori prontamente inviati dal ministro Lorenzin facciano chiarezza, che nessuno speculi su una vicenda che mostra in modo chiaro le gravi difficoltà in cui si trova il Servizio Sanitario Nazionale”. Lo afferma in una nota Diego Piazza, presidente Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani).

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Il 30 novembre in piazza con “Radici” per dire NO alla riforma costituzionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

noE’ necessario il massimo impegno per impedire che il tentativo di riforma costituzionale voluto dal governo vada in porto; e per questo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – il 30 Novembre supporteremo l’iniziativa del movimento d’opinioni “Radici” e saremo nelle piazze delle principali città per spiegare ai cittadini i catastrofici effetti dell’eventuale vittoria del SI’.
Gli italiani hanno già compreso il disegno dietro il tentativo di riforma e, nonostante l’imponente macchina mediatica orchestrata dall’esecutivo volta ad oscurare le posizioni non allineate, siamo certi che voteranno compattamente per il NO. La verità infatti – conclude Tiso – è che gli unici a volere la vittoria del SI’ sono i grandi poteri economici alla base della nomina del presidente del Consiglio.

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Vaccini: Piazza (Acoi), contro ‘moderni stregoni’ serve più cultura scientifica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2016

vaccinazioni“La decisione della Fnomceo sulle sanzioni ai medici che sconsigliano i vaccini e infrangono il codice deontologico è condivisibile ed è una risposta alla sempre più larga diffusione di una sottocultura antiscientifica molto pericolosa, spesso basata su credenze prive di fondamento. E’ ora di contrastare a tutti i livelli questa deriva culturale che rischia di creare problemi sanitari enormi e minare il diritto alla salute dei cittadini. E’ fondamentale avviare una vasta campagna di sensibilizzazione per promuovere e diffondere la cultura scientifica a tutti i livelli, nelle scuole e nell’opinione pubblica, per evitare danni alla salute dei cittadini e liberarli dalla fascinazione di certi moderni stregoni”. Lo afferma Diego Piazza, presidente Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani).

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Dalla Leopolda alla piazza

Posted by fidest press agency su martedì, 28 ottobre 2014

firenzeIl 25 e 26 ottobre hanno rappresentato due giorni di esaltazione delle contraddizioni, covate da tempo ed esplose in maniera fin troppo evidente e plateale. Alla Leopolda erano presenti in circa 12.000 (diamo per buone le cifre comunicate), con tavoli indipendenti dove venivano trattati i vari aspetti della politica, dell’economia, dello Stato sociale etc.etc. E’ emersa la stella di Serra, e dei suoi seguaci, tutti appartenenti al gotha del capitalismo nazionale, ma non certamente ai gruppo dei promotori dell’economia e dei generatori di posti di lavoro; c’erano tutti o quasi gli imprenditori, i capitalisti, i dirigenti d’azienda (grande assente Marchionne), mentre i pochi contestatori stavano fuori, con mesti cartelli. Ritengo opportuno pensare che fossero presenti anche evasori fiscali, esportatori di denaro all’estero, corrotti, corruttori, corruttibili, turbatori di aste pubbliche, politici trombati in attesa di sistemazione Hanno discusso di tutto, quindi, in pratica di nulla, infatti nessuno è riuscito a comprendere il leit motif delle giornate di lavori e riassumerne le conclusioni. Ci ha pensato Renzi con alcune affermazioni categoriche, che non hanno generato dibattito, ma solo ovazioni.In piazza, con i sindacati e parte dei politici del PD, c’erano i disoccupati, i sottoccupati, i precari, i giovani, gli esodati, i pensionati, e la parte malata della nazione, contagiata dagli ultimi rantoli di un capitalismo d’assalto che in venti anni ha decimato le aspettative di tutte le categorie fragili, perché dipendenti da altri, quegli altri ben accolti alla Leopolda a parlare del nulla; messi insieme formavano una platea di un milione di persone, portavoce della stragrande maggioranza del paese, quella che soffre e paga per tutti.
La conclusione di Renzi è stata una apologia dialettica; nulla da eccepire sulla qualità della comunicazione:
· Non daremo il PD a chi lo riporterebbe dal 41% al 25%
· Il PD non sarà più un partito di reduci ma di coloni alla scoperta del futuro.
Sarebbe stato anche convincente se in molti come me non avessimo sentito l’alitare sul collo di Renzi di un Berlusconi sornione che è riuscito a reinserirsi come deus ex machina malgrado le condanne e l’esperienza negativa di venti anni di abusi più o meno legali, che tanto furono graditi ai medesimi ospiti della Leopolda.
· Sarebbe stato più credibile Renzi se avesse parlato delle riforme, bloccate dal suo partner al governo, che impedisce la nuova legge elettorale per timore di un ritorno alle urne che lo farebbe scomparire insieme al suo FI; così un eventuale ritorno anticipato alle urne dovrebbe utilizzare la legge elettorale scritta dalla Consulta, senza premio di governabilità, per cui chiunque dovesse vincere non potrebbe far altro che cercare alleanze anche innaturali. Anche eventualmente vincente Renzi si troverebbe nella condizione di pietire l’alleanza con il pregiudicato Berlusconi, per ufficializzare uno stallo che serve solo a quanti non vogliono riforme a vantaggio dello Stato sociale.
· Sarebbe stato più credibile se avesse criticato la riforma del Senato che dovrebbe essere composto da nominati, ma protetti da immunità, servi dei loro nominatori.
· Sarebbe stato più credibile se avesse garantito di mettere mano ad una legge severa sul falso in bilancio, azzerato dai governi Berlusconi, che hanno salvato il suo inventore da precedenti condanne.
· Sarebbe stato più credibile si avesse accennato ad una patrimoniale, ma avrebbe disilluso i suoi ospiti alla Leopolda; patrimoniale intesa come restituzione del maltolto che ha costituito ingentissime fortune, tant’è che negli ultimi rantoli del governo Berlusconi, prima delle provvidenziali dimissioni, la proprietà della ricchezza nazionale, che prima era del 50% in mano al 10% della popolazione, era passata al 55% sempre in mano a quel 10% della popolazione, con la maggior parte presente alla Leopolda a discutere della povertà altrui e del proprio, ulteriore, arricchimento.
· Sarebbe stato più credibile se avesse garantito di non mettere mai più mano a condoni, sanatorie e scudi fiscali.
· Sarebbe stato più credibile se avesse parlato di una riforma della giustizia, limitando il garantismo pur senza eccedere nel giustizialismo.
Niente di tutto ciò e anche di altro, ma solo slogan dialettici degni di un affabulatore, capace di stimolare falsi entusiasmi, tale e quale come nel 1994.
Nell’etere viaggia una ipotesi di scissione nel PD, sarebbe una catastrofe a vantaggio del pregiudicato che otterrebbe il suo “divide et impera”; ma tale ipotesi dovrà essere scongiurata dall’analisi dei risultati delle amministrative di Reggio Calabria, che “il Giornale” della famiglia di Berlusconi, diretto da Sallusti, relega in fondo pagina e commenta con rabbia:
Il candidato sindaco del centrosinistra Giuseppe Falcomatà (Pd, Sel, Psi e liste civiche) veleggia, infatti, oltre il 61,24%
(Rosario Amico Roxas)

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Appello ai grillini: scendiamo in piazza

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2013

Da giorni il Pdl per sostenere il suo capo contro la magistratura “stalinista” annuncia che sta organizzando una grande manifestazione popolare a Roma il 23 marzo prossimo. Mi chiedo il perché il Movimento cinque stelle non faccia la stessa cosa ma questa volta per sostenere la giustizia sociale, il lavoro, e le piccole imprese. E’ tempo per misurarci sul terreno delle cose reali e nell’interesse generale del paese. Dobbiamo dire basta a un partito che si avvita intorno al suo leader e sa scendere in piazza solo per difendere una sua posizione giudiziaria mentre tutti noi sappiamo bene che il sistema italiano è persino fin troppo garantista con tre gradi di giudizio. Temiamo forse di misurarsi sui numeri? Se anche lo fosse vedremmo le due facce dell’Italia: quella di chi è e di chi ha. Da una parte dei disoccupati, dei cassa integrati, dei precari, delle famiglie monoreddito, dei pensionati, degli imprenditori che falliscono e, dall’altra di chi ha una rendita di posizione e non cerca il cambiamento perché non ne ha bisogno. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Migliaia gli specializzandi in piazza: ora non cali l’attenzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2012

Uno sforzo ulteriore per migliorare i percorsi di formazione e più attenzione alla condizione dei giovani medici. La notizia della cancellazione della tassazione sulle borse di studio, attraverso un contro emendamento al Decreto semplificazioni fiscali, votato alla Camera, è stata accolta con soddisfazione dai medici specializzandi, ma da piazza Montecitorio, dove ieri è culminata la due giorni di protesta, è partita la richiesta indirizzata alle istituzioni: «Abbiamo avuto garanzie anche dai gruppi parlamentari che c’é un accordo del Parlamento con il Governo per non reintrodurre la tassa sulle borse di studio» spiega Walter Mazzucco, presidente del segretariato italiano giovani medici. «Siamo qui per chiedere che in futuro ci sia più attenzione alla condizione dei giovani medici». Un attenzione rivendicata anche da Ignazio Marino, senatore, che ha partecipato al fianco dei giovani alla manifestazione: «Questa protesta deve servire anche a ricordare che è necessario un maggiore impegno per la formazione perché non possiamo più assistere a specializzandi che coprono i turni di guardia in quanto il personale negli ospedali non è sufficiente». Da Marino arriva anche la preoccupazione per quanto prevede il ddl lavoro «che stabilisce un aumento dal 18 al 24% dell’aliquota dei contributi che i camici bianchi in formazione dovranno pagare alla gestione separata dell’Inps. Questi giovani hanno appena ottenuto dal governo la cancellazione della tassa sulle borse di studio: non è pensabile che per ogni tassa cancellata ce ne debba essere un’altra in arrivo. Chi sta compiendo un faticoso percorso di formazione andrebbe trattato con più equità e meno rigore».(fonte farmacista33)

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Toscana: Genitori in piazza contro i comprensivi

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2011

La notizia ci è giunta qualche tempo fa dal dirigente regionale all’istruzione: la Toscana è una regione virtuosa e non ha bisogno di razionalizzazione della rete scolastica, però gli istituti comprensivi si fanno lo stesso. Che scelte farà la Regione Toscana adesso che la Conferenza delle Regioni si è espressa a sfavore, i genitori scendono in piazza, lo stesso Ministero ha posticipato la scadenza di un mese e i sindacati si dichiarano contrari? Avremmo un paio di cose da dire come genitori, se non disturba: a noi genitori i comprensivi non piacciono per niente, perché riducono la nostra possibilità di scegliere la scuola più adatta per nostro figlio e per la nostra famiglia. Si commentano da sole certe proposte di razionalizzazione della rete che tolgono qui, aggiungono di là, dividono in due un edificio scolastico, in una mera ottica di numeri che non si preoccupa per nulla se i ragazzi in uscita dalle elementari troveranno o no una classe ad accoglierli alle medie, senza essere penalizzati da priorità, bacini d’utenza e altri ammennicoli burocratici che spediscono gli alunni a destra e a manca e altro non fanno se non rendere invivibile il quotidiano delle famiglie.
Non a caso a Grosseto i genitori, che hanno raccolto oltre 3.500 firme per protestare contro il taglio di cinque istituti scolastici nel solo territorio maremmano, oggi alle 17 scenderanno in piazza per una manifestazione alla presenza del sindaco.Nato da un’utopia, quella del ministro Berlinguer, e sopravvissuto all’onda anomala e al concorsone, l’istituto comprensivo rappresenta una ferita grande per un territorio. Se gli studenti sono tanti (si parla addirittura di un comprensivo in provincia di Firenze che supererebbe i 2000 alunni) la qualità dell’offerta formativa è destinata a perdersi: l’esperienza insegna che il dirigente e la segreteria non ce la fanno a dare risposte adeguate e che gli insegnanti restano comunque separati in due ordini scolastici radicalmente diversi -per legge- e non dialogano più di quanto non lo facciano fra scuole vicine. La continuità è un’illusione, alimentata dal fatto di iscrivere il figlio nella stessa segreteria per 8 o 11 anni. Adesso il Ministero ha fatto un passo indietro, rinviando “a seguito delle numerose richieste pervenute” la scadenza per la definizione della rete al 31 gennaio 2012 e soprattutto accogliendo un criterio di gradualità nell’attuazione e la tesi delle Regioni che sia sufficiente una media di 1.000 alunni a livello regionale (con deroghe fino a 600) invece di mille alunni per scuola. Copia di questa nota, rivolta in origine ai soli Direttori scolastici regionali, è stata inviata ai comuni e alle scuole soggette a dimensionamento a cura della nostra Associazione, insieme a un appello a mantenere l’attuale assetto della rete scolastica. La Toscana ha 356 scuole dell’obbligo contro i 348 istituti comprensivi auspicati dalla Gelmini, con uno scostamento del 2%: la migliore, in un panorama che vede una media nazionale di +18%, con regioni come Calabria, Sicilia e Puglia che superano di più del 30% il numero di scuole consentito. Basterebbe insomma razionalizzare alcune scuole più piccole, come certe del capoluogo toscano che sono sotto la soglia dei 1000, per fare il nostro dovere. La Conferenza delle Regioni ha motivato l’opportunità di non procedere all’imposizione degli istituti comprensivi là dove esistono motivate esigenze territoriali; alcuni comuni e province hanno scelto di soprassedere all’applicazione della legge finanziaria n. 111 del luglio 2011, che ha reso obbligatoria la verticalizzazione. Ci sono evidentemente ottimi motivi per non creare istituti comprensivi là dove finora non è stato fatto, e allora perché andare avanti a tutti i costi?

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Roma. Il rifacimento di piazza S.Silvestro

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2011

Roma, Una piazza è, e dovrebbe essere, un luogo di incontro dei cittadini, un posto dove ritrovarsi, sedersi, parlare, leggere. Il rifacimento delle piazze avvenuto nell’ultimo decennio a Roma non ha tenuto contro di questo obiettivo. Spesso e’ stato il risultato di meditazioni di questo o quell’architetto in vena di definire una piazza bella ma poco usufruibile. Non ci riferiamo alle piazze storiche che hanno una loro peculiarita’ ma a quelle di cui Roma ne e’ piena, anche in periferia. Il rifacimento di piazza S. Silvestro, centralissima (e’ a pochi metri da palazzo Chigi) ma priva di quelle caratteristiche storiche, sta subendo la stessa sorte. Un progetto il cui architetto, si dice, si e’ ispirato a Michelangelo, un disegno pulito ma “senza anima”, poco usufruibile. Se proprio ci si vuol riferire al Buonarroti, notiamo che manca l’elemento centrale. Infatti, piazza del Campidoglio ha come punto centrale la statua di Marco Aurelio, li’ non c’e’ nulla, forseoccorrerebbe inserire una fontana. La piazza e’ rettangolare perche’ fare una ellisse, oltretutto non in asse con la chiesa? Piazza S. Silvestro e’ una piazza solare, anzi canicolare, dove sarebbe opportuno ricreare le condizioni di vivibilita’ con l’inserimento di piante, di comode panchine, di fontanelle, di zampilli d’acqua. Un’oasi, insomma, al centro di Roma. Si e’ scelta una piazza d’armi. A chi serve non si sa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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“No al condono o scenderemo in piazza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2011

In questi giorni, la nostra associazione è stata letteralmente presa d’assalto da centinaia di e.mail inviate dai nostri associati e da molti cittadini, indignati per l’ipotesi di un possibile condono, che rappresenta una misura ”iniqua e non risolutiva”, oltre ad essere una beffa nei confronti dei tanti cittadini onesti che pagano puntualmente le tasse, nonostante siano stati massacrati dalle ultime manovre governative. Inoltre il condono – continua il Segretario Nazionale dell’Associazione Assotutela.net Pietro Bardoscia – e’ una misura una tantum che non inciderebbe in modo concreto ne’ sulla riduzione del debito pubblico ne’ sul reperimento di risorse da destinare alla crescita. In merito a questo ultimo tema, costatiamo un Governo ormai allo sbando, bacchettato dalla Corte dei Conti sulla legge delega in materia fiscale e assistenziale che a quanto sembra è affidata a mezzi di copertura incerti, circoscritti e superati dagli eventi, oltre a soffrire di genericità e indeterminatezza. Per questo riteniamo doveroso da parte nostra scendere in piazza qualora dovesse passare questo condono “salva evasori”, mentre siamo favorevoli all’ idea di un prelievo dell’ 1% sulle baby pensioni e ad una minipatrimoniale del 5 per mille.

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Il Coisp in piazza

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Mag 2011

Il COISP il 31 maggio 2011 in tutte le città d’Italia manifesterà davanti alle Prefetture, Questure e nelle maggiori piazze per denunciare che l’impegno del governo è il solito e ripetuto slogan che riconosce a noi solo a parole quello che nei fatti invece ci viene ripetutamente tolto. Con l’ultimo provvedimento restrittivo, il governo ha cancellato per l’ennesima volta gli stanziamenti relativi al riordino delle carriere utilizzando quei fondi come risorse una-tantum e non strutturali con una evidente e chiara penalizzazione in materia previdenziale e di indennità di buonuscita per gli Operatori di Polizia. Non si può garantire la sicurezza dei cittadini e la dignità degli Operatori delle Forze dell’Ordine continuando a fare una politica dell’inganno a colpi di maggioranza o approvando decreti in tarda serata.

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Donne in piazza e fuori piazza

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2011

Che le piazze italiane siano oggi popolate da decine di migliaia di donne non può che essere un fatto da salutare positivamente. Tra di loro ci saranno le convinte sostenitrici del manifesto di convocazione, quelle critiche rispetto alle parole d’ordine ma che hanno scelto comunque di esserci, ed altre donne – forse la maggioranza- che ci saranno perché mosse da una necessità di partecipazione. In quelle piazze, come già accaduto in questi giorni sui giornali e nelle famiglie, le donne sapranno parlarsi, confrontarsi e comprendere che dall’indignazione possono e devono tornare ad occupare un ruolo decisivo nell’affermazione della democrazia e dei diritti civili. Sono convinto che, su questo, si troveranno unite anche con quelle di loro che, non certo per indifferenza, hanno invece deciso di rimanere a casa.

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