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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘piccole imprese’

Finanziamento alle PMI

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

A cura di Sergio Zocchi, CEO di October Italia, piattaforma online di finanziamento alle imprese leader in Europa continentale. Come sottolineato di recente dal presidente della Banca d’Italia Ignazio Visco, le imprese italiane, in particolare le più piccole (il 95% impiega meno di dieci addetti), mostrano una forte dipendenza dal credito bancario, con una incidenza dei prestiti bancari sul totale dei debiti finanziari pari al 66%, contro il 50% della media area euro e il 40% di Regno Unito e USA.La capitalizzazione della nostra Borsa è inoltre la più bassa fra i grandi Paesi dell’Eurozona: appena il 35,7% del Pil contro il 61,5% della Germania, il 67,8% della Spagna e il 106,5% della Francia. Se consideriamo le società non finanziarie, siamo al 25% del Pil contro il 60% tedesco, il 70% di Francia e Gran Bretagna e addirittura il 125% degli Stati Uniti: appena 632 miliardi di euro di cui solo cui il 10% destinati alle 310 PMI.Anche l’incidenza dei debiti di mercato, ossia delle obbligazioni, rimane ben al di sotto della media europea. Il nostro Paese, infatti, si attesta su 144 miliardi di euro, pari al 16% del totale dei debiti esterni delle imprese, percentuale in linea con quella della Germania ma inferiore alla media Ue (23%) e soprattutto alla Francia (37%), come confermano i dati BNL.
Se, da un lato, le PMI europee si trovano sempre più a competere in un contesto globalizzato, dall’altro la ricerca di finanziamenti rimane ancora spesso legata al Paese d’origine. L’assenza di un vero e proprio Mercato Unico dei Capitali ha rappresentato per diverso tempo un freno. L’obiettivo di questo ambizioso programma europeo è stato quello di sostenere le PMI europee consentendo un più facile accesso a risorse finanziarie provenienti da investitori di tutta l’Unione Europea A questo proposito, la Commissione europea ha promosso lo sviluppo di forme di credito non bancario: piattaforme di prestiti, cessioni dei crediti commerciali, prestiti tra pari (peer-to-peer lending). Inoltre, si sono rafforzati il crowd-funding, le disponibilità di capitali informali nelle fasi di lancio (business angels) e il venture capital.In Italia, negli ultimi anni, abbiamo assistito alla rapida diffusione dei PIR, i Piani Individuali di Risparmio, strumenti di investimento a lungo termine destinati alle persone fisiche e volti a canalizzare il risparmio privato a favore delle piccole e medie imprese. Dopo il boom di raccolta che si è registrato nel 2017, sono emersi dei dubbi circa l’effettivo impatto di questo strumento sull’economia reale. Le somme raccolte, infatti, sono confluite prevalentemente su titoli emessi da aziende già quotate mentre quasi nulla è stato destinato alle imprese non quotate attraverso strumenti di private equity, private debt o venture capital. Le novità recentemente introdotte dalla riforma dei PIR, ufficializzata con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto 30 aprile 2019, prevedono l’introduzione di un vincolo del 3,5% delle somme destinate ai PIR all’investimento su PMI quotate all’AIM e un altro 3,5% in venture capital, riflettendo la volontà del legislatore di dare maggiore impulso allo sviluppo delle imprese di piccole dimensioni o di recente costituzione. Va ricordato, però, che la platea di potenziali beneficiari di questa allocazione specifica all’interno dei portafogli PIR è pari a 200-250 aziende al massimo, su un totale in Italia di oltre quattro milioni di imprese e un milione di società di capitali. Un’ulteriore misura, prevista dagli emendamenti del decreto legge Crescita estende le detrazioni fiscali previste per i PIR anche ai fondi ELTIF. Si tratta di veicoli di investimento che offrono agli investitori ampi profili di diversificazione e de-correlazione rispetto ai mercati finanziari, mentre permettono alle imprese beneficiarie l’accesso a risorse finanziarie indispensabili per il proprio sviluppo su un orizzonte temporale di medio/lungo periodo. La possibilità di investire in una gamma molto ampia di strumenti finanziari (oltre i titoli di equity e debito), insieme alla struttura chiusa del fondo, rendono gli ELTIF un modo molto efficace per veicolare risorse a favore delle PMI. Inoltre, l’estensione dell’agevolazione prevista anche ad investimenti indiretti (attraverso Fondi di Fondi di ELTIF) consente di aumentare l’efficacia di questa misura, permettendo la creazione di veicoli destinati agli impieghi (gli ELTIF) e la contemporanea esistenza di veicoli di raccolta, fondi tipicamente aperti anche ad investitori retail (i beneficiari dell’incentivo fiscale) e gestiti da società focalizzate sulla raccolta del risparmio.Si potrebbe immaginare di essere più ambizioni, e portare ancora maggiori risorse alle imprese che ne hanno bisogno. In che modo?Estendendo ad esempio le agevolazioni fiscali oggi disponibili per i PIR e gli ELTIF anche a nuove asset class (tra cui i bond di distretto e i nuovi basket bond, il private debt, il private equity e le forme di permanent capital) sfruttando tutte le opportunità degli strumenti finanziari oggi disponibili sul mercato.Esperienze estere dimostrano come l’apertura a investimenti in private capital da parte di investitori istituzionali può contribuire in maniera significativa ad apportare risorse alle imprese. il risultato ottenuto dalla Francia in questo senso in pochi anni è stato straordinario:I Piani francesi di risparmio azionario (“Plans d’Epargne en Actions” o PEA), antenati dei nostri PIR, sono stati introdotti presso gli investitori retail da oltre vent’anni. Da un massimo di 7,3 milioni di PEA aperti nel 2000, a fine 2018 erano attivi in Francia 4,6 milioni di piani di risparmio azionario, di cui 75mila destinati alle PMI, con impieghi complessivi pari a 92 miliardi di euro (1,2 miliardi su PMI).Sul fronte degli investitori istituzionali, le compagnie assicurative francesi a partire dal 2012 hanno iniziato ad allocare a strumenti di investimento rivolti alle imprese parte del proprio portafoglio. Nel solo 2016 hanno finanziato il settore produttivo per oltre 1.400 miliardi di euro, di cui il 37% investito in obbligazioni e il 17% in azioni. Il 56% di tale ammontare è stato destinato a imprese nazionali e quasi il 5% a piccolo-medie imprese. I 63,5 miliardi di euro, corrispondenti a quest’ultima percentuale, si sono inoltre equi-ripartiti fra strumenti di debito (32 miliardi) e azioni (quotate e non quotate: 31,4 miliardi). Anche se rapportati alla diversa dimensione del settore assicurativo – ramo vita in Francia e in Italia, si tratta di cifre che non trovano riscontro nel nostro mercato nazionale che non supera i 3 miliardi di euro.Creare le condizioni affinché, da un lato, gli investitori privati e istituzionali possano accedere a una pluralità di strumenti finanziari scegliendo i più adatti al loro profilo di rischio e dall’altro, le PMI possano effettivamente diversificare le fonti di finanziamento al di fuori del canale bancario è l’unica garanzia per ottenere un impatto significativo e duraturo sulla crescita del tessuto imprenditoriale italiano.

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Innovazione delle micro e piccole imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

Torino. L’iniziativa nasce dalla Città metropolitana di Torino attraverso il consigliere delegato alle attività produttive Dimitri De Vita, impegnato in un progetto per migliorare il grado di innovazione delle micro e piccole imprese del territorio attraverso la ricerca di investimenti diretti nel loro capitale. “Le micro e piccole imprese – dice De Vita – guidano i processi di innovazione: lavoro alla costruzione di un fondo, ad oggi non ancora attivo, che permetta loro di ricevere investimenti finalizzati all’acquisto di prodotti o servizi forniti dagli Atenei torinesi ma anche da da imprese innovative, purché abbiano sede operativa nel territorio della Città Metropolitana di Torino”.
Per il consigliere di Città metropolitana De Vita, è necessario superare la logica della concessione di fondo perduto: “Dobbiamo andare verso investimenti diretti nel capitale di micro e piccole imprese. Per questo ho pensato alla costituzione di un apposito fondo di private equity, che chiameremo “Innometro” . Otterremmo un duplice vantaggio perché le micro e piccole imprese che non sono di norma il target dei capitali di rischio potrebbero così perfezionare le proprie conoscenze rispetto ai rapporti con il mercato dei capitali di rischio (un mercato che assume sempre più importanza a livello nazionale ed europeo), ma allo stesso tempo la Città Metropolitana di Torino sperimenterebbe per la prima volta una metodologia innovativa di supporto al sistema economico locale, rafforzando le proprie competenze in materia tecnico finanziaria e la propria capacità di dialogo nei rapporti pubblico privati”.
De Vita ha già presentato il progetto alla Regione Piemonte incontrando l’assessore Giuseppina De Santis, al Rettore del Politecnico Guido Saracco, alla Cna Artigiani; sono in programma incontri con le fondazioni bancarie e naturalmente con gestori di fondi. “Il nostro obiettivo – conclude De Vita – è fare rete anche sul piano finanziario e non procedere da soli”. Il fondo Innometro si configurerà come fondo di private equity aperto, di investimento pubblico/privato, per investire in operazioni di sviluppo realizzate da micro e piccole imprese con sede operativa nel territorio metropolitano torinese. Il private equity è un’attività finanziaria attraverso la quale un investitore istituzionale rileva quote di una società acquisendo azioni esistenti ed apportando nuovi capitali.

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Fast Forward Europe, un workshop sulle politiche a supporto della crescita rapida delle piccole e medie imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

Si terrà il 22 e il 23 marzo il secondo International Learning Event del progetto Fast Forward Europe (FFWD Europe), il cui obiettivo principale è il miglioramento delle politiche e degli strumenti a supporto della crescita rapida delle piccole e medie imprese. FFWD Europe rientra nel Programma di cooperazione Interreg Europe 2014-2020 e coinvolge, oltre alla Città metropolitana di Torino, sette partner provenienti da altrettanti paesi europei.
L’evento – organizzato dalla Città metropolitana di Torino – prevede, nella giornata di giovedì 22 marzo, un workshop dal titolo “SME’s international development: a success key for their acceleration”, dedicato alla presentazione, allo scambio di buone pratiche e al confronto su possibili azioni di miglioramento dei sistemi di sostegno ai processi di internazionalizzazione e crescita delle imprese.Destinatari dell’incontro, che si svolgerà al BioIndustry Park Silvano Fumero a Colleretto Giacosa il prossimo 22 marzo dalle 9.30 alle 16.00, saranno, oltre ai partner di progetto, gli stakeholder locali e internazionali e le imprese del territorio.
Il workshop rappresenta un evento di mutuo apprendimento internazionale sul tema dell’accelerazione e dell’internazionalizzazione di impresa, e vedrà il contributo di esperti e rappresentanti di istituzioni e organizzazioni coinvolte nelle politiche e nella gestione degli strumenti di settore.
Nella giornata di venerdì 23 marzo è prevista una visita di studio a realtà significative del territorio, riservata ai partner di progetto e agli stakeholder internazionali.

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Al via Bando Regione Lazio Internazionalizzazione PMI 2018

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

A sostegno delle PMI, dei liberi professionisti e delle imprese, per rilanciare il Made in Italy nel mondo e aprire nuove connessioni con il mercato internazionale, Lazio Innova presenta il bando Regione Lazio Internazionalizzazione PMI 2018: 2,2 milioni per le piccole e medie imprese che vogliono rafforzare la competitività sui mercati esteri. Il nuovo bando è un contributo a fondo perduto per le singole PMI, i liberi professionisti e le aggregazioni d’impresa, con almeno una sede operativa nel Lazio, che intendono realizzare progetti imprenditoriali di internazionalizzazione. La dotazione complessiva è di 2,2 milioni di euro e offre alle imprese laziali il sostegno nella promozione dell’export, con l’obiettivo di avviare e/o consolidare le attività e i prodotti sui mercati esteri. Tra i diversi investimenti ammissibili, sono riconosciuti i costi per la partecipazione alle manifestazioni fieristiche, ai saloni internazionali e agli eventi commerciali di rilievo presso showroom e centri espositivi all’estero. Così come le spese per le attività connesse alla realizzazione della prima vendita in un paese estero e per l’acquisizione di altri servizi specialistici come i piani di penetrazione commerciale, il Temporary Export Manager e altre consulenze. Il bando sostiene inoltre tutte quelle attività rivolte al miglioramento della qualità della struttura aziendale o del sistema produttivo che abbiano per obiettivo l’esportazione o di stabilire accordi con clienti e partner esteri. Ma anche i costi d’acquisto delle certificazioni degli standard tecnici, di qualità, di tipicità dei prodotti e dei sistemi ambientali e per proteggere, nei paesi target, i marchi e gli altri diritti industriali.
Partecipare è semplice, basta accedere già da subito alla piattaforma telematica di Lazio Innova GeCoWEB e compilare il relativo formulario on-line. La domanda di partecipazione dovrà essere poi perfezionata e inviata a Lazio Innova tramite PEC a partire dalle ore 12.00 del 1 marzo e fino alle ore 12.00 del 24 maggio 2018. Per le PMI in forma singola il costo complessivo di ciascun progetto presentato non dovrà essere inferiore a 5 mila euro, mentre le spese ammissibili a contributo non potranno comunque superare i 30 mila euro. Per le aggregazioni temporanee invece gli stessi costi sono rispettivamente di 20 mila e 100 mila euro.

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La P.A. e i pagamenti alle piccole imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Premio Nuova Pubblica Amministrazione - Contes...

Image by Forum PA via Flickr

“Sono più di 4 i mesi (122,3 giorni) che la Pubblica Amministrazione impiega, in media, per pagare le piccole imprese. Questi i risultati di un’indagine di Fondazione Impresa su un campione di 1.000 imprese italiane con meno di 20 addetti. Nelle transazioni con i clienti privati le piccole imprese devono aspettare di meno (86,5 giorni) ma in questo caso i tempi di pagamento sono cresciuti maggiormente: tra il primo e il secondo semestre del 2011 sono 32,7 i giorni in più rispetto ai +29,1 giorni della Pubblica Amministrazione. In effetti – come sostengono i ricercatori di Fondazione Impresa – nei rapporti commerciali con i clienti privati l’incidenza delle imprese che hanno riscontrato un aumento dei tempi di attesa (rispetto al I semestre 2011) è elevata (50,2% del totale) mentre nei rapporti con la Pubblica Amministrazione la percentuale di piccole imprese che ha dichiarato un aumento dei tempi di pagamento scende al 35,2%. Questo segnale è in parte incoraggiante e si suggerisce che le campagne di sensibilizzazione legate al tema dei ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione possano portare ad una riduzione dei tempi di attesa complessivi. Chiaramente la piaga dei ritardi di pagamento – proseguono i ricercatori di Fondazione Impresa – non è ancora risolta e l’auspicio è quello di un intervento normativo che faciliti la riduzione dei tempi di pagamento in conformità con quanto previsto dalla direttiva dell’Unione Europea che stabilisce pagamenti entro 30 o al massimo 60 giorni da parte della Pubblica Amministrazione”.
I tempi medi di pagamento dei clienti privati sono pari a 86,5 giorni mentre nel caso della Pubblica Amministrazione le piccole imprese (<20 addetti) devono attendere di più (122,3 giorni). Rispetto al I semestre del 2011, i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione si sono tuttavia allungati di meno rispetto al caso dei clienti privati (+29,1 giorni per la PA e +32,7 giorni per i clienti privati). I settori che attendono di più i pagamenti della Pubblica Amministrazione sono la piccola impresa manifatturiera (138,3 giorni) e l’artigianato (125,2 giorni).Per quanto riguarda i rapporti con i clienti privati sono le imprese artigiane ad attendere più giorni (117,5 ); segue la piccola impresa manifatturiera (102,3 giorni). Questi i principali risultati dell’indagine condotta da Fondazione Impresa su un campione di 1.000 imprese con meno di 20 addetti.

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Piccole imprese e giovani neo-assunti

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2011

“La piccola impresa guarda ai giovani! Nell’ultimo anno le imprese fino a 15 addetti hanno assunto oltre il 62% dei giovani occupati nel periodo. Secondo i dati elaborati da Fondazione Impresa sono più di 303 mila i nuovi giovani assunti dalle piccole imprese rispetto ad un totale complessivo di 485 mila. I nuovi giovani assunti dalle piccole imprese si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno (152 mila); seguono il Nord (99 mila) e il Centro Italia (53 mila).
Le sole microimprese (meno di 10 addetti) hanno assunto 240 mila giovani, assorbendo cioè il 50% del totale dei nuovi giovani assunti. Il confronto con la grande impresa è nettamente a favore della piccola impresa; infatti, appena il 17,4% dei giovani che ha trovato lavoro nell’ultimo anno si è inserito in aziende a più grande dimensione (da 50 addetti in su). Questa spinta giovanile nella piccola impresa si evince anche dall’analisi dell’incidenza delle nuove assunzioni di giovani rispetto al totale dei giovani occupati: nelle imprese fino a 15 addetti il 12% dei dipendenti giovani complessivamente impiegati è rappresentato da neoassunti mentre nel caso delle aziende di maggiori dimensioni l’incidenza scende al 6,5%. Si tratta di un risultato – sostengono i ricercatori di Fondazione Impresa – che conferma le numerose opportunità lavorative offerte dalle microimprese. Ultimo – ma non meno rilevante – la piccola impresa si dimostra più attenta alla componente femminile dell’occupazione giovanile; come emerge dalle elaborazioni – segnalano i ricercatori di Fondazione Impresa – l’incidenza delle assunzioni di donne giovani è superiore nel caso della piccola impresa (43,6% contro il 36,4% delle imprese più grandi).” Oltre 485 mila giovani (15-34 anni) hanno trovato un’occupazione nel corso dell’ultimo anno: 400 mila nuovi giovani assunti tra Nord (quasi 199 mila) e Mezzogiorno (poco più di 202 mila) mentre nel caso del Centro Italia i giovani nuovi assunti sono stati poco più di 84 mila.
Il 62,6% del numero dei posti di lavoro (303 mila) sono stati messi a disposizione dalle imprese più piccole (fino a 15 addetti); le sole microimprese (meno di 9 addetti) hanno “canalizzato” il 49,4% delle nuove assunzioni di giovani (240 mila su un totale di 485 mila). Le imprese al di sopra dei 50 addetti hanno saputo attrarre appena il 17,4% delle nuove assunzioni di giovani (circa 85 mila posti di lavoro). In tutte le ripartizioni geografiche del nostro Paese è la piccola impresa a creare più posti di lavoro per i giovani, in particolare nel Mezzogiorno (75%); seguono il Centro (62%) e il Nord che si attesta su incidenze comunque elevate (50%). Per le piccole imprese la capacità di creare occupazione per i giovani determina anche un ringiovanimento delle strutture lavorative: nelle imprese al di sotto dei 15 addetti il 12% dei dipendenti giovani complessivamente impiegati è rappresentato da neoassunti mentre nel caso delle aziende di maggiori dimensioni l’incidenza scende al 6,5%. Le piccole imprese si dimostrano più attente anche alla componente femminile: quasi il 44% delle nuove assunzioni di giovani è rappresentata da donne, rispetto al 36% delle aziende con più di 50 addetti.

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Le piccole imprese e l’economia globale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2011

Per quanto ci riguarda direttamente l’Italia si distingue per l’essere il Paese, dove in talune zone del suo territorio, esiste, ed è prevalente, una imprenditorialità piccola e media ben radicata. Pensiamo a Biella, a Prato, a Cusio, a Vigevano, a Premana, ecc. Ora ci chiediamo, con l’avvento dell’economia globale e ciò che comporta sotto il profilo economico, della libera circolazione di beni e servizi e della concorrenza, cosa  cambia dopo la recente crisi economica e finanziaria. D’altro canto non è un mistero per nessuno constatare che le piccole imprese stanno attraversando difficoltà strutturali di non lieve entità.Diciamo che la loro ridotta dimensione non consente economie ed economicità soddisfacenti. La carenza funzionale ed organizzativa, la scarsità di propri mezzi finanziari, il dover ricorrere spesso al credito e subire il peso del costo maggiore, rispetto alle consorelle più grandi, per via del rischio che presentano per gli istituti di credito, sono tutti elementi che compongono un mosaico non esaltante. Inoltre la loro incapacità di pensare e perseguire strategie ben definite e tali da essere considerate gradite alle attese dei mercati e di competervi con successo, data la loro maggiore ampiezza e livello di competitività e di aggressività, gioca un ruolo non certo positivo. Tutto questo per non parlare delle esistenti difficoltà strutturali e di durabilità di imprese che affrontano il quotidiano con notevole determinazione, ma anche con crescenti limiti sui quali pesa una grossa ipoteca.Il primo errore, a mio avviso, è quello di voler restare rinserrati nel proprio territorio. Più salutare ed efficace sarebbe una politica d’aggregazione tra imprese. Tale criterio consentirebbe due benefici immediati:il primo è legato all’espansione del mercato per il quale esporsi da soli significherebbe caricarsi di costi aggiuntivi, che diventerebbero proibitivi ed il secondo di sviluppare una cultura dello stare insieme a livello di micro-imprenditorialità. Da ciò discende un nuovo modo d’essere, che sappia recuperare spazi nuovi di competitività e spazi di visibilità interna ed internazionali. Significa, in pratica, acquisire lavori, ad esempio, consistenti e complessi, da gestire in comune. Essi potrebbero essere del tipo di “consorzi”. Avrebbero, in tal modo, lo scopo di favorire o di facilitare le funzioni ad esse richieste (pensiamo all’export). Tali fattispecie ci permetterebbero uno sbocco “naturale” nel settore dell’arredamento o in altri quali, ad esempio, i beni strumentali. E’, a nostro avviso, un passo necessario, per tutte queste piccole imprese, ma non agevole. E’ essenziale superare difficoltà culturali, di saper pensare e agire in comune e non è cosa da poco. Eppure i ritorni sono indubbi. Esaminiamone taluni:Consente di assumere maggiori dimensioni con l’acquisizione di nuove commesse.Favorisce sbocchi commerciali in aree limitrofe o esterne e di porsi nelle condizioni di maggiore concorrenzialità con le imprese maggiori.Riduce l’onerosità di certi costi di approvvigionamento, di ricerca e sviluppo, di promozione ecc.Evita lo sperpero di patrimoni tangibili ed intangibili in caso di cessazione, perché tali patrimoni potrebbero trovare agevole collocazione o recupero nella stessa aggregazione.Per noi può essere un modo per assicurarsi il futuro interpretando in misura innovativa, e non solo subalterna, contribuendo a costituire legami forti e di reciproco interesse con le imprese maggiori.

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Metodi riscosione di Equitalia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

Nell’incontro dei giorni scorsi della Giunta Esecutiva di Confartigianato Imprese Crotone è stato adottato,  dopo la lettera aperta ai Parlamentari Nazionali dei giorni scorsi, sempre in riferimento alle difficoltà sui metodi di riscossione applicati da Equitalia, un documento propositivo da inviare alle oltre 100 associazioni provinciali del Sistema per la condivisione,  alla Federazione Regionale e alla Confederazione di Roma per cercare di porre rimedio ad una situazione che sta diventando insopportabile da parte di tutte le Imprese e relativi nuclei familiari. E’  opinione diffusa  che  i metodi  di riscossione applicati da Equitalia sono veramente insostenibili dal mondo delle  piccole imprese e non solo dal momento che in modo ingiusto ed inquietante  vengono tartassati sicuramente in modo improvvido artigiani, piccoli commercianti, pensionati, lavoratori dipendenti, liberi professionisti,  in sintesi tutto il mondo che in effetti produce e paga poi un caro salasso al proprio impegno quotidiano. Confartigianato Crotone chiede pertanto che  vengano adottate le seguenti regole di base:
• Rivisitazione della procedura di iscrizione di ipoteca Legale sugli immobili, imponendo ad Equitalia di attenersi  al principio della Conciliazione Obbligatoria, preventiva all’iscrizione.
• Impedire che venga inserito all’interno delle banche dati di riferimento del sistema bancario/creditizio, la pregiudizievole, onde evitare agli Istituti di credito e finanziamento  di negare finanziamenti e prestiti anche in presenza di semplice fermo Amministrativo.
• Impedire  ad Equitalia di iscrivere fermi amministrativi per importi inferiori ad  Euro 5.000,00.
• Impedire ad Equitalia l’iscrizione di  ipoteche su immobili destinati ad abitazione principale per crediti inferiori ad almeno il 30% del valore dell’immobile stesso, e comunque per un valore minimo non inferiore ai 20.000 euro;
Applicare il tasso di interesse legale nella rateazioni dei crediti.
• Revocare ad Equitalia fin da subito, la possibilità di condurre indagini finanziarie, lasciando la prerogativa all’agenzia delle Entrate ed alla Guardia di Finanza
• Revocare ad Equitalia, il recupero del credito attraverso lo strumento del prelevamento diretto, sui c/c dei contribuenti.
• Diminuire la percentuale pagata ad Equitalia sui piccoli crediti riscossi,  raddoppiando la percentuale sui grandi crediti vantati nei confronti delle grandi società di capitale  per incentivare l’ente di riscossione a perseguire coloro i quali hanno più mezzi;
• Pagamento di prassi  del capitale dei crediti fino a 5.000 euro in forma rateizzata, azzeramento degli interessi di mora, possibilità di continuare a dilazionare anche in caso di mancato pagamento di una rata e non come avviene oggi.La Giunta Esecutiva si augura che la parte politica, a prescindere dalle appartenenze, prenda nella giusta considerazione queste richieste legittime e necessarie.  (Salvatore Lucà Segretario Confartigianato)

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Piccole imprese Veneto: in lenta ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2011

Le dinamiche economiche delle piccole aziende del territorio del Comune veneziano hanno iniziato a mostrare nella seconda parte del 2010 dei timidi segnali di ripresa, che si faranno più concreti nei primi mesi del nuovo anno. La moderata crescita della produzione, del fatturato e degli ordinativi non permette però agli operatori economici di ritenersi fuori della crisi: infatti, ipotizzando che il tunnel della crisi sia lungo 100 metri, le imprese ne hanno percorsi appena 58,5. Di ostacolo all’attività aziendale è l’allungamento dei tempi di pagamento (che si attestano mediamente a 65 giorni), che aumentano se si ha a che fare con la Pubblica Amministrazione (96,4 giorni). Queste alcune delle indicazioni che provengono dall’ “Osservatorio congiunturale sull’Artigianato e la Piccola Impresa nel territorio di Venezia e Mestre” promosso dalla Fondazione Leone Moressa e che ha coinvolto un campione di 1.400 imprese (da 1 a 19 addetti) che operano all’interno dei confini comunali di Venezia.
Rispetto alla prima parte dell’anno si registra un leggero progresso nella produzione / domanda (+0,2%) e nel fatturato (0,1%) con entità di crescita che però riflettono una situazione di sostanziale stabilità. Più rilevante è l’incremento degli ordini, la cui crescita si aggira intorno al punto percentuale; ma più di tutti cresce il fatturato legato all’export sulla scia dei progressi già evidenziati a metà anno: negli ultimi sei mesi il volume d’affari oltre confine è cresciuto di 2,5 punti percentuali con buone prospettive anche per la prima parte del 2011 (+3,3%). Note negative si ricavano invece dall’analisi della dinamica occupazionale e dal livello degli investimenti. Partendo dal mercato del lavoro si registra, rispetto a metà anno, una contrazione di addetti pari a -1,4%, mentre negli investimenti appena il 9,6% delle aziende ha operato in questo senso, a testimonianza di una situazione economica ancora particolarmente difficile e non del tutto superata.
Le previsioni per il prossimo semestre esprimono un cauto ottimismo: si prevede, infatti, un moderato progresso dei volumi produttivi e di fatturato (rispettivamente +0,4% e +0,2%), un incremento più sostenuto negli ordini (+0,8%), mentre nell’occupazione si potrebbe assistere a qualche nuovo ingresso (+0,2%). Si manterrà ancora bassa la propensione ad investire, con una quota di investitori analoga a quella dell’ultima parte del 2010, ma vincolata nella maggior parte dei casi alle condizioni economiche che si verranno a realizzare.

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Piccole imprese italiane “strangolate”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2010

Le piccole imprese e i liberi professionisti italiani sono “strangolati” dai crediti non riscossi con tempi di pagamento che si allungano sempre di più facendo del nostro il peggiore Paese d’Europa. D.A.S., compagnia specializzata nella tutela legale di Alleanza Toro, ha analizzato una serie di dati sui tempi di pagamento alle pmi nel nostro Paese in occasione del lancio sul mercato di Difesa Business, una linea di 10 prodotti dedicati che fornisce assistenza e consulenza legale per gli inconvenienti della gestione aziendale. In Italia una piccola azienda o libero professionista per recuperare dalla pubblica amministrazione i soldi di servizi e lavori svolti deve attendere mediamente più di sei mesi (186 giorni inclusi quelli di ritardo) contro i 24 giorni appena di Finlandia e Estonia, i 33 di Lettonia, i 35 della Repubblica Ceca, i 36 della Germania o i 39 giorni delle Isole Far Oer. Alle spalle dell’Italia con un mese in meno di attesa ci sono Grecia e Spagna. Solo nell’ultimo anno sul fronte della pubblica amministrazione in Italia si è accumulato un ulteriore mese di ritardo nei pagamenti rispetto ai termini contrattuali stabiliti.  D.A.S. ha rilevato anche che per riscuotere i pagamenti da altre aziende ci vogliono mediamente oltre 3 mesi (96 giorni inclusi quelli di ritardo). Pure in questo caso l’Italia è in coda insieme a Spagna (98 giorni) e Grecia (105 giorni) con pochi giorni di differenza in meno. L’esempio “virtuoso” arriva ancora una volta dai Paesi scandinavi. La Finlandia batte tutti con 27 giorni di attesa per poter riscuotere e di questi solo 7 sono i giorni di ritardo sui tempi contrattuali fissati. Non sono da meno Norvegia, Islanda e Svezia rispettivamente con 29, 34 e 35 giorni. E’ un buon esempio anche su questo versante la Germania (35 giorni). “In tempi di crisi – afferma Roberto Grasso, direttore generale di D.A.S. Italia – crescono i casi di inadempienze contrattuali e perciò la prima esigenza di piccole imprese e liberi professionisti è di avere un’adeguata assistenza legale nel recupero dei crediti. Da una recente ricerca che abbiamo commissionato oltre il 70% degli imprenditori e il 78% dei liberi professionisti interpellati vorrebbe avere una polizza di tutela legale per gestire il recupero dei crediti. Del resto – aggiunge il manager – anche la via giudiziaria in Italia è molto sconfortante Da noi la soluzione di un contenzioso economico nei vari gradi giudizio dura mediamente più di 3 anni e mezzo, collocandoci agli ultimi posti nel mondo. Senza contare, poi, che il 30% del credito si perde comunque nelle spese giudiziarie, specie quelle per pagare l’avvocato”.

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Manovra economica: niente per le piccole imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 luglio 2010

«Discussa in meno di  48 ore e totalmente carente per le piccole medie imprese». Questo il giudizio sulla manovra espresso da Paola De Micheli – deputato e responsabile per le PMI del PD – sul sito di TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento a Enrico Letta. «Gli ultimi dati statistici sull’andamento del commercio al dettaglio nel nostro paese ci confermano – scrive la De Micheli sintetizzando gli emendamenti presentati a sua firma e alcune delle proposte migliorative del PD alla manovra di cui ha discusso oggi a Piacenza durante una conferenza stampa – come il comparto delle PMI sia uno tra i più bisognosi di intervento, mentre viene completamente trascurato dalla finanziaria. Per questo il Pd ha voluto formulare proposte concrete di sostegno, assecondando esigenze emerse anche dalle aziende. Abbiamo chiesto di nuovo la defiscalizzazione degli investimenti in tecnologia, la Tremonti ter, l’ennesima promessa di Berlusconi alla Marcegaglia e puntualmente non mantenuta. Abbiamo ripreso la dichiarazione di inizio attività, il provvedimento contenuto in una delle “lenzuolate” di Bersani. Abbiamo chiesto l’ampliamento delle piccole e piccolissime aziende che possano usufruire del cosiddetto “forfettone”, un prelievo fiscale forfettario, spostando gradualmente da 30mila a 70mila il tetto del fatturato. Infine abbiamo avanzato l’idea del credito d’imposta per i laboratori e i centri di ricerca che fanno innovazione».  «Queste sono solo alcune delle proposte concrete – conclude Paola De Micheli – che il Partito Democratico ha presentato e che tuttavia, vista l’intenzione del governo di mettere la fiducia, non troveranno purtroppo ascolto. Si tratta di provvedimenti sostenibili che contribuirebbero a cambiare il segno di una manovra, che si annuncia come inefficace per il rilancio dell’economia e una mannaia per gli enti locali».

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Parlamento europeo: piccole imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Le micro-imprese potrebbero essere esentate da obblighi in materia d’informativa finanziaria grazie ad una modifica della legislazione UE in materia di diritto societario che sarà votata dai deputati mercoledì. Tali esenzioni, se approvate, dovrebbero comunque ricevere l’approvazione dei singoli Stati membri per entrare in vigore e le imprese dovrebbero in tutti i casi registrare leloro transazioni commerciali e la loro situazione finanziaria.

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Calo ricavi dalle piccole imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2010

In tutta Europa, le banche hanno registrato nel 2009 un calo significativo dei ricavi dalla vendita di prodotti e servizi alle piccole imprese: -9% nei paesi dell’Europa Occidentale, -12% nei paesi dell’Europa dell’Est, contro una crescita, rispettivamente, del 32% e del 53% nel triennio 2005-2008. Per i prossimi due anni la maggior parte delle banche prevede, sempre nel segmento Small Business, il permanere di dinamiche contenute della domanda di prodotti e servizi, ma anche consistenti opportunità di crescita per gli istituti che meglio sapranno sviluppare e gestire i nuovi canali di vendita basati su Internet e il contatto telefonico. Sono queste le principali evidenze dello studio Direct Channels for Small Business Banking, diffuso in questi giorni da EFMA e Finalta, e basato su interviste ai responsabili delle principali banche europee. I ricercatori EFMA e Finalta hanno anche  rilevato come:• la recente crisi finanziaria abbia stimolato la maggior parte delle banche a rivedere i modelli di servizio per le piccole imprese,  per ridurre i costi; • la spinta alla riduzione dei costi si sia tradotta nella spinta a un maggiore utilizzo dei nuovi canali diretti in alternativa al servizio di filiale. In particolare il canale Internet  sta diventando strategico nel business verso le piccole imprese: in Europa oltre il 50% di esse risulta registrato come utente per l’Internet banking, e il 34% lo utilizza correntemente;•  le vendite alle piccole imprese di prodotti e servizi tramite Internet e telefono presentino potenzialità ancora da cogliere, visto che ad oggi non concorrono a più del 10% dei ricavi;• la spinta ai nuovi canali Web e telefonici trovi ragioni oggettive su entrambi i fronti, piccole imprese e banche. Alle prime possono essere infatti forniti, nella maggior parte dei casi,  servizi di pari qualità rispetto a quelli ottenibili in filiale, ma a costi minori. E questo mentre alle banche si apre la possibilità, oltre che di ridurre in modo consistente i costi di filiale, di liberare opportunità e tempo del gestore small business, in modo da consentirgli di occuparsi anche dei bisogni “personali” dell’imprenditore;• anche nel caso delle piccole imprese l’utilizzo di Internet e telefono sia particolarmente funzionale per le banche all’acquisizione di nuova clientela, la vendita dei prodotti e dei servizi più semplici, la gestione delle relazioni e il reindirizzo della clientela dalle tradizionali operazioni di sportello alle corrispondenti operazioni eseguibili da sistemi automatizzati..    Secondo Doug Wilson, Direttore di Finalta, “In passato c’è stata una qualche lentezza  nello sfruttare appieno il potenziale dei canali diretti basati su Internet e il contatto telefonico qualificato. Le banche ne sono consapevoli, così come consapevoli delle opportunità che i canali diretti  possono dischiudere, sia in chiave commerciale che di riduzione dei costi. Da qui la spinta a investire  in questa direzione”.  Lo Studio è stato condotto con interviste ai responsabili Small Business (piccole imprese)  di 139 principali banche europee in 31 paesi.

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Riduzione della bolletta energetica per le famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2009

La riduzione della bolletta dell’energia elettrica e del gas era attesa, dato l’andamento del costo del petrolio negli ultimi mesi. Il tutto avrà un effetto positivo sui bilanci delle famiglie anche se la riduzione del gas cade in un periodo in cui il consumo è minimo per effetto della stagione estiva. In questo caso il meccanismo monitorato dall’Autorità è andato a svantaggio dei consumatori. Negativa resta la decisione del Governo di ridurre la bolletta del gas per le grandi imprese, una scelta che viene fatta ricadere sui bilanci delle famiglie e delle piccole imprese. Adiconsum chiede un sistema di monitoraggio di gas e luce anche per i carburanti dove forte è l’aspetto speculativo

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Crediti alle imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2009

(fonte buon giorno impresa di Andrighetti) Carisbo e Intesa Sanpaolo lanciano una nuova iniziativa per consentire alle piccole e medie imprese di fronteggiare da una posizione di maggior forza la difficile fase di congiuntura economica, grazie alla possibilità di rinviare di un anno il pagamento delle rate di finanziamenti e leasing, in quota capitale * Sono state individuate in uno speciale panel oltre 30.000 aziende che potranno beneficiare di questa iniziativa rivolta alle piccole e medie imprese in una fase caratterizzata da scarsa generazione di cassa, nella quale l’opportunità di rinviare il pagamento delle rate di finanziamenti può rappresentare un contributo positivo alla gestione dei flussi finanziari per questo particolare segmento di imprese. L’iniziativa di Carisbo e Intesa Sanpaolo consente alle imprese clienti che ne fanno richiesta, con una semplice scrittura privata, di posticipare di un anno il rimborso della parte di capitale di finanziamenti ordinari sia ipotecari che chirografari e di leasing strumentali. Il rinvio riguarderà tutte le rate scadenti nei dodici mesi successivi alla richiesta, che potrà decorrere dal prossimo luglio * Nello stesso periodo matureranno esclusivamente gli interessi sul debito residuo, che saranno addebitati alle scadenze naturali del finanziamento * Al termine dei 12 mesi, il piano di rimborso delle rate proseguirà regolarmente, ma spostato in avanti di un anno , Potranno usufruire dell’iniziativa tutte le piccole e medie imprese (di norma con fatturato di gruppo da ultimo bilancio ufficiale che non superi i 50 milioni di euro) in possesso dei requisiti, che hanno finanziamenti accesi con Carisbo o con le banche e società del Gruppo Intesa Sanpaolo. Il costo per la clientela è costituito da una commissione correlata all’entità del debito residuo e alla durata del finanziamento * In considerazione della necessità di fornire risposte concrete e tempestive alle aziende, sono stati istituiti canali privilegiati per il perfezionamento delle richieste di rinvio delle rate * Nell’ambito dell’iniziativa sono stati anche predisposti strumenti per favorire la capitalizzazione aziendale, con linee di finanziamento finalizzate a supportare l’impresa nei programmi di rafforzamento della struttura patrimoniale. (Emanuele Caprara)

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Piccole imprese stritolate tra crisi e grandi banche

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2009

Alto è il livello di preoccupazione tra le microimprese del Nord Ovest lombardo per la crisi finanziaria e i piccoli imprenditori si sentono penalizzati dalla riduzione dell’offerta di credito da parte delle banche più grandi che, a loro dire, propongono operazioni troppo speculative. Sono questi alcuni dei commenti che emergono dalla prima rilevazione test effettuata dal neonato Osservatorio economico sulle microimprese del Nord Ovest della Lombardia, il progetto che nasce dalla collaborazione tra l’Associazione Artigiani provincia di Varese – Confartigianato, la Confartigianato Alto Milanese, la Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate e l’Università degli Studi dell’Insubria, attraverso il Centro di ricerca CreaRes costituito presso il dipartimento di Economia. L’obiettivo dell’iniziativa, che prende le mosse dal Tavolo del Nord Ovest e dalla Carta dei Valori del Territorio del Nord Ovest, è sia di offrire alle microimprese del territorio uno strumento snello ed efficace di conoscenza delle proprie caratteristiche e problematiche specifiche, sia di approfondire i temi e gli aspetti rilevanti per l’operatività quotidiana sotto il profilo tanto degli aspetti produttivi e gestionali quanto dell’andamento del credito bancario. Per le loro caratteristiche dimensionali, infatti, le microimprese sfuggono spesso a rilevazioni statistiche riguardanti le imprese, ma l’apporto che danno alla vitalità economica del territorio è altissimo e, in alcuni casi, davvero d’eccellenza.  Nel Nord Ovest Lombardo, ovvero nella piattaforma territoriale che partendo dalla fiera di Rho Pero sale fino a Varese inglobando la Malpensa, sono attive oltre 29.000 microimprese. Di queste, entra a far parte dello studio un campione casuale, costruito dall’intersezione tra i soci delle Confartigianato e i clienti della Bcc, per un totale di 571 microimprese (68% in provincia di Varese, 32% nell’Altomilanese). Tali imprese verranno sondate due volte l’anno, attraverso la somministrazione di un questionario, compilabile anche on line, al fine di realizzare e distribuire un rapporto semestrale (a settembre e marzo), ogni volta dedicato all’approfondimento di un tema rilevante per le microimprese.  Al test, realizzato con l’obiettivo primario di verificare la validità del metodo e della struttura informativa prescelta, ha preso parte circa il 20% delle aziende del campione, ed è stato utile anche per mettere a punto le procedure e avere un primo contatto con i piccoli imprenditori, sentendo le loro impressioni con riferimento al tema della crisi finanziaria e al rapporto con gli istituti di credito. (fonte: Osservatorio _imprese.rtf)

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Aiuti concreti per le piccole imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2009

La senatrice Maura Leddi del Pd spiega il disegno di legge:: “Bisogna dare un segno concreto di aiuto alle piccole imprese,  facendo tre cose subito: rideterminare la rata di acconto di giugno delle imposte e dei contributi dovuti nella misura del 20%; consentire che i versamenti rateali (di somme a saldo o acconto) non diano luogo alla maggiorazione di interessi;  non applicare sanzioni pecuniarie per chi versa le somme dovute per acconto di imposta in misura non inferiore di oltre il 30% del dovuto nel caso in cui ci sia una riduzione del reddito dichiarato rispetto a quello del corrispondente periodo d’imposta precedente”. Questo Disegno di legge  della Senatrice Segretario della Commissione Finanze del Senato, raccoglie molte adesioni bipartisan dai componenti dell’Intergruppo parlamentare a sostegno della piccola e media impresa .  “Si tratta – aggiunge Maura LEDDI – di un atto che non grava sui conti pubblici, dà però un sollievo immediato alle imprese piccole e medie, in un momento di forte crisi di liquidità, una boccata d’ossigeno che potrebbe essere vitale”.

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