Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘piccoli’

Fondo per i piccoli editori

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2020

“Con questa misura – continua Levi – si completa un quadro di interventi a sostegno del mondo del libro e della lettura che non ha eguali in Europa, con i 30 milioni per gli acquisti di libri da parte delle biblioteche, i 15 milioni per la Carta Cultura, il rifinanziamento della 18App passata da 160 a 190 milioni, i 10 milioni per il tax credit a favore delle librerie e il decisivo supporto a #ioleggoperché, la prima e più importante manifestazione di promozione della lettura che ha già permesso di donare oltre un milione di libri alle biblioteche scolastiche nel nostro Paese”. “È stata apprezzata la solidità delle nostre analisi e la validità delle proposte avanzate insieme all’Associazione Italiana delle Biblioteche (AIB) e all’Associazione dei Librai Italiani (Ali)”.“Le misure di sostegno approvate, insieme ai dati di mercato che indicano un consistente recupero delle vendite dopo la riapertura delle librerie – conclude Levi – confermano la vitalità del mondo del libro, e danno conforto alla prospettiva di una ripresa dello sviluppo e di un ritorno alla piena normalità per l’intera economia nazionale.”“Già a maggio il nostro Osservatorio sull’impatto del Covid-19 aveva evidenziato la drammaticità della crisi per i piccoli e i medi editori che, in otto casi su dieci, non escludevano di dover chiudere le attività già alla fine del 2020. Per questo avevamo chiesto come AIE un intervento specifico per i soggetti economicamente più fragili – ha commentato il vicepresidente di AIE e presidente del Gruppo Piccoli Editori Diego Guida -. Con la misura approvata oggi, noi piccoli editori abbiamo uno strumento in più per continuare a svolgere il nostro ruolo in un contesto che rimane, nonostante i segnali di ripresa, ancora complesso”.

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I piccoli comuni del Lazio da oggi hanno anche una legge

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2020

Un patrimonio inestimabile quello rappresentato dai Piccoli Comuni che rappresentano oltre il 70% di tutti i Comuni sia in Italia che nella nostra regione, e che sono dei veri e propri scrigni che custodiscono natura, storia, cultura, tradizioni, saperi e sapori come spesso diciamo. – dichiara Cristiana Avenali, Responsabile dei Piccoli Comuni della Regione Lazio – Dobbiamo a loro un forte contributo alla nostra identità ed è per questo che in questi anni di Presidenza Zingaretti come Regione Lazio abbiamo messo in campo tanti provvedimenti per sostenere i 253 Piccoli Comuni laziali. Dalla esenzione alla compartecipazione nei bandi regionali, agli oltre 7 milioni di euro ad oggi stanziati attraverso due bandi a loro dedicati, al protocollo d’intesa con le Poste Italiane per garantire una serie di servizi essenziali. Da oggi con la soddisfazione da parte mia di averci lavorato molto nel tempo, i piccoli comuni del Lazio avranno anche una legge a loro interamente dedicata, e che sottolinea ancora di più con forza, la giusta intuizione del Presidente Zingaretti di porre un’importanza strategica attraverso una delega che si è tenuto e che concretamente viene esercitata attraverso l’Ufficio di scopo. Ma non ci fermeremo qui, continueremo ad andare avanti attuando la legge, ascoltando ogni giorno le richieste di questi territori, ma anche varando ulteriori politiche finalizzate a rilanciare la nostra piccola grande Italia, cuore della tradizione ma anche del nostro futuro. Ringrazio il Presidente della I Commissione del Consiglio Regionale Rodolfo Lena, – conclude Avenali – per il lavoro di miglioramento e aggiornamento della proposta di legge, condotto in aula attraverso l’attività emendativa”.

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Imprese: essere piccoli non è peccato

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 gennaio 2020

A cura di Ignazio Rocco, Fondatore e CEO di Credimi. Da oltre 25 anni la crescita dell’Italia è ferma, mentre la produttività del Paese è agli ultimi posti in Europa. Per molti, la colpa è dell’esercito delle piccole imprese italiane che sono la spina dorsale della nostra economia. Eppure, se è un dato di fatto che l’ossatura della nostra industria poggi su una dimensione micro, è altrettanto vero che la piccola impresa è una caratteristica distintiva anche di economie più solide e più dinamiche della nostra. Basti pensare che negli Stati Uniti sono le aziende con meno di cinque anni a creare tutti i nuovi posti di lavoro. La chiave di volta però non è nella dimensione dell’impresa, ma nella capacità di innovare, ed è da questa che dipende la capacità del nostro Paese di tornare a crescere.
Nell’ultima classifica Fortune Global 500 sulle più grandi imprese al mondo, l’Italia compare con appena 6 aziende: una situazione che si ripete da sempre, ma è paradossale che in quell’elenco il made in Italy compaia solo grazie a colossi dei servizi. Ci sono Poste, Eni, Enel, Generali, Intesa UniCredit, ma manca tutta la nostra manifattura. Nonostante sia la seconda per importanza in Europa e sesta nel mondo, e sia il fiore all’occhiello del nostro Paese: basti pensare a marchi come Ferrari, Ferrero, Luxottica, Armani o Dolce&Gabbana. Brand che il mondo intero ci invidia, ma non abbastanza grandi da entrare nel Gotha.Dobbiamo anche ricordare che il 92% delle imprese italiane attive fattura meno di 50 milioni di euro l’anno – tetto oltre il quale non si è più Pmi – ma sono proprio queste aziende a garantire un impiego all’82% dei lavoratori del nostro Paese. Secondo uno studio di Prometeia, ci sono 5,3 milioni di Pmi con un fatturato aggregato di 2mila miliardi di euro e circa 15 milioni di dipendenti. Per quanto noto, però, il dato più incredibile è quello della Cgia: secondo la confederazione degli artigiani, il 95% di queste imprese è micro, ovvero non arriva a 10 dipendenti e ha un giro d’affari inferiori ai due milioni di euro.
Sono numeri che spesso vengono usati a giustificazione dell’arretratezza del Paese. Eppure ce ne sono altri che suggeriscono una riflessione più articolata. Per esempio, quelli che arrivano dagli Stati Uniti dove le Pmi sono 30 milioni e hanno creato due terzi dei posti di lavoro degli ultimi decenni. Di più: le imprese giovani, come meno di 5 anni, tra il 1995 e il 2007 hanno assunto 3 milioni di persone, mentre secondo i calcoli di uno studio della Kauffman Foundation, le realtà più consolidate ne distruggevano un milione. Dal 1953, con lo Small Business Act di Eisenhower, e per molti anni, gli Usa hanno basato la propria politica industriale sulla protezione delle Pmi consapevoli che i colossi nascono dal nulla. Dieci anni fa Airbnb era una piccola impresa che aveva raccolto 600mila dollari, oggi è valutata oltre 30 miliardi di dollari; 15 anni fa Facebook era una piccola impresa con poco più di un’idea per creare una rete di amici all’Università; a metà anni ‘90 Google e Amazon erano piccole imprese, proprio come Apple e Microsoft quindici anni prima.È chiaro che questi sono casi rari, e certamente non rappresentativi dei milioni di piccole imprese italiane o anche americane. Ma non è vero che una piccola impresa sia necessariamente una zavorra per la crescita dell’economia. Ci sono piccole imprese che nascono per innovare e diventare grandi, o enormi. E ci sono anche, in Italia come negli Stati Uniti, piccole imprese che restano tali per sempre, ma cambiando e innovando in modi diversi, aumentando gli occupati, la produttività e gli utili, anche se non in modo stellare. Quello che conta davvero, ancora più delle le dimensioni, è la capacità di innovare.
Spesso si confonde l’innovazione con l’invenzione di una rivoluzionaria applicazione basata su complessi algoritmi; molto più spesso è figlia dello sviluppo di un’idea semplice che intercetta i bisogni delle persone o semplifica i processi aziendali. Motivo per cui le maggiori novità arrivano dal nulla. Amancio Ortega, il quarto uomo più ricco al mondo, ha lasciato la scuola a 14 anni, ha fatto il fattorino e con Zara ha inventato un nuovo concetto di moda. Giorgio Armani era un vetrinista della Rinascente, oggi è uno dei più grandi stilisti al mondo a capo di un impero formidabile. Tutti gli imprenditori possono innovare: non importa la loro età e neppure la loro formazione. Come in quel garage di Forlì dove, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, un perito industriale, figlio di un capomastro e di un’operaia, costruisce con l’aiuto di due amici una macchina per potenziare i muscoli. Nasce così, nel 1983, dall’allora 22enne Nerio Alessandri, Technogym, che oggi è quotata in Borsa e conta 2.200 dipendenti sparsi in 14 filiali nel mondo. Anche Davide Ratti ha 22 anni quando, il 17 agosto 2013, scrive la prima riga di codice che diventerà Fattureincloud, una delle startup italiane di maggior successo degli ultimi anni. Ratti, che nel frattempo si è laureato in ingegneria informatica a Bergamo, a 18 anni sviluppava videogiochi e app con una partita Iva e poi una Srl: la sua maggior difficoltà era gestire in maniera semplice e integrata la contabilità. Per farlo ha dato vita a un portale che ha semplificato la vita di 6 milioni di partite Iva italiane.

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Lo spopolamento dei piccoli comuni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

“Nel pomeriggio ho incontrato il Sen. Gianni Marilotti, abbiamo ipotizzato una serie di azioni da promuovere a livello territoriale, anche in coordinamento con i Sindaci, per affrontare un tema serio come quello dello spopolamento dei piccoli comuni.
Dobbiamo intervenire immediatamente a sostegno di istruzione e cultura, due settori che possono essere da supporto a quel tessuto produttivo che quotidianamente lotta per resistere allo spopolamento. Purtroppo la Legge Realacci-Guerra, per il sostegno e la riqualificazione dei piccoli comuni, è sostanzialmente inapplicata. Intanto dobbiamo fare in modo che trovi applicazione, poi se necessario introdurremo misure migliorativi”. Così, in una nota, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Perché gli extraterrestri dovrebbero essere piccoli e brutti?

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Vi assicuro che ne ho incontrato uno a mia somiglianza e al quale nessuno avrebbe potuto notare una qualche diversità sia fisica sia comportamentale nella sia pure variegata vetrina delle figure umane. E abbiamo avuto anche il tempo di parlare. Di cosa? Dell’uomo e della sua avventura terrena. Percorremmo, in tal modo, le fasi cruciali della storia dell’umanità. Furono, per lo più, fatti e circostanze che io ebbi modo di apprendere dai libri di storia o dai saggi d’alcuni critici, ma che non sempre collimavano dalle notizie attinte da altre fonti compulsate in anni successivi e che il mio interlocutore vi appariva ben addentro. Queste discrepanze più arretravano nel passato e maggiormente lasciavano dei dubbi di autenticità. Il mio interlocutore me lo fece notare, anche se riesumandole, avevo preferito una versione in luogo di un’altra probabilmente perché ero riuscito a conservarne un ricordo più vivido.
Se do per scontato sull’aspetto di questi eventi contraddittori, ne consegue che gli storici, pur riandando alle vicende umane che hanno lasciato una così indicativa impronta, non hanno saputo trasfondere, in pari tempo, se non marginalmente, l’essenza delle cose e il significato più profondo che da esse promanava e tale da indurci a una maggiore comprensione di ciò che rappresentava.
Abbiamo saputo, vice versa, più facilmente lasciare una traccia delle nostre personali antipatie, dei luoghi comuni, dell’avidità di un popolo o di una famiglia e degli abusi e delle angherie perpetrate da un sovrano in luogo di un altro, di un sultano al posto di un pascià o di un mandarino, piuttosto che indagare sul perché si compievano taluni atti e non altri e quale motivo recondito e inconfessabile animasse l’autore di queste gesta. Ci soffermammo, nello specifico, sull’età moderna, diciamo intorno al XVIII secolo. Allora furono particolarmente intense le tensioni di tutti gli stati europei che andavano per la maggiore: Spagna, Portogallo, Olanda, Francia, Gran Bretagna mentre le altre identità territoriali restavano inespresse perché non ancora in grado di far sentire il loro peso sullo scacchiere internazionale. Pensiamo all’Italia, sul finire del Settecento e agli inizi dell’Ottocento. Era una penisola divisa in tanti piccoli Stati e persino la sua identità culturale era umiliata dai diversi distinguo. Seeley, lo storico dell’impero britannico nel tratteggiare la storia coloniale europea, sul finire dell’età moderna, scriveva: “Fra i cinque Stati in competizione con il Nuovo Mondo, il successo ha coronato gli sforzi non di quello che abbia dimostrato dall’inizio la maggior vocazione colonizzatrice, né che abbia superato gli altri in audacia, immaginazione o energia, ma di quello che si è meno lasciato invischiare nelle complicazioni del Mondo Antico”.
In pratica la Gran Bretagna aveva fatto, sin d’allora, una scelta fondamentale preferendo, alle “beghe europee”, per un territorio da conquistare sul continente, la navigazione lontana e la colonizzazione delle nuove terre.
Così si presentava ai postmoderni lo scenario europeo: la Francia e l’Inghilterra a Occidente, a Oriente la Russia, che nel frattempo aveva occupato il posto già tenuto dalla Svezia, e al centro l’Austria, più importante che temibile. Intanto, sempre in quest’ultima area, si avvertirono i primi segni dello sviluppo della potenza prussiana e che marcò significativamente il suo ruolo, nei due secoli successivi, portandoci sino al nostro tempo. E così procedendo a macchia di leopardo ci ritrovammo seduti in due distinte poltroncine a qualche metro di distanza da un caminetto che dai ciocchi messi ad ardere faceva schizzare qualche lapillo di fuoco. Sorridemmo e chiudemmo gli occhi. Il futuro era lì pronto a ghermirci. (Riccardo Alfonso)

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Il volto di Dio attraverso il volto dei piccoli

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Roma Lunedì 19 marzo 2018, ore 17 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 sarà presentato il volume di scritti in onore del Prof. Massimo Grilli – ordinario di Teologia biblica presso la Pontificia Università Gregoriana, nella quale dirige l’omonimo Dipartimento – in occasione del suo settantesimo compleanno. Il volume “NumeriSecondi. Il volto di Dio attraverso il volto dei piccoli”, edito da Gregorian & Biblical Press, è curato da Maurizio Guidi e Stefano Zeni.All’attività trentennale di docenza in Gregoriana, don Grilli affianca l’impegno nel Progetto Vangelo e Cultura, di cui è direttore scientifico, che promuove l’applicazione della Linguistica Pragmatica ai testi biblici. «Ho sempre pensato che la crisi della Chiesa sia dovuta all’idolatria – ha affermato don Grilli in una recente intervista al mensile “Jesus” – e gli idoli promettono molto, ma mantengono nulla. Nella Bibbia la vera contrapposizione non è quella tra credenti e atei, ma quella tra credenti e idolatri, o meglio tra credenti autentici e credenti idolatri. Le iniziative che papa Francesco chiede alle comunità ecclesiali per riportare la Parola di Dio al centro sono assolutamente indispensabili».
Dopo i saluti del decano della Facoltà di Teologia della Gregoriana, P. Dariusz Kowalczyk SJ, e di P. Michael Kolarcik SJ, Rettore del Pontificio Istituto Biblico e direttore della Collana Analecta Biblica, seguiranno quelli del Dr. Wolfgang Lentzen-Deis, co-fondatore dell’Associazione Evangelium und Kultur (www.evangeliumetcultura.org). Oltre ai curatori dell’opera, interverranno mons. Felix Gmür, Vescovo di Basilea e presidente dell’Associazione Evangelium und Kultur, e il Prof. Detlev Dormeyer, dell’Università di Dortmund, anch’egli membro del Progetto Evangelium und Kultur.

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Come vi amo grandi e piccoli lettori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

libriDi tanto in tanto mi sorprendo nel passare in rassegna, con lo sguardo, i mei libri raccolti in due ampie librerie, in una étagère in camera da letto e altri sparsi qua e là per la casa. E mi chiedo sconsolato: dopo di me a chi andranno? Già immagino il carretto dell’ambulante con la sua scorta di libri vecchi, dalle copertine lacere e macchiate e tra questi, perché no?, uno o più dei miei libri. Un pomeriggio ho seguito un giovane che mi precedeva lungo le rampe di casa con un pacco di libri e con somma mia sorpresa li ha buttati nel cassonetto. Chi lo conosceva mi disse che era uno studente universitario e che da poco si era laureato. Con molta probabilità si era disfatto dei testi che non era riuscito nemmeno a vendere di seconda o terza mano. Un mio conoscente, invece, mi confidava sua moglie, dopo aver letto un libro lo butta. E’ che, purtroppo, si fa fatica a leggere in cartaceo impegnati come siamo con lo smartphone e aggeggi elettronici del genere. Nella migliore delle ipotesi la lettura è con gli e-book evitando così anche il fastidio di disfarsene fisicamente.
Ma se mi capita d’incontrare sul tram o seduto in panchina nei giardinetti una persona intenta a leggere un libro mi rincuoro e se mi è possibile cerco di osservarla discretamente finché non lo ripone in una sacca dopo aver sistemato con una certa attenzione il segnalibro tra le pagine. E al mio rientro a casa mi faccio cogliere con un sorrisetto pensando alla scenetta che accuratamente ho memorizzato a futura memoria. So bene che in passato vi erano dei grandi lettori e mi chiedo se oggi ve ne siano ancora sparsi nel mondo. Un mio amico, uomo di mondo, mi assicura che ve ne sono. “Non puoi immaginare, mi dice, le tante biblioteche private sparse nel mondo e la cura che i loro proprietari ripongono nel conservarli, nel leggerli e nel catalogarli. Vanno ancora in giro tra le bancarelle alla ricerca di un pezzo raro, di antica fattura o anche recente purché sia pregevole, per via dell’autore, ma lasciato languire perché démodé.” Come vi amo grandi e piccoli lettori. (Riccardo Alfonso)

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Si ai mercati dei piccoli agricoltori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

circo-massimoRoma sabato scorso, i piccoli agricoltori del mercato di Campagna Amica del Circo Massimo a Roma hanno dovuto sospendere la loro attività per ordine degli uffici del comune di Roma. I consumatori presenti al mercato hanno inscenato una forte protesta e il vicesindaco di Roma Bergamo è arrivato al mercato rammaricandosi con i cittadini presenti e impegnandosi per una soluzione rapida che consenta di far riprendere la vendita diretta degli agricoltori. «Non riesco a credere – dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro dell’Agricoltura – che sotto un’Amministrazione a 5 stelle si possa interrompere un’attività amica dei consumatori e alternativa all’agricoltura delle multinazionali degli Ogm. Ho deciso così di lanciare, insieme a Elio Lannutti, presidente Adusbef, e di Rosario Trefiletti, presidente Federconsumatori, una petizione su Change.org per chiedere al Sindaco di Roma un rapido intervento che consenta di evitare questa ingiustizia e scongiurare appetiti e rischi speculativi sulla zona del mercato».«Il presidio – continua Pecoraro Scanio – di un’agricoltura NoOGM, a km zero, amica dell’ambiente e della biodiversità, di vendita diretta dai produttori ai consumatori senza ricarichi speculativi, alternativa alle multinazionali del cibo, rischia di sparire per cavilli burocratici. Un parere legale, firmato dal magistrato Ferdinando Imposimato e depositato in tempo utile, chiariva come le attività dei piccoli agricoltori, che si svolgono solo il sabato e domenica, potessero proseguire anche durante possibili lavori di manutenzione al locale realizzabile nei giorni feriali».
«Il Mercato è una sorta di “monumento dell’agroalimentare” – conclude Alfonso Pecoraro Scanio -. Ha un valore culturale importante per difendere la biodiversità dell’agroalimentare italiano. È un patrimonio storico, fatto di racconti, esperienza e vita vissuta nelle nostre campagne, trasferito ai cittadini, che non può sparire».

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Nuove norme UE in materia di informazioni che i piccoli investitori

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 aprile 2014

Queste informazioni saranno fornite obbligatoriamente in un documento informativo, in formato A4 lungo non più di tre pagine (Key Information Document – KID).Prima di firmare un contratto, a tutti gli investitori non professionisti dovrebbero essere consegnate le tre pagine, in formato A4, del KID così da aiutarli a capire e a confrontare prodotti di investimento preassemblati e basati sulle assicurazioni (i PRIIPs,  packaged retail and insurance-based investment products), a stimare il costo totale del loro investimento, nonché a essere consapevole del rapporto di rischio-rendimento.Il KID dovrebbe essere chiaramente separato dalla documentazione commerciale e preparato dall’entità, che deve essere chiaramente identificabile, che ha creato il prodotto. I negoziatori del Parlamento hanno ottenuto che, quando possibile, gli investitori saranno informati se il loro investimento contribuirà a progetti con finalità ambientali o sociali. I deputati hanno constatato che, sebbene i PRIIPs possono aiutare i piccoli investitori a diversificare i rischi in molti settori economici, sono tuttavia “non semplici” e, quindi, posso trarre in inganno. I deputati hanno quindi assicurato che, se possibile, agli investitori sarà consegnato anche una “avvertenza di complessità” per avvertire che “il presente prodotto è considerato alquanto complesso e potrebbe non essere idoneo per tutti gli investitori al dettaglio.” Le norme, tuttavia non si applicano a: prodotti di assicurazione non sulla vita, contratti di assicurazione sulla vita nel caso in cui i beneficiari sotto contratto possano essere pagati solo in caso di morte o per incapacità a causa di infortunio, malattia o infermità, o depositi diversi da depositi strutturali e titoli. Saranno anche esentati dal campo di applicazione della legislazione i regimi pensionistici ufficialmente riconosciuti, i prodotti previdenziali che, ai sensi del diritto nazionale, sono riconosciuti come aventi lo scopo primario di fornire all’investitore un reddito in pensione e prodotti pensionistici individuali per i quali è richiesto un contributo finanziario dal datore di lavoro. I KID non devono essere fuorvianti. Se un piccolo investitore è in grado di dimostrare che la perdita finanziaria è stata causata dalle informazioni imprecise o incoerenti del KID rispetto a tutti i documenti contrattuali vincolanti, allora, il produttore del prodotto di investimento potrebbe essere responsabile, ai sensi del diritto nazionale.

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Piccoli elettrodomestici: solo un R4 su cinque viene recuperato

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2012

Sono cellulari, frullatori, rasoi, telecomandi e anche giochi elettronici; piccoli oggetti di uso quotidiano che, non più funzionanti, rischiano di finire nel sacco nero della spazzatura. Tecnicamente sono RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), identificati con la sigla R4. La loro produzione è in costante crescita ma è difficile intercettarli. Secondo i dati del Centro di Coordinamento RAEE, ente che gestisce l’opera dei consorzi impegnati nella raccolta dei rifiuti elettronici, attraverso le stazioni ecologiche comunali lo scorso anno ne sono state raccolte e avviate a corretto recupero oltre 40mila tonnellate. Questo ha permesso di risparmiare circa 60mila tonnellate di anidride carbonica e 25.200 tep (tonnellate equivalenti di petrolio) per la produzione di nuove materie prime. Un dato ancora troppo basso, se si pensa che la produzione annua di R4 è stimata nell’ordine delle 200mila tonnellate. Come fare? Occorrerebbe posizionare contenitori lungo le strade e in luoghi strategici, ma anche iniziare a prevedere una raccolta più evoluta, prossima e di facile utilizzo per il cittadino. È proprio questo l’obiettivo del progetto europeo IDENTIS WEEE (Identification DEterminatioN Traceability Integrated System for WEEE), coordinato dal Gruppo Hera, multiutility bolognese, insieme ai sistemi collettivi di tre nazioni: consorzio Ecolight per l’Italia, Fundación Ecolum per la Spagna e Associatia Environ per la Romania. «L’obiettivo dichiarato di questo progetto – precisa Roberto Barilli, direttore generale di Hera – è raddoppiare le quantità di raccolta dei RAEE con grande attenzione ai rifiuti del raggruppamento R4, costituiti da materiali recuperabili quasi al 95%».Le strade finora praticate non hanno portato a grandi risultati: «Se il conferimento nelle stazioni ecologiche continua ad interessare soprattutto i grandi elettrodomestici – osserva Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight – anche il canale dei negozi raggiunge per i piccoli elettrodomestici livelli molto bassi, nonostante questo sia stato attivato grazie al decreto Uno contro Uno che permette di consegnare gratuitamente al punto vendita il vecchio elettrodomestico quando si acquista un apparecchio nuovo di equivalente funzionalità. Considerandoli in peso, i piccoli elettrodomestici hanno superato appena le 100 tonnellate: poco più del 2% dei RAEE raccolti dai negozi nel 2011».
IDENTIS WEEE, progetto finanziato all’interno del programma “LIFE+ politica e governance ambientali” e che vede il supporto operativo di Techne scpa, si propone di sperimentare strumenti innovativi. Continua Barilli: «Entro la fine del 2012 saranno introdotti a Bologna, Castenaso, Ravenna e Lugo contenitori-prototipo per la raccolta di RAEE. La sperimentazione avverrà anche nelle zone di Saragozza (Spagna) e Bucarest (Romania). I nuovi ed innovativi contenitori stradali, una quarantina, saranno progettati e realizzati per poi essere dedicati alla raccolta di piccoli elettrodomestici, cellulari e lampade a basso consumo. Nuovi contenitori in cui conferire grandi e piccoli elettrodomestici, televisori e computer saranno collocati in stazioni ecologiche, negozi e centri commerciali. È prevista anche una raccolta sperimentale di prossimità, presso le piazze e le vie, dedicata a tutti i RAEE attraverso una stazione mobile condotta da un operatore».
Insieme all’innovazione degli strumenti di raccolta, il progetto introduce il tema della tracciabilità dei RAEE. «I contenitori – conclude il direttore generale di Hera – saranno dotati di un nuovo sistema informativo. Dispositivi digitali innovativi permetteranno di risalire all’utente, determinare l’esatto quantitativo di RAEE conferito, tracciare il ciclo di vita del rifiuto, fornire informazioni sul prodotto e i materiali recuperabili, garantendo la trasparenza dell’intero processo di gestione».
Gruppo Hera E’ una delle maggiori multiutility italiane, attiva nella gestione dei servizi energetici, idrici e ambientali. Hera opera nelle province di Bologna, Modena, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini e Pesaro-Urbino e in alcuni comuni della provincia di Firenze. Nel territorio di riferimento il Gruppo serve circa 3 milioni di cittadini. http://www.gruppohera.it.

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Riconversione dei piccoli ospedali

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2010

«Nessuna chiusura al dialogo con i sindacati sulla questione del trasferimento del personale assegnato agli ospedali di Casoli e Gissi, tant’è che abbiamo fissato un incontro per lunedì prossimo. I tempi strettissimi indicati dai provvedimenti contenuti nel programma operativo emanato dalla Regione non ci hanno permesso una convocazione più anticipata, perché prima di avviare qualunque confronto era necessaria una ricognizione su attività da trasferire e figure professionali da ricollocare»: Smorza ogni polemica il Direttore Generale della Asl di Lanciano Vasto Chieti, Francesco Zavattaro, sulla questione del personale legata alla riconversione dei piccoli ospedali, rispetto alla quale non è stata presa ancora nessuna decisione. In totale, le figure professionali da ricollocare sono 115 provenienti da Casoli (di cui 15 medici, 1 farmacista e 101 tra infermieri, tecnici e altre figure), e 141 da Gissi (27 medici e 114 del comparto). Non tutti saranno trasferiti, infatti una parte dovrà necessariamente «seguire» i servizi di appartenenza che saranno ubicati altrove, mentre altri resteranno nella stessa struttura cui appartengono per continuare a erogare le prestazioni previsti nella riconversione.
Com’è noto, gli ospedali di Gissi e Casoli dal prossimo 1° settembre saranno trasformati in Presidi Territoriali di Assistenza, strutture aperte 24 ore su 24, che assicurano assistenza ambulatoriale di cardiologia, medicina, geriatria, chirurgia, fisio-kinesiterapia, day service medico, oltre a dialisi, distribuzione diretta dei farmaci, laboratorio analisi, diagnostica radiologica (tradizionale e Tac). Per le urgenze saranno presenti un’ambulanza e un’èquipe del 118, oltre a un medico e un infermiere presenti giorno e notte per prestare un primo soccorso, e in caso di necessità trasferire il paziente che ha bisogno di ricovero in un’altra struttura.

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I piccoli del Vangelo

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Lettera al direttore. Mi dispiace di fare un appunto alla redazione di un settimanale che mi è particolarmente simpatico, ma al passo del Vangelo riportato sulla copertina dell’ultimo numero di Left Avvenimenti, è stato dato un significato non esatto. Si consoli però la redazione, giacché ho sentito fare lo stesso errore, non so se consapevolmente, da qualche sacerdote. Il passo è questo: “Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare” (Mt 18,6). E il settimanale lo riporta in occasione di un articolo sullo scandalo dei preti pedofili. Ora, i “piccoli”, non sono i bambini, ma gli autentici seguaci di Cristo. “L’iperbole serve a mettere in risalto la gravità del crimine commesso da colui che o con la sua condotta o per diretta seduzione, fa deviare dalla fede un credente in Cristo” (Angelo Lancellotti,  Matteo, Edizioni Paoline). Il bambini non c’entrano. L’equivoco nasce dal passo precedente: “Ed Egli, chiamato a sé un fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli. Se uno accoglie un solo fanciullo come questo nel mio nome, accoglie me» ” ( Mt 18,2-5). Del resto, Gesù non poteva indicare i bambini come “credenti in lui”. Che Gesù si riferisca ai discepoli è ancora più palese in Marco (9,42) e in Luca (17,1-2). (Miriam Della Croce)

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