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Presentazione del libro “Piccolo Tibet Tropicale” di R. Langella – E. De Angelis

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

Roma Venerdì 10 maggio 2019, ore 17:00 Chiostro dei Melangoli, san Giovanni B. de’Genovesi Via Anicia 12 Modera: Renato Mammucari Interventi: Massimiliano A. Polichetti (Museo d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ – Museo delle Civiltà) Anna Laura Bussa (portavoce capoufficio stampa, Presidenza del Senato)
«Il viaggio è ricerca di aure perdute, di atmosfere (…) è uno spostamento in verticale e non in orizzontale (…) e, come raccomandava Seneca nelle Lettere a Lucilio, non bisogna raggiungere l’altrove, ma diventare “un altro”». Alcuni anni fa la collana “I viaggi dell’Eterno Ulisse” è stata inaugurata dalla pubblicazione Sette passi in Tibet, cronache di spiriti erranti, proseguita, poi, con Mustang, scrigno segreto dell’Himalaya e, ancora, con lo straordinario reportage di viaggio dal titolo: Mongolia, il respiro del deserto. Rigel Langella ed Ernesto De Angelis ci conducono ora in una emozionante avventura nel Piccolo Tibet, un’area remota nel sud dell’India, nello stato del Karnataka, molto distante sotto il profilo geografico dal luogo originale. In questo articolato viaggio tra le memorie della diaspora, i nostri autori sembrano cimentarsi nel tentativo «di rimettere insieme l’archetipo primordiale in una sorta di viaggio di Iside per ricomporre le membra disperse di Osiride» recuperando un tassello basilare del grande incompiuto mosaico tibetano. La presenza massiccia di profughi, che cercano di preservare con tenacia le loro tradizioni assieme a una fede salda, sono la tangibile testimonianza di un pezzo di storia tendenzialmente dimenticata, scritta col sangue e il sudore di questo straordinario popolo, capace di integrarsi, pur mantenendo “integra” la propria identità. In proposito il Dalai Lama ricorda che, quando migliaia di tibetani in fuga si rifugiarono in India, erano degli estranei: «le uniche cose che conoscevamo erano il cielo e la terra…».Nonostante tutto, sono riusciti a tenere vive lingua, cultura e conoscenze, ricostituendo una comunità coesa che sa vivere tra cielo e terra e che, indiscutibilmente, è depositaria di una delle grandi scienze-madri dell’umanità. A distanza di lustri e decenni la resistenza, la perseveranza e la forza mite del popolo tibetano hanno avuto la meglio su ogni avversità, e questi campi profughi sono ora vere e proprie città giardino. Con una calibrata e suggestiva successione di parole, e bellissime immagini, gli autori ci conducono magistralmente, ancora una volta, in un viaggio che si ha la sensazione di condividere, seppure virtualmente, cogliendo insieme a loro “la bellezza dell’attimo che separa il passato dal futuro: da ciò che più non è a ciò che ancora non è, tra albe e tramonti infuocati”.

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