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Posts Tagged ‘pier carlo padoan’

Le bugie economiche del ministro Pier Carlo Padoan

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

pier-carlo-padoanDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Ormai sulle bugie economiche raccontante dal ministro Pier Carlo Padoan si potrebbe scrivere un libro. Davvero stupisce vedere come il titolare di via XX Settembre, l’illustre professor Padoan, perseveri incessantemente ad inventarsi una falsità dietro l’altra sullo stato dei conti pubblici italiani. L’ultima è giusto di questa mattina, in risposta alle dichiarazioni allarmate rilasciate ieri dal vice-presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen, che ha accusato esplicitamente il Governo Gentiloni di ‘non dire la verità agli italiani sul reale stato dei conti pubblici’. Cosa che, ha aggiunto l’alto funzionario europeo, i politici sarebbero invece tenuti a fare.Il ministro Padoan avrebbe dovuto, a quel punto, rendere noti agli italiani i veri numeri della nostra finanza pubblica. Invece, non solo ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di rispondere al vice-presidente della Commissione ma, in una intervista all’emittente CNBC, ha favoleggiato una ‘decisa riduzione del debito italiano in tempi brevi, grazie alla più alta crescita del Pil nominale’. Nessun problema debito per lui, quindi. Evidentemente, il ministro Padoan ignorava però che nella stessa mattina la Banca d’Italia avrebbe pubblicato i dati sull’andamento del debito italiano. Ecco che, allora, pochi minuti dopo le sue dichiarazioni, via Nazionale lo ha subito sbugiardato, riportando come lo stock di debito, lo scorso settembre, sia salito a 2.283 miliardi di euro, in aumento di +4,4 miliardi rispetto al mese precedente. Altro che diminuzione! Un dato che, probabilmente, condannerà l’Italia ad una procedura di infrazione per debito eccessivo, soprattutto se il Governo Gentiloni non sarà in grado di fornire le giuste rassicurazioni, cosa che il ministro Padoan ha, appunto, deciso di non fare.La Commissione Europea ha già dichiarato di voler rinviare al prossimo maggio il giudizio, a questo punto quasi certamente negativo, sullo stato dei conti pubblici italiani, per evitare una potenziale svendita di titoli di Stato da parte dei mercati finanziari prima delle prossime elezioni. Tuttavia, una tale scelta potrebbe mettere il nuovo Governo nell’obbligo di dover varare subito una manovra finanziaria correttiva, che a Bruxelles già stimano in 3,5 miliardi. Da questo punto di vista, sarebbe il caso che anche la Commissione punisca subito le bugie del Governo Gentiloni, evitando al prossimo esecutivo di dover rimediare ai buchi lasciati da questo irresponsabile governo”.

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.278 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banca-ditaliaNuovo record storico del debito pubblico italiano, che a maggio sale a 2.278,9 miliardi, battendo il precedente primato di aprile (2.270,6), che a sua volta aveva battuto il record di marzo (2.260,2). “Considerato che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva promesso che il debito si sarebbe stabilizzato nel 2015 e poi sarebbe sceso nel 2016, direi che ha sbagliato previsioni per solo due anni, come minimo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“La verità è che, per quanto il ministro consideri la questione del record del debito una cosa veramente noiosa, l’Italia, se vuole davvero ridiscutere il fiscal compact con l’Europa, dovrebbe mostrare perlomeno un’inversione del debito in valore assoluto, specie se ci considera che la pacchia del QE sta per finire e che tra pochi mesi ci sarà un’impennata dell’onere del debito pubblico. Altrimenti non si può avere né la credibilità nè l’autorevolezza per affrontare l’argomento” conclude Dona.

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Bankitalia:nuovo record debito aprile, 2230 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

Banca d'ItaliaNuovo record storico del debito pubblico italiano ad aprile. E’ salito a 2.230,845 miliardi superando il precedente primato di marzo 2016 (2.228,7 miliardi). “Per fortuna, stando a quanto aveva dichiarato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il debito si doveva stabilizzare nel 2015 e poi scendere nel 2016. Checché ne dica Padoan, che lo ricordiamo, considera la questione del record del debito una cosa veramente noiosa, l’abbassamento del debito in valore assoluto è importante, specie se si continuano ad annunciare riduzioni di tasse e non si puntano tutte le poche risorse disponibili sulla crescita, ossia sull’innalzamento del denominatore del rapporto debito/Pil” lo dichiara Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

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La Pubblica Amministrazione può essere un motore della crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2016

Ministero dei beni e delle attività culturaliPerchè a nuova dimensione dell’economia digitale e degli open data può essere sfruttata dalla PA forse meglio che dal settore privato. Nella PA ci sono molte best practice, sia italiane che internazionali, evidentemente c’è stato un fallimento gigantesco nella capacità di sfruttare al meglio queste risorse gigantesche. Ora bisogna passare alla generalizzazione di queste best practice: questa è la riforma strutturale fondamentale che è nell’agenda del Governo”.Lo ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan intervenendo stamattina a FORUM PA 2016, come ospite d’onore all’incontro “Lo Stato innovatore: verso una PA 4.0 in un’economia 4.0”, cui hanno partecipato anche esponenti delle maggiori aziende private e pubbliche coinvolte dal cambiamento che l’economia 4.0 comporta per tutta la società. All’incontro hanno partecipato anche le principali aziende private attive nell’economia 4.0, come Cisco, SAS, Tim e Hewlett-Packard, oltre a grandi società pubbliche come Sogei e Consip.“Le leggi dell’industria 4.0 sono le leggi di un Paese che vuole crescere, si cresce solo seguendole – ha sottolineato Andrea Rangone, fondatore degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano e CEO di Digital360 – Sugli investimenti digitali in Italia mancano all’appello 23 miliardi di euro all’anno rispetto alla media dell’Europa a 28, e circa 300 milioni di euro di investimenti annui in start up high tech. Per non rimanere indietro servono un elettroshock culturale, una chiara scaletta delle priorità nell’agenda dei Governi e un ruolo trainante della PA, che in questo modo può modernizzare se stessa oltre che fare da stimolo e da esempio per tutto il sistema”.“Occorre puntare fortemente sul concetto di Stato Innovatore –ha detto Enza Bruno Bossio, Componente dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica- perché solo adeguandosi ai parametri dell’industria 4.0 si può evitare il declino. La PA deve avere un ruolo centrale di supporto ed investimento sul digitale, che inevitabilmente trasformerà la PA così come ha trasformato l’industria. Bene ha detto Rifkin quando ha parlato dell’immenso capitale creativo italiano come antidoto alla crisi: un capitale che deve essere adeguatamente supportato e incoraggiato dalla PA attraverso adeguate politiche di sostegno alle start up e di alfabetizzazione digitale”.
Durante la mattinata Padoan è intervenuto ad apertura del convegno “Ripartire dal territorio: le nuove regole di finanza pubblica per gli Enti territoriali, la razionalizzazione e la valorizzazione degli asset pubblici come leve per la crescita”, alla presenza, tra gli altri, di Bruno Mangiatordi, Direttore della Direzione VIII – Valorizzazione dell’attivo e del patrimonio pubblico del Dipartimento del Tesoro, e Roberto Reggi, Direttore dell’Agenzia del Demanio. Tra il pubblico, presente anche il nuovo Comandante generale della Guardia di Finanza Giorgio Toschi alla sua prima uscita dopo la nomina avvenuta ieri pomeriggio. Un’occasione per annunciare la firma del protocollo d’intesa tra il MEF e la Corte dei conti per unificare le due banche dati sulle partecipazioni statali della PA, favorendo la semplificazione degli adempimenti di 8 mila enti territoriali: “un esempio di razionalizzazione della spending review” secondo le parole del Ministro.

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“La solidarietà non dovrebbe rimpiazzare le indispensabili decisioni nazionali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

commissione europeaLa commissione affari economici e monetari del Parlamento ha ospitato il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble e il suo omologo italiano Pier Carlo Padoan in un dibattito apposito sulla revisione del quadro di governance economica. Schäuble, interrogato martedì mattina dai membri della commissione affari economici e monetari riguardo la sua posizione sulla maggiore flessibilità e sulla condivisione del rischio all’interno del patto di stabilità e crescita, ha dichiarato che il suo paese vuole giocare secondo le regole, che non c’è la necessità di cambiare la legislazione europea e che la solidarietà dell’UE non dovrebbe sostituire le importanti decisioni nei paesi che stanno attraversando difficoltà economiche”Nell’incontro di ieri in ECOFIN, il commissario Dombrovskis ha affermato che la ‘condivisione del rischio’ e la ‘condivisione di sovranità’ sono due concetti legati tra loro. Condividere i rischi richiederebbe delle modifiche al trattato e al diritto comunitario primario (…) Vedo una crescente richiesta da parte degli Stati membri di aderire al quadro giuridico attualmente in vigore. Cambiare il regolamento richiederebbe un enorme sforzo per coinvolgere le persone in Germania, e anche negli altri Stati membri”, ha proseguito Schäuble, aggiungendo che non considera la flessibilità in quanto tale una cosa negativa, “ma solo se danneggia la fiducia e se implica che le norme concordate non vengano rispettate”.Schäuble ha aggiunto che la Germania è obbligata a rispettare il diritto primario “come è scritto nella nostra Costituzione”. Il ministro ha definito l’attuale quadro intergovernativo di governance economica “una soluzione di ripiego”. “So che le istituzioni europee non sono soddisfatte di ciò, ma dobbiamo convivere con questo”. Schäuble ha riconosciuto la necessità di maggiore solidarietà nella zona euro e ha messo in guardia dallo “scaricabarile” nei confronti dei cattivi attori in gioco, aggiungendo inoltre che nei paesi in difficoltà nei mercati finanziari “dobbiamo affrontare le cause di questi problemi. La solidarietà non può rimpiazzare le indispensabili decisioni degli Stati membri”, ha sottolineato.Il ministro delle finanze italiano nonché presidente uscente dell’ECOFIN Pier Carlo Padoan ha tratto alcune lezioni dal passato. “In primo luogo, per aumentare il proprio impatto, un’efficace governance economica richiede la giusta combinazione di politiche. Nonostante molto sia stato fatto grazie a una migliore coordinazione dei programmi di bilancio nazionali, c’è ancora molto da fare”, ha detto Padoan. Ha poi aggiunto che gli effetti di ricaduta di politica economica di uno stato membro su un altro – positivi e negativi – hanno bisogno di un esame più attento, che i tempi delle riforme hanno bisogno di più attenzione, che le politiche nazionali ed europee necessitano di un miglior coordinamento e che la responsabilità nazionale dei programmi di riforma deve essere rafforzata “in modo da iniettare fiducia all’economia”.Riguardo la flessibilità, Padoan ha affermato che “gli strumenti politici devono essere meglio integrati. Le riforme strutturali possono avere un impatto diverso, a seconda di come si evolve il contesto macroeconomico”. Si è poi opposto alle critiche mosse contro le misure intraprese dall’Italia per portare il proprio deficit ad una dimensione accettabile: “Ci siamo spostati dalla parte correttiva a quella preventiva. Il nostro deficit è adesso sotto il 3%. E il debito è stato affrontato con una sana politica fiscale e con riforme strutturali”.Schäuble non è d’accordo con le critiche della GUE secondo le quali la Banca centrale europea sta oltrepassando il proprio mandato insistendo sul programma di riforme in Grecia: “Le richieste fatte alla Grecia sono in linea con il mandato della BCE. Sono pienamente legittime. Il popolo greco sta soffrendo maggiormente rispetto ai popoli di altri paesi europei. E non a causa delle richieste di Bruxelles o della BCE, ma del fallimento dell’élite politica greca negli ultimi decenni”. A sostegno del programma di supporto europeo per la Grecia, ha illustrato i dati riguardanti la crescita superiore alla media e quelli sulla riduzione del debito.

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