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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘pierluigi bersani’

Bersani ringrazia Bossi

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2011

Pierluigi Bersani

Image by PD Cagliari via Flickr

Se fossi Bersani – scrive nel suo editoriale il direttore della Fidest – ringrazierei Bossi non una volta ma più volte. Lo ringrazierei perchè visto dalla parte strettamente elettorale le recenti amministrative e i referendum hanno affossato il Pdl e lanciato un segnale eloquente alla Lega. Ora quest’ultima cerca d’ignorarlo e così facendo colerà a picco alle prossime elezioni. Tuttavia come cittadini, come persone responsabili resta l’amaro in bocca. Questo governo è agonizzante per l’esclusivo merito del suo presidente del consiglio. Lo afferma anche Renato Mannheimer,direttore dell’istituto demoscopico Ispo, che intervistato dal Clandestinoweb non ha dubbi nel rilevare il calo dei consensi popolari per il Pdl ma soprattutto per il suo leader. Ma Mannheimer annota qualcosa di più parlando dei leghisti. Infatti dice: “Non dimentichiamo che i dubbi che sono emersi all’interno delle fila della Lega Nord sono in fondo l’effetto della diminuzione di fiducia da parte dei leghisti nei confronti dell’esecutivo, e questo è accaduto per ciò di cui parlavamo sopra, ovvero per l’inerzia del Governo”.. Ora Bossi da Pontida ha cercato di esorcizzare quest’umore così forte e pressante ventilando l’idea di voler cercare il male minore e afferma: “se oggi andiamo alle elezioni perderemo di sicuro”. E allora è solo una questione di poltrone? E’ solo il mantenimento di uno status quo? Perché Bossi non ha detto che i soldi si possono trovare non attraverso una partita di giro come il trasferimento dei ministeri che, comunque, sono costosi ovunque si trovino, ma riducendoli mentre il suo compagno di cordata li allarga e moltiplica i sottosegretari per rabbonire i suoi nuovi sostenitori in parlamento? Perchè non ha detto che si possono abolire le province? Perchè non ha detto che si possono ridurre i parlamentari e gli amministratori locali? Perchè non ha detto che si deve rinunciare al rimborso ai partiti per le spese elettorali così come è stato sancito da un referendum di qualche anno fa? Perché non si fanno leggi per far emergere il lavoro in nero? Perchè non si fanno leggi per una più seria e convinta lotta all’evasione fiscale? Il perchè ve lo diciamo noi: i privilegi sono duri a morire e i ladroni non sono una prerogativa nè dei romani nè degli altri ma peggio dei ladroni vi sono quelli che vedono e non fiatano. (comunicato redazione Fidest)

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Appello elettorale di Pierluigi Bersani

Posted by fidest press agency su sabato, 14 maggio 2011

“Cara elettrice, caro elettore, siamo a pochi giorni dalle elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011. In ciascuna delle città e delle province dove si voterà non mancheranno le buone ragioni per sostenere schieramenti e candidati di centro sinistra, progressisti e civici e per dare sostegno alle liste del Partito Democratico. Il voto avrà un valore particolare per una città come Milano, una grande capitale morale, culturale, economica. Punta di diamante del Paese per l’innovazione, la moda, l’economia, la creatività. Come oltre il 70% dei cittadini pensa, Milano merita una guida diversa, che sappia occuparsi dei suoi problemi: la vivibilità, il traffico, i servizi alla persone, il lavoro e il costo della vita, le grandi sfide del cambiamento. Dare a Milano una nuova guida alla sua altezza, che la rispetti e la rappresenti: è quello che può garantire Giuliano Pisapia. E tanto più sarà forte il Partito Democratico tanto più Milano tornerà ad essere all’altezza del suo nome, della sua tradizione, dei suoi cittadini. Il voto a Napoli ha un doppio valore: dare alla città una guida credibile che riesca ad affrontare problemi seri come i rifiuti, il lavoro, la sicurezza e la vivibilità. Una guida autorevole come Mario Morcone capace di amministrare bene e di essere libero di agire in autonomia, rilanciando valori come la solidarietà, l’accoglienza, il buon vivere. Ma il voto a Napoli è importante anche per lanciare un segnale a tutta l’Italia della capacità del Sud di uscire dalla palude in cui è stato relegato dall’attuale Governo. Con quante promesse Berlusconi, a cominciare dalla risoluzione del problema rifiuti o dall’incremento dell’occupazione, ha ingannato i napoletani. Un voto per la città, un voto per l’Italia, qui è più vero che altrove: il centrodestra qui tenta la sua disperata resistenza. Napoli ha diritto alla sua riscossa. L’Italia vive un momento difficile. Difficile soprattutto perché non si riesce, non dico a risolvere, ma nemmeno a discutere davvero i gravi problemi sociali che si sono affacciati e che si acuiscono. Il lavoro, innanzitutto; la disoccupazione e la precarietà dei giovani, la crisi delle piccole imprese, i redditi di famiglie e pensionati che si impoveriscono, i consumi che calano. Si stanno indebolendo i servizi, dalla scuola, alla sanità, alla giustizia per i cittadini. I comuni mancano di risorse per le politiche sociali e per investimenti immediati che diano un po’ di lavoro. Ma in Italia si parla d’altro. Questo è il problema. Il governo è di fatto paralizzato, il Parlamento è paralizzato. Tutto gira attorno ai problemi e alle battaglie personali del Presidente del Consiglio. Si bloccano cosi le grandi energie e le enormi potenzialità che l’Italia possiede. Diventa impossibile fare quello che si dovrebbe fare: una svolta di politica economica e sociale e un piano di riforme vere che rimettano in movimento l’economia e l’occupazione.
La deformazione continua della nostra democrazia cancella dalla scena e dall’agenda del governo i problemi concreti dei cittadini e le vere priorità del Paese. Le elezioni amministrative non cambiano i governi nazionali. Queste elezioni amministrative, tuttavia, possono e devono dare un segnale chiaro: cosi non si può più andare avanti. Bisogna cambiare strada e occuparsi finalmente del futuro dei nostri figli e del nostro paese. Anche il tuo voto può dare questo segnale”.

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Lettera aperta a Pierluigi Bersani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 dicembre 2010

Mi corre obbligo riconoscere una grave infrazione al codice della strada commessa da alcuni parlamentari del PD e non impedita dal segretario del partito. Praticamente cosa è accaduto? Bruno Tabacci ha, regolarmente e correttamente, messo la freccia per superare  e andare avanti, ma una pattuglia di parlamentari PD  in prova generale per ben altri tentativi di sorpasso,  probabilmente sotto il vigile sguardo dei “cassieri” del cavaliere, ha creato un ingorgo, ottenendo di non andare aventi e impedire ad  altri di farlo.  Si tratta dei medesimi personaggi sui quali conta il cavaliere per rimanere dentro la botte di ferro delle protezioni ad personam. In questo modo si perde credibilità e si disorientano  quegli elettori che nutrono speranze nel PD. Cosa vogliono ottenere oltre le prebende cavalleresche ?  Credono alle promesse di rielezione nelle fila del PdL (o come c… si chiamerà il nuovo parto della fantasia cavalleresca)?  Ma se non riuscirà che a far rieleggere il 50%  degli attuali parlamentari in forza…! Con le mezze misure e con il bicchiere mezzo pieno non si va da nessuna parte e si disorientano gli elettori che non sanno dove andare, o meglio, vanno e andremo dalla parte di Tabacci. (Rosario Amico Roxas) (n.r. Tabacci rappresenta la “vecchia guardia”. Ma non credo che possa essere un punto di riferimento oggi dove altre qualità sono richieste e altre attese sono riposte. Uomini e donne appartenenti alle nuove generazioni ve ne sono tanti in tutto l’arco dello schieramento politico. Basta offrire loro l’occasione che sino ad oggi non abbiamo loro offerto proprio perché continuiamo a guardare dietro e non avanti)

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PD: un partito che non convince

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2009

Dichiarazione dell’On. Luigi Bobba (Pd) “Resto nel PD per competere con le mie idee. Gli interrogativi posti da Francesco Rutelli non vanno sottovalutati, comprendo molte delle sue ragioni. E non mi è piaciuto il silenzio con cui nel PD è stata accolta la scelta di Rutelli, Vernetti, Calgaro e altri di andarsene. Il loro addio pone serie domande sul progetto originario del PD, sul suo voler essere un partito nuovo e plurale, sulla sua capacità di rappresentare i moderati e i cattolici. Chi oggi ha posizioni popolari e riformiste deve continuare il suo impegno dentro al PD e dare credito a Pierluigi Bersani e alla sua volontà di candidare il partito ad essere un’alternativa al Governo di centro destra attraverso una proposta che abbia come baricentro chiare ricette sull’economia e sul lavoro. Nei prossimi mesi avremo modo di verificare se il rischio che il PD diventi un partito semplicemente socialdemocratico è fondato oppure no. Avrei voluto sentire da Bersani parole di critica verso l’esperienza socialdemocratica che si sta dimostrando perdente ovunque in Europa. Avrei voluto sentire rassicurazioni sul fatto che in nessuno dei nuovi dirigenti alberga la riserva mentale di fare del PD un’ulteriore fase della mutazione genetica del PCI, poi PDS e DS. Il tempo dirà se tali timori sono fondati e se il PD diventerà un partito sbilanciato a sinistra, dove gli esponenti del riformismo cattolico e liberaldemocratico possono solo essere malamente sopportati.  Infine, intendo proseguire il mio impegno con l’Associazione ‘Persone e Reti’, che non è un’associazione direttamente politica, né una componente del PD; infatti ad essa aderiscono soprattutto persone che vengono dall’attività professionale e dall’associazionismo. Quindi proseguirà la sua attività di promozione politica e culturale, con l’obiettivo di creare legami tra realtà associative. Oggi più che mai l’Associazione deve lavorare per lo scopo per cui è nata: lanciare un ponte tra realtà associative e persone impegnate nella politica”.

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Bersani (Pd) segretario e Pannella commenta

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2009

Marco Pannella: “Discorso davvero splendido e ricchissimo quello che da Radio Radicale l’Italia ho potuto ascoltare da Pierluigi Bersani. Un solo, drammatico limite: Bersani pensa e parla come se avesse dietro di sé non la politica partitocratica, per cinquant’anni, del comunismo organizzato italiano, nelle sue varie edizioni, ma come se avesse dalla sua la storia immensa di cent’anni di “Giustizia e Libertà”, di componente liberale della sinistra europea, in una parola persino il presente ideale ed esistenziale del Partito Radicale e della sua diaspora. Noi non mettiamo in discussione la personale onestà intellettuale di Bersani: tutt’altro! Ma, poche parole, il suo rischia di essere oggettivamente copertura di una espressione della vera, attuale, Peste Italiana che insidia di nuovo il mondo, in primo luogo l’Europa.  Nella candidatura assolutamente berlusconiana di Massimo D’Alema a posizione di assoluto rilievo e potere nell’Unione europea, non v’è che la parte terminale di un lungo percorso berlusconiano e d’alemiano, e di una verità così chiara da essere accecante per troppi, quasi per tutti: la regia berlusconiana e il convergere “strategico” del leader democratico D’Alema stanno per arrivare ad una tappa finale, foriera di un epocale disastro politico e istituzionale. Dalla metà degli anni ’90, gli episodi di questo sottotraccia della struttura e del percorso del Regime monopartitico italiano sono stati, ad esempio, ripeto: ad esempio, volti ad impedire dell’affermarsi della volontà popolare italiana di portare alla Presidenza della Repubblica nel 2000 Emma Bonino. La candidatura di Massimo D’Alema ha oggi la forza esclusiva e determinante del potere di Berlusconi e della sua proclamata ossessivamente “italianità”. Rischia di trionfare, e per lo stesso Bersani rischia di esplodere come una seconda tragica illusione ed errore. Ma anche lui come per ora tutta la “Democrazia” (sic!) italiana, riedizione profonda di quell’”Unità Nazionale” che di già portò agli anni più tragici della seconda  metà dei settanta e della prima metà degli ottanta il nostro Paese, sicché l’imperativo, tanto assoluto quanto celato, è, oggi come negli anni ’30 in Europa, eliminare, rendere inconoscibile al popolo la grande lotta, la grande Resistenza liberale contro lo tsunami fascista, nazista, comunista che, trionfante, temeva solo quella parola, quel pensiero, quella lotta. Oggi, amico e compagno Bersani, anche, persino per te, non deve esistere, deve essere assassinata.  E negli ultimi tre anni la storia del Partito Democratico sta riuscendo, pare, a essere lo strumento, il killeraggio necessario al Sessantennio partitocratico per continuare il suo tragico cammino, la sua tragica dittatura. Voglia Iddio (al contrario del Vaticano) che questo disegno, come in gran parte degli anni ‘70, non vi riesca. So benissimo che tu e il tuo popolo non vorreste andare fino in fondo nel tentativo allora, fallito. Ma, davvero, so che tu credi di rappresentare, di avere dietro di te e di voi, non la vostra storia ma la nostra.  Noi Radicali – ripeto: Radicali – lotteremo per il possibile contro il probabile, per continuare per altri cinquant’anni a rendere sempre più viva e forte l’alternativa democratica, federalista, laica, liberale, nonviolenta. Anche per te e per voi”.

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Lettera aperta a Pierluigi Bersani

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2009

Di Rosario Amico Roxas. Rutelli ha lasciato il PD sostenendo di uscire da un partito che non è mai “partito”; basta questa affermazione per definire il personaggio molto più esigente di quanto non sia capace; mutuando la logica del cavaliere Rutelli è “molto più esigente che capace”. Non è una gran perdita, se serve a create unità di intenti all’interno del  PD, non certo secondo la logica del pensiero unico, bensì secondo l’esigenza di unità di intenti. La “Lotta per le investiture è finita da oltre 800 anni; ciò significa che sarebbe bene che altri seguano l’esempio di Rutelli ed escano di loro volontà, prima che sia la base del PD a pronunciarsi.  E’ chiaro che il PD deve elaborare una strategia operativa capace di offrire alla nazione una alternativa credibile, perché “in regno coecorum monoculus rex”, mentre l’intera nazione ne paga il fio; la credibilità, in democrazia, transita attraverso i numeri che vengono espressi, così nel frazionamento attuale (vera salvaguardia democratica contro il bipartitismo autoritario) necessita trovare con altre forze politiche il comune con-divisore in grado di coagulare una diversa maggioranza sulla base di progetti, ipotesi di lavoro e programmi, a breve, medio e lungo termine, tralasciando la politica dei sondaggi che ha vituperato la vita politica riducendola ad un “do ut des” tra potere e questuanti. Vorrei mettere bene in chiaro l’impressione che ha suggerito la svolta di Rutelli; non ha cambiato partito aderendo all’UDC,  è andato con Casini, che non è l’UDC, perchè nel PD non si ritrovava più alcun sostegno che lo reggesse in piedi, rischiando di tornare al “pane e cicoria” da lui tanto aborrito.  Ma insisto con l’UDC, nella sua globalità, non limitatamente al suo segretario, che brilla per indecisione di fondo, in quanto ritiene di poter gestire un ruolo di equilibrio tra elementi assolutamente squilibrati: Lotta alla mafia…. con posto al senato per Totò Cuffaro. Laicità della politica…. con posto al parlamento europeo per Magdi Allam. Coerenza  nell’attività politica…. con caloroso abbraccio al transfuga  Rutelli.  Ci sono altri svarioni che è meglio non sottolineare, perché allora diventerebbe impossibile qualsiasi incontro, specie se a dominare la scena dovesse essere Casini in esclusiva. Sono certo che hai letto l’intervista di Bruno Tabacci, specialmente lì dove dice: «L’Unione di centro (che unisce noi, Casini, i popolari di De Mita e i liberal di Adornato), è stato una grande esperienza politica ma non può riassumere da solo tutte le potenzialità del centro. Non basta più. Ora si deve intercettare quello spazio al centro che il nuovo posizionamento del Pd libera. Mentre Bersani può dialogare con Vendola e mettere su un altro piano il rapporto con Di Pietro, le energie centriste devono trovare collocazione in un nuovo soggetto». Con queste affermazioni Tabacci si pone come l’interlocutore, decisivo e senza tentennamenti di comodo, senza titubanze di mestiere, ma con la chiarezza del politico per vocazione, anche perché la tua elezione non ha liberato, svuotandolo di contenuti, un qualsiasi spazio al centro, perché non c’è alcuno sbandamento a sinistra, quanto, piuttosto, una diversa apertura alle istanze sociali che sono le più penalizzate dell’intero pianeta occidentale. Il mondo del lavoro deve recuperare la sua priorità a fronte della finanza, e questa non è politica di sinistra o di centro (certamente non è politica di questa destra che ha stracciato lo “Stato sociale” propugnato da Almirante nel congresso di Genova) è la politica per una “scelta umanistica” che riporti alla centralità dell’uomo, del suo lavoro, del suo stesso essere, alternativo all’apparire che si è imposto con l’inganno. Alla domanda di concorrenza al centro, ancora, Tabacci risponde: «Vedo più una spinta a trovare convergenze e ridefinire il sistema politico. Bisogna che Casini sia capace di apertura e disponibilità verso Rutelli e  verso  i mondi che guardano all’opzione centrista in modo interessato». In questa risposta, molto sibillina, come nello stile di Tabacci, leggo una puntualizzazione su Rutelli che non è detta, ma lascia trapelare il metodo “intelligenti pauca”; come dire a Casini: “Hai voluto la bicicletta….ora opedala!”.  L’opzione centrista, propugnata da Tabacci deve innanzitutto tagliare nettamente i ponti con le derive personalistiche e autoritaristiche, senza i ventilati compromessi di collusione in talune regioni, “valutate di volta in volta”: Casini non ha ancora capito che se porge una mano al cavaliere lui la cannibalizza senza tentennamenti. Tabacci questo lo sa! Rosario Amico Roxas

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Ultimo atto primarie: Bersani segretario

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2009

pierluigi bersani.medium_300Editoriale fidest. Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Pd in forza di un voto popolare. Di lui, ovviamente, sappiamo tutto. Che è nato a Bettola, in provincia di Piacenza nel 1951, E’ laureato in filosofia. E’ stato insegnante, presidente della comunità montana piacentina e del comitato comprensoriale piacentino. Ma il suo grande amore è stata la politica. Ha militato nel Pci, scalando le gerarchie del partito per poi diventare presidente dell’Emilia Romagna e deputato, per la prima volta nel 2001. E’ stato ministro dell’industria nel primo governo Prodi e, successivamente, ministro dei trasporti. Rappresenta, di fatto, la corrente che si richiama al vecchio pci. Ora si dice è il segretario di tutti. Ma già si profila una defezione. E’ quella di Francesco Rutelli che assicura di non essere il solo a compierla. Pensa di unirsi a Casini e, probabilmente, sogna un grande centro con l’asse Casini-Fini per una nuova rivoluzione copernicana nell’ingessato mondo della politica italiana. Rutelli, per quanto ci è dato di sapere, pensa che il neo segretario cerchi di recuperare i consensi della sinistra da rifondazione in poi andando in questo modo contro corrente e alienandosi di fatto quelle forze che si identificano sempre più con un “grande centro”. Per Rutelli molta sinistra oggi è andata a destra e nel mazzo ci mette non solo l’ex-comunista Bondi ma gli stessi Frattini, Berlusconi, Tremonti e Brunetta ex-socialisti. E’tempo di ristabilire un equilibrio ora compromesso e far convergere le forze di centro verso una guida che ne rifletta la sua carica ideale. Per conto nostro l’opinione che ci siamo fatta è che la politica italiana resta ancora assoggettata alle logiche partitiche di un tempo e le primarie, per quanto siano state una buona cosa, sono nient’altro che un’operazione di lifting alla vecchia e rugosa signora che pretende di restare bella a dispetto dell’età e delle incipienti rughe. E’ anche una operazione trasformista che non convince nessuno. Bersani resta, per molti, quello che è sempre stato, ed è giusto che lo sia, ma non può pretendere di rappresentare un elettorato diversamente orientato. E ancor peggio di farlo con modi “paternalistici” da buon padre di famiglia nella casa italiana dove emergono soprattutto fermenti di rinnovamento, da figli da tempo svezzati, e di identità politica di segno opposto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Pierluigi Bersani segretario

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2009

A mio avviso è stata scritta una bella pagina di democrazia. Tre milioni e mezzo di persone, che sono andate a votare, questa volta in una competizione vera e senza sconti, sono un successo straordinario, il segno evidente che la voglia di partecipazione è alta.Al neosegretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, faccio i miei più sinceri auguri di buon lavoro con l’auspicio, però, che con l’elezione di Pierluigi si chiuda finalmente la fase costituente del Pd, che in realtà non si è mai chiusa, e si apra una stagione nuova, quella del partito solido, strutturato, punto di riferimento della coalizione di centrosinistra e dell’asse riformista. A Pierluigi dico due o tre cose per me fondamentali e sulle quali dovremo confrontarci al più presto. Innanzitutto, dico che serve una politica di alleanze serie, su linee programmatiche serie. A nulla serve una politica di alleanze vecchio stile, modello Unione per intenderci, con la quale magari si vincono le elezioni per un punto ma non si riesce a governare per i mille veti dei tanti rami ed arbusti. Il passato ci ha insegnato che a nulla serve vincere se poi non si riesce a governare, e Dio solo sa se questo paese ha bisogno di riforme e di essere ben governato.Italia dei Valori non solo è disponibile a far parte sin da adesso di questa nuova coalizione del centrosinistra, riformista, alternativa di Governo, ma di questa nuova coalizione si sente parte attiva e fondante, non meno del Partito democratico. Guarderemo con rispetto ed attenzione a qualsiasi ipotesi di alleanza ci sarà sul piatto, a patto però che non vengano meno quei punti fondanti e qualificanti della nostra politica sui quali non arretriamo di un passo: liste pulite, senza condannati e candidature irreprensibili.Non lo chiediamo perché abbiamo il pallino della giustizia o il complesso di superiorità riguardo alla questione morale. Lo chiediamo perché siamo convinti che i politici siano al servizio dei cittadini e non il contrario. E perché siamo convinti che i partiti ed i loro leader abbiano il dovere di assumersi la responsabilità delle loro scelte. (Massimo Donadi parlamentare Idv)

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Bersani nuovo segretario PD

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2009

Dalle prime proiezioni (il 70% delle schede scrutinate) Pierluigi Bersani ha superato il 53% ei consensi. Il segretario uscente Dario Franceschini ha riconosciuto la sconfitta. Ha ottenuto il 37% dei voti. A votare i tre candidati ci hanno pensato tre milioni di cittadini. Franceschini ha votato a Roma e Bersani a Piacenza. Entrambi hanno incarnato le due anime del Pd: quella cattolica e l’altra di matrice comunista. Ignazio Marino ha votato anche lui a Roma ed è risultato, tra i due contendenti, (13% dei consensi) la vittima designata anche se un suo successo avrebbe potuto lanciare un segnale eloquente all’elettorato indicando un partito che si stava del tutto distaccando dal suo abbraccio con il passato. Non è stato così e, come già annotavamo giorni fa, ha vinto l’establishment del partito con i suoi maggiorenti. Chiosando le parole di Ignazio Marino, a proposito dell’alta affluenza di elettori nelle primarie, possiamo dire che in molti hanno nutrito una speranza e il nostro timore è che resti tale e inappagabile. In questo modo non si può vincere e governare il paese. Ancora una volta i dirigenti apicali del Pd non hanno capito che agli elettori, quelli, per intenderci, che vanno a votare alle politiche e alle amministrative, non interessa tanto il “bagno di democrazia interna” quanto la proposta politica impersonata dalla figura di un leader carismatico e che se ne faccia da garante. E sin qui non abbiamo visto né un leader né un suo eventuale carisma, né un programma di fatti ma solo di parole. Ci saremmo solo augurati d’avere il male minore e anche questo è venuto meno. (R.A.)

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P.D: le primarie del 25 ottobre

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2009

Editoriale fidest. Andiamo verso la resa dei conti per la segreteria del Partito Democratico. I tre candidati si presentano sulla linea di partenza per la corsa finale ma due di essi sanno già che finiranno al foto finish. Sono Dario Franceschini e Pierluigi Bersani. Il terzo, Ignazio Marino è troppo distanziato dai due per avere una sia pur minima possibilità di una rimonta e per giunta vincente. In questi giorni si è inserita la proposta di Eugenio Scalfari di avere un segretario alle primarie, in deroga allo statuto, anche se non supera il 50% dei consensi. Di là dell’aspetto formale vi è un’esigenza che tutti avvertono ed è quella di chiudere in fretta perché non si può concentrare l’attenzione politica su una fase congressuale così lunga mentre l’opposizione sta navigando a vista e il suo maggior partito sta disperdendo le sue energie in contrasti interni. A bocce ferme la vittoria di Pierluigi Bersani è quasi certa. E’ l’uomo dell’apparato. Da lui non si possono avere sorprese e consente ai maggiorenti del partito di fare sonni tranquilli. Ma diventa difficile, a questo punto, rimontare il giudizio critico di quanti, e a ragione, ritengono il Pd un partito ancora diviso, ancora ondivago, ancora legato a logiche del passato. L’unità, probabilmente non si riuscirà ad ottenere nemmeno con Dario Franceschini che per altri versi non riesce ad identificarsi con l’area del progresso e della novazione. Più passano i giorni e più ci rendiamo conto che il partito continua ad essere gestito da una oligarchia di maggiorenti che si accontentano d’operazioni di basso profilo per contenere la valanga berlusconiana. Forse è la seconda mancata occasione per costruire un partito di alternanza democratica all’attuale maggioranza e rendersi credibile per riscuotere vasti consensi nell’elettorato. La prima fu quella del primo governo Prodi che cadde non solo e non tanto per merito di Berlusconi quanto per la incapacità del centro-sinistra di presentarsi con una proposta programmatica seria e chiara e nella sua azione di governo fece di peggio diviso più che mai dalle contese interne. Perché non si vuole capire che esiste una maggioranza alternativa e di governo al centro-destra ma che per realizzarla manca un segnale? Non è certo quello della messa in scena delle primarie, ma di un programma politico di parte, di quella parte che sta, e lo deve dimostrare non solo a parole, con la società che lavora e che chiede il rispetto delle regole e di riforme che offrano al paese la gestione virtuosa delle sue risorse e assicurino la legalità e la giustizia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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