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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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Elezioni: Avremo un parlamento devitalizzato?

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 febbraio 2018

camera deputati“Aridateci” le correnti. Di fronte al nauseante spettacolo della formazione delle liste elettorali – cui, chi più chi meno, non si è sottratto nessuno, neppure le vestali della democrazia diretta – con scelte che porteranno a Camera e Senato soldatini ciecamente obbedienti, creando un parlamento “devitalizzato”, divampa in noi la nostalgia del tempo che fu, quando i partiti – che tali era giusto definire – erano articolati in “correnti”, stabili e organizzate. E tutte, anche quando la pratica quotidiana le spingeva sul terreno del sottogoverno e della clientela, sempre e comunque definite seconda precise linee politico-culturali distintive. Certo, quella pratica ha prodotto nel tempo delle degenerazioni, talvolta anche gravi – non ci sfugge – ma è evidente che il confronto con la situazione degli anni della Seconda Repubblica, e ancor peggio con quella di oggi, rende più che giustificato il rimpianto. Anche perché, francamente, la polemica pannelliana contro la cosiddetta “partitocrazia” non ci ha mai convinto. Non c’è il minimo dubbio: la statura del personale politico e il livello del dibattito politico fanno pendere l’ago della bilancia del confronto tra le epoche, a favore della stagione correntizia.Oggi, invece, ci accingiamo a passare da una fase che ha visto la prevalenza dei dilettanti – di fronte alla quale pensavamo, sbagliando, che si fosse toccato il fondo – ad una in cui a prevalere sarà la genia dei lobotomizzati, peraltro senza per questo perdere un’oncia sul terreno dell’incompetenza. Con qualche rara eccezione, naturalmente, che non fa altro che confermare la regola. Chi ha fatto più scalpore è stato il Pd, che Renzi ha sottoposto ad una vera e propria pulizia etnica. Anche se dobbiamo confessarvi che non proviamo alcuna pietà per coloro che l’hanno subita: Renzi, in fondo, ha solo fatto se stesso, chi aveva immaginato che sarebbe stato inclusivo e tollerante, si è dimostrato un credulone, che non solo non ha capito l’uomo – ma qui entriamo nel campo della psicologia – ma soprattutto non ha letto il suo disegno di conquista totale del Pd per trasformarlo in un partito personale. Molti ex democristiani si sono baloccati nell’idea che “in fondo Renzi fa fuori i comunisti, che è cosa buona e giusta”. Altri, compresi molti esponenti dei gironi più larghi dell’inner circle renziano rispetto a quello centrale (5 persone a esagerare), si sono fidati delle promesse e delle blandizie, e solo alla fine hanno capito quanto mal gliene sia incolto. Eppure, le mosse del segretario del Pd erano perfettamente prevedibili, perché era chiaro il disegno: avere i gruppi parlamentari totalmente al suo servizio, sapendo che il risultato elettorale costringerà a fare patti al di fuori dello schema a quattro con cui si va alle elezioni e che avere il controllo dei parlamentari è indispensabile a poter reggere qualsiasi gioco si voglia fare dal 5 marzo in avanti. Perciò, hanno sbagliato coloro che non hanno posto per tempo e sul terreno politico, anziché quello viscido della spartizione dei seggi (peraltro presunti, perché vedremo come andrà a finire…), il tema delle scelte del partito e della sua conduzione. Renzi ha perso le amministrative, quindi il referendum (rovinosamente), poi le regionali siciliane, e alle primarie per la segreteria ha sì superato gli altri, ma la partecipazione è diminuita di un terzo e i voti del Renzi vincente sono scesi a 1,3 milioni dagli 1,7 milioni del 2013. Inoltre, come spiegammo a suo tempo, aveva scientemente preparato la trappola della diaspora, in cui Bersani e D’Alema sono caduti come polli per poi doversi affidare ad un grillino mancato come Pietro Grasso, proprio perché il suo obiettivo era la pulizia etnica.Tutto questo non era forse sufficiente per capire l’antifona e porre il problema politico? Certo che sì. Ma tutti i capi-bastone – che siamo costretti a chiamare così proprio perché le correnti non esistono e ci si vergogna anche solo a chiamarle per nome – hanno preferito affidarsi alla trattativa bilaterale. Perdendo tutti clamorosamente la partita. Sarà cinismo il nostro, ma gli sta bene. La politica richiede coraggio, e almeno questa caratteristica non difetta a Renzi – anzi, ne ha fin troppo – mentre gli altri ne sono sprovvisti.Non diversamente sono andate le cose nel centro-destra, e in particolare in Forza Italia. Al di là dei proclami, sensibilità politica, esperienza amministrativa (sana) e competenze specifiche non sono certo stati i criteri di selezione, tanto che persino un uomo equilibrato e misurato come Gianni Letta ha dovuto sbottare. Ma anche Salvini e Meloni hanno badato essenzialmente alla fedeltà. E del “centralismo a-democratico” dei 5stelle, con contorno di brutte figure come quella di quell’ammiraglio già consigliere comunale in carica per una lista civica guidata dal Pd o del tizio indicato come sfidante di Renzi a Firenze nella sfida diretta di collegio, che risulta un ex iscritto al Pd che ha fatto campagna per il sì al referendum costituzionale, vogliamo parlarne? La verità è che la mediocrità delle leadership chiama altra mediocrità, in un loop che non sembra avere fine. Tanto che, in questo quadro, appare sotto una luce decisamente migliore non solo chi si è sottratto e chiamato fuori, come Enrico Letta, Cuperlo o Tremonti, ma anche chi, suo malgrado, è stato messo fuori senza andare troppo per il sottile. Non tutti, sia chiaro. Che i Razzi o gli Scilipoti non siederanno più sugli scranni di Montecitorio o palazzo Madama farà solo che bene alla salute, malconcia assai, della nostra democrazia. Tuttavia, si è formato un piccolo partito, del tutto trasversale, di “riserve della Repubblica”, che verranno bene in una situazione post elettorale che presumibilmente richiederà (per fortuna) caratteristiche del tutto diverse da quelle dei capipartito scesi

enrico letta

in campo e dei loro accoliti. D’altra parte, non solo il subentrato Monti del 2011, ma anche chi si è avvicendato a palazzo Chigi nel corso della legislatura apertasi con il voto del 2013 e in via di conclusione – Letta, Renzi, Gentiloni – è stato un “perdente di successo” (copyright Michele Ainis) e magari, come nel caso dell’attuale segretario del Pd, un non parlamentare. A conferma che non solo era (e rimane) una bufala la questione dei “candidati premier”, non prevista dalla Costituzione e dunque una aperta violazione di essa – a proposito, ci fa piacere che lo dica con nettezza e persino veemenza il presidente Napolitano, ma non era meglio se da inquilino del Quirinale avesse stoppato questa barbarie? – ma che la politica percorre sempre strade più complesse di quelle stupidamente semplificate a cui la si vorrebbe costringere. Ce ne accorgeremo dopo queste “inutili” (le virgolette sono multiple) elezioni, quando gli eletti saranno chiamati a ratificare gli accordi che si dovranno fare. Intese che riusciranno meglio a chi evita la rissa o ancor meglio a chi è rimasto fuori. E quando sarà il capo dello Stato, mai come in questa circostanza, a dare le carte. Suo malgrado, lo sappiamo. Ma siamo sicuri che non si tirerà indietro. E che il partito di chi sta fuori gli darà una mano decisiva.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Il Presidente Grasso alla guida della sinistra italiana

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

pietro grassoDopo l’intervento di ieri l’altro alla convention della sinistra italiana che non si riconosce nel PD renziano il presidente del senato Grasso non sembra ci voglia lasciare dubbi sulla sua scelta di campo. Il suo compito non è agevole. Siamo al cospetto di partiti che pur avendo una comune matrice ideologica sono attraversati da faide interne e distinguo di metodo e di azioni che li hanno tenuti separati e diffidenti a lungo rispetto ai gruppi fratelli. L’ambizione, ci sembra di credere, è anche quella di ricostituire il centro sinistra dopo il tsunami che ha investito un partito che pur lacerato al suo interno pensava di aver ritrovato il suo equilibrio con il nuovo segretario Matteo Renzi. Purtroppo non è stato così. Il suo disegno è stato quello di distruggerlo per lasciare campo libero al centro destra berlusconiano e con la possibilità, essendosi liberato dell’area che si richiama alla sinistra storica, di potersi alleare senza patemi d’animo, con il centro destra e raggiungere la maggioranza per governare il Paese. E’ stata per Renzi un’operazione studiata a tavolino per consentirgli di realizzare un’alleanza che già era nell’aria e che ora si può concretizzare con la benedizione dei potentati europei.
E’ questo lo scenario che si prospetta per alcuni osservatori politici in nome della continuità di un impianto di governo politico-economico-finanziario ben consolidato dalle logiche della globalità e del liberismo creativo dove il profitto la fa da padrone al prezzo della cinica violazione dei diritti delle classi sociali meno abbienti. A questo punto è necessaria una rottura profonda tra il passato e il futuro che può determinarla solo chi è meno compromesso, politicamente parlando, con il vecchio establishment. (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Il Presidente del Senato Pietro Grasso sarà a Pavia

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

grassofalconeborsellinoPavia lunedì 19 giugno, un incontro in Università dedicato alla figura di Giovanni Falcone, in occasione del venticinquesimo anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. L’incontro, dal titolo La lezione di Giovanni Falcone, si terrà alle ore 11, presso l’Aula Foscolo dell’Università. Accanto al Presidente del Senato, interverranno il rettore Fabio Rugge, il Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Ettore Dezza, il prof. Paolo Renon, che ha promosso l’iniziativa.“Rievocare a Pavia i tragici eventi del maggio-luglio 1992, che hanno profondamente segnato la storia recente del nostro Paese, assume un significato particolare” – anticipa il prof. Paolo Renon.
L’Università di Pavia, infatti, ebbe l’onore di ospitare Giovanni Falcone il 13 maggio 1992, in quella che probabilmente rappresentò la sua ultima apparizione pubblica. Invitato dal Professor Vittorio Grevi, titolare allora della cattedra di procedura penale presso l’Ateneo pavese, Falcone tenne proprio in Aula Foscolo, una lezione sul tema del coordinamento delle indagini nei procedimenti per delitti di criminalità organizzata, a pochi mesi dal varo della riforma con la quale era stata istituita la Procura Nazionale Antimafia.“Ricordare oggi l’opera di Giovanni Falcone – continua il prof. Renon – vuole dunque essere un omaggio che l’Università di Pavia sente di dover rendere a un uomo e a un magistrato che seppe anticipare i tempi, con il proprio pensiero e la propria azione, e pagò il suo impegno a favore dello Stato con la propria vita”.
Ospite d’onore dell’incontro – organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pavia, in collaborazione con il Collegio Ghislieri. – è il Presidente del Senato della Repubblica, sen. Pietro Grasso, le cui vicende professionali e umane si sono in più occasioni intrecciate con quelle di Falcone, dapprima presso gli uffici giudiziari palermitani, poi, seppur per pochi mesi, presso il Ministero di Grazia e Giustizia. Alla loro amicizia e collaborazione il Presidente Grasso ha dedicato il volume, edito da Feltrinelli, Storie di sangue, amici e fantasmi. Ricordi di mafia, con prefazione di Sergio Mattarella.
Pietro Grasso è entrato in magistratura nel 1969. È stato giudice a latere nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra e procuratore capo a Palermo. Dall’ottobre 2005 al dicembre 2012 è stato Procuratore Nazionale Antimafia. Nel 2013, lasciato l’incarico, si è candidato con successo alle elezioni politiche nazionali per il Senato della Repubblica. Il 16 marzo 2013 è stato eletto Presidente del Senato della Repubblica. In questi anni ha scritto diverse opere sul tema della criminalità organizzata.

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Incontro sulla tradizione romanesca

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2016

campagna romana2Roma Alle 16 nella sala Koch di Palazzo Madama, intervento di saluto di Pietro Grasso. Proseguono gli incontri sulla tradizione romanesca organizzati dalla senatrice del Pd Daniela Valentini, un percorso che ripercorre la storia, i linguaggi, la bellezza e la ricchezza della Capitale. Il terzo appuntamento si terrà lunedì 4 aprile alle ore 16 nella Sala Koch del Senato con l’intervento di saluto del Presidente del Senato, Pietro Grasso. All’iniziativa, intitolata “Chi l’ha detto? ‘na statua?”, si racconterà del rapporto tra Roma, i romani e i poteri istituzionali e religiosi, dei suoi tanti volti riflessi nella storia fino ad oggi. Una riflessione sulla quotidianità con i poteri. Interverranno, tra i tanti relatori, Monsignor Vincenzo Paglia, presidente Pontificio Consiglio per la Famiglia, Francesco Rutelli, già sindaco di Roma, Maurizio Marcelli, presidente dell’Accademia romanesca, Fausto Desideri, presidente del Centro Culturale G.G. Belli e Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma.

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