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Posts Tagged ‘pil’

Unc: debito nel 2022 sarà il 153,4% del Pil

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri pensa di poter arrivare ad una riduzione dell’Irpef di un certo rilievo a partire dal 2022.”A parte il fatto che non si capisce come si possa pensare ad una riforma fiscale già a partire dal 2022, con un debito che ha già raggiunto i 2.578,9 mld e che è destinato ulteriormente ad impennarsi, e che tra 2 anni, secondo le stime dello stesso Governo, sarà comunque al 153,4% del Pil, senza contare che non si sa per quanto tempo andrà avanti la pacchia della Bce che ci acquista titoli di Stato a profusione, resta da capire perché tutti i politici vogliono sempre ridurre l’unica imposta progressiva rimasta, la sola che rispetta l’art. 53 della Costituzione, invece di quelle invisibili che paghiamo senza rendercene conto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non sarebbe meglio abbassare l’Iva, o le imposte su luce e gas che, aggiungendo gli oneri, incidono per il 35,1% della bolletta elettrica, pari, per una famiglia tipo, a 170,2 euro su 485 euro e per il 45,69% di quella del gas, pari a 445,5 euro su 975, per un totale di 615,7 euro all’anno? Oppure quelle sui carburanti dove, tra accise e Iva, paghiamo, secondo gli ultimi dati Mise, il 70,5% di imposte per la benzina ed il 67% per il gasolio auto?” conclude Dona.

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Gualtieri: Pil sarà peggio di -8%, ma non tanto

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha dichiarato che la stima del Pil per il 2020 sarà peggiore del -8% stimato in precedenza dal Governo.”Bene, ci fa piacere che con sano realismo il ministro prenda atto della situazione e non nasconda la polvere sotto il tappeto. Meglio un bagno di umiltà che l’irresponsabile incoscienza di negare l’evidenza dei fatti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Lo avevamo detto lunedì che l’obiettivo dell’8% non era più raggiungibile, dopo che l’Istat aveva peggiorato le stime del Pil del secondo trimestre, passando per il congiunturale da -12,4% a -12,8% e per il tendenziale da -17,3% a – 17,7%” prosegue Dona.”Non sono tanto gli 0,4 punti percentuali di differenza rispetto alla precedente stima a preoccuparci, quanto l’entità del rimbalzo che il Paese riuscirà ad avere nel terzo e nel quarto trimestre. Il nostro timore è che il rimbalzo sarà inferiore alle attese e questo indipendentemente dal rischio di un nefasto ritorno al lockdown. La speranza era che i beni durevoli, dalle auto agli elettrodomestici, non acquistati da marzo a giugno, fossero acquistati prima della fine dell’anno. In parte questo avverrà, ma le famiglie sono troppo in difficoltà, e quindi i consumi non potranno decollare come si sperava, nonostante i vari incentivi e bonus previsti” conclude Dona.

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Pil. Istat: I trimestre 2020 -5,3%

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Secondo l’Istat, nel secondo trimestre del 2020 il prodotto interno lordo (Pil) è diminuito del 12,8% rispetto al trimestre precedente e del 17,7% in termini tendenziali.”Crollo drammatico. Il peggioramento delle stime dell’Istat rispetto a quelle diffuse il 31 luglio rende ancora più difficile l’obiettivo del ministro Gualtieri di contenere a -8% l’impatto dello shock della pandemia sul Pil di quest’anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il calo dell’8,7% dei consumi finali nazionali e, soprattutto, la caduta dell’11,3% della spesa delle famiglie residenti assume risvolti catastrofici per la nostra economia. Inutile dire che, dato che i consumi delle famiglie rappresentano il 60% del Pil, la chiave di volta per risollevare il Paese è ridare capacità di spesa a chi ha avuto una caduta del proprio reddito disponibile” conclude Dona.

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Pil: Istat, I trimestre 2020 -5,3%

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2020

Secondo l’Istat, nel primo trimestre del 2020 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), è diminuito del 5,3% rispetto al trimestre precedente e del 5,4% in termini tendenziali.”Crollo drammatico, ancora peggiore rispetto alle stime iniziali, ma in linea con le previsioni del Governo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerato che i negozi sono stati chiusi solo dal 12 marzo, mentre le attività produttive sono state sospese solo a partire dal 23 marzo, ed entro il 25 marzo, in pratica una settimana su 4, si tratta di una caduta incredibile, come dice l’Istat di portata eccezionale. Ricordiamo, però, che nel Def era stimato un crollo ancora superiore, del 5,5 per cento” conclude Dona.

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CNA Lombardia: “PIL regionale in picchiata”

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2020

Secondo i dati elaborati dal Centro Studi Sintesi per CNA Lombardia, gli effetti del Covid-19 sulle economie del Paesi europei si fanno sentire sensibilmente: il PIL nazionale del primo trimestre 2020 segna un calo del 4,8% rispetto al primo trimestre 2019. Le previsioni per l’intero 2020 oscillano tra il – 8% del recente Documento di Economia e Finanza e il -9.5% stimato dalla Commissione Europea.Molte le preoccupazioni in particolare sul fronte dell’economia del turismo, specialmente alle soglie del trimestre più caldo. La delegata di CNA Lombardia al Tavolo Turismo di Regione Lombardia, Eleonora Rigotti, ricorda che “con 39 milioni di presenze, la Lombardia è una delle principali Regioni italiane per movimento turistico.” La dinamica del turismo in Lombardia ha segni particolari, con un 60% di presenze straniere e una concentrazione dei movimenti tra giugno e settembre (il 45% sul totale).“Non possiamo sottovalutare questa filiera”, aggiunge Eleonora Rigotti, “60 mila imprese, 270 mila addetti, il 7,5% del PIL regionale: in questa quantità c’è la qualità, e dobbiamo preservarla”.I dati di CNA Lombardia raccontano una situazione in bilico, nella quale la gestione dei prossimi mesi sarà cruciale sia dal punto di vista delle politiche economiche sia sul terreno del contenimento del Covid 19. Con il lockdown, intanto, le imprese del turismo hanno già perso il 15% del fatturato annuo.
Si rischia un calo complessivo del PIL del comparto turistico lombardo pari al 67% nel 2020.Il Segretario regionale di CNA Lombardia, Stefano Binda, si dice convinto che serva “un’azione coordinata e massiccia tra Governo e Regione Lombardia per un piano di rilancio, di stimolo della domanda interna, di attrazione degli investimenti. Regione Lombardia si sta muovendo con un’azione di stimolo delle opere pubbliche negli enti locali, per i quali sono stati stanziati 400 milioni. Per noi è la direzione giusta, ma va rafforzata, diffusa, consolidata, partecipata dalla filiera delle micro e piccole imprese delle costruzioni e dell’impiantistica, autentico snodo di una rete capillare di opportunità di lavoro” “Da questa crisi”, conclude il Presidente Daniele Parolo, “possiamo uscire solo se la viviamo come un’opportunità per ridefinire il nostro futuro.”

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Andamento del Pil in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Secondo l’Istat, nel primo trimestre del 2020 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), è diminuito del 4,7% rispetto al trimestre precedente e del 4,8% in termini tendenziali.”Dato in linea con le principali previsioni. Certo, considerato che i negozi sono stati chiusi solo dal 12 marzo, mentre le attività produttive sono state sospese solo a partire dal 23 marzo, ed entro il 25 marzo, in pratica una settimana su 4, si tratta di un crollo incredibile, come dice l’Istat di entità eccezionale. Ricordiamo, però, che secondo l’Upb sarebbe stato di circa il 5%, mentre nel Def era stimato un crollo ancora superiore, del 5,5 per cento” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Pil: Istat, -0,3% nel quarto trimestre

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Secondo l’Istat, il Pil italiano nel quarto trimestre del 2019 è sceso dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, confermando la stima precedente.”Il Paese è in recessione tecnica anche senza l’effetto Coronavirus. E’ questa l’amara lettura del dato Istat di oggi. Anche nel I trimestre 2020, infatti, diventa arduo ipotizzare una variazione congiunturale positiva, visto che partiamo nel 2020 con un Pil già negativo, con una variazione acquisita dello 0,2%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Preoccupa, poi, il calo dello 0,2% della spesa delle famiglie residenti” prosegue Dona. “Ecco perché i 3,6 miliardi stanziati dal Governo per affrontare l’emergenza Coronavirus sono irrisori e non possono certo bastare per dare quella scossa che serve alla nostra economia” conclude Dona.

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Secondo l’Istat, nel 2019 il Pil in volume è aumentato dello 0,3%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

“Bene, meglio del previsto. Sia per il Pil che per il rapporto debito/Pil i dati sono superiori alle attese e alle stime dello stesso Governo. Nella Nadef il debito/Pil 2019 era al 135,7, in netto peggioramento rispetto al 134,8% del 2018, mentre ora resta stabile, mentre il Pil è il triplo rispetto al +0,1% calcolato dal Governo. Questo consentirà maggiori margini di manovra con la Commissione Ue” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo, è una magra consolazione, visto che per avere una crescita peggiore bisogna tornare al 2014. Inoltre la spesa delle famiglie residenti, che rappresenta il 60% del Pil, è sempre al palo, con un insignificante +0,4%. Fino a che non sarà ridata capacità di spesa al ceto medio, non ci potrà essere una crescita significativa nel Paese” prosegue Dona.”Infine, resta invariato il problema della bassa crescita del 2020 ed il fatto che scontiamo un Pil in calo a fine 2019 che fa partire il Pil 2020, stando all’ultimo dato utile Istat, con un -0,2%” conclude Dona.

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Istruzione e ricerca: Investimenti in calo, Anief chiede alla ministra Dadone l’1% progressivo del PIL

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Il comparto Istruzione e Ricerca vive in estrema emergenza: servono decisioni programmatiche d’investimento, rispetto al Prodotto interno lordo, in palese controtendenza col passato, anche recente. A chiederlo alla ministra della Pubblica Amministrazione è stata la delegazione del sindacato autonomo, durante la prosecuzione del confronto del Governo e del Parlamento con le Parti Sociali. Tra le criticità espresse da Marcello Pacifico, presidente Anief, all’on. Fabiana Dadone c’è quella di “un comparto che sta attraversando un vero e proprio svilimento. I tentativi di intervento del Parlamento nelle passate e nell’attuale legislatura non sono risultati né efficaci né risolutivi. La possibilità di cambiare subito strada è a portata di mano ed è quella di agire già in primavera, proprio attraverso il Documento di economia e finanza applicato alla Legge di Bilancio 2021”.Il momento è topico: c’è l’urgenza di assegnare almeno l’1% progressivo del PIL nel prossimo triennio ai settori istruzione, università e ricerca, in modo da garantire l’effettiva attuazione di uno sviluppo concreto che riporti l’Istruzione, l’Università e la Ricerca Scientifica a livelli di eccellenza sempre più lontani dalla realtà: lo ha chiesto la delegazione Anief alla parte pubblica, nel corso dell’incontro a Palazzo Vidoni con la titolare della Funzione Pubblica sul Memorandum d’intesa in materia di lavoro pubblico.“Occorre assolutamente cambiare la politica sugli investimenti – ha detto Marcello Pacifico, leader dell’Anief –, mentre ad oggi ci ritroviamo con la spesa pubblica per l’Istruzione rispetto al Pil in perenne calo fino al 2035: lo dice l’ultimo Def, con una riduzione progressiva.

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Il Coronavirus potrebbe costare al Pil cinese almeno 500 miliardi di yuan

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Così come in tutto il mondo si cercano le risorse per contenere i costi del nuovo focolaio di Coronavirus, molte aziende stanno iniziando a valutarne gli effetti economici. È ancora presto, ma l’esperienza cinese degli ultimi 20 anni in termini di epidemie possono dare un’idea di cosa possa significare quest’ultimo focolaio per l’economia di Pechino.
Tra le epidemie del passato – influenza aviaria, influenza suina e SARS – solo la SARS del 2002-2003 sembra davvero paragonabile. Finora, sembra essere meno letale per i pazienti colpiti, con un tasso di mortalità del 2%-3% contro quello della SARS pari al 6,6%. Tuttavia, il Coronavirus sembra essere molto più contagioso: il numero di casi è già di otto volte superiore al numero di casi segnalati durante l’intero periodo di epidemia della SARS, e il numero di decessi ha superato quelli dovuti alla SARS. In termini finanziari, la differenza maggiore tra l’epidemia in corso e la SARS è la dimensione dell’economia cinese, che nel 2003 ammontava a 13,74 trilioni di yuan (RMB). La SARS ha ridotto il PIL della Cina di quasi l’1% (o circa 100 miliardi di RMB). Nel 2003, tuttavia, la Cina rappresentava solo il 4% del PIL globale. Con quasi 100 trilioni di RMB oggi, l’economia cinese è sette volte più grande, costituisce più del 16% del PIL globale e svolge un ruolo di importanza critica in molte supply chain globali.Sebbene abbia un peso inferiore rispetto alla SARS in termini di percentuale sul PIL del Paese, le stime attuali relative al Coronavirus evidenziano un impatto economico pari a una riduzione del PIL cinese dello 0,2%-0,5%, che potrebbe costare circa 500 miliardi di yuan.
È ancora presto per sapere se queste prime stime si riveleranno troppo ottimistiche, ma un confronto con la SARS offre ancora una volta uno scenario di riferimento per ipotizzare cosa aspettarsi (e in cosa può differire) questo focolaio.Le differenze tra il Coronavirus e la SARS potrebbero portare tuttavia a conseguenze economiche più gravi. In primis, incide su questo fattore il tasso di contagio del Coronavirus, la cui epidemia è esplosa del durante il periodo del Capodanno cinese, momento in cui la maggior parte della popolazione cinese si sposta. Inoltre, le industrie più colpite allora dalla SARS – tra cui quella dei servizi – rappresentano ora una fetta maggiore dell’economia cinese: 54%, contro il 42% del 2003. Ci sono, tuttavia, delle differenze con la situazione di allora che potrebbero invece contribuire a mitigare il danno economico. La Cina di oggi è una potenza legata ad Internet e all’e-commerce. Molte delle persone che lavorano con la rete potranno continuare a farlo anche a distanza, compensando almeno in parte le perdite di produttività.
Le ferie forzate e le sfide dei processi produttivi e distributivi, sia per quanto riguarda le materie prime che i prodotti finiti, potrebbero causare anche un rallentamento a breve termine dell’industria manifatturiera, anche se la portata varierà da industria a industria. Ad esempio, nelle nostre analisi, iniziamo a vedere i primi segnali che suggeriscono come l’attività di settori legati alle sostanze chimiche sia in calo del 15%-20% nel complesso.Ci aspettiamo anche un calo a breve termine delle esportazioni, con un effetto domino globale. Bank of China International stima che l’impatto a breve termine sulle esportazioni costerà 30 miliardi dollari. Questo potrebbe anche accelerare la diversificazione di molte multinazionali che oggi utilizzano la Cina come base di approvvigionamento e di produzione. Le cinque regole d’oro di Bain & Company Sebbene sia ancora presto per avere visibilità sull’effettivo costo – in termini umani e finanziari – della crisi del Coronavirus, le aziende possono già iniziare a minimizzarne gli effetti seguendo, in questo periodo difficile di emergenza sanitaria, cinque regole d’oro. Roberto Prioreschi, managing director di Bain & Company in Italia, sottolinea che “l’esperienza di Bain e le analisi della società dimostrano che, in tempi incerti, un approccio attendista è spesso la mossa più dannosa per le aziende. Quelle che reagiranno nell’immediato, invece, se la caveranno meglio non solo durante la crisi, ma saranno meglio posizionate anche durante la successiva fase di ripresa”.

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Istat Pil: Italia in recessione, Pil -0,339%

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

Secondo l’Istat, il Pil italiano nel quarto trimestre del 2019 è sceso dello 0,3% rispetto al trimestre precedente.”L’Italia in recessione. Anche se per essere in recessione tecnica si deve registrare una variazione congiunturale negativa per due trimestri consecutivi, il calo è così consistente che diventa difficile immaginare una sorte diversa per il nostro Paese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Anche perché, il -0,3% congiunturale, togliendo i primi arrotondamenti, è in realtà pari a -0,339%, con ben 1.460 milioni in meno rispetto al terzo trimestre. Va meglio per il dato tendenziale, +0,012%” conclude Dona.

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La crescita del Pil dipende molto dalla partecipazione femminile all’economia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

«Mentre il governo rossogiallo boccia tutte le proposte presentate da Fratelli d’Italia alla manovra per sostenere l’occupazione femminile e la conciliazione vita-lavoro, il governatore della Banca d’Italia Visco dice giustamente che la crescita del Pil italiano dipende molto dalla partecipazione femminile all’economia. I dati italiani sull’occupazione fanno riflettere: nella nostra Nazione c’è un tasso di occupazione del 60% mentre la media europea è del 70% e l’obiettivo della UE è arrivare al 75%. È possibile invertire questo trend solo se si lavora per mettere le donne nelle condizioni di non dover scegliere tra famiglia e lavoro. Serve una rivoluzione del welfare che metta al centro la famiglia e i suoi interessi: Fdl la chiede da tempo e continuerà a battersi per raggiungere questo obiettivo». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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I dati pubblicati dall’Istat sull’andamento del Pil

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2019

“E’ relativo all’ultimo trimestre aprile-giugno, segnano un meno 0,1%. L’economia italiana è ancora piantata a terra. Senza Investimenti e diminuzione della pressione fiscale non c’è sviluppo. Ma Il taglio delle tasse non c’è stato, la tassa piatta è rimasta un annuncio, l’aumento dell’Iva e delle accise è alle porte, la mancata crescita sviluppa un buco di altri miliardi e il tutto fa saltare in aria le coperture finanziarie dello Stato. Conti alla mano la maggioranza deve reperire oltre 20 miliardi di euro se vuole evitare l’aumento dell’Iva, tra i 10 e 15 per la tassa piatta e altri 6 miliardi per l’abolizione del bollo auto ipotizzata dai 5 Stelle mentre la crescita è sotto zero e fa galoppare gli interessi passivi sul debito pubblico. C’è sempre più bisogno di cambiare il governo del cambiamento”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Pil: Istat rivede, primo trimestre +0,1%, annuo -0,1%

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

L’Istat rivede al ribasso le stime diffuse a fine aprile: il Pil italiano nel primo trimestre del 2019 è salito dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti mentre è calato dello 0,1% su base annua.”Pessima notizia! Anche se viene confermata l’uscita dalla recessione tecnica, la previsione del Governo di avere una crescita a fine anno dello 0,2% diventa meno credibile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerato che la Commissione Ue sta già contestando i nostri conti, non poteva esserci notizia peggiore. Ora aumenta il rischio di una manovra correttiva, magari sotto forma di eliminazione del bonus di 80 euro e della riduzione delle detrazioni fiscali, fintamente compensate da una pseudo flat tax” conclude Dona.

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Aumento insolvenze per il rallentamento della crescita del PIL

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

A fronte del rallentamento della crescita del PIL a livello globale, dal 3,2% registrato nel 2018 al 2,7% di quest’anno, si prevede un aumento del 2% nel livello di insolvenze. Le aziende dell’area Asia Pacifico, in quanto parte integrante delle catene di fornitura globali, devono necessariamente valutare in maniera approfondita il rischio d’insolvenza dei clienti cui vendono a credito. Si tratta di un valutazioni complesse, che richiedono un approccio più strategico al credit management, soprattutto da parte di chi è presente con successo sui mercati esteri, come le aziende del Made in Italy.I Paesi dell’Asia Pacifico continuano a essere il principale motore di crescita per l’economia mondiale. Sebbene la domanda interna resti robusta solida, molteplici rischi sembrano offuscare le prospettive di crescita nella regione. Il rallentamento della crescita commerciale in molti Paesi spinge le aziende dell’Asia Pacifico ad aumentare il ricorso al credito commerciale nei rapporti commerciali tra imprese (B2B) per restare competitive e guadagnare quote di mercato.E’ quanto emerge dai risultati del sondaggio condotto da Atradius nella regione dell’Asia Pacifico, riportati nell’ultima edizione del Barometro Atradius dei comportamenti di pagamento tra aziende in Asia Pacifico appena pubblicato.Nella regione, il valore delle vendite a credito sul totale delle transazioni commerciali tra imprese passa dal 48,1% dello scorso anno al 55,5% nel 2019. L’incremento maggiore in Australia dove si è arrivati al 71,5% rispetto al 47,7% registrato nel 2018.In generale, vendere a credito implica la possibilità di non essere pagati alla scadenza originaria della fattura. In Asia Pacifico, il 29,8% del valore totale delle fatture emesse dalle aziende della regione viene pagato in ritardo. Questa percentuale raggiunge il massimo in India (39,0%) ed il minimo in Giappone (13,2%).Valutare la solvibilità dell’acquirente, prima di vendere a credito, è essenziale per rendere più sicuro il processo di vendita a dilazione. Le aziende intervistate di Singapore (53%) e Cina (51%) sono le più propense a farlo. La costituzione di riserve contro i cattivi pagatori, nel caso i crediti si trasformino in inesigibili, viene fatta dal 41% delle aziende intervistate a Taiwan e Indonesia, a fronte del 33% registrato a livello regionale.Per evitare carenze di liquidità causate dala mancato rispetto delle tempistiche di pagamento dei clienti, il 41% delle aziende intervistate in Asia Pacifico ha dovuto a sua volta ritardare il pagamneto delle fatture ai propri fornitori. Questo sembra una pratica maggiormente diffusa per le aziende in India (51%) e Indonesia (46%). In definitiva, una media del 2,1% del valore totale delle vendite B2B a credito da parte degli intervistati (in aumento rispetto all’1,9% dello scorso anno) è diventato inesigibile. Questo suggerisce che le imprese fanno più fatica ad incassare i crediti rispetto all’anno scorso.In media, il 31% delle aziende intervistate in Asia Pacifico prevede un peggioramento dei comportamenti di pagamento dei propri clienti e un aumento delle fatture scadute da lungo tempo (oltre 90 giorni di ritardo). Le più preoccupate sono le aziende indiane (52%) seguite da quelle indonesiane (35%).Per proteggere la propria attività dal rischio di credito commerciale, il 42% delle aziende intervistate nella regione ha dichiarato che aumenterà il ricorso all’assicurazione del credito. Questa percentuale sale al 51% in Cina e Hong Kong, seguite dall’Australia con il 47%.

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Nuovo taglio Ue a Pil Italia, +0,1% nel 2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

La Commissione Ue taglia le stime di crescita dell’Italia. Il Pil si attesterà nel 2019 a +0,1% e nel 2020 a +0,7%.”Quello che troviamo preoccupante, non è tanto la stima del Pil, in linea con quella degli altri previsori, quanto l’analisi sulla spesa dei consumatori, che tenderanno a risparmiare” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori”I consumi delle famiglie rappresentano il 60% del Pil. Se, quindi, restano al palo, non potremo mai uscire dalla crisi. Ecco perché la politica economica del Governo dovrebbe mirare a rilanciare la capacità di spesa delle famiglie, non di tutte, ma solo di quel 50% meno benestante che fatica ad arrivare a fine mese” prosegue Dona.”No, quindi, alla flat tax. Se si aiutano anche le famiglie più abbienti, infatti, il rialzo del loro reddito disponibile non andrà in consumi ma in risparmi.
Secondo i dati di Bankitalia, la propensione marginale al consumo dell’ultimo quintile è la metà rispetto al primo quintile, ossia rispetto ai più poveri. Aiutare chi ha più bisogno, insomma, non è solo un fatto di equità, ma anche una necessità economica” conclude Dona.

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Istat: Pil, IV trimestre 2018 -0,1%

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Secondo l’Istat, nel quarto trimestre del 2018 il Pil è sceso dello 0,1% sul trimestre precedente.”Bene, ma non c’è da stare allegri!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche se poteva andare peggio ed essere confermata la stima precedente a -0,2%, la crescita stimata per il 2019 dal Governo resta difficile da raggiungere, nonostante la variazione acquisita per il 2019 salga da -0,2% a -0,1%. Insomma, i due miliardi accantonati dal Governo per il possibile peggioramento del ciclo economico difficilmente potranno bastare” prosegue Dona.”Prima il Governo ammette il problema e cambia rotta, rilanciando consumi e investimenti, più ridurremo il rischio di una stangata a fine anno” conclude Dona.

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Ue verso taglio stime Pil Italia, 0,2% nel 2019

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

Secondo l’Ansa, la Commissione Ue si appresterebbe a rivedere le stime di crescita dell’Italia per il 2019, tagliandole allo 0,2%.”Se fosse così, sarebbe una doccia fredda per il Governo. Dopo il +0,6% di Bankitalia e Fmi, ora si scende addirittura a +0,2%, ossia ad un passo da un 2019 in recessione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ del tutto evidente che la stima del Governo di avere una crescita dell’1% per fine anno, è palesemente sballata. Ad attestarlo basterebbe il dato ufficiale Istat del IV trimestre, in base al quale la variazione acquisita per il 2019 è pari a -0,2%. Quindi il 1% stimato dal Governo, anche mantenendo il previsto impatto sul Pil dovuto alle misure contenute in manovra, pari a 0,4 punti percentuali, diventa, bene che vada, come minimo +0,8%” prosegue Dona.”Prima il Governo ne prende atto, rivedendo le stime e cercando nuove misure per incrementare la crescita, meglio è. Altrimenti, se finge che vada tutta bene, ci troveremo a fine anno con un rapporto deficit su Pil superiore al 2,04% concordato con l’Ue e a quale punto sarà inevitabile una manovra correttiva, con l’aumento dell’Iva” conclude Dona.

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Pil: Montanino (CsC), Reddito non aiuterà, servono cantieri in tutto il Paese

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) Pensare che le misure ‘bandiera’ della Manovra possano spingere la crescita verso l’1% nel 2019 “è un atto eroico”. Andrea Montanino, capo economista di Confindustria, dopo l’ingresso dell’Italia in recessione, stima che l’aumento del Pil quest’anno sia più vicino allo zero. “Non sono fiducioso”, dice all’agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor, sull’impatto di Reddito di cittadinanza e ‘quota 100’ in chiave “espansiva”; mentre si dovrebbero subito “aprire cantieri in tutto il Paese” per rimetterlo in pista. “Nessuno va in recessione come noi – afferma – perché è vero che c’è un rallentamento in Europa e nel mondo, ma attenzione a dire che tutto dipende da quello, perché in Italia stiamo ampiamente peggio. Per raggiungere l’1% nel 2019 dovremmo crescere dello 0,5% già nel primo trimestre, ed è poco probabile”. La domanda interna “pesa moltissimo”, spiega, ma “la dimensione dei consumi è di mille miliardi l’anno, nella Manovra ci sono 11 miliardi per le misure principali, non sembra un numero significativo. Il Reddito ha un meccanismo complesso e prima che arrivi nelle tasche dei beneficiari ci vorrà del tempo, quindi non impatterà sulla prima parte dell’anno. In più abbiamo stimato che questa spesa riguarderà per una fetta significativa beni a basso valore aggiunto, quindi spesso importati”. Per quanto riguarda il Tfs, è probabile che non si trasformi in consumi, piuttosto in risparmio”. Invece “sbloccare le infrastrutture aiuterebbe moltissimo, anche il lavoro, le risorse ci sono”, dice.Montanino è meno preoccupato per i conti pubblici: “Siamo ampiamente sotto il 3% e questo è positivo. Non credo che si prospetti una manovra bis. Ma sarà importante la Legge di bilancio 2020 che parte già da 23 miliardi di clausole Iva da sterilizzare”. (fonte: Esclusive Radiocor – ilsole24ore.com)

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Istat Pil: stime Governo da rifare

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Secondo l’Istat, nel terzo trimestre del 2018 il Pil, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,7% nei confronti del terzo trimestre del 2017.”Di male in peggio! E’ evidente che la stima del Governo di avere una crescita nel 2018 pari all’1,2% è ormai un miraggio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Di conseguenza va rivista anche la stima di avere nel 2019 un Pil a +1,5%, visto che, quand’anche considerassimo valido l’impatto sul Pil dovuto alle misure contenute nella Legge di Bilancio, è chiaro che, partendo da un dato inferiore per il 2018, i conti non possono tornare” prosegue Dona.”A questo punto, quindi, vanno rivisti anche i rapporti tra deficit e Pil e tra debito e Pil che, alla luce dei dati di oggi, risultano sbagliati” conclude Dona.

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