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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°25

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PIMCO: Previsioni economiche per gli USA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2023

A cura di Tiffany Wilding, North American Economist e Allison Boxer, Economist di PIMCO – Ci aspettiamo che la pubblicazione anticipata del dato sul PIL relativo al 4° trimestre confermerà che l’economia statunitense ha chiuso l’anno con una nota positiva. In attesa degli ultimi dati di rilievo, ci aspettiamo una crescita del PIL reale del 2,5% trimestre su trimestre (q/q) a tasso annuo destagionalizzato (saar). – A dicembre l’inflazione core della spesa per i consumi personali (PCE, Personal Consumption spending) dovrebbe aumentare dello 0,35% mese su mese (m/m), il che aiuterebbe il tasso annuale (a/a) a ridursi al 4,5%, una notizia gradita ai funzionari della Fed in vista della prossima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC). Il rapporto sulle entrate e le uscite mostrerà probabilmente un altro mese debole per la spesa reale, dato che l’inflazione più contenuta sembra aver coinciso con un volume di spesa più contenuto. Prevediamo che la spesa reale sia scesa del -0,35% m/m a dicembre, in un contesto di crescita complessiva dei consumi reali nel 4° trimestre intorno al 2,8% trimestre su trimestre a tasso annuo destagionalizzato.

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PIMCO: Principali conclusioni del Cyclical Outlook: Mercati in tensione, la forza dell’obbligazionario

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2023

A cura di Tiffany Wilding, North American Economist e Andrew Balls, Global CIO Fixed Income di PIMCO Dopo aver superato uno dei peggiori anni mai registrati dalle diverse classi di attivo, gli investitori dovrebbero trovare maggiori motivi di ottimismo nel 2023 nonostante il contesto sfidante per l’economia globale. Nelle ultime Prospettive Cicliche “Mercati in tensione, la forza dell’obbligazionario” illustriamo come stiamo investendo a fronte di uno scenario di probabile recessione mentre le banche centrali continuano a combattere l’inflazione. Questo blog è una sintesi delle nostre view sull’orizzonte dei prossimi 6-12 mesi.L’attività economica si è rivelata più resiliente del previsto ma le prospettive si sono deteriorate. Le condizioni finanziarie sono inasprite e nel nostro scenario di base prevediamo modeste recessioni nei mercati sviluppati. Ravvisiamo tre principali temi economici:L’inflazione dovrebbe moderarsi e i rischi per le prospettive d’inflazione appaiono più bilanciati rispetto a qualche mese fa. Le banche centrali sono più vicine a mantenere la politica monetaria a livelli restrittivi che a inasprirla. Le recessioni poco profonde non saranno indolori in quanto probabilmente aumenterà la disoccupazione.Il Regno Unito verosimilmente è già in recessione. Seguendo il nostro modello a cerchi concentrici, a fronte del rischio che aumenta per gli attivi nei cerchi più esterni, privilegiamo gli investimenti più vicini al nucleo centrale per il 2023, focalizzandoci sui settori obbligazionari di alta qualità che offrono rendimenti appetibili che non si vedevano da diversi anni. Miriamo a rendere i portafogli resilienti, puntando su investimenti che dovrebbero essere in grado di resistere anche in caso di una contrazione più significativa.Nel nostro modello, la variazione del costo del denaro al centro, con i tassi ufficiali fissati dalle banche centrali, si propaga ai cerchi più esterni influenzando i prezzi degli attivi rischiosi sul perimetro. Crediamo che l’incertezza sulle prospettive riguardo alla politica della Federal Reserve dovrebbe essere molto inferiore nel 2023. Se la Fed e le altre banche centrali sapranno convincere gli investitori che il centro terrà, gli attivi vicini al nucleo centrale dovrebbero registrare valide performance, alimentando migliori rendimenti per gli attivi sul bordo. Tuttavia, se si verificasse una perdita di fiducia in merito all’inflazione e le banche centrali dovessero alzare i tassi più del previsto questo avrà conseguenze negative per gli attivi nei cerchi più esterni.Il riprezzamento nella porzione a breve della curva dei rendimenti nel 2022 ha rafforzato l’attrattività delle obbligazioni a breve scadenza nei cerchi concentrici del nucleo centrale. Nel nostro scenario di base ci aspettiamo un intervallo di rendimento compreso fra circa il 3,25% e il 4,25% per il decennale americano e range più ampi nei diversi scenari per il 2023, con la prospettiva di un posizionamento neutro sulla duration – una misura del rischio del tasso di interesse – o di un sottopeso tattico ai livelli attuali.Confermiamo il giudizio positivo sugli MBS agency americani, attivi di alta qualità con spread relativamente appetibili, che potrebbero beneficiare di un atteso calo della volatilità dei tassi d’interesse. Nel credito e nei prodotti strutturati continua la nostra netta predilezione per l’alta qualità e l’elevata liquidità nel posizionamento dei portafogli core. I mercati privati del credito, che possono essere più lenti a riprezzare rispetto ai mercati pubblici, potrebbero essere a rischio di ulteriori cali nel breve termine ma chi ha un approccio paziente può beneficiare di opportunità future.Poiché una recessione di qualsiasi tipo potrebbe mettere sotto pressione gli attivi più rischiosi, siamo cauti sulle aree più economicamente sensibili dei mercati finanziari come i prestiti bancari a tasso variabile. Anche le azioni sono divenute meno interessanti in un contesto di tassi d’interesse più elevati. Benché i mercati emergenti presentino valutazioni storicamente convenienti e sembrino destinati a registrare buone performance in futuro, ci manteniamo prudenti in quanto molto ancora dipende dalla capacità della Fed di domare l’inflazione e dall’abilità della Cina di riattivare l’attività economica. (abstract)

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PIMCO: Tre intriganti macrotemi all’inizio del 2023

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2023

By Tiffany Wilding, North American Economist di PIMCO. Il 2022 è stato un anno difficile sia per gli investitori che per i banchieri centrali, ma un nuovo anno porta sempre con sé almeno la sensazione di un nuovo inizio. Nelle ultime settimane, diversi sviluppi economici di rilievo hanno interessato i mercati. Li riassumiamo in tre temi. In primo luogo, gli “hard data” sull’attività nei mercati sviluppati sono risultati generalmente più forti del previsto. Negli Stati Uniti, il mercato del lavoro continua ad apparire sorprendentemente resistente. Gli aumenti netti dei posti di lavoro in dicembre, pari a 260.000 unità (secondo il Bureau of Labor Statistics (BLS) e al netto dell’effetto dello sciopero dei lavoratori dell’Università della California), sono stati superiori alle previsioni di consenso, mentre il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi storici del 3,5% (contro il 3,7% precedente non rivisto). Allo stesso modo, il PIL reale degli Stati Uniti nel 4° trimestre (come riportato dal Bureau of Economic Analysis (BEA) sembra ora destinato a crescere di circa il 2,5-3% q/q saar (tasso annuo destagionalizzato trimestre su trimestre) – rispetto alle stime iniziali di una crescita piatta o leggermente positiva – principalmente grazie alla solida crescita dei consumi, anch’essa intorno al 2,5-3% q/q saar. Una tendenza simile è emersa nell’eurozona, dove nonostante lo shock delle ragioni di scambio derivante dall’aumento dei prezzi dell’energia, la produzione industriale è rimasta sorprendentemente solida. Come abbiamo discusso nel Macro Signpost del 20 dicembre 2022, il settore dell’energia green ha avuto una forte scossa a causa dello shock energetico europeo, contribuendo a compensare la debolezza di altri settori. In secondo luogo, gli indicatori “soft” basati sui sondaggi dell’attività attuale e futura rimangono bassi nel caso dell’Europa, o sono scesi ulteriormente nel caso degli Stati Uniti; inoltre, gli indici aggregati dei responsabili degli acquisti (PMI) delle aziende dei mercati sviluppati sono generalmente coerenti con i livelli che, storicamente, sono stati associati a lievi recessioni. L’ultimo segnale in tal senso è stato il crollo dell’attività dei servizi statunitensi di dicembre 2022 riportato dall’Institute for Supply Management (ISM), il più forte mai registrato al di fuori di una recessione. Fino a dicembre la resilienza dell’indice ISM dei servizi degli Stati Uniti si distingueva rispetto agli altri PMI, mentre dopo questo calo i vari PMI statunitensi hanno tutti mostrato una tendenza alla contrazione.In terzo luogo, i dati soft sull’inflazione hanno sorpreso in linea generale, attestandosi al di sotto delle aspettative della maggior parte delle previsioni. In Europa, l’inflazione headline rilevata dagli indici flash dei prezzi al consumo (IPC) di inizio dicembre in Germania, Francia e Spagna è risultata inferiore alle attese, pur tenendo conto delle note variazioni dei prezzi regolamentati dell’energia e dell’elettricità per le famiglie dovute ai sussidi governativi. È probabile che i cali dei prezzi nei mercati all’ingrosso dell’energia (dovuti in gran parte al clima più caldo e alle crescenti importazioni) siano stati trasferiti ai consumatori più rapidamente del previsto. Anche in Canada l’inflazione globale di dicembre ha sorpreso al ribasso. Nel frattempo, negli Stati Uniti, dove le dinamiche dell’inflazione hanno generalmente guidato gli altri mercati sviluppati, l’andamento sequenziale mensile dell’inflazione headline e, soprattutto, dell’inflazione core ha subito un notevole rallentamento. A dicembre 2022, secondo il BLS, l’inflazione core statunitense si è attestata al 3% trimestre su trimestre su base annualizzata (in calo rispetto al 10% dello scorso anno) e diversi dati di settore indicano una probabile ulteriore decelerazione nei prossimi mesi. Nel complesso, i dati in arrivo hanno reso più probabile il cosiddetto scenario di atterraggio morbido (cioè, l’inflazione si modera, mentre la crescita reale rimane positiva). Ciò appare particolarmente evidente in Europa, dove l’attività è stata sostenuta da una valuta più debole e, più di recente, dal calo dei prezzi del gas naturale. Allo stesso tempo, con un calo dell’inflazione più rapido del previsto, i dati in arrivo alleggeriscono la pressione sulle banche centrali. Ciò è particolarmente evidente nel caso degli Stati Uniti, dove la diminuzione dell’inflazione core ha guidato il resto dei mercati sviluppati. In questo contesto, non sorprende che i tassi d’interesse dei mercati sviluppati siano scesi rispetto ai picchi di dicembre, mentre i mercati azionari, in particolare quelli europei, hanno registrato un’impennata. Tuttavia, anche se i dati sono stati incoraggianti, non ci sentiamo di entusiasmarci eccessivamente per la prospettiva di un atterraggio morbido per diversi motivi. In primo luogo, le condizioni finanziarie si sono drasticamente inasprite nel 2022 e, in base alla nostra analisi storica dei ritardi, stiamo iniziando solo ora ad avvertire appieno gli effetti di tale inasprimento. In secondo luogo, l’impennata della domanda dopo la pandemia, unita alle interruzioni della produzione, ha determinato un accumulo notevole di ordini arretrati non evasi, che stanno ancora sostenendo l’attività odierna. Tuttavia, quando gli arretrati si saranno ridotti a causa della moderazione della domanda e della normalizzazione dell’offerta, l’attività potrebbe improvvisamente indebolirsi. In conclusione: Le sorprese sui picchi d’inflazione e i segnali contrastanti provenienti da hard e soft data suggeriscono che mentre l’incertezza sulle politiche delle banche centrali sta diminuendo (molte delle principali banche centrali sembrano pronte a fare una pausa nel prossimo trimestre o due), l’incertezza macroeconomica – ovvero l’incertezza su come l’inasprimento delle politiche fino ad oggi influirà effettivamente sulla crescita reale, sui tassi di disoccupazione e sui bilanci societari di qualità inferiore – è ancora elevata. Nel complesso, queste tendenze dovrebbero ridurre la volatilità nei mercati dei titoli di Stato e rafforzare i vantaggi della diversificazione delle obbligazioni in un contesto di portafoglio più ampio, anche se non è detto che la volatilità diminuisca nei mercati più esterni rispetto allo spettro del rischio. Inoltre, come abbiamo discusso nel nostro ultimo Cyclical Outlook, gli investitori hanno la possibilità di ricercare i potenziali benefici derivanti dalla detenzione di obbligazioni (diversificazione e stabilità) a livelli di rendimento iniziale più elevati. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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Parallelozero e PIMCO annunciano la quarta edizione di ISPA, Italian Sustainability Photo Award

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2023

La quarta edizione di ISPA prosegue il racconto fotografico delle storie positive italiane di progresso ed evoluzione, di soluzioni coraggiose e scelte ispirate al mondo della sostenibilità; storie di un Paese che si evolve e si trasforma, sempre in cammino verso un futuro fatto di crescita consapevole e innovazione. Perché si sa: l’immediatezza delle immagini rende la fotografia un mezzo privilegiato di racconto e testimonianza diretta di trasformazioni culturali, cambiamenti sociali e di quel processo di continuo sviluppo che ha per protagonista la natura e l’umanità. Invariate le tre categorie di premio (migliore Foto Singola, migliore Storia Fotografica e il Grant) e le tre aree tematiche entro le quali i fotografi sono chiamati a rappresentare visivamente i temi e i concetti chiave dello sviluppo sostenibile: sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale e governance sostenibile, e cioè i criteri dell’acronimo ESG (Environmental, Social, Governance), sigla finanziaria che valorizza una visione di sviluppo nel segno di impegno, innovazione e consapevolezza. Obiettivo puntato sulla sostenibilità intesa non solo come salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità ma anche come sviluppo sostenibile, soluzioni innovative, diritti e doveri, inclusione; politiche di diversità, attenzione agli aspetti sociali e di benessere accessibile.L’ultima edizione ha premiato Valeria Scrilatti e la sua iconica figura di un barbagianni nella categoria miglior foto singola (premiata con 1500 euro); il progetto “Antichi mestieri e nuove generazioni” di Elisabetta Zavoli, come miglior storia fotografica (premiata con 3000 euro) e Tomaso Clavarino, vincitore del Grant per “Have you ever heard the sound of falling rocks?”, progetto fotografico sviluppato nel corso di sei mesi lungo l’arco alpino, per testimoniare gli effetti dell’aumento delle temperature e lo scioglimento del permafrost (Grant da 10.000 euro per lo sviluppo di un progetto fotografico). Menzioni speciali per Paola Lai ed Elisabetta Zavoli.Il concorso è gratuito e aperto a tutti i fotografi, italiani e stranieri, senza limiti di età. I mille fotografi di 52 nazionalità diverse che hanno inviato quasi 9000 immagini sono i dati delle tre precedenti edizioni che confermano il grande interesse verso il premio e le tematiche affrontate.Tra le novità della quarta edizione il catalogo del primo triennio, realizzato in collaborazione con la casa editrice Seipersei; gli ISPA Talks, eventi di confronto su tematiche affini al premio che dopo la data di Torino proseguiranno nel corso dell’anno in alcune città italiane; la serie di mostre organizzate in occasione di importanti avvenimenti culturali nazionali (come il Festival delle Scienze che ha ospitato a novembre la mostra all’Auditorium di Roma).

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PIMCO: Preview rapporto CPI USA

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2023

A cura di Tiffany Wilding, North American Economist e Allison Boxer, Economist di PIMCO. Dopo che l’indice ISM dei responsabili degli acquisti (PMI) ha registrato una contrazione sia del PMI dei servizi che di quello manifatturiero e che l’inflazione salariale di dicembre è risultata più contenuta del previsto, riteniamo che il dato di questa settimana dell’inflazione core dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) confermerà un ulteriore passo indietro nel ritmo di inasprimento della Fed. Dopo il rialzo di 50 punti base (pb) nella riunione di dicembre, ci aspettiamo che la Fed passi a rialzi di 25 pb all’inizio di febbraio, per poi fermarsi intorno al 5%. La nostra previsione indica che i dati sull’inflazione e sul mercato del lavoro si modereranno/ indeboliranno a tal punto da spingere la Fed ad optare per una pausa prima della riunione di maggio. Tuttavia, i funzionari della Fed sembrano prevedere rialzi fino a maggio per portare il tasso sui Fed Funds appena sopra il 5%. È probabile che l’inflazione headline di dicembre subisca una lieve contrazione (-0,1% m/m), in quanto il calo dei prezzi dell’energia e l’andamento più contenuto dell’inflazione core continuano a ridimensionare l’inflazione dichiarata. Il mercato si aspetta che l’inflazione headline scenda al 6,4% su base annua (a/a), meglio delle aspettative del consenso Bloomberg che prevede un 6,6% a/a. Ci aspettiamo che un’inflazione core pari allo 0,2% m/m riduca il ritmo di quella anno su anno e di quella a 3 mesi annualizzata rispettivamente al 5,6% e al 2,7% (in calo rispetto al picco del 6,6% a/a).

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PIMCO: I rendimenti obbligazionari più elevati possono essere fondamentali per una strategia di investimento sulla recessione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2023

A cura di Marc Seidner, CIO Strategie non tradizionali di PIMCO. Gli investitori che hanno già affrontato uno degli anni più difficili di sempre devono ora chiedersi come investire qualora gli Stati Uniti e le altre principali economie si avvicinino alla recessione. Sebbene la volatilità dei mercati finanziari sia destinata a persistere, riteniamo che le obbligazioni siano più solide di quanto non lo siano state negli ultimi anni, rafforzate da rendimenti iniziali significativamente più elevati e da solidi track-record delle obbligazioni durante le fasi di recessione economica. Nel 2022 i rendimenti obbligazionari sono saliti bruscamente a causa del rialzo dei tassi d’interesse attuato dalla Federal Reserve e da altre banche centrali nel tentativo di contenere l’inflazione. Storicamente, i rendimenti iniziali hanno avuto una forte correlazione con i rendimenti obbligazionari e i rendimenti odierni possono offrire agli investitori sia migliori opportunità di generazione di reddito sia una maggiore protezione dai ribassi. L’aumento particolarmente pronunciato dei rendimenti delle obbligazioni a più breve scadenza significa che gli investitori possono trovare cedole interessanti senza assumersi un maggior rischio di tasso d’interesse insito nelle obbligazioni con una duration più lunga. Nell’attuale contesto caratterizzato da incertezza sull’inflazione, rischi geopolitici e una potenziale contrazione economica, analizziamo alcuni motivi per cui le obbligazioni potrebbero offrire una performance migliore rispetto alle azioni o alla liquidità.Secondo il National Bureau of Economic Research, una recessione comporta un calo di ampia portata dell’attività economica che dura più di qualche mese. Le recessioni sono tipicamente caratterizzate da una diminuzione della produttività, della redditività delle imprese e della spesa delle imprese e, in particolare, dei consumatori, dato che quest’ultima categoria rappresenta più di due terzi del prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti, secondo i dati della Fed. Poiché la Fed, la Banca Centrale Europea e la Banca d’Inghilterra continuano a perseguire una politica monetaria restrittiva, riteniamo che una recessione lieve o moderata rappresenti il nostro scenario di base per gli Stati Uniti e per altri grandi mercati sviluppati come l’Eurozona e il Regno Unito. La prima metà di una recessione è tipicamente caratterizzata da un calo dell’attività economica rispetto al picco di fine ciclo. In questa fase, i rendimenti delle obbligazioni core (ossia i Treasury statunitensi e i titoli investment grade) sono stati storicamente positivi, mentre i rendimenti delle obbligazioni ad alto rendimento, delle azioni e delle materie prime sono stati tipicamente negativi.Dopo le perdite registrate nel 2022, i principali indici azionari potrebbero incontrare ulteriori difficoltà nel corso dell’anno se i primi venti recessivi dovessero prendere forza, come illustrato nel grafico precedente. Le continue preoccupazioni sull’inflazione e sulla possibilità che l’inasprimento delle politiche possa portare o accelerare una flessione, potrebbero mettere a dura prova i mercati azionari nei prossimi mesi, con potenziali rischi di ribasso sulle stime degli utili aziendali e sulle aspettative di marginalità. Per l’S&P 500 e gli altri principali indici azionari, vediamo ancora un rischio di ribasso rispetto ai livelli attuali.Mentre le prospettive per le altre asset class risultano offuscate, le obbligazioni appaiono più interessanti rispetto agli ultimi anni, soprattutto per gli investitori alla ricerca di rendimento, visto l’ampio riprezzamento del 2022. Ad esempio, il rendimento del Treasury a due anni, che all’inizio del 2022 era appena superiore allo 0,7%, a fine novembre era di circa il 4,5%. Ciò crea un incentivo a rimanere investiti nel mercato e una base per ottenere un rendimento interessante anche nei titoli di Stato a basso rischio e a breve scadenza. Prevediamo che la volatilità persisterà sui mercati potenzialmente anche nel 2023. Tuttavia, grazie alle valutazioni interessanti e ai rendimenti più elevati oggi disponibili nei settori del reddito fisso, gli investitori che lo scorso anno hanno lottato solo per giocare in difesa potrebbero avere sempre più motivi per essere ottimisti. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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PIMCO: Non combattere la Fed, ma non perdere il filo

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2022

A cura di Richard Clarida, Global Economic Advisor di PIMCO. La Sintesi delle Proiezioni Economiche della Fed (SEP) di dicembre indica che molti membri del Federal Open Market Committee (FOMC) prevedono che il limite superiore dell’intervallo del tasso dei Federal funds potrebbe chiudere l’anno prossimo al 5,25%. Se sarà sufficiente o meno a ripristinare la stabilità dei prezzi dipenderà da almeno tre fattori. Il primo fattore è il rischio di uno scollamento tra la forward guidance della Fed e le condizioni finanziarie. Diverse volte nel 2022 – in particolare, dopo la riunione del FOMC di luglio – le condizioni finanziarie si sono effettivamente allentate per un certo periodo, sia perché gli investitori dubitavano che la Fed avrebbe spinto il tasso di riferimento in territorio restrittivo (si veda più avanti), sia perché dubitavano che la Fed avrebbe mantenuto il tasso di riferimento in territorio restrittivo per molto tempo una volta raggiunto il presunto livello massimo. Come ha detto il presidente della Fed Jerome Powell alla Brookings Institution il 30 novembre, “non vogliamo un’eccessiva stretta perché non pensiamo di operare presto tagli dei tassi”, ma se le condizioni finanziarie si allentano perché i mercati prezzano tali tagli, un picco del tasso di riferimento del 5,25% potrebbe non essere sufficiente a instradare l’inflazione su un percorso di ritorno al 2%. Un secondo fattore cruciale nel determinare il picco del tasso sui Fed funds di questo ciclo è il livello del tasso di riferimento necessario per spingere i tassi di interesse reali attesi in territorio restrittivo. Le proiezioni del SEP di dicembre continuano a indicare che il comitato ritiene che il tasso d’interesse reale neutrale di lungo periodo si aggiri intorno allo 0,5%, che si confronta con l’attuale (al momento in cui scriviamo) rendimento dei Treasury protetti dall’inflazione (TIPS) a cinque anni, pari a circa l’1,4%. Quindi, secondo questa misura di mercato, i tassi di interesse reali a cinque anni superano ora la stima della Fed sulla neutralità. È probabile che la Fed consideri questa valutazione del mercato come un’indicazione del fatto che la sua politica si sta spostando nel territorio restrittivo necessario per rallentare la crescita della domanda aggregata ed eventualmente esercitare una pressione al ribasso sull’inflazione. Più in generale, i rialzi dei tassi della Fed, la forward guidance e il QT hanno insieme inasprito gli indici delle condizioni finanziarie e la Fed punterà probabilmente a calibrare la destinazione del tasso dei Federal funds nel contesto di condizioni finanziarie più ampie e non solo in riferimento alla sua attuale stima del tasso di interesse reale neutrale. Un terzo fattore importante per determinare quando e a quale livello questo ciclo di rialzi raggiungerà il suo apice è l’aumento della disoccupazione statunitense che, in ultima istanza, sarà necessario per allentare le pressioni sui costi in un mercato del lavoro con un’inflazione salariale (al netto della produttività sottostante) ben al di sopra dell’andamento coerente con l’obiettivo di stabilità dei prezzi a lungo termine della Fed, pari al 2%. Sebbene le recenti rilevazioni sull’inflazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) negli Stati Uniti si stiano muovendo nella giusta direzione, l’inflazione salariale sta attualmente superando un tasso annualizzato del 5% (si veda la Figura 1) e la produttività sottostante è stimata, in maniera generosa, in crescita a un ritmo dell’1,25% circa (fonte: U.S. Bureau of Labor Statistics (BLS)); dunque, l’inflazione salariale dovrebbe rallentare di 1-2 punti percentuali perché la Fed possa confidare di raggiungere il suo obiettivo di inflazione del 2%. Storicamente cali dell’inflazione salariale statunitense di questa portata si sono verificati solo durante le recessioni e la stessa Fed nel SEP di dicembre prevede che il tasso di disoccupazione salirà al 4,6% entro la fine del 2023, oltre un punto percentuale in più rispetto al tasso di disoccupazione del 3,5% registrato a settembre di quest’anno (fonte: BLS). A titolo di riferimento, il tasso di disoccupazione è aumentato rispettivamente di 1,3 e 1,2 punti percentuali e l’inflazione salariale ha subito una decelerazione rispettivamente di 1,0 e 0,8 punti percentuali nelle recessioni relativamente lievi del 1990 e del 2001 (fonti: BLS e Fed di Atlanta, rispettivamente). Sebbene questi confronti storici siano istruttivi, è chiaro che il mercato del lavoro post-pandemia è cambiato in modo fondamentale e complesso e, all’orizzonte del 2023, deve esserci una grande incertezza su quanto aggiustamento del mercato del lavoro sarà necessario per ridurre l’inflazione salariale a un ritmo coerente con la stabilità dei prezzi.In sintesi, nelle attuali circostanze sarà difficile evitare almeno una modesta recessione. Gli strumenti a disposizione della Fed sono poco efficaci, la missione è complessa e si prospettano difficili compromessi. Come ha indicato il presidente Powell a Jackson Hole ad agosto, lui e il FOMC sono determinati a garantire che le battaglie duramente conquistate sotto i precedenti presidenti Paul Volcker e Alan Greenspan per raggiungere la stabilità dei prezzi non vengano sprecate. In quel breve discorso, Powell ha dichiarato – per ben due volte – che la Fed “continuerà a lavorare finché il lavoro non sarà finito”. Ho piena fiducia che il FOMC cercherà effettivamente di fare ciò, anche se il viaggio verso questa destinazione richiederà alla Fed di essere agile e di perseverare. (abstract by http://www.verinieassociati.com)

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PIMCO: Rapporto inflazione USA

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2022

By Tiffany Wilding, North American Economist di PIMCO In sintesi: Il rapporto sull’indice dei prezzi al consumo (CPI), più contenuto del previsto, allevia la pressione sulla Fed e aumenta la nostra fiducia nel fatto che il tasso sui Fed Funds venga portato a circa il 5% (o poco sotto) prima che venga fatta una pausa a marzo. I dati di oggi sollevano anche interrogativi sulla misura in cui le previsioni del percorso dei tassi incluse nella SEP (sintesi delle proiezioni economiche) aumenteranno nel 2023, quando le nuove proiezioni saranno pubblicate domani insieme alla dichiarazione del FOMC. Avevamo indicato che la previsione media per il 2023 sarebbe salita a poco meno del 5% (un aumento di 25 pb), ma questo rapporto accresce i rischi al ribasso di una tale prospettiva. A dire il vero, il rapporto di oggi non è stato tutto rose e fiori. Sebbene la tanto attesa moderazione nelle categorie dei beni sia finalmente in atto, l’andamento dell’inflazione di fondo appare ancora incoerente con l’obiettivo della Fed (cioè le categorie più “viscose” sono rimaste tali). Tuttavia, la decelerazione dell’inflazione complessiva, che attenua il rischio di un aumento delle aspettative di inflazione, unita alla nostra opinione che anche il mercato del lavoro si stia indebolendo, rafforza la nostra aspettativa che la Fed probabilmente opterà per una pausa all’inizio del 2023 e che la prossima mossa sarà probabilmente una riduzione. Dopo il rapporto odierno e la mancanza di evidenze di un sostegno temporaneo ai listini legato all’uragano, abbiamo ridimensionato le nostre previsioni di inflazione per il quarto trimestre 2022 e il primo del prossimo anno, riducendo così le nostre previsioni per la fine del 2023. Prevediamo ora che l’inflazione core CPI si attesti al 3,3% su base annua (a/a) nel 2023 rispetto al 3,7% precedente. Ciò ha ridotto anche la nostra previsione di inflazione core PCE al 2,8% annuo per l’anno 2023, anche se non di molto, dato che i prezzi delle auto usate sono considerati in modo diverso nell’indice PCE.

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PIMCO: verso una politica restrittiva della BCE

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO. Le pressioni inflazionistiche rimangono elevate e riteniamo che la Banca Centrale Europea (BCE) aumenterà i tassi di interesse di 50 punti base nella riunione di dicembre, indicando che prevede un ulteriore aumento dei tassi. Prevediamo che il Consiglio direttivo chiarisca che un’impostazione neutrale della politica potrebbe non essere appropriata in tutte le condizioni, e ci aspettiamo una transizione verso incrementi di 25 punti base l’anno prossimo, mentre il ciclo di rialzo passa dalla normalizzazione all’inasprimento della politica. Prevediamo che le proiezioni della BCE per l’inflazione core e headline per il 2024 siano cambiate minimamente rispetto a settembre e rimangano quindi leggermente al di sopra dell’obiettivo, mentre le proiezioni sull’inflazione per il 2025 saranno probabilmente molto vicine all’obiettivo di stabilità dei prezzi del 2% della BCE. Rimane una notevole incertezza su quale possa essere il tasso neutrale per l’area euro, ma qualsiasi livello tra l’1,25% e il 2,0% in termini nominali sembra plausibile. L’attuale valutazione di mercato suggerisce una destinazione piuttosto restrittiva per la BCE, con un picco del tasso di riferimento del 2,9% intorno alla metà del prossimo anno. Il tasso terminale prezzato dal mercato appare ragionevole alla luce delle informazioni attuali, della grande incertezza sulle dinamiche dell’inflazione e rispetto ad altre importanti istituzioni centrali dei mercati sviluppati, come il Regno Unito o gli Stati Uniti.Riteniamo che l’anno prossimo la BCE si orienterà verso incrementi più convenzionali di 25 punti base, dato che il ciclo di rialzo si sta spostando dalla normalizzazione della politica all’inasprimento della stessa e le pressioni inflazionistiche dovrebbero gradualmente attenuarsi.L’inflazione complessiva dell’Eurozona dovrebbe raggiungere un picco intorno ai livelli attuali verso la fine di quest’anno o all’inizio del prossimo, per poi diminuire in modo abbastanza consistente nel corso del prossimo anno.Riteniamo che la BCE comunicherà che, pur continuando a considerare l’insieme dei tassi di riferimento come il principale strumento di politica monetaria, è opportuno che la normalizzazione del bilancio avvenga in maniera misurata e prevedibile nel tempo.Per quanto riguarda il programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP), il Consiglio direttivo intende attualmente reinvestire i pagamenti del capitale dei titoli in scadenza almeno fino alla fine del 2024. Ci aspettiamo che la BCE chiarisca che gli strumenti per salvaguardare la trasmissione ordinata della politica monetaria, in particolare i reinvestimenti flessibili nell’ambito del PEPP e del nuovo strumento anti-frammentazione (TPI), rimarranno in vigore e i reinvestimenti del PEPP rimarranno la prima linea di difesa nell’arsenale anti-frammentazione della BCE.Per quanto riguarda le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO), un deflusso delle TLTRO da 1,82 mila miliardi di euro vedrebbe il bilancio della BCE ridursi di circa il 21% fino alla fine del 2024. Di conseguenza, le scadenze regolari delle TLTRO e i rimborsi anticipati costituiranno la maggior parte della riduzione del bilancio della BCE nei prossimi due anni. Ciononostante, l’eccesso di liquidità rimarrà probabilmente elevato nel medio termine, per cui riteniamo che il tasso sui depositi continuerà ad essere il principale tasso di riferimento nel prossimo futuro. Nelle proiezioni economiche della BCE, il percorso di crescita a breve termine prevede potenzialmente una lieve e breve recessione a partire dal quarto trimestre di quest’anno, con due trimestri consecutivi di crescita negativa nel quarto trimestre del 2022 e nel primo trimestre del 2023, seguita da una ripresa che si consolida durante l’estate e fino alla fine del 2023.

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PIMCO: ECB Reaction

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2022

By Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO The ECB hiked policy rates by 50 basis points, and indicated there is more to come. The ECB didn’t provide much guidance regarding the potential interest rate destination, but mentioned that interest rates will still have to rise significantly, to levels that are sufficiently restrictive. The ECB communicated that the pre-meeting market pricing of a 3% terminal rate is not judged sufficiently restrictive at this stage, and should be revised higher. Our conviction remains low on pace and scope of ECB rate hikes, given the large uncertainties around inflation dynamics. The market is currently pricing a terminal rate of around 3.25%, which doesn’t seem unreasonable after the hawkish delivery today. The ECB also released broad quantitative tightening (QT) principles, with details to follow at its February meeting. Initial run off of its APP reinvestments will be around 50% of the maturing securities from March onwards. Interest rates will continue to serve as the main policy instrument, the tools for safeguarding the orderly transmission of monetary policy will remain in place, and QT will focus on a gradual and orderly passive reduction of APP reinvestments over time. We believe the institutional Euro area setup suggests limited scope for the ECB to entertain trade-offs between QT and policy rates, arguing for any bond holding reduction exercise to essentially take the shape of a background programme. In our baseline, we expect the passive APP run off to continue at a 50% reinvestment pace beyond Q2 next year. The ECB have judged inflation to remain above target for the entire projection horizon. The new staff macroeconomic projections foresee 2024 inflation at 3.4%, while the inaugural 2025 inflation projections at 2.3% are closer to the ECB’s 2% price stability objective.

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PIMCO mercati: Due su tre non è male

Posted by fidest press agency su domenica, 11 dicembre 2022

A cura di Geraldine Sundstrom, Portfolio Manager Asset Allocation di PIMCO. La scorsa settimana è stata caratterizzata da tre eventi importanti per gli operatori di mercato che monitorano l’inflazione statunitense (che al momento sono la quasi totalità). Il primo è stato il discorso del presidente Powell alla Brookings Institution di Washington D.C. mercoledì, il secondo i dati sull’inflazione PCE giovedì (la misura dell’inflazione preferita dalla Fed) e il terzo l’uscita dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti venerdì. Il discorso di Powell è stato il principale market mover. Powell ha esposto le motivazioni per cui essere ottimisti sull’inflazione dei beni e degli alloggi, ma ha sottolineato che l’inflazione salariale continua a preoccupare, tutt’altro che fissare un rallentamento dei rialzi dei tassi per dicembre.Giovedì è stato pubblicato un dato relativamente accomodante sul PCE core, pari al 5,0% su base annua e allo 0,2% su base mensile, in calo rispetto allo 0,5% del mese precedente. Due in discesa, uno deve ancora arrivare e il sentiment di mercato è stato notevolmente positivo. La giornata di venerdì ha tolto un po’ di vigore alla propensione al rischio, poiché i dati mensili sull’occupazione non agricola sono risultati più robusti del previsto, con buste paga pari a 263.000 contro le previsioni di 200.000 e una crescita dei salari di +0,6% contro le previsioni di +0,3%, non proprio quello che la Fed sperava. Tuttavia, per quanto riguarda gli asset rischiosi, due dati su tre sono stati sufficienti e i mercati azionari hanno concluso la settimana in solido rialzo, nonostante qualche oscillazione sulla scia dei dati occupazionali di venerdì. Altrove, anche l’inflazione headline preliminare europea è risultata più contenuta e pari al 10% in calo rispetto al 10,6%, registrando il primo calo in 16 mesi e contribuendo a migliorare il sentiment. Con l’inflazione che resta ancora il principale driver macroeconomico per tutte le asset class, le correlazioni sono rimaste elevate, con l’S&P 500 che ha registrato un rendimento dell’1,2% e i rendimenti a 10 anni che sono scesi sotto il 3,50% per la prima volta da settembre. Anche la volatilità implicita si è ridotta, con l’indice Vix che è sceso al di sotto di 20, segno che gli investitori si sentono più tranquilli in vista della fine dell’anno, ulteriormente favoriti da un dollaro più debole. Per quanto riguarda l’inflazione e la politica monetaria, il prossimo evento importante sarà il dato del CPI statunitense il 13 dicembre, seguito dalla decisione sui tassi della Fed il 14. Nonostante un quadro inflazionistico in lieve miglioramento, l’altro lato dell’equazione ha continuato a peggiorare. Il PMI manifatturiero statunitense ISM si è attestato a 49, registrando la prima contrazione dal 2020. Il PMI manifatturiero europeo si attesta ora a 47,1, saldamente in territorio recessivo, con il Regno Unito che mostra una particolare debolezza a 46,5, leggermente migliore delle aspettative ma al di sotto della soglia dei 50 per il quarto mese consecutivo. Anche le esportazioni tedesche sono risultate significativamente più deboli del previsto, facendo presagire ulteriori sofferenze per la più grande economia europea. Mentre i dati macro dei mercati sviluppati rimangono saldamente orientati verso la recessione, i crescenti segnali di un possibile allentamento della posizione della Cina sulle restrizioni COVID hanno portato al rafforzamento dei prezzi di alcune materie prime e di altri asset legati alla Cina. Una ripresa significativa dell’attività economica cinese nel 2023 contribuirebbe a rafforzare il quadro della crescita a livello globale, ma la cautela rimane all’ordine del giorno, poiché il percorso della Cina verso la riapertura è tutt’altro che chiaro. In prospettiva, prevediamo che la crescita prenderà il posto dell’inflazione come focus principale del mercato in un futuro non troppo lontano. La retorica delle banche centrali inizia a puntare in questa direzione, ma non lo sapremo con certezza fino a quando il picco dell’inflazione non sarà definitivamente alle spalle. Per ora, tutti gli occhi sono puntati sul CPI e la crescita rimane in secondo piano.

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Commento PIMCO – Asset Allocation Outlook: Meno rischio e più rendimento in portafoglio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2022

A cura di Erin Browne, Geraldine Sundstrom e Emmanuel S. Sharef parte del team Multi-Asst di PIMCO e tratto dall’ultimo Asset Allocation Outlook di Pimco: – La cautela è opportuna in un periodo di inflazione elevata e di rallentamento economico. Tuttavia, la volatilità sui mercati finanziari nel 2022 ha creato interessanti opportunità di investimento. Un rapido cambiamento delle condizioni macroeconomiche nel corso del 2022 e l’impatto sui mercati finanziari ha alterato in misura significativa l’attrattiva relativa delle classi di attivo. I mercati stanno passando da un mondo “TINA” (there is no alternative, “non c’è alternativa” all’azionario) a uno scenario nel quale l’obbligazionario è sempre più interessante. Prima di tornare a considerare gli attivi rischiosi come investimenti interessanti attenderemo che cambino diverse condizioni che monitoriamo. Innanzitutto, per acquistare fiducia nelle stime di fair value, abbiamo bisogno di prove convincenti che l’inflazione abbia raggiunto il picco e che il tasso di interesse “privo di rischio” si sia stabilizzato. Con la Federal Reserve americana che resta determinata a domare l’inflazione, c’è tuttora rischio al rialzo per il ciclo dei tassi ufficiali e la banca centrale americana valuta attentamente il rischio di hard landing.Inoltre, crediamo che le stime degli utili societari a livello globale restino troppo alte e dovranno essere riviste al ribasso a mano a mano che le imprese sempre più registreranno fondamentali in deterioramento. L’epoca della politica monetaria non convenzionale seguita alla crisi finanziaria globale ha raggiunto il culmine durante la pandemia di COVID-19, con il valore di mercato del debito globale con rendimento negativo che ha toccato il picco a oltre 18000 miliardi di Dollari secondo Bloomberg. Alla fine del 2021, un investitore americano doveva avventurarsi nel debito denominato in Dollari dei mercati emergenti per trovare una classe di attivo in linea con i rendimenti dell’S&P. Solo 11 mesi dopo, gli investitori possono mirare a un rendimento assoluto più alto con le obbligazioni investment grade globali senza neppure prendere in considerazione il profilo più rischioso dell’azionario. I rendimenti degli utili azionari sono rimasti indietro rispetto all’aumento dei tassi, il che a nostro avviso è un altro segnale che l’azionario è costoso e rende gli altri attivi più interessanti in confronto A nostro avviso, il reddito fisso è diventato più interessante rispetto alle azioni se si considera l’orizzonte secolare (a più lungo termine). Con la transizione dell’economia da decenni di globalizzazione a un mondo più frammentato in cui i governi e le aziende si concentrano sulla costruzione della resilienza, ci aspettiamo un’inversione di tendenza di alcuni dei venti di coda dell’era precedente per i rendimenti azionari. Dopo un anno di ribassi sostenuti indotti dalle banche centrali che hanno riguardato la maggior parte delle classi di attivo, e con molti investitori spinti a ridurre ampiamente il rischio nei loro portafogli sia per la duration che per l’azionario, i mesi a venire potrebbero portare eventi cruciali che interrompano quel trend. Il nostro scenario di base di rallentamento economico o recessione porterebbe distruzione della domanda e allentamento delle pressioni inflazionistiche, il che implica altresì che negli Stati Uniti il tasso sui fed funds potrebbe raggiungere il picco agli inizi del 2023. Se la Fed sarà in grado di fare una pausa o addirittura ridurre i tassi in un contesto di inflazione in decelerazione, questo potrebbe limitare la profondità di una recessione negli Stati Uniti e tracciare un percorso verso un contesto economico più normale nel quale le differenti classi di attivo tendano a rispondere in modi diversi nelle diverse fasi del ciclo economico (anziché rispondere in generale nello stesso modo – deludente – come avvenuto nel 2022). Gli investitori dovrebbero pertanto considerare non solo come posizionarsi per l’ingresso in una recessione ma anche come investire con l’evolvere della recessione, e quali indicatori tenere d’occhio nel valutare di aumentare la propria esposizione agli attivi rischiosi. Le regole da manuale sul ciclo economico e sul ciclo di rialzo dei tassi di stampo tipico possono essere una guida utile ma è importante considerare anche le differenze di questo ciclo. Una volta che la recessione sarà in corso e l’iniziale riduzione dell’indebitamento sarà largamente avvenuta, ci aspettiamo che gli spread del credito investment grade di alta qualità comincino anch’essi a contrarsi. Questa volta, si parte da bilanci societari che sono in generale solidi e riteniamo improbabile un’ondata di default, soprattutto considerando la continua attenzione della Fed alla stabilità finanziaria e al funzionamento dei mercati del credito. Il repentino mutamento delle condizioni macroeconomiche nel corso del 2022 ha portato in primo piano la cautela. I contemporanei ribassi sui mercati azionari e obbligazionari, non sperimentati da decenni, hanno lasciato molti investitori in attesa di maggiori certezze sul percorso dei tassi di interesse e sulla gravità di una recessione che si profila all’orizzonte.Noi di PIMCO crediamo che serva cautela in un periodo di inflazione elevata e rallentamento economico. Tuttavia, la volatilità sui mercati finanziari nel corso del 2022 ha creato diverse opportunità appetibili di investimento. Soprattutto, al momento riscontriamo ampie evidenze che forniscono solidi motivi di breve e lungo termine per investire in obbligazioni. I rendimenti più elevati di partenza hanno accresciuto il potenziale di rendimento di lungo termine, mentre le obbligazioni di qualità superiore dovrebbero riprendere il loro ruolo di componente affidabile di diversificazione rispetto all’azionario in una recessione. Crediamo che gli investitori debbano essere cauti e selettivi nell’approccio all’azionario, agli attivi reali e ad altri mercati a maggior rischio e puntare alle migliori opportunità su base relativa tra le diverse classi di attivo e all’interno di esse. Inoltre, sarà di cruciale importanza posizionare i portafogli in modo tale che abbiano un assetto capace di superare ulteriore volatilità e trarre benefici dalle dislocazioni nel prossimo ciclo economico. Mentre ci lasciamo alle spalle il contesto “TINA” che ha caratterizzato molta parte del trascorso decennio, il menu si è ampliato e gli investitori dovrebbero essere rincuorati dalle opportunità all’orizzonte. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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PIMCO: In attesa del dato sull’inflazione USA

Posted by fidest press agency su martedì, 8 novembre 2022

A cura di Tiffany Wilding, North American Economist e Allison Boxer, Economist di PIMCO. Ancora una volta tutti gli occhi saranno puntati sul dato dell’inflazione negli Stati Uniti (IPC). Riteniamo che l’IPC core aumenterà dello 0,45% mese su mese (m/m), un dato moderatamente meno negativo rispetto al ritmo dello 0,6% mese su mese registrato a settembre, e che aumenta il rischio di una sorpresa al ribasso rispetto al consenso (0,5% m/m). In questo modo, l’IPC core scenderebbe al 6,5% su base annua. Riteniamo che i fattori di spinta saranno simili a quelli dell’ultima volta, con l’attenzione rivolta ancora all’entità con cui il precedente vigore nei mercati degli affitti si sta tuttora manifestando nelle rilevazioni dell’IPC. Parallelamente, vediamo alcuni motivi a favore di un miglioramento modesto e un maggiore rischio di ribasso rispetto agli ultimi mesi. È importante notare che, anche se vediamo maggiori rischi di ribasso in ottobre, pensiamo che ciò sia dovuto a fattori una tantum che probabilmente faranno marcia indietro nei prossimi mesi. In primo luogo, i servizi sanitari dovrebbero sostenere un dato dell’IPC core complessivo un po’ più modesto a partire da questo mese. Ricordiamo che il Bureau of Labor Statistics utilizza la metodologia degli utili non distribuiti che si avvale di dati pubblicati solo una volta all’anno e con un certo ritardo. L’IPC ha beneficiato della solidità dei margini delle assicurazioni sanitarie dovuta alla scarsità di interventi nel 2020 durante la pandemia, ma ciò si ridurrà a partire da questo rapporto. In secondo luogo, ci aspettiamo un certo rischio di ribasso per i prezzi dei beni al dettaglio a causa di un certo anticipo nelle promozioni per la stagione dello shopping natalizio che ha visto una sorta di versione anticipata del Prime Day di Amazon. Se dovessimo assistere a una maggiore scontistica nel mese di ottobre, questa verrebbe probabilmente compensata da una minore attività promozionale più avanti nel corso della stagione degli acquisti natalizi. In terzo luogo, riteniamo che i prezzi delle auto usate potrebbero indebolirsi anche questo mese. C’è molta più incertezza del solito, data la contrapposizione tra i prezzi all’ingrosso più bassi degli ultimi mesi e la domanda generata dalla distruzione dei veicoli a causa dell’uragano Ian. Sebbene prevediamo per i prossimi mesi un generale rischio di rialzo dell’IPC dovuto all’uragano, pensiamo che sia possibile che gli effetti ritardati dell’indebolimento dei prezzi all’ingrosso continuino a emergere nell’IPC di ottobre. Nel frattempo, si prevede un peggioramento dell’IPC complessiva (consenso al +0,7% m/m contro il precedente 0,4% m/m). Di recente, i prezzi dell’energia sono aumentati e gli indicatori di alta frequenza suggeriscono un andamento dell’inflazione alimentare leggermente migliore, ma ancora allarmante. L’Università del Michigan pubblicherà ugualmente i dati preliminari sulle aspettative di inflazione di novembre, anche se venerdì i mercati sono chiusi negli Stati Uniti per il Veteran’s Day.

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Commento PIMCO – POST meeting FED

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 novembre 2022

A cura di Tiffany Wilding, North American Economist e Allison Boxer, Economist di PIMCO. Come ampiamente previsto, la Fed ha completato il suo storico 4° rialzo dei tassi da 75 punti base di fila, poiché ulteriori sorprese al rialzo dell’inflazione dalla riunione del FOMC di settembre hanno giustificato un aggiuntivo rapido inasprimento della politica monetaria. Ciò ha portato il tasso dei Fed funds a un intervallo del 3,75-4%, significativamente al di sopra della stima media di lungo periodo della Fed pari al 2,5%, in quanto l’inflazione troppo elevata continua a giustificare una politica monetaria restrittiva.La Fed ha inoltre modificato la forward guidance contenuta nello statement per sottolineare l’entità dell’inasprimento fino ad oggi e il ritardo con cui la politica monetaria influisce sull’economia. Sebbene il linguaggio del comunicato lasciasse aperta la porta a un’ulteriore continuazione dei rialzi dei tassi di 75 pb, abbiamo interpretato i cambiamenti come la preparazione a una pausa nel ciclo di rialzi all’inizio del 2023.Durante la conferenza stampa, il presidente Powell ha anche accennato al fatto che la Fed potrebbe infine raggiungere un tasso terminale più elevato rispetto a quanto previsto a settembre.Nel complesso, la dichiarazione e la conferenza stampa non hanno modificato la nostra opinione secondo cui la Fed si fermerà probabilmente tra il 4,5% e il 5%. Prevediamo separatamente una recessione negli Stati Uniti all’inizio del 2023, che, a nostro avviso, limiterà la propensione della Fed a ulteriori rialzi dei tassi, nonostante un’inflazione ancora elevata. Tuttavia, riteniamo che la Fed non taglierà i tassi fino a quando l’inflazione non inizierà a scendere nel corso dell’anno.

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PIMCO: BCE verso la neutralità

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO. Le pressioni inflazionistiche rimangono elevate e il Consiglio direttivo mira a portare rapidamente i tassi di riferimento in territorio neutrale. Riteniamo che la BCE aumenterà i tassi di riferimento di altri 75 punti base nella riunione di ottobre. Ci aspettiamo un ulteriore rialzo di 50 punti base a dicembre, che porterebbe il tasso di riferimento al 2% e verso la fascia alta della maggior parte delle stime di una configurazione neutrale dei tassi di riferimento per l’area euro. Riteniamo che il Consiglio direttivo chiarirà che un’impostazione neutrale della politica potrebbe non essere appropriata in tutte le condizioni e ci aspettiamo una transizione verso incrementi di 25 punti base l’anno prossimo, quando il ciclo di rialzo passerà dalla normalizzazione all’inasprimento della politica. La BCE antepone la lotta all’inflazione alle preoccupazioni per la crescita, la conformazione macroeconomica rimane complessa e i rischi politici elevati.Ulteriori riflessioni: – Tassi di interesse: Il mercato prevede un rialzo dei tassi di 140 punti base entro la fine di quest’anno e di altri 100 punti base nel primo semestre del prossimo anno. Rimane una notevole incertezza su quale possa essere il tasso neutrale per l’area euro, ma qualsiasi punto nell’intervallo tra l’1,25% e il 2,0% in termini nominali sembra plausibile. Attualmente le valutazioni di mercato suggeriscono quindi un territorio piuttosto restrittivo per la BCE, con un picco del tasso di riferimento del 3,15% intorno alla metà del prossimo anno. Il tasso terminale previsto dal mercato appare ragionevole alla luce delle informazioni attuali, della grande incertezza sulle dinamiche dell’inflazione e rispetto ad altre importanti aree dei mercati sviluppati, come il Regno Unito o gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il programma di acquisto di emergenza per la pandemia (PEPP), il Consiglio direttivo intende attualmente reinvestire le scadenze almeno fino alla fine del 2024. Per quanto riguarda il programma standard di acquisto di asset (APP), il Consiglio intende attualmente reinvestire le scadenze per un prolungato periodo di tempo oltre la data in cui inizierà ad aumentare i tassi di interesse di riferimento. La cessazione passiva dei reinvestimenti drenerebbe liquidità senza aggiungere collaterale al sistema, mentre la vendita attiva di obbligazioni scambierebbe le riserve con il collaterale, una mossa che renderebbe disponibili obbligazioni di alta qualità e contribuirebbe a ridurre la scarsità di collaterale. Sebbene non ci aspettiamo che la BCE ceda attivamente i titoli di Stato in portafoglio in tempi brevi, ci aspettiamo una maggiore discussione e comunicazione sulle dimensioni del bilancio della BCE nelle prossime riunioni di politica, dato che l’istituto di Francoforte si sta avvicinando ad un’impostazione ampiamente neutrale dei tassi di riferimento. Nella riunione di luglio, la BCE ha dichiarato che “nel contesto della normalizzazione della politica, il Consiglio direttivo valuterà le opzioni per remunerare le riserve di liquidità in eccesso”. La Presidente Lagarde ha fatto riferimento alla parte della dichiarazione relativa alla remunerazione delle riserve quando ha risposto a una domanda su possibili modifiche dei tassi TLTRO durante il Q&A, il che suggerisce che la BCE prevede di compensare il beneficio per le banche derivante da condizioni TLTRO favorevoli attraverso una riduzione della remunerazione media delle riserve. Dato che il tasso applicato ai prestiti TLTRO dopo il giugno 2022 corrisponde al tasso medio dei depositi fissato dalla banca centrale durante l’intera durata dell’operazione, le banche sono ancora incentivate a mantenere la loro liquidità in TLTRO, poiché il tasso di prestito sarebbe inferiore al tasso applicato ai depositi presso le banche centrali durante i rialzi dei tassi. Da allora sono mancati i dettagli e a settembre la BCE ha lasciato invariate le condizioni del TLTRO e ha deciso di remunerare tutte le riserve in eccesso al tasso sui depositi. Sebbene riteniamo che l’approccio più semplice sia quello di modificare le condizioni TLTRO, la BCE potrebbe invece decidere di remunerare la maggior parte delle riserve bancarie al tasso sui depositi, ad eccezione di una parte delle riserve relative ai prestiti TLTRO. Pur non ritenendo imminente un annuncio, le opzioni a medio termine includono un nuovo strumento garantito o non garantito a disposizione degli operatori di mercato che non hanno accesso ai depositi overnight presso la BCE, oppure l’emissione su larga scala di certificati di debito della BCE a breve termine. Pur essendo emessi a favore delle banche, i certificati di debito della BCE possono essere negoziati sul mercato secondario, dove potrebbero essere acquistati da soggetti non bancari. Un’emissione consistente di certificati di debito della BCE aumenterebbe la quantità di garanzie di alta qualità nel sistema e dovrebbe essere accettata da tutti i prestatori di obbligazioni, compresa la Bundesbank nelle sue operazioni di prestito titoli. (abstract by http://www.verinieassociati.com

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PIMCO: Picco della paura?

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2022

A cura di Joachim Fels, Global Economic Advisor di PIMCO. Escludendo il 2008, non ricordo un’atmosfera così cupa come quella che si è intravista tra i policymaker e gli investitori presenti all’ultimo incontro del FMI a Washington DC. La città è sembrata una cassa di risonanza delle preoccupazioni riguardanti le armi nucleari, le fratture geopolitiche, la mancanza di coordinamento politico, la recessione, la viscosità dell’inflazione, l’errata calibrazione delle politiche monetarie e fiscali e l’evaporazione della liquidità nei mercati. Ecco le mie considerazioni principali, oltre ad alcune riflessioni sul perché il consenso potrebbe essere diventato troppo ribassista. Inoltre, la maggior parte dei partecipanti ritiene che i rischi di questa prospettiva negativa siano sbilanciati verso il basso. I timori di un’escalation (nucleare) della guerra in Ucraina erano palpabili, così come le preoccupazioni per un’intensificazione delle tensioni commerciali e tecnologiche tra Stati Uniti e Cina. Inoltre, praticamente in ogni riunione sono emersi i timori che l’inflazione diventi ancora più viscosa e che le banche centrali siano costrette a un irrigidimento eccessivo. L’Europa è considerata più a rischio. Il sentiment negativo nei confronti dell’Europa è stato alquanto diffuso, data la vicinanza della guerra in Ucraina, la potenziale frammentazione del mercato obbligazionario con l’inasprimento della Banca Centrale Europea (BCE) e le preoccupazioni che i problemi dei fondi pensione LDI (liability-driven investment), come quelli del Regno Unito, possano diffondersi anche nel continente. Inoltre, molti ritengono che il modello economico della Germania sia in crisi, data la storica dipendenza del Paese dalla Cina per le esportazioni, dalla Russia per l’energia e dagli Stati Uniti per la sicurezza. Allo stesso modo, l’umore verso i mercati emergenti è stato piuttosto cupo, nonostante la relativa resilienza che l’asset class ha mostrato finora. Nessun Accordo del Plaza per indebolire il dollaro americano. In vista delle riunioni del FMI, alcuni speravano in un progresso orientato verso una risposta coordinata da parte delle banche centrali per fermare o addirittura invertire la continua ascesa del dollaro americano, ma i funzionari della Federal Reserve hanno chiarito che questo non è in programma e che la lotta all’inflazione ha la precedenza. Picco della paura? Pur condividendo molte di queste preoccupazioni, il contrarian che è in me è uscito dalle riunioni pensando che il consenso potrebbe essere diventato eccessivamente ribassista e che potremmo essere giunti al “picco della paura” sui mercati o quasi, per tre motivi. Resilienza del mercato del lavoro. C’è una discreta possibilità che il mercato del lavoro negli Stati Uniti e in Europa rimangano relativamente resilienti. Gran parte dell’aggiustamento del mercato del lavoro negli Stati Uniti potrebbe avvenire attraverso un aggiustamento dei posti vacanti, ancora insolitamente alti, piuttosto che attraverso l’aumento della disoccupazione, soprattutto perché le imprese potrebbero ricorrere ad un certo accumulo di manodopera dopo aver faticato a coprire le posizioni aperte durante la ripresa COVID dello scorso anno. In Europa, considerazioni analoghe da parte delle imprese e programmi di mantenimento dell’occupazione finanziati dal governo dovrebbero impedire un forte aumento della disoccupazione. Lezioni dal Regno Unito e le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. È ormai ampiamente accettato che le banche centrali hanno bisogno dell’aiuto della politica fiscale per ridurre l’inflazione in modo sostenibile; ora, questo aiuto potrebbe arrivare. Uno dei motivi è che le elezioni di midterm negli Stati Uniti a novembre sembra che possano concludersi con un Congresso diviso, il che implicherebbe uno stallo e l’impossibilità di ulteriori allentamenti fiscali nei prossimi anni. Un’altra ragione è la lezione che molti governi probabilmente trarranno dall’aver visto i mercati obbligazionari e valutari reagire all’annuncio del governo britannico di un ampio stimolo fiscale finanziato a debito, che ora è stato ampiamente annullato in risposta alle pressioni del mercato. L’inflazione alimentata dai contributi fiscali sembra ora meno probabile, il che dovrebbe aiutare le banche centrali a rispettare il proprio mandato e a mantenere ancorate le aspettative di inflazione a lungo termine. Mercati obbligazionari più tranquilli? Infine, ma non per questo meno importante, i mercati dei tassi potrebbero potenzialmente entrare in un periodo di maggiore calma dopo il brusco sell-off di quest’anno e le forti oscillazioni in risposta agli annunci fiscali del Regno Unito. I mercati già prezzano ulteriori significativi rialzi dei tassi da parte delle principali banche centrali e i livelli dei rendimenti in termini assoluti appaiono molto più attraenti di quanto non lo siano stati per molto tempo, compreso il rendimento reale dei titoli del Tesoro USA protetti dall’inflazione (TIPS, Treasury Inflation-Protected Security). Se i rendimenti obbligazionari si stabilizzeranno su questi livelli elevati anziché salire ulteriormente, ciò potrebbe anche aiutare gli asset rischiosi come le azioni a recuperare parte delle perdite registrate nel corso dell’anno e contribuire a rendere nuovamente interessanti i segmenti di alta qualità dei mercati del credito. (abstract by http://www.verinieassociati.com/)

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PIMCO: I tagli alla produzione dell’OPEC+ mostrano che la sicurezza energetica ha un prezzo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2022

A cura di Greg Sharenow, Portfolio Manager, Commodities e Real Assets, e John Devir, Portfolio Manager e Head of Americas Credit Research di PIMCO. Il piano dell’OPEC+ per ridurre la produzione di petrolio complica le prospettive economiche, inflazionistiche e geopolitiche globali e probabilmente porterà a un aumento dei prezzi delle principali materie prime. Il 5 ottobre l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e i suoi alleati hanno annunciato l’intenzione di ridurre le quote di produzione di petrolio di 2 milioni di barili al giorno (b/d) a partire da novembre. Il taglio effettivo della produzione dovrebbe essere più vicino a 1 milione di b/d, dato che la maggior parte dei Paesi membri sta già producendo al di sotto delle quote.L’OPEC+ ha sostenuto che la mossa fosse preventiva per evitare la debolezza dei prezzi nel caso in cui l’inasprimento della politica della Federal Reserve per contenere l’inflazione portasse a un rallentamento della domanda. Un’altra ragione addotta è che il mondo sta sottoinvestendo nel settore upstream del petrolio e del gas, quindi sostenere i prezzi a fronte della debolezza economica gioverà agli interessi economici a lungo termine di tutti. Con gli investimenti globali nell’upstream su base reale inferiori di circa il 25% rispetto ai livelli del 2018-2019, è certamente opportuno sostenere maggiori investimenti. Sebbene non sia stato esplicitamente dichiarato, non saremmo sorpresi se la decisione fosse stata presa anche per ricostruire la capacità di riserva nei principali Stati OPEC, che è vicina ai minimi storici, per fornire un cuscinetto per future interruzioni dell’approvvigionamento. Inoltre, è difficile non chiedersi se la proposta di un tetto al prezzo del petrolio russo da parte del Gruppo dei Sette (G-7) sia un precedente inquietante per gli altri principali produttori di petrolio, che hanno scelto di solidarizzare con la Russia a fronte delle potenziali ire dei consumatori globali. Sebbene il mercato del petrolio abbia registrato una ripresa dopo l’annuncio dell’OPEC+, questo ritracciamento è piuttosto lieve rispetto al sell-off registrato negli ultimi mesi a causa delle preoccupazioni per la crescita globale. In prospettiva, riteniamo che il mercato potrebbe sottovalutare il potenziale calo della produzione russa con l’inasprirsi delle sanzioni dell’Unione Europea. La domanda rimane un problema con l’inasprimento delle condizioni finanziarie, ma la particolarità dello scorso anno è che i mercati dell’energia e delle materie prime in generale hanno subito una certa contrazione senza che la Cina ad agire come motore di crescita. Se la Cina dovesse puntare a stimolare la propria economia per compensare i venti contrari esterni, l’impatto sui mercati delle materie prime compenserebbe probabilmente le implicazioni negative sulla domanda derivanti dall’aumento dei tassi di interesse. Con le scorte petrolifere globali vicine alla parte inferiore dell’intervallo storico, che determinano un carry positivo estremamente elevato sui mercati, riteniamo che le azioni dell’OPEC+ supportino una prospettiva di rendimento positiva. Un chiaro beneficiario di questo contesto è il settore energetico nordamericano. Le master limited partnership (MLP) e il settore energetico midstream sono i principali beneficiari, dato che la limitazione dell’offerta a livello globale richiede una continua crescita della produzione in Nord America, e le società esposte al petrolio greggio e al gas naturale liquefatto (GNL) sono le nostre espressioni preferite. L’annuncio dell’OPEC+ fornirà probabilmente ai produttori statunitensi una maggiore fiducia nell’aumento degli investimenti nei prossimi anni, il che è chiaramente positivo per l’energia midstream. Prevediamo una crescita intorno al 5% degli utili al lordo di interessi, imposte, deprezzamento e ammortamento (EBITDA) per le MLP e l’energia midstream nei prossimi 3-5 anni. Insieme all’attuale rendimento del 7,6% circa dell’indice Alerian MLP, riteniamo che le MLP offrano un interessante potenziale di rendimento totale a due cifre e l’opportunità di trarre vantaggio da un contesto globale di restrizione energetica. Anche se uno shock della domanda sarebbe negativo per i rendimenti nel breve termine, i bilanci del settore energetico sono meglio posizionati per resistere a un rallentamento economico rispetto ai cicli precedenti. Sebbene riteniamo che i mercati energetici abbiano un valore significativo per generare rendimenti e coprire il rischio d’inflazione, in uno scenario in cui l’aumento dei tassi d’interesse porti a una recessione economica (ossia un errore da falco da parte della Fed) ci aspetteremmo che i titoli azionari e i prezzi dell’energia facciano fatica. Detto questo, riteniamo che il settore energetico rappresenti un’opportunità d’investimento interessante, visti i rischi d’inflazione nei portafogli osservati in generale nell’ultimo anno. Inoltre, i prezzi a termine rimangono al di sotto dei livelli che riteniamo possano motivare l’ingresso di ulteriori e necessari capitali. Come ha detto il Segretario Generale dell’OPEC Haitham Al Ghais, “la sicurezza energetica ha il suo prezzo”. A nostro avviso, il prezzo è probabilmente più alto di quanto il mercato suggerisca attualmente.

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PIMCO: Elezioni di Midterm USA, quali le prospettive?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2022

A cura di Libby Cantrill, Managing Director, Public Policy di PIMCO A 36 giorni dalle elezioni di Midterm negli Stati Uniti, nonostante il miglioramento del contesto politico per il Presidente Biden, il calo dei prezzi del gas e l’entusiasmo per i Democratici significativamente più alto rispetto a pochi mesi fa, è ancora molto probabile che la Camera dei Rappresentanti passi sotto il controllo repubblicano. Ricordiamo che alla Camera vi sono 435 seggi, tutti in palio alle elezioni di novembre, e i democratici a novembre avranno una maggioranza di soli 5 seggi, il che significa un margine di errore molto ridotto. Con tutti i seggi in palio, la Camera è considerata un’elezione nazionale, più indicativa dell’umore del Paese e dello spirito generale, e tipicamente un referendum sul partito al potere. A tal fine, l’umore nazionale, pur essendo migliorato, è ancora negativo, con un’ampia minoranza di elettori che pensa che il Paese sia sulla strada sbagliata; l’inflazione e l’economia continuano a essere uno dei temi più importanti, se non il più importante, sia per gli elettori repubblicani sia per quelli democratici, mentre allo stesso tempo la maggioranza degli elettori pensa che i repubblicani siano più preparati a gestire la sfera economica. Il Generic Ballot – il sondaggio che storicamente ha un potere predittivo relativamente alto nelle elezioni di metà mandato per la Camera – prevede ancora la parità, ma gli esperti in materia elettorale hanno riscontrato che storicamente i democratici hanno bisogno di un vantaggio significativo nel Generic Ballot per superare alcune delle distorsioni strutturali di questo sondaggio.Un elemento importante, secondo il Cook Political Report, è che i democratici dovrebbero “fare il pieno” di seggi in bilico alla Camera; secondo tale analisi, ci sono 31 seggi in bilico e, per mantenere la maggioranza, i democratici dovrebbero conquistarne 26 su 31. La situazione è resa ancora più difficile dal fatto che 22 dei 31 seggi in bilico sono presidiati dai democratici e solo 9 dai repubblicani, il che significa che i repubblicani difendono meno seggi vulnerabili e hanno bisogno di mantenere solo una frazione dei seggi in bilico per riconquistare la Camera.In conclusione: L’ipotesi di base è che i repubblicani vincano alla Camera, ma con un numero di seggi inferiore a quello che sembrava possibile fino a pochi mesi fa. I dati sembrano indicare che i repubblicani otterranno 10-20 seggi (rispetto ai 20-30 attesi all’inizio dell’estate), lasciando loro una maggioranza piuttosto esigua, che potrebbe condizionare le decisioni politiche quotidiane, come il finanziamento delle attività governative e l’aumento del tetto del debito. Una vittoria è comunque una vittoria: quindi, dal punto di vista dei mercati, una maggioranza repubblicana alla Camera, a prescindere dall’ampiezza della maggioranza stessa, significherà che l’agenda legislativa di Biden è di fatto congelata (anche se si potrebbero trovare dei compromessi su temi come le criptovalute e la sicurezza energetica). Il Senato: Come abbiamo detto più volte, il Senato è molto diverso rispetto alla Camera, con solo un terzo dei 100 seggi del Senato in palio e i democratici che presidiano meno seggi (14) dei repubblicani (20). La competizione al Senato tende ad essere molto più incentrata sui candidati e a essere guidata dalla raccolta di fondi; inoltre dipende dalle peculiarità degli Stati. I democratici hanno maggioranze molto ristrette e devono effettivamente aggrapparsi a ogni seggio del Senato per mantenere la maggioranza. In pratica, il controllo del Senato si ridurrà a poche sfide decisive; tra queste, tuttavia, sono quattro in particolare che, probabilmente, decreteranno il dominio del Senato, tra cui la sfida della Georgia (attualmente stato democratico), del Nevada (democratico), della Pennsylvania (repubblicano) e del Wisconsin (repubblicano). In conclusione: A 36 giorni dalle elezioni di metà mandato, il Senato è in ballottaggio, anche se le probabilità di mantenere il Senato sono leggermente a favore dei democratici. Se i democratici vincono, la maggioranza rimarrà sottile come la lama di un rasoio – un buon risultato si tradurrebbe in una loro maggioranza per 52 a 48, lo stesso sarebbe anche per i repubblicani, per i quali un buono scrutinio si tradurrebbe comunque in una maggioranza altrettanto stretta. Per chiarire: un Senato repubblicano rappresenterebbe una sfida per il Presidente Biden, poiché i repubblicani controllerebbero l’agenda e potrebbero rendere molto più difficile per Biden nominare i suoi candidati per la magistratura e l’amministrazione; tuttavia, finché la Camera sarà repubblicana, il Senato rappresenterà un problema di minore entità per i mercati. (abstract by http://www.verinieassociati.com)

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PIMCO: L’offerta, un freno alla crescita?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

A cura di Gene Frieda, Global Strategist, e Tiffany Wilding, North American Economist, di PIMCO. A seguito delle conseguenze della guerra in Ucraina, è quasi certo che l’Europa subirà una recessione più profonda rispetto agli Stati Uniti. Anche l’economia del Regno Unito appare particolarmente vulnerabile a causa dei suoi forti legami commerciali con l’Europa e della più generale dipendenza dalle importazioni di energia elettrica. Ciononostante, è probabile che i tassi di interesse nell’area dell’euro e nel Regno Unito finiscano per essere molto più alti di quanto ci si sarebbe potuto aspettare per economie con tassi di crescita potenziali e di politica neutrale Bassi. I mercati potrebbero essersi resi conto di questa prospettiva, la scorsa settimana. I rendimenti dei gilt britannici sono saliti vertiginosamente nonostante il rialzo dei tassi della Banca d’Inghilterra (BoE) sia stato meno aggressivo del previsto: la BoE ha aumentato di 50 punti base (pb) rispetto ai 68 pb che erano stati prezzati dal mercato prima dell’annuncio di giovedì. In effetti, il rendimento del gilt britannico a 10 anni, pari al 3,8% al momento della stesura di questo articolo, è al livello più alto dal 2011. Analogamente, anche i rendimenti dei bund tedeschi sono aumentati, con il bund decennale al 2,1% – il livello più alto dal 2013 – anche se non così drammaticamente come nel Regno Unito Forse l’aspetto più interessante è che, a fronte del peggioramento delle prospettive di inflazione negli Stati Uniti e della sostanziale revisione al rialzo da parte della Federal Reserve delle sue previsioni per il tasso d’interesse a brevissimo termine (overnight), i tassi di interesse governativi dell’area euro e UK sono aumentati a un ritmo più rapido rispetto ai tassi analoghi negli Stati Uniti. A nostro avviso, vi sono diversi motivi per cui le economie dell’area dell’euro e del Regno Unito potrebbero registrare tassi molto più elevati rispetto alla loro storia e potenzialmente alla pari con gli Stati Uniti. In primo luogo, a differenza degli Stati Uniti, le politiche fiscali europee e britanniche continuano a essere espansive e tendono ad allentarsi ulteriormente. Gli sforzi per attutire l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia su consumatori e imprese sono diventati la principale priorità politica di questi governi. Nel Regno Unito è stato appena annunciato un ampio pacchetto fiscale che dovrebbe passare in Parlamento. Tra le altre cose, il pacchetto prevede un taglio generalizzato delle imposte e un tetto massimo ai costi energetici per le famiglie, per un ammontare pari a circa il 4%-5% del PIL solo nel primo anno. Nel frattempo, anche l’area Euro si è mossa per espandere la spesa pubblica sotto forma di trasferimenti e sussidi fiscali nel tentativo di attenuare gli effetti negativi sui redditi discrezionali dell’aumento dei costi energetici, anche se gli importi aggregati non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli proposti nel Regno Unito. Gli stimoli fiscali che favoriscono la domanda appaiono problematici di fronte alle limitazioni dell’offerta che queste economie devono affrontare. La politica del Regno Unito di fissare un tetto massimo ai prezzi dell’energia dovrebbe contribuire a mitigare il forte incentivo che i prezzi più alti forniscono al risparmio energetico. Inoltre, lo stimolo fiscale a fronte di mercati del lavoro già rigidi nel Regno Unito e nell’area Euro significa che le politiche monetarie e fiscali lavorano essenzialmente in modo incrociato: una politica monetaria più restrittiva dovrà probabilmente compensare l’ulteriore stimolo fiscale In secondo luogo, dato che la causa dell’inflazione in Europa è molto più legata agli shock dell’offerta di energia e prodotti alimentari che alla contrazione della domanda, una recessione di simile entità avrà probabilmente un impatto minore sull’inflazione spot rispetto agli Stati Uniti. Di conseguenza, la riduzione dell’inflazione spot nell’area Euro e nel Regno Unito richiede probabilmente un orientamento restrittivo della politica monetaria nonostante le prospettive di recessione In terzo luogo, il conseguimento di incrementi dell’offerta di lavoro nel breve periodo appare meno probabile nell’area Euro. Con il tasso di partecipazione dell’area Euro vicino ai massimi storici, riteniamo che una recessione del costo della vita in Europa abbia meno probabilità di riportare i lavoratori sul mercato del lavoro. Certo, l’accelerazione dell’inflazione in tutte le economie sviluppate aumenta gli incentivi alla ricerca di un’occupazione, poiché fa salire il costo reale dell’opportunità di non lavorare. Tuttavia, i margini per la potenziale realizzazione di questi benefici per l’offerta di lavoro sembrano migliori negli Stati Uniti, dove i tassi di partecipazione alla forza lavoro, compreso il cosiddetto tasso di età primaria (partecipazione dei giovani tra i 25 e i 55 anni) è ancora inferiore ai livelli pre-pandemia.Infine, e forse l’aspetto più importante, nonostante l’indebolimento della domanda interna, i prezzi elevati dell’energia hanno intaccato l’avanzo delle partite correnti dell’area dell’euro e hanno spinto il deficit strutturale del Regno Unito ai massimi storici. Il dollaro USA, ponderato su base commerciale, si è apprezzato del 9% nel 2022, al momento in cui scriviamo. Al contrario, l’euro e la sterlina si sono deprezzati rispettivamente del 12% e del 16%. Ciò fornisce un’ulteriore spinta inflazionistica che la Banca Centrale Europea (BCE) e la Banca d’Inghilterra devono affrontare. E, cosa ancora più preoccupante, pone le premesse affinché le banche centrali dei mercati sviluppati rimangano bloccate in un ciclo di inasprimento competitivo, in cui gli aumenti sincronizzati dei tassi d’interesse che si autoavverano si interrompono solo quando diventa chiaro che l’economia globale ha sofferto di un inasprimento aggregato che ha un impatto molto più significativo della somma delle parti. In poche parole, è molto più difficile progettare un atterraggio morbido se l’offerta potenziale è stata distrutta o non risponde più all’aumento dei prezzi. La BCE e la BoE sembrano avere poca scelta se non quella di aggravare lo shock negativo dell’offerta di energia sulla produzione con un’ulteriore distruzione della domanda. Naturalmente, il percorso diventa più difficile in presenza di ulteriori stimoli fiscali e di valute in deprezzamento. Questo è il motivo principale per cui la politica monetaria potrebbe finire per essere molto più restrittiva nel Regno Unito e in Europa rispetto agli Stati Uniti. Ebbene l’Europa subirà quasi certamente uno shock di crescita più grave di quello degli Stati Uniti, è molto probabile che la sorte delle politiche monetarie, e di conseguenza dei tassi di interesse, sia simile in termini assoluti. Laddove è l’offerta a frenare, le vecchie regole della politica monetaria potrebbero non essere più applicabili.

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PIMCO: i 75 sono i nuovi 25

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2022

A cura di Joachim Fels, Global Economic Advisor di PIMCO Sono ormai lontani i tempi in cui le banche centrali muovevano i tassi solo con incrementi di 25 punti base. La scorsa settimana sia la Banca Centrale Europea che la Banca del Canada hanno aumentato i tassi ufficiali di 75 punti base, seguendo le orme della Federal Reserve con due aumenti da 75 punti base a giugno e luglio. Inoltre, dopo l’ennesima sorpresa al rialzo dell’inflazione statunitense CPI di questa settimana, la Fed sembra destinata a continuare la stretta a questo ritmo la prossima settimana e forse ancora a novembre e dicembre. Inoltre, i mercati stanno prezzando una probabilità superiore al 50% che la prossima mossa della Banca of England e della BCE sia un rialzo di 75 punti base piuttosto che di 50. Il perché i 75 punti base siano la nuova normalità in questa fase del ciclo di inasprimento è ovvio: di fronte a continui e massicci overshoot dell’inflazione, le banche centrali si stanno concentrando fortemente sul mantenimento dell’ancoraggio delle aspettative di inflazione a lungo termine. Attualmente i funzionari sembrano tutti guidati dal vecchio detto secondo il quale solo i falchi vanno nel paradiso dei banchieri centrali e sono quindi determinati, per usare le parole di Jerome Powell, a “continuare così finché il lavoro non sarà finito”. Ma come faranno i banchieri centrali e gli operatori di mercato a sapere quando il lavoro sarà concluso e sarà opportuno fare una pausa? Data l’incertezza sul livello del tasso di interesse neutro non osservato, i funzionari hanno chiarito di voler vedere l’inflazione su un prolungato percorso di ribasso, che interpreto come almeno diversi mesi di calo dell’inflazione core. Tale percorso discendente potrebbe rimanere irraggiungibile per diverso tempo, soprattutto negli Stati Uniti, data l’accelerazione degli aumenti salariali, che sono importanti motori dell’inflazione del settore dei servizi, e la prospettiva di prolungati forti aumenti della componente shelter del CPI.Non è chiaro quale sia il livello terminale dei tassi necessario per completare il lavoro, ma il sospetto è che sia superiore al picco del 4,25% per il tasso sui Fed Funds che i mercati stanno prezzando in questo momento. È abbastanza chiaro, tuttavia, che il lavoro non può essere indolore. I mercati finanziari dovranno soffrire ancora perché le condizioni finanziarie sono il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, ed è probabile che ciò sia imminente man mano che le banche centrali continuano ad aumentare i tassi e la Fed riduce il proprio bilancio.Nonostante un probabile atterraggio duro sotto forma di recessione nelle economie dei mercati sviluppati, una rapida svolta della banca centrale da un rialzo dei tassi a un loro taglio appare molto improbabile, a meno che non si verifichi un grave crollo finanziario o un massiccio attacco di “disinflazione immacolata” dal nulla. I banchieri centrali vorranno evitare gli errori delle politiche di stop-go degli anni ’70, quando i loro predecessori invertirono la rotta subito dopo che l’inflazione aveva raggiunto il picco, gettando così le basi per il successivo periodo di inflazione verso picchi ancora più elevati. Un duraturo stallo dei tassi a livelli più alti sembra quindi più probabile dell’inversione dei tassi della Fed che è prezzata nella curva a termine per il prossimo anno.Questo ci porta all’ultimo punto, che abbiamo già sottolineato nel Secular Outlook di quest’anno: Sebbene la prossima recessione dovrebbe essere relativamente contenuta, data l’assenza di grandi squilibri nel settore privato, è improbabile che sia seguita da una ripresa a forma di V, perché la viscosità dell’inflazione impedirà alle banche centrali di allentare la politica monetaria in modo significativo in tempi brevi. Inoltre, le tutele per i mercati finanziari saranno minori, poiché le banche centrali non verranno in soccorso con la stessa rapidità e prontezza degli ultimi due decenni. L’inverno sta arrivando.

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