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PIMCO: Elezioni di Midterm USA, quali le prospettive?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2022

A cura di Libby Cantrill, Managing Director, Public Policy di PIMCO A 36 giorni dalle elezioni di Midterm negli Stati Uniti, nonostante il miglioramento del contesto politico per il Presidente Biden, il calo dei prezzi del gas e l’entusiasmo per i Democratici significativamente più alto rispetto a pochi mesi fa, è ancora molto probabile che la Camera dei Rappresentanti passi sotto il controllo repubblicano. Ricordiamo che alla Camera vi sono 435 seggi, tutti in palio alle elezioni di novembre, e i democratici a novembre avranno una maggioranza di soli 5 seggi, il che significa un margine di errore molto ridotto. Con tutti i seggi in palio, la Camera è considerata un’elezione nazionale, più indicativa dell’umore del Paese e dello spirito generale, e tipicamente un referendum sul partito al potere. A tal fine, l’umore nazionale, pur essendo migliorato, è ancora negativo, con un’ampia minoranza di elettori che pensa che il Paese sia sulla strada sbagliata; l’inflazione e l’economia continuano a essere uno dei temi più importanti, se non il più importante, sia per gli elettori repubblicani sia per quelli democratici, mentre allo stesso tempo la maggioranza degli elettori pensa che i repubblicani siano più preparati a gestire la sfera economica. Il Generic Ballot – il sondaggio che storicamente ha un potere predittivo relativamente alto nelle elezioni di metà mandato per la Camera – prevede ancora la parità, ma gli esperti in materia elettorale hanno riscontrato che storicamente i democratici hanno bisogno di un vantaggio significativo nel Generic Ballot per superare alcune delle distorsioni strutturali di questo sondaggio.Un elemento importante, secondo il Cook Political Report, è che i democratici dovrebbero “fare il pieno” di seggi in bilico alla Camera; secondo tale analisi, ci sono 31 seggi in bilico e, per mantenere la maggioranza, i democratici dovrebbero conquistarne 26 su 31. La situazione è resa ancora più difficile dal fatto che 22 dei 31 seggi in bilico sono presidiati dai democratici e solo 9 dai repubblicani, il che significa che i repubblicani difendono meno seggi vulnerabili e hanno bisogno di mantenere solo una frazione dei seggi in bilico per riconquistare la Camera.In conclusione: L’ipotesi di base è che i repubblicani vincano alla Camera, ma con un numero di seggi inferiore a quello che sembrava possibile fino a pochi mesi fa. I dati sembrano indicare che i repubblicani otterranno 10-20 seggi (rispetto ai 20-30 attesi all’inizio dell’estate), lasciando loro una maggioranza piuttosto esigua, che potrebbe condizionare le decisioni politiche quotidiane, come il finanziamento delle attività governative e l’aumento del tetto del debito. Una vittoria è comunque una vittoria: quindi, dal punto di vista dei mercati, una maggioranza repubblicana alla Camera, a prescindere dall’ampiezza della maggioranza stessa, significherà che l’agenda legislativa di Biden è di fatto congelata (anche se si potrebbero trovare dei compromessi su temi come le criptovalute e la sicurezza energetica). Il Senato: Come abbiamo detto più volte, il Senato è molto diverso rispetto alla Camera, con solo un terzo dei 100 seggi del Senato in palio e i democratici che presidiano meno seggi (14) dei repubblicani (20). La competizione al Senato tende ad essere molto più incentrata sui candidati e a essere guidata dalla raccolta di fondi; inoltre dipende dalle peculiarità degli Stati. I democratici hanno maggioranze molto ristrette e devono effettivamente aggrapparsi a ogni seggio del Senato per mantenere la maggioranza. In pratica, il controllo del Senato si ridurrà a poche sfide decisive; tra queste, tuttavia, sono quattro in particolare che, probabilmente, decreteranno il dominio del Senato, tra cui la sfida della Georgia (attualmente stato democratico), del Nevada (democratico), della Pennsylvania (repubblicano) e del Wisconsin (repubblicano). In conclusione: A 36 giorni dalle elezioni di metà mandato, il Senato è in ballottaggio, anche se le probabilità di mantenere il Senato sono leggermente a favore dei democratici. Se i democratici vincono, la maggioranza rimarrà sottile come la lama di un rasoio – un buon risultato si tradurrebbe in una loro maggioranza per 52 a 48, lo stesso sarebbe anche per i repubblicani, per i quali un buono scrutinio si tradurrebbe comunque in una maggioranza altrettanto stretta. Per chiarire: un Senato repubblicano rappresenterebbe una sfida per il Presidente Biden, poiché i repubblicani controllerebbero l’agenda e potrebbero rendere molto più difficile per Biden nominare i suoi candidati per la magistratura e l’amministrazione; tuttavia, finché la Camera sarà repubblicana, il Senato rappresenterà un problema di minore entità per i mercati. (abstract by http://www.verinieassociati.com)

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PIMCO: L’offerta, un freno alla crescita?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

A cura di Gene Frieda, Global Strategist, e Tiffany Wilding, North American Economist, di PIMCO. A seguito delle conseguenze della guerra in Ucraina, è quasi certo che l’Europa subirà una recessione più profonda rispetto agli Stati Uniti. Anche l’economia del Regno Unito appare particolarmente vulnerabile a causa dei suoi forti legami commerciali con l’Europa e della più generale dipendenza dalle importazioni di energia elettrica. Ciononostante, è probabile che i tassi di interesse nell’area dell’euro e nel Regno Unito finiscano per essere molto più alti di quanto ci si sarebbe potuto aspettare per economie con tassi di crescita potenziali e di politica neutrale Bassi. I mercati potrebbero essersi resi conto di questa prospettiva, la scorsa settimana. I rendimenti dei gilt britannici sono saliti vertiginosamente nonostante il rialzo dei tassi della Banca d’Inghilterra (BoE) sia stato meno aggressivo del previsto: la BoE ha aumentato di 50 punti base (pb) rispetto ai 68 pb che erano stati prezzati dal mercato prima dell’annuncio di giovedì. In effetti, il rendimento del gilt britannico a 10 anni, pari al 3,8% al momento della stesura di questo articolo, è al livello più alto dal 2011. Analogamente, anche i rendimenti dei bund tedeschi sono aumentati, con il bund decennale al 2,1% – il livello più alto dal 2013 – anche se non così drammaticamente come nel Regno Unito Forse l’aspetto più interessante è che, a fronte del peggioramento delle prospettive di inflazione negli Stati Uniti e della sostanziale revisione al rialzo da parte della Federal Reserve delle sue previsioni per il tasso d’interesse a brevissimo termine (overnight), i tassi di interesse governativi dell’area euro e UK sono aumentati a un ritmo più rapido rispetto ai tassi analoghi negli Stati Uniti. A nostro avviso, vi sono diversi motivi per cui le economie dell’area dell’euro e del Regno Unito potrebbero registrare tassi molto più elevati rispetto alla loro storia e potenzialmente alla pari con gli Stati Uniti. In primo luogo, a differenza degli Stati Uniti, le politiche fiscali europee e britanniche continuano a essere espansive e tendono ad allentarsi ulteriormente. Gli sforzi per attutire l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia su consumatori e imprese sono diventati la principale priorità politica di questi governi. Nel Regno Unito è stato appena annunciato un ampio pacchetto fiscale che dovrebbe passare in Parlamento. Tra le altre cose, il pacchetto prevede un taglio generalizzato delle imposte e un tetto massimo ai costi energetici per le famiglie, per un ammontare pari a circa il 4%-5% del PIL solo nel primo anno. Nel frattempo, anche l’area Euro si è mossa per espandere la spesa pubblica sotto forma di trasferimenti e sussidi fiscali nel tentativo di attenuare gli effetti negativi sui redditi discrezionali dell’aumento dei costi energetici, anche se gli importi aggregati non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli proposti nel Regno Unito. Gli stimoli fiscali che favoriscono la domanda appaiono problematici di fronte alle limitazioni dell’offerta che queste economie devono affrontare. La politica del Regno Unito di fissare un tetto massimo ai prezzi dell’energia dovrebbe contribuire a mitigare il forte incentivo che i prezzi più alti forniscono al risparmio energetico. Inoltre, lo stimolo fiscale a fronte di mercati del lavoro già rigidi nel Regno Unito e nell’area Euro significa che le politiche monetarie e fiscali lavorano essenzialmente in modo incrociato: una politica monetaria più restrittiva dovrà probabilmente compensare l’ulteriore stimolo fiscale In secondo luogo, dato che la causa dell’inflazione in Europa è molto più legata agli shock dell’offerta di energia e prodotti alimentari che alla contrazione della domanda, una recessione di simile entità avrà probabilmente un impatto minore sull’inflazione spot rispetto agli Stati Uniti. Di conseguenza, la riduzione dell’inflazione spot nell’area Euro e nel Regno Unito richiede probabilmente un orientamento restrittivo della politica monetaria nonostante le prospettive di recessione In terzo luogo, il conseguimento di incrementi dell’offerta di lavoro nel breve periodo appare meno probabile nell’area Euro. Con il tasso di partecipazione dell’area Euro vicino ai massimi storici, riteniamo che una recessione del costo della vita in Europa abbia meno probabilità di riportare i lavoratori sul mercato del lavoro. Certo, l’accelerazione dell’inflazione in tutte le economie sviluppate aumenta gli incentivi alla ricerca di un’occupazione, poiché fa salire il costo reale dell’opportunità di non lavorare. Tuttavia, i margini per la potenziale realizzazione di questi benefici per l’offerta di lavoro sembrano migliori negli Stati Uniti, dove i tassi di partecipazione alla forza lavoro, compreso il cosiddetto tasso di età primaria (partecipazione dei giovani tra i 25 e i 55 anni) è ancora inferiore ai livelli pre-pandemia.Infine, e forse l’aspetto più importante, nonostante l’indebolimento della domanda interna, i prezzi elevati dell’energia hanno intaccato l’avanzo delle partite correnti dell’area dell’euro e hanno spinto il deficit strutturale del Regno Unito ai massimi storici. Il dollaro USA, ponderato su base commerciale, si è apprezzato del 9% nel 2022, al momento in cui scriviamo. Al contrario, l’euro e la sterlina si sono deprezzati rispettivamente del 12% e del 16%. Ciò fornisce un’ulteriore spinta inflazionistica che la Banca Centrale Europea (BCE) e la Banca d’Inghilterra devono affrontare. E, cosa ancora più preoccupante, pone le premesse affinché le banche centrali dei mercati sviluppati rimangano bloccate in un ciclo di inasprimento competitivo, in cui gli aumenti sincronizzati dei tassi d’interesse che si autoavverano si interrompono solo quando diventa chiaro che l’economia globale ha sofferto di un inasprimento aggregato che ha un impatto molto più significativo della somma delle parti. In poche parole, è molto più difficile progettare un atterraggio morbido se l’offerta potenziale è stata distrutta o non risponde più all’aumento dei prezzi. La BCE e la BoE sembrano avere poca scelta se non quella di aggravare lo shock negativo dell’offerta di energia sulla produzione con un’ulteriore distruzione della domanda. Naturalmente, il percorso diventa più difficile in presenza di ulteriori stimoli fiscali e di valute in deprezzamento. Questo è il motivo principale per cui la politica monetaria potrebbe finire per essere molto più restrittiva nel Regno Unito e in Europa rispetto agli Stati Uniti. Ebbene l’Europa subirà quasi certamente uno shock di crescita più grave di quello degli Stati Uniti, è molto probabile che la sorte delle politiche monetarie, e di conseguenza dei tassi di interesse, sia simile in termini assoluti. Laddove è l’offerta a frenare, le vecchie regole della politica monetaria potrebbero non essere più applicabili.

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PIMCO: i 75 sono i nuovi 25

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2022

A cura di Joachim Fels, Global Economic Advisor di PIMCO Sono ormai lontani i tempi in cui le banche centrali muovevano i tassi solo con incrementi di 25 punti base. La scorsa settimana sia la Banca Centrale Europea che la Banca del Canada hanno aumentato i tassi ufficiali di 75 punti base, seguendo le orme della Federal Reserve con due aumenti da 75 punti base a giugno e luglio. Inoltre, dopo l’ennesima sorpresa al rialzo dell’inflazione statunitense CPI di questa settimana, la Fed sembra destinata a continuare la stretta a questo ritmo la prossima settimana e forse ancora a novembre e dicembre. Inoltre, i mercati stanno prezzando una probabilità superiore al 50% che la prossima mossa della Banca of England e della BCE sia un rialzo di 75 punti base piuttosto che di 50. Il perché i 75 punti base siano la nuova normalità in questa fase del ciclo di inasprimento è ovvio: di fronte a continui e massicci overshoot dell’inflazione, le banche centrali si stanno concentrando fortemente sul mantenimento dell’ancoraggio delle aspettative di inflazione a lungo termine. Attualmente i funzionari sembrano tutti guidati dal vecchio detto secondo il quale solo i falchi vanno nel paradiso dei banchieri centrali e sono quindi determinati, per usare le parole di Jerome Powell, a “continuare così finché il lavoro non sarà finito”. Ma come faranno i banchieri centrali e gli operatori di mercato a sapere quando il lavoro sarà concluso e sarà opportuno fare una pausa? Data l’incertezza sul livello del tasso di interesse neutro non osservato, i funzionari hanno chiarito di voler vedere l’inflazione su un prolungato percorso di ribasso, che interpreto come almeno diversi mesi di calo dell’inflazione core. Tale percorso discendente potrebbe rimanere irraggiungibile per diverso tempo, soprattutto negli Stati Uniti, data l’accelerazione degli aumenti salariali, che sono importanti motori dell’inflazione del settore dei servizi, e la prospettiva di prolungati forti aumenti della componente shelter del CPI.Non è chiaro quale sia il livello terminale dei tassi necessario per completare il lavoro, ma il sospetto è che sia superiore al picco del 4,25% per il tasso sui Fed Funds che i mercati stanno prezzando in questo momento. È abbastanza chiaro, tuttavia, che il lavoro non può essere indolore. I mercati finanziari dovranno soffrire ancora perché le condizioni finanziarie sono il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, ed è probabile che ciò sia imminente man mano che le banche centrali continuano ad aumentare i tassi e la Fed riduce il proprio bilancio.Nonostante un probabile atterraggio duro sotto forma di recessione nelle economie dei mercati sviluppati, una rapida svolta della banca centrale da un rialzo dei tassi a un loro taglio appare molto improbabile, a meno che non si verifichi un grave crollo finanziario o un massiccio attacco di “disinflazione immacolata” dal nulla. I banchieri centrali vorranno evitare gli errori delle politiche di stop-go degli anni ’70, quando i loro predecessori invertirono la rotta subito dopo che l’inflazione aveva raggiunto il picco, gettando così le basi per il successivo periodo di inflazione verso picchi ancora più elevati. Un duraturo stallo dei tassi a livelli più alti sembra quindi più probabile dell’inversione dei tassi della Fed che è prezzata nella curva a termine per il prossimo anno.Questo ci porta all’ultimo punto, che abbiamo già sottolineato nel Secular Outlook di quest’anno: Sebbene la prossima recessione dovrebbe essere relativamente contenuta, data l’assenza di grandi squilibri nel settore privato, è improbabile che sia seguita da una ripresa a forma di V, perché la viscosità dell’inflazione impedirà alle banche centrali di allentare la politica monetaria in modo significativo in tempi brevi. Inoltre, le tutele per i mercati finanziari saranno minori, poiché le banche centrali non verranno in soccorso con la stessa rapidità e prontezza degli ultimi due decenni. L’inverno sta arrivando.

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“PIMCO: l’inflazione elevata di agosto potrebbe spostare più in alto la traiettoria dei tassi di interesse della Fed”

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2022

A cura di Tiffany Wilding e Allison Boxer, Economist di PIMCO. Gli Stati Uniti hanno registrato un altro rovente rapporto sull’indice dei prezzi al consumo. Un’inflazione più viscosa e più ampia nel mese di agosto suggerisce che la Federal Reserve ha ancora del lavoro da fare per contenere l’aumento dei prezzi e le probabilità di un hard landing per l’economia statunitense continuano ad aumentare. La Federal Reserve potrebbe essere spinta a puntare su un tasso dei Fed Funds terminale più alto nel tentativo di domare le aspettative di inflazione degli Stati Uniti dopo il forte aumento dei prezzi di agosto. L’inasprimento delle condizioni finanziarie statunitensi e l’innalzamento del tasso sui Fed Funds fanno pensare inoltre che il percorso verso un atterraggio morbido continui a restringersi e che una recessione statunitense potrebbe essere più probabile che non nei prossimi 12 mesi. Il rapporto CPI di agosto suggerisce che l’inflazione statunitense impiegherà più tempo a diminuire. I funzionari della Fed sono già nel periodo di “blackout” in vista della riunione del 20-21 settembre e noi (e i mercati) riteniamo ancora probabile un rialzo di 75 punti base. A nostro avviso, piuttosto che sollecitare una mossa più drastica alla prossima riunione (come un rialzo più consistente), gli ultimi dati sul CPI depongono invece fortemente a favore di uno spostamento verso l’alto dei “dot”, ossia le previsioni a breve e lungo termine dei funzionari della Fed sul tasso sui Fed Funds. Le nuove proiezioni saranno rese note in occasione della riunione di settembre e ci aspettiamo di vedere un tasso terminale medio più alto, pari al 4,5%, il che suggerisce che la Fed avrebbe ancora della strada da fare nel processo di rialzo dei tassi prima di passare al mantenimento del tasso sui Fed Funds, poiché il ritmo più graduale della disinflazione richiede una politica più aggressiva nel tentativo di evitare un ulteriore aumento delle aspettative di inflazione. (abstract by http://www.verinieassociati.com/)

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PIMCO: il rapporto sul lavoro degli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2022

A Cura di Tiffany Wilding e Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Un rapporto sull’occupazione “Goldilocks”. Il report del mese di agosto ha soddisfatto tutti. Il mercato del lavoro statunitense è ancora solido, con una capillare crescita dei posti di lavoro sia nelle indagini relative alle imprese (+315 mila) sia in quelle relative alle famiglie (+442 mila) ad agosto, a sostegno dell’ipotesi che l’economia statunitense stia reggendo bene nonostante l’inasprimento delle condizioni finanziarie registrato fino ad oggi. Tuttavia, si è registrato anche un significativo miglioramento dell’offerta di lavoro, un rallentamento delle assunzioni e un andamento meno negativo della crescita dei salari, considerazioni importanti per le prospettive di inflazione nel breve periodo. Anche se i funzionari della Fed saranno molto soddisfatti delle notizie positive contenute in questo rapporto, non riteniamo che in definitiva influenzerà i funzionari che discuteranno di un rialzo di 50 o 75 punti base alla riunione del FOMC di settembre; continuiamo a credere che la decisione dipenderà dal prossimo rapporto sull’IPC; riteniamo, a questo punto, che le possibilità di uno dei due esiti siano circa 50/50. – La crescita degli occupati è stata leggermente più alta delle aspettative (315 mila contro i 280 mila previsti), e i nuovi posti di lavoro sono risultati ad ampio raggio; – La crescita dei salari si è raffreddata a un ritmo ancora troppo elevato; – L’indagine sulle famiglie è risultata ancora più “goldilocks”, ossia favorevole. L’aumento dell’occupazione è stato forte e la partecipazione alla forza lavoro è aumentata, portando il tasso di disoccupazione al 3,7%; Il rapporto di venerdì fornisce un’ulteriore conferma che il mercato del lavoro statunitense resta ancora molto forte, nonostante la perdita di slancio registrata negli altri Paesi. Anche se i funzionari della Fed accoglieranno con favore il segnale che l’inasprimento non ha ancora fatto deragliare il mercato del lavoro e che l’offerta di lavoro si sta riprendendo, in ogni caso non crediamo che ciò cambierà le prospettive per la politica monetaria nel breve periodo. Riteniamo che i funzionari della Fed aspetteranno di vedere il prossimo rapporto sull’IPC per decidere l’andamento della stretta nella riunione di settembre.

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PIMCO: La BCE aumenta i tassi, altri rialzi in arrivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO. Riteniamo che la Banca Centrale Europea (BCE) punterà a portare i tassi di interesse in territorio neutrale in tempi ragionevolmente brevi, dopo la decisione di aumentare il tasso di riferimento di 75 punti base nella riunione di settembre. L’aumento del tasso di riferimento significa che il tasso sui depositi presso la banca centrale si attesta ora allo 0,75%, a metà strada rispetto alla maggior parte delle stime sulla posizione neutrale della politica monetaria nel lungo periodo (1,5%).Nel corso della conferenza stampa, il Presidente della BCE Christine Lagarde ha dichiarato che ci saranno altri rialzi dei tassi e che la BCE non ha ancora una visione precisa sul punto finale del percorso dei tassi. Lagarde ha anche chiarito che l’inasprimento quantitativo sarà all’ordine del giorno solo in un secondo momento del ciclo di normalizzazione. Ha aggiunto che la BCE è assolutamente determinata a riportare l’inflazione al target e che il Consiglio direttivo non vuole un disancoraggio delle aspettative inflazionistiche, con il rischio che si verifichino effetti secondari. Il mercato ne ha preso atto: i tassi di interesse sono saliti durante la conferenza stampa e la valutazione di mercato sul tasso terminale è passata dal 2,15% al 2,25%.Più che il percorso preciso dei rialzi dei tassi sarà importante la destinazione. Il capo economista della BCE Philip Lane ha recentemente ribadito che i fattori ciclici possono richiedere che i tassi di riferimento si spostino al di sopra o al di sotto della soglia di neutralità affinché l’inflazione si stabilizzi al target.Rimane una notevole incertezza su quale possa essere il tasso neutrale per l’area dell’euro, ma circa l’1,5% in termini nominali sembra ragionevole, soprattutto se confrontato con altre giurisdizioni dei mercati sviluppati come il Regno Unito o gli Stati Uniti. Le valutazioni attuali del mercato suggeriscono quindi un territorio piuttosto restrittivo per la BCE, con un picco del tasso ufficiale pari al 2,25% intorno alla metà del prossimo anno.Prevediamo che la BCE continuerà a valutare opzioni per controllare meglio i tassi del mercato monetario, potenzialmente sulla falsariga della reverse repo facility della Fed. Le opzioni a medio termine includono un nuovo strumento garantito o non garantito a disposizione degli operatori di mercato che non hanno accesso alle operazioni di deposito della BCE, oppure l’emissione su larga scala di certificati di debito della BCE a brevissimo termine.Riteniamo che la BCE sarà riluttante a rallentare significativamente il ritmo dei rialzi dei tassi fino a quando il picco di inflazione non sarà alle spalle. Avendo iniziato i rialzi a un livello superiore al tradizionale incremento di 25 punti base, non sembrano esserci motivi per cambiare significativamente l’andamento finché l’orientamento della politica monetaria rimarrà accomodante.Riteniamo che la BCE punterà a portare i tassi ufficiali in territorio neutrale in tempi ragionevolmente brevi e ci aspettiamo di conseguenza ulteriori rialzi di 50 punti base in ottobre e dicembre. Dopodiché, ci aspettiamo rialzi di 25 punti base l’anno prossimo, quando il ciclo passerà in modo più deciso dalla normalizzazione alla stretta monetaria. (abstract)

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PIMCO: Post meeting BCE

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO. La BCE ha aumentato i tassi di riferimento di 75 punti base e ha lasciato intendere che ci saranno ulteriori sviluppi. L’istituto di Francoforte non ha fornito molte indicazioni sulla potenziale destinazione dei tassi d’interesse e ha definito il rialzo odierno, ancora una volta, come front loading. Riteniamo che la BCE intenda portare i tassi di interesse in territorio neutrale in tempi ragionevolmente brevi e, di conseguenza, ci aspettiamo ulteriori rialzi di 50 punti base in ottobre e dicembre.Prevediamo una transizione verso incrementi di 25 punti base l’anno prossimo, quando il ciclo di rialzo passerà dalla normalizzazione della politica all’inasprimento.La BCE ha deciso di remunerare le riserve in eccesso delle banche al tasso di deposito e i depositi governativi al tasso di deposito o allo euro short-term rate (€STR) (se inferiore) fino al 30 aprile 2023. Queste importanti decisioni dovrebbero attenuare le preoccupazioni sulla scarsità di garanzie e aiutare la BCE a mantenere il controllo sui tassi del mercato monetario.

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PIMCO: La Fed conferma la linea dura per contenere l’inflazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2022

A cura di Tiffany Wilding e Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Gli operatori di mercato hanno ascoltato con attenzione i funzionari della Federal Reserve al simposio annuale di Jackson Hole, nello Stato del Wyoming, alla ricerca di qualsiasi segnale che indicasse quanto la banca centrale sia ancora impegnata nella lotta all’inflazione, nonostante le preoccupazioni per i costi associati alla crescita e all’occupazione. Il messaggio del presidente Jerome Powell nel discorso di venerdì mattina è stato breve, chiaro e diretto: l’inflazione rimane troppo alta e la Fed non si sottrarrà dal fare ciò che è necessario per riportare l’inflazione sotto controllo. Avendo imparato dalla storia, i funzionari della Fed hanno avvertito che non saranno rapidi nel dichiarare vittoria sull’inflazione. Ciò significa che gli investitori, le imprese e le comunità dovrebbero aspettarsi tassi d’interesse più elevati per un periodo più lungo, poiché i policymaker si impegneranno a ridurre l’inflazione in modo duraturo. Con un’inflazione che si prevede in via di moderazione, ma ancora al di sopra dell’obiettivo, riteniamo che la Fed procederà a un ulteriore ed eccessivo inasprimento quest’anno e poi manterrà i tassi fermi anche quando l’economia statunitense rallenterà fino al 2023.Il discorso del presidente Powell, molto atteso, ha trasmesso il messaggio da falco che gli operatori di mercato stavano aspettando. In uno dei discorsi più brevi tenuti a Jackson Hole da un presidente della Fed a memoria d’uomo, ha riaffermato in modo inequivocabile l’impegno della Fed a ridurre l’inflazione, anche se ciò richiederà probabilmente “un po’ di sofferenza”. Il presidente Powell ha fatto riferimento alle lezioni della storia per sottolineare come i funzionari della Fed di oggi riconoscano che non possono permettersi di lasciare che le aspettative di inflazione si disancorino, e che i tassi continueranno a frenare la domanda fino a quando i funzionari non saranno certi che l’inflazione sia tornata pienamente sotto controllo.I commenti del presidente Powell sono stati ripresi da altri funzionari della Fed in molte interviste rilasciate ai media durante il simposio. Nonostante i dati sull’inflazione di luglio siano stati più contenuti, sia per quanto riguarda l’indice dei prezzi al consumo (CPI) sia per quanto riguarda l’indice dei prezzi per le spese per consumi personali (PCE), i funzionari della Fed non sono ancora pronti a dichiarare vittoria sull’inflazione. Ciò è coerente con la nostra opinione che, sebbene vi siano segnali di un’inflazione statunitense al picco o vicina al picco su base annua, la tendenza di fondo dell’inflazione non sembra coerente con l’obiettivo della Fed. Il simposio di Jackson Hole ha riunito accademici e funzionari per esaminare i numerosi insegnamenti derivanti dalle limitazioni dell’offerta che hanno caratterizzato il periodo della pandemia. Sebbene i funzionari della Fed possano prendere in considerazione ogni singolo dato nel considerare il percorso di politica monetaria a breve termine, queste considerazioni hanno importanti implicazioni per quella a medio e lungo termine. Le sessioni hanno esplorato il modo in cui il periodo della pandemia può influenzare la produttività, la produzione e i tassi neutrali di politica monetaria nel lungo periodo, interrogandosi se il framework della Fed debba evolversi per affrontare queste nuove sfide.Le prospettive di un aumento dell’inflazione e di una riduzione della crescita hanno messo la Fed in una posizione difficile, ma i banchieri centrali hanno utilizzato Jackson Hole per ribadire che il proprio obiettivo principale rimane quello di ancorare le aspettative di inflazione attraverso un rapido aumento del tasso sui Fed funds. Questo approccio ha già prodotto il ritmo più rapido di inasprimento delle condizioni finanziarie dal fallimento di Lehman Brothers del 2008, secondo l’indice delle condizioni finanziarie statunitensi di PIMCO. Nei prossimi trimestri, ci aspettiamo che i funzionari della Fed continuino a seguire il percorso di inasprimento della politica monetaria precedentemente delineato; i messaggi trasmessi a Jackson Hole hanno ribadito che una politica monetaria più restrittiva è destinata a permanere nonostante le rigide prospettive riguardanti la crescita.

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Commento PIMCO: Supply chain cinese e inflazione globale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2022

A cura di Carol Liao, China Economist e Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Dopo mesi di interruzioni legate al COVID, l’economia cinese sembra essere sulla via della normalizzazione. A giugno, il conteggio dei nuovi casi giornalieri di coronavirus si è stabilizzato attorno alle centinaia di persone. Un numero maggiore di persone sale su aerei e treni, il traffico autostradale interurbano è tornato ai livelli precedenti l’epidemia e il traffico cittadino è di nuovo congestionato.A giugno la produzione industriale ha mostrato segnali di ripresa per la prima volta da febbraio, in quanto i centri produttivi sono usciti dal lockdown, la produzione è aumentata e i ritardi relativi alle catene di approvvigionamento sono diminuiti. L’indice dei responsabili degli acquisti del settore manifatturiero (PMI) ha superato la soglia di 50, entrando in territorio espansivo, e la produzione industriale è aumentata del 3,9% su base annua (a/a). In particolare, le esportazioni cinesi di giugno sono cresciute al ritmo più veloce degli ultimi cinque mesi, indicando la tenuta della catena di fornitura manifatturiera del Paese.Il governo cinese ha dato priorità alla produzione e alla consegna delle esportazioni. A dire il vero, la solidità delle forniture cinesi al mercato globale dei beni è stata ripetutamente messa alla prova dal 2020 dalle ondate di COVID, dai blackout e dalle crisi geopolitiche regionali, il tutto senza grossi intoppi. Con la normalizzazione della catena di approvvigionamento interna cinese, le pressioni sul lato dell’offerta dovrebbero attenuarsi. Inoltre, la debolezza della domanda interna ha aiutato la Cina a tenere sotto controllo l’inflazione e l’inflazione dei prezzi alla produzione (PPI) si è attenuata negli ultimi mesi. Questo, insieme al deprezzamento dello yuan all’inizio del secondo trimestre del 2022, ha portato a una moderazione dell’inflazione dei prezzi delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti.Considerato l’indebolimento della domanda nei mercati sviluppati e i crescenti rischi di recessione, in futuro non riteniamo che la catena di approvvigionamento del Paese rappresenti un grosso problema per l’inflazione a livello globale, nonostante la continua incertezza legata al COVID.Inoltre, mentre la Cina ha intensificato gli stimoli per sostenere la spesa per le infrastrutture, le prospettive del mercato immobiliare rimangono cupe, attenuando la domanda cinese di materie prime globali. Pertanto, è improbabile che la Cina diventi un fattore decisivo per l’inflazione globale.Anche negli Stati Uniti la ripresa della catena di approvvigionamento sembra essere iniziata, grazie a una combinazione tra lo spostamento delle preferenze dei consumatori verso i servizi, un rallentamento della spesa complessiva e un aumento dei livelli di scorte. Ciò si è tradotto in una riduzione dei ritardi nei porti, in un aumento della capacità di trasporto e in un calo dei prezzi dei trasporti. Il rapporto scorte/vendite per settori come le merci generiche, i beni per la casa, l’elettronica domestica e i negozi di forniture per l’edilizia, che rappresentano le principali categorie di esportazioni cinesi negli Stati Uniti, si è normalizzato. Anche l’inflazione dei prezzi delle importazioni dalla Cina si è attenuata negli ultimi mesi.Nonostante questi segnali di miglioramento delle catene di approvvigionamento, l’inflazione dei beni negli Stati Uniti ha recentemente subito una nuova accelerazione. La continua accelerazione dell’inflazione al dettaglio – nonostante il recente rallentamento della spesa e l’allentamento delle pressioni sulla catena di approvvigionamento – suggerisce che l’inflazione potrebbe essere più radicata di quanto si pensasse. Sebbene ci siano ancora motivi per pensare che l’inflazione dei prezzi dei beni alla fine si modererà, stiamo anche assistendo alla trasmissione di fenomeni inflazionistici ad altre categorie. Negli ultimi mesi la shelter inflation, che deriva dai costi alloggiativi basati sugli affitti all’interno dell’ICP, è aumentata notevolmente e i rischi geopolitici continuano a far temere per le prospettive dei prezzi delle materie prime. Ne risulta che i rischi di inflazione sembrano essere passati dall’essere guidati principalmente dalle catene di approvvigionamento e dai colli di bottiglia della Cina a un insieme più ampio di settori che tendono a essere più rigidi, meno sensibili all’azione politica della Fed e più difficili da da sostituire per i consumatori. Ciò aumenta il rischio che eventuali ulteriori sorprese al rialzo dell’inflazione siano accompagnate da un rallentamento più marcato dei consumi.Nel breve periodo, interruzioni alla catena di approvvigionamento globale potrebbero persistere, nonostante la continua ripresa della Cina. Interruzioni dovute alla guerra in Europa e agli scioperi in alcuni importanti mercati potrebbero ancora rappresentare un rischio per le catene di approvvigionamento globali. Disagi nelle forniture di cibo ed energia stanno già stimolando l’inflazione globale, ma i crescenti rischi di carenza di gas e il relativo razionamento in Europa potrebbero aggravare le difficoltà della catena di approvvigionamento se le fabbriche fossero costrette a chiudere per garantire forniture energetiche sufficienti per le famiglie. L’inflazione potrebbe rimanere elevata, contribuendo ad aumentare il premio al rischio.A più lungo termine, vediamo crescere i rischi di deglobalizzazione e di frammentazione dei mercati dei capitali. Il peso della Cina nella catena di approvvigionamento globale potrebbe ridursi nel tempo, in quanto il governo statunitense sta cercando di ridurre la dipendenza dell’America dalla massiccia base produttiva cinese per merci, pezzi di ricambio e materiali di ogni tipo.Queste tendenze potrebbero aumentare le inefficienze economiche e incrementare le pressioni inflazionistiche negli anni a venire, inducendo molti investitori a concentrarsi sulla costruzione di portafogli resilienti.

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PIMCO: Inflazione USA, la recente debolezza delle materie prime sarà evidente nei dati

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

A cura di Tiffany Wilding e Allison Boxer, US Economist di PIMCO. la recente debolezza dei prezzi delle materie prime diventerà evidente nei dati. Riteniamo inoltre che l’inflazione core rallenterà su base mensile rispetto al dato allarmante del mese scorso. Tuttavia, ci aspettiamo che un altro robusto dato dell’IPC core e l’aumento del costo unitario del lavoro riaffermino la forza delle pressioni inflazionistiche sottostanti. Il rapporto sull’IPC statunitense presenterà probabilmente messaggi un po’ più contrastanti sull’inflazione. Riteniamo che l’aspetto più importante da tenere d’occhio sia se i numeri sugli affitti si manterranno sull’andamento del mese scorso o se si è trattato di una deviazione una tantum dalla tendenza consolidata. La nostra previsione di base è che il rapporto IPC mostri un persistente vigore nella tendenza di fondo dell’inflazione, mentre l’inflazione headline si modera in modo significativo. – Headline: Il mercato vede un aumento dello 0,2% dell’inflazione complessiva (8,8% su base annua), nettamente inferiore all’1,3% m/m del mese scorso. Questo dato riflette la recente debolezza dei prezzi delle materie prime e lascia intendere che l’IPC primario abbia raggiunto un picco al 9,1% a/a con il rapporto di giugno. – Core: Allo stesso tempo pensiamo che il core 1) perderà un po’ di slancio sequenziale, 2) non raggiungerà ancora il picco su base annua, 3) rimarrà scomodamente alto per i funzionari della Fed. Vediamo rischi di ribasso per le previsioni di consenso a causa di alcuni fattori straordinari in categorie volatili. Vediamo il rischio di un arrotondamento del IPC core allo 0,3% m/m, ma con il rischio di un arrotondamento per eccesso allo 0,4%, entrambi al di sotto del consenso (0,5% m/m) ma comunque non una grande notizia per la Fed. In particolare, le ragioni per cui la nostra previsione è inferiore al consenso sono da ricondurre a fattori più temporanei, come la diminuzione dei prezzi delle compagnie aeree a causa dei carburanti più economici e una temporanea tregua per i prezzi delle auto usate. Ci aspettiamo che la tendenza di fondo rimanga molto forte, con una persistenza nei dati shelter che rimangono fondamentali per misurare la tendenza più ampia dell’inflazione. Siamo anche molto attenti nell’osservare se l’aumento del rapporto scorte/vendite al dettaglio si manifesterà o meno nei prezzi al dettaglio in questo rapporto IPC – finora è stato il grande assente.Per quanto riguarda le altre notizie sull’inflazione, venerdì saranno pubblicati i dati preliminari dell’indagine sui consumatori dell’Università del Michigan per il mese di agosto. Come di consueto, l’attenzione si concentrerà su eventuali cambiamenti nelle aspettative di inflazione a lungo termine. Il nostro calcolo dell’indice Common Inflation Expectations della Fed segna una leggera discesa nelle ultime settimane. L’indebolimento dei prezzi delle materie prime sarà evidente anche nei dati sul commercio e sui prezzi alla produzione pubblicati nel corso della settimana. Un altro trimestre di contrazione dell’economia fa presagire una probabile debolezza del rapporto sulla produttività per il secondo trimestre. Soprattutto, riteniamo che il costo unitario del lavoro sarà notevole, in linea con il più ampio insieme di indicatori sugli aumenti salariali che sono risultati forti e che evidenziano i rischi per i margini derivanti dall’attuale contesto economico.

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PIMCO: Commento in seguito al meeting della FED

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2022

A cura di Tiffany Wilding, US Economist di PIMCO. Come ampiamente previsto, la Federal Reserve ha aumentato il tasso d’interesse target di 75 punti base, portando il punto medio dell’intervallo di riferimento al 2,35%, appena al di sotto della stima sulla neutralità nel lungo periodo.Nel corso della conferenza stampa, il presidente Powell ha anche affermato che una politica monetaria “modestamente restrittiva” è giustificata dagli attuali fondamentali economici, tra cui l’inflazione elevata, e ha accennato al fatto che a settembre potrebbe essere necessaria un altro aggiustamento di rilievo al tasso sui Fed Funds per garantire che la politica monetaria sia restrittiva.Il mercato dei Treasury ha registrato un’impennata in risposta alla dichiarazione e ai commenti di Powell, suggerendo che i mercati stavano prezzando il rischio di un’azione più aggressiva alla luce delle recenti sorprese sull’inflazione.In effetti, l’inflazione in gran parte del mondo è stata più persistente di quanto previsto da molti banchieri centrali. Ciò ha sollevato il timore che possa essere necessaria una recessione – e non solo un periodo di crescita inferiore al trend – per ripristinare la stabilità dei prezzi. Ciò sembra particolarmente vero negli Stati Uniti, dove, sebbene l’inflazione complessiva probabilmente si ridurrà nei prossimi mesi a causa del recente calo dei prezzi globali del petrolio e dell’agricoltura, l’inflazione dei salari e del mercato degli affitti – due aree in cui le tendenze dei prezzi tendono a essere più persistenti – hanno effettivamente accelerato (per esempio, si veda il Wage Growth Tracker della Fed di Atlanta).Sebbene vi sia incertezza circa l’esatto livello del tasso dei Fed Funds coerente con le indicazioni “modestamente restrittive” fornite dal presidente Powell, è chiaro che i membri del FOMC non ritengono di averlo ancora raggiunto, e potrebbe essere più vicino al picco del 4% del 2023 previsto dalla stima media inclusa nel SEP pubblicato a giugno.

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PIMCO: Credito Corporate, capitalizzare la potenziale disruption

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2022

A cura di Christian Stracke, Global Head of Credit Research e Adam Gubner, Head of U.S. Corporate Special Situations di PIMCO. Un Q&A con Christian Stracke, Global Head of Credit Research e Adam Gubner, Head of U.S. Corporate Special Situations. La leva finanziaria a livelli record delle società e il complesso contesto macroeconomico si stanno combinando e vanno a creare un ambiente d’investimento interessante per i gestori con capitale flessibile. Christian Stracke e Adam Gubner ci spiegano perché il mercato del credito è interessante in questo momento? Stracke: Ci sono tre ragioni fondamentali. In primo luogo, l’offerta di capitale flessibile è limitata. In secondo luogo, ci sono ostacoli a livello globale. In terzo luogo, stiamo assistendo a un aumento significativo della leva finanziaria delle imprese. Il mercato è sempre più fragile in un contesto di tassi in aumento, inflazione più elevata e rallentamento della crescita, il che favorisce una crescente domanda di capitale flessibile.Per Gubner: “La domanda di credito privato sta crescendo per una serie di fattori. Gli asset in gestione nel settore del debito privato hanno raggiunto un massimo ventennale di 1.200 miliardi di dollari nel 2021, rispetto ai 50 miliardi di dollari nel 2001. La crescita del mercato significa che il debitore/chi prende a prestito ha spesso una maggiore certezza di esecuzione delle transazioni, mentre il mercato privato è spesso più flessibile per le condizioni di finanziamento personalizzate richieste per soddisfare alcune esigenze uniche di chi prende a prestito”. E ancora perché gli ostacoli macroeconomici globali stanno influenzando la domanda di capitale privato? “A nostro avviso, – afferma Stracke – nei prossimi anni la domanda di capitali privati aumenterà a causa di diversi ostacoli di natura macro. In primo luogo, l’inasprimento della politica monetaria da parte della Federal Reserve e la riduzione del suo bilancio stanno limitando l’offerta di credito all’economia. Nel frattempo, l’economia sta lottando con un’inflazione elevata dovuta all’aumento dei costi dei fattori di produzione e del lavoro che, in ultima analisi, porta a una pressione sui margini – fattore che non abbiamo ancora riscontrato, ma che ci aspettiamo di vedere nei prossimi anni. Tutto ciò, a sua volta, metterà sotto pressione i conti economici delle imprese e renderà più difficile per le aziende finanziarsi con i flussi di cassa, il che significa che ci sarà una maggiore necessità di soluzioni su misura nel settore del credito privato. A questo punto quanto incide l’aumento della leva finanziaria delle imprese? Per Stracke: C’è un alto livello di leva finanziaria nel settore aziendale, negli Stati Uniti e a livello internazionale. Le statistiche della Federal Reserve mostrano che il debito delle imprese in percentuale del PIL è attualmente ai massimi storici negli Stati Uniti, con la leggera eccezione del primo e del secondo trimestre del 2020. Questi indici di leva finanziaria e lo stock di debito nei bilanci aziendali rendono le aziende poco preparate ad affrontare eventuali flessioni dell’economia e portano a pressioni sui margini.Molti di questi bilanci con alta leva finanziaria sono configurati per business in crescita e per il mantenimento di margini elevati. Se la crescita dovesse deludere e i margini diminuire, si verificherebbe una pressione sull’EBITDA. Nel frattempo, naturalmente, con la normalizzazione della politica monetaria da parte della Fed, i tassi d’interesse stanno aumentando e quindi le società che pagano i costi dei tassi d’interesse variabili sul proprio debito vedranno questi costi aumentare. Inoltre, se allo stesso tempo si assistesse a un calo dell’EBITDA, si potrebbe determinare una differenza tra una società che registra un free cash flow positivo e una che brucia liquidità. Quando un’azienda inizia a bruciare liquidità, può trovarsi di fronte a un muro in termini di fondamentali del credito e inizierà a cercare nuove soluzioni per le proprie esigenze di finanziamento.

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PIMCO: Pre-meeting Fed

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2022

A cura di Tiffany Wilding, US Economist di PIMCO. Come minimo, ci aspettiamo che questa settimana la Fed annunci un altro rialzo dei tassi di 75 pb e che accenni al fatto che un terzo rialzo di 75 pb possa essere necessario a settembre. Sebbene il governatore della Fed Waller abbia minimizzato circa la probabilità di un rialzo di 100 pb nelle sue recenti dichiarazioni, riteniamo che le possibilità siano più vicine al 50/50. Sebbene vi sia una buona dose di incertezza sul livello esatto a cui il tasso dei Fed Funds risulti coerente con una politica neutrale (ossia una politica né restrittiva, né accomodante), è chiaro che il livello attuale è ancora accomodante e che è sempre meno in linea con i fondamentali economici – compreso l’elevato livello dell’inflazione. Di conseguenza, riteniamo che la Fed vorrà riallineare la politica il più rapidamente possibile, il che implica un aumento di 100 pb per portare il tasso di riferimento appena al di sopra del 2,5% (le stime della Fed sul tasso neutrale di lungo periodo). Tuttavia, a prescindere dalla decisione finale di questa settimana, ci aspettiamo che la Fed riveda al rialzo le proiezioni sui tassi dei Fed Funds per la fine del 2022 quando verrà pubblicato il nuovo Summary of Economic Projections (SEP) a settembre, anticipando al 2022 i due rialzi precedentemente previsti per il 2023.

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PIMCO: Pre-meeting BCE

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO Nel corso della riunione di politica monetaria di giugno, la BCE si è espressa a favore di un rialzo iniziale dei tassi di 25 punti base a luglio, seguito da un rialzo potenzialmente più consistente a settembre, che porrebbe fine a otto anni di tassi negativi nell’eurozona. L’attuale valutazione di mercato di un ciclo dei tassi di interesse di 175 punti base suggerisce quindi un territorio ampiamente neutrale per la BCE, con un picco del tasso di riferimento dell’1,25% all’inizio del 2023. La maggioranza del Consiglio direttivo è probabilmente ancora favorevole al concetto di normalizzazione graduale della politica monetaria; tuttavia, eventuali ulteriori sorprese al rialzo dell’inflazione potrebbero far oscillare il pendolo verso manovre più aggressive sui tassi e stimolare discussioni sulla normalizzazione dei bilanci. Riteniamo che la BCE aumenterà tutti i tassi di interesse dello stesso livello, mantenendo invariato il corridoio tra il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento, poiché un inasprimento di tale corridoio limiterebbe l’insieme di incentivi incorporato nelle operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO) e scoraggerebbe l’attività del mercato monetario in senso più ampio. Ciononostante, in un contesto di abbondanti riserve in eccesso, il tasso sui depositi rimane l’unico tasso di riferimento per i mercati monetari, una situazione destinata a perdurare data l’enorme quantità di liquidità in eccesso nel sistema e la mancanza di piani in essere di liquidazione dei bilanci. Una liquidazione passiva delle TLTRO vedrebbe il bilancio della BCE ridursi di circa il 25% nei prossimi 2 anni e mezzo, senza spingere la liquidità in eccesso al di sotto della soglia richiesta per mantenere i tassi del mercato monetario ancorati al tasso sui depositi.La questione importante sarà quale quadro di riferimento la BCE deciderà di utilizzare per esprimere tale giudizio e quali saranno i requisiti di condizionalità. Un rapido ampliamento degli spread non può essere spiegato in modo adeguato dai fondamentali macroeconomici, che tendono a muoversi lentamente. E mentre la velocità delle oscillazioni degli spread potrebbe talvolta fornire una giustificazione meno discutibile per un intervento, un ampliamento più graduale degli spread o movimenti sfavorevoli dovuti a eventi politici interni sono meno semplici da affrontare. Non crediamo che la BCE divulgherà molti dettagli sul proprio processo decisionale e non ci aspettiamo di certo che comunichi i massimali degli spread o le stime del fair value degli spread dei vari Paesi. La BCE ha annunciato che le disposizioni speciali dovute alla pandemia applicabili nell’ambito di TLTRO III termineranno a giugno. Mentre all’inizio dell’anno la scadenza anticipata del finanziamento di 50 punti base aveva fatto prevedere rimborsi anticipati di TLTRO potenzialmente consistenti, l’aggressivo riprezzamento dei tassi di riferimento della BCE ha successivamente cambiato le carte in tavola per le banche. Dato che il tasso applicato ai prestiti TLTRO dopo il mese giugno 2022 è pari al tasso medio dei depositi presso la banca centrale durante l’intera durata dell’operazione, le banche sono ancora incentivate a mantenere la propria liquidità TLTRO, poiché il tasso di prestito sarebbe inferiore al tasso applicato ai depositi della banca centrale in caso di rialzo dei tassi. Dei 2,1 mila miliardi di euro di TLTRO in circolazione, pensiamo che i prestiti per l’arbitraggio ammontino a circa la metà di tale importo, mentre il resto è stato preso in prestito per i finanziamenti. Per quanto ingenti possano essere i rimborsi anticipati, riteniamo che non provocheranno un sostanziale inasprimento delle condizioni di liquidità, purché siano in gran parte limitati all’ammontare dei prestiti contratti per l’arbitraggio del tasso sui depositi, dato che tali fondi sono rimasti inattivi presso le varie banche centrali nazionali e non sono mai circolati sui mercati monetari. Non ci aspettiamo quindi che i rimborsi TLTRO abbiano un impatto sostanziale sullo Euro short-term rate (€STR), in quanto i depositi overnight non garantiti delle istituzioni finanziarie che non hanno accesso alla deposit facility della BCE non dovrebbero essere influenzati ampiamente da un simile calo delle riserve bancarie. Analogamente, la pressione sul fixing dell’Euribor deriverebbe principalmente dalla sostituzione da parte delle banche dei finanziamenti della banca centrale con finanziamenti non garantiti sul mercato. Tuttavia, i rimborsi TLTRO probabilmente libereranno un po’ di collaterale, compresi i titoli di Stato prelevati dal pool di garanzie delle banche centrali nazionali e messi a disposizione del mercato dei pronti contro termine. Potremmo quindi assistere a una modesta pressione al ribasso sui tassi repo in caso di significativi rimborsi TLTRO, ma nulla di rilevante, poiché prevediamo anche che la domanda di garanzie di alta qualità rimanga solida. Con uno scenario di tassi non negativi sempre più prossimo a concretizzarsi, una configurazione invariata dei tiering sembra un’ipotesi di base ragionevole, piuttosto che una modifica tardiva del coefficiente. Una volta lasciati alle spalle i tassi di riferimento negativi, riteniamo improbabile che la BCE riveda tale politica in futuro e che piuttosto si adoperi per l’accomodamento attraverso acquisti netti di attività, disposizioni di liquidità favorevoli alle banche e varie tipologie di forward guidance. (Abstract) http://www.verinieassociati.com

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PIMCO: commento sul dato dell’inflazione USA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

A cura di Tiffany Wilding, US Economist di PIMCO. Per la Federal Reserve, questi dati sull’inflazione equivalgono a un allarme rosso. L’inflazione core sembra ampiamente consolidata tra beni e servizi e, di conseguenza, abbiamo alzato le nostre previsioni per l’inflazione IPC core e ora prevediamo che chiuda il 2022 al 5,5%. Prevediamo che il FOMC annuncerà almeno un altro rialzo di 75 punti base a luglio e a settembre, mentre ora è probabile anche un rialzo di 100 punti base. I dati di oggi aumenteranno la fiducia dei membri della Fed che una politica monetaria restrittiva sia opportuna. Allo stesso tempo, il dato odierno sull’inflazione dovrebbe anche aumentare le probabilità di recessione, che ora stimiamo probabile prima piuttosto che poi e che stimiamo come forse più grave.Per quanto riguarda i dettagli del rapporto odierno, l’IPC principale è aumentata dell’1,3% mese su mese, più delle nostre aspettative e di quelle del consenso. Nel frattempo, si sono riscontrate pochissime evidenze di ribasso sui prezzi nelle categorie di beni di base, nonostante l’aumento dei livelli delle scorte e il rallentamento dei consumi reali di beni. Il nostro dato aggregato sull’inflazione dei beni al dettaglio ha registrato una nuova accelerazione a giugno, mentre anche l’inflazione del settore auto è rimasta stabile. Una parte dell’aumento dei beni di base potrebbe essere attribuita all’infusione di liquidità da parte dei consumatori con la dichiarazione annuale dei redditi; tuttavia, di solito questo aumento della spesa si verifica a marzo e aprile, poco dopo i pagamenti dei Treasury, il che suggerisce che l’inflazione è più radicata di quanto si pensasse. A dire il vero, nonostante i dati odierni, riteniamo che le tendenze inflazionistiche nei mercati dei beni di base siano probabilmente moderate – i prezzi all’ingrosso dei veicoli usati hanno ripreso a scendere alla fine di giugno, mentre i rapporti tra vendite e scorte sono aumentati in diverse categorie al dettaglio, e gli Stati Uniti sembrano essere vicini alla recessione dei trasporti. Tuttavia, la ri-accelerazione su larga scala degli ultimi mesi suggerisce che l’inflazione è meno sensibile alla moderazione della domanda reale. Quali sono le implicazioni più ampie? Per la Fed, il dibattito sulla politica monetaria si è spostato da “è appropriata una politica monetaria restrittiva?” a “quanto restrittiva?”. La regola di Taylor suggerisce che il tasso dei Fed funds dovrebbe essere del 6% o più (a seconda della variante della regola utilizzata) per moderare l’inflazione e riportarla al target. Ora, ci sono ancora molte riserve su queste regole, tra cui il fatto che non siano adatte a gestire gli shock dal lato dell’offerta. Tuttavia, come minimo l’attuale livello del tasso dei Fed funds, ancora accomodante, appare fuori sincrono rispetto alla situazione economica e alle pressioni inflazionistiche interne agli Stati Uniti. Un inasprimento monetario più rapido aumenta anche la fiducia nella nostra previsione di recessione. Riteniamo che la recessione negli Stati Uniti sia più probabile che non nei prossimi 12 mesi e che, con una politica monetaria più restrittiva, la contrazione sarà probabilmente più grave. Abbiamo già assistito a una rapida decelerazione dello slancio economico: 3 dei 6 indicatori che il National Bureau of Economic Research (NBER) utilizza per valutare l’inizio di una recessione sono già in contrazione. Questa perdita di slancio arriva dopo la contrazione del PIL reale nel 1° trimestre, dovuta alla volatilità dell’andamento del commercio e delle scorte. Con una probabile contrazione del PIL reale anche nel 2° e 3° trimestre, è sempre più probabile una contrazione per l’intero anno. (abstract)

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PIMCO – Gli effetti dell’inflazione nei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2022

A cura di Pramol Dhawan, Head of Emerging Markets, e Lupin Rahman, Head of Emerging Market Sovereign Credit di PIMCO L’attuale shock inflazionistico è un fenomeno globale, determinato dalle interruzioni della catena di approvvigionamento e dall’impatto della guerra tra Russia e Ucraina sui prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime, con conseguenze per le nazioni di tutto il mondo. La risposta delle autorità è variata da Paese a Paese, contribuendo a creare elevati differenziali tra i tassi di interesse reali – o corretti per l’inflazione – nei mercati sviluppati e nei mercati emergenti. Riteniamo che ciò possa offrire agli investitori opportunità di rendimenti decorrelate sotto forma di debito locale dei mercati emergenti. Tuttavia, gli investitori devono essere Lo slancio inflazionistico degli emergenti rimane forte, con risultati altamente correlati a quelli dei mercati sviluppati. Analogamente alle nostre previsioni per i mercati sviluppati, ci aspettiamo che l’inflazione negli emergenti raggiunga un picco, per poi scendere gradualmente quest’anno e fino al 2023. Data l’ampiezza e la persistenza di questo evento, tuttavia, non prevediamo che l’inflazione rallenti ai precedenti livelli del trend fino a dopo il 2023. Le banche centrali degli emergenti, che nel corso di decenni hanno costruito la propria credibilità nella lotta all’inflazione, hanno preso diverse strade: alcune hanno scelto di aumentare i tassi di interesse prima della Federal Reserve. In generale, ci aspettiamo che le banche centrali dei Paesi emergenti prendano spunto dagli Stati Uniti, man mano che si avrà una maggiore chiarezza sulle prospettive economiche statunitensi e sul percorso di inasprimento della Fed. È più probabile che l’inflazione degli emergenti rimanga elevata rispetto a quella dei paesi industrializzati, dato che i prodotti alimentari e l’energia hanno un peso maggiore nei panieri degli indici di inflazione degli emergenti, oltre alla propensione della politica fiscale ad accogliere gli shock inflazionistici. Per diventare più rialzisti sulle valute emergenti, in generale, dovremmo vedere questa dinamica auto-rinforzante ampliarsi e rafforzarsi, soprattutto sulla scia delle precedenti false partenze. La cautela è ulteriormente giustificata dall’influenza incerta dei fattori di rischio globali, come quelli derivanti dalla guerra in Ucraina.Se questa dinamica dovesse affermarsi, potrebbe segnare un’importante rottura rispetto all’ultimo decennio di dominio del dollaro. Finché le prospettive non saranno più chiare, cerchiamo opportunità selezionate per generare rendimenti potenzialmente elevati nel debito locale degli emergenti, ad esempio evitando le obbligazioni locali polacche e privilegiando invece quelle brasiliane. La maggiore divergenza tra Paesi e regioni rafforza le opportunità di valore relativo nell’ambito degli investimenti nei mercati emergenti e può offrire opportunità di diversificazione del portafoglio. (abstract)

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PIMCO nomina Qi Wang nel ruolo di Chief Investment Officer – Portfolio Implementation

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2022

PIMCO, uno dei principali gestori di investimenti obbligazionari al mondo, ha nominato Qi Wang, già Managing Director e Portfolio Manager, nel ruolo di Chief Investment Officer – Portfolio Implementation. Wang si unisce agli altri membri del team CIO di PIMCO: Daniel Ivascyn, Group Chief Investment Officer; Marc Seidner, CIO – Strategie non tradizionali; Andrew Balls, CIO – Global; Scott Mather, CIO – Strategie Core; Mark Kiesel, CIO – Credito. Wang, che vanta 27 anni di esperienza negli investimenti, è entrata in PIMCO nel 2010. Ora si occuperà di supervisionare i team di analisti e i team di recente creazione di Portfolio Implementation e Data Structure & Delivery, che collaboreranno con i gestori di portafoglio e i risk manager per rafforzare l’integrazione delle nuove tecnologie, delle analisi, della gestione del rischio e della loro applicazione nelle decisioni di investimento di PIMCO. “Qi collaborerà per garantire che tutti i team di gestione del portafoglio di PIMCO attingano alle nostre profonde risorse quantitative e analitiche per capitalizzare la crescente gamma di opportunità di investimento che vediamo ora nei mercati globali”, ha dichiarato Daniel Ivascyn, Group Chief Investment Officer di PIMCO. “Qi è una leader di fiducia sul floor, sia in qualità di membro del nostro Comitato Investimenti, che del Comitato di gestione di Portafoglio, oltre che in qualità di manager delle nostre strategie hedge fund global macro, per tale motivo è perfettamente in grado di guidare questa funzione di importanza strategica.”L’azienda ha anche annunciato altre nomine chiave quali il passaggio di Sudi Mariappa al ruolo di Global Head of Analytics di PIMCO, in precedenza era Managing Director e gestore di portafoglio, oltre ad essere stato responsabile del Global Portfolio Risk Management di PIMCO. Mariappa sostituisce Ravi Mattu, Managing Director, che andrà in pensione dopo quarant’anni di illustre carriera nei servizi finanziari. Josh Davis, Managing Director, diventerà Global Head of Risk Management. Sia Mariappa che Davis beneficeranno del supporto dei solidi team di analisi e gestione del rischio che vantano una profonda esperienza. Mariappa ha 34 anni di esperienza nel settore degli investimenti e ha ricoperto diversi ruoli in PIMCO, tra cui quello di gestore di portafoglio generalista, di consulente senior per il Comitato di Gestione di Portafoglio e di responsabile dei team che gestiscono le strategie obbligazionarie globali. Lavorerà a stretto contatto con Masoud Sharif, Executive Vice President, Head of Core Risk Analytics, e Marco van Akkeren, Executive Vice President, Head of Desk Quant Analytics. Davis apporta al ruolo quasi vent’anni di vasta esperienza nella gestione del portafoglio, nella gestione del rischio, nella leadership di gruppo e nell’analisi. La sua combinazione di competenze nella costruzione del portafoglio, nell’asset allocation e nell’analisi gli conferisce una visione unica della gestione del rischio sia dal punto di vista della gestione del portafoglio che da quello dei clienti. Sarà affiancato da Matt Putnicki, Executive Vice President, che vanta un’esperienza più che decennale nella gestione del rischio, è membro del nostro comitato globale del rischio e supervisiona l’esperto team di risk manager di PIMCO.

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PIMCO: Outlook per i bond in miglioramento dopo le recenti fluttuazioni di mercato

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2022

A cura di Marc Seidner, CIO Strategie non tradizionali di PIMCO. L’inflazione, misurata dall’indice dei prezzi al consumo (CPI), ha raggiunto questo mese il massimo da 40 anni, pari all’8,6%. La Federal Reserve ha risposto con il più grande aumento dei tassi di interesse dal 1994. Secondo Freddie Mac, il tasso medio dei mutui ipotecari a 30 anni è salito al massimo dal 2008, registrando il maggior aumento settimanale dal 1987. I principali indici azionari sono caduti in un mercato ribassista, con un calo di oltre il 20% rispetto ai picchi recenti, mentre le obbligazioni hanno subito il peggior inizio d’anno mai registrato. Gli investitori sono consapevoli delle perdite subite anche dai portafogli più diversificati. Gli asset finanziari e l’economia sono sotto pressione, mentre la Fed inasprisce le condizioni finanziarie nel tentativo di contenere l’inflazione. Anche i consumatori risentono dell’aumento dell’inflazione. Le vendite al dettaglio sono scese dello 0,3% a maggio, secondo i dati del Dipartimento del Commercio. Un indicatore dell’Università del Michigan ha mostrato che la fiducia dei consumatori è scesa a maggio al minimi mai registrato. L’impennata dei tassi ipotecari ha causato un rallentamento delle vendite di case esistenti e nella costruzione di nuove. Di conseguenza, la probabilità di una recessione sembra aumentare. Il 16 giugno, lo strumento GDPNow della Federal Reserve Bank di Atlanta stima che l’economia statunitense non registrerà alcuna crescita nel secondo trimestre del 2022. Inoltre, il recente rallentamento della crescita probabilmente non riflette ancora la piena portata dell’inasprimento di politica monetaria finora attuato, dato il consueto ritardo tra l’inasprimento delle condizioni finanziarie e il rallentamento della crescita. I titoli obbligazionari tendono a registrare buone performance nei periodi di recessione e, se la Fed riuscirà a ridurre l’inflazione, potrebbe creare un contesto ancora più favorevole agli investimenti a reddito fisso.Uno dei migliori indicatori dei rendimenti futuri delle obbligazioni è il rendimento iniziale. L’impennata dei rendimenti dall’inizio del 2022 – il rendimento del Treasury a 10 anni è salito al 3,25% circa dall’1,63% circa – ha inflitto perdite di prezzo senza precedenti alle obbligazioni esistenti. Ma ha anche creato un punto di partenza migliore per i nuovi investimenti, sia in termini di rendimento potenziale che di diversificazione, due delle ragioni fondamentali per possedere obbligazioni. Con il rendimento del decennale statunitense al 3,25% circa, i Treasury potrebbero offrire rendimenti reali positivi – in un asset altrettanto sicuro e liquido – se si ritiene che la Fed possa riportare l’inflazione anche solo vicino al suo livello target. Ci sono aree relativamente difensive dei mercati del reddito fisso che ora offrono rendimenti più interessanti di quelli che abbiamo visto da qualche tempo a questa parte. Ciò ha contribuito ad aumentare sia il rendimento potenziale che il margine di errore degli investitori. Nel corso della lunga storia dei mercati finanziari, ci sono state circostanze altrettanto dolorose a quella che gli investitori stanno vivendo quest’anno. Come è accaduto in passato, questi cali possono contribuire a ripristinare le valutazioni degli asset e a gettare le basi per giorni migliori. (abstract)

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PIMCO: Commento in vista del meeting della FED

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Questa settimana la Fed rilascerà una nuova dichiarazione, una sintesi delle proiezioni economiche (SEP) e un dot plot. I dati di venerdì sono stati forieri di diverse cattive notizie per la Fed e sono risultati coerenti con le nostre aspettative che la prossima riunione sarà all’insegna dei falchi. Ci aspettiamo un aggiornamento significativo delle proiezioni sui tassi di interesse e che il presidente Powell appaia molto più risoluto a fare tutto il necessario per combattere l’inflazione rispetto alla riunione di maggio. La nostra previsione di base è che la Fed aumenti i tassi di 50 pb questa settimana e cerchi di preparare il terreno per la possibilità di un rialzo di 75 pb a luglio; ma, se il mercato prezza un rischio maggiore di 75 pb nei prossimi giorni, pensiamo che questo darà alla Fed l’opportunità di essere più aggressiva mercoledì. Ci aspettiamo che il presidente Powell sfrutti la conferenza stampa per lasciare intendere che rialzi più consistenti sono di nuovo sul tavolo e che non rallenteranno a settembre. In prospettiva, un’inflazione più vischiosa si sta traducendo in un front loading della politica della Fed ancora più aggressivo che crea un serio rischio di eccessivo irrigidimento e, in ultima analisi, un maggiore rischio di ribasso per le nostre prospettive di crescita che sono già in fase di stallo.

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PIMCO: Commento in reazione al meeting della FED

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Una riunione storica del FOMC ha portato a un rialzo dei tassi di 75 punti base e a una revisione del dot plot che suggerisce che l’aggressivo inasprimento della politica monetaria continuerà probabilmente nelle prossime riunioni. Le revisioni delle previsioni di crescita e del tasso di disoccupazione contenute nel Summary of Economic Projections (SEP) lasciano intendere che la Fed sta iniziando a riconoscere che un percorso più rapido di inasprimento della politica monetaria andrà a scapito di una crescita più lenta e di un aumento della disoccupazione. La Fed prevede ora una crescita del PIL statunitense pari all’1,7% nel 2022 e nel 2023, in netto calo rispetto al 2,8% e al 2,2% rispettivamente. Anche la disoccupazione dovrebbe salire rispetto ai livelli attuali. Il dot plot mostra che la Fed è unanime nel ritenere che il tasso sui fondi debba superare le stime di neutralità entro la fine dell’anno. Ma solo pochi membri si aspettano che i tassi raggiungano un picco significativamente superiore a quello già prezzato dai mercati.

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