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PIMCO: Commento in vista del meeting della FED

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Questa settimana la Fed rilascerà una nuova dichiarazione, una sintesi delle proiezioni economiche (SEP) e un dot plot. I dati di venerdì sono stati forieri di diverse cattive notizie per la Fed e sono risultati coerenti con le nostre aspettative che la prossima riunione sarà all’insegna dei falchi. Ci aspettiamo un aggiornamento significativo delle proiezioni sui tassi di interesse e che il presidente Powell appaia molto più risoluto a fare tutto il necessario per combattere l’inflazione rispetto alla riunione di maggio. La nostra previsione di base è che la Fed aumenti i tassi di 50 pb questa settimana e cerchi di preparare il terreno per la possibilità di un rialzo di 75 pb a luglio; ma, se il mercato prezza un rischio maggiore di 75 pb nei prossimi giorni, pensiamo che questo darà alla Fed l’opportunità di essere più aggressiva mercoledì. Ci aspettiamo che il presidente Powell sfrutti la conferenza stampa per lasciare intendere che rialzi più consistenti sono di nuovo sul tavolo e che non rallenteranno a settembre. In prospettiva, un’inflazione più vischiosa si sta traducendo in un front loading della politica della Fed ancora più aggressivo che crea un serio rischio di eccessivo irrigidimento e, in ultima analisi, un maggiore rischio di ribasso per le nostre prospettive di crescita che sono già in fase di stallo.

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PIMCO: Commento in reazione al meeting della FED

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Una riunione storica del FOMC ha portato a un rialzo dei tassi di 75 punti base e a una revisione del dot plot che suggerisce che l’aggressivo inasprimento della politica monetaria continuerà probabilmente nelle prossime riunioni. Le revisioni delle previsioni di crescita e del tasso di disoccupazione contenute nel Summary of Economic Projections (SEP) lasciano intendere che la Fed sta iniziando a riconoscere che un percorso più rapido di inasprimento della politica monetaria andrà a scapito di una crescita più lenta e di un aumento della disoccupazione. La Fed prevede ora una crescita del PIL statunitense pari all’1,7% nel 2022 e nel 2023, in netto calo rispetto al 2,8% e al 2,2% rispettivamente. Anche la disoccupazione dovrebbe salire rispetto ai livelli attuali. Il dot plot mostra che la Fed è unanime nel ritenere che il tasso sui fondi debba superare le stime di neutralità entro la fine dell’anno. Ma solo pochi membri si aspettano che i tassi raggiungano un picco significativamente superiore a quello già prezzato dai mercati.

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PIMCO: bisogna combattere l’inflazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2022

A cura di Libby Cantrill, Head of US Public Policy di PIMCO e Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Con i prezzi della benzina e dei generi alimentari alle stelle, l’inflazione è al primo posto tra le preoccupazioni degli elettori statunitensi; non sorprende, infatti, che il Presidente Biden stia facendo tutto il possibile – sia a livello sostanziale che retorico – per combattere l’inflazione. Tuttavia, la realtà è che al di fuori del Congresso – che ha il controllo finale sulla politica fiscale – e della Federal Reserve – che dirige la politica monetaria e che il Presidente Biden sottolinea essere molto indipendente – la Casa Bianca ha opzioni limitate nella lotta all’inflazione. Diversi sforzi per combattere l’inflazione sono in corso o allo studio, tra cui: Lo sblocco delle riserve di petrolio della Strategic Petroleum Reserve (SPR): L’azione più importante intrapresa finora è stato l’annuncio dell’amministrazione Biden, alla fine di marzo, dello sblocco di 180 milioni di barili dalla SPR, la riserva nazionale di petrolio, nell’arco di sei mesi per contribuire a sostituire le importazioni di petrolio perse dalla Russia (stimate tra 1 e 3 milioni di barili al giorno). La rimozione dei dazi: La Casa Bianca sta valutando la possibilità di rimuovere i dazi imposti alla Cina dal Presidente Trump, che secondo alcune stime coprono quasi due terzi dei beni importati dalla Cina. Tuttavia, riteniamo che l’abolizione dei dazi sarebbe meno significativa di quanto sostenuto da Washington, con una probabile riduzione di circa 0,3 punti percentuali dell’IPC statunitense se venissero eliminati del tutto. Lotta all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari: L’amministrazione Biden si è concentrata sulla lotta all’inflazione alimentare attraverso l’aumento della produzione agricola nazionale e la repressione delle industrie oligopolistiche che, a suo dire, abusano del loro potere di determinazione dei prezzi, in particolare l’industria della carne. Sebbene questi sforzi possano essere utili nel tempo per aumentare l’offerta alimentare nazionale e rendere gli Stati Uniti più resistenti dal punto di vista della sicurezza nazionale, qualsiasi sforzo mirato alla produzione alimentare è molto più a lungo termine ed è improbabile che si concretizzi prima delle elezioni di metà mandato. Prezzi dei farmaci, crediti d’imposta per le energie rinnovabili e immigrazione? Cambiamenti politici in questo ambito potrebbero essere utili – anche se probabilmente nel tempo e non nell’immediato – ma tutti richiedono l’intervento del Congresso. La realtà è che molte delle politiche che l’amministrazione Biden ha promosso – molto prima che l’inflazione diventasse il problema economico e politico che è oggi – richiedono l’intervento del Congresso. In conclusione, la Casa Bianca è consapevole che l’inflazione è un problema sia economico che politico, che sarà probabilmente al centro delle elezioni di metà mandato a novembre. Riteniamo che l’inflazione tenderà a diminuire con l’avvicinarsi della fine dell’anno – ma rimarrà comunque alta – mentre i consumatori continuano a spostarsi dai beni ai servizi, gli stimoli si affievoliscono e le condizioni finanziarie più rigide rallentano la crescita. La fredda realtà è che, al di fuori della Fed e del Congresso, la Casa Bianca non può fare molto per spostare l’ago della bilancia dell’inflazione. Tuttavia, dobbiamo aspettarci che faccia ciò che può unilateralmente e che continui a spingere il Congresso ad agire sul piano BBB, cosa che probabilmente non aiuterebbe l’inflazione nel breve termine, ma che potrebbe contribuire a galvanizzare la base democratica in vista delle elezioni di metà mandato. (abstract)

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PIMCO: reazione post-riunione della BCE

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2022

Commento a cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO.Come previsto, la BCE ha annunciato la fine degli acquisti netti di asset per il 1° luglio e ha preparato il mercato a un ciclo di rialzi a partire da luglio. La BCE non si è impegnata ad aumentare i tassi di 25 pb oltre luglio, lasciando aperta la porta a rialzi più consistenti. Di conseguenza, un rialzo di 50 pb a settembre è ora probabilmente l’ipotesi di base, poiché è improbabile che l’inflazione si moderi molto fino ad allora.La BCE non ha fornito indicazioni sulla possibile destinazione della traiettoria dei tassi d’interesse, né sul tasso d’interesse neutrale, e prevede di aumentare i tassi fino a quando l’inflazione a medio termine non si stabilizzerà intorno all’obiettivo. La BCE si è impegnata a combattere la frammentazione, se necessario, ma nella riunione odierna non sono stati forniti dettagli e, di conseguenza, gli spread periferici si sono ampliati. Rimaniamo scettici sul fatto che la BCE annuncerà un back-stop credibile ex ante. Sebbene sia possibile prevedere che la BCE alla fine effettui un numero di rialzi dei tassi inferiore a quello attualmente previsto dal mercato, nel resto dell’anno l’inflazione dell’Eurozona rimarrà probabilmente molto elevata e la pressione sulla BCE per un intervento a breve e medio termine sarà elevata.

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PIMCO: BCE, probabile fine anticipata dell’APP per preparare la strada a un rialzo dei tassi a luglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2022

Commento a cura di Konstantin Veit, Senior Portfolio Manager European Rates di PIMCO. L’inflazione rimane elevata, il che rende quasi certa un’altra consistente revisione al rialzo delle proiezioni trimestrali sull’inflazione della BCE in occasione della prossima riunione di giugno ad Amsterdam. Poiché la BCE è più preoccupata della dinamica dell’inflazione che della crescita, riteniamo che continuerà il processo di normalizzazione della politica monetaria, iniziato nel dicembre dello scorso anno. Il Consiglio direttivo deciderà probabilmente di porre fine in questo mese agli acquisti netti di asset nell’ambito dell’ordinario programma di acquisto di asset (APP) e di preparare il mercato a un rialzo dei tassi di interesse a luglio e settembre, il primo nell’area euro negli ultimi 11 anni. La conferenza stampa si concentrerà probabilmente sull’andamento e sulla portata complessiva della prossima normalizzazione della politica dei tassi di interesse. Sebbene non ci aspettiamo grandi indicazioni in termini di target, ci aspettiamo che la BCE sottolinei che ci sono condizioni in cui il gradualismo non sarebbe appropriato.La conclusione degli acquisti netti nell’ambito dell’APP è attualmente prevista per l’inizio del terzo trimestre, ossia luglio, ma riteniamo che la BCE deciderà probabilmente di anticipare a questo mese. Per quanto riguarda i tassi di riferimento, il Presidente Lagarde e il capo economista Lane hanno recentemente dato indicazioni per un rialzo iniziale di 25 punti base (bp) a luglio, seguito da un altro rialzo di 25 bp a settembre, che riporterebbe il tasso ufficiale di riferimento della BCE allo 0% nel terzo trimestre, dopo otto anni in territorio negativo. Il mercato prevede circa 120 pb di rialzi dei tassi entro la fine di quest’anno, sostanzialmente 25 pb di rialzo a ogni riunione di politica monetaria nel secondo semestre, con probabilità di un intervento più aggressivo, data la grande incertezza sull’inflazione.Anche se la BCE continuerà a sottolineare che sta monitorando attentamente l’evoluzione della politica monetaria nelle varie giurisdizioni nel corso del processo di normalizzazione, non crediamo che presenterà presto un quadro o uno strumento per affrontare potenziali problemi di frammentazione. Piuttosto, e in linea con il passato, pensiamo che la BCE preferirà rispondere a shock esogeni consistenti con soluzioni ah hoc, con il rischio che i mercati mettano alla prova l’inclinazione della BCE a neutralizzare eventuali risposte non lineari del mercato che potrebbero derivare dall’aumento dei tassi. Tuttavia, in un contesto di abbondanti riserve in eccesso, il tasso sui depositi rimane l’unico tasso di riferimento per i mercati monetari, una situazione che probabilmente si protrarrà negli anni a venire, data l’enorme quantità di liquidità in eccesso nel sistema e l’assenza di piani di run-off del bilancio in corso. Un run-off passivo delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO) vedrebbe il bilancio della BCE ridursi di circa il 25% nei prossimi 2 anni e mezzo, senza spingere la liquidità in eccesso al di sotto della soglia richiesta per mantenere i tassi del mercato monetario ancorati intorno ai depositi presso la banca centrale, poiché non crediamo che la BCE intraprenderà a breve una riduzione aggressiva del bilancio. (abstract)

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PIMCO: Recessione? Non è inevitabile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 Maggio 2022

A cura di Geraldine Sundstrom, Portfolio Manager Asset Allocation di PIMCO Questo è il linguaggio che le banche centrali hanno recentemente deciso di adottare nel parlare di una possibile recessione. Naturalmente tale retorica potrà fare ben poco per rassicurare i mercati, soprattutto visto che l’obiettivo numero uno è chiaramente l’inflazione, al momento eccessiva. Le banche centrali di tutto il mondo hanno adottato un orientamento restrittivo, con un livello e un ritmo di sincronizzazione senza precedenti. Nel corso della settimana si è assistito non solo ai rialzi ampiamente preannunciati della Federal Reserve statunitense (50 punti base), della Banca d’Inghilterra (25 punti base) e delle banche centrali di Brasile (100 punti base), Polonia (25 punti base), Colombia (100 punti base) e Cile (125 punti base), ma anche agli aumenti a sorpresa delle banche centrali di Australia (25 punti base) e India (40 punti base), che hanno fatto seguito all’inatteso rialzo operato la scorsa settimana dalla Riksbank svedese. Parallelamente, i toni restrittivi della Banca Centrale Europea (BCE) hanno superato qualsiasi aspettativa e numerosi membri del Comitato esecutivo danno praticamente per scontati un rialzo dei tassi a giugno o luglio, in anticipo rispetto alle precedenti stime di un inasprimento in autunno. I mercati si attendono ora che la BCE effettui 4 rialzi entro la fine del 2022.Naturalmente i tassi aumentano ovunque: il rendimento del Treasury decennale statunitense ha superato la soglia del 3% ed è ritornato ai massimi di dicembre 2018; il Bund tedesco è salito al di sopra dell’1% per la prima volta dal 2015 e i Gilt britannici hanno infranto il livello del 2%; il tasso ipotecario trentennale statunitense di riferimento ha raggiunto il 5,5%; infine, lo spread dei BTP decennali italiani rispetto ai Bund è pari a 200 punti base e il rendimento reale dei TIPS statunitensi è ora in territorio positivo. Di conseguenza, le valutazioni scendono, spinte al ribasso dalle aspettative di tassi sempre più alti. La domanda che si pone diviene quindi: “il continuo aumento dei tassi finalizzato a contenere l’inflazione spingerà le economie in recessione?”, dal momento che un tale sviluppo potrebbe incidere in maniera più significativa sulle valutazioni degli attivi rischiosi.Per quanto riguarda le probabilità di una recessione, vi sono elementi sia a favore che contro; in ultima istanza, questa dipenderà dalla tenacia e dalla persistenza dell’inflazione. Quello che è certo è che le possibilità di un atterraggio morbido si sono ulteriormente assottigliate, come è emerso chiaramente da alcuni estratti della conferenza stampa del presidente della Federal Reserve Powell: “c’è un modo per evitare una recessione”, “non sarà facile”, “sarà difficile”, mentre l’unica promessa è stata quella di un atterraggio “più o meno morbido”. Ma la notizia più clamorosa della settimana è giunta il giorno seguente, quando la Banca d’Inghilterra ha diffuso previsioni di crescita negativa per il Regno Unito nel 2023. La Banca d’Inghilterra ha avviato precocemente il proprio ciclo restrittivo alzando i tassi già a dicembre 2021, ma prevede fin da ora una “stretta senza precedenti sulle entrate delle famiglie” che causerà una stagnazione economica. Inoltre, “la maggior parte dei membri continua a ritenere che un ulteriore inasprimento potrebbe essere appropriato”, il che significa che non tutti sono di tale parere. Il giudizio della Banca d’Inghilterra è arrivato come una doccia fredda che ha ricordato l’inevitabile aumento delle probabilità di recessione. La Banca d’Inghilterra svolgerà il ruolo del proverbiale canarino nella miniera di carbone? È quello che i mercati intendono scoprire.

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PIMCO: una FED spedita ma agile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. La rapida stretta monetaria continuerà probabilmente durante l’estate, dopo il primo aumento di 50 punti base del tasso sui Fed Funds dal 2000. Inoltre, la Fed ha annunciato un piano per la riduzione del bilancio. I persistenti rischi d’inflazione hanno sollecitato le notevoli mosse della riunione di maggio: il dato sull’inflazione statunitense osservato principalmente dalla Fed ha superato il 5% nel primo trimestre, e i banchieri centrali continuano a osservare rischi al rialzo. Dunque, non è una sorpresa che la politica della Fed appaia focalizzata sul controllo dell’inflazione, e non sia stata fatta alcuna menzione ai rischi al ribasso per la crescita all’interno della dichiarazione di maggio. Con le riunioni estive della Fed ci aspettiamo una rapida inversione dei tagli dei tassi dell’era pandemica, compreso un altro aumento di 50 punti base a giugno, in linea con le parole del presidente Jerome Powel. Tuttavia, nonostante l’ampia revisione al rialzo dei tassi e la chiara volontà di continuare a combattere l’inflazione, alla riunione di maggio e alla conferenza stampa non è stato mostrato un atteggiamento così aggressivo come molti operatori di mercato si aspettavano, e il mercato obbligazionario ha reagito di conseguenza. Powell ha minimizzato la necessità di rialzi di 75 punti base e ha sottolineato che la Fed dovrà essere “agile” per reagire alla continua evoluzione dei dati economici. Il che è coerente con le aspettative di PIMCO di un ritmo sostenuto della stretta per quest’estate seguito in autunno e in inverno da continui, ma meno aggressivi, rialzi dei tassi.Concordiamo che la Fed dovrà destreggiarsi agilmente nei prossimi mesi mentre cerca di domare l’elevata inflazione, senza spezzare l’economia statunitense. Anche se l’economia parte da una posizione di forza, con bilanci delle famiglie e delle imprese stabili, vediamo rischi al ribasso per la crescita in un contesto caratterizzato da un ciclo di stretta monetaria più veloce, il ritiro del sostegno fiscale, l’elevata incertezza geopolitica, i lockdown in Cina e una depressione dei livelli di fiducia, rendendo difficile da raggiungere l’atterraggio morbido desiderato dalla Fed. La contrazione dell’1,4% del PIL reale degli Stati Uniti nel primo trimestre ci ha ricordato che il processo di riapertura e ribilanciamento dell’economia sarà accidentato. Man mano che la crescita rallenta, ci aspettiamo che la Fed introdurrà piccole mosse e/o pause in un ciclo di inasprimento altrimenti rapido.La Fed è riuscita a varare il più grande rialzo dei tassi dal 2000 e allo stesso tempo sorprendere le aspettative del mercato con una certa dose di atteggiamento da “colomba”. Powell ha lasciato intendere che un altro aumento di 50 punti base sarebbe stato preso in considerazione nelle riunioni di giugno e luglio, da aggiungere a un ulteriore inasprimento quest’anno; ma ha respinto l’ipotesi di rialzi di 75 punti base, che gli operatori di mercato avevano iniziato a considerare.In aggiunta, la Fed ha svelato il piano per la riduzione del bilancio, in linea con i dettagli pubblicati nei verbali della riunione di marzo. L’andamento del deflusso sarà quasi due volte più rapido rispetto al ciclo precedente (2017-2019), con un limite di 60 miliardi di dollari al mese per reinvestire il capitale in Treasury e un limite di 35 miliardi di dollari per i titoli garantiti da ipoteca (MBS). I massimali saranno introdotti gradualmente da giugno a settembre al 50% dell’andamento finale (contro i 12 mesi dell’ultimo ciclo). Nei mesi in cui le scadenze delle cedole dei Treasury non raggiungono la soglia mensile, la Fed arriverà al tetto lasciando i Treasury a scadenza. Tuttavia, non vi è stata alcuna menzione al fatto che anche i rimborsi degli MBS non dovrebbero raggiungere i massimali, coerentemente con l’orientamento secondo il quale i funzionari della Fed probabilmente non ritorneranno su questo tema fino a quando il deflusso del bilancio non sarà ben avviato.

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PIMCO: il rapporto sul lavoro degli Stati Uniti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Gli occupati non agricoli sono saliti di 428.000 per il secondo mese consecutivo, con un’intensità diffusa in tutti i settori. È interessante notare che ci sono state piccole perdite di posti di lavoro per il secondo mese consecutivo in diversi settori della vendita al dettaglio che avevano beneficiato maggiormente della domanda pandemica. Anche le assunzioni nel settore del tempo libero hanno rallentato ma restano a un ritmo ancora forte, il che – combinato con il calo delle nuove offerte di lavoro – suggerisce che il mercato del lavoro del settore del tempo libero sta lentamente tornando a un migliore equilibrio tra domanda e offerta dopo aver affrontato gravi problemi di manodopera all’inizio della pandemia. La crescita dei salari si è moderata più del previsto, ma è stata compensata dalle revisioni positive del mese precedente. L’indagine sulle famiglie ha sottoperformato e il livello di occupazione è effettivamente sceso.È improbabile che questo rapporto cambi qualcosa per i funzionari della Fed – nessuna ulteriore accelerazione nella crescita dei salari sarà accolta con favore, mentre saranno un po’ delusi per l’assenza di ulteriori incrementi di partecipazione questo mese. Con poche sorprese degne di nota nel rapporto sull’occupazione, i funzionari rivolgeranno ora la loro attenzione ai dati sull’inflazione della prossima settimana.

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PIMCO: Reazione al meeting della FED

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Maggio 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. La Federal Reserve è riuscita a varare il più grande rialzo dei tassi dal 2000 e allo stesso tempo sorprendere le aspettative del mercato con una certa dose di atteggiamento da “colomba”. La notizia principale della conferenza stampa è stata la respinta di Powell circa l’ipotesi di un rialzo di 75 punti base che i mercati avevano iniziato a prezzare. Se la dichiarazione si è concentrata esclusivamente sui rischi di inflazione e Powell ha sottolineato che la Fed è assolutamente concentrata sul riportare l’inflazione al target, ha anche riconosciuto che l’istituto centrale statunitense dovrà essere agile nel destreggiarsi con i dati in arrivo. Il che è coerente con la nostra visione che prevede la continuazione di un ritmo “spedito” di rialzi dei tassi mentre la Fed sfrutterà l’estate per invertire rapidamente i tagli dell’era pandemica, ma alla fine dovrà essere “agile” nel governare i rischi al ribasso per la crescita.

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PIMCO: Il grande blocco – Le sanzioni alla Russia sollevano domande sulle altre valute

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

A cura di Gene Frieda, Global Strategist di PIMCO. Il congelamento delle riserve valutarie di una banca centrale non è una novità, ma la Russia è la prima economia globalmente integrata a subire questo destino. Finora, abbiamo visto conseguenze drammatiche per la Russia, con potenziali implicazioni per lo status del dollaro in quanto principale valuta di riserva del mondo e per la forza del renminbi cinese. La potenza delle sanzioni sulle riserve della banca centrale russa è guidata principalmente dalle azioni coordinate di Stati Uniti, Europa, Regno Unito, Canada e Giappone. Questo insieme ha creato de facto una quasi unanimità, tanto che le banche cinesi sono ora riluttanti a trattare con la Russia per paura di sanzioni secondarie. Tuttavia, per la maggior parte dei Paesi al di fuori della Cina, il rischio di sanzioni dovrebbe rimanere basso.Da una prospettiva cinese, le sanzioni potrebbero essere dirompenti, date le tensioni in corso con gli Stati Uniti. La Cina non ha alternative ovvie per i suoi 3,2 mila miliardi di dollari di riserve in valuta estera alle valute di riserva tradizionali e all’oro. Anche se Pechino potrebbe vendere le riserve in valuta estera, ciò appare poco probabile, date le sue grandi passività estere lorde e il suo desiderio di una stabilità valutaria. Le passività estere totali sono salite a 3,6 mila miliardi di dollari alla fine del 2021.Se la Cina dovesse ritenere che le sue riserve non forniscano più molta protezione, una conclusione logica sarebbe permettere al tasso di cambio di fluttuare di più. La People’s Bank of China continua a gestire saldamente la volatilità del renminbi. La convergenza verso livelli di volatilità realizzati in linea con le altre valute G-10 e dell’Asia implicherebbe un aumento del 100%-125% della volatilità storica del renminbi. Il carry potrebbe essere ancora attraente rispetto ai peer regionali ma il suo status di carry trade di punta sarebbe minato.La quota di riserve globali in euro dovrebbe rimbalzare in caso di ritorno dei rendimenti in territorio positivo. I recenti progressi nella riduzione del rischio di disgregazione dell’eurozona sono il presupposto per un aumento dei tassi e una maggiore quota dell’euro nelle riserve globali, attualmente pari a circa il 20%. Riteniamo che lo status di valuta di ancoraggio del dollaro sia stato probabilmente riaffermato dal congelamento delle riserve della Russia, se non addirittura rafforzato. All’ultimo rilevamento, la quota del dollaro nelle riserve globali era del 59%, di poco cambiata rispetto a dieci anni fa. Non intravediamo un elevato rischio immediato di propagazione dalla Russia ad altri Paesi, inclusa la Cina.Tuttavia, prevediamo conseguenze persistenti attraverso tre canali: gli sforzi della Cina per isolare le sue riserve esistenti da potenziali sanzioni; le valutazioni degli esportatori di materie prime su come investire le riserve in valuta estera “fresche di conio” derivanti dall’attuale boom delle materie prime; infine, i ragionamenti degli investitori esteri, sia pubblici sia privati, sui danni collaterali delle sanzioni finanziarie che potrebbero influenzare la convertibilità degli asset onshore in renminbi. Il rischio di sanzioni per la Cina e le politiche economiche sempre più conservatrici della Cina agiscono contro l’ascesa del renminbi come valuta di riserva. La lezione della Russia è che le sanzioni sulle riserve in valuta estera possono essere potenti, costringendo effettivamente il Paese alla non convertibilità della valuta. Il peso del renminbi nelle riserve globali, pur essendo ancora destinato a crescere, sarà probabilmente limitato al 4%. Per i Paesi che temono di essere sanzionati, le riserve potrebbero costituire un buffer di protezione in misura minore rispetto a quanto ipotizzato in precedenza. Se la diversificazione non è un’opzione, allora una riduzione dei finanziamenti esterni – un’altra forma di deglobalizzazione secolare – è la logica conseguenza. Infine, se la crescita globale delle riserve accelera di nuovo (per esempio, a causa della persistenza di elevati prezzi delle materie prime che favoriscono gli esportatori di materie prime), i titoli di stato dei mercati sviluppati probabilmente ne beneficeranno più di ogni singola valuta, dato che le riserve vengono riciclate nuovamente in asset sicuri tradizionali. (abstract)

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PIMCO: le ricadute del conflitto tra Russia e Ucraina sul commercio globale

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

A cura di Geraldine Sundstrom, Portfolio Manager Asset Allocation di PIMCO. Ogni volta che in questi giorni gli automobilisti fanno benzina ricevono un doloroso promemoria del ruolo della Russia nei mercati globali del petrolio. Ci si rende invece meno conto della gamma di prodotti grezzi e semilavorati esportati da Russia e Ucraina. Dal palladio al grano, le perturbazioni stanno già ponendo una pressione al rialzo sui prezzi di una serie di prodotti di uso quotidiano, intensificando i rischi macroeconomici e di mercato nei prossimi trimestri. A prima vista, Russia e Ucraina non dovrebbero essere così importanti per l’attività economica globale. La quota dell’Ucraina nelle esportazioni globali è appena dello 0,3%, mentre quella della Russia si attesta all’1,9%. Al contrario, la Cina e gli Stati Uniti costituiscono ciascuno circa il 10% del commercio globale. Eppure, è drammaticamente un’altra storia quando si tratta dei fattori produttivi chiave. Come mostra il grafico, l’Ucraina e la Russia sono grandi esportatori di palladio, nichel, cereali e altre risorse che sono fondamentali per una varietà di beni e settori, dalle automobili ai semiconduttori e i generi alimentari. Se le interconnessioni e gli effetti di trasferimento sono complessi e difficili da quantificare, l’aumento dei prezzi e la distruzione della domanda rallenteranno la crescita e premeranno al rialzo sui prezzi – dando alle banche centrali un incentivo per una stretta in tempi più rapidi di quanto sarebbe stato altrimenti. Naturalmente l’Europa sarà probabilmente colpita più duramente a causa della vicinanza e dei legami economici con i due stati in conflitto. Tuttavia, l’interconnessione dell’economia globale implica che le ripercussioni si diffonderanno, dai prezzi dei prodotti alimentari in Egitto ai prezzi dei giocattoli per bambini negli Stati Uniti. Inoltre, le perturbazioni si inseriscono in un contesto di grande incertezza economica con elevata inflazione, rallentamento della crescita e condizioni finanziarie sempre più rigide, portando a un ambiente di mercato fragile e precario nei prossimi trimestri. Per i portafogli multi-asset, riteniamo che ciò richieda un atteggiamento più difensivo e un’attenzione alla qualità e alla liquidità poiché il rischio di recessione aumenta nell’orizzonte ciclico. Gli investitori potrebbero voler evitare i settori più ciclici nel mercato azionario, soprattutto in Europa, dove il ciclo economico sembra più vulnerabile nel breve periodo, a nostro avviso.Privilegiamo invece i titoli di alta qualità con potere di determinazione dei prezzi e crescita stabile degli utili, in aree come la produzione di semiconduttori e l’assistenza sanitaria. Ci piacciono anche le società che possono offrire un potenziale di rialzo sostenibile in un mondo a crescita più lenta, in aree come l’energia rinnovabile e l’automazione. A livello di asset allocation, la nostra strategia è stata quella di ampliare i potenziali driver di rendimento nei mercati dei tassi d’interesse e delle valute dove vediamo più valore, come il cambio dei mercati emergenti. Puntiamo a mantenere una bassa direzionalità complessiva, pur essendo dinamici nella nostra gestione del rischio. Come sempre, la volatilità presenta sia rischi sia opportunità. (abstract http://www.verinieassociati.com)

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PIMCO: Prospettive di crescita della Cina considerato il costo delle chiusure

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2022

A cura di Carol Liao, China Economist di PIMCO. Dopo un inizio d’anno promettente, l’economia cinese sta ora affrontando la peggiore perturbazione dall’inizio della pandemia. Sia l’indice sull’attività manifatturiera Purchasing Managers’ Indices (PMI) che quello dei servizi a marzo sono scesi sotto i 50 punti – il livello che distingue la crescita dalla contrazione – per la prima volta dal febbraio 2020. Le misure per contenere i focolai di COVID concentrati a Shanghai, Shenzhen e Jilin hanno causato forti cali di mobilità e interruzioni della produzione, danneggiando ulteriormente i consumi e i servizi. La logistica interna affronta l’attrito causato dalle restrizioni di movimento dei camionisti e i severi controlli pandemici nei principali porti cinesi possono aggravare i problemi della catena di approvvigionamento globale, mentre la congestione dei porti peggiora in tutto il mondo.Con la Cina che difficilmente abbandonerà la politica zero-COVID, ci aspettiamo un altro mese di perturbazioni prima che la situazione si normalizzi a maggio. Dati i significativi venti contrari alla crescita economica della nazione nella prima metà di quest’anno, abbiamo rivisto al ribasso la nostra previsione di base del PIL per il 2022 intorno al 4,5%, con un intervallo di previsione più ampio per tenere conto delle maggiori incertezze sia nell’economia cinese che globale.Al Congresso Nazionale del Popolo (NPC) all’inizio di marzo – circa una settimana prima che i 17,5 milioni di residenti di Shenzhen fossero messi in isolamento per una settimana – Pechino aveva annunciato un obiettivo di crescita di “circa il 5,5%” per il 2022, battendo le aspettative del mercato. Anche se questa cifra rappresenterebbe la più bassa crescita anno su anno del PIL della Cina in più di tre decenni (con l’eccezione del 2020), si trova di fronte a sfide come l’incertezza geopolitica ed economica globale, la pandemia in corso, un mercato immobiliare interno in difficoltà e consumi poco brillanti.Insieme a questo obiettivo, Pechino ha anche rivelato un piano di stimolo fiscale che ha sorpreso al rialzo, con tagli fiscali e spese fiscali su progetti infrastrutturali, i principali approcci per stimolare la crescita. Nonostante l’abbassamento del rapporto deficit/Pil della Cina al 2,8% per il 2022 dal 3,2% del 2021 (un calo di oltre 200 miliardi di yuan), la spesa fiscale in bilancio dovrebbe aumentare di oltre 2 mila miliardi di yuan rispetto all’anno scorso, grazie al significativo riporto fiscale dal 2021. Inoltre, circa 1,2 mila miliardi di yuan di proventi di titoli obbligazionari speciali delle amministrazioni locali (LGSB) inutilizzati nel 2021 potrebbero offrire un sostegno extra alla spesa per le infrastrutture quest’anno, anche se le entrate derivanti dalla vendita dei terreni dovessero essere limitate. (abstract)

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PIMCO: le inversioni della curva dei rendimenti suggeriscono prudenza piuttosto che recessione

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2022

A cura di Marc Seidner, CIO Strategie non tradizionali di PIMCO. L’inversione della curva è stata presagio di recessione in diverse occasioni passate, ovvero quando i rendimenti a più breve scadenza superano quelli a più lunga scadenza. Ultimamente, le inversioni sono apparse tra diversi punti lungo la curva, spingendo gli investitori a chiedersi se si tratti di presagi di una recessione. Si tratta di un quesito complicato nell’attuale ciclo economico, che ha visto un improvviso calo nel 2020 e un rapido rimbalzo alimentato da uno stimolo senza precedenti da parte delle banche centrali. La Federal Reserve ha iniziato a ridurre questo stimolo a marzo con il primo di una serie di aumenti dei tassi di interesse previsti per domare l’inflazione. É inoltre atteso per quest’anno l’avvio del ritiro del programma di acquisto di obbligazioni della Fed. L’inflazione potrebbe continuare a superare le aspettative, il che potrebbe spingere la Fed ad accelerare ulteriormente l’andamento dei rialzi.A nostro avviso, gli indicatori a più lunga scadenza come le curve dei Treasury a 2/10 anni e a 5/30 anni possono essere più preziosi della tanto seguita curva a tre mesi/10 anni. Il motivo è che la Fed ha già esposto le proiezioni di rialzo dei tassi nel “dot plot”, e guardare i tassi di mercato su un orizzonte di breve termine può essere meno utile rispetto a concentrarsi su ciò che la Fed sostiene di voler fare in futuro.La curva più importante da seguire è probabilmente la curva forward, un indicatore basato sul mercato che incorpora i tassi esistenti – o spot – così come i tassi impliciti più avanti. Per esempio, per confrontare un’obbligazione che scade tra un anno con una che scade tra due anni, la curva forward tiene conto del tasso d’interesse previsto a un anno da oggi. Includendo il tasso di rendimento composto necessario per differenziare qualsiasi punto della curva dei rendimenti, la curva forward utilizza tutte le informazioni note e può essere più rilevante di una curva spot, che non incorpora i cambiamenti attesi nei tassi a breve termine. La curva forward è ora fortemente invertita.Questo significa che una recessione è imminente? No, ma è un rischio da monitorare. L’economia globale e i policymaker si trovano di fronte a uno shock dell’offerta che è negativo per la crescita e tenderà a spingere ulteriormente verso l’alto l’inflazione. La maggior parte delle banche centrali sembra determinata a scegliere di combattere l’inflazione anziché sostenere la crescita. Questo aumenta il rischio di un atterraggio brusco in futuro.L’attuale forma della curva dei rendimenti sottolinea perché gli investitori devono essere flessibili. La semplice matematica obbligazionaria – che tiene conto del prezzo, del rendimento e del tasso di reinvestimento – suggerisce che gli investitori non stanno raccogliendo abbastanza extra-rendimento dall’acquisto di Treasury a lunga scadenza. Ai livelli attuali, non solo un Treasury a due anni offre un rendimento simile a quello di un’obbligazione a 30 anni, ma fornisce l’opportunità di prendere una decisione di reinvestimento in due anni anziché aspettarne altri 28. Vediamo una possibile opportunità nelle scadenze più brevi di 2-5 anni. Siamo convinti di essere ormai in fase ben avanzata del ciclo economico, con uno slancio di crescita sottostante ancora forte ma sempre più vulnerabile al rischio di ribasso. Tendiamo a porre enfasi sulla necessità di mantenere liquidità da impiegare per trarre benefici dalle dislocazioni che si presenteranno sui mercati. (abstract)

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PIMCO: Supply chain – la disruption porterà una maggiore diversificazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2022

A cura di Lillian Lin, Investment Grade Portfolio Manager di PIMCO. Riteniamo che l’impatto delle interruzioni della catena di approvvigionamento su imprese e famiglie rimarrà probabilmente significativo nella prima metà del 2022. Mentre la seconda metà potrebbe portare un po’ di sollievo se la Cina dovesse allentare le sue politiche di zero-Covid e di razionamento dell’energia e se la carenza di manodopera negli Stati Uniti dovesse diminuire, la guerra della Russia in Ucraina e le risposte alle sanzioni hanno portato a ulteriori interruzioni. Anche se il conflitto Russia-Ucraina avrà probabilmente un impatto limitato nel breve periodo sulla catena di approvvigionamento tecnologico nell’area Asia-Pacifico, con sufficienti scorte di materie prime fondamentali (come il gas neon e il palladio) per i prossimi quattro o sei mesi, qualsiasi interruzione prolungata della catena di approvvigionamento globale potrebbe far salire i prezzi dei chip per computer e ritardare ulteriormente le spedizioni. Nel lungo periodo, ci aspettiamo che le recenti interruzioni spingano le aziende a diversificare ulteriormente le loro catene di approvvigionamento, riducendo il peso sulla Cina. Altri paesi in Asia potrebbero beneficiarne. I colli di bottiglia della supply chain globale hanno fatto notizia negli ultimi due anni tra la pandemia di Covid-19 e le tensioni geopolitiche. Inizialmente, la pandemia ha ridotto la domanda globale. Tuttavia, lo stimolo fiscale e il consumo di beni al posto dei servizi hanno contribuito a sollecitare ulteriormente la domanda. Ciò ha esercitato una pressione crescente sul lato dell’offerta e ha creato congestioni e ritardi negli ordini – dai ricambi auto ai macchinari di produzione alla logistica – con una carenza di autisti di camion che ha ulteriormente esacerbato il problema. Le carenze di pezzi di ricambio e i dipendenti che restano a casa hanno spinto molte aziende statunitensi a tagliare le loro previsioni di vendita o ad emettere “profit warnings”. Le aziende statunitensi hanno preso diverse misure per affrontare i problemi della catena di approvvigionamento, tra cui il noleggio di navi da carico, la deviazione delle spedizioni verso i porti più piccoli lungo le coste e un maggiore ricorso al trasporto aereo. Le aziende con operazioni più integrate verticalmente o catene di fornitura diversificate – come i produttori di elettronica che hanno ridotto nel tempo la concentrazione in alcuni stati come la Cina, e radicato maggiormente la loro catena di fornitura in Asia – stanno affrontando meglio la situazione rispetto ai loro competitor. Tuttavia, i tempi di consegna rimangono elevati perché tutte queste azioni hanno fornito solo un sostegno marginale e non sono generalmente applicabili su più ampia scala. Un miglioramento duraturo richiederà condizioni di lavoro globali normalizzate (dalle fabbriche ai porti e ad altri punti di riferimento per la spedizione) e la completa risoluzione dei ritardi nella domanda causati dalla pandemia. La Cina è stata una parte fondamentale delle catene di fornitura globali per decenni, ma la recente crisi, causata in parte dalla pandemia, sta portando le aziende a riflettere su come è possibile mitigare gli shock di fornitura in futuro, riducendo la dipendenza da determinati paesi e diversificando la loro platea di fornitori. Nel breve periodo, crediamo che le esportazioni cinesi continueranno ad essere sostenute dalla resiliente catena di approvvigionamento del paese. Tuttavia, nel lungo periodo, dato che la Cina cerca di scalare la catena del valore, una certa migrazione della catena di approvvigionamento fuori dalla Cina è inevitabile. Tale migrazione si nota in particolar modo nel ritardo della crescita delle esportazioni di cellulari rispetto ad altri prodotti elettronici, con vendite di smartphone dominate dai marchi locali. Tuttavia, è probabile che le aziende non cinesi diversifichino le loro catene di approvvigionamento fuori dalla Cina, anziché uscire completamente dal paese, a nostro avviso. Potremmo anche vedere un calo delle importazioni cinesi se il paese diventasse maggiormente autosufficiente nella produzione di semiconduttori nel medio e lungo periodo. Questo dovrebbe compensare parte della riduzione delle esportazioni. Nel lungo periodo, ci aspettiamo che le interruzioni della catena di approvvigionamento creino vincitori e vinti tra le aziende statunitensi. Di fronte a eventi avversi come la capacità produttiva limitata, l’inflazione, le carenze di energia e la politica zero-Covid, i produttori cinesi potrebbero dare la priorità alla produzione per le grandi aziende statunitensi, causando ulteriori ritardi nelle consegne alle piccole aziende statunitensi. Le aziende asiatiche potrebbero anche beneficiare a spese delle piccole aziende statunitensi ed europee, data la loro vicinanza alle catene di approvvigionamento asiatiche. Quelli che hanno maggiori probabilità di ottenere buoni risultati sono le aziende tecnologiche che, negli ultimi anni, hanno adattato rapidamente le loro catene di approvvigionamento. Anche i settori poco dipendenti dalle importazioni o dalle esportazioni o da chip personalizzati dovrebbero beneficiarne – compresi i produttori di auto cinesi e il settore dei servizi Internet.

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PIMCO: Anti Goldilocks, prospettive in un contesto di notevole incertezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

A cura di Andrew Balls, CIO Global Fixed Income di PIMCO e Joachim Fels, Global Economic Advisor di PIMCO L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le conseguenti sanzioni e le rotazioni sui mercati delle materie prime gettano una coltre ancor più pesante d’incertezza su quello che già prima di questo terribile conflitto si presentava come uno scenario incerto per l’economia e i mercati finanziari. Nonostante le innumerevoli incognite, abbiamo elaborato cinque principali conclusioni sulle prospettive nell’orizzonte ciclico dei prossimi 6-12 mesi che riteniamo siano le più rilevanti per gli investitori in questa fase. 1) Uno scenario economico “anti-Goldilocks” – A livello globale l’economia e le autorità sono alle prese con uno shock di stampo stagflazionistico sul lato dell’offerta che è negativo per la crescita e tenderà a spingere l’inflazione ulteriormente al rialzo. Uno scenario economico anti-Goldilocks, ossia con inflazione surriscaldata e crescita raffreddata, non è il nostro scenario di base di massima che prevede tuttora una crescita superiore al tendenziale e una graduale moderazione delle pressioni inflazionistiche dai livelli di picco per le economie sviluppate in generale. Tuttavia sono cresciuti i rischi di inflazione più elevata e di crescita più rallentata o addirittura di recessione. 2) Maggiore probabilità di non linearità per crescita e inflazione – Le prospettive sia per la crescita che per l’inflazione sono offuscate da potenziali non linearità legate a condizioni di partenza già fragili. Vi erano già diffuse strozzature nelle filiere di approvvigionamento dovute al COVID-19 che incidevano sulla produzione e spingevano al rialzo costi e prezzi in molti settori. L’invasione russa in Ucraina e le conseguenti sanzioni hanno portato ulteriore scompiglio. In aggiunta, i recenti lockdown dovuti a focolai di COVID in alcune aree della Cina potrebbero determinare nuove strozzature nelle filiere globali. 3) Uno shock asimmetrico genera maggiore divergenza – La guerra in Ucraina probabilmente condurrà a maggiore dispersione degli esiti economici e d’inflazione fra i vari paesi e le diverse regioni. L’Europa sarà la più colpita mentre l’economia americana appare relativamente isolata dagli effetti diretti del conflitto. La Cina e la maggior parte delle altre economie asiatiche hanno legami commerciali diretti minori con la Russia ma probabilmente subiranno ripercussioni negative dai rincari dell’energia e dal rallentamento della crescita europea. Nei mercati emergenti, gli esportatori di commodity dovrebbero trarre benefici, tuttavia i prezzi più elevati delle materie prime tenderanno ad accrescere le già alte pressioni inflazionistiche nella maggior parte delle economie emergenti. A fronte del contesto difficile e incerto, un asse centrale della nostra strategia d’investimento sarà l’enfasi sulla flessibilità e la liquidità dei portafogli per rispondere agli eventi e trarre benefici dalle opportunità che si presenteranno. Prevediamo di mirare a modesti sottopesi di duration alla luce dei livelli attuali, dei rischi al rialzo per l’inflazione e delle prospettive di inasprimento da parte delle banche centrali. Prevediamo inoltre di ridurre enfasi sulle posizioni sulla curva a fronte del ciclo di politica monetaria restrittiva in generale in atto a livello globale. Continuiamo a ritenere i TIPS americani (obbligazioni del Tesoro indicizzate all’inflazione) uno strumento di prezzo ragionevole per mitigare i rischi al rialzo dell’inflazione. Nel credito, il posizionamento dei portafogli è focalizzato su resilienza, liquidità e conservazione del capitale in un ampio ventaglio di scenari. Riguardo alle valute, nei portafogli dove queste posizioni di rischio sono in linea con le linee guida e le aspettative dei nostri clienti, prevediamo un sovrappeso su valute G-10 e dei mercati emergenti selezionate rispetto al Dollaro americano e all’Euro, con una focalizzazione sul beta delle materie prime e su valutazioni convenienti. Prevediamo un posizionamento in generale neutrale sul rischio per il beta azionario nel complesso nei nostri portafogli multi asset. Siamo convinti di essere ormai in fase ben avanzata del ciclo e sebbene la crescita goda ancora di slancio robusto è tuttavia sempre più vulnerabile al rischio di ribasso. Il contesto attuale favorisce le società di alta qualità e meno cicliche, a nostro giudizio. I nostri portafogli multi asset, al pari di quelli obbligazionari, tenderanno a porre enfasi sul disporre di liquidità da impiegare per trarre benefici dalle dislocazioni che si presenteranno sui mercati azionari.

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PIMCO: La Fed dà avvio a un ciclo di rialzo dei tassi: inflazione batte incertezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Lo scoppio della guerra in Europa ha reso ancora più impegnativo per i policymaker della Fed il già difficile equilibrismo, poiché si trovano a misurare una prospettiva di crescita incerta con un nuovo aumento dell’inflazione. Tuttavia, la Fed ha sottolineato che ritiene che i rischi di inflazione superino notevolmente i rischi al ribasso per la crescita e, di conseguenza, ci aspettiamo che continui il suo percorso verso tassi più elevati e un bilancio più ridotto. La Fed avrebbe probabilmente bisogno di vedere un significativo rallentamento economico e una disfunzione del mercato prima di abbandonare il suo percorso di rialzo, dato che un maggiore e generalizzato incremento dei prezzi aumenta ulteriormente il rischio di aspettative di inflazione disancorate. Se i rischi elevati di inflazione giustificano una posizione più rigida di politica monetaria, un ritmo più veloce di rialzo dei tassi probabilmente peserà sulla crescita nel tempo, dato che le condizioni finanziarie si irrigidiscono sempre più rapidamente.Oltre al previsto aumento dei tassi di interesse, la Fed ha assunto un atteggiamento da “falco” nella dichiarazione del FOMC di marzo e nelle proiezioni economiche, così come nella conferenza stampa del presidente Jerome Powell, introducendo alcuni importanti cambiamenti. In primo luogo, la Fed ha inserito la forward guidance nella dichiarazione, facendo notare che “ulteriori aumenti in corso” del tasso sui Fed Funds e una riduzione del bilancio sono probabili. In secondo luogo, la Fed ha effettuato importanti revisioni alle proiezioni economiche di marzo rispetto alle precedenti previsioni di dicembre 2021. L’inflazione statunitense ha superato notevolmente le aspettative di consenso, in particolare a gennaio, il che, combinato con un ulteriore impulso inflazionistico derivante dalla guerra in Europa, ha spinto i funzionari della Fed ad aggiornare al rialzo le previsioni di inflazione per il 2022 di oltre 1 punto percentuale. I funzionari hanno anche previsto cali più modesti dell’inflazione nel 2023 e nel 2024, mantenendo l’inflazione significativamente al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed per tutto il periodo oggetto delle previsioni. (la misura preferita dalla Fed per l’inflazione è il PCE – le spese per i consumi personali).Coerentemente con il fatto che non ci si aspetta più che l’inflazione torni al target nel corso del periodo di previsione e che i funzionari della Fed vedono le pressioni inflazionistiche su una maggiore scala, le previsioni sui tassi di interesse sono state nettamente riviste e molti ora si aspettano che la politica dei tassi superi la soglia della neutralità entro la fine del prossimo anno. Le previsioni medie sono ora di un tasso sui Fed Funds dell’1,875% alla fine del 2022 (contro lo 0,875% previsto a dicembre) e del 2,750% alla fine del 2023 (contro l’1,625% precedente). Da notare che il dot plot mostra che la maggior parte dei funzionari prevede tassi un po’ al di sopra della stima media di neutralità del 2,4%, il che suggerisce che i funzionari della Fed ritengono che la politica debba essere almeno lievemente restrittiva per riportare l’inflazione al target.Alla conferenza stampa, il presidente Powell ha fornito alcune indicazioni sulle previsioni da falco ma ha anche cercato di preservare la possibilità di cambiare il percorso della propria politica, se necessario, nelle settimane e nei mesi a venire. Analogamente ai suoi commenti all’inizio di quest’anno, il presidente Powell non ha escluso la possibilità di aumenti più consistenti dei tassi.Dopo che la Fed ha concluso il programma di acquisto di asset all’inizio del mese, il presidente Powell ha confermato le nostre aspettative che un avvio anticipato e più veloce del deflusso del bilancio rispetto al ciclo passato sarà probabilmente annunciato in una delle prossime due riunioni. Anche un bilancio più ridotto contribuirebbe all’inasprimento della politica monetaria quest’anno e il presidente Powell ha suggerito che molti funzionari lo vedono come un qualcosa di equivalente a un ulteriore aumento dei tassi. Guardando al di là della riunione di marzo, ci aspettiamo che l’inflazione più elevata e le preoccupazioni sulle aspettative di inflazione continuino a pesare di più sui funzionari della Fed rispetto ai rischi al ribasso sulla crescita nei prossimi mesi. Di conseguenza, la nostra previsione di base continua a prevedere aumenti dei tassi nelle prossime riunioni della Fed e un ulteriore significativo inasprimento della politica della Fed nel corso dell’anno. Questo ritmo più veloce di inasprimento aumenta il rischio di un atterraggio brusco più avanti e suggerisce un rischio maggiore di recessione nei prossimi 2 anni.

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PIMCO: BCE, il percorso di normalizzazione potrebbe piegarsi ma probabilmente non spezzarsi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO. Come previsto, la riunione odierna della BCE si è concentrata sul recupero dell’opzionalità e della flessibilità della politica monetaria, alla luce dell’estrema incertezza macroeconomica. Sul fronte falco, la BCE punta a una fine un po’ più rapida degli acquisti netti di asset e ha eliminato il riferimento a tassi di interesse più bassi dalla forward guidance sui tassi di interesse. Sul fronte colomba, la BCE ha suggerito che il rialzo dei tassi potrebbe richiedere più tempo a seguito della fine degli acquisti netti di asset, se giustificato, e un qualsiasi ciclo dei tassi sarebbe graduale.Il percorso di normalizzazione della politica monetaria della BCE potrebbe piegarsi ma probabilmente non spezzarsi, a meno che l’Europa non cada in recessione. Nel medio termine, la BCE punterà a terminare gli acquisti netti di asset e a tornare a un tasso di riferimento a zero, con poche ambizioni al di là di ciò.

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PIMCO: L’elevata incertezza sulle prospettive macro porterà la BCE a concentrarsi sull’opzionalità della politica

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager European Rates di PIMCO. L’andamento dell’inflazione dopo la riunione di dicembre è stato considerevolmente superiore alle aspettative, e le nuove proiezioni macroeconomiche di marzo saranno certamente caratterizzate da un’inflazione più alta rispetto a dicembre. Inoltre, il programma relativo all’esercizio delle proiezioni di marzo è stato rivisto per tenere conto delle implicazioni degli ultimi sviluppi geopolitici, e questo significa anche che la stima flash sull’inflazione di febbraio sarà incorporata nelle proiezioni. A dicembre, la BCE ha previsto un’inflazione del 3,2% per il 2022 e dell’1,8% per il 2023 e il 2024. Il dato del 2022 vedrà certamente una significativa revisione al rialzo, il dato del 2023 potrebbe arrivare leggermente al di sopra del 2%, e la proiezione del 2024 probabilmente resterà sostanzialmente invariata. L’inflazione core alla fine dell’orizzonte di previsione rimarrà probabilmente al di sotto del 2%, e i rischi per le prospettive sull’inflazione saranno inclinati al rialzo. A causa dei maggiori rischi geopolitici, la BCE abbasserà anche sensibilmente le proiezioni di crescita e probabilmente definirà i rischi per le prospettive economiche come al ribasso, invece che ampiamente bilanciati. Ci aspettiamo che la BCE mantenga l’apertura a una fine anticipata degli acquisti netti di asset rispetto al piano delineato a dicembre, una volta che la crisi attuale si sarà ridimensionata, ma non ci aspettiamo che la BCE annunci formalmente una data di fine definitiva o cambiamenti materiali all’APP alla riunione di marzo. Sulla linea del recupero dell’opzionalità della politica, la BCE potrebbe decidere di rimuovere la parola “a breve” dalla forward guidance dell’APP, per rompere il legame temporale quasi automatico tra i due strumenti. L’opzionalità qui implica che il rialzo del tasso di politica monetaria potrebbe eventualmente richiedere più tempo dopo la fine degli acquisti netti di asset, se giustificato. La BCE potrebbe anche rimuovere il riferimento a tassi di politica monetaria più bassi nella forward guidance sui tassi d’interesse, anche se questo potrebbe arrivare un po’ più tardi, quando la BCE si avvicinerà all’aumento dei tassi d’interesse.Nel medio termine, crediamo che la BCE punterà certamente a terminare gli acquisti netti di asset e a tornare a un tasso di riferimento neutrale, con poche ambizioni al di là di questo. A lungo termine, rimane una notevole incertezza su dove potrebbe collocarsi un tasso di politica neutrale per la zona euro, ma qualsiasi livello tra lo 0% e l’1% sembra ragionevole in confronto alle altre aree.

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PIMCO: Il rialzo dei tassi di interesse favorirà le obbligazioni?

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

A cura di Dan Ivascyn, Chief Investment Officer di PIMCO. Il contesto di mercato del 2022 è molto diverso da quello del 2021. Il 2021 è stato relativamente facile, almeno in retrospettiva. C’è stato un enorme accomodamento della banca centrale, un periodo in cui abbiamo assistito ad una ripresa irregolare legata al COVID e ad un ambiente in cui la maggior parte degli asset, in particolare quelli rischiosi, hanno performato abbastanza bene. Nel 2022, invece, c’è un’estrema incertezza. L’inflazione rimane una delle principali preoccupazioni per molti investitori. A nostro avviso, il contesto inflazionistico rimarrà piuttosto incerto. Ci aspettiamo un’inflazione elevata e il rischio che l’inflazione sia ancora più alta di quella attualmente prevista nel corso dei prossimi mesi. Anche se siamo cautamente ottimisti sulla traiettoria dell’inflazione, in tutta l’economia statunitense e in aree chiave dell’economia globale, quando si guarda alla situazione dei tassi relativamente bassi, nonostante il rialzo che abbiamo visto nel corso delle ultime settimane, in questo momento non si viene ancora sufficientemente remunerati per scommettere contro l’inflazione. Quindi continuiamo a sottopesare la duration nei nostri portafogli. I rischi inflazionistici sono considerevoli. La visione di base potrebbe essere sbagliata e pensiamo che i rischi siano orientati verso una maggiore inflazione nel breve e medio termine piuttosto che verso una minore inflazione. E ci sono alcune grandi opportunità per cercare di difendere meglio un portafoglio complessivo da risultati inflazionistici più elevati. I TIPS ed altri titoli che coprono dall’inflazione in tutto il mondo offrono ancora valutazioni abbastanza ragionevoli. Si pensi ai mercati delle materie prime, dei metalli preziosi e altre aree di questa serie di opportunità, che sono ancora valutati a livelli ragionevoli da una prospettiva storica di lungo periodo. Poi altri temi inflazionistici, che si tratti di immobili, opportunità nei segmenti dei mercati emergenti, sembrano anch’essi molto interessanti. Quindi anche nei portafogli PIMCO, pur avendo una visione di base costruttiva sull’ l’inflazione, stiamo cercando di trovare questo tipo di protezione inflazionistica, compresi i nostri portafogli multi-asset. Anche se molte banche centrali hanno punti di vista simili sullo scenario di base per cui le pressioni inflazionistiche cominceranno a ridursi più tardi quest’anno e nel 2023, considerano tutto ciò come un esercizio di gestione del rischio. E c’è un rischio legittimo che i tassi debbano essere alzati e anche più in alto di quello che il mercato sta attualmente prezzando. Pertanto, pensiamo che gli investitori dovrebbero essere abbastanza difensivi per quanto riguarda l’aumento dei tassi di interesse più in generale, ma anche per altre aree del mercato che sulla base del presupposto che i tassi di interesse rimarranno piuttosto vicini al range bound Guardando ai mercati obbligazionari e ai cicli di rialzo dei tassi che verranno, pensiamo che la liquidità del mercato non sia così elevata al momento. C’è molta volatilità e ci si aspetta volatilità anche per il futuro. Potrebbe non sembrare così durante la salita, ma rendimenti più alti, forse curve di rendimento più ripide, almeno in prospettiva, sono generalmente buone cose in termini di ricerca di valore sui mercati. Ma ancora una volta, non si vuole essere colti in contropiede sulla via del rialzo in termini di rendimenti. E ancora, c’è molta attenzione nel mercato attuale sull’impatto dell’inflazione sui rendimenti del reddito fisso. Pensiamo che sia importante notare che molte aree di opportunità del mercato finanziario sono state supportate da tassi d’interesse molto bassi e dall’ambiente altamente liquido in cui abbiamo operato. Quindi i tassi d’interesse più alti, l’inflazione che rimane alta per un periodo di tempo prolungato, saranno una forza negativa per gli asset. Riteniamo che sia il momento di essere un po’ più difensivi e di costruire un po’ più di flessibilità di portafoglio nelle strategie. Abbiamo avuto un bel recupero dai minimi di marzo 2020. Pensiamo che ora sia il momento di aspettare che la volatilità crei l’opportunità di investire quando si verrà adeguatamente remunerati per prendere quei rischi. (abstract)

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PIMCO: Un giro sulle montagne russe per gli investitori in obbligazioni statunitensi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

A cura di Tiffany Wilding, economista esperta di America Settentrionale di PIMCO. Giovedì scorso il mercato obbligazionario sembrava essere sulle montagne russe, dopo che il rapporto sull’IPC statunitense ha dato il via a un sell-off giornaliero di 25 punti base sul Treasury a 2 anni; il mercato dei future sui Fed Funds ha prezzato una probabilità del 20% di un rialzo dei tassi prima della riunione di marzo e una probabilità del 70% di un ulteriore rialzo di 50 punti base al momento della riunione di marzo. Il rapporto sull’inflazione di giovedì è stato più solido delle nostre aspettative di consenso. E questo, insieme al rapporto sulla situazione occupazionale di gennaio, che ha mostrato un peggioramento delle tensioni salariali nonostante i miglioramenti dell’offerta di lavoro, è andato a conferma di uno scenario in cui la Fed possa dare il via al ciclo di rialzo dei tassi a marzo e li riveda al rialzo anche nelle riunioni successive fino a quando l’inflazione non mostrerà segni di moderazione, cosa che ci aspettiamo ancora nella seconda metà dell’anno. In altre parole, la situazione di rischio che abbiamo evidenziato qualche settimana fa sembra essersi concretizzata in fretta; ora ci aspettiamo 5 rialzi dei tassi quest’anno (marzo, maggio, giugno, settembre e dicembre) con il rischio di ulteriori ritocchi.Riteniamo che la possibilità che la Fed annunci un rialzo prima della riunione di marzo sia praticamente nulla e crediamo che la maggior parte dei funzionari della Fed preferirebbe non effettuare un rialzo di 50 punti base nella riunione di marzo. I fattici suggeriscono ancora che una spirale salari/prezzi non è imminente. Tuttavia, con Powell e Brainard ancora in attesa della conferma da parte del Senato, potrebbe essere più difficile per gli alti funzionari dare comunicazione ai mercati prima della riunione di marzo (e ricordate che il rapporto CPI di febbraio sarà pubblicato durante il periodo di blackout). Pertanto, ammettiamo che i prezzi di mercato possano diventare una profezia che si autoavvera, se i funzionari della Fed dovessero ravvisare dei rischi maggiori nel sorprendere i mercati.In altre parole, se la reazione del mercato è andata nella direzione giusta, la portata del movimento è stata estrema rispetto alla nostra interpretazione dei recenti dati macro e il ritracciamento di venerdì ci è sembrato ragionevole.

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