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Caldo soffocante ed assenza di piogge

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 luglio 2022

Dopo laghi e corsi d’acqua stanno compromettendo anche le riserve d’acqua sotterranea del Centro-Nord Italia, proseguendo un deficit pluviometrico, che si protrae dall’anno scorso e che conferma i caratteri di una siccità endemica in territori, dove serviranno anni per riequilibrare il bilancio idrologico: lo segnala l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, in base ai dati del report settimanale.Ne è esempio l’Emilia Romagna, dove le portate dei fiumi Enza (mc./sec. 0,4) e Reno (mc./sec. 0,6) scendono sotto i minimi storici: sulle pianure a Nord della foce del fiume Reno sono finora caduti, da inizio d’anno, solo 205 millimetri di pioggia, una quantità molto simile a quello registrata nei primi 6 mesi del 2021, influendo sulla ricarica della falda e sulla risalita del cuneo salino nelle zone costiere. Un’analoga condizione si registrò a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, ma ad aggravare l’attuale contingenza c’è l’aumento esponenziale delle temperature in un’Europa flagellata da disastrosi incendi. I bacini piacentini trattengono 6,2 milioni di metri cubi d’acqua, praticamente dimezzati rispetto alla media del recente quinquennio e lontanissimi dalla capacità massima di Mmc. 21,5.I dati fotografano una situazione drammatica soprattutto per l’agricoltura e quindi per la produzione di cibo: in una sola settimana, il volume d’acqua nel lago Maggiore è calato di ben 48 milioni di metri cubi, portando a quasi 3 miliardi di metri cubi, il deficit rispetto alla media del periodo. Non va meglio per gli altri grandi bacini settentrionali, tutti abbondantemente sotto media: il lago di Como (riempimento: 0,6%) è ai minimi storici, quello d’Iseo è al 5% di riempimento e precipitano i livelli del Garda, attestandosi al 34,3% della capacità d’invaso.In Piemonte, i fiumi sono ai minimi termini: il Tanaro scende ad una portata di soli mc./sec. 2,5 vale a dire il 10% circa di quella del 2021, anno già di grave crisi; un importante calo si registra anche sulla Sesia mentre, tra gli altri corsi d’acqua, sono praticamente azzerati i flussi negli alvei di Agogna, Chisola, Ellero, Sangone, Orba, Bormida, mentre Chisone e Dora Riparia sono dimezzati rispetto all’anno scorso ed il Toce è al 30% della portata 2021. Le dighe della Baraggia Biellese e Vercellese (Ingagna, Ostola e Ravasanella) trattengono 6,35 milioni di metri cubi d’acqua, quando ne dovrebbero contenere circa il doppio.In Valle d’Aosta, dove a Luglio non è praticamente piovuto, si riduce la portata della Dora Baltea, che rimane però sopra la media storica.In Lombardia, le portate del fiume Adda sono dimezzate anche rispetto a quelle del “annus horribilis” 2017 ed alle riserve idriche regionali manca ben 1 miliardo di metri cubi rispetto alla media (fonte: ARPA Lombardia).Scendono ancora i livelli del fiume Adige in Veneto e si attestano su valori oltre 2 metri inferiori a quelli dell’anno scorso; è di quasi un metro e mezzo, invece, la differenza con il livello del 2021 per la Livenza, mentre il Piave è calato di oltre 60 centimetri in soli 7 giorni.Grave è anche la situazione del Centro-Italia, dove sul Lazio è eccezionale il deficit pluviometrico, fin qui registrato principalmente sulle province di Roma e Viterbo (in particolare, lungo il litorale): quasi dappertutto sono caduti un centinaio di millimetri di pioggia in quasi 8 mesi ed il record negativo è detenuto da Ladispoli con soli mm. 94! Costante è il calo dei laghi di Bracciano, arrivato a -32 centimetri rispetto all’anno scorso e di Nemi, che ha raggiunto –cm. 96 sul 2021, ma anche il bacino di Turano cala di quasi un centimetro al giorno. Nettamente inferiori alla media restano le portate del fiume Aniene, mentre quelle di Liri e Sacco sono ai minimi dal 2017; sono tornati sostanzialmente in linea con gli anni scorsi, invece, i livelli del Tevere. In Umbria, dove è piovuto pochissimo, i laghi di San Casciano e di Chiusi permangono a livelli minimi, mentre il bacino di Corbara è sceso di 58 centimetri in 7 giorni.Permane grave la condizione dei corsi d’acqua in Toscana, dove il fiume Serchio registra una portata addirittura più che dimezzata rispetto a quella del Deflusso Minimo Vitale, così come l’Ombrone, da settimane in condizioni critiche (fonte: Centro Funzionale Regione Toscana). In Lucchesia, il 2022 è stato finora il quinto anno più secco da oltre un secolo, ma il più siccitoso degli ultimi 19 anni per quanto riguarda la città di Lucca (fino a Giugno 2022 sono caduti solo mm. 302,8 di pioggia a fronte di una media di mm. 568,9). Nel bacino del lago di Massaciuccoli la pioggia caduta è stata invece di 221 millimetri, cioè la metà di quanto piove normalmente; a risentirne è proprio il bacino lacustre, dove sono stati ridotti i prelievi idrici. Per quanto riguarda il Sud Italia, in Campania, i livelli idrometrici dei fiumi Sele e Volturno appaiono in calo, mentre è stabile il Sarno; si segnalano in discesa i volumi idrici nei bacini del Cilento (l’invaso di Piano della Rocca è al 53% del riempimento e trattiene quasi il 20% in meno rispetto al 2021) e nel lago di Conza (quasi 5 milioni di metri cubi in meno rispetto all’anno scorso). Pertanto, permane stabile la condizione di siccità nel bacino idrografico del Liri-Garigliano e Volturno.Infine, in 7 giorni, l’acqua trattenuta negli invasi di Basilicata è calata di quasi 13 milioni di metri cubi, raggiungendo un deficit di oltre 38 milioni sui livelli dell’anno scorso (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale), mentre è di circa 11 milioni di metri cubi la discesa di risorsa idrica nei bacini della Puglia, dove però si registra un confortante +Mmc. 10,22 sul 2021.

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Caldo soffocante ed assenza di piogge

Posted by fidest press agency su domenica, 24 luglio 2022

Dopo laghi e corsi d’acqua stanno compromettendo anche le riserve d’acqua sotterranea del Centro-Nord Italia, proseguendo un deficit pluviometrico, che si protrae dall’anno scorso e che conferma i caratteri di una siccità endemica in territori, dove serviranno anni per riequilibrare il bilancio idrologico: lo segnala l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, in base ai dati del report settimanale.Ne è esempio l’Emilia Romagna, dove le portate dei fiumi Enza (mc./sec. 0,4) e Reno (mc./sec. 0,6) scendono sotto i minimi storici: sulle pianure a Nord della foce del fiume Reno sono finora caduti, da inizio d’anno, solo 205 millimetri di pioggia, una quantità molto simile a quello registrata nei primi 6 mesi del 2021, influendo sulla ricarica della falda e sulla risalita del cuneo salino nelle zone costiere. Un’analoga condizione si registrò a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, ma ad aggravare l’attuale contingenza c’è l’aumento esponenziale delle temperature in un’Europa flagellata da disastrosi incendi. I bacini piacentini trattengono 6,2 milioni di metri cubi d’acqua, praticamente dimezzati rispetto alla media del recente quinquennio e lontanissimi dalla capacità massima di Mmc. 21,5.I dati fotografano una situazione drammatica soprattutto per l’agricoltura e quindi per la produzione di cibo: in una sola settimana, il volume d’acqua nel lago Maggiore è calato di ben 48 milioni di metri cubi, portando a quasi 3 miliardi di metri cubi, il deficit rispetto alla media del periodo. Non va meglio per gli altri grandi bacini settentrionali, tutti abbondantemente sotto media: il lago di Como (riempimento: 0,6%) è ai minimi storici, quello d’Iseo è al 5% di riempimento e precipitano i livelli del Garda, attestandosi al 34,3% della capacità d’invaso.In Piemonte, i fiumi sono ai minimi termini: il Tanaro scende ad una portata di soli mc./sec. 2,5 vale a dire il 10% circa di quella del 2021, anno già di grave crisi; un importante calo si registra anche sulla Sesia mentre, tra gli altri corsi d’acqua, sono praticamente azzerati i flussi negli alvei di Agogna, Chisola, Ellero, Sangone, Orba, Bormida, mentre Chisone e Dora Riparia sono dimezzati rispetto all’anno scorso ed il Toce è al 30% della portata 2021. Le dighe della Baraggia Biellese e Vercellese (Ingagna, Ostola e Ravasanella) trattengono 6,35 milioni di metri cubi d’acqua, quando ne dovrebbero contenere circa il doppio.Appare senza fine la crisi del fiume Po, che settimanalmente segna record negativi di portata, arrivando a toccare mc./sec. 113,7 (ben 123 metri cubi al secondo in meno rispetto al precedente minimo storico!) al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro, cioè circa il 10% della portata media (mc./sec. 1140) ed il 75% in meno della portata limite per l’intrusione del cuneo salino.In Valle d’Aosta, dove a Luglio non è praticamente piovuto, si riduce la portata della Dora Baltea, che rimane però sopra la media storica.In Lombardia, le portate del fiume Adda sono dimezzate anche rispetto a quelle del “annus horribilis” 2017 ed alle riserve idriche regionali manca ben 1 miliardo di metri cubi rispetto alla media (fonte: ARPA Lombardia).Scendono ancora i livelli del fiume Adige in Veneto e si attestano su valori oltre 2 metri inferiori a quelli dell’anno scorso; è di quasi un metro e mezzo, invece, la differenza con il livello del 2021 per la Livenza, mentre il Piave è calato di oltre 60 centimetri in soli 7 giorni.Grave è anche la situazione del Centro-Italia, dove sul Lazio è eccezionale il deficit pluviometrico, fin qui registrato principalmente sulle province di Roma e Viterbo (in particolare, lungo il litorale): quasi dappertutto sono caduti un centinaio di millimetri di pioggia in quasi 8 mesi ed il record negativo è detenuto da Ladispoli con soli mm. 94! Costante è il calo dei laghi di Bracciano, arrivato a -32 centimetri rispetto all’anno scorso e di Nemi, che ha raggiunto –cm. 96 sul 2021, ma anche il bacino di Turano cala di quasi un centimetro al giorno. Nettamente inferiori alla media restano le portate del fiume Aniene, mentre quelle di Liri e Sacco sono ai minimi dal 2017; sono tornati sostanzialmente in linea con gli anni scorsi, invece, i livelli del Tevere. In Umbria, dove è piovuto pochissimo, i laghi di San Casciano e di Chiusi permangono a livelli minimi, mentre il bacino di Corbara è sceso di 58 centimetri in 7 giorni. Adempiendo al compito di dare acqua alle campagne, calano i livelli nei bacini delle Marche, scesi di circa 1.300.000 metri cubi in una settimana, contenendone ora poco più di 42 milioni, ma rimanendo al di sopra dei livelli del 2021. Permane grave la condizione dei corsi d’acqua in Toscana, dove il fiume Serchio registra una portata addirittura più che dimezzata rispetto a quella del Deflusso Minimo Vitale, così come l’Ombrone, da settimane in condizioni critiche (fonte: Centro Funzionale Regione Toscana). In Lucchesia, il 2022 è stato finora il quinto anno più secco da oltre un secolo, ma il più siccitoso degli ultimi 19 anni per quanto riguarda la città di Lucca (fino a Giugno 2022 sono caduti solo mm. 302,8 di pioggia a fronte di una media di mm. 568,9). Nel bacino del lago di Massaciuccoli la pioggia caduta è stata invece di 221 millimetri, cioè la metà di quanto piove normalmente; a risentirne è proprio il bacino lacustre, dove sono stati ridotti i prelievi idrici. Per quanto riguarda il Sud Italia, in Campania, i livelli idrometrici dei fiumi Sele e Volturno appaiono in calo, mentre è stabile il Sarno; si segnalano in discesa i volumi idrici nei bacini del Cilento (l’invaso di Piano della Rocca è al 53% del riempimento e trattiene quasi il 20% in meno rispetto al 2021) e nel lago di Conza (quasi 5 milioni di metri cubi in meno rispetto all’anno scorso). Pertanto, permane stabile la condizione di siccità nel bacino idrografico del Liri-Garigliano e Volturno.Infine, in 7 giorni, l’acqua trattenuta negli invasi di Basilicata è calata di quasi 13 milioni di metri cubi, raggiungendo un deficit di oltre 38 milioni sui livelli dell’anno scorso (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale), mentre è di circa 11 milioni di metri cubi la discesa di risorsa idrica nei bacini della Puglia, dove però si registra un confortante +Mmc. 10,22 sul 2021.

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“Le piogge delle scorse ore non devono trarre in inganno”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2022

Sono utili a ristorare il territorio, concedono solo qualche giorno di tregua alla grande siccità, che sta colpendo ampie zone del Paese; a rischio c’è anche la produzione agricola della Lombardia, regione leader per valore economico del settore primario”: a ricordarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio (ANBI), che celebrerà la propria annuale Assemblea Nazionale, il 5 e 6 Luglio a Roma.“Non solo – gli fa eco Sandro Folli, Presidente di ANBI Lombardia – senza l’irrigazione nelle campagne sarebbero compromessi gli equilibri ambientali dell’intera pianura, compresa la ricarica delle falde sotterranee. La priorità è salvare il primo raccolto e, pur mantenendo severe scelte di razionamento irriguo, è necessario continuare a disporre almeno delle attuali portate dai fiumi, nonostante siano largamente inferiori alle necessità delle colture.”“Sono ormai inevitabili – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – misure straordinarie come deroghe ai livelli di regolazione dei laghi, ma soprattutto la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale con l’attivazione di una cabina di regia sotto il coordinamento anche impositivo della Protezione Civile. Nell’attesa di decisioni, che paiono ineludibili, sottolineiamo l’esempio virtuoso e le raccomandazioni ai territori, lanciate dall’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici presso l’Autorità di Bacino del Fiume Po.”In attesa delle scelte del Governo, continua il quotidiano impegno dei Consorzi di bonifica per contrastare la siccità, grazie anche ad ingegnose soluzioni e tecniche innovative, frutto di un patrimonio di conoscenza a servizio del territorio.E’ il caso del Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara, che sta “riciclando l’acqua” grazie al lavoro di dieci pompe provvisorie che, associate allo spegnimento di alcuni impianti, reimmettono risorsa idrica nella rete di canali, altrimenti destinata a disperdersi in mare. Il recupero straordinario di quest’acqua permette di mantenere livelli idrici nei canali, compatibili con il servizio irriguo, limitando i disagi per gli agricoltori in gran parte di un territorio da tempo in grave stress idrico.“Questa manovra idraulica – precisa Stefano Calderoni, Presidente dell’ente consortile e Vicepresidente ANBI – è frutto di un difficile equilibrio e si tratta di una situazione limite, che difficilmente potrà essere mantenuta, se i livelli del Po riprenderanno a calare e se non vi sarà la collaborazione di tutti gli utenti.” Al contempo, nel ferrarese sono state assunte misure restrittive, in base agli scenari di rischio, come il divieto di metodi irrigui per sommersione su colture diverse dal riso.Infine, ANBI si fa interprete della richiesta del territorio alla Regione Calabria per sbloccare l’autorizzazione d’uso delle acque, a fini irrigui e idroelettrici, dalla diga di Metramo al Consorzio di bonifica Tirreno Reggino, che attende risposta dal 2015! Si tratta di 30 milioni di metri cubi trattenuti in un invaso in località Castagnara di Galatro, in provincia di Reggio Calabria. L’ente consortile aveva chiesto di poter realizzare le condotte per irrigare 20.000 ettari e, con investimenti privati, una centrale idroelettrica. “I cambiamenti climatici, le cui conseguenze colpiscono anche la Calabria e la sua economia, non permettono ulteriori rinvii nell’utilizzo multifunzionale di questa preziosa risorsa. Servono nuove infrastrutture, ma la prima soluzione ai problemi del Paese è ottimizzare quanto disponibile, aumentando la resilienza dei territori” conclude Francesco Vincenzi.

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Siccità: Cia, già 30% riso a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

La siccità di questo 2022 toglierà dal piatto almeno un 30% di riso Made in Italy. Le ondate di calore anomale e, soprattutto, le precipitazioni dimezzate di questi ultimi sei mesi, con la perdita di risorsa idrica drammaticamente pari al 90%, stanno prosciugando ettari su ettari di risaie al Nord, coltivate a Carnaroli, Arborio e Roma, varietà speciali per i risotti e di cui l’Italia è unico produttore al mondo. Insieme al grano, dice oggi Cia-Agricoltori Italiani, è così a rischio un’altra produzione strategica dell’agroalimentare nazionale che non può ammette stati di emergenza tardivi, né subire l’ennesima aggressione speculativa.Se non pioverà nei prossimi giorni -continua a sottolineare Cia- il Paese finirà, dunque, per giocarsi, sotto gli effetti dell’incognita clima, anche un altro mercato chiave come quello del riso che con 2 milioni di tonnellate l’anno prodotte su circa 227 mila ettari, rappresenta oltre il 50% dell’intera produzione europea. Una coltura esclusiva e anche in ripresa (+16% record consumi in pandemia), ma che adesso è schiacciata dai rincari sulle materie prime e dai costi eccessivi di produzione, e non sta beneficiando in alcun modo dell’aumento dei prezzi allo scaffale. Attenzione, quindi -ribadisce Cia- a fenomeni speculativi, ennesimo colpo basso ai danni dell’agricoltura. Interventi tempestivi, misure straordinarie e nuove alleanze con istituzioni e cittadini-consumatori è, dunque, quanto ora torna a sollecitare Cia, considerando già eccessivi i tempi d’attesa per lo stato d’emergenza, fondamentale per l’azione risarcitoria a favore delle imprese, in sofferenza anche nella rotazione con mais e soia. Per Cia è, dunque, urgente estendere l’applicazione del credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo fino alla fine della stagione irrigua. Il prezzo eccezionale, arrivato a 1,60 euro al litro, sta compromettendo anche le operazioni alternative per contenere i danni che su tutto il territorio nazionale sono ormai di svariati miliardi di euro. Le Regioni predispongano, poi, la possibilità di assegnazione straordinaria di carburante per far fronte alle lavorazioni impreviste come al recupero dell’acqua per i campi e prima che si ceda all’inevitabile abbandono. Ecco perché, secondo Cia, non è più rinviabile la costruzione di una rete di nuovi bacìni e invasi, piccoli e distribuiti sul territorio, utili all’accumulo e allo stoccaggio di acqua piovana; fare manutenzione efficiente e anti-dispersioni; lavorare per sviluppare l’uso delle acque reflue in agricoltura; sfruttare la tecnologia per rallentare la risalita del cuneo salino; immaginare anche grandi impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, abbattendo i costi con produzione di energia da fonti rinnovabili.“Bisogna costruire soluzioni, innovative e sostenibili, per far fronte ai cambiamenti climatici -commenta il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Vanno recuperati anni di immobilismo sul fronte dell’ammodernamento delle reti idriche, ma serve anche essere proattivi nella transizione a un nuovo modo di fare agricoltura, sostenibile per l’economia delle imprese, oltre che per l’ambiente, e sostenuta da strumenti, assicurativi per esempio, flessibili e più adeguati alle calamità in avanzata. Il Dpcm contro la siccità -conclude Fini- sia rapido nelle risposte e lungimirante nelle misure in prospettiva”.

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Andamento piogge con Invasi Abruzzo e Molise a secco

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Da Nord a Sud d’Italia stanno virando, verso una conclamata aridità, territori finora caratterizzati da piogge “a macchia di leopardo” e sempre più rade. Così anche il Molise, finora considerato un’oasi del Centro-Sud Italia, si scopre siccitoso con la diga del Liscione, a Guardalfiera, che segna livelli inferiori di oltre 2 metri a quanto fatto registrate nel 2017 caratterizzato da forte siccità (fonte Molise Acque: 2017, m.111,54; 2021, m. 109,29). Non va meglio nel confinante Abruzzo, dove è stato sospeso il servizio irriguo dalla diga di Penne per esaurimento della disponibilità d’acqua (contiene solo 0,6milioni di metri cubi contro una capacità di Mmc.8,80).Risalendo la dorsale adriatica, nelle Marche le dighe trattengono volumi idrici, inferiori di circa 10 milioni di metri cubi alla media degli ultimi 5 anni; anche i fiumi della regione non segnalano significativi miglioramenti nelle portate, ma anzi il Sentino segna il record negativo, scendendo a -40 centimetri sullo zero idrometrico (fonte: Protezione Civile Marche). Le zone costiere della siccitosa Romagna sono ormai vicinissime alla zona rossa per l’assenza di precipitazioni, dove entreranno probabilmente già dalla settimana prossima. In Emilia, i corsi d’acqua minori si mantengono su livelli bassi, mentre i fiumi Trebbia e Taro sono addirittura “a secco” dalla terza decade di agosto (portata: mc/s 0); anche l’Enza è sotto il minimo storico mensile, mentre le dighe del Molato e di Mignano, nel piacentino, sono in media con l’anno scorso.Altra regione in sofferenza è la Toscana, dove i fiumi scendono tutti sotto media con Serchio ed Ombrone, che hanno livelli ben al di sotto del Deflusso Minimo Vitale. Anche in Umbria le precipitazioni, seguendo un’alternanza annuale, sono inferiori alla media e la diga di Maroggia è ai livelli minimi. Al Nord, Il fiume Po è in regime di magra ordinaria, seppur presenti portate dimezzate sia rispetto alla media storica che all’anno scorso; tra gli altri fiumi piemontesi (tutti con portate inferiori allo scorso anno), va segnalato il Tanaro che, pur in leggera ripresa, ha una portata ridotta a meno del 30% sul livello 2020. Secondo l’indice SPI (Standardized Precipitation Index) di Agosto, si rileva una siccità estrema per tutta la fascia centro orientale della regione (fonte: A.R.P.A. Piemonte). In controtendenza sono le abbondanti portate della Dora Baltea in Valle d’Aosta (mc/sec 70,20 contro una media settembrina di mc/sec 10,00)Per quanto riguarda i grandi bacini settentrionali, sono tutti in decrescita stagionale (solo il Garda si mantiene sopra media ed il bacino artificiale d’Idro è sceso all 11,4% della disponibilità); dal calo dei livelli del lago di Como consegue la perdita di portata del fiume Adda in Lombardia, dove sono stati significativamente ridotti anche i prelievi dal lago Maggiore.In Veneto, si segnalano un record negativo nel livello del fiume Adige (solo nel 2015 registrò una portata inferiore in questo periodo) e -20% di precipitazioni in Agosto (fonte A.R.P.A.V.).“Il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche conferma così la gravità dei fenomeni siccitosi sul Centro-Nord Italia, durante questa estate ed il perdurare della carenza di significative precipitazioni sta creando seri problemi di approvvigionamento idrico specialmente nelle regioni adriatiche” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).“Come abbiamo dimostrato nei nostri workshop al salone fieristico Macfrut di Rimini, la risposta per incrementare la capacità di resilienza dei territori non può che essere duplice, pena forti ripercussioni sull’economia non solo agricola del Paese; è necessario, cioè, l’efficientamento e l’ampliamento della rete irrigua del Paese, ma contestualmente anche la realizzazione di nuovi invasi: dai mille laghetti del progetto congiunto con Coldiretti ai 23 nuovi bacini, che abbiamo proposto per essere inseriti nel P.N.R.R.” aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.Scendendo al Centro-Sud, nel Lazio, i fiumi Liri e Sacco segnano invece le migliori performance dal 2018.In Campania, le portate dei fiumi Sele, Volturno e Garigliano risultano in aumento, mentre sono stabili quelle del Sarno nel tratto medio. I volumi del lago di Conza della Campania e degli invasi del Cilento risultano in calo, ma con riserve elevate (fonti: Regione Campania, Centro Funzionale Protezione Civile ed Ente per l’Irrigazione di Puglia Lucania e Irpinia).I bacini appulo-lucani, che l’anno scorso erano in forte crisi di approvvigionamento, continuano a servire efficientemente gli utenti irrigatori (le dighe della Basilicata trattengono ancora quasi 296 milioni di metri cubi d’acqua, mentre quelle pugliesi oltre 115 milioni).Gli invasi della Sicilia registrano invece i dati peggiori dal 2010. In Sardegna, infine, la situazione degli invasi è leggermente migliore dell’anno scorso, ma la tendenza è alla diminuzione dall’inizio del decennio: si è passati dagli oltre 1400 milioni di metri cubi dell’Agosto 2010 ai meno di 1200 dell’Agosto di quest’anno.

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Arrivano le piogge attese e temute

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

Sono le piogge a condizionare fortemente l’attuale congiuntura delle risorse idriche italiane: è quanto emerge dai dati del settimanale bollettino dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.Incomparabili i dati con l’anno scorso, quando forti perturbazioni colpirono l’Italia, sono comunque sotto media la gran parte dei corsi d’acqua; in calo anche i livelli dei grandi laghi settentrionali con il solo Garda sopra la media storica.“E’ questa una situazione favorevole, considerati il riposo delle campagne e le ondate di maltempo previste in questi giorni – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Per questo, gli enti di bonifica ed irrigazione hanno già provveduto allo svasamento della gran parte dei 180.000 chilometri di alvei in gestione al fine di svolgere le consuete manutenzioni in vista delle possibili ed attese precipitazioni autunno-vernine.”Largamente sotto media sono tutti i principali fiumi dell’Emilia Romagna (Savio, Secchia, Reno, Taro, Trebbia), così come restano praticamente dimezzate le portate del fiume Po; pur con soli 2,38 milioni di metri cubi invasati restano invece nella media i bacini piacentini di Molato e Mignano.Rimangono stabili, seppur in leggerissima ripresa, le portate dei fiumi piemontesi (Maira, Pesio, Tanaro, Stura di Lanzo, Sesia), mentre calano quelle del fiume Adda in Lombardia.Restano nella media le altezze idrometriche dei corsi d’acqua veneti (Adige, Bacchiglione, Livenza, Brenta) con il solo Piave a segnare performance in crescita a seguito dell’andamento pluviometrico sulle fasce montane. Sorprendente è l’andamento dei fiumi toscani con portate “siccitose” (l’Arno segna 9,65 metri cubi al secondo contro una media storica del periodo pari a mc/sec 92,17! Serchio: mc/sec 11,9 contro una media di mc/sec 81,59; Sieve: mc/sec 2,28 ma la media è mc/sec 10.86; Ombrone: mc/sec 4,74 contro una media di mc/sec 36,76).Nel Lazio, il fiume Tevere è leggermente sotto media mentre più marcato, secondo i dati del Centro Funzionale Multirischi di Regione Campania, è il deficit idrico dei fiumi Liri-Garigliano e Sacco, così come del lago di Bracciano.In calo anche i fiumi campani (Garigliano, Volturno, Sele), mentre il bacino di Piano della Rocca sul fiume Alento ha raggiunto il 30% della capacità e l’invaso di Conza sul fiume Ofanto, pur in crescita, aumenta il deficit sullo scorso anno, ora pari a 8,6 milioni di metri cubi.Seppur in una situazione di marcato rischio idrogeologico, migliorano le condizioni delle riserve idriche nei bacini di Puglia (risalite a 53,97 milioni di metri, ma con un deficit di Mmc. 66,74 sullo scorso anno), e Basilicata (Mmc 158,21; nel 2019: Mmc. 203,06 cioè – 44,85 milioni di metri cubi).In Calabria (dati del Centro Funzionale Multirischi di ARPACAL) alla diga di Sant’Anna sul fiume Tacina sono invasati 5,9 milioni di metri, miglior perfomance del recente quadriennio, mentre alla diga di monte Marello sul fiume Angitola sono trattenuti Mmc. 7,37 inferiori, però, sia al 2017 che al 2018.Permane critica la condizione dei bacini della Sicilia dove, rispetto all’anno scorso, sono presenti quasi 100 milioni di metri cubi d’acqua in meno: Mmc. 299,13 contro Mmc. 396,28 del 2019.“E’ l’ennesima conferma del paradosso italiano, dove convivono siccità e rischio idrogeologico, accentuati dalla crisi climatica, cui si può rispondere solo aumentando la capacità di resilienza dei territori – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Ne è testimonianza anche l’eccezionale quantità di pioggia, che ha provocato la drammatica alluvione di Bitti in Sardegna: in un giorno sono caduti 328 millimetri d’acqua, mentre nell’intero mese di Novembre 2019 ne erano caduti 137,6 e nello stesso mese del 2018 erano stati 79,2: un’autentica bomba d’acqua sul nuorese, cui solo la funzione di laminazione delle dighe ha evitato conseguenze ancora più gravi. Per questo, nel 2017, proponemmo l’obbiettivo di 2.000 invasi medio-piccoli da realizzare in 20 anni e per questo il Piano ANBI per l’Efficientamento della Rete Idraulica propone oggi la realizzazione di 23 nuovi bacini, il completamento di altri 16 e la manutenzione straordinaria di ulteriori 90. Con un investimento di circa 2 miliardi si migliorerebbe la gestione delle acque di superfice, garantendo al contempo quasi 10.000 posti di lavoro. La nostra proposta è affidata al Governo.”

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Clima Analytics, Humboldt-Universität

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Lo studio, “ Estate tempo diventa più persistente in un mondo in C 2°”, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, mostra anche che limitare il riscaldamento globale a 1,5 ° C rispetto ai livelli pre-industriali, in linea con l’accordo di Parigi, sarebbe da evitare.
Questo è il primo studio a dimostrare che, rispetto al clima di oggi, la persistenza di periodi estivi relativamente caldi, asciutti e piovosi aumenterebbe nella zona temperata dell’emisfero nord, se le temperature globali aumentano di 1,5° C e 2° C rispetto ai livelli preindustriali. La maggiore persistenza di clima caldo combinato con il riscaldamento globale porterà ad ondate di calore molto più gravi in futuro. Impatti di questi estremi con clima caldo e secco presentano una grave incidenza per la salute, gli ecosistemi, l’agricoltura e l’economia. Non solo. Tendono a crescere significativamente più a lungo. Allo stesso modo, più giorni consecutivi di pioggia generano il rischio di gravi inondazioni.
Durante il 2018 l’onda di calore in Europa nei diversi periodi con tempo caldo e secco, per settimane, ha contribuito a perdite di rendimento di grano del 15 per cento in Germania. Negli Stati Uniti, negli ultimi 12 mesi, stanno vivendo settimane di continue piogge e allagamenti. Secondo lo studio, se il mondo si riscalda a 2° C rispetto ai livelli pre-industriali, la possibilità di periodi caldi della durata di due settimane aumenta del quattro per cento, rispetto al clima di oggi. Questo cambiamento sarebbe più pronunciato nella parte orientale del Nord America, dell’Europa centrale e dell’Asia settentrionale. I periodi di condizioni di caldo, che durano più di due settimane, sarebbero diventati il 10 per cento in più nel centro Nord America. I periodi di forti piogge aumenterebbero del 26 per cento in tutta la zona temperata settentrionale rispetto ad oggi. Lo studio si sofferma anche sui processi fisici che possono spiegare la maggiore persistenza del tempo perturbato. Man mano che il pianeta si riscalda “I modelli climatici mostrano un indebolimento sistematica dell’estate su larga scala comprese le tracce Jetstream e di tempesta. Le condizioni di caldo secco possono accumularsi sui continenti, ma anche la pioggia portando cicloni che possono persistere più a lungo in un luogo”, ha affermato l’autore Dim Coumou dalla Vrije Universiteit Amsterdam.

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Sull’Italia piove a chiazze

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 Maggio 2019

Se il maltempo sta colpendo il Nord da settimane, non piove ovunque alla stessa maniera: a dirlo è l’ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), analizzando i dati sugli apporti fluviali.Nel comprensorio di Reggio Emilia, ad esempio, le piogge particolarmente intense di questi ultimi giorni, cadute con una media in pianura di 40 millimetri e con punte fino a 70 millimetri nella zona di alta pianura, stanno tuttora impegnando duramente la struttura operativa del Consorzio di bonifica Emilia Centrale; tra le principali manovre effettuate si segnalano l’attivazione delle idrovore del Torrione a Gualtieri e di Mondine a Boretto. Nella stessa regione sta invece rientrando nella normalità il fiume Savio che, tra il 10 ed il 12 Maggio scorsi, aveva subito un incremento di portata pari ad oltre 292 metri cubi al secondo, esondando; sempre in Emilia Romagna, il torrente Enza ed il fiume Secchia sono largamente sopra la media stagionale.Diversa è la situazione del fiume Po che, in tutti i rilevamenti (Piacenza, Cremona, Boretto, Borgoforte, Pontelagoscuro) non solo è sotto la media storica, ma anche sotto i livelli dello scorso anno.In Piemonte, i fiumi (Po, Dora Baltea, Tanaro, Stura di Lanzo) permangono largamente sotto le portate di un anno fa, mentre gli invasi (Ingagna, Ostola, Ravasanella) sono invece indirizzati verso il limite della capienza.Al Centro Sud (Abruzzo, Puglia) ed isole (Sicilia, Sardegna) i bacini si stanno riempiendo ulteriormente; fa eccezione, però, la Basilicata, dove mancano all’appello quasi 65 milioni di metri cubi d’acqua. Il lago di Bracciano è a -133 sullo zero idrometrico.Non fanno eccezione i grandi laghi: se il lago di Garda sta sfiorando il massimo storico, il lago di Como è sotto la media del periodo.“Questa situazione così frammentata localmente – commenta Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – conferma la necessità di infrastrutturare il territorio con bacini capaci di raccogliere l’acqua di pioggia, trattenendo le ondate di piena; con la realizzazione degli interventi previsti dal Piano Nazionale Invasi punteremo così ad abbinare funzioni ambientali e di prevenzione idrogeologica.”

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Meteo: “Perturbazione per l’Immacolata, pioggia, freddo e neve a bassa quota”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

meteo-italiaPiogge e rovesci interesseranno soprattutto Liguria di Levante, Nord Est e Centro Italia fino a coinvolgere anche la Campania. In attesa invece il Sud mentre sarà saltato gran parte del Nord Ovest. La perturbazione sarà accompagnata da aria nuovamente più fredda e da un conseguente calo delle temperature. La neve per questo motivo cadrà sulle Alpi specie orientali dai 500-1000m, oltre i 1000-1500m invece sull’Appennino. Sabato 9 dicembre la perturbazione, sotto la spinta dei venti più freddi di Maestrale e Tramontana, si porterà verso il Meridione. Sarà coinvolto anche il medio versante Adriatico con neve fino a quote di bassa collina tra Romagna ed Alte Marche a fine giornata. Sole prevalente altrove con clima freddo. Domenica 10 dicembre ultimi fenomeni al Sud con neve sui monti; altrove tregua con sole prevalente ma in attesa di un nuovo peggioramento.Il periodo turbolento dovrebbe caratterizzare anche la settimana successiva. “L’alta pressione che rimarrà defilata in Atlantico consentirà il passaggio di altre perturbazioni. La terza perturbazione del mese di Dicembre è infatti attesa in avvio della prossima settimana con nuove precipitazioni anche nevose a bassa quota” – concludono da 3bmeteo.com (foto: meteo)

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Roma Capitale. Atac/metro: aumentano i biglietti?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 settembre 2017

atac-romaMentre la Sindaca, Virginia Raggi, prosegue nel racconto onirico dei cambiamenti climatici che hanno determinato gli allagamenti nella Capitale, i romani si trovano alle prese con un altro problema: lo sciopero odierno dei mezzi pubblici e relativo traffico in tilt. La Sindaca Raggi, sempre nel suo viaggio onirico, probabilmente comunicherà che i disagi sono stati limitati e che la città ha superato indenne lo sciopero Atac.
Oggi il Consiglio di amministrazione di Atac dovrebbe deliberare il ricorso al concordato e approvare il bilancio 2016 (!), ma a fronte di un debito che veleggia su 1,4 miliardi di euro, potrebbe spuntare l’idea (è frutto della nostra scellerata fantasia), di aumentare i prezzi dei biglietti della metropolitana, legandoli al tragitto percorso. L’idea non e’ peregrina: agganciare il costo dei biglietti alla distanza percorsa. La variazione di prezzo potrebbe essere applicata alla metropolitana. Insomma, se l’utente fa una fermata paga un prezzo, se ne fa dieci pagherà un prezzo superiore.
Serve a far cassa a spese dell’utente.Con il concordato preventivo, l’Atac ha bisogno di soldi con i quali giustificare l’operazione. Questa idea potrebbe portare nuovi fondi alle casse della municipalizzata dei trasporti che ne ha bisogno come l’acqua a un assetato nel deserto.L’operazione potrebbe essere facilmente giustificata: perche’ un utente che usufruisce di un tragitto breve (una fermata) deve pagare lo stesso prezzo del biglietto di chi fa tragitti lunghi? D’altronde è quanto fatto per le tratte ferroviarie. Dunque, si potrebbe partire da un prezzo base che sarà aumentato via via che aumentano i km di percorrenza.
Il problema è che Roma ha un sistema di metropolitane irrisorio, una struttura urbanistica disordinata e un trasporto di superficie del tutto insufficiente; non a caso la Capitale ha il più alto numero di motocicli in Europa (circa 600 mila).Pensare di aumentare il costo dei biglietti, legandolo alla percorrenza, incide sulla fascia della popolazione che usufruisce della metropolitana per necessità. Insomma, i costi graveranno sui meno abbienti. Ma si sa, questa idea è frutto della nostra fantasia e tutto ciò non accadrà. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Cambiamenti climatici e maltempo

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

livorno pioggia“Non credo che questa sia una emergenza, sarebbe sbagliato chiamarla emergenza…”. Lo ha detto il ministro per l’ambiente Gian Luca Galletti arrivando a Livorno per un vertice al centro operativo, sottolineando così come quanto successo ieri nella città toscana è il frutto “dei cambiamenti climatici e non solo”. Come governo abbiamo stanziato milioni di euro per ripulire i fiumi e i tombini, questi soldi vanno spesi”.
Non abbiamo elementi per sostenere, di conseguenza, che quanto accaduto sia responsabilita’ delle amministrazioni locali che non sono state in grado di fare prevenzione coi mezzi e fondi messi a loro disposizione. Ma le parole di un ministro non vanno mai prese alla leggera. A corollario, pensiamo -pur nella sua ridotta dimensione nel contesto italiano ed internazionale (Irma in primis)- a quanto accaduto nella capitale Roma, allagata per l’ennesima mancanza di pulizia di caditoie et simili, cosi’ come denunciamo da anni. E poi, ogni citta’, inclusa quella da cui scriviamo Firenze, ha la sequela di danni e disastri che, sostanzialmente, accadono per la mancanza di prevenzione e/o sottovalutazione degli eventi climatici.
Cosa accade? Lo sanno tutti, pochi ci pensano, e ancor meno pochi cercano di agire.
Il cambiamento climatico, con l’aumento delle temperature, non e’ piu’ armonizzato ai nostri modelli di vita e di sviluppo. Per fare solo un piccolo e “banale” esempio: la casetta -anche economica- agognata proprio sul mare, nelle Keys Island di fronte a Miami, o la casetta sulle coste genovesi, sono un pericolo per la nostra vita. O ancora, gli alberi dei viali delle nostre citta’, oltre ad essere belli ed ombrosi, vanno valutati per la loro resistenza ad intemperie con ben oltre 100 Km/h (come se Trieste con la sua bora fosse ovunque). Niente di nuovo. Abbiamo sempre visto (e sottovalutato) le immagini di eventi climatici estremi in Paesi del Terzo e Quarto Mondo, con case e citta’ sventrate, morti a bizzeffe, essenzialmente per la mancanza di resistenza delle infrastrutture…. Ebbene, questa mancanza di resistenza, sia per la accentuata forza degli eventi sia perche’ gli stessi si manifestano in luoghi prima solo marginalmente toccati, oggi riguarda anche noi. E sembra che siamo solo agli inizi di una esclation sempre piu’ cruenta, diffusa e che raggiungera’ luoghi considerati fino ad oggi sicuri (per restare a casa nostra: qualcuno pensava o prevedeva quello che e’ accaduto a Livorno?).
Siamo allarmisti, visto che anche le piu’ alte autorita’ (pensiamo ai ministri della nuova amministrazione Usa) ridimensionano fenomeni e preoccupazioni? Non lo sappiamo. Registriamo, fotografiamo, ascoltiamo, ci informiamo e leggiamo -per esempio- quello che ha detto il nostro ministro Galletti.
Gia’ sentiamo le voci dei cosiddetti realisti dell’oggi: “Eh, ma quanto ci costerebbe rivedere tutti i nostri modelli e le nostre realizzazioni infrastrutturali? Impossibile agire, meglio mettere i tamponi quando ci sono i buchi”. Crediamo che questo approccio forse poteva andare bene fin all’altro ieri, ma oggi, anche in termini economici, siamo sicuri che costa meno tappare i buchi che non spendere per i cambiamenti prima che i buchi si manifestino? Sempre, ovviamente, di voler guardare oltre il proprio naso e il proprio giardino.
Il particolare e il generale. Questa e’ una riflessione per la conseguenziale azione di ognuno nel proprio ambito: il legislatore che deve approvare le norme, l’amministratore che deve renderle esecutive, fino al privato che deve mettere -piu’ resistente, piu’ costosa e coi materiali del caso- la tettoia al proprio capanno o la tenda alla propria veranda. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc) (foto fonte: Il fatto quotidiano)

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Roma Capitale: Piove, allagamenti e traffico in tilt. Alla Sindaca il premio “gondolina d’oro”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

gondolini1Roma. Piove e la Capitale si allaga, le metropolitane si fermano, il traffico impazzisce. Eppure, proprio il giorno dell’elezione della Sindaca, Virginia Raggi, il 21 giugno del 2016, sollecitavamo a agire in tempo, con azioni concrete. Qui la nota di allora.
“Ne suggeriamo una: la pulizia dei tombini e caditoie, prima che arrivi la stagione delle piogge. Perché questa operazione e’ importante? Oltre agli allagamenti di vie e piazze e agli incidenti automobilistici, determinati dal mancato deflusso dell’acqua piovana, si verifica un danno al manto stradale, determinato dalla insinuazione dell’acqua tra gli interstizi stradali, che provoca le famigerate buche che hanno fatto la dannazione dei cittadini. Vediamo se la sindaca, Virginia Raggi, saprà dare risposte concrete”.
Come non detto. Non ci rimane che sollecitare il gemellaggio con Venezia e proclamare la sindaca vincitrice del premio “gondolina d’oro”. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Maltempo a Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

roma pioggiaRoma. Il Dipartimento Infrastrutture (Simu – Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana) presidia la situazione maltempo in sinergia con il Coc (Centro Operativo Comunale), convocato ieri dalla sindaca di Roma Virginia Raggi a seguito all’allerta meteo nella Capitale diramata dal Sistema di Protezione Civile.In campo 15 squadre del Simu al lavoro sulle strade a maggior rischio allagamento, per predisporre disostruzioni e allontanamento delle acque meteoriche. Già risolti i casi di allagamenti stradali segnalati su via Cristoforo Colombo, via Oceano Atlantico, piazza Colosseo, piazzale Ponte Milvio, via Capannelle, Piazzale Verano, mentre su via Tiburtina e piazza di Porta Capena sono stati rimossi foglie e aghi di pino. Operative anche le squadre municipali e le imprese di pronto intervento.
In vista delle precipitazioni – che oggi hanno assunto carattere di eccezionalità, avendo superato i 100 mm di pioggia in sole tre ore anziché 70 mm diluiti in tutta la giornata – nel corso di queste settimane è stata anticipata e intensificata la pulizia delle caditoie per prevenire occlusioni e allagamenti. Oltre 100 le arterie cittadine interessate dalla manutenzione: dal Lungotevere a via Tiburtina, via Monti Tiburtini, via Cipro, viale Palmiro Togliatti e via Casilina, fino alle diverse sedi tranviarie.

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Piogge e siccità

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2011

Novara Vco (jf) – “Occorre preservare e valorizzare il naturale patrimonio idrico che nelle nostre province può contare sulle risorse rappresentate dai ghiacciai e nevai alpini, dai laghi e dai fiumi che raggiungono la pianura: un sistema che garantisce l’approvvigionamento d’acqua nelle campagne ma che, in estati con particolare assenza di piogge, non è sufficiente a scongiurare il pericolo di siccità”. Le dichiarazioni sono del presidente e del direttore della Coldiretti interprovinciale Paolo Rovellotti e Francesco Renzoni che così commentano il nuovo allarme siccità diffuso nel nord Italia dove è caduta nelle diverse regioni dal 75 per cento al 100 per cento di pioggia in meno nell’ultimo mese, durante il quale si sono peraltro registrate temperature superiori dai 2 ai 4,5 gradi centigradi rispetto alla media. Le elaborazioni diffuse da Coldiretti si basano sui dati Isac – Cnr riferite all’appena trascorso mese di aprile, che registrano il forte scostamento delle temperature e della piovosità dal periodo 1970-2000 preso come riferimento. Il mese di aprile 2011 è stato il quarto più caldo degli ultimi 210 anni, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati Isac – Cnr relativi all’intera penisola. Dopo un autunno ed un inverno piovosi, la primavera è stata fino ad ora particolarmente asciutta in tutto il nord dove in alcune zone addirittura non piove da quasi un mese e mezzo: “La situazione non è grave nelle nostre due province, che sfruttano l’acqua derivata dalle ultime nevicate: ad oggi non si registrano problemi ma vorremmo evitare il ripetersi di anni difficili e purtroppo non lontani nel tempo. Per salvare le colture è necessario che arrivi presto la pioggia e che cada in maniera costante, duratura e non troppo intensa. L’acqua per essere di sollievo alle piante deve riuscire a penetrare i primi 5-7 centimetri di strato superficiale di terreni che sono in questo momento particolarmente asciutti ma i forti temporali, soprattutto con precipitazioni violente provocano danni poiché i terreni non riescono ad assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento con gravi rischi per l’erosione del suolo. Il problema della siccità sta interessando altri paesi europei come la Francia dove gli agricoltori sono in apprensione per le coltivazioni di cereali e si temano gravi perdite nei raccolti ma la mancanza di pioggia – conclude la Coldiretti – interessa anche la Gran Bretagna mentre in alcune zone del Belgio e dei Paesi Bassi è stato addirittura vietato di accendere fuochi nei boschi per il pericolo incendi.

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Manutenzione travi ponte sul fiume Tagliamento

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2010

E’ un periodo di lavoro intenso, quello autunnale, per i cantieri autostradali. Gli interventi, che erano stati sospesi durante l’estate per evitare congestioni al traffico, infatti, vengono effettuati adesso, prima del freddo invernale. Il rifacimento dell’asfalto, richiede clima secco per una corretta asciugatura.
Fino a domenica 17, sarà chiuso lo svincolo in uscita  del casello di San Stino di Livenza in direzione Trieste. I lavori, interesseranno per circa 3 km, il tratto compreso tra  Cessalto e Portogruaro e, poi con scambio di carreggiata a doppio senso di marcia in direzione Venezia. La manutenzione di una trave del ponte sul fiume Tagliamento fra Latisana e Portogruaro, richiederà la chiusura della corsia di marcia in direzione Venezia su tutta la lunghezza del ponte a partire dalle ore 7,00 di sabato 16 ottobre e dureranno tutta la giornata. Sempre sabato 16 ottobre sarà chiusa la corsia di marcia, in un breve tratto di un centinaio di metri, tra la A57 tangenziale di Mestre e San Donà di Piave, per il ripristino della barriera incidentata. Proseguono anche i lavori di messa in sicurezza del ciglio stradale rovinato dalle piogge che richiederanno la chiusura della corsia di marcia tra il casello di Portogruaro e San Stino di Livenza in direzione Venezia.
Sulla A23 resta attivo lo scambio di carreggiata all’uscita del casello di Udine sud in direzione Via Verdi per la costruzione dell’incrocio a livelli sfalsati tra la Strada Provinciale 19 e la tangenziale ovest di Udine, mentre sulla A4 continuano, anche in questa settimana, i lavori notturni di messa in sicurezza dei tratti compresi tra le uscite di Portogruaro e San Stino di Livenza, interessati da piccole frane causate dalle ultime piogge.

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5 terre: “agricoltura e dissesto idrogeologico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2009

Risulta quasi scontato sottolineare quanto questi due  elementi siano estremamente legati fra loro all’interno di un comprensorio fortemente antropizzato come quello delle 5 terre, appare evidente come sia di fondamentale importanza centralizzare il ruolo dell’agricoltura, non solo per l’aspetto economico, ma anche per come quest’ultima con il conseguente mantenimento dei muretti a secco,vere e proprie opere d’arte, possa limitare un processo morfologico involutivo altrimenti irreversibile. Le piogge invernali, provocano piccoli ma continui fenomeni franosi, in varie aree del nostro territorio, mentre con una maggiore coltivazione delle terre incolte verrebbero limitati,se inseriamo questi piccoli fenomeni in un contesto di monitoraggio più ampio possiamo renderci conto come le nostre terre siano appese ad un filo. Pensare che le politiche di gestione del territorio siano fatte solo in chiave turistica, prosegue Denevi, è assolutamente sbagliato e proprio per questi motivi si rischia di considerare l’agricoltura meno importante del turismo. Non credo che il turista accorto e sensibile all’ambiente provi piacere nel vedere più viti e uliveti nelle cartoline o nei siti internet che riguardano le 5 terre piuttosto di quante ce ne siano nella realtà. Le Amministrazioni e gli Enti che operano sul territorio dovrebbero assolutamente avviare progetti importanti che riguardano il mantenimento e lo sviluppo dell’agricoltura, tenendo conto altresì del ruolo che può rivestire nell’occupazione locale e di conseguenza del ripopolamento dei nostri paesi.Il numero dei residenti in costante diminuzione, soprattutto i giovani, che molto spesso cercano lavoro nelle vicine città, rischiando di perdere tradizioni e amore verso la terra d’origine. (Diego Denevi  consigliere com di vernazza idv.)

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