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A Siena in mostra la pittura di Massimo Lomi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

Siena 23 giugno la galleria Beaux Arts di Siena (via Montanini, 38) propone “Soltanto la luce…”, un nuovo appuntamento con l’arte contemporanea. Protagonista la pittura di Massimo Lomi caratterizzata da singolari tagli prospettici e atmosfere rarefatte.Sono oggetti di legno in disuso come vecchie persiane o tavole smesse ad accogliere i paesaggi intimi e poetici che propone l’artista labronico: la sua arte colta ed elegante offre scorci urbani che hanno il potere di evocare veri e propri stati d’animo dove la luce è la vera protagonista, capace di plasmare volumi e muovere la materia pittorica creando trasparenze e segnando linee e prospettive.Non mancano tavole che propongono scorci della città di Siena a cui Lomi dedica suggestivi dipinti fatti di delicati cromatismi che descrivono stagioni e sentimenti.Massimo Lomi si diverte a sperimentare con maestria tecniche e linguaggi: la sua è una pittura figurativa che parte da un sapere antico vestendolo di contemporaneità.I suoi soggetti dipinti a tempera con una tecnica che trae ispirazione dalla lezione dei pittori post-macchiaioli.
Classe 1953, Massimo nasce in una famiglia di artisti: il nonno Giovanni, era un noto pittore post-macchiaiolo e apprezzato cantante lirico mentre il padre Federigo un ottimo esecutore di musica jazz.Fin da giovanissimo Massimo Lomi si misura con la pittura en plein air, imparando così ad osservare. Dopo il liceo artistico inizia ad affinare il suo istinto pittorico. Nel 1972, propone la sua prima personale a Milano, dove viene apprezzato per l’originalità che esprimono le sue opere. Da lì inizia la sua carriera che lo porta in numerose città, con esposizioni in gallerie pubbliche e private. Alla sua arte è dedicato il docufim “I colori del sentimento” realizzato nel 2007 dal regista Luca Dal Canto.
Ingresso gratuito Orario: lunedì dalle ore 16 alle ore 19.30 dal martedì al sabato dalle ore 9.30 alle ore 13 e dalle 16 alle 19.30 domenica chiuso.

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Caravaggio e la pittura del seicento

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

Firenze Aprono le otto sale al primo piano dell’ala di Levante degli Uffizi con un nuovo allestimento, dedicate a Caravaggio e alla pittura seicentesca. Otto sale dai nomi suggestivi: Tra realtà e magia, Caravaggio e Artemisia, Caravaggio: La Medusa, Caravaggio: Il Bacco, Lume di notte, Rembrandt e Rubens, Galileo e i Medici, Epica Fiorentina. La parte del leone la fa ovviamente Caravaggio, indiscusso fulcro della pittura di quel secolo caratterizzato da passionalità forti, simbolismi e novità spesso estreme. Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, con la collaborazione di Anna Bisceglia (curatrice della pittura toscana del Seicento), Francesca de Luca (pittura del Cinquecento) e Maria Matilde Simari (pittura italiana ed europea del Seicento), ha voluto creare qui un percorso museale che offra un doppio binario di “lettura” delle opere esposte tenendo quindi conto delle differenti esigenze dei visitatori e del bisogno di approfondimento di una consistente parte di loro. Si parlava di passionalità e senza dubbio il colore scelto per i pannelli delle sale lungo il corridoio (per non intervenire definitivamente sull’originale colore vasariano) e per le pareti delle sale interne (dalla 96 alla 99), non poteva che essere il rosso. Un rosso non fiammante ed esagerato, un rosso che si trova spesso nelle stoffe e nei parati rappresentati nei quadri di quegli anni, studiato su un modello tessile dell’epoca e realizzato con pigmenti naturali utilizzati già nel ‘600. Un rosso deciso eppure, verrebbe di dire, un po’ “filtrato”.Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt afferma: “Il nuovo allestimento si basa su un approccio tematico e artistico che ispira e stimola la curiosità del visitatore, trasportato così nell’atmosfera del tempo e nella storia delle collezioni medicee. L’intenzione è di creare un’esperienza intellettuale sia per i non specialisti, che per gli esperti della materia. Grazie all’accostamento di pittura fiorentina e del resto d’Italia, con dipinti d’oltralpe, si recupera lo spirito internazionale del gusto dell’epoca, aperto a suggestioni provenienti da ogni paese”.
“Si è cercata riaprendo la ampie finestre a lunetta una combinazione di luce artificiale e luce naturale – dichiara l’architetto Antonio Godoli che con Nicola Santini ha curato l’allestimento museografico e il progetto illuminotecnico, messo in opera grazie al generoso contributo degli Amici degli Uffizi e della consorella americana, Friends of the Uffizi – l’accento cromatico nei toni del rosso cinabro su pannelli indipendenti e staccati dalle pareti, precede e introduce alle sale propriamente espositive dove il colore è presente in maniera diffusa; invece nelle sale che si affacciano sul piazzale degli Uffizi, la zona espositiva è circoscritta e definita con pannelli dipinti, quasi uno spazio autonomo e a se stante dal percorso, attraverso le porte in successione, verso l’attuale uscita dal museo”. “Tra realtà e magia” è la prima sala; vi si trovano i lavori di artisti ancora cinquecenteschi ma che già si discostano dai canoni manieristici. Francesca de Luca, curatrice della pittura del ‘500, chiarisce che “si tratta di esempi di pittura di ispirazione naturalistica del cinquecento maturo. E’ una campionatura, necessariamente non sistematica, dei diversi approcci al naturale con cui gli artisti dell’area padana hanno cercato di superare l’artificio eccessivo del cosiddetto Manierismo tosco-romano.” Si è potuto dar anche conto di alcuni temi non convenzionali ma giocosi come il curioso Uomo con scimmia di Annibale Carracci, o popolareschi o venati di elementi simbolici ed enigmatici che possono far capire le caratteristiche del bacino culturale in cui è avvenuta la formazione del Caravaggio: è il caso dell’Allegoria di Ercole (che è stata ritenuta in passato anche una scena di stregoneria) dei fratelli Dossi e dell’enigmatica Maga che strangola un putto, di attribuzione incerta (Jacopo Ligozzi o Scuola Emiliana) che presenta sul colletto della donna un oscuro ricamo con scritto ZAF ARF. Nella sala che segue (“Caravaggio e Artemisia”) un bellissimo David e Golia di Guido Reni fronteggerà in giugno, al ritorno dalle mostre di Milano e Forlì, il Sacrificio di Isacco di Caravaggio, fino ad allora sostituito dalla copia antica dell’Incredulità di San Tommaso del Merisi; nella stessa sala la Decapitazione di Oloferne di Artemisia Gentileschi.
Nella Sala della Medusa il magnifico scudo da parata dipinto da Caravaggio è esposto in una nuova teca sullo sfondo di un grande pannello rosso. Alle pareti, oltre all’Armida di Cecco Bravo, donato recentemente dalla sezione americana degli Amici degli Uffizi, segnaliamo la statua romana di Minerva con la testa della figura mitologica sul petto e il quadro della testa coronata dai serpenti di Otto Marsaeus e nei secoli passati attribuito a Leonardo da Vinci e ammirato dai viaggiatori come uno dei più famosi quadri degli Uffizi. È dedicata alla natura morta la sala successiva: intorno al Bacco di Caravaggio due Dispense dell’Empoli, un vaso di fiori di Carlo Dolci e una natura morta di Velazquez dagli evidenti richiami caravaggeschi. “A lume di notte” si intitola la sala successiva dedicata alla rappresentazione di scene illuminate da candele: al centro la Natività di Gherardo Delle Notti (Gerard van Honthorst) in cui la luce che definisce i partecipanti alla scena è in realtà emanata direttamente dal Bambino. Intorno, fra gli altri, l’Annunciazione di Matthias Stamer e la Carità romana di Bartolomeo Manfredi. I massimi maestri della pittura europea dell’epoca si susseguono infine nella sala successiva di questo percorso. “I volti ritratti da Rembrandt, Rubens e Van Dyck in dipinti di piccolo e grande formato costituiscono una successione di opere giustamente celebri che riunite sono un insieme emozionante, denso di spunti per riflettere sulla grande pittura del Seicento che fu soprattutto europea per la vivace circolazione delle idee e per i molti e continui contatti tra artisti e committenti che non si curavano poi molto dei confini territoriali – dice Maria Matilde Simari, curatrice della pittura italiana ed europea del Seicento – . Da queste sale ci si augura che possa affiorare non solo l’esaltazione di alcuni capolavori, ma soprattutto la possibilità di intuire, anche per il visitatore frettoloso, alcuni aspetti salienti di un secolo straordinario, un secolo di circolazione culturale, di novità artistiche, di curiosità verso la realtà quotidiana e verso un mondo che si rivelava sempre più vasto e complesso”.
Alla ritrattistica europea è accostata quella fiorentina. Giganteggiano nella sala successiva il Ritratto di Galileo Galilei e il monumentale triplice ritratto di Cosimo II, Maria Maddalena d’Austria e il figlio Ferdinando II, ambedue di Giusto Sustermans. Il triplice ritratto contiene una curiosità legata a un piccolo mistero. La granduchessa indossa un fermacapelli circolare sul quale splende un grosso diamante giallo: è il celebre “Fiorentino”, un diamante di 138 carati che Ferdinando I aveva acquistato nel 1601 e aveva fatto tagliare a Venezia. Questa gemma venne portata a Vienna dai Lorena, e non se ne ha più notizia dagli inizi dell’Ottocento.
Nell’ultima sala del percorso, “Epica fiorentina”, spiccano un teatrale Rinaldo e Armida di Cesare Dandini, che si ispira al poema del Tasso, e una piccola e preziosa Santa Caterina d’Alessandria di Francesco Furini. “I temi letterari tratti dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso – spiega Anna Bisceglia, curatrice della pittura toscana del Seicento – sono in assoluto i soggetti di maggiore successo a Firenze nella prima metà del secolo, e piacevano sia per l’aspetto di moderna favola mitologica sia per la simbologia morale che si leggeva nelle storie di eroi ed eroine di entrambi quei poemi cavallereschi” .(Non siamo in grado di pubblicare le foto in quanto sono coperte da copyright)

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Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento: Lana, seta, pittura

Posted by fidest press agency su domenica, 3 dicembre 2017

tessutoFirenze. Presso la Galleria dell’Accademia di Firenze, dal 5 dicembre al 18 marzo 2018, è in programma la mostra Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura. L’esposizione, ideata e curata dalla direttrice Cecilie Hollberg, mostrerà l’importanza dell’arte tessile a Firenze nel Trecento, sia dal punto di vista economico che nel campo della produzione artistica e nei costumi della società del tempo. La qualità della lana ed in seguito della seta dei prodotti fiorentini raggiunse, nonostante i costi molto alti delle materie prime e dei coloranti, un livello di eccellenza, tale da imporsi in Europa, a dispetto delle guerre, delle frequenti epidemie, nonché delle crisi finanziarie e dei conflitti sociali. Le lussuose stoffe fiorentine erano richieste in tutto il vecchio continente raggiungendo anche le mete più lontane, dal Medio Oriente all’Asia, dalla Spagna alla corte del sacro romano impero di Praga, dalla Sicilia fino al mar Baltico. Si trattava, insomma, di un fenomeno di straordinaria diffusione geografica e di prestigio senza eguali. La lavorazione dei tessuti diviene ben presto la base dell’enorme ricchezza della città, che consentiva investimenti d’importanza cruciale non solo nello stesso settore, ma anche nei beni di lusso e nel campo dell’architettura e della produzione artistica, basta ricordare i cantieri dei più importanti edifici pubblici e religiosi del tempo come la grande cattedrale di Santa Maria del Fiore o del Palazzo della Signoria. Le grandi corporazioni del settore, della Lana e della Seta, l’Arte di Calimala e di Por Santa Maria, oltre ad essere strutture portanti dell’economia divengono autentici detentori del potere politico nonché straordinari committenti d’arte.Gli artigiani e i pittori, in particolare, trovarono ampia ispirazione dalle stoffe e dalla moda del tempo, tanto da “trasferire” le lussuose trame dei tessuti nelle tavole e negli affreschi custoditi in città così come sarà possibile riscontrare nelle sfavillanti opere tessute e dipinte che saranno visibili nell’esposizione. La mostra aprirà con un prestito eccezionale: un grazioso vestitino in lana prestato dal National Museum di Copenhagen, confezionato sulla metà del XIV secolo per una bimba, recuperato dagli archeologi in Groenlandia. Esso si pone idealmente alla fonte del gusto occidentale per l’abbigliamento e lo sviluppo del concetto di “moda”, ai giorni nostri uno dei motori fondamentali dell’economia del Paese. Al termine del percorso espositivo stupirà il sontuoso piviale del Museo Nazionale del Bargello, che testimonia la stupefacente sfarzosità raggiunta da Firenze nel corso del Quattrocento, nel campo della seta e dei velluti. Il complesso, affascinante intreccio fra tessuti e dipinti dell’epoca sarà documentato da una serie di importanti dipinti del Due-Trecento. Tra le opere in mostra, invece, il grande Crocifisso del tardo Duecento appartenente alla Galleria dell’Accademia – restaurato appositamente per la mostra- testimonierà, con il raffinato motivo decorativo del tabellone centrale la ricchezza delle stoffe islamiche più antiche, riscontrabili in alcuni tessuti presenti in Spagna alla metà del Trecento.La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Cecilie Hollberg, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Galleria dell’Accademia di Firenze. (foto: tessuto)

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Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento: Lana, seta, pittura

Posted by fidest press agency su martedì, 14 novembre 2017

tessuto e ricchezzatessuto e ricchezza3Firenze 5 dicembre 2017 – 18 marzo 2018 Galleria dell’Accademia è in programma la mostra Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura. L’esposizione, ideata e curata dalla direttrice Cecilie Hollberg, mostrerà l’importanza dell’arte tessile a Firenze nel Trecento, sia dal punto di vista economico che nel campo della produzione artistica e nei costumi della società del tempo. La qualità della lana ed in seguito della seta dei prodotti fiorentini raggiunse, nonostante i costi molto alti delle materie prime e dei coloranti, un livello di eccellenza, tale da imporsi in Europa, a dispetto delle guerre, delle frequenti epidemie, nonché delle crisi finanziarie e dei conflitti sociali. Le lussuose stoffe fiorentine erano richieste in tutto il vecchio continente raggiungendo anche le mete più lontane, dal Medio Oriente all’Asia, dalla Spagna alla corte del sacro romano impero di Praga, dalla Sicilia fino al mar Baltico. Si trattava, insomma, di un fenomeno di straordinaria diffusione geografica e di prestigio senza eguali. La lavorazione dei tessuti diviene ben presto la base dell’enorme ricchezza della città, che consentiva investimenti d’importanza cruciale non solo nello stesso settore, ma anche nei beni di lusso e nel campo dell’architettura e della produzione artistica, basta ricordare i cantieri dei più importanti edifici pubblici e religiosi del tempo come la grande cattedrale di Santa Maria del Fiore o del Palazzo della Signoria. Le grandi corporazioni del settore, della Lana e della Seta, l’Arte di Calimala e di Por Santa Maria, oltre ad essere strutture portanti dell’economia divengono autentici detentori del potere politico nonché straordinari committenti d’arte.Gli artigiani e i pittori, in particolare, trovarono ampia ispirazione dalle stoffe e dalla moda del tempo, tanto da “trasferire” le lussuose trame dei tessuti nelle tavole e negli affreschi custoditi in città così come sarà possibile riscontrare nelle sfavillanti opere tessute e dipinte che saranno visibili nell’esposizione. La mostra aprirà con un prestito eccezionale: un grazioso vestitino in lana prestato dal National Museum di Copenhagen, confezionato R&D2340vsulla metà del XIV secolo per una bimba, recuperato dagli archeologi in Groenlandia. Esso si pone idealmente alla fonte del gusto occidentale per l’abbigliamento e lo sviluppo del concetto di “moda”, ai giorni nostri uno dei motori fondamentali dell’economia del Paese. Al termine del percorso espositivo stupirà il sontuoso piviale del Museo Nazionale del Bargello, che testimonia la stupefacente sfarzosità raggiunta da Firenze nel corso del Quattrocento, nel campo della seta e dei velluti. Il complesso, affascinante intreccio fra tessuti e dipinti dell’epoca sarà documentato da una serie di importanti dipinti del Due-Trecento. Tra le opere in mostra, invece, il grande Crocifisso del tardo Duecento appartenente alla Galleria dell’Accademia – restaurato appositamente per la mostra- testimonierà, con il raffinato motivo decorativo del tabellone centrale la ricchezza delle stoffe islamiche più antiche, riscontrabili in alcuni tessuti presenti in Spagna alla metà del Trecento. La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Cecilie Hollberg, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Galleria dell’Accademia di Firenze. (foto: tessuto e ricchezza)

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La pittura in Italia: anni ’30 – anni ’50

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

Mario SironiRenato Guttuso1Reggio Emilia sabato 18 novembre 2017, alle ore 17.30, la Galleria de’ Bonis in Viale dei Mille n. 44 inaugurerà “La pittura in Italia, anni ’30 – anni ’50”, una ricca collettiva che, fino al 13 gennaio 2018, si propone di esplorare lo scenario artistico nazionale in tre decenni cruciali per la storia italiana.In quegli anni, prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia vede la stabilizzazione del fascismo, lo scoppio della Guerra, l’uscita dal conflitto e una lenta ricostruzione. (Orari: da martedì a sabato ore 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00. Per le festività natalizie la galleria sarà chiusa in data 24, 25, 26, 30, 31 dicembre 2017 e 1, 2, 6 gennaio 2018).
Molti artisti furono coinvolti o si impegnarono attivamente su fronti diversi: chi si mise al servizio del fascismo (come Sironi), chi entrò nelle file della Resistenza (come Guttuso, Morlotti, Birolli), chi rimase neutrale e proseguì la propria attività artistica in modo pressoché immutato, come Morandi, che continuò a dipingere le sue nature morte e i paesaggi familiari, quasi a proteggersi dallo sconvolgimento che scuoteva l’Italia.In mostra saranno esposti importanti olii dei più grandi artisti figurativi del Novecento Italiano, che hanno scritto la storia della pittura soprattutto in quei tre decenni: Renato Guttuso, Mario Sironi, Giorgio Morandi, Renato Birolli, Alberto Gianquinto, Mino Maccari, Ennio Morlotti, Alberto Sughi, Renzo Vespignani.
Le opere saranno in parte inerenti agli eventi bellici, alla ricostruzione e alle relative conseguenze, e in parte del tutto avulsi, per osservare come si è sviluppato lo stile pittorico e il sentire personale di ciascuno di essi in quegli anni “caldi”.
La guerra e l’attualità sociale e politica in anni particolarmente intensi, infatti, non sono sempre presenti nella pittura in modo diretto, ma influenzano fra le righe lo stile degli artisti. È dunque particolarmente interessante osservare la produzione dei principali artisti italiani duranti questi anni di cambiamenti, di declino, di guerra, di ricostruzione.
Renato GuttusoOLYMPUS DIGITAL CAMERANel trentennio ’30 – ’50, del resto, nacquero e si svilupparono importanti movimenti artistici dei quali alcuni degli artisti in mostra fecero parte, per esempio Corrente, cui aderirono Guttuso, Birolli e Morlotti, e il Fronte Nuovo delle Arti. Le tensioni sociali infatti, come spesso accade, fecero da propulsore per lo sviluppo artistico e culturale del Paese.
L’arte è stato uno strumento per esorcizzare gli spettri durante gli anni più duri per il nostro Paese e poi uno strumento di catarsi per il superamento del trauma bellico. L’arte negli anni ’40 diede anche una grande spinta alla ricostruzione culturale del Paese su basi di rinnovata consapevolezza, nate dall’aver elaborato e metabolizzato gli eventi storici.
“La pittura in Italia, anni ’30 – anni ’50” è parte della quarta edizione di “In Contemporanea”, rassegna che dal 2017 diventerà rete di gallerie, con un maggior numero di proposte distribuite nel corso dell’anno. Tra i primi appuntamenti si segnalano: dal 17 novembre al 1 dicembre 2017, “In Contemporanea a Palazzo Magnani”, una serie di incontri dedicati ai mestieri dell’arte; il 16 e il 17 dicembre 2017, “In Contemporanea fiera diffusa”, weekend all’insegna dell’arte con apertura delle gallerie aderenti ad orario continuato, dalle 10.00 alle 20.00. (foto: mario sironi, Renato Guttuso)

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Grande mostra: Giovanni Boldini

Posted by fidest press agency su sabato, 4 marzo 2017

boldini1boldiniRoma fino al 16 luglio 2017 al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini,la mostra di Giovanni Boldini si presenta come una delle più ricche e spettacolari esposizioni antologiche degli ultimi decenni, con oltre 150 opere rappresentative della produzione di Boldini e dei più importanti artisti del suo tempo.
Il fascino femminile, gli abiti sontuosi e fruscianti, la Belle Époque, i salotti, l’attimo fuggente: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria.
Le opere – tra cui le celebri La tenda rossa (1904), Signora che legge (1875), Ritratto di signora in bianco (1889), Signora bruna in abito da sera (1892 ca.), Ritratto di Madame G. Blumenthal (1896) – provengono dai principali musei internazionali quali il Musée d’Orsay di Parigi, l’Alte Nationalgalerie di Berlino, il Musée des Beaux-Arts di Marsiglia, gli Uffizi di Firenze, il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e da prestigiose collezioni private difficilmente accessibili.
Sessanta diversi prestatori, sapientemente coordinati in quattro anni di lavoro (questo il tempo di preparazione della mostra) da Tiziano Panconi – autore del catalogo ragionato di Boldini del 2002 – con la collaborazione di Sergio Gaddi.In mostra anche 30 opere di artisti contemporanei a Boldini, quali Cristiano Banti, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Antonio de La Gandara, Paul-César Helleu, Telemaco Signorini, James Tissot, Ettore Tito, Federigo Zandomeneghi.Ospite d’eccezione al Vittoriano anche il capolavoro simbolo della Belle Époque: la grande tela dedicata a Donna Franca Florio, realizzata tra il 1901 ed il 1924.
Nel 1901 Ignazio Florio, erede di una delle più importanti famiglie imprenditoriali siciliane, affida a Boldini il compito di ritrarre sua moglie Franca, donna di singolare fascino e bellezza, chiamata “Donna Franca, la Regina di Sicilia” e definita da D’Annunzio “L’unica. Una creatura che svela in ogni suo movimento un ritmo divino”.
boldini2boldini3Boldini si reca a Palermo ed esegue il ritratto, che però non piace a Ignazio: lo giudica troppo sensuale e provocatorio, il vestito troppo scollato e decide quindi di non pagare il lavoro.Boldini si rimette all’opera eseguendo una seconda versione del dipinto, che questa volta piace a Don Ignazio. L’opera è presentata alla Biennale di Venezia nel 1903 ma nel tempo se ne perdono le tracce. A distanza di anni Boldini, su richiesta della stessa Donna Franca, riprende la prima versione del ritratto, conservata da sempre nel suo atelier, realizzando il dipinto nella sua forma definitiva, quella nota a tutti.
Tra il 1927 e il 1928, il quadro, in seguito alla rovina finanziaria della famiglia Florio, viene comprato dal Barone Maurice de Rothschild; dal 2006 fu esposto a Villa Igiea a Palermo.Destinata a far parlare di sé, oggi l’opera è coinvolta nella procedura giudiziaria che interessa il Gruppo Acqua Marcia (Francesco Bellavista Caltagirone) ed è eccezionalmente prestata alla mostra del Vittoriano: messa all’asta potrebbe dunque trattarsi, se il dipinto finisse in mani private, di una delle ultime occasioni per ammirare il ritratto di Donna Franca.Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT) e della Regione Lazio, la grande retrospettiva è organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale ed è curata da Tiziano Panconi e Sergio Gaddi.
La mostra vede come sponsor Generali Italia, sponsor tecnico Trenitalia e media partner Dimensione Suono Due. L’evento è consigliato da Sky Arte HD. Il catalogo è edito da Arthemisia/Skira. (foto: Boldini)

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Libro: la bibbia attraverso la pittura

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2016

la-bibbiaMilano 24 novembre 2016 ore 18 Galleria San Fedele – via Hoepli, 3A presentazione del libro “La bibbia attraverso la pittura”. Un’originale rilettura di cinquanta scene tra Antico e Nuovo Testamento attraverso le opere d’arte di grandi pittori, da Michelangelo a Van Gogh, da Caravaggio a Gauguin, per riconoscere e decifrare simboli, personaggi ed episodi biblici così come li hanno interpretati e “riscritti” questi grandi artisti.È lo stesso autore, Gérard Denizeau, storico dell’arte, musicologo e scrittore francese, a spiegare al lettore le motivazioni di questo prezioso volume: “La Bibbia nella pittura… la Bibbia attraverso la pittura. Una pro­posta del genere può sorprendere, e invece tutto sembra legit­timarla. A nessuno sfuggirà che nel corso degli ultimi decenni la cultura religiosa tradizionale ha conosciuto un arretramento impressionante, che ha comportato un’ignoranza progressiva dei testi sacri. Nello stesso tempo, l’interesse per la storia delle arti non ha smesso di progredire, fenomeno accentuato dal suo inserimento nell’in­segnamento scolastico, dalla moltiplicazione dei percorsi universitari, dal fiorire del turismo culturale. Questa inversione delle priorità – l’arte che precede la religione – è la prima giustificazione di questo libro. Siccome la storia religiosa rimane un fondamento essenziale della nostra civiltà, il mezzo più piacevole per accedervi non è forse la possibilità di scoprirla grazie ai pennelli di grandi artisti, mezzo ideale per rimediare all’arretramento dell’in­segnamento del catechismo mediante l’arricchimento del bagaglio culturale?”Ogni episodio biblico riportato è così strutturato: il titolo dell’episodio è seguito dal testo biblico riassunto e con numero di riferimento (il testo è quello ufficiale della CEI). Seguono il commento del quadro e l’evidenziazione di particolari rivelatori. Talvolta il dipinto principale è accompagnato da un’opera, o due, che illustra lo stesso soggetto, per cogliere le diversità di trattamento dello stesso episodio secondo il Paese, l’epoca o l’im­maginazione dell’artista, arricchendoci a contatto con questi confronti fecondi. A conclusione del volume, poi, una serie di elementi accessori – glossario, referenze cronologiche, cartina geografica della Palestina tra l’Antico e il Nuovo testamento, indice dei luoghi della Bibbia, indice dei pittori – molto utili per il lettore. (foto: la bibbia)

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Personale di pittura dell’artista Antonella Magliozzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2016

Antonella MagliozziPonte de Sor (Portogallo) dal 12 marzo al 16 aprile, 2016 Centro Sete Sóis Sete Luas l’inaugurazione della mostra sarà preceduta da un’importante conferenza tenuta dal Premio Nobel 2015 per la Pace, Mohamed Fadhel Mahfoudh, presidente dell’Ordine degli Avvocati della Tunisia. Antonella Magliozzi, originaria di Gaeta Città d’Arte, è un’artista dalle convinzioni tradizionaliste ereditate dal padre, combinate a un grande dono geniale per l’astrazione e per gli eccezionali toni della tavolozza.
Ha sperimentato una personale dimensione pittorica di derivazione astratto-informale che ella ama definire con il termine “Graffialismo”. Le composizioni di Antonella Magliozzi si riempiono di una natura virtuale rigogliosa che affonda la sua presa su tutta la tela, con graffi di colori e terre naturali che tracciano novelle, autentiche e originali cromie luminose dale quali traspare tutto il pathos dell’artista: nelle sue opere riesce a produrre emozioni e stati d’animo che trapelano dai segni e dai colori stesi sulla tela, suggeriti dalla relazione tra l’uomo, la Natura e l’Anima.
La mostra si inserisce nella programmazione di eventi artistici e socio-culturali dell’associazione Sete Sóis Sete Luas che agisce come una “rete culturale” mondiale, fondata nel 1993 in Italia. Scopo principale del Festival Sete Sóis Sete Luas, grazie ai quattro Centri S.S.S.L. (in Italia a Pontedera – Toscana; in Portogallo a Ponte de Sor – Alentejo; in Francia a Frontignan – Linguadoca – Roussillon; nell’arcipelago di Capo Verde a Ribeira Grande, Santo Antao Island) è quello di consentire a molti artisti di esporre le loro creazioni al di fuori del loro Paese di origine, promuovendo uno spirito di internazionalizzazione e cooperazione culturale.
La Magliozzi è onorata di rappresentare e portare nuovamente all’estero il nome della sua amatissima e nobile città e ringrazia sentitamente il Primo Cittadino dr. Cosmo Mitrano per averla supportata con viva partecipazione, dimostrando una sensibilità istituzionale che caratterizza il rapporto della sua amministrazione con il mondo della cultura.
Si ricorda che, grazie alla lungimirante sensibilità del Sindaco di Gaeta, nell’anno 2013 è stato siglato il protocollo di adesione del Comune laziale alla Rete culturale del Festival Sete Sóis Sete Luas alla quale aderiscono numerose Istituzioni di diverse nazionalità, tra cui, Italia, Portogallo, Francia, Brasile, Capo Verde, Croazia, Grecia, Israele, Marocco, Romania e Spagna.
La presenza e l’intervento del Premio Nobel per la pace 2015 e la realizzazione di un laboratorio creativo con gli studenti di Ponte de Sor rappresentano ulteriore ed emozionante motivo di entusiasmo per l’artista Antonella Magliozzi, onorata di poter condividere appieno le proprie esperienze in un progetto dagli altissimi valori culturali e sociali. La mostra, a ingresso gratuito

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Confession: Mostra pittura

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2015

barilarobarilaro1Maierà (Cs) Via Duomo snc, inaugurazione, sabato 1 agosto (fino al 20 agosto 2015) ore 21 nelle sale del PDAC (Palazzo Ducale Arte Contemporanea) di Maierà (Cs), della mostra personale di Giuseppe Barilaro “Confession”. Curata da Andrea Romoli Barberini, l’esposizione propone circa 30 opere, realizzate con tecniche pirografiche, rappresentative della ricerca recente condotta dal giovane artista. Giuseppe Barilaro, che si è aggiudicato, tra gli altri, il Primo Premio nella Sezione Pittura del Premio Nazionale delle Arti (2014) indetto dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, è uno dei giovani più promettenti nello scenario artistico del Mezzogiorno d’Italia. “…Giuseppe Barilaro riabilita una pittura di racconto in una chiave personalissima e introspettiva che enfatizza la sua drammaticità attraverso una materia sofferta, come purificata nella sua verità dal fuoco che ne definisce le forme senza negarne la referenzialità”.
Giuseppe Barilaro è nato a Catanzaro il 16 luglio 1988. Conseguito il diploma di maturità artistica si è iscritto al Corso di Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, diplomandosi con lode nel 2014.Attualmente è iscritto al biennio specialistico in Decorazione.Nel 2013 si è aggiudicato Premio Nazionale delle Arti indetto dal MIUR (Ministero Istruzione Università e Ricerca) nella sezione Pittura. Nel 2014 ha conseguito il Premio Nazionale di Pittura, “Basilio Cascella”.
Nel 2015 è stato selezionato da Vincenzo Trione per il Workshop “Codice Italia”, evento correlato al Padiglione Italia della Biennale di Venezia, riservato agli allievi delle accademie di Belle Arti. Ha preso parte a numerose mostre, personali e collettive. Risiede e opera tra Cotronei (Kr) e Catanzaro. (foto barilaro)

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Inaugurazione di Vitali Andrea scrittore e Giancarlo pittore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 agosto 2014

vitaliVarenna – Lago di Como sabato 6 settembre alle ore 17 Villa Monastero e Sala De Marchi Una mostra interdisciplinare che espone i dodici titoli della collana iVitali, collana di libri d’artista nata dalla collaborazione tra i due Vitali e approfondisce il tema dell’ultimo titolo IL CUSTODE, presentato proprio in questa occasione, attraverso una rassegna critica di 30 dipinti e altrettante opere su carta di Giancarlo Vitali sul tema delle Maschere, tema che il maestro ha coltivato fin dai lontani anni ‘50. Curatore: Leonardo Castellucci Collana iVitali: editore Cinquesensi, Lucca Catalogo Le Maschere: editore Cinquesensi, intervento critico di Michele Tavola. La mostra resterà aperta fino al 28 settembre.

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Personale di Nicholas Herdon

Posted by fidest press agency su martedì, 14 febbraio 2012

Milano dal 24 febbraio al 3 marzo 2012 Opening: Venerdì 24 febbraio dalle ore 16 alle 19. Galleria Spazio Museale Sabrina Falzone Via giorgio Pallavicino N.29 La mostra nick’s annual tour apre alla Galleria Sabrina Falzone di Milano il 24 febbraio, presso il Salone Bernini. <<L’immediatezza comunicativa delle opere di Nick possiede una forte componente espressionista nell’impostazione formale e nel cromatismo efficace e brillante. Una intensa gestualità contraddistingue la sua ricerca artistica, mettendone in luce gli aspetti dell’immagine legati inconsciamente all’emozione. L’esperienza pittorica, enfatizzata da particolari contrasti cromatici, rivela un’audacia creativa tale da trasmetterci sensazioni di conflittualità interna o esterna.
Il segno appare dinamico e sincero, pur esibendo un repertorio visivo che spazia dal genere ritrattistico a quello paesaggistico. In entrambi i casi i soggetti vengono rappresentati mediante un lirismo pittorico universale.>>
Inglese, nato a Salisburgo, cresciuto nel Medio Oriente e residente dal 1975 a Venezia, Nicholas Herdon ha studiato con John Bunting a Ampleforth College e Emilio Vedova all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dopodiché l’impiego nell’industria metalmeccanica l’ha tenuto lontano dai pennelli dal 1982 al 2004. Ancora indeciso se dedicarsi esclusivamente alla pittura o alla scrittura, nick’s annual tour è la sua quarta pubblicazione.
An Englishman born in Salzburg, raised inthe Middle East and based since 1975 in Venice, Nicholas Herdon studied under John Bunting at Ampleforth College and Emilio Vedova at the Accademia di Belle Arti di Venezia, after which work in the Engineering industry put his painting on hold from 1982 to 2004. Still unable to decide whether painting or writing is his true vocation, nick’s annual tour is the fourth book he has published.(A cura di Sabrina Falzone)

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Alessandro Taglioni: Pittura e scrittura

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2011

Mantova ed il Mincio

Image via Wikipedia

Mantova 8 – 20 ottobre 2011 Inaugurazione: Sabato 8 ottobre, ore 18.00 via Ippolito Nievo, 10 Galleria “Arianna Sartori” Alessandro Taglioni. Pittura e scrittura. Acquarelli, oli, tarsìe. (Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi)
Taglioni qui dice che la materia della pittura, la materia dell’arte e la materia delle sue opere è materia della parola, è materia intellettuale, è materia originaria, dunque è impossibile adeguarla a un codice ermeneutico per ricondurla a un filone. Questo è molto interessante perché c’è una provocazione sia nel libro sia nelle sue opere che va in direzione di chi si accosta alla sua produzione pittorica. Ciascuna sua opera è un invito alla lettura, un invito non tanto a classificare come questa produzione possa inserirsi in una storia dell’arte, ma una provocazione e un invito a leggerla, a leggere ciò che vi sta scritto, a leggere il codice che è proposto in ciascuna opera, non riportandolo a un codice comune ma individuando, cogliendo, cercando il codice che comporta la sua scrittura. In questo senso, nel libro, indica che da parte sua, come intellettuale, come scrittore, come pensatore non c’è nessuna condivisione con la gnosi filosofica, religiosa, laica. (Ruggero Chinaglia)
Alessandro Taglioni, nato nel 1958 a Macerata, ha studiato al Liceo Artistico di Padova, all’Accademia BB. AA. di Venezia con Emilio Vedova, a Salisburgo con Josè Ciuha. Dal 1985 si trasferisce a Milano, dove prosegue la formazione artistica e intellettuale e la ricerca intorno alla pittura e alla grafica. Si occupa anche di direzione artistica-editoriale e insegnamento in corsi professionali per l’arte e l’editoria. Ha esposto dal 1974 in Italia e all’estero.

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Archetipi della pittura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Mantova 9 luglio 2011 – ore 18.00 Museo Diocesano Francesco Gonzaga Piazza Virgiliana, 55 la mostra “Gianluigi Brancaccio Archetipi della pittura”. La mostra sarà aperta al pubblico dal 10 luglio al 28 agosto 2011. E’ a cura di Domenico Montalto. Termina il suo tour espositivo approdando al Museo Diocesano Francesco Gonzaga. Alla conferenza Sarà presente l’artista. Interverranno Prof. Mons. Roberto Brunelli Direttore Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova, Domenico Montalto critico d’arte e giornalista.
A due anni dalla mostra antologica presso la Fondazione Mazzotta di Milano (a cura di Luciano Caramel, catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta), la nuova esposizione personale dell’artista Gianluigi Brancaccio si propone come un evento caratterizzato dalla presenza di lavori inediti e da un aggiornamento e approfondimento critico a più voci sull’opera dell’artista. Il percorso esistenziale e culturale dell’artista è esemplificato in mostra da un corpus di opere, parecchie delle quali inedite, che restituiscono il senso del fondamento Novecentista dell’opera di Gianluigi Brancaccio, tracciandone i punti di forza.
La sua vocazione di artista risale all’adolescenza. Nipote di Giovanni Brancaccio, eminente pittore del Novecento italiano e Direttore dell’Accademia di Belle arti di Napoli, Gianluigi Brancaccio, durante i suoi molti viaggi internazionali, frequenta maestri come Radice, Carrà, Prampolini, Gentilini, il Gruppo Cobra e lo storico atelier calcografico Lacourière di Parigi, mettendo a punto una propria inconfondibile figurazione ricca di poesia, colore, arcaismo, ispirata alle Avanguardie storiche del XX secolo.
L’esposizione è corredata da un catalogo edito da Lubrina Editore, in cui più voci offrono uno spaccato dell’esperienza umana e artistica e della poliedrica personalità di Gianluigi Brancaccio. Chiara Gatti, nel suo testo dedicato all’importante produzione grafica dell’artista, illustra così la sua vocazione alla sintesi formale: “Nella grafica Brancaccio fa pulizia. Predilige il segno puro, anche quando concede all’acquatinta di dialogare sullo sfondo”. (solitudine, cina)

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I battaglisti: la pittura di battaglia

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Tivoli 15 giugno ore 11.00 Villa d’Este mostra “I battaglisti – la pittura di battaglia dal XVI al XVIII secolo”, aperta al pubblico dal 16 giugno fino al 30 ottobre 2011. Promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, la mostra con il relativo catalogo, organizzata dalla De Luca Editori d’Arte, è curata da Giancarlo Sestieri, studioso che da anni si dedica alla ricerca sulla tematica dei pittori di battaglia. In esposizione nelle splendide stanze della Villa circa 50 opere, realizzate dai maggiori artisti del genere, tra cui: Michelangelo Cerquozzi, Antonio Tempesta, Il Brescianino e Aniello Falcone.

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“Maria nella devozione e nella pittura dell’Islam”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2011

Roma 23 maggio 2011, alle 20:00 Via di Monte Brianzo 8-.presso l’Istituto Tevere presentazione del libro di S.E. Luigi Bressan, Arcivescovo di Trento, “Maria nella devozione e nella pittura dell’Islam” Intervengono Imam Yahya Pallavicini, COREIS e Prof. Francesco Zannini, PISAI. La presentazione sarà moderata da Mustafa Cenap Aydin e sarà presente l’autore S.E. Luigi Bressan.

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Festival nazionale della birra agricola

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2011

Macerata. Nelle giornate del 7 ed 8 maggio, alle 16, in collaborazione con il Consorzio produttori orzo e birra (Co.bi) ci saranno degustazioni e corsi di abbinamento della birra agricola con i cibi guidati dal presidente AIS Macerata, Cesare Lapadula. Oltre tutto domenica pomeriggio l’artista marchigiano Patrizio Moscardelli allestirà un laboratorio di pittura creando opere con la birra. Il tutto per proporre e far conoscere la birra agricola che con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale 212 del 10 settembre scorso del decreto ministeriale del 5 agosto 2010 è entrata a far parte a tutti gli effetti nell’attività di produzione agricola. Ciò apre a nuovi margini di diversificazione produttiva in agricoltura. Ed è il risultato di una grande sfida che la Copagri ha portato avanti dal 2000 quando il progetto non godeva di alcun credito tra gli addetti ai lavori ed a livello istituzionale. La Copagri non ha mai mollato la presa fino ad investire l’ex ministro Luca Zaia della questione, sollecitando l’inserimento della birra nell’elenco delle attività agricole in sede di revisione. Lo scoglio era rappresentato dal mancato riconoscimento dell’attività totalmente agricola dal punto di vista fiscale, cioè pagare le tasse sulla base del solo reddito agrario, così come avviene per il vino o il grano. Il tutto ora è superato e le aziende agricole che ricavano il malto dall’orzo prodotto prevalentemente in azienda possono realizzare birrifici. Due aspetti fondamentali fanno ben sperare per lo sviluppo della produzione di birra agricola: la qualità data dalla selezione di particolari tipologie di orzo e la possibilità di creare l’intera filiera della birra, dai cereali da maltizzare fino al prodotto finito ed alla somministrazione in agriturismi e spazi di ristorazione in azienda. Un esempio tangibile dell’impegno profuso in questo campo da Copagri Marche è la promozione del Consorzio marchigiano produttori dell’orzo e della birra (Co.bi), che ha un impianto in provincia di Ancona con una capacità produttiva di 1500 quintali di malto l’anno con l’obiettivo di arrivare a quota 12mila vista l’espansione della domanda. “Ringraziamo gli organizzatori della Raci – dice il presidente di Copagri Macerata, Andrea Passacantando – per questa grande opportunità concessaci che ci permettere di diffondere il grande valore di prospettiva della birra prodotta direttamente dalle aziende agricole, per il quale la Copagri si è battuta fino al formale riconoscimento nello scorso agosto. E non solo. La Copagri è riuscita a realizzare sul territorio quelle sinergie con il mondo dell’artigianato, del turismo, del commercio locale, che rappresentano un modello economico non in competizione, ma comunque alternativo alla globalizzazione. In definitiva sono quelle forme di associazione che noi vogliamo, che riescono a superare i limiti dimensionali in senso lato delle aziende agricole, rendendo protagonisti i produttori”. (andrea)

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Mostre: Nancy Poltronieri Pietro Scarnera

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2011

Bologna 15 aprile ore 18.30 Via de’ Pignattari, 3 INA Assitalia – Agenzia Generale Bologna Centro un progetto di  Ina Assitalia per i giovani all’interno del quale verranno presentati i lavori di Michele Acciali Francesco Prati classe V B sez. Pittura e Decorazione Pittorica del  Prof. Antonio Borzì  ISART Istituto Superiore Artistico a cura di  Caterina Morelli.  State pronti, si parte. Nancy dispiega gli ultimi angoli della barchetta, e la spinge su di un mare d’inchiostro. A traghettarci attraverso fantastici non-luoghi ci attende l’epico, instancabile visualizzatore di profili virtuali, che saltando tra una pagina e l’altra ci scaraventa dentro vignette che si aprono come pop-up. Avvolti nel fumo dei camini milanesi, tra un coff-coff e un caugh scorgiamo le maleodoranti latrine della città, dove la matita ha smutandato la dura lex economica e ha nascosto le caprette salutanti dietro tazze e scopini. Qualche supereroe intimidito ciondola le gambe villose dalla tazza, beandosi nel fumo lassativo, e qualche ragazzotta siede fiera e sicura del suo portamento da toilette. Col naso turato e le orecchie indolenzite dal ritmare degli sciacquoni precipitiamo sui sedili di una decappottabile, a tutto gas nel deserto asfissiante, dove l’abito immacolato che abbiamo indossato s’è presto insabbiato e maculato di chiazze di sudore. Alle spalle ci siamo lasciati bele madunine e caotici tran-tran suburbani. Ma dov’è che siamo ora, con precisione? Il tempo s’è liquefatto impregnando di minuti persi le tavole di Nancy, che ci spinge dispettosa dentro un labirinto di numeri minacciosi. Il tre, il cinque e l’otto dalle pance gigantesche tuonano ostili che è ora d’andarsene, che il viaggio al termine del non-luogo sta per conludersi, è finito. Ma non prima di tuffarci nell’abisso avvinghiati ai tentacoli di Octopus: uno splash, pinne e boccaglio, e via sotto i mari. Perchè dentro il blu il ritmo dell’immagine si fa differente. Movenze dolci, curve armoniche, atmosfere sospese. E infine, il luccichìo di una perla che si coltiva dentro un’ostrica, miracolo economico scampato alle grinfie gioielliere. (Sara Dragani)

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Personale della pittrice Irene Salvatori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2011

Roma dal 15 Maggio 2011 ore 18:00 al 25 Maggio 2011 Via dell’Arco di San Calisto 40, Trastevere Atelier Degli Artisti Una ricerca di dialogo intimo e poetico col proprio essere interiore, che parte dall’esperienza dell’artista Irene Salvatori, per poi arrivare a un’identificazione forte con l’anima della collettività Irene Salvatori: La sua formazione artistica si completa tra Roma, Accademia libera di Nudo San Giacomo, e Parigi, Ecole Nationale Supèrieure des Beaux-Arts. Approda alla pittura a seguito di un percorso di studi umanistico. A Roma , presso la Sapienza consegue la laurea in Lettere ad indirizzo archeologico e in Filosofia.  Sono numerosi i viaggi che compie in Europa, Medio Oriente, Estremo oriente e Africa, per soddisfare il bisogno di toccare con mano le civiltà amate e conosciute attraverso i suoi studi. Lavora come archeologa , docente di filosofia e fonda un’associazione culturale , la “storicum”, ma l’amore per la pittura diventa pian piano assoluto. Nel silenzio delle notti di studio si fa largo l’urgenza di una personale ricerca pittorica, di trovare un linguaggio che sia al contempo rievocatore del passato e testimone di un presente, che sia anche evocazione del futuro.  Da uno stile iperrealista, sviluppa un linguaggio sempre più sintetico, dove la forma si tramuti in concetto, un linguaggio che si proponga come fusione di antico e moderno.Atelier Degli Artisti: Spazio caratteristico nel cuore di Trastevere dove l’artista e la sua arte sono i veri protagonisti. (la vita segreta)

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Andreas Kramer a Trieste

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2011

Trieste  18 marzo ore 19,30 Conestabo Artgallery via della Fonderia 5, (primo piano) e Vetrina in via Udine 2/1 Vernice “Metamorfosi“  Andreas Kramer è nato a Katzhuette in Germania nel1959.  I suoi studi sono iniziati negli anni 1984-1985 alla Hochschule fùr Kunst und Design, Halle, Burg Giebichenstein, con studi di Industriai Design – 1985-1990 Hochschule fiir Kunst und Design, Halle, Burg Giebichenstein, e studi di Grafica e Pittura.  Nel  1990 ottiene il diploma d’Accademia in Grafica d’Arte e Pittura, Hochschule fùr Kunst und Design, Halle, Burg Giebichenstein – 1991 Kunstpreis Gifhorn – 1991-92 borsa di studio del DAAD per l’Italia – 1991 studi di pittura, Accademia di Belle Arti di Venezia – dal 1993 docente Scuola Internazionale di Grafica di Venezia – City-VHS Berlin / VHS Halle – dal 1995 docente Thiiringische Sommerakademie – VHS Monaco di Baviera / VHS Potsdam -1998 docente ospite della Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria – 2006 Fondazione della Associazione culturale “Xearte” a Padova dal 2007 docente ospite della Università di Osnabriick. orari: da martedì a venerdì dalle ore 17 alle ore 19,30.

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Gianluigi Brancaccio. Archetipi della pittura

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

Roma 17 marzo 2011 – ore 18.00  Biblioteca Angelica, Galleria  Via S. Agostino, 11 Inaugurazione  mostra a cura di Domenico Montalto Sarà  presente l’artista (La mostra sarà  aperta al pubblico dal 18 marzo al 2 aprile 2011) Interverranno  Dr.ssa Fiammetta Terlizzi Direttore Biblioteca Angelica   Dr. Domenico Montalto Critico d’arte e giornalista. Dopo il successo dell’esposizione presso la storica Pinacoteca del Duomo di Ravello, la mostra “Gianluigi Brancaccio. Archetipi della pittura”, a cura di Domenico Montalto, prosegue il suo tour espositivo approdando alla Galleria della Biblioteca Angelica, alle dipendenze del MIBAC, situata nel cuore di Roma. Dopo la tappa romana, la mostra avrà come terza ed ultima sede il Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova (luglio-agosto 2011). Un tour espositivo, dunque, che si connota come un evento d’arte di portata nazionale.Le opere dell’artista sono “Istantanee di un viaggio, percorsi iniziatici all’interno di una coscienza che si è andata formando tra le stanze del Novecento, asimmetriche, instabili, tanto anguste e altrettanto ariose ed immense, le stanze ansiose di un tempo irreale che ne ha imprigionati tanti altri […]. Brancaccio possiede il passaporto anagrafico di chi c’era e la sensibilità esistenziale di chi si è sentito parte nella vicenda e, quindi, testimone responsabile e ponte generazionale” (dal testo in catalogo di Claudio Caserta).L’esposizione è corredata da un catalogo edito da Lubrina Editore, in cui più voci offrono uno spaccato dell’esperienza umana e artistica e della poliedrica personalità di Gianluigi Brancaccio. Chiara Gatti, nel suo testo dedicato all’importante produzione grafica dell’artista, illustra così la sua vocazione alla sintesi formale: “Nella grafica Brancaccio fa pulizia. Predilige il segno puro, anche quando concede all’acquatinta di dialogare sullo sfondo”. (odalisca)

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