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La plasticità del cervello inizia dalla nascita

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

cervelloUno studio pubblicato a gennaio su Science mette in relazione diretta nell’essere umano lo sviluppo della capacità di riconoscere i volti con lo sviluppo anatomico di una regione specializzata della corteccia cerebrale, individuabile nella faccia inferiore del lobo temporale. L’analisi, realizzata mediante avanzatissime tecniche di risonanza magnetica, ha permesso di verificare come una abilità sempre maggiore nel riconoscimento dei volti, a partire dall’infanzia fin quasi ai 30 anni, si associa ad un aumento delle dimensioni di questa regione del cervello. “Questo studio – afferma il Prof. Stefano Cappa, specialista della Società Italiana di Neurologia – è la prova che la plasticità del cervello continua per molti anni dopo la nascita e, addirittura dopo l’adolescenza. Finora, invece, l’orientamento della comunità scientifica concordava sul fatto che la plasticità cerebrale fosse particolarmente marcata solo nei primi anni di vita dell’uomo”. Il fatto che l’aumento delle dimensioni del cervello sia specifico della parte che interessa il riconoscimento dei volti, e non riguarda una regione vicina, specializzata per il riconoscimento dei luoghi, conferma il ruolo centrale che la capacità di riconoscere gli altri ha per la nostra specie che, infatti, risulta eccellere in questa abilità.

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Plasticità del cervello: genetica e ambiente

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

GABAergic synapse showing the production, rele...

Image via Wikipedia

Trieste, 27 giugno alle 12.00, alla Sissa nell’aula 128-129 al primo piano della sede della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati in via Bonomea 265. L’incontro, che si terrà in lingua inglese, sarà occasione per discutere di sistema nervoso, epilessia, autismo e ossitocina Sono dieci milioni di miliardi le sinapsi tra i neuroni nel nostro cervello. La spettacolare complessità delle connessioni tra i neuroni e l’interazione geni-ambiente, determinante per lo sviluppo del sistema nervoso, saranno al centro della conferenza pubblica del neurobiologo Yehezkel Ben-Ari, Genes and environmental cues in brain construction.
Ben-Ari, vincitore del Grand Prix 2009 dell’Inserm, Istituto nazionale della salute e della ricerca scientifica francese, è nato al Cairo, in Egitto, nel 1943. Dal 1966 vive in Francia, dove a Marsiglia ha fondato l’Institut de neurobiologie de la Méditerranée(Inmed), uno dei più grandi e importanti centri francesi dedicati alle neuroscienze. Ha studiato i meccanismi cellulari e molecolari che regolano i fenomeni di plasticità sinaptica nel cervello in via di sviluppo e con la sua attività di ricerca ha contribuito a comprendere il funzionamento del sistema nervoso sia in condizioni fisiologiche sia patologiche (epilessia e autismo). A lui si deve la scoperta (con Enrico Cherubini, coordinatore del settore di neurobiologia della Sissa e presidente della Società italiana di neuroscienze) dell’azione eccitatoria del trasmettitore GABA durante lo sviluppo postnatale. L’acido gamma-amino-butirrico è il principale neurotrasmettitore inibitorio nel cervello adulto e agisce come un freno all’eccitabilità delle cellule nervose. «Ma nell’immediato periodo postnatale questo neurotrasmettitore eccita le cellule su cui viene rilasciato – commenta Cherubini, che ha lavorato insieme a Ben-Ari all’Inserm di Port-Royal a Parigi prima del suo arrivo, nel 1991, alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste -. Questo effetto è cruciale per la stabilizzazione e lo sviluppo di nuove sinapsi e la formazione di un circuito neuronale adulto».
Fondamentale è stato il contributo di Ben-Ari anche alla comprensione dell’azione dell’ossitocina sul GABA. L’ossitocina è un ormone rilasciato dall’ipofisi, una ghiandola che si trova alla base del cervello, che contribuisce a stimolare le contrazioni dell’utero, durante il parto, e delle cellule dei dotti lattiferi delle mammelle provocando la fuoriucsita del latte (in risposta allo stimolo della poppata). Ben-Ari ha scoperto che questo ormone, al momento della nascita, modifica l’azione del GABA, da eccitatoria ad inibitoria, con effetti protettivi sul bambino che, quando viene espulso, deve affrontare la difficoltà di respirare per la prima volta autonomamente. L’ossitocina, in pratica, informa i neuroni del feto e li rende più resistenti ai traumi del parto: per effetto dell’ormone materno, i neuroni vengono “anestetizzati”, così da riuscire a sopportare le variazioni di afflusso di ossigeno.
Ben-Ari è fondatore dell’Institut de neurobiologie de la Méditerranée (Inmed) a Marsiglia, uno dei più grandi e importanti centri francesi dedicati alle neuroscienze.

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