Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘pluralismo’

Pluralismo a rischio a causa di un’eccessiva concentrazione dei media

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2020

Bruxelles. Nella risoluzione, si osserva che quando la proprietà dei media è concentrata nelle mani di pochissimi si mette a rischio il pluralismo e diventa più difficile contrastare la diffusione della disinformazione. Il Parlamento chiede ai Paesi dell’UE di agire per evitare l’eccessiva concentrazione dei media e garantire la trasparenza. I deputati condannano inoltre l’eccessiva interferenza dei governi esercitata attraverso la concessione di pubblicità pubblica e sottolineano che il denaro dell’UE non può essere speso per i media controllati dallo Stato o per la propaganda politica.Il Parlamento invita inoltre la Commissione europea a esaminare, nella sua valutazione annuale dello Stato di diritto, il livello di trasparenza della proprietà degli strumenti mediatici, così come l’interferenza privata e governativa in questo settore, in ogni Stato membro. Ribadisce inoltre che i tentativi di danneggiare la libertà e il pluralismo dei media costituiscono un grave e sistematico abuso di potere, che contrasta con i valori fondamentali dell’UE.I deputati chiedono di potenziare il quadro giuridico per prevenire e contrastare l’incitamento all’odio online, nonché una maggiore collaborazione tra le piattaforme online e le autorità di contrasto. Riconoscono “l’impatto, promettente e necessario, sebbene ancora insufficiente, delle azioni volontarie” adottate dalle piattaforme online “per contrastare la disinformazione, i contenuti illeciti e l’ingerenza estera”. Tuttavia esse “non devono diventare organi di censura privati” e l’attività di rimozione dei contenuti illegali “deve essere soggetta a garanzie”.Infine il testo approvato sottolinea le preoccupazioni relative all’influenza estera che cerca di polarizzare e annientare il pluralismo e mette in guardia dalle conseguenze potenzialmente pericolose della manipolazione delle informazioni concernenti la pandemia di COVID-19.

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Libertà dei media: PE, no a tentativi di soppressione di critica e pluralismo

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2020

Bruxelles. In una risoluzione non legislativa, approvata mercoledì con 553 voti favorevoli, 54 contrari e 89 astensioni, il Parlamento “condanna i tentativi dei governi di alcuni Paesi UE di ridurre al silenzio i media critici e indipendenti e di compromettere la libertà e il pluralismo dei media”. I deputati sono particolarmente preoccupati per lo stato dei media di servizio pubblico in alcuni paesi, dove questi sono diventati “un esempio di propaganda filogovernativa”. Sottolineano che la libertà, il pluralismo e l’indipendenza dei media e la sicurezza dei giornalisti sono elementi fondamentali del diritto alla libertà di espressione e di informazione e sono essenziali per il funzionamento democratico dell’UE. Il testo evidenzia che “la libertà dei media ha subito un deterioramento negli ultimi anni” e che “l’epidemia di COVID-19 ha aggravato tale deterioramento”. Il Parlamento europeo osserva che “vi sono state, con sempre maggior frequenza, intimidazioni sistematiche con l’obiettivo di mettere a tacere i giornalisti” e cita gli omicidi di Daphne Caruana Galizia e di Ján Kuciak e della sua compagna come esempio dei rischi che corrono i giornalisti investigativi. Invita inoltre le personalità pubbliche ad astenersi dal denigrare i giornalisti e pone l’accento sull’obbligo giuridico di indagare su tutti gli attacchi contro questi ultimi, evidenziando che le giornaliste sono particolarmente vulnerabili e pertanto dovrebbero beneficiare di ulteriori misure di salvaguardia.

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“Inserite norme che favoriscono il pluralismo di CAF e Patronati”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

“Stiamo facendo un grande lavoro per rimuovere tutti quegli ostacoli normativi che penalizzavano i piccoli CAF e Patronati. Senza incidere negativamente sulla professionalità degli stessi, durante l’iter di conversione del Decreto su Reddito di cittadinanza e Quota 100, siamo riusciti a far inserire misure tese a favorire il pluralismo e quindi la possibilità di offrire un servizio di prossimità ai cittadini, anche in previsione dell’impegno cui saranno chiamati per l’attuazione del Decreto.
Tra le norme ne è stata inserita anche una che sposta in capo al contribuente la responsabilità, oggi di CAF e Patronati, per dichiarazioni infedeli da parte dei contribuenti stessi. Con questo si ristabilisce la giustizia, visto che non riteniamo corretto che l’intermediario debba rispondere di responsabilità che non sono direttamente le sue.Così Laura Castelli, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, commenta l’inserimento delle misure nel testo di conversione in Legge del decreto sul Reddito di cittadinanza e Quota 100, licenziato dal Senato.

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Violazione del pluralismo politico e della libera concorrenza dei principali mass media

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Il Movimento Astensionista Politico Italiano ha segnalato all’Antitrust e all’Autorità per le garanzie nelle tecomunicazioni quello che ritiene nei suoi confronti: “violazioni sistematiche del pluralismo politico dell’informazione e della libera concorrenza editoriale da parte delle principali testate giornalistiche italiane e delle principali emittenti radiotelevisive nei confronti del pluralismo politico dell’informazione.
Tali violazioni, facilmente riscontrabili anche dai tabulati riassuntivi pubblicati dall’AGCOM, denotano la perenne assenza nel pluralismo dell’informazione di ogni sorta di approfondimento sulle tematiche riguardanti l’astensionismo politico, oggetto di una stretta censura da parte dei mass media, nonostante gli sforzi compiuti contro tale pratica dallo scrivente movimento da un decennio a questa parte.
Sulla base degli ultimi esiti elettorali nazionali del 4 marzo l’area del non voto ha raggiunto in Italia una percentuale molto elevata, pari a circa il 30% dell’intero corpo elettorale, con poco più di 13 milioni e mezzo di elettori che così facendo hanno espresso il proprio voto per mezzo di un voto non utile per i partiti in competizione.
Ebbene, nonostante ciò, tutte le nostre continue richieste comunicative alle principali testate giornalistiche (Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, ll Giornale, Il Messaggero, TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto, TGLA7, Rainews24, SkyTG24 etc.) e di partecipazione agli approfondimenti nei talk-show televisivi di Rai, Mediaset, LA7, nonostante la validità e l’utilità delle nostre argomentazioni nell’affrontare le grandi tematiche ed emergenze politiche attuali in un’ottica di un confronto dialettico democratico, vige una sistematica censura atta a strumentalizzare e condizionare politicamente l’arbitrio e la costituzione del libero pensiero politico dell’intera popolazione italiana.
Da confidenze riservate ricevute dallo scrivente movimento da alcuni noti esponenti politici oltre che da alcuni giornalisti, che tuttavia ci hanno chiesto di rimanere anonimi per timore di ritorsioni, pare che contro di noi esista un vero e proprio cartello editoriale da parte dei principali organi di informazione già citati, volto a censurare direttamente non soltanto quanto da noi redatto e proposto, ma di conseguenza ogni altra notizia di approfondimento sui temi dell’astensionismo politico-elettorale.
Pare inoltre, e questo per noi è un aspetto ancor più grave e inquietante, che tali direttive siano addirittura il risultato di una serie di pressioni giunte agli editori e alle redazioni dei principali mass media da parte dei Dipartimenti per l’Editoria dei passati Governi, al fine di facilitare, evitando ritorsioni, l’erogazione dei contributi economici statali per essi previsti. Per quanto esposto si chiede, in base ai poteri attribuiti alle Autorità in indirizzo, di avviare, ove previsto, le competenti istruttorie e tutti i provvedimenti volti a rimuovere le illegalità emerse da quanto descritto”. (La lettera è firmata da CVDP – Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa e noi per obiettività informativa riproduciamo)

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Pubblico impiego: sciopero generale

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2011

Venerdì 15 luglio l’Unione Sindacale di Base indice la giornata nazionale di lotta contro la manovra del Governo Berlusconi dettata dall’Unione Europea e contro l’accordo sottoscritto tra Confindustria e Cgil Cisl Uil e Ugl, che seppellisce la democrazia nei luoghi di lavoro ed il pluralismo sindacale. Nel Pubblico Impiego sarà sciopero generale, con astensione di due ore alla fine di ogni turno di lavoro. Mobilitazioni ed iniziative avverranno in tutto il mondo del lavoro e su tutto il territorio nazionale. Spiega Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo Confederale USB: “Di fronte ad una manovra che porta a compimento l’assassinio dello Stato Sociale; dopo l’accordo sottoscritto fra Confindustria e Cgil Cisl Uil e Ugl, che non esitiamo a definire un vero “porcellum” sindacale, da cui deriverà la fine della democrazia nei luoghi di lavoro e l’affossamento del pluralismo sindacale, alle lavoratrici ed ai lavoratori di questo paese lanciamo un forte appello alla mobilitazione, affinché ciò che sta accadendo ora in Grecia non possa accadere anche in Italia”. “La mobilitazione del 15 luglio – sottolienea il dirigente USB – sarà una prima risposta. Noi riteniamo necessaria la costruzione dello sciopero generale e generalizzato, che coinvolga non solo le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, ma da condividere con tutto il sindacalismo conflittuale, i movimenti in lotta contro la precarietà, per la difesa del territorio e dell’ambiente, per il diritto all’abitare e al reddito, per i diritti dei migranti”, conclude Tomaselli.

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Editoria: mozione Idv

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

“Dopo le denunce da parte di Antitrust e Agcom, il governo non può far finta di niente di fronte all’urgenza di prorogare il divieto di incroci tra stampa e tv, che è improcrastinabile”. Lo afferma Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo  Idv alla Camera.   “Per questo – aggiunge Borghesi – Italia dei Valori ha chiesto la  calendarizzazione della sua mozione, con la quale impegna il  governo a prorogare il divieto fino al 31 dicembre 2011 e ad  adottare una normativa sugli incroci tra stampa e tv che non  danneggi il pluralismo dell’informazione e contrasti le concentrazioni di potere”.

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Berlusconi e il conflitto d’interessi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2011

“L’Antitrust denuncia quello che Italia dei Valori sostiene da sempre, ovvero l’enorme conflitto di interessi che grava sulla testa del presidente del Consiglio che ha condizionato la vita politica ed economica di questo Paese” lo dichiara in una nota Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera. “La proroga degli incroci è urgente e improcrastinabile. Per questo, Italia dei Valori ha chiesto la calendarizzazione della sua mozione, con la quale impegna il governo a prorogare il divieto fino al 31 dicembre 2011 e ad adottare una normativa sugli incroci tra stampa e tv che non danneggi il pluralismo dell’informazione e contrasti le concentrazioni di potere” conclude Borghesi.

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Pluralismo da vergogna

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2011

Quello relativo al pluralismo è uno dei temi certamente più scottanti e delicati, anche perché ritenuto alla base dei rischi concreti che i popoli corrono nel vedere le società trasformarsi in dittature. E’ un vero e proprio “termometro” del grado di democrazia applicata! Gli astensionisti italiani si avviano a rappresentare sicuramente la prima aggregazione in assoluto, che in Italia è di dissidenza o non-avallo all’attuale regime partitocratico. Secondo molteplici sondaggi, infatti, ultimamente si stanno attestando attorno al 40 per cento dell’intero corpo elettorale. In base a nostre considerazioni, invece, se ai disertori delle urne aggiungiamo anche chi vuole annullare il proprio voto o non indicare alcuna espressione (schede bianche), ci avviamo a superare abbondantemente la soglia fatidica del 50 per cento di tutto l’elettorato. In questi ultimi tempi noi astensionisti consapevoli abbiamo fatto davvero molti tentativi, tutti vani, al fine di poter traforare quella censura mediatica di regime che di fatto ci impedisce l’accesso agli organi di informazione di questo Paese, per lo meno per dire: “attenzione, esistiamo anche noi”! E, per contro, sono veramente pochi i motivi di questo impedimento, che non vuole assolutamente prendere in considerazione le posizioni astensionistiche dell’elettorato politico a differenza di quello referendario. Le motivazioni della censura che ci colpisce sono determinate soprattutto da forme di ricatto implicito o esplicito che il regime esercita direttamente sui mass media (controllo editoriale, minaccia di esclusione dai finanziamenti pubblici, servilismo di molti giornalisti anche noti).Eppure, la Costituzione repubblicana e gli stessi ordinamenti sul pluralismo mass-mediatico fondano la loro azione vietando esclusivamente la ricostituzione del solo partito fascista, non impedendo invece agli astensionisti di poter accedere a quei confronti dialettici socio/politico/istituzionali divenuti ormai imprescindibili di fronte a questi numeri e a questa miserevolissima realtà. Ai protagonisti della politica privilegistica nostrana vorremmo ricordare che confinati e internati durante il fascismo furono anche molti astensionisti, semplicemente perché contrari al regime, sulla base di discutibili accuse di appartenenza anarchica… In Italia, per gli effetti della legge sui rimborsi elettorali, siamo ridotti anche peggio!Al danno del mancato coinvolgimento pluralistico assistiamo anche alla beffa di vedere invece gli astensionisti…considerati sì nel complesso del corpo elettorale, ma al solo fine di appropriarsi delle molteplici centinaia di milioni di euro legati al loro conteggio, di cui la classe politica nostrana sembra, in modo assolutamente bi-partisan, non possa proprio farne a meno!

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I cattolici e l’unità d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 9 gennaio 2011

Nel mentre ci apprestiamo a festeggiare i 150 anni dall’Unità d’Italia è d’obbligo, a mio avviso, pensare al ruolo svolto non tanto dai cattolici quanto dalla chiesa di Roma. La prima impressione è che essa ha affrontato con un certo ritardo i nuovi problemi posti dalla trasformazione della società al momento dell’unità. Ma va poi, doverosamente, aggiunto che alla vecchia querelle risorgimentale si pose rimedio da ambo le parti allorchè il gruppo finanziario del Vaticano trovò modo d’allearsi con i gruppi di “aristocrazia finanziaria” del triangolo ligure-toscano-piemontese, con cui iniziò un lungo e cordiale confronto. Fu il tempo del Galliera, del Bomprini, della Società generale di credito mobiliare, ecc. Parliamo di un gruppo che dominerà la finanza italiana fino al 1893. E’ il tempo in cui furono costruite ferrovie, imprese siderurgiche, ci fu il controllo delle compagnie di navigazione, l’appalto delle imposte, l’attività edilizia e mineraria e anche la “aristocrazia nera” delle banche romane e della campagna laziale. Fu anche il tempo in cui il capitalismo italiano, ammantato di provincialismo, indirizzò il suo principale interesse alla speculazione edilizia e al monopolio industriale. Un periodo di discutibili manovre creditizie e di conseguenti scandali bancari. Nel frattempo esplodeva la questione sociale che vide come maggiore attore proprio il Sud mentre la borghesia stava alla finestra non riuscendo a rendere stabile la propria egemonia. In questa serie di eventi balzò palese la questione contadina che fu in un certo senso monopolizzata dalla Chiesa e che si poneva come contro altare all’insorgenza della questione operaia e al pericolo del socialismo “urbano” anche se quest’ultimo seppe poi infiltrarsi abilmente nel mondo contadino attraverso l’anello più debole, quello dei braccianti. (il tema è stato approfondito dal libro di Riccardo Alfonso e Raffaele Ferraris dal titolo “Gli umili figli della terra” dove si parla ampiamente della lotta dei braccianti agricoli e delle mondine nel vercellese a cavallo dei due secoli) Il clero, in questa fase commise, a mio avviso, un primo grosso errore cercando di costituire una sorta di “cordone sanitario” nel mondo agricolo ma senza aprirsi al nuovo che avanzava sia in agricoltura sia nella classe operaia delle città. Ma il movimento operaio, pur rafforzandosi, fu incapace, essendo mal guidato, di sprigionare una iniziativa che sapesse esercitare una sorta di egemonia o di attrazione nei confronti dei gruppi sociali intermedi, o altrimenti detti piccola e media borghesia. Per fortuna dei cattolici ci fu l’iniziativa di Luigi Sturzo che preparò un programma di rinnovamento della società italiana mediante quello che fu definito il “pluralismo” cattolico attraverso una serie infinita di “corpi intermedi”: comuni, banche, scuole cattoliche, parrocchie, associazioni di categoria, ecc. Un programma che fu definito ardito e tradizionale poichè si collegava ad un certo indirizzo di stampo liberistico e autonomistico. Sturzo ebbe il merito di coniugare la tradizione risorgimentale liberale con il mondo cattolico, ma perse la possibilità di una “fuga in avanti” in chiave riformista per evitare di chiudersi a riccio nei confronti delle masse socialiste e marxiste. Il massimo di concessione sturziana venne con la dottrina del “dualismo” per non confondere le sue posizioni con i “clerico-fascisti” e per rivendicare una concezione laica dello Stato. Queste sono le premesse di una costruzione politica che nel periodo fascista lo condusse all’esilio e per la Chiesa l’accettazione più completa del capitalismo e dei suoi effetti distorsivi. (prima parte del saggio di Riccardo Alfonso “I cattolici e l’Unità d’Italia” edito dalla Fidest per conto dei suoi centri studi)

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Più libri più liberi chiude i battenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2010

A chiudere il programma professionale di Più libri più liberi un ospite d’eccezione: Stefano Mauri, ai vertici dell’editoria italiana da oltre vent’anni, traccia le caratteristiche dell’Editore del 2020.  “Prima di parlare dell’editoria del futuro bisognerebbe chiarire bene com’è l’editoria oggi, e su questo ci sono molte differenti scuole di pensiero” esordisce l’editore. Alla visione polemica del mercato editoriale italiano espressa da Andrè Schiffrin all’inaugurazione di Più libri più liberi, Mauri oppone un quadro completamente diverso: “la mia opinione è che in questi ultimi 20 anni sia aumentato il pluralismo, e ne è un buon esempio questa Fiera. Andrè Schiffrin – sottolinea l’editore – contrappone i grandi ai piccoli in maniera ideologica e invece il ricco e variegato panorama editoriale italiano dimostra che la virtuosa compresenza e concorrenza fra i piccoli ne garantisce l’esistenza e la sopravvivenza”.  Per quanto riguarda l’editoria del futuro Stefano Mauri indica quattro aspetti imprescindibili da cui partire: “il diritto d’autore, la libertà di stampa, il mercato e, appunto, il pluralismo. Le nuove tecnologie avranno in questo senso un ruolo fondamentale”.

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Per tornare al pluralismo politico

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

L’invenzione che ha tormentato la politica italiana, si chiama bipolarismo, che doveva diventare, nella mente del suo ideatore, bipartitismo, con due partiti “leggeri” che spuntano al momento delle elezioni e poi scompaiono nei meandri nascosti delle corruttele, dei compromessi, dell’economia sommersa, degli accordi sottobanco. Da quel predellino in Piazza San Babila, venne fondato il PdL, con il solo scopo di fagocitare (non certo unificare alla pari) sia AN, che UDC. AN subì lo scotto da sdoganamento, perché il cavaliere non ha mai cessato di affermare di avere sdoganato AN dal limbo del post-fascismo per certificarne le sorti come partito di governo. Non ci cascò Casini con l’UDC, forse perché “portatore sano” di ambizioni in rotta di collisione con quelle del cavaliere. Praticamente Berlusconi chiese  a Fini e a Casini di insaponare per bene la corda con la quale progettava di impiccarli. Casini lo comprese e chiuse il discorso con un “No ! Grazie lo stesso!” e lo comprese anche  Fini, ma solo al momento di salire sul patibolo che lo aspettava; ebbe il tempo di scansarsi ed eludere la sorveglianza, preferendo una fuga in avanti che una sosta sotto il nodo scorsoio. Rimane inalterato il progetto del bipolarismo che si arrocca nel bipartitismo, esibendo, come esempio, la democrazia americana e gli ampi poteri al Presidente. Ovviamente Berlusconi del sistema americano vorrebbe prendere solo ciò che gli conviene, lasciando  nelle cantine della politica politicante l’evidenza che nella medesima America esiste l’ impeachment, anche per una modesta bugia su una macchiolina sulla verginale gonna di una stagista della Casa Bianca; se ciò esistesse in Italia il cavaliere avrebbe incassato un paio di migliaia di impeachment. Dimentica che nella sua sognata America per l’evasione fiscale sono previsti 20 anni di galera.Trascura i rigori che in America perseguono il falso in bilancio. Un bipolarismo senza controlli, per mettere il premier nella invidiabile posizione di essere il controllato e il controllore. Ma c’è un dato ancora più importante che ci spinge al ritorno al pluralismo, che oggi viene demonizzato come un’accozzagli di idee e pensieri differenti, alternativi al “pensiero unico”, riservato ai più fedeli esecutori degli ordini dello  “unto dal popolo”. C’è molta ignoranza e moltissima malafede (se non c’è l’ignoranza) nel descrivere il pluralismo, che non è altro che quella ideologia che propone come modello una società composta di gruppi, anche in contrasto fra di loro, ai quali viene assegnata la funzione di limitare, controllare, o anche eliminare il centro del  potere unico con tutte le sue velleità autoritaristiche. Il pluralismo, così, si oppone, controllandola, alla concentrazione del potere, proprio del capitalismo liberista. Il Pluralismo diventa una garanzia dell’individuo contro lo strapotere dello Stato, da un lato, e una garanzia dello Stato contro la frammentazione individualistica, dall’altro. E’ possibile indicare tre grandi forme di Pluralismo: quello socialista, quello democratico, quello cristiano-sociale.
·  Il Pluralismo socialista (non marxista) riconduce la possibilità dell’emancipazione umana non allo Stato ma alla pluralità dei gruppi sociali a cui l’individuo partecipa secondo i suoi bisogni e le sue inclinazioni
· Il Pluralismo democratico pone l’accento sulla pluralità dei centri di potere in modo che nessuno possa essere interamente sovrano.
·  Anche il Pluralismo cristiano-sociale muove ovviamente dalla centralità dei gruppi sociali ma li concepisce non in conflitto fra di loro ma disposti secondo un ordine gerarchico che garantisce  l’ordinato svolgimento della vita civile.
Ovviamente il bipartitismo con annesso bipolarismo non accetta i limiti della pluralità delle voci, imponendo una voce sola, applaudita dalla claque che lo sostiene. Unitamente al pluralismo politico si associa il multiculturalismo, altra ipotesi combattuta dal bipolarismo che non tollera altre culture e impone la propria come “migliore” che segna le linee guida che vorrebbe anche esportare. Si spiega così anche la posizione della Chiesa cattolica che con Ratzinger pontefice ha sostenuto e sostiene l’inventore del bipolarismo, in quanto solo in tale impostazione diventa possibile affermare la priorità delle “radici cristiane dell’Europa”, trasformate in valore antropologico  identificativo di una razza (come il naso adunco degli Aztechi). Vogliono farci dimenticare che, semmai, non sono state eradicate le “radici fasciste” dell’Italia, che l’attuale tentativo bipolarista vorrebbe riproporre in veste meno impositiva  nelle forma della violenza fisica, trasferendo l’ideale della violenza nel settore economico e finanziario, generando la violenza dell’opulenza che si scontra con la violenza dei bisogni. (Rosario Amico Roxas)

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Rai: Polemiche Garimberti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

La domanda è di quelle che difficilmente avranno risposta nel tutto sommato breve periodo della storia dell’uomo. Chi siamo? Da dove veniamo? Dove siamo diretti? «Quante volte i direttori della rete pubblica hanno valicato non solo i limiti dell’informazione, ma anche i limiti della decenza e della morale? E con essi altri  direttori e conduttori?» Brunetto Fantauzzi, responsabile per l’informazione dell’Italia dei Diritti, interviene nel vivo delle polemiche tra il presidente Rai Paolo Garimberti ed il direttore del tg1 Augusto Minzolini, accusato di non garantire adeguatamente il pluralismo politico. In un editoriale durante l’edizione di prima serata di ieri sera Minzolini sottolineava – in polemica politica con il cosiddetto gruppo dei finiani – la necessità di tornare alle urne per evitare logoramenti politici, e si appellava al capo dello Stato al fine di evitare «ribaltoni» istituzionali.  «Garimberti  è un politico che fa politica – ribadisce l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – rispetta la propria fazione attaccando il direttore del tg1. Certo, con l’ultima esternazione di Augusto Minzolini si pone un grave problema di opportunità politica, e di buon gusto. Essendo il direttore della più seguita testata nazionale, ha il dovere di pesare le parole che dice».  Informazione e politica seguono rotte diverse, traiettorie distinte. Differenti stelle polari. «La dignità dei giornalisti, da un lato. Il rispetto dei cittadini dall’altro – sottolinea fortemente Fantauzzi – devono coesistere. L’eventuale censura al direttore del tg1 equivale a mortificare la libertà di informazione. La stessa libertà così pesantemente compromessa dai referenti politici ai quali fa evidentemente riferimento Augusto Minzolini».

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Acea: comune resta socio di riferimento

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2010

Roma “Nel  consiglio comunale tematico su Acea Spa, chiesto e ottenuto dall’opposizione, illustreremo la situazione attuale con la massima trasparenza e con assoluta attenzione per l’interesse pubblico. Il Comune di Roma intende rimanere il socio di riferimento di Acea, affrontando le varie fasi con grande attenzione al pluralismo e all’equilibrio delle partecipazioni azionarie”. Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Digitale terrestre

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2009

La Provincia di Torino prende ufficialmente posizione sulla vicenda della trasmissione televisiva in modalità digitale terrestre, sollecitando il Governo ad operare per risolvere i notevoli problemi di ricezione dei programmi della Rai e delle emittenti locali, soprattutto nelle zone collinari e montane. “Abbiamo compiuto un passo ufficiale, – annunciano il Presidente Antonio Saitta e l’Assessore alla Montagna, Marco Balagna – nella convinzione che occorra salvaguardare il pluralismo delle voci che si esprimono nel panorama dell’informazione radiotelevisiva locale. Anche noi, come gli amministratori dei Comuni e delle Comunità Montane riuniti nell’UNCEM, siamo fortemente preoccupati per i problemi di ricezione dei canali Rai che si riscontrano un po’ in tutte le nostre vallate. L’accesso al servizio radiotelevisivo pubblico è un diritto di tutti i cittadini che pagano regolarmente il canone, così come è un diritto delle emittenti private che fanno informazione sul territorio poter raggiungere l’utenza sinora servita, essendo anch’esse concessionarie di un servizio pubblico”. In una lettera che il Presidente Saitta ha scritto al Vice-Ministro dello Svilippo Economico, Paolo Romani (con delega alle Comunicazioni), si sottolinea che “non pochi cittadini si sono rivolti agli amministratori locali per segnalare le difficoltà di ricezione dei segnali televisivi della Rai e delle emittenti locali. Se i disagi segnalati dai cittadini piemontesi fossero solo dovuti al lasso di tempo necessario per assestare il nuovo sistema di trasmissione e ricezione, il problema sarebbe tutto sommato di facile soluzione. Il sottoscritto ed altri colleghi Presidenti di Province piemontesi sono stati però interpellati dagli editori di alcune tv locali, i quali si sono sentiti penalizzati nell’assegnazione dei canali di trasmissione, non potendo al momento garantire la copertura dell’intero territorio precedentemente servito con il segnale analogico”. Il Presidente della Provincia ricorda inoltre che le emittenti locali hanno sostenuto investimenti straordinari, per garantire la ricezione del proprio segnale in analogico e in digitale terrestre sull’intero territorio piemontese, nella consapevolezza di svolgere, con i loro programmi di informazione e di intrattenimento, un servizio pubblico che affianca quello della Rai. “Le emittenti private più qualificate si sostengono solo grazie alle entrate pubblicitarie. – sottolinea Saitta nella missiva al Vice-Ministro Romani – Per i loro editori diventa veramente difficile affrontare ulteriori ed ingenti investimenti per garantire la copertura dell’intero territorio, senza la collaborazione e la comprensione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico in sede di assegnazione delle frequenze”.

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