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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Pnrr, in arrivo 18 miliardi e sei riforme per la Scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2021

Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, in conferenza stampa, ha specificato che sono previsti oltre 5 miliardi pronti per novembre: “Il governo ha riposto la scuola al centro di questo nostro Paese in trasformazione. Il nostro cammino ha due componenti, riforme e investimenti. Poi il ministro annuncia bandi per 5 miliardi a mense, palestre, nidi-infanzia, didattica, edifici e sicurezza. Sei riforme da adottare entro il 2022, le prime: istituti professionali, orientamento al lavoro, riorganizzazione sistema”. Sui docenti ha detto: “Bisogna rendergli dignità”.Il ministro ha anche detto che è giunta l’ora di cambiare il reclutamento: “per quanto riguarda la scuola primaria c’è già una laurea abilitante, ma in generale per il reclutamento stiamo lavorando mettendo grande enfasi sulle competenze, che poi sono quelle pedagogiche del mestiere. Ciò significa selezione basata non solo su competenze strettamente disciplinari ma anche su competenze provenienti dal tirocinio”. Secondo quanto riporta la rivista Orizzonte Scuola, per il PNNR sono previste tre tipologie di riforma che devono considerarsi, allo stesso tempo, parte integrante del Piano nazionale ed elemento facilitatore per la sua attuazione. Le riforme orizzontali o di contesto, d’interesse traversale a tutte le Missioni del Piano, sono interventi strutturali volti a migliorare l’equità, l’efficienza e la competitività e, di conseguenza, il clima economico del Paese. Il Piano ne individua due: la riforma della PA e la riforma del sistema giudiziario. Entrambe sono articolate in diversi obiettivi da realizzare entro il 2026.A queste si aggiungono le riforme abilitanti, ovvero gli interventi funzionali a garantire l’attuazione del Piano e in generale a rimuovere gli ostacoli amministrativi, regolatori e procedurali; tali riforme includono la legge sulla concorrenza, la legge delega sulla corruzione, il federalismo fiscale (da attuare entro marzo 2026) e la riduzione dei tempi di pagamento della PA (entro il 2021) e del tax gap (entro il 2022).Inoltre, è previsto un certo numero di riforme settoriali basate su modifiche normative in specifici ambiti o attività economiche per migliorarne il quadro regolatorio.Tra questi interventi rientrano: la riduzione degli ostacoli alla diffusione dell’idrogeno, le misure contro il dissesto idrogeologico, la sicurezza dei ponti, il piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso e quello per la gestione dei rifiuti, la strategia nazionale per l’economia circolare ed i criteri ambientali per gli eventi culturali.A tali misure si aggiunge il pacchetto di riforme dell’istruzione che riguarda, in particolare, sia le modalità di reclutamento dei docenti sia il sistema degli istituti tecnici e professionali e dell’università, con particolare attenzione alle classi di laurea e ai corsi di dottorato. Al fine di un più rapido inserimento dei laureati nel mercato del lavoro, è in corso di approvazione definitiva un disegno di legge che semplifica le modalità di accesso all’esercizio di alcune professioni regolamentate.A tale riforma deve poi collegarsi quella che sarà adottata in materia di classi di laurea.

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PNRR: sfide e opportunità per il sistema Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

Giovedì 29 aprile a partire dalle 9:00 si terrà in forma digitale l’evento RECOVERY PLAN, PNRR: sfide e opportunità per il sistema Italia, organizzato dal Sole 24 Ore e Radio 24, nel corso del quale si discuterà del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con il quale sono in arrivo i fondi europei che permetteranno di attuare il programma Next Generation EU a livello nazionale. Articolato in 6 macro-missioni, il programma è lo strumento per la ripartenza dell’Italia e per realizzare le riforme che consentiranno di accelerare sul fronte dell’innovazione e della digitalizzazione. Un’opportunità per le nostre imprese, che giocheranno un ruolo centrale nel processo di sviluppo e di rilancio del nostro sistema economico: spetterà a loro governare il processo di transizione verso un Paese più sostenibile, digitale ed inclusivo.Intervengono, tra gli altri, Patrizio Bianchi, Ministro dell’Istruzione, Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili; Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna; Antonio Decaro, Presidente Anci e sindaco di Bari; Giovanni Brugnoli, Vicepresidente per il Capitale Umano Confindustria; Fabrizia Lapecorella, Direttore Generale delle Finanze, MEF; Maurizio Stirpe, Vicepresidente per il Lavoro e le Relazioni Industriali Confindustria. L’evento è gratuito previa iscrizione su https://virtualevent.ilsole24ore.com/recovery-plan/

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Def. Calandrini (FdI): senza PNRR documento vago, timido ed incolore

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2021

“Il Def è vuoto, mancano PNR e PNRR. Le speranze di ripresa dell’economia italiana sono affidate alla campagna vaccinale, tuttavia sempre nel Def non si escludono nuove restrizioni, che questa volta non sarebbero più sostenute da interventi del governo che vorrebbe che il dl Sostegni bis sia ultimo del suo genere. Per questo FdI chiede che l’apertura delle attività in sicurezza non sia più rimandata. Contestiamo, a tal proposito, l’affermazione del Def in cui riporta che il sistema economico ha raggiunto una forma di coesistenza con il virus, e si legge anche le misure restrittive appaiono meno nocive per le attività economiche. Parole gravi, perché se l’economia si fosse adattata al virus non avremmo tante manifestazioni di piazza in cui tanti operatori chiedono di poter lavorare. Secondo il Def nel 2023 il Pil tornerà a livelli pre crisi, ma non si tratta di una vittoria in quanto il Pil del 2019 era comunque più basso di quello precedente l’altra crisi del 2008. Dal documento emerge, inoltre, che nell’anno della pandemia è cresciuta la pressione fiscale, più delle previsioni. Auspichiamo, perciò, che possa calare, come indicato, nei prossimi anni. Infine, nel Def è annunciata la riforma fiscale, di cui ignoriamo le linee guida, mentre assumerebbe particolare importanza la riforma della pubblica amministrazione per una migliore gestione dei fondi che arriveranno dall’Europa, ma anche di questa ancora non sappiamo nulla. In definitiva, siamo in presenza di un documento che si affida a PNRR e dl Sostegni bis, entrambi dai contenuti ancora sconosciuti: questa assenza rende il documento di economia e finanza vago, timido ed incolore”. Lo ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia, Nicola Calandrini, relatore di minoranza sul Def.

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PNRR occasione di rilancio per il settore agro-zootecnico

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2021

Rendere più efficiente l’attività zootecnica, migliorando le performance ambientali e la competitività. L’industria mangimistica punta a rinnovare il suo sistema produttivo nell’ottica di uno sviluppo economico sostenibile ed etico.Per avere mangimi ancora più sani e di qualità, sicuri, ottenuti in modo ancora più sostenibile con nuove materie prime e ampliando l’adesione a criteri di economia circolare, è necessario ammodernare i mangimifici. «Occorre favorire e accompagnare l’investimento privato con risorse per adeguare le unità produttive alla richiesta di standard più elevati anche in termini di sicurezza ed efficienza complessiva. I nostri imprenditori e gli allevatori sono pronti a investire per nuovi allevamenti con il più elevato livello di biosicurezza, di contenuto tecnologico e valore ambientale», sottolinea Veronesi.Favorire la ripresa produttiva di materie prime. L’Italia dipende dall’estero per soddisfare il suo fabbisogno di materie prime agricole; ad esempio importa cereali per il 60% e carni suine per il 40%. ASSALZOO, oltre a segnalare a più riprese questa situazione, si è impegnata a contrastare la condizione di non autosufficienza del Paese promuovendo la firma dell’Accordo quadro sul mais da granella di filiera italiana. «Dobbiamo favorire l’aumento delle produzioni di cereali e proteine vegetali e compensare gli agricoltori – con semplici certificati verdi – anche per il sequestro del carbonio, per la migliore fertilità dei suoli, per la prevenzione dei rischi idrogeologici e la cura dell’ambiente», ricorda Veronesi.La condizione di subalternità ai mercati esteri è emersa con ancora più forza nei mesi dell’emergenza sanitaria non solo in relazione alle commodities agricole ma anche agli additivi per mangimi, oggi quasi del tutto prodotti in Cina. È dunque necessario un progetto per stimolare la produzione italiana ed europea di questi input fondamentali per l’industria dei mangimi e quindi per la zootecnia nazionale.Ricerca – ASSALZOO crede da sempre nel valore della ricerca, pubblica e privata, dello sviluppo e dell’innovazione. Non ci potrà essere un completo rilancio del settore primario senza investimenti in ricerca scientifica da trasferire nei mangimifici, in campo e negli allevamenti. Accanto a questi servono programmi di formazione dei giovani e degli operatori della filiera sul benessere animale, la riduzione dell’impatto ambientale e le moderne pratiche agronomiche e zootecniche.La chiusura del canale Horeca ha sospeso i consumi fuori casa, solo in parte compensati, per alcune filiere, da un aumento della spesa domestica e dalla tenuta dell’export. Il settore agro-alimentare-zootecnico italiano ha bisogno di uscire da questo stato quanto prima. Una volta che la pandemia avrà allentato la sua morsa, sarà necessario rilanciare i consumi sia sul mercato interno sia su quello internazionale, proteggendo il Made in Italy da accordi commerciali che favoriscono l’ingresso di beni prodotti a costi inferiori e senza rispettare elevati standard o con etichettature nutrizionali ingannevoli. «Chiediamo di promuovere i nostri prodotti sui mercati internazionali facendo leva sulla loro qualità e sulla capacità delle nostre aziende di servire i diversi mercati, senza dilapidare le risorse con progetti poco significativi e chiediamo l’impegno delle istituzioni ad aprire nuovi mercati, come quello cinese», conclude Veronesi.
ASSALZOO sosterrà infine quei progetti rivolti a scuole, famiglie e opinion leader per promuovere l’importanza della Dieta mediterranea, un regime alimentare vario e bilanciato, depositario di valori, cultura e tradizione, che non esclude il consumo di prodotti di origine animale.

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Il PNRR fallisce sui trasporti

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2021

Le città, l’elettrificazione dei trasporti e la sicurezza stradale non sono una priorità per il PNRR approvato dal Consiglio dei Ministri. Nonostante la crisi di Governo, il piano sarà discusso in Parlamento nei prossimi giorni. Solo 7,5 miliardi di euro per la mobilità urbana e regionale, contro i 29 miliardi necessari, nessuna voce specifica sullo sviluppo di un’adeguata rete di ricarica elettrica nazionale ad uso pubblico, nessun investimento per la riconversione industriale del comparto trasporti, briciole per la sicurezza stradale.A lanciare l’allarme sono le principali associazioni ambientaliste Kyoto Club, Transport & Environment, Legambiente, Cittadini per l’Aria, Greenpeace Italia e WWf Italia, secondo cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza contiene, tra le altre, tre importanti criticità a cui è necessario far fronte: l’elettrificazione dei trasporti, le città e la mobilità urbana, gli investimenti sulle reti e la sicurezza delle persone sulle strade.
Su un pacchetto da 200 miliardi, non un euro viene stanziato per la necessaria riconversione del settore produttivo automobilistico. I veicoli elettrici sono destinati a passare da nicchia a tecnologia predominante nel giro di pochi anni. I principali paesi europei stanno investendo in modo massivo nella creazione della catena di valore della mobilità elettrica, e molti hanno già indicato una data di fine vendita delle auto a combustione interna.Inoltre, il testo trascura la questione cruciale dello sviluppo di una adeguata rete di ricarica elettrica nazionale ad uso pubblico per servire i 6 milioni di veicoli elettrici previsti entro il 2030 dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima. Il Parlamento deve affrontare questo tema con un serio investimento dedicato al fine di raggiungere i nostri obiettivi climatici per il 2030. In secondo luogo, il Recovery Plan risulta troppo sbilanciato verso gli investimenti sulle grandi opere extraurbane, come l’alta velocità, quando serve dare centralità al potenziamento della mobilità su ferro regionale, locale e del trasporto urbano. Nel documento brilla la scarsità degli investimenti per le metropolitane e tramvie, la carenza di investimenti per le ferrovie suburbane, le briciole dedicate alla mobilità ciclabile. Inoltre, nel PNRR sono previsti 7,5 miliardi per gli investimenti per la mobilità di tutte le città italiane e sono davvero insufficienti per dare una svolta e migliorare il trasporto locale, e per il rinnovo parco rotabile. Anche gli obiettivi riguardanti la costruzione delle reti ciclabili urbane non sono in linea con i PUMS delle principali città italiane, molto più ambiziosi rispetto al PNRR. Inoltre si prevedono ancora sussidi alle tecnologie fossili – in particolare agli autobus a gas – mentre gli investimenti per la cura del ferro sono davvero minimi (sarebbe sostituito solo il 3% dei treni regionali). Infine, per la sicurezza stradale sono previsti fondi minimi, quasi inesistenti. Per le città e la moderazione del traffico non c’è nemmeno un richiamo nel PNRR. Per la sicurezza sulle strade vi sono solo le briciole con 1,6 miliardi, nonostante la dura lezione del crollo del Ponte Morandi. E poi c’è da restare colpiti che di queste scarse risorse ben 1,15 miliardi siano destinate alla messa in sicurezza della sola autostrada A24-25 (a cui dovrebbe provvedere il concessionario) mentre ad Anas per la sua rete solo 0,45 miliardi.
Come organizzazioni ambientaliste ci auguriamo che il Parlamento italiano sappia rimediare alle macro-criticità sottolineate, e chiediamo di essere consultate nelle Commissioni parlamentari preposte.

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