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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Posts Tagged ‘poderi’

La vecchia Legnano

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2010

E’ il romanzo arbëreshe di Domenico Gullo (Lupo editore). Una storica Ducati, una macchina da cucire Singer e la gloriosa Legnano, compagna di gare e poi di lavoro nelle fabbriche del Nord: la gioia di vivere, la dedizione, lo spirito di sacrificio. Nelle pagine di questo romanzo arbëreshe di Domenico Gullo c’è un intero paese del Sud, con i suoi poderi intorno e con le sue storie, a rivivere. Tutto ritorna nello sguardo di allora, riportando gesti e sensazioni, sfumature dolci ed amare che hanno tracciato un percorso di abbandoni e di ritorni, ma tutto vissuto nella consapevolezza della grande forza della famiglia e della terra d’origine, alle quali il cuore adulto vuole rendere omaggio. Uscita 30 ottobre 2010

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Imprese: Piccolo è bello?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

La formazione di aziende familiari è stata a lungo incoraggiata in Italia eppure le tendenze dell’economia europea sono di segno opposto e vanno verso unità produttive di sempre maggiori dimensioni. Nel 1950 l’Italia, insieme a Spagna e Portogallo, faceva una netta eccezione all’interno di una Europa agricola dove oltre il 90% delle forze di lavoro era costituita dall’imprenditore e dalla sua famiglia. In questo campo l’industrializzazione permetteva di promuovere il consumo dei prodotti ortofrutticoli e zootecnici e riduceva, al tempo stesso, i tempi morti del lavoro agricolo, esaltando la piena occupazione contadina. Non solo. Il centro degli interessi economici dei poderi veniva spostato alla fabbriche consentendo ai piccoli imprenditori un minore stress. Questa intesa si infranse con la crescente rapida richiesta di manodopera non agricola che alla fine non ridusse le residue sacche della sottoccupazione, ma travolse le più piccole tra le aziende familiari. Nonostante ciò, ancora nel 1975, nel quadro dell’Europa dei 12, le forze di lavoro familiari, calcolate in unità standard (le cosiddette Ula) rappresentavano il 78,2% dell’occupazione agricola. In questo contesto spiccava, con il 66,9% il caso italiano. 20 anni dopo le statistiche scontano l’aver inglobato nell’Europa un intero stato, la Germania Est) dall’agricoltura esclusivamente basata sul lavoro dipendente. Con ciò le forze di lavoro familiari rappresentavano ancora il 75,7%. Ma va anche detto in proposito che lo sviluppo economico consente alle piccole unità familiari di controllare maggiori aree. Un tempo l’ex-zappatore poteva a stento coltivare tre ettari con suo strumento oggi può farlo agevolmente e con minore fatica con cento o duecento dall’alto del trattore e grazie a congegni sempre più sofisticati e a logiche cooperativistiche. Semmai si sta sviluppando la tendenza da parte delle imprese familiari di acquisiste manodopera salariata. Il progresso dovrebbe, quindi, spingere verso l’alto le frontiere dell’azienda familiare come se alla sua attitudine produttiva non ci fossero più limiti. Resta aperto l’interrogativo posto in premessa: continua ad essere bello a fare i piccoli o non vi è più convenienza a farlo? Ed ancora questo vale in agricoltura più che nel settore industriale?

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