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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘politica economica’

Governo: La politica economica conquista la scena

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Finalmente. Sgombrato, o quasi, il campo dai temi civetta, la politica economica conquista la scena. Anche quando si è fatto finta che fosse diversamente, la sorte di tutti i governi è sempre dipesa dalla congiuntura economica e dalle scelte fatte, o non fatte, su quel fronte. Con ben tre giudici severi pronti ad emettere sentenze: i cittadini, l’Europa e i mercati. Berlusconi, pagando il conto in solido per l’intera Seconda Repubblica, nel 2011 fu sanzionato dai mercati attraverso lo spread per non aver saputo affrontare la recessione. Monti, che quei mercati doveva calmare e che verso l’Europa portava un rispetto eccessivamente acquiescente, fu punito dagli italiani per eccesso di rigore, finendo per fare di ogni erba un fascio tra rigore positivo (la legge Fornero) e rigore negativo (le manovre fiscali). Italiani che poi punirono Renzi – verso il quale fu rapido il cambiamento di umore tra il 40% di consensi conquistato alle elezioni europee del 2014 e i tonfi del referendum costituzionale del dicembre 2016, le amministrative di giugno 2017 e le politiche di quest’anno – per aver raccontato un risanamento che non c’è stato e millantato una ripresa che per quel po’ che c’è effettivamente stata, è dipesa da ben altro che dagli aiutini a pioggia tipo “80 euro” e “bonus cultura”.
E l’esecutivo gialloverde del “cambiamento”? Fin qui non si è ancora misurato con il nodo dell’economia. Non lo ha fatto in sede di programma, pardon contratto, di governo, laddove si è limitato a sommare scelte diverse, e tra loro largamente inconciliabili. E tantomeno lo ha fatto nel vivo dell’attività di governo, che non c’è stata, a parte il provvedimento sul lavoro voluto da Di Maio per tamponare l’eccesso di protagonismo di Salvini. Tocca quindi affidarci alle dichiarazioni programmatiche. E qui casca l’asino, perché di governi ce ne sono almeno due, se non molti di più, a seconda del grado di distinzione che si vuole applicare. Infatti, i confini sono mobili e non tracciati, ma volendo si possono distinguere: a) il governo Salvini; b) il governo Giorgetti (può sembrare lo stesso del segretario della Lega, ma non è così perché le differenziazioni, di carattere politico e personale, sono più di quelle che i due vogliano dar da vedere); c) il governo Di Maio, in crescente autonomizzazione da tutti, compreso Casaleggio; d) il governo dei 5stelle non allineati al vicepremier, a loro volta distinguibili in una componente movimentista (Grillo, Di Battista) e in una di sinistra (Fico); e) il governo Conte (il presidente del Consiglio, approfittando dei summit internazionali sta cercando di ritagliarsi quanti più spazi possibile, e mette crescente attenzione alla necessità di costruirsi una squadra tutta sua); f) il governo Tria-Moavero, cioè dei ministri fortemente voluti dal Quirinale e che alla presidenza della Repubblica guardano con sacrale attenzione.
Ma restiamo alla distinzione più evidente, e decisiva ai fini della politica economica: quella tra il ministro dell’Economia e i due leader della maggioranza penta-leghista. Non c’è dubbio che prima con un’intervista di grande respiro al Corriere della Sera, poi con interventi di spessore alle Commissioni Bilancio delle due Camere, il ministro Tria ha delineato una strategia tanto netta quanto, da parte nostra, condivisibile, che non sappiamo, perché nessuno si è espresso in merito, se sia condivisa dal presidente del Consiglio e dai due azionisti del governo. Sta di fatto che non risulta sia mai stata discussa in sede di governo – almeno non pubblicamente – né è stata commentata successivamente. Inoltre, usando il buonsenso, essa appare assai distante, o quantomeno distonica, rispetto alle affermazioni, seppur da campagna elettorale, di Salvini (soprattutto) e Di Maio.Cosa sostiene Tria e perché è interessante la sua linea? Semplice: il ministro dell’Economia non nega, anzi, la necessità del cambiamento rispetto ai fallimenti di chi ha guidato i governi degli anni indietro – e non solo l’ultimo, come abbiamo visto – ma rifiuta l’equazione che la crescita si può fare solo la spesa pubblica, equazione a cui si possono anche sacrificare i legami europei pur di fare deficit spending, e tende a coniugare risanamento finanziario e sviluppo attraverso una dialisi tra spesa corrente improduttiva e investimenti in conto capitale, chiedendo alla Ue flessibilità solo per questi ultimi. Tria lo ha sempre detto da economista e lo ha ribadito ora: bisogna invertire la logica che vuole il perno della politica economica nella domanda, e invece riqualificare l’offerta attraverso un piano di investimenti pubblici, volano e moltiplicatore di quelli privati, e alimentare lo sviluppo infrastrutturale del Paese.Naturalmente, è dal passaggio da una linea di principio al dettaglio delle misure concrete che si capisce la vera qualità di una politica. Ma già è importante che il principio sia giusto. E quello di Tria lo è. In una situazione come l’attuale, confermare la “permanenza dell’Italia nell’euro”, indicare “la riduzione del debito e il contenimento del deficit” come stelle polari, imbrigliare nella “gradualità” la realizzazione del programma, rinviando ad opportune verifiche tutte le misure, che comunque “devono rispettare i vincoli di bilancio” sapendo che “le risorse aggiuntive devono essere trovate entro i limiti della credibilità”, non sono affermazioni da poco. Sono paletti giganteschi, quelli che Tria ha voluto piantare. Certo, la sua consistenza politica è quella di un tecnico, seppur spalleggiato dal Quirinale. Ma ora qualcuno dovrà assumersi l’onere e la responsabilità di smentirlo, se vorrà cambiar strada. Vedremo se la linea Tria, che potremmo definire di “sviluppo & rigore”, terrà, sul fronte interno come in Europa. Certo, sarebbe importante che Ue e Bce facessero sentire la loro voce. E, soprattutto, che le opposizioni – ammesso che siano vive – considerassero “lungimiranti” gli impegni programmatici di Tria, e li sostenessero, facendo cosa utile al paese e a sé stesse. Sicuramente lo hanno fatto i mercati, che considerando quella di Tria una linea Maginot hanno messo in stand by le pressioni sulla Borsa e sullo spread dopo l’iniziale fiammata speculativa. In tutti i casi, sarà la prossima manovra di bilancio il banco di prova definitivo del governo. Ma, vivaddio, almeno abbiamo una certezza: il riformismo è cosa diversa dal populismo e dal sovranismo. Con tutto quel che ne deriva. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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I dati dell’Istat confermano il disastro della politica economica italiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

istat“Ha poco da esultare il ministro Padoan. I dati dell’Istat confermano il disastro della sua politica economica. L’Italia cresce nel primo trimestre del 2017, rispetto al trimestre precedente, dello 0,2%, mentre la media dell’eurozona è dello 0,5% (più del doppio) e addirittura la Germania cresce dello 0,6% e la Spagna dello 0,8% (rispettivamente il triplo e il quadruplo).
Altro che previsioni in linea con le attese. Di questo passo sarà difficile che l’Italia raggiunga quell’1,1% di crescita del Pil auspicato dal governo per il 2017, tanto più che il debito, in continuo aumento (a marzo 2017 al livello più alto della storia, pari a 2.260 miliardi di euro), rappresenta una zavorra sempre più pesante per i nostri conti pubblici Allo stesso modo, il ministro Padoan ha già perso, ma non è per noi una novità, il suo braccio di ferro con la Commissione europea per il dimezzamento dell’aggiustamento dei conti richiesto al governo italiano a ottobre. Non basta la ‘manovrina’ in discussione in questi giorni in Parlamento: in autunno servirà una correzione dei conti di circa 30-40 miliardi, che il governo andrà a chiedere, come sempre, agli italiani.Altro che riduzione della pressione fiscale: saremo ancora una volta chiamati a tirare la cinghia per pagare le mance elettorali e i bonus di più di tre anni di governi Renzi-Gentiloni”.

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Politica economica del governo: Renzi è un disastro

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2016

economia_4“Matteo Renzi continua, ogni giorno di più, a perdere il senso della realtà. A sentire le dichiarazioni del presidente del Consiglio l’economia italiana sembra godere di ottima salute, ma, purtroppo, non è così”. Lo afferma, in una nota, il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta. “Colpa di un governo – continua – che negli ultimi due anni e mezzo non è rientrato dal deficit, non ha tagliato la cattiva spesa pubblica, ha buttato via tra i 10 e i 15 miliardi di euro con il Jobs Act senza creare un vero posto di lavoro, ha buttato via 10 miliardi con gli 80 euro, ha portato il debito pubblico alle stelle. Non ha fatto altro che sperperare importanti risorse al solo scopo di ottenere consenso elettorale nel breve termine. Lo abbiamo visto – prosegue Brunetta – con le elezioni europee e lo vediamo oggi, ad un passo dalle elezioni amministrative e dal referendum confermativo sulla riforma costituzionale: estensione degli 80 euro ai pensionati, nuovo taglio dell’Irpef, probabile incremento del bonus bebè, tanto per citare alcuni esempi”. “Si sa – sottolinea Brunetta -, gli elettori votano con le tasche. Se l’economia va male e si vota, chi è al governo perde. Per questo Renzi continua ad ignorare la realtà e a propagandare una fantomatica ripresa economica sulla quale poggia le tante, tantissime promesse, di fatto, irrealizzabili. Un circolo vizioso. Un imbroglio di dimensioni tali che finirà per schiacciarlo. La congiuntura economica non è favorevole. Le stime del governo sono tutte sbagliate. L’Italia è in deflazione (-0,5%) e nonostante la recente (misera) revisione al rialzo del Pil reale per quest’anno (+1,1%), la crescita nominale nel 2016 (misura utilizzata ai fini del calcolo degli obiettivi e dei vincoli europei) non supererà lo 0,6%. Dato ben lontano dal 2,2% previsto dal governo nell’ultimo Def. Un bel problema – continua -, che influisce non poco sul rapporto deficit/Pil (nominale) dell’Italia. Tale rapporto, che dovrebbe attestarsi intorno al 2,3% per il 2016, dovrà scendere (in base agli accordi presi con l’Europa dal duo Renzi Padoan) all’1,8% nel 2017 e a zero entro il 2019. Sono tanti soldi da “trovare”. In tutto ciò, non dimentichiamo il debito pubblico record, certificato dalla Banca d’Italia a marzo 2016: 2.228,7 miliardi di euro. Renzi ha mai sentito parlare di debt rule? Di fiscal compact? Nel caso dovrebbe chiedere al professor Padoan”. “Nemmeno gli ultimi dati sulla produzioni industriale vengono incontro al governo. L’Istat segnala, a marzo 2016, una diminuzione in termini tendenziali del fatturato totale dell’industria italiana del -3,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Che dire. La politica economica di Renzi è un disastro. Affossa il Paese. L’unica via d’uscita per il condottiero toscano è una manovra correttiva da almeno 40-50 miliardi di euro ad ottobre. Poveri noi”, conclude Brunetta.

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Italia: abuso flessibilità e perdita credibilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2016

Stefania Prestigiacomo“La triste figura a cui siamo costantemente sottoposti in Europa, è causata anche dall’atteggiamento del nostro governo riguardo al tema della flessibilità. È il terzo anno consecutivo che il governo Renzi chiede all’Europa di poter avere flessibilità, ma al Presidente del Consiglio evidentemente sfugge che ai Paesi è concesso di fare maggiore deficit solo una volta, e soprattutto in ottemperanza di riforme concrete già effettuate; non come nel caso dell’Italia, dove la maggior parte di esse non sono ancora completate. Un abuso, quello di eccessiva flessibilità, che altro non genera che perdita di credibilità nei confronti di Paesi come il nostro”.Lo ha detto Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia, intervenendo in Aula a Montecitorio in merito al Documento di economia e finanza. “Per questo l’Italia ha bisogno di una manovra espansiva, in grado di creare crescita e occupazione, che possa far aumentare la produttività dei fattori e la competitività del Paese. Una manovra in grado di ridurre veramente le tasse e che possa imporre definitivamente il blocco all’aumento di Iva e accise. Argomento quest’ultimo che il premier Renzi è stato in grado solo di rinviare, non provvedendo al blocco definitivo delle clausole di salvaguardia.
Per tutte queste ragioni chiediamo al governo di interrompere senza indugi questa strategia di politica economica, che sembra solo rinviare le misure necessarie per far ripartire questo Paese; chiediamo al governo di improntare misure di politica economica che possano correggere definitivamente lo stato malandato dei nostri conti pubblici, questo anche per scongiurare la possibile apertura di una procedura d’infrazione”. “L’obiettivo deve essere quello di garantire maggiore sviluppo in ottica internazionale, tenendo ben a mente che l’Italia deve ancora recuperare circa 9 punti di Pil per ritornare alla situazione del 2007. Il governo deve improntare una reale riduzione della pressione fiscale e per farlo deve iniziare una serie di tagli a quella spesa pubblica catalogata come inefficiente, anche utilizzando e potenziando il programma di Spending review elaborato a fine 2013-inizio 2014 dall’allora commissario Cottarelli. Un taglio deciso alla cattiva spesa pubblica, per disinnescare quanto prima le clausole di salvaguardia, e procedere alla riduzione dell’Ires e alla graduale cancellazione dell’Irap”. “Bisogna ripartire dalle imprese italiane, anche attraverso una serie di agevolazioni fiscali per la loro attività. Servono gli strumenti necessari per stimolare la crescita e per far riprendere i consumi. Serve incentivare anche gli investimenti privati”, ha sottolineato Stefania Prestigiacomo.

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Anche i militari manifestano ad Arcore

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

Arcore. 14 marzo, davanti i cancelli di Arcore, la residenza del Presidente del Consiglio, a protestare contro i devastanti effetti della politica economica del governo in materia di Sicurezza e Difesa, non ci saranno solo i sindacati delle Forze dell’ordine ma anche i militari e le forze dell’ordine aderenti al Partito Sicurezza e Difesa, la neo-formazione politica che già il 2 dicembre scorso ha portato le donne e gli uomini con le stellette a manifestare il proprio dissenso davanti il ministero della Difesa e il Comando Generale dell’Arma dei carabinieri. “Berlusconi non pensi a dare lustro alle sirene di Arcore ma a riaccendere le sirene delle Forze dell’ordine”, questo lo slogan scelto dal PSD nel manifesto di protesta con il quale le donne e gli uomini del PSD si sono dati appuntamento il 14 marzo.

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Vivere di più, vivere meglio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2010

Roma 4 maggio 2010, alle 11.00 presso la sede Banca Monte dei Paschi di Siena, via Minghetti 30. Partecipano Antonio VIGNI, Direttore Generale, Gruppo Montepaschi Frédéric de Courtois, Amministratore Delegato, AXA MPS Silvano Andriani, Presidente AXA MPS, Consigliere Incaricato per il Welfare, ANIA Sergio Cesaratto, Professore Ordinario di Politica Economica, Università di Siena  Stefania Gabriele, Direttore Microeconomia, ISAE Mauro Marè, Presidente, MEFOP Giuliano Cazzola, Vicepresidente Commissione Lavoro, Camera dei Deputati  Tiziano Treu, Vicepresidente Commissione Lavoro e Previdenza Sociale, Senato  Fabio Cerchiai, Presidente, ANIA Modera Barbara Carfagna, Giornalista, RAI

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La guerra tra il cavaliere e Tremonti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2009

Non riguarda una disputa di politica economica, sul metodo e sulle misure da prendere; si tratta di una guerra personale tra due interessi opposti. Da una parte il cavaliere che insegue gli indici di gradimento precipitati verso il basso, per cui esige spendere promesse in grado di proseguire nell’itinerario della pia illusione, purchè ciò produca  una ripresa dei consensi; gli interessi economici personali li ha già abbondantemente soddisfatti riversando gran parte delle sue attenzioni economiche verso ENI ed ENEL, Impregilo, Banche (Mediobanca, Chebanca, Mediolanum). Il cavaliere vorrebbe una programmazione di politica economica dilatata alle piccole e medie industrie in modo da poter catturare il loro consenso, mentre Tremonti non intende allargare i cordoni della borsa in modo di equilibrare i conti, ovviamente a discapito  della politica del lavoro e della produttività,  al fine di proseguire nei vantaggi concessi alla politica economica della finanza, che produce incremento di ricchezza individuale, anche se non produce un solo posto di lavoro e non si proietta verso una ipotesi di Stato sociale con una programmazione equilibrata dell’economia. E’ chiaro che Tremonti gode dell’appoggio della Lega. Tutto il Nord d’Italia è diventato il meridione d’Europa e sopravvive grazie agli imbrogli fiscali, alle evasioni; i ricavi fiscali del Nord Italia sono in esubero a fronte delle esigenze, per cui diventa facile, nel breve termine, mantenere inalterata la situazione di privilegio verso il capitalismo più esasperato, tacitando la popolazione con la logica del “panem et circenses”. (Rosario Amico Roxas in sintesi)

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