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I cattolici e la politica: è ricomponibile il divorzio?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Di Giuseppe Bianchi. L’occasione creata dal centenario della fondazione del Partito Popolare, ad opera di Don Sturzo, ha riproposto l’impegno dei cattolici in politica che, come è noto, è proseguito con la Democrazia Cristiana, asse centrale del Governo per oltre quarant’anni.
Una cultura e una rappresentanza oggi disperse sul piano politico, con significative presenze rimaste nelle organizzazioni di volontariato. Analoga sorte è toccata ad altri movimenti politici laici portatori di culture altrettanto solide e consolidate sul piano della rappresentanza.Fenomeno, questo, evocato come crisi delle ideologie del Novecento di cui i partiti erano espressione con le loro identità collettive in cui motivazioni ideali e azione politica si sostenevano reciprocamente, almeno nella rappresentazione offerta al comune cittadino. Sarebbe inutile ora parlare di questo passato se il presente non evidenziasse segni di regressione nella vita politica e civile del Paese.Il dato emergente è che la politica post-ideologica, avviata da Berlusconi e proseguita dalle successive maggioranze fino a quella attuale, ha assunto un connotato fortemente utilitaristico basato su uno scambio tra benefici economici e consenso politico. Nuove offerte politiche, in concorrenza tra di loro, che si fanno carico di offrire protezione al cittadino, disorientato di fronte alle nuove sfide della precarietà, sia economica che valoriale.
Due sono gli effetti di questa evoluzione politica: il cittadino, non più partecipe della galassia dei corpi intermedi che, soprattutto a livello locale, lo legavano alla politica, cerca nuove identificazioni in qualcuno che lo rappresenti e lo rassicuri; la nuova concorrenza tra i partiti per acquisire consenso si realizza nella generosità delle promesse che avallano una concezione totalizzante della politica, destinataria esclusiva dei bisogni dei cittadini.Questa riaccreditata concezione di Stato-Provvidenza, alla prova dei fatti non ha prodotto i risultati attesi: sia in termini di soddisfazione dei bisogni economici e occupazionali dei cittadini, sia in termini di risposta alle inquietudini derivanti dai nuovi sviluppi tecnologici e scientifici che mettono in discussione consuetudini e credenze coinvolgendo la vita delle persone nel suo complesso.A questo punto diventa legittima una domanda: questa politica ha le energie morali per offrire un futuro al cittadino, visto che non tutto è riconducibile a decisioni politiche ispirate dalla razionalità economica (reale o presunta) e/o dalla soddisfazione degli interessi individuali? E, per tornare al tema iniziale, un’altra domanda: può la cultura cattolica contribuire a rendere le nostre società più sicure e solidali?Dal punto di vista astratto la risposta non può che essere positiva: per la centralità che viene data alla persona e ai gruppi in cui si riconosce, che riposiziona la politica al servizio dei loro obiettivi; per il rilievo accordato ai valori del pluralismo sociale, della sussidiarietà con cui sconfiggere l’isolamento dei cittadini facendoli partecipi di una rete di aggregazioni comunitarie.Sul piano pratico tale prospettiva si presenta più problematica. Improbabile un nuovo partito dei cattolici, oggi minoranza dispersa; improponibile un ritorno nostalgico alla Democrazia Cristiana esaurita dal troppo lungo governo; fragile l’ancoraggio alla dottrina sociale della Chiesa alla luce dei mutamenti strutturali intervenuti.Una soluzione può essere offerta da un rinnovato appello, a cent’anni da quello sturziano, agli uomini liberi e forti che condividono ideali di libertà e di giustizia e che si riconoscono nei fondamenti dei valori cristiani.
Un appello rivolto ai cattolici praticanti, ma anche ai cattolici insofferenti nei confronti delle prescrizioni ecclesiastiche troppo limitative delle loro condizioni di vita.Un appello per un comune impegno culturale, organizzativo ancor prima che politico, che accresca la consapevolezza pubblica dei problemi inediti ma anche delle opportunità che la modernità presenta influenzando la vita in comune su diversi piani, incluso quello etico. L’umanesimo cattolico, in questo senso, potrebbe offrire un contributo prezioso alla politica: i cittadini, per partecipare alla politica, chiedono che non solo i loro interessi ma anche che i loro valori, i loro progetti di vita trovino accoglienza nel dibattito pubblico e nella condivisione delle procedure democratiche che ne determinano l’esito.Questo circuito virtuoso di partecipazione presuppone che i cittadini siano informati e consapevoli che la pratica dei doveri è il presupposto per il godimento dei diritti.Una premessa per dare un fondamento etico alla nostra libertà economica, all’impegno contro la povertà, spesso legata a quella educativa e sociale, e all’Europa, che non è solo un’entità economica ma anche uno spazio di civilizzazione. (fonte: http://www.isril.it)

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La mossa politica di Salvini in Israele

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Forse per celebrare il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il ministro Salvini si è recato l’11 dicembre in Israele dove dapprima ha perlustrato il confine col Libano “terrorista” e poi, ignorando del tutto i palestinesi, ha incontrato Netanyahu e i suoi ministri a un duplice scopo: riorientare la politica italiana stabilendo un asse tra Italia e Israele per la lotta al terrorismo e alle migrazioni e per pianificare una comune penetrazione in Africa, e in secondo luogo riorientare anche”tutte” le grandi Istituzioni internazionali, l’ONU, l’UNESCO, l’Unione Europea, il cui atteggiamento “è sbilanciato in senso antisraeliano”. A tal fine, agendo da Amministratore unico dell’Italia, ha annunciato a sorpresa un incontro bilaterale ai massimi livelli tra i governi d’Italia e d’Israele a Gerusalemme all’inizio del prossimo anno.
Molti autorevoli ebrei italiani, guardando agli interessi supremi delle comunità ebraiche e dello stesso Stato d’Israele, avevano espresso una viva preoccupazione per l’annunciata visita del ministro degli Interni in Israele. Essi ritengono distruttivi per il popolo d’Israele e per gli Ebrei del mondo “rapporti del governo d’Israele con partiti e movimenti di estrema destra in Europa e nel mondo” in quanto “l’appoggio, pur strumentale e provvisorio, di partiti di destra inquinati dall’antisemitismo ma ostili all’Islam è una seduttiva lusinga. Un’illusione autodistruttiva”. Per questa ragione il presidente della Conferenza dei Rabbini europei Pinchas Goldshmidt ha chiesto ad Israele di “interrompere le relazioni con partiti di estrema destra in Europa, indipendentemente dalle posizioni che essi assumono sullo Stato ebraico. Infatti quando un partito è razzista, ostile a parti della società, “e intollerante rispetto alle minoranze, gli ebrei, pur non essendo oggetto di violenza oggi, lo saranno in un prossimo futuro”.
Gli ebrei si sentono in pericolo quando “nello spazio pubblico irrompono atteggiamenti o atti di razzismo contro stranieri e migranti” o atteggiamenti e atti aggressivi diretti contro le comunità Rom e Sinti; perciò gli ebrei italiani, firmatari di tale appello, avevano chiesto a Salvini una condanna di tutto ciò nella visita in Israele e “un impegno sul piano delle istituzioni a combatterne e rimuoverne le radici”
Ma egli non ne ha tenuto conto. Commentando l’attentato di Strasburgo egli ha detto che “occorre individuare, ricercare, bloccare e arrestare con ogni mezzo, verificare chi entra e chi esce da un Paese” e che il caso di Strasburgo doveva servire di lezione per chi “in Europa parla di porte e porti aperti. Casa mia e il mondo sono aperti alle persone perbene, chi porta violenza e distruzione non deve avere nessun tipo di compassione e di ospitalità”.
Quando il ministro italiano pronunciava queste parole si sapeva tuttavia che l’attentatore omicida, Cherif Chekatt, era un cittadino francese, nato a Strasburgo, però di un altro colore. Sicché inevitabilmente i non meritevoli di compassione e di ospitalità diventavano, nel messaggio così trasmesso, tutti i cittadini presenti in un Paese diversi per etnia dalla maggioranza degli altri cittadini. In sostanza un preavviso di pulizia etnica.
Questo messaggio sta entrando di giorno in giorno nella mente degli italiani. Come una volta avveniva per il calcio, Salvini ha trasmesso la sua visita e le sue parole in Israele “minuto per minuto” mediante Twitter, con cui parla direttamente con 933.000 persone che lo seguono e con cui attraverso il rilancio di TV e giornali raggiunge tutti gli altri. Molti si lamentano perché Salvini non fa solo il ministro degli Interni, ma fa anche il Primo Ministro, il ministro degli Esteri e il ministro dell’Economia. Ma questa non è la cosa più rilevante. La cosa più rilevante è che egli fa il ministro della Cultura Popolare (l’ultimo, prima di Salò, fu Pavolini). Non sarebbe poi così grave se ci fossero gli antidoti. Ma gli antidoti non ci sono perché tutto il coro degli oppositori di Salvini, giornali e partiti, lo sono per tutto tranne che per questo; la parola della caccia allo straniero, al profugo, al migrante, al musulmano, al rom, la parola della sicurezza e dell’autodifesa sta correndo indisturbata in Italia, lavora ai fianchi l’opinione pubblica per entrare nel senso comune. E se questo si compie, non ci sarà bisogno di arrivare fino agli ebrei per avere una società non più democratica e un regime senza Costituzione, come teme Zagrebelsky, e più nessuno sarà tutelato.
Questo ci pare oggi il vero caso italiano. Il ministro Salvini non vuole il fascismo, la sua è una resistibile ascesa, non è il cattivo che ci vuole dominare, ma la sua cultura lo è. È questa che non deve governare. Il resto si discuta, ma senza sbagliare le priorità. Non poniamo qui la questione del governo, che è politica e propria di un’altra sede. Ma poniamo il problema che si blocchi la pretesa di governare la cultura popolare, che non solo non ci sia un Ministero della Cultura Popolare, ma nemmeno ne venga esercitata la funzione in qualsiasi forma. Questo dovrebbero fare e pretendere le stesse forze di governo, proprio in forza del loro patto; questo di sicuro farebbero e otterrebbero gli altri partiti se ancora fossero tali, se ancora usassero del loro potere residuo non per sé, ma per il bene del Paese: non c’è neanche bisogno di essere di sinistra, basterebbe esserci.
Il sito Chiesa di tutti Chiesa dei poveri pubblica la presa di posizione degli ebrei italiani, il resoconto di un respingimento alla Malpensa, una rilettura, risalente a Pier Cesare Bori, della matrice interculturale della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non solo “occidentale” ma confuciana laica e spirituale, e uno sviluppo del discorso sulla Costituzione e il suo inadempimento avviato da Zagrebelsky. (Fonte: Chiesa di tutti Chiesa dei poveri)

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Presentazione del volume Latte, soldi e politica

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Bologna lunedì 17 dicembre ore 17, presso il Cubiculum Artistarum del Palazzo dell’Archiginnasio di Bologna alla presenza degli autori Luciano Sita e Luciano Nigro si terrà la presentazione del volume Latte, soldi e politica (Il Mulino, 2017).
L’incontro è organizzato dall’Accademia Nazionale di Agricoltura all’interno del ciclo di incontri “I libri all’Accademia” volti alla presentazione delle ultime e più recenti pubblicazioni in campo agronomico, alimentare, ambientale e culturale. Di seguito il programma dell’incontro. Dopo i saluti di Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura i relatori sono Luciano Sita, già Presidente Gruppo Granarolo e Luciano Nigro, Giornalista. Interverranno: Leone Sibani, già Direttore Generale e Amministratore Delegato Cassa di Risparmio in Bologna Gianpiero Calzolari, Presidente Gruppo Granarolo Simona Caselli, Assessore Agricoltura, Caccia e Pesca Regione Emilia-Romagna
Modera: Roberto Fanfani, Presidente Consulta Scientifica Accademia Nazionale di Agricoltura.

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Roma: continua la politica degli sgomberi

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

”Incredibile, ma vero. Finalmente la Raggi si è decisa, ha preso carta e penna e ha trovato il coraggio di fare quello che qualsiasi altro Sindaco, in quanto garante della sicurezza urbana e dell’igiene pubblica, avrebbe fatto già da tempo: firmare l’ordinanza per lo sgombero dell’ex Penicillina di via Tiburtina, una vera e propria polveriera a cielo aperto, che, occupata senza alcun diritto da un esercito di oltre 500 persone tra extracomunitari e altri sbandati, era diventata una delle infinite piazze di spaccio della nostra città.
Vorrei, però, chiedere alla Sindaca per quale motivo si è decisa soltanto oggi ad ammettere quest’infinita emergenza cittadina? Devo pensare che a stimolarla siano state le motivazioni della sentenza di condanna per occupazione abusiva emessa nei confronti dei tunisini trovati all’interno dell’edificio nel 2014 da parte del giudice del Tribunale di Roma che attribuiva all’Amministrazione capitolina la responsabilità dell’estremo degrado della struttura? Forse. Quello che è certo è che, ancora oggi, non si sa dove finiranno queste persone che vivono ai margini della collettività e sopravvivono grazie a espedienti di genere diverso, per lo più legati all’ambito criminale.Mi auguro, ad ogni modo, che non si debba nuovamente aspettare la Giustizia per intervenire: sono diversi gli edifici che, oltre a rappresentare lo stato di incuria e abbandono nel quale vive da tempo la nostra città, sono presenti nella lista degli immobili da liberare. E questa è un’operazione da fare al più presto”.Così Rachele Mussolini, consigliere comunale della Lista civica Con Giorgia e Vice Presidente della Commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza di Roma Capitale.

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Scuola: La vera storia delle GaE tra politica e magistratura

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Di quelle graduatorie che possono salvare la continuità didattica e il sistema di reclutamento dei centocinquantamila precari chiamati dallo Stato ad insegnare ma che vorrebbero essere assunti nei ruoli dello Stato sui posti vacanti e disponibili in organico.
Prima il Parlamento chiude le graduatorie permanenti (Legge 296/2006), parte integrante di quel “doppio canale” da cui, sin dal 2001, lo Stato ha attinto proprio per conferire gli incarichi a tempo indeterminato e determinato e in cui confluivano tutti i docenti che conseguivano l’abilitazione all’insegnamento e dovevano iniziare la propria carriera attraverso la solita “gavetta” delle supplenze, per via di posti vacanti e disponibili mai annoverati nell’organico di diritto. Poi lo stesso Parlamento ci ripensa e, di fronte a esigenze di organico strutturali, riapre per ben due volte le Graduatorie a Esaurimento al personale abilitato (Legge 169/08, Legge 14/12).
Poi arriva, per la scuola primaria e infanzia, un Decreto del Presidente della Repubblica (25 marzo 2014) che annovera il titolo del diploma magistrale come abilitante per inserirsi nelle graduatorie d’istituto. Parte un contenzioso seriale presso il Tribunale amministrativo al fine del riconoscimento dell’inserimento di questi insegnanti anche nelle Graduatorie a Esaurimento, da cui si può entrare nei ruoli. Nell’anno 2015, lo studio legale Anief ottiene ben sei delle sette sentenze definitive del Consiglio di Stato (sottoscritte da dieci consiglieri differenti e quattro presidenti della sesta sezione), passate in giudicato che inseriscono nelle GaE e, di lì a poco, in ruolo più 2 mila maestre della scuola dell’infanzia e della primaria, cui seguono centinaia di ordinanze cautelari per altri 50 mila nuovi ricorrenti. Di questi, in 7 mila entrano di ruolo con riserva attendendo l’esito del giudicato, ma l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con l’ordinanza n. 11 del 20 dicembre 2017, pur pronunciandosi su un conflitto di giudicato inesistente, dichiara il diploma magistrale titolo non valido per l’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento e quindi per l’accesso ai ruoli, blindando l’accesso alle stesse. Nel frattempo, senza risolvere il problema delle supplenze dalle GaE è emanato il Decreto legislativo n. 59/17 che autorizza tre nuovi concorsi per i docenti precari della secondaria, il primo dei quali, riservato, è rimesso con una motivata ordinanza dal Consiglio di Stato alla Corte Costituzionale (ruolo n. 5233/18).
Nel 2018, mentre diversi reclami sono presentati al Consiglio d’Europa e la procedura d’infrazione NIF 2014/4231 è sotto la lente della Commissione UE sull’abuso dello Stato italiano del personale scolastico, il Parlamento approva un nuovo concorso riservato (legge 96/2018), sul modello di quello già ritenuto incostituzionale, che non risolve anch’esso né il precariato né il problema delle supplenze né della salvaguardia dei ruoli. Di fronte a questo caos nella gestione del precariato, interviene nuovamente la sesta sezione del Consiglio di Stato che chiede all’Adunanza plenaria di rivedere il suo giudizio, anche in considerazione della valenza erga omnes dell’annullamento del Decreto ministeriale operata nel 2014. Un ripensamento dell’Adunanza plenaria, la cui sentenza è stata già impugnata alle Sezioni Unite della Cassazione, peraltro, permetterebbe di perseguire il fine della continuità didattica invocato dall’ultimo intervento legislativo, rispetterebbe il principio della certezza di diritto e consentirebbe l’immissione in ruolo di personale che da anni insegna nelle nostre scuole attraverso quel doppio canale di reclutamento che ha permesso l’assunzione negli anni passati su tutti i posti vacanti e disponibili rispetto alle attuali cattedre deserte e ha rappresentato l’unico rimedio al reiterato abuso dei contratti a termine, secondo il giudice di legittimità. L’Adunanza plenaria, presieduta da Patroni Griffi, rivedrà il suo giudizio come ha fatto il Parlamento in passato? Gli insegnanti della scuola, ancorché supplenti, ci sperano e si aspettano una decisione giusta, perché da più di un decennio subiscono continui attacchi alla loro professionalità a causa di un’azione politica sclerotica e confusionaria, mirata forse più a creare che a risolvere il problema del precariato e dei tanti, troppi, contratti a termine nella scuola pubblica stipulati in successione infinita con condanne dell’Italia da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

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“Discussioni sul commercio e politica della Fed”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

A cura di Colin Lundgren, Responsabile reddito fisso globale di Columbia Threadneedle Investments. Il commercio potrebbe essere un’importante preoccupazione per molti investitori, ma lo è anche per la Federal Reserve? I recenti cambiamenti della politica commerciale statunitense costituiscono una deviazione significativa dalla tendenza alla riduzione dei dazi in atto dagli anni ‘30 del secolo scorso. Come dovrebbero posizionarsi gli investitori alla luce dei rischi e delle opportunità associati a questo nuovo panorama politico? Esaminiamo l’impatto sul reddito fisso attraverso la lente della politica della Fed. Le recenti dichiarazioni della Federal Reserve suggeriscono che la banca centrale statunitense è molto attenta a comunicare la transizione dalla forward guidance alla dipendenza dai dati con l’approssimarsi della politica monetaria al livello neutrale il prossimo anno. In aggiunta, spesso gli esponenti della Fed si esprimono sull’impatto dell’appiattimento della curva dei rendimenti e sui rischi per l’inflazione e la stabilità finanziaria derivanti da un’economia che cresce più rapidamente del tasso potenziale a causa dello stimolo fiscale di fine ciclo. Come si inserisce dunque la politica commerciale in questo mix? Ci aspettiamo che il Federal Open Market Committee (FOMC) verifichi i rischi al ribasso posti dal commercio per le condizioni finanziarie, l’occupazione, la crescita e l’inflazione prima di modificare l’attuale ritmo dell’inasprimento monetario. Il Presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato questo punto di vista durante un’audizione dinnanzi al Congresso nel corso dell’estate: “…è difficile prevedere l’esito finale delle attuali discussioni sulla politica commerciale… riteniamo che il rischio di un indebolimento inaspettato dell’economia sia grosso modo bilanciato dalla possibilità che la crescita economica superi il livello attualmente previsto.” Riteniamo che sia prematuro trarre qualsiasi conclusione, ma gli accordi commerciali potrebbero incidere sui tassi di cambio, sull’inflazione e sulle aspettative di crescita globale, influenzando potenzialmente anche le decisioni politiche della Fed. Con un alto grado di incertezza, ci lasciamo guidare dalla Federal Reserve e ci atteniamo a ciò che sappiamo per formulare le nostre opinioni e la nostra strategia.Il presidente Trump sembra determinato a rinegoziare i termini degli scambi con un’ampia schiera di partner commerciali allo scopo di promuovere condizioni competitive paritetiche. Detto questo, i termini proposti e le tattiche negoziali non devono necessariamente essere presi alla lettera; in effetti, è probabile che vadano soggetti a significativi cambiamenti. Gli Stati Uniti sono un’economia relativamente chiusa (le importazioni rappresentano circa il 15% del PIL e meno del 20% della spesa per consumi), il che suggerisce che le ripercussioni dirette di qualsiasi accordo su crescita e inflazione nei prossimi 12 mesi saranno verosimilmente contenute. Le potenziali ricadute sulla fiducia delle imprese e dei consumatori e sulla stabilità finanziaria complessiva, tuttavia, potrebbero essere molto maggiori. Ma come ha detto Powell nel corso della sua audizione di giugno, “in realtà nella mia vita non ci sono precedenti per questo genere di ampi negoziati commerciali”. Questo commento dovrebbe smorzare la fiducia di chiunque in merito alle discussioni sul commercio.
In uno scenario favorevole si giungerebbe probabilmente a un compromesso significativo o all’eliminazione dei dazi in programma, con la conseguente scomparsa della maggior parte dei timori per gli scambi internazionali. Ciò potrebbe condurre a un miglioramento delle previsioni sulla crescita globale, a un indebolimento del dollaro e a un potenziale rally dei mercati emergenti e delle materie prime. Gli investitori potrebbero rivedere al rialzo le aspettative sulla Fed, come tuttavia sembrano fare comunque al momento (a suggerire forse che una “distensione commerciale” è più vicina allo scenario di riferimento del mercato?). Inoltre, un simile sviluppo deporrebbe a favore di una maggiore ripidità della curva dei rendimenti, dato che i premi a termine nei mercati sviluppati tenderebbero a ridursi e la domanda di beni rifugio a diminuire. Per gli investitori obbligazionari la reazione sarebbe probabilmente un’ulteriore tornata di propensione al rischio e di tassi in aumento.
Finora le dichiarazioni della Fed lasciano supporre che la banca centrale continuerà a osservare i cambiamenti della politica commerciale finché questi non diverranno visibili nei dati relativi all’occupazione, alla produzione industriale e all’inflazione. Guardando al futuro, tale impatto sarà verosimilmente modesto e la Fed continuerà probabilmente a innalzare i tassi fino al 2019. I mercati non scontano pienamente quattro aumenti dei tassi (cfr. Figura 2) il prossimo anno, il che, a nostro avviso, lascia spazio per una variazione positiva della attese se la Fed conferma la sua fiducia nei rischi al rialzo per la crescita e l’inflazione PCE core rimane ferma al 2%.

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Aldo Moro: Memoria, politica, democrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Roma Mercoledì 7 Novembre 2018 alle 17.00 Camera dei Deputati Complesso di Vicolo Valdina Ingresso di Piazza Campo Marzio, 42 inaugurazione della mostra fotografica IntervengonoVincenzo Scotti, Marco Damilano, Maurizio Riccardi, Maurizio Piccirilli e Giovanni Currado a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado con l’allestimento progettato dall’architetto Fabrizio Confessa. La mostra fotografica ripercorre la vita politica del presidente della Dc ucciso dalle Brigate rosse attraverso le foto di Carlo Riccardi, decano dei fotoreporter romani che a 92 anni continua a fotografare coltivando contemporaneamente la sua passione di sempre per la pittura.Il racconto fotografico è arricchito dalle immagini di Maurizio Riccardi, figlio di Carlo, e di Maurizio Piccirilli autore delle foto del ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani. Con i tre importanti fotografi ha collaborato Giovanni Currado, giornalista e fotografo che ha coordinato la ricerca iconografica, il restauro delle immagini e raccolta di impressioni, commenti e contributi da parte di personaggi del mondo politico, culturale e giornalistico che completeranno il catalogo della mostra.“Nel 1978 sono bastate due Polaroid a cancellare la vita di un personaggio non di secondo piano, come Aldo Moro, il quale, con l’aiuto dei media, – ha dichiarato Giovanni Currado al margine dell’anteprima svoltasi lo scorso 9 maggio a Lecce – ha subìto così un secondo omicidio. Poter visionare centinaia di fotografie che ritraggono Moro – continua Currado – nel corso del suo impegno politico e in molti casi analizzarne i particolari per via del restauro, ha fatto crescere la consapevolezza che la riscoperta di Aldo Moro, ovvero la riscoperta della sua vitalità, attraverso le immagini che lo vedono combattivo e sorridente, concentrato o impacciato, possa servire per ricordare l’uomo e non la vittima, per ricordare quello che era riuscito ad ottenere, mostrando alle future classi dirigenti che la soluzione a molti dei problemi passa dal semplice confronto e dal dialogo con l’avversario politico”.
Nel corso della mostra “Aldo Moro. Memoria, Politica, Democrazia” sarà presentato anche il catalogo omonimo, edito da Agr Edizioni, curato da Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, realizzato da Antonluca Indrieri dell’istituto Quinta Dimensione e composto da 245 pagine che raccolgono oltre 150 fotografie, molte delle quali inedite, accompagnate da commenti e testimonianze di personaggi noti della cultura, della politica e del giornalismo italiano tra cui: Tommaso Labate, Luca Telese, Stefano Folli, Anna Maria Furlan, Enrico Cisnetto, Andrea Purgatori, Luciano Conte, Marco Damilano, Paolo Naccarato, Nicolò Amato, Vincenzo Scotti, Antonio Catricalà, Marco Bentivogli, Luigi Bisignani, Ulderico Piernoli, Pierluigi Battista, Mario Mori, Carlo De Stefano e Antonio Marini.
La mostra si completa con un video che ripercorre le strade di Roma protagoniste di quei 55 giorni, commentati dai magistrati, carabinieri, poliziotti e giornalisti che vissero quei tragici eventi. La mostra vuole quindi mettere l’accento sulla figura di Moro nella sua interezza, senza trascurare il suo sacrificio, ma per separare i suoi insegnamenti da quelle due Polaroid delle BR che purtroppo lo identificano, in modo quasi esclusivo, dai testi scolastici alle più recenti ricerche sul web.La mostra è apertadall’8 novembre al 16 novembre 2018dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (con chiusura il sabato e la domenica)

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Parlamento europeo: Commissioni e riunioni dei gruppi politici

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

Bruxelles Settimana Settimana 15 – 21 ottobre 2018. Diritti dei lavoratori/Gig economy. Le regole UE per proteggere i lavoratori precari saranno votate dalla Commissione Occupazione. Le proposte, che riguardano anche il sistema dei voucher e il lavoro tramite piattaforme e app, includono maggiori informazioni sui termini contrattuali, rendendo più prevedibili gli orari di lavoro, la durata dei periodi di prova e la formazione gratuita. Si mira ad affrontare i recenti sviluppi digitali che hanno portato alla cosiddetta Gig economy e all’ascesa di piattaforme come Uber e Deliveroo. (Giovedì)
Cambiamenti climatici/emissioni di CO2 prodotte dai camion. Nuovi obiettivi vincolanti di riduzione per le emissioni di CO2 prodotte dai veicoli pesanti saranno sottoposti al voto della Commissione per l’ambiente e la Sanità Pubblica. Le emissioni di CO2 prodotte dai camion rappresentano il 6% delle emissioni totali di gas serra nell’UE (2015). Senza un’azione dell’UE, è previsto che questa percentuale aumenti. (Giovedì)
Politica di sviluppo/Bill Gates. La Commissione per lo sviluppo e il gruppo European Think Tanks (che riunisce cinque gruppi Think Thanks) organizzano un dibattito pubblico sul futuro dello sviluppo e dell’innovazione in Europa. Federica Mogherini, capo della politica estera dell’UE, e Bill Gates, co-presidente della Fondazione Bill e Melissa Gates, si uniranno a uno dei gruppi di lavoro. (Mercoledì)
Preparativi per la plenaria. I gruppi politici si prepareranno per la sessione plenaria del 22-25 ottobre a Strasburgo, dove voteranno la proposta di interdizione delle materie plastiche usa e getta inquinanti, misure sulla qualità dell’acqua potabile, le raccomandazioni scaturite dal caso Facebook /Cambridge Analytica, il pedaggio stradale per gli automezzi pesanti e il Bilancio UE 2019. I deputati discuteranno inoltre delle conclusioni del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre e proseguiranno il dibattito sul futuro dell’Europa con il Presidente della Romania Klaus Iohannis.
Agenda del presidente. Il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani incontrerà mercoledì il primo ministro vietnamita Nguyen Xuan Phuc. Giovedì, il Presidente Tajani incontrerà Bill Gates, co-presidente della Fondazione Bill e Melissa Gates, e parteciperà al Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre (prevista una conferenza stampa il 18).
Youth Media Days. 120 giovani giornalisti, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, si riuniranno a Bruxelles per i Youth Media Days. I giovani giornalisti parteciperanno a diversi seminari sui media e discuteranno con politici, giornalisti professionisti ed esperti su come informare i giovani elettori sulle prossime elezioni europee di maggio. (Da martedì a giovedì)

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Parlamento europeo: Anteprima della sessione plenaria

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

Strasburgo 1 – 4 ottobre 2018,Principali temi all’ordine del giorno
Nuovi limiti sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni Il PE voterà mercoledì una nuova normativa per ridurre le emissioni di biossido di carbonio prodotte dalle autovetture nuove e aumentare la quota di mercato dei veicoli a zero emissioni.
Nuove norme UE su servizi audiovisivi e piattaforme online I deputati voteranno in via definitiva nuove regole sui servizi audiovisivi per garantire una migliore protezione dei bambini e il 30% di opere europee nei cataloghi online.
I deputati discuteranno le priorità per il Vertice UE del 18-19 ottobre. I deputati discuteranno martedì mattina le priorità per il Summit dei capi di Stato o di governo a Bruxelles, che sarà incentrato su Brexit, migrazione e sicurezza interna.
Stato di diritto in Romania: dibattito sull’indipendenza della magistratura Mercoledì, i deputati discuteranno le recenti riforme giudiziarie in Romania e il loro impatto sulla separazione dei poteri, alla presenza del Primo Ministro Viorica Dăncilă.
Futuro dell’Europa: dibattito con Jüri Ratas Il Primo Ministro estone, Jüri Ratas, discuterà il futuro dell’Europa con i deputati e con il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, mercoledì mattina alle 10.00.
I deputati chiedono più fondi per città e regioni che accolgono i migranti. Gli enti locali e regionali hanno generalmente il compito di accogliere e integrare migranti e rifugiati, ma spesso non dispongono del sostegno e dei finanziamenti necessari.
Reddito minimo in Europa: dibattito. Il Parlamento europeo discuterà la possibilità di introdurre un reddito minimo per tutti i cittadini dell’UE.

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Politica di coesione: oltre 300 miliardi di investimenti per progetti negli Stati membri

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

Bruxelles. Secondo l’aggiornamento più recente della piattaforma di dati aperti sui fondi SIE, il volume complessivo degli investimenti destinati a progetti nell’economia reale è aumentato di 42 miliardi di euro dalla fine del 2017 a giugno 2018, raggiungendo 303 miliardi.La percentuale del bilancio della politica di coesione destinata a progetti specifici nel periodo 2014-2020 ammonta così al 62% del bilancio totale previsto, contro il 54% alla fine del 2017. Anche la spesa per progetti selezionati è aumentata e ha raggiunto il 15% dell’investimento totale previsto nel periodo, con investimenti già completati del valore di 75 miliardi di euro. La Commissaria responsabile per la Politica regionale, Corina Crețu, ha dichiarato: “Dai nuovi dati comunicati dagli Stati membri emerge un’accelerazione nell’attuazione della politica di coesione, che continua a sostenere la crescita economica in tutta Europa.” Bulgaria, Cipro, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna si sono classificate ai primi posti in termini di aumento del numero di progetti selezionati.

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Ryanair cambia nuovamente la politica sui bagagli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 agosto 2018

Dal 1° novembre non sarà più possibile viaggiare gratuitamente con un trolley di dimensioni ridotte, neanche imbarcandolo in stiva come è invece oggi, ma si dovrà comunque pagare.
“Di male in peggio! Vigileremo perché questa nuova ed ennesima gabella sia evidenziata in modo chiaro e trasparente sul sito, altrimenti procederemo con un altro esposto all’Antitrust, denunciando la compagnia per l’ingannevolezza della pratica commerciale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.L’associazione di consumatori, infatti, ha denunciato all’Antitrust pochi giorni fa la compagnia aerea irlandese che dal 13 giugno ha ristretto, da 4 a 2 giorni, i termini per poter effettuare il check-in on line gratuito, senza che scatti la penale di 55 euro. La sovrattassa, infatti, secondo l’UNC, non è indicata in modo chiaro e trasparente. Il costo della penale, infatti, non è indicato né nei Termini e Condizioni né nel “Regolamento Ryanair su argomenti specifici”, né nelle “Domande Frequenti”, bensì è scritto in corrispondenza della voce “Tassa Check-In” che si trova nella “Tabella Supplementi Facoltativi”.Ma per l’associazione è evidente che non si tratta di un supplemento facoltativo, dato che non è una somma pagata per fruire di un servizio migliorativo rispetto a quello base o, comunque, di una spesa che il consumatore può decidere liberamente se acquistare o meno, come avviene per servizi extra. Da qui la segnalazione all’Antitrust affinché accerti se la pratica commerciale di Ryanair è scorretta e presenta eventuali profili di ingannevolezza ai sensi degli articoli 20 e seguenti del Codice del Consumo.

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Il caso Salvini tra politica e magistratura

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

L’argomento sul piano politico e giuridico ha una certa fascinazione nel comune sentire popolare. Ci ricordano Aristotele e Montesquieu e la loro idea della tripartizione delle funzioni fondamentali dello Stato (legislativa, esecutiva, giudiziaria) al fine di evitare che potesse essere minacciata la libertà. Non ci soffermiamo, per ragioni di spazio, ad una diversa separazione dei poteri teorizzati da Locke e ancora prima ai tempi di Bracton, nel tredicesimo secolo, tra il potere governativo e quello giudiziario. Oggi lo scenario, pur essendo mutato, risente il disagio derivante dalla mancata consapevolezza, da parte degli addetti ai lavori, che la stessa espansione globale del mercato abbia provocato la progressiva erosione dei sistemi democratici nazionali. Non solo. Se delimitiamo il nostro ragionamento al caso italiano dobbiamo pensare alle masse e al loro diverso carattere che attribuiscono allo Stato e ai suoi rapporti mediati dalla politica tra i suoi organi rappresentativi e di governo nell’ambito delle specifiche competenze e in relazione alle loro possibili conflittualità tra poteri. Oggi non c’è legge o dettato costituzionale che sia immune dalla perdita delle sue certezze per cui lo stesso diritto, che definisce i comportamenti e le pene per l’ordine violato, lo si vorrebbe “flessibile.” Ci verrebbe da pensare ad una democrazia senza Stato e affidata solo agli interessi e alle fluttuazioni di poteri di governo e sociali non sottoposti a limiti. E’ questo il caso di Salvini e il suo interconnettersi con gli umori popolari? La risposta a questo interrogativo richiederebbe una riflessione complessa ma che evito richiamandomi ad una sola osservazione. Convengo che il magistrato, nella fattispecie, ha inquisito il politico per un caso particolare e ne ha la facoltà ma il giudizio è stato restrittivo venendogli meno la sua visione globale del problema perché i responsabili sono anche altri e le ipotesi di reato ancora più inquietanti e coinvolgenti non sono solo di questo governo ma coinvolgono quelli che li hanno preceduti e la stessa Europa che predica solidarietà e avvelena gli animi con decisioni contrarie alle stesse leggi della convivenza civile. E allora perché non inserire nel registro degli indagati non solo Salvini ma lo stesso Matteo Renzi e i vertici della commissione europea per istigazione alla violazione dei diritti umani? Se oggi ci troviamo a questo punto è perché più di qualcuno ha ciurlato nel manico e deve assumersene la responsabilità e subire i conseguenti rigori della legge. (Riccardo Alfonso)

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Come gestire il presente con una politica ingessata

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Da ciò dovrebbero oggi trarne coscienza i governanti dei vari paesi allorché preparano le tecniche per governare il presente senza affacciarsi dalla finestra per guardare oltre.
E’, questo, un grave errore che ci fa sfuggire dalla realtà e scava un solco tra il paese reale e i suoi governanti. E’ una pecca che si può pagare a caro prezzo poiché rendiamo possibile un altro convincimento, a mio avviso molto deviante per quanto affascinante, che è possibile fare a meno della politica dei partiti.
E’ un’idea, devo ammetterlo, che mi affascina e sulla quale ho riflettuto a lungo, pur respingendola poiché la considero una logica estremista pericolosa e capace di provocare, alla lunga, più danni che vantaggi.
Sono, invece, propenso nel ritenere che vi possa essere una strada di mezzo, soprattutto in quei paesi a “democrazia incompiuta” come l’Italia, dove s’imporrebbe una “dittatura” a tempo per rimettere in sesto quelle riforme che sono sistematicamente bloccate dai veti incrociati dagli interessi contrapposti e corporativi tra le parti in causa. Una dittatura non solo di breve durata ma vincolata dalla presenza di alcuni garanti istituzionali chiamati sia dal mondo politico sia da quello economico e sociale. Che cosa dovrebbe fare questo dittatore?
Prima di tutto sbloccare i vincoli che tengono stretti alcuni soggetti alla tenuta dei loro “privilegi”. Pensiamo alla riforma della scuola, del sistema tributario, della giustizia e di quello elettorale per dare maggioranze ben definite e capaci di muoversi senza veti di sorta. D’altra parte quando i politici parlano di larghe intese non siamo molto distanti da una soluzione capace di ricavare risultati efficaci per una più corretta gestione della cosa pubblica senza dover tener da conto i forti interessi di categoria e le consorterie di varia natura. Al tempo stesso mi chiedo: ma per fare tutto questo non è sufficiente un forte consenso popolare e movimenti politici ben radicati sul territorio ma anche determinati a non subire i condizionamenti delle lobby? In linea teorica è possibile ma in pratica gli elettori subiscono troppe restrizioni e vengono distratti dalla macchina della disinformazione che non si fa scrupolo nel diffondere notizie non veritiere e tali da suscitare sentimenti di disagio esistenziale che conducono alla stessa degenerazione del sistema. Per farla breve siamo stati troppo a lungo abituati a ragionare con la pancia che non riusciamo del tutto a farlo con la testa. (Riccardo Alfonso)

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Propaganda politica e fake news

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Di Riccardo Saporiti, Data journalist – pubblicato su Wired. E se la storia dei 1.500 tweet contenenti fake news diffusi dai russi per sostenere Lega e Movimento 5 stelle alle ultime elezioni fosse essa stessa una fake news? Fino a qui appare una provocazione ma, una volta analizzati i dati, sono tanti gli elementi che non tornano. Intanto, un riepilogo: lo scorso 31 luglio su FiveThirtyEight, testata giornalistica data driven diretta da Nate Silver, è stato pubblicato un dataset contenete tre milioni di tweet.Cinguettii provenienti da account che la stessa Twitter ha riconosciuto essere legati alla Internet Research Agency. Si tratta della fabbrica di troll finita al centro del Russiagate, l’indagine volta a verificare possibili influenze russe nelle elezioni presidenziali Usa del 2016. Questi dati sono stati raccolti da due professori della Clemson University, Darren Linvill e Patrick Warren. Chi fosse interessato, può scaricarli dalla piattaforma GitHub.Ora, nell’articolo pubblicato su FiveThirtyEight, l’Italia non viene mai menzionata.
E dunque, vien da chiedersi, che c’entra? A tirare in ballo il nostro Paese è stato un pezzo uscito questa mattina (il 2 agosto, ndr), tra gli altri, sul Corriere della sera, nel quale si dava conto del lavoro di Silver e si spiegava come fosse coinvolta l’Italia.Wired ha deciso di affrontare la notizia innanzitutto scaricando i dati. Quindi isolando i tweet che, secondo i ricercatori, erano scritti in italiano. Il risultato sono 18mila su più di 3 milioni, lo 0,6%. Numeri a parte, già qui è sorto un primo problema.Non sempre, infatti, se nella colonna del database dedicata alla lingua compariva il valore “italian”, il tweet era scritto in italiano. Ce ne sono molti scritti in inglese, oltre a qualcuno in tedesco. Circostanza, quella legata all’errore di identificazione della lingua, che anche alcuni utenti di GitHub hanno segnalato.Altro tema, il tipo di tweet. Più di 13mila su un totale di 18mila sono retweet. Ovvero il rilancio di contenuti prodotti da altri. Ad esempio dall’utente @Elena07617349, il cui account risulta oggi sospeso, citata dal Corsera come figura al centro della vicenda. Il fatto è che il suo nome non compare mai nella colonna che contiene il nome degli autori dei tweet. Appare invece numerose volte nel testo dei cinguettii. Il che significa che questi tweet sono risposte a contenuti da lei pubblicati.Facendo un passo indietro e tornando alla questione linguistica, per provare a capire meglio da dove arrivino i tweet, ci si può affidare alla colonna region. Nella quale si trova il nome del Paese dal quale è partito il contenuto pubblicato. Ben 12mila, ovvero circa due terzi, arrivano dall’Italia. Altri 4mila dagli Stati Uniti, mentre 2mila hanno origine sconosciuta. E la Russia? Sono appena 4. Due dei quali pubblicano foto di Claudia Cardinale, uno inneggia a Che Guevara.
Solo il quarto sembra pertinente alla propaganda russa, visto che afferma: “Ultimo attacco di Obama: nuove sanzioni alla Russia…a venti giorni fine suo mandato..”. Un tweet nel quale è menzionata tale @_belka_strelka, account di quella che ha come nickname Russian girl. E che ha fissato in alto un post con un manifesto di propaganda sovietica, accompagnato dal messaggio: “L’Urss è un progetto della società della giustizia”.Il punto è che, oltre ai numeri, bisognerebbe guardare anche ai contenuti. Perché o la strategia dei troll è quella di twittare su ogni argomento, così da incrementare il numero di followers e diffondere al meglio le fakenews. Possibilità che si scontra però col fatto che i tre account più attivi, responsabili di 9 dei 18mila tweet italiani, abbiano tra i 60 ed i 90 followers. Oppure questa non è la smoking gun che ha portato il Pd a chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta. Roba, per dire, che in Italia si è fatta per il delitto Moro.Il punto è che scorrendo il dataset si trovano molti rilanci delle prime pagine del Corriere dello Sport e di Tuttosport. Testate che non si capisce come possano avere a che fare con la propaganda filorussa. C’è anche un tweet dedicato al trailer della settima stagione di Game of Thrones. Diversi anche i retweet di un cinguettio del giornalista di Repubblica Vittorio Zucconi, critico sulla riforma fiscale del presidente Trump. E nei confronti di ogni “fesso che l’ha votato”. Non esattamente una dichiarazione in linea con una Russia che sostiene l’attuale inquilino della Casa bianca.Se poi si smanetta con i filtri del foglio di calcolo e si isolano i tweet che menzionano il segretario leghista Matteo Salvini, non sono tutti favorevoli. Per esempio @1lorenafava1, il secondo account più attivo, ha ritwittato questo: “Altro che Sud, Salvini vuole i soldi dei ‘terroni’ per salvare la Lega”. Non esattamente un messaggio favorevole all’attuale ministro dell’Interno. E i Cinque stelle? Ci sono tweet che rilanciano un articolo di Affari italiani che definisce le idee del M5S vecchie e sbagliate. Se questa è propaganda, qualcosa non quadra.
Ultimo aspetto, la tempistica. Volendo influenzare le elezioni italiane, ci si aspetterebbe che l’attività dei troll si fosse intensificata a ridosso del voto. In realtà sono appena tre i tweet presenti nel dataset pubblicati tra il 1° gennaio e il 4 marzo di quest’anno. Due dei quali proprio nel tardo pomeriggio del giorno delle elezioni.Ecco insomma spiegata la provocazione che ha aperto questo pezzo. Nel quale, ovviamente, non è stato dimostrato che non esista qualcosa come la propaganda russa a favore dei movimenti populisti e sovranisti italiani. Piuttosto, si è posto il dubbio che probabilmente l’eventuale prova dell’esistenza di questi troll e della loro azione nel nostro Paese non stia nel dataset pubblicato da Nate Silver. (fonte blog delle stelle)

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Il caso Aquarius: politiche migratorie

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Di fronte al caso della nave Aquarius, bloccata nel Mediterraneo con 629 profughi a bordo, l’Italia deve restare ancorata ai principi di umanità che sono nella sua tradizione, a partire dal dovere di salvare le vite umane in pericolo, così come ha fatto negli ultimi anni di fronte ad una delle più grandi tragedie di inizio millennio: la morte in mare e nel deserto africano di migliaia di persone, tra cui molti bambini, in fuga dal Sud del mondo verso l’Europa.
La Comunità di Sant’Egidio chiede di continuare a salvare e, al tempo stesso, invita i Paesi dell’Unione Europa ad assumere la loro responsabilità: le navi, come l’Aquarius, possono attraccare nei porti italiani o in altri porti del Mediterraneo, ma i differenti Stati europei, non solo l’Italia o la Grecia, dovrebbero condividere l’accoglienza facendosi carico, ognuno, di una quota di profughi. Il ricollocamento immediato di chi chiede asilo – come già sperimentato – alleggerirebbe l’impegno del nostro Paese e faciliterebbe l’integrazione che, occorre ricordarlo, è la più grande sfida vissuta attualmente dall’Europa alle prese con l’immigrazione. Interventi più incisivi e di lunga durata nei Paesi di origine dei migranti aiuterebbero ad affrontare il fenomeno alla sua radice insieme alla riapertura di vie di ingresso regolare per motivi di lavoro, dato anche il preoccupante calo demografico in atto in Europa e in Italia.

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La parabola berlusconiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

Il “politico” Berlusconi è spuntato nella costellazione italiana circa un quarto di secolo fa. Ebbe una intuizione, o gliela suggerirono i soliti “ignoti”, di sdoganare il partito che fu di Almirante e in odore di fascismo e inviso alla sinistra fino al punto, anni addietro, di far cadere miseramente, il governo Tambroni (un monocolore Dc con il sostegno esterno del MSI). L’attuale ex-cavaliere aveva delle simpatie con i socialisti di Craxi ma ciò non lo distolse dallo stipulare un patto con la destra di Fini (erede di Almirante). Ora, stranamente, si meraviglia che il suo “pupillo” Matteo Salvini segretario della Lega e la stessa Giorgia Meloni, sia pure con qualche distinguo, hanno scelto di convivere con i pentastellati di Di Maio e compagni, pur riconoscendosi di destra. Cosa vuol dire, si chiede qualcuno? Siamo forse obbligati a dimenticare, citando i fatti più recenti, l’alleanza di Forza Italia con il Pd sancito con patto del Nazareno e con l’appoggio al Presidente del Consiglio Enrico Letta e al suo successore Matteo Renzi? Dati questi precedenti avremmo potuto pensare anche ad un governo Renzi Berlusconi se il voto degli italiani non avesse spaiato il duetto amoroso. Potremmo aggiungere, con un pizzico di ironia, che a pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina. E’ che oggi il padrone di Villa San Martino, in quel di Arcore, sembra abbia tanta voglia d’esorcizzare lo spartiacque, che si è creato tra un modo di governare la cosa pubblica, stile XX secolo, e il nuovo che avanza, sia pure con qualche sgambetto di troppo da par suo, proprio da quella vecchia guardia che fa a pugni con l’anagrafe e mentalmente si è fermata alla logica degli inciuci. Se ne faccia una ragione. Non è nemmeno una questione anagrafica. E’ che i tempi sono mutati e la politica con essi, almeno si spera, ma quel che è certo senza Berlusconi, in ogni caso. (Riccardo Alfonso)

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Fratelli d’Italia: Una politica di coerenza nel nome della continuità

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

“Se Fratelli d’Italia è un ottovolante Forza Italia è un brucomela: noi voliamo alto e le polemiche le lasciamo all’on. Napoli che oggi definisce incoerente Fratelli d’Italia. Consigliamo a Osvaldo Napoli di guardare in casa propria prima di puntare il dito verso un movimento che non ha mai inciuciato con la sinistra e Renzi come ha fatto Forza Italia. E non ci riferiamo solo al patto del Nazareno che per l’Italia ha prodotto risultati nefasti ma anche ad accordi ben più recenti, come quello sulla legge elettorale che ha gettato questa Nazione del caos totale. Lezioni di coerenza non le accettiamo da nessuno: siamo sempre stati dalla stessa parte, difendendo spesso in solitudine i valori di quel centrodestra che continua a essere maggioritario come sentimento tra i cittadini. E oggi come ieri, come detto sempre da Giorgia Meloni, abbiamo solo un capo a cui dare conto: il popolo italiano e continueremo a fare i suoi interessi, consentendo con la nostra astensione a un governo politico di iniziare a lavorare dopo una empasse voluta da chi ha appoggiato il rosatellum e votando di volta in volta i provvedimenti che considereremo utili per questa nazione. Ma comprendo che questa coerenza non sia di facile comprensione per chi in questi anni si è distinto per essere stata spesso la stampella del PD: scendano dalle giostre e riprendano a fare politiche per la gente, come FdI”. Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli e Salvatore Deidda.

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Politica, governi e società dei consumi. Quando i metodi si intrecciano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

In primis fu grazie a Silvio Berlusconi, poi é stato come un fiume in piena. Stiamo parlando della ridefinizione del ruolo dei partiti, della loro funzione cosi’ come previsto dalla nostra Costituzione: Articolo 49 – Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Il concetto di partito é ovviamente libero e ognuno lo può intendere e mettere in pratica come crede. All’origine, il partito rappresenta una parte che propone e aggrega rispetto a programmi, idee, simpatie, etc.. Poi, col tempo e soprattutto grazie a Silvio Berlusconi, i partiti si sono trasformati in macchine di consenso, utilizzati da manager e non idealisti di vario tipo, per programmi forgiati presumibilmente per venire incontro ai desideri e alle necessità degli elettori. La differenza é tutta in questo “utilizzati da manager e non idealisti di vario tipo”. Cioé, alcuni business man verificano cosa va per la maggiora e, di conseguenza, organizzano il partito per farvi fronte, sì da avere poi la maggioranza di consensi per governare e/o amministrare il Paese. Come un prodotto. E’ la logica del marketing, del mercato basato sulla soddisfazione dei consumi, e sulla induzione verso questo o quell’altro consumo Cosa piace di piu’ in questo momento? La limonata con sei cubetti di ghiaccio? Bene, mi organizzo per dare la possibilita’, a chi ama la limonata con sei cubetti di ghiaccio, di poterla avere sempre, dovunque e a prezzi sempre piu’ concorrenziali. Se poi, invece di una limonata con sei cubetti di ghiaccio, si tratta di pensioni, aumenti salariali, diritti piu’ o meno inattuati o calpestati, non cambia; per il nostro manager é importate che questa istanza rappresenti una qualche maggioranza, ché la funzione del suo partito é gestire questa maggioranza grazie al potere che gli viene conferito dal sistema democratico. Il fatto che il partito, e i suoi manager, siano dei fan dell’aranciata senza ghiaccio o dei sostenitori della soppressione di alcuni diritti per il bene comune, é irrilevante. Quel che conta é che la presunta maggioranza la pensi in un certo modo, e che l’impegno del partito per questo modo consenta allo stesso di gestire il potere. In questo contesto, pur se rimangono ancora diverse sacche, le spinte ideali diventano irrilevanti o, al massimo, un corollario per cercare di meglio acquistare e meglio vendere il prodotto che ci appresta a gestire. Un esempio di questo metodo lo abbiamo sperimentato in modo calante in questi ultimi anni (Silvio Berlusconi, per l’appunto), ma é esploso in questi periodi. L’ultimo e’ il cosiddetto contratto tra Leganord e Movimento 5 Stelle. Due raggruppamenti politici che in campagna elettorale se le sono date tra di loro di santa ragione su questioni spesso una agli antipodi dell’altra, ma che poi hanno deciso di fare un accordo, ovviamente per il bene del Paese. In questo caso, più che il partito alla bisogna dopo il sondaggio di mercato su cosa vuole il popolo, é il programma (contratto) ad essere alla bisogna. “Lo vogliono gli italiani”, é in sintesi uno degli slogan che piu’ si sente echeggiare. E in un certo senso, é vero. Non sappiamo se questo sia un bene o un male. Quello che ci interessa evidenziare é l’esistenza di questo meccanismo, che ha cambiato l’approccio alla politica, passando da fasi di cittadini con cittadini, a fasi di attori e spettatori, dove i primi hanno dei registi e i secondi sono indirizzati dalle mode del momento. A noi preme che su questo ci sia una consapevolezza diffusa, da parte degli elettori come da parte di coloro che in qualche modo si candidano a gestire o amministrare questo o quell’altro contesto, conflitto, politica. Questo accade perche’ il sistema elettorale non favorisce la governabilità ma la rappresentanza. Dove quest’ultima e’ tale solo in teoria, in considerazione dell’approccio manageriale di cui abbiamo scritto sopra. E non dovrebbe accadere (il condizionale é d’obbligo) li’ dove il sistema elettorale favorisce la governabilità, cioe’ quando un minuto dopo i risultati elettorali si sa già chi governerà. Tipico, in questo senso, é il sistema elettorale americano, l’uninominale ad un turno.
La decisione spetta ai cittadini e agli elettori. In teoria. Perchè anche qui, chi non ci dice se per la formazione di una maggioranza che consenta il passaggio dall’attuale sistema proporzionale a quello uninominale, non ci si debba sottomettere alle logiche manageriali di cui sopra? Il discorso si fa sempre piu’ articolato, anche se la conclusione a cui siamo giunti non é una novita’ nel panorama istituzionale mondiale. Ma potrebbe essere una novità per l’Italia. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Il declino del PD: E’ nel suo Dna?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

Per comprendere meglio cosa sta accadendo in casa Pd è necessario fare qualche passo indietro e riandare al tempo in cui è stato capace, per ben due volte, di far cadere il governo Prodi per le sue faide interne e nel lasciare che gli desse una mano il suo alleato di sinistra. Nello stesso tempo rimangono gli interrogativi di sempre: Perché ha evitato di fare una legge sul conflitto d’interesse? Perché ha mancato di mostrare la grinta necessaria nelle elezioni del 2013 facendosi quasi raggiungere dal centro destra pur avendo in partenza quasi dieci punti di distacco? Perché non ha fatto le riforme che oggi dichiara di voler porre mano quando aveva i numeri e era al governo? E ci riferiamo a quelle “vere” e non fasulle come la “buona scuola”. Perché ha ignorato il malessere del paese assecondando il governo Monti che ci ha imposto una cura da cavallo senza una contropartita per la crescita? Perché si continua a dipendere dai poteri forti europei dove è evidente il conflitto d’interessi con la Germania con la quale siamo in concorrenza per l’esportazione di analoghi prodotti? Perché proseguiamo nell’ignorare i reali problemi che non ci consentono di far funzionare una giustizia al passo con i tempi e insistiamo nell’ospitare gli immigrati sino a trasformare l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa? E i perché potrebbero continuare all’infinito in quanto mostra di cercare rimedi per la sua leadership più adatti per un funerale che per la sua guarigione. E la ciliegina sulla torta, si fa per dire, è stata messa allorquando Di Maio ha offerto al Pd un contratto per governare insieme ai pentastellati e ne ha ricevuto un gran rifiuto. E ora si scandalizza che lo stesso movimento abbia trovato un alleato diverso anche se tra mille tentennamenti e lo condanna all’oblio? Si dice che chi è causa del suo mal pianga se stesso se non fosse che le lacrime ci accomunano nella consapevolezza che stiamo perdendo un pezzo di storia politica che avremmo voluto volentieri evitare e coinvolge gli stessi valori della democrazia intesa nel suo piano nobile. (Riccardo Alfonso)

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La politica che non comprendiamo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 maggio 2018

Il 4 marzo scorso ci sono state le elezioni politiche in Italia per dare al paese un nuovo parlamento e un governo. Per i successivi due mesi ci siamo incartati su posizioni ritenute inconciliabili da chi pur realizzando un certo successo elettorale non ha ottenuto i numeri sufficienti per governare ed è stato costretto a cercarsi delle alleanze oltre il proprio perimetro programmatico. Abbiamo in questo frangente compreso che è stata proprio la legge elettorale a circuitare ogni possibile accordo in quanto abbiamo avuto una coalizione al 37% e un movimento che da solo ha raggiunto il 32% dei consensi. Cosa ha significato tutto questo? Che alcuni partiti si sono presentati agli elettori facendo “cartello” per vincere le elezioni fallendo e l’altro che ha scelto il consenso in solitudine ma non ha ottenuto il quorum. Le due strade che si prospettavano erano due: o rifare la legge elettorale eliminando le coalizioni o introducendo semplicemente il premio di maggioranza. A questo punto, logica avrebbe voluto che il Parlamento apportasse la necessaria modifica alla legge e ci consentisse di ritornare al voto. Ed invece abbiamo assistito a un balletto da prime donne dove Salvini dichiara d’essere il vincitore e si rivolge ai “secondi” (i pentastellati) per colmare il divario esistente per consentire al centrodestra di governare e i secondi rispondono che possono farlo se la “coalizione” si “spaia” lasciando all’opposizione Forza Italia per via di un personaggio scomodo: Silvio Berlusconi. Proposta ritenuta inaccettabile. E allora? Abbiamo dovuto attendere due mesi per capirlo? Siamo così duri di comprendonio o i politici vivono in un altro mondo e non si rendono conto che il paese attende le riforme promesse e non realizzate da anni e che ora tutti i nodi sono arrivati al pettine e non c’è più tempo per traccheggiare? (Riccardo Alfonso)

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