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Politica e carismi nella loro forza attuativa

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

chiara lubichRoma, lunedì 24 aprile 2017 – ore 17.00 Villaggio per la terra (Galoppatoio di Villa Borghese) Politica e carismi nella loro forza attuativa. L’incontro è promosso da Earth Day Italia e dal Movimento dei Focolari. Beatrice Lorenzin, Livia Turco, Vittorio Pelligra si confrontano su Politica e carismi nella loro forza attuativa, a margine del libro di Jesús Morán “Fedeltà creativa” (Città Nuova, 2017). Sarà presente l’Autore. Modera Ignazio Ingrao, giornalista, TG1.
Due donne politiche di primissimo piano – Beatrice Lorenzin, parlamentare e Ministro della salute del Governo Renzi e nell’attuale governo, e Livia Turco, più volte parlamentare e Ministro, attualmente Presidente della “Fondazione Nilde Jotti” – e l’economista Vittorio Pelligra si interrogano sulla più singolare delle sfide: quella della attualizzazione di un carisma, letto con le possibili analogie con la politica.
Il testo di Morán, offerto alla lettura di due autorevoli personaggi politici e di un economista, sarà occasione per una stimolante riflessione sulle analogie tra un carisma spirituale e carismi che devono prendere corpo e attualizzarsi nella concretezza della vita individuale e sociale. Può un Movimento nato da un Carisma essere fedele nel tempo all’ispirazione iniziale senza che questa fedeltà risulti stanca ripetizione? Sono domande che nella storia di un Movimento nascono in modo particolare quando viene meno il suo fondatore; domande che fanno “da sfondo” alla riflessione di Jesus Moran – dal 2014 Co-Presidente del Movimento dei Focolari – sul Carisma del Movimento fondato da Chiara Lubich. Il testo nasce da un intreccio di circostanze: i numerosi incontri avuti negli ultimi due anni in diversi contesti geografici e culturali con persone esperte in diversi campi della vita culturale, sociale e spirituale del nostro tempo; i tanti mutamenti, incalzanti e di nonsempre semplice lettura, che la realtà mondiale ci manifesta ormai quasi giornalmente, soprattutto, lo straordinario vento di novità che in questi anni sta soffiando all’interno della Chiesa cattolica grazie al pontificato di papa Francesco, anni così pieni di JesusMoran-asorprese che inducono decisamente a una nuova speranza e fanno riemergere insospettate energie sopite da tempo con quel timbro di novità che solo il Vangelo promette e permette.
Jesús Morán è autore di Fedeltà creativa. La sfida dell’attualizzazione di un carisma pp. 96 – prezzo: € 10,00. Jesús Morán (1957) è dal 2014 Co-Presidente del Movimento dei Focolari. Ha conseguito la laurea in Filosofia presso l’Università Autonoma di Madrid e, in seguito, la laurea in Teologia e la specializzazione in Dogmatica presso la Pontificia Università Cattolica di Santiago del Cile. Dal 1996 al 2004 è stato delegato dei Focolari per il Cile e la Bolivia, dove, nel 2002, è stato ordinato sacerdote. Dal 2004 al 2008 è stato corresponsabile del Movimento in Messico e a Cuba. Nel 2009 inizia a far parte della “Scuola Abba”, centro interdisciplinare di studi dei Focolari, per la sua competenza in antropologia teologica e teologia morale. Ha pubblicato in Spagna, Cile, Messico e Italia.

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Questione monetaria: La politica inizia ad occuparsene, ma siamo solo all’inizio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 aprile 2017

fondo-monetario-internazionaleDopo che nel programma del Movimento 5 Stelle è entrata la proposta di moneta fiscale, sembra che il dibattito politico stia facendo i primi, timidi, passi sulla questione monetaria. La maggioranza delle reazioni sono state sguaiate, così come sono state sguaiate le reazioni alla proposta, molto meno ben definita, della “doppia moneta” accennata da Berlusconi. Nei prossimi anni si dovrà parlare sempre di più di questo tema.
C’è tanta ignoranza su una questione così centrale come il denaro. Che cos’è il denaro? Come viene creato? Cosa s’intende, esattamente, quando qualche politico dice: “non ci sono i soldi per…”? E’ vero che lo Stato italiano, con l’ingresso nell’Euro, ha completamente perso la sovranità monetaria? L’ignoranza su questi temi, purtroppo, non appartiene solo alle persone “comuni” ma c’è grandissima ignoranza anche nella classe dirigente in generale e perfino fra gli economisti.
Molti economisti continuano a pensare alla moneta come una sorta di “velo” che copre la vera natura delle transazioni economiche: ovvero lo scambio di merci e servizi. La moneta, secondo questa visione, sarebbe solo un aspetto tecnico trascurabile.
La realtà è ben diversa. La moneta ha, nell’economia, la funzione che il sangue ha nel nostro corpo. E’ evidente che quando il corpo è malato, spesso, i problemi sono legati a qualche organo specifico, ma è anche vero che un sangue “malato” o una pressione troppo alta (o troppo bassa) crea problemi a tutto il corpo. Se non guariamo il sangue è anche inutile intervenire sull’organo che mostra le principali disfunzioni. La stessa cosa accade in economia quando la moneta è troppo scarsa, oppure eccessivamente concentrata, così come quando è eccessivamente soldi-pubbliciabbondante. E’ ovvio che la moneta non è la soluzione a tutti i problemi economici. Se una nazione ha inefficienze burocratiche, problemi demografici, scarsa innovazione, ecc. è ovvio che queste questioni non si risolvono per via monetaria. Al tempo stesso, però, ci sono un’enormità di problemi che invece si possono risolvere cambiando il modo con il quale la moneta viene creata.La questione monetaria, in futuro, dovrà sempre di più entrare nel dibattito politico non tanto sulla questione (pur importante) della moneta fiscale o della doppia moneta, quanto nella questione di fondo ovvero: l’attuale sistema di creazione della moneta è il migliore possibile?Affinché questo accada è indispensabile che sempre più persone siano consapevoli di come funziona, veramente, il sistema monetario attuale e perché è così autolesionista.Non solo nella zona Euro, ma praticamente in tutto il mondo, la moneta è creata, per la quasi totalità (diciamo il 90%) dalle banche private (non dalla banca centrale, come pensano ancora in molti, la quale crea una parte minoritaria della moneta). Tutta la moneta (compresa quella piccola parte emessa dalla banca centrale e dagli Stati) è moneta fiduciaria, nel senso che è moneta non coperta (o garantita) da niente se non dalla fiducia che verrà accettata da tutti e quindi, di fatto, la moneta è coperta dal lavoro e dai beni di tutti coloro che la utilizzano. In teoria si potrebbe creare tutta la moneta che si vuole. Il limite sta solo nell’equilibrio che è necessario fra moneta in circolazione e beni/servizi prodotti.
I problemi con l’attuale sistema di creazione della moneta sono molti. In primo luogo la quantità di moneta in circolazione dipende essenzialmente dai prestiti che le banche effettuano. Le banche effettuano troppi prestiti quando c’è fiducia e troppi pochi quando c’è sfiducia. In sostanza, invece di avere una funzione anti-ciclica, hanno una funzione pro-ciclica. Detto in altri termini, le banche invece di essere parte della soluzione dei problemi sono una delle principali cause.
C’è poi un grosso problema di giustizia sociale. La moneta esiste in quanto le persone l’accettano. E’ un bene pubblico, non è giusto che una piccolissima fetta della società goda di enormi vantaggi per il fatto di poterla creare. I vantaggi derivanti dall’emissione di moneta devono essere integralmente restituiti alla società.
E’ possibile avere un diverso sistema monetario? Certo che è possibile, ma il primo presupposto per cambiare l’attuale sistema è che una fetta importante della popolazione si renda conto di quanto questo sia assurdo, autolesionista, profondamente ingiusto.

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La politica del non fare favorisce i populismi

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 aprile 2017

Palazzo chigi1Qui è tutto maledettamente fermo. Bloccato il Governo, che fatica ad andare oltre la piacevole sensazione di compostezza, riservatezza e anti presenzialismo che genera il presidente del Consiglio. Addormentato il Parlamento, che neppure prova, a quattro mesi di distanza dalla disfatta dell’Italicum, a costruire uno straccio di legge elettorale. Paralizzata la politica, che attende di sapere se il Pd sarà ancora nelle mani di Renzi, e da questo sembra far discendere qualunque cosa. Stagnante l’economia, che si gioca con quella greca l’ultima posizione, la ventisettesima, nella classifica europea. Siamo solo alla fine del primo trimestre, ma già si capisce che il 2017 rischia di essere nello stesso tempo l’anno migliore e peggiore del decennio.Partiamo dall’economia, che alla fine è la cosa che più conta. L’Italia è imballata e non riesce a superare la crisi: dopo la crescita del pil, nel 2016, sotto l’1% (+0,9% per l’esattezza), quest’anno dovremmo superarlo (+1,1%), ma sarà comunque il punto più alto della curva, perché già nel 2018 rallenteremo. Confcommercio, per esempio, stima per l’anno prossimo lo 0,8% (contro una precedente ipotesi dell’1,2%) perché vede i consumi, che già ristagnano (+0,8% quest’anno), tornare a contrarsi (+0,7% nel 2018). Ma se a Confindustria chiedete la proiezione degli investimenti, troverete le stesse indicazioni sconfortanti. In sostanza, un po’ di effetto trascinamento dall’anno scorso mantiene la nostra economia intorno al punto percentuale di crescita, ma senza interventi radicali e in previsione di cambiamenti internazionali – la politica neo-protezionistica di Trump e, soprattutto, la fine della stagione della politica monetaria espansiva da parte della Bce – che certo non saranno dei tonici per noi, non è difficile immaginare che si torni allo “zero virgola”, con tutto quel che significa, sia in termini di vincoli più stringenti nelle politiche di bilancio che di ulteriore calo della fiducia da parte di imprese e famiglie. È, tutto questo, l’inevitabile conseguenza di una politica economica poco pensata, arrangiata, priva di un respiro strategico. Un surf, anche un po’ dilettantesco, sulla congiuntura, che te la fa subire proprio mentre ci vorrebbe la capacità di aggredirla e governarla.In questo quadro, occorrerebbe da parte del Governo e in generale della politica ben altro approccio dell’attuale “wait and see”. Parliamo dell’attendismo che lascia le banche italiane – e non solo il Montepaschi e le due venete – in un limbo che potrebbe rivelarsi l’anticamera di un inferno sistemico se non si dovessero battere le resistenze europee che rischiano di impedirci, per mancanza di attributi da parte nostra, di spendere i 20 miliardi che seppur tardivamente sono stati stanziati. Parliamo dell’attendismo che lascia marcire i problemi deflagranti – dall’Alitalia all’Ilva – e nasconde quelli latenti. Per non parlare delle decisioni drammaticamente sbagliate, come quella (che abbiamo già commentato) sui voucher. Insomma, ci riferiamo a tutto ciò che impedisce all’esecutivo di darsi un profilo che sia qualcosa di più del minor tasso di ansia collettiva che Gentiloni promana rispetto a Renzi. E non è sufficiente nemmeno la stabilità fine a se stessa, che se da un lato ha impedito di commettere il pur grave errore di correre alle urne per risarcire il danno subito dal Pd e dal suo leader in occasione del referendum, dall’altro finisce per far perdere tempo prezioso dopo che già tutto il 2016 se n’è andato dietro alle manie di grandezza (riforma costituzionale e legge elettorale) renziste.Guardate che diciamo queste cose a malincuore, visto che fin dall’inizio siamo stati molto favorevoli al governo Gentiloni. Tuttavia, di fronte all’empasse, non possiamo tacere. Se questo esecutivo è nato per evitare che il Paese rimanesse vittima del risultato del referendum e della sconsiderata voglia di rivincita di chi l’aveva perso, ora non può attardarsi ad aspettare i risultati delle primarie e del congresso del Pd, né tantomeno finire impantanato nelle guerre che tra scissione, scontro tra candidati alla segreteria e pratiche barocche per la ridefinizione della geografia interna, stanno trasformando quel partito in un caso di harakiri collettivo. Né può farsi inghiottire in queste sabbie mobili il Parlamento, cui spettava (spetta) come compito fondamentale quello di dare subito al Paese una normativa decente, e coerente, tra Camera e Senato, per poter votare. Domanda polemicamente il nostro amico Gianfranco Pasquino: il Pd alla Camera ha la maggioranza assoluta dei seggi, perché non avanza la proposta del Mattarellum? Noi non siamo convinti che sia quella la legge migliore, continuando a preferire, specie in questo bipolarismo bastardo che divide i populisti-sovranisti da coloro che, almeno sulla carta, non lo sono, uno schema alla tedesca. Ma capiamo, e approviamo, la provocazione di Pasquino: il Pd si assuma la responsabilità di prendere l’iniziativa. Si dirà: ma finché non si saprà in che mani finisce il Pd, come si fa a prendere un’iniziativa così importante? Per carità, è vero, ma non meno vero è che quella decisione spetta al Parlamento e che i parlamentari Democrat possono e devono avere una loro autonomia rispetto al partito. Tanto più su un tema così basilare per il buon funzionamento della democrazia.Vedete, questo impasto micidiale di inerzie, lentezze, indecisionismi, vacuità programmatiche e fragilità politiche, non solo impedisce di governare il Paese come la dimensione e profondità dei problemi richiederebbe, ma rappresenta il migliore terreno di coltura per far crescere elettoralmente l’albero storto del populismo. I sondaggi valgono quel che valgono, ma quando segnalano tendenze pericolose, dovrebbero scattare tutti i campanelli d’allarme possibili. Invece sembra prevalere un fatalismo narcotizzante. A cui, noi, testardamente, non vogliamo piegarci. (by Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it/)

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Stati Uniti d’Europa. Sicurezza, laicità, lavoro e politica estera, dovrebbero essere gli argomenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

europa-261011-cSicurezza, laicità, lavoro e politica estera, dovrebbero essere gli argomenti di dibattito che interessano milioni di cittadini italiani. Sono gli argomenti della campagna per le elezioni presidenziali in Francia che determineranno il futuro assetto dell’Europa. Da noi il dibattito langue, questo governo si trascina, il Parlamento approva una riforma dei Codici aumentando le pene per furti e rapine, dimenticando Cesare Beccaria (“Dei delitti e delle pene” 1764), il quale scrisse che “perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”. Secoli passati invano; meglio, per il Parlamento, fare leggi di pancia e di piazza. Sugli altri temi l’inconsistenza. Il che lascia spazio agli slogan tanto più efficaci quanto più si confrontano con il nulla. A giorni le celebrazioni dei Trattati di Roma che lanciarono l’Europa. Cosa si diranno?(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Anziani, Senior Italia: diritto alla salute negato, politica scollata da realtà

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

pensionati“Basta! Non se ne può più! Cosa devono fare gli anziani in questo Paese per essere rispettati, ascoltati, tutelati?” se lo chiede il Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, che prosegue: “i politici non si rendono conto della situazione in cui versiamo, sono scollati dalla realtà e stanno portando la nazione verso il punto di non ritorno.
Le pensioni sono ferme anche nel 2017, con le minime ancorate a 501,89 euro; il 22,8% delle persone sole con 65 anni e più risulta a rischio di povertà; l’11,2% degli over 65 soli si trova in condizioni di grave deprivazione; il 57,0% non può permettersi una settimana di ferie l’anno; il 5,4% ha arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette o altri debiti; il 14,5% non può permettersi un pasto adeguato ogni due giorni; quasi il 14% delle famiglie con principale percettore di reddito over 65 anni ha dichiarato di non avere abbastanza soldi per curarsi. E sappiamo che oggi conviene curarsi a proprie spese, perché il costo del ticket è talmente alto che tanto vale rivolgersi al settore privato, spendendo qualche euro in più, almeno per quelli che possono permetterselo.
A ciò si aggiunga che entro qualche anno avremo 16mila medici di medicina generale in meno e oltre 16 milioni di cittadini si ritroveranno a vedere raddoppiare la distanza dal proprio medico di famiglia e dimezzare il tempo dedicato alla loro presa in carico.
Milioni di pazienti incontinenti ricevono pannoloni in quantità insufficiente rispetto alle proprie necessità, oltre che di qualità scadente, 8.000 persone muoiono ogni anno per colpa delle complicanze dell’influenza, a milioni di donne affette da osteoporosi è negato il farmaco che previene le seconde fratture, a quasi un milione di anziani affetti da fibrillazione atriale sono negati e “nascosti” quei farmaci che abbatterebbero significativamente i rischi di eventi emorragici cerebrali e ictus, oltre a sopprimere la necessità di recarsi settimanalmente in ospedale per i controlli, a milioni di diabetici vengono falcidiate le strisce per la misurazione della glicemia, ai pazienti stomizzati vengono dati materiali non consoni. Le gare d’appalto per i farmaci vanno deserte e si rischia di rimanere senza farmaci, le Regioni diventano distributori di farmaci e si potrebbe continuare così per pagine e pagine. Ora basta – conclude Messina. – fermatevi! Nell’imminenza di nuove tornate elettorali non ci vengano a chiedere il voto tutti quei politici che si sono dimostrati poco credibili e inaffidabili. Ribadiamo la nostra disponibilità al confronto e al dialogo costruttivo con le Istituzioni e con le forze politiche animate da serie intenzioni di cambiamento, ma se non troveremo ascolto siamo pronti a mettere in campo azioni di protesta alfine di ripristinare il diritto alla salute e a una vita dignitosa per gli anziani di questo Paese”. (n.r. una ricetta ci sarebbe per farsi ascoltare. Basta saper votare voltando le spalle a chi sino ad oggi ha dimostrato di curarsi poco o nulla dei problemi degli anziani. Gli over 65 sono una grande fetta di elettorato e incuterebbero rispetto se solo fossero uniti e non frazionati in tanti rivoli per alimentare gli appetiti politici dei soliti opportunisti. E’ tempo di svegliarsi e di guardare la politica come una opportunità per far convergere l’attenzione di quanti pensano che possono essere raggirati facilmente e concesso loro solo qualche briciola a mo’ di mancia)

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Invecchiamento senza controllo della politica

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

istatA seguito dei dati diffusi dall’Istat sull’invecchiamento della popolazione e di quanto deciso dal consiglio nazionale di Senior Italia FederAnziani tenutosi il 27 e 28 febbraio u.s. a Rimini, la federazione della terza età ha indirizzato oggi alle più alte cariche dello Stato, delle Istituzioni e delle forze politiche una richiesta di incontro urgente al fine di concordare soluzioni comuni che permettano di fronteggiare la situazione attuale e sostenere le sfide del futuro, prima del punto di non ritorno.
“Assistiamo con apprensione a una progressiva erosione del diritto alla salute, al venir meno dell’eguaglianza nelle cure, al prevalere di criteri ragionieristici rispetto all’esigenza primaria di tutelare la salute dei cittadini, nel rispetto di quanto sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina, “Sappiamo dall’Eurostat che nel nostro Paese il 33% delle morti sarebbero evitabili se solo le cure erogate fossero adeguate, mentre il Censis ci informa che nel 2016 ben 11 milioni di Italiani hanno rinunciato alle cure a causa delle liste d’attesa o delle difficoltà economiche, non essendo più in grado di pagare di tasca propria ove necessario. Un quarto dei cittadini che nel corso dell’ultimo anno ha dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie è costituito proprio da persone anziane”.
“La sfida economica, per la salute e la sostenibilità che abbiamo davanti a noi è di una portata colossale, e la grande crisi non è demografica, bensì politica”, sottolinea Messina, “Il modello socio-sanitario e di welfare attuale non è ancora quello delle società longeve, e ci chiediamo cosa succederà alla nostra nazione quando, nel 2050, una persona su 3 avrà più di sessant’anni. Fonte di ulteriore preoccupazione è la scarsa consapevolezza di tale stato di cose, mostrata da leader di partiti e schieramenti, che appaiono quanto mai privi di una visione strategica e distanti dalle reali problematiche degli anziani e del Paese”.
“A fronte delle nostre ripetute richieste di attenzione su tali temi e della sostanziale indifferenza mostrata dagli esponenti della politica, il nostro Consiglio Nazionale, riunito a Rimini il 27 e 28 febbraio scorso, ha analizzato le principali criticità emerse dalla nostra base ed elaborato una strategia d’azione”, conclude Messina, “Il Consiglio ha ritenuto di evitare azioni di protesta, estranee al nostro approccio filo-istituzionale, deliberando di richiedere incontri urgenti con le massime cariche dello Stato, Istituzioni e forze politiche al fine di poter essere ascoltati rispetto ai temi citati e trovare soluzioni condivise, utili a fronteggiare la situazione attuale e a sostenere le sfide del futuro, di cui la prima è quella dell’invecchiamento della popolazione. In mancanza di rassicurazioni convincenti il popolo della terza età rappresentato da Senior Italia FederAnziani è pronto ad iniziare lo sciopero della fame pur di eliminare questa mancanza di visione e di strategia politica nei confronti dei problemi dell’invecchiamento”.

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Magistrati e la politica: conflitto d’interessi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

michele emiliano“C’è una proposta di legge che da oltre due anni e mezzo giace, insabbiata, nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali di Montecitorio. Si tratta del testo che reca ‘disposizioni in materia di candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni politiche e amministrative nonché di assunzione di incarichi di governo nazionale e negli enti territoriali. Modifiche alla disciplina in materia di astensione e ricusazione dei giudici’. Il provvedimento venne approvato a larghissima maggioranza (239 favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti) in Senato l’11 marzo 2014. Le Commissioni Giustizia e Affari costituzionali avviarono l’esame del testo il 24 giugno 2014. E da allora tutto è ancora fermo (sono stati presentati gli emendamenti, ma non si è ancora proceduto con le votazioni). In innumerevoli occasioni il gruppo Forza Italia della Camera ha insistito in Capigruppo per calendarizzare la proposta di legge in Aula a Montecitorio. Ma il testo è ancora al palo delle Commissioni competenti, nonostante gli sforzi della presidenza della Commissione Affari costituzionali. In parole povere: il testo è bloccato inspiegabilmente dalla presidenza della Commissione Giustizia, che da ormai oltre due anni e mezzo frappone ogni tipo di ostacolo per evitare che il provvedimento venga esaminato. Nel frattempo nella stessa Commissione sono passati, anche in maniera lampo, decine e decine di altre proposte di legge”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Chi è il presidente della Commissione Giustizia che blocca questo provvedimento? Un bravo magistrato, in aspettativa, Donatella Ferranti. La stessa che ieri, in un’intervista a ‘la Repubblica’, attaccava duramente il suo compagno del Pd Michele Emiliano per la decisione del presidente pugliese di correre per le primarie dem: ‘Emiliano scelga: o il partito o la toga. Si dimetta se vuol diventare segretario’. Sostenendo: ‘Per un magistrato un conto è partecipare attivamente alla vita politica, mettendosi ovviamente in aspettativa, altro è non solo iscriversi a un partito, ma entrare nella sua direzione, al punto da candidarsi alla guida’.Per i magistrati, ha continuato la Ferranti ‘la legge non prevede deroghe di alcun tipo e vieta sia la mera iscrizione che la partecipazione attiva, sistematica e continuativa alla vita dei partiti politici. La Costituzione all’articolo 51 garantisce l’elettorato passivo a tutti i cittadini, anche ai magistrati, ma prevede, all’articolo 98, che la legge limiti per noi toghe, ma anche per altri (militari, funzionari di polizia, diplomatici), l’iscrizione a un partito che è un’associazione privata, e quindi comporta dei vincoli gerarchici interni e un’obbedienza in netto contrasto con l’essere magistrato sia pure in aspettativa’.Ma che dice l’ottima Ferranti in merito al provvedimento sui magistrati? Che ci sia un lievissimo conflitto d’interessi per un magistrato in aspettativa che guida, pro tempore, una Commissione parlamentare che deve esaminare un testo che si occupa della sua categoria professionale? Coerenza, questa sconosciuta…”, conclude Brunetta.

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“E’ tornato Renzi ed è aumentato il caos nella politica italiana”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

renato-brunetta“Sono aumentate le comparsate dell’ex presidente del Consiglio, dell’ex segretario di partito in televisione, si rivede un film già visto da Fazio”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“A che titolo poi Renzi sia andato da Fazio non si sa, però questi sono i tempi, la Rai sempre asservita all’ex-ex. Ce ne faremo una ragione. Mentre il Consiglio d’amministrazione della Rai, giustamente, dice: applicate il tetto dei 240.000 euro anche alle star. Noi siamo per questa strategia: trasparenza, tetto, basta con i privilegi per poche decine di persone che hanno fatto il bello, il brutto e il cattivo tempo nella televisione di Stato, che ricordiamo essere un servizio pubblico e non al servizio delle star.Ieri a ‘Che tempo che fa’ abbiamo sentito l’intervista di Renzi a Fazio, ed è stata molto interessante, come al solito”, ha concluso, ironicamente, Brunetta.

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Democrazia, economia e politica estera nell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2017

european-unionRoma Martedì 28 Febbraio 2017, ore 10:00 Centro Congressi Largo Santa Lucia Filippini, 20. Seminario di presentazione del “Piano Europa” per il 60° Anniversario dei Trattati di Roma, organizzato dall’Istituto S. Pio V, Dipartimento di Scienze Politiche di Roma Tre, Sapienza-Università di Roma, Università Internazionale di Roma, Università di Campobasso.
Introduzione: Gerardo Bianco, Vincenzo Camporini, Antonio Iodice Apertura: Rossella Daverio, Flavio Felice, Matteo PizzigalloRelazioni: Giuseppe Acocella, Paolo De Nardis, Antonio Magliulo, Olga Marzovilla, Franco Pittau, Gian Cesare Romagnoli, Francesco Maria Tuccillo.

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Renzi ha creato la politica “rissosa”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

“Il Partito democratico si spacca e consegna al Paese l’immagine di una politica rissosa e fine a se stessa. L’ex premier e segretario dem fino all’altro ieri, Matteo Renzi, vola negli Stati Uniti e sul suo blog scrive: ‘Mentre la politica italiana post-referendaria litiga su tutto o quasi, il mondo fuori continua a correre. Ho deciso di staccare qualche ora…’. Ecco, se fossi una persona vicina a Renzi sarei francamente molto preoccupato per il suo equilibrio, e non solo”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato da “Il Giornale”. “Ma giusto per linearità intellettuale vorremmo segnalare che colui che ha trasformato la politica italiana in un ring in questi ultimi tre anni ha un nome e cognome: sempre lui, Matteo Renzi. Che poi il fiorentino voglia fare il fenomeno, andando negli States a studiare, dice lui, la green economy, la dice lunga sulla caratura del personaggio. ‘Voyage en Amérique’ di un aspirante Tocqueville? Mah…”.

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Renzi tiene in ostaggio l’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2017

renato-brunetta“Il Partito democratico di Renzi ricatta l’Italia, la tiene in ostaggio. Ma è possibile che da mesi non si parli d’altro che della scissione, delle lotte interne, degli stracci che volano all’interno della sinistra, del Partito democratico e del Partito democratico di Renzi? Da mesi non si parla più dei veri problemi del Paese: la disoccupazione, il debito, il deficit, l’immigrazione clandestina, gli sbrachi, il nostro rapporto ormai nullo con l’Unione europea, la nostra inesistenza internazionale. A questo ci ha ridotto il partito di maggioranza relativa in Parlamento, il Partito democratico di Renzi. Bisogna dire basta, facciano quello che vogliono, sono un partito ormai ridotto ad essere il problema del Paese, e non una soluzione per il Paese”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.

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Presentazione di “Cartabianca”

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 febbraio 2017

Roma Lunedì 20 febbraio ore 11.00 sala A Viale Mazzini, 14 Conferenza stampa per la presentazione di cartabianca conduce Bianca Berlinguer Regia di Cristiano D’Alisera Il nuovo programma, in prima serata su Rai3, affronterà temi legati all’attualità, alla politica,
al sociale e al mondo della cultura e dello spettacolo.Sono previsti inoltre approfondimenti con reportagee collegamenti esterni in Italia e all’estero. Interverranno: Daria Bignardi – Direttore Rai3Bianca Berlinguer – conduttrice del programma In onda su Rai3, da martedì 21 febbraio ore 21.15

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Politica: Le convergenze parallele

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2017

bruno_tabaccipisapiaHo taciuto per non anticipare i tempi, ma era nell’aria l’impostazione politica che Bruno Tabacci avrebbe dato al suo movimento “Centro Democratico”. Pisapia ha ideato il “Campo Progressista”, come una linea retta, che è stata intercettata da Bruno Tabacci, leader del “Centro Democratico” fautore di una impostazione liberal-socialdemocratica, dichiaratamente di un Centro non isolato, bensì ampiamente aperto alla collaborazione costruttiva del liberalismo crociano e della socialdemocrazia non più d’origine marxista; non per nulla nel profilo di Tabacci e dei suoi sostenitori venne ideata la formula “I marxisti di Tabacci”, non per avvicinare Tabacci al marxismo, bensì, al contrario, per proporre una revisione critica del marxismo, ormai fuori dalla storia, che avrebbe trovato in Karl Marx, qualora avesse potuto vedere le conquiste della classe operaia, un convinto sostenitore socialdemocratico. La socialdemocrazia è figlia legittima di un socialismo revisionista, non violento, non marxista, critico del capitalismo e fautore di uno Stato Sociale pur accettando il presupposto della proprietà privata, condividendo il libero mercato secondo l’influenza keynesiana. Il liberalismo crociano, specie nella lettera ai giovani aderenti al liberalismo, colma i vuoti della socialdemocrazia , ricevendone, a sua volta, una completezza ideologica che coinvolge anche la Storia: la Storia, infatti non è storia della libertà, come vorrebbe il liberismo di stampo berlusconiano, bensì Storia della lotta per la libertà. Fin dalle elementari abbiamo studiato che due rette parallele sono destinate a non incontrarsi mai. ma la politica è l’arte del possibile, per cui le due rette parallele di Pisapia e di Tabacci possono rinnovare gli auspici delle “Convergenze Parallele”, incontrandosi sul terreno del possibile, avente come comune denominatore il bene sociale, scavalcando i privilegi di pochi da spalmare in un benessere comune. (Rosario Amico Roxas)

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I dieci fallimenti di Renzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 febbraio 2017

respect-costituzioneIl gruppo Forza Italia della Camera dei deputati pubblica sul suo sito ufficiale e sui social un dossier dal titolo “I dieci fallimenti di Renzi”. Dalla riforma Boschi al Jobs Act, dalla riforma della scuola a quella della Pa: mille giorni di nulla, mille giorni persi per l’Italia.
1) “Schiforma costituzionale”: bocciata (60 a 40) dal referendum del 4 dicembre 2016.
2) Legge elettorale (Italicum, quella che il mondo avrebbe dovuto invidiarci): caduta con la bocciatura della riforma costituzionale e con la sentenza della Corte del 25 gennaio 2017.
3) “Flop act”: 20 miliardi buttati senza creare buona occupazione, con disoccupazione al 12% e disoccupazione giovanile 40,1%.
4) “Imbroglio” 80 euro: 10 miliardi all’anno spesi lasciando consumi e crescita al palo. La congiuntura continua a peggiorare.
5) “Cattiva Scuola”: 3 miliardi e 120.000 assunzioni hanno creato solo caos tra docenti, studenti e famiglie.
6) Pubblica amministrazione: “riforma” affossata dal Consiglio di Stato, con parallela resa al sindacato. Solo annunci e niente più.
7) Banche: dopo il fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, 150.000 truffati e 4 decreti, per salvare MPS, la banca del PCI-PDS-DS-PD, e mettere in sicurezza il sistema sono serviti 20 miliardi. E non si sa se basteranno.
8) Immigrazione: l’invasione che stiamo subendo (181.436 migranti sbarcati nel 2016) è soprattutto segno che Renzi in Europa non ha contato nulla. E le comunità locali sono al collasso, con costi umani e finanziari spaventosi.
9) Più tasse, più debito, più deficit e nessuna spending review: la pressione fiscale in Italia è aumentata di un punto di Pil, dal 41,6% al 42,6% e continuerà ad aumentare con la “manovrina”. Inoltre, piuttosto che diminuire, con gli impegni presi da Renzi il debito è aumentato di 121,8 miliardi, il deficit per il 2016 doveva attestarsi all’1,5% e invece ha chiuso al 2,4%, la spesa pubblica aumenta di 20,5 miliardi fino al 2019 (pari al 2,4% in più in 5 anni). Renzi e Padoan hanno perso la faccia, e lo spread sale…
10) Terremoto: nonostante 3 decreti, popolazioni abbandonate, confusione di ruoli, Protezione Civile smantellata. Fallimento a 360 gradi e ignobile strumentalizzazione nei confronti dell’Europa. È quanto si legge in una nota del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.

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Siamo al “revival” di Berlusconi?

Posted by fidest press agency su domenica, 5 febbraio 2017

berlusconi“Stiamo lavorando al centrodestra unito di governo. Non solo con la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni, ma anche con i Conservatori e Riformisti di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, Rivoluzione Cristiana di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace e Alemanno, i Liberali di De Luca, il Nuovo Psi di Caldoro, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste… Il centrodestra da sempre, in Italia e in Europa, è plurale. L’importante è convergere su programmi, valori e regole”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Dubbio”.“Le grandi coalizioni sono l’estrema ratio di un sistema democratico, si rendono necessarie quando tutti perdono. Quindi sono la negazione della democrazia. Sono un’uscita d’emergenza per non tornare immediatamente al voto e dare comunque un governo al Paese. Le assicuro, non ci sarà alcun Nazareno bis con il Pd di Renzi, noi siamo alternativi a Renzi. Noi siamo convinti che il centrodestra unito di governo, con Berlusconi in campo e protagonista, possa raggiungere e superare il 40%. I sondaggi, già in questi giorni, ci danno al 34%, con i dem fermi al 30% e i 5 stelle in caduta libera. Torneremo a governare il Paese”.

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Il compito della politica? Sbloccare la civiltà

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

immigrazione-via-mareIl primo blocco consiste nella mancata risposta di civiltà al fenomeno della migrazione di massa. Ma non si tratta di un fenomeno, cioè di un evento, si tratta piuttosto di un nuovo mondo, il mondo globalizzato, che è stato pensato come un mondo di residenti, e risponde presentandosi invece come un mondo di migranti; era un mondo di stabilità la cui qualità era la durata – il tempo indeterminato – e si ritrova costruito come un mondo di precarietà, la cui qualità è vivere nell’imprevedibile. Per integrare in un cammino di civiltà tale mondo nuovo è necessario che si riprenda il processo dell’imputazione dei diritti fondamentali a tutti gli uomini come diritti universali e permanenti e se ne preveda l’effettività per tutti gli abitanti del pianeta. E’ dalla conquista dell’America, cioè dal primo apparire di un “nuovo mondo” che tale cantiere si è aperto. Aveva scritto Francisco de Vitoria in una sua “relectio de Indis” che “all’inizio del mondo, quando tutto era comune era lecito a ognuno trasferirsi e muoversi in qualunque regione volesse; ora non pare che la divisione dei territori abbia annullato questo diritto, dal momento che l’intenzione dei popoli non è mai stata di abolire, con quella divisione, la comunicazione reciproca fra gli uomini. Non sarebbe lecito ai francesi proibire agli spagnoli di muoversi in Francia o anche di vivervi, né viceversa, purché questo non rechi loro danno e tanto meno faccia loro torto”, e questo perché “totus orbis aliquo modo est una respublica”, tutto il mondo in qualche modo è una repubblica.
La condizione è di non recarsi danno a vicenda. Ma la costruzione di questo edificio è ancora tutta da fare. Il principio è stato enunciato con la massima chiarezza nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”; e oltre che nelle Carte e nelle Costituzioni, il principio dell’eguaglianza universale è stato espresso con la massima efficacia nell’enciclica “Pacem in terris” di Giovanni XXIII, e sembrò allora ricevere il generale consenso: “non ci sono esseri umani superiori per natura ed esseri umani inferiori per natura, ma tutti gli esseri umani sono eguali per dignità naturale. Di conseguenza non ci sono neppure comunità politiche superiori per natura e comunità politiche inferiori per natura: tutte le comunità politiche sono uguali per dignità naturale” (Pacem in terris n.50). Ciò è affermato come una verità, non solo come una decisione etica positiva.
Questo principio comportava che quanto al godimento dei diritti umani fondamentali, oltre alle discriminazioni già escluse (razza, sesso, religione, ecc.), non potesse ammettersi quella relativa alla cittadinanza. E per quanto attiene al diritto di mobilità e di immigrazione, la cosa era detta così: “ogni essere umano ha la libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse ma sarebbe anche il criterio in base al quale nulla potrebbe restare com’è, e profondi cambiamenti dovrebbero essere introdotti nelle mentalità, nel costume, negli ordinamenti, nella politica, nell’economia e nella finanza.
Per questo è molto difficile fare questa scelta e anche nelle società pur pervase da sentimenti umanitari, o che si danno da fare per salvare o accogliere un certo numero di profughi e di stranieri, nessuno fa appello a questo criterio. L’unico a dirlo è papa Francesco.
Affrontare questo tema nelle sue diverse implicazioni – a cominciare da una nuova considerazione nella Costituzione Italiana del cosiddetto diritto di asilo, che era stato concepito come un caso di eccezione in una situazione del tutto diversa – dovrebbe essere il primo cimento di una nuova responsabilità politica. Altrimenti non ci sarà l’ostacolo della Costituzione a impedire l’iniquità, annunciata dal ministro Minniti, di respingere e cacciare dalI’Italia il 90 (!) per cento dei profughi considerandoli immigrati “irregolari”. Insieme a ciò, dovrebbe essere posto come priorità di un programma politico il disegno di portare tutti i Paesi dell’ Unione a una rinegoziazione dei Trattati europei, così che dall’Europa non sia scartato nessuno.
Il secondo blocco che intercetta e ipoteca lo sviluppo storico è il ritorno in forme incontrollate e cruente della violenza religiosa, che scaturisce non più come in passato da matrici cristiane, ma da matrici islamiche. E’ evidente che una violenza che viene da soggetti e gruppi di cultura o anche di fede islamica non è violenza dell’Islam, ed è noto che nel suo complesso la “Umma” (comunità) musulmana, sconfessa e condanna la violenza estremista, per cui in nessun modo si può interpretare la guerra stragista in atto come una guerra religiosa, e tanto meno come una guerra tra Islam e Occidente, anche se proprio questo era stato lo scenario su cui in Italia e nella NATO nel 1991 era stato impostato il nuovo “Modello di Difesa”, dopo il venir meno del nemico sovietico. E se c’è una cosa che ancora oggi impedisce alla lotta per la supremazia nel Medio Oriente e alla lotta contro il terrorismo di degenerare in guerra di religione, non è certo la cultura dell’Occidente ma è il fermo rifiuto di papa Francesco di un coinvolgimento della Chiesa e delle religioni in una simile guerra.
Tuttavia non c’è dubbio che lo scontro con lo Stato Islamico e col terrorismo si nutre, sia in un campo che nell’altro, di motivazioni religiose, sincere o strumentali che siano. Ciò comporta che la questione religiosa non possa essere messa tra parentesi o semplicemente ignorata, ma debba essere assunta nella gestione e soluzione anche politica della crisi, se si vuole affrontare quello che veramente sta accadendo e non una sua falsa o monca rappresentazione.
Perciò la questione religiosa, e segnatamente quella del rapporto tra le grandi religioni monoteiste, Islam, ebraismo e cristianesimo, va affrontata non come estranea al conflitto e alla crisi geopolitica in atto, ma come fattore rilevante se non determinante di essa.
Per poterlo fare occorre però riconoscere che il conflitto non è tra le tre religioni e le tre culture come tali, ma è tra le degenerazioni di queste tre religioni, cioè, mondanamente, è un conflitto tra un radicalismo islamico, il sionismo e l’ideologia della cristianità occidentale, intesa come cristianesimo ridotto a potere politico sacrale in Occidente. Si tratta di tre forme storiche di queste tradizioni, che sono filiazioni o deformazioni di quella che è la loro autenticità religiosa originaria. E allora se vogliamo venirne fuori occorre sciogliere questi nodi, superare i conflitti tra queste tre ideologie, e bisogna che ciascuna religione in qualche modo converta se stessa. Il cristianesimo ha cominciato a farlo, papa Francesco è l’esempio di questo superamento dell’idea di un cristianesimo come sovranità, come cristianità, cioè come civiltà, come potere. Però questo deve avvenire anche per le ideologie tratte dalle altre due religioni, sia per il sionismo rispetto all’ebraismo, sia per l’islamismo estremista rispetto all’Islam. (in abstract)

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Politica strutturale per la riduzione dei rifiuti urbani

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

rifiutiRoma. Avviare una politica strutturale per la riduzione dei rifiuti urbani, coinvolgendo i residenti e le imprese di Roma Capitale, e promuovere l’aumento della raccolta differenziata sino al primo obiettivo del 65% della produzione totale per tendere così verso il traguardo ‘rifiuti zero’. Con questo duplice intento la Giunta Capitolina ha approvato una memoria che dà mandato all’assessora alla Sostenibilità AmbientalePinuccia Montanari di redigere un ‘Piano per la riduzione e la gestione dei materiali post consumo di Roma Capitale’. La realizzazione del Piano si fonda su alcune azioni di carattere programmatico:
– l’assegnazione di una Green Card ai residenti che consenta, in collaborazione con la rete produttiva delle piccole e medie imprese della città, di valorizzare i comportamenti virtuosi che contribuiscano alla riduzione dei rifiuti;
– un programma per la riduzione di imballaggi;
– la sottoscrizione di protocolli di intesa, tra l’amministrazione e le associazioni di categoria e le Onlus, che implementino la politica di lotta allo spreco alimentare;
– l’elaborazione di un piano dettagliato incentrato sul compostaggio domestico e di comunità;
– l’apertura delle fabbriche del riuso;
– riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti utilizzati dai servizi di manutenzione del verde
– l’incentivo all’utilizzo di pannolini riutilizzabili;
– l’estensione del sistema di raccolta porta a porta per utenze domestiche e non domestiche;
– la costruzione di nuovi Centri di Raccolta municipali di rifiuti urbani;
– il miglioramento del sistema di raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti ni mercati rionali, tramite il progetto ‘Mercati a impatto zero’;
– l’implementazione della raccolta differenziata in scuole ed edifici pubblici
– sviluppare un piano di raccolta dei piccoli rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) in sinergia con le associazioni di categoria delle imprese;
– un piano di valorizzazione di metalli di produzione domestica anche attraverso nuovi centri di raccolta pubblici dedicati;
– la riduzione di rifiuti dal settore edile abbandonati sul territorio e ricadenti nel novero di quelli urbani a carico di Roma Capitale, attraverso un progetto di raccolta capillare che preveda la partecipazione dei magazzini;
– un progetto di recupero degli oli vegetali, altamente inquinanti, attraverso il posizionamento in aree pubbliche di contenitori per la raccolta dedicata;
– la promozione dell’acqua del rubinetto, mediante il ‘Progetto Acqua della Sindaca’;
– il perseguimento della politica del Green Public Procurement negli appalti pubblici.
Un’altra leva decisiva per lo sviluppo del Piano risiederà in una ‘due diligence’ di Ama, con l’obiettivo di definire lo stato dell’arte aziendale al ‘punto 0’ della nuova gestione. La logistica aziendale verrà, inoltre, ottimizzata attraverso un’articolazione per municipio delle divisioni operative, mediante la razionalizzazione dei costi di trasporto e riducendo le emissioni inquinanti dei mezzi e l’impatto della flotta sul traffico.
Verranno, infine, individuati novi segmenti di mercato, in termini territoriali, e nuovi prodotti, in termini di tipologia di servizio reso, che valorizzino la cultura, le risorse umane e l’esperienza tecnico-gestionale, generando flussi finanziari che migliorino l’assetto del Bilancio di Ama.

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La politica di fronte al disagio sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2017

Marcello Bianchi propone una riflessione sulla crisi della politica, fenomeno diffuso in tante società occidentali, per la sua incapacità di combattere il disagio sociale delle classi medio-basse in difficoltà.Il fenomeno Trump, la bocciatura del referendum di Renzi, in parte la Brexit, sono il risultato di una vendetta della cosiddetta “pancia” nei confronti di una politica che non sa dare risposta ai bisogni dei cittadini.
Una epidemia che tende a colpire tutti i governi in carica che rischiano di essere surclassati dai diversi movimenti antisistema.
Colpa dei governi o di una politica che promette ciò che non è in grado di mantenere? Una politica in cui la competizione elettorale si gioca sulle promesse di nuovi posti di lavoro, più spesa sociale e meno tasse, quale “garanzia” di risultato può offrire al cittadino nell’attuale contesto dominato dall’incertezza e da profonde contraddizioni? Ed anche ammesso che una favorevole congiuntura economica internazionale consenta qualche risultato soddisfacente non nascerebbero nuovi o vecchi bisogni insoddisfatti che renderebbero vana la rincorsa della politica? Per l’autore bisogna uscire dall’identificazione della politica quale ancella dell’economia.
La politica deve recuperare la sua autonomia, includere nella sua sfera tutto ciò che attiene alla vita della polis, proporre una visione di società in cui i diritti e i doveri si bilancino nella proiezione di un futuro realistico. La sua capacità di ascolto dei bisogni dei cittadini si deve esprimere soprattutto nel definire le regole per le quali nessun potere possa prevalere sugli altri, consentendo alle persone, nella forma individuale o dei gruppi sociali, di concorrere alla politica mediando tra interessi rappresentati ed interessi generali della collettività. Una politica schiacciata sull’economia, potrebbe riproporre quanto avvenuto in Germania nel corso della Repubblica di Weimar, come scrive lo storico tedesco Gunther Mai (La Repubblica di Weimar, Il Mulino, 2011) “mentre Hitler preparava la presa del potere il Governo del Reich era impegnato a discutere di pomodori, formaggio e di cavoli”. (Il Presidente Prof. Giuseppe Bianchi)

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Nuovo anno e riti antichi

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2016

nuovo_mondo_octavio_florealSi fa un gran parlare in questi giorni del futuro prossimo che ci attente con l’anno nuovo e le previsioni non sono sempre ottimistiche, anzi propendono per il peggio. Pensiamo, innanzitutto, ai nostri problemi personali a partire dal reddito che disponiamo, dalle minacce che incombono sui nostri risparmi alle imposizioni fiscali di varia natura che palesi e occulte dobbiamo far fronte, e ancora alla salute che talvolta traballa e all’assistenza universale che ci sta abbandonando in favore di quella privata i cui costi spesso sono proibitivi. Pensiamo alla casa e alle spese condominiali tra ordinarie e straordinarie e non certo ultimo il problema davvero molto serio del lavoro che non si trova, in specie per i giovani, e delle retribuzioni e pensioni che calano.
I politici non so se per pietà o cinismo cercano di blandirci con i soliti discorsetti di fine anno e che per altro trovano un uditorio sempre meno aduso ad ascoltarli consapevole che non sono le promesse che devono fare ma un qualcosa di concreto. Sono quei “riti antichi” che non riusciamo a toglierci di dosso a retaggio di una mentalità ipocrita che i nostri padri non sono riusciti a cancellare e che continua con imperterrita cadenza di anno in anno, di generazione in generazione.
Se poi apriamo la nostra porta di casa alle vicende del mondo dalle più vicine, geograficamente parlando, alle più lontane il quadro s’insieme ci appare dei più desolanti: corruzione, criminalità, terrorismo, truffe di ogni genere, disservizi e una situazione politica generale dove il profitto prevale sul rispetto della persona umana e dove la legge dell’avere domina quella dell’essere. Alla fine di ogni anno per quanto vanno male le cose pensiamo di aver toccato il fondo ed invece non riusciamo ancora a vederlo. Ma ciò che più urta la nostra sensibilità è il cattivo uso delle parole come per dire ad esempio “buona riforma” mentre si sa che è cattiva e così per estensione lo facciamo per far digerire all’opinione pubblica il malaffare e il disagio sociale. Vogliono farci ingurgitare aria e illusioni per allontanare i nostri pensieri dalla dura realtà. Ma nonostante queste fosche visioni noi non siamo del tutto votati al pessimismo. Vi è in ciascuno di noi una speranza, per quanto flebile, che ci consente d’intravedere una luce che riesce a filtrare attraverso una densa coltre di nubi nere e minacciose. Sarà quando avremo raggiunta la consapevolezza, e l’evoluzione tecnologica ci aiuterà in questo, che è tempo d’imprimere una svolta radicale al nostro modo di gestire la nostra vita e al nostro interagire con la natura che ci circonda e che in un certo senso ci compenetra. (dal Centro studi sociali della Fidest)

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Renzi, ancora tu, non mi sorprende lo sai. Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2016

renzi-e-la-politicadi Beppe Grillo Avevi detto il 12 gennaio “Con un gesto di coraggio e dignità ho detto che se si perde il referendum smetto di fare politica” e poi il 15 “Ho già preso il solenne impegno, se perderemo il referendum lascio la politica”. E poi invece ancora tu. E ci scappa da ridere. Ancora tu oggi da segretario del Pd a dire cosa deve fare il Parlamento per la legge elettorale. Tu che hai lasciato un disastro nel Paese, morale, economico e istituzionale. Hai fiaccato moralmente e spaccato in due il Paese sul tema della Costituzione proponendo una riforma che nessun italiano aveva dato mandato di fare a te, non eletto. Hai lasciato un disastro economico con il record assoluto di poveri, un’ecatombe di imprese e un aumento di tasse che neppure Monti ci aveva spremuto così tanto. Hai sfasciato l’assetto istituzionale lasciandoci senza una legge elettorale pronta all’uso perchè hai pensato solo ai fatti tuoi. Ci hai lasciato il governo più odiato degli ultimi 70 anni con un ministro degli esteri che stenta a parlare inglese, un ministro dell’istruzione che non ha neppure il diploma e dice di avere una laurea. Un sottosegretario, di fatto vicepremier, che come te aveva promesso di andarsene e invece è lì incollata alla poltrona: Maria Elena Bostik.
Ancora tu. Avevi promesso di lasciare la politica e invece hai messo lì come tuo avatar Gentiloni e sei sempre segretario dal Pd a insultare il MoVimento 5 Stelle e gli italiani. Ti permetti di dire che diciamo bugie, tu che hai sventolato davanti agli italiani una scheda elettorale del Senato falsa per convincerli che avrebbero votato i senatori con la tua riforma, quando sapevi che non era vero. E a quanto pare lo sapevano anche loro. Ti permetti di dire che la più grande forza politica del Paese, nata senza soldi e che rifiuta milioni di rimborsi elettorali, è un’azienda, tu che hai un partito che è una banca (chiedere per info ai piccoli azionisti MPS).
Hai perso perchè sei bugiardo e gli italiani lo sanno. Non hai avuto neppure l’accortezza di fare un bagno di umiltà. Ti sei ripresentato al popolo con l’arroganza di sempre. Mantieni la promessa, fatti da parte, accetta uno di quei lavori che dici che ti abbiano offerto. Noi vogliamo andare al voto subito, con una legge elettorale che abbia il vaglio della consulta che si esprimerà il 24 gennaio. Tu vuoi aprire il mercato delle vacche e allungare il brodo per discussioni infinite sulla legge elettorale? Risparmiarcelo. #RenziFattiDaParte. L’hai detto tu: ma non dovevamo vederci più? (foto: renzi e la politica)

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