Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘politica’

Prezzi gas in calo. Realtà e politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 gennaio 2023

“I ventuno miliardi di euro messi in campo dal governo Meloni sul contenimento dei costi energetici e il price cap cui il nostro governo ha fortemente contribuito hanno portato a una riduzione enorme del costo delle bollette che scenderanno del 40% a febbraio. Qualcuno dovrebbe chiederci scusa per le critiche mosse”. Lo afferma Alfredo Antoniozzi vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Con questa dichiarazione si è ufficialmente aperta la corsa a chi meglio si attribuisce il calo del costo del gas. Ma le cose stanno in modo diverso. Con il calo del prezzo nel TTF (Title Transfer Facility), il mercato virtuale di Amsterdam di riferimento per lo scambio del gas in Europa, si dovrebbe avere un taglio del 33% (e non del 40) delle bollette, dopo l’aumento del 23% di dicembre, L’Autorità per l’energia (Arera) dovrebbe comunicare il prossimo 2 febbraio le ricadute sulle bollette di gennaio con un risparmio, per la famiglia tipo (1.400 metri cubi annui) di 712 euro. Altro che virtù del governo che, coi 21 miliardi messi in campo, non ha dato nessun contributo al calo del prezzo del gas, ma solo aiutato le famiglie a farsi meno male quando il prezzo è stato alto.Purtroppo qualcuno non riesce a darsi ragione che le politiche nazionali in materia sono totalmente ininfluenti se non per riduzione del danno. Il mercato del gas, per un Paese come il nostro, dipende solo da quanto avviene oltre le Alpi dove – ed è questo l’unico aspetto importante – anche l’Italia partecipa. Altro che Europa maligna. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Giovani siciliani: Noi, la politica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2023

Cinque gennaio 2023 Catania/ I colori della libertà Ore 10/ Giardino di Scidà (bene confiscato, via Randazzo 27): ASSEMBLEA DEI SICILIANI GIOVANI Premio Siciliani giovani a Salvatore Resca Ore 16/ da piazza Roma a via Fava: CORTEO POPOLARE ore 18.30/ Centro Zoo: Premio FavaOrmai non c’è più la politica ma una specie di buffo film di Pierino, però ci siamo ancora noi cittadini. Siamo meno di prima – quelli che vanno a votare, che credono nella repubblica e la legge – però siamo sempre la minoranza più forte, decisiva.Non è la prima volta, in Italia: da noi la distanza fra “duce duce” e “piazzale Loreto” non è mai stata troppa e un istinto stranissimo evita a questo buffo popolo, all’ultimo momento o anche dopo, di finire male. Ciò da duemila anni: il nostro è davvero un film da batticuore. E come va a finire, stavolta? Boh. Mafia, fascio, inflazione, denari in fuga, fabbriche sparite: non fossimo italiani, saremmo proprio nei guai. Cioè, siamo nei guai, guai seri e vicini: l’autista è ubriaco e quanto al controllore ha altri pensieri.Se fossero affari nostri, dovremmo pensarci noi: abolire la mafia, riprenderci i soldi nostri, piantarla con questi duci ridicoli e rifare uno stato. Noi italiani semplici, noi gente di strada. La società civile, si diceva una volta, il sessantotto, il popolo, non gli spettatori. Ma siamo ancora abbastanza, siamo abbastanza giovani, abbastanza cittadini? Tu, sono affari tuoi o sulla corriera pazza, tranquillo a occhi chiusi, vuoi restarci anche tu?

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Scuola: Il 40% degli italiani è deluso dalla politica e non vota più

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2022

In una società nella quale la politica si allontana in modo progressivo dalla popolazione italiana, con quasi un cittadino su due invaso da un sentimento di delusione e che per protesta diserta il voto politico, ha un sapore speciale il dato in crescita di lavoratori della scuola che chiedono e credono nella rappresentanza sindacale: benché ancora provvisori, i numeri pubblicati in queste ore dall’Aran sulle elezioni Rsu 2022 dicono che rispetto a quattro anni fa ha votato il 6 per cento in più del personale docente e amministrativo: 961.908 insegnanti e Ata votanti contro i 908.182 del 2018. Anche le tessere sindacali risultano in crescita, non solo tra il corpo docente e amministrativo: al 31 dicembre 2021, si legge nella rendicontazione Aran, è stato registrato un aumento del 25% delle deleghe dei dirigenti scolastici (10.279, con diversi presidi che hanno attivato quindi più tessere sindacali, contro le 8.164 del 2017) a cui si aggiunge un incremento del 5% di docenti e Ata, le cui deleghe complessive sono passate dalle 660.324 del 2017 alle 693.494 del 2021.“Sono numeri indubbiamente importanti – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché vanno a sancire il bisogno e la voglia dei dipendenti della scuola, di ruolo e precari, di essere rappresentati e difesi, poiché una parte consistente dei loro diritti non trova riscontro nelle risposte blande dell’amministrazione e nella spesso difficile realtà lavorativa di tutti i giorni. L’insegnante, l’educatore, l’assistente amministrativo e tecnico, il collaboratore scolastico, il Dsga, il guardarobiere e tutte le figure professionali che operano nella scuola sono coscienti di quanto terreno, sul fronte dei diritti, sia stato perso negli anni. E che occorra fare di tutto perché venga recuperato. Noi, come Anief, siamo con i lavoratori e lavoriamo per loro: in questo quadro, avere aumentato la rappresentatività di oltre mezzo punto percentuale, perché l’Anief è l’unico sindacato italiano ad avere registrato nel 2022 un incremento di rappresentatività assieme alla Uil-Scuola, è un segnale importante. Un segnale che ci sprona a fare bene e sempre meglio”.

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Eutanasia all’italiana, Quando la politica uccide

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2022

Un fatto di cronaca: a Firenze un signore di 80 anni uccide la moglie ottantenne malata e poi si suicida. Eutanasia all’italiana. Meno nota del celebre “divorzio all’italiana” che, oltre ad essere un celebre film, era una realtà che “giustificava” il delitto d’onore quando il divorzio non era ancora legge, oggi l’eutanasia all’italiana ha un suo posto nella pratica e nella cultura. Pochi sono informati della possibilità di levarsi la vita andando in Svizzera ed ecco che imperversa il metodo “fai da te”. E’ probabile che in episodi come quello fiorentino una vita (marito) sarebbe stata risparmiata e un’altra (moglie) avrebbe cessato senza il trauma dell’assassinio.La mancanza di una legge che regolamenti l’eutanasia (già indicata come possibile dalla Corte Costituzionale, 242/2019 -4) porta a queste pratiche.In Italia i favorevoli ad una legge in materia sono il 93%, ma nel febbraio di quest’anno, sempre al Corte Costituzionale a presidenza Giuliano Amato, ha ritenuto di non ammettere un referendum che avrebbe chiamato gli italiani a decidere, una decisione tutta politica che,di fatto, è foriera della eutanasia all’italiana. La politica ha quindi deciso di uccidere le decisioni delle persone di disporre di se stessi e di uccidere le persone che aiutano per amore e rispetto. Quanti altri casi come quello fiorentino saranno necessari per umanizzare e razionalizzare la politica? Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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PIMCO: verso una politica restrittiva della BCE

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2022

A cura di Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO. Le pressioni inflazionistiche rimangono elevate e riteniamo che la Banca Centrale Europea (BCE) aumenterà i tassi di interesse di 50 punti base nella riunione di dicembre, indicando che prevede un ulteriore aumento dei tassi. Prevediamo che il Consiglio direttivo chiarisca che un’impostazione neutrale della politica potrebbe non essere appropriata in tutte le condizioni, e ci aspettiamo una transizione verso incrementi di 25 punti base l’anno prossimo, mentre il ciclo di rialzo passa dalla normalizzazione all’inasprimento della politica. Prevediamo che le proiezioni della BCE per l’inflazione core e headline per il 2024 siano cambiate minimamente rispetto a settembre e rimangano quindi leggermente al di sopra dell’obiettivo, mentre le proiezioni sull’inflazione per il 2025 saranno probabilmente molto vicine all’obiettivo di stabilità dei prezzi del 2% della BCE. Rimane una notevole incertezza su quale possa essere il tasso neutrale per l’area euro, ma qualsiasi livello tra l’1,25% e il 2,0% in termini nominali sembra plausibile. L’attuale valutazione di mercato suggerisce una destinazione piuttosto restrittiva per la BCE, con un picco del tasso di riferimento del 2,9% intorno alla metà del prossimo anno. Il tasso terminale prezzato dal mercato appare ragionevole alla luce delle informazioni attuali, della grande incertezza sulle dinamiche dell’inflazione e rispetto ad altre importanti istituzioni centrali dei mercati sviluppati, come il Regno Unito o gli Stati Uniti.Riteniamo che l’anno prossimo la BCE si orienterà verso incrementi più convenzionali di 25 punti base, dato che il ciclo di rialzo si sta spostando dalla normalizzazione della politica all’inasprimento della stessa e le pressioni inflazionistiche dovrebbero gradualmente attenuarsi.L’inflazione complessiva dell’Eurozona dovrebbe raggiungere un picco intorno ai livelli attuali verso la fine di quest’anno o all’inizio del prossimo, per poi diminuire in modo abbastanza consistente nel corso del prossimo anno.Riteniamo che la BCE comunicherà che, pur continuando a considerare l’insieme dei tassi di riferimento come il principale strumento di politica monetaria, è opportuno che la normalizzazione del bilancio avvenga in maniera misurata e prevedibile nel tempo.Per quanto riguarda il programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP), il Consiglio direttivo intende attualmente reinvestire i pagamenti del capitale dei titoli in scadenza almeno fino alla fine del 2024. Ci aspettiamo che la BCE chiarisca che gli strumenti per salvaguardare la trasmissione ordinata della politica monetaria, in particolare i reinvestimenti flessibili nell’ambito del PEPP e del nuovo strumento anti-frammentazione (TPI), rimarranno in vigore e i reinvestimenti del PEPP rimarranno la prima linea di difesa nell’arsenale anti-frammentazione della BCE.Per quanto riguarda le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO), un deflusso delle TLTRO da 1,82 mila miliardi di euro vedrebbe il bilancio della BCE ridursi di circa il 21% fino alla fine del 2024. Di conseguenza, le scadenze regolari delle TLTRO e i rimborsi anticipati costituiranno la maggior parte della riduzione del bilancio della BCE nei prossimi due anni. Ciononostante, l’eccesso di liquidità rimarrà probabilmente elevato nel medio termine, per cui riteniamo che il tasso sui depositi continuerà ad essere il principale tasso di riferimento nel prossimo futuro. Nelle proiezioni economiche della BCE, il percorso di crescita a breve termine prevede potenzialmente una lieve e breve recessione a partire dal quarto trimestre di quest’anno, con due trimestri consecutivi di crescita negativa nel quarto trimestre del 2022 e nel primo trimestre del 2023, seguita da una ripresa che si consolida durante l’estate e fino alla fine del 2023.

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La politica energetica per le aree urbane

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2022

Roma, Martedì 6 Dicembre 2022 Auditorium Unioncamere, Piazza Sallustio 21 Forum Istituzionale CityLab Energy dedicato alle politiche energetiche nelle aree urbane. Il Forum è promosso da: Cnr, Unioncamere, Rete Nazionale delle Agenzie Energetiche, Cluster Nazionale dell’Energia e GreenHillAdvisory. – nella mattina sono previste due Sessioni su Strategie ed Esperienze per la produzione, l’ efficientamento e le Comunità Energetiche – nel pomeriggio si terrà una Sessione dedicata al tema Finanziare le Politiche Energetiche, l’integrazione tra investimenti Pubblici e Privati, Partecipano come relatori: Parlamentari, Amministratori Locali, Dirigenti Pubblici, Manager di Aziende e di Fondi di Investimento. Il Forum prevede momenti di networking in occasione del “Caffè di Benvenuto delle ore 9.00” e del “Light Lunch delle ore 13.30”. La partecipazione, in presenza o da remoto, è libera previa iscrizione.

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Politica trasformismo e interessi individuali

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2022

di Vincenzo Olita. Il trasformismo come significato politico lo si incontra nello scontro tra Montagnardi e Girondini nell’Assemblea parlamentare scaturita dalla Rivoluzione francese. In Italia trova cittadinanza nel gergo politico a partire dal 1882 quando il governo di Agostino Depretis si adoperò per allargare la maggioranza parlamentare con l’ingresso di rappresentanti della Destra. Il 24 marzo del 1900 Gabriele D’Annunzio attraversava l’emiciclo di Montecitorio abbandonando i banchi della Destra Storica, nelle cui liste era stato eletto nel 1887, al gridodi là i morti vado verso la vita, per poi sedere tra quelli dell’Estrema Sinistra. Trasformismo? No! Un moto di ribellione, verso la politica parlamentare della Destra, di un uomo che sarà interventista, futurista, legionario a capo dell’impresa di Fiume, promulgatore della Carta del Carnaro, fascista e poi no. Insomma, se il Vate costruisce la sua vita, secondo la sua ben precisa visione del mondo, il trasformismo di Depretis e il Connubio di Cavour trovano invece spessore e finalità politiche nella necessità di modernizzare il Paese. Possiamo trarre equivalenti considerazioni dal prosieguo storico? Certamente No! Il giolittismo si mosse tra arditi tatticismi e diffuse clientele, tralasciando il ventennio fascista e le prime undici legislature repubblicane, dal 1994, cioè dall’inizio di quella che maldestramente viene definita seconda repubblica, si è avuto un incremento esponenziale della migrazione parlamentare; nell’appena conclusa XVIII legislatura sono stati 306 i cambi di casacca, quasi 1/3 dell’intero corpo assembleare ( a fronte dei 39e 40, solo alla Camera, nella X e XI legislatura divenuti subito 124 nella XII 1994-96). Il trasformismo parlamentare si era trasformato da ragionamenti politici, quasi sempre di gruppo, utili a raggiungere obiettivi, disegni e strategie politiche, a scelte men che meno strategiche funzionali per obiettivi e disegni privati. Il potere per il potere? Ancora una volta NO! Siamo solo al particolare per il particolare. Quanta lontananza con il trasformismo storico, quanta distanza da Cavour, Giolitti e D’Annunzio. Altro che la nobiltà della politica, siamo alla salvaguardia del tornaconto, siamo al gattopardismo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”; altro che interesse nazionale: per non compromettere i vecchi privilegi occorre mostrarsi come nuovi e immacolati. Ecco il trasformismo contemporaneo, quello dell’illusoria seconda repubblica, praticato e consumato in tutti gli schieramenti senza tema di sconfessione o vergogna, di perdita di dignità ed onore. Da manuale, l’operazione apolitica in fine legislatura condotta dal fu on. Di Maio, da manuale per furbizia, apolitica per contenuti e finalità. All’apparenza e momentaneamente più riuscita lamigrazione delle due ex ministre di Forza Italia che, ancora una volta, dimostra l’incapacità berlusconiana nella selezione della propria dirigenza, più volte sottolineata da Società Libera in questi anni. Da manuale di politologia, per come si costruisce e si alimenta una presenza politica senza essere politica, di un incolore ma attento e navigato personaggio del jet set milanese. Parliamo della signora Letizia Brichetto detta Moratti, un trentennale fallimento politico, inteso come contenuto nobile del termine, dovuto ancora una volta all’inadeguatezza berlusconiana nella composizione di una classe politica. Dall’insipienza come presidente Rai dal 1994 al 96, la si ricorda solo per alcune lottizzazioni, a Ministro dell’Istruzione per 5 anni dove ha ingolfato la scuola di burocrazia e oscurato lo studio della geografia. Dal 2006 al 2011 Sindaco di Milano, nel 2009 scelse Giuseppe Sala come direttore generale del Comune, il futuro sindaco compagno, trasformismo? NO! Appetenza. Una sindacatura punteggiata da inchieste giudiziarie, tra l’altro, condannata dalla Corte dei Conti a risarcire lo stesso Comune. Del tutto sbiadito il suo quinquennio che non ebbe seguito perché sconfitta da Giuliano Pisapia, circostanza in cui non fu supportata neppure da frange liberali. Superfluo continuare, utile solo a rafforzare l’apolitica immagine, secondi i nostri canoni, di un personaggio che per tre decenni, tanto ha avuto dalla sua parte politica, ricambiandola con contenuti del tutto inesplorati. Super valutata dal duo Gianni e Pinotto che l’accolgono nella loro formazione, dall’ensemble meneghino, un altro miracolato dalla politica Mario Monti ha dichiarato che dovunque andata la Moratti si è distinta(sic). Altro che società civile, sarà proprio la saggezza del Popolo Minuto checontribuirà altramonto del sogno, il buon senso, l’idem sentire che lontano dal politichese, ha compreso che non si barattano tre decenni di appartenenza con il diniego di una poltrona. Non siamo sul terreno della politica e neppure su quello del trasformismo, siamo alla capitalizzazione di una rendita e, purtroppo, ad un ulteriore quinquennio di sonnolenza dell’istituzione regionale. Intanto la transumanza morattiana attraversando il cortile di palazzo Lombardia avrà sussurrato: di là gli ingrati, vado verso il mio futur ancor radioso. (abstract) Vincenzo Olita Direttore http://www.societalibera.org

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“Politica, questa sconosciuta. Genesi e identità del comportamento politico”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2022

E’ uscito il libro di Giuseppe Polistena intitolato “Politica, questa sconosciuta. Genesi e identità del comportamento politico” con la prefazione di Giorgio Galli. A nostro avviso si tratta di libro che rivoluzionerà il modo di fare politica nel mondo perché innanzi tutto dà un grande contributo alla conoscenza di questa fondamentale attività umana e poi perché propone il passaggio dalla vecchia ma dominante categoria “amici-nemici” alla nuova “tutti-nessuno”. La prima porta alla guerra, la seconda al dialogo tra popoli, alla pace e alla nonviolenza perché la politica deve fare in modo che “tutti” siano presi in considerazione e “nessuno” deve avere troppo potere da prevaricare sugli altri. L’autore in una bella intervista afferma “la politica dunque contiene la pace come elemento consustanziale mentre la guerra non è la continuazione della politica, come spesso si dice, ma la sua distruzione”.Tutti coloro che aspirano alla pace, all’istituzione di un tavolo di trattative per porre fine alla guerra e alla firma e ratifica del trattato internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (TPAN), potrebbero trovare in questo libro un potente alleato col quale analizzare sotto una nuova luce le ragioni della crisi della politica. Questa analisi pone le basi per una grande sfida: eliminare le patologie individuate e operare per dare vita alla politicità sociale ricostruendo così la cinghia di trasmissione che consentirebbe alla cittadinanza di far sentire la propria voce in quelle scelte di vitale importanza quali sono quelle che riguardano l’attuale guerra in Ucraina.Il problema della crisi della politica, magra consolazione, è che non è limitato alla sola Italia, è mondiale: l’Italia potrebbe essere la culla di questo importante cambiamento di paradigma.Le due patologie più importanti sono sostanzialmente: 1) il fatto che la società ritenga “normale” che l’impegno in politica possa essere considerato un lavoro (a vita) da cui trarre il reddito per la propria famiglia, alla pari di un qualsiasi altro lavoro come il barista, l’insegnante, il fattorino o il medico. 2) Il fatto che la stessa persona fisica possa ricoprire ruoli di responsabilità nel partito e al tempo stesso avere ruoli di ministro o di parlamentare. Queste due patologie portano all’annientamento dei partiti e ad un peggioramento della qualità delle istituzioni. Non è ovviamente possibile spiegarne le ragioni in questo breve articolo, invitiamo quindi a leggere questo documento sintetico.L’annientamento dei partiti fa sì che la cittadinanza non abbia più a disposizione il luogo ideale per espletare la cosiddetta “politicità sociale” che comprende varie funzioni come informarsi, discutere, confrontarsi sulle proprie esigenze di vita e sulla propria visione del mondo, farne una sintesi nel programma elettorale, selezionare i migliori candidati per il parlamento, partecipare attivamente alle elezioni e poi controllare nel tempo i risultati ottenuti.Gli eletti, che dovrebbero dare vita alla “politicità istituzionale” il cui scopo principale è quello di fare le leggi per tutti/e sulla base delle indicazioni prodotte dalla “politicità sociale”, sono diventati di fatto una sorta di corpo autonomo che si autoriproduce e si “blinda” nei suoi privilegi anche grazie a leggi elettorali come il Rosatellum.In altre parole, la “politicità istituzionale” ha fagocitato lo spazio della “politicità sociale” annientandola: per il funzionamento fisiologico della società ci deve essere invece una separazione netta tra chi sta nei partiti e chi sta nelle istituzioni. Le elezioni dovrebbero essere il punto di arrivo dopo un complesso processo previsto dalla “politicità sociale”: in se stesse non garantiscono affatto l’esistenza della democrazia, ne diventano solo lo specchietto per le allodole.Che dire infine? Se vogliamo la pace, prepariamo la Politica, quella di Giuseppe Polistena.

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La politica non capisce niente di RaveParty

Posted by fidest press agency su martedì, 8 novembre 2022

Dj Aniceto: Propaganda Politica triste e scandalosa.”La cosa piu comica è che tutti politici parlano e sparlano dei Rave Party, quando il massimo delle feste a cui hanno partecipato sono state quelle parrocchiali. Trasformano tutto in propaganda politica, e gli unici a farne le spese sono i giovani promulgando emendamenti ridicoli che limitano la loro libertà in ogni ambito. Quello che viene visto come un evento musicale è in realtà una cultura e come tale va rispettata, I rave party non sono luoghi sicuri. questo è certo, e mi aspetto che chi legifera conosca bene la materia e non solo quanto costa un litro di latte al supermercato”: Questo è il messaggio, che il dj Aniceto, uno dei dj piu impegnati nel sociale, già membro della Consulta Anti-droga a Palazzo Chigi, guru dei sani valori in tv e testimonial sulla sicurezza stradale, sta cercando di far passare, dopo 20 anni di attività di prevenzione in materia di droga ed alcol in ogni ambito scolastico e di spettacolo. Il dj, afferma che i rave party sono zeppi di pericoli e non dovrebbero essere considerati come semplici feste. All’interno di questi eventi, infatti, si consumano droghe molto potenti e pericolose, come l’ecstasy, e non viene fornita alcuna assistenza medica in caso di necessità.Inoltre, i rave party sono generalmente organizzati in luoghi isolati e difficili da raggiungere, il che rende difficile l’intervento dei soccorsi in caso di emergenza. Per tutte queste ragioni, il dj Anti-droga Aniceto invita a evitare questi eventi e a sensibilizzare sul loro vero volto e ad un interesse maggiore le istituzioni che spesso ne ignorano i pericoli e soprattutto l’esistenza. Raggiunto a telefono Aniceto ci ha tenuto a ribadire: “In passato, a questo tipo di feste mi hanno spesso invitato a lavorarci ma ho sempre evitato di andare. E lo consiglio a tutti i miei colleghi, anche se purtroppo molto spesso sono proprio dei dj che organizzano questo tipo di feste. Dj non italiani che vedono Italia come l’albero della cuccagna trascinandosi dietro un pubblico desideroso di drogarsi e divertirsi all’inverosimile perchè se solo osassero farlo nel loro paese di origine li sbatterebbero subito in galera.” Vi ricordiamo che Robbie Aniceto, inoltre, e’ attualmente impegnato in una campagna contro tutte le dipendenze, e promuove eventi in discoteca sulla sicurezza stradale e contro i ‘paradisi artificiali’.

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Elezioni: “La vittoria nelle urne della destra era prevista”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

In essa si sommano errori politici e strategici dei partiti e qualche volta anche dei movimenti progressisti di questo Paese”: lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. Che prosegue: “C’è tuttavia un punto preciso da cui ripartire: questa tornata elettorale ha visto per la prima volta convergere sul tema dell’affermazione dei diritti e del contrasto all’odio, alla violenza e alle discriminazioni, numerose forze politiche, di schieramenti diversi, che sommate rappresentano una maggioranza dell’opinione pubblica, seppur frazionata in diversi partiti. Il fronte dei diritti è ampio e, nonostante questa sciagurata legge elettorale lo confini in una porzione modesta di seggi parlamentari, esso può contare sulle numerose connessioni fuori dai palazzi. Queste connessioni sono oggi indispensabili e strategiche per organizzare una resistenza e una politica sui temi delle persone lgbtqi+, della parità di genere, del razzismo, delle persone migranti, delle persone con disabilità, di tutte le famiglie possibili. Queste connessioni, però, devono poter contare su una lealtà reciproca e sul definitivo superamento di qualsiasi tentennamento, perché sono quei tentennamenti ad aver lasciato l’Italia al palo sui diritti civili e sociali anche quando c’erano i numeri per approvare le leggi indispensabili a superare il ritardo del nostro Paese.”, conclude Piazzoni.

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Tra salute e politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2022

Notizie di cronaca, di politica e temi relativi al benessere fisico sono i principali argomenti di interesse degli adulti con un’età compresa tra i 57 e i 75 anni. Sono questi alcuni dei principali elementi emersi da una ricerca effettuata dall’Istituto Tips Ricerche in collaborazione con i ricercatori dell’Università Cattolica intitolata “Non dimentichiamoci dei boomers!” e basata su 450 interviste online realizzate nei mesi scorsi. Lo studio si è svolto nell’ambito del progetto Opinion Leader 4 Future nato dalla collaborazione tra l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED) dell’Università Cattolica e l’ufficio Media Relation del Gruppo Credem, tra i principali gruppi bancari nazionali e tra i più solidi a livello europeo, con l’obiettivo di indagare, grazie ai ricercatori universitari, il ruolo dei leader d’opinione nel panorama informativo nazionale ed internazionale.Più in dettaglio, la ricerca condotta dall’istituto Tips Ricerche ha coinvolto i cosiddetti “baby boomer”, persone nate tra il 1946 e il 1964, che sono stati protagonisti dell’esplosione economica e demografica della seconda metà del XX secolo. Rappresentano una larga parte del Paese, sono longevi e godono di una buona qualità di vita. Dalla ricerca è emerso che questa generazione, rispetto a quelle più giovani, è molto attenta all’informazione e predilige maggiormente i contenuti di cronaca e di politica citati tra i principali interessi dall’84% degli intervistati. La salute è un altro argomento che riveste particolare rilevanza per questa fascia demografica, sia in un’ottica di cura sia di prevenzione, per via dei disagi e della paura legati al perdurare dell’emergenza sanitaria.Per quanto riguarda i mezzi d’informazione, dalla ricerca emerge che gli adulti tra 57 e 75 anni, rispetto alle generazioni successive, prediligono le testate giornalistiche (quotidiani, periodici, online). La fiducia nei confronti delle fonti citate è tuttavia inferiore rispetto ad altre fasce d’età, infatti l’autorevolezza e la storicità dell’editore è un fattore di garanzia solo per il 20% degli intervistati contro il 35% degli under 40. Per entrare nel dibattito e alimentare il proprio punto di vista rispetto alle differenti tematiche sono considerati dei validi strumenti i telegiornali e i talk televisivi. I 57-75 enni, inoltre, per informarsi sui temi quali il risparmio, gli investimenti, l’agire quotidiano e la gestione e la cura dei patrimoni immobiliari, dichiarano di avere tra i propri principali riferimenti gli interventi di esperti e professionisti noti, raccolti sia attraverso i principali mezzi di comunicazione (come televisione e web) sia direttamente nel caso di conoscenza personale. In particolare, il 63% dei baby boomer considera i professionisti che intervengono pubblicamente sui media e le persone di fiducia come fonte di informazione essenziale. Fra tutti gli esperti sono considerati maggiormente affidabili quelli più autorevoli e con un forte bagaglio esperienziale (78% contro il 40% degli under 40). Le abilità comunicative e digitali e la reperibilità sono elementi secondari rispetto alla richiesta di coerenza e, conseguentemente, di capacità e coraggio nell’ammettere eventuali errori, caratteristiche valide anche per i professionisti televisivi (92% contro l’82% dei più giovani).

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Politica: Non c’è peggior sordo…

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2022

Di chi non vuol sentire. Mi sembra la classica commedia di Goldoni: “un sordo, due sordi, tutti sordi. Alla fine, si scopre che tutti ci sentivano bene. Ciò sta accadendo in questi giorni in Italia nella convulsa ricerca di una quadratura del cerchio ma che di convulso ha solo il non voler sentire la voce degli altri. Ci stracciamo le vesti nel declamare la crisi del sistema Italia, e a ragione, ma ci guardiamo bene a ricercare la soluzione sebbene sia a portata di mano poiché ciò significherebbe perdere il controllo nella stanza dei bottoni. E allora di quale interesse nazionale parliamo? Non è certo dell’economia del paese, dell’industria, del lavoro, della giustizia, del fisco, della salute e della scuola. Discettiamo, semmai, sul modo come mercanteggiare una presidenza del consiglio e della repubblica, un posto di ministro e di sottogoverno. Questa è, per costoro, la priorità del paese mentre altri tremano alla sola idea che qualcuno possa votare la sua ineleggibilità che lo costringerebbe a presentarsi “nudo” davanti alla giustizia. Una giustizia che è stata presa a sberleffi per 25 anni e costretta a fare da cassa di risonanza ad un uomo che in tutti i modi ha cercato di sfuggire ad un giudizio ma a servirsene per presentarsi da vittima al suo elettorato. Un’Italia che per colpa di questi sordi per vocazione fa perdere il senso della misura a tutti gli altri. Usque tandem… (Riccardo Alfonso)

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Elezioni: Una politica “evaporata” ci fa votare per un finto sistema bipolare

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2022

By Enrico Cisnetto. Viviamo un momento drammatico in cui gli equilibri planetari sono violentemente messi in discussione. Ci accingiamo ad entrare in una tempesta perfetta che è la sommatoria di una crisi energetica senza precedenti, del ritorno (stabile) dell’inflazione, di una recessione globale simile a quella del 2008, o forse anche peggiore, e che ci farà dolorosamente impoverire. Ma la portata epocale di tutto ciò sfugge, per ignoranza nell’analisi e per povertà assoluta di risposte. E in più affrontiamo il momento più complicato dal secondo dopoguerra con la classe politica peggiore di sempre, fatta di leader usa e getta prigionieri dei social e di gregari dilettanti senza né arte né parte. Con il sistema politico-istituzionale da tempo in default senza che nessuno ci abbia messo mano. Con un capitalismo che si divide tra chi ha successo individuale ma non fa sistema e chi sopravvive solo grazie alla spesa pubblica e all’evasione fiscale. Con una società attraversata dai sentimenti del disincanto e del rancore che sono l’anticamera dell’anti-politica, del populismo e delle illusioni sovraniste. Come ha magistralmente scritto lo psicoanalista Massimo Recalcati sulla Stampa, siamo di fronte alla “evaporazione della politica”, insieme causa ed effetto di una crescente astensione dal voto e matrice della nascita e della morte in tempi sempre più veloci di fenomeni politici fondamentalisti (i migliori che cacciano i peggiori, ma che dopo aver a loro volta fallito vengono cacciati dal “nuovo che avanza”). Certo, è vero quello che sostiene Giuliano Amato, e cioè che oggi tutte le democrazie “sono fragili perché non hanno più quei grandi persuasori di massa che erano i partiti” e dunque la politica “non ha un ruolo guida”. Tutto l’Occidente è contagiato da questa malattia, e ciò spiega il successo, anche presso le nostre opinioni pubbliche, delle cosiddette “democrature”. Ma la patologia italiana va oltre, perché in nessun paese europeo esistono partiti di plastica che abbiano generato politici di cartapesta (felice espressione di Francesco Cundari). Così come va oltre il fisiologico l’intensità dello scontro tra le forze politiche nella contesa elettorale. Come ha notato Massimo Franco, l’eccesso di aggressività – fatto di allarmi sulla tenuta della democrazia, minacce di guerra civile, terrorismo sulle sanzioni alla Russia – non solo infetta i rapporti tra i partiti (compresi quelli alleati), ma trasferisce veleni nei rispettivi elettorati, creando “un serbatoio di parole d’ordine tossiche destinato a inquinare a lungo anche il dopo elezioni”. Lo dimostra l’accoglienza che stanno avendo gli accorati appelli di Guido Crosetto, maître à penser di Giorgia Meloni, a considerare la necessità che subito dopo il voto, quale che sia il risultato, si dovranno unire tutte le forze migliori per salvare il Paese (“e tutte vuol dire tutte”, sottolinea Crosetto): pur trattandosi di un auspicio sacrosanto, già viene bollato (l’ineffabile avvocato Conte è specialista in questo) come inciucio di potere all’insegna del più bieco opportunismo. Con il risultato che i compromessi che inevitabilmente si dovranno fare dopo le elezioni saranno difficili se non impossibili da realizzarsi. O, se si faranno, risulteranno poco credibili e dunque fragili (come dimostra la breve durata del governo Draghi). Intanto il voto che esprimeremo tra due settimane sarà il compimento di una crisi che è ormai prossima ai trent’anni e che ha prodotto il declino strutturale dell’Italia. In questi anni non è stata risolta alcuna delle questioni che avevano portato alla fine della Prima Repubblica, a cominciare dalla giustizia, che sono davanti a noi aggravate dal trascorrere del tempo e dall’aggiungersi di nuove problematiche. Inizialmente ci si era illusi che il bipolarismo, forzato dagli elementi maggioritari della legge elettorale (nelle sue varie declinazioni), consegnasse al Paese una sana governabilità. Ma un sistema basato sulla contrapposizione tra “bene e male”, rappresentati dal berlusconismo e dall’anti-berlusconismo, non poteva che generare populismo e ingovernabilità, fino alla crisi estrema del 2011 quando è morta la soi-disant Seconda Repubblica senza che nascesse la Terza. Il fallimento degli esperimenti fatti tra il 2011 e il 2018 ha portato al successo dell’antipolitica e alla nascita di uno sgangherato bipopulismo, crollato miseramente quando si è stati costretti a chiedere aiuto a Draghi. Se a questo si aggiunge che pur essendo ormai conclamata da tempo la crisi del tutto irreversibile del sistema politico – partiti personali, cartelli elettorali spacciati per coalizioni, Parlamento impotente e dequalificato e ora per di più a ranghi ridotti, presidenzialismo surrettizio, ecc. – la questione non è stata minimamente affrontata, neppure nel suo aspetto più facile (legge ordinaria) e più urgente come le modalità di espressione e conteggio del voto – salvo pentirsi ora quasi tutti di non avere seppellito l’orrido Rosatellum a favore di un proporzionale accompagnato da un severo sbarramento, alla tedesca – si capisce sia perché la sollecitazione al voto stia lasciando indifferenti quando non fortemente arrabbiati i cittadini (non a caso mai così incerti se andare ai seggi, e, andandoci, chi votare).Non è un caso, dunque, che a farla da padroni siano i sondaggi, le cui indicazioni sembrano addirittura diventate il contenuto stesso dell’offerta politica, per cui il Pd sicuro di perdere chiede di far argine alla sicura vincitrice Meloni per evitare che almeno non abbia i due terzi dei seggi e possa cambiare la Costituzione senza colpo ferire. Considero altamente probabile che i numeri che ci vengono propinati da settimane, peraltro niente affatto omogenei salvo sul fatto che a vincere sarà il cosiddetto centro-destra, saranno quelli veri. Anche perché ciò che conta non sono le percentuali complessive dei contendenti, ma l’effettiva distribuzione dei seggi (che per il 37% saranno assegnati dai collegi uninominali e dunque secondo la logica maggioritaria, e il 63% dal voto proporzionale). Ma non serve a nulla divinare quale sarà il responso effettivo delle urne, anzi è distorcente. Quello che importa sapere è che: a) è improprio l’uso delle definizioni di centro-destra e centro-sinistra, vuoi perché a sinistra la coalizione non si è formata e vuoi perché la destra è orfana del centro, e il cartello elettorale è talmente diviso su quasi tutto che è pronta a implodere un minuto dopo la chiusura delle urne; b) è errato continuare a considerare bipolare il sistema politico, visto che in campo i poli sono quattro (5stelle e TerzoPolo oltre ai due già citati); c) è truffaldino evocare il “voto utile”, proprio perché non siamo in un sistema bipolare e perché se l’esito delle elezioni è ancora indefinito – per esempio al Senato ci potrebbe essere una situazione di pareggio o di maggioranza risicata – o comunque destinato a cambiare in tempi brevi, anche i voti alle formazioni minori risulteranno utili, se non addirittura determinanti. (abstract by http://www.terzarepubblica.it

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Tutto è spettacolo in politica: prepariamoci alla prossima sceneggiata

Posted by fidest press agency su sabato, 13 agosto 2022

Vi è tanta l’ansia di creare uno spazio d’ascolto che non si trascurano gli eccessi per rendere più allettante l’audience da chi è preposto al lancio di queste “bufale”. Non solo. Se ci troviamo in competizione con altri come accade nei talk show cerchiamo di strappare il breve tempo che ci è riservato adottando due specifiche tecniche. La prima è quella d’interloquire mentre parlano gli altri per rubare il loro spazio e la seconda per cercare le frasi a effetto che sintetizzino in qualche modo un certo discorso anche a costo d’essere incompleti e vaghi. Ciò significa che occorre essere preparati e aggressivi, concilianti e pacati quanto basta per cogliere il massimo d’attenzione non certo per gli astanti ma per quel pubblico che è dall’altra parte dello schermo. Tutto questo va detto per capire la ragione che spinge un politico a scoraggiare la partecipazione dei suoi rappresentanti a incontri mediatici del genere dove si rischia di fare da cassa di risonanza più per la diffusione delle idee altrui che per le proprie. Ma l’insidia è ancora più raffinata nel far passare questa scelta prudenziale come l’arroganza del padre padrone che vuole accentrare solo su di se le luci della ribalta. La verità è che si vuole far dimenticare, la vera natura del dominus che convoca periodicamente i suoi “lacchè” per l’indottrinamento prima di lanciarli nell’agone mediatico. Chi è buon intenditore intenda. (Riccardo Alfonso)

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Politica e lo psicodramma italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2022

Cosa ci sta capitando come “popolo di elettori” è a dir poco sconcertante. Nel 2011 Berlusconi è stato costretto a dimettersi per evitare il tracollo dell’Italia. Così uno dei più potenti partiti del dopoguerra ha perso in tre anni circa la metà dei suoi parlamentari. È stato indotto ad appoggiare un governo cosiddetto di tecnici che ha fatto al suo posto il “lavoro sporco” nel rimettere in carreggiata il nostro dissesto economico e finanziario non senza farci pagare un rigore senza crescita. Nonostante ciò, come se nulla fosse, Berlusconi si è “rifatta la faccia” ed è sceso di nuovo in campagna elettorale autodefinendosi salvatore della patria. Ora da novello tribuno del popolo lancia i suoi anatemi nei confronti di chi cerca di isolarlo e invoca un governo di larghe intese partecipandovi in prima persona ma non si sa ancora bene se candidandosi al senato e da lì alla sua Presidenza o da ministro del prossimo governo. A questo punto c’è da chiedersi se viviamo in un paese normale oppure no. Noi continuiamo a votare e a seguire un uomo che ci ha portati a una crisi di sistema senza precedenti e ancora a ritrovarci a sostenerlo. Abbiamo dimenticato tutto: le figuracce che ci ha fatto fare in campo internazionale, le sue amicizie ambigue da Gheddafi a Putin, le sue vicende giudiziarie che hanno finito con il ridicolizzare la giustizia del nostro paese che per anni lo insegue per giudicarlo e tutte le volte ora per una provvidenziale prescrizione o leggi ad personam come la depenalizzazione del falso in bilancio lo ritroviamo a capo a dodici. Usque tandem… (Riccardo Alfonso)

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Politica: Non è più tempo di discussioni

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2022

Ci risiamo. Dopo aver digerito non sempre bene i risultati elettorali che ci hanno portato dal 2018 ad oggi ora il passatempo dei nostri “esperti” dalla politica alla filosofia, dalla sociologia al pettegolezzo sembrano concentrati sui passi che i nuovi leader compiranno e come intendono risolvere gli aspetti più urgenti del nostro vivere quotidiano. Da più disparate parti i talk-show, infatti, si stanno organizzando con discussioni di ogni genere ora sul conflitto d’interessi ora sulla riforma della giustizia, ora sulla legge elettorale ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. È tempo di concretizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese e non lasciamo che la nuova speranza per un cambiamento radicale sul modo come interagire tra i cittadini e le istituzioni non si trasformi come in passato in un mero esercizio tautologico (Riccardo Alfonso)

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L’incertezza politica accresce le preoccupazioni delle famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 agosto 2022

In un clima reso già molto difficile da una crescita dell’inflazione che non si registrava da decenni, dalla guerra in Ucraina e dalla recrudescenza della pandemia, la crisi di Governo e le possibili ripercussioni sull’economia italiana hanno accresciuto le ansie delle famiglie, restituendo una fotografia tra le peggiori degli ultimi due anni e mezzo: quasi 1 nucleo familiare su 2 (47,5%) teme fortemente le conseguenze dell’aumento dei prezzi sulla propria condizione economica, così come 4 su 10 non smettono di angosciarsi per il perdurare della guerra e, in controtendenza rispetto al passato nel periodo estivo, si fanno più forti anche le preoccupazioni per la pandemia. A dirlo sono le rilevazioni effettuate tra il 20 e il 23 luglio – quindi proprio all’indomani della fine del governo Draghi – da Termometro Italia, l’indagine avviata nel marzo 2020 da Innovation Team, unità di ricerca di MBS Consulting, Gruppo Cerved, per monitorare l’impatto del Covid19 e che oggi prosegue per rilevare come le famiglie vivono la ripresa, l’inflazione e le tensioni internazionali, le prospettive future. L’indagine periodicamente intervista oltre 500 capifamiglia ed espande i dati all’universo delle famiglie italiane (26 milioni) in funzione di area geografica, tipologia familiare e professione della principale fonte di reddito.“A fronte del sensibile aumento dei prezzi, l’ultimo trimestre ha visto precipitare la situazione economica delle famiglie, che risulta la peggiore dall’inizio delle rilevazioni – commenta Fabio Orsi, partner di Innovation Team, unità di ricerca di MBS Consulting, Gruppo Cerved -: infatti, il 60,9% dei nuclei ha dovuto intaccare i propri risparmi (+5,7% rispetto al mese scorso) e quasi il 25% in maniera consistente. L’impatto dell’inflazione sui prezzi dei beni di consumo è vissuto come grave o molto grave da quasi il 40% degli intervistati, con effetti importanti sulle abitudini di acquisto: addirittura 2 su 3 hanno ridotto le spese (62,5%, giugno: 63,7%), e con le vacanze in corso o alle porte, anche il caro-carburante ha pesato fortemente sul bilancio familiare, con conseguenze gravi per il 42,6% dei capi famiglia. Dopo mesi di relativa stabilità, insomma, la situazione sta scivolando nuovamente verso i picchi di febbraio”.Anche le aspettative per il futuro non sono buone: nei prossimi mesi praticamente tutti (86,5%, quasi 9 famiglie su 10) si aspettano un periodo difficile o molto difficile, fatto persino di rinunce a bisogni primari per 1 intervistato su 4 (24,3%). Se poi si fa correre la mente al prossimo anno le previsioni non migliorano: per il 73,3% dei rispondenti (+3,7% rispetto a giugno) la crisi di governo porterà un netto peggioramento nella condizione economica del Paese, e per 1 capofamiglia su 2 (il dato massimo mai rilevato: 51%, +10,4%) anche nella propria. Il 33,6% teme anche un peggioramento nella condizione lavorativa (+8,3%).Come se non bastasse, con l’ennesimo aumento dei contagi da Covid-19 la pandemia torna ad assumere un ruolo importante nelle preoccupazioni delle famiglie, con pensieri polarizzati: rispetto a un mese fa, crescono sia gli ottimisti (39,5%) che i pessimisti (35,5%).

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Latte: Cia, su accordo prezzo pesa variabile rincari produttivi e instabilità politica

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2022

L’accordo sul prezzo del latte per il 2022 raggiunto con Italatte, società del gruppo Lactalis, non soddisfa pienamente Cia-Agricoltori Italiani. L’aumento ottenuto dagli allevatori, infatti, rischia di essere superato presto dall’incremento dei costi di produzione, che non si ferma, complice l’instabilità dei mercati e, ora, anche quella politica con la caduta del governo. Una situazione difficile, che obbliga a una riflessione sugli scenari futuri del comparto lattiero-caseario.Le aziende zootecniche -ricorda Cia- continuano a registrare un’impennata dei costi produttivi. Solo nel primo trimestre dell’anno, gli esborsi degli allevatori sono cresciuti del 16,6% rispetto allo stesso periodo del 2021. Sono aumentati i prezzi degli animali da allevamento (+9,8%) e dei mangimi (+21%), oltre che dei prodotti energetici (+61,5%). E la dinamica dei prezzi di vendita ha dimostrato di non essere in grado di assorbire i maggiori costi, esponendo gli allevatori all’erosione dei margini di guadagno, ormai ai minimi storici. Ad aggravare il quadro, poi, le altissime temperature estive che, nella maggior parte delle stalle, stanno provocando una minore produzione di latte.L’accordo con Italatte, ieri, è stato raggiunto su una media di 57 centesimi al litro con nello specifico: 55 cent/l nei mesi di luglio e agosto, 57 cent/l nei mesi di settembre e ottobre, 58 cent/l nel mese di novembre e 60 cent/l nel mese di dicembre.Cia ritiene, innanzitutto, che accordi siglati con player che possono condizionare, a livello nazionale, le future trattative di mercato delle varie realtà del settore, devono coinvolgere necessariamente tutte le forze della filiera, soprattutto in un momento così delicato e instabile dal punto di vista politico ed economico.Una valutazione che si rafforza in considerazione della distanza dell’accordo dagli attuali valori del latte spot, che il 18 luglio ha raggiunto 65,75 euro al quintale. A Milano le quotazioni si attestano questa settimana sui 650–660 euro/tonnellata, mantenendosi per la quarta settimana consecutiva sopra la soglia dei 600 €/t mai raggiunta in precedenza. Prezzi sostenuti anche dalla minore produzione di latte a livello mondiale.In questo scenario di settore, e in quello di crisi generale, con l’inflazione al +8% e lo spettro di una contrazione dei mercati finanziari che rischia di impattare disastrosamente sui mutui e sulla liquidità delle aziende agricole -osserva Cia- sottoscrivere un accordo che non contempla la variabilità e la complessità di tutti questi elementi, rischia di avere un effetto controproducente sulla sostenibilità economica delle stalle, già in una situazione di forte difficoltà, per i forti rincari sull’alimentazione del bestiame, acuiti dalla perdurante siccità che sta mettendo a rischio le colture foraggere. “L’attuale situazione del Governo ci pone in una posizione di forte preoccupazione per le prospettive future delle imprese zootecniche, che necessitano di interventi concreti, urgenti e sicuri, per superare questa fase critica -spiega il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. C’è bisogno di un governo pienamente operativo, perché tutto questo caos avrà ripercussioni sull’accesso alle risorse finanziarie e sulla tenuta delle aziende del settore”.

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Italia: la crisi politica e gli obiettivi del Pnrr

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

“A livello europeo facciamo una pessima figura. Dovremmo spiegare come si fa a raggiungere gli altri obiettivi del Pnrr da qui a fine anno se ci si blocca per tre mesi di campagna elettorale nella quale tutto è fermo. E ovviamente questa difficoltà porterà a una difficoltà di utilizzare quelle risorse ora. Già, è un lavoro molto complicato, perché il Pnrr è un piano ambizioso che va seguito con molta cura, seppure viene frenato da questa crisi ed eventuali elezioni, questo è ancora peggio. Qui sono in ballo le imprese che ci stanno mettendo la faccia, che stanno provando a lavorare sul Pnrr, e gli enti territoriali. C’è un’economia reale che, oltre ai mercati e a quello che dai cittadini è visto forse più lontano, parla di famiglie, di lavoro, di difficoltà reali. Ora siamo a pochissimi mesi dalla fine di questa legislatura, bisogna fare delle cose importanti e la cosa peggiore io credo è che in queste ore chi ha scatenato questa crisi ha anche dimostrato che non è capace di capire le proprie scelte quali reazioni hanno”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e dell Finanze, Laura Castelli, intervenendo a Sky Tg24 Economia, in merito alla crisi innescata dal MoVimento 5 Stelle.

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Una crisi politica che sa tanto di “Autolesionismo allo stato puro”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

By Enrico Cisnetto Direttore Terza Repubblica. Riprendiamo, sia pure per sommi capi, un interessante articolo di Cisnetto, un giornalista molto noto e qualificato: “Questa crisi è talmente surreale da indurmi a pensare che persino l’avvocato Conte viva con imbarazzo questa follia, inspiegabile agli occhi degli italiani, figuriamoci a quelli delle cancellerie di tutto il mondo e caduto per un dissenso sull’installazione di un termovalorizzatore a Roma, caput mundi in quanto a rifiuti che la sommergono. E poi che la crisi è arrivata nonostante il governo abbia ottenuto la fiducia in parlamento e conservato, anche senza i dissidenti, un’ampia maggioranza a sostenerlo. Detto questo, non è vero che quanto è successo in queste ore sia un fulmine al ciel sereno, del tutto imprevisto e imprevedibile. Basta mettere insieme i pezzi giusti, e vedrete che il puzzle si comporrà dimostrando che la crisi viene da lontano. Una è l’inacidirsi dei rapporti tra il presidente del Consiglio e le forze politiche, in particolare i parlamentari e alcuni leader, Conte e Salvini in primis (direi a pari merito). Un’altra è l’allontanamento sostanziale tra Draghi e Mattarella: rapporti perfetti sul piano formale, ma fine della precedente sintonia. Un’altra ancora è il cambiamento di umore dello stesso Draghi, il cui livello di insofferenza, e dunque in parallelo il desiderio di chiudere un’esperienza che non avrebbe neanche voluto iniziare, è andato via via crescendo. E, paradossalmente, la crescita di ruolo di Draghi nello scenario di guerra – decisivo in Europa e principale interlocutore di Washington – ha finito per acuire le tensioni, non fosse altro per gelosia nei suoi confronti e per la sempre più evidente constatazione della distanza siderale che separa la sua statura da quella di tutti gli altri, rosiconi e non, cosa che allunga la sua figura oltre le prossime elezioni e fa temere ai tanti aspiranti di non poter competere per lo scranno di palazzo Chigi. D’altra parte, per come Conte ha messo le cose, Draghi non poteva certo far finta di niente, derubricando l’uscita dall’aula dei senatori grillini ad una ragazzata, come peraltro molti di loro, spaventati dal pericolo delle elezioni anticipate che loro stessi hanno innescato, avrebbero voluto. Specie dopo aver commesso l’errore di aver detto e poi con tigna ripetuto che il suo governo o era con i 5stelle dentro, o non era. Non c’è dubbio che l’eventuale ritiro di Draghi dalla scena rappresenterebbe un danno per l’Italia – che, ricordiamoci, è la principale beneficiaria del Next Generation Ue, soldi che sono a rischio se il Pnrr non dovesse marciare, in termini di investimenti e di riforme strutturali, così come previsto – ma anche per l’Europa orfana di leadership forti e sotto il tiro di Putin, che ha nella destabilizzazione del Vecchio Continente il vero obiettivo dell’attacco a Kiev. E lo stesso vale per l’intero fronte occidentale, ora che Putin e Xi Jinping fanno a gara a voler ridisegnare la cartina geografica mondiale. Ma Draghi si farà convincere da un messaggio di Biden e una telefonata di Powell (Federal Reserve) piuttosto che da un accorato appello di Macron e von der Leyen, a riprendere il cammino interrotto, in modo da evitare elezioni anticipate? E se sì, è più probabile ed è meglio per il Paese che lo faccia attaccando i cocci della vecchia maggioranza – approfittando della quasi certa disponibilità dei 5stelle a tornare sui loro passi e votare la fiducia – oppure che lo faccia presentando un programma stringente che induca Conte a rimanere fuori e su cui misurare preventivamente le intenzioni dell’ondivago Salvini? Sono le domande che ho posto a quattro esperti di politica e di funzionamento delle istituzioni come Armaroli, Folli, Panarari e Panebianco in un’edizione speciale di War Room, ottenendone una sola ma importante certezza: mercoledì il presidente dimissionario alla Camera farà un discorso durissimo, mettendo in fila le responsabilità di ciascuno. Questo, però lascia inevasa la domanda: ma per fare cosa? A palazzo Chigi e nell’entourage di Draghi in queste ore si lascia intendere che dopo quel discorso tutto dipenderà dalle risposte che i partiti daranno. Se saranno convincenti forse l’ex banchiere si lascerà convincere. Altrimenti il pallino tornerà nelle mani del presidente della Repubblica, cui spetterà di decidere se mandarci a votare tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre chiedendo a questo governo, specie se non avrà ottenuto un voto di sfiducia così come è stato fin qui, di restare in carica per gli affari correnti. Oppure se metter su un governo elettorale con alla guida una figura istituzionale come il presidente della Corte Costituzionale, Amato, o del Consiglio di Stato, Frattini. O, ancora, se scaricare su Draghi la colpa dello stallo e incaricare qualcuno con l’obiettivo di arrivare al voto a scadenza naturale (tra il 23 di marzo e la fine di maggio del 2023), dimostrando che in fondo la maggioranza, almeno numericamente, c’è.Ovviamente io non posso conoscere ciò che probabilmente non sanno neppure gli interessati, e cioè quali delle diverse opzioni diventerà realtà. E comunque, piuttosto che avventurarmi in pronostici, preferisco dire ciò che auspico avvenga. Io spero che Draghi voglia cogliere l’occasione per fare due cose. La prima è continuare a dare all’Italia un governo che affronti i tanti e gravi problemi che sono sul tappeto e colga le opportunità che pure ci sono, specie in sede europea. La seconda, invece, è di natura squisitamente politica: fare in modo che entro i tempi di questa legislatura il sistema politico evolva archiviando finalmente la fallimentare contrapposizione bipolare a favore di ricomposizione del quadro politico che unisca in un patto di governo le forze euro-atlantiste e lasci fuori quelle populiste e sovraniste. Si dirà: ma Draghi ha sempre detto di non avere alcuna intenzione di scendere nell’arena politica. Vero, e non c’è alcun bisogno che lo faccia. Basterebbe che facesse in modo da favorire nei fatti il determinarsi di questa distinzione.In questa situazione, Draghi dovrebbe presentarsi in Parlamento con un programma di riforme lontano anni luce dalla bonus economy fin qui praticata – versione moderna del vecchio partito della spesa pubblica, che dal 2018 ad oggi ci è costata ben 38 miliardi, di cui 23 per il solo reddito di cittadinanza (sono grato ad Antonio Mastrapasqua per questo calcolo) – e tutto finalizzato ad accelerare il (troppo lento) convoglio del Pnrr e ad affrontare con la necessaria fermezza le emergenze dell’autunno. Se 5stelle e Lega, o parte di esse, non lo voteranno, tanto meglio. Se ci saranno i numeri vada fino in fondo, tenendo fede al suo blasone, e altrimenti avrà comunque scavato un solco nel quale le pur (fin qui) smandrappate forze che guardano al centro o che comunque non intendono schierarsi né con il centro-destra né con il centro-sinistra, potranno fare strada. Francamente, è inutile dire che i nodi li deve sciogliere Conte, è come pretendere che uno zoppo corra i 100 metri. Il pallino è in mano a Draghi. E a Mattarella. Si ricordino entrambi che prima di ogni altra cosa viene il Paese. (n.r. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur) fonte: http://www.terzarepubblica.it

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