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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘politica’

Cambio di Governo: ciò che appare e ciò che è

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

I due passaggi parlamentari in cui si è sancita la caduta di Salvini, minoranza nel Parlamento e nel Paese, e si è formato il nuovo governo di salute pubblica, sono stati contraddistinti da una straordinaria passionalità e inusitata violenza. I giovani dicono che mai avevano visto una cosa simile al Senato e alla Camera, i vecchi invece l’avevano vista nei primi anni della Repubblica quando De Gasperi e Truman, elargitore del piano Marshall per rimettere in piedi l’Italia, espulsero i comunisti dal governo e cominciò il grande scontro che aveva per posta una scelta di campo (tra Est e Ovest) e di sistema (tra capitalismo e comunismo).
È proprio quando è in gioco una scelta di campo e di sistema che il Parlamento acquista (o riacquista, se l’ha perduta) la sua centralità, e che le passioni si accendono. Negli anni del dopoguerra volavano le tavolette degli scranni parlamentari (poi furono meglio imbullonate) e Pajetta giovane saltava i banchi per andare a scontrarsi con i democristiani; oggi le tavolette vengono sbattute con veemenza per impedire agli altri di parlare, si indossano magliette infamanti degli avversari, si innalzano tricolori altre volte destinati alle latrine e si agitano rosari blasfemi e altri simboli religiosi; e la scena si è ripetuta (“li ho visti in Pontida”, come cantava Giovanni Berchet) nel pratone invaso dalla Lega e soprattutto da un grande telone dove era scritto, con alto sprezzo del pericolo: “le donne con Salvini”.
Dunque tutti i segni convergono a dire che quella in atto in Italia, come in altri momenti di analoga criticità, è una scelta di campo e di sistema.
La scelta di campo implicata nella crisi di governo era pro o contro l’Europa; è stata scelta l’Europa, ma non si può considerare che tale scelta sia stata messa al sicuro; soprattutto occorre dire però che oggi il campo non è più solo l’Europa e l’Occidente, è il mondo, nella sua unità di destino e nel rischio della fine a cui lo espongono le minacce ambientali, politiche, economiche e militari che la politica non sa contenere; e questo è il nuovo vero campo che va scelto per dare una risposta alla crisi epocale in atto.
Quanto alla scelta di sistema è chiaro ormai che bisogna abbandonare gli eufemismi e le illusioni di pudiche parole, e dare il vero nome alle cose: non si tratta di sovranismi, di salvinismi, di populismi, si tratta di fascismo. Pane al pane, al di là delle diverse forme che esso storicamente può assumere, lo specifico identitario del fascismo è la negazione della democrazia come istituzioni di regole e di diritti e il realizzarsi del vero sogno dell’assolutismo, che è il solo uomo al comando, e i cittadini come parti del corpo di lui. Non importa che in Italia oggi il fascismo prenda le forme del Capitano che non lascia scampo ai naufraghi, che grida alla vittoria tradita, che si atteggia a difensore dei sacri confini e dà ai suoi la consegna irrevocabile di vincere, né importa che prenda le forme del fascismo popolano delle massaie rurali di un tempo, che ieri osannavano il duce e oggi invocano il presidenzialismo. Né deve ingannare che la via per l’uscita dalla democrazia sia cercata nei modi ancora formalmente democratici della legge maggioritaria. Quello che conta è la pretesa, brandita come una clava, che con un solo voto in più si governi, cioé si realizzi l’obiettivo di un solo uomo al comando. E questo traguardo sarebbe tanto più facile da raggiungere se il maggioritario si abbattesse su una società ricca di pluralismo politico e sociale, sicché tra molti contendenti sarebbe più agevole ottenere un voto in più di ciascuno degli altri. Dalla legge Acerbo in poi è il metodo classico della vittoria dei fascismi: una ristretta minoranza prende il potere – “i pieni poteri” – e non lo rende più negoziabile, lo toglie dal mercato, fino alla tragedia.
È altrettanto chiaro che gli unici due strumenti per salvare la democrazia e non avere il fascismo grazie a un pugno di voti o anche a uno solo, sono sul piano del diritto la Costituzione e sul piano della politica l’unità di tutte le forze e le anime che fasciste non sono. Per questo è grave che proprio ora, nel momento cruciale della lotta, venga rotta l’unità del Partito Democratico per inseguire, nel versante opposto, lo stesso obiettivo di un solo che comandi o almeno di un protagonista assoluto. È il vecchio demone delle scissioni. D’altronde è pur vero che chi ce l’ha messa tutta per distruggere un partito possa non sentirsi a suo agio a rimanere al suo interno.

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La politica nel linguaggio popolare: Un mondo che va alla rovescia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Talvolta chi ascolta le parole dei politici è colto da diffidenza, sospetto, scetticismo ed anche da un soffio di speranza che si spezza subito dopo con la realtà di una esistenza diversa, la propria e l’altrui. Le parole espresse da chi ci incoraggia a nutrire una speranza per il recupero del passato e ad addolcire le nostre tensioni verso il futuro, non sempre sortiscono i loro effetti. Si riconosce nella stessa ragione un non so che di insufficiente forse perché l’avvertiamo fredda e disumana. E’ quel momento del pessimismo tragico, pensato da Marcel nel suo Giornale Metafisico (tr.it. Abete, Roma), che la coscienza del negativo riesce a far emergere. A questo orizzonte appartiene il problema della conservazione del passato in quanto esso è immesso in un processo di un presente vivente in cui è rammentato e ravvisato in un “movimento che lo evoca e lo sovrappone a se stesso”. Si dà uno stretto rapporto tra il conservare ed il creare, dice Marcel, perché può essere salvato solo ciò che vive, ciò che partecipa della vita e, pertanto, ha in sé esistenza e valore. E’ l’essere globale dell’uomo che si apre al mondo progettandolo come proprio e la politica diventa uno strumento di questa globalità ed il suo fallimento è il fallimento di tutto il suo archetipo. Questo perché si fonda su valori negativi quali la guerra per comporre le rispettive divergenze d’opinione, per il trionfo di una ideologia per quanto aberrante possa essere, su una fede giustiziera ed assolutista, sul culto del consumismo e del benessere cinico ed egoistico che guarda il sé e non il là. Non ha ragione di prospettiva dato che è una forza centripeta. L’opposto del rovescio è una politica del positivo, della condivisione, della partecipazione, della prospettiva. Ma per renderlo tale occorre che gli esseri umani restituiscono dignità alla politica, la facciano ritornare quella che è e che deve essere. (Riccardo Alfonso)

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Politica e storia nella Retorica di Aristotele

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

di Giovanni Battista Magnoli Bocchi. Nella Retorica, Aristotele si concentra sulla persuasione come strumento atto a formare buoni oratori per la vita politica della città. Il trattato, che ha avuto nei secoli alterne fortune, è tornato da qualche anno al centro dell’interesse degli studiosi, grazie a una sua riscoperta da parte della filosofia del linguaggio. Dopo il recupero novecentesco, il fiorire dell’interesse sul tema è stato crescente: non esistono ambiti in cui la persuasione non abbia ripreso un ruolo centrale nella società e lo scritto di Aristotele, pur nella sua complessità, è tornato a collocarsi alla base di ogni ragionamento in merito. In questo volume, attraverso un’analisi storiografica degli esempi utilizzati dal filosofo greco, si ricostruisce l’uso della storia ai fini politici nell’Atene del IV secolo. Oltre a restituire un’idea delle fonti dello Stagirita, il libro mostra come la democrazia ateniese sentisse la necessità di una precisa teorizzazione del discorso politico, in un momento in cui la libertà veniva minata dall’avvento della crescente potenza macedone. Persuadere ed essere persuasi liberamente, prima di attuare una scelta, sono infatti facoltà democratiche di inestimabile valore che, nel corso dei secoli, hanno subito notevoli modificazioni ma che restano fondamentalmente legate alle regole dell’Atene classica. In libreria dal 12 settembre 2019. Prezzo € 24.

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Come gestire il presente con una politica ingessata

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

Da ciò dovrebbero oggi trarne coscienza i governanti dei vari paesi allorché preparano le tecniche per governare il presente senza affacciarsi dalla finestra per guardare oltre.
E’, questo, un grave errore che ci fa sfuggire dalla realtà e scava un solco tra il paese reale e i suoi governanti. E’ una pecca che si può pagare a caro prezzo poiché rendiamo possibile un altro convincimento, a mio avviso molto deviante per quanto affascinante, che è possibile fare a meno della politica dei partiti.
E’ un’idea, devo ammetterlo, che mi affascina e sulla quale ho riflettuto a lungo, pur respingendola poiché la considero una logica estremista pericolosa e capace di provocare, alla lunga, più danni che vantaggi.
Sono, invece, propenso nel ritenere che vi possa essere una strada di mezzo, soprattutto in quei paesi a “democrazia incompiuta” come l’Italia, dove s’imporrebbe una “dittatura” a tempo per rimettere in sesto quelle riforme che sono sistematicamente bloccate dai veti incrociati dagli interessi contrapposti e corporativi tra le parti in causa. Una dittatura non solo di breve durata ma vincolata dalla presenza di alcuni garanti istituzionali chiamati sia dal mondo politico sia da quello economico e sociale. Che cosa dovrebbe fare questo dittatore?
Prima di tutto sbloccare i vincoli che tengono stretti alcuni soggetti alla tenuta dei loro “privilegi”. Pensiamo alla riforma della scuola, del sistema tributario, della giustizia e di quello elettorale per dare maggioranze ben definite e capaci di muoversi senza veti di sorta. D’altra parte quando i politici parlano di larghe intese non siamo molto distanti da una soluzione capace di ricavare risultati efficaci per una più corretta gestione della cosa pubblica senza dover tener da conto i forti interessi di categoria e le consorterie di varia natura. Al tempo stesso mi chiedo: ma per fare tutto questo non è sufficiente un forte consenso popolare e movimenti politici ben radicati sul territorio ma anche determinati a non subire i condizionamenti delle lobby? In linea teorica è possibile ma in pratica gli elettori subiscono troppe restrizioni e vengono distratti dalla macchina della disinformazione che non si fa scrupolo nel diffondere notizie non veritiere e tali da suscitare sentimenti di disagio esistenziale che conducono alla stessa degenerazione del sistema. Per farla breve siamo stati troppo a lungo abituati a ragionare con la pancia che non riusciamo del tutto a farlo con la testa. (Riccardo Alfonso)

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Politica: Non è più tempo di discussioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Ci risiamo. Dopo aver digerito non sempre bene i risultati elettorali ora il passatempo dei nostri “esperti” dalla politica alla filosofia, dalla sociologia al pettegolezzo sembrano concentrati sui passi che i nuovi leader compiranno e come intendono risolvere gli aspetti più urgenti del nostro vivere quotidiano. Da più disparate parti i talk-show, infatti, impazzano con discussioni di ogni genere ora sul tema d’attualità sulla formazione del nuovo governo e sul ritorno alle urne e quando, sul conflitto d’interessi, sulla riforma della giustizia, sulla legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari, ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. E’ tempo di concretizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese e non lasciamo che la nuova speranza per un cambiamento radicale sul modo come interagire tra i cittadini e le istituzione non si trasformi come in passato in un mero esercizio tautologico. (Riccardo Alfonso)

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M5S e le sue “due anime”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

In questi giorni si stanno intensificando gli inviti al movimento perché assecondi la formazione di un governo con il Pd. Il dibattito pare abbia coinvolto anche gli iscritti e i simpatizzanti e per quello che ci è dato di sapere attraverso una serie di e-mail inviate sul blog di Grillo e Di Maio. Credo, a questo riguardo, sia importante una precisazione. Grillo non è un fanatico moralista che vuole disfarsi dei signori della politica che da 20 anni si sono crogiolati con i loro inciuci. Ne avrebbe buon diritto, ovviamente. Il suo obiettivo è di mettere gli elettori italiani davanti alle loro responsabilità. Se ancora si vota il Pdl di Berlusconi e il Pd di Zingaretti e ancora prima di Renzi questo significa che l’animo conciliante degli italiani si traduce in una forma di masochismo poiché finiamo di farci male da soli. Occorre che il sistema imploda e metta a nudo le rispettive responsabilità e si faccia piazza pulita di un sistema partitico, padronale, che è andato in corto circuito ma stranamente a dirsi è proprio il popolo degli elettori a non accorgersene. D’altra parte non giriamoci tanto intorno. Pd e Pdl si sarebbero di certo messi d’accordo se non ci fosse stato nel mezzo la forza elettorale significativa del M5S e il voto a sorpresa dei Leghisti. D’altra parte è poco credibile l’appello di fare il governo in fretta perché la casa brucia come se non lo sapessero da almeno dieci anni a questa parte. E quelli che avrebbero dovuto cambiare le cose dov’erano? A cercare oggi, come in passato, ancora una volta di spartirsi le poltrone. (Riccardo Alfonso)

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Politica e la scuola: Pacifico risponde a Bussetti (Lega)

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

La delusione per il leader di Anief è ancora più grande se si pensa al curriculum vitae del Ministro dell’istruzione Marco Bussetti: diplomato Isef, ex provveditore, neo dirigente scolastico. Alcuna riforma significativa e tanta propaganda inutile piuttosto che scelte coraggiose, ma soprattutto mancanza di ascolto.“Le scuole rimangono insicure e i presidi perseguitati, mancano i medici – dichiara il presidente dell’ANIEF, Marcello Pacifico – sulla ricerca sono state sottoposte le norme sul sistema di reclutamento in Corte di giustizia europea, sui precari della scuola sta per trasformarsi in multa la procedura d’infrazione della Commissione UE per le errate politiche sul reclutamento mentre gli ultimi concorsi ordinari risalgono a tre anni fa, la stessa proposta di legge sull’educazione civica, peraltro di iniziativa parlamentare bipartisan, non cambia niente sull’insegnamento della materia. Se questi sono gli impegni, possiamo bocciare l’attuale Ministro e la politica sulla scuola, università e ricerca del suo partito”.“Speriamo che da dirigente scolastico faccia più fatti che parole e soprattutto che ascolti e rispetti il ruolo delle RSU, perché da ministro non ci hai mai convocati a Viale Trastevere nonostante da ex provveditore abbia incontrato i nostri referenti sindacali in regione Lombardia. Un errore che ha commesso anche il presidente della VII Commissione del Senato, sen. Pittoni, sempre del suo stesso partito della Lega, unico tra le commissioni parlamentari a non convocare un sindacato rappresentativo, l’ANIEF, per conoscere il suo parere in un anno di legislatura, nonostante un centinaio di richieste formali, nemmeno in occasione dei diversi scioperi e manifestazioni nazionali. Sarà stato un caso che quanto sia stato fatto su scuola, università e ricerca sia deludente? Agli elettori la risposta. Noi continueremo a vigilare per il rispetto della nostra Costituzione, perché i politici cambiano, gli insegnanti, Ata ed educatori che rappresentiamo continuano a lavorare nelle scuole”.

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Il rebus di Ferragosto: I giochi politici dove ci portano?

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Partiamo dal dato di fatto: la mozione di sfiducia parlamentare della lega al Governo per provocarne le dimissioni. Dalle piazze Salvini afferma due cose: la prima che occorre andare alle urne senza indugio esercitando di fatto una “indebita” pressioni nei confronti del Presidente della Repubblica che è l’unico a dover decidere in tal senso. La seconda è che paventa la possibilità di un’intesa sottobanco tra il PD e i Pentastellati per un governo alternativo. E’ il classico modo di mettere le mani davanti e anche dietro… non si sa mai.
Certo è che ha scelto un momento molto difficile in quanto tra settembre ed ottobre, con la legge di bilancio, occorre prendere delle decisioni oltre ad essere improcrastinabili richiedono la presenza di un governo nel pieno delle sue funzioni. Poiché Salvini è un uomo notoriamente “navigato” in politica non possiamo pensare che questo stato di cose non sia stato preso in considerazione. Ergo dobbiamo desumere che sia possibile in questa crisi una chiave di lettura diversa. E quale? Non avendo la sfera di cristallo dobbiamo limitarci almeno ad un paio di ipotesi messe in campo non solo da noi ma anche dai soliti ben informati del Palazzo. La prima è che si tratti di un “bluff” e che Salvini non ha in effetti nessun interesse a staccare la spina, tanto che non fa dimettere i suoi ministri e sottosegretari e pensa ad un rientro da “salvatore della patria” sacrificandosi a restare per evitare che gli impegni internazionali lo travolgano mettendolo in cattiva luce presso il suo elettorato. D’altra parte deve far ingoiare il rospo sia ai suoi fan domestici, con la non approvazione della legge sulle autonomie, sia a quelli internazionali considerato che i Pentastellati hanno votato a favore della neo presidente della Commissione Europea. A loro volta i grillini non si sbilanciano più di tanto facendo il gioco di sponda con i leghisti. L’altro sbocco sarebbe senza meno più traumatico e vedrebbe un Salvini “sfascia tutto” per imporre una svolta autoritaria al Paese. Ci sarebbe una terza ipotesi ma non la proponiamo perché la consideriamo “fantascientifica” ma la lasciamo alla fantasia dei nostri lettori. (Riccardo Alfonso)

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Scuola – Caso Monfalcone, Anief: niente politica in classe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

La notizia, che sta girando in queste ore, è che il sindaco leghista di Monfalcone afferma come nelle scuole secondarie di secondo grado ci sia un’egemonia della sinistra. Marcello Pacifico (Anief): La libertà d’insegnamento va tutelata. Non si tratta di politica, poiché essa deve rimanere fuori dalle aule. Un sindaco non può intervenire sull’istruzione, arrivando a monitorare il corpo insegnante, attraverso possibili testimonianze di alunni e genitori. Il ministro ha l’obbligo di intervenire a tutela degli insegnanti, sottolineando anche che non sono ammissibili intrusione da parte di istituzioni locali, a prescindere dal loro colore politico.Nuove polemiche a Monfalcone, che hanno per protagonista ancora la sua sindaca leghista. Infatti, come riporta La Repubblica, dopo aver imposto il “tetto del 45 per cento di stranieri per classe nella scuola materna e dopo avere eliminato dalla biblioteca comunale i quotidiani Il Manifesto e Avvenire, punta ora il mirino contro gli insegnanti di sinistra”. Secondo la leghista, con le loro idee “avvelenano i giovani, osteggiando apertamente le scelte democratiche che gli italiani stanno manifestando verso gli amministratori della Lega” e lo afferma indicando “una decina almeno le segnalazioni di ‘preoccupazione e disagio’ raccolte in due anni di mandato da genitori, studenti e anche dai docenti che in quel clima proprio non si riconoscono”.

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La politica per gli italiani: Vogliamo essere guidati

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

Il destino dell’essere umano non sembra quello di agire da solo ma di farlo in comunità sotto la guida di un leader che a un certo punto riconosciamo per tale. Se ci limitiamo al solo caso italiano, ma non siamo soli nel mondo, ovviamente, e focalizziamo la riflessione agli eventi più recenti possiamo dire che Mussolini ha rappresentato tutto questo, nel bene e nel male, ma anche il coevo Hitler nella colta Germania non è stato da meno e come Franco in Spagna. Nel nostro paese, invece, resi orfani del nostro “dittatore” è seguita, negli anni post-bellici, una ricerca spasmodica del leader carismatico.
Di tanto in tanto affiorava qualche “cavallo di razza” da De Gasperi ad Andreotti, da Togliatti a Berlinguer, da Fanfani a Moro e lo stesso Almirante con la sua nicchia di estimatori. Ne avevano l’ascendente ma, ad eccezione di Andreotti, erano una specie di scirocco che durava tre giorni e poi spariva. Ci volle negli anni novanta lo choc imposto dai giudici di mani pulite per far emergere l’uomo atteso e subito spuntò con i migliori auspici agli occhi degli elettori: incarnava l’anticomunismo per i nipotini della Dc e della destra “almirantiana” e di un certo ceto medio ed era in odore “socialisticizzante” per via dell’amicizia con Craxi prima che quest’ultimo finisse malamente. Fu un idillio quasi ventennale sia pure con qualche alternanza della sinistra ma politicamente con figure sbiadite da Prodi a D’Alema.
Finiti gli amorosi sensi con il popolo degli elettori si riprese la ricerca “messiatica” per un successore che potesse garantirci almeno altri 20 anni. A un certo punto venne fuori dal cilindro del prestigiatore un fiorentino dalla parlantina fluente, di bella presenza e dotato di arti fascinatorie in campo mediatico. Un flirt, tuttavia, che non si trasformò in passione dopo i primissimi anni di amorosi scambi di affettuosità e divenne persino antipatico ai più.
Ma avere nel sangue la leadership non significa, necessariamente, essere un dittatore o un popolano del taglio di Masaniello. Significa rappresentare un disagio esistenziale reale e declamarlo con forza e convinzione. Probabilmente fu proprio questa la spiegazione del successo di Grillo e del suo movimento pentastellato. Come accadde negli anni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale con il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, Grillo seppe catturare un diffuso malessere dell’opinione pubblica per una classe politica incapace di autorigenerarsi. Ora con la benedizione dei pentastellati ad “obtorto collo” è spuntata una nuova stella nell’universo politico italiano. C’è ora da chiedersi se è un fuoco fatuo o un astro di prima grandezza? Ai posteri come sempre l’ardua sentenza, o meglio dalle urne. (Riccardo Alfonso direttore centri studi politici e sociali della Fidest)

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Turchia: Rojc (Pd), bene tenuta sistema democratico

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

“L’elezione di Imamoglu è una buona notizia per tutti, anche per lo stesso Erdogan. Oggi infatti abbiamo avuto la conferma che il sistema democratico in Turchia sta tenendo e questo è un fatto importantissimo”. Lo ha affermato la senatrice Tatjana Rojc (Pd) membro della commissione Difesa a Palazzo Madama, commentando l’elezione di Ekrem Imamoglu, candidato espressione dell’opposizione a Erdogan a sindaco di Istanbul.
Per Rojc “la Turchia è un Paese la cui vocazione geopolitica è garantire stabilità in un’area strategica e delicatissima, e il mantenimento di una vera dialettica democratica è garanzia di equilibrio e possibilità di relazioni internazionali più distese. Ora starà naturalmente a tutti i protagonisti delle forze politiche turche gestire il futuro”.

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Elezioni enti locali: La politica è confronto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 Mag 2019

All’indomani del trionfo della destra populista, trovo singolare polemizzare contro i 5Stelle e la loro presunta identità politica. Distribuire patenti di destra e di sinistra, oltre a peccare di presunzione, potrebbe rivelarsi un esercizio sterile se non dannoso. Credo, invece, che in alcuni Comuni dove ci attende il ballottaggio sia scelta responsabile tentare di dialogare con i 5 Stelle, partendo da sensibilità e temi affini, a cominciare dall’ambiente e dalla difesa del territorio. Valori che mi paiono da sempre essere di sinistra. Ieri andavano bene i patti con Berlusconi e Verdini, mentre oggi si demonizzano i 5Stelle forse per affossare qualsiasi tentativo di confronto: la teoria delle due destre può avere solo una funzione, quella di alibi per le nostre sconfitte presenti e future. Compito della politica è costruire alleanze e progetti, non sostituirsi ai politologi. Chiudere la porta ad ogni dialogo con i 5Stelle significa una sola cosa: continuare a far vincere Salvini. Gli abbiamo consegnato il Paese, forse possiamo evitare di consegnargli anche molti Comuni. Altrimenti, da sconfitti e senza contare un bel niente, non ci resterà che stare a discettare tra chi è più di destra. (By Nino Boeti Presidente Consiglio regionale del Piemonte)

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I sindacati militari per la tutela dei loro diritti si rivolgono ai componenti della Commissione Difesa della Camera

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 Mag 2019

Dopo mesi di audizioni e fasi pre-emendative, la IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati, nella stesura del testo definitivo della proposta di legge sulla sindacalizzazione militare, stabiliva i confini secondo i quali i militari avrebbero potuto godere degli stessi diritti sindacali riconosciuti ad altri lavoratori del comparto sicurezza. Per tali ragioni il SIM Carabinieri e il SIULM nei giorni scorsi hanno inviato a tutti i membri della IV Commissione Difesa una dura missiva, con toni molto aspri, con la quale sono stati sfiduciati tutti i membri della IV Commissione e le parti politiche di riferimento, se non venissero presi in considerazioni gli emendamenti alla legge segnalati dalle organizzazioni sindacali, indirizzati ad ottenere uno strumento normativo equo e strumentale alla tutela dei diritti dei lavoratori in divisa.L’invito è stato in parte recepito dal Movimento5Stelle, il quale ha presentato un emendamento che introduce la regola generale della devoluzione alla giurisdizione del giudice ordinario di tutte le controversie promosse dalle associazioni sindacali nel rapporto di impiego del militare.
Nella mattinata odierna in Commissione, durante la discussione di questo emendamento, ritenuto dai Sindacati Militari fondamentale per la tutela dei diritti sindacali dei nostri militari, si avrà prova di quali partiti vorranno ostacolare questa norma, negando così lavoratori in divisa delle tutele sindacali adeguate.Se verranno confermate le posizioni contrarie a quanto chiesto dai sindacati militari, questi sono pronti a sfiduciare l’attuale classe politica e potrebbero decidere di non dare il loro consenso ai rappresentanti politici, ritenuti colpevoli di non aver avuto il necessario coraggio per porre in essere il vero cambiamento ed evoluzione della rappresentatività dei lavoratori in divisa. (n.r. Condividiamo l’amarezza di chi crede che la politica stia prendendo delle decisioni sbagliate nei confronti dei militari che si battono per avere al loro interno una forza sindacale operativa a tutti gli effetti, ciononostante consigliamo prudenza. La politica è mediazione tra opposti interessi e il politico è il primo a dover convivere con le idee altrui e a sapersene fare una ragione. In tutto questo vi possono essere delle eccezioni ma la regola resta immutata. Non dimentichiamo che stiamo attraversando un momento difficile in cui tutte le istituzioni sono state messe in discussione con giudizi critici spesso fuori misura che minano dalle fondamenta gli stessi sistemi democratici di governo. Per quanto ci riguarda, come giornalisti, siamo sempre con tutti coloro che si battono per la tenuta e la salvaguardia dei loro diritti in specie dove è più arduo affermarli.)

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La Rai del cambiamento resta nel mondo delle buone intenzioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

“La lotta per un cambiamento radicale del servizio pubblico è iniziata da tempo, ma non sta procedendo sui giusti binari.Ho voluto dirlo in maniera esplicita al Presidente Rai Foa stamattina in audizione in commissione di Vigilanza Rai. Riteniamo sia stato fatto un lavoro approfondito sul piano industriale triennale, ma ci sono delle incongruenze: penso alla capacità dell’azienda RAI sul mercato realtà degli OTT, sempre più competitive, che aggrediscono il mercato dei contenuti mentre il servizio pubblico rimane sempre più indietro.La riorganizzazione generale in corso, pensiamo alla chiusura di RaiMovie, avrebbe potuto portare un completo cambio di paradigma: quello che chiamo “Raiflix”.
Netflix, Amazon e gli altri OTT praticano un’attività predatoria, e la Rai annaspa. Invitiamo i vertici Rai a tutelare e garantire il pluralismo interno. Non è ammissibile il tono delle dichiarazioni del sottosegretario Vito Crimi sulla chiusura di Radio Radicale. Vergognoso è inoltre il mancato rifinanziamento del credito d’imposta per l’editoria per il 2019, che costringe molti giornali ai tagli del personale.
Questo governo, attraverso anche la Rai, si sta dimostrando un governo liberticida. Abbiamo richiesto l’audizione del sottosegretario per chiedere chiarimenti su questi atteggiamenti.Un appunto: Giorgia Meloni, quarto o quinto leader nell’indice di gradimento, è agli ultimi posti per numero di apparizioni televisive sui canali Rai, come denunciato francesco storace sul Secolo d’Italia. È pluralismo? Dubbi vengono oltretutto posti sul piano delle assunzioni: perché verranno assunti nuovi collaboratori mentre quelli precari non vengono stabilizzati e le graduatorie in sospeso non vengono assorbite? Completa solidarietà al Vicedirettore del TG1 Angelo Polimeno. L’azienda faccia velocemente chiarezza sull’eventuale lite e irrori le eventuali sanzioni.
Gli atteggiamenti aggressivi di Carboni in vigilanza fanno supporre che, probabilmente, una lite ci sia stata. La Rai del cambiamento, per ora, è sempre la stessa.”

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I leader locali chiedono con forza che le politiche economiche dell’UE a 27 diano priorità alla coesione

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Affinché l’idea di rafforzare il legame tra fondi di coesione e semestre europeo funzioni davvero, è indispensabile considerare prioritarie le esigenze locali e regionali
I leader delle città e delle regioni invocano un coinvolgimento strutturato degli enti locali e regionali nel processo del semestre europeo, in particolare adesso che il semestre fornisce orientamenti per la politica di coesione. Il parere su questo tema, elaborato da Rob Jonkman (NL/ECR), è stato adottato all’unanimità nella sessione plenaria di aprile del Comitato europeo delle regioni (CdR) a Bruxelles.Nel corso dell’attuale periodo di programmazione (2014-2020), la Commissione europea ha iniziato a rafforzare il coordinamento tra il semestre europeo e la politica di coesione al fine di migliorare il livello di attuazione, tradizionalmente basso, delle raccomandazioni specifiche per paese (RSP).
Nel prossimo periodo (2021-2027), la Commissione intende compiere un ulteriore passo avanti e rendere questo coordinamento più vincolante, tenendo conto delle raccomandazioni specifiche per paese in sede di adozione degli accordi di partenariato e dei programmi di coesione. L’allineamento degli strumenti offre l’opportunità di rafforzare la dimensione territoriale del semestre europeo, ma comporta anche un rischio di centralizzazione della politica di coesione, senza un ruolo formalizzato per gli enti locali e regionali in questo processo.Il relatore del CdR Rob Jonkman (NL/ECR), assessore comunale di Opsterland, ha affermato che “i fondi strutturali non devono essere utilizzati come il bastone e la carota per spingere gli Stati membri a portare avanti le riforme. Al contrario, per garantire stabilità e crescita a tutti i cittadini è necessario che il semestre europeo assuma una dimensione locale e che siano rafforzati i rapporti di partenariato tra l’UE, gli Stati membri e gli enti locali e regionali. Il collegamento del semestre europeo con i programmi della politica di coesione rappresenta un’opportunità per avvicinare il semestre ai cittadini dell’UE e dare priorità alle loro esigenze coinvolgendo gli enti locali e regionali. Conferendo a questi enti un ruolo formale in tale processo, un ruolo definito in un codice di condotta, non solo si aumenterà l’efficacia delle raccomandazioni specifiche per paese, grazie a una migliore valutazione e una maggiore titolarità del livello di attuazione, ma si rafforzerà anche la legittimità democratica delle riforme previste”.
In tale contesto, i membri del CdR ribadiscono la loro richiesta di un codice di condotta per la partecipazione degli enti locali e regionali al semestre europeo . Il Comitato rinnova inoltre l’appello, formulato congiuntamente al Parlamento europeo, a sostituire la strategia Europa 2020 con un quadro politico chiaro per il semestre europeo e per gli investimenti che utilizzano i fondi di coesione.

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Energia \ Castelli: “Promuovere una nuova politica energetica”

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Ravenna – “Il sistema Paese ha una sfida da cogliere non più procrastinabile: promuovere una nuova politica energetica nazionale che assicuri il minor impatto possibile sull’ambiente, supporti la crescita economica e garantisca un costo dell’energia il più basso possibile e – al tempo stesso – la certezza degli approvvigionamenti. Un combinato disposto che sarà possibile realizzare solo attraverso il coinvolgimento, in un percorso comune, di tutti gli attori per ridefinire in maniera strategica la politica energetica nazionale e internazionale con altri paesi produttori di petrolio e gas, e trovare il giusto equilibrio tra crescita economica, sviluppo industriale e sostenibilità sociale.
La storia ci insegna che senza l’energia di origine fossile (petrolio, carbone e gas naturale) il mondo non sarebbe come lo conosciamo oggi e la nostra vita sarebbe diversa e difficilmente immaginabile rispetto a quella che abbiamo vissuto. Petrolio, carbone e gas naturale, infatti, alimentano i consumi mondiali di energia “primaria”. Ma siamo consapevoli che queste fonti di energia creano, anche, effetti negativi sull’ambiente. Come accade, soprattutto, nella fase di combustione in cui queste fonti contribuiscono al surriscaldamento globale del pianeta.Da qui l’impegno del Governo nel dare risposte sia ai problemi quotidiani che a quelli futuri, trovando insieme soluzioni possibili per realizzare un ecosistema virtuoso senza cadere in presunti o facili ideologismi distanti dalla soluzione dei problemi. In questa direzione, strumenti necessari sono la formazione, la ricerca e l’innovazione tecnologica – di cui il settore è leader – che devono essere sostenuti con maggiore spessore per trovare soluzioni a tutela dell’ambiente e ricorrendo fin da subito alle diverse competenze che quotidianamente sono chiamate a far progredire il settore a livello nazionale e internazionale.Lo stesso Papa Francesco nella sua Enciclica “Laudato si’” (2015) ha sottolineato l’importanza di lavorare per un uso sostenibile delle risorse naturali, poiché rappresentano un investimento dai benefici economici a medio termine, e per aprire la strada a opportunità differenti in cui la diversificazione di una produzione più innovativa e con minore impatto ambientale può essere molto redditizia, incentivando in questo modo la creatività umana e il progresso.Esempi tangibili della trasformazione in atto sono già sotto i nostri occhi: grazie alle innovazioni tecnologiche, la produzione di energia elettrica cresce insieme a una riduzione delle emissioni. Un nuovo impulso può arrivare dall’estensione dell’efficienza energetica, dalla produzione di energia elettrica all’industria, all’agricoltura, ai servizi e ai trasporti.Abbiamo davanti due priorità strategiche: la decarbonizzazione del mix energetico, obiettivo in linea con l’Agenda 2030, e la trasformazione verde della raffinazione e dell’upstream attraverso zero emissioni nei prossimi anni; uno sforzo che dovrà, certamente, essere accompagnato da una transizione.E’ possibile raggiungere con costi sostenibili e con tecnologie già disponibili gli obiettivi della COP21 per il contenimento della CO2 e, al contempo, accelerare il miglioramento della qualità dell’aria delle città. Allo scopo di abbandonare, quindi, le fonti maggiormente inquinanti, è importante basare il dibattito su elementi oggettivi e sui dati di fatto oggi disponibili, delineando un percorso chiaro con obiettivi intermedi misurabili.In questo scenario, il Mediterraneo gioca un ruolo cardine delle politiche nazionali. Non solo come hub naturale del gas, per l’esportazione in Europa e negli altri mercati del Mediterraneo, ma anche per via della domanda sempre più crescente di trasporto.
È necessario mettere a punto una linea comune, un nuovo ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo e nel palcoscenico internazionale attraverso una strategia di più ampio respiro volta a migliorare la cooperazione tra i diversi sistemi industriali e sviluppare esempi di laboratori di sostenibilità ambientale nei Paesi produttori di petrolio e gas. Le vecchie visioni del futuro sono state superate così rapidamente dai cambiamenti che rischiamo di immaginare, oggi, nulla che non stia già accadendo in questo momento”.

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I cattolici e la politica: è ricomponibile il divorzio?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Di Giuseppe Bianchi. L’occasione creata dal centenario della fondazione del Partito Popolare, ad opera di Don Sturzo, ha riproposto l’impegno dei cattolici in politica che, come è noto, è proseguito con la Democrazia Cristiana, asse centrale del Governo per oltre quarant’anni.
Una cultura e una rappresentanza oggi disperse sul piano politico, con significative presenze rimaste nelle organizzazioni di volontariato. Analoga sorte è toccata ad altri movimenti politici laici portatori di culture altrettanto solide e consolidate sul piano della rappresentanza.Fenomeno, questo, evocato come crisi delle ideologie del Novecento di cui i partiti erano espressione con le loro identità collettive in cui motivazioni ideali e azione politica si sostenevano reciprocamente, almeno nella rappresentazione offerta al comune cittadino. Sarebbe inutile ora parlare di questo passato se il presente non evidenziasse segni di regressione nella vita politica e civile del Paese.Il dato emergente è che la politica post-ideologica, avviata da Berlusconi e proseguita dalle successive maggioranze fino a quella attuale, ha assunto un connotato fortemente utilitaristico basato su uno scambio tra benefici economici e consenso politico. Nuove offerte politiche, in concorrenza tra di loro, che si fanno carico di offrire protezione al cittadino, disorientato di fronte alle nuove sfide della precarietà, sia economica che valoriale.
Due sono gli effetti di questa evoluzione politica: il cittadino, non più partecipe della galassia dei corpi intermedi che, soprattutto a livello locale, lo legavano alla politica, cerca nuove identificazioni in qualcuno che lo rappresenti e lo rassicuri; la nuova concorrenza tra i partiti per acquisire consenso si realizza nella generosità delle promesse che avallano una concezione totalizzante della politica, destinataria esclusiva dei bisogni dei cittadini.Questa riaccreditata concezione di Stato-Provvidenza, alla prova dei fatti non ha prodotto i risultati attesi: sia in termini di soddisfazione dei bisogni economici e occupazionali dei cittadini, sia in termini di risposta alle inquietudini derivanti dai nuovi sviluppi tecnologici e scientifici che mettono in discussione consuetudini e credenze coinvolgendo la vita delle persone nel suo complesso.A questo punto diventa legittima una domanda: questa politica ha le energie morali per offrire un futuro al cittadino, visto che non tutto è riconducibile a decisioni politiche ispirate dalla razionalità economica (reale o presunta) e/o dalla soddisfazione degli interessi individuali? E, per tornare al tema iniziale, un’altra domanda: può la cultura cattolica contribuire a rendere le nostre società più sicure e solidali?Dal punto di vista astratto la risposta non può che essere positiva: per la centralità che viene data alla persona e ai gruppi in cui si riconosce, che riposiziona la politica al servizio dei loro obiettivi; per il rilievo accordato ai valori del pluralismo sociale, della sussidiarietà con cui sconfiggere l’isolamento dei cittadini facendoli partecipi di una rete di aggregazioni comunitarie.Sul piano pratico tale prospettiva si presenta più problematica. Improbabile un nuovo partito dei cattolici, oggi minoranza dispersa; improponibile un ritorno nostalgico alla Democrazia Cristiana esaurita dal troppo lungo governo; fragile l’ancoraggio alla dottrina sociale della Chiesa alla luce dei mutamenti strutturali intervenuti.Una soluzione può essere offerta da un rinnovato appello, a cent’anni da quello sturziano, agli uomini liberi e forti che condividono ideali di libertà e di giustizia e che si riconoscono nei fondamenti dei valori cristiani.
Un appello rivolto ai cattolici praticanti, ma anche ai cattolici insofferenti nei confronti delle prescrizioni ecclesiastiche troppo limitative delle loro condizioni di vita.Un appello per un comune impegno culturale, organizzativo ancor prima che politico, che accresca la consapevolezza pubblica dei problemi inediti ma anche delle opportunità che la modernità presenta influenzando la vita in comune su diversi piani, incluso quello etico. L’umanesimo cattolico, in questo senso, potrebbe offrire un contributo prezioso alla politica: i cittadini, per partecipare alla politica, chiedono che non solo i loro interessi ma anche che i loro valori, i loro progetti di vita trovino accoglienza nel dibattito pubblico e nella condivisione delle procedure democratiche che ne determinano l’esito.Questo circuito virtuoso di partecipazione presuppone che i cittadini siano informati e consapevoli che la pratica dei doveri è il presupposto per il godimento dei diritti.Una premessa per dare un fondamento etico alla nostra libertà economica, all’impegno contro la povertà, spesso legata a quella educativa e sociale, e all’Europa, che non è solo un’entità economica ma anche uno spazio di civilizzazione. (fonte: http://www.isril.it)

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La mossa politica di Salvini in Israele

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Forse per celebrare il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il ministro Salvini si è recato l’11 dicembre in Israele dove dapprima ha perlustrato il confine col Libano “terrorista” e poi, ignorando del tutto i palestinesi, ha incontrato Netanyahu e i suoi ministri a un duplice scopo: riorientare la politica italiana stabilendo un asse tra Italia e Israele per la lotta al terrorismo e alle migrazioni e per pianificare una comune penetrazione in Africa, e in secondo luogo riorientare anche”tutte” le grandi Istituzioni internazionali, l’ONU, l’UNESCO, l’Unione Europea, il cui atteggiamento “è sbilanciato in senso antisraeliano”. A tal fine, agendo da Amministratore unico dell’Italia, ha annunciato a sorpresa un incontro bilaterale ai massimi livelli tra i governi d’Italia e d’Israele a Gerusalemme all’inizio del prossimo anno.
Molti autorevoli ebrei italiani, guardando agli interessi supremi delle comunità ebraiche e dello stesso Stato d’Israele, avevano espresso una viva preoccupazione per l’annunciata visita del ministro degli Interni in Israele. Essi ritengono distruttivi per il popolo d’Israele e per gli Ebrei del mondo “rapporti del governo d’Israele con partiti e movimenti di estrema destra in Europa e nel mondo” in quanto “l’appoggio, pur strumentale e provvisorio, di partiti di destra inquinati dall’antisemitismo ma ostili all’Islam è una seduttiva lusinga. Un’illusione autodistruttiva”. Per questa ragione il presidente della Conferenza dei Rabbini europei Pinchas Goldshmidt ha chiesto ad Israele di “interrompere le relazioni con partiti di estrema destra in Europa, indipendentemente dalle posizioni che essi assumono sullo Stato ebraico. Infatti quando un partito è razzista, ostile a parti della società, “e intollerante rispetto alle minoranze, gli ebrei, pur non essendo oggetto di violenza oggi, lo saranno in un prossimo futuro”.
Gli ebrei si sentono in pericolo quando “nello spazio pubblico irrompono atteggiamenti o atti di razzismo contro stranieri e migranti” o atteggiamenti e atti aggressivi diretti contro le comunità Rom e Sinti; perciò gli ebrei italiani, firmatari di tale appello, avevano chiesto a Salvini una condanna di tutto ciò nella visita in Israele e “un impegno sul piano delle istituzioni a combatterne e rimuoverne le radici”
Ma egli non ne ha tenuto conto. Commentando l’attentato di Strasburgo egli ha detto che “occorre individuare, ricercare, bloccare e arrestare con ogni mezzo, verificare chi entra e chi esce da un Paese” e che il caso di Strasburgo doveva servire di lezione per chi “in Europa parla di porte e porti aperti. Casa mia e il mondo sono aperti alle persone perbene, chi porta violenza e distruzione non deve avere nessun tipo di compassione e di ospitalità”.
Quando il ministro italiano pronunciava queste parole si sapeva tuttavia che l’attentatore omicida, Cherif Chekatt, era un cittadino francese, nato a Strasburgo, però di un altro colore. Sicché inevitabilmente i non meritevoli di compassione e di ospitalità diventavano, nel messaggio così trasmesso, tutti i cittadini presenti in un Paese diversi per etnia dalla maggioranza degli altri cittadini. In sostanza un preavviso di pulizia etnica.
Questo messaggio sta entrando di giorno in giorno nella mente degli italiani. Come una volta avveniva per il calcio, Salvini ha trasmesso la sua visita e le sue parole in Israele “minuto per minuto” mediante Twitter, con cui parla direttamente con 933.000 persone che lo seguono e con cui attraverso il rilancio di TV e giornali raggiunge tutti gli altri. Molti si lamentano perché Salvini non fa solo il ministro degli Interni, ma fa anche il Primo Ministro, il ministro degli Esteri e il ministro dell’Economia. Ma questa non è la cosa più rilevante. La cosa più rilevante è che egli fa il ministro della Cultura Popolare (l’ultimo, prima di Salò, fu Pavolini). Non sarebbe poi così grave se ci fossero gli antidoti. Ma gli antidoti non ci sono perché tutto il coro degli oppositori di Salvini, giornali e partiti, lo sono per tutto tranne che per questo; la parola della caccia allo straniero, al profugo, al migrante, al musulmano, al rom, la parola della sicurezza e dell’autodifesa sta correndo indisturbata in Italia, lavora ai fianchi l’opinione pubblica per entrare nel senso comune. E se questo si compie, non ci sarà bisogno di arrivare fino agli ebrei per avere una società non più democratica e un regime senza Costituzione, come teme Zagrebelsky, e più nessuno sarà tutelato.
Questo ci pare oggi il vero caso italiano. Il ministro Salvini non vuole il fascismo, la sua è una resistibile ascesa, non è il cattivo che ci vuole dominare, ma la sua cultura lo è. È questa che non deve governare. Il resto si discuta, ma senza sbagliare le priorità. Non poniamo qui la questione del governo, che è politica e propria di un’altra sede. Ma poniamo il problema che si blocchi la pretesa di governare la cultura popolare, che non solo non ci sia un Ministero della Cultura Popolare, ma nemmeno ne venga esercitata la funzione in qualsiasi forma. Questo dovrebbero fare e pretendere le stesse forze di governo, proprio in forza del loro patto; questo di sicuro farebbero e otterrebbero gli altri partiti se ancora fossero tali, se ancora usassero del loro potere residuo non per sé, ma per il bene del Paese: non c’è neanche bisogno di essere di sinistra, basterebbe esserci.
Il sito Chiesa di tutti Chiesa dei poveri pubblica la presa di posizione degli ebrei italiani, il resoconto di un respingimento alla Malpensa, una rilettura, risalente a Pier Cesare Bori, della matrice interculturale della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non solo “occidentale” ma confuciana laica e spirituale, e uno sviluppo del discorso sulla Costituzione e il suo inadempimento avviato da Zagrebelsky. (Fonte: Chiesa di tutti Chiesa dei poveri)

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Presentazione del volume Latte, soldi e politica

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Bologna lunedì 17 dicembre ore 17, presso il Cubiculum Artistarum del Palazzo dell’Archiginnasio di Bologna alla presenza degli autori Luciano Sita e Luciano Nigro si terrà la presentazione del volume Latte, soldi e politica (Il Mulino, 2017).
L’incontro è organizzato dall’Accademia Nazionale di Agricoltura all’interno del ciclo di incontri “I libri all’Accademia” volti alla presentazione delle ultime e più recenti pubblicazioni in campo agronomico, alimentare, ambientale e culturale. Di seguito il programma dell’incontro. Dopo i saluti di Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura i relatori sono Luciano Sita, già Presidente Gruppo Granarolo e Luciano Nigro, Giornalista. Interverranno: Leone Sibani, già Direttore Generale e Amministratore Delegato Cassa di Risparmio in Bologna Gianpiero Calzolari, Presidente Gruppo Granarolo Simona Caselli, Assessore Agricoltura, Caccia e Pesca Regione Emilia-Romagna
Modera: Roberto Fanfani, Presidente Consulta Scientifica Accademia Nazionale di Agricoltura.

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Roma: continua la politica degli sgomberi

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

”Incredibile, ma vero. Finalmente la Raggi si è decisa, ha preso carta e penna e ha trovato il coraggio di fare quello che qualsiasi altro Sindaco, in quanto garante della sicurezza urbana e dell’igiene pubblica, avrebbe fatto già da tempo: firmare l’ordinanza per lo sgombero dell’ex Penicillina di via Tiburtina, una vera e propria polveriera a cielo aperto, che, occupata senza alcun diritto da un esercito di oltre 500 persone tra extracomunitari e altri sbandati, era diventata una delle infinite piazze di spaccio della nostra città.
Vorrei, però, chiedere alla Sindaca per quale motivo si è decisa soltanto oggi ad ammettere quest’infinita emergenza cittadina? Devo pensare che a stimolarla siano state le motivazioni della sentenza di condanna per occupazione abusiva emessa nei confronti dei tunisini trovati all’interno dell’edificio nel 2014 da parte del giudice del Tribunale di Roma che attribuiva all’Amministrazione capitolina la responsabilità dell’estremo degrado della struttura? Forse. Quello che è certo è che, ancora oggi, non si sa dove finiranno queste persone che vivono ai margini della collettività e sopravvivono grazie a espedienti di genere diverso, per lo più legati all’ambito criminale.Mi auguro, ad ogni modo, che non si debba nuovamente aspettare la Giustizia per intervenire: sono diversi gli edifici che, oltre a rappresentare lo stato di incuria e abbandono nel quale vive da tempo la nostra città, sono presenti nella lista degli immobili da liberare. E questa è un’operazione da fare al più presto”.Così Rachele Mussolini, consigliere comunale della Lista civica Con Giorgia e Vice Presidente della Commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza di Roma Capitale.

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