Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 55

Posts Tagged ‘politica’

La politica e i suoi paradossi

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

I temi ricorrenti in questi giorni di campagna elettorale vertono quasi tutti nelle promesse di natura economica da una parte e alla dissacrazione delle stesse definendole irrealizzabili. Il problema, a nostro avviso, non sta tanto nell’aprire o chiudere il borsellino per erogare qualche miliardo di euro da una parte invece che dall’altra, quanto nella necessità di rivedere totalmente le reali priorità che il paese attende da fin troppo tempo. E sono necessità legate a quel diritto sempre bistrattato che ci lega al vivere. Che senso ha, infatti, proclamare il diritto alla vita per poi lasciarla languire tra mille difficoltà? E il tutto parte dalla famiglia che accoglie i nuovi venuti e dalla società che li prende in carica. Che certezze diamo ad essi in tema d’istruzione, di assistenza sanitaria, di sicurezza, di lavoro e per una vecchiaia serena? Poche, purtroppo, sino ad ora.
Ed è, invece, il percorso che le istituzione devono garantire in via prioritaria e chi si appresta a go-vernarci deve darcene contezza sin da ora. E su questa misura il popolo degli elettori deve giudicare prima del voto. E’ qui che la politica si trasforma in democrazia e cura l’interesse dei suoi cittadini. E’ quella, per intenderci, che noi chiamiamo la “filiera della vita” dove i giovani devono credere in qualcosa di sicuro dal momento in cui si guardano intorno e dialogano con i loro coetanei e che questa sicurezza ci può accompagnare in tanti modi ma in primo luogo nell’affermare l’intangibilità dei valori per credere ed essere creduti per quello che sono e non per quello che hanno. E i valori hanno bisogno di autorevoli esempi a partire da ciò che noi costruiamo con la crescita di una classe dirigente aperta al bene comune e non chiusa nei loro egoismi e interessi partigiani. Pensiamo quindi che il voto che andiamo ad esprimere possa essere il frutto di questi ragionamenti e la guida, se non altro, possiamo averla pensando alla pochezza delle cose fatte e dell’aria fritta che gli stessi propongono per il nostro futuro. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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L’avventura in politica

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

Sento spesso ripetere in certi ambienti politici che votare cinque stelle è “un’avventura che non ci possiamo permettere”. Se chiedo loro il perché mi rispondono, non senza un’aria di compiacenza, come se si trattasse di un interlocutore un po’ vanesio, che sono privi d’esperienza, che sono trop-po giovani, che spesso si contraddicono, che non hanno un titolo di studio adeguato e via di questo passo. E mentre sciorinano le loro “dotte” argomentazioni mi viene spontaneo chiedermi: ma chi sono gli illuminati che si contrappongono a questa “banda di dilettanti allo sbaraglio?” Mi viene in mente la risposta che qualche anno fa mi ha dato una ragazza alla mia domanda del perché aveva scelto la facoltà di “scienze politiche”: l’ho fatto perché intendo intraprendere la carriera “politica”. E’ così che funziona? Le rispondo. E anche lei mi guarda strano come se la domanda fosse di un’ingenuità disarmante e nemmeno degna d’essere presa in considerazione. Ma allora, mi chiedo, chi può rappresentarmi in Parlamento? Solo chi ha preso una laurea triennale in scienze politiche, che non proviene dalla società civile e meglio ancora se è figlio d’arte? Alla fine devo arguire che gli eleggibili e gli eletti sono davvero un’esigua minoranza e che solo a costoro è concesso sedersi sugli scranni delle aule parlamentari. Ma siamo davvero sicuri d’essere nel giusto? Se lo siamo come facciamo a spiegarci e a spiegare le decine d’indagati dalla giustizia “esperti della politica” che eleg-giamo, e ancora quanti se ne avvalgono per trarne lauti profitti o proporre leggi ad personam, voti di scambio ecc. Ma non sono questi e non gli altri gli “avventurosi” che non vorremmo? (R.A.)

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L’avventura in politica

Posted by fidest press agency su domenica, 11 febbraio 2018

camera deputatiSento spesso ripetere in certi ambienti politici che votare cinque stelle è “un’avventura che non ci possiamo permettere”. Se chiedo loro il perché mi rispondono, non senza un’aria di compiacenza, come se si trattasse di un interlocutore un po’ vanesio, che sono privi d’esperienza, che sono troppo giovani, che spesso si contraddicono, che non hanno un titolo di studio adeguato e via di questo passo. E mentre sciorinano le loro “dotte” argomentazioni mi viene spontaneo chiedermi: ma chi sono gli illuminati che si contrappongono a questa “banda di dilettanti allo sbaraglio?” Mi viene in mente la risposta che qualche anno fa mi ha dato una ragazza alla mia domanda del perché aveva scelto la facoltà di “scienze politiche”: l’ho fatto perché intendo intraprendere la carriera “politica”. E’ così che funziona? Le rispondo. E anche lei mi guarda strano come se la domanda fosse di un’ingenuità disarmante e nemmeno degna d’essere presa in considerazione. Ma allora, mi chiedo, chi può rappresentarmi in Parlamento? Solo chi ha preso una laurea triennale in scienze politiche, che non proviene dalla società civile e meglio ancora se è figlio d’arte? Alla fine devo arguire che gli eleggibili e gli eletti sono davvero un’esigua minoranza e che solo a costoro è concesso sedersi sugli scranni delle aule parlamentari. Ma siamo davvero sicuri d’essere nel giusto? Se lo siamo come facciamo a spiegarci e a spiegare le decine d’indagati dalla giustizia “esperti della politica” che eleggiamo, e ancora quanti se ne avvalgono per trarne lauti profitti o proporre leggi ad personam, voti di scambio ecc. Ma non sono questi e non gli altri gli “avventurosi” che non vorremmo? (R.A.)

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Macerata: politica irresponsabile e Polizia a gestire le esasperazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

“I drammatici fatti che si sono susseguiti a Macerata, e l’ennesima campagna elettorale che si caratterizza per il corrosivo scontro che nulla a che fare con il confronto su temi concreti, e meno che mai sulla sicurezza, dimostrano purtroppo la totale irresponsabilità di una politica che non esita a sfruttare persino tragedie simili per il proprio tornaconto, esasperando ulteriormente tensioni sociali che, come sempre, sono gli operatori della sicurezza a dover gestire. Perché è il caso di ricordare che nelle strade, a confrontarsi con estremismi di ogni genere e appartenenza, ci sono i Poliziotti”.Lo afferma Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo i gravissimi episodi di cronaca verificatisi a Macerata e le polemiche politiche che ne sono seguite.“La tribuna politica – insiste Pianese –, che somiglia sempre più a un’arena senza regole e senza alcun senso del rispetto e della correttezza, con evidenti e poco nobili fini elettorali urla i suoi slogan che ‘gettano benzina’ su un incendio che rischia di travolgere la collettività, lasciandoci a gestire da soli il pericolo delle ‘esplosioni’ che ne possono conseguire. Non è ammissibile che i leader politici abbiano scelto di cavalcare da più parti, con angolazioni diverse, e ciascuno per il proprio tornaconto, fatti che per la loro drammaticità dovevano trovare in risposta un imprescindibile senso di responsabilità di chi, a sinistra come a destra, ambisce a governare il paese. Purtroppo, abbiamo invece avuto l’ennesima conferma che la sicurezza, quella vera, e tutto ciò che essa presuppone, non importa poi molto alla politica. L’irresponsabilità dimostrata di fronte ai fatti di Macerata fa il pio, indiscutibilmente, con l’assoluta mancanza di rispetto e considerazione sistematicamente dimostrata verso gli appartenenti alle Forze dell’ordine. I soli, lo ripetiamo, che in concreto si trovano a fronteggiare il frutto dei disastri di ogni genere che politici di ogni colore contribuiscono alquanto attivamente a determinare”.

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La politica e i suoi paradossi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

logo fidest ookI temi ricorrenti in questi giorni di campagna elettorale vertono quasi tutti nelle promesse di natura economica da una parte e alla dissacrazione delle stesse definendole irrealizzabili. Il problema, a nostro avviso, non sta tanto nell’aprire o chiudere il borsellino per erogare qualche miliardo di euro da una parte invece che dall’altra, quanto nella necessità di rivedere totalmente le reali priorità che il paese attende da fin troppo tempo. E sono necessità legate a quel diritto sempre bistrattato che ci lega al vivere. Che senso ha, infatti, proclamare il diritto alla vita per poi lasciarla languire tra mille difficoltà? E il tutto parte dalla famiglia che accoglie i nuovi venuti e dalla società che li prende in carica. Che certezze diamo ad essi in tema d’istruzione, di assistenza sanitaria, di sicurezza, di lavoro e per una vecchiaia serena? Poche, purtroppo, sino ad ora. Ed è, invece, il percorso che le istituzione devono garantire in via prioritaria e chi si appresta a governarci deve darcene contezza sin da ora. E su questa misura il popolo degli elettori deve giudicare prima del voto. E’ qui che la politica si trasforma in democrazia e cura l’interesse dei suoi cittadini. E’ quella, per intenderci, che noi chiamiamo la “filiera della vita” dove i giovani devono credere in qualcosa di sicuro dal momento in cui si guardano intorno e dialogano con i loro coetanei e che questa sicurezza ci può accompagnare in tanti modi ma in primo luogo nell’affermare l’intangibilità dei valori per credere ed essere creduti per quello che sono e non per quello che hanno. E i valori hanno bisogno di autorevoli esempi a partire da ciò che noi costruiamo con la crescita di una classe dirigente aperta al bene comune e non chiusa nei loro egoismi e interessi partigiani. Pensiamo quindi che il voto che andiamo ad esprimere possa essere il frutto di questi ragionamenti e la guida, se non altro, possiamo averla pensando alla pochezza delle cose fatte e dell’aria fritta che gli stessi propongono per il nostro futuro. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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La Corte dei Conti certifica il fallimento della Serracchiani

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

regione friuli venezia giuliaLa Corte dei Conti, attraverso il Rapporto sul coordinamento della Finanza Pubblica Regionale del Friuli Venezia Giulia presentato in aula questa mattina 2 febbraio 2018, conferma gli allarmi sulle criticità più e più volte denunciate dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale Riccardo Riccardi. «La Corte dei Conti si è pronunciata sul Sistema Sanitario Regionale, sulla riforma delle UTI e sul sistema della Autonomie locali – ha dichiarato a fine audizione Riccardi – in un crescendo di rilievi di criticità che sono riusciti a piegare la tradizionale boria di Debora Serracchiani che ha commentato esprimendosi “sommessamente”». Sui meccanismi di compartecipazione al gettito IVA, il dr. Caruso della Corte dei Conti ha sottolineato che “l’allargamento delle fonti di entrata dovrebbero produrre un effetto stabilizzante dei flussi totali di entrata”. «Significa – ribadisce Riccardi – che gli allarmi sulla tenuta dei conti della Regione che abbiamo lanciato ormai da tempo sono fondati e condivisi anche da organi istituzionali neutri come la Corte dei Conti».
Il secondo punto critico sul quale il Rapporto si è soffermato è quello della riforma delle UTI per il quale si rileva che “In Friuli Venezia Giulia si è costituito un variegato fronte di opposizione al processo di riforma espresso anche attraverso numerosi ricorsi al Giudice Amministrativo. Allo stato attuale 51 Comuni non aderiscono ad alcune UTI”. «Ma ci rendiamo conto – sottolinea Riccardi – che decine di amministrazioni locali non ha aderito alla riforma di “grande successo” della Serracchiani? Ci stanno consegnando una regione spaccata, frammentata, imbufalita, dove le istituzioni per parlarsi vanno in tribunale. Il rapporto sottolinea un’evidenza che stiamo denunciando da quando hanno varato la scellerata riforma delle UTI: oggi viviamo una realtà estremamente variegata che non si concilia con le finalità di razionalizzazione necessarie al buon funzionamento del sistema».Infine il punto chiave della vita dei cittadini e della Regione visto che la metà del suo bilancio è impegnato qui: la sanità. «Su questo punto il Rapporto della Corte dei Conti evidenza la disfatta totale della riforma Telesca, la mancanza di visione e di connessione con la realtà. E’ stato creato un mostro, un disastro che stanno pagando i cittadini sulla loro pelle». Il Rapporto della Corte dei Conti, infatti, “rileva che il quadro complessivo del Sistema Sanitario regionale presenta aspetti di non univocità nelle sue linee di tendenza”. E più avanti che si è “indebolita fortemente la catena operativo-logica del ciclo di programmazione-gestione-controllo, impoverendo grandemente la responsabilizzazione delle Direzioni generali delle Aziende sanitarie regionali”. Per poi chiosare che “corre l’obbligo annotare un peggioramento verificatosi in importanti ambiti di attività già in passato contraddistinti da rilevanti criticità”.Il capogruppo di Forza Italia Riccardo Riccardi sottolinea che: «stiamo parlando dell’area della prevenzione e dell’area ospedaliera che, lo riporta la Corte, vede il nostro Sistema sanitario regionale perdere posizioni, scendendo ancora nella graduatoria delle Regioni nelle classifiche nazionali. E a questo si aggiunga che la Corte rileva un ulteriore peggioramento nell’area del percorso emergenza-urgenza. Queste parole certificano la dissoluzione, volontaria e programmata, di una certezza fondamentale dei cittadini: quello del diritto alla salute».

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La politica fatta di «studenti»

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

montecitorio

Tra le varie voci presenti nel circuito elettorale quelle che lasciano più delle altre un motivo di riflessione è quanto si allude alla natura dei candidati: ora perché troppo giovani, ora perché troppo avanti per l’età, ora perché inesperti, ora perché non sanno usare i “congiuntivi” e così via. Perché non ci chiediamo come fanno i partiti a scegliere i candidati e a proporli agli elettori? Siamo sicuri che riescono a fare la scelta giusta? E ancora è proprio necessario che nel loro curriculum la differenza la faccia una lunga sfilza di titoli accademici? O è vero, quanto afferma il magistrato Piercamillo DAvigo che certe professionalità come la sua incontrano una certa difficoltà se cambiano mestiere e si dedicano alla politica entrando in parlamento? C’è persino tra i giovani una qual confusione se alcuni affermano che si sono iscritti alla facoltà di scienze politiche per poi, una volta laureati, entrare in politica. In passato, è bene ricordare, impazzavano le scuole di partito e la pratica di amministratore locale prima di essere selezionati per incarichi sempre più importanti. Ora c’è qualcuno che si scandalizza perché il Movimento 5 stelle fa le “parlamentarie” per la scelta dei suoi candidati. E’ una formula indovinata? Direi di sì se guardo al risultato ottenuto nelle passate elezioni politiche dove i suoi parlamentari venuti dall’anonimato hanno mostrato di riuscire a colmare i vari vuoti conoscitivi della pratica politica e parlamentare più di quanto non abbiano fatto gli altri colleghi maggiormente titolati. E hanno anche un indubbio vantaggio: sono l’espressione più genuina del popolo italiano. (Riccardo Alfonso)

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Pentolai all’orizzonte

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

pentoloneNel pentolone della politica italiana si fa sempre più insistente il fragore dei pentolai. Ognuno di loro, nel suo piccolo sempre più infinitesimale, reclama la propria porzione di rendita a sbafo. Come di consueto conquistata, ovviamente, con la frode, il furto, l’inganno. A questa folta schiera se ne stanno aggiungendo anche altri, sotto la parvenza della novità, che in realtà altro non fanno se non cercare di garantire, per se stessi e per i loro “finti” avversari, il perpetuarsi di un sistema della rappresentatività rigonfia all’inverosimile, marcia, corrotta. I principali mass media partecipano attivamente a questo tentato “assassinio di una democrazia”, non sappiamo se consapevolmente o a seguito di una perenne ombra di ricatti, ritorsioni e costrizioni che su di essi gravano. In questa fredda domenica di inizio dicembre una ennesima autorevole “new entry” ha certamente fatto più baccano degli altri. Anch’essa col suo fardello di false promesse, paroloni, illusioni facilmente sbugiardabili, per esempio, dal fatto di aver contribuito, finora, a tenere rigorosamente blindate tutte le porte di accesso degli scranni istituzionali di questa ennesima legislatura. Anche a quelle minime istanze colloquiali civilmente inoltrate in nome di una sovranità popolare continuamente vilipesa e calpestata…Per tutta la giornata e per i prossimi giorni sicuramente riecheggerà nei tg il nuovo slogan lanciato oggi: “liberi e uguali”. Liberi e uguali de che? Lo annuiscono, lo scongiurano, cercano di spiegarlo, finalmente lo ammettono. Sanno benissimo che questa forma di espressione democratica del diritto di voto sta mettendo a nudo il re.Ognuno di essi cerca di autoconvincersi che per richiamare nuovamente gli elettori a quella sudditanza a loro tanto cara – e soprattutto conveniente – possano bastare un pugno di false promesse nuovamente contornate dagli spettri di una conflittualità ideologica, da loro tanto ambita quanto ormai lontana… (fonte: Movimento Astensionista Politico Italiano – Antonio Forcillo, portavoce nazionale)

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Storia, politica, giornalismo: La vita di frontiera di Sergio De Santis

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

Roma Giovedì 7 Dicembre 2017, ore 15:00 Dipartimento di Scienze Politiche, Sala Tesi, 2° piano Via Chiabrera 199. Seminario su Sergio De Santis (1929-2016) Sergio De Santis è stato giornalista, studioso di storia, esperto di America Latina, responsabile e autore di vari programmi televisivi. Autore di monografie, articoli e saggi su riviste nazionali e internazionali, ha collaborato con Lelio Basso e con l’ISSOCO in molte rilevanti iniziative. Al Dipartimento di Scienze Politiche di Roma Tre ha donato un fondo per l’istituzione di un assegno di ricerca sui temi relativi alla storia dell’America Latina.

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La sfida: Il ritorno di Berlusconi

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

Silvio BerlusconiOramai è una certezza: Berlusconi for Presidential election, del Consiglio, per intenderci. Qualcuno, pensando agli anni che ha, ironizza, ma non dovrebbe, in quel senso intendiamoci. Lasciamo perdere cosa potrebbe dirci la Corte europea dei diritti dell’uomo, oramai è già deciso e nessuno potrà ostacolarlo. L’uomo che più degli altri ha varcato la soglia delle aule giudiziarie subendo qualche condanna, varie assoluzioni e giudizi sospesi per prescrizione è riuscito, nonostante tutto, ad entrare nel cuore, e dicono nelle menti degli italiani, tanto che il suo fido amico e collaboratore Renato Brunetta ci fa notare che in tutta la sua carriera l’illuminato ha accumulato ben 200 milioni di voti da parte dei suoi elettori. E quello che di certo non guasta è diventato un Paperon dei Paperoni nella galassia dei ricconi del nostro tempo passando da palazzinaro in quel di Milano a patron delle televisioni private e dell’editoria, dai libri, con la Mondadori, ai giornali diventando persino il socio “occulto” di quel quotidiano “La repubblica” che tanto lo ha criticato ma che ora per bocca di un altro ottuagenario, Scalfari per la cronaca, gli promette il voto e quello dei suoi lettori. Tutto questo, presumo, è dettato dalla logica del nostro tempo che lo considera un vincente mentre a noi tocca il ruolo non certo esaltante di perdenti.
Ed è davvero un’ironia della sorte che a dargli fama e onori non sono i suoi compagnucci miliardari ma proprio il popolo dei perdenti che si chiamano modesti pensionati, giovani precari, disoccupati, lavoratori in nero e le massaie alle prese con i magri bilanci familiari.
A tutti costoro da venti anni ha promesso pensioni più alte, milioni di nuovi posti di lavoro, tasse più basse per tutti e la gioia di vederlo sorridere con la sua aria di eterno giovane.
E noi da vent’anni e ora per altri cinque continueremo a crederci: E’ Berlusconi. (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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L’attenzione o la disattenzione dei giovani verso la politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

garanzia giovaniL’attenzione o la disattenzione dei giovani verso la politica. Sono i due punti che delimitano un segmento e verso i quali si concentrano per lo più gli atteggiamenti dei giovani verso la politica. Tutto questo lo dobbiamo, forse, alla mancanza di un migliore assimilazione della storia. Diversamente si avrebbe più coscienza del fatto che la politica non è astrattezza. Vive nella nostra quotidianità e si alimenta di passioni e di conflitti che noi o altri generano nel bene e nel male. Il problema è semmai quello di riscoprire nel modo giusto la politica. Il disagio attuale proviene dalla incapacità di “rappresentare” un qualcosa agli occhi del cittadino senza dover, in pari tempo, reclinare il capo per aver esaurito la sua spinta innovativa. Da qui nascono le nuove espressioni, come quelle dei movimenti, che svolgono una funzione surrogatoria di un ruolo che gli altri non hanno saputo o voluto svolgere correttamente e coerentemente. Affermava, tra l’altro, padre Pintacuda, nel suo libro “Breve corso di politica” (Rizzoli): “La strada per sottrarre la politica alla condizione subalterna di strumento dei partiti è quella di renderla capace di governare le città e di farle diventare vivibili per i cittadini.” Diventa un agire pratico, una sorta di rivisitazione della politica in funzione del modello di città attraverso i millenni di storia dell’umanità: la città Stato dei greci, le due città di S. Paolo, la città dell’Umanesimo e del Rinascimento. Le città di Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro. “La città del sole” di Tommaso Campanella, la città ideale di Félanon, la città perfetta di Leibnitz per il quale l’esercizio del potere e l’azione di governo devono essere conformi all’ordine etico. In Marx abbiamo l’utopia di una società ideale. Qui non si tratta, sia chiaro, di restituire lo scettro al principe ma di restituire il potere alla comunità coinvolgendola nelle decisioni e rendendola partecipe al governo. Se non vi è comprensione dei rispettivi ruoli e degli ideali che agitano le menti ed i popoli, nessun progresso può essere dato al primato della politica e al suo divenire nella storia dell’umanità. (fonte: centro studi politici e sociali della Fidest)

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Fassino e i tentativi di riavvicinamento con la sinistra

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

fassino piero“Ieri ho ricevuto un sms di Fassino, erano tanti anni che non lo sentivo, e io gli ho risposto su WhatsApp….” A parlare è Pippo Civati, leader di Possibile, che oggi a un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, ha raccontato il tentativo di ‘riavvicinamento’, da parte di Piero Fassino, della sua formazione al Pd. Cosa le ha risposto Fassino? “Mi ha risposto che ci saremmo sentiti oggi. Fassino è una persona gentile e io gli rispondo allo stesso modo, ma…” Ma? “Quello che è successo in questi anni è una cosa insormontabile per molti di noi. Mi pare ci sia la stessa idea anche da parte di Fratoianni e Speranza”. Si dice che potreste mandare una vostra delegazione…”Non lo so, non abbiamo ancora deciso. Potremmo mandare D’Alema, potrebbe esser un’idea”, ha detto ironico Civati a Rai Radio1. Quindi la sua risposta è negativa? “Penso che Fassino lo sappia, per me la risposta è no. Io sono uscito dal Pd perché non ne condividevo le politiche. E i ‘richiamini’ sono insopportabili”. Quindi niente ‘richiamino’ sul Pd? “Per me non ci sono possibilità. Possibile è una cosa, impossibile un’altra…” Andrete da soli alle elezioni? “Andremo con gli altri soci della sinistra, Si, Mdp e gli altri, che conoscete bene. Aspettate il 2 di dicembre e vedrete”. Cosa succederà? “Ci sarà l’assemblea con tutti quelli della sinistra che abbiamo citato, faremo una lista, ci sarà un nome nuovo, che unifichi tutti, un simbolo ed un leader”. Avete già deciso il nome? “No. Stiamo discutendo”. Il nome sarà maschile o femminile? “Spero in una donna..” Quindi Mdp, Possibile e Si chiuderanno? “Se la cosa dovesse funzionare – ha detto Civati a Rai Radio1 – potrebbero anche chiudersi”. (fonte redazione un giorno da pecora)

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La politica degli scontenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 ottobre 2017

beppe_grillo-fonte-wikipediaHo litigato di brutto con il macellaio dopo l’acquisto di una fettina di carne di vitello. Non certo per quello che costa, oramai ci sono abituato, anche se non accetto le speculazioni di mercato che fanno surrettiziamente lievitare i prezzi. La materia del contendere è stato il ruolo di Grillo e del suo movimento. Il macellaio insisteva nel dire che Grillo l’ha deluso perché non ha cercato di allearsi con il Pd per una nuova maggioranza di governo e con l’aggravante che ha permesso, in tal modo, di rilanciare Berlusconi e dargli nuove opportunità per ricattare il Paese.
Il motivo del mio palese malumore si è improvvisamente scaricato su uno dei tanti che ha avuto la sventura, probabilmente in modo inconsapevole, d’interferire dialetticamente sul mio pensiero. Già un anno fa sostenevo che se volevamo offrire al Movimento5stelle il ruolo necessario per governare il paese e fare piazza pulita degli “inciuciari” di professione ma occorreva che gli italiani lo votassero almeno al 43%. L’aver raggiunto, invece, il 25% è stata una “disgrazia” per Grillo perché al buon risultato in termini assoluti vi corrispondeva l’impossibilità d’essere un protagonista della storia politica italiana. Ora sono consapevole che se la prossima risposta elettorale ruoterà intorno al 20-25% e persino al 35% il movimento potrà solo vivacchiare e finire nel vortice di quelle cadute d’immagine decisamente irreversibile. Perché sarebbe due volte beffeggiato con questa nuova legge elettorale che favorisce le coalizioni. Ma per uscire da questa spirale perversa occorre, a mio avviso, fare un altro avanzamento. Sta bene la rete, stanno bene i comizi in piazza, ma starebbero altrettanto bene i rapporti diretti con categorie di cittadini, ad esempio i pensionati. Perché proprio costoro? Per il semplice motivo che sono le persone che più delle altre si vedono per strada, fanno capannello a gruppetti di 3-4, occupano le panchine dei giardini, vanno a fare la spesa e sono diventati, in pratica, il passaparola ideale per un confronto dialettico. E anche perché sono gli interlocutori ideali con i giovani. Li seguono e li aiutano di più dei loro genitori spesso distratti dal lavoro. (Riccardo Alfonso)

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Fallimento dell’accordo di Schengen

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 ottobre 2017

Schengen“Troviamo inqualificabile l’assenza del presidente del Consiglio Gentiloni e del ministro degli Esteri Alfano che sono andati via eludendo il dibattito parlamentare alla vigilia del Consiglio europeo.Gentiloni e Alfano hanno avuto enormi responsabilità quando ricoprivano le cariche al vertice della Farnesina e dell’Interno. Su di loro grava il fallimento dell’accordo di Schengen perché con la politica delle porte aperte ai flussi migratori hanno costretto l’Austria, la Francia, la Germania e la Svizzera a chiudere le frontiere: accogliamo tutti, poi li spediamo in Germania che li rispedisce in Svizzera che li rimanda da noi. L’Italia inoltre si è inventata la protezione umanitaria, uno status non contemplato nel diritto internazionale da cui deriva la normativa sull’asilo politico creando una vera e propria invasione di migranti economici. Rispetto alla Turchia, il Governo Gentiloni ha un atteggiamento ondivago mentre dovrebbe lavorare affinché l’Unione Europea abbia una posizione ferma e credibile. Per quanto riguarda la difesa europea, siamo convinti che l’Esecutivo debba aumentare le spese per la difesa militare non solo per comprare nuove armi ma per aumentare le dotazioni e l’equipaggiamento di sicurezza dei militari e per l’addestramento e al contempo impegnarsi a formare un primo nucleo dell’esercito europeo”. È quanto ha dichiarato in aula il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Edmondo Cirielli intervenendo sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni alla vigilia del Consiglio europeo.

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Sempre più a sinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

1800-Cacciari&Giorello04Un politologo commentando anni fa la vocazione di una certa sinistra si volersi sentire sempre più a “sinistra” si chiedeva “ironicamente” se a forza di andare per quel verso non s’imbattesse alla fine con la destra. Di là della battuta resta una riflessione da non tralasciare. Prima di tutto siamo certi che da qualche anno a questa parte l’idea stessa di dare alla politica una “guida stradale” definendola di centro, di destra, di sinistra e con tutte le sue varianti: centro-destra, centro sinistra, sinistra integralista, sinistra riformista e chi più ne ha ne metta, possa ancora valere o non dobbiamo convenire con il filosofo Cacciari che tale idea è tramontata sebbene stentiamo a rendercene conto? Il discorso a questo punto mi tocca da vicino perché da anni sostengo che la società, così come si sta formando, tende ad assumere una posizione duale. Da una parte la ricchezza, lo sfruttamento, le logiche capitalistiche e, dall’altra, si colloca il resto dell’umanità. Quell’umanità fatta di disoccupati, cassa integrati, precari, famiglie monoreddito, pensionati, immigrati e sbandati. Eppure se nel loro insieme costituiscono la maggioranza assoluta del pianeta, la loro rappresentanza politica è irrilevante se non nulla. Non solo. E’ da ingenui, infatti, pensare a chi è disposto a dividere il suo con chi ha nulla o poco. E’ da ingenui credere alla favola dell’equa ripartizione delle risorse. E si è ancora tanto ingenui a pensare a un governo nato dal cosiddetto popolo “sovrano” che non si rivolti contro il suo stesso mandante per favorire i propri interessi partigiani. Ed è un’emarginazione trasversale nel senso che alberga sia nelle lande desolate sia nelle grandi città che per altri versi luccicano di opulenza nei suoi centri di potere.
E allora che fare? Prima di tutto darsi un pizzicotto nelle proprie parti più sensibili e svegliarsi dal sogno profondo in cui siamo immersi tra illusioni, rassegnazioni, cinismo e vocazione ad arrangiarsi. E a prendere coscienza della forza che una democrazia compiuta assegna agli elettori votando per chi ha fornito prova di lottare nell’interesse generale del Paese e contro le lobby, le corporazioni, i comitati d’affari, il malaffare. Ed è indubbio che alla fine ci riusciremo. La controprova l’abbiamo avuta qua e là nel “regno della politica” Ma si deve fare di più e meglio: spazzare via la massa di arrampicatori politici che hanno creato tanti guasti e generare una nuova guida politica che pensi un po’ meno a sé e un po’ più all’interesse generale e iniziare a porre riparo ai tanti guasti che sono stati provocati per ingordigia e lussuria. Ora, però, ci troviamo con il fiato al collo e l’emergenza richiede di fare in fretta prima che sia troppo tardi. Probabilmente si rende necessario un secondo pizzicotto. (Riccardo Alfonso)

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Quella politica che non sopporta la politica

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

karl_krausLo affermava Paul Valere e forse voleva rendere evidente il fatto che la politica è superficiale e istantanea. Diciamo che è presentimento e forse anche pregiudizio, ma i fatti ci dimostrano che qualcosa di vero esiste in questa politica che ci lascia perplessi. C’è una commedia di Karl Kraus dal titolo “Gli ultimi giorni dell’umanità” che è una fiammeggiante requisitoria contro la guerra. Siamo alla vigilia della Prima guerra mondiale, e ci troviamo nell’anticamera affollata di giornalisti del primo ministro austro-ungarico qualche ora dopo l’assassinio di Sarajevo. Di lì a poco esce l’addetto stampa del ministro e a chi gli chiede quali decisioni si stanno prendendo egli risponde laconico: dipenderà dal comunicato. E’ credo un rovesciamento del messaggio del nostro tempo politico. Oggi i protagonisti della politica italiana passano i loro giorni a consultare l’oroscopo dei sondaggi, con una contrazione di relazioni e d’intelligenza politica che è un poco preoccupante. E’ come andare da un orologiaio e chiedere notizie dell’eternità. E’ un modo di pensare al progetto politico come di un qualcosa che s’inventa e non si vive. Ci identifichiamo di più con una politica che corre sempre più in superficie sul piano dell’annuncio e vive meno nell’opinione pubblica. Lo osserviamo anche nel lessico. Oggi i politici italiani usano poco la parola del “popolo” e preferiscono la più asettica di “gente”. Essa adombra un’anomia. Lo stesso dicesi riguardo la parola audience. E a questo punto, credo, abbiamo ancora una volta percepito il rischio di un corto circuito. (Riccardo Alfonso)

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Politica al servizio delle lobby economico-finanziarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 ottobre 2017

palazzo chigiAccusiamo la politica di fare tante cose impopolari ma al tempo stesso pensiamo che gran parte di questi comportamenti dipenda dal cinismo dei leader che guidano i movimenti politici costruttori di consensi e strumenti passivi di poteri occulti, di comitati d’affari e di lobby. Non ci rendiamo, forse del tutto conto, che la politica non è altro che la longa mano dell’economia e che questa economia ha una centrale operativa internazionale dove a controllarla sono in pochi, ma tanto potenti e determinanti da fare il bello e il cattivo tempo in aree del nostro pianeta vaste e diverse toccando, in pratica, parte di un continente o tutto intero uno di essi. Mi spiegava un opinion leader italiano che tutto sommato Berlusconi si sarebbe guardato bene, per sua stessa natura, ad avventurarsi in opzioni militari come lo è stato in Irak, in Afghanistan e in Libano e in ultimo in Libia. Se lo ha fatto è perché altri lo hanno imposto e lui è stato costretto a fare buon viso a cattivo gioco. Ma se vi fosse stato un altro governo e un altro leader, ovviamente, le cose non sarebbero cambiate come accadde con l’intervento militare italiano nei Balcani e con l’autorizzazione della coalizione occidentale a usare le basi italiane per bombardare quell’area. Che alla fine Berlusconi ci abbia anche guadagnato, come qualcuno insinua, è del tutto irrilevante ai fini della logica interventista. Tanto sarebbe stata la stessa cosa. Meglio per lui se almeno ne ha ricavato un certo profitto per le sue aziende. Questa premessa ci può meglio spiegare quanto accade oggi in Italia e le resistenze messe in cantiere per sostenere l’attuale leadership, pur così pesantemente compromessa.
Qualcuno vuole che l’Italia resti paralizzata economicamente e socialmente per favorire i giochi di potere di livello internazionale e le cui trame possono oggi sfuggire alla nostra comprensione perché occulte o coperte dalla cortina fumogena della disinformazione. Sta di fatto che l’attacco concentrico di queste ore al governo non è casuale.
Ma sono attacchi strumentali nel senso che tendono a indebolire l’attuale classe dirigente ma non a defenestrarla. La stessa rivolta libica nascondeva interessi di parte francesi e britannici che andavano raddrizzati e l’Italia si era messa di traverso per cui andava screditata e isolata in quell’area.
Se noi oggi insistiamo per un cambio della guardia, alla guida della coalizione governativa, è perché siamo consapevoli che oggi a reggere l’esecutivo sono proprio quegli interessi che provengono dall’estero e che sono contrari alle nostre convenienze e sono solo capaci di destabilizzare il sistema e renderci ancora più dipendenti dalle centrali internazionali di potere. (Riccardo Alfonso)

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La Commissione adotta un’iniziativa per promuovere l’apprendistato in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

bruxelles-1Bruxelles. La Commissione adotta un’iniziativa per promuovere l’apprendistato in EuropaLa Commissione europea ha adottato oggi la proposta di un quadro europeo per apprendistati efficaci e di qualità. Questa iniziativa, che assume la forma di una raccomandazione del Consiglio, si inserisce nel contesto della Nuova agenda per le competenze per l’Europa lanciata nel giugno 2016. Essa si ricollega inoltre al pilastro europeo dei diritti sociali, il quale prevede il diritto a un’istruzione, a una formazione e a un apprendimento permanente di qualità e inclusivi. A seguito di un’ampia consultazione la raccomandazione ha individuato 14 criteri fondamentali a cui gli Stati membri e le parti interessate dovrebbero attenersi per sviluppare apprendistati efficaci e qualitativamente validi. L’iniziativa concorrerà ad aumentare l’occupabilità e lo sviluppo personale degli apprendisti e contribuirà pertanto alla creazione di manodopera altamente qualificata e preparata, in grado di soddisfare le esigenze del mercato del lavoro.
Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, nonché per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l’Unione dei mercati dei capitali, ha dichiarato:”L’apprendistato rappresenta spesso per i giovani il necessario trampolino di lancio verso l’attività professionale. Le nostre proposte odierne sono volte a migliorare ulteriormente questa preziosa esperienza di formazione, di modo che ne possano beneficiare sia i datori di lavoro sia i discenti. Pur rispettando le specificità dei sistemi di istruzione e di formazione degli Stati membri, il nostro obiettivo finale è facilitare l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro.”
Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Un apprendistato efficace e di qualità mette direttamente in relazione la teoria con la pratica nonché l’istruzione con il mercato del lavoro e rappresenta pertanto una misura concreta per aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro e ad affrontare la vita, rafforzando nel contempo il capitale umano dell’Europa. Questo, a sua volta, è indispensabile per rilanciare la competitività delle nostre società e delle nostre economie.”
Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha dichiarato: “Vogliamo fare in modo che i giovani possano acquisire le competenze necessarie per lavorare. L’apprendistato costituisce il termine di riferimento in materia di istruzione e formazione professionali. Due apprendisti su tre entrano direttamente nel mondo del lavoro una volta completati gli studi. Il nuovo quadro proposto oggi consente di definire i criteri di successo dell’apprendistato. Una volta adottato, esso garantirà che sia i discenti sia i datori di lavoro traggano benefici da apprendistati di qualità.”

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La politica di coesione investe in una rete moderna di trasporti nel Sud dell’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

TRENOPiù di 314 milioni di euro provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) saranno investiti in quattro progetti di trasporto in Calabria, Campania e Sicilia, allo scopo di migliorare i collegamenti del Sud dell’Italia con il Nord del paese e con i suoi vicini europei. “Questi progetti finanziati dall’UE ridurranno i tempi di viaggio ed accelereranno la crescita del Mezzogiorno; sono stata quindi lieta di dar loro il via libera”, ha dichiarato la Commissaria per la Politica regionale Corina Creţu. In Calabria, 106,5 milioni di euro finanzieranno la costruzione di una nuova linea ferroviaria tra Catanzaro e Germaneto, sede di un campus universitario e di un nuovo ospedale. Sarà inoltre rinnovata la linea tra la stazione principale di Catanzaro (Cantazaro Sala) e la stazione balneare di Catanzaro Lido. I lavori dovrebbero essere ultimati nel marzo 2020. Sempre in Calabria, 106 milioni di euro contribuiranno alla costruzione di una linea tranviaria di 21 km nell’agglomerato di Cosenza, che collegherà il centro di Cosenza al campus dell’Università della Calabria, passando per Rende. I lavori dovrebbero essere conclusi nel maggio 2020. In Sicilia, 56,5 milioni di euro serviranno a rinnovare il collegamento ferroviario tra la stazione Catania Bicocca e Augusta, sulla linea Siracusa-Messina che costeggia la parte orientale dell’isola e la collega al continente. Il progetto, il cui completamento è previsto nel giugno 2021, comprende lavori nelle stazioni, la ricostruzione di una galleria e nuove rotaie. In Campania, 45,4 milioni di euro finanzieranno infine una nuova strada che collegherà il porto di Salerno all’autostrada A3, parte dell’asse di trasporto strategico che va da Palermo a Berlino. Il progetto, che dovrebbe essere concluso nel giugno 2019, contribuirà a ridurre il traffico nella città, ad agevolare il trasporto di merci da e verso il porto e a rinvigorire così l’economia dell’intera regione.

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L’Italia degli sprechi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 ottobre 2017

camera deputatiRimproveriamo spesso gli amministratori pubblici di sperperare il denaro della collettività per opere o per iniziative inutili o poco redditizie, ma non ci chiediamo cosa fanno i cittadini che in quel paese vivono e se essi si comportano nel privato alla stessa maniera della scelta fatta per guidarli nella gestione del Paese. La verità è che oggi, amministratori e amministrati, stanno vivendo una stagione surreale nella quale cerchiamo di riverberare le nostre frustrazioni attraverso logiche consumistiche che un tempo ci facevano sognare e che ora sentiamo più concretizzabili. Non ci siamo resi conto, al tempo stesso, dei guasti che provochiamo nel voler “istituzionalizzare” un benessere acquistato con la falsa moneta dei facili arricchimenti, delle logiche clientelari, delle azioni indegne praticate pur di raggiungere e consolidare uno status symbol. Abbiamo finito con il creare dei mostri che con il loro cinismo hanno avvelenato le nostre coscienze, ci hanno resi aridi e amorali e fatto perdere il senso della misura nel rapporto con i valori costituenti la base del nostro vivere comune. La politica praticata con questi stessi principi aberranti ha perso il suo carisma iniziale e come un legno storto, riprendendo la celebre metafora kantiana, resta nella sua condizione poiché non siamo in grado di raddrizzarlo per l’assenza di una lucida e determinata volontà di cambiamento. Questa nostra incapacità talvolta la surroghiamo con l’alterazione del significato che c’è dato dalla politica. La consideriamo una sorta di contenitore nel quale possiamo riversarvi i nostri interessi personali e non per quella che è, ossia un’esperienza sociale, per consentirle di esplicitare tutte le proprie potenzialità. Su questo punto manca l’elemento più importante: la figura di un “reggitore” ovvero di chi è dotato di una particolare forma di intelligenza per capire le esigenze del sociale e avere la volontà di realizzarle nella loro oggettività. E’ un identikit non facile da tracciare essendo un compito così fuori dal comune in una società come la nostra portata a seguire la strada più agevole e comoda del nostro bene privato in luogo di quella del bene di tutti. E al bene privato può facilmente associarsi la “tentazione del potere” che per affermarsi e consolidarsi non ha scrupoli. Lo fu nel mondo antico con la divinizzazione del sovrano, lo è oggi nel postulato machiavellico e hobbesiano che non esista potere che non sia assoluto. Su questo presupposto è stata prima costruita la teoria della sovranità popolare e poi quella della divisione dei poteri per limitarne l’assolutezza. Ma questa non demorde. Oggi è in atto il tentativo di condizionare dall’interno l’autonomia dei diversi poteri: giudiziario, legislativo e dell’esecutivo per renderli, ove possibile, più deboli, inefficaci, ininfluenti. Se il male è questo quale potrebbe essere il suo antidoto? Continua a esserlo l’essere umano con la sua intelligenza, coerenza e valori morali. Solo in questo modo si può pensare in maniera diversa al potere non per abolirlo ma per risemantizzarlo.
(Riccardo Alfonso)

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