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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘politica’

Il Partito: una cantata politica

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2021

Teatro Vascello via Giacinto Carini 78 Roma Monteverde Lunedì – martedì – mercoledì 21 – 22 – 23 giugno 2021 h 21 Opera a due mani di Camilla Ravera e Fausto Amodei Concertazione di Giovanna Marini Esecuzione del Coro Inni e Canti di Lotta diretto da Sandra Cotronei Con la Piccola Orchestra diretta da Giulia Accardo. Una storia cantata o, meglio, una cantata che racconta la storia della nascita del PCI nell’anno del suo centenario. Un racconto coinvolgente sulle note particolari ed inaspettate del cantautore Fausto Amodei che si è ispirato al “Diario di trent’anni” di Camilla Ravera appassionata artefice della nascita del partito. Una storia raccontata dalle tante voci diverse di chi ha creduto, sperato, lottato e combattuto per un mondo nuovo che fosse capace di rivendicare giustizia ed uguaglianza. Un’occasione per riflettere sul nostro recente passato, sugli errori e le conquiste, su ciò che è stato e che avrebbe potuto essere, su quello che siamo. La concertazione, realizzata con sicura maestria dalla musicista Giovanna Marini ispiratrice di tutto il progetto, dà forza e potenza allo spettacolo, impreziosito dalla mise en espace di Antonella Talamonti, dall’istallazione di Maria Chiara Calvani e dal disegno luci di Alberto Grilli e Marcello d’Agostino. Il Coro Inni e Canti di Lotta diretto da Sandra Cotronei, nato sotto la preziosa guida di Giovanna Marini all’interno della Scuola Popolare di Musica di Testaccio e che da anni è presente con i suoi canti in situazioni politicamente e culturalmente significative, insieme ai musicisti della Piccola Orchestra diretta da Giulia Accardo, saranno la voce narrante di questa storia non semplice da raccontare, ma a cui era importante restituire uno spazio adeguato. Prezzo posto unico € 16 comprensivo di servizio di prenotazione

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Continua la politica degli scudi umani da parte del terrorismo palestinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2021

E’ stata resa pubblica una foto scattata da un drone israeliano in cui vengono mostrate una serie di rampe di lancio di missili sotterranee all’interno del cortile di una scuola (nell’immagine in verde) nella Striscia di Gaza. Dopo il tunnel scavato dai terroristi palestinesi sotto il complesso scolastico elementare maschile Zaitoun, nel quartiere Rimal di Gaza, scoperto dalla UNRWA pochi giorni fa, la foto scattata dal drone è l’ennesima testimonianza di come Hamas e gli altri gruppi di terroristi che controllano la Striscia di Gaza non siano minimamente interessati alla salvaguardia della popolazione dell’enclave, che viene invece biecamente sfruttata per i propri cinici calcoli.Se la stampa internazionale fosse libera di svolgere il proprio lavoro questo tipo di notizie verrebbero diffuse, cosa che invece non accade, e la domanda è sempre la stessa: perchè? Free palestine, ma da Hamas e dal terrorismo palestinese!

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Covid: Il disastro della politica sanitaria permissiva della Svezia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

“Giudicatemi tra un anno”. Così la dichiarazione di Anders Tegnell, responsabile della Agenzia di Sanità Pubblica svedese, che ha ampia autonomia e ha condotto l’approccio alla lotta al Coronavirus: no alle mascherine, assembramenti consentiti fino a 500 persone, no ai confinamenti totali. Ecco i risultati, dopo un anno, paragonati ad altri Paesi con caratteristiche comuni. Morti per milione di abitanti: 1. Svezia 1359. 2. Norvegia: 130. 3. Finlandia:160. Tegnel è un teorico della immunità di gregge, al pari del premier britannico, Boris Johnson: infettarsi tutti per essere immuni. Come noto, Johnson ha cambiato idea lasciando solo Tegnel a sostenere le sue teorie, mentre i paesi vicini adottavano, fin dall’inizio, politiche sanitarie restrittive.Tegnell sosteneva che un approccio morbido alla lotta al Coronavirus avrebbe aiutato l’economia svedese (l’abbiamo sentito anche in Italia). Non è stato così, perché il PIL svedese è diminuito del 2,8%, analogamente al 2,9% della Finlandia e vicino al 2,5% della Norvegia. L’impatto della politica sanitaria di Tegnell ha indotto il re della Norvegia, Carlo XVI Gustavo, a dichiarare “Abbiamo fallito”. E’ stata, inoltre, istituita una Commissione di indagine e il Parlamento ha approvato una legge che consente al Governo di intervenire in caso di necessità.Tegnell ha dovuto rivedere le impostazioni iniziali della sua politica sanitaria ma i danni erano ormai fatti.Ci dovrebbe essere un approccio comune in caso di pandemia: evitare che l’infetto venga a contatto con il sano.Come è materia di valutazione ma da lì si dovrebbe partire. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Mario Tassone: bisogna ritrovare la politica…

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Sulla pandemia c’è una continua oscillazione sulle misure da assumere. Non ci sono certezze. Il mondo della scienza si diversifica al suo interno: la scienza non c’è! Emergono i vecchi mali con il carico di antiche inadempienze e degli approfittatori. Si assiste al gioco del pendolo, ai colori cangianti, a una approssimazione disarmante. Le regioni operano con le “loro” regole che si contrappongono a quelle a livello nazionale, come la Costituzione impone. Si aggrava la situazione economica dei lavoratori, degli esercenti che non trovano adeguate copertura nei provvedimenti “ristori”. La crisi della pandemia sta rendendo insostenibile la condizione dei cittadini che non danno più affidamento al Parlamento: una crisi nella crisi! Infatti il vuoto della democrazia risalta pericolosamente con la gente sommersa dai rigagnoli delle troppo approssimazioni. E’ strano che a una esigenza di corrispondere alla domanda di partecipazione democratica, il segretario del Partito Democratico riproponga una legge elettorale quasi analoga a quella del 1994. Quella riforma, che fu voluta da chi guidava il Partito Popolare come catarsi purificatrice dopo tangentopoli, penalizzò solo la storia della DC, dei partiti riformisti, lasciando indenne la sinistra verso la quale dopo la scissione del Ppi aderirono gli amici che oggi sono nel PD dopo le esperienze della Margherita e dell’Ulivo. Quella legge, che avrebbe dovuto garantire l’alternanza e più democrazia, non ha mai funzionato come non hanno funzionato le altre successive. La legge elettorale non può prescindere dalla forma di Stato e di governo, dalla modifica del titolo V della Costituzione introdotta nel 2001. Vagheggiare il maggioritario mitigato eventualmente da una quota di proporzionale o doppio turno, senza preferenze è un grimaldello alla repubblica parlamentare prevista dalla Costituzione. Con una Costituzione invariata, infatti, il ripercorrere le strade dei sistemi maggioritari con deputati “nominati” rende ardua l’agibilità democratica con un reticolato di capi e sottocapi. Non comprendiamo cosa intende fare Letta con i cinque stelle. Uno schieramento unico? Sarebbe un brutto epilogo per un PD se cercasse la propria identità in una alleanza strutturale con un movimento che è andato in senso contrario della storia. Bisogna puntare sulla democrazia. Bisogna rendere vivi valori accantonati. Bisogna ritrovare l’onore della coerenza. Bisogna offrire alla gente lo strumento della politica, spazzato via dalle leggi elettorali approvate dal 1994 in poi. A ciascuno il suo! Il compito oggi di costruire il centro a noi che ci ispiriamo al popolarismo cristiano e a quanti si rifanno al riformismo liberal-sociale e democratico.

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Serve uno “Stato stratega” con una vera politica industriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

“Nel Recovery plan manca la visione per costruire il futuro, lo si vuole paragonare al piano Marshall che però non fu solo un piano di ricostruzione economica ma dello Stato nazionale, con la sua politica industriale e con la sua politica estera” E’ quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso.”Il fatto che manchi la visione – osserva Urso – lo si vede proprio nel partito di maggioranza relativa, nella palese contraddizioni fra Grillo e Di Maio persino sullo spionaggio russo in Italia. Per essere veramente europeisti ed atlantisti occorre essere prima di tutto patrioti, perché per sua natura essere italiani significa essere europeisti e atlantisti, ma quello che oggi manca è una strategia che consenta una rinascita dello Stato nazionale”. “Quello che serve – sottolinea Urso – è uno “Stato stratega” che delinei una nuova politica industriale, al fine di riaffermare il ruolo dell’Italia nella nuova sfida globale, laddove noi potremmo affermare una nuova leadership proprio sulla economia digitale e sulla energia verde, se davvero puntiamo come dovremmo ad una rete a banda larga a controllo pubblico. Così come potremmo affermare “campioni europei” in alcuni settori significavi quali spazio, cantieristica, farmaceutica, certamente ancora mobilità, quindi auto, ma allora dovremmo indirizzare Cdp a svolgere un ruolo nella nuova multianzionale pari a quella dello Stato francese. Solo con questa consapevolezza si possono ridurre i divari che attanagliano il nostro Paese che sono quelli fra Nord e Sud, fra giovani e anziani, poveri e ricchi”. “Uno “Stato stratega” – conclude Urso – che punti a rafforzare la Comunità e quindi la identità nazionale, tanto più importante nella nuova sfida globale”.

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Dialoghi con l’Ucid: I cattolici e la politica

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

In diretta streaming sul canale Youtube UCID Padova, venerdì 12 marzo dalle ore 18.00 prosegue il calendario di incontri organizzati dalla Sezione di Padova dell’UCID per il format DIALOGHI CON L’UCID. I cattolici e la politica al centro della riflessione del Prof. Stefano Zamagni, economista, Presidente della Pontificia Accademia di Scienze Sociali, ispiratore e co-fondatore del movimento INSIEME. «Nonostante possa sembrare un argomento destinato a soccombere a fronte di una attualità che incalza su orizzonti a breve – commenta il Presidente UCID Padova Massimo D’Onofrio nell’anticipare l’argomento – esistono molti eventi che testimoniano un interesse vivo; sono infatti nati di recente movimenti, associazioni, forum a cui fanno da corollario interviste, ricerche, sondaggi che trattano la materia. Due note a margine: il dibattito è soprattutto all’interno dell’area cattolica mentre per gli altri, quasi scaramanticamente, è ormai argomento chiuso; il confronto avviene da posizioni spesso polarizzate e intransigenti come solo le cose che bruciano possono giustificare. Il Professor Zamagni ci aiuterà a farci una idea sullo stato dell’arte.» «Il tema del rapporto tra politica e ruolo dei cattolici è tornato all’attenzione in tempi recenti in seguito alla dimostrazione della incapacità del sistema politico di far fronte alle grandi sfide del momento – anticipa il Prof. Stefano Zamagni –. Il sistema dei partiti della seconda Repubblica ha tradito le aspettative in nome di un falso principio di laicità secondo cui la politica non si deve più curare dei valori fondanti: Libertà, Fraternità, Equità. In questo contesto i credenti sono chiamati a scendere in campo per mettere in atto una strategia, e quindi un progetto politico, che incarni e difenda questi valori.»

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“Italia dei valori” ritorna sulla scena politica nazionale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

«Da ex dirigente ed avvocato del partito “Italia dei Valori” in un momento così particolarmente critico per il nostro Paese auspico il ritorno di Italia dei Valori sulla scena politica» dichiara l’avvocato Sergio Scicchitano.«Insieme a quanti dei Cinque Stelle non condividano la linea del partito di Grillo —prosegue il professore— possiamo costituire un gruppo di rilievo e dare un contributo importante nei ranghi dell’opposizione facendoci portatori ed interpreti di interessi ed idee non omologati e non omologabili nell’attuale maggioranza».«Se poi come mi auguro Antonio Di Pietro dovesse e potesse condividere questa iniziativa con i dissidenti dei Cinque Stelle sono certo che il nostro contributo potrà diventare davvero importante» conclude Sergio Scicchitano, già presidente della Commissione Antiusura della Federazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo nel 2001 e dal 2002 Delegato per la Tutela dei Diritti dei Consumatori e degli Utenti su nomina dell’allora sindaco di Roma Walter Veltroni.Dal 2003 al 2011 Scicchitano è stato inoltre liquidatore giudiziale di Federconsorzi, il più grande crack finanziario dal dopoguerra ad oggi. Nel 2011 venne nominato difensore degli eredi esclusi dalla successione Faac di Bologna, il cui valore viene certificato in oltre un miliardo di euro: il caso ereditario più importante d’Italia.Già candidato al Senato per la lista di Italia dei Valori, Sergio Scicchitano ha ricevuto numerosi incarichi di partito ed è stato presidente del Collegio Nazionale dei Probiviri di IDV. Quando Antonio Di Pietro è poi divenuto ministro, Sergio Scicchitano ha assunto svariati incarichi di nomina pubblica, includendo quello di presidente di Lazio Service, la società “in house” della Regione Lazio che sotto la sua presidenza stabilizzò oltre mille dipendenti fino ad allora precari. (fonte: AJ-Com.Net)

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Politica: Scurdammuce ‘o passato

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

di Marco Patriarca. “Nel mio incontro con Draghi” -ha detto il nostro vate nazionale Beppe Grillo- “credevo di trovarmi davanti al banchiere di Dio, invece ho trovato un grillino.” D’altronde anche Di Maio, dopo un incontro con Draghi aveva confessato “mi ha fatto una buona impressione” anche se, lui che se ne intende, fino a poco fa lo accusava di essere il deus ex machina della trimurti BCE FMI ed EU e di voler fare dell’Italia il bancomat della Germania. Quanto all’incontro del neo presidente con Matteo Salvini i suoi devono avergli detto ”Matteo ora Basta!” e ora Matteo ha adottato la cravatta e ama tanto gli italiani da aver cambiato idea a 360 gradi sul suo concetto di sovranità; in quanto all’euro, pare che alla fine non sia troppo male dati i miliardi a disposizione dell’Italia; “all’idea di quel metallo” come canta Figaro, meglio tenersi pronti. Zingaretti, “mai e poi mai con i grillini!” è ormai con loro in una consociatio simbiotica, che promette un comune futuro radioso; anche per non “disperdere i successi fin qui ottenuti.” Anche l’onesto Conte, che ha già consolato l’ineffabile Rocco Casalino, è contento, libero dagli intrighi di palazzo e senza rimpianti. Draghi si muove con cautela mentre davanti agli italiani sfilano i membri dei due governi più fallimentari della storia della Repubblica, di cui l’ultimo, se non fosse stato per la spregiudicatezza dell’infame Matteo Renzi, rischiava non solo di farci perdere gran parte dei benefici del New Generation EU ma di tenere i rosso verdi al governo ancora per una ventina d’anni. Dopo due anni di malattia sembrerebbe l’inizio di un momento felice: tutti contenti, i protagonisti di due anni di politica italiana sembrano tutti ringiovaniti “scurdammuce ‘o passato“; disposti a tutti i compromessi, dichiarandosi pronti a combattere a fianco di un nuovo prestigioso presidente temendo di essere mandati tutti a casa come meriterebbero. Draghi, naturalmente, non potrà riuscirci. Ma sappiamo che da ragazzino era un lettore assiduo di Topolino e quindi ricorderà ancora che in tutte le vicende che riguardavano Paperon dei Paperoni si profilava l’ombra sotterranea e onnipresente della Banda Bassotti, sempre pronta a tutti i trucchi. Con l’occasione mi permetto di ricordare al presidente nominato, a cui auguro ogni successo, il celebre motto del presidente Theodore Roosevelt alle prese con i politici del suo tempo “Speaksoftly and carry a big stick, parla dolcemente ma porta con te un grosso bastone. Fonte: http://www.societalibera.org

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Politica, Pirillo (Matteotti): Un grazie al Presidente Conte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

“Al di la di ogni considerazione politica, che oggi suonerebbe solo come polemica, sento il desiderio ed il dovere di ringraziare il Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte per l’impegno profuso nell’affrontare la drammatica situazione e conseguente crisi cagionata da una pandemia che mai prima si era verificata. Lavoro che, siamo oggettivi, ha messo in difficoltà i Governi di tutto il mondo”.- così Enzo Pirillo, Presidente del Circolo Saragat Matteotti di Roma – “Un sentito ringraziamento anche al nostro Presidente della Repubblica,
Prof. Sergio Mattarella, Uomo come pochi, un Signore, che in questo particolare momento, forse il più difficile della storia repubblicana, ha fatto l’unica cosa possibile per la Sua alta carica, e lo ha fatto da statista: cercare di evitare disastrose elezioni, che aggraverebbero questo stato di crisi e forse consegnerebbero il Paese alla peggior destra della storia repubblicana. L’incarico a Draghi, non piace e non piacerà , basti ricordare gli effetti del governo Monti, ma questa era l’unica strada possibile, ma che dovrà comunque trovare i consensi in Parlamento, cosa non facile”. “Resta fermo il mio personale apprezzamento per il lavoro svolto dal Presidente Giuseppe Conte e per la passione e la sensibilità e la signorilità che ha dimostrato, doti di grande umanità, proprie di grandi uomini di Governo; per questo -prosegue il Presidente Enzo Pirillo – credo fermamente che meriti la nomina a Senatore a vita, anche se la brutta e antidemocratica legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1, approvata con referendum del 20 e 21 settembre 2020, pone dei paletti, ma rivolgerò comunque un appello al Capo dello Stato, affinché si possa provvedere a tributare un giusto riconoscimento ad un uomo che ha fatto il possibile per l bene del Paese”. Enzo Pirillo Presidente del Circolo Culturale “Saragat – Matteotti” Roma (n.r. Con l’incarico a Draghi la politica ha rassegnato le dimissioni. Si affida alle alchimie dell’economia per sostenere gli interessi di parte. Ma sia chiaro Draghi e Conte sono due galantuomini con la sola differenza che gli eventi li hanno collocati in due mondi diversi. Il primo misura le sue ragioni sull’economia del profitto molto economico e poco sociale mentre il secondo è per il sociale e poco economico. Sotto questo profilo dobbiamo rilevare che è un problema di natura geopolitica poiché nel mondo le forze in campo giocano in favore dei grossi interessi del capitale mentre gran parte dell’umanità è posta ai margini del benessere e della prosperità in quanto è stata sistematicamente disattesa l’equa ripartizione delle risorse. L’Italia di Draghi ci dimostra oggi che è entrata a pieno titolo in quella minoranza che comanda umiliando la maggioranza che è condannata a non aver voce.)

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La crisi della politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

By Enrico Cisnetto. Il governo ha una maggioranza abbastanza larga alla Camera e non è in minoranza al Senato. Se si volesse archiviare così la tragicomica verifica sulla fiducia al Conte2, la crisi di governo potrebbe dirsi chiusa, seppur malamente. Peccato, però, che non sia affatto esaurita la crisi politica, che riguarda non solo la vecchia maggioranza e quella nuova che ancora non si vede, ma anche l’intera opposizione. Di sicuro c’è soltanto che l’esecutivo è maledettamente più debole di quanto già non fosse, a maggior ragione al cospetto di una pandemia che sembra passare senza soluzione di continuità dalla seconda alla terza ondata facendone una cosa sola e di una crisi economica che si accinge a diventare sociale in modo esplosivo, con milioni di persone “irregolari” che chiedono soccorso, a partire dal consumo dei pasti, perché precipitano dall’area dell’evasione a quella della fame.
Gli sconfitti sono tanti. Anzi, tutti. Lo è Renzi, che come al solito ha maneggiato obiettivi giusti (rompere l’immobilismo dell’esecutivo e il cesarismo a suon di Dpcm di Conte) con modi sbagliati, finendo per non centrare né il suo obiettivo politico (pienamente legittimo) né quello di interesse generale (cosa che a me personalmente, e credo a molti dei miei lettori, brucia non poco). Meschino e fuorviante fare di Renzi un capro espiatorio, ma quel voto di astensione gli sarà giustamente rinfacciato non meno che la ormai famigerata testardaggine sul referendum (e non si dica che l’ha fatto per tenere insieme il suo drappello di senatori, perché, essendo vero che erano divisi, la cosa avrebbe dovuto indurlo ad adottare un’altra tattica).
Altrettanto sconfitto ne è uscito Conte. Il presidente del Consiglio, che per arroganza ha rinunciato a dare alla crisi il percorso più limpido e lineare – salire al Colle e dare le dimissioni – mettendo così in fortissimo imbarazzo il Capo dello Stato. E se pure è riuscito a prendere la sufficienza stiracchiata in aritmetica raccattando un po’ di voti improvvisati, è stato bocciato in strategia visto che non avrà la forza e l’unità di intenti che servono in una fase eccezionale come quella che stiamo vivendo. Si, è vero, si è confermato leader indiscusso del trasformismo, partito trasversale che da sempre anima la politica italiana, ma questo gli costerà caro (a dispetto dei sondaggi odierni) se e quando vorrà (e dovrà) cercare la “legittimazione elettorale”. Per il semplice motivo che in quel momento sarà costretto a fornire una definizione politica di sé – che fin qui si è ben guardato dal dare, non avendocela – che faccia riferimento ad un filone culturale, quale che sia. Fin qui è passato senza batter ciglio dal definirsi “populista e sovranista” (Conte1) e assumere le vesti di “cheerleader di Trump” (Conte1 e Conte2) all’evocare il suo “europeismo nel nome di Ursula” (Conte2 e Conte2bis), ma prima o poi dovrà svelarsi e non potrà essere Casalino a risolvergli il problema.
Lo è, sconfitto, il movimento 5stelle. Non perché abbia abiurato (nei fatti) le primordiali pulsioni anti-politiche – che, semmai, per quanto sia vero (almeno un po’ lo è), è cosa buona e giusta – ma perché lo ha fatto senza un minimo di autocritica evolutiva e adottando le “worst practices” più abominevoli senza provare la minima vergogna. Inoltre, nella circostanza della crisi aperta da Renzi, è apparso ancor più grande di quanto già non fosse lo iato tra la forza parlamentare dei pentastellati, che li rende decisivi, e la loro leadership politica, che li palesa ininfluenti.Ma, non sembri strano, sul gradino più alto del podio degli sconfitti va collocato il Pd, e con esso la sinistra nel suo insieme. La deriva viene da lontano, ma risulta incredibile come i Democratici da quando sono tornati in maggioranza non siano stati capaci di andare oltre l’iniziale “fermiamo Salvini”. Privi non dico di una prospettiva strategica, ma neppure di un barlume di sapienza tattica, si sono imbarcati – auspice il “santone” Bettini – in una santa alleanza con i grillini che ha avuto e tuttora pervicacemente ha – auspice il “lobbista” D’Alema, più un manipolo di “burattinai” dentro e fuori le istituzioni – il suo perno e baricentro nella premiership del politicamente indefinito e indefinibile Conte. Come sia stato possibile per il Pd arrivare a trasformare l’avvocato del popolo, tatticamente incontrato sulla propria strada, non solo in una conditio sine qua non per l’esistenza della maggioranza e del governo ma addirittura in un leader unificante della sinistra, francamente è un mistero. Forse dalle parti del Nazareno dovrebbero ripescare in biblioteca il romanzo tra il gotico e l’horror “Frankenstein or The Modern Prometheus” che la britannica Mary Shelley scrisse poco più di 200 anni fa, e indagare come il mostro creato dal dottor Victor Frankenstein, frutto di esperimenti eticamente discutibili, fosse sfuggito al suo controllo. Si accorgerebbero, quelli del Pd, che accecato dall’unicità della propria creatura e dall’idea di poterla usare a piacimento, il dottor Frankenstein non comprese che il mostro gli sfuggiva di mano, diventando “antagonista”, tanto che, indifferente ai richiami della ragione, lo scienziato finì per percepire troppo tardi la rovina che sarebbe derivata da quella maledetta creazione.
I democratici sanno bene, anche per aver armato la mano di Renzi, che il Conte2 è stato ben al di sotto delle loro aspettative e, soprattutto, delle drammatiche sfide cui è sottoposta l’Italia. E sono consapevoli che il modo con cui il presidente del Consiglio ha affrontato la crisi innescata da Renzi non ha portato ad un assetto di governo forte e stabile. Ma al loro interno è l’ala riformista – quella che il mio amico Emanuele Macaluso, cui dedico un affettuoso pensiero, non ha smesso di sollecitare a reagire fino al giorno della sua morte – che deve saper leggere per tempo dove porta la traiettoria della subalternità a Conte e ai 5stelle, e non accontentarsi dei numeri stiracchiati in Senato e del fatto di aver ottenuto da palazzo Chigi la rinuncia alla titolarità dei servizi e il cambiamento (molto parziale, peraltro) del Recovery. Se ancora esistono, i riformisti del Pd escano allo scoperto, denuncino la linea senz’anima del loro partito e si assumano la responsabilità di dire no ad una governabilità fine a sé stessa, chiedendo e imponendo una svolta radicale in nome del fatto che “Conte non val bene una messa” e che il Paese ha urgentemente bisogno di una maggioranza più larga e di un assetto di governo più autorevole e competente.Se poi a queste ragioni alte, si aggiungono quelle più spicce, ma non per questo disprezzabili, di bottega, per cui il Pd corre seriamente il rischio di tornare Ds (cioè il partito che non ha più niente alla sua sinistra, come sancirebbe il ritorno di Bersani e di tutta Leu e l’assorbimento dei partitini comunisti) lasciando al costituendo partito “Con-te” il ruolo moderato che un tempo era della Margherita, ecco che le ragioni per far tesoro di una attenta rilettura di Frankenstein si moltiplicano.Ma prima di concludere, va detto che sul podio degli sconfitti salgono anche i signori del centro-destra. Da un lato ci si sono messi da soli coloro (Salvini e Meloni) che non hanno saputo far altro che ripetere il mantra delle elezioni anticipate. Un po’ perché non le hanno ottenute, ma soprattutto perché evocandole hanno fatto il gioco di Conte (temo in modo consapevole, giacché anche nei loro scranni i parlamentari non scalpitano per andare al voto, visto che il “taglio” sciaguratamente imposto a Camera e Senato finirà per compensare l’aumento dei voti rispetto al 2018). Dall’altro ci è finito anche il più cauto Berlusconi, che ha rovinato il plus della prudenza con il minus dell’operazione Rossi. Infatti, sia che la sua ex “badante” abbia votato a favore del governo senza che il Cavaliere lo sapesse, magari per una qualche forma di ripicca, sia che lo abbia fatto su suggerimento del suo “capo”, per lanciare un messaggio in bottiglia a Conte e al Pd, comunque non si tratta certo di un passo avanti rispetto ai tempi di De Gregorio e Scilipoti. Non è così che ci si dimostra interlocutori di quella parte della società, quella più produttiva e meritevole, che reclama disperatamente un governo autorevole saldamente alla guida di un paese ancorato in Europa. Complessivamente, ancora una volta il centro-destra si è mostrato e continua a mostrarsi incapace di rappresentare una alternativa, privo com’è di una politica. Non può dire “riaprite tutto in nome dell’economia” e non può andare contro l’Europa che ci mantiene. Al massimo può fare rappresentanza corporativa dei ceti autonomi, che però in buona misura oggi chiedono una radicalità trumpiana, che Salvini (con però molti mal di pancia interni alla Lega) e Meloni sono ben felici di dare (anche perché è l’unica nota che sanno suonare), ma che Berlusconi e i cespugli centristi che in Europa si riconoscono nel Ppe non possono permettersi più di tanto.Ecco perché la coda della crisi di governo potrà anche dare a Conte qualche numero in più che lo rassicuri – il suk è aperto h24 – ma la crisi politica, anzi la crisi della politica, è tuttora drammaticamente aperta. Sulle spalle dell’Italia. ( http://www.terzarepubblica.it)

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La politica delle poltrone e quella degli italiani che vogliono essere governati con saggezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

In un momento drammatico come quello che da undici mesi interessa il nostro Paese e gli italiani tutti, ecco arrivare, come era prevedibile, una crisi di Governo. Gli italiani sono abituati alle crisi di Governo e alle Legislature che terminano prima del tempo, sarà l’effetto di una classe politica e dirigente che pensa alla propria poltrona ed alle loro posizioni di rendita e non al Popolo italiano e, soprattutto, non pensa ai problemi irrisolti che hanno determinato a creare con le loro politiche non lungimiranti e anche litigiose. Questa crisi di Governo arriva nel pieno di una pandemia con una emergenza sanitaria che ci ha trovato impreparati con oltre 80.000 morti e molti contagi, oltre a questa emergenza sanitaria, vi è in atto una emergenza economica e sociale dove oltre 570.000 attività sono collassate, i DPCM e i decreti sfornati in continuazione, hanno ridotto le attività, annullando la vita sociale e di relazione tra le persone, creando un serio problema di natura psico-sociale. Ora, cosa accadrà dopo la crisi aperta da Matteo Renzi e da Italia Viva? Un possibile scenario è il rimpasto del Governo Conte attuale, per un voto di fiducia, che sarà sicuramente richiesto, cercando appoggi e voti anche da quella opposizione che non lo dovrebbe sostenere, soprattutto in Senato. Un altro scenario potrebbe essere un Conte-ter con nuove alleanze centriste o di fuoriusciti. Anche uno scenario di un Governo di scopo, potrebbe accadere, che segua i lavori parlamentari da ultimare per poi andare al voto e lasciare al Popolo sovrano di decidere chi deve governarli per i prossimi 5 anni. Fatto è che, il Presidente della Repubblica Onorevole Mattarella, ha il solenne compito di verificare, con le consultazioni dei vari partiti dell’arco costituzionale, se vi sono maggioranze oppure se sciogliere le camere e dare finalmente voce al Popolo sovrano. In questi mesi, nonostante il covid, si è votato e si voterà in molti Stati e, quindi, perché dobbiamo subire ancora questa classe politica inadeguata a difendere gli interessi del Popolo italiano? Il movimento socio economico politico UNITI SI VINCE e la Confederazione delle associazioni, dei partiti, dei movimenti, dei sindacati autonomi, dei gruppi organizzati, della libera società civile che hanno aderito al progetto socio-politico di Uniti si Vince, con lo scopo di mettere al centro l’interesse del Popolo, delle famiglie, degli anziani, dei bambini, delle donne, dei diversamente abili e di chi non ha voce nel paese, non può che chiedere fortemente che venga creato un GOVERNO DI SCOPO per traghettare il Paese a nuove elezioni libere. Presidente UNITI SI VINCE Antonino Magistro

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Crisi: La trappola con e senza la pandemia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Scriveva Altero Matteoli: “Il governo deve dare risposte immediate a una situazione finanziaria, economica e sanitaria internazionale difficile che ha riflessi anche sull’Italia oltre che su tutta l’Europa. Auspichiamo che in particolare il Pd, i Pentastellati ma anche i partiti dell’opposizione assumano adesso un atteggiamento collaborativo come meriterebbe il Paese e come i cittadini si aspettano. E’ un modo, rifacendoci all’attualità, di rappresentare il caso Italia dove ci appare sempre più chiaro che il vero problema non sta nello spremere le esangui casse dei lavoratori e pensionati che hanno già dato ma di rivolgersi a quanti hanno già lucrato in passato e pensano che crisi o non crisi debbano continuare a tenere il loro tenore di vita e a incrementare i loro profitti. E se ai poveri italiani si dice loro che è una grave crisi e che tutti dobbiamo rimboccarci le maniche allora perché non incominciamo a debellare gli sprechi? Ricordo in proposito che la Corte dei conti ha quantificato gli sperperi intorno ai 70 miliardi di euro, le evasioni fiscali sui 300 miliardi di euro, gli scialacqui della politica con altri 14 miliardi di euro. Un tempo si diceva quando si parlava di guerra: armiamoci e partite. Tradotto nel linguaggio odierno, dovremmo dire: spennateci ma salvaguardate le ricchezze di chi ha e dei loro lacchè. (Riccardo Alfonso)

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Governo, Serracchiani: “Crisi da evitare, ma se salta tutto resta solo il voto”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

“Se salta tutto, se non riusciamo a rilanciare l’azione del governo, l’alternativa è il voto. Come Pd non vediamo maggioranze diverse da quella attuale, ad esempio una maggioranza che si regga raccogliendo parlamentari tra Camera e Senato per sostituire Italia Viva, né d’altra parte potremmo aprire la strada alla destra sovranista. In ogni caso non possiamo rischiare ora una crisi al buio”, così la parlamentare Pd e Presidente della Commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani in una intervista a La Stampa.Per la deputata Dem si stanno registrando passi in avanti nel dialogo, ma serve un aumento del senso di responsabilità perché “il rischio di scivolare verso il voto è alto e non ce lo possiamo permettere proprio mentre parte il piano dei vaccini e dobbiamo essere credibili in Europa per realizzare il Recovery Plan».“Il Pd – annota Serracchiani – ha chiesto un patto di legislatura. Ha sempre domandato collegialità per dare indirizzi programmatici: maggiori fondi per il sociale, in particolare per servizi ai disabili e per l’integrazione socio-sanitaria, cioè investimenti sulla sanità territoriale; più fondi sul lavoro, investendo sulle politiche attive per arrivare preparati a marzo quando scadrà il divieto di licenziamento. Abbiamo chiesto di rafforzare gli investimenti sulle politiche industriali, individuando in particolare le filiere di maggiore innovazione su cui il Paese vuole puntare nel futuro. E poi fondi sulla parità di genere. Vogliamo un grande piano di investimenti per l’occupazione femminile e per quella giovanile”.“Tutti temi che faranno parte della nuova proposta di Recovery Fund del Governo – conclude la Presidente della Commissione Lavoro – . Ma non ragioniamo con gli aut aut, perché creando tensioni non si fa bene al governo e tanto meno al Paese. Dobbiamo ricordarci tutti le parole del Presidente della Repubblica che ci ha richiamati alla necessità di essere costruttori”

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Politica: Non c’è peggior sordo…

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2021

Di chi non vuol sentire. Mi sembra la classica commedia di Goldoni: “un sordo, due sordi, tutti sordi. Alla fine si scopre che tutti ci sentivano bene. Ciò sta accadendo in questi giorni in Italia nella convulsa ricerca di una quadratura del cerchio ma che di convulso ha solo il non voler sentire la voce degli altri. Ci stracciamo le vesti nel declamare la crisi del sistema Italia aggravata drammaticamente da una pandemia virale che non sembra voglia cedere il passo, ma ci guardiamo bene d’ingegnarci a dovere per una lotta a tutto campo, sebbene sia a portata di mano, poiché ciò significherebbe perdere il controllo nella stanza dei bottoni. E allora di quale interesse nazionale parliamo? Non è certo dell’economia del paese, dell’industria, del lavoro, della giustizia, del fisco, della salute e della scuola per questi pifferai di turno. Discettiamo, semmai, sul modo come mercanteggiare una presidenza del consiglio e della repubblica, un posto di ministro e di sottogoverno. . Un’Italia che, per colpa di questi sordi per vocazione, fa perdere il senso della misura a tutti gli altri. Usque tandem… (Riccardo Alfonso)

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La politica è una variabile che ci appartiene

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Se osserviamo il comportamento di un bambino, in ambito familiare, ci accorgiamo che è per lo più concentrato a saggiare la tenuta dei suoi rapporti a partire dalle persone che gli sono più vicine. Incominciano così a svilupparsi i suoi interessi, le sue occupazioni, i suoi bisogni e a dare ad essi delle priorità. Nello stesso tempo si allargano gli spazi ambientali passando dalla casa natale agli asilo nido, alla scuola in ogni suo ordine e grado, ai rapporti con gli amici, alle frequentazioni nei locali pubblici, ecc. S’ingegna, così, nel pensare al futuro e in questa prospettiva entra in gioco il fattore lavoro come una sorta di passe-partout mediante il quale si possono introdurre altre variabili: avere un’abitazione propria, consolidare un rapporto affettivo, disporre di una rendita ecc. In pratica significa progettare l’avvenire esorcizzando la brevità della nostra esistenza. Dentro questo contenitore i sentimenti incominciano a diventare più definiti, saggiati, misurati, comparati. Si danno ad essi dei valori e se ne discute poiché non è solo importante ciò che si pensa ma occorre sapere se quel determinato pensiero riesce a trovare una possibile condivisione o merita di apportarvi delle varianti e quali e come. Così, man mano, entra in gioco la politica come frutto di mediazione, di governo della cosa pubblica e si valuta quanto possa incidere sulla propria vita e le azioni che da esse derivano. Penso, a questo punto, che la parola “politica” sia entrata nel nostro bagaglio linguistico per dirci molte cose insieme. Politica nel senso di mediazione tra interessi a volte conflittuali. Politica per il governo della cosa pubblica per l’autorità che deriva e per il come si deve conferirla facendola provenire dalla volontà popolare. Politica come forma di ragionamento e di sintesi culturale e assimilata da altre fonti: filosofia, sociologia, diritto, ecc. Politica per negare e persino per mediare il primato della violenza esercitata dal despota. Alla fine, ci abbiamo preso tanto gusto che in nome di questa parola si sono costruiti castelli di sabbia o solide strutture, ma a nulla sembrano essere servite, nella loro debolezza o nella loro possanza, per arginare le penetrazioni infierenti di ideologie aberranti. (Riccardo Alfonso)

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La politica è una fede?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Quando penso alla politica, alla fede e alla somma delle virtù e dei difetti che costellano la vita dell’essere umano il mio primo pensiero va a Plutarco e alla sua opera “Vite degli uomini illustri”. Allora come oggi uomini d’ingegno hanno percorso i sentieri della virtù anche se poi taluni di loro si sono impelagati in una palude melmosa dove ogni loro mossa ha rischiato di affossarli sempre di più. Come non ricordare il lamento di Child-Harold anche se c’è da presumere che non balenò mai al pensiero di Plutarco: “Bella Grecia! Reliquia lacrimevole di una gloria che non è più! Disfatta ma immortale, depressa ma grande ancora!… O genio della libertà! Quando sui valli di Phyle tu stavi con Trasibulo e i suoi complici immortali, avresti tu potuto prevedere il destino funesto che aduggia le pianure verdeggianti della tua cara Attica?” Oggi appare ancora più d’attualità l’idea, per il come abbiamo avuto modo di rilevarlo, che la libertà male si adatta a un popolo corrotto per il quale la servitù è castigo e mezzo, a un tempo, di redenzione. Solo in questo modo possiamo sottrarci alle passione volgari così come accadde in passato sia nella Grecia antica sia della Roma repubblicana e imperiale. Le condizioni civili o politiche di un Paese possono solo trarre giovamento dall’indole e dalle virtù di ciascuno, mentre i dolori sono il frutto di colpe e di difetti dell’uomo che tendono a spingerci maggiormente in basso nel labirinto delle insane passioni. In altri termini la libertà male usata può indurci al deplorevole stato di diventare schiavi delle nostre debolezze mentre vi fa da contraltare la sua resurrezione per la via del sacrificio. Solo in questo modo un popolo può riscattarsi sino a vedere restituito il valore delle sue grandi virtù. È un passaggio doloroso, ma inevitabile, perché noi dobbiamo uscire dalla perversa spirale che ci ha travolti e sospinti a una visione così distorta della vita. A questo punto non ha senso cercare le colpe, che sono di tutti nell’esercizio delle più importanti o modeste azioni che nel quotidiano si compiono, poiché se da una parte può darci la misura del nostro declino dall’altra non vi concorre, se non faticosamente, alla redenzione. (Riccardo Alfonso)

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Loretta Goggi e i giochi di potere della politica italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

«Conscia delle difficoltà che affliggono molti di noi, della sofferenza che è entrata in decine di migliaia di case non risparmiando nessuno, dai bambini agli anziani, e dell’impegno costante profuso a rischio della vita di tutti coloro che si sono impegnati per salvare quella degli altri in questi giorni, costretta a restar ferma nella mia casa di Roma perché alcune persone sono risultate positive al Covid sul set del film a cui sto lavorando a Bari, mi sono fermata a riflettere ancora su questo 2020 giunto ormai alla fine e a chiedermi cosa augurarmi e augurarci per quello a venire». Così Loretta Goggi in una lettera aperta di auspicio per il 2021 che apparirà sul numero uno di Famiglia Cristiana. «Su tutto», prosegue la Goggi, «vincere la battaglia – ma sarebbe più giusto definirla guerra – contro il virus, senza però dimenticare con superficialità cosa abbia significato e ci abbia lasciato in eredità, e ritrovare la nostra salute fisica, psichica e spirituale, accompagnata da una ripresa dell’economia che distribuisca lavoro per tutti». Loretta Goggi invita, forti dell’esperienza della pandemia, «a guardare bene in profondità dentro di noi, rielaborare il senso della vita e impegnarci attivamente a scegliere per l’Italia chi possa guidarla, individuare e sostenere persone capaci di guardare ai reali bisogni del Paese mettendo fine alle ripicche e ai giochi di potere, divenuti insopportabili, indirizzando le energie ed esperienze verso quello che dovrebbe essere l’unico disegno di legge necessario: ridare vita ai sogni di tutti coloro che sono stati regolarmente privati dell’attenzione che le loro condizioni avrebbero richiesto e riconoscere il merito alle grandi professionalità di quei molti che sono stati in grado di sostenere e risolvere con il loro impegno il peso schiacciante di enormi difficoltà».

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Manovra, mandato ai relatori. Melilli “Abbiamo scritto bella pagina di politica”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

“Abbiamo scritto una bella pagina di politica. Non era né facile né scontato, dato il periodo e i tempi con cui siamo stati chiamati a lavorare a questa legge di Bilancio. Ci auguriamo di aver prodotto un lavoro che potrà aiutare il nostro Paese a superare questa crisi senza precedenti. Voglio ringraziare il Governo, i ministri, tutti i colleghi di maggioranza e opposizione che hanno collaborato, discusso e che si sono confrontati in questi giorni di intenso lavoro.” Con queste parole Fabio Melilli, presidente della commissione Bilancio alla Camera ha dato mandato ai relatori chiudendo l’ultima seduta di discussione in commissione della Legge di Bilancio che approda oggi in aula alle 9.

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Politica agricola: norme transitorie e 8 miliardi di euro per la ripresa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2020

La nuova legge UE, approvata mercoledì con 653 voti favorevoli, 19 contrari e 22 astensioni, proroga l’applicazione delle norme esistenti della politica agricola comune (PAC) fino alla fine del 2022. Ciò garantisce che i pagamenti agli agricoltori e ai beneficiari dello sviluppo rurale possano continuare.I Paesi UE saranno in grado di rendere più facile, per gli agricoltori, ricevere un indennizzo per le perdite causate da avversità atmosferiche, da epizoozie o fitopatie e da infestazioni parassitarie. Il Parlamento ha inoltre introdotto alcune misure che offrono ai Paesi UE un margine di manovra maggiore per il sostegno agli agricoltori, soprattutto durante la crisi COVID-19. Inoltre, i deputati hanno ottenuto di prolungare oltre i tre anni la durata dei nuovi programmi pluriennali di sviluppo rurale incentrati sull’agricoltura biologica, sul clima e sulle misure ecocompatibili, includendo nel pacchetto di misure anche i progetti per il benessere degli animali.Le modalità, recentemente concordate, per l’utilizzo da parte di agricoltori, produttori alimentari e per le aree rurali degli 8 miliardi di euro in aiuti per finanziare la ripresa dalla crisi COVID-19 nei prossimi due anni sono anch’esse parte dell’accordo complessivo. Circa il 30% di tali fondi sarà disponibile nel 2021, mentre il restante 70% sarà erogato nel 2022. Almeno il 37% dei finanziamenti dovrà essere destinato alla ripresa degli agricoltori biologici, alle azioni legate all’ambiente e al clima, e al benessere degli animali. Il 55% del fondo sosterrà gli investimenti aziendali che contribuiscono a una ripresa economica resiliente, sostenibile e digitale, e le start-up di giovani agricoltori.

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Vaccini: tra scienza, politica ed economia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Di Giuseppe Ippolito, Salvatore Curiale. Con una corsa che non ha precedenti nella storia della scienza, in meno di un anno si è arrivati dalla scoperta di un nuovo patogeno, il SARS-CoV-2, e ad avere a disposizione diversi vaccini per combattere l’infezione. Adesso però inizia un’altra corsa, non meno complessa e delicata: passare dal vaccino alla vaccinazione effettiva, superando ostacoli, distorsioni di mercato, esitazioni e dubbi dei cittadini, nazionalismi e interferenze economiche e geopolitiche. Se ne è parlato nel corso di un webinar organizzato dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e svoltosi Il 27 novembre scorso, nell’ambito della quindicesima notta europea dei ricercatori, con la partecipazione di Giuseppe Ippolito, Franco Locatelli e Rino Rappuoli. Ne ripercorriamo gli aspetti principali.E dunque il traguardo è vicino: le sperimentazioni cliniche hanno fornito risultati promettenti e, sulla base di questi dati e dell’assenza di rilevanti reazioni avverse nel corso di tutte le fasi di sperimentazione, le società produttrici di due candidati vaccini – Moderna e BioNTech-Pfizer – hanno richiesto alle autorità regolatorie negli USA e in Europa l’autorizzazione all’uso emergenziale. La Gran Bretagna ha già concesso il 2 dicembre l’autorizzazione al vaccino Pfizer con una procedura che ha avuto tempi sorprendentemente brevi, entro la fine dell’anno si pronuncerà la FDA americana e tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 l’EMA europea. In sintesi, con il 2021 potranno partire le vaccinazioni della popolazione, in base alle priorità che saranno stabilite nazione per nazione seguendo però una logica comune: operatori sanitari, residenti nelle case di riposo, addetti ai servizi essenziali, persone anziane e/o con gravi patologie sono quasi dappertutto le categorie in cima alla lista.È strabiliante la velocità con la quale gli scienziati di tutto il mondo sono saltati su questo treno e strabiliante è stata la quantità di ricerche effettuate: non solo sui vaccini, ma anche sulla diagnostica, sulla clinica, sull’uso dei farmaci, sull’epidemiologia. Il metodo scientifico, l’arrivare ai risultati partendo dalla discussione dei dati e dal confronto delle opinioni, ha dimostrato tutta la sua validità. I numeri parlano da soli: a oggi sono quasi 80.000 le pubblicazioni disponibili sulla banca dati Pubmed, più di 4.000 i trial clinici censiti sul database clinicaltrials.gov, oltre 200.000 le sequenze genomiche depositate che permettono di ricostruire l’albero genealogico di questo virus che alla fine del 2019 ha fatto il salto di specie innescando l’epidemia.Ma se l’obiettivo di tutti i candidati vaccini è lo stesso, e cioè far produrre al corpo umano una risposta immunitaria contro la proteina spike, diverse sono invece le strategie che si utilizzano. Il sistema più tradizionale e consolidato è quello di inoculare il virus stesso, inattivato o attenuato: è quello che si fa per esempio con il vaccino contro il morbillo o la poliomielite. In alternativa si inocula l’involucro virale, svuotato del materiale genetico: sono i VLC (virus-like particle o particelle virus-simili), utilizzati per esempio per il vaccino contro il papillomavirus. Infine si possono iniettare solo le specifiche proteine del virus contro le quali si vuole ottenere la risposta immunitaria, di solito insieme ad una sostanza adiuvante che potenzia la risposta immunitaria dell’organismo. I vaccini contro la pertosse e contro le epatiti A e B sono realizzati con questa tecnologia.Queste tecnologie ampiamente collaudate sono alla base di molti candidati vaccinali contro il coronavirus. Tra quelli già in fase 3, ci sono tre vaccini cinesi e uno indiano basati su virus inattivato, un vaccino canadese basato su VLC, un vaccino cinese e uno americano basato su proteine. Ma l’enorme progresso che hanno compiuto negli ultimi anni le tecnologie bioingegneristiche in campo medico ha reso possibili nuovi approcci alla creazione di vaccini. È il caso dei preparati basati sugli acidi nucleici (RNA o DNA), come quelli messi a punto da BioNTech/Pfizer e da Moderna, con i quali viene inserito nelle cellule umane il codice genetico della proteina S. In questo modo è il corpo umano stesso a produrre la proteina contro cui deve essere attivata la risposta immunitaria. Nei vaccini a vettore virale, infine, si utilizza un virus innocuo per l’uomo, per esempio un adenovirus umano o dei primati, si «taglian» dal suo genoma le istruzioni per la replicazione e le si sostituiscono con quelle che codificano la proteina spike. Attualmente ci sono quattro vaccini di questo tipo in fase 3: uno cinese, uno americano, uno russo e uno anglo-svedese. Questa è anche la tecnologia usata dal candidato vaccino ReiThera, che è in corso di sperimentazione presso lo Spallanzani di Roma e che utilizza come vettore l’adenovirus del gorilla.Sarà solo il tempo a dirci quale è la tecnologia migliore, ma forse non ci sarà un solo vincitore, e un tipo di vaccino potrebbe rivelarsi più adatto di un altro per determinate fasce demografiche o etniche, o per persone con specifiche patologie o con il sistema immunitario compromesso. Un vaccino che stimola una risposta robusta e ben coordinata del sistema immunitario ci garantirebbe una immunità a lungo termine e l’assenza di infezioni, mentre una risposta più debole o meno coordinata renderebbe possibile la reinfezione ma si spera ridurrebbe comunque i sintomi e la severità della malattia. Solo il tempo e il follow-up sulle vaccinazioni ci dirà quale vaccino, o quale tipo di vaccino, attiva al meglio questa sinergia virtuosa tra i linfociti B e i linfociti T e garantisce la copertura più estesa e duratura contro l’infezione. È evidente però che più vaccini avremo, e di più tipologie, maggiore sarà la probabilità di ottenere una immunizzazione consistente e duratura. È vero dunque, come ha scritto su Science Meredith Wadman, che il vaccino più rischioso è quello che non viene somministrato, ma nel caso dei vaccini il rapporto tra benefici e rischi va valutato con particolare attenzione, perché si tratta dell’unico tipo di medicinale che viene somministrato ai sani. Ci vuole una prima fase della sperimentazione, nella quale si valuta sicurezza e immunogenicità su un numero limitato di persone, e si mette a punto la dose che garantisce il bilanciamento ottimale tra efficacia e possibili effetti collaterali; quindi nella seconda fase si allarga l’inoculazione a un numero più ampio di persone, e infine nella terza fase il vaccino viene somministrato a decine di migliaia di volontari, e contemporaneamente ad altrettanti volontari viene somministrato un placebo; dal rapporto tra il numero di persone che sviluppano l’infezione o la malattia nell’uno o nell’altro gruppo si ricava la percentuale di efficacia del vaccino. A quel punto le agenzie regolatorie analizzano nel dettaglio i dati e decidono se concedere l’autorizzazione definitiva secondo regole e procedure ben definite a livello internazionale. Successivamente alla fase di registrazione, il vaccino entra nella rete di farmacovigilanza, che valuta tutte le possibili associazioni tra vaccinazione e potenziali effetti collaterali, consentendo di acquisire informazioni più ampie su tutta la popolazione trattata e sulla eventuale presenza di reazioni, e di mettere così a punto eventuali azioni di correzione. E c’è poi il problema per nulla secondario della paura del vaccino. I sondaggi in tutto il mondo mostrano che un numero consistente di persone rifiutano il vaccino o semplicemente pensano che non sia ancora sicuro e non sono intenzionati a vaccinarsi, almeno all’inizio. E quando, come è avvenuto in molti paesi tra cui gli Stati Uniti, il semplice indossare la mascherina viene visto come un atto politico anziché una misura di salute pubblica, diventa essenziale una leadership responsabile e una comunicazione attenta ed efficace. Più che la costrizione conta la convinzione a vaccinarsi, e quindi è fondamentale una campagna di comunicazione pubblica che spieghi chiaramente quali sono i vantaggi e i rischi: minimi, ma ci sono anche quelli. Ben vengano quindi le discussioni pubbliche e anche le polemiche sulla necessità di maggiore trasparenza nella comunicazione dei dati clinici, sui meccanismi di distribuzione, sulle priorità da seguire nella vaccinazione, sull’opportunità o meno di derogare, in una fase così particolare, alla disciplina sulla tutela della proprietà intellettuale. Sono temi che, anche se spesso molto tecnici, riguardano tutti, e vanno discussi apertamente e pubblicamente, soprattutto in un paese come il nostro dove nel recente passato molte forze politiche anche di governo hanno apertamente e sciaguratamente avversato questo fondamentale strumento di salute pubblica. (abstract – Testo integrale a https://bit.ly/39I4XsH)

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