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La storia e l’uovo di Colombo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

berlinoCi sono fatti che noi accettiamo per quelli che sono e circostanze che ci fanno riflettere se andiamo ad analizzarle, talvolta con il senno di poi. E così meditando ci rendiamo conto che il concetto di verità diventa in molti casi relativo. La non politica dei politici. Spero di non fare semplicemente il verso a quanti hanno scritto sull’argomento andando ad analizzare il voto politico e amministrativo degli Italiani dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale ad oggi. E’, ovviamente, un lungo discorso ma che intendo riprendere solo per sommi capi e riferendomi ai fatti più recenti lasciando la dietrologia agli storici. Sappiamo bene che a livello mondiale due sono stati gli eventi più significativi che hanno rivoluzionato il concetto stesso di fare politica: il 1989 con la caduta del muro di Berlino e l’11 settembre del 2001 con la “tragedia americana” del terrorismo di matrice araba. In Italia, più modestamente, abbiamo avuto l’exploit della magistratura con il fenomeno delle così dette “mani pulite” che ha fatto un solo falò di partiti pur gloriosi ma diventati impuri dalla corruzione. Sono usciti, sia pure ridimensionati, da queste “forche caudine”, solo i partiti di sinistra anche se il colpo di maglio l’hanno avuto, subito dopo, in seguito al crollo dell’Urss. Nel 1993 gli italiani hanno scoperto di trovarsi senza un partito di “centro”. E’ stato allora che con una vigorosa azione mediatica l’uomo che di queste cose era un maestro seppe mettere in piedi, in poco tempo, un partito, imporlo alla politica e vincere le elezioni. Chi era costui? Era un ex per molte cose ma non della politica che amministrava, come si soleva a quel tempo, per interposta persona. Ma con la caduta del suo “idolo” e in mancanza di un sostituto degno di questo nome pensò bene di scendere personalmente nell’agone politico. Era sin d’allora simpatico alle folle e accattivante e dalla sua un’altra dote di sicuro successo: la proprietà di ben tre reti televisive, quella di alcune testate giornalistiche e tanti soldi da mettere sul piatto. Per sua natura non poteva reggere alla pari di uomini politici di carriera ma il suo successo, negli anni che seguirono, fu dettato dalla debolezza degli avversari e dalla loro divisione (divide et impera di antica memoria). Le elezioni politiche del 2006 con la sconfitta elettorale, sia pure di misura, aveva messo praticamente alle corde quest’uomo venuto dal mondo delle immagini e poteva chiudere un capitolo della cronaca politica italiana se i vincitori avessero avuto il buon senso di ricercare non il successo fine a se stesso ma a consolidarlo con una forte leadership e un programma di governo che sapesse fare delle scelte coraggiose di politica sociale, di difesa delle fasce più deboli e di riforme dalla giustizia alla scuola. In difetto avrebbe dovuto subito riproporsi al voto e senza tentennamenti dell’ultima ora. Ciò non è stato proprio perché i nostri politici possono avere molti meriti personali ma manca loro una dote essenziale: non hanno idea di cosa significa fare politica intesa nell’interesse generale. Ora sta subentrando un’altra insidia che spinge questi non-politici a considerare il voto popolare un “incidente di percorso” e che va esorcizzato con l’abilità dell’esorcista. Occorre in pratica abbassare la partecipazione al voto degli italiani. Italiani sfiduciati, italiani che si sentono in trappola da governi che possono cambiare colore ma la sostanza è la stessa, governi che in pratica non governano per il bene comune ma che vivacchiano e sopravvivono a forza di slogan, di promesse e anche di velate minacce. E l’italiano elettore risponde coerentemente non andando a votare o a votare ma lascia in bianco o con improperi la scheda. Non solo. Continua a dividersi immaginando partiti nuovi o nuovi solo nelle sigle ma riciclati dal passato. Se dopo tutto il detto cerco di leggere il futuro mi rendo conto che non sarà cosa facile gestirlo con quanto abbiamo per le mani. Forse il mal sottile che ci corrode è quello del nostro spirito gregario che è suddito della nostra vocazione ad avere un capo e a genuflettersi ai suoi piedi. Non esce dalla nostra logica il primus inter pares e il convincimento che esiste una stragrande maggioranza che non ha voce e una ristretta minoranza che voce ne ha fin troppo e la fa sentire ai quattro venti assordandoci e facendoci perdere il senso dell’equilibrio. Se non usciamo da questa “prigione” ideologica e culturale e cerchiamo di far valere la ragione dei più all’interesse dei pochi resteremo per sempre dei servus servorum Dei per buona pace di potenti e la disperazione dei benpensanti. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici ed economici della Fidest)

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La politica e gli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

fucsia-nissoli-fitzgeraldDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Leggiamo dichiarazioni farneticanti da parte del Partito democratico nei confronti del presidente Silvio Berlusconi, di Forza Italia, e della nostra deputata Fucsia Fitzgerald Nissoli. Lo sconosciuto parlamentare dem, Marco Fedi, mette una dietro l’altra una serie assurda di bugie e falsità.Il nostro movimento politico, sin dai primi anni della sua costituzione, è stato ed è da sempre in prima linea per gli italiani all’estero, per i loro bisogni, per la loro rappresentanza democratica.Ricordiamo al distratto deputato del Pd che se oggi lui siede negli scranni del Parlamento e se può permettersi di formulare simili accuse lo deve alle azioni concrete del governo Berlusconi, che, con la legge Tremaglia prima e con la legge elettorale varata nel 2005 poi, permise il primo voto per corrispondenza degli italiani residenti all’estero in occasione di due referendum del 2003 e per le elezioni politiche del 2006.Renzi, con l’Italicum e con la sua riforma della Costituzione, voleva intaccare questa conquista di civiltà. Gli italiani, anche quelli all’estero, seguendo l’indicazione di Forza Italia, gli hanno detto di ‘No’.Fedi si metta l’anima in pace, faccia politica, se ne è capace, e insulti semmai i suoi compagni di partito. Con Forza Italia si misuri sul campo e vedremo alle prossime elezioni se gli italiani residenti all’estero staranno dalla sua o dalla nostra parte”.

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Ius soli – Lupi: “Al Pd dico: perché la fiducia? Dov’è la fretta?”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

camera deputati“Il Partito democratico più che ad attuare il programma di governo, di cui esprime il presidente del Consiglio oltre che costituirne il perno della maggioranza, sembra da tempo dedito alla provocazione. Il suo presidente, Matteo Orfini, si è fissato sul fatto che la legge sullo ius soli debba essere approvata entro il mese di luglio. E pur di riuscirci chiede con insistenza che su questo provvedimento, che è di iniziativa parlamentare e non è nel programma del governo, venga messa la fiducia. Non una, ben quattro volte! A chi gli chiede il perché di tanta fretta risponde che 637 giorni di riflessione su questa legge sono abbastanza. Potrei rispondergli che 872 sono di più, tanti sono infatti i giorni che il ddl sulla concorrenza ha accumulato in attesa di diventare legge, e ancora non c’è riuscito per i continui rinvii del Pd. Quello sulla concorrenza è un provvedimento ben più urgente oggi: è nel programma del governo ed è un impegno che l’Italia si è presa in Europa. Lo aspettiamo dal 20 febbraio 2015. Orfini vuole che il Senato ne parli in questo mese di luglio o preferisce imporre a colpi di fiducia una legge in una materia delicata come la cittadinanza, che ha implicazioni culturali significative e un deciso impatto sociale? Su una materia come questa Orfini vuol concedere al Parlamento di discuterne ancora o ha deciso lui che è arrivato il tempo di cassare ogni discussione? Dobbiamo fidarci di lui che va bene così o possiamo discuterne liberamente in Aula? Se lo ius soli viene approvato a forza in luglio o dopo un argomentato dibattito in settembre, che cosa cambia per le urgenze del Paese? C’è un detto siciliano che forse ben spiega questi continui tentativi del Pd di forzare la volontà del Parlamento: la fissazione è peggio della malattia”. Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Alternativa popolare.

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“Nel Partito democratico ormai è un tutti contro Renzi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

matteo renziIl segretario dem ha voluto un congresso lampo per non arrivare a ridosso delle amministrative e poi non si è fatto vedere da nessuna parte per sostenere i suoi candidati, preferendo tweet domenicali su Valentino Rossi e sulla Ferrari”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Dubbio”. “Adesso hanno il problema di dove mettere la tenda di Prodi. Renzi non ha ammesso la sconfitta e Franceschini gli ha rinfrescato le idee. Orlando è ormai il capo legittimo della minoranza e non lesina stoccate quotidiane. Di tutto e di più. Se non ci fosse il Pd bisognerebbe inventarlo, meglio di un film dei Vanzina. Battute a parte sulla legge elettorale bisogna dialogare con tutti: con il Pd, con il M5s, con i nostri alleati del centrodestra, ma anche con Mdp e Ap. Serve una grande condivisione, così come ci ha ripetutamente chiesto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Forza Italia e Berlusconi, con grande senso di responsabilità, sono pronti a fare la loro parte”.

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La non politica dei politici: La storia e l’uovo di Colombo

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

berlinoCi sono fatti che noi accettiamo per quelli che sono e circostanze che ci fanno riflettere se andiamo ad analizzarle, talvolta con il senno di poi. E così meditando ci rendiamo conto che il concetto di verità diventa in molti casi relativo.
Spero di non fare semplicemente il verso a quanti hanno scritto sull’argomento andando ad analizzare il voto politico e amministrativo degli Italiani dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale ad oggi. E’, ovviamente, un lungo discorso ma che intendo riprendere solo per sommi capi e riferendomi ai fatti più recenti lasciando la dietrologia agli storici. Sappiamo bene che a livello mondiale due sono stati gli eventi più significativi che hanno rivoluzionato il concetto stesso di fare politica: il 1989 con la caduta del muro di Berlino e l’11 settembre del 2001 con la “tragedia americana” del terrorismo di matrice araba. In Italia, più modestamente, abbiamo avuto l’exploit della magistratura con il fenomeno delle così dette “mani pulite” che ha fatto un solo falò di partiti pur gloriosi ma diventati impuri dalla corruzione. Sono usciti, sia pure ridimensionati, da queste “forche caudine”, solo i partiti di sinistra anche se il colpo di maglio l’hanno avuto, subito dopo, in seguito al crollo dell’Urss. Nel 1993 gli italiani hanno scoperto di trovarsi senza un partito di “centro”. E’ stato allora che con una vigorosa azione mediatica l’uomo che di queste cose era un maestro seppe mettere in piedi, in poco tempo, un partito, imporlo alla politica e vincere le elezioni. Chi era costui? Era un ex per molte cose ma non della politica che amministrava, come si soleva a quel tempo, per interposta persona. Ma con la caduta del suo “idolo” e in mancanza di un sostituto degno di questo nome pensò bene di scendere personalmente nell’agone politico. Era sin d’allora simpatico alle folle e accattivante e dalla sua un’altra dote di sicuro successo: la proprietà di ben tre reti televisive, quella di alcune testate giornalistiche e tanti soldi da mettere sul piatto. Per sua natura non roma_altare_patria_febbraio_2012poteva reggere alla pari di uomini politici di carriera ma il suo successo, negli anni che seguirono, fu dettato dalla debolezza degli avversari e dalla loro divisione (divide et impera di antica memoria). Le elezioni politiche del 2006 con la sconfitta elettorale, sia pure di misura, aveva messo praticamente alle corde quest’uomo venuto dal mondo delle immagini e poteva chiudere un capitolo della cronaca politica italiana se i vincitori avessero avuto il buon senso di ricercare non il successo fine a se stesso ma a consolidarlo con una forte leadership e un programma di governo che sapesse fare delle scelte coraggiose di politica sociale, di difesa delle fasce più deboli e di riforme dalla giustizia alla scuola. In difetto avrebbe dovuto subito riproporsi al voto e senza tentennamenti dell’ultima ora. Ciò non è stato proprio perché i nostri politici possono avere molti meriti personali ma manca loro una dote essenziale: non hanno idea di cosa significa fare politica intesa nell’interesse generale. Ora sta subentrando un’altra insidia che spinge questi non-politici a considerare il voto popolare un “incidente di percorso” e che va esorcizzato con l’abilità dell’esorcista. Occorre in pratica abbassare la partecipazione al voto degli italiani. Italiani sfiduciati, italiani che si sentono in trappola da governi che possono cambiare colore ma la sostanza è la stessa, governi che in pratica non governano per il bene comune ma che vivacchiano e sopravvivono a forza di slogan, di promesse e anche di velate minacce. E l’italiano elettore risponde coerentemente non andando a votare o a votare ma lascia in bianco o con improperi la scheda. Non solo. Continua a dividersi immaginando partiti nuovi o nuovi solo nelle sigle ma riciclati dal passato. Se dopo tutto il detto cerco di leggere il futuro mi rendo conto che non sarà cosa facile gestirlo con quanto abbiamo per le mani. Forse il mal sottile che ci corrode è quello del nostro spirito gregario che è suddito della nostra vocazione ad avere un capo e a genuflettersi ai suoi piedi. Non esce dalla nostra logica il primus inter pares e il convincimento che esiste una stragrande maggioranza che non ha voce e una ristretta minoranza che voce ne ha fin troppo e la fa sentire ai quattro venti assordandoci e facendoci perdere il senso dell’equilibrio. Se non usciamo da questa “prigione” ideologica e culturale e cerchiamo di far valere la ragione dei più all’interesse dei pochi resteremo per sempre dei servus servorum Dei per buona pace di potenti e la disperazione dei benpensanti. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici)

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Parlamento europeo: Riunioni delle Commissioni

Posted by fidest press agency su domenica, 18 giugno 2017

european parliamentBruxelles. Conferenza sull’Immigrazione. Il 21 giugno, alle 14.30, Il presidente del Parlamento europeo Tajani, il presidente della Commissione europea Juncker ed il capo della politica estera UE Mogherini apriranno una conferenza con oltre cinquecento attori che lavorano nell’ambito della gestione dell’immigrazione. Questo evento di alto livello sarà l’occasione per discutere sull’armonizzazione del sistema di asilo in Europa, sulla stabilizzazione dei paesi terzi e sulla sicurezza interna dell’Unione europea. L’evento avrà luogo prima del Consiglio europeo del 22 e 23 giugno che affronterà anche la politica di migrazione.
Strumenti per la difesa commerciale dell’UE. Una revisione delle misure antidumping dell’UE, destinata a proteggere i posti di lavoro e le imprese europee da una concorrenza esterna sleale, sarà votata dalla commissione per il Commercio Internazionale. Le misure riguardano i paesi in cui vi siano “sostanziali distorsioni del mercato”, indipendentemente se sia stato concesso loro lo status di economia di mercato o meno. (Martedì)
Turchia. Gli eurodeputati della commissione Affari Esteri valuteranno i progresso fatti dalla Turchia nel 2016 sulle riforme che interessano l’UE. Gli europarlamentari decideranno se raccomandare di sospendere i colloqui di adesione, qualora la Turchia intendesse modificare la costituzione a discapito del rispetto della democrazia e della divisione dei poteri. (Martedì)
Misure commerciali a favore dell’Ucraina. La commissione per il Commercio Internazionale voterà ulteriori concessioni commerciali a Kiev per promuovere la ripresa economica e politica. (Martedì)
UE-Cuba. Un primo accordo di cooperazione tra l’UE e Cuba sarà votato dalla commissione per gli Affari Esteri. Esso prevede un dialogo politico rafforzato e una cooperazione bilaterale. L’accordo ha bisogno del consenso del Parlamento europeo per entrare in vigore. (Martedì)
Audizione del Commissario designato per l’Economia e la Società digitale. Il commissario designato bulgaro Mariya Gabriel, a cui il presidente della Commissione europea ha assegnato il portafoglio Economia e Società Digitale, sarà interrogato dai deputati europei di diverse commissioni. Il Parlamento voterà a luglio se approvare la sua nomina o meno. (Martedì)
Occupazione / Europass. Le commissioni per l’Occupazione e la Cultura voteranno per modernizzare l’Europass, una rete online europea per la presentazione di competenze e qualifiche nei CV. Nuovi strumenti web consentiranno alle persone in cerca di lavoro di aggiungere ulteriori informazioni in diversi formati, non solo come documenti scritti. La rete consentirà anche, a chi cerca lavoro, di autovalutare le proprie capacità. (Mercoledì)
ACP-UE. La 33esima sessione plenaria dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, che comprende membri dei parlamenti africani, dei Caraibi e del Pacifico nonché deputati europei, si terrà a St. Julian’s, Malta. I rischi di una grave carestia, l’impunità per i crimini contro l’umanità, la migrazione e la situazione nella regione Sahel-Sahara e in Burundi sono tra le questioni da affrontare. (Da lunedì a mercoledì)
Agenda del presidente. Il presidente del PE Antonio Tajani incontrerà mercoledì il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la migrazione internazionale Louise Arbor. Giovedì, terrà un discorso al Consiglio europeo, seguito da una conferenza stampa.

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Il prof. Lagalla a Caltanissetta per la sua “Idea Sicilia”

Posted by fidest press agency su sabato, 3 giugno 2017

caltanissettapiazzagaribaldiCaltanissetta. Nel salone dell’Hotel San Michele si è tenuta l’attesa riunione organizzata dal Prof. Lagalla, già Magnifico Rettore dell’Università di Palermo, per la presentazione della sua “Idea Sicilia”. Molti gli intervenuti anche tra i presentatori del tema proposto.
Al centro dell’attenzione la Sicilia e la politica che dovrebbe governarla; il condizionale è d’obbligo perché se c’è carenza strutturale in Sicilia, più che nelle infrastrutture, questa sta proprio nell’approssimativismo della politica, con migrazioni di politici che appaiono più che altro transumanze di pecore alla ricerca di pascoli migliori. Tutto ciò è penalizzante per la Sicilia e i siciliani, il tutto nella indifferenza e nel disinteresse, come se una cappa di piombo avesse sterilizzato ogni voglia di partecipazione per condurre al miglioramento.
Ascoltando il prof. Lagalla mi è subito venuto in mente il presidente francese Macron e lo sconvolgimento culturale che è riuscito a imporre ai francesi. Lagalla e Macron sono assimilati da una identica distanza dai partiti, al punto da non suggerire alcuna collocazione tradizionale. Il programma di Macron somiglia tanto alla “Idea Sicilia” di Lagalla, rivolto più alla gente che non ai partiti che impongono, di volta in volta, proposte di parte che non guardano al “Bene Comune” bensì alla logica dei poteri forti che tengono sotto rigido controllo i vari partiti che si alternano al governo. Macron si è schierato con una Europa rivolta alla flessibilità delle regole finanziarie, più che al rigore preteso dalla Germania. Lagalla vede una Sicilia cuore pulsante del mediterraneo, vero e unico mediatore e ammortizzatore sociale tra le cultura europee, Africane e Medio Orientali. Il ruolo assegnato alla Sicilia, fino ad oggi, è stato quella di Sud D’Italia e, quindi, estremo Sud d’Europa. La proposta di Lagalla, che ricalca la posizione del Centro Democratico di Bruno Tabacci, che sponsorizza l’iniziativa del professore palermitano, mira ad una rivoluzione culturale che trasformi la Sicilia da terra di conquista e serbatoio di voti per clientelismo in una terra in grado, per antica cultura, di promuovere l’integrazione fra le tante culture che agitano il Mediterraneo.
Per fare ciò propone una diversa interpretazione della politica amministrativa di Palazzo dei Normanni, con gente nuova purchè volenterosa di azione, con trasparenza cristallina nelle transazioni economiche, perché il vero grande problema della Sicilia non è più (o non è soltanto) la presenza della Mafia, bensì la criminale attività che unisce corrotti e corruttori, con una fila interminabile di corruttibili che non attendono altro che arrivi il loro turno nella stanza dei bottini (sic: bottini). (Rosario Amico Roxas)

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Politica e carismi nella loro forza attuativa

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

chiara lubichRoma, lunedì 24 aprile 2017 – ore 17.00 Villaggio per la terra (Galoppatoio di Villa Borghese) Politica e carismi nella loro forza attuativa. L’incontro è promosso da Earth Day Italia e dal Movimento dei Focolari. Beatrice Lorenzin, Livia Turco, Vittorio Pelligra si confrontano su Politica e carismi nella loro forza attuativa, a margine del libro di Jesús Morán “Fedeltà creativa” (Città Nuova, 2017). Sarà presente l’Autore. Modera Ignazio Ingrao, giornalista, TG1.
Due donne politiche di primissimo piano – Beatrice Lorenzin, parlamentare e Ministro della salute del Governo Renzi e nell’attuale governo, e Livia Turco, più volte parlamentare e Ministro, attualmente Presidente della “Fondazione Nilde Jotti” – e l’economista Vittorio Pelligra si interrogano sulla più singolare delle sfide: quella della attualizzazione di un carisma, letto con le possibili analogie con la politica.
Il testo di Morán, offerto alla lettura di due autorevoli personaggi politici e di un economista, sarà occasione per una stimolante riflessione sulle analogie tra un carisma spirituale e carismi che devono prendere corpo e attualizzarsi nella concretezza della vita individuale e sociale. Può un Movimento nato da un Carisma essere fedele nel tempo all’ispirazione iniziale senza che questa fedeltà risulti stanca ripetizione? Sono domande che nella storia di un Movimento nascono in modo particolare quando viene meno il suo fondatore; domande che fanno “da sfondo” alla riflessione di Jesus Moran – dal 2014 Co-Presidente del Movimento dei Focolari – sul Carisma del Movimento fondato da Chiara Lubich. Il testo nasce da un intreccio di circostanze: i numerosi incontri avuti negli ultimi due anni in diversi contesti geografici e culturali con persone esperte in diversi campi della vita culturale, sociale e spirituale del nostro tempo; i tanti mutamenti, incalzanti e di nonsempre semplice lettura, che la realtà mondiale ci manifesta ormai quasi giornalmente, soprattutto, lo straordinario vento di novità che in questi anni sta soffiando all’interno della Chiesa cattolica grazie al pontificato di papa Francesco, anni così pieni di JesusMoran-asorprese che inducono decisamente a una nuova speranza e fanno riemergere insospettate energie sopite da tempo con quel timbro di novità che solo il Vangelo promette e permette.
Jesús Morán è autore di Fedeltà creativa. La sfida dell’attualizzazione di un carisma pp. 96 – prezzo: € 10,00. Jesús Morán (1957) è dal 2014 Co-Presidente del Movimento dei Focolari. Ha conseguito la laurea in Filosofia presso l’Università Autonoma di Madrid e, in seguito, la laurea in Teologia e la specializzazione in Dogmatica presso la Pontificia Università Cattolica di Santiago del Cile. Dal 1996 al 2004 è stato delegato dei Focolari per il Cile e la Bolivia, dove, nel 2002, è stato ordinato sacerdote. Dal 2004 al 2008 è stato corresponsabile del Movimento in Messico e a Cuba. Nel 2009 inizia a far parte della “Scuola Abba”, centro interdisciplinare di studi dei Focolari, per la sua competenza in antropologia teologica e teologia morale. Ha pubblicato in Spagna, Cile, Messico e Italia.

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Questione monetaria: La politica inizia ad occuparsene, ma siamo solo all’inizio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 aprile 2017

fondo-monetario-internazionaleDopo che nel programma del Movimento 5 Stelle è entrata la proposta di moneta fiscale, sembra che il dibattito politico stia facendo i primi, timidi, passi sulla questione monetaria. La maggioranza delle reazioni sono state sguaiate, così come sono state sguaiate le reazioni alla proposta, molto meno ben definita, della “doppia moneta” accennata da Berlusconi. Nei prossimi anni si dovrà parlare sempre di più di questo tema.
C’è tanta ignoranza su una questione così centrale come il denaro. Che cos’è il denaro? Come viene creato? Cosa s’intende, esattamente, quando qualche politico dice: “non ci sono i soldi per…”? E’ vero che lo Stato italiano, con l’ingresso nell’Euro, ha completamente perso la sovranità monetaria? L’ignoranza su questi temi, purtroppo, non appartiene solo alle persone “comuni” ma c’è grandissima ignoranza anche nella classe dirigente in generale e perfino fra gli economisti.
Molti economisti continuano a pensare alla moneta come una sorta di “velo” che copre la vera natura delle transazioni economiche: ovvero lo scambio di merci e servizi. La moneta, secondo questa visione, sarebbe solo un aspetto tecnico trascurabile.
La realtà è ben diversa. La moneta ha, nell’economia, la funzione che il sangue ha nel nostro corpo. E’ evidente che quando il corpo è malato, spesso, i problemi sono legati a qualche organo specifico, ma è anche vero che un sangue “malato” o una pressione troppo alta (o troppo bassa) crea problemi a tutto il corpo. Se non guariamo il sangue è anche inutile intervenire sull’organo che mostra le principali disfunzioni. La stessa cosa accade in economia quando la moneta è troppo scarsa, oppure eccessivamente concentrata, così come quando è eccessivamente soldi-pubbliciabbondante. E’ ovvio che la moneta non è la soluzione a tutti i problemi economici. Se una nazione ha inefficienze burocratiche, problemi demografici, scarsa innovazione, ecc. è ovvio che queste questioni non si risolvono per via monetaria. Al tempo stesso, però, ci sono un’enormità di problemi che invece si possono risolvere cambiando il modo con il quale la moneta viene creata.La questione monetaria, in futuro, dovrà sempre di più entrare nel dibattito politico non tanto sulla questione (pur importante) della moneta fiscale o della doppia moneta, quanto nella questione di fondo ovvero: l’attuale sistema di creazione della moneta è il migliore possibile?Affinché questo accada è indispensabile che sempre più persone siano consapevoli di come funziona, veramente, il sistema monetario attuale e perché è così autolesionista.Non solo nella zona Euro, ma praticamente in tutto il mondo, la moneta è creata, per la quasi totalità (diciamo il 90%) dalle banche private (non dalla banca centrale, come pensano ancora in molti, la quale crea una parte minoritaria della moneta). Tutta la moneta (compresa quella piccola parte emessa dalla banca centrale e dagli Stati) è moneta fiduciaria, nel senso che è moneta non coperta (o garantita) da niente se non dalla fiducia che verrà accettata da tutti e quindi, di fatto, la moneta è coperta dal lavoro e dai beni di tutti coloro che la utilizzano. In teoria si potrebbe creare tutta la moneta che si vuole. Il limite sta solo nell’equilibrio che è necessario fra moneta in circolazione e beni/servizi prodotti.
I problemi con l’attuale sistema di creazione della moneta sono molti. In primo luogo la quantità di moneta in circolazione dipende essenzialmente dai prestiti che le banche effettuano. Le banche effettuano troppi prestiti quando c’è fiducia e troppi pochi quando c’è sfiducia. In sostanza, invece di avere una funzione anti-ciclica, hanno una funzione pro-ciclica. Detto in altri termini, le banche invece di essere parte della soluzione dei problemi sono una delle principali cause.
C’è poi un grosso problema di giustizia sociale. La moneta esiste in quanto le persone l’accettano. E’ un bene pubblico, non è giusto che una piccolissima fetta della società goda di enormi vantaggi per il fatto di poterla creare. I vantaggi derivanti dall’emissione di moneta devono essere integralmente restituiti alla società.
E’ possibile avere un diverso sistema monetario? Certo che è possibile, ma il primo presupposto per cambiare l’attuale sistema è che una fetta importante della popolazione si renda conto di quanto questo sia assurdo, autolesionista, profondamente ingiusto.

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La politica del non fare favorisce i populismi

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 aprile 2017

Palazzo chigi1Qui è tutto maledettamente fermo. Bloccato il Governo, che fatica ad andare oltre la piacevole sensazione di compostezza, riservatezza e anti presenzialismo che genera il presidente del Consiglio. Addormentato il Parlamento, che neppure prova, a quattro mesi di distanza dalla disfatta dell’Italicum, a costruire uno straccio di legge elettorale. Paralizzata la politica, che attende di sapere se il Pd sarà ancora nelle mani di Renzi, e da questo sembra far discendere qualunque cosa. Stagnante l’economia, che si gioca con quella greca l’ultima posizione, la ventisettesima, nella classifica europea. Siamo solo alla fine del primo trimestre, ma già si capisce che il 2017 rischia di essere nello stesso tempo l’anno migliore e peggiore del decennio.Partiamo dall’economia, che alla fine è la cosa che più conta. L’Italia è imballata e non riesce a superare la crisi: dopo la crescita del pil, nel 2016, sotto l’1% (+0,9% per l’esattezza), quest’anno dovremmo superarlo (+1,1%), ma sarà comunque il punto più alto della curva, perché già nel 2018 rallenteremo. Confcommercio, per esempio, stima per l’anno prossimo lo 0,8% (contro una precedente ipotesi dell’1,2%) perché vede i consumi, che già ristagnano (+0,8% quest’anno), tornare a contrarsi (+0,7% nel 2018). Ma se a Confindustria chiedete la proiezione degli investimenti, troverete le stesse indicazioni sconfortanti. In sostanza, un po’ di effetto trascinamento dall’anno scorso mantiene la nostra economia intorno al punto percentuale di crescita, ma senza interventi radicali e in previsione di cambiamenti internazionali – la politica neo-protezionistica di Trump e, soprattutto, la fine della stagione della politica monetaria espansiva da parte della Bce – che certo non saranno dei tonici per noi, non è difficile immaginare che si torni allo “zero virgola”, con tutto quel che significa, sia in termini di vincoli più stringenti nelle politiche di bilancio che di ulteriore calo della fiducia da parte di imprese e famiglie. È, tutto questo, l’inevitabile conseguenza di una politica economica poco pensata, arrangiata, priva di un respiro strategico. Un surf, anche un po’ dilettantesco, sulla congiuntura, che te la fa subire proprio mentre ci vorrebbe la capacità di aggredirla e governarla.In questo quadro, occorrerebbe da parte del Governo e in generale della politica ben altro approccio dell’attuale “wait and see”. Parliamo dell’attendismo che lascia le banche italiane – e non solo il Montepaschi e le due venete – in un limbo che potrebbe rivelarsi l’anticamera di un inferno sistemico se non si dovessero battere le resistenze europee che rischiano di impedirci, per mancanza di attributi da parte nostra, di spendere i 20 miliardi che seppur tardivamente sono stati stanziati. Parliamo dell’attendismo che lascia marcire i problemi deflagranti – dall’Alitalia all’Ilva – e nasconde quelli latenti. Per non parlare delle decisioni drammaticamente sbagliate, come quella (che abbiamo già commentato) sui voucher. Insomma, ci riferiamo a tutto ciò che impedisce all’esecutivo di darsi un profilo che sia qualcosa di più del minor tasso di ansia collettiva che Gentiloni promana rispetto a Renzi. E non è sufficiente nemmeno la stabilità fine a se stessa, che se da un lato ha impedito di commettere il pur grave errore di correre alle urne per risarcire il danno subito dal Pd e dal suo leader in occasione del referendum, dall’altro finisce per far perdere tempo prezioso dopo che già tutto il 2016 se n’è andato dietro alle manie di grandezza (riforma costituzionale e legge elettorale) renziste.Guardate che diciamo queste cose a malincuore, visto che fin dall’inizio siamo stati molto favorevoli al governo Gentiloni. Tuttavia, di fronte all’empasse, non possiamo tacere. Se questo esecutivo è nato per evitare che il Paese rimanesse vittima del risultato del referendum e della sconsiderata voglia di rivincita di chi l’aveva perso, ora non può attardarsi ad aspettare i risultati delle primarie e del congresso del Pd, né tantomeno finire impantanato nelle guerre che tra scissione, scontro tra candidati alla segreteria e pratiche barocche per la ridefinizione della geografia interna, stanno trasformando quel partito in un caso di harakiri collettivo. Né può farsi inghiottire in queste sabbie mobili il Parlamento, cui spettava (spetta) come compito fondamentale quello di dare subito al Paese una normativa decente, e coerente, tra Camera e Senato, per poter votare. Domanda polemicamente il nostro amico Gianfranco Pasquino: il Pd alla Camera ha la maggioranza assoluta dei seggi, perché non avanza la proposta del Mattarellum? Noi non siamo convinti che sia quella la legge migliore, continuando a preferire, specie in questo bipolarismo bastardo che divide i populisti-sovranisti da coloro che, almeno sulla carta, non lo sono, uno schema alla tedesca. Ma capiamo, e approviamo, la provocazione di Pasquino: il Pd si assuma la responsabilità di prendere l’iniziativa. Si dirà: ma finché non si saprà in che mani finisce il Pd, come si fa a prendere un’iniziativa così importante? Per carità, è vero, ma non meno vero è che quella decisione spetta al Parlamento e che i parlamentari Democrat possono e devono avere una loro autonomia rispetto al partito. Tanto più su un tema così basilare per il buon funzionamento della democrazia.Vedete, questo impasto micidiale di inerzie, lentezze, indecisionismi, vacuità programmatiche e fragilità politiche, non solo impedisce di governare il Paese come la dimensione e profondità dei problemi richiederebbe, ma rappresenta il migliore terreno di coltura per far crescere elettoralmente l’albero storto del populismo. I sondaggi valgono quel che valgono, ma quando segnalano tendenze pericolose, dovrebbero scattare tutti i campanelli d’allarme possibili. Invece sembra prevalere un fatalismo narcotizzante. A cui, noi, testardamente, non vogliamo piegarci. (by Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it/)

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Stati Uniti d’Europa. Sicurezza, laicità, lavoro e politica estera, dovrebbero essere gli argomenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

europa-261011-cSicurezza, laicità, lavoro e politica estera, dovrebbero essere gli argomenti di dibattito che interessano milioni di cittadini italiani. Sono gli argomenti della campagna per le elezioni presidenziali in Francia che determineranno il futuro assetto dell’Europa. Da noi il dibattito langue, questo governo si trascina, il Parlamento approva una riforma dei Codici aumentando le pene per furti e rapine, dimenticando Cesare Beccaria (“Dei delitti e delle pene” 1764), il quale scrisse che “perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi”. Secoli passati invano; meglio, per il Parlamento, fare leggi di pancia e di piazza. Sugli altri temi l’inconsistenza. Il che lascia spazio agli slogan tanto più efficaci quanto più si confrontano con il nulla. A giorni le celebrazioni dei Trattati di Roma che lanciarono l’Europa. Cosa si diranno?(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Anziani, Senior Italia: diritto alla salute negato, politica scollata da realtà

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

pensionati“Basta! Non se ne può più! Cosa devono fare gli anziani in questo Paese per essere rispettati, ascoltati, tutelati?” se lo chiede il Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, che prosegue: “i politici non si rendono conto della situazione in cui versiamo, sono scollati dalla realtà e stanno portando la nazione verso il punto di non ritorno.
Le pensioni sono ferme anche nel 2017, con le minime ancorate a 501,89 euro; il 22,8% delle persone sole con 65 anni e più risulta a rischio di povertà; l’11,2% degli over 65 soli si trova in condizioni di grave deprivazione; il 57,0% non può permettersi una settimana di ferie l’anno; il 5,4% ha arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette o altri debiti; il 14,5% non può permettersi un pasto adeguato ogni due giorni; quasi il 14% delle famiglie con principale percettore di reddito over 65 anni ha dichiarato di non avere abbastanza soldi per curarsi. E sappiamo che oggi conviene curarsi a proprie spese, perché il costo del ticket è talmente alto che tanto vale rivolgersi al settore privato, spendendo qualche euro in più, almeno per quelli che possono permetterselo.
A ciò si aggiunga che entro qualche anno avremo 16mila medici di medicina generale in meno e oltre 16 milioni di cittadini si ritroveranno a vedere raddoppiare la distanza dal proprio medico di famiglia e dimezzare il tempo dedicato alla loro presa in carico.
Milioni di pazienti incontinenti ricevono pannoloni in quantità insufficiente rispetto alle proprie necessità, oltre che di qualità scadente, 8.000 persone muoiono ogni anno per colpa delle complicanze dell’influenza, a milioni di donne affette da osteoporosi è negato il farmaco che previene le seconde fratture, a quasi un milione di anziani affetti da fibrillazione atriale sono negati e “nascosti” quei farmaci che abbatterebbero significativamente i rischi di eventi emorragici cerebrali e ictus, oltre a sopprimere la necessità di recarsi settimanalmente in ospedale per i controlli, a milioni di diabetici vengono falcidiate le strisce per la misurazione della glicemia, ai pazienti stomizzati vengono dati materiali non consoni. Le gare d’appalto per i farmaci vanno deserte e si rischia di rimanere senza farmaci, le Regioni diventano distributori di farmaci e si potrebbe continuare così per pagine e pagine. Ora basta – conclude Messina. – fermatevi! Nell’imminenza di nuove tornate elettorali non ci vengano a chiedere il voto tutti quei politici che si sono dimostrati poco credibili e inaffidabili. Ribadiamo la nostra disponibilità al confronto e al dialogo costruttivo con le Istituzioni e con le forze politiche animate da serie intenzioni di cambiamento, ma se non troveremo ascolto siamo pronti a mettere in campo azioni di protesta alfine di ripristinare il diritto alla salute e a una vita dignitosa per gli anziani di questo Paese”. (n.r. una ricetta ci sarebbe per farsi ascoltare. Basta saper votare voltando le spalle a chi sino ad oggi ha dimostrato di curarsi poco o nulla dei problemi degli anziani. Gli over 65 sono una grande fetta di elettorato e incuterebbero rispetto se solo fossero uniti e non frazionati in tanti rivoli per alimentare gli appetiti politici dei soliti opportunisti. E’ tempo di svegliarsi e di guardare la politica come una opportunità per far convergere l’attenzione di quanti pensano che possono essere raggirati facilmente e concesso loro solo qualche briciola a mo’ di mancia)

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Invecchiamento senza controllo della politica

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

istatA seguito dei dati diffusi dall’Istat sull’invecchiamento della popolazione e di quanto deciso dal consiglio nazionale di Senior Italia FederAnziani tenutosi il 27 e 28 febbraio u.s. a Rimini, la federazione della terza età ha indirizzato oggi alle più alte cariche dello Stato, delle Istituzioni e delle forze politiche una richiesta di incontro urgente al fine di concordare soluzioni comuni che permettano di fronteggiare la situazione attuale e sostenere le sfide del futuro, prima del punto di non ritorno.
“Assistiamo con apprensione a una progressiva erosione del diritto alla salute, al venir meno dell’eguaglianza nelle cure, al prevalere di criteri ragionieristici rispetto all’esigenza primaria di tutelare la salute dei cittadini, nel rispetto di quanto sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina, “Sappiamo dall’Eurostat che nel nostro Paese il 33% delle morti sarebbero evitabili se solo le cure erogate fossero adeguate, mentre il Censis ci informa che nel 2016 ben 11 milioni di Italiani hanno rinunciato alle cure a causa delle liste d’attesa o delle difficoltà economiche, non essendo più in grado di pagare di tasca propria ove necessario. Un quarto dei cittadini che nel corso dell’ultimo anno ha dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie è costituito proprio da persone anziane”.
“La sfida economica, per la salute e la sostenibilità che abbiamo davanti a noi è di una portata colossale, e la grande crisi non è demografica, bensì politica”, sottolinea Messina, “Il modello socio-sanitario e di welfare attuale non è ancora quello delle società longeve, e ci chiediamo cosa succederà alla nostra nazione quando, nel 2050, una persona su 3 avrà più di sessant’anni. Fonte di ulteriore preoccupazione è la scarsa consapevolezza di tale stato di cose, mostrata da leader di partiti e schieramenti, che appaiono quanto mai privi di una visione strategica e distanti dalle reali problematiche degli anziani e del Paese”.
“A fronte delle nostre ripetute richieste di attenzione su tali temi e della sostanziale indifferenza mostrata dagli esponenti della politica, il nostro Consiglio Nazionale, riunito a Rimini il 27 e 28 febbraio scorso, ha analizzato le principali criticità emerse dalla nostra base ed elaborato una strategia d’azione”, conclude Messina, “Il Consiglio ha ritenuto di evitare azioni di protesta, estranee al nostro approccio filo-istituzionale, deliberando di richiedere incontri urgenti con le massime cariche dello Stato, Istituzioni e forze politiche al fine di poter essere ascoltati rispetto ai temi citati e trovare soluzioni condivise, utili a fronteggiare la situazione attuale e a sostenere le sfide del futuro, di cui la prima è quella dell’invecchiamento della popolazione. In mancanza di rassicurazioni convincenti il popolo della terza età rappresentato da Senior Italia FederAnziani è pronto ad iniziare lo sciopero della fame pur di eliminare questa mancanza di visione e di strategia politica nei confronti dei problemi dell’invecchiamento”.

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Magistrati e la politica: conflitto d’interessi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

michele emiliano“C’è una proposta di legge che da oltre due anni e mezzo giace, insabbiata, nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali di Montecitorio. Si tratta del testo che reca ‘disposizioni in materia di candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni politiche e amministrative nonché di assunzione di incarichi di governo nazionale e negli enti territoriali. Modifiche alla disciplina in materia di astensione e ricusazione dei giudici’. Il provvedimento venne approvato a larghissima maggioranza (239 favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti) in Senato l’11 marzo 2014. Le Commissioni Giustizia e Affari costituzionali avviarono l’esame del testo il 24 giugno 2014. E da allora tutto è ancora fermo (sono stati presentati gli emendamenti, ma non si è ancora proceduto con le votazioni). In innumerevoli occasioni il gruppo Forza Italia della Camera ha insistito in Capigruppo per calendarizzare la proposta di legge in Aula a Montecitorio. Ma il testo è ancora al palo delle Commissioni competenti, nonostante gli sforzi della presidenza della Commissione Affari costituzionali. In parole povere: il testo è bloccato inspiegabilmente dalla presidenza della Commissione Giustizia, che da ormai oltre due anni e mezzo frappone ogni tipo di ostacolo per evitare che il provvedimento venga esaminato. Nel frattempo nella stessa Commissione sono passati, anche in maniera lampo, decine e decine di altre proposte di legge”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Chi è il presidente della Commissione Giustizia che blocca questo provvedimento? Un bravo magistrato, in aspettativa, Donatella Ferranti. La stessa che ieri, in un’intervista a ‘la Repubblica’, attaccava duramente il suo compagno del Pd Michele Emiliano per la decisione del presidente pugliese di correre per le primarie dem: ‘Emiliano scelga: o il partito o la toga. Si dimetta se vuol diventare segretario’. Sostenendo: ‘Per un magistrato un conto è partecipare attivamente alla vita politica, mettendosi ovviamente in aspettativa, altro è non solo iscriversi a un partito, ma entrare nella sua direzione, al punto da candidarsi alla guida’.Per i magistrati, ha continuato la Ferranti ‘la legge non prevede deroghe di alcun tipo e vieta sia la mera iscrizione che la partecipazione attiva, sistematica e continuativa alla vita dei partiti politici. La Costituzione all’articolo 51 garantisce l’elettorato passivo a tutti i cittadini, anche ai magistrati, ma prevede, all’articolo 98, che la legge limiti per noi toghe, ma anche per altri (militari, funzionari di polizia, diplomatici), l’iscrizione a un partito che è un’associazione privata, e quindi comporta dei vincoli gerarchici interni e un’obbedienza in netto contrasto con l’essere magistrato sia pure in aspettativa’.Ma che dice l’ottima Ferranti in merito al provvedimento sui magistrati? Che ci sia un lievissimo conflitto d’interessi per un magistrato in aspettativa che guida, pro tempore, una Commissione parlamentare che deve esaminare un testo che si occupa della sua categoria professionale? Coerenza, questa sconosciuta…”, conclude Brunetta.

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“E’ tornato Renzi ed è aumentato il caos nella politica italiana”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

renato-brunetta“Sono aumentate le comparsate dell’ex presidente del Consiglio, dell’ex segretario di partito in televisione, si rivede un film già visto da Fazio”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“A che titolo poi Renzi sia andato da Fazio non si sa, però questi sono i tempi, la Rai sempre asservita all’ex-ex. Ce ne faremo una ragione. Mentre il Consiglio d’amministrazione della Rai, giustamente, dice: applicate il tetto dei 240.000 euro anche alle star. Noi siamo per questa strategia: trasparenza, tetto, basta con i privilegi per poche decine di persone che hanno fatto il bello, il brutto e il cattivo tempo nella televisione di Stato, che ricordiamo essere un servizio pubblico e non al servizio delle star.Ieri a ‘Che tempo che fa’ abbiamo sentito l’intervista di Renzi a Fazio, ed è stata molto interessante, come al solito”, ha concluso, ironicamente, Brunetta.

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Democrazia, economia e politica estera nell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2017

european-unionRoma Martedì 28 Febbraio 2017, ore 10:00 Centro Congressi Largo Santa Lucia Filippini, 20. Seminario di presentazione del “Piano Europa” per il 60° Anniversario dei Trattati di Roma, organizzato dall’Istituto S. Pio V, Dipartimento di Scienze Politiche di Roma Tre, Sapienza-Università di Roma, Università Internazionale di Roma, Università di Campobasso.
Introduzione: Gerardo Bianco, Vincenzo Camporini, Antonio Iodice Apertura: Rossella Daverio, Flavio Felice, Matteo PizzigalloRelazioni: Giuseppe Acocella, Paolo De Nardis, Antonio Magliulo, Olga Marzovilla, Franco Pittau, Gian Cesare Romagnoli, Francesco Maria Tuccillo.

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Renzi ha creato la politica “rissosa”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

“Il Partito democratico si spacca e consegna al Paese l’immagine di una politica rissosa e fine a se stessa. L’ex premier e segretario dem fino all’altro ieri, Matteo Renzi, vola negli Stati Uniti e sul suo blog scrive: ‘Mentre la politica italiana post-referendaria litiga su tutto o quasi, il mondo fuori continua a correre. Ho deciso di staccare qualche ora…’. Ecco, se fossi una persona vicina a Renzi sarei francamente molto preoccupato per il suo equilibrio, e non solo”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato da “Il Giornale”. “Ma giusto per linearità intellettuale vorremmo segnalare che colui che ha trasformato la politica italiana in un ring in questi ultimi tre anni ha un nome e cognome: sempre lui, Matteo Renzi. Che poi il fiorentino voglia fare il fenomeno, andando negli States a studiare, dice lui, la green economy, la dice lunga sulla caratura del personaggio. ‘Voyage en Amérique’ di un aspirante Tocqueville? Mah…”.

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Renzi tiene in ostaggio l’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2017

renato-brunetta“Il Partito democratico di Renzi ricatta l’Italia, la tiene in ostaggio. Ma è possibile che da mesi non si parli d’altro che della scissione, delle lotte interne, degli stracci che volano all’interno della sinistra, del Partito democratico e del Partito democratico di Renzi? Da mesi non si parla più dei veri problemi del Paese: la disoccupazione, il debito, il deficit, l’immigrazione clandestina, gli sbrachi, il nostro rapporto ormai nullo con l’Unione europea, la nostra inesistenza internazionale. A questo ci ha ridotto il partito di maggioranza relativa in Parlamento, il Partito democratico di Renzi. Bisogna dire basta, facciano quello che vogliono, sono un partito ormai ridotto ad essere il problema del Paese, e non una soluzione per il Paese”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.

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Presentazione di “Cartabianca”

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 febbraio 2017

Roma Lunedì 20 febbraio ore 11.00 sala A Viale Mazzini, 14 Conferenza stampa per la presentazione di cartabianca conduce Bianca Berlinguer Regia di Cristiano D’Alisera Il nuovo programma, in prima serata su Rai3, affronterà temi legati all’attualità, alla politica,
al sociale e al mondo della cultura e dello spettacolo.Sono previsti inoltre approfondimenti con reportagee collegamenti esterni in Italia e all’estero. Interverranno: Daria Bignardi – Direttore Rai3Bianca Berlinguer – conduttrice del programma In onda su Rai3, da martedì 21 febbraio ore 21.15

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