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Per una politica agricola europea più efficace

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

Assegnare un ruolo più diretto alla regioni nelle politiche di sviluppo rurale può tradursi in una politica agricola europea più efficace, ma le amministrazioni locali devono mostrarsi all’altezza dei compiti loro assegnati – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo le notizie che arrivano oggi da Bruxelles, per l’entrata in vigore della nuova Pac dovremo aspettare almeno fino al 2023. Se da un lato la proroga delle regole attuali impedisce di imprimere una svolta immediata, dall’altro concede più tempo per analizzare i punti deboli di un’architettura che mostra ormai i segni del tempo.
Durante il Consiglio europeo sull’agricoltura, la ministra Bellanova ha sottolineato che la riforma della Pac non consente ancora di soddisfare appieno le aspettative delle regioni. Un maggiore coinvolgimento delle regioni è sicuramente auspicabile nell’ottica della semplificazione e di una vera sussidiarietà. Il decentramento, tuttavia, non è di per sé sufficiente ad assicurare una migliore gestione dei fondi. Lo dimostra il caso della Puglia, che non è riuscita spendere 142 milioni di euro di fondi europei per lo sviluppo rurale entro il termine previsto del 31 dicembre 2019 – ricorda Tiso.Le amministrazioni locali conoscono più da vicino le esigenze dei loro territori ed è logico pensare che possano allocare le risorse europee per l’agricoltura in modo più rapido ed efficiente. Il decentramento delle competenze amministrative deve però essere accompagnato da un’attenta verifica delle competenze gestionali dell’ente che è chiamato a svolgere le nuove funzioni. L’esperienza mostra infatti che il solo decentramento non è in grado di migliorare l’operato della nostra burocrazia, in assenza di politiche volte a semplificare gli adempimenti e ad avvicinare le amministrazioni ai reali bisogni delle imprese.Riteniamo infine positiva la proposta avanzata dalla ministra Bellanova di utilizzare una parte degli aiuti diretti per far fronte alle future emergenze climatiche e fitosanitarie.

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EYE online 2020: voce ai giovani per influenzare la politica UE

Posted by fidest press agency su martedì, 26 maggio 2020

L’Evento della gioventù europea 2020 (EYE) si terrà online e sarà l’occasione per scambiare opinioni con politici, esperti e influencer e discutere il ruolo dell’UE nella crisi COVID-19.“L’EYE online”, in seguito al rinvio dell’EYE2020 a causa della pandemia, entra nella sua ultima settimana e offre ai giovani dell’UE, e non solo, l’opportunità di incontrarsi virtualmente e scambiare opinioni con esperti, politici, attivisti e influencer. Si occuperà inoltre delle preoccupazioni dei giovani sul ruolo dell’UE nel contesto della crisi COVID-19, nell’ambito della campagna #EuropeansAgainstCovid19.Durante l’ultima settimana, i partecipanti potranno discutere con relatori di alto livello come il Presidente del PE Sassoli, i Vicepresidenti del PE Karatina Barley e Otmar Karas, il Presidente della BCE Christine Lagarde, nonché diversi Commissari UE ed eurodeputati.Il Presidente del PE David Sassoli, che chiuderà l’evento venerdì 29 maggio, ha dichiarato: “Ci sforziamo di trovare delle opportunità anche nei momenti difficili. L’EYE online sta portando l’evento della gioventù europea a un livello superiore, permettendo a un numero ancora maggiore di giovani europei, e non solo, di impegnarsi nel dibattito democratico e di esprimere le loro idee per il futuro dell’Europa. L’EYE è diventato ancora più accessibile e inclusivo per tutti”.Il programma dell’EYE online è iniziato il 7 aprile, quando è diventato chiaro che quest’anno l’evento biennale di Strasburgo non si sarebbe potuto svolgere a causa della pandemia del coronavirus. La sua ultima settimana, da lunedì 25 a venerdì 29, prevede diverse sessioni interattive quali un dibattito con i principali responsabili politici dell’UE, la presentazione su cosa significhi essere eurodeputato o interprete, e la partecipazione a diversi panel su una varietà di argomenti.
Il Presidente Sassoli parteciperà alla sessione conclusiva intitolata “Nei panni del Presidente del PE”, per presentare il suo lavoro quotidiano, in particolare in questi momenti difficili, e la risposta del Parlamento al Covid-19 e la via da seguire dopo questa crisi.
I vicepresidenti del PE per la comunicazione, Katarina Barley e Othmar Karas, apriranno la settimana, lunedì, rispondendo alle domande dei partecipanti sulla risposta dell’UE alla crisi.Anche la Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, figura tra i numerosi ospiti, per discutere la risposta alla pandemia e come, in particolare, tale pandemia colpisca le persone, le imprese e le banche.I partecipanti potranno inoltre condividere i loro punti di vista su come i giovani possano contribuire a plasmare le politiche post COVID-19 senza uscire di casa. Altre sessioni riguardano il tema dell’impatto del COVID-19 sulla mobilità dei giovani, in particolare i programmi Erasmus+ e il Corpo di solidarietà europeo, il mercato del lavoro, le disuguaglianze in materia di salute e assistenza sanitaria, nonché l’emergenza climatica.Questa edizione online vuole rispondere alle aspettative degli oltre 13.000 giovani che si erano iscritti all’evento di maggio, ma permette anche la partecipazione di un pubblico più ampio.

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Sordi e la politica: «In Italia si dice che il popolo è sovrano. Ma sovrano de che?»

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

È una delle tante rivelazioni contenute nel volume «Alberto Sordi segreto», l’omaggio editoriale del centenario della nascita del grande attore e atteso da tempo dai suoi fan, che svela amori nascosti, manie, rimpianti e maldicenze. All’interno decine di foto inedite e la prima canzone a lui dedicata. Anche in versione ebook «Alberto amava ripetere: ‘In Italia si dice che il popolo è sovrano. Ma sovrano de che? Il nostro Paese, purtroppo, ha avuto una classe politica che si è impegnata nella conquista del potere per interessi meramente personali’». Affermava come “nell’Italia politica degli ultimi anni ci fosse tanta mediocrità e che i cittadini venissero trattati da sudditi”.
Il libro (212 pagine, 15 euro), a causa dell’emergenza sanitaria, è stato fatto uscire ad aprile in versione ebook mentre il cartaceo autografato dall’autore era disponibile soltanto sul sito dell’editore (www.rubbettinoeditore.it). Il libro digitale, il primo autografato mai realizzato finora, ha subito riscosso grande successo non soltanto in Italia, ma anche in Europa, Argentina, Stati Uniti e Australia, dove Alberto Sordi è tuttora molto amato.Il volume presenta, per la prima volta, anche le testimonianze di alcuni cugini di Alberto: da parte della madre Maria Righetti e del padre Pietro Sordi. Ci sono, inoltre, i ricordi inediti di alcuni amici dell’attore che lo hanno frequentato in modo assiduo e di personaggi del cinema e della tv con i quali ha lavorato. Tra questi, Rino Barillari, Pippo Baudo, Patrizia de Blanck (con la quale Sordi ebbe una love story), Elena de Curtis (nipote di Totò), Sandra Milo, Sabrina Sammarini (figlia di Anna Longhi) e l’ex annunciatrice Rai Rosanna Vaudetti. Di grande interesse le due interviste inedite ad Alberto realizzate dal giornalista Luca Colantoni (1995) e dalla regista e produttrice cinematografica Donatella Baglivo (1997). Infine, lo storico del doppiaggio italiano Gerardo Di Cola analizza i doppiaggi degli attori ai quali Sordi ha dato la voce e i film in cui lui stesso è stato doppiato. Personaggi che, assieme a Igor Righetti, hanno contribuito a rendere pubblica la vita reale, e mai raccontata, di Alberto Sordi.
Il libro è l’omaggio editoriale del centenario della sua nascita e farà scoprire, per la prima volta, chi fosse il grande attore fuori dal set, dalle interviste e dalle apparizioni televisive ufficiali. Rivela, inoltre, le tante menzogne raccontate su di lui. Un volume unico sia per gli aneddoti e le curiosità sia per le decine di foto esclusive provenienti dagli album di famiglia di Igor Righetti e da Reporters Associati & Archivi. Immagini fuori dal set, durante le pause di lavorazione dei film e scatti personali mai visti.Il libro viene arricchito con il cd della prima canzone dedicata a Sordi “Alberto nostro”, della quale Igor Righetti è autore, compositore e interprete assieme a Samuele Socci.Il brano con il testo si trova sul canale YouTube Alberto Sordi Forever: https://www.youtube.com/watch?v=_DYEvbXIWb0 Il videoclip della canzone, invece, sarà disponibile da giugno sempre sullo stesso canale YouTube. È stato girato a Trastevere e nelle vie del centro storico di Roma care ad Alberto. Una canzone nata per integrare a livello musicale questo primo volume sulla vita privata di Alberto Sordi e per colmare il vuoto di un brano a lui dedicato. Un piacevole libro utile anche alle nuove generazioni perché la memoria storica di un grande attore come Sordi non vada perduta e, al contrario, rigeneri.

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Barr: Ministro di Giustizia o arma politica di Trump?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Flynn si è dichiarato colpevole di mentire alla Fbi sui suoi contatti illegali con i russi. Le sue menzogne non diventano verità. Il ritiro delle accuse non lo assolve ma incrimina Bill Barr. Si tratta della peggiore politicizzazione della storia del Dipartimento di Giustizia”. Così Adam Schiff, parlamentare democratico della California, presidente della Commissione Intelligence alla Camera. Schiff, come va ricordato, è stato uno dei leader del suo partito che ha condotto l’impeachment di Donald Trump nel caso dell’Ucrainagate. Il 45esimo presidente è stato alla fine assolto dal Senato americano.Le dure parole di Schiff su Barr non sono nuovissime in riferimento del Procuratore Generale degli Stati Uniti. Non sono nemmeno ingiustificate data l’ultima azione di Barr di fare cadere le accuse a carico di Mike Flynn, il quale aveva ammesso sotto giuramento di avere mentito alla Fbi nelle indagini del Russiagate. Il generale Flynn era stato per poche settimane consigliere della Sicurezza Nazionale nell’amministrazione di Trump. L’inquilino della Casa Bianca lo aveva licenziato il 13 febbraio del 2017 dopo soli 24 giorni di servizio perché aveva mentito al vice presidente Mike Pence. Ciononostante, Trump aveva fatto del suo meglio per difenderlo, chiedendo anche all’allora direttore della Fbi, James Comey, di andare leggero su Flynn perché era una “brava persona”.
La reazione di Schiff su Barr, lievemente partisan, va però compresa anche dal punto di vista giuridico e politico. Ce lo conferma anche la richiesta di dimissioni di Barr inclusa in una lettera pubblicata dal gruppo “Protect Democracy” e firmata da 2mila ex funzionari del Dipartimento di Giustizia. Il ritiro delle accuse a Flynn ha anche attirato l’attenzione critica del giudice Emmet Sullivan della Corte del Distretto di Washington D.C., incaricato del processo, il quale ha deciso di bloccare tutto, rinviandone la conclusione. Sullivan ha deciso di chiedere contributi di “amicus curiae briefs”, analisi e informazioni che lo aiuteranno sul modo di procedere, alimentando implicitamente dubbi sulla mozione poco ortodossa di Barr. In questa luce Sullivan è andato oltre incaricando John Gleeson, pensionato e giudice federale di New York per esaminare il caso e inviargli la sua raccomandazione se archiviarlo o concluderlo, la cui decisione per legge spetta a lui. Come i lettori ricorderanno, il processo di Flynn si sarebbe dovuto concludere nel mese di novembre del 2018, ma Sullivan aveva rimandato l’emissione della sentenza concedendogli un po’ più di tempo per cooperare ulteriormente con gli investigatori del Russiagate sotto la guida di Robert Mueller. Sullivan aveva avvertito Flynn che non gli poteva garantire l’assenza di carcere nella sua sentenza come avevano anche richiesto i procuratori, soddisfatti della collaborazione di Flynn. L’ammissione di Flynn di avere mentito alla Fbi e le informazioni date agli investigatori di Mueller gli avevano risparmiato i suoi lavori potenzialmente illegali di lobbista per Paesi stranieri e avevano anche aiutato il figlio Michael G. Flynn, anche lui coinvolto nelle indagini. Inoltre, al processo Flynn si era pentito delle sue azioni, presentando le sue scuse al giudice. Quindi a quel tempo Michael Flynn aveva ottenuto il risultato migliore. Le cose sono poi cambiate con la conclusione delle indagini del Russiagate e l’entrata in scena di Barr nei panni di Ministro della Giustizia. Barr è stato accusato di agire come burattino di Trump per il ritiro della accuse a Flynn. Va ricordato che Trump aveva licenziato Jeff Sessions, il suo primo Ministro di Giustizia, per non avere impedito le indagini del Russiagate. Barr, invece, mentre lavorava da avvocato privato, scrisse una lunga lettera a Trump nel 2018 in cui sosteneva perché le indagini in corso sul Russiagate erano illegali. Trump capì da quella missiva che aveva trovato il “suo” Ministro di Giustizia e gli diede la nomina nel mese di dicembre del 2018 e alla fine fu confermato dal Senato a febbraio del 2019.Trump ha infatti riconosciuto il valore di Barr come “suo” Ministro di Giustizia in una recente intervista in cui ha ammesso che questi non avrebbe mai approvato le indagini del Russiagate. Trump non ha mai digerito che la sua vittoria nel 2016 si deve almeno in parte agli aiuti ricevuti dai russi con la loro interferenza per danneggiare Hillary Clinton. Poco importa al 45esimo presidente persino la conferma della Commissione Intelligence del Senato, dominata dai repubblicani, che ha recentemente finito le sue indagini ed ha confermato l’interferenza russa nell’elezione del 2016.Trump però continua a ripetere che il Russiagate era una caccia alle streghe. Il ritiro delle accuse a Flynn fa parte della ricostruzione narrativa per confermare la sua visione della realtà. Anche il caso del suo ex amico Roger Stone, adesso in carcere per le sue attività illegali nel Russiagate, ha fatto emergere le attività di etichettare le indagini di Mueller come illegali. Prima della sentenza di Stone però l’attuale Ministro di Giustizia aveva raccomandato una pena più leggera, ricevendo le congratulazioni del presidente. Questo annuncio ha causato ai quattro procuratori del caso a dimettersi considerando la richiesta un oltraggio alla giustizia.Anche nel caso di Stone, Barr si è macchiato di azioni di giustizia di parte, ricevendo le lodi del suo capo ma il biasimo degli analisti indipendenti. Barr in effetti continua a dimostrarsi più come arma politica di Trump che come Ministro di Giustizia indipendente al servizio del Paese. Una recentissima intervista ci conferma che lui accetta le vedute politiche di Trump il quale si considera attaccato ferocemente dai democratici e dai media semplicemente per ragioni politiche. Barr ha sostenuto che il clima politico è divenuto talmente tossico che la “gente ha perso ogni senso di giustizia”. Parlava degli altri o il suo uso di “gente” si riferiva a se stesso? (Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Coronavirus: La politica decide senza cavalcare tutti gli umori

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

“Francamente resto sorpresa quando leggo le dichiarazioni di qualche Presidente di Regione che vuole accelerare sulle riaperture, come se tutto fosse passato. Dimenticandosi i numeri drammatici, soprattutto nella sua regione, in termini di contagiati e morti. Questo balletto di dichiarazioni, a giorni alterni, tra aperture e chiusure, non aiuta proprio.
Mettendo, con una decisione coraggiosa, in lockdown l’intero Paese abbiamo salvato il centro-sud da una tragedia ed abbiamo aiutato tutte le regioni del nord, a partire dalla Lombardia, a contenere il contagio. Responsabilità di chi Governa è assumere le decisioni non seguendo le onde emotive ma adottando misure sulla base dei dati tecnico-scientifici. La politica decide, e lo stiamo facendo, ma tenendo conto di tutti gli elementi in campo. Se non torniamo alla normalità con gradualità, con riaperture a tappe, partendo da quei settori dove si presentano meno rischi e probabilità di contagio, il rischio è di incorrere in un nuovo aumento dei casi. E nessuno ci perdonerebbe un nuovo lockdown, o meglio il Paese rischierebbe di non reggerlo proprio.Adesso serve responsabilità, da parte di tutti. Maggioranza e opposizione, per evitare le continue polemiche che destabilizzano una situazione già difficile sotto l’aspetto emotivo. Andrebbero cavalcati di meno gli umori, anche quelli della rete, concentrando le energie sulle azioni necessarie per risolvere i problemi. Dispiace che questo atteggiamento, poco costruttivo, sia tenuto anche da chi, negli anni, ha avuto importanti responsabilità di Governo. Stiamo stanziando tutte le risorse necessarie, accompagnando questa fase di riapertura con provvedimenti in termini di liquidità, sostegno alle imprese, internazionalizzazione, provvedimenti per il sostegno al reddito e alla famiglia. Qualcuno dice che dovevamo fare di più? Parto dal presupposto che si può sempre fare di meglio, ma in poche settimane abbiamo messo in campo misure che equivalgono ad almeno tre leggi di bilancio degli ultimi anni. E non ci stiamo fermando, perché tutto verrà accompagnato da un piano straordinario per lo sblocco degli investimenti, la semplificazione e la sburocratizzazione”.Così, in un post Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Biden “erede” di Sanders?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Bernie Sanders non ha solo “fatto una campagna politica; ha creato un movimento”. Ecco come Joe Biden ha commentato il discorso di concessione del senatore democratico socialista del Vermont il quale aveva poco prima annunciato ai suoi sostenitori che sospendeva la sua candidatura alla nomination del Partito Democratico. In effetti, Sanders riconosceva che l’ex vicepresidente sarebbe colui che sfiderà Donald Trump per la conquista della Casa Bianca alle elezioni di novembre.
Le dolci parole di Biden su Sanders sono ricche di verità. Bernie, come lo chiamano i suoi sostenitori e amici, ha infatti creato molto entusiasmo a cominciare delle elezioni del 2016 nelle quali diede filo da torcere a Hillary Clinton per la nomination del Partito Democratico. Sanders ha piazzato idee di sinistra in primo piano, colorandole di legittimità, sfidando i democratici ad includerle nella loro piattaforma, ma anche a farle considerare seriamente dalla politica americana ma persino quella internazionale.Sanders, nel suo discorso di rinuncia, ha detto che la sua campagna non era per lui ma per gli altri. Ha ragione come ci dimostra il fatto che un ultra settantenne è riuscito a svegliare milioni di giovani sonnolenti a partecipare attivamente in politica. Lo ha fatto sottolineando l’importanza di riformare la società che lui vede oscenamente ingiusta poiché le classi abbienti continuano a dominare il potere economico e politico mentre i poveri e la classe media continuano a perdere terreno. Sanders ha giustamente ricalcato il concetto di sanità come diritto umano invece di prodotto da comprare come pure un tenore basico per una vita dignitosa per tutti. Ma al di là delle questioni politiche ed economiche americane Sanders ha anche suonato l’allarme sul riscaldamento globale e l’importanza di usare la diplomazia per risolvere i conflitti internazionali.Biden condivide queste idee basiche di Sanders ma non la necessità di una rivoluzione, spesso citata da Sanders, preferendo piccoli passi per migliorare la situazione. Ciononostante, con l’uscita di scena di Sanders, l’ex vicepresidente ha iniziato ad adottare alcuni dei temi del senatore del Vermont. A cominciare dall’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora che Sanders ha promosso sia nell’elezione del 2016 e in questa attuale. Biden ha anche accettato l’idea di offrire università gratis per quegli studenti il cui reddito familiare è inferiore a 125mila dollari annui lordi. L’ex vicepresidente ha anche abbracciato la proposta di Sanders di fare applicare le leggi federali sul lavoro a tutti, incluso gli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno. Biden ha recentemente parlato anche di abbassare a 60 anni l’età per accedere al Medicare, la sanità per gli anziani, attualmente disponibile solo agli over 65.Il fatto che Sanders abbia gettato la spugna permette a Biden di concentrarsi a costruire la coalizione necessaria per sconfiggere Trump a novembre. Questa strada include la fusione delle due ali del Partito Democratico, i centristi e i progressisti. Sanders ha esortato i suoi sostenitori che restare a casa invece di presentarsi alle urne e votare per Biden potrebbe tradursi in altri quattro anni di presidenza per Donald Trump, una situazione che lui considera orrenda. Con ogni probabilità la maggior parte di loro non cadrà nel tranello dell’inerzia e alla fine voterà per l’ex vicepresidente. Ciononostante bisogna ricordare che nell’elezione del 2016 il 12 percento dei sostenitori di Sanders ha votato per Trump invece di Hillary Clinton, secondo una ricerca della Harvard University.Una maniera per Biden di evitare una simile ripetizione sarebbe di scegliere un vice presidente dal lato progressista del suo partito. La scelta più ovvia sarebbe Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts, la quale ha auspicato un’agenda politica molto simile a quella di Sanders. Di fatti, la Warren, secondo parecchi sondaggi, era la scelta numero due per i sostenitori del senatore del Vermont. Ci sarà anche pressione per Biden di scegliere un afro-americano come suo vice, specialmente per il fatto che la sua campagna politica nelle primarie è stata salvata proprio da questo gruppo nel South Carolina. In questa luce, Stacey Abrams, già candidata a governatore della Georgia e attuale leader della minoranza democratica al Senato del suo Stato, potrebbe riempire il ruolo. Con ogni probabilità queste due donne saranno nella lista dei finalisti anche perché Biden ha annunciato che sceglierà una donna come suo vice.Biden ha buonissime possibilità di sconfiggere Trump come ci rivelano i sondaggi confermati da uno recentissimo della Reuters e Ipsos. L’ex vicepresidente sconfiggerebbe l’attuale inquilino della Casa Bianca (47 a 39 percento). Biden dovrebbe dunque fare i conti con le idee di Sanders. Si vedrebbe in quel caso quante di esse riuscirebbe a mettere in atto. Comunque vada, nonostante Sanders non sarà probabilmente candidato presidenziale un’altra volta, come lui ha dichiarato alla Associated Press, le sue idee di giustizia per una migliore società continueranno a vivere. Altri si impossesseranno della torcia progressista. Alexandria Ocasio-Cortez viene subito in mente. La ventottenne parlamentare di New York continua a crescere in popolarità e sarebbe degna erede di Sanders e le sue idee. (bY Domenico Maceri, PhD, professore emerito all’Allan Hancock College)

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Politica: Gli orientamento di voto

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

Gli orientamenti di voto questa settimana vedono confermata la costante erosione della Lega (25,9%), ben distante dal risultato delle Europee e ora a soli 3 punti dal PD, che sale al 22,9%. Guadagna qualche decimo di punto anche il Movimento 5 Stelle, salendo al 16,4%.
Nel complesso l’area di Governo ha recuperato un punto rispetto al nostro ultimo sondaggio di due settimane fa, non tanto per effetto di una crescita del gradimento dei singoli leader di partito, quanto per il traino del Presidente del Consiglio Conte, la cui fiducia ha raggiunto il 60%, segnando un balzo di 20 punti dall’inizio dell’emergenza.
Proprio sulla gestione dell’emergenza il Governo ha guadagnato consenso: la fiducia nell’esecutivo è passata, infatti, dal 35% di febbraio all’attuale 56%. Ad oltre 6 settimane dall’introduzione delle restrizioni per fronteggiare il Coronavirus, i due terzi degli italiani invocano la riapertura, dichiarandosi in larga maggioranza pronti anche a correre qualche rischio pur di riavviare le attività economiche (rispetto agli spostamenti di persone, invece si evidenzia un’atteggiamento decisamente più cauto). Sull’economia, infatti, si stanno sempre più concentrando le preoccupazioni degli italiani, in questi giorni di attenuazione della curva dei contagi. Se l’operato governativo sul fronte economico dell’emergenza non riesce a convincere la maggioranza dei cittadini (era il 52% due settimane fa, ora è sceso al 46%), si registra tuttavia un amplissimo credito rispetto alla capacità del Governo di portare a casa un sostegno economico dall’Europa. (fonte: Istituto Ixé)

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La politica senza slogan fa i fatti!

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

“L’esempio della buona politica, seria, senza slogan e modulata sul bene comune è quella da cui bisogna prendere esempio, perché pensa a fare i fatti e non campagna elettorale. Fontana prenda esempio dal governatore Stefano Bonaccini che ha stanziato un pacchetto di 320 milioni di euro per la “ricostruzione” della Regione” Questo il commento di Gregorio Mammì, pentastellato lombardo. “Un piano destinato ad imprese e famiglie. Bonaccini, tra le misure prese, ha pensato a premiare anche medici, infermieri e operatori sociosanitari con un contributo di mille euro ciascuno. Una misura omnicomprensiva che punta al rilancio e al sostegno, non abbandona nessuno in questo momento difficile. Credo che una Regione come la nostra possa fare lo stesso, anzi, meglio!”.

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Fra notizie e politica: le conferenze stampa di Trump sul coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

“Il presidente Trump è un successo strepitoso. Le sue conferenze stampa sul coronavirus hanno raggiunto uno share di 8,5 milioni di telespettatori”. Questo un dei recenti tweet di Donald Trump mentre citava un articolo del New York Times che si domandava se le recenti conferenze stampa quotidiane del presidente meritavano essere trasmesse in diretta dalla televisione. I media americani si stanno facendo la stessa domanda poiché come in tutto quello che fa Trump non perde nessuna opportunità per farsi campagna politica e promuovere la sua agenda anche nell’attuale crisi di pandemia.Le conferenze stampa avvengono alle 5:30 di sera, ora di Washington. All’inizio sono state considerate notizie importanti e quasi tutte le reti televisive le hanno trasmesse. Poi, i media si sono resi conto che nonostante alcune informazioni importanti presentate da alcuni esperti che collaborano nella task force presidenziale sul coronavirus, Trump era divenuto il regista e protagonista di questi eventi. Il 45esimo presidente ha sfruttato le occasioni per cercare di mettessi in luce positiva dando allo stesso tempo informazioni poco veritiere e in non pochi casi gli esperti lo hanno dovuto correggere. Le correzioni devono essere fatte però in modo molto diplomatico perché, come si sa, Trump è sensibilissimo a qualunque suggerimento che lui non stia facendo un ottimo lavoro.Le conferenze stampa sul coronavirus di Trump cominciano con l’entrata in scena di Trump e una dozzina di membri della task force. Il presidente inizia passando in rassegna i punti fondamentali, leggendo dal teleprompter, stentando a comunicare le parole scritte, dando l’impressione di leggere con grandi difficoltà. Di tanto in tanto si prende una breve pausa per commentare con parole proprie che riflettono più il suo stile preferito, spesso ripetendo, mostrandoci i suoi limiti di vocabolario attivo.Trump chiede poi ad alcuni degli esperti di offrire i loro contributi dove si ottiene in realtà informazione credibile specialmente quando il dottor Anthony Fauci, direttore del Center for Disease Control, fa i suoi interventi. Alla fine si passa alle domande dei giornalisti. Spesso queste situazioni diventano scontrose poiché il 45esimo presidente non gradisce domande che suggeriscano minimamente alcune delle sue ovvie falsità che causano confusione a coloro che lo ascoltano. Questi scontri sono in parte orchestrati da Trump per continuare la sua campagna politica, attaccando alcuni dei giornalisti come Peter Alexander (Nbc), Jim Acosta (Cnn)e Yamiche Alcindor (Pbs). Gli scontri sono ovviamente “vinti” da Trump che controlla, interrompe, accusa, mettendo i giornalisti al tappeto nella sua mente e in quella dei suoi sostenitori. Per i telespettatori obiettivi riconfermano che Trump sta sfruttando qualunque occasione, specialmente televisiva, per segnare gol politici. Le sue “vittorie” contro i media che i suoi sostenitori odiano, lo ingrandiscono nella loro mente. In effetti, Trump disprezza i media e vorrebbe, se possibile, seguire l’esempio di Viktor Orban in Ungheria, il quale sfruttando l’emergenza della pandemia, si è in effetti dichiarato dittatore del Paese, eliminando tutte le forme di informazione indipendente.Considerando il fatto che Trump ha strutturato e controllato le conferenze stampa sul coronavirus come opportunità di campagna politica, alcune reti televisive hanno cominciato a non offrire copertura totale. In non pochi casi la Cnn, Msnbc, Cbs hanno limitato recentemente le sessioni avendo capito della povertà di informazione e ricchezza di asserzioni fuorvianti e puramente di campagna politica. Alcuni altri gruppi come Il Washington Post, Il New York Times e Cnbc hanno ridotto o non hanno inviato corrispondenti alle sessioni, preoccupandosi di possibile contagio dei loro dipendenti anche perché Trump e i membri della sua task force non rispettano loro stessi le distanze sociali che raccomandano al resto del Paese.Il dilemma però rimane perché quando il presidente degli Stati Uniti parla bisogna ascoltare anche se non gli si deve dare un microfono costantemente, specialmente a uno come Trump che filtra tutto con occhi narcisisti, concentrandosi su quale vantaggio politico ne porrà trarre. Il ruolo della stampa consiste però di fare da cane da guardia verso i governi e separare le notizie dalla propaganda politica e presentarle ai lettori/telespettatori. Offrire i microfoni a Trump di fare e dire quello che vuole riflette irresponsabilità giornalistica. Lo abbiamo visto nella campagna elettorale del 2016 nella quale le televisioni a cavo coprivano quasi tutti i comizi e rally di Trump nella sua interezza perché “divertivano” e facevano share, aiutando il candidato all’elezione ma allo stesso tempo creando profitti alle reti televisive. Hillary Clinton e Bernie Sanders furono invece in grande misura ignorati e ovviamente danneggiati.Le reti televisive hanno capito che Trump sfrutta le conferenze stampa sulla pandemia per i suoi scopi politici e hanno ridotto la loro copertura. Paradossalmente però in alcune di queste più recenti sessioni Trump sembra avere abbandonato la sua visione rosea sul coronavirus, spiegando che si tratta di una cosa molto seria. Il 45esimo presidente ha insistito che bisogna fare sacrifici e continuare il “lockdown”, la chiusura, per almeno altri trenta giorni, mantenendo le scuole chiuse e limitando i contatti sociali. Se tutto questo si farà si potranno limitare le morti a un massimo di 200mila. In caso contrario si tratterà di una situazione più tragica con un massimo di morti di 2,2 milioni. Si tratta di conclusioni sobrie che gli analisti hanno riconosciuto come affermazioni degne di un presidente. Trump però non dimentica la campagna politica e il suo show. In une delle più recenti conferenze stampa ha risposto a un giornalista facendo notare che “lui è al primo posto su Facebook” (Falso: Trump 29 milioni di followers, Obama 53 milioni). Milioni di morti possibili e il presidente continua a pensare alla pubblicità personale? Forse non ha capito niente dopotutto come ci conferma la sua decisione di proibire la riapertura delle iscrizioni a Obamacare per coloro che non hanno assicurazione medica. (by Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California).

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“L’Europa ha bisogno di una svolta politica e non dei fondi del Mes”

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

“Serve una svolta politica che permetta all’Europa di dotarsi di una politica fiscale, solo con passi decisi in questa direzione si può fronteggiare questa drammatica situazione economica. Continuare invece a trattare sul meccanismo di accesso al fondo salva stati, come hanno fatto ieri i ministri delle Finanze dell’eurozona, è semplicemente ridicolo. Non saranno i 36 miliardi che, eventualmente, arriveranno dal Mes, a salvare il nostro Paese né l’Europa. Un prestito rimane un prestito. C’è bisogno invece di una risposta comune e politica. In queste settimane si gioca il nostro futuro: è necessario camminare con convinzione verso gli Stati Uniti d’Europa” dichiara Massimiliano Iervolino, Segretario di Radicali Italiani.

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Comprendere la politica dal punto di vista laico e religioso

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

È un discorso che io faccio in primo luogo pensando agli italiani, ma potrei estenderlo agevolmente agli altri popoli del mondo. Riprendo, a tale riguardo, un passaggio del libro scritto dal sacerdote Pio Parisi nel suo libro: “La coscienza Politica” scritto nel 1975. Le sue parole, pur meditate molti anni fa, osservando gli avvenimenti che ruotavano intorno alla Democrazia Cristiana, sembrano ora acquistare una straordinaria attualità. Il tema che mi sembra egli prediligesse, su tutti, è su cosa la fede dà alla politica. “Se la fede – egli osserva – è un’esperienza totale è chiaro che essa investe completamente la politica. La fede investe la politica dando un significato nuovo a tutte le realtà di cui la politica s’interessa, da quelle economiche alle giuridiche e culturali; un significato nuovo per l’intelligenza ma anche per il cuore, che si accosterà con nuovo slancio a queste realtà, e per l’azione. Come potrebbe l’azione politica non essere permeata e intimamente modificata dalla fede, quando la fede stessa penetra l’intelligenza e il sentimento nel momento in cui si compie l’analisi su cui si fonda l’azione politica? In tal modo non si corre il rischio di cadere nell’integrismo?
Non di certo giacché è proprio la fede la più forte garanzia contro tale andazzo. Vi è un primato che supera ogni azione umana. La fede, di conseguenza, dà alla politica la possibilità di una lettura pienamente serena e seria di quel che succede e quindi dà possibilità di un vero orientamento in mezzo alle più complesse vicende umane. La fede, soprattutto, ci illumina sul valore e sulla centralità d’ogni persona umana, sulla falsità d’ogni violenza e strumentalizzazione, da qualunque parte è operata, nei confronti del più ignorato degli uomini.” Per contro la politica da sola non genera fede, ma chi ha fede cresce in essa impegnandosi nella politica. La politica, semmai, può aiutare la fede a crescere nella conoscenza della grandezza di Dio. La politica, infatti, stimola l’attenzione a tutti e la considerazione dell’umanità come un tutto; fornisce tanti elementi per cogliere la complessità e il rapido divenire delle vicende umane: è spesso un’esperienza viva della miseria umana, materiale e morale; dà la possibilità d’individuare grandi potenzialità nei singoli e nella società. La politica può essere, infatti, un’ampia e intensa esperienza dei condizionamenti naturali e sociali, quelli del tempo, del peccato, della morte. Per chi non ha fede la politica può essere una via per raggiungerla. Facendo sinceramente politica ci si affeziona sempre più all’uomo e desiderare per lui una salvezza che sia di là di quella che l’uomo da solo può trovare; ci si affeziona all’amore e se ne cerca una sorgente inesauribile: ci si affeziona all’efficacia e si ricerca il divino. A questo punto noi comprendiamo, sino in fondo, la ragione che a cavallo tra il XIX e il XX secolo ci ha portato alla vocazione politica di un Gioberti e di uno Sturzo e di altri. Occorre, altresì, essere molto chiari con se stessi e con gli altri: se ci s’impegna insieme, in conformità a scelte di valori culturali e morali, bisogna rinunciare a servirsi di questa convergenza per operazioni di potere. Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda. È il momento che la coscienza civile e religiosa degli italiani riconosca i valori di sempre e s’identifichi con essi. Questa nostra coscienza politica va acquistata quotidianamente nella misura dell’impegno a osservare, a riflettere, a realizzare la sintesi fra diverse tendenze separate e contrapposte, ad aprire il proprio animo, agli altri e agli eventi, a convertire la propria vita, liberandosi, per quanto è possibile, dall’egoismo. Ed è un atto d’egoismo procedere uniti nella fede e separati in politica di là del ragionevole e del comprensibile. Dopo di tutto ci appare un non senso identificare due distinte anime tra chi opera in conformità al suo Credo e chi lo mette da parte, sia pure diligentemente, per lasciare il posto al significato laico della politica. (Riccardo Alfonso)

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Quanto la politica perde il contatto con la realtà

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

Non è stata in grado di riconoscere per tempo le crisi del sistema per coglierne il significato. Non è riuscita a capire, di fronte ai crolli delle istituzioni e alle sofferenze umane, che gli uomini dell’apparato avrebbero dovuto trovare il modo migliore di comportarsi. È stato il momento in cui non si è stato in grado d’emergere dal pantano delle crisi istituzionali, civili, economiche e sociali per una più appropriata ricerca dei modelli culturali e dei costumi, del linguaggio, della trasmissione dei valori, dei rapporti tra generazioni.
È mancata la coscienza politica. Quella stessa coscienza che sembra vagare solitaria e sconsolata e capace di rendere viva solo una diaspora.
E’ il momento che la coscienza civile degli italiani riconosca i valori di sempre e s’identifichi con essi. È il momento che questi valori siano restituiti al nostro patrimonio comune. In questo patrimonio comune si collocano quei movimenti politici vecchi e nuovi. Ecco perché oggi guardiamo con simpatia quei pionieri che hanno l’ardire di riportarla alla comune memoria, a risvegliare l’interesse dei giovani e di chi ha la memoria corta per fatalità genetica o per ipocrite chiusure. Agli altri che, si richiamano ai suoi valori, ma non hanno osato assegnarne il nome che li riallacci a un passato, occorra dire che può essere vergogna d’uomini ma non d’idee e di valori se questi attributi affondano le loro radici nella nostra coscienza positiva nella singola persona, nella comunità e nella società. Questa nostra coscienza politica va acquistata quotidianamente nella misura dell’impegno a osservare, a riflettere, a realizzare la sintesi fra diverse tendenze separate e contrapposte, ad aprire il proprio animo, agli altri e agli eventi, a convertire la propria vita, liberandosi, per quanto è possibile, dall’egoismo. (Riccardo Alfonso)

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Coronavirus. de Bertoldi (FdI): non bastano sospensioni e moratorie, governo vari politica espansiva

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

“Le dichiarazioni -ipersovraniste- del governo tedesco, che sarebbe pronto ad immettere nell’economia nazionale oltre cinquecento miliardi di euro e che si prepara a -rimpatriare- tutte le produzioni strategiche (vedi settore sanitario), credo possano rappresentare la fine di questa UE, così come pervenuta sull’asse franco – tedesco. Rappresentano il fallimento di quelle politiche monetarie rigoriste, che hanno depredato ed affamato l’Italia nell’ultimo ventennio, nonché un chiaro cambio di rotta nelle politiche internazionaliste, responsabili del primato finanziario rispetto alle necessità dei Popoli”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro. “Mi attenderei quindi dal nostro governo, ma purtroppo non ci spero, vista l’assoluta subalternità a Bruxelles della sinistra italiana ed un M5S che ha rinnegato tutta la propria storia, una conseguente dichiarazione di sospensione del trattato di Maastricht e delle regole comunitarie per sostenere l’economia nazionale. È improcrastinabile così il ricorso immediato ad una politica di espansione per sostenere il sistema economico nazionale, che potrebbe attuarsi con emissione di moneta fiscale che integri i minori fatturati del corrente anno rispetto al triennio precedente per le imprese italiane. La moneta fiscale, cioè i crediti d’imposta che verrebbero scontati in banca, permetterebbe alle nostre imprese di mantenere i lavoratori e la piena capacità produttiva, e quindi in sostanza il Pil nazionale. Non bastano infatti in questa emergenza sospensioni e moratorie, perché non creano sviluppo, serve liquidità per le imprese e ricorso alla spesa pubblica; o il nostro governo pensa davvero di rispondere con venti miliardi ai 1500 miliardi della Fed nel debito pubblico Usa o ai 500 miliardi promessi dalla Germania al proprio sistema produttivo?” conclude il senatore di FdI.

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La politica nelle istituzioni e tra la gente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta e negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda.
C’è una politica che punta sul potere, per affermare dei valori: è illusoria.
C’è una politica che punta sui valori, per conquistare il potere: è farisaica.
C’è una politica che punta sui valori per farli crescere: Questa politica è valida e se è fatta da persone mature, non c’è pericolo che dimentichi di fare i conti con la realtà “potere”.
Gli italiani, e non solo nel mondo, hanno avvertito, e l’antipolitica ha fatto il resto, le forti contraddizioni tra l’essere e l’agire politico di chi è stato eletto dal popolo in termini fiduciari e chi li ha traditi ingannandoli per le sue miserie umane. L’errore, nell’immaginario popolare, è stato quello di aver associata l’istituzione con chi è stato demandato a guidarla demonizzandoli entrambi.
La verità è che siamo al cospetto di una società divenuta sempre più complessa e frammentata dove a fronte di un suo cambiamento radicale i partiti di massa o quelli creati ex-novo ma con lo sguardo rivolto al passato, non sono riusciti a cogliere il nuovo e il diverso che si prospettava.
Oggi, pur con tutte le nostre contraddizioni si avverte forte nell’opinione pubblica una forma di governo statale in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale, chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti. C’è chi a fronte di questa richiesta pensa all’uomo “forte” capace di decidere da solo e d’imporre la sua volontà, ammaliato dall’idea del bene comune, e affrancandosi dai mediatori del consenso popolare in auge nelle democrazie compiute. C’è chi cerca un consenso tra i cosiddetti poteri forti cedendo ai loro interessi partigiani per reggere le sorti di un Paese, ma tradendo la volontà popolare con la logica delle promesse e favorito da una “informazione ingannevole”.
A questo punto mi chiedo se allo stato attuale e con i tanti nodi critici che vengono al pettine possiamo ancora far emergere la responsabilità politica in un sistema così compromesso e quindi riportare la democrazia nel suo alveo naturale facendola funzionare a dovere. È senza dubbio un’impresa ardua ma che potremmo affrontare solo se ci convinciamo che sta proprio alla capacità del popolo di determinare ex ante gli indirizzi politici e sulla possibilità di rimuovere i governanti senza spargimento di sangue in seguito a un giudizio negativo in ordine al loro operato, ma non correndo il rischio di cadere dalla padella nella brace. (Riccardo Alfonso da “Studi politici” della Fidest)

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L’urgenza di una politica industriale vera

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. E’ storicamente accertato che i grandi eventi di dimensione planetaria comportano sempre fibrillazioni più o meno profonde nei sistemi sociali, economici e finanziari e negli stessi equilibri geopolitici. Qualche settimana fa lo avevamo paventato sulle pagine di questo giornale, anche se il coronavirus ancora non aveva avuto l’attuale diffusione. Siamo di fronte a una potenziale pandemia che purtroppo ha la forza devastante di provocare una generalizzata recessione economica e una nuova crisi finanziaria globale, tanto che una parte della stampa internazionale parla di una crisi peggiore di quella del 2008. Allora la crisi sistemica fu provocata dalle speculazioni finanziarie fuori controllo che portarono il sistema bancario americano al collasso, determinando una reazione a catena a livello mondiale. La crisi finanziaria riverberò i suoi effetti nei settori dell’economia reale provocando un crollo nei commerci internazionali, nelle produzioni industriali e nei livelli di vita di molti paesi.Questa volta la crisi sembra partire proprio dalla riduzione dei commerci e delle produzioni che l’epidemia sta inevitabilmente provocando. Di conseguenza si avrebbero anche riduzioni delle entrare e, quindi, la mancanza della necessaria liquidità per mantenere in vita le bolle finanziarie, in primis, quelle del debito pubblico e di quello corporate a livello globale.
In questa situazione la capacità d’intervento delle banche centrali si è molto indebolita. Nei passati dieci anni, esse hanno usato quasi tutti i mezzi a loro disposizione, dalla riduzione del tasso d’interesse ai vari quantative easing, per mantenere in piedi un sistema finanziario malato. Solo la Federal Reserve ha un piccolo margine che ha consentito di ridurre dello 0,5% il tasso di sconto. Comunque, interverranno ancora con flussi di nuova liquidità, ma dovranno stare attente a non eccedere per non provocare poi un’eventuale inflazione difficilmente controllabile. Sarebbe un vero disastro.Non è nostra intenzione portare acqua al mulino di chi vorrebbe usare il corona virus per giustificare la crisi finanziaria e coprire le enormi responsabilità di una finanza spregiudicata. Ma quello esposto potrebbe essere il meccanismo di una possibile nuova crisi. Auspichiamo, invece, che l’attuale emergenza possa portare a una revisione profonda dei processi economici e del modo in cui la finanza è gestita. Si sarebbe dovuto fare già dopo il 2008, ma l’occasione è stata persa e si è tornati alle vecchie pratiche e ai vecchi errati comportamenti, assumendo alti rischi e rifiutando di applicare le necessarie regole.
Qualche riflessione importante, comunque, sta emergendo. Infatti, all’inizio di febbraio la rivista americana Foreign Policy ha pubblicato un interessantissimo studio intitolato “Gli Usa hanno bisogno di una nuova filosofia economica”. La rivista, oggi di proprietà del Washington Post, è tra le più influenti nel campo delle politiche strategiche e geopolitiche americane. Detto per inciso, essa fu creata nel 1970 dal Prof. Samuel Huntington, noto per le sue tenebrose teorie riguardanti l’inevitabile “scontro di civiltà”.
Gli autori dello studio hanno ricoperto importanti ruoli nelle amministrazioni Usa. Ora sollevano con forza e in modo documentato tre questioni dirompenti.
1) Prima di tutto l’ineludibile necessità di forti investimenti nelle infrastrutture, nelle nuove tecnologie, nell’innovazione e nell’istruzione per superare quello che chiamano “una stagnazione secolare”. Sembra quasi scritto per l’Italia. Essa sarebbe una minaccia alla sicurezza nazionale superiore addirittura a quella del debito pubblico. Perciò lo studio distingue tra debito buono e debito cattivo: il primo crea crescita di lungo periodo e il secondo copre soltanto le spese correnti. Anche un generico abbattimento della pressione fiscale, motivato da ragioni ideologiche, andrebbe a beneficio delle fasce più ricche e a discapito della classe media e farebbe aumentare il debito cattivo.
2) In secondo luogo, occorrerebbe riscoprire e riformulare la politica industriale. Al riguardo, lo studio ripercorre la storia economica degli Stati Uniti guidata da una precisa filosofia di sviluppo. Inizialmente ispirata dalle idee di Alexander Hamilton, il primo segretario del Tesoro nel periodo 1789-95, sul ruolo delle manifatture, è continuata sotto la guida del cosiddetto “Sistema americano” di sviluppo industriale, infrastrutturale e creditizio, formulato da Henry Clay, tra l’altro anche segretario di Stato tra il 1825 e il 1829, fino alla Great Society di Lyndon Johnson negli anni sessanta. Sono politiche che, purtroppo, hanno poi perso di popolarità.
Lo studio propone di individuare missioni su grande scala, come l’esplorazione dello spazio e la costruzione di un’economia a emissione zero di CO2, per mobilitare l’intero sistema produttivo sul lungo periodo. Per fare ciò occorrerebbe che lo Stato, come avviene in Cina, metta a disposizione il credito necessario per la ricerca. Non basta la ricerca fatta dai privati che, com’è noto, è spesso motivata dalla logica del profitto a breve.
3) Infine, occorre invertire la tendenza dell’outsourcing, che ha portato molte imprese americane (ma vale anche per l’Italia e per l’Europa) a spostare le proprie attività produttive all’estero, con una delocalizzazione selvaggia nei paesi con bassi salari e un fisco “più complice”. Si propone, perciò, anche una decisa lotta contro i paradisi fiscali. Lo studio, invece, sostiene la necessità di investire nel lavoro e nell’aumento dei salari.
Si tratta di un programma razionale, importante, valido per tutti i paesi, per portare l’economia nel suo solco naturale, quello di sviluppare le competenze e le occasioni di lavoro e di benessere e, contemporaneamente, salvaguardare l’ambiente.
Sarebbe uno scossone alle pigre elucubrazioni che ancora pervadono il dibattito politico e economico.

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Il futuro della politica agricola comunitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

Nel vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea in programma a Bruxelles, è in gioco il futuro della Politica agricola comune – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. La proposta presentata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel prevede infatti tagli di 54 miliardi di euro per la Pac, con una diminuzione del 14 per cento del bilancio complessivo.Il Parlamento europeo si è già detto all’unanimità contrario alla proposta Michel, perché inadeguata per affrontare le future sfide dell’Ue e a realizzare il programma della nuova Commissione europea – continua Tiso. In una trattativa che si preannuncia difficile, sarà importante impedire che la Pac sia ridimensionata contraddicendo così in modo netto la Commissione, che ha fatto del Green New Deal una priorità. Proprio in questo passaggio cruciale per l’Unione, è al contrario fondamentale rilanciare il settore primario mettendo al centro la tutela delle produzioni di qualità, il sostegno alle giovani generazioni e alle piccole e medie imprese. Queste ultime sono una risorsa preziosa per la difesa della qualità e dell’ambiente, ma troppo spesso sono state trascurate per privilegiare le grandi multinazionali dell’agroalimentare con conseguenze negative sia per i produttori che per i consumatori.Una riforma ambiziosa della Pac, che registri decisi passi avanti verso l’agroecologia è possibile, così come è possibile una riforma che non vada oltre l’ordinaria amministrazione e perpetui strumenti ormai inefficaci e datati.

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I consorzi bonifica pungolano la politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

“Tra i 20 giorni, con cui i cinesi costruiscono un ospedale e gli 11 anni, con cui mediamente si realizza un’opera pubblica in Italia, ci sarà una via di mezzo?” È questa la provocatoria domanda che l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) pone alla politica, in occasione della recente Assemblea dello S.N.E.B.I., il suo sindacato d’impresa.“L’orizzonte della sostenibilità – dichiara Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – è l’ineludibile sfida dei prossimi anni, in cui devono convivere obbiettivi ambientali, sociali ed economici. La loro compatibilità fa parte della storia dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, rimasti l’unico ente sussidiario a servizio del territorio come testimonia il quasi miliardo di finanziamenti ottenuti a fronte di progetti definitivi ed esecutivi, di cui sono ricchi gli uffici degli enti consortili e che sono una straordinaria opportunità anche nel quadro del Green New Deal. La politica, però, deve fare le scelte necessarie per gestire la transizione della crisi climatica da problema ad opportunità.” “Il Green New Deal – prosegue il Direttore Generale di ANBI, Massimo Gargano – è una grande occasione di crescita, in primis per le regioni meridionali, ma ci vogliono idee chiare su come e dove indirizzare le risorse. È necessario investire nella sistemazione del territorio, perché all’incremento degli eventi meteo estremi corrisponde una riduzione della produzione nei campi e dell’economia del Paese; altrettanto bisogna fare nella gestione delle acque, perché un ettaro agricolo irrigato produce 250 giornate lavorative, in asciutta sono solo 15. Così come le nuove sfide della sostenibilità obbligano i cittadini a cambiare i paradigmi dei comportamenti, altrettanto le Istituzioni devono cambiare atteggiamento verso i problemi del territorio ad iniziare dallo stop all’irrefrenabile consumo di suolo, creando altresì le condizioni per arrestare il progressivo spopolamento delle aree interne del Paese, concausa di dissesto idrogeologico.” “L’Italia –conclude Alessandro Folli, Presidente del Sindacato Nazionale Enti di Bonifica ed Irrigazione (S.N.E.B.I.) – è oggi il Paese del Mediterraneo più esposto all’estremizzazione dei fenomeni atmosferici; per questo, deve essere in prima linea, soprattutto in Europa, nella promozione di politiche per aumentare la resilienza delle comunità ai cambiamenti climatici. I lavoratori dei 148 Consorzi di bonifica ed irrigazione sono uno straordinario giacimento di professionalità a servizio di un modello di sviluppo, che abbia al centro la valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità.”

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Politica: la logica di appartenenza

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

Un altro tema caro ai politici che militano nei partiti è di voler riconoscere nei parlamentari del M5S qualcosa di “familiare”. Taluni dicono, infatti, che hanno una mentalità di “centro destra” e altri no essendo per lo più di “centro sinistra” e così dicendo si consolano pensando di poterli asservire, prima o poi, alla loro causa. A questo punto è forse noioso ripetere le stesse cose ma, a volte, è necessario, anche se potrebbe diventare un atto disperato se pensiamo che non ci sia peggiore sordo di chi non vuol sentire. Per anni Grillo ha cavalcato la protesta di quanti sono stati bellamente presi in giro dal nuovo che si prospettava e che diventava regolarmente il vecchio che si perpetuava con le mummie che li rappresentavano. Il cambiamento a questo riguardo non s’identifica più con la logica delle alleanze tra partiti, ma sulle cose da fare, e fare non significa solo dire, ovviamente. Ecco perché in casa leghista e suoi alleati dovrebbe prevalere il convincimento che se il programma del M5S è affine al loro ciò che quest’ultimi possono garantire al Paese è un qualcosa che non possono più dare: la fiducia. E allora la governabilità esiste e con essa le maggioranze parlamentari qualificate. Si tratta solo di capire il nuovo che si presenta e di saper cogliere il diverso che non significa avere un partito padronale, da una parte, e le confuse anime sull’altra sponda, ma una cultura del cambiamento. Punto e basta. (Riccardo Alfonso)

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La crisi della governance politica italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

In questi giorni assistiamo al solito balletto, con maggioranze e minoranze che escono dal voto popolare e giocano la loro parte tra chi forma un governo e chi resta all’opposizione, al ritmo di una musica fatta di compromessi e rinvii su programmi intesi a conferire un assetto più conforme al passo con i tempi. In questo modo la politica spesso non decide e finisce con rendere il solco più profondo con la società civile, l’evoluzione tecnologica e la difesa dei ceti più deboli. Il male oscuro che determina questa impasse è espressa dalla mancanza di un confronto sui programmi, piuttosto che sulle sole persone, e sulla omogeneità d’intenti scaturiti dalla maggioranza parlamentare e quel che ne segue per la formazione di un governo. Se a questo punto ci caliamo nella fattispecie odierna è condivisibile l’idea di quanti ritengono l’attuale sistema politico italiano ingessato poiché ogni possibile riforma, per quanto possa essere discutibile, si blocca nel corso d’opera dai veti incrociati legati più ad interessi partigiani che ad obiettive valutazioni di merito. D’altra parte, da 25 anni a questa parte i partiti hanno espresso una loro immagine opacizzata tanto da provocare reazioni, a volte scomposte nel corpo elettorale e in qualche modo hanno favorito la nascita di partiti ad personam. Possibile che non ci rendiamo conto sulla necessità, se non l’urgenza, e il discorso vale anche per i rappresentanti della Comunità europea, che si addivenga, non attraverso i soliti lunghi dibattiti e noiosi approfondimenti per favorire i rinvii e non le possibili soluzioni, ma agendo con decisioni rapide. E’ il caso, ad esempio della guerra civile in Libia. Avremmo potuto evitarla o per lo meno ridurne gli effetti distruttivi se si fosse intervenuti per tempo. Ed invece abbiamo lasciato incancrenirla ed ora vorremmo correre ai ripari ma abbiamo finito con il renderci ridicoli con la nostra impotenza. (Riccardo Alfonso)

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Non è più tempo di discussioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Ci risiamo. Dopo aver digerito non sempre bene i risultati elettorali ora il passatempo dei nostri “esperti” dalla politica alla filosofia, dalla sociologia al pettegolezzo sembrano concentrati sui passi che i nuovi leader compiranno e come intendono risolvere gli aspetti più urgenti del nostro vivere quotidiano. Da più disparate parti i talk-show, infatti, impazzano con discussioni di ogni genere ora sul conflitto d’interessi ora sulla riforma della giustizia, ora sulla legge elettorale ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. E’ tempo di concretizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese e non lasciamo che la nuova speranza per un cambiamento radicale sul modo come interagire tra i cittadini e le istituzioni non si trasformi come in passato in un mero esercizio tautologico (Riccardo Alfonso)

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