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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘politica’

L’IPC statunitense di ottobre aggiunge pressione alla politica della Fed

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2021

Commento a cura di Tiffany Wilding, economista esperta di America Settentrionale di PIMCO sull’inflazione Usa. Un altro rapporto sull’inflazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense più solido del previsto per ottobre 2021 lascia decisamente intendere che i funzionari della Federal Reserve anticiperanno il calendario previsto per l’aumento dei tassi, nel tentativo di gestire il rischio che le aspettative di inflazione a lungo termine accelerino a causa delle pressioni inflazionistiche e della conseguente incertezza economica. La Fed rilascerà le previsioni aggiornate sull’aumento dei tassi a dicembre; dopo quest’ultimo rapporto sull’IPC, crediamo che la previsione media aggiornata della Fed potrebbe indicare due aumenti dei tassi nel 2022 e tre o quattro aumenti nel 2023.Il rapporto CPI di ottobre ha mostrato che i prezzi di un’ampia gamma di beni al dettaglio sono aumentati più del previsto, poiché i consumatori hanno anticipato gli acquisti per il periodo natalizio, e anche l’accelerazione nelle categorie degli alloggi negli ultimi due mesi è stata più decisa del previsto. Le continue pressioni della catena di approvvigionamento e la domanda di automobili hanno anche contribuito all’aumento dell’inflazione riportata. Per ora, ci aspettiamo che il ritmo del tapering degli acquisti di asset continui a 10 miliardi di dollari al mese per i Treasuries statunitensi e 5 miliardi di dollari al mese per i titoli garantiti da ipoteca (MBS) agency. Tuttavia, non saremmo sorpresi di vedere più richieste per i funzionari della Fed ad accelerare il tapering a gennaio, quando dovranno annunciare l’andamento in corso. (abstract)

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GAM: Germania, ancora presto per una direzione politica definita”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2021


A cura di Niall Gallagher, Investment Director European Equities di GAM Investments. Il risultato delle elezioni tedesche richiederà probabilmente diverse settimane per essere interpretato e non è chiaro quale mix di “colore” politico ci sarà nella coalizione e quali politiche saranno prioritarie. È improbabile che la fine di un’era di governi guidati dalla CDU venga rimpianta dai mercati finanziari, dato che la cancelliera Merkel non era molto apprezzata dagli attori di mercato. Se l’esperienza del governo guidato da Schroder è un qualcosa a cui ispirarsi, soprattutto per le riforme Hartz che hanno portato a politiche favorevoli al mercato e che sono riuscite di rinvigorire l’economia tedesca dalla metà degli anni 2000 in poi, non c’è quindi motivo di temere una coalizione guidata dalla SPD. Numerose questioni politiche in Germania non sono state gestite al meglio negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda la transizione energetica, per cui la Germania sta per eliminare gradualmente l’energia nucleare senza carbonio mentre continua a bruciare grandi quantità di lignite per generare elettricità, potenzialmente fino al 2038. Progressi sull’Unione bancaria all’interno dell’UE e politiche fiscali più attente che enfatizzano gli investimenti infrastrutturali di lungo periodo saranno più probabili con un cambio di governo e una nuova rotta.

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Libro sulla comunicazione politica americana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2021

A Brescia, nell’ambito di Librixia, una delle principali fiere del libro a livello nazionale, si è svolta la presentazione del libro di Alessandro Vittorio Sorani, presidente di Confartigianato Imprese Firenze, dal titolo “La comunicazione politica americana da Kennedy a Trump” (Mauro Pagliai Editore). Il volume, che traccia un ritratto di undici presidenti americani e del loro modo di comunicare, è stato presentato, oltre che dall’autore, dal vicesindaco di Firenze Alessia Bettini, dal sindaco di Brescia Emilio Del Bono e dal presidente di Confartigianato Brescia, nonché presidente vicario nazionale di Confartigianato, Eugenio Massetti. La presentazione si colloca nell’ambito della collaborazione tra Librixia e Firenze Books, la fiera del libro che si si svolgerà a Firenze dall’8 al 10 ottobre, negli spazi della Manifattura Tabacchi.“Tra Confartigianato Imprese Firenze e Brescia – sottolinea Sorani – c’è un forte legame, così come tra le due manifestazioni legate ai libri. Confartigianato si impegna da sempre a sostegno della diffusione della cultura della lettura nel nostro Paese: abbiamo deciso di farlo promuovendo due festival simili dedicati alla promozione del libro. Questa presentazione è stata l’occasione per analizzare le mosse politiche e comunicative dei presidenti americani e per fare un parallelismo con la situazione politica attuale del nostro Paese”.“Questo libro – ha dichiarato il vicesindaco di Firenze Alessia Bettini – mi ha particolarmente colpito e ringrazio Alessandro Sorani perché raccontandoci la comunicazione degli Stati Uniti ha messo in evidenza un aspetto importante della politica, in cui credo molto: bisogna recuperare e dare nei contenuti una visione di futuro, che forse nella politica italiana manca da troppo tempo. Io credo che invece in questo periodo post pandemico ci sia bisogno di tornare un po’ a sognare, di avere una visione delle città, del Paese”.

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Breyer e l’immigrazione: la Corte Suprema influenzata dalla politica?

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2021

By Domenico Maceri. “La fedeltà dei giudici sta con l’osservanza della legge, non con il partito politico che li ha aiutati a ottenere i loro incarichi”. Così Stephen Breyer, uno dei nove giudici della Corte Suprema americana nel suo nuovo libro “The Authority of the Court and the Peril of Politics” (L’autorità della Corte e il pericolo della politica), che uscirà fra pochi giorni, edito dalla Harvard University. Breyer voleva ovviamente reiterare il principio dell’indipendenza delle toghe. Non stupisce l’asserzione ma la politica nel sistema giudiziario spesso emerge almeno nella mente dei cittadini americani informati ma anche di tanti altri che seguono casualmente le sentenze della Corte Suprema. Uno di questi casi recenti serve da esempio che ci chiarisce il mix fra sistema legale e politica.In una decisione di 6-3 la Corte Suprema ha respinto il ricorso dell’amministrazione di Joe Biden di abbandonare il Migrant Protection Protocols (MPP), una misura sull’immigrazione creata da Donald Trump. Per ridurre il numero dei rifugiati centroamericani in America, il 45esimo presidente aveva concluso un accordo internazionale per mantenere i richiedenti asilo nel Messico mentre il lento sistema giudiziario americano considerava i loro casi. Trump aveva negoziato l’accordo per ridurre il numero sempre crescente di rifugiati, interpretando i continui aumenti alla frontiera come un’invasione, mantenendo la sua linea “dura” contro gli immigrati. L’accordo, MPP, “Remain in Mexico”, siglato nel 2019, era stato sospeso per 17 mesi, ma il 13 agosto dell’anno in corso, il giudice federale Matthew J. Kacsmaryk, ha ordinato il suo restauro. Kacsmaryk ha giudicato legittima la richiesta di Greg Abbott e Mike Parson, ambedue repubblicani, e governatori del Texas e Missouri rispettivamente. I due hanno giustificato la loro richiesta citando l’onere delle spese dei loro Stati per la presenza di questi rifugiati. L’amministrazione di Biden ha reagito chiedendo alla Corte Suprema di bloccare la decisione di Kacsmaryk. La Corte Suprema ha deciso di mantenere l’ordine del giudice federale e dare tempo alla Corte di Appello del Quinto Circuito di decidere il caso.Si tratta dunque di una sconfitta, almeno temporanea per Biden, che adesso si vede obbligato a riprendere le negoziazioni con le autorità messicane. Lo farà controvoglia ma la Corte Suprema ha anche dato l’incarico a Kacsmaryk di assicurarsi che Biden la prenda sul serio. In caso contrario vi potrebbero essere altre conseguenze legali, che la Corte Suprema ha conferito Kacsmaryk.Né Kacsmaryk né la Corte Suprema hanno considerato la triste situazione dei rifugiati, molti dei quali sfuggono alla violenza dell’America Centrale. Impedendogli di entrare negli Usa continua i pericoli per la loro vita poiché la sicurezza in Messico non è poi tanto migliore dei loro Paesi di origine. Dall’inizio del MPP nel 2019, i rifugiati hanno subito soprusi dentro i confini del Messico. Human Rights First, un’associazione sui diritti umani basata negli Usa, ha rilasciato un rapporto in cui si forniscono dati di 1550 casi di abusi che includono morti, stupri, sequestri contro questi migranti costretti a rimanere nel Messico.Le negoziazioni fra Biden e il Messico potrebbero facilmente andare a monte se le autorità messicane decidono di non cooperare e rifiutarsi di accettare questi rifugiati nel loro territorio. In passato, dopo la richiesta iniziale, i migranti venivano rilasciati nel territorio americano aspettando la data del loro processo. Con frequenza, però, non si presentavano ed entravano nel mercato del lavoro illegalmente. Trump voleva proprio evitare loro l’accesso per limitare o eliminare queste situazioni. La decisione temporanea della Corte Suprema sembrerebbe avere poco a che fare con la politica ma difatti si tratta proprio del contrario. A cominciare dal fatto che Kacsmaryk era stato nominato da Trump. C’è poi ovviamente il costante conflitto politico fra governatori repubblicani e un presidente democratico. Kacsmaryk ha chiarito che la necessità di restaurare il MPP era dovuta agli aumenti dei rifugiati al confine. In effetti ha usato una giustificazione politica e non legale. Ha spiegato che il Missouri e il Texas ne facevano le spese per i costi di servire questi rifugiati per quanto riguarda la sanità e l’istruzione dei loro figli. Fare ricorso al sistema giudiziario spesso è l’unico modo per risolvere i conflitti. In questo caso la Corte ha deciso di rimandare tutto e probabilmente riconsiderare il caso nei prossimi mesi. Nel frattempo, l’immigrazione, compito del governo federale e non statale, viene consegnato al volere degli Stati, mediante l’uso del giudice Kacsmaryk.La decisione della Corte Suprema sul MPP conferma la linea poco chiara che esiste fra legalità e l’influenza delle considerazioni politiche. Il giudice Breyer non vede queste acque sporche. Per lui tutto è limpido e cita l’indipendenza della Corte Suprema, facendo riferimento al fatto che, nonostante i suoi dissensi giudiziari espressi per iscritto, il sistema funziona. La richiesta di Trump alla Corte Suprema di ribaltare l’elezione del 2020 è stata respinta. Il fatto che Trump abbia nominato 3 degli attuali 6 giudici scelti da presidenti repubblicani e solo 3 da presidenti democratici non gli è servito a nulla per i suoi scopi politici. Breyer aggiunge inoltre che la Corte Suprema ha votato 3 volte per mantenere l’Obamacare, la riforma sanitaria del 2010 approvata durante la presidenza di Barack Obama.Breyer però non sembra avere captato che la politica a Washington sia divenuta tossica negli ultimi anni. Il giudice sembra essere congelato negli anni novanta quando lui fu nominato da Bill Clinton e confermato dal Senato con un voto schiacciante di 87 sì e 9 no. Un evento inconcepibile di questi giorni. Breyer non tocca neanche il tasto dell’ipocrisia di Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky e Presidente del Senato fino a gennaio del 2021, che ha “rubato” uno dei seggi alla Corte Suprema al presidente Obama. Va ricordato che con la morte di Antonin Scalia all’inizio del 2016, giudice conservatore, McConnell si rifiutò di sottoporre la nomina di Merrick Garland alla conferma perché si trattava di un anno di elezione presidenziale. Quando però poi Trump nominò Amy Coney Barrett per sostituire Ruth Bader Ginsburg, McConnell la fece confermare in tempi rapidissimi con l’elezione del 2020 già in corso, creando una maggioranza di 6 a 3 per giudici del suo partito. Breyer chiude gli occhi a queste considerazioni politiche ma Biden non lo ha fatto. Ecco perché ha istituito una commissione per studiare possibili riforme sulla Corte Suprema. Le raccomandazioni della Commissione dovrebbero arrivare fra breve. Il più presto possibile andrebbe bene per ristrutturare la Corte Suprema, che pende a destra, anche se Breyer non lo riconosce. Le ultimissime notizie ne confermano l’emergenza. La Corte Suprema, con un voto di 5-4 si è rifiutata di sospendere la nuovissima legge draconiana del Texas che proibisce l’aborto dopo sei settimane di gravidanza, anche in caso di stupro o incesto. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Idea politica e idea dello Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2021

L’idea della politica e l’idea dello Stato modernamente inteso sono oggi in rotta di collisione. È una frattura semantica conseguente al riconoscimento dell’asse centrale della società civile, alle multi e interdipendenze, alla razionalità plurale. Il nesso non si trova più concentrato nello Stato, in una classe, struttura, o ceto, ma in ogni soggetto. Il principio di libertà (persona) diritto alla proprietà (natura) s’identifica in un agire dotato di senso solo se rispetta questi due canoni fondazionali, di là della tripartizione del potere che Weber ha proposto: razionale, tradizionale, carismatico. Lo Stato e l’impresa economica sono i due grandi elementi creati dal mondo moderno. Entrambi sono attraversati dalla politica ma in forma sempre più ridotta, semplice postulato normativo, a una forma di giustificazione del potere esistente. In questo modo, la politica non è più riconoscibile come centro di una società, ma solo come sistema autoreferente senza finalità extra-sociali. Un potere che sempre più s’identifica con il vecchio detto: auctoritas non veritas facit legem. (Riccardo Alfonso)

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La cultura della fede Il linguaggio della politica

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2021

Tanto il mistico quanto il politico sono intimamente commossi dalla loro esperienza e tale commozione abbraccia la totalità del loro essere.Questo concetto lo considero appropriato dove vi è la fede nel suo valore più alto.Non vi è, tuttavia, motivo di mescolanza, senza distingui, poiché il mistico mira all’unione spirituale con Dio mentre il politico guarda alle cose terreno e, quindi, più collimanti con il suo pragmatismo culturale.È un altro aspetto da non sottovalutare se si pensa a quel mix che germoglia schietto nell’animo umano e concorre a riempire una parte senza trascurare l’altra. Penso, ad esempio, a Jacopone da Todi che condusse vita di società e alla sua formazione culturale concorse sicuramente, oltre allo studio della legge, la conoscenza di molte altre cose e alla fine nel ritrovarsi in una sua feconda e legittima ragione di vita. Il suo pathos lirico emozionale accoglie e sublima i risvolti umani in armonia con la viva sostanza dello spirito francescano.Lo stesso potrei dire di un altro personaggio, ma questa volta del nostro tempo, Luigi Sturzo che fece della fede il suo primo amore ma nel bel mezzo del cammino si ritrovato a un’altra passione quella della politica.In lui non vi fu contraddizione ma l’intima convinzione che esiste una predicazione sociale che vuole saggiare la sua capacità di trovare sbocchi utili attraverso un fondante messaggio spirituale. L’uomo e il suo corpo e la sua psiche, in definitiva, è un produttore di beni. Egli è tendenzialmente portato a volare alto per sentirsi libero dai coinvolgimenti psicologici che poteva essersi costruito e in cui per anni si era identificato per poi riconoscersi nella sua originaria identità di homo transcendens, ritrovando il filo d’Arianna smarrito della sua esistenza. Per cogliere, quindi, l’uomo nella sua globalità, unità, essenza, occorre oltrepassare la logica delle culture separate e ricercarvi una sintesi.Nella celebre metafora di Pascal dove “l’uomo è una canna, ma è una canna che pensa” si racchiude il concetto che l’essere umano sente di non essere veramente tale se non invadendo con il suo intelletto, con il suo pensiero le cose tutte e se stesso. (Riccardo Alfonso dal libro: La cultura della fede il linguaggio della politica)

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Per una Politica Agricola Comune (PAC) a emissioni zero

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2021

Il convegno di chiusura del progetto “CNC. Per una PAC a emissioni zero” di Kyoto Club con il contributo della Direzione Generale “Agricoltura e Sviluppo Rurale” della Commissione europea e con il patrocinio del Ministero per la Transizione Ecologica e il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, si terrà in diretta streaming il 20 luglio (ore 11-16,30). Durante l’evento a cui partecipano numerosi esperti del settore e dell’associazionismo di categoria, si farà un approfondimento sulla nuova PAC 2021-2027 e sui lavori per il Piano Strategico Nazionale e sul tema dell’agricoltura biologica insieme a rappresentati delle Associazioni di categoria. Si presenteranno i risultati raggiunti e le attività svolte nell’ambito del progetto “CNC. Per una PAC a emissioni zero”. L’evento si svolgerà martedì 20 luglio (ore 11-16,30) in diretta streaming sul canale YouTube di Kyoto Club.

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Governo. Politica estera

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

In una gustosissima scenetta de il film “Il marchese del Grillo”, Ricciotto, l’aiutante del nobile romano, annunciava, dalla finestra del palazzo avito, la buona novella del risveglio del marchese. “S’è svejato”, proclamava. Non vogliamo essere irriverenti, ma abbiamo sorriso quando, nell’incontro con il segretario di Stato americano Antony Blinken, il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha detto che i legami commerciali sino-italiani “sono assolutamente incomparabili con l’alleanza dell’Italia con gli Stati Uniti e le partnership con la Nato e l’Ue.” E’ una buona novella. Pochi ricorderanno i rapporti con la Cina del nostro Di Maio, allora anche vicepremier nel governo Conte1, concretizzati nel “Memorandum d’intesa” tra i due paesi e presentato come accordo economico, mentre erano, invece, politici, il che ha provocato sconcerto tra i membri del G7 (le 7 potenze economicamente più avanzate) e nei paesi della Nato. L’accordo, di economico aveva poco o punto, salvo reclamizzare l’esportazione di arance italiane in Cina che, tra l’altro è uno dei maggiori Paesi produttori dell’agrume. Pochi ricorderanno la proposta del Di Maio di un referendum per l’uscita dall’euro e, quindi dalla Ue, e anche dalla Nato perché “strumento di aggressione”. “Voglio essere molto chiaro”, ha detto Di Maio, “le alleanze dell’Italia con Stati Uniti, Nato e Ue non sono solo alleanze strategiche, ma alleanze di valori, che permettono alla nostra democrazia di affrontare temi come le violazioni dei diritti umani”. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Continua la politica di acquisizioni di smeup

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2021

SME UP S.p.A. annuncia oggi di avere acquisito il ramo d’azienda Archibox e Archismall dell’azienda Archivist, soluzioni dedicate al mondo della gestione documentale e della fatturazione elettronica.Archivist, azienda di Carpi (Modena), presente sul mercato da oltre 20 anni, ha sviluppato nel tempo approfondite competenze nell’ambito delle soluzioni documentali rivolte alle imprese, diventando azienda di riferimento nel settore.La scelta di SME UP S.p.A. in termini di acquisizione del ramo d’azienda si inserisce in una strategia a più ampio spettro sui temi del Document Management.L’acquisto delle soluzioni Archibox e Archismall consente infatti a SME UP S.p.A. di arricchire la propria offerta di competenze e prodotti in ambito Documentale, con l’obiettivo di supportare i clienti allargando il portafoglio di soluzioni e rafforzando al contempo la presenza sul territorio italiano. Con questa operazione SME UP S.p.A. garantisce ai clienti acquisiti una continuità di servizio e di supporto a cura degli stessi collaboratori che si sono occupati di Archibox e Archismall fino ad oggi.I luoghi di archiviazione potranno essere molteplici, andando così a configurare un importante sviluppo delle soluzioni documentali, tema di grande rilevanza nel futuro della nostra azienda.” – ha dichiarato Silvano Lancini, Presidente smeup.Con l’acquisizione del ramo d’azienda di Archivist, smeup, con sede legale a Erbusco (BS) e altre 13 sedi nel nord e centro Italia, con 460 collaboratori e 2450 clienti in Italia e nel mondo, rafforza le sue competenze in ambito documentale, arricchendo la sua l’offerta di soluzioni applicative per aziende di medie e grandi dimensioni nel mercato ERP, integrando le proprie competenze in ambito documentale con quelle di Archivist.La scelta di crescere per linee esterne passando per progetti industriali di lungo termine, continua dopo l’ingresso nel capitale sociale di ASI e di Progetto 6 avvenuti qualche mese fa. Questa strategia ha contribuito negli anni, e continuerà a farlo nei prossimi esercizi, allo sviluppo sostenibile delle performance di business aziendali.

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“Occupazione e aspettative: gli obiettivi della politica economica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Nel Paese nord-americano ci sono pochi dubbi sul fatto che la priorità della politica economica sia il recupero occupazionale. Nonostante i dati del mercato del lavoro (non-farm payrolls) di aprile siano usciti più deboli del previsto, l’obiettivo delle manovre messe in atto è favorire il reintegro dei posti di lavoro persi a causa della pandemia (oltre 7,5 milioni) e, allo stesso tempo, far aumentare il tasso di partecipazione, ossia portare a rientrare nella forza-lavoro parte delle persone scoraggiate o spaventate dal Covid (tra 2,5 e 4,5 milioni di lavoratori), per reintegrare le quali il recupero occupazionale deve spingersi oltre gli 8 milioni di posti. In tale ottica, la Fed ha già da tempo comunicato di privilegiare l’occupazione rispetto al controllo dell’inflazione nell’ambito del suo duplice mandato. Una linea di pensiero mantenuta anche dopo i dati di inflazione sorprendentemente elevati di maggio: l’overshoot tecnico dovuto all’effetto base (la crescita dell’indice dei prezzi al consumo è stata calcolata sui livelli estremamente depressi di un anno fa) dovrebbe essere transitorio. Ciò che resta da capire è dove l’inflazione si assesterà una volta svanito questo impatto passeggero: il mercato si aspetta un punto di arrivo al di sopra del riferimento del 2%, ma non eccessivamente, intorno al 2,5%. Un livello quindi apparentemente tollerabile, considerati anche gli ultimi anni di inflazione estremamente debole. Qualora le aspettative del mercato fossero corrette, vorrebbe dire che la cooperazione tra la politica fiscale e quella monetaria sarebbe stata efficace. Il pericolo maggiore, in tal senso, arriva dai piani di spesa previsti dall’amministrazione Biden. Come dichiarato ufficialmente, questi sono volti in modo primario a ridurre gli squilibri sociali in un Paese in cui la pandemia, complice la mancanza di ammortizzatori sociali adeguati, ha esacerbato le disuguaglianze: diversi studi dimostrano come le classi maggiormente colpite dal virus, sia dal punto di vista economico/lavorativo che da quello medico, siano quelle con un livello di istruzione inferiore. Nel tentativo di livellare le differenze sociali, le misure previste dai programmi governativi potrebbero portare a una risalita dei salari con il rischio della ricomparsa dell’inflazione salariale (grazie alla nota Curva di Phillips, che negli ultimi anni sembra però del tutto sopita), la componente più persistente della crescita dei prezzi. Un discorso analogo vale per l’Europa dove, nonostante un’inflazione proiettata ancora a lungo al di sotto del target del 2%, la difficoltà della BCE nel rialzare i tassi di interesse, per mancanza di mezzi e/o di volontà, dovrebbe mantenere i tassi reali in territorio abbondantemente negativo per molto tempo.Anche nel Vecchio Continente, quindi, prevale la linea morbida: le istituzioni paiono disposte a rischiare di agire in ritardo (“behind the curve”) pur di non arrestare lo slancio che le economie degli Stati membri stanno guadagnando con i progressi nei piani di vaccinazione. Tuttavia, l’inflazione europea secondo il mercato non riesce a risollevarsi dall’1,5%, al di là degli effetti base anche qui di breve respiro. In ogni caso, l’effetto collaterale di questo policy mix globalmente accomodante ed espansivo è l’esplosione del debito pubblico, arrivato sui massimi di sempre minando la stabilità finanziaria di molti Paesi della regione, Italia in primis. Ad oggi, la banca centrale è al margine l’unico compratore netto di BTP, una funzione che, unitamente ai tassi ai minimi storici, risulta cruciale per garantire la sostenibilità del debito pubblico italiano, almeno nel breve termine. Nel frattempo, sta prendendo forma il National Recovery and Resilience Plan (NRRP) nell’ambito del piano comunitario Next Generation EU: composto per il 50% da misure finalizzate a promuovere la digitalizzazione e la “green revolution” (la transizione verde verso modelli più sostenibili), libererà €182 miliardi di risorse aggiuntive, concentrate negli anni tra il 2022 e il 2024. Il Governo stima che queste manovre dovrebbero portare il PIL nominale su un livello prossimo al 6% nei prossimi due anni: con i tassi di interesse sotto controllo grazie all’effetto anestetizzante della BCE, questa maggiore crescita si rivelerebbe senza dubbio determinante per la stabilizzazione del rapporto debito/PIL del nostro Paese. Per comprendere se l’Italia si sia effettivamente instradata in un percorso virtuoso di crescita, quindi, i dati da qui a fine anno saranno molto indicativi della reale efficacia degli investimenti pubblici e delle misure atte a rilanciare investimenti aziendali e consumi. Poi, quando entreranno in gioco le risorse europee, a partire dall’anno prossimo, queste dovranno essere sfruttate per attuare quelle riforme strutturali in grado di sostenere la crescita potenziale. (abstract)

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Il Partito: una cantata politica

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2021

Teatro Vascello via Giacinto Carini 78 Roma Monteverde Lunedì – martedì – mercoledì 21 – 22 – 23 giugno 2021 h 21 Opera a due mani di Camilla Ravera e Fausto Amodei Concertazione di Giovanna Marini Esecuzione del Coro Inni e Canti di Lotta diretto da Sandra Cotronei Con la Piccola Orchestra diretta da Giulia Accardo. Una storia cantata o, meglio, una cantata che racconta la storia della nascita del PCI nell’anno del suo centenario. Un racconto coinvolgente sulle note particolari ed inaspettate del cantautore Fausto Amodei che si è ispirato al “Diario di trent’anni” di Camilla Ravera appassionata artefice della nascita del partito. Una storia raccontata dalle tante voci diverse di chi ha creduto, sperato, lottato e combattuto per un mondo nuovo che fosse capace di rivendicare giustizia ed uguaglianza. Un’occasione per riflettere sul nostro recente passato, sugli errori e le conquiste, su ciò che è stato e che avrebbe potuto essere, su quello che siamo. La concertazione, realizzata con sicura maestria dalla musicista Giovanna Marini ispiratrice di tutto il progetto, dà forza e potenza allo spettacolo, impreziosito dalla mise en espace di Antonella Talamonti, dall’istallazione di Maria Chiara Calvani e dal disegno luci di Alberto Grilli e Marcello d’Agostino. Il Coro Inni e Canti di Lotta diretto da Sandra Cotronei, nato sotto la preziosa guida di Giovanna Marini all’interno della Scuola Popolare di Musica di Testaccio e che da anni è presente con i suoi canti in situazioni politicamente e culturalmente significative, insieme ai musicisti della Piccola Orchestra diretta da Giulia Accardo, saranno la voce narrante di questa storia non semplice da raccontare, ma a cui era importante restituire uno spazio adeguato. Prezzo posto unico € 16 comprensivo di servizio di prenotazione

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Continua la politica degli scudi umani da parte del terrorismo palestinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2021

E’ stata resa pubblica una foto scattata da un drone israeliano in cui vengono mostrate una serie di rampe di lancio di missili sotterranee all’interno del cortile di una scuola (nell’immagine in verde) nella Striscia di Gaza. Dopo il tunnel scavato dai terroristi palestinesi sotto il complesso scolastico elementare maschile Zaitoun, nel quartiere Rimal di Gaza, scoperto dalla UNRWA pochi giorni fa, la foto scattata dal drone è l’ennesima testimonianza di come Hamas e gli altri gruppi di terroristi che controllano la Striscia di Gaza non siano minimamente interessati alla salvaguardia della popolazione dell’enclave, che viene invece biecamente sfruttata per i propri cinici calcoli.Se la stampa internazionale fosse libera di svolgere il proprio lavoro questo tipo di notizie verrebbero diffuse, cosa che invece non accade, e la domanda è sempre la stessa: perchè? Free palestine, ma da Hamas e dal terrorismo palestinese!

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Covid: Il disastro della politica sanitaria permissiva della Svezia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

“Giudicatemi tra un anno”. Così la dichiarazione di Anders Tegnell, responsabile della Agenzia di Sanità Pubblica svedese, che ha ampia autonomia e ha condotto l’approccio alla lotta al Coronavirus: no alle mascherine, assembramenti consentiti fino a 500 persone, no ai confinamenti totali. Ecco i risultati, dopo un anno, paragonati ad altri Paesi con caratteristiche comuni. Morti per milione di abitanti: 1. Svezia 1359. 2. Norvegia: 130. 3. Finlandia:160. Tegnel è un teorico della immunità di gregge, al pari del premier britannico, Boris Johnson: infettarsi tutti per essere immuni. Come noto, Johnson ha cambiato idea lasciando solo Tegnel a sostenere le sue teorie, mentre i paesi vicini adottavano, fin dall’inizio, politiche sanitarie restrittive.Tegnell sosteneva che un approccio morbido alla lotta al Coronavirus avrebbe aiutato l’economia svedese (l’abbiamo sentito anche in Italia). Non è stato così, perché il PIL svedese è diminuito del 2,8%, analogamente al 2,9% della Finlandia e vicino al 2,5% della Norvegia. L’impatto della politica sanitaria di Tegnell ha indotto il re della Norvegia, Carlo XVI Gustavo, a dichiarare “Abbiamo fallito”. E’ stata, inoltre, istituita una Commissione di indagine e il Parlamento ha approvato una legge che consente al Governo di intervenire in caso di necessità.Tegnell ha dovuto rivedere le impostazioni iniziali della sua politica sanitaria ma i danni erano ormai fatti.Ci dovrebbe essere un approccio comune in caso di pandemia: evitare che l’infetto venga a contatto con il sano.Come è materia di valutazione ma da lì si dovrebbe partire. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Mario Tassone: bisogna ritrovare la politica…

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Sulla pandemia c’è una continua oscillazione sulle misure da assumere. Non ci sono certezze. Il mondo della scienza si diversifica al suo interno: la scienza non c’è! Emergono i vecchi mali con il carico di antiche inadempienze e degli approfittatori. Si assiste al gioco del pendolo, ai colori cangianti, a una approssimazione disarmante. Le regioni operano con le “loro” regole che si contrappongono a quelle a livello nazionale, come la Costituzione impone. Si aggrava la situazione economica dei lavoratori, degli esercenti che non trovano adeguate copertura nei provvedimenti “ristori”. La crisi della pandemia sta rendendo insostenibile la condizione dei cittadini che non danno più affidamento al Parlamento: una crisi nella crisi! Infatti il vuoto della democrazia risalta pericolosamente con la gente sommersa dai rigagnoli delle troppo approssimazioni. E’ strano che a una esigenza di corrispondere alla domanda di partecipazione democratica, il segretario del Partito Democratico riproponga una legge elettorale quasi analoga a quella del 1994. Quella riforma, che fu voluta da chi guidava il Partito Popolare come catarsi purificatrice dopo tangentopoli, penalizzò solo la storia della DC, dei partiti riformisti, lasciando indenne la sinistra verso la quale dopo la scissione del Ppi aderirono gli amici che oggi sono nel PD dopo le esperienze della Margherita e dell’Ulivo. Quella legge, che avrebbe dovuto garantire l’alternanza e più democrazia, non ha mai funzionato come non hanno funzionato le altre successive. La legge elettorale non può prescindere dalla forma di Stato e di governo, dalla modifica del titolo V della Costituzione introdotta nel 2001. Vagheggiare il maggioritario mitigato eventualmente da una quota di proporzionale o doppio turno, senza preferenze è un grimaldello alla repubblica parlamentare prevista dalla Costituzione. Con una Costituzione invariata, infatti, il ripercorrere le strade dei sistemi maggioritari con deputati “nominati” rende ardua l’agibilità democratica con un reticolato di capi e sottocapi. Non comprendiamo cosa intende fare Letta con i cinque stelle. Uno schieramento unico? Sarebbe un brutto epilogo per un PD se cercasse la propria identità in una alleanza strutturale con un movimento che è andato in senso contrario della storia. Bisogna puntare sulla democrazia. Bisogna rendere vivi valori accantonati. Bisogna ritrovare l’onore della coerenza. Bisogna offrire alla gente lo strumento della politica, spazzato via dalle leggi elettorali approvate dal 1994 in poi. A ciascuno il suo! Il compito oggi di costruire il centro a noi che ci ispiriamo al popolarismo cristiano e a quanti si rifanno al riformismo liberal-sociale e democratico.

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Serve uno “Stato stratega” con una vera politica industriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

“Nel Recovery plan manca la visione per costruire il futuro, lo si vuole paragonare al piano Marshall che però non fu solo un piano di ricostruzione economica ma dello Stato nazionale, con la sua politica industriale e con la sua politica estera” E’ quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso.”Il fatto che manchi la visione – osserva Urso – lo si vede proprio nel partito di maggioranza relativa, nella palese contraddizioni fra Grillo e Di Maio persino sullo spionaggio russo in Italia. Per essere veramente europeisti ed atlantisti occorre essere prima di tutto patrioti, perché per sua natura essere italiani significa essere europeisti e atlantisti, ma quello che oggi manca è una strategia che consenta una rinascita dello Stato nazionale”. “Quello che serve – sottolinea Urso – è uno “Stato stratega” che delinei una nuova politica industriale, al fine di riaffermare il ruolo dell’Italia nella nuova sfida globale, laddove noi potremmo affermare una nuova leadership proprio sulla economia digitale e sulla energia verde, se davvero puntiamo come dovremmo ad una rete a banda larga a controllo pubblico. Così come potremmo affermare “campioni europei” in alcuni settori significavi quali spazio, cantieristica, farmaceutica, certamente ancora mobilità, quindi auto, ma allora dovremmo indirizzare Cdp a svolgere un ruolo nella nuova multianzionale pari a quella dello Stato francese. Solo con questa consapevolezza si possono ridurre i divari che attanagliano il nostro Paese che sono quelli fra Nord e Sud, fra giovani e anziani, poveri e ricchi”. “Uno “Stato stratega” – conclude Urso – che punti a rafforzare la Comunità e quindi la identità nazionale, tanto più importante nella nuova sfida globale”.

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Dialoghi con l’Ucid: I cattolici e la politica

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

In diretta streaming sul canale Youtube UCID Padova, venerdì 12 marzo dalle ore 18.00 prosegue il calendario di incontri organizzati dalla Sezione di Padova dell’UCID per il format DIALOGHI CON L’UCID. I cattolici e la politica al centro della riflessione del Prof. Stefano Zamagni, economista, Presidente della Pontificia Accademia di Scienze Sociali, ispiratore e co-fondatore del movimento INSIEME. «Nonostante possa sembrare un argomento destinato a soccombere a fronte di una attualità che incalza su orizzonti a breve – commenta il Presidente UCID Padova Massimo D’Onofrio nell’anticipare l’argomento – esistono molti eventi che testimoniano un interesse vivo; sono infatti nati di recente movimenti, associazioni, forum a cui fanno da corollario interviste, ricerche, sondaggi che trattano la materia. Due note a margine: il dibattito è soprattutto all’interno dell’area cattolica mentre per gli altri, quasi scaramanticamente, è ormai argomento chiuso; il confronto avviene da posizioni spesso polarizzate e intransigenti come solo le cose che bruciano possono giustificare. Il Professor Zamagni ci aiuterà a farci una idea sullo stato dell’arte.» «Il tema del rapporto tra politica e ruolo dei cattolici è tornato all’attenzione in tempi recenti in seguito alla dimostrazione della incapacità del sistema politico di far fronte alle grandi sfide del momento – anticipa il Prof. Stefano Zamagni –. Il sistema dei partiti della seconda Repubblica ha tradito le aspettative in nome di un falso principio di laicità secondo cui la politica non si deve più curare dei valori fondanti: Libertà, Fraternità, Equità. In questo contesto i credenti sono chiamati a scendere in campo per mettere in atto una strategia, e quindi un progetto politico, che incarni e difenda questi valori.»

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“Italia dei valori” ritorna sulla scena politica nazionale?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

«Da ex dirigente ed avvocato del partito “Italia dei Valori” in un momento così particolarmente critico per il nostro Paese auspico il ritorno di Italia dei Valori sulla scena politica» dichiara l’avvocato Sergio Scicchitano.«Insieme a quanti dei Cinque Stelle non condividano la linea del partito di Grillo —prosegue il professore— possiamo costituire un gruppo di rilievo e dare un contributo importante nei ranghi dell’opposizione facendoci portatori ed interpreti di interessi ed idee non omologati e non omologabili nell’attuale maggioranza».«Se poi come mi auguro Antonio Di Pietro dovesse e potesse condividere questa iniziativa con i dissidenti dei Cinque Stelle sono certo che il nostro contributo potrà diventare davvero importante» conclude Sergio Scicchitano, già presidente della Commissione Antiusura della Federazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo nel 2001 e dal 2002 Delegato per la Tutela dei Diritti dei Consumatori e degli Utenti su nomina dell’allora sindaco di Roma Walter Veltroni.Dal 2003 al 2011 Scicchitano è stato inoltre liquidatore giudiziale di Federconsorzi, il più grande crack finanziario dal dopoguerra ad oggi. Nel 2011 venne nominato difensore degli eredi esclusi dalla successione Faac di Bologna, il cui valore viene certificato in oltre un miliardo di euro: il caso ereditario più importante d’Italia.Già candidato al Senato per la lista di Italia dei Valori, Sergio Scicchitano ha ricevuto numerosi incarichi di partito ed è stato presidente del Collegio Nazionale dei Probiviri di IDV. Quando Antonio Di Pietro è poi divenuto ministro, Sergio Scicchitano ha assunto svariati incarichi di nomina pubblica, includendo quello di presidente di Lazio Service, la società “in house” della Regione Lazio che sotto la sua presidenza stabilizzò oltre mille dipendenti fino ad allora precari. (fonte: AJ-Com.Net)

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Politica: Scurdammuce ‘o passato

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

di Marco Patriarca. “Nel mio incontro con Draghi” -ha detto il nostro vate nazionale Beppe Grillo- “credevo di trovarmi davanti al banchiere di Dio, invece ho trovato un grillino.” D’altronde anche Di Maio, dopo un incontro con Draghi aveva confessato “mi ha fatto una buona impressione” anche se, lui che se ne intende, fino a poco fa lo accusava di essere il deus ex machina della trimurti BCE FMI ed EU e di voler fare dell’Italia il bancomat della Germania. Quanto all’incontro del neo presidente con Matteo Salvini i suoi devono avergli detto ”Matteo ora Basta!” e ora Matteo ha adottato la cravatta e ama tanto gli italiani da aver cambiato idea a 360 gradi sul suo concetto di sovranità; in quanto all’euro, pare che alla fine non sia troppo male dati i miliardi a disposizione dell’Italia; “all’idea di quel metallo” come canta Figaro, meglio tenersi pronti. Zingaretti, “mai e poi mai con i grillini!” è ormai con loro in una consociatio simbiotica, che promette un comune futuro radioso; anche per non “disperdere i successi fin qui ottenuti.” Anche l’onesto Conte, che ha già consolato l’ineffabile Rocco Casalino, è contento, libero dagli intrighi di palazzo e senza rimpianti. Draghi si muove con cautela mentre davanti agli italiani sfilano i membri dei due governi più fallimentari della storia della Repubblica, di cui l’ultimo, se non fosse stato per la spregiudicatezza dell’infame Matteo Renzi, rischiava non solo di farci perdere gran parte dei benefici del New Generation EU ma di tenere i rosso verdi al governo ancora per una ventina d’anni. Dopo due anni di malattia sembrerebbe l’inizio di un momento felice: tutti contenti, i protagonisti di due anni di politica italiana sembrano tutti ringiovaniti “scurdammuce ‘o passato“; disposti a tutti i compromessi, dichiarandosi pronti a combattere a fianco di un nuovo prestigioso presidente temendo di essere mandati tutti a casa come meriterebbero. Draghi, naturalmente, non potrà riuscirci. Ma sappiamo che da ragazzino era un lettore assiduo di Topolino e quindi ricorderà ancora che in tutte le vicende che riguardavano Paperon dei Paperoni si profilava l’ombra sotterranea e onnipresente della Banda Bassotti, sempre pronta a tutti i trucchi. Con l’occasione mi permetto di ricordare al presidente nominato, a cui auguro ogni successo, il celebre motto del presidente Theodore Roosevelt alle prese con i politici del suo tempo “Speaksoftly and carry a big stick, parla dolcemente ma porta con te un grosso bastone. Fonte: http://www.societalibera.org

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Politica, Pirillo (Matteotti): Un grazie al Presidente Conte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2021

“Al di la di ogni considerazione politica, che oggi suonerebbe solo come polemica, sento il desiderio ed il dovere di ringraziare il Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte per l’impegno profuso nell’affrontare la drammatica situazione e conseguente crisi cagionata da una pandemia che mai prima si era verificata. Lavoro che, siamo oggettivi, ha messo in difficoltà i Governi di tutto il mondo”.- così Enzo Pirillo, Presidente del Circolo Saragat Matteotti di Roma – “Un sentito ringraziamento anche al nostro Presidente della Repubblica,
Prof. Sergio Mattarella, Uomo come pochi, un Signore, che in questo particolare momento, forse il più difficile della storia repubblicana, ha fatto l’unica cosa possibile per la Sua alta carica, e lo ha fatto da statista: cercare di evitare disastrose elezioni, che aggraverebbero questo stato di crisi e forse consegnerebbero il Paese alla peggior destra della storia repubblicana. L’incarico a Draghi, non piace e non piacerà , basti ricordare gli effetti del governo Monti, ma questa era l’unica strada possibile, ma che dovrà comunque trovare i consensi in Parlamento, cosa non facile”. “Resta fermo il mio personale apprezzamento per il lavoro svolto dal Presidente Giuseppe Conte e per la passione e la sensibilità e la signorilità che ha dimostrato, doti di grande umanità, proprie di grandi uomini di Governo; per questo -prosegue il Presidente Enzo Pirillo – credo fermamente che meriti la nomina a Senatore a vita, anche se la brutta e antidemocratica legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1, approvata con referendum del 20 e 21 settembre 2020, pone dei paletti, ma rivolgerò comunque un appello al Capo dello Stato, affinché si possa provvedere a tributare un giusto riconoscimento ad un uomo che ha fatto il possibile per l bene del Paese”. Enzo Pirillo Presidente del Circolo Culturale “Saragat – Matteotti” Roma (n.r. Con l’incarico a Draghi la politica ha rassegnato le dimissioni. Si affida alle alchimie dell’economia per sostenere gli interessi di parte. Ma sia chiaro Draghi e Conte sono due galantuomini con la sola differenza che gli eventi li hanno collocati in due mondi diversi. Il primo misura le sue ragioni sull’economia del profitto molto economico e poco sociale mentre il secondo è per il sociale e poco economico. Sotto questo profilo dobbiamo rilevare che è un problema di natura geopolitica poiché nel mondo le forze in campo giocano in favore dei grossi interessi del capitale mentre gran parte dell’umanità è posta ai margini del benessere e della prosperità in quanto è stata sistematicamente disattesa l’equa ripartizione delle risorse. L’Italia di Draghi ci dimostra oggi che è entrata a pieno titolo in quella minoranza che comanda umiliando la maggioranza che è condannata a non aver voce.)

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La crisi della politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

By Enrico Cisnetto. Il governo ha una maggioranza abbastanza larga alla Camera e non è in minoranza al Senato. Se si volesse archiviare così la tragicomica verifica sulla fiducia al Conte2, la crisi di governo potrebbe dirsi chiusa, seppur malamente. Peccato, però, che non sia affatto esaurita la crisi politica, che riguarda non solo la vecchia maggioranza e quella nuova che ancora non si vede, ma anche l’intera opposizione. Di sicuro c’è soltanto che l’esecutivo è maledettamente più debole di quanto già non fosse, a maggior ragione al cospetto di una pandemia che sembra passare senza soluzione di continuità dalla seconda alla terza ondata facendone una cosa sola e di una crisi economica che si accinge a diventare sociale in modo esplosivo, con milioni di persone “irregolari” che chiedono soccorso, a partire dal consumo dei pasti, perché precipitano dall’area dell’evasione a quella della fame.
Gli sconfitti sono tanti. Anzi, tutti. Lo è Renzi, che come al solito ha maneggiato obiettivi giusti (rompere l’immobilismo dell’esecutivo e il cesarismo a suon di Dpcm di Conte) con modi sbagliati, finendo per non centrare né il suo obiettivo politico (pienamente legittimo) né quello di interesse generale (cosa che a me personalmente, e credo a molti dei miei lettori, brucia non poco). Meschino e fuorviante fare di Renzi un capro espiatorio, ma quel voto di astensione gli sarà giustamente rinfacciato non meno che la ormai famigerata testardaggine sul referendum (e non si dica che l’ha fatto per tenere insieme il suo drappello di senatori, perché, essendo vero che erano divisi, la cosa avrebbe dovuto indurlo ad adottare un’altra tattica).
Altrettanto sconfitto ne è uscito Conte. Il presidente del Consiglio, che per arroganza ha rinunciato a dare alla crisi il percorso più limpido e lineare – salire al Colle e dare le dimissioni – mettendo così in fortissimo imbarazzo il Capo dello Stato. E se pure è riuscito a prendere la sufficienza stiracchiata in aritmetica raccattando un po’ di voti improvvisati, è stato bocciato in strategia visto che non avrà la forza e l’unità di intenti che servono in una fase eccezionale come quella che stiamo vivendo. Si, è vero, si è confermato leader indiscusso del trasformismo, partito trasversale che da sempre anima la politica italiana, ma questo gli costerà caro (a dispetto dei sondaggi odierni) se e quando vorrà (e dovrà) cercare la “legittimazione elettorale”. Per il semplice motivo che in quel momento sarà costretto a fornire una definizione politica di sé – che fin qui si è ben guardato dal dare, non avendocela – che faccia riferimento ad un filone culturale, quale che sia. Fin qui è passato senza batter ciglio dal definirsi “populista e sovranista” (Conte1) e assumere le vesti di “cheerleader di Trump” (Conte1 e Conte2) all’evocare il suo “europeismo nel nome di Ursula” (Conte2 e Conte2bis), ma prima o poi dovrà svelarsi e non potrà essere Casalino a risolvergli il problema.
Lo è, sconfitto, il movimento 5stelle. Non perché abbia abiurato (nei fatti) le primordiali pulsioni anti-politiche – che, semmai, per quanto sia vero (almeno un po’ lo è), è cosa buona e giusta – ma perché lo ha fatto senza un minimo di autocritica evolutiva e adottando le “worst practices” più abominevoli senza provare la minima vergogna. Inoltre, nella circostanza della crisi aperta da Renzi, è apparso ancor più grande di quanto già non fosse lo iato tra la forza parlamentare dei pentastellati, che li rende decisivi, e la loro leadership politica, che li palesa ininfluenti.Ma, non sembri strano, sul gradino più alto del podio degli sconfitti va collocato il Pd, e con esso la sinistra nel suo insieme. La deriva viene da lontano, ma risulta incredibile come i Democratici da quando sono tornati in maggioranza non siano stati capaci di andare oltre l’iniziale “fermiamo Salvini”. Privi non dico di una prospettiva strategica, ma neppure di un barlume di sapienza tattica, si sono imbarcati – auspice il “santone” Bettini – in una santa alleanza con i grillini che ha avuto e tuttora pervicacemente ha – auspice il “lobbista” D’Alema, più un manipolo di “burattinai” dentro e fuori le istituzioni – il suo perno e baricentro nella premiership del politicamente indefinito e indefinibile Conte. Come sia stato possibile per il Pd arrivare a trasformare l’avvocato del popolo, tatticamente incontrato sulla propria strada, non solo in una conditio sine qua non per l’esistenza della maggioranza e del governo ma addirittura in un leader unificante della sinistra, francamente è un mistero. Forse dalle parti del Nazareno dovrebbero ripescare in biblioteca il romanzo tra il gotico e l’horror “Frankenstein or The Modern Prometheus” che la britannica Mary Shelley scrisse poco più di 200 anni fa, e indagare come il mostro creato dal dottor Victor Frankenstein, frutto di esperimenti eticamente discutibili, fosse sfuggito al suo controllo. Si accorgerebbero, quelli del Pd, che accecato dall’unicità della propria creatura e dall’idea di poterla usare a piacimento, il dottor Frankenstein non comprese che il mostro gli sfuggiva di mano, diventando “antagonista”, tanto che, indifferente ai richiami della ragione, lo scienziato finì per percepire troppo tardi la rovina che sarebbe derivata da quella maledetta creazione.
I democratici sanno bene, anche per aver armato la mano di Renzi, che il Conte2 è stato ben al di sotto delle loro aspettative e, soprattutto, delle drammatiche sfide cui è sottoposta l’Italia. E sono consapevoli che il modo con cui il presidente del Consiglio ha affrontato la crisi innescata da Renzi non ha portato ad un assetto di governo forte e stabile. Ma al loro interno è l’ala riformista – quella che il mio amico Emanuele Macaluso, cui dedico un affettuoso pensiero, non ha smesso di sollecitare a reagire fino al giorno della sua morte – che deve saper leggere per tempo dove porta la traiettoria della subalternità a Conte e ai 5stelle, e non accontentarsi dei numeri stiracchiati in Senato e del fatto di aver ottenuto da palazzo Chigi la rinuncia alla titolarità dei servizi e il cambiamento (molto parziale, peraltro) del Recovery. Se ancora esistono, i riformisti del Pd escano allo scoperto, denuncino la linea senz’anima del loro partito e si assumano la responsabilità di dire no ad una governabilità fine a sé stessa, chiedendo e imponendo una svolta radicale in nome del fatto che “Conte non val bene una messa” e che il Paese ha urgentemente bisogno di una maggioranza più larga e di un assetto di governo più autorevole e competente.Se poi a queste ragioni alte, si aggiungono quelle più spicce, ma non per questo disprezzabili, di bottega, per cui il Pd corre seriamente il rischio di tornare Ds (cioè il partito che non ha più niente alla sua sinistra, come sancirebbe il ritorno di Bersani e di tutta Leu e l’assorbimento dei partitini comunisti) lasciando al costituendo partito “Con-te” il ruolo moderato che un tempo era della Margherita, ecco che le ragioni per far tesoro di una attenta rilettura di Frankenstein si moltiplicano.Ma prima di concludere, va detto che sul podio degli sconfitti salgono anche i signori del centro-destra. Da un lato ci si sono messi da soli coloro (Salvini e Meloni) che non hanno saputo far altro che ripetere il mantra delle elezioni anticipate. Un po’ perché non le hanno ottenute, ma soprattutto perché evocandole hanno fatto il gioco di Conte (temo in modo consapevole, giacché anche nei loro scranni i parlamentari non scalpitano per andare al voto, visto che il “taglio” sciaguratamente imposto a Camera e Senato finirà per compensare l’aumento dei voti rispetto al 2018). Dall’altro ci è finito anche il più cauto Berlusconi, che ha rovinato il plus della prudenza con il minus dell’operazione Rossi. Infatti, sia che la sua ex “badante” abbia votato a favore del governo senza che il Cavaliere lo sapesse, magari per una qualche forma di ripicca, sia che lo abbia fatto su suggerimento del suo “capo”, per lanciare un messaggio in bottiglia a Conte e al Pd, comunque non si tratta certo di un passo avanti rispetto ai tempi di De Gregorio e Scilipoti. Non è così che ci si dimostra interlocutori di quella parte della società, quella più produttiva e meritevole, che reclama disperatamente un governo autorevole saldamente alla guida di un paese ancorato in Europa. Complessivamente, ancora una volta il centro-destra si è mostrato e continua a mostrarsi incapace di rappresentare una alternativa, privo com’è di una politica. Non può dire “riaprite tutto in nome dell’economia” e non può andare contro l’Europa che ci mantiene. Al massimo può fare rappresentanza corporativa dei ceti autonomi, che però in buona misura oggi chiedono una radicalità trumpiana, che Salvini (con però molti mal di pancia interni alla Lega) e Meloni sono ben felici di dare (anche perché è l’unica nota che sanno suonare), ma che Berlusconi e i cespugli centristi che in Europa si riconoscono nel Ppe non possono permettersi più di tanto.Ecco perché la coda della crisi di governo potrà anche dare a Conte qualche numero in più che lo rassicuri – il suk è aperto h24 – ma la crisi politica, anzi la crisi della politica, è tuttora drammaticamente aperta. Sulle spalle dell’Italia. ( http://www.terzarepubblica.it)

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