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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘politica’

La politica per gli italiani: Vogliamo essere guidati

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

Il destino dell’essere umano non sembra quello di agire da solo ma di farlo in comunità sotto la guida di un leader che a un certo punto riconosciamo per tale. Se ci limitiamo al solo caso italiano, ma non siamo soli nel mondo, ovviamente, e focalizziamo la riflessione agli eventi più recenti possiamo dire che Mussolini ha rappresentato tutto questo, nel bene e nel male, ma anche il coevo Hitler nella colta Germania non è stato da meno e come Franco in Spagna. Nel nostro paese, invece, resi orfani del nostro “dittatore” è seguita, negli anni post-bellici, una ricerca spasmodica del leader carismatico.
Di tanto in tanto affiorava qualche “cavallo di razza” da De Gasperi ad Andreotti, da Togliatti a Berlinguer, da Fanfani a Moro e lo stesso Almirante con la sua nicchia di estimatori. Ne avevano l’ascendente ma, ad eccezione di Andreotti, erano una specie di scirocco che durava tre giorni e poi spariva. Ci volle negli anni novanta lo choc imposto dai giudici di mani pulite per far emergere l’uomo atteso e subito spuntò con i migliori auspici agli occhi degli elettori: incarnava l’anticomunismo per i nipotini della Dc e della destra “almirantiana” e di un certo ceto medio ed era in odore “socialisticizzante” per via dell’amicizia con Craxi prima che quest’ultimo finisse malamente. Fu un idillio quasi ventennale sia pure con qualche alternanza della sinistra ma politicamente con figure sbiadite da Prodi a D’Alema.
Finiti gli amorosi sensi con il popolo degli elettori si riprese la ricerca “messiatica” per un successore che potesse garantirci almeno altri 20 anni. A un certo punto venne fuori dal cilindro del prestigiatore un fiorentino dalla parlantina fluente, di bella presenza e dotato di arti fascinatorie in campo mediatico. Un flirt, tuttavia, che non si trasformò in passione dopo i primissimi anni di amorosi scambi di affettuosità e divenne persino antipatico ai più.
Ma avere nel sangue la leadership non significa, necessariamente, essere un dittatore o un popolano del taglio di Masaniello. Significa rappresentare un disagio esistenziale reale e declamarlo con forza e convinzione. Probabilmente fu proprio questa la spiegazione del successo di Grillo e del suo movimento pentastellato. Come accadde negli anni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale con il Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, Grillo seppe catturare un diffuso malessere dell’opinione pubblica per una classe politica incapace di autorigenerarsi. Ora con la benedizione dei pentastellati ad “obtorto collo” è spuntata una nuova stella nell’universo politico italiano. C’è ora da chiedersi se è un fuoco fatuo o un astro di prima grandezza? Ai posteri come sempre l’ardua sentenza, o meglio dalle urne. (Riccardo Alfonso direttore centri studi politici e sociali della Fidest)

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Turchia: Rojc (Pd), bene tenuta sistema democratico

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

“L’elezione di Imamoglu è una buona notizia per tutti, anche per lo stesso Erdogan. Oggi infatti abbiamo avuto la conferma che il sistema democratico in Turchia sta tenendo e questo è un fatto importantissimo”. Lo ha affermato la senatrice Tatjana Rojc (Pd) membro della commissione Difesa a Palazzo Madama, commentando l’elezione di Ekrem Imamoglu, candidato espressione dell’opposizione a Erdogan a sindaco di Istanbul.
Per Rojc “la Turchia è un Paese la cui vocazione geopolitica è garantire stabilità in un’area strategica e delicatissima, e il mantenimento di una vera dialettica democratica è garanzia di equilibrio e possibilità di relazioni internazionali più distese. Ora starà naturalmente a tutti i protagonisti delle forze politiche turche gestire il futuro”.

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Elezioni enti locali: La politica è confronto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

All’indomani del trionfo della destra populista, trovo singolare polemizzare contro i 5Stelle e la loro presunta identità politica. Distribuire patenti di destra e di sinistra, oltre a peccare di presunzione, potrebbe rivelarsi un esercizio sterile se non dannoso. Credo, invece, che in alcuni Comuni dove ci attende il ballottaggio sia scelta responsabile tentare di dialogare con i 5 Stelle, partendo da sensibilità e temi affini, a cominciare dall’ambiente e dalla difesa del territorio. Valori che mi paiono da sempre essere di sinistra. Ieri andavano bene i patti con Berlusconi e Verdini, mentre oggi si demonizzano i 5Stelle forse per affossare qualsiasi tentativo di confronto: la teoria delle due destre può avere solo una funzione, quella di alibi per le nostre sconfitte presenti e future. Compito della politica è costruire alleanze e progetti, non sostituirsi ai politologi. Chiudere la porta ad ogni dialogo con i 5Stelle significa una sola cosa: continuare a far vincere Salvini. Gli abbiamo consegnato il Paese, forse possiamo evitare di consegnargli anche molti Comuni. Altrimenti, da sconfitti e senza contare un bel niente, non ci resterà che stare a discettare tra chi è più di destra. (By Nino Boeti Presidente Consiglio regionale del Piemonte)

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I sindacati militari per la tutela dei loro diritti si rivolgono ai componenti della Commissione Difesa della Camera

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Dopo mesi di audizioni e fasi pre-emendative, la IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati, nella stesura del testo definitivo della proposta di legge sulla sindacalizzazione militare, stabiliva i confini secondo i quali i militari avrebbero potuto godere degli stessi diritti sindacali riconosciuti ad altri lavoratori del comparto sicurezza. Per tali ragioni il SIM Carabinieri e il SIULM nei giorni scorsi hanno inviato a tutti i membri della IV Commissione Difesa una dura missiva, con toni molto aspri, con la quale sono stati sfiduciati tutti i membri della IV Commissione e le parti politiche di riferimento, se non venissero presi in considerazioni gli emendamenti alla legge segnalati dalle organizzazioni sindacali, indirizzati ad ottenere uno strumento normativo equo e strumentale alla tutela dei diritti dei lavoratori in divisa.L’invito è stato in parte recepito dal Movimento5Stelle, il quale ha presentato un emendamento che introduce la regola generale della devoluzione alla giurisdizione del giudice ordinario di tutte le controversie promosse dalle associazioni sindacali nel rapporto di impiego del militare.
Nella mattinata odierna in Commissione, durante la discussione di questo emendamento, ritenuto dai Sindacati Militari fondamentale per la tutela dei diritti sindacali dei nostri militari, si avrà prova di quali partiti vorranno ostacolare questa norma, negando così lavoratori in divisa delle tutele sindacali adeguate.Se verranno confermate le posizioni contrarie a quanto chiesto dai sindacati militari, questi sono pronti a sfiduciare l’attuale classe politica e potrebbero decidere di non dare il loro consenso ai rappresentanti politici, ritenuti colpevoli di non aver avuto il necessario coraggio per porre in essere il vero cambiamento ed evoluzione della rappresentatività dei lavoratori in divisa. (n.r. Condividiamo l’amarezza di chi crede che la politica stia prendendo delle decisioni sbagliate nei confronti dei militari che si battono per avere al loro interno una forza sindacale operativa a tutti gli effetti, ciononostante consigliamo prudenza. La politica è mediazione tra opposti interessi e il politico è il primo a dover convivere con le idee altrui e a sapersene fare una ragione. In tutto questo vi possono essere delle eccezioni ma la regola resta immutata. Non dimentichiamo che stiamo attraversando un momento difficile in cui tutte le istituzioni sono state messe in discussione con giudizi critici spesso fuori misura che minano dalle fondamenta gli stessi sistemi democratici di governo. Per quanto ci riguarda, come giornalisti, siamo sempre con tutti coloro che si battono per la tenuta e la salvaguardia dei loro diritti in specie dove è più arduo affermarli.)

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La Rai del cambiamento resta nel mondo delle buone intenzioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

“La lotta per un cambiamento radicale del servizio pubblico è iniziata da tempo, ma non sta procedendo sui giusti binari.Ho voluto dirlo in maniera esplicita al Presidente Rai Foa stamattina in audizione in commissione di Vigilanza Rai. Riteniamo sia stato fatto un lavoro approfondito sul piano industriale triennale, ma ci sono delle incongruenze: penso alla capacità dell’azienda RAI sul mercato realtà degli OTT, sempre più competitive, che aggrediscono il mercato dei contenuti mentre il servizio pubblico rimane sempre più indietro.La riorganizzazione generale in corso, pensiamo alla chiusura di RaiMovie, avrebbe potuto portare un completo cambio di paradigma: quello che chiamo “Raiflix”.
Netflix, Amazon e gli altri OTT praticano un’attività predatoria, e la Rai annaspa. Invitiamo i vertici Rai a tutelare e garantire il pluralismo interno. Non è ammissibile il tono delle dichiarazioni del sottosegretario Vito Crimi sulla chiusura di Radio Radicale. Vergognoso è inoltre il mancato rifinanziamento del credito d’imposta per l’editoria per il 2019, che costringe molti giornali ai tagli del personale.
Questo governo, attraverso anche la Rai, si sta dimostrando un governo liberticida. Abbiamo richiesto l’audizione del sottosegretario per chiedere chiarimenti su questi atteggiamenti.Un appunto: Giorgia Meloni, quarto o quinto leader nell’indice di gradimento, è agli ultimi posti per numero di apparizioni televisive sui canali Rai, come denunciato francesco storace sul Secolo d’Italia. È pluralismo? Dubbi vengono oltretutto posti sul piano delle assunzioni: perché verranno assunti nuovi collaboratori mentre quelli precari non vengono stabilizzati e le graduatorie in sospeso non vengono assorbite? Completa solidarietà al Vicedirettore del TG1 Angelo Polimeno. L’azienda faccia velocemente chiarezza sull’eventuale lite e irrori le eventuali sanzioni.
Gli atteggiamenti aggressivi di Carboni in vigilanza fanno supporre che, probabilmente, una lite ci sia stata. La Rai del cambiamento, per ora, è sempre la stessa.”

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I leader locali chiedono con forza che le politiche economiche dell’UE a 27 diano priorità alla coesione

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

Affinché l’idea di rafforzare il legame tra fondi di coesione e semestre europeo funzioni davvero, è indispensabile considerare prioritarie le esigenze locali e regionali
I leader delle città e delle regioni invocano un coinvolgimento strutturato degli enti locali e regionali nel processo del semestre europeo, in particolare adesso che il semestre fornisce orientamenti per la politica di coesione. Il parere su questo tema, elaborato da Rob Jonkman (NL/ECR), è stato adottato all’unanimità nella sessione plenaria di aprile del Comitato europeo delle regioni (CdR) a Bruxelles.Nel corso dell’attuale periodo di programmazione (2014-2020), la Commissione europea ha iniziato a rafforzare il coordinamento tra il semestre europeo e la politica di coesione al fine di migliorare il livello di attuazione, tradizionalmente basso, delle raccomandazioni specifiche per paese (RSP).
Nel prossimo periodo (2021-2027), la Commissione intende compiere un ulteriore passo avanti e rendere questo coordinamento più vincolante, tenendo conto delle raccomandazioni specifiche per paese in sede di adozione degli accordi di partenariato e dei programmi di coesione. L’allineamento degli strumenti offre l’opportunità di rafforzare la dimensione territoriale del semestre europeo, ma comporta anche un rischio di centralizzazione della politica di coesione, senza un ruolo formalizzato per gli enti locali e regionali in questo processo.Il relatore del CdR Rob Jonkman (NL/ECR), assessore comunale di Opsterland, ha affermato che “i fondi strutturali non devono essere utilizzati come il bastone e la carota per spingere gli Stati membri a portare avanti le riforme. Al contrario, per garantire stabilità e crescita a tutti i cittadini è necessario che il semestre europeo assuma una dimensione locale e che siano rafforzati i rapporti di partenariato tra l’UE, gli Stati membri e gli enti locali e regionali. Il collegamento del semestre europeo con i programmi della politica di coesione rappresenta un’opportunità per avvicinare il semestre ai cittadini dell’UE e dare priorità alle loro esigenze coinvolgendo gli enti locali e regionali. Conferendo a questi enti un ruolo formale in tale processo, un ruolo definito in un codice di condotta, non solo si aumenterà l’efficacia delle raccomandazioni specifiche per paese, grazie a una migliore valutazione e una maggiore titolarità del livello di attuazione, ma si rafforzerà anche la legittimità democratica delle riforme previste”.
In tale contesto, i membri del CdR ribadiscono la loro richiesta di un codice di condotta per la partecipazione degli enti locali e regionali al semestre europeo . Il Comitato rinnova inoltre l’appello, formulato congiuntamente al Parlamento europeo, a sostituire la strategia Europa 2020 con un quadro politico chiaro per il semestre europeo e per gli investimenti che utilizzano i fondi di coesione.

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Energia \ Castelli: “Promuovere una nuova politica energetica”

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Ravenna – “Il sistema Paese ha una sfida da cogliere non più procrastinabile: promuovere una nuova politica energetica nazionale che assicuri il minor impatto possibile sull’ambiente, supporti la crescita economica e garantisca un costo dell’energia il più basso possibile e – al tempo stesso – la certezza degli approvvigionamenti. Un combinato disposto che sarà possibile realizzare solo attraverso il coinvolgimento, in un percorso comune, di tutti gli attori per ridefinire in maniera strategica la politica energetica nazionale e internazionale con altri paesi produttori di petrolio e gas, e trovare il giusto equilibrio tra crescita economica, sviluppo industriale e sostenibilità sociale.
La storia ci insegna che senza l’energia di origine fossile (petrolio, carbone e gas naturale) il mondo non sarebbe come lo conosciamo oggi e la nostra vita sarebbe diversa e difficilmente immaginabile rispetto a quella che abbiamo vissuto. Petrolio, carbone e gas naturale, infatti, alimentano i consumi mondiali di energia “primaria”. Ma siamo consapevoli che queste fonti di energia creano, anche, effetti negativi sull’ambiente. Come accade, soprattutto, nella fase di combustione in cui queste fonti contribuiscono al surriscaldamento globale del pianeta.Da qui l’impegno del Governo nel dare risposte sia ai problemi quotidiani che a quelli futuri, trovando insieme soluzioni possibili per realizzare un ecosistema virtuoso senza cadere in presunti o facili ideologismi distanti dalla soluzione dei problemi. In questa direzione, strumenti necessari sono la formazione, la ricerca e l’innovazione tecnologica – di cui il settore è leader – che devono essere sostenuti con maggiore spessore per trovare soluzioni a tutela dell’ambiente e ricorrendo fin da subito alle diverse competenze che quotidianamente sono chiamate a far progredire il settore a livello nazionale e internazionale.Lo stesso Papa Francesco nella sua Enciclica “Laudato si’” (2015) ha sottolineato l’importanza di lavorare per un uso sostenibile delle risorse naturali, poiché rappresentano un investimento dai benefici economici a medio termine, e per aprire la strada a opportunità differenti in cui la diversificazione di una produzione più innovativa e con minore impatto ambientale può essere molto redditizia, incentivando in questo modo la creatività umana e il progresso.Esempi tangibili della trasformazione in atto sono già sotto i nostri occhi: grazie alle innovazioni tecnologiche, la produzione di energia elettrica cresce insieme a una riduzione delle emissioni. Un nuovo impulso può arrivare dall’estensione dell’efficienza energetica, dalla produzione di energia elettrica all’industria, all’agricoltura, ai servizi e ai trasporti.Abbiamo davanti due priorità strategiche: la decarbonizzazione del mix energetico, obiettivo in linea con l’Agenda 2030, e la trasformazione verde della raffinazione e dell’upstream attraverso zero emissioni nei prossimi anni; uno sforzo che dovrà, certamente, essere accompagnato da una transizione.E’ possibile raggiungere con costi sostenibili e con tecnologie già disponibili gli obiettivi della COP21 per il contenimento della CO2 e, al contempo, accelerare il miglioramento della qualità dell’aria delle città. Allo scopo di abbandonare, quindi, le fonti maggiormente inquinanti, è importante basare il dibattito su elementi oggettivi e sui dati di fatto oggi disponibili, delineando un percorso chiaro con obiettivi intermedi misurabili.In questo scenario, il Mediterraneo gioca un ruolo cardine delle politiche nazionali. Non solo come hub naturale del gas, per l’esportazione in Europa e negli altri mercati del Mediterraneo, ma anche per via della domanda sempre più crescente di trasporto.
È necessario mettere a punto una linea comune, un nuovo ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo e nel palcoscenico internazionale attraverso una strategia di più ampio respiro volta a migliorare la cooperazione tra i diversi sistemi industriali e sviluppare esempi di laboratori di sostenibilità ambientale nei Paesi produttori di petrolio e gas. Le vecchie visioni del futuro sono state superate così rapidamente dai cambiamenti che rischiamo di immaginare, oggi, nulla che non stia già accadendo in questo momento”.

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I cattolici e la politica: è ricomponibile il divorzio?

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Di Giuseppe Bianchi. L’occasione creata dal centenario della fondazione del Partito Popolare, ad opera di Don Sturzo, ha riproposto l’impegno dei cattolici in politica che, come è noto, è proseguito con la Democrazia Cristiana, asse centrale del Governo per oltre quarant’anni.
Una cultura e una rappresentanza oggi disperse sul piano politico, con significative presenze rimaste nelle organizzazioni di volontariato. Analoga sorte è toccata ad altri movimenti politici laici portatori di culture altrettanto solide e consolidate sul piano della rappresentanza.Fenomeno, questo, evocato come crisi delle ideologie del Novecento di cui i partiti erano espressione con le loro identità collettive in cui motivazioni ideali e azione politica si sostenevano reciprocamente, almeno nella rappresentazione offerta al comune cittadino. Sarebbe inutile ora parlare di questo passato se il presente non evidenziasse segni di regressione nella vita politica e civile del Paese.Il dato emergente è che la politica post-ideologica, avviata da Berlusconi e proseguita dalle successive maggioranze fino a quella attuale, ha assunto un connotato fortemente utilitaristico basato su uno scambio tra benefici economici e consenso politico. Nuove offerte politiche, in concorrenza tra di loro, che si fanno carico di offrire protezione al cittadino, disorientato di fronte alle nuove sfide della precarietà, sia economica che valoriale.
Due sono gli effetti di questa evoluzione politica: il cittadino, non più partecipe della galassia dei corpi intermedi che, soprattutto a livello locale, lo legavano alla politica, cerca nuove identificazioni in qualcuno che lo rappresenti e lo rassicuri; la nuova concorrenza tra i partiti per acquisire consenso si realizza nella generosità delle promesse che avallano una concezione totalizzante della politica, destinataria esclusiva dei bisogni dei cittadini.Questa riaccreditata concezione di Stato-Provvidenza, alla prova dei fatti non ha prodotto i risultati attesi: sia in termini di soddisfazione dei bisogni economici e occupazionali dei cittadini, sia in termini di risposta alle inquietudini derivanti dai nuovi sviluppi tecnologici e scientifici che mettono in discussione consuetudini e credenze coinvolgendo la vita delle persone nel suo complesso.A questo punto diventa legittima una domanda: questa politica ha le energie morali per offrire un futuro al cittadino, visto che non tutto è riconducibile a decisioni politiche ispirate dalla razionalità economica (reale o presunta) e/o dalla soddisfazione degli interessi individuali? E, per tornare al tema iniziale, un’altra domanda: può la cultura cattolica contribuire a rendere le nostre società più sicure e solidali?Dal punto di vista astratto la risposta non può che essere positiva: per la centralità che viene data alla persona e ai gruppi in cui si riconosce, che riposiziona la politica al servizio dei loro obiettivi; per il rilievo accordato ai valori del pluralismo sociale, della sussidiarietà con cui sconfiggere l’isolamento dei cittadini facendoli partecipi di una rete di aggregazioni comunitarie.Sul piano pratico tale prospettiva si presenta più problematica. Improbabile un nuovo partito dei cattolici, oggi minoranza dispersa; improponibile un ritorno nostalgico alla Democrazia Cristiana esaurita dal troppo lungo governo; fragile l’ancoraggio alla dottrina sociale della Chiesa alla luce dei mutamenti strutturali intervenuti.Una soluzione può essere offerta da un rinnovato appello, a cent’anni da quello sturziano, agli uomini liberi e forti che condividono ideali di libertà e di giustizia e che si riconoscono nei fondamenti dei valori cristiani.
Un appello rivolto ai cattolici praticanti, ma anche ai cattolici insofferenti nei confronti delle prescrizioni ecclesiastiche troppo limitative delle loro condizioni di vita.Un appello per un comune impegno culturale, organizzativo ancor prima che politico, che accresca la consapevolezza pubblica dei problemi inediti ma anche delle opportunità che la modernità presenta influenzando la vita in comune su diversi piani, incluso quello etico. L’umanesimo cattolico, in questo senso, potrebbe offrire un contributo prezioso alla politica: i cittadini, per partecipare alla politica, chiedono che non solo i loro interessi ma anche che i loro valori, i loro progetti di vita trovino accoglienza nel dibattito pubblico e nella condivisione delle procedure democratiche che ne determinano l’esito.Questo circuito virtuoso di partecipazione presuppone che i cittadini siano informati e consapevoli che la pratica dei doveri è il presupposto per il godimento dei diritti.Una premessa per dare un fondamento etico alla nostra libertà economica, all’impegno contro la povertà, spesso legata a quella educativa e sociale, e all’Europa, che non è solo un’entità economica ma anche uno spazio di civilizzazione. (fonte: http://www.isril.it)

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La mossa politica di Salvini in Israele

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Forse per celebrare il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il ministro Salvini si è recato l’11 dicembre in Israele dove dapprima ha perlustrato il confine col Libano “terrorista” e poi, ignorando del tutto i palestinesi, ha incontrato Netanyahu e i suoi ministri a un duplice scopo: riorientare la politica italiana stabilendo un asse tra Italia e Israele per la lotta al terrorismo e alle migrazioni e per pianificare una comune penetrazione in Africa, e in secondo luogo riorientare anche”tutte” le grandi Istituzioni internazionali, l’ONU, l’UNESCO, l’Unione Europea, il cui atteggiamento “è sbilanciato in senso antisraeliano”. A tal fine, agendo da Amministratore unico dell’Italia, ha annunciato a sorpresa un incontro bilaterale ai massimi livelli tra i governi d’Italia e d’Israele a Gerusalemme all’inizio del prossimo anno.
Molti autorevoli ebrei italiani, guardando agli interessi supremi delle comunità ebraiche e dello stesso Stato d’Israele, avevano espresso una viva preoccupazione per l’annunciata visita del ministro degli Interni in Israele. Essi ritengono distruttivi per il popolo d’Israele e per gli Ebrei del mondo “rapporti del governo d’Israele con partiti e movimenti di estrema destra in Europa e nel mondo” in quanto “l’appoggio, pur strumentale e provvisorio, di partiti di destra inquinati dall’antisemitismo ma ostili all’Islam è una seduttiva lusinga. Un’illusione autodistruttiva”. Per questa ragione il presidente della Conferenza dei Rabbini europei Pinchas Goldshmidt ha chiesto ad Israele di “interrompere le relazioni con partiti di estrema destra in Europa, indipendentemente dalle posizioni che essi assumono sullo Stato ebraico. Infatti quando un partito è razzista, ostile a parti della società, “e intollerante rispetto alle minoranze, gli ebrei, pur non essendo oggetto di violenza oggi, lo saranno in un prossimo futuro”.
Gli ebrei si sentono in pericolo quando “nello spazio pubblico irrompono atteggiamenti o atti di razzismo contro stranieri e migranti” o atteggiamenti e atti aggressivi diretti contro le comunità Rom e Sinti; perciò gli ebrei italiani, firmatari di tale appello, avevano chiesto a Salvini una condanna di tutto ciò nella visita in Israele e “un impegno sul piano delle istituzioni a combatterne e rimuoverne le radici”
Ma egli non ne ha tenuto conto. Commentando l’attentato di Strasburgo egli ha detto che “occorre individuare, ricercare, bloccare e arrestare con ogni mezzo, verificare chi entra e chi esce da un Paese” e che il caso di Strasburgo doveva servire di lezione per chi “in Europa parla di porte e porti aperti. Casa mia e il mondo sono aperti alle persone perbene, chi porta violenza e distruzione non deve avere nessun tipo di compassione e di ospitalità”.
Quando il ministro italiano pronunciava queste parole si sapeva tuttavia che l’attentatore omicida, Cherif Chekatt, era un cittadino francese, nato a Strasburgo, però di un altro colore. Sicché inevitabilmente i non meritevoli di compassione e di ospitalità diventavano, nel messaggio così trasmesso, tutti i cittadini presenti in un Paese diversi per etnia dalla maggioranza degli altri cittadini. In sostanza un preavviso di pulizia etnica.
Questo messaggio sta entrando di giorno in giorno nella mente degli italiani. Come una volta avveniva per il calcio, Salvini ha trasmesso la sua visita e le sue parole in Israele “minuto per minuto” mediante Twitter, con cui parla direttamente con 933.000 persone che lo seguono e con cui attraverso il rilancio di TV e giornali raggiunge tutti gli altri. Molti si lamentano perché Salvini non fa solo il ministro degli Interni, ma fa anche il Primo Ministro, il ministro degli Esteri e il ministro dell’Economia. Ma questa non è la cosa più rilevante. La cosa più rilevante è che egli fa il ministro della Cultura Popolare (l’ultimo, prima di Salò, fu Pavolini). Non sarebbe poi così grave se ci fossero gli antidoti. Ma gli antidoti non ci sono perché tutto il coro degli oppositori di Salvini, giornali e partiti, lo sono per tutto tranne che per questo; la parola della caccia allo straniero, al profugo, al migrante, al musulmano, al rom, la parola della sicurezza e dell’autodifesa sta correndo indisturbata in Italia, lavora ai fianchi l’opinione pubblica per entrare nel senso comune. E se questo si compie, non ci sarà bisogno di arrivare fino agli ebrei per avere una società non più democratica e un regime senza Costituzione, come teme Zagrebelsky, e più nessuno sarà tutelato.
Questo ci pare oggi il vero caso italiano. Il ministro Salvini non vuole il fascismo, la sua è una resistibile ascesa, non è il cattivo che ci vuole dominare, ma la sua cultura lo è. È questa che non deve governare. Il resto si discuta, ma senza sbagliare le priorità. Non poniamo qui la questione del governo, che è politica e propria di un’altra sede. Ma poniamo il problema che si blocchi la pretesa di governare la cultura popolare, che non solo non ci sia un Ministero della Cultura Popolare, ma nemmeno ne venga esercitata la funzione in qualsiasi forma. Questo dovrebbero fare e pretendere le stesse forze di governo, proprio in forza del loro patto; questo di sicuro farebbero e otterrebbero gli altri partiti se ancora fossero tali, se ancora usassero del loro potere residuo non per sé, ma per il bene del Paese: non c’è neanche bisogno di essere di sinistra, basterebbe esserci.
Il sito Chiesa di tutti Chiesa dei poveri pubblica la presa di posizione degli ebrei italiani, il resoconto di un respingimento alla Malpensa, una rilettura, risalente a Pier Cesare Bori, della matrice interculturale della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non solo “occidentale” ma confuciana laica e spirituale, e uno sviluppo del discorso sulla Costituzione e il suo inadempimento avviato da Zagrebelsky. (Fonte: Chiesa di tutti Chiesa dei poveri)

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Presentazione del volume Latte, soldi e politica

Posted by fidest press agency su domenica, 16 dicembre 2018

Bologna lunedì 17 dicembre ore 17, presso il Cubiculum Artistarum del Palazzo dell’Archiginnasio di Bologna alla presenza degli autori Luciano Sita e Luciano Nigro si terrà la presentazione del volume Latte, soldi e politica (Il Mulino, 2017).
L’incontro è organizzato dall’Accademia Nazionale di Agricoltura all’interno del ciclo di incontri “I libri all’Accademia” volti alla presentazione delle ultime e più recenti pubblicazioni in campo agronomico, alimentare, ambientale e culturale. Di seguito il programma dell’incontro. Dopo i saluti di Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura i relatori sono Luciano Sita, già Presidente Gruppo Granarolo e Luciano Nigro, Giornalista. Interverranno: Leone Sibani, già Direttore Generale e Amministratore Delegato Cassa di Risparmio in Bologna Gianpiero Calzolari, Presidente Gruppo Granarolo Simona Caselli, Assessore Agricoltura, Caccia e Pesca Regione Emilia-Romagna
Modera: Roberto Fanfani, Presidente Consulta Scientifica Accademia Nazionale di Agricoltura.

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Roma: continua la politica degli sgomberi

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

”Incredibile, ma vero. Finalmente la Raggi si è decisa, ha preso carta e penna e ha trovato il coraggio di fare quello che qualsiasi altro Sindaco, in quanto garante della sicurezza urbana e dell’igiene pubblica, avrebbe fatto già da tempo: firmare l’ordinanza per lo sgombero dell’ex Penicillina di via Tiburtina, una vera e propria polveriera a cielo aperto, che, occupata senza alcun diritto da un esercito di oltre 500 persone tra extracomunitari e altri sbandati, era diventata una delle infinite piazze di spaccio della nostra città.
Vorrei, però, chiedere alla Sindaca per quale motivo si è decisa soltanto oggi ad ammettere quest’infinita emergenza cittadina? Devo pensare che a stimolarla siano state le motivazioni della sentenza di condanna per occupazione abusiva emessa nei confronti dei tunisini trovati all’interno dell’edificio nel 2014 da parte del giudice del Tribunale di Roma che attribuiva all’Amministrazione capitolina la responsabilità dell’estremo degrado della struttura? Forse. Quello che è certo è che, ancora oggi, non si sa dove finiranno queste persone che vivono ai margini della collettività e sopravvivono grazie a espedienti di genere diverso, per lo più legati all’ambito criminale.Mi auguro, ad ogni modo, che non si debba nuovamente aspettare la Giustizia per intervenire: sono diversi gli edifici che, oltre a rappresentare lo stato di incuria e abbandono nel quale vive da tempo la nostra città, sono presenti nella lista degli immobili da liberare. E questa è un’operazione da fare al più presto”.Così Rachele Mussolini, consigliere comunale della Lista civica Con Giorgia e Vice Presidente della Commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza di Roma Capitale.

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Scuola: La vera storia delle GaE tra politica e magistratura

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Di quelle graduatorie che possono salvare la continuità didattica e il sistema di reclutamento dei centocinquantamila precari chiamati dallo Stato ad insegnare ma che vorrebbero essere assunti nei ruoli dello Stato sui posti vacanti e disponibili in organico.
Prima il Parlamento chiude le graduatorie permanenti (Legge 296/2006), parte integrante di quel “doppio canale” da cui, sin dal 2001, lo Stato ha attinto proprio per conferire gli incarichi a tempo indeterminato e determinato e in cui confluivano tutti i docenti che conseguivano l’abilitazione all’insegnamento e dovevano iniziare la propria carriera attraverso la solita “gavetta” delle supplenze, per via di posti vacanti e disponibili mai annoverati nell’organico di diritto. Poi lo stesso Parlamento ci ripensa e, di fronte a esigenze di organico strutturali, riapre per ben due volte le Graduatorie a Esaurimento al personale abilitato (Legge 169/08, Legge 14/12).
Poi arriva, per la scuola primaria e infanzia, un Decreto del Presidente della Repubblica (25 marzo 2014) che annovera il titolo del diploma magistrale come abilitante per inserirsi nelle graduatorie d’istituto. Parte un contenzioso seriale presso il Tribunale amministrativo al fine del riconoscimento dell’inserimento di questi insegnanti anche nelle Graduatorie a Esaurimento, da cui si può entrare nei ruoli. Nell’anno 2015, lo studio legale Anief ottiene ben sei delle sette sentenze definitive del Consiglio di Stato (sottoscritte da dieci consiglieri differenti e quattro presidenti della sesta sezione), passate in giudicato che inseriscono nelle GaE e, di lì a poco, in ruolo più 2 mila maestre della scuola dell’infanzia e della primaria, cui seguono centinaia di ordinanze cautelari per altri 50 mila nuovi ricorrenti. Di questi, in 7 mila entrano di ruolo con riserva attendendo l’esito del giudicato, ma l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con l’ordinanza n. 11 del 20 dicembre 2017, pur pronunciandosi su un conflitto di giudicato inesistente, dichiara il diploma magistrale titolo non valido per l’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento e quindi per l’accesso ai ruoli, blindando l’accesso alle stesse. Nel frattempo, senza risolvere il problema delle supplenze dalle GaE è emanato il Decreto legislativo n. 59/17 che autorizza tre nuovi concorsi per i docenti precari della secondaria, il primo dei quali, riservato, è rimesso con una motivata ordinanza dal Consiglio di Stato alla Corte Costituzionale (ruolo n. 5233/18).
Nel 2018, mentre diversi reclami sono presentati al Consiglio d’Europa e la procedura d’infrazione NIF 2014/4231 è sotto la lente della Commissione UE sull’abuso dello Stato italiano del personale scolastico, il Parlamento approva un nuovo concorso riservato (legge 96/2018), sul modello di quello già ritenuto incostituzionale, che non risolve anch’esso né il precariato né il problema delle supplenze né della salvaguardia dei ruoli. Di fronte a questo caos nella gestione del precariato, interviene nuovamente la sesta sezione del Consiglio di Stato che chiede all’Adunanza plenaria di rivedere il suo giudizio, anche in considerazione della valenza erga omnes dell’annullamento del Decreto ministeriale operata nel 2014. Un ripensamento dell’Adunanza plenaria, la cui sentenza è stata già impugnata alle Sezioni Unite della Cassazione, peraltro, permetterebbe di perseguire il fine della continuità didattica invocato dall’ultimo intervento legislativo, rispetterebbe il principio della certezza di diritto e consentirebbe l’immissione in ruolo di personale che da anni insegna nelle nostre scuole attraverso quel doppio canale di reclutamento che ha permesso l’assunzione negli anni passati su tutti i posti vacanti e disponibili rispetto alle attuali cattedre deserte e ha rappresentato l’unico rimedio al reiterato abuso dei contratti a termine, secondo il giudice di legittimità. L’Adunanza plenaria, presieduta da Patroni Griffi, rivedrà il suo giudizio come ha fatto il Parlamento in passato? Gli insegnanti della scuola, ancorché supplenti, ci sperano e si aspettano una decisione giusta, perché da più di un decennio subiscono continui attacchi alla loro professionalità a causa di un’azione politica sclerotica e confusionaria, mirata forse più a creare che a risolvere il problema del precariato e dei tanti, troppi, contratti a termine nella scuola pubblica stipulati in successione infinita con condanne dell’Italia da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

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“Discussioni sul commercio e politica della Fed”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

A cura di Colin Lundgren, Responsabile reddito fisso globale di Columbia Threadneedle Investments. Il commercio potrebbe essere un’importante preoccupazione per molti investitori, ma lo è anche per la Federal Reserve? I recenti cambiamenti della politica commerciale statunitense costituiscono una deviazione significativa dalla tendenza alla riduzione dei dazi in atto dagli anni ‘30 del secolo scorso. Come dovrebbero posizionarsi gli investitori alla luce dei rischi e delle opportunità associati a questo nuovo panorama politico? Esaminiamo l’impatto sul reddito fisso attraverso la lente della politica della Fed. Le recenti dichiarazioni della Federal Reserve suggeriscono che la banca centrale statunitense è molto attenta a comunicare la transizione dalla forward guidance alla dipendenza dai dati con l’approssimarsi della politica monetaria al livello neutrale il prossimo anno. In aggiunta, spesso gli esponenti della Fed si esprimono sull’impatto dell’appiattimento della curva dei rendimenti e sui rischi per l’inflazione e la stabilità finanziaria derivanti da un’economia che cresce più rapidamente del tasso potenziale a causa dello stimolo fiscale di fine ciclo. Come si inserisce dunque la politica commerciale in questo mix? Ci aspettiamo che il Federal Open Market Committee (FOMC) verifichi i rischi al ribasso posti dal commercio per le condizioni finanziarie, l’occupazione, la crescita e l’inflazione prima di modificare l’attuale ritmo dell’inasprimento monetario. Il Presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato questo punto di vista durante un’audizione dinnanzi al Congresso nel corso dell’estate: “…è difficile prevedere l’esito finale delle attuali discussioni sulla politica commerciale… riteniamo che il rischio di un indebolimento inaspettato dell’economia sia grosso modo bilanciato dalla possibilità che la crescita economica superi il livello attualmente previsto.” Riteniamo che sia prematuro trarre qualsiasi conclusione, ma gli accordi commerciali potrebbero incidere sui tassi di cambio, sull’inflazione e sulle aspettative di crescita globale, influenzando potenzialmente anche le decisioni politiche della Fed. Con un alto grado di incertezza, ci lasciamo guidare dalla Federal Reserve e ci atteniamo a ciò che sappiamo per formulare le nostre opinioni e la nostra strategia.Il presidente Trump sembra determinato a rinegoziare i termini degli scambi con un’ampia schiera di partner commerciali allo scopo di promuovere condizioni competitive paritetiche. Detto questo, i termini proposti e le tattiche negoziali non devono necessariamente essere presi alla lettera; in effetti, è probabile che vadano soggetti a significativi cambiamenti. Gli Stati Uniti sono un’economia relativamente chiusa (le importazioni rappresentano circa il 15% del PIL e meno del 20% della spesa per consumi), il che suggerisce che le ripercussioni dirette di qualsiasi accordo su crescita e inflazione nei prossimi 12 mesi saranno verosimilmente contenute. Le potenziali ricadute sulla fiducia delle imprese e dei consumatori e sulla stabilità finanziaria complessiva, tuttavia, potrebbero essere molto maggiori. Ma come ha detto Powell nel corso della sua audizione di giugno, “in realtà nella mia vita non ci sono precedenti per questo genere di ampi negoziati commerciali”. Questo commento dovrebbe smorzare la fiducia di chiunque in merito alle discussioni sul commercio.
In uno scenario favorevole si giungerebbe probabilmente a un compromesso significativo o all’eliminazione dei dazi in programma, con la conseguente scomparsa della maggior parte dei timori per gli scambi internazionali. Ciò potrebbe condurre a un miglioramento delle previsioni sulla crescita globale, a un indebolimento del dollaro e a un potenziale rally dei mercati emergenti e delle materie prime. Gli investitori potrebbero rivedere al rialzo le aspettative sulla Fed, come tuttavia sembrano fare comunque al momento (a suggerire forse che una “distensione commerciale” è più vicina allo scenario di riferimento del mercato?). Inoltre, un simile sviluppo deporrebbe a favore di una maggiore ripidità della curva dei rendimenti, dato che i premi a termine nei mercati sviluppati tenderebbero a ridursi e la domanda di beni rifugio a diminuire. Per gli investitori obbligazionari la reazione sarebbe probabilmente un’ulteriore tornata di propensione al rischio e di tassi in aumento.
Finora le dichiarazioni della Fed lasciano supporre che la banca centrale continuerà a osservare i cambiamenti della politica commerciale finché questi non diverranno visibili nei dati relativi all’occupazione, alla produzione industriale e all’inflazione. Guardando al futuro, tale impatto sarà verosimilmente modesto e la Fed continuerà probabilmente a innalzare i tassi fino al 2019. I mercati non scontano pienamente quattro aumenti dei tassi (cfr. Figura 2) il prossimo anno, il che, a nostro avviso, lascia spazio per una variazione positiva della attese se la Fed conferma la sua fiducia nei rischi al rialzo per la crescita e l’inflazione PCE core rimane ferma al 2%.

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Aldo Moro: Memoria, politica, democrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Roma Mercoledì 7 Novembre 2018 alle 17.00 Camera dei Deputati Complesso di Vicolo Valdina Ingresso di Piazza Campo Marzio, 42 inaugurazione della mostra fotografica IntervengonoVincenzo Scotti, Marco Damilano, Maurizio Riccardi, Maurizio Piccirilli e Giovanni Currado a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado con l’allestimento progettato dall’architetto Fabrizio Confessa. La mostra fotografica ripercorre la vita politica del presidente della Dc ucciso dalle Brigate rosse attraverso le foto di Carlo Riccardi, decano dei fotoreporter romani che a 92 anni continua a fotografare coltivando contemporaneamente la sua passione di sempre per la pittura.Il racconto fotografico è arricchito dalle immagini di Maurizio Riccardi, figlio di Carlo, e di Maurizio Piccirilli autore delle foto del ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani. Con i tre importanti fotografi ha collaborato Giovanni Currado, giornalista e fotografo che ha coordinato la ricerca iconografica, il restauro delle immagini e raccolta di impressioni, commenti e contributi da parte di personaggi del mondo politico, culturale e giornalistico che completeranno il catalogo della mostra.“Nel 1978 sono bastate due Polaroid a cancellare la vita di un personaggio non di secondo piano, come Aldo Moro, il quale, con l’aiuto dei media, – ha dichiarato Giovanni Currado al margine dell’anteprima svoltasi lo scorso 9 maggio a Lecce – ha subìto così un secondo omicidio. Poter visionare centinaia di fotografie che ritraggono Moro – continua Currado – nel corso del suo impegno politico e in molti casi analizzarne i particolari per via del restauro, ha fatto crescere la consapevolezza che la riscoperta di Aldo Moro, ovvero la riscoperta della sua vitalità, attraverso le immagini che lo vedono combattivo e sorridente, concentrato o impacciato, possa servire per ricordare l’uomo e non la vittima, per ricordare quello che era riuscito ad ottenere, mostrando alle future classi dirigenti che la soluzione a molti dei problemi passa dal semplice confronto e dal dialogo con l’avversario politico”.
Nel corso della mostra “Aldo Moro. Memoria, Politica, Democrazia” sarà presentato anche il catalogo omonimo, edito da Agr Edizioni, curato da Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, realizzato da Antonluca Indrieri dell’istituto Quinta Dimensione e composto da 245 pagine che raccolgono oltre 150 fotografie, molte delle quali inedite, accompagnate da commenti e testimonianze di personaggi noti della cultura, della politica e del giornalismo italiano tra cui: Tommaso Labate, Luca Telese, Stefano Folli, Anna Maria Furlan, Enrico Cisnetto, Andrea Purgatori, Luciano Conte, Marco Damilano, Paolo Naccarato, Nicolò Amato, Vincenzo Scotti, Antonio Catricalà, Marco Bentivogli, Luigi Bisignani, Ulderico Piernoli, Pierluigi Battista, Mario Mori, Carlo De Stefano e Antonio Marini.
La mostra si completa con un video che ripercorre le strade di Roma protagoniste di quei 55 giorni, commentati dai magistrati, carabinieri, poliziotti e giornalisti che vissero quei tragici eventi. La mostra vuole quindi mettere l’accento sulla figura di Moro nella sua interezza, senza trascurare il suo sacrificio, ma per separare i suoi insegnamenti da quelle due Polaroid delle BR che purtroppo lo identificano, in modo quasi esclusivo, dai testi scolastici alle più recenti ricerche sul web.La mostra è apertadall’8 novembre al 16 novembre 2018dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (con chiusura il sabato e la domenica)

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Parlamento europeo: Commissioni e riunioni dei gruppi politici

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

Bruxelles Settimana Settimana 15 – 21 ottobre 2018. Diritti dei lavoratori/Gig economy. Le regole UE per proteggere i lavoratori precari saranno votate dalla Commissione Occupazione. Le proposte, che riguardano anche il sistema dei voucher e il lavoro tramite piattaforme e app, includono maggiori informazioni sui termini contrattuali, rendendo più prevedibili gli orari di lavoro, la durata dei periodi di prova e la formazione gratuita. Si mira ad affrontare i recenti sviluppi digitali che hanno portato alla cosiddetta Gig economy e all’ascesa di piattaforme come Uber e Deliveroo. (Giovedì)
Cambiamenti climatici/emissioni di CO2 prodotte dai camion. Nuovi obiettivi vincolanti di riduzione per le emissioni di CO2 prodotte dai veicoli pesanti saranno sottoposti al voto della Commissione per l’ambiente e la Sanità Pubblica. Le emissioni di CO2 prodotte dai camion rappresentano il 6% delle emissioni totali di gas serra nell’UE (2015). Senza un’azione dell’UE, è previsto che questa percentuale aumenti. (Giovedì)
Politica di sviluppo/Bill Gates. La Commissione per lo sviluppo e il gruppo European Think Tanks (che riunisce cinque gruppi Think Thanks) organizzano un dibattito pubblico sul futuro dello sviluppo e dell’innovazione in Europa. Federica Mogherini, capo della politica estera dell’UE, e Bill Gates, co-presidente della Fondazione Bill e Melissa Gates, si uniranno a uno dei gruppi di lavoro. (Mercoledì)
Preparativi per la plenaria. I gruppi politici si prepareranno per la sessione plenaria del 22-25 ottobre a Strasburgo, dove voteranno la proposta di interdizione delle materie plastiche usa e getta inquinanti, misure sulla qualità dell’acqua potabile, le raccomandazioni scaturite dal caso Facebook /Cambridge Analytica, il pedaggio stradale per gli automezzi pesanti e il Bilancio UE 2019. I deputati discuteranno inoltre delle conclusioni del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre e proseguiranno il dibattito sul futuro dell’Europa con il Presidente della Romania Klaus Iohannis.
Agenda del presidente. Il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani incontrerà mercoledì il primo ministro vietnamita Nguyen Xuan Phuc. Giovedì, il Presidente Tajani incontrerà Bill Gates, co-presidente della Fondazione Bill e Melissa Gates, e parteciperà al Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre (prevista una conferenza stampa il 18).
Youth Media Days. 120 giovani giornalisti, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, si riuniranno a Bruxelles per i Youth Media Days. I giovani giornalisti parteciperanno a diversi seminari sui media e discuteranno con politici, giornalisti professionisti ed esperti su come informare i giovani elettori sulle prossime elezioni europee di maggio. (Da martedì a giovedì)

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Parlamento europeo: Anteprima della sessione plenaria

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

Strasburgo 1 – 4 ottobre 2018,Principali temi all’ordine del giorno
Nuovi limiti sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni Il PE voterà mercoledì una nuova normativa per ridurre le emissioni di biossido di carbonio prodotte dalle autovetture nuove e aumentare la quota di mercato dei veicoli a zero emissioni.
Nuove norme UE su servizi audiovisivi e piattaforme online I deputati voteranno in via definitiva nuove regole sui servizi audiovisivi per garantire una migliore protezione dei bambini e il 30% di opere europee nei cataloghi online.
I deputati discuteranno le priorità per il Vertice UE del 18-19 ottobre. I deputati discuteranno martedì mattina le priorità per il Summit dei capi di Stato o di governo a Bruxelles, che sarà incentrato su Brexit, migrazione e sicurezza interna.
Stato di diritto in Romania: dibattito sull’indipendenza della magistratura Mercoledì, i deputati discuteranno le recenti riforme giudiziarie in Romania e il loro impatto sulla separazione dei poteri, alla presenza del Primo Ministro Viorica Dăncilă.
Futuro dell’Europa: dibattito con Jüri Ratas Il Primo Ministro estone, Jüri Ratas, discuterà il futuro dell’Europa con i deputati e con il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, mercoledì mattina alle 10.00.
I deputati chiedono più fondi per città e regioni che accolgono i migranti. Gli enti locali e regionali hanno generalmente il compito di accogliere e integrare migranti e rifugiati, ma spesso non dispongono del sostegno e dei finanziamenti necessari.
Reddito minimo in Europa: dibattito. Il Parlamento europeo discuterà la possibilità di introdurre un reddito minimo per tutti i cittadini dell’UE.

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Politica di coesione: oltre 300 miliardi di investimenti per progetti negli Stati membri

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

Bruxelles. Secondo l’aggiornamento più recente della piattaforma di dati aperti sui fondi SIE, il volume complessivo degli investimenti destinati a progetti nell’economia reale è aumentato di 42 miliardi di euro dalla fine del 2017 a giugno 2018, raggiungendo 303 miliardi.La percentuale del bilancio della politica di coesione destinata a progetti specifici nel periodo 2014-2020 ammonta così al 62% del bilancio totale previsto, contro il 54% alla fine del 2017. Anche la spesa per progetti selezionati è aumentata e ha raggiunto il 15% dell’investimento totale previsto nel periodo, con investimenti già completati del valore di 75 miliardi di euro. La Commissaria responsabile per la Politica regionale, Corina Crețu, ha dichiarato: “Dai nuovi dati comunicati dagli Stati membri emerge un’accelerazione nell’attuazione della politica di coesione, che continua a sostenere la crescita economica in tutta Europa.” Bulgaria, Cipro, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna si sono classificate ai primi posti in termini di aumento del numero di progetti selezionati.

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Ryanair cambia nuovamente la politica sui bagagli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 agosto 2018

Dal 1° novembre non sarà più possibile viaggiare gratuitamente con un trolley di dimensioni ridotte, neanche imbarcandolo in stiva come è invece oggi, ma si dovrà comunque pagare.
“Di male in peggio! Vigileremo perché questa nuova ed ennesima gabella sia evidenziata in modo chiaro e trasparente sul sito, altrimenti procederemo con un altro esposto all’Antitrust, denunciando la compagnia per l’ingannevolezza della pratica commerciale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.L’associazione di consumatori, infatti, ha denunciato all’Antitrust pochi giorni fa la compagnia aerea irlandese che dal 13 giugno ha ristretto, da 4 a 2 giorni, i termini per poter effettuare il check-in on line gratuito, senza che scatti la penale di 55 euro. La sovrattassa, infatti, secondo l’UNC, non è indicata in modo chiaro e trasparente. Il costo della penale, infatti, non è indicato né nei Termini e Condizioni né nel “Regolamento Ryanair su argomenti specifici”, né nelle “Domande Frequenti”, bensì è scritto in corrispondenza della voce “Tassa Check-In” che si trova nella “Tabella Supplementi Facoltativi”.Ma per l’associazione è evidente che non si tratta di un supplemento facoltativo, dato che non è una somma pagata per fruire di un servizio migliorativo rispetto a quello base o, comunque, di una spesa che il consumatore può decidere liberamente se acquistare o meno, come avviene per servizi extra. Da qui la segnalazione all’Antitrust affinché accerti se la pratica commerciale di Ryanair è scorretta e presenta eventuali profili di ingannevolezza ai sensi degli articoli 20 e seguenti del Codice del Consumo.

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Il caso Salvini tra politica e magistratura

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

L’argomento sul piano politico e giuridico ha una certa fascinazione nel comune sentire popolare. Ci ricordano Aristotele e Montesquieu e la loro idea della tripartizione delle funzioni fondamentali dello Stato (legislativa, esecutiva, giudiziaria) al fine di evitare che potesse essere minacciata la libertà. Non ci soffermiamo, per ragioni di spazio, ad una diversa separazione dei poteri teorizzati da Locke e ancora prima ai tempi di Bracton, nel tredicesimo secolo, tra il potere governativo e quello giudiziario. Oggi lo scenario, pur essendo mutato, risente il disagio derivante dalla mancata consapevolezza, da parte degli addetti ai lavori, che la stessa espansione globale del mercato abbia provocato la progressiva erosione dei sistemi democratici nazionali. Non solo. Se delimitiamo il nostro ragionamento al caso italiano dobbiamo pensare alle masse e al loro diverso carattere che attribuiscono allo Stato e ai suoi rapporti mediati dalla politica tra i suoi organi rappresentativi e di governo nell’ambito delle specifiche competenze e in relazione alle loro possibili conflittualità tra poteri. Oggi non c’è legge o dettato costituzionale che sia immune dalla perdita delle sue certezze per cui lo stesso diritto, che definisce i comportamenti e le pene per l’ordine violato, lo si vorrebbe “flessibile.” Ci verrebbe da pensare ad una democrazia senza Stato e affidata solo agli interessi e alle fluttuazioni di poteri di governo e sociali non sottoposti a limiti. E’ questo il caso di Salvini e il suo interconnettersi con gli umori popolari? La risposta a questo interrogativo richiederebbe una riflessione complessa ma che evito richiamandomi ad una sola osservazione. Convengo che il magistrato, nella fattispecie, ha inquisito il politico per un caso particolare e ne ha la facoltà ma il giudizio è stato restrittivo venendogli meno la sua visione globale del problema perché i responsabili sono anche altri e le ipotesi di reato ancora più inquietanti e coinvolgenti non sono solo di questo governo ma coinvolgono quelli che li hanno preceduti e la stessa Europa che predica solidarietà e avvelena gli animi con decisioni contrarie alle stesse leggi della convivenza civile. E allora perché non inserire nel registro degli indagati non solo Salvini ma lo stesso Matteo Renzi e i vertici della commissione europea per istigazione alla violazione dei diritti umani? Se oggi ci troviamo a questo punto è perché più di qualcuno ha ciurlato nel manico e deve assumersene la responsabilità e subire i conseguenti rigori della legge. (Riccardo Alfonso)

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Come gestire il presente con una politica ingessata

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Da ciò dovrebbero oggi trarne coscienza i governanti dei vari paesi allorché preparano le tecniche per governare il presente senza affacciarsi dalla finestra per guardare oltre.
E’, questo, un grave errore che ci fa sfuggire dalla realtà e scava un solco tra il paese reale e i suoi governanti. E’ una pecca che si può pagare a caro prezzo poiché rendiamo possibile un altro convincimento, a mio avviso molto deviante per quanto affascinante, che è possibile fare a meno della politica dei partiti.
E’ un’idea, devo ammetterlo, che mi affascina e sulla quale ho riflettuto a lungo, pur respingendola poiché la considero una logica estremista pericolosa e capace di provocare, alla lunga, più danni che vantaggi.
Sono, invece, propenso nel ritenere che vi possa essere una strada di mezzo, soprattutto in quei paesi a “democrazia incompiuta” come l’Italia, dove s’imporrebbe una “dittatura” a tempo per rimettere in sesto quelle riforme che sono sistematicamente bloccate dai veti incrociati dagli interessi contrapposti e corporativi tra le parti in causa. Una dittatura non solo di breve durata ma vincolata dalla presenza di alcuni garanti istituzionali chiamati sia dal mondo politico sia da quello economico e sociale. Che cosa dovrebbe fare questo dittatore?
Prima di tutto sbloccare i vincoli che tengono stretti alcuni soggetti alla tenuta dei loro “privilegi”. Pensiamo alla riforma della scuola, del sistema tributario, della giustizia e di quello elettorale per dare maggioranze ben definite e capaci di muoversi senza veti di sorta. D’altra parte quando i politici parlano di larghe intese non siamo molto distanti da una soluzione capace di ricavare risultati efficaci per una più corretta gestione della cosa pubblica senza dover tener da conto i forti interessi di categoria e le consorterie di varia natura. Al tempo stesso mi chiedo: ma per fare tutto questo non è sufficiente un forte consenso popolare e movimenti politici ben radicati sul territorio ma anche determinati a non subire i condizionamenti delle lobby? In linea teorica è possibile ma in pratica gli elettori subiscono troppe restrizioni e vengono distratti dalla macchina della disinformazione che non si fa scrupolo nel diffondere notizie non veritiere e tali da suscitare sentimenti di disagio esistenziale che conducono alla stessa degenerazione del sistema. Per farla breve siamo stati troppo a lungo abituati a ragionare con la pancia che non riusciamo del tutto a farlo con la testa. (Riccardo Alfonso)

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