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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘politica’

La politica è una variabile che ci appartiene

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Se osserviamo il comportamento di un bambino, in ambito familiare, ci accorgiamo che è per lo più concentrato a saggiare la tenuta dei suoi rapporti a partire dalle persone che gli sono più vicine. Incominciano così a svilupparsi i suoi interessi, le sue occupazioni, i suoi bisogni e a dare ad essi delle priorità. Nello stesso tempo si allargano gli spazi ambientali passando dalla casa natale agli asilo nido, alla scuola in ogni suo ordine e grado, ai rapporti con gli amici, alle frequentazioni nei locali pubblici, ecc. S’ingegna, così, nel pensare al futuro e in questa prospettiva entra in gioco il fattore lavoro come una sorta di passe-partout mediante il quale si possono introdurre altre variabili: avere un’abitazione propria, consolidare un rapporto affettivo, disporre di una rendita ecc. In pratica significa progettare l’avvenire esorcizzando la brevità della nostra esistenza. Dentro questo contenitore i sentimenti incominciano a diventare più definiti, saggiati, misurati, comparati. Si danno ad essi dei valori e se ne discute poiché non è solo importante ciò che si pensa ma occorre sapere se quel determinato pensiero riesce a trovare una possibile condivisione o merita di apportarvi delle varianti e quali e come. Così, man mano, entra in gioco la politica come frutto di mediazione, di governo della cosa pubblica e si valuta quanto possa incidere sulla propria vita e le azioni che da esse derivano. Penso, a questo punto, che la parola “politica” sia entrata nel nostro bagaglio linguistico per dirci molte cose insieme. Politica nel senso di mediazione tra interessi a volte conflittuali. Politica per il governo della cosa pubblica per l’autorità che deriva e per il come si deve conferirla facendola provenire dalla volontà popolare. Politica come forma di ragionamento e di sintesi culturale e assimilata da altre fonti: filosofia, sociologia, diritto, ecc. Politica per negare e persino per mediare il primato della violenza esercitata dal despota. Alla fine, ci abbiamo preso tanto gusto che in nome di questa parola si sono costruiti castelli di sabbia o solide strutture, ma a nulla sembrano essere servite, nella loro debolezza o nella loro possanza, per arginare le penetrazioni infierenti di ideologie aberranti. (Riccardo Alfonso)

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La politica è una fede?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Quando penso alla politica, alla fede e alla somma delle virtù e dei difetti che costellano la vita dell’essere umano il mio primo pensiero va a Plutarco e alla sua opera “Vite degli uomini illustri”. Allora come oggi uomini d’ingegno hanno percorso i sentieri della virtù anche se poi taluni di loro si sono impelagati in una palude melmosa dove ogni loro mossa ha rischiato di affossarli sempre di più. Come non ricordare il lamento di Child-Harold anche se c’è da presumere che non balenò mai al pensiero di Plutarco: “Bella Grecia! Reliquia lacrimevole di una gloria che non è più! Disfatta ma immortale, depressa ma grande ancora!… O genio della libertà! Quando sui valli di Phyle tu stavi con Trasibulo e i suoi complici immortali, avresti tu potuto prevedere il destino funesto che aduggia le pianure verdeggianti della tua cara Attica?” Oggi appare ancora più d’attualità l’idea, per il come abbiamo avuto modo di rilevarlo, che la libertà male si adatta a un popolo corrotto per il quale la servitù è castigo e mezzo, a un tempo, di redenzione. Solo in questo modo possiamo sottrarci alle passione volgari così come accadde in passato sia nella Grecia antica sia della Roma repubblicana e imperiale. Le condizioni civili o politiche di un Paese possono solo trarre giovamento dall’indole e dalle virtù di ciascuno, mentre i dolori sono il frutto di colpe e di difetti dell’uomo che tendono a spingerci maggiormente in basso nel labirinto delle insane passioni. In altri termini la libertà male usata può indurci al deplorevole stato di diventare schiavi delle nostre debolezze mentre vi fa da contraltare la sua resurrezione per la via del sacrificio. Solo in questo modo un popolo può riscattarsi sino a vedere restituito il valore delle sue grandi virtù. È un passaggio doloroso, ma inevitabile, perché noi dobbiamo uscire dalla perversa spirale che ci ha travolti e sospinti a una visione così distorta della vita. A questo punto non ha senso cercare le colpe, che sono di tutti nell’esercizio delle più importanti o modeste azioni che nel quotidiano si compiono, poiché se da una parte può darci la misura del nostro declino dall’altra non vi concorre, se non faticosamente, alla redenzione. (Riccardo Alfonso)

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Loretta Goggi e i giochi di potere della politica italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

«Conscia delle difficoltà che affliggono molti di noi, della sofferenza che è entrata in decine di migliaia di case non risparmiando nessuno, dai bambini agli anziani, e dell’impegno costante profuso a rischio della vita di tutti coloro che si sono impegnati per salvare quella degli altri in questi giorni, costretta a restar ferma nella mia casa di Roma perché alcune persone sono risultate positive al Covid sul set del film a cui sto lavorando a Bari, mi sono fermata a riflettere ancora su questo 2020 giunto ormai alla fine e a chiedermi cosa augurarmi e augurarci per quello a venire». Così Loretta Goggi in una lettera aperta di auspicio per il 2021 che apparirà sul numero uno di Famiglia Cristiana. «Su tutto», prosegue la Goggi, «vincere la battaglia – ma sarebbe più giusto definirla guerra – contro il virus, senza però dimenticare con superficialità cosa abbia significato e ci abbia lasciato in eredità, e ritrovare la nostra salute fisica, psichica e spirituale, accompagnata da una ripresa dell’economia che distribuisca lavoro per tutti». Loretta Goggi invita, forti dell’esperienza della pandemia, «a guardare bene in profondità dentro di noi, rielaborare il senso della vita e impegnarci attivamente a scegliere per l’Italia chi possa guidarla, individuare e sostenere persone capaci di guardare ai reali bisogni del Paese mettendo fine alle ripicche e ai giochi di potere, divenuti insopportabili, indirizzando le energie ed esperienze verso quello che dovrebbe essere l’unico disegno di legge necessario: ridare vita ai sogni di tutti coloro che sono stati regolarmente privati dell’attenzione che le loro condizioni avrebbero richiesto e riconoscere il merito alle grandi professionalità di quei molti che sono stati in grado di sostenere e risolvere con il loro impegno il peso schiacciante di enormi difficoltà».

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Manovra, mandato ai relatori. Melilli “Abbiamo scritto bella pagina di politica”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

“Abbiamo scritto una bella pagina di politica. Non era né facile né scontato, dato il periodo e i tempi con cui siamo stati chiamati a lavorare a questa legge di Bilancio. Ci auguriamo di aver prodotto un lavoro che potrà aiutare il nostro Paese a superare questa crisi senza precedenti. Voglio ringraziare il Governo, i ministri, tutti i colleghi di maggioranza e opposizione che hanno collaborato, discusso e che si sono confrontati in questi giorni di intenso lavoro.” Con queste parole Fabio Melilli, presidente della commissione Bilancio alla Camera ha dato mandato ai relatori chiudendo l’ultima seduta di discussione in commissione della Legge di Bilancio che approda oggi in aula alle 9.

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Politica agricola: norme transitorie e 8 miliardi di euro per la ripresa

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2020

La nuova legge UE, approvata mercoledì con 653 voti favorevoli, 19 contrari e 22 astensioni, proroga l’applicazione delle norme esistenti della politica agricola comune (PAC) fino alla fine del 2022. Ciò garantisce che i pagamenti agli agricoltori e ai beneficiari dello sviluppo rurale possano continuare.I Paesi UE saranno in grado di rendere più facile, per gli agricoltori, ricevere un indennizzo per le perdite causate da avversità atmosferiche, da epizoozie o fitopatie e da infestazioni parassitarie. Il Parlamento ha inoltre introdotto alcune misure che offrono ai Paesi UE un margine di manovra maggiore per il sostegno agli agricoltori, soprattutto durante la crisi COVID-19. Inoltre, i deputati hanno ottenuto di prolungare oltre i tre anni la durata dei nuovi programmi pluriennali di sviluppo rurale incentrati sull’agricoltura biologica, sul clima e sulle misure ecocompatibili, includendo nel pacchetto di misure anche i progetti per il benessere degli animali.Le modalità, recentemente concordate, per l’utilizzo da parte di agricoltori, produttori alimentari e per le aree rurali degli 8 miliardi di euro in aiuti per finanziare la ripresa dalla crisi COVID-19 nei prossimi due anni sono anch’esse parte dell’accordo complessivo. Circa il 30% di tali fondi sarà disponibile nel 2021, mentre il restante 70% sarà erogato nel 2022. Almeno il 37% dei finanziamenti dovrà essere destinato alla ripresa degli agricoltori biologici, alle azioni legate all’ambiente e al clima, e al benessere degli animali. Il 55% del fondo sosterrà gli investimenti aziendali che contribuiscono a una ripresa economica resiliente, sostenibile e digitale, e le start-up di giovani agricoltori.

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Vaccini: tra scienza, politica ed economia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Di Giuseppe Ippolito, Salvatore Curiale. Con una corsa che non ha precedenti nella storia della scienza, in meno di un anno si è arrivati dalla scoperta di un nuovo patogeno, il SARS-CoV-2, e ad avere a disposizione diversi vaccini per combattere l’infezione. Adesso però inizia un’altra corsa, non meno complessa e delicata: passare dal vaccino alla vaccinazione effettiva, superando ostacoli, distorsioni di mercato, esitazioni e dubbi dei cittadini, nazionalismi e interferenze economiche e geopolitiche. Se ne è parlato nel corso di un webinar organizzato dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e svoltosi Il 27 novembre scorso, nell’ambito della quindicesima notta europea dei ricercatori, con la partecipazione di Giuseppe Ippolito, Franco Locatelli e Rino Rappuoli. Ne ripercorriamo gli aspetti principali.E dunque il traguardo è vicino: le sperimentazioni cliniche hanno fornito risultati promettenti e, sulla base di questi dati e dell’assenza di rilevanti reazioni avverse nel corso di tutte le fasi di sperimentazione, le società produttrici di due candidati vaccini – Moderna e BioNTech-Pfizer – hanno richiesto alle autorità regolatorie negli USA e in Europa l’autorizzazione all’uso emergenziale. La Gran Bretagna ha già concesso il 2 dicembre l’autorizzazione al vaccino Pfizer con una procedura che ha avuto tempi sorprendentemente brevi, entro la fine dell’anno si pronuncerà la FDA americana e tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 l’EMA europea. In sintesi, con il 2021 potranno partire le vaccinazioni della popolazione, in base alle priorità che saranno stabilite nazione per nazione seguendo però una logica comune: operatori sanitari, residenti nelle case di riposo, addetti ai servizi essenziali, persone anziane e/o con gravi patologie sono quasi dappertutto le categorie in cima alla lista.È strabiliante la velocità con la quale gli scienziati di tutto il mondo sono saltati su questo treno e strabiliante è stata la quantità di ricerche effettuate: non solo sui vaccini, ma anche sulla diagnostica, sulla clinica, sull’uso dei farmaci, sull’epidemiologia. Il metodo scientifico, l’arrivare ai risultati partendo dalla discussione dei dati e dal confronto delle opinioni, ha dimostrato tutta la sua validità. I numeri parlano da soli: a oggi sono quasi 80.000 le pubblicazioni disponibili sulla banca dati Pubmed, più di 4.000 i trial clinici censiti sul database clinicaltrials.gov, oltre 200.000 le sequenze genomiche depositate che permettono di ricostruire l’albero genealogico di questo virus che alla fine del 2019 ha fatto il salto di specie innescando l’epidemia.Ma se l’obiettivo di tutti i candidati vaccini è lo stesso, e cioè far produrre al corpo umano una risposta immunitaria contro la proteina spike, diverse sono invece le strategie che si utilizzano. Il sistema più tradizionale e consolidato è quello di inoculare il virus stesso, inattivato o attenuato: è quello che si fa per esempio con il vaccino contro il morbillo o la poliomielite. In alternativa si inocula l’involucro virale, svuotato del materiale genetico: sono i VLC (virus-like particle o particelle virus-simili), utilizzati per esempio per il vaccino contro il papillomavirus. Infine si possono iniettare solo le specifiche proteine del virus contro le quali si vuole ottenere la risposta immunitaria, di solito insieme ad una sostanza adiuvante che potenzia la risposta immunitaria dell’organismo. I vaccini contro la pertosse e contro le epatiti A e B sono realizzati con questa tecnologia.Queste tecnologie ampiamente collaudate sono alla base di molti candidati vaccinali contro il coronavirus. Tra quelli già in fase 3, ci sono tre vaccini cinesi e uno indiano basati su virus inattivato, un vaccino canadese basato su VLC, un vaccino cinese e uno americano basato su proteine. Ma l’enorme progresso che hanno compiuto negli ultimi anni le tecnologie bioingegneristiche in campo medico ha reso possibili nuovi approcci alla creazione di vaccini. È il caso dei preparati basati sugli acidi nucleici (RNA o DNA), come quelli messi a punto da BioNTech/Pfizer e da Moderna, con i quali viene inserito nelle cellule umane il codice genetico della proteina S. In questo modo è il corpo umano stesso a produrre la proteina contro cui deve essere attivata la risposta immunitaria. Nei vaccini a vettore virale, infine, si utilizza un virus innocuo per l’uomo, per esempio un adenovirus umano o dei primati, si «taglian» dal suo genoma le istruzioni per la replicazione e le si sostituiscono con quelle che codificano la proteina spike. Attualmente ci sono quattro vaccini di questo tipo in fase 3: uno cinese, uno americano, uno russo e uno anglo-svedese. Questa è anche la tecnologia usata dal candidato vaccino ReiThera, che è in corso di sperimentazione presso lo Spallanzani di Roma e che utilizza come vettore l’adenovirus del gorilla.Sarà solo il tempo a dirci quale è la tecnologia migliore, ma forse non ci sarà un solo vincitore, e un tipo di vaccino potrebbe rivelarsi più adatto di un altro per determinate fasce demografiche o etniche, o per persone con specifiche patologie o con il sistema immunitario compromesso. Un vaccino che stimola una risposta robusta e ben coordinata del sistema immunitario ci garantirebbe una immunità a lungo termine e l’assenza di infezioni, mentre una risposta più debole o meno coordinata renderebbe possibile la reinfezione ma si spera ridurrebbe comunque i sintomi e la severità della malattia. Solo il tempo e il follow-up sulle vaccinazioni ci dirà quale vaccino, o quale tipo di vaccino, attiva al meglio questa sinergia virtuosa tra i linfociti B e i linfociti T e garantisce la copertura più estesa e duratura contro l’infezione. È evidente però che più vaccini avremo, e di più tipologie, maggiore sarà la probabilità di ottenere una immunizzazione consistente e duratura. È vero dunque, come ha scritto su Science Meredith Wadman, che il vaccino più rischioso è quello che non viene somministrato, ma nel caso dei vaccini il rapporto tra benefici e rischi va valutato con particolare attenzione, perché si tratta dell’unico tipo di medicinale che viene somministrato ai sani. Ci vuole una prima fase della sperimentazione, nella quale si valuta sicurezza e immunogenicità su un numero limitato di persone, e si mette a punto la dose che garantisce il bilanciamento ottimale tra efficacia e possibili effetti collaterali; quindi nella seconda fase si allarga l’inoculazione a un numero più ampio di persone, e infine nella terza fase il vaccino viene somministrato a decine di migliaia di volontari, e contemporaneamente ad altrettanti volontari viene somministrato un placebo; dal rapporto tra il numero di persone che sviluppano l’infezione o la malattia nell’uno o nell’altro gruppo si ricava la percentuale di efficacia del vaccino. A quel punto le agenzie regolatorie analizzano nel dettaglio i dati e decidono se concedere l’autorizzazione definitiva secondo regole e procedure ben definite a livello internazionale. Successivamente alla fase di registrazione, il vaccino entra nella rete di farmacovigilanza, che valuta tutte le possibili associazioni tra vaccinazione e potenziali effetti collaterali, consentendo di acquisire informazioni più ampie su tutta la popolazione trattata e sulla eventuale presenza di reazioni, e di mettere così a punto eventuali azioni di correzione. E c’è poi il problema per nulla secondario della paura del vaccino. I sondaggi in tutto il mondo mostrano che un numero consistente di persone rifiutano il vaccino o semplicemente pensano che non sia ancora sicuro e non sono intenzionati a vaccinarsi, almeno all’inizio. E quando, come è avvenuto in molti paesi tra cui gli Stati Uniti, il semplice indossare la mascherina viene visto come un atto politico anziché una misura di salute pubblica, diventa essenziale una leadership responsabile e una comunicazione attenta ed efficace. Più che la costrizione conta la convinzione a vaccinarsi, e quindi è fondamentale una campagna di comunicazione pubblica che spieghi chiaramente quali sono i vantaggi e i rischi: minimi, ma ci sono anche quelli. Ben vengano quindi le discussioni pubbliche e anche le polemiche sulla necessità di maggiore trasparenza nella comunicazione dei dati clinici, sui meccanismi di distribuzione, sulle priorità da seguire nella vaccinazione, sull’opportunità o meno di derogare, in una fase così particolare, alla disciplina sulla tutela della proprietà intellettuale. Sono temi che, anche se spesso molto tecnici, riguardano tutti, e vanno discussi apertamente e pubblicamente, soprattutto in un paese come il nostro dove nel recente passato molte forze politiche anche di governo hanno apertamente e sciaguratamente avversato questo fondamentale strumento di salute pubblica. (abstract – Testo integrale a https://bit.ly/39I4XsH)

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Vaccini: all’incrocio tra scienza, politica ed economia – webinar live

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

Da oggi a partire dalle ore 19, la pagina facebook dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” (https://www.facebook.com/INMISpallanzani/) ospiterà un webinar live su Vaccini: all’incrocio tra scienza, politica ed economia. A discutere delle varie implicazioni di un tema che oggi è centrale nel dibattito pubblico saranno: Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Rino Rappuoli, Chief Scientist di GSK Vaccines. Il Webinar, organizzato dall’INMI, fa parte del programma della Notte Europea dei Ricercatori 2020, realizzata come ogni anno da Frascati Scienza e promossa dalla Commissione Europea nell’ambito delle azioni Marie Curie. Anche quest’anno, sia pure in forma virtuale a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia, la manifestazione metterà a disposizione del pubblico appassionato di scienza centinaia di appuntamenti articolati intorno a quattro temi fondamentali: Smart cities, salute e benessere, energia e ambiente, arte e studi umanistici. La partecipazione al webinar è gratuita e non richiede prenotazione.

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“La Legge di Bilancio sia presentata al Parlamento il prima possibile”

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

“Nella riunione convocata dal Presidente della Camera con tutti i Presidenti di commissione ho manifestato, credo a ragione, le mie preoccupazioni sul ritardo della presentazione al parlamento della legge di Bilancio. Tutto può essere immaginato meno che la limitazione del confronto tra le forze parlamentari, il dibattito e le decisioni del Parlamento sulle questioni fondamentali di cui certamente si occuperà la legge di Bilancio. Comprendo naturalmente la particolarità e la straordinarietà del momento che stiamo vivendo, ma ritengo necessario che la legge di Bilancio sia presentata il prima possibile in una forma asciutta ed essenziale. Per questo penso che il Governo e soprattutto i Ministri, debbano rapidamente chiudere il confronto e concentrarsi sulle questioni fondamentali, evitando il proliferare di disposizioni di ogni tipo. Non mancherà, nel dibattito parlamentare, l’occasione di approfondire tematiche particolari e dare risposte alle molte esigenze.” E’ quanto dichiarato dal presidente della commissione Bilancio alla Camera dei Deputati Fabio Melilli.

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Habemus Biden. Si riaprono tutte le politiche per il bene di tutti?

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Bene. Il presidente Usa è certo (ricorsi a parte) che sarà Joe Biden e vice Kamala Harrris. Ci vorrà un po’ di tempo per capire se e come saranno più bravi dei loro predecessori, ma per alcune cose importati e altre relative, è molto probabile che saranno meglio. Ci sono e ci saranno fiumi di commenti autorevolissimi da leggere ovunque: ognuno scelga secondo i propri gusti.Quel che sembra più importante è la ripresa di un percorso comune per affrontare i più importanti e gravi problemi del mondo. “America first” dice e continua a dire l’attuale inquilino della Casa Bianca, il prossimo non ce lo ripeterà in ogni occasione, ma – sia chiaro – lo farà sempre come hanno sempre fatto tutti i presidenti Usa. Ma una supremazia degli Usa (innegabile per tanti livelli) ci fa comodo e serve a tutti: il mondo per ora è fatto così e cerchiamo di trarne i vantaggi maggiori possibili.Per noi europei dell’Unione è probabile che si riprenderà a discutere e confrontarci per fare diverse cose insieme. Per noi planetari, speriamo si parta subito da un rientro degli Usa nel novero dei Paesi firmatari e impegnati per i piani dell’accordo di Parigi sul clima, da cui proprio in questi giorni l’America di Trump era uscita. Sul piano interno Usa, per quanto possa essere interessante e importante un nostro accenno, vedremo cosa succederà. Sulla legalizzazione delle droghe non crediamo che l’Amministrazione Biden farà cose molto diverse da quella di Trump: le affermazioni antiproibizioniste sono tutte trasversali agli schieramenti (anche se i pro-dem sono sempre maggiori che non i pro-rep) e anche con questa Amministrazione chi ha potuto e voluto si è affermata. A livello federale loro… crediamo ci sia molto da fare, anche perché è più che altro questioni di maggioranze in Parlamento che non desiderata della Casa Bianca, e queste maggioranze non ci sono. E sulle politiche in materia di droghe oggi illegali, è innegabile che gli Usa sono e saranno un faro di riferimento.Sul problema delle armi che si trovano e vengono usate in ogni angolo, crediamo ci vorrà molto tempo, ché più che una questione di norme (che non crediamo la nuova Amministrazione farà chissà quali cambiamenti) è una questione di cultura. Altrettanto per come le varie forze dell’ordine si pongono nei confronti delle cosiddette minoranze etniche. Certo con Biden sarà diverso, ma ci vuole molto, ma proprio ancora molto tempo. Argomenti da trattare ce ne sarebbero a iosa (aborto e muro col Messico, per esempio, o lo strapotere dei GAFA – Amazon, Apple, Google, Facebook e Microsoft), ma sono tanti e con così tante varianti visto che, Biden o Trump, spesso è una sorta di moral-suasion che ha bisogno di tempo per trasformarsi in istituzione.Una sola “piccola” cosa: non vedremo più autorevoli canali tv che levano la parola al presidente della Repubblica perché sta dicendo delle presunte fesserie? Non lo sappiamo. Per questa pessima pagina del giornalismo e della libertà di espressione ed informazione, crediamo ci vorranno dosi di sostanze diverse che non il “bidenismo” rispetto al “trumpismo”, visto che tv ufficiosamente pro-Biden hanno dato questo pessimo messaggio di libertà di stampa.L’aspetto più importante – lo ripetiamo – è che sembra che si riapra tutto: un dialogo dove fino ad oggi la maggiore potenza occidentale si poneva come autoritaria e, forse, si comincerà a porre come servizio per dialogo, innovazione e riforme. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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“Il tempo che viviamo impone nuove forme di partecipazione alla vita democratica del nostro paese”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

Una partecipazione che non può limitarsi alle consultazioni politiche e referendarie. Nonostante la distanza siderale che esiste oggi tra gli elettori e gli eletti, la richiesta di coinvolgimento politico da parte dei cittadini è elevatissima, ma spesso non trova risposte né formule per concretizzarsi. Così il leader delle Sardine Mattia Santori intervenendo sabato 31 ottobre a “PoliticiPerCaso, tempo di rinnovare la democrazia!”, il neonato Comitato italiano per l’assemblea dei cittadini estratto a sorte fondato d Mario Staderini, attivista per i diritti politici e Marco Cappato, anche Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e fondatore di Eumans!. Politici per caso promuove proposta di legge popolare per istituire anche in Italia le Assemblee di cittadini estratti a sorte, depositata in Cassazione nello scorso dicembre.Nel corso della diretta i fondatori hanno inviato una prima iniziativa, rappresentata dall’invio di una a lettera al Presidente del Consiglio e ai Presidente di Camera e Senato per chiedere che si possa, da subito, raccogliere online le 50mila firme previste dalla Costituzione per depositare la proposta in Parlamento. Afferma Marco Cappato: «Mentre il Parlamento discute la possibilità di far votare gli eletti da remoto, nessuno pone il problema di come restituire ai cittadini il diritto intervenire nella vita pubblica, attraverso gli strumenti telematici. Per questo chiediamo al Presidente del Consiglio di proporre con urgenza un decreto che consenta di firmare online referendum e iniziative popolari. In una fase di emergenza come questa, va garantito il massimo coinvolgimento dei cittadini, in particolare con gli strumenti di democrazia diretta». Il comitato promotore della proposta di schiera infine a sostegno di iniziative analoghe che prospettano di istituire lo strumento dell’assemblea dei cittadini anche a livello locale. È il caso dell’iniziativa referendaria “Introduzione del Gran Consiglio dei cittadini e di un primo Consiglio sulla crisi climatica”, una proposta locale nella provincia autonoma di Bolzano, promossa dall’associazione Più Democrazia Bolzano. Associazione che si unisce ai firmatari della lettera nell’appello alle istituzioni per la firma digitale.

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Castelli: Siamo per una nuova politica

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

“Siamo sempre stati un’altra cosa e io, che non credo alle coincidenze, penso che anche questa volta gli Stati Generali dimostrino che il MoVimento 5 Stelle è una nuova politica. Nessun congresso, nessun meccanismo tipico dei vecchi partiti. Trasparenza, dibattito on line, proposte dirette da parte di tutti.Avere una visione di futuro, soprattutto in una momento in cui dobbiamo immaginare la ripartenza del Paese post-Covid, significa anche trovare strumenti nuovi. E idee nuove.Dobbiamo essere orgogliosi. C’è modo e modo di far crescere ed evolvere una forza politica.Abbiamo dimostrato di poter scardinare meccanismi vecchi di decenni con la sola nostra presenza. Ora proseguiamo”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Mettere i giovani al centro della politica di sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

Roma – “È un periodo molto difficile, un periodo che va affrontato tutti assieme. Senza mettere in competizione salute ed economia, perché il benessere di una persona e la qualità della vita di ciascuno di noi è il frutto dell’equilibrio che si crea tra i diversi diritti. Come quello all’istruzione per le nostre ragazze e i nostri ragazzi.Dobbiamo garantire a tutti i concittadini una vita il più possibile normale, convivendo con il virus, finché non sarà pronto il vaccino. In questi mesi è stato fatto un lavoro enorme per garantire la riapertura delle scuole in sicurezza e, ad oggi, i dati di monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità ci dicono che i focolai nelle scuole, nella settimana dal 12 al 18 ottobre, sono il 3,5% di tutti i nuovi focolai che si registrano nel Paese. Con un calo dello 0,3% rispetto alla settimana precedente. Oggi, mentre con tutti gli strumenti possibili affrontiamo il contenimento della pandemia, stiamo lavorando per mettere in campo un progetto di ripartenza per l’Italia che guardi al di là dell’emergenza. Che metta i nostri giovani al cento di una politica di sviluppo, un progetto di crescita sostenibile che vede, necessariamente, il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali e delle parti sociali. Ai giovani vogliamo garantire un futuro dignitoso.Lavoriamo per costruire un sistema che abbia la capacità di offrire opportunità a chi oggi ne ha meno, che contrasti marginalità e isolamenti, ricorrendo a politiche, anche sociali, che riportino equilibrio tra le varie aree del Paese e tra l’Italia e gli altri Paesi europei. E gli investimenti in istruzione, università e ricerca rappresentano uno dei tasselli fondamentali di questo progetto, come sono fondamentali quelli in infrastrutture e digitalizzazione del Paese.Per questo dobbiamo fare di tutto per continuare a tenere aperte le nostre scuole, anche in un momento difficile, garantendo l’applicazione dei protocolli su cui, con il Ministro Lucia Azzolina in primis, abbiamo lavorato duramente. Tutti insieme possiamo farcela, coraggio!”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Una politica agricola dell’UE più verde e equa

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

Brussels.Venerdì i deputati hanno adottato la posizione del Parlamento sulla riforma della politica agricola (PAC) post 2022. La squadra negoziale del Parlamento è pronta ad avviare il dialogo con i ministri dell’UE.I deputati hanno confermato un cambiamento politico che dovrebbe far corrispondere meglio la politica agricola dell’UE ai bisogni dei singoli paesi, ma insistono nel mantenere parità di condizioni in tutta l’Unione. Ai governi nazionali spetterà la redazione di piani strategici, approvati poi dalla Commissione, in cui delineare le modalità concrete di attuazione degli obiettivi dell’UE. La Commissione valuterà i risultati, e non soltanto la loro conformità alle norme dell’UE.Gli obiettivi dei piani strategici sono perseguiti in linea con l’Accordo di Parigi, dicono i deputati.Il Parlamento ha rafforzato le pratiche rispettose del clima e dell’ambiente obbligatorie, la cosiddetta condizionalità, che gli agricoltori devono applicare per poter ottenere sostegno diretto. Inoltre, i deputati intendono dedicare almeno il 35% del bilancio per lo sviluppo rurale a qualsiasi tipo di misura legata al clima o all’ambiente. Almeno il 30% del bilancio per i pagamenti diretti sarà destinato a regimi ecologici volontari che potrebbero aumentare il reddito degli agricoltori.I deputati insistono affinché siano istituiti servizi di consulenza aziendale in tutti i Paesi UE e almeno il 30% dei finanziamenti dell’UE sia destinato al sostegno degli agricoltori per la lotta al cambiamento climatico, la gestione sostenibile delle risorse naturali e la tutela della biodiversità. Invitano poi gli Stati membri a incoraggiare gli agricoltori a destinare almeno il 10% dei propri terreni a interventi paesaggistici a sostegno della biodiversità, quali siepi, alberi non produttivi e stagni.Riduzione dei contributi alle aziende più grandi e sostegno alle piccole aziende e ai giovani agricoltori. I deputati hanno votato per ridurre progressivamente i pagamenti diretti annuali agli agricoltori al di sopra dei 60.000 euro e poi fissarne il massimale a 100.000 €. Sarà tuttavia possibile agli agricoltori di detrarre il 50% dei salari collegati alle attività agricole dall’importo totale prima di effettuare la riduzione. Almeno il 6% dei pagamenti diretti nazionali dovrebbe servire al sostegno delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni. I deputati aggiungono che in caso più del 10% fosse utilizzato, la riduzione diventerebbe volontaria.I Paesi UE avrebbero la possibilità di destinare almeno il 2% delle dotazioni per i pagamenti diretti a sostegno dei giovani agricoltori. I finanziamenti per lo sviluppo rurale potrebbero fornire un sostegno complementare in grado di dare la priorità agli investimenti dei giovani agricoltori.Il Parlamento sottolinea che i finanziamenti dell’UE dovrebbero essere riservati a chi svolge almeno un livello minimo di attività agricola. Coloro che gestiscono aeroporti, servizi ferroviari, impianti idrici, servizi immobiliari, terreni sportivi e aree ricreative permanenti sono automaticamente esclusi.I deputati hanno respinto tutte le proposte per modificare le norme attuali per i nomi dei prodotti con carne a prodotti contenenti carne. Non cambierà quindi nulla per i prodotti a base di piante e per gli appellativi che sono utilizzati attualmente quando sono messi in vendita.Il Parlamento ha richiesto ulteriori misure per aiutare gli agricoltori a gestire rischi e possibili crisi future. Auspica una maggiore trasparenza del mercato, una strategia di intervento per tutti i prodotti agricoli, e l’esenzione dalle norme sulla concorrenza per quelle pratiche che adottano standard ambientali o sulla salute o sul benessere degli animali più elevati.Il Parlamento ha chiesto inoltre che la riserva per le crisi, prevista per aiutare gli agricoltori in caso di instabilità dei prezzi o dei mercati, sia convertita da strumento ad hoc a strumento permanente dotato di un bilancio adeguato.Il Parlamento intende comminare sanzioni più elevate nel caso di inosservanza dei requisiti dell’UE, ad esempio in materia di ambiente, benessere degli animali o qualità degli alimenti. L’importo della sanzione è pari ad almeno il 10% dell’importo totale dei pagamenti (un incremento rispetto all’attuale 5%).I deputati chiedono infine l’istituzione di un meccanismo di denuncia ad hoc attraverso il quale gli agricoltori e i beneficiari che subiscono un trattamento iniquo o che si trovino in situazione di svantaggio per quanto riguarda l’accesso ai fondi dell’UE, possano presentare denuncia se il loro governo nazionale non gestisce il loro reclamo in modo soddisfacente.Il regolamento sui piani strategici è stato approvato con 425 voti favorevoli, 212 voti contrari e 51 astensioni.Il regolamento sull’organizzazione comune dei mercati è stato approvato con 463 voti favorevoli, 133 voti contrari e 92 astensioni.Il regolamento sul finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC è stato approvato con 434 voti favorevoli, 185 voti contrari e 69 astensioni.

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Nessuno in Europa chiede il Mes, in Italia solo la sinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

“Mentre lo Stato ha ancora in cassa oltre 75 miliardi dello scostamento di bilancio votato dalle Camere per l’incapacità del governo di erogarli; mentre le Regioni saranno tagliate fuori dalle gestione del Recovery Fund, tanto che Zingaretti vuole scappare dal Lazio perche’ annusa che non tocchera’ palla; mentre accade tutto cio’ le forze sinistre si stanno organizzando per chiedere il MES. Non si domandano perche’ nessuno in Europa lo chiede? Non lo sanno che nasce per sopperire al fatto che gli Stati non riescono a collocare i propri titoli sul mercato? Lo sanno che i nostri titoli invece sono appetibilissimi? NO MES!” . È quanto scrive su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia e sindaco di Calalzo di Cadore Luca De Carlo, in risposta alla raccolta firme di circa 200 amministratori locali, annunciata dal sindaco Pd di Pesaro Antonio Ricci, per chiedere al governo l’uso immediato del Mes.

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Comprendere la politica dal punto di vista laico e confessionale

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

È un discorso che io faccio in primo luogo pensando agli italiani, ma potrei estenderlo agevolmente agli altri popoli del mondo. Riprendo, a tale riguardo, un passaggio del libro scritto dal sacerdote Pio Parisi nel suo libro: “La coscienza Politica” scritto nel 1975. Le sue parole, pur meditate molti anni fa, osservando gli avvenimenti che ruotavano intorno alla Democrazia Cristiana, sembrano ora acquistare una straordinaria attualità.
Il tema che mi sembra egli prediligesse, su tutti, è su cosa la fede dà alla politica. “Se la fede – egli osserva – è un’esperienza totale è chiaro che essa investe completamente la politica. La fede investe la politica dando un significato nuovo a tutte le realtà di cui la politica s’interessa, da quelle economiche alle giuridiche e culturali; un significato nuovo per l’intelligenza ma anche per il cuore, che si accosterà con nuovo slancio a queste realtà, e per l’azione.
Come potrebbe l’azione politica non essere permeata e intimamente modificata dalla fede, quando la fede stessa penetra l’intelligenza e il sentimento nel momento in cui si compie l’analisi su cui si fonda l’azione politica? In tal modo non si corre il rischio di cadere nell’integrismo? Non di certo giacché è proprio la fede la più forte garanzia contro tale andazzo.
Vi è un primato che supera ogni azione umana. La fede, di conseguenza, dà alla politica la possibilità di una lettura pienamente serena e seria di quel che succede e quindi dà possibilità di un vero orientamento in mezzo alle più complesse vicende umane.
La fede, soprattutto, ci illumina sul valore e sulla centralità d’ogni persona umana, sulla falsità d’ogni violenza e strumentalizzazione, da qualunque parte è operata, nei confronti del più ignorato degli uomini.” Per contro la politica da sola non genera fede, ma chi ha fede cresce in essa impegnandosi nella politica. La politica, semmai, può aiutare la fede a crescere nella conoscenza della grandezza di Dio. La politica, infatti, stimola l’attenzione a tutti e la considerazione dell’umanità come un tutto; fornisce tanti elementi per cogliere la complessità e il rapido divenire delle vicende umane: è spesso un’esperienza viva della miseria umana, materiale e morale; dà la possibilità d’individuare grandi potenzialità nei singoli e nella società. La politica può essere, infatti, un’ampia e intensa esperienza dei condizionamenti naturali e sociali, quelli del tempo, del peccato, della morte. Per chi non ha fede la politica può essere una via per raggiungerla. Facendo sinceramente politica ci si affeziona sempre più all’uomo e desiderare per lui una salvezza che sia di là di quella che l’uomo da solo può trovare; ci si affeziona all’amore e se ne cerca una sorgente inesauribile: ci si affeziona all’efficacia e si ricerca il divino. A questo punto noi comprendiamo, sino in fondo, la ragione che a cavallo tra il XIX e il XX secolo ci ha portato alla vocazione politica di un Gioberti e di uno Sturzo e di altri. Occorre, altresì, essere molto chiari con se stessi e con gli altri: se ci s’impegna insieme, in conformità a scelte di valori culturali e morali, bisogna rinunciare a servirsi di questa convergenza per operazioni di potere. Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda. È il momento che la coscienza civile e religiosa degli italiani riconosca i valori di sempre e s’identifichi con essi. Questa nostra coscienza politica va acquistata quotidianamente nella misura dell’impegno a osservare, a riflettere, a realizzare la sintesi fra diverse tendenze separate e contrapposte, ad aprire il proprio animo, agli altri e agli eventi, a convertire la propria vita, liberandosi, per quanto è possibile, dall’egoismo. Ed è un atto d’egoismo procedere uniti nella fede e separati in politica di là del ragionevole e del comprensibile. Dopo di tutto ci appare un non senso identificare due distinte anime tra chi opera in conformità al suo Credo e chi lo mette da parte, sia pure diligentemente, per lasciare il posto al significato laico della politica. (Riccardo Alfonso)

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Quanto la politica perde il contatto con la realtà

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

Se non è stata in grado di riconoscere per tempo le crisi del sistema per coglierne il significato. Non è riuscita a capire, di fronte ai crolli delle istituzioni e alle sofferenze umane, che gli uomini dell’apparato avrebbero dovuto trovare il modo migliore di comportarsi. È stato il momento in cui non si è stati capaci d’uscire dal pantano delle crisi istituzionali, civili, economiche e sociali per una più appropriata ricerca dei modelli culturali e dei costumi, del linguaggio, della trasmissione dei valori, dei rapporti tra generazioni. È mancata la coscienza politica. Quella stessa coscienza che sembra vagare solitaria e sconsolata e capace di rendere viva solo una diaspora.
È il momento che la coscienza civile degli italiani riconosca i valori di sempre e s’identifichi con essi. È il momento che questi valori siano restituiti al nostro patrimonio comune. In questo patrimonio comune si collocano quei movimenti politici vecchi e nuovi. Ecco perché oggi guardiamo con simpatia quei pionieri che hanno l’ardire di riportarla alla comune memoria, a risvegliare l’interesse dei giovani e di chi ha la memoria corta per fatalità genetica o per ipocrite chiusure. Agli altri che, si richiamano ai suoi valori, ma non hanno osato assegnarne il nome che li riallacci a un passato, occorra dire che può essere vergogna d’uomini ma non d’idee e di valori se questi attributi affondano le loro radici nella nostra coscienza positiva nella singola persona, nella comunità e nella società. Questa nostra coscienza politica va acquistata quotidianamente nella misura dell’impegno a osservare, a riflettere, a realizzare la sintesi fra diverse tendenze separate e contrapposte, ad aprire il proprio animo, agli altri e agli eventi, a convertire la propria vita, liberandosi, per quanto è possibile, dall’egoismo. (Riccardo Alfonso)

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La politica nelle istituzioni e tra la gente

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta e negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda.
C’è una politica che punta sul potere, per affermare dei valori: è illusoria.
C’è una politica che punta sui valori, per conquistare il potere: è farisaica.
C’è una politica che punta sui valori per farli crescere: Questa politica è valida e se è fatta da persone mature, non c’è pericolo che dimentichi di fare i conti con la realtà “potere”.
Gli italiani, e non solo nel mondo, hanno avvertito, e l’antipolitica ha fatto il resto, le forti contraddizioni tra l’essere e l’agire politico di chi è stato eletto dal popolo in termini fiduciari e chi li ha traditi ingannandoli per le sue miserie umane. L’errore, nell’immaginario popolare, è stato quello di aver associata l’istituzione con chi è stato demandato a guidarla demonizzandoli entrambi.
La verità è che siamo al cospetto di una società divenuta sempre più complessa e frammentata dove a fronte di un suo cambiamento radicale i partiti di massa o quelli creati ex-novo ma con lo sguardo rivolto al passato, non sono riusciti a cogliere il nuovo e il diverso in prospezione.
Oggi, pur con tutte le nostre contraddizioni si avverte forte nell’opinione pubblica una forma di governo statale in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale, chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti. C’è chi a fronte di questa richiesta pensa all’uomo “forte” capace di decidere da solo e d’imporre la sua volontà, ammaliato dall’idea del bene comune, e affrancandosi dai mediatori del consenso popolare in auge nelle democrazie compiute. C’è chi cerca un consenso tra i cosiddetti poteri forti cedendo ai loro interessi partigiani per reggere le sorti di un Paese, ma tradendo la volontà popolare con la logica delle promesse e favorito da una “informazione ingannevole”.
A questo punto mi chiedo se allo stato attuale e con i tanti nodi critici che vengono al pettine possiamo ancora far emergere la responsabilità politica in un sistema così compromesso e quindi riportare la democrazia nel suo alveo naturale facendola funzionare a dovere. È senza dubbio un’impresa ardua ma che potremmo affrontare solo se ci convinciamo che sta proprio alla capacità del popolo di determinare ex ante gli indirizzi politici e sulla possibilità di rimuovere i governanti senza spargimento di sangue in seguito a un giudizio negativo in ordine al loro operato, ma non correndo il rischio di cadere dalla padella nella brace. (Riccardo Alfonso da “Studi politici” della Fidest)

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Il bene comune

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

È stato scritto: “il bene comune di una nazione passa anche attraverso la fatica del pensare, l’urgenza dell’interrogare, la necessità del dialogare in modo critico e costruttivo con la cultura pluralista che ci avvolge”. Se volgiamo questo pensiero alla politica, che intendiamo circoscrivere a quella italiana, ci rendiamo conto di quanto sia distante nella realtà quotidiana questo semplice ma incisivo precetto. Nella migliore delle ipotesi ci imbattiamo in una classe elettorale protesa alla ricerca di “stabilità” individuabile con le “parole” ma non sempre costituenti una premessa per ottenere un conseguente effetto. In questo frangente diventiamo facili vittime di un imbonitore di turno e la grancassa dei media rende l’eco più immaginifico smarrendo in tal modo il senso del reale. In tale contesto ci rendiamo sempre più consapevoli che la crisi non sta nel sistema ma nella misura in cui abbiamo smarrito il senso della vita, del vivere in comunità, nella perdita dei valori dove il profitto prevale alla solidarietà, dove il male diventa una necessità e ci ritroviamo con lo homo homini lupus che per Rousseau significa “l’uomo è un lupo divoratore per ogni altro uomo”. In tutto questo ripiegamento agli usi barbari è possibile un rinsavimento? La risposta è dentro di noi restituendo al pensiero e alla ragione la possibilità di valutare e meditare e di renderci conto che esistono due soli grandi diritti: quello alla vita e al vivere e non possiamo garantire il primo senza rispettare il secondo. (Riccardo Alfonso)

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La politica delle convergenze parallele

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

E delle forme triangolari, tra le ideologie e le aberrazioni. In politica un po’ di geometria non guasta dopo le “convergenze parallele” indicate da un politico italiano per spiegare la possibilità di fare alleanze “particolari”. Dal punto di vista retorico, l’espressione è un ossimoro essendo parole in forte antitesi giacché due rette parallele non possono convergere. Oggi, invece, parliamo del triangolo della vita i cui vertici possiamo indicare con le tre tipiche età dell’essere umano: giovani, età intermedia e anziani. Mi riferisco al triangolo equilatero che con i suoi angoli interni tutti pari a sessanta gradi considero la figura più semplice in assoluto. Esso, con i suoi tre segmenti, realizza il minimo per delimitare una superficie chiusa. Su questa base si può costruire una piramide per entrare nella tridimensionalità. Oggi ci sembra, con l’allungamento dell’età media, tanto per restare alla nostra figura geometrica, da triangolo equilatero, si debba passare ad altre figure: l’isoscele con due lati e angoli con lunghezza uguale o scaleno con tutti i lati e angoli interni che hanno lunghezze differenti. Se vogliamo, introducendo questa variante “esistenziale” nella nostra nuova figura, dobbiamo dire che abbiamo un lato, i giovani, di trenta gradi, l’età intermedia di sessanta e quella degli anziani di novanta. Da una prima riflessione notiamo come il primo lato si sia accorciato provocando nei giovani una maturità precoce ma anche innaturale e con uno strascico di problemi non indifferenti che vanno, inevitabilmente, a scaricarsi nel secondo lato. Il terzo, invece, si è allungato e ha dato origine a un’altra irregolarità. Se a questo punto volessimo ritornare a quella che consideriamo la figura ideale che è data dal triangolo equilatero, dovremmo restituire ai giovani il loro spazio e tornare ad accorciare la speranza di vita agli anziani. Se partiamo da questo postulato, dobbiamo subito dopo chiederci: è praticabile tale strada? E ancora: “Quali sarebbero le conseguenze se la percorressimo?” Dovremmo in pratica restituire ai giovani quella fetta di giovinezza che abbiamo loro sottratto, e qui potrebbe anche starci bene, ma non è la stessa cosa per gli anziani che si vedrebbero preclusa la possibilità di vivere più a lungo.
Se usciamo per un momento da questo livello di astrattezza surreale e ci caliamo nella nostra quotidianità la risposta potrebbe diventare cinica pensando di stabilire un’età oltre la quale non si debba andare per continuare a tenere valida la figura del nostro triangolo isoscele.
Un’alternativa sarebbe di tenere “compresse” le età come in qualche modo è stato fatto in Italia con gli ammortizzatori sociali per i giovani nei fuori corso universitari e con la ferma obbligatoria. Oggi lo facciamo con i master e gli stage. Ma come possiamo conciliare la grande voglia dei giovani per la “maturità” e la loro spinta a diventare dei protagonisti nella società con le altre generazioni contestualmente presenti? Ciò vuol dire anticipare l’ingresso nell’età intermedia e che, a sua volta, finisce con l’esaurire ben presto la sua carica “propulsiva” diciamo intorno ai 55-60 anni.
Così finiamo con lo stabilire una regola che vede entrare nel mondo del lavoro e nelle istituzioni giovani che solo qualche anno fa relegavamo tra i banchi di scuola mentre estromettiamo dal sistema i cinquantacinquenni e che a loro volta diventano in pratica degli anziani da parcheggiare in solitudine nel limbo dell’attesa e che diventa maggiore per via dell’allungamento della vita. E’ logico presumere che con questa diversa suddivisione del differenziale esistenziale s’ingenerino dei conflitti soprattutto da parte dei giovani rispetto agli anziani. Giovani sempre più adulti e anziani sempre più superflui. Se vogliamo a questo punto ritornare alla logica delle “convergenze parallele” vi sarebbe un modo per affievolire i dissidi intergenerazionali stabilendo lavori ad hoc. Prendiamo ad esempio un giocatore di calcio professionista.
Sappiamo bene che la sua “vita sportiva” non andrà oltre i trentacinque anni. Dopo tale data dovrà cercarsi un diverso impiego. Perché non possiamo fare la stessa cosa, sulla base dei dati anagrafici o anche per età biologica, per ciascuno di noi? Possiamo stabilire dei lavori “congeniali” a una certa età e non in altre e fare in modo che i vari passaggi siano mediati attraverso appositi corsi professionali. Così potremmo trovare un lavoro a un settantenne senza per questo “rubarlo” a un trentenne. Se non altro potremmo ovviare quelle contraddizioni che abbiamo dovuto rilevare in questi ultimi anni con sistemi che per favorire il turn over si anticipava l’età pensionabile per poi rendersi conto che il loro costo sociale si ritorceva inevitabilmente sul sistema economico del Paese danneggiandolo seriamente. Come dire? Il rimedio è peggiore del male.
Oggi gli anziani possono diventare odiosi e scatenare intolleranze in tanti modi. Prima di tutto per le loro richieste di adeguamenti pensionasti al costo della vita e poi per le loro necessità assistenziali ritenute sempre più costose e per i tentativi di taluni di essi di “arrotondare” le loro rendite con il lavoro in nero e ancor peggio nel fare delle loro professioni un’attività inalienabile come in politica e nelle rappresentanze istituzionali. L’esempio tipico l’abbiamo con Berlusconi che da industriale è passato alla politica a tempo pieno e ora punta all’immortalità. Ma come possiamo escludere una realtà alla quale tutti noi siamo sottomessi se non cercando di mediarla con la forza della ragione? D’altra parte, ogni età è necessaria e ineluttabile all’essere umano come per tutte le creature viventi per una legge che ci sovrasta ed è incomprimibile e immutabile: è quella del tempo. (Riccardo Alfonso)

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L’Italia politica degli ultimi anni: guardiamo il passato per capire il presente

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

Partiamo dall’intervento di Amintore Fanfani, sul finire degli anni sessanta, in un’assise congressuale della Dc dove denunciava i primi casi di corruzione politica e che anni dopo Aldo Moro e Berlinguer cercarono un possibile deterrente attraverso la formula del “compromesso storico”. Sappiamo che tale tentativo fallì tragicamente con il rapimento e l’uccisione di Moro e la successiva morte per cause naturali di Berlinguer. Il tema fu ripreso da Bettino Craxi in un suo famoso discorso alla Camera dei deputati per difendersi da un sistema corruttivo già ampiamente diffuso e che lo aveva travolto.
Seguirono gli eventi internazionali con la caduta del muro di Berlino e il conseguente collasso dell’Urss. Di rimbalzo l’Italia subì una crisi al contrario con la dissoluzione della D.C. ma non del partito comunista. Fu anche la stagione di “mani pulite” e si pensò ad una svolta virtuosa.
Fu, purtroppo, un’occasione mancata. Non si fecero i conti con i pregiudizi dell’elettorato italiano nei confronti del partito comunista anche se aveva cambiato il nome e non si trovò di meglio, per colmare il vuoto lasciato dalla Dc, che dar vita a un partito nuovo di zecca chiamando alla ribalta un uomo il cui merito era quello d’avere ingenti disponibilità economiche e l’audience delle sue televisioni private e di alcune testate giornalistiche. Si pensò ad una rivoluzione liberale ma il tutto si tradusse in una sorta di “liberismo creativo” dove l’Italia perse la sua grande occasione per rigenerarsi.
Dopo un lungo torpore dove le sorti del Paese continuarono a peggiorare si pensò a una nuova svolta con un movimento denominato 5Stelle che divenne nel 2018 il primo partito del paese ma non di governo. Primeggiarono i voti di coalizione dove il Pd nel 2013 prevalse sul centro destra per una manciata di voti che gli permise d’ottenere il premio di maggioranza.
E ora dopo i segni contradittori delle europee dello scorso anno ritorniamo, questa volta, con sette regioni che devono rinnovare i loro consigli e rispettivi governatorati. Cosa dovrebbe insegnarci il passato?
A non fidarsi di certo da chi ci ha delusi e ad offrire un’apertura di credito al diverso, se non proprio il nuovo, che si sta profilando espresso dal Movimento cinque stelle. Non vediamolo come il virtuoso che si contrappone al corrotto. Vediamolo per quello che è. Un movimento fatto di persone che possono anche sbagliare ma che hanno il privilegio di provenire dalla società civile senza passare dalle logiche partitiche e dagli inciuci di palazzo. Tutto qui? Certo e per l’Italia politica ne basta e ne avanza. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici della Fidest)

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