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Fino al 15 dicembre all’Università di Parma le Lezioni Aperte di Politiche Sociali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Parma. Queste lezioni universitarie sono “aperte” secondo diverse accezioni. Primo, sono lezioni “aperte” nel senso che in aula stanno insieme docenti universitari e studenti con persone che stanno vivendo in prima persona i problemi di cui si parla e con servizi, movimenti e associazioni che se ne occupano, con lo scopo di confrontare visioni che emergono da condizioni e punti di vista diversi. Non si tratta di sola “testimonianza”: le lezioni sono precedute da un lavoro di preparazione che prevede incontri e approfondimenti prima dell’incontro con gli studenti, in modo da maturare e rendere visibili visioni plurali intorno al medesimo oggetto di analisi. Secondo, sono lezioni che trattano di problemi “aperti”, cioè esplorano categorie e realtà dell’“emergente sociale”, vale a dire fenomeni che si ritengono difficili da concepire con le categorie dei decenni passati, qualcosa che socio-logicamente è “già” e al tempo stesso “non ancora”. Terzo, sono aperte perché i destinatari non sono solo gli studenti ma tutti i cittadini interessati, caldamente invitati a partecipare. Le Lezioni si svolgeranno a distanza su piattaforma Teams: è sufficiente connettersi ai link indicati sul sito web di Ateneo. L’iscrizione degli studenti del corso di Politiche Sociali è automatica; l’iscrizione di cittadini e operatori interessati non è obbligatoria ma è gradita scrivendo agli indirizzi

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Effetto Covid sulle politiche retributive del primo semestre 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Quasi 7,5 milioni di mensilità CIG erogate per oltre 3 milioni di lavoratori e brusca frenata della crescita delle retribuzioni per tutti gli inquadramenti dopo un trend positivo di cinque anni. Questo quanto rileva il 28° Rapporto sulle Retribuzioni di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group, che indaga l’evoluzione delle retribuzioni in Italia nel 2019 e nel primo semestre 2020.Nel periodo marzo-maggio 2020 la produzione industriale è calata del 29,9% rispetto al trimestre precedente, e se a maggio l’indice di produzione è in crescita rispetto ad aprile (+42%) è comunque ancora inferiore rispetto a gennaio, periodo pre-covid, (-20%).Le imprese interessate dalle misure introdotte dal lockdown, che hanno sospeso le attività fino a maggio sono il 45% del totale, il 22,5% ha ripreso le attività prima di maggio, mentre il 32,5% sono sempre rimaste attive.Oltre all’occupazione, cala anche la disoccupazione, ma non è un segnale positivo per il mercato: ciò è principalmente dovuto alla riduzione del numero di quanti cercano attivamente lavoro, scoraggiati dal momento di crisi, che non rientrano più nel novero dei disoccupati, ma degli inattivi.Per fronteggiare l’emergenza il Governo, con il Decreto Cura Italia, ha introdotto diversi strumenti di integrazione salariale, tra cui Cassa Integrazione Guadagni (CIG) ordinaria, assegni di Fondi di Solidarietà e Fondo di Integrazione Salariale (FIS) e la CIG in deroga, ossia la cosiddetta CIG-Covid.Partendo dai dati forniti dall’INPS, abbiamo rilevato che la riduzione sulla retribuzione netta mensile media è pari al 33%. Se si considera però il totale della popolazione lavorativa, quindi anche coloro che hanno continuato a percepire l’intera retribuzione, la riduzione media risulta 90 Euro al mese, pari al 5,7% di retribuzione netta mensile in meno.Per i Quadri la riduzione è del 11,1%, corrispondente a circa 350 Euro in meno, mentre nel caso degli Impiegati la riduzione è pari al 6,3%, corrispondente a poco più di 100 Euro. Infine, per gli Operai la riduzione è del 5,6%, pari a circa 80 Euro in meno. Il ricorso a questa misura da parte delle imprese varia a seconda della dimensione e della collocazione territoriale: è molto diffusa nelle medie imprese (circa il 70%) e ci sono circa 10 punti percentuali di differenza tra l’area con la più bassa quota di imprese in CIG-Covid, il Nord-Est, e quella con la quota più alta, ossia il Mezzogiorno. “Una possibile spiegazione di questa differente distribuzione territoriale – conclude Quarti – riguarda la composizione settoriale, con le imprese del Mezzogiorno maggiormente colpite dal lockdown in quanto appartenenti a settori come il commercio al dettaglio non alimentare, la ristorazione e il settore turistico che sono stati più colpiti dalle restrizioni introdotte dal Governo per combattere la diffusione dell’epidemia.” Se il 2019 conclude un quinquennio di crescita della retribuzione totale e delle sue componenti fissa e variabile, nei primi mesi del 2020 si evidenzia invece una brusca frenata della crescita delle retribuzioni, che rimangono sostanzialmente sui livelli misurati nel 2019.

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Politiche monetarie del terzo tipo: dobbiamo cambiare i portafogli finanziari?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

A marzo di quest’anno è stato tradotto un libro estremamente interessante per avere un inquadramento storico della fase che stiamo vivendo. Si intitola “I principi per capire le grandi crisi del debito” di Ray Dalio. Dalio non è un accademico, come Rogoff e Reinhart. L’architettura concettuale che ha sviluppato per comprendere l’economia è molto pragmatica: tanto buonsenso, poca matematica. La sua storia come investitore e imprenditore nel settore della finanza parla per lui.
Come Rogoff, Dalio è appassionato di storia. Uno dei principi cardine del suo approccio agli investimenti è questo: ciò che accade oggi, in forme diverse, è sicuramente già successo diverse altre volte nella storia, solo che potrebbe essere accaduto quando nessuno di noi era in vita o quantomeno operava in finanza.
Nel libro di Ray Dalio si descrivono, con un elevato livello di dettaglio, alcuni esempi storici di crisi legate all’ultima fase del ciclo del debito di lungo termine compreso quella che ha incluso “la grande depressione” e che ha visto il suo punto di culmine il 9 Marzo 1933 quando il Congresso USA approvò l’Emergency Banking Act con il quale si permise alla FED di emettere dollari garantiti da asset bancari anziché da oro. Tutti i fenomeni hanno una loro certa ciclicità, il problema è che quando i cicli durano di più della vita media delle persone (almeno quella lavorativa) è molto difficile riconoscerli anche perché si declinano in modi sempre nuovi legati alle specificità dell’epoca. E’ evidente, ad esempio, che tutta la tecnologia dell’epoca moderna porta con sé delle particolarità che non potevano essere presenti nei casi simili del passato.
L’economia tende ad avere dei cicli naturali di qualche anno collegati essenzialmente alla disponibilità di credito. Quando il ciclo del debito di lungo termine è ancora nelle fasi gestibili, esistono fluttuazioni più di breve termine, cioè di qualche anno (tipicamente 3-5 anni), che le banche centrali tendono ad orientare abbassando o innalzando i tassi d’interesse.
Quando siamo nelle prime fasi del ciclo del debito di lungo termine, ogni volta che si completa un ciclo più breve, ci si trova con un debito complessivo leggermente inferiore al momento di picco del ciclo del debito di breve termine, ma comunque superiore rispetto all’inizio dello stesso ciclo di breve. Le politiche monetarie di primo tipo sono sostanzialmente legate al controllo dei tassi d’interesse. Sono politiche estremamente efficaci, solo che devono esserci le condizioni giuste.Quando non c’è più spazio per tagliare i tassi, le banche centrali iniziano a “stampare moneta” comprando asset finanziari, tipicamente obbligazioni governative, ma poi si fanno prendere la mano e comprano un po’ di tutto (comprese obbligazioni di aziende poco solvibili e azioni).
Alla lunga, continuare a comprare titoli sui mercati non ha quasi più effetti come stimolo all’economia. Gli acquisti sui mercati rimangono molto efficaci per prevenire o controllare le crisi dei mercati finanziari (come abbiamo visto anche nell’ultima crisi), ma lo scollamento che si genera fra mercati finanziari ed economia reale alla lunga diventa insostenibile. E’ ciò che è accaduto ad esempio negli USA nel 1937-38 e ciò che sta accadendo attualmente con gli ultimi QE.
Quando comprare asset finanziari non è più funzionale, le banche centrali ed i governi si convincono che l’unico modo per far ripartire l’economia è mettere direttamente soldi nelle tasche delle persone, specialmente quelle che hanno pochi o nessun risparmio.Ci sono moltissimi modi diversi per farlo ed in genere si usano combinazioni di varie tecniche. Il modo più tradizionale si ispira al new deal roosveltiano che risollevò gli USA dalla grande depressione. In sostanza si tratta di spendere a deficit per finanziare attività nell’economia reale, possibilmente investimenti utili nel lungo termine. I modi per applicare queste politiche monetarie sono limitate solo dalla fantasia, si possono tutte far rientrare sostanzialmente in due categorie:
• le banche centrali mettono direttamente soldi in tasca ai cittadini (chiamato anche “helicopter money”);
• i governi spendono direttamente o indirettamente attraverso incentivi fiscali.
Alla fine bisognerà comunque trovare una qualche forma per far scomparire l’enorme debito nominale che si viene a creare.
La forma più graduale per far “sparire” il debito è generare un livello di inflazione controllato, ma sostenuto, nell’ordine del 3-5% per diversi anni, mantenendo, possibilmente, tassi d’interesse nominali bassi (possibilmente inferiori all’inflazione stessa).
Ci sono però forme anche più veloci e senza effetti a catena diretti nell’economia come la creazione di grandi “bad bank” o l’acquisto del debito da parte delle banche centrali e la successiva cancellazione. Sono forme “moderne” di giubileo del debito.
Conseguenze sui portafogli finanziari
Per quanto a mio avviso improbabile, potrebbe anche essere che le cose continuino a “vivacchiare” per qualche anno senza decisioni drastiche.
In tutti gli scenari, la considerazione che possiamo trarre a seguito dei comportamenti delle banche centrali e dei governi in risposta alla crisi innescata dai problemi sanitari mondiali, è che le obbligazioni a tasso fisso governative (o comunque con alti rating) hanno di fatto dismesso completamente il ruolo che storicamente hanno avuto per decenni nei portafogli. Nessuno impedisce, tecnicamente, di vedere il decennale tedesco scambiare a rendimenti del -2% all’anno. Ma la storia del ciclo del debito di lungo termine sta ormai puntando verso uno scenario opposto. L’ipotesi di una ripresa dell’inflazione nei prossimi lustri è ormai chiaramente auspicata dalle banche centrali. Continuare a mantenere questo genere di obbligazioni in portafoglio è un rischio che non ha senso correre. Il tema di cosa fare della componente obbligazionaria dei portafogli non è certo nuovo. Ci sono enormi spazi di soluzione al problema dei portafogli finanziari, ma non risiedono nei mercati finanziari, bensì nella consapevolezza degli investitori. La gestione della componente volatile del portafoglio necessita di tanta consapevolezza per non generare problemi, ma i prossimi lustri nei mercati finanziari potrebbero generare problemi ancora maggiori agli investitori inconsapevoli che ritengono di avere portafogli prudenti perché sono pieni di obbligazioni. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio in sintesi, fonte: https://www.aduc.it/editoriale/politiche+monetarie+terzo+tipo+dobbiamo+cambiare_31669.php)

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Politiche: tutto cambiare per nulla cambiare

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Il dibattito che alcuni partiti politici stanno affrontando, mettendolo in mostra nelle casse di risonanza dei media, sa, per molti versi, del surreale. Prima di tutto perché sono per lo più argomenti vecchi che con una certa nonchalance sono contrabbandati per nuovi di zecca ad uso e consumo della memoria corta degli italiani. La verità è che da alcuni lustri il Paese si è adagiato sui successi del passato se non regredendo. Penso alle tante battaglie civili e sindacali per i diritti dei lavoratori che sono stati vanificati da qualche anno a questa parte per rincorrere le varie multinazionali che notoriamente emigrano dove riescono ad ottenere più lauti profitti e si sa lo fanno, soprattutto, sulla pelle dei loro dipendenti. Oggi, per giunta, siamo stati “ingabbiati” da regole europee che in nome della stabilità finanziaria dei conti pubblici non ci permettono di crescere come dovremmo e per giunta ci costringono a fare il “lavoro sporco” trasformando l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Tutto questo per non parlare dei nostri mali endemici quali la giustizia, la scuola, il sistema creditizio e via di questo passo. Sono tali e tanti i nostri problemi sul tappeto che ci vien spontaneo chiederci il perché i tanti soloni che oggi pontificano essendo stati al governo del paese non vi abbiano già provveduto invece di lasciar incancrenire le tante situazioni emergenti. Oggi, forse, potremmo imboccare una strada virtuosa votando chi non è compromesso con il passato incestuoso e offrendogli un’apertura di credito sul nostro futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che vanno ramenghi per il mondo a caccia di un lavoro onorevole e chi langue in Italia tra mille difficoltà. (Riccardo Alfonso)

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Porti aperti e politiche migratorie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

“Il Governo Conte sta mettendo in pericolo la salute delle nostre Forze di Polizia, impegnate a fronteggiare l’emergenza sbarchi in Calabria e Sicilia. E’davvero una vergogna”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e presidente della Direzione nazionale di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli: “Per colpa della politica dei porti aperti messa in atto da Pd e M5S, nonostante il Covid-19 sia ancora in circolazione, le nostre donne e i nostri uomini in divisa rischiano di essere contagiati da chi arriva illegalmente in Italia pagando gli scafisti. E, di conseguenza, temono a loro volta di trasmettere il virus a colleghi e familiari. E’ una situazione di una gravità inaudita. Per questo – aggiunge Cirielli – vorrei sapere dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgerse se il Governo sta tutelando l’incolumità delle nostre Forze dell’Ordine oppure è impegnato solo a salvaguardare quella degli extracomunitari e degli scafisti. Se fosse stato attuato il blocco navale che Fratelli d’Italia con la sua leader Giorgia Meloni chiede da anni, oggi potremmo garantire una maggiore sicurezza per tutti mettendo fine ad un business, quello dell’immigrazione clandestina, che non conosce crisi” conclude Cirielli.

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Politiche attive e formazione

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

Mettere le imprese, soprattutto quelle piccole e piccolissime, nella condizione di poter ripartire, dopo la sospensione delle attività produttive per il diffondersi del Covid-19, attraverso strumenti di politica passiva, come gli ammortizzatori sociali, ma anche di politica attiva del lavoro, che favoriscano nuova produttività aziendale e garantiscano i livelli occupazionali. Fondamentale in questo contesto è l’apporto dei Consulenti del Lavoro, che insieme alle parti sociali e datoriali, possono aiutare lo Stato a migliorare il mercato del lavoro, favorendone la crescita. É il messaggio emerso nel corso della videoconferenza organizzata dalla Fondazione Consulenti per il Lavoro lo scorso 26 maggio per discutere degli strumenti messi in campo dalla Commissione Europea per fronteggiare l’occupazione durante l’emergenza sanitaria ed economica.

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Difendere l’agricoltura dalle speculazioni politiche

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2020

In un momento che richiede unità a tutto il Paese, Confeuro esprime il suo apprezzamento per lo sforzo della ministra Teresa Bellanova a difesa della nostra agricoltura e del made in Italy – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Condanniamo, invece, quanti prendono spunto dalle gravi difficoltà legate all’emergenza coronavirus per rilanciare battaglie di parte, che in questo momento possono solo destabilizzare il mercato e mettere le nostre produzioni ancora più a rischio.
La nostra Confederazione sindacale è chiamata a svolgere un ruolo di costruttiva vigilanza nei confronti dell’operato del Governo e dei suo ministri – prosegue Tiso. In questi mesi, abbiamo espresso apprezzamenti e critiche verso i provvedimenti dell’esecutivo per il rilancio di un’agricoltura che sta affrontando passaggi cruciali come la definizione della nuova Pac e la sfida del Green New Deal. Non è tuttavia ammissibile sfruttare questa delicata congiuntura per dividere le forze politiche e alimentare nuove polemiche.L’industria agroalimentare italiana ha ora bisogno di essere protetta con tutti gli strumenti a disposizione sui mercati europei e mondiali. La concorrenza sleale a cui assistiamo in questi giorni, con la richiesta di certificazioni per i prodotti provenienti dal nostro Paese, deve essere contrastata ribadendo che il made in Italy è sicuro e la sua qualità come sempre garantita. Per rispondere all’emergenza, positiva è la proposta del ministero delle Politiche agricole di garantire liquidità alle imprese anticipando i contributi comunitari. Servono misure concrete per rispondere alla tempesta in corso, non polemiche gratuite che hanno l’unico scopo di guadagnare consenso.

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USA 2020: Tracce storico-politiche e istituzionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Roma La Fondazione Italia USA organizza a Roma venerdì 28 febbraio 2020 alle ore 16:30, presso la Camera dei Deputati, Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, Via del Seminario 76, un dibattito di presentazione del libro di Mauro della Porta Raffo sul tema “USA 2020. Tracce storico-politiche e istituzionali”.L’incontro sarà moderato da Giampiero Gramaglia, consigliere per la comunicazione della Fondazione Italia USA, interverranno i giornalisti Giorgio Dell’Arti, Antonio Di Bella, Cesare Lanza, Enrico Mentana. Mauro della Porta Raffo, saggista e giornalista, presidente onorario della Fondazione Italia USA, è uno dei più qualificati esperti a livello internazionale di storia politica degli Stati Uniti e elezioni presidenziali americane. Tra i suoi numerosi libri, “Obiettivo Casa Bianca. Come si elegge un presidente”, “I signori della Casa Bianca”, “Americana”, “USA 1776/2016 – Dalla Dichiarazione di Indipendenza alla campagna elettorale del 2016”, “Le Cinquantuno Americhe”. (fonte: Mercurpress)

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Le politiche della Apple a vantaggio di consumatori e l’economia in generale

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

E’ notorio che il presidente Usa Donald Trump sta usando tutti i mezzi possibili e immaginabili per impedire che alcune primarie aziende Usa che operano in Unione Europea debbano pagare le tasse al pari degli altri. E un po’ ci sta riuscendo.
Si tratta essenzialmente di quelle aziende note con l’acronimo GAFA (Google, Apple, Facebook e Amazon) che, nei Paesi europei in cui operano, sembra che arrivino a pagare imposte anche minori di aziende “locali” che hanno dimensione microscopiche rispetto a loro.
Questa è una fotografia della realtà. Nello specifico affrontiamo un caso particolare: i caricatori dei telefonini. L’Ue intende approvare una normativa per la standardizzazione di questi dispositivi. La Apple oggi ha fatto sapere: ”Riteniamo che una regolamentazione sulla standardizzazione dei connettori installati in tutti i tipi di smartphone soffocherebbe l’innovazione invece di incoraggiarla, e danneggerebbe i consumatori in Europa e l’economia in generale”. E’ evidente che quando l’azienda di Cupertino parla di danni ai consumatori europei, intende che questi ultimi, poverini, dovrebbero essere costretti a risparmiare un sacco di soldi non dovendo più spendere il doppio o il triplo per acquistare i caricatori della Apple, e quindi (secondo loro) essere privati della loro tecnologia che ne risentirebbe in qualità dovendo standardizzarsi. Nel contempo, è altrettanto evidente che quando la Apple parla di danni all’economia in generale, per “economia” intende quella che ha origine dalle sue aziende e ritorno sulle stesse aziende… il resto (sempre secondo loro) gira intorno al loro business. Si tratta di una concezione dell’economia che fa finta di ignorare il significato della parola stessa. Economia: che presume un impegno non debordante, non oneroso oltre le normali possibilità, per realizzare qualcosa. Una cosa è economica quando costa poco e non ritiene grandi sforzi per essere realizzata. Etc.Quella di Apple è una sorta di “economia dell’odio”, dove il consumatore, invece di trarre profitto dall’economia, è quasi costretto alla sottomissione al denaro del presunto genio, sottomissione indotta anche dalle istituzioni che (il caso Trump è esplicito) indicano come dovere di un americano avere all’estero agevolazioni fiscali che in patria non se lo sognerebbe neanche. Auspichiamo che queste valutazioni siano prese in considerazione da chi, in Unione Europea, sta operando per la standardizzazione dei caricatori al fine di ridurre costi e rifiuti.

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Istat, Cavallaro (CISAL): “Basta con le politiche «lacrime e sangue»”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

“I dati Istat relativi al calo della produzione industriale in Italia, non possono che accrescere la nostra preoccupazione verso il mondo del lavoro e delle famiglie, sempre più in affanno. Al tempo stesso, non possono che rafforzare la convinzione che bisogna porre, una volta per tutte, un argine alle politiche “lacrime e sangue” fatte di misure fortemente restrittive, finalizzate – sulla carta – a ridurre il debito pubblico ma che, di fatto, comprimono la domanda interna”.“Il calo degli investimenti pubblici e privati ed il contenimento di salari e pensioni sono tra le cause principali di difficoltà che, nel nostro Paese, perdurano da troppo tempo”.“Occorre pensare a nuove condizioni affinché le imprese italiane recuperino competitività, anche mediante incentivi che favoriscano innovazione e sistemi produttivi sempre più sostenibili, aumentando la spesa d’investimenti pubblici in ricerca e infrastrutture e facendo crescere il potere di acquisto delle famiglie”.Lo ha dichiarato Francesco Cavallaro, Segretario Generale della CISAL.

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Spazio alla politica fiscale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory, Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Draghi ha ribadito anche le ragioni del nuovo Qe da 20 miliardi al mese annunciato a settembre e la convinzione che con “una politica fiscale gli obiettivi di politica monetaria saranno ruggini prima con minori effetti collaterali”.Le prospettive aperte da questo scenario sono inedite con implicazioni importanti per i mercati: le analizzeremo dopo aver inquadrato la situazione globale sul fronte macro.La comprensione del ciclo attuale appare complessa a causa della coesistenza nel mercato di elementi segnaletici della recessione, come l’inversione della curva dei rendimenti e altri più costruttivi, come l’andamento degli indici azionari.Tuttavia, nonostante il crollo della manifattura globale che proietta un’ombra scura sulle prospettive macro, Pictet AM conferma la sua posizione relativamente costruttiva rispetto ai timori di una recessione. Una posizione suffragata innanzitutto dal leading indicator proprietario costruito su circa 40 dati macroeconomici, dal quale è rilevabile uno spiraglio di ottimismo nell’andamento congiunturale.
Ma le ragioni che inducono a confermare una posizione più ottimista del mercato sono diverse:
la prima è che la componente salariale ha segnato negli Usa una crescita del 3%, ovvero dell’1,5% al netto dell’inflazione; anche in Europa i salari sono cresciuti in termini nominali e l’inflazione non sta erodendo la capacità di acquisto;
L’effetto collaterale principale di questa dinamica è la robustezza dei consumi, che rappresentano il 70% del PIL e che dipendono dal reddito disponibile e dalla capacità reale di spesa;
La produttività sta tenendo il passo con la crescita dei salari reali e pertanto l’incremento della capacità di spesa non si sta traducendo in detrimento dei profitti aziendali;
Escludiamo infine la possibilità che uno shock petrolifero possa demolire la solidità dei consumi, in maniera simile a quanto accadeva negli anni Settanta. Lo dimostrano le vicende recenti dell’Arabia Saudita dove l’attacco che ha colpito metà della capacità produttiva del greggio del Paese è stato riassorbito, dal punto di vista dei prezzi, nel giro di due settimane.
Cosa ci attende in futuro? Riteniamo che la Fed abbia concluso la propria manovra espansiva, contrariamente al mercato che sconta all’80% un nuovo taglio entro fine anno e altri due nel 2020. Inoltre, con le ultime decisioni della BCE, la politica monetaria testa la soglia inferiore oltre la quale gli effetti negativi rischiano di sopravanzare quelli positivi. Ricordiamo che la Banca Centrale Europea ha ridotto i tassi di deposito a -0,5% e inaugurato una nuova fase di acquisti tarata esattamente poco sotto i livelli ai quali sarebbe stato necessario ritoccare tutte le regole di ingaggio (cioè il capital key, la quota di acquisti per Paese) e la quota di acquisti di singole emissioni (33%). Una sorta di canto del cigno della politica monetaria, tanto che Mario Draghi in modo molto esplicito ha dichiarato la necessità di avviare misure di politica fiscale. D’altronde il metabolismo del tessuto produttivo si è abbassato sia in America sia in Europa: un contesto in cui si riduce lo spazio di manovra e gli strumenti monetari tradizionalmente utilizzati per stimolare le economie. Il meccanismo dello stimolo non funziona efficacemente con i tassi negativi, ragionando in termini attuariali, le famiglie tendono a risparmiare di più per avere la stessa cifra in futuro, e dunque l’effetto di reddito diventa prevalente sull’effetto di sostituzione. Se sembra evidente che lo spazio della politica monetaria sia destinato a diminuire, resta da capire se e dove esista uno spazio per avviare una politica fiscale, che ha il potenziale di far aumentare la crescita ma anche di far salire i tassi. La risposta si ottiene osservando il rapporto tra tassi di crescita dell’economia e tassi di interesse. Ogni volta che i primi sono superiori ai secondi esiste uno spazio di manovra per la politica fiscale, nella forma di misure di taglio fiscale o aumento della spesa pubblica; e questo spazio di manovra esiste anche in quei Paesi altamente indebitati in cui avere tassi di crescita superiori ai tassi di interesse innesca una dinamica virtuosa.Nei Paesi sviluppati c’è dunque spazio per la politica fiscale in Germania, Svizzera, Regno Unito, Svezia, Olanda; probabilmente anche in Francia, Giappone e Norvegia. Nei Paesi emergenti il quadro è ancora più incoraggiante perché non esiste un’area dove non sia possibile attivare una politica monetaria o una fiscale di stimolo (e c’è spazio per entrambe in Russia, Indonesia, Messico)”.

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Le politiche dell’UE offrano maggiore sostegno alla pastorizia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Il Comitato europeo delle regioni, su iniziativa di Jacques Blanc (FR/PPE), sindaco di La Canourgue, ha adottato all’unanimità il parere sulla pastorizia nella sessione plenaria di ottobre. “Il mantenimento dell’attività pastorizia è essenziale per conservare l’agricoltura in tutti i territori allo scopo di preservare un tessuto rurale dinamico, ma anche per conseguire i nostri obiettivi ambientali e climatici”, sottolineano i leader delle amministrazioni locali. Il mantenimento dell’attività pastorizia consente inoltre di sviluppare il turismo nelle zone rurali e di combattere gli incendi e le valanghe. È pertanto indispensabile che non solo la politica agricola comune (PAC) ma anche le politiche ambientali e sociali tengano maggiormente conto delle attività legate alla pastorizia.”L’attuale PAC favorisce i pascoli seminati e il pascolo grasso rispetto alla gariga, alla macchia o alle aree boschive di montagna, il che mette a rischio l’allevamento in molte regioni. È urgente riorientare il sostegno della PAC verso l’allevamento estensivo e riconoscere le superfici adibite a pascolo con una componente lignea come superfici di produzione agricola ammissibili ai diritti all’aiuto nell’ambito del regime di pagamento di base”, ha sottolineato Jacques Blanc. Il CdR chiede che l’indicazione “latte, formaggio e carne di pascolo” sia riservata ai prodotti che garantiscano che l’alimentazione degli animali proviene per oltre l’80 % dai pascoli nei limiti consentiti dalla stagione di pascolo.
In molti paesi europei in cui le popolazioni di grandi carnivori sono in aumento, le attività legate alla pastorizia sono a forte rischio. Infatti, le perdite provocate dai grandi predatori sono molto significative e in crescita. Il CdR chiede alla Commissione di valutare la necessità di rivedere la direttiva Habitat in base alla prossima relazione sullo stato della natura nel 2020, tenendo conto dei risultati del piano d’azione per la natura, i cittadini e l’economia e dello stato di conservazione delle diverse specie e dei differenti habitat. Chiede inoltre che la strategia a favore della biodiversità si basi su un nuovo fondo specifico per la conservazione delle specie. “Tale fondo dovrebbe coprire il risarcimento dei danni causati dai grandi carnivori, il cui costo è in forte aumento, e assicurare la protezione del bestiame, impegnando potenzialmente una parte sempre più importante del FEASR, il cui bilancio si sta tuttavia riducendo significativamente”, ha precisato Jacques Blanc.

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Politiche per creare nuovi posti di lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Il discorso è rivolto soprattutto per i giovani e per favorire la nascita di nuove imprese e politiche a favore dell’ambiente per invertire la tendenza verso la catastrofe ambientale del pianeta, le scommesse su economia del riciclo e mobilità green, una PA finalmente sburocratizzata, rapida ed efficiente, processi di formazione centrate sui nuovi saperi e sui lavori di domani.Queste alcune delle priorità che io vedo per la crescita del nostro paese; facile farne una lista, più difficile metterle in atto.C’è però un elemento unificante che rende la loro attuazione non certo facile ma sicuramente possibile: l’innovazione tecnologica.
Siamo alle soglie di una rivoluzione, innescata dallo sviluppo combinato di nuove tecnologie nel settore ICT: 5G, Intelligenza Artificiale e blockchain stanno già producendo effetti in tutti i settori economici e nella vita dei cittadini. Ma sarà la loro combinazione a dare il via ad un nuovo salto tecnologico che favorirà nuove opportunità di sviluppo.La rete capillare 5G ha caratteristiche quali la bassa latenza, la larghezza di banda e la capacità di gestire milioni di apparati per km2, grazie alle quali saranno realizzati servizi ad oggi solo immaginabili; gli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale consentiranno di gestire e sfruttare la grande quantità di dati prodotta dall’Internet delle cose (IoT); la sicurezza in termini di integrità e proprietà dei dati sarà garantita dalla blockchain. Queste tecnologie sono in grado di rivoluzionare ogni aspetto economico e sociale e favorire uno sviluppo sostenibile, a patto però che non siano vissute come politiche settoriali. (By Antonello Giacomelli PD, Vicepresidente commissione vigilanza Rai e componente IX Commissione (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni – fonte agenda digitale)

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Il Governo è cambiato, e allora cambino anche le politiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Oggi presentiamo l’ennesima storia di disperazione che evidenzia le contraddizioni più evidenti del nostro Paese. A denunciare è Maria Rondine, commessa Coop:”Buongiorno Francesco sono Maria, ti volevo far sapere cosa mi è successo. Ieri mio zio 88enne si sente male, chiamiamo il 118, vengono lo visitano ma ci dicono che è meglio non portarlo al pronto soccorso perché sono pieni e aspetterebbe per delle ore su una barella. Ci consigliano di chiamare un centro analisi per fargli fare le analisi a domicilio. Io ieri dalle 17 chiamo tutti i centri analisi a pagamento per chiedere questo servizio. Ebbene o sono già chiusi o chi è aperto mi dice che la domenica non fanno questo servizio!!! Passo la notte in bianco vicino a mio zio perché per me è un padre e stamattina alle sei sono già in viaggio per andare a lavorare, perché la pizza e le rosette oggi non devono mancare.«Storie come quella di Maria sono all’ordine del giorno – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – e ci raccontano di una sanità allo sbando, di veri e propri calvari nei Pronto Soccorso dei nostri nosocomi e di una carenza di organico strutturale e pericolosa per le nostre vite. Mentre la possibilità di fare shopping sembra essere l’unico “servizio” che non ci deve mai mancare. Sulla pelle di chi quel servizio per nulla essenziale lo presidia senza sosta.»«Lunedì il nuovo Governo chiederà la fiducia in Parlamento – prosegue il rappresentante sindacale – e noi vogliamo sapere come intende affrontare questa questione, che è stata snobbata nonostante le promesse dal passato Governo giallo verde. Ci aspettiamo dai nuovi Ministri Speranza e Catalfo una vera e propria inversione di rotta, che ci garantisca i servizi davvero essenziali e di pubblica utilità e riconsegni ai lavoratori del commercio una porzione di vita per curare i propri affetti e vivere una vita dignitosa ».«Noi certo non smetteremo di lottare, qualsiasi sia il colore del Governo, perché un paese che non riparte dal welfare e dal lavoro ha già perso.» – conclude Iacovone.

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Sud: politiche Pd e M5S hanno aggravato divario

Posted by fidest press agency su domenica, 4 agosto 2019

“Il rapporto Svimez fotografa una situazione disastrosa per il Mezzogiorno soprattutto per quanto riguarda le imprese e i giovani. In particolare quello che risalta è il progressivo aggravarsi del divario tra Nord e Sud a conferma che le politiche economiche del governo Renzi e quelle dei governatori Pd hanno prodotto il costante impoverimento delle regioni meridionali. Dinanzi a questa situazione difficile risalta ancora di più l’inadeguatezza del M5S e delle sue ricette economiche che puntano soltanto ad aumentare la spesa corrente ma non quella per investimenti. E chiaramente nemmeno l’Autonomia differenziata, che tanto sta a cuore alla Lega, può essere la soluzione che anzi rischia di aumentare il divario e di penalizzare proprio il Mezzogiorno. FdI continua a ribadire che al Sud non serve l’elemosina di Stato, come il reddito di cittadinanza, quanto piuttosto la possibilità di competere ad armi pari con il Nord”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone.

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Servono con urgenza nuove politiche e investimenti per aiutare i giovani

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi dal Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), c’è urgente bisogno di politiche e investimenti efficaci perché i paesi più poveri del mondo possano offrire un futuro a centinaia di milioni di giovani emarginati, che vivono nelle aree rurali.
Il Rapporto sullo Sviluppo Rurale 2019 – Creare opportunità per i giovani delle aree rurali – rivela che circa 500 milioni di giovani, più o meno la metà della popolazione giovanile dei paesi in via di sviluppo, vivono nelle aree rurali. Questa cifra aumenta fino a 780 milioni, se si includono le aree semirurali e le periferie urbane. Questi giovani sono destinati alla povertà e alla diseguaglianza e sono svantaggiati da una serie di ostacoli, tra cui mancanza di istruzione e formazione, accesso limitato a terra e credito, scarsa disponibilità di risorse e collegamenti limitati ai social network.
Secondo il rapporto, la situazione è particolarmente preoccupante nell’Africa subsahariana, la cui popolazione rurale giovanile è destinata ad aumentare dai 105 milioni del 2015 a 174 milioni entro il 2050: un incremento del 70 per cento, in paesi che spesso non hanno i mezzi per affrontare le sfide che si profilano al loro orizzonte. “Se non si interviene, si rischia di creare una generazione perduta di giovani senza speranza e senza prospettive, il che comporterebbe un rischio maggiore di migrazioni forzate per ragioni economiche e di fragilità”, ha dichiarato il presidente dell’IFAD, Gilbert F. Houngbo. “Ma con le giuste politiche e investimenti adeguati, questi giovani possono stimolare la crescita economica nelle aree rurali e migliorare la vita delle loro comunità.”Il rapporto rivela che, dei giovani che vivono nelle aree rurali o semirurali e nelle periferie urbane, il 67 per cento risiede in aree con un forte potenziale agricolo ma, in molti casi, con possibilità limitate di accedere ai mercati.Il rapporto evidenzia come, garantendo loro maggiore accesso a corsi di formazione, mercati, servizi finanziari e tecnologie, i giovani delle aree rurali potrebbero diventare più produttivi, connessi e in grado di prendere in mano il proprio futuro.
Ma i responsabili delle politiche pubbliche devono agire in fretta per scongiurare crisi molto peggiori, avverte il rapporto, segnalando i molteplici impatti del cambiamento climatico sull’agricoltura e la necessità di cogliere le opportunità offerte da una rivoluzione digitale che va diffondendosi nei paesi in via di sviluppo, unita alle crescenti aspirazioni ed esigenze dei giovani stessi.In particolare, il rapporto sottolinea la necessità di inserire le politiche mirate ai giovani in una strategia di trasformazione rurale più ampia e di non promuoverle come iniziative isolate.“La combinazione di una politica di sviluppo rurale incisiva e su vasta scala con una chiara politica di inclusione dei giovani è il modo più efficace per aiutare milioni di giovani nel mondo”, ha dichiarato Paul Winters, vicepresidente associato dell’IFAD.

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Elezioni politiche nel mirino degli hacker

Posted by fidest press agency su sabato, 25 maggio 2019

Nel 2019 si terranno in tutto il mondo più di 90 elezioni. Le elezioni libere sono la base di un’istituzione democratica. Per questo motivo, sono un obiettivo strategico per chi voglia influenzare i risultati o minare la democrazia stessa. Check Point Software Technologies, società israeliana specializzata in sicurezza informatica, rivela che il fenomeno dell’“hacking elettorale” si è manifestato per la prima volta negli anni ‘40. Attualmente si tratta dell’arma più potente che un malintenzionato possiede per attaccare uno stato-nazione.
Dal 2016 le campagne di propaganda digitale e disinformazione sono diventate sempre più sofisticate. Ciò è dovuto in parte al fatto che gli attori stranieri hanno dimostrato un maggiore interesse nello sfruttamento delle vulnerabilità dei sistemi di voto internazionali, in parte perché i social media sono particolarmente vulnerabili alle campagne di disinformazione organizzate, come dimostrato dalla controversia che si è abbattuta sulla società di consulenza politica, Cambridge Analytica, diventata protagonista di questo scenario.
Al centro di questo sviluppo c’è l’Intelligenza Artificiale (AI), che consente a un computer di adattarsi in tempo reale e creare contenuti sempre più credibili e naturali. È il caso di GPT-2, una macchina basata sull’intelligenza artificiale che, basata su algoritmi di apprendimento automatico e big data, può generare paragrafi di testo altamente coerenti, senza controllo. Un altro esempio è Project Debator, un computer in grado di generare contenuti originali e persuasivi in tempo reale e in risposta ad argomenti alternativi. Facendo un’analisi degli episodi di “hacking elettorale”, Check Point Sofware Technologies sottolinea come:
1.1. l’aumento della disponibilità e la sofisticazione degli strumenti di hacking utilizzati per gli attacchi informatici riduce il livello di conoscenza ed esperienza richieste per un attacco di successo. Alcuni degli hacker che hanno colpito le macchine per il voto al DefCon avevano tra gli 11 e i 16 anni;
1.2. la maggior parte degli attacchi registrati sono esternalizzati come HaaS – Hacking as a Service. Ciò facilita ulteriormente l’attività informatica da parte di elementi politicamente motivati. Attualmente, gli strumenti, le botnet, le liste di e-mail, le credenziali e le password degli utenti sono disponibili sul Dark Web e persino su servizi end-to-end, come nel caso di Andrés Sepúlveda. L’hacker colombiano Andrés Sepúlveda è stato condannato a 10 anni di carcere dopo aver ammesso di aver gestito in occasione di diverse elezioni nell’America centrale e meridionale (Nicaragua, Panama, Honduras, El Salvador, Colombia, Messico, Costa Rica, Guatemala e Venezuela) team di hacker in grado di colpire cellulari, contraffare telefonate e messaggi di testo, gestire migliaia di account Twitter e hackerare conti bancari dei candidati in lista.
1.3. a parte gli attacchi informatici volti a modificare i risultati del voto elettorale, molti di questi attacchi sono destinati a minare in generale la fiducia dell’opinione pubblica nei risultati e nell’integrità del sistema elettorale. Anche sferrare un attacco DDoS contro un sito per diverse ore può avere un effetto grave.
1.4. lo sviluppo di un’agenda politica tra le nazioni democratiche è apparentemente una priorità per una serie di poteri informatici. La combinazione di capacità informatiche avanzate e operazioni psicologiche può avere un effetto immenso nell’era dei social.

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Le disuguaglianze economiche? Si combattono con politiche dell’innovazione più inclusive e basate sulle imprese sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

Il Centro di ricerca Tiresia: la disponibilità di capitali per queste aziende è in costante aumento, 210 milioni di euro pronti a essere investiti, addirittura 6,5 miliardi se si calcolano tutti i finanziamenti riconducibili a un modello di finanza sostenibile. Sono imprese ben distribuite su tutta la Penisola
e con imprenditori laureati: molte di esse hanno una gestione manageriale ed economicamente valida, il 10% utilizza tecnologie all’avanguardia. Imprese sociali attente ai bisogni del territorio e alla necessità di impattare positivamente sul benessere delle comunità di riferimento, ma anche economicamente sostenibili, strutturate managerialmente e capaci di usare le migliori tecnologie. E’ questa, secondo il Centro di ricerca sull’innovazione e l’impatto sociale Tiresia della School of Management del Politecnico di Milano, una delle risposte possibili alle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza che stanno affliggendo anche il nostro Paese, portando alla povertà e allo spopolamento vaste aree marginali persino del Nord, zone interne che pagano la loro lontananza, o i difficili collegamenti, con i centri maggiori dove invece si concentrano ricchezza, benessere e competenze.Oasi urbane di prosperità in una provincia sempre più povera, create dalla nuova economia della conoscenza. Un fenomeno diffuso in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America che purtroppo non ha risparmiato l’Italia, dove invece il boom economico aveva visto il fiorire dei distretti industriali. “Ma invertire la rotta si può – commenta Mario Calderini, docente di Social Innovation e direttore di Tiresia – e i dati che abbiamo raccolto nel 2018 (nei prossimi mesi uscirà il nuovo report) lo dimostrano. La disponibilità di capitali per lo sviluppo di imprese a impatto sociale è in costante aumento: parliamo di capitali pronti a essere investiti per oltre 210 milioni di euro, ma se si guarda a tutti i finanziamenti riconducibili in qualche modo a un modello di finanza sostenibile raggiungiamo i 6,5 miliardi”.E ancora: nonostante le imprese a impatto sociale mostrino in genere un’intensità tecnologica bassa (76%), quasi il 10% di esse può vantarne una medio-alta, cioè utilizza tecnologie innovative per risolvere sfide e problemi sociali in un settore tradizionalmente ‘labour intensive’. “In Italia – spiega Calderini – le start-up innovative a vocazione sociale, le cosiddette Siav, e le società benefit fanno un uso maggiore delle nuove tecnologie rispetto al resto d’Europa: circa due quinti delle Siav intervistate e quasi un terzo delle benefit rientrano infatti nelle organizzazioni a intensità tecnologica alta o media». Delle origini delle disuguaglianze e del ruolo di una nuova generazione di imprese sociali si parla questo oggi pomeriggio alla School of Management del Politecnico di Milano durante un incontro con il professor Joan. R. Rosés, docente alla London School of Economics and Political Science e autore con Nikolaus Wolf del volume “The economic development of Europe’s regions. A quantitative history since 1900” (ore 17 Aula Magna Carassa e Dadda, via Lambruschini 4, edificio BL28, Campus Bovisa). Un’occasione per economisti, docenti, amministratori locali ed esponenti del Terzo Settore di discutere con Rosés non solo delle tesi contenute nel libro, ma anche dei nuovi dati che illustrerà, frutto dell’algoritmo messo a punto con Wolf per definire dove si sta accumulando la ricchezza.
L’introduzione è affidata ad Alessandro Perego, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano. Segue una tavola rotonda moderata da Francesco Antonioli, Contributor de la Repubblica, a cui partecipano: Raffaella Cagliano, Politecnico di Milano, School of Management; Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum del Terzo Settore; Stefano Granata, Presidente Gruppo cooperativo CGM; Lorenzo Sacconi, Forum Disuguaglianze Diversità e Università degli Studi di Milano; Cristina Tajani, Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano.Mappando la popolazione delle imprese sociali italiane, la loro densità non si differenzia molto tra grandi centri (1,55 ogni 100.000 abitanti) e aree interne (1,36 ogni 100.000 abitanti), così come non varia il livello di istruzione degli imprenditori, che nel 55% dei casi (appena un punto in più nelle città) è in possesso di una laurea di primo o di secondo livello. Un dato che insieme a quelli dello sviluppo tecnologico e della disponibilità di capitali restituisce un quadro incoraggiante di strumenti e competenze diffuse in grado di fare la differenza. “Sono organizzazioni che possono intervenire sul territorio in maniera capillare – conclude Mario Calderini – e farsi promotrici di un nuovo sviluppo industriale maggiormente inclusivo, non dimentico dei bisogni sociali e territoriali e capace di arginare le conseguenze delle disuguaglianze”.
“Non solo le imprese sociali possono avere un ruolo importante in questa direzione – aggiunge Raffaella Cagliano, professore di People management & organization alla School of Management del Politecnico di Milano -. Infatti un numero crescente di imprese for profit sta abbracciando un approccio strategico alla responsabilità sociale di impresa, integrando l’impatto sociale tra le dimensioni chiave della gestione del core business. E questo avviene molto spesso attraverso partnership con imprese sociali o organizzazioni no profit, instaurando circoli virtuosi di crescita e sostenibilità”.

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Ue. Fazzolari (FdI): Politiche austerità hanno fallito

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

“Conte proponga all’Ue la ricetta Trump. Nel 2018 gli Usa sono cresciuti del 3 per cento mentre l’Eurozona dell’1,2 per cento. Le politiche europee di austerità hanno fallito, adottiamo la ricetta Trump di riduzione delle tasse, investimenti pubblici e lotta alla burocrazia. E’ la ricetta che Fratelli d’Italia chiede per l’Italia e per l’Europa per tornare a crescere e creare occupazione”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari nel corso del suo intervento in Aula.
“Riguardo il memorandum sulla Cina FdI reputa normale che l’Italia dialoghi con la Cina, come già fanno tutti gli Stati occidentali, dagli Usa alla Germania, ma reputa il Memorandun un’occasione persa per porre la questione della proprietà pubblica delle infrastrutture strategiche; del dumping salariale e sociale causato dall’importazione di merci provenienti da Stati che non rispettano i nostri standard salariali e di sicurezza e protezione ambientale; e, aspetto fondamentale, la questione della concorrenza sleale compiuta dalle aziende cinesi in Italia che operano nella totale illegalità e accumulando ogni anno miliardi di evasione fiscale”, conclude il senatore Fazzolari.

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Politiche migratorie

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Il dipartimento di economia e affari sociali dell’Onu ha identificato 232 milioni migranti pari al 3.2% della popolazione mondiale, passando da 175 milioni nel 2000 dai 154 milioni del 1990. Dopo 18 anni da questa stima vi è stato un ulteriore incremento intorno al 15%.
Del totale, 136 milioni, si sono stabiliti nelle nazioni sviluppate e novantasei milioni nei paesi in via di sviluppo. I rifugiati, come tali, rappresentano solo il 7% del totale, ossia 15,7 milioni di persone. La maggior parte degli immigrati (74%) è in età in lavorativa (dai 20 ai 64 anni) e il 48% sono donne.
Europa e Asia sono le due principali regioni di migrazione con rispettivamente 72 e 71 milioni di unità. Gli Stati Uniti sono la destinazione preferita, accogliendo quasi 46 milioni persone, tra cui 13 milioni nati in Messico, 2,2 milioni venuti dalla Cina, ed a seguito India e Filippine. Queste cifre riflettono la tradizionale migrazione dai paesi in via di sviluppo ai paesi sviluppati, ma i flussi sud-sud, tuttavia, sono cresciuti notevolmente raggiungendo quasi il pareggio con quelli tradizionali. Nel 2013, 82,3 milioni immigrati nati in paesi del sud si erano stabiliti in altri paesi del sud, mentre 81,9 milioni nati sud sono emigrati verso il nord. Oltre il 51% dei migranti vivono in soli 10 paesi: Stati Uniti (45,8 milioni) Russia (11), Germania (9,8), Arabia Saudita (9.1), Emirati Arabi (7,8) e Regno Unito (7,8). Seguono la Francia con 7,4 milioni, Canada (7.3), Australia (6.5) Spagna (6.5) e Italia (5 milioni). I gruppi più consistenti sono asiatici (70,8 milioni) e latino-americani (53,1 milioni) che costituiscono le due diaspore più importanti: diciannove milioni di asiatici vivono in Europa, 16 nel Nord America e 3 in Oceania, mentre la maggior parte dei latino-americani (26 milioni) vive nel Nord America.
L’Asia è una regione che ha visto l’immigrazione più alta dal 2000, accogliendo altri venti milioni di persone in 13 anni, in particolare a causa della domanda di lavoro nei paesi in rapido sviluppo economico come Malesia, Singapore e il Tailandia.
Tra il 1990 e il 2017, gli Stati Uniti hanno accolto quasi ventisette milioni d’immigrati aggiuntivi gli Emirati Arabi 7 milioni e la Spagna 6 milioni e l’Italia circa cinque milioni.
Sulla base dei risultati di un sondaggio realizzato dall’Istituto Gallup – che ha intervistato più di 25.000 migranti in oltre 150 paesi – il rapporto offre una nuova prospettiva sulla vita dei migranti nel mondo, sia che migrino tra paesi ricchi del Nord del mondo sia che si spostino tra paesi poveri del sud. Il rapporto intende dare risposte a varie domande: la migrazione migliora o no le condizioni di vita? In che misura i migranti sono soddisfatti della loro vita rispetto alla popolazione locale? É più difficile per loro trovare lavoro o avviare un business? E’ più probabile che abbiano problemi di salute? Secondo la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, migliorare il benessere del singolo è uno dei principali obiettivi dello sviluppo. Ma lo sviluppo è spesso misurato in primo luogo in termini di indicatori economici, come il PIL. Allo stesso modo, il contributo dei migranti allo sviluppo è di solito misurato principalmente in termini di denaro che spediscono a casa, piuttosto che pensando a come la loro vita sia influenzata dalla migrazione. Il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni adotta un approccio diverso, e si concentra su sei dimensioni fondamentali del benessere per presentare un quadro unico di benefici e di svantaggi relativi alla migrazione e per indagarne le conseguenze per lo sviluppo umano. (Riccardo Alfonso)

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