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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘politiche’

Messaggio dei Vescovi di Sicilia in occasione delle elezioni politiche e regionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

Palermo sabato 10 settembre alle ore 11 presso la sede della Conferenza Episcopale Siciliana, in Corso Calatafimi 1043, a Palermo sarà illustrato il messaggio dei vescovi siciliani, nel quale interverranno Mons. Antonino Raspanti e il Vescovo di Cefalù Mons. Giuseppe Marciante,Delegato per i Problemi Sociali, il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato. Per l’occasione il Presidente della CESi, Mons. Antonino Raspanti ha dichiarato: “In una società profondamente colpita dalla pandemia sono emersi problemi antichi e sempre presenti: dal lavoro alla scuola, dalla lotta alla povertà all’assistenza sanitaria, dai servizi ai cittadini all’ambiente. Per di più, di recente si sono aggiunte le conseguenze della guerra in Ucraina, l’aumento dell’inflazione causata dal costo dell’energia e dei prodotti alimentari e gli effetti sempre più devastanti dei cambiamenti climatici. In Sicilia – prosegue il Presidente – gli eventi hanno rivelato come la crescita sconsiderata delle disuguaglianze e la carenza dei servizi pubblici abbiano indebolito le capacità di affrontare gli shock esterni ed abbiano creato nuove vulnerabilità. In tale contesto le previsioni di piano di sviluppo diventano una ‘sfida’ da affrontare e vincere con il contributo di tutti, attorno alla quale però è necessario raccogliere le migliori esperienze e le capacità più innovative di chi vuole mettersi in gioco per il futuro del Paese. La Chiesa di Sicilia e i Vescovi – conclude Mons. Raspanti – faranno la loro parte per assicurare uno sviluppo omogeneo in tutto il Paese e avanzeranno proposte concrete a difesa dei valori della condivisione, della solidarietà e dei diritti delle classi sociali più deboli”.

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Commissione europea: occupazione e politiche giovanili

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2022

La Commissione ha pubblicato l’edizione 2022 della relazione “Sviluppi occupazionali e sociali in Europa” (ESDE 2022). Dalla relazione emerge, tra l’altro, che i giovani sono stati tra i più colpiti dalla soppressione di posti di lavoro dovuta alla crisi economica provocata dalla pandemia di COVID-19. Secondo la relazione anche la ripresa è stata più lenta tra i giovani rispetto a quanto accaduto per gli altri gruppi di età. Le possibili spiegazioni sono legate all’elevata percentuale di contratti a tempo determinato tra i giovani e alle difficoltà che questi hanno a trovare un primo impiego dopo la scuola, l’università o al termine della formazione. La nuova relazione contribuisce a individuare e a delineare le politiche sociali e del lavoro necessarie per dare una risposta ai problemi che i giovani devono affrontare per diventare economicamente indipendenti nel contesto della situazione socioeconomica in peggioramento a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. Nicolas Schmit, Commissario per il Lavoro e i diritti sociali, ha dichiarato: “Molti giovani hanno un livello di istruzione elevato, possiedono buone competenze digitali e hanno un interesse attivo per i temi ecologici. Tutto ciò può aiutarli a cogliere le opportunità offerte dalla ripresa e dalle transizioni digitale e verde. Il 2022 è l’Anno europeo dei giovani, proprio perché l’Unione europea è impegnata ad ascoltare i giovani, a sostenerli e a migliorare le opportunità per il loro futuro. In questo quadro il nostro sostegno va anche ai giovani ucraini fuggiti dalla guerra, che aiutiamo ad accedere al sistema di istruzione e al mercato del lavoro dell’UE.” L’UE sostiene i giovani attraverso una serie di programmi strategici, quali: il sistema di garanzia per i giovani, compresa l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile, che fin dal 2014 offre opportunità a oltre 36 milioni di giovani, il Fondo sociale europeo Plus (FSE +) , la nuova iniziativa ALMA, lo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza (SURE) nonché i piani di ripresa e resilienza degli Stati membri dell’UE, che si concentrano sulle politiche per la prossima generazione, uno dei sei pilastri previsti.

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PGIM: Politiche monetarie restrittive e inflazione frenano le prospettive di crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2022

A cura di Mark Baribeau, portfolio manager di PGIM Jennison Global Equity Opportunities fund. Lo scenario economico e geopolitico sta creando una significativa incertezza per i policymakers e gli investitori. I piani della Fed di aumentare significativamente i tassi di interesse a breve termine quest’anno e la crisi in corso in Ucraina stanno contribuendo ad aumentare l’avversione al rischio e a smorzare le aspettative della crescita globale; tanto che ora la recessione in Europa è considerata una possibilità reale. Nel frattempo, la variante Omicron sta costringendo ad imporre altri lockdown in tutta la Cina, senza un chiaro percorso di contenimento a breve termine. L’economia statunitense rimane sana e dovrebbe continuare a generare una crescita più marcata rispetto ad altre regioni sviluppate. Tuttavia, con i tassi di interesse in aumento per combattere le persistenti pressioni inflazionistiche, il ritmo della crescita statunitense è destinato a smorzarsi, anche prima che gli effetti della guerra in Ucraina si possano manifestare. Segni di rallentamento dell’economia hanno cominciato a palesarsi nel livello delle richieste di mutui, nel numero di case in vendita e nei prezzi delle auto usate. Con la stagione degli utili del quarto trimestre che volge al termine, è chiaro che la crescita degli utili riportata è rimasta robusta fino al 2021 e generalmente in linea con le previsioni.Le nostre previsioni per il 2022 suggeriscono una significativa moderazione nella crescita degli utili negli Stati Uniti, dopo il rapido rimbalzo dell’anno scorso successivo agli effetti peggiori della pandemia. Prevediamo anche che ci sarà uno cambiamento nelle preferenze dei consumatori con una maggior domanda di servizi, in particolare nella spesa per viaggi e tempo libero, rispetto a quella di beni. Le tendenze fino ad oggi continuano a sostenere tali aspettative. Le pressioni inflazionistiche evidenti a fine anno sono continuate e sono state esacerbate dall’aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare del greggio, come risultato della guerra e delle sanzioni. La Fed, pur rimanendo focalizzata sull’evoluzione dei dati , sembra intenzionata a calmierare l’aumento dei prezzi e, quindi, è probabile che nei prossimi mesi continui con un progressivo processo di politiche monetarie restrittive. I prezzi delle azioni continueranno a riflettere gli effetti dell’aumento dei tassi e della maggiore incertezza dovuta alla guerra e ai suoi effetti sull’attività economica e sul sentiment. Finora, il conflitto ha rivelato poco sui suoi impatti a lungo termine. È probabile che l’elevata volatilità del mercato azionario persista finché il conflitto non si concluderà. Riteniamo che l’elevata incertezza, possa pesare sulle valutazioni nel breve termine ed anche avere effetti sulle prospettive di crescita nel lungo termine. A livello settoriale nel primo trimestre, i titoli Value hanno superato i titoli Growth in tutti i settori. Il comparto energetico è stato il settore con la migliore performance su base trimestrale e ad un anno, beneficiando delle preoccupazioni per la scarsità della materia prima causate dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. I settori Growth come i servizi di comunicazione, i beni di consumo discrezionali e l’informatica sono stati i più deboli nel trimestre.

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Politiche giovanili e emigrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

Che le prospettive per i giovani nel nostro Paese non siano delle migliori ormai è un dato di fatto. Non risulta quindi difficile capire perché molti di loro decidano di emigrare. Secondo l’Istat dal 2008 al 2020 si è trasferito all’estero il 6% degli italiani fra i 25 e i 34 anni e secondo l’ultima indagine della Fondazione Visentini (che risale al 2020) il 29% di loro proietta il proprio futuro all’estero. Le principali cause risiedono nelle difficoltà di trovare un lavoro soddisfacente, soddisfare il benessere economico del proprio nucleo familiare e raggiungere l’indipendenza economica.“Quando succede questo – commenta Graziano Ceglia, Vicepresidente Nazionale di Unilavoro PMI – l’Italia perde due volte: da una parte spende molte risorse nella formazione dei ragazzi, dall’altra però, non fornendo loro delle concrete opportunità di crescita, li consegna di fatto ad altri paesi che sono disponibili ad offrire loro di più. Ricordiamo che l’Italia ha sempre investito molto nel settore della formazione, tant’è che le nostre Università sono tra le migliori al mondo: solo per fare un esempio, secondo la classifica del Qs World ranking redatta nel 2022, la Sapienza è prima per studi classici e decima in archeologia. L’altro lato della medaglia però non è così brillante perché una volta formati molti dei nostri ragazzi decidono di fare i bagagli per cercare altrove prospettive migliori. In questo modo, oltre a vanificare l’investimento iniziale, perdiamo l’opportunità di avere delle professionalità di eccellenza”.I motivi sono da andare a ricercare nella regolamentazione del mercato del lavoro ancora troppo farraginosa che in molti casi non favorisce l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e non garantisce loro le opportunità necessarie a programmarsi un futuro a medio-lungo termine. Tra le cause vi è anche l’alto costo del lavoro, direttamente collegato al continuo e costante innalzamento dell’età pensionabile. “Purtroppo – riprende Ceglia – la politica ha sempre creduto poco nei giovani, per questo è necessario un patto generazionale in cui finalmente si predispongano delle risorse da destinare all’occupazione giovanile. Le possibilità di intervento non mancano: innanzitutto azzerare le tasse sui contratti di assunzione di un giovane invece che disperdere risorse economiche su bandi spesso di difficile gestione. Aggiungerei poi la possibilità per le aziende di usufruire di sgravi fiscali visto che apprendistato a parte, non c’è molto. Infine credo sarebbe opportuno agevolare i giovani che vogliono fare impresa sollevandoli da ogni tipo di imposizione fiscale almeno per i primi anni di avvio dell’attività, sarebbe un buon modo per accompagnarli in un percorso imprenditoriale all’inizio sempre all’insegna delle difficoltà e incentivarli a costruire il proprio futuro qui, non altrove”. By Unilavoro PMI

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Commercio: Mura (Pd), servono politiche attive e nuovo Pnrr

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2022

“Il settore della ristorazione deve essere riammesso al sistema degli ammortizzatori sociali ma la prospettiva sono le politiche attive. Avremo dinanzi dei mesi complicati e perdere la clientela che arriva dalla Russia è un problema ulteriore. Servirà un altro Pnrr”. Lo ha detto oggi a Roma la presidente della commissione Lavoro della Camera dei Deputati Romina Mura, alla conferenza stampa di presentazione del Rapporto ristorazione 2021 curato dall’ufficio studi di Fipe-Confcommercio, presente Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio. Evidenziando che “il nostro Paese per decenni ha rinunciato a investire sulle politiche industriali e sulle politiche di filiera, mentre il covid ha ampliato le fragilità del sistema”, la parlamentare ha spiegato che “ci sono territori in cui gli ammortizzatori sociali sono diventati il reddito, e questo ha dilapidato competenze e anche dignità umana. Fruire delle politiche passive senza possibilità di ricollocazione ha influito molto anche sulla competitività” e dunque “le politiche attive sono la prospettiva. Con il Pnrr stiamo tentando di invertire la rotta ma – ha ribadito riferendosi alle conseguenze della guerra in Ucraina – a livello europeo servirà un altro Pnrr e anche prorogare la sospensione del patto di stabilità e crescita”

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Politiche attive del lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

«Da una prima lettura della manovra di bilancio 2022 approvata dal Consiglio dei Ministri, riteniamo importante aver esteso anche ai lavoratori autonomi che interrompono la loro attività l’accesso al programma GOL per usufruire di politiche di ricollocazione e riqualificazione». Così Daniel Zanda, presidente di vIVAce, l’Associazione dei freelence e dei liberi professionisti della Cisl, nonchè segretario nazionale della Felsa Cisl, la federazione cislina del lavoro atipico, autonomo e somministrato, ha commentato l’intervento sul lavoro autonomo previsto nel testo della finanziaria approdato oggi in Senato. Per Zanda «è prioritario attuare quanto prima le disposizioni in materia di politiche attive previste nella manovra dello scorso anno che istituiva l’ISCRO, l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, finalizzata a sostenere economicamente il lavoratore autonomo nelle fasi di contrazione dell’attività, aggiungendo formazione e politiche attive». «E’ anche necessario sostenere il lavoratore autonomo nei momenti di difficoltà provando ad evitare la chiusura della sua attività» ha aggiunto il presidente di vIVAce sottolineando che «le politiche attive devono essere quindi uno strumento da mettere in campo sia quando la partita iva è ancora attiva ed eventualmente anche in caso di interruzione dell’attività». Zanda suggerisce «un doppio binario di accesso alle politiche attive: di riqualificazione, upskilling e miglioramento delle competenze per i lavoratori autonomi con contrazione dell’attività che beneficiano dell’ISCRO e di inserimento nel programma GOL per quei lavoratori autonomi che chiudono definitivamente la partita iva».

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Riorganizzare il Paese con il mondo dell’Economia sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

Un bel mondo che oggi, molto più di ieri, manifesta l’importanza del Pil che produce ma soprattutto l’etica con cui opera. Su questo sto lavorando molto, anche favorendo un dibattito a livello europeo per far sì che l’Europa capisca che l’impresa sociale è un’impresa che ha un minore lucro e per questo gli strumenti a disposizione, soprattutto per il finanziamento, non possono essere gli stessi di un’impresa normale. Una volta marmorizzata questa posizione sarà possibile far ciò che questo settore si aspetta per non essere considerato un indicatore ordinario dell’impresa ma un indicatore che è innovativo e che ha degli impatti sociali. Sono convinta che costruire sul futuro significa costruire su criteri europei importanti come questi e serva ancor di più per unire un settore che, in tutta Europa, non solo dice ma produce moltissimo e che ha sicuramente bisogno di un sostegno forte dalla politica”. Lo ha detto, intervenendo all’Assemblea Nazionale di Legacoop, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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“Il pendolo” delle politiche migratorie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

“Bisogna prendere atto che è almeno da una dozzina d’anni che, nella politica italiana e comunitaria in materia di migrazioni e asilo, noi assistiamo – ormai imbambolati – a una stucchevole oscillazione tra due poli sempre uguali: immobilismo, da una parte; e coazione a ripetere (cioè – come insegnano gli psicologi – l’impulso irriflesso a reiterare, perpetuare, sempre le stesse azioni) dall’altra. Un’oscillazione che ha resistito ininterrotta ai vari cambi di governo e di autorità sovranazionali, mettendo in chiaro così un sostanziale pensiero unico sulla gestione dell’immigrazione. Occorre una classe dirigente che sblocchi finalmente il passaggio dalle buone prassi alle politiche, dalle buone proposte alle policy”. È la denuncia di Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS, che questa mattina ha presentato il nuovo Rapporto, giunto alla 31esima edizione e realizzato, in collaborazione il Centro Studi Confronti, grazie al sostegno dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e dell’Otto per Mille della Tavola Valdese.“Occorre comprendere che la realtà sociale non è nel centro, che ciò che consideriamo scarto sociale è in realtà il protagonista forte: la battaglia urbana da vincere è nelle periferie. Se non si comprende questo, altro che smart city, le politiche migratorie attuali non fanno altro che alimentare ghetti e conflitti sociali, ha detto Paolo De Nardis, presidente dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”.“Il Dossier di Idos presenta le varie forme in cui si manifesta e si rafforza il razzismo strutturale della nostra società, in molti casi alimentato dallo stesso sistema istituzionale: dalla chiusura dei confini alla mancata applicazione dell’obsoleta legge sulla cittadinanza”, osserva Ada Ugo Abara, presidente dell’associazione Arising Africans e Founder di D-tech 4 Good.“La tratta degli esseri umani pone il focus sulla vulnerabilità delle persone migranti in ambienti non protetti dal punto di vista legale. Il Dossier di Idos affronta diverse prospettive, tra cui la dimensione di genere delle migrazioni: le donne sono le più fragili tra i fragili” ha detto Suor Gabriella Bottani, coordinatrice della Rete internazionale contro la tratta Talitha Kum.“Per salvare vite nella frontiera più letale del mondo, quella della rotta mediterranea, abbiamo bisogno di strumenti come il Dossier di Idos, di dati e numeri che riportino alla realtà il dibattito pubblico, troppo spesso inquinato da una narrazione tossica e falsa” ha detto in videomessaggio Cecilia Strada, responsabile della comunicazione di ResQ- People Saving People. “Sconcertante l’assenza della parola ‘immigrazione’ nel PNRR, occorre impegno serio e cruciale, attraverso l’analisi scientifica del fenomeno garantita da questo Dossier, per contribuire all’effettivo sviluppo del nostro Paese”, ha detto Alessandra Trotta, Moderatora della Tavola Valdese. Ha coordinato i lavori Claudio Paravati, direttore del Centro Studi Confronti e conduttore di Protestantesimo su RaiDue

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Nadef: Mura (Pd), stretto legame tra politiche sociali ed economiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2021

“Il quadro disegnato dalla Nadef ci motiva a portare a termine tutti gli interventi che servono a mettere in sicurezza il nostro sistema socioeconomico, particolarmente in vista dell’avvio del nuovo sistema di ammortizzatori sociali e di politiche attive del lavoro. Apprezzabile dunque che il ministro Franco abbia sottolineato lo stretto legame tra politiche sociali e crescita economica”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd) dopo il via libera alla Nadef da parte del Consiglio dei ministri. Per la parlamentare “sono fondamentali gli interventi sociali che consentiranno di portare a compimento la transizione ecologica e digitale del nostro sistema produttivo, tenendo conto che non tutti i territori italiani sono uguali. In alcuni più che in altri servirà attivare strumenti e risorse che accompagnino la transizione. Dove il tessuto produttivo è più debole lo Stato deve essere più presente”, conclude Mura”.

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Multiutulity: Mura (Pd), ottimali per nuove politiche del lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

“Le multiutility sono uno spazio ottimale per sperimentare una nuova tipologia di politiche attive del lavoro, in cui sono trainanti strumenti come la formazione permanente, l’acquisizione di competenze, gli incentivi alla riorganizzazione del lavoro. Iniziative come il Fondo nuove competenze varato dal Governo devono aiutare ad abbracciare la trasformazione digitale ed ecologica assieme alla transizione sociale, secondo un approccio di equità”. Lo ha detto la presidente della commissione Lavoro Romina Mura (Pd) oggi a Verona al convegno “Multiutility. Il valore delle partnership”, organizzato dalla Uiltec. Sottolineando che “la ricostruzione a valere sul PNRR si fa investendo su un fattore produttivo marginalizzato per decenni, cioè il lavoro di qualità” Mura ha parlato del “nanismo imprenditoriale” come di “una delle variabili che negli anni ha condizionato le dinamiche occupazionali. La competitività si è perseguita abbattendo il costo del lavoro anziché valorizzando le competenze e il capitale umano”.

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Economie emergenti: l’aumento dell’inflazione costringe le banche centrali a inasprire le politiche monetarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Maggio 2021

Secondo le previsioni del FMI di aprile 2021, le economie emergenti saranno più penalizzate in maniera permanente dalla crisi attuale rispetto alle economie avanzate.Nel 2024, il PIL delle economie emergenti registrerà 4 punti percentuali in meno rispetto a quello che sarebbe stato osservato senza la crisi COVID. Per le economie avanzate, il divario sarà solamente di un punto (contro i 10% nel corso della crisi finanziaria mondiale). Molteplici ragioni spiegano questa discrepanza attesa tra la ripresa delle economie avanzate e quelle emergenti. In primo luogo, sul piano sanitario, la campagna vaccinale ha preso maggior piede nei paesi avanzati, con l’eccezione di qualche economia emergente: Emirati Arabi Uniti, Cile e, in misura minore, Turchia e Marocco, dove lo scorso 8 aprile almeno il 10% della popolazione aveva completato il ciclo di vaccinazione. A parte alcuni casi, l’acquisizione della maggior parte dei vaccini disponibili da parte di Stati Uniti ed Europa lascia poche dosi disponibili per gli altri. Tra le quattro principali aree produttrici di vaccini (Cina, Stati Uniti, Europa occidentale e India), la tentazione di attuare misure protezioniste è sempre più forte. Ad esempio, l’India ha già annunciato una chiusura temporanea dell’esportazione di vaccini allo scopo di privilegiarne la distribuzione sul territorio nazionale, dove il numero di casi è aumentato considerevolmente da inizio marzo. Oltre a queste incertezze sanitarie ancora elevate, buona parte delle economie emergenti resta ancora penalizzata dall’esposizione ai settori di attività, a lungo colpiti dalla crisi (turismo e trasporti in particolare).Quanto alle buone notizie, l’aumento dei prezzi del petrolio o delle principali materie prime agricole costituiscono una boccata di ossigeno per le economie che l’anno scorso sono state colpite dalla tendenza inversa. Le prospettive positive per i consumi americani dovrebbero alimentare forti volumi di esportazioni soprattutto per i produttori di beni di consumo.Al contrario, il peggioramento del deficit di bilancio americano favorisce fuoriuscite di capitali dai mercati emergenti, poiché le revisioni al rialzo delle prospettive di crescita del PIL americano, incoraggiano un incremento dei tassi di interesse a lungo termine negli Stati Uniti, una riduzione del divario con le sue controparti dei paesi emergenti e minor attrattiva per i mercati finanziari di quest’ultimi. Di conseguenza, questo porta a un deprezzamento delle valute emergenti, in particolare in Turchia e Brasile.

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Castelli: Politiche per la famiglia e welfare aziendale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2021

“Il dato sulla presenza femminile negli organi sociali delle società quotate migliora, raggiungendo il 39% degli incarichi di amministrazione e controllo, ma resta ancora basso. Soprattutto se consideriamo che le 15 donne che ricoprono il ruolo di amministratore delegato lo fanno in società che sono rappresentative di poco più del 2% del valore totale di mercato. Questo processo, per favorire un riequilibrio di genere, è iniziato con la Legge 120/2011 e lo abbiamo fortemente rafforzato con la Legge di Bilancio per il 2020. Secondo me, ora c’è la necessità di accompagnarlo con specifiche politiche per la famiglia e di welfare aziendale che consentano, in particolare alle donne, maggiori opportunità per conciliare i diversi aspetti della vita personale e professionale. Ideando anche sistemi incentivanti per le imprese che introducono sistemi di welfare aziendali che oggi non hanno. Passa anche da questo la creazione di un nuovo modello di società che sia sempre più aperto, inclusivo e sostenibile”. Lo scrive in un post, commentando i dati del “Rapporto CONSOB sulla corporate governance delle società quotate italiane”, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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“Ripensare le politiche attive per superare la crisi e far ripartire il Paese”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

E’ una ricerca elaborata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che sarà illustrata nel corso dell’evento “A 20 anni dal Libro Bianco del lavoro. L’attualità del pensiero di Marco Biagi nell’odierna crisi del lavoro” in ricordo del giuslavorista e del suo impegno per la riforma del mercato del lavoro italiano. Da qui la proposta dei Consulenti del Lavoro di interventi urgenti sull’occupabilità dell’offerta per recuperare i lavoratori più fragili rinforzando le politiche per il lavoro in Italia che si presentano in larga parte inadeguate a fronteggiare l’emergenza occupazionale.”Il focus sulle politiche attive per il lavoro è fondamentale per poter pensare a una ripresa organica dell’occupazione e, di conseguenza, dell’economia. Ben venga allora l’apertura del Governo Draghi a investire sull’assegno di ricollocazione purché si tenga presente che la platea dei destinatari al momento comprende solo la metà dei disoccupati involontari” afferma Marina Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e del Comitato Unitario delle Professioni, “Necessario incidere sulla qualità dell’offerta più che sull’incentivazione della domanda attraverso formazione e riqualificazione, diminuendo il divario tra posizioni ricercate e competenze disponibili”.

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Operatori in attesa del carburante delle politiche fiscali, prima tappa il piano Biden

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM. Negli ultimi giorni, utilizzando una metafora mutuata dal mondo dei moti, i mercati azionari globali hanno dato segnali di “battere in testa” con conseguente aumento delle volatilità. Proviamo a fare una rapida diagnosi di quale potrebbe essere il malumore di fondo prima di ipotizzare una continuazione del movimento rialzista delle prime settimane dell’anno. Cina: stanno arrivando segnali di lockdown diffusi con sensibile decremento dei flussi di spostamenti, al punto che il governo del paese ha invitato i cittadini a contenere al minimo gli spostamenti in vista del Capodanno (o Spring Festival, come è chiamato dai cinesi) di metà febbraio. Sono così emersi primi sintomi di rallentamento in primo rappresentati dal calo di alcuni metalli industriali (rame, minerale di ferro et cetera) oltre che dal rallentamento del tasso di utilizzo delle raffinerie, molto importanti per la domanda di petrolio (la Cina è il primo importatore globale)
A queste indicazioni aggiungo le alterne vicende sul fronte vaccini/mutazione virus che contribuiscono ad alimentare prese di profitto, soprattutto a fine mese. Da queste indicazioni emerge come gli operatori siano alla ricerca di nuove fonti di liquidità, una volta preso atto dei seguenti fattori: Dalle banche centrali per ora non vi sarà un’accelerazione del ritmo di iniezioni di liquidità Il contributo alla crescita dal lato cinese potrebbe arrestarsi per qualche settimana, sfruttando la settimana di festività di metà febbraio per frenare temporaneamente le attività/spostamenti al fine di contenere i contagi ai primi segni di insorgenza.
Dal fronte buyback Us non sono arrivate per notizie di significativo incremento a parte il caso del comparto bancario Us che di recente ha avuto il via libera in tal senso. Rimane allora il protagonista del 2021: le politiche fiscali. Su questo punto è importante il timing e, più in particolare, quanto tempo occorrerà a Biden per far passare al Congresso il preannunciato piano di 1900Mld$. Il leader democratico al Senato ha dichiarato che la prossima settimana il piano sarà in discussione al Senato stesso, con l’obiettivo di portare avanti con o senza il contributo dei repubblicani. Il che equivarrebbe ad optare per la procedura di approvazione più celere della “riconciliazione di bilancio”, che avrebbe però come effetto collaterale una partenza dell’amministrazione Biden non in senso collaborativo con l’opposizione. (abstract)

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Fino al 15 dicembre all’Università di Parma le Lezioni Aperte di Politiche Sociali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Parma. Queste lezioni universitarie sono “aperte” secondo diverse accezioni. Primo, sono lezioni “aperte” nel senso che in aula stanno insieme docenti universitari e studenti con persone che stanno vivendo in prima persona i problemi di cui si parla e con servizi, movimenti e associazioni che se ne occupano, con lo scopo di confrontare visioni che emergono da condizioni e punti di vista diversi. Non si tratta di sola “testimonianza”: le lezioni sono precedute da un lavoro di preparazione che prevede incontri e approfondimenti prima dell’incontro con gli studenti, in modo da maturare e rendere visibili visioni plurali intorno al medesimo oggetto di analisi. Secondo, sono lezioni che trattano di problemi “aperti”, cioè esplorano categorie e realtà dell’“emergente sociale”, vale a dire fenomeni che si ritengono difficili da concepire con le categorie dei decenni passati, qualcosa che socio-logicamente è “già” e al tempo stesso “non ancora”. Terzo, sono aperte perché i destinatari non sono solo gli studenti ma tutti i cittadini interessati, caldamente invitati a partecipare. Le Lezioni si svolgeranno a distanza su piattaforma Teams: è sufficiente connettersi ai link indicati sul sito web di Ateneo. L’iscrizione degli studenti del corso di Politiche Sociali è automatica; l’iscrizione di cittadini e operatori interessati non è obbligatoria ma è gradita scrivendo agli indirizzi

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Effetto Covid sulle politiche retributive del primo semestre 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Quasi 7,5 milioni di mensilità CIG erogate per oltre 3 milioni di lavoratori e brusca frenata della crescita delle retribuzioni per tutti gli inquadramenti dopo un trend positivo di cinque anni. Questo quanto rileva il 28° Rapporto sulle Retribuzioni di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group, che indaga l’evoluzione delle retribuzioni in Italia nel 2019 e nel primo semestre 2020.Nel periodo marzo-maggio 2020 la produzione industriale è calata del 29,9% rispetto al trimestre precedente, e se a maggio l’indice di produzione è in crescita rispetto ad aprile (+42%) è comunque ancora inferiore rispetto a gennaio, periodo pre-covid, (-20%).Le imprese interessate dalle misure introdotte dal lockdown, che hanno sospeso le attività fino a maggio sono il 45% del totale, il 22,5% ha ripreso le attività prima di maggio, mentre il 32,5% sono sempre rimaste attive.Oltre all’occupazione, cala anche la disoccupazione, ma non è un segnale positivo per il mercato: ciò è principalmente dovuto alla riduzione del numero di quanti cercano attivamente lavoro, scoraggiati dal momento di crisi, che non rientrano più nel novero dei disoccupati, ma degli inattivi.Per fronteggiare l’emergenza il Governo, con il Decreto Cura Italia, ha introdotto diversi strumenti di integrazione salariale, tra cui Cassa Integrazione Guadagni (CIG) ordinaria, assegni di Fondi di Solidarietà e Fondo di Integrazione Salariale (FIS) e la CIG in deroga, ossia la cosiddetta CIG-Covid.Partendo dai dati forniti dall’INPS, abbiamo rilevato che la riduzione sulla retribuzione netta mensile media è pari al 33%. Se si considera però il totale della popolazione lavorativa, quindi anche coloro che hanno continuato a percepire l’intera retribuzione, la riduzione media risulta 90 Euro al mese, pari al 5,7% di retribuzione netta mensile in meno.Per i Quadri la riduzione è del 11,1%, corrispondente a circa 350 Euro in meno, mentre nel caso degli Impiegati la riduzione è pari al 6,3%, corrispondente a poco più di 100 Euro. Infine, per gli Operai la riduzione è del 5,6%, pari a circa 80 Euro in meno. Il ricorso a questa misura da parte delle imprese varia a seconda della dimensione e della collocazione territoriale: è molto diffusa nelle medie imprese (circa il 70%) e ci sono circa 10 punti percentuali di differenza tra l’area con la più bassa quota di imprese in CIG-Covid, il Nord-Est, e quella con la quota più alta, ossia il Mezzogiorno. “Una possibile spiegazione di questa differente distribuzione territoriale – conclude Quarti – riguarda la composizione settoriale, con le imprese del Mezzogiorno maggiormente colpite dal lockdown in quanto appartenenti a settori come il commercio al dettaglio non alimentare, la ristorazione e il settore turistico che sono stati più colpiti dalle restrizioni introdotte dal Governo per combattere la diffusione dell’epidemia.” Se il 2019 conclude un quinquennio di crescita della retribuzione totale e delle sue componenti fissa e variabile, nei primi mesi del 2020 si evidenzia invece una brusca frenata della crescita delle retribuzioni, che rimangono sostanzialmente sui livelli misurati nel 2019.

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Politiche monetarie del terzo tipo: dobbiamo cambiare i portafogli finanziari?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

A marzo di quest’anno è stato tradotto un libro estremamente interessante per avere un inquadramento storico della fase che stiamo vivendo. Si intitola “I principi per capire le grandi crisi del debito” di Ray Dalio. Dalio non è un accademico, come Rogoff e Reinhart. L’architettura concettuale che ha sviluppato per comprendere l’economia è molto pragmatica: tanto buonsenso, poca matematica. La sua storia come investitore e imprenditore nel settore della finanza parla per lui.
Come Rogoff, Dalio è appassionato di storia. Uno dei principi cardine del suo approccio agli investimenti è questo: ciò che accade oggi, in forme diverse, è sicuramente già successo diverse altre volte nella storia, solo che potrebbe essere accaduto quando nessuno di noi era in vita o quantomeno operava in finanza.
Nel libro di Ray Dalio si descrivono, con un elevato livello di dettaglio, alcuni esempi storici di crisi legate all’ultima fase del ciclo del debito di lungo termine compreso quella che ha incluso “la grande depressione” e che ha visto il suo punto di culmine il 9 Marzo 1933 quando il Congresso USA approvò l’Emergency Banking Act con il quale si permise alla FED di emettere dollari garantiti da asset bancari anziché da oro. Tutti i fenomeni hanno una loro certa ciclicità, il problema è che quando i cicli durano di più della vita media delle persone (almeno quella lavorativa) è molto difficile riconoscerli anche perché si declinano in modi sempre nuovi legati alle specificità dell’epoca. E’ evidente, ad esempio, che tutta la tecnologia dell’epoca moderna porta con sé delle particolarità che non potevano essere presenti nei casi simili del passato.
L’economia tende ad avere dei cicli naturali di qualche anno collegati essenzialmente alla disponibilità di credito. Quando il ciclo del debito di lungo termine è ancora nelle fasi gestibili, esistono fluttuazioni più di breve termine, cioè di qualche anno (tipicamente 3-5 anni), che le banche centrali tendono ad orientare abbassando o innalzando i tassi d’interesse.
Quando siamo nelle prime fasi del ciclo del debito di lungo termine, ogni volta che si completa un ciclo più breve, ci si trova con un debito complessivo leggermente inferiore al momento di picco del ciclo del debito di breve termine, ma comunque superiore rispetto all’inizio dello stesso ciclo di breve. Le politiche monetarie di primo tipo sono sostanzialmente legate al controllo dei tassi d’interesse. Sono politiche estremamente efficaci, solo che devono esserci le condizioni giuste.Quando non c’è più spazio per tagliare i tassi, le banche centrali iniziano a “stampare moneta” comprando asset finanziari, tipicamente obbligazioni governative, ma poi si fanno prendere la mano e comprano un po’ di tutto (comprese obbligazioni di aziende poco solvibili e azioni).
Alla lunga, continuare a comprare titoli sui mercati non ha quasi più effetti come stimolo all’economia. Gli acquisti sui mercati rimangono molto efficaci per prevenire o controllare le crisi dei mercati finanziari (come abbiamo visto anche nell’ultima crisi), ma lo scollamento che si genera fra mercati finanziari ed economia reale alla lunga diventa insostenibile. E’ ciò che è accaduto ad esempio negli USA nel 1937-38 e ciò che sta accadendo attualmente con gli ultimi QE.
Quando comprare asset finanziari non è più funzionale, le banche centrali ed i governi si convincono che l’unico modo per far ripartire l’economia è mettere direttamente soldi nelle tasche delle persone, specialmente quelle che hanno pochi o nessun risparmio.Ci sono moltissimi modi diversi per farlo ed in genere si usano combinazioni di varie tecniche. Il modo più tradizionale si ispira al new deal roosveltiano che risollevò gli USA dalla grande depressione. In sostanza si tratta di spendere a deficit per finanziare attività nell’economia reale, possibilmente investimenti utili nel lungo termine. I modi per applicare queste politiche monetarie sono limitate solo dalla fantasia, si possono tutte far rientrare sostanzialmente in due categorie:
• le banche centrali mettono direttamente soldi in tasca ai cittadini (chiamato anche “helicopter money”);
• i governi spendono direttamente o indirettamente attraverso incentivi fiscali.
Alla fine bisognerà comunque trovare una qualche forma per far scomparire l’enorme debito nominale che si viene a creare.
La forma più graduale per far “sparire” il debito è generare un livello di inflazione controllato, ma sostenuto, nell’ordine del 3-5% per diversi anni, mantenendo, possibilmente, tassi d’interesse nominali bassi (possibilmente inferiori all’inflazione stessa).
Ci sono però forme anche più veloci e senza effetti a catena diretti nell’economia come la creazione di grandi “bad bank” o l’acquisto del debito da parte delle banche centrali e la successiva cancellazione. Sono forme “moderne” di giubileo del debito.
Conseguenze sui portafogli finanziari
Per quanto a mio avviso improbabile, potrebbe anche essere che le cose continuino a “vivacchiare” per qualche anno senza decisioni drastiche.
In tutti gli scenari, la considerazione che possiamo trarre a seguito dei comportamenti delle banche centrali e dei governi in risposta alla crisi innescata dai problemi sanitari mondiali, è che le obbligazioni a tasso fisso governative (o comunque con alti rating) hanno di fatto dismesso completamente il ruolo che storicamente hanno avuto per decenni nei portafogli. Nessuno impedisce, tecnicamente, di vedere il decennale tedesco scambiare a rendimenti del -2% all’anno. Ma la storia del ciclo del debito di lungo termine sta ormai puntando verso uno scenario opposto. L’ipotesi di una ripresa dell’inflazione nei prossimi lustri è ormai chiaramente auspicata dalle banche centrali. Continuare a mantenere questo genere di obbligazioni in portafoglio è un rischio che non ha senso correre. Il tema di cosa fare della componente obbligazionaria dei portafogli non è certo nuovo. Ci sono enormi spazi di soluzione al problema dei portafogli finanziari, ma non risiedono nei mercati finanziari, bensì nella consapevolezza degli investitori. La gestione della componente volatile del portafoglio necessita di tanta consapevolezza per non generare problemi, ma i prossimi lustri nei mercati finanziari potrebbero generare problemi ancora maggiori agli investitori inconsapevoli che ritengono di avere portafogli prudenti perché sono pieni di obbligazioni. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio in sintesi, fonte: https://www.aduc.it/editoriale/politiche+monetarie+terzo+tipo+dobbiamo+cambiare_31669.php)

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Politiche: tutto cambiare per nulla cambiare

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Il dibattito che alcuni partiti politici stanno affrontando, mettendolo in mostra nelle casse di risonanza dei media, sa, per molti versi, del surreale. Prima di tutto perché sono per lo più argomenti vecchi che con una certa nonchalance sono contrabbandati per nuovi di zecca ad uso e consumo della memoria corta degli italiani. La verità è che da alcuni lustri il Paese si è adagiato sui successi del passato se non regredendo. Penso alle tante battaglie civili e sindacali per i diritti dei lavoratori che sono stati vanificati da qualche anno a questa parte per rincorrere le varie multinazionali che notoriamente emigrano dove riescono ad ottenere più lauti profitti e si sa lo fanno, soprattutto, sulla pelle dei loro dipendenti. Oggi, per giunta, siamo stati “ingabbiati” da regole europee che in nome della stabilità finanziaria dei conti pubblici non ci permettono di crescere come dovremmo e per giunta ci costringono a fare il “lavoro sporco” trasformando l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Tutto questo per non parlare dei nostri mali endemici quali la giustizia, la scuola, il sistema creditizio e via di questo passo. Sono tali e tanti i nostri problemi sul tappeto che ci vien spontaneo chiederci il perché i tanti soloni che oggi pontificano essendo stati al governo del paese non vi abbiano già provveduto invece di lasciar incancrenire le tante situazioni emergenti. Oggi, forse, potremmo imboccare una strada virtuosa votando chi non è compromesso con il passato incestuoso e offrendogli un’apertura di credito sul nostro futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che vanno ramenghi per il mondo a caccia di un lavoro onorevole e chi langue in Italia tra mille difficoltà. (Riccardo Alfonso)

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Porti aperti e politiche migratorie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

“Il Governo Conte sta mettendo in pericolo la salute delle nostre Forze di Polizia, impegnate a fronteggiare l’emergenza sbarchi in Calabria e Sicilia. E’davvero una vergogna”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e presidente della Direzione nazionale di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli: “Per colpa della politica dei porti aperti messa in atto da Pd e M5S, nonostante il Covid-19 sia ancora in circolazione, le nostre donne e i nostri uomini in divisa rischiano di essere contagiati da chi arriva illegalmente in Italia pagando gli scafisti. E, di conseguenza, temono a loro volta di trasmettere il virus a colleghi e familiari. E’ una situazione di una gravità inaudita. Per questo – aggiunge Cirielli – vorrei sapere dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgerse se il Governo sta tutelando l’incolumità delle nostre Forze dell’Ordine oppure è impegnato solo a salvaguardare quella degli extracomunitari e degli scafisti. Se fosse stato attuato il blocco navale che Fratelli d’Italia con la sua leader Giorgia Meloni chiede da anni, oggi potremmo garantire una maggiore sicurezza per tutti mettendo fine ad un business, quello dell’immigrazione clandestina, che non conosce crisi” conclude Cirielli.

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Politiche attive e formazione

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

Mettere le imprese, soprattutto quelle piccole e piccolissime, nella condizione di poter ripartire, dopo la sospensione delle attività produttive per il diffondersi del Covid-19, attraverso strumenti di politica passiva, come gli ammortizzatori sociali, ma anche di politica attiva del lavoro, che favoriscano nuova produttività aziendale e garantiscano i livelli occupazionali. Fondamentale in questo contesto è l’apporto dei Consulenti del Lavoro, che insieme alle parti sociali e datoriali, possono aiutare lo Stato a migliorare il mercato del lavoro, favorendone la crescita. É il messaggio emerso nel corso della videoconferenza organizzata dalla Fondazione Consulenti per il Lavoro lo scorso 26 maggio per discutere degli strumenti messi in campo dalla Commissione Europea per fronteggiare l’occupazione durante l’emergenza sanitaria ed economica.

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