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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘politiche’

Spazio alla politica fiscale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory, Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Draghi ha ribadito anche le ragioni del nuovo Qe da 20 miliardi al mese annunciato a settembre e la convinzione che con “una politica fiscale gli obiettivi di politica monetaria saranno ruggini prima con minori effetti collaterali”.Le prospettive aperte da questo scenario sono inedite con implicazioni importanti per i mercati: le analizzeremo dopo aver inquadrato la situazione globale sul fronte macro.La comprensione del ciclo attuale appare complessa a causa della coesistenza nel mercato di elementi segnaletici della recessione, come l’inversione della curva dei rendimenti e altri più costruttivi, come l’andamento degli indici azionari.Tuttavia, nonostante il crollo della manifattura globale che proietta un’ombra scura sulle prospettive macro, Pictet AM conferma la sua posizione relativamente costruttiva rispetto ai timori di una recessione. Una posizione suffragata innanzitutto dal leading indicator proprietario costruito su circa 40 dati macroeconomici, dal quale è rilevabile uno spiraglio di ottimismo nell’andamento congiunturale.
Ma le ragioni che inducono a confermare una posizione più ottimista del mercato sono diverse:
la prima è che la componente salariale ha segnato negli Usa una crescita del 3%, ovvero dell’1,5% al netto dell’inflazione; anche in Europa i salari sono cresciuti in termini nominali e l’inflazione non sta erodendo la capacità di acquisto;
L’effetto collaterale principale di questa dinamica è la robustezza dei consumi, che rappresentano il 70% del PIL e che dipendono dal reddito disponibile e dalla capacità reale di spesa;
La produttività sta tenendo il passo con la crescita dei salari reali e pertanto l’incremento della capacità di spesa non si sta traducendo in detrimento dei profitti aziendali;
Escludiamo infine la possibilità che uno shock petrolifero possa demolire la solidità dei consumi, in maniera simile a quanto accadeva negli anni Settanta. Lo dimostrano le vicende recenti dell’Arabia Saudita dove l’attacco che ha colpito metà della capacità produttiva del greggio del Paese è stato riassorbito, dal punto di vista dei prezzi, nel giro di due settimane.
Cosa ci attende in futuro? Riteniamo che la Fed abbia concluso la propria manovra espansiva, contrariamente al mercato che sconta all’80% un nuovo taglio entro fine anno e altri due nel 2020. Inoltre, con le ultime decisioni della BCE, la politica monetaria testa la soglia inferiore oltre la quale gli effetti negativi rischiano di sopravanzare quelli positivi. Ricordiamo che la Banca Centrale Europea ha ridotto i tassi di deposito a -0,5% e inaugurato una nuova fase di acquisti tarata esattamente poco sotto i livelli ai quali sarebbe stato necessario ritoccare tutte le regole di ingaggio (cioè il capital key, la quota di acquisti per Paese) e la quota di acquisti di singole emissioni (33%). Una sorta di canto del cigno della politica monetaria, tanto che Mario Draghi in modo molto esplicito ha dichiarato la necessità di avviare misure di politica fiscale. D’altronde il metabolismo del tessuto produttivo si è abbassato sia in America sia in Europa: un contesto in cui si riduce lo spazio di manovra e gli strumenti monetari tradizionalmente utilizzati per stimolare le economie. Il meccanismo dello stimolo non funziona efficacemente con i tassi negativi, ragionando in termini attuariali, le famiglie tendono a risparmiare di più per avere la stessa cifra in futuro, e dunque l’effetto di reddito diventa prevalente sull’effetto di sostituzione. Se sembra evidente che lo spazio della politica monetaria sia destinato a diminuire, resta da capire se e dove esista uno spazio per avviare una politica fiscale, che ha il potenziale di far aumentare la crescita ma anche di far salire i tassi. La risposta si ottiene osservando il rapporto tra tassi di crescita dell’economia e tassi di interesse. Ogni volta che i primi sono superiori ai secondi esiste uno spazio di manovra per la politica fiscale, nella forma di misure di taglio fiscale o aumento della spesa pubblica; e questo spazio di manovra esiste anche in quei Paesi altamente indebitati in cui avere tassi di crescita superiori ai tassi di interesse innesca una dinamica virtuosa.Nei Paesi sviluppati c’è dunque spazio per la politica fiscale in Germania, Svizzera, Regno Unito, Svezia, Olanda; probabilmente anche in Francia, Giappone e Norvegia. Nei Paesi emergenti il quadro è ancora più incoraggiante perché non esiste un’area dove non sia possibile attivare una politica monetaria o una fiscale di stimolo (e c’è spazio per entrambe in Russia, Indonesia, Messico)”.

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Le politiche dell’UE offrano maggiore sostegno alla pastorizia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Il Comitato europeo delle regioni, su iniziativa di Jacques Blanc (FR/PPE), sindaco di La Canourgue, ha adottato all’unanimità il parere sulla pastorizia nella sessione plenaria di ottobre. “Il mantenimento dell’attività pastorizia è essenziale per conservare l’agricoltura in tutti i territori allo scopo di preservare un tessuto rurale dinamico, ma anche per conseguire i nostri obiettivi ambientali e climatici”, sottolineano i leader delle amministrazioni locali. Il mantenimento dell’attività pastorizia consente inoltre di sviluppare il turismo nelle zone rurali e di combattere gli incendi e le valanghe. È pertanto indispensabile che non solo la politica agricola comune (PAC) ma anche le politiche ambientali e sociali tengano maggiormente conto delle attività legate alla pastorizia.”L’attuale PAC favorisce i pascoli seminati e il pascolo grasso rispetto alla gariga, alla macchia o alle aree boschive di montagna, il che mette a rischio l’allevamento in molte regioni. È urgente riorientare il sostegno della PAC verso l’allevamento estensivo e riconoscere le superfici adibite a pascolo con una componente lignea come superfici di produzione agricola ammissibili ai diritti all’aiuto nell’ambito del regime di pagamento di base”, ha sottolineato Jacques Blanc. Il CdR chiede che l’indicazione “latte, formaggio e carne di pascolo” sia riservata ai prodotti che garantiscano che l’alimentazione degli animali proviene per oltre l’80 % dai pascoli nei limiti consentiti dalla stagione di pascolo.
In molti paesi europei in cui le popolazioni di grandi carnivori sono in aumento, le attività legate alla pastorizia sono a forte rischio. Infatti, le perdite provocate dai grandi predatori sono molto significative e in crescita. Il CdR chiede alla Commissione di valutare la necessità di rivedere la direttiva Habitat in base alla prossima relazione sullo stato della natura nel 2020, tenendo conto dei risultati del piano d’azione per la natura, i cittadini e l’economia e dello stato di conservazione delle diverse specie e dei differenti habitat. Chiede inoltre che la strategia a favore della biodiversità si basi su un nuovo fondo specifico per la conservazione delle specie. “Tale fondo dovrebbe coprire il risarcimento dei danni causati dai grandi carnivori, il cui costo è in forte aumento, e assicurare la protezione del bestiame, impegnando potenzialmente una parte sempre più importante del FEASR, il cui bilancio si sta tuttavia riducendo significativamente”, ha precisato Jacques Blanc.

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Politiche per creare nuovi posti di lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Il discorso è rivolto soprattutto per i giovani e per favorire la nascita di nuove imprese e politiche a favore dell’ambiente per invertire la tendenza verso la catastrofe ambientale del pianeta, le scommesse su economia del riciclo e mobilità green, una PA finalmente sburocratizzata, rapida ed efficiente, processi di formazione centrate sui nuovi saperi e sui lavori di domani.Queste alcune delle priorità che io vedo per la crescita del nostro paese; facile farne una lista, più difficile metterle in atto.C’è però un elemento unificante che rende la loro attuazione non certo facile ma sicuramente possibile: l’innovazione tecnologica.
Siamo alle soglie di una rivoluzione, innescata dallo sviluppo combinato di nuove tecnologie nel settore ICT: 5G, Intelligenza Artificiale e blockchain stanno già producendo effetti in tutti i settori economici e nella vita dei cittadini. Ma sarà la loro combinazione a dare il via ad un nuovo salto tecnologico che favorirà nuove opportunità di sviluppo.La rete capillare 5G ha caratteristiche quali la bassa latenza, la larghezza di banda e la capacità di gestire milioni di apparati per km2, grazie alle quali saranno realizzati servizi ad oggi solo immaginabili; gli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale consentiranno di gestire e sfruttare la grande quantità di dati prodotta dall’Internet delle cose (IoT); la sicurezza in termini di integrità e proprietà dei dati sarà garantita dalla blockchain. Queste tecnologie sono in grado di rivoluzionare ogni aspetto economico e sociale e favorire uno sviluppo sostenibile, a patto però che non siano vissute come politiche settoriali. (By Antonello Giacomelli PD, Vicepresidente commissione vigilanza Rai e componente IX Commissione (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni – fonte agenda digitale)

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Il Governo è cambiato, e allora cambino anche le politiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Oggi presentiamo l’ennesima storia di disperazione che evidenzia le contraddizioni più evidenti del nostro Paese. A denunciare è Maria Rondine, commessa Coop:”Buongiorno Francesco sono Maria, ti volevo far sapere cosa mi è successo. Ieri mio zio 88enne si sente male, chiamiamo il 118, vengono lo visitano ma ci dicono che è meglio non portarlo al pronto soccorso perché sono pieni e aspetterebbe per delle ore su una barella. Ci consigliano di chiamare un centro analisi per fargli fare le analisi a domicilio. Io ieri dalle 17 chiamo tutti i centri analisi a pagamento per chiedere questo servizio. Ebbene o sono già chiusi o chi è aperto mi dice che la domenica non fanno questo servizio!!! Passo la notte in bianco vicino a mio zio perché per me è un padre e stamattina alle sei sono già in viaggio per andare a lavorare, perché la pizza e le rosette oggi non devono mancare.«Storie come quella di Maria sono all’ordine del giorno – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – e ci raccontano di una sanità allo sbando, di veri e propri calvari nei Pronto Soccorso dei nostri nosocomi e di una carenza di organico strutturale e pericolosa per le nostre vite. Mentre la possibilità di fare shopping sembra essere l’unico “servizio” che non ci deve mai mancare. Sulla pelle di chi quel servizio per nulla essenziale lo presidia senza sosta.»«Lunedì il nuovo Governo chiederà la fiducia in Parlamento – prosegue il rappresentante sindacale – e noi vogliamo sapere come intende affrontare questa questione, che è stata snobbata nonostante le promesse dal passato Governo giallo verde. Ci aspettiamo dai nuovi Ministri Speranza e Catalfo una vera e propria inversione di rotta, che ci garantisca i servizi davvero essenziali e di pubblica utilità e riconsegni ai lavoratori del commercio una porzione di vita per curare i propri affetti e vivere una vita dignitosa ».«Noi certo non smetteremo di lottare, qualsiasi sia il colore del Governo, perché un paese che non riparte dal welfare e dal lavoro ha già perso.» – conclude Iacovone.

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Sud: politiche Pd e M5S hanno aggravato divario

Posted by fidest press agency su domenica, 4 agosto 2019

“Il rapporto Svimez fotografa una situazione disastrosa per il Mezzogiorno soprattutto per quanto riguarda le imprese e i giovani. In particolare quello che risalta è il progressivo aggravarsi del divario tra Nord e Sud a conferma che le politiche economiche del governo Renzi e quelle dei governatori Pd hanno prodotto il costante impoverimento delle regioni meridionali. Dinanzi a questa situazione difficile risalta ancora di più l’inadeguatezza del M5S e delle sue ricette economiche che puntano soltanto ad aumentare la spesa corrente ma non quella per investimenti. E chiaramente nemmeno l’Autonomia differenziata, che tanto sta a cuore alla Lega, può essere la soluzione che anzi rischia di aumentare il divario e di penalizzare proprio il Mezzogiorno. FdI continua a ribadire che al Sud non serve l’elemosina di Stato, come il reddito di cittadinanza, quanto piuttosto la possibilità di competere ad armi pari con il Nord”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone.

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Servono con urgenza nuove politiche e investimenti per aiutare i giovani

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi dal Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), c’è urgente bisogno di politiche e investimenti efficaci perché i paesi più poveri del mondo possano offrire un futuro a centinaia di milioni di giovani emarginati, che vivono nelle aree rurali.
Il Rapporto sullo Sviluppo Rurale 2019 – Creare opportunità per i giovani delle aree rurali – rivela che circa 500 milioni di giovani, più o meno la metà della popolazione giovanile dei paesi in via di sviluppo, vivono nelle aree rurali. Questa cifra aumenta fino a 780 milioni, se si includono le aree semirurali e le periferie urbane. Questi giovani sono destinati alla povertà e alla diseguaglianza e sono svantaggiati da una serie di ostacoli, tra cui mancanza di istruzione e formazione, accesso limitato a terra e credito, scarsa disponibilità di risorse e collegamenti limitati ai social network.
Secondo il rapporto, la situazione è particolarmente preoccupante nell’Africa subsahariana, la cui popolazione rurale giovanile è destinata ad aumentare dai 105 milioni del 2015 a 174 milioni entro il 2050: un incremento del 70 per cento, in paesi che spesso non hanno i mezzi per affrontare le sfide che si profilano al loro orizzonte. “Se non si interviene, si rischia di creare una generazione perduta di giovani senza speranza e senza prospettive, il che comporterebbe un rischio maggiore di migrazioni forzate per ragioni economiche e di fragilità”, ha dichiarato il presidente dell’IFAD, Gilbert F. Houngbo. “Ma con le giuste politiche e investimenti adeguati, questi giovani possono stimolare la crescita economica nelle aree rurali e migliorare la vita delle loro comunità.”Il rapporto rivela che, dei giovani che vivono nelle aree rurali o semirurali e nelle periferie urbane, il 67 per cento risiede in aree con un forte potenziale agricolo ma, in molti casi, con possibilità limitate di accedere ai mercati.Il rapporto evidenzia come, garantendo loro maggiore accesso a corsi di formazione, mercati, servizi finanziari e tecnologie, i giovani delle aree rurali potrebbero diventare più produttivi, connessi e in grado di prendere in mano il proprio futuro.
Ma i responsabili delle politiche pubbliche devono agire in fretta per scongiurare crisi molto peggiori, avverte il rapporto, segnalando i molteplici impatti del cambiamento climatico sull’agricoltura e la necessità di cogliere le opportunità offerte da una rivoluzione digitale che va diffondendosi nei paesi in via di sviluppo, unita alle crescenti aspirazioni ed esigenze dei giovani stessi.In particolare, il rapporto sottolinea la necessità di inserire le politiche mirate ai giovani in una strategia di trasformazione rurale più ampia e di non promuoverle come iniziative isolate.“La combinazione di una politica di sviluppo rurale incisiva e su vasta scala con una chiara politica di inclusione dei giovani è il modo più efficace per aiutare milioni di giovani nel mondo”, ha dichiarato Paul Winters, vicepresidente associato dell’IFAD.

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Elezioni politiche nel mirino degli hacker

Posted by fidest press agency su sabato, 25 Mag 2019

Nel 2019 si terranno in tutto il mondo più di 90 elezioni. Le elezioni libere sono la base di un’istituzione democratica. Per questo motivo, sono un obiettivo strategico per chi voglia influenzare i risultati o minare la democrazia stessa. Check Point Software Technologies, società israeliana specializzata in sicurezza informatica, rivela che il fenomeno dell’“hacking elettorale” si è manifestato per la prima volta negli anni ‘40. Attualmente si tratta dell’arma più potente che un malintenzionato possiede per attaccare uno stato-nazione.
Dal 2016 le campagne di propaganda digitale e disinformazione sono diventate sempre più sofisticate. Ciò è dovuto in parte al fatto che gli attori stranieri hanno dimostrato un maggiore interesse nello sfruttamento delle vulnerabilità dei sistemi di voto internazionali, in parte perché i social media sono particolarmente vulnerabili alle campagne di disinformazione organizzate, come dimostrato dalla controversia che si è abbattuta sulla società di consulenza politica, Cambridge Analytica, diventata protagonista di questo scenario.
Al centro di questo sviluppo c’è l’Intelligenza Artificiale (AI), che consente a un computer di adattarsi in tempo reale e creare contenuti sempre più credibili e naturali. È il caso di GPT-2, una macchina basata sull’intelligenza artificiale che, basata su algoritmi di apprendimento automatico e big data, può generare paragrafi di testo altamente coerenti, senza controllo. Un altro esempio è Project Debator, un computer in grado di generare contenuti originali e persuasivi in tempo reale e in risposta ad argomenti alternativi. Facendo un’analisi degli episodi di “hacking elettorale”, Check Point Sofware Technologies sottolinea come:
1.1. l’aumento della disponibilità e la sofisticazione degli strumenti di hacking utilizzati per gli attacchi informatici riduce il livello di conoscenza ed esperienza richieste per un attacco di successo. Alcuni degli hacker che hanno colpito le macchine per il voto al DefCon avevano tra gli 11 e i 16 anni;
1.2. la maggior parte degli attacchi registrati sono esternalizzati come HaaS – Hacking as a Service. Ciò facilita ulteriormente l’attività informatica da parte di elementi politicamente motivati. Attualmente, gli strumenti, le botnet, le liste di e-mail, le credenziali e le password degli utenti sono disponibili sul Dark Web e persino su servizi end-to-end, come nel caso di Andrés Sepúlveda. L’hacker colombiano Andrés Sepúlveda è stato condannato a 10 anni di carcere dopo aver ammesso di aver gestito in occasione di diverse elezioni nell’America centrale e meridionale (Nicaragua, Panama, Honduras, El Salvador, Colombia, Messico, Costa Rica, Guatemala e Venezuela) team di hacker in grado di colpire cellulari, contraffare telefonate e messaggi di testo, gestire migliaia di account Twitter e hackerare conti bancari dei candidati in lista.
1.3. a parte gli attacchi informatici volti a modificare i risultati del voto elettorale, molti di questi attacchi sono destinati a minare in generale la fiducia dell’opinione pubblica nei risultati e nell’integrità del sistema elettorale. Anche sferrare un attacco DDoS contro un sito per diverse ore può avere un effetto grave.
1.4. lo sviluppo di un’agenda politica tra le nazioni democratiche è apparentemente una priorità per una serie di poteri informatici. La combinazione di capacità informatiche avanzate e operazioni psicologiche può avere un effetto immenso nell’era dei social.

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Le disuguaglianze economiche? Si combattono con politiche dell’innovazione più inclusive e basate sulle imprese sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

Il Centro di ricerca Tiresia: la disponibilità di capitali per queste aziende è in costante aumento, 210 milioni di euro pronti a essere investiti, addirittura 6,5 miliardi se si calcolano tutti i finanziamenti riconducibili a un modello di finanza sostenibile. Sono imprese ben distribuite su tutta la Penisola
e con imprenditori laureati: molte di esse hanno una gestione manageriale ed economicamente valida, il 10% utilizza tecnologie all’avanguardia. Imprese sociali attente ai bisogni del territorio e alla necessità di impattare positivamente sul benessere delle comunità di riferimento, ma anche economicamente sostenibili, strutturate managerialmente e capaci di usare le migliori tecnologie. E’ questa, secondo il Centro di ricerca sull’innovazione e l’impatto sociale Tiresia della School of Management del Politecnico di Milano, una delle risposte possibili alle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza che stanno affliggendo anche il nostro Paese, portando alla povertà e allo spopolamento vaste aree marginali persino del Nord, zone interne che pagano la loro lontananza, o i difficili collegamenti, con i centri maggiori dove invece si concentrano ricchezza, benessere e competenze.Oasi urbane di prosperità in una provincia sempre più povera, create dalla nuova economia della conoscenza. Un fenomeno diffuso in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America che purtroppo non ha risparmiato l’Italia, dove invece il boom economico aveva visto il fiorire dei distretti industriali. “Ma invertire la rotta si può – commenta Mario Calderini, docente di Social Innovation e direttore di Tiresia – e i dati che abbiamo raccolto nel 2018 (nei prossimi mesi uscirà il nuovo report) lo dimostrano. La disponibilità di capitali per lo sviluppo di imprese a impatto sociale è in costante aumento: parliamo di capitali pronti a essere investiti per oltre 210 milioni di euro, ma se si guarda a tutti i finanziamenti riconducibili in qualche modo a un modello di finanza sostenibile raggiungiamo i 6,5 miliardi”.E ancora: nonostante le imprese a impatto sociale mostrino in genere un’intensità tecnologica bassa (76%), quasi il 10% di esse può vantarne una medio-alta, cioè utilizza tecnologie innovative per risolvere sfide e problemi sociali in un settore tradizionalmente ‘labour intensive’. “In Italia – spiega Calderini – le start-up innovative a vocazione sociale, le cosiddette Siav, e le società benefit fanno un uso maggiore delle nuove tecnologie rispetto al resto d’Europa: circa due quinti delle Siav intervistate e quasi un terzo delle benefit rientrano infatti nelle organizzazioni a intensità tecnologica alta o media». Delle origini delle disuguaglianze e del ruolo di una nuova generazione di imprese sociali si parla questo oggi pomeriggio alla School of Management del Politecnico di Milano durante un incontro con il professor Joan. R. Rosés, docente alla London School of Economics and Political Science e autore con Nikolaus Wolf del volume “The economic development of Europe’s regions. A quantitative history since 1900” (ore 17 Aula Magna Carassa e Dadda, via Lambruschini 4, edificio BL28, Campus Bovisa). Un’occasione per economisti, docenti, amministratori locali ed esponenti del Terzo Settore di discutere con Rosés non solo delle tesi contenute nel libro, ma anche dei nuovi dati che illustrerà, frutto dell’algoritmo messo a punto con Wolf per definire dove si sta accumulando la ricchezza.
L’introduzione è affidata ad Alessandro Perego, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano. Segue una tavola rotonda moderata da Francesco Antonioli, Contributor de la Repubblica, a cui partecipano: Raffaella Cagliano, Politecnico di Milano, School of Management; Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum del Terzo Settore; Stefano Granata, Presidente Gruppo cooperativo CGM; Lorenzo Sacconi, Forum Disuguaglianze Diversità e Università degli Studi di Milano; Cristina Tajani, Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano.Mappando la popolazione delle imprese sociali italiane, la loro densità non si differenzia molto tra grandi centri (1,55 ogni 100.000 abitanti) e aree interne (1,36 ogni 100.000 abitanti), così come non varia il livello di istruzione degli imprenditori, che nel 55% dei casi (appena un punto in più nelle città) è in possesso di una laurea di primo o di secondo livello. Un dato che insieme a quelli dello sviluppo tecnologico e della disponibilità di capitali restituisce un quadro incoraggiante di strumenti e competenze diffuse in grado di fare la differenza. “Sono organizzazioni che possono intervenire sul territorio in maniera capillare – conclude Mario Calderini – e farsi promotrici di un nuovo sviluppo industriale maggiormente inclusivo, non dimentico dei bisogni sociali e territoriali e capace di arginare le conseguenze delle disuguaglianze”.
“Non solo le imprese sociali possono avere un ruolo importante in questa direzione – aggiunge Raffaella Cagliano, professore di People management & organization alla School of Management del Politecnico di Milano -. Infatti un numero crescente di imprese for profit sta abbracciando un approccio strategico alla responsabilità sociale di impresa, integrando l’impatto sociale tra le dimensioni chiave della gestione del core business. E questo avviene molto spesso attraverso partnership con imprese sociali o organizzazioni no profit, instaurando circoli virtuosi di crescita e sostenibilità”.

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Ue. Fazzolari (FdI): Politiche austerità hanno fallito

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

“Conte proponga all’Ue la ricetta Trump. Nel 2018 gli Usa sono cresciuti del 3 per cento mentre l’Eurozona dell’1,2 per cento. Le politiche europee di austerità hanno fallito, adottiamo la ricetta Trump di riduzione delle tasse, investimenti pubblici e lotta alla burocrazia. E’ la ricetta che Fratelli d’Italia chiede per l’Italia e per l’Europa per tornare a crescere e creare occupazione”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari nel corso del suo intervento in Aula.
“Riguardo il memorandum sulla Cina FdI reputa normale che l’Italia dialoghi con la Cina, come già fanno tutti gli Stati occidentali, dagli Usa alla Germania, ma reputa il Memorandun un’occasione persa per porre la questione della proprietà pubblica delle infrastrutture strategiche; del dumping salariale e sociale causato dall’importazione di merci provenienti da Stati che non rispettano i nostri standard salariali e di sicurezza e protezione ambientale; e, aspetto fondamentale, la questione della concorrenza sleale compiuta dalle aziende cinesi in Italia che operano nella totale illegalità e accumulando ogni anno miliardi di evasione fiscale”, conclude il senatore Fazzolari.

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Politiche migratorie

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Il dipartimento di economia e affari sociali dell’Onu ha identificato 232 milioni migranti pari al 3.2% della popolazione mondiale, passando da 175 milioni nel 2000 dai 154 milioni del 1990. Dopo 18 anni da questa stima vi è stato un ulteriore incremento intorno al 15%.
Del totale, 136 milioni, si sono stabiliti nelle nazioni sviluppate e novantasei milioni nei paesi in via di sviluppo. I rifugiati, come tali, rappresentano solo il 7% del totale, ossia 15,7 milioni di persone. La maggior parte degli immigrati (74%) è in età in lavorativa (dai 20 ai 64 anni) e il 48% sono donne.
Europa e Asia sono le due principali regioni di migrazione con rispettivamente 72 e 71 milioni di unità. Gli Stati Uniti sono la destinazione preferita, accogliendo quasi 46 milioni persone, tra cui 13 milioni nati in Messico, 2,2 milioni venuti dalla Cina, ed a seguito India e Filippine. Queste cifre riflettono la tradizionale migrazione dai paesi in via di sviluppo ai paesi sviluppati, ma i flussi sud-sud, tuttavia, sono cresciuti notevolmente raggiungendo quasi il pareggio con quelli tradizionali. Nel 2013, 82,3 milioni immigrati nati in paesi del sud si erano stabiliti in altri paesi del sud, mentre 81,9 milioni nati sud sono emigrati verso il nord. Oltre il 51% dei migranti vivono in soli 10 paesi: Stati Uniti (45,8 milioni) Russia (11), Germania (9,8), Arabia Saudita (9.1), Emirati Arabi (7,8) e Regno Unito (7,8). Seguono la Francia con 7,4 milioni, Canada (7.3), Australia (6.5) Spagna (6.5) e Italia (5 milioni). I gruppi più consistenti sono asiatici (70,8 milioni) e latino-americani (53,1 milioni) che costituiscono le due diaspore più importanti: diciannove milioni di asiatici vivono in Europa, 16 nel Nord America e 3 in Oceania, mentre la maggior parte dei latino-americani (26 milioni) vive nel Nord America.
L’Asia è una regione che ha visto l’immigrazione più alta dal 2000, accogliendo altri venti milioni di persone in 13 anni, in particolare a causa della domanda di lavoro nei paesi in rapido sviluppo economico come Malesia, Singapore e il Tailandia.
Tra il 1990 e il 2017, gli Stati Uniti hanno accolto quasi ventisette milioni d’immigrati aggiuntivi gli Emirati Arabi 7 milioni e la Spagna 6 milioni e l’Italia circa cinque milioni.
Sulla base dei risultati di un sondaggio realizzato dall’Istituto Gallup – che ha intervistato più di 25.000 migranti in oltre 150 paesi – il rapporto offre una nuova prospettiva sulla vita dei migranti nel mondo, sia che migrino tra paesi ricchi del Nord del mondo sia che si spostino tra paesi poveri del sud. Il rapporto intende dare risposte a varie domande: la migrazione migliora o no le condizioni di vita? In che misura i migranti sono soddisfatti della loro vita rispetto alla popolazione locale? É più difficile per loro trovare lavoro o avviare un business? E’ più probabile che abbiano problemi di salute? Secondo la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, migliorare il benessere del singolo è uno dei principali obiettivi dello sviluppo. Ma lo sviluppo è spesso misurato in primo luogo in termini di indicatori economici, come il PIL. Allo stesso modo, il contributo dei migranti allo sviluppo è di solito misurato principalmente in termini di denaro che spediscono a casa, piuttosto che pensando a come la loro vita sia influenzata dalla migrazione. Il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni adotta un approccio diverso, e si concentra su sei dimensioni fondamentali del benessere per presentare un quadro unico di benefici e di svantaggi relativi alla migrazione e per indagarne le conseguenze per lo sviluppo umano. (Riccardo Alfonso)

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Politiche agricole: Buon lavoro al neo ministro

Posted by fidest press agency su martedì, 5 giugno 2018

Nell’auspicio che possa contribuire al riscatto dell’agricoltura italiana e alla crescita del comparto agroalimentare nazionale – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – rivolgiamo al nuovo ministro per le Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, i nostri più sinceri auguri di buon lavoro.A tal proposito – continua Tiso – non possiamo esimerci dall’evidenziare positivamente le sue prime parole sulla centralità del Sud nel processo di rinascita del Bel Paese e su quanto questo possa divenire il volano per l’economia italiana in Europa. Naturalmente le riforme da fare per raggiungere questo obiettivo sono numerose e vanno da un migliore accesso al credito alla salvaguardia delle produzioni locali; dalla tutela delle tante Pmi del settore al corretto utilizzo dei fondi locali, nazionali ed europei, ma le premesse fatte dal ministro sul potenziale del Meridione lasciano comunque sperare nell’attuazione di politiche in forte discontinuità con quel passato in cui si parlava del Sud solo in maniera estremamente retorica. Come Confeuro – conclude Tiso –, nel ribadire ancora una volta i nostri auguri per un buon lavoro, vogliamo ribadire la nostra totale disponibilità a collaborare con il nuovo ministro Centinaio e con tutte le forse istituzionali interessate al benessere del mondo agricolo.

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Politiche per la famiglia nel nuovo Governo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 Mag 2018

Roma 15 maggio 2018 Sala Caduti di Nassyria ore 12.00 (Ingresso Piazza Madama) come ogni anno, si festeggia la Giornata Internazionale della Famiglia che, nonostante una proposta di legge ad hoc, in Italia non è ancora stata riconosciuta come tale. Quest’anno la Giornata della famiglia propone un focus su tre valori chiave, profondamente interconnessi: Famiglia, Gioia e Educazione.
Alle ore 12:00, al Senato, in Sala Caduti di Nassyria, la senatrice Paola Binetti ha organizzato una conferenza stampa il cui scopo non è solo ricordare l’importanza di istituire anche in Italia una giornata per la Famiglia, ma soprattutto sollecitare governo e parlamento per avere risposte urgenti e concrete ai bisogni della famiglia. “In questa nuova Legislatura, che tarda ad iniziare, è bene avviare da subito politiche demografiche serie, politiche fiscali efficaci e politiche lavorative che rilancino il prima possibile la risorsa offerta dalle nuove generazioni, in cui ci sono giovani competenti, motivati e generosi” afferma la parlamentare UDC.Sono chiamati ad intervenire il Senatore Antonio De Poli, la psicoterapeuta Magda Di Renzo, Monsignor Andrea Manto, responsabile del Centro per la Pastorale della Famiglia e l’Avv. Salvatore Sfrecola, Presidente dell’Associazione Italiana Giuristi di Amministrazione.In questa Giornata, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Uniti nel 1994, si vuole promuovere in tutto il mondo la consapevolezza che la famiglia non è solo espressione di problematiche specifiche ma è soprattutto il più forte fattore di coesione sociale, risorsa davvero irrinunciabile sul piano economico-culturale. “Dopo anni trascorsi a parlare della crisi della famiglia, come se si trattasse di una sorta di elogio funebre, con dati sempre più sconfortanti sul crollo dei matrimoni, sul declino delle nascite, sul progressivo impoverimento a cui vanno incontro le famiglie è giunto il momento di fare un salto di qualità. Rimangono in piedi molte emergenze, ma è indispensabile cambiare angolo di osservazione, mettendo in primo piano tutta la positività che la realtà familiare continua ad innescare nel cuore della società” dichiara la senatrice Binetti che conclude: “Al centro della Conferenza stampa ci saranno quindi diritti e doveri di genitori e istituzioni, a cominciare dal pro ssimo governo, che devono tutelare la famiglia nella sua totalità, ben sapendo però che saranno le famiglie a salvare questa società e non la società a salvare la famiglia nella sua integrità”.

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Verso il nuovo voto alle politiche

Posted by fidest press agency su martedì, 8 Mag 2018

I media anticipando le decisioni che prenderà il Presidente della Repubblica danno già per scontato che le prossime elezioni avverranno nella prima decade di luglio di quest’anno. Ne consegue che sarà molto difficile, se non impossibile, mettere mano alla nuova legge elettorale o a fare delle piccole modifiche come potrebbero essere il voto di maggioranza o l’abolizione delle coalizioni. Forse come non mai la partita che si gioca diventa decisiva. Da una parte militano le forze della “conservazione”, dello status quo, e dall’altra del “rinnovamento”. Sulla carta appare ovvio che la stragrande maggioranza degli italiani dovrebbe optare per quest’ultima indicazione ma su loro pesa quell’antica logica che vuole che chi imbocca la strada vecchia in luogo di quella nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Su questo terreno, probabilmente, si giocherà tutta la partita: hic sunt leones. E non credo che questo discorso generi perplessità più tra gli anziani e meno tra i giovani. Penso, invece, che sia trasversale per tutte le generazioni. Il mio dubbio proviene da quanto mi scrivono e nei conversari tra la gente e su costoro, fatalmente, soffia l’alito dei sobillatori. Eppure dovrebbe bastarci una riflessione che senza portarci molto indietro nel tempo potrebbe farci vedere le cose in modo diverso. Ricordiamo quando scese in campo Berlusconi? Chi lo conosceva? Eppure fu votato. Chi era Matteo Renzi per gli uomini e le donne del PD? Eppure il suo partito alle europee ha raggiunto il 40% dei consensi. Chi oggi pensa di continuare a giocare la carta di questi due signori? Una minoranza, probabilmente. Logica vorrebbe che se proprio vogliamo voltare pagina e sperare d’essere più fortunati nella scelta dei leader dobbiamo imboccare la strada nuova perché il paese ne ha bisogno, perché i tempi sono mutati, perché ci troviamo con la consapevolezza che il mondo si sta dividendo in due distinte parti: del chi ha e del chi è ed è necessario riequilibrare le sorti per una decisa ridistribuzione delle risorse. (Riccardo Alfonso)

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Politiche: tutto cambiare per nulla cambiare

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

montecitorio

Il dibattito che alcuni partiti politici stanno affrontando, mettendolo in mostra nelle casse di risonanza dei media, sa, per molti versi, del surreale. Prima di tutto perché sono per lo più argomenti vecchi che con una certa nonchalance sono contrabbandati per nuovi di zecca ad uso e consumo della memoria corta degli italiani. La verità è che da alcuni lustri il Paese si è adagiato sui successi del passato se non regredendo. Penso alle tante battaglie civili e sindacali per i diritti dei lavoratori che sono stati vanificati da qualche anno a questa parte per rincorrere le varie multinazionali che notoriamente emigrano dove riescono ad ottenere più lauti profitti e si sa lo fanno, soprattutto, sulla pelle dei loro dipendenti. Oggi, per giunta, siamo stati “ingabbiati” da regole europee che in nome della stabilità finanziaria dei conti pubblici non ci permettono di crescere come dovremmo e per giunta ci costringono a fare il “lavoro sporco” trasformando l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Tutto questo per non parlare dei nostri mali endemici quali la giustizia, la scuola, il sistema creditizio e via di questo passo. Sono tali e tanti i nostri problemi sul tappeto che ci vien spontaneo chiederci il perché i tanti soloni che oggi pontificano essendo stati al governo del paese non vi abbiano già provveduto invece di lasciar incancrenire le numerose situazioni emergenti. Oggi, forse, potremmo imboccare una strada virtuosa votando chi non è compromesso con il passato incestuoso e offrendogli un’apertura di credito sul nostro futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti che vanno ramenghi per il mondo a caccia di un lavoro onorevole e chi langue in Italia tra mille difficoltà. (Riccardo Alfonso)

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Convegno internazionale ‘Analisi e prospettive delle politiche del lavoro’

Posted by fidest press agency su martedì, 12 dicembre 2017

Roma Giovedì 14 Dicembre 2017, ore 11:00 / 15 Dicembre 2017 Scuola di Economia e Studi Aziendali – Aula 17 – 20 – 21 – 22 Via Silvio D’Amico, 77 Convegno internazionale “Analisi e prospettive delle politche del lavoro” “Rearssessment and perspectives of labour policies” Scuola di Economia e Studi Aziendali – Via Silvio d’Amico,77 – 00145 Roma *Il programma dettagliato delle sessioni è disponibile sul sito http://www.astril.org *La partecipazione è aperta a tutti gli interessati. Prenotazione obbligatoria.

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Immigrati: occorrono politiche adeguate

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

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“Le notizie di stampa delle ultime settimane, che continuano a raccontare di scontri tra residenti e immigrati dal Nord al Sud del Paese, dimostrano come la questione dell’integrazione non è affrontata attraverso politiche adeguate, ma continua ad essere trattato come un problema di ordine pubblico e subappaltato alle Forze di Polizia”. E’ quanto afferma Domenico Pianese, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. “Le indagini sullo sgombero di via Curtatone – prosegue Pianese – stanno dimostrando quanto fosse delicata la situazione in quello stabile, anche per una presenza criminale forte e pericolosa. Ma anche episodi di violenza come quello del centro di accoglienza nel quartiere Tiburtino III, la guerriglia di Torino, le risse a Catania, Cagliari e Trieste, dimostrano che ci troviamo in tutta Italia di fronte ad una vera e propria emergenza generata da politiche sociali disattente e inefficaci da parte delle amministrazioni coinvolte. Le Forze di Polizia intervengono per rimuovere le situazioni di illegalità e per garantire la sicurezza dei cittadini e spesso quando ormai, come ha rimarcato il Capo della Polizia, l’uso della forza è inevitabile. L’intero Paese è una polveriera, ed è inaccettabile che ogni intervento delle Forze dell’Ordine venga attaccato in maniera strumentale, quando in realtà il problema è a monte e riguarda le responsabilità di chi consente che si creino pericolose sacche di disagio, terreno di coltura dell’illegalità, e di intolleranza. La gestione dei flussi migratori e l’accoglienza dignitosa dei profughi non può diventare un semplice problema di ordine pubblico, scaricato sulle Forze dell’Ordine che vengono, tra l’altro, lasciate senza mezzi tecnici adeguati, senza risorse umane sufficienti, senza tutele legislative per chi opera sul campo per tutelare i cittadini onesti ed è esposto, ancor più che alle aggressioni violente, alle critiche feroci di alcuni organi di stampa e di alcuni esponenti politici che non perdono occasione per scagliarsi contro chi veste una divisa”.

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Governo e le sue politiche in deficit

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

ministero-finanze“L’ineffabile Padoan aveva promesso già negli anni scorsi la riduzione del debito pubblico che invece continua a crescere in modo incontrollato. L`errore è fare politiche in deficit e aver usato la flessibilità europea per investire 20 miliardi non in modo strutturale ma per gli 80 euro di Renzi e per altre forme assistenziali in chiave elettorale”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da ‘Tempi’. Il jobs act è un flop act “perché non genera lavoro in modo strutturale ma è legato a misure di defiscalizzazione a tempo per le imprese”. Il governo, ha continuato Brunetta, dovrebbe “ringraziare Mario Draghi. Solo grazie al Quantitative Easing della Bce i paesi europei sono cresciuti e l’Italia è rimasta fanalino di coda solo davanti al Belgio. L’iniezione di liquidità come veicolo di penetrazione ha permesso una svalutazione dell’euro che si era rafforzato troppo e una spinta all’export più tutta una serie di altri benefici. Il problema arriverà nei prossimi mesi quando questo strumento subirà una pausa e non ci sarà un sensibile deprezzamento dell’euro. E chi avrà fatto bene i compiti a casa non subirà contraccolpi. Noi – ha concluso – i compiti non li abbiamo fatti”.

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Politiche di bilancio

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

europa-261011-cLa sostenibilità dei conti pubblici rappresenta per tutti i paesi dell’area dell’euro un fondamentale denominatore comune. Pervenirvi non ci sembra sufficiente se non partiamo dall’associare questo impegno ad un ordinamento giuridico comune e al rafforzamento delle norme che disciplinano la formazione e l’attuazione delle politiche di bilancio. Abbiamo cercato troppo a lungo la via dell’unione europea ma senza badare alla necessità di contemperare tale aspetto ad una concreta visione che rafforzasse in prospettiva la competitività non di un sistema paese ma di un sistema europeo. Ci siamo avvitati a lungo nelle logiche nazionaliste dove la crescita si accettava alla sola condizione di farla propria e a volte a scapito del vicino. Pensare, invece, ad un mercato di beni e servizi ad ampio respiro europeistico scavalcando, di fatto, l’idea nazione, esulava dal nostro pensiero guida. L’Europa comunitaria oggi più che mai ha bisogno di identificarsi in un mercato unico e con regole comuni. Il discorso vale non solo in campo finanziario ma anche in quello del mercato del lavoro e le variabili che vi ruotano attorno: salari, mobilità, regole, pensioni. D’altra parte che senso ha avere una moneta unica e poi ritrovarsi con costi dei beni primari fortemente differenziati e taroccati da salari che si assottigliano per politiche fiscali sbagliate. Noi, prima di pensare al singolare, dovremmo renderci conto che in un mercato globale non vale il successo di uno ma solo se è cooperativo. Noi possiamo vantare grandi potenzialità ed enormi risorse energetiche se pensiamo all’Europa dagli urali ai Pirenei ed oltre e ci affacciassimo con meno prosopopea e più pragmatismo ai mercati dell’Africa occidentale e del vicino oriente. Per pervenirvi speriamo che possa essere sufficiente un solo passaggio generazionale perché il tempo che ci resta si restringe sempre di più. (Riccardo Alfonso)

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La par condicio e le prossime elezioni politiche

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

elezioniNon mancherà occasione per i partiti di ritornare sull’argomento e invocare a gran voce la sua riforma. Ma in pratica cosa significa? Si tratta di dare maggiore audience nei media ai partiti più rappresentativi sul piano parlamentare e privando di fatto ogni accesso a quelli che non hanno un parlamentare o di nuova formazione. L’impressione che traiamo di primo acchito è che si vogliono privilegiare i partiti esistenti e tra essi le forze più organizzate e capaci di raccogliere consensi disponendo di maggiori risorse economiche. A questo punto dobbiamo anche pensare che i movimenti politici, alla fine pur condizionati dalla legge elettorale che sceglieranno, punteranno sulle candidature più affidabili sul piano dell’ortodossia ed eviteranno quelle “liberali” ovvero meno rispettose della disciplina di partito per quanto possano essere più gradite agli elettori. Se così è dovremmo celebrare un nuovo revival dell’istituto partitico consolidato rispetto alle forze libere e determinare di fatto la tendenza alla concentrazione dei partiti e, in subordine, ad alleanze “strategiche” essenziali per le forze minori, se vogliono sopravvivere. Dovremmo quindi chiederci quale vantaggio ne possiamo trarre nella gestione del potere rappresentativo a livello Parlamentare e di esecutivo nel governo. Probabilmente di forze più coese, più disciplinate. Ma siamo sicuri che così facendo rendiamo un buon servizio alla democrazia della rappresentanza? La verità è che stiamo andando verso un criterio di concentrazioni partitiche sempre più accentuate proprio nella logica del maggioritario che pure si vorrebbe edulcorare o meglio ancora vanificare. Ma se prevale il maggioritario dovremmo appiattirci su tre distinte posizioni e senza sbavature di sorta: due partiti per il grande centro, un altro per la destra ed un altro ancora per la sinistra. E su questa misura il centro potrà giocare la sua parte ora con il partito che si allea con la destra ed ora con la sinistra ma senza dialogare con altre forze minoritarie che possono attraversare l’intero schieramento elettorale. Semplicemente non dovrebbero più esistere. A questo punto sta proprio alla destra come alla sinistra scegliersi il partito unico per farsi rappresentare. Gli altri potranno restare in vita solo come “movimento di opinione” e sperare nella “carità” altrui. Gli italiani, probabilmente, se fossero più consapevoli della partita che si gioca dietro la riforma della par condicio vi presterebbero, senza meno, più attenzione e con loro gli stessi partiti che ne potrebbero trarne giovamento. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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Piemonte: Politiche di pari opportunità

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

torino5gTorino. L’8 marzo quest’anno è l’occasione per redigere un bilancio di metà mandato delle politiche di pari opportunità e avviare una consultazione delle donne piemontesi sia online sull’area tematica Diritti del sito della Regione Piemonte (www.regione.piemonte.it/diritti/web) sia con incontri pubblici, almeno uno per provincia, in modo da raccogliere suggerimenti, sollecitazioni e criticità ancora da affrontare.Il tour delle province per parlare di politiche di genere partirà da Torino esattamente tra un mese, con il primo incontro che si terrà lunedì 3 aprile alle ore 16.30 presso la Sala multimediale di Corso Regina Margherita 174. Il tour durerà due mesi, aprile e maggio, e saranno invitate a parteciparvi tutte le associazioni femminili e le singole cittadine interessate.Una delle prime e principali attività della Regione Piemonte a sostegno delle donne è stata l’approvazione della legge regionale 4 del 2016 “Interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere e per il sostegno alle donne vittime di violenza ed ai loro figli”. Anche la discriminazione è una forma di violenza e così, sempre nel 2016, la Regione Piemonte ha approvato una legge regionale contro ogni forma di discriminazione, la numero 5: “Norme di attuazione del divieto di ogni forma di discriminazione e della parità di trattamento”.Tante le azioni della Regione Piemonte in questi due anni e mezzo. Ci siamo occupati di contrasto alla tratta, di conciliazione dei tempi vita-lavoro, con il telelavoro e progetti per incentivare l’utilizzo dei congedi parentali da parte dei papà, di medicina di genere, di linguaggio di genere sottoscrivendo, tra le altre cose, anche la Carta d’Intenti “Io parlo e non discrimino”.La parità di genere è ancora un obiettivo da raggiungere e la Regione Piemonte su questo fronte si è assunta la responsabilità di monitorare e sensibilizzare. L’assessorato alle Pari Opportunità ha portato avanti insieme all’AICCRE, l’Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, un monitoraggio che ha analizzato la composizione delle Giunte di 240 Comuni piemontesi. Il risultato è che sul versante Statuti per l’87% (208 su 240) non sono ancora aggiornati o adeguati in maniera idonea mentre la situazione Giunte comunali è migliore, il 18% (43 su 240) deve adeguare i propri numeri per garantire il 40% della rappresentanza di genere. Per tutte queste attività in due anni e mezzo abbiamo investito più di 7 milioni di euro, tra fondi regionali, fondi del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e fondi europei.

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