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Posts Tagged ‘poliziotto’

Poliziotto si difende sparando e viene messo sotto accusa: è la legge

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2021

“La legge parla chiaro. La magistratura inquirente che ha messo sotto accusa il poliziotto che ha sparato un colpo contro il ghanese armato di coltello sta minacciando lo Stato di diritto. L’uso delle armi da parte di un pubblico ufficiale è previsto e autorizzato quando “vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona”. È l’articolo 53 del codice penale. A questo punto, lo si abolisca. Non si può consentire che un servitore dello Stato venga messo sotto accusa perché compie il proprio dovere normativamente previsto. Ci piacerebbe oltretutto che Ministro degli Interni e Capo della Polizia si complimentassero pubblicamente con l’agente che ha fatto il proprio dovere per fermare l’aggressore”.E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi. E la Presidente Meloni soggiunge: “«Quello che sta accadendo all’agente della Polizia di Stato è del tutto surreale. Dopo che è partita l’indagine a suo carico per “atto dovuto”, cade anche l’accusa di tentato omicidio per il ghanese ferito. L’atto dovuto non è indagare un poliziotto che fa il suo lavoro. L’atto dovuto è quello compiuto dal poliziotto, così come sarebbe dovuta essere la tutela dello Stato nei suoi confronti. Massima solidarietà all’agente. Ha protetto la comunità: andrebbe premiato, invece di essere sottoposto a tutto ciò». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Il caso dell’agente indagato a Roma – dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni – per i fatti della stazione Termini che dovrà anticipare le spese legali, mentre il cittadino straniero autore dell’aggressione col coltello avrà le spese legali pagate dallo Stato, è un paradosso che va assolutamente risolto per non demotivare ulteriormente le nostre forze dell’ordine nell’esercizio del proprio lavoro”.”Il ministro dell’Interno – sottolinea Balboni – non ha fatto altro che confermare con la sua risposta che siamo in netto ritardo per la dotazione del taser alle forze di Polizia. Non basta aver confermato che le procedure in corso faranno alla fine arrivare queste armi e anche le body cam agli agenti, perché intanto chi continua a stare in prima linea sono sempre loro”.”L’ampio risalto che ha avuto il caso dell’uomo di nazionalità ghanese che, nei pressi dell’uscita della stazione Termini di Roma, brandendo un coltello da cucina e visibilmente alterato, ha terrorizzato i passanti, minacciandoli, costringendo l’agente di Polizia a sparargli alle gambe per neutralizzarlo – conclude Balboni – ha riproposto il tema della dotazione del taser in modo prepotente. Il ministro Lamorgese ha fornito una risposta che ci lascia solo parzialmente soddisfatti ma ciò che è più grave ha taciuto su quali iniziative intende assumere per evitare che l’iscrizione nel registro degli indagati di agenti che fanno il loro dovere possa provocare ulteriore demotivazione del personale in servizio, già duramente provato dalla scarsezza dei mezzi a disposizione”.

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Frattura zigomo a poliziotto: 10 mesi di reclusione con pena sospesa

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Taranto. Antonio Novellino, il ventottenne di Taranto che lo scorso 24 luglio aggredì con un pugno in pieno volto un poliziotto, presso il pronto soccorso dell’ospedale ‘Giannuzzi’ di Manduria (TA), fratturandogli uno zigomo, ha patteggiato questa mattina. Per lui 10 mesi di reclusione, pena sospesa.
«E’ una vergogna – commenta Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) – chi aggredisce un poliziotto in quel modo non va in galera. Episodi del genere e i conseguenti risvolti giudiziari ‘premio’ per gli aggressori, legittimano condotte del genere perché nutrono la consapevolezza di restare impuniti. Ricordiamo – prosegue Paoloni – che colpire un poliziotto a calci e pugni, non significa colpire soltanto l’uomo in quanto tale, ma l’Istituzione dello Stato che in quel momento rappresenta. Servono pene più severe in modo tale che possano già di per sé svolgere una funzione deterrente. Ricordiamo che il fatto è stato ripreso dalle telecamere interne e dal filmato si evince che l’aggressione è avvenuta in modo quasi improvviso, di fronte a testimoni, nell’evidente consapevolezza della probabile impunità. Servono inoltre strumenti e deterrenti che disincentivino comportamenti violenti come ad esempio la pistola taser con la quale quel tizio sarebbe stato opportunamente immobilizzato.»

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Immigrato ferisce poliziotto e il collega gli spara

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

«Ancora una volta sarebbe stato indispensabile il taser, poiché l’unico strumento in dotazione ai due agenti della Polfer, era la pistola di ordinanza». Commenta così Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), quanto avvenuto ieri sera all’esterno della stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova. Per sottrarsi ad un controllo di Polizia, un cittadino somalo di 20 anni, ha ferito uno dei due poliziotti alle spalle con un oggetto contundente. L’altro agente, per difendere il collega dall’improvvisa aggressione, ha aperto il fuoco ferendo l’extracomunitario ad una gamba.
«Se il cittadino somalo, che stava attentando alla vita di un poliziotto, è stato solo ferito senza ulteriori conseguenze, lo si deve alla bravura del collega e alla buona sorte, poiché il colpo poteva recidere organi vitali. Il collega ora rischia anche un “atto dovuto” da parte della Magistratura e di rispondere personalmente, anche dal punto di vista economico, nei confronti dell’Autorità Giudiziaria. Questo, oggi – spiega Paoloni -, risulta maggiormente inaccettabile, perché è stato previsto per tutte le Forze dell’Ordine, l’utilizzo del taser. Ad oggi ci risulta che il Capo della Polizia Gabrielli, non abbia ancora impartito alcuna disposizione sulla sperimentazione nelle città in cui è prevista e, tra queste, vi è appunto Torino. Non è arrivato nessun taser, non sono stati individuati né formatori né operatori per l’utilizzo. E’ inaccettabile pensare – prosegue – che su un bilancio di 8 miliardi non sia possibile in via d’urgenza acquistare l’apparecchio per somme fino a 40mila euro senza procedere al bando Europeo, snellendo i tempi e dando avvio alla sperimentazione. Purtroppo, la sensazione – conclude – è che l’eccesso di burocrazia che ha bloccato l’introduzione delle telecamere sulle divise, oramai in sperimentazione da tre anni in quattro città, stia bloccando anche la sperimentazione della pistola taser».

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Poliziotto aggredito con il coltello, immigrato subito in libertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

pianese“Un sistema in cui la vita di un Servitore dello Stato vale poco o nulla, in cui chi si aggira armato in mezzo alla strada menando fendenti e aggredendo un poliziotto torna tranquillamente in libertà, in cui una persona che non ha i requisiti per restare in Italia viene espulsa sulla carta ma rimane nel paese ancora e ancora senza che si riesca ad ottemperare ai provvedimenti dell’Autorità, con ciò dimostrando che ancora una volta alle parole non seguono i fatti per chi delinque, è un sistema che davvero dimostra di non meritare i nostri quotidiani sacrifici. Si aspetta con assoluta nonchalance che ci scappi il morto ammazzato dall’ennesimo soggetto già ben noto alle Forze dell’Ordine che non si trova in carcere o non è stato espulso, cosa che si è già verificata in Italia. E’ davvero vergognoso”. Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta indignato la decisione di scarcerare con il solo obbligo di firma il 31enne della Guinea che tre giorni fa ha aggredito con un coltello un poliziotto all’esterno della Stazione Centrale mentre con altri agenti tentava di bloccarlo. Dell’uomo dovrà ora occuparsi l’ufficio Immigrazione della Questura di Milano, in quanto è irregolare sul territorio italiano e già destinatario di un provvedimento di espulsione.
“Ogni volta che un irregolare non viene espulso come dovrebbe, tornando di fatto libero di andare esattamente dove vuole e di tramutarsi in uno dei tanti ‘fantasmi’ che si aggirano per il Paese – aggiunge Pianese -, oppure che un condannato non viene mandato in carcere come dovrebbe o che un soggetto pericoloso non viene ‘neutralizzato’ per garantire la sicurezza altrui, non si fa altro che vanificare totalmente il nostro lavoro, che già è delicato e difficile e che comporta rischi continui e gravissimi per noi. E’ indispensabile ripensare alcuni meccanismi che, di fatto, contrastano con l’esigenza di garantire sicurezza e legalità ai cittadini che ne hanno un sacrosanto diritto, e che aumentano esponenzialmente i rischi che dobbiamo fronteggiare esponendoci continuamente a pericoli che non di rado potrebbero essere evitati o ridimensionati. Noi continuiamo a compiere il nostro dovere irremovibili, ma è impossibile fare sicurezza se il sistema Stato non garantisce serietà, coerenza, fermezza e severità alla sua azione complessiva”.
(n.r. Non crediamo che si sia trattato di una decisione “cervellotica” del magistrato. Propendiamo per una circostanza legata ad anni di garantismo fine a se stesso e alla mancata cultura del rispetto che ha snaturato la figura del poliziotto garante delle istituzioni. E come si sa chi semina vento raccoglie tempesta) (foto: pianese)

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Aggrediti a Milano poliziotto e militari

Posted by fidest press agency su domenica, 21 Maggio 2017

milanodavedere“Nell’esprimere la massima solidarietà al collega ed al militare rimasti feriti durante l’aggressione avvenuta a Milano ci rendiamo conto che, nostro malgrado, non proviamo alcuna meraviglia e non siamo certo colti di sorpresa da una notizia che sta scatenando – fortunatamente per certi versi – un forte dibattito, ma che non suona assolutamente nuova o ‘straordinaria’. Non è consentito ammettere che a certe cose ci si debba abituare, e però è anche assurdo e vigliacco che ce ne si occupi solo quando la notizia è funzionale agli interessi mediatici. Sono fatti gravissimi, tutti, nessuno escluso, compresi i tanti di cui non frega assolutamente niente a nessuno. E provoca grande sbigottimento l’ipocrisia e l’ignoranza di chi non si rende conto che episodi del genere accadono ogni santo giorno in ogni angolo d’Italia. Ed ancora più rabbia genera chi su certi fatti specula, e chi, poi, in completa mala fede si spinge ad emettere giudizi che fanno sicuramente più male delle coltellate, specie si tratta di qualche scienziato che addirittura veste la divisa. Qualcuno ha addirittura osato criticare i feriti o spingersi al limite dello sberleffo, e noi non possiamo che rispondere a muso duro che prima di osare aprire bocca dovrebbero tutti guardarsi allo specchio e chiedersi se davvero hanno idea di cosa significhi andare per strada ogni giorno contro l’ignoto, e finire in ospedale dopo un servizio di apparente banale routine”.
Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia reagisce alle polemiche scoppiate dopo l’aggressione ai danni di un Agente e due Militari avvenuto a Milano e conclusosi con l’accoltellamento del Poliziotto e di uno dei due soldati, finiti entrambi in ospedale dopo l’arresto dell’aggressore. Solidarietà da parte di molti, ma anche commenti a dir poco ingenerosi e malevoli verso i colleghi hanno costellato la rete, dove qualcuno ha addirittura espresso dubbi sulla possibilità che “il ragazzino ben ammanettato e imbavagliato” potesse essere lui vittima dei militari.
“Lo sconcerto che proviamo di fronte a tanta ottusa malignità non è descrivibile – si infuria Maccari -, e tutto questo, associato alle vere difficoltà cui dobbiamo far fronte, alle abissali carenze con cui facciamo i conti, alla schizofrenica azione di continua tortura cui siamo esposti sempre e comunque qualunque cosa facciamo o non facciamo, non fa che tradursi davvero in un vera e propria fortissima spinta a girarsi dall’altra parte!”. (n.r. E’ un episodio che va oltre il fatto in sè e denota un crescendo di aggressività conseguente allo svilimento del ruolo della polizia derivante da una filiera giustizia che continua a perdere credibilità e rispetto).

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Poliziotto sparò a rom che tentò di investirlo

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

maccari-cie-kr5Ora sarà processato mentre lo zingaro ha continuato a delinquere “Dover pagare, letteralmente, tutta la vita solo per aver fatto il proprio lavoro è qualcosa che rischia di sovrastare e annegare nello sconforto ogni motivazione, ogni spinta ideale, ogni senso del dovere, di chiunque vesta una divisa. Un Poliziotto che per quindici anni ha svolto i suoi compiti in maniera assolutamente corretta e fedele, e che ha ricevuto un encomio per il suo lavoro, non può vedere spazzata via la sua serenità e marchiata senza pietà la sua carriera per aver tentato di difendere se stesso e gli altri. Sappiamo che le sentenze si rispettano – e questa comunque è solo quella di primo grado -, ma non si può tacere su quanto, nei fatti, tutto ciò sia avvertito da migliaia di tutori dell’ordine come una sconfitta atroce, e come il segno tangibile di una spada di Damocle con cui nessuno, con un po’ di sale in zucca, si sentirebbe di convivere preferendo piuttosto ‘girarsi dall’altra parte al momento giusto’. Non si può sopportare prima di vedersi arrivare addosso un’auto a tutta velocità e poi di vedersi condannare per aver tentato di fermare dei fuggitivi dopo aver rischiato di morire per il proprio lavoro. Oggi, come il giorno che decisero di processare il collega di Torino, gli diciamo che siamo con lui”. Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la notizia della condanna a nove mesi di reclusione e 60mila euro di provvisionale (da pagare in solido con il Ministero dell’interno) inflitta a un poliziotto di 42 anni accusato di lesioni colpose dopo che a Torino, il 15 dicembre del 2013, sparò contro due auto in fuga poi risultate rubate, una delle quali tentò di investirlo, poiché un ladro fu raggiunto da un colpo e ferito. Il poliziotto aveva 15 anni di servizio senza alcuna “macchia” e, anzi, aveva ricevuto un encomio. Per lo stesso fatto il nomade, Megaiver Sulejmanovic di 24 anni, che ha ammesso il furto dell’auto ed è stato accusato anche di resistenza aggravata, è stato condannato a un anno e un mese di reclusione. Il rom, che secondo la ricostruzione del PM subì “la perdita irreversibile dell’uso degli arti inferiori”, ad aprile del 2015 è stato poi fermato ancora alla guida di un’auto senza assicurazione, e nel novembre seguente è stato protagonista di un altro rocambolesco inseguimento, protrattosi per ben 28 chilometri, come accuratamente documentato dalla stampa nazionale. La pubblica accusa, per parte sua, nello scorso gennaio ha chiesto di processare il Poliziotto che avrebbe “agito con imprudenza e imperizia” poiché avrebbe “indirizzato i colpi in rapida successione su bersagli di ridotte dimensioni (i pneumatici) in repentino allontanamento ed in direzione obliqua rispetto alla sua posizione di tiro”, con l’aggravante di “aver agito nonostante la previsione dell’evento dal momento che le condizioni sopra descritte (orario notturno, illuminazione insufficiente) rendevano probabile il verificarsi del ferimento di qualcuno degli occupanti dei veicoli”. “Abbiamo detto allora e ribadiamo adesso che queste accuse rasentano l’incredibile. Non è stato il collega a scegliere di farsi quasi investire in piena notte – insiste Maccari -, tentare di fermare un’auto in fuga, sparare agli pneumatici, sembra uno scherzo di pessimo gusto ma davvero si contesta ai poliziotti di fare ciò per cui vanno in strada. Ma la risposta egualmente severa di uno Stato talmente intransigente da pretendere che fermiamo le auto che ci vogliono investire a mani nude dov’è quando si tratta di punire chi ci vuole ammazzare? Quale credibilità può mai avere un sistema che condanna un Poliziotto dalla carriera encomiabile a versare il proprio stipendio a vita solo per aver tentato di fermare un delinquente che, per tutta risposta, dopo aver subito questi danni ‘così gravi’ continua ad andare in giro continuando imperterrito a compiere allegramente i suoi crimini preferiti”.

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Conferenza stampa di Boris Giuliano “Un poliziotto a Palermo”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2016

poliziaRoma Mercoledì 18 maggio Ore 10.00 Scuola Superiore di Polizia Via Pier della Francesca, 3 Miniserie in due puntate ispirata alla figura del Vice questore Capo della Squadra Mobile di Palermo, dottor Giorgio Boris Giuliano, medaglia d’oro al valore civile.Con Adriano Giannini e con Nicole Grimaudo, Ettore Bassi, Antonio Gerardi,Luigi Maria Burruano, Enrico Lo Verso, Fabrizio Bracconeri,Sebastiano Lo Monaco, Francesco MontanariSceneggiatura di Giovanna Koch, Angelo Pasquini, Ricky TognazziConsulente storico Francesco La LicataRegia di Ricky Tognazzi Una coproduzione Rai Fiction – Ocean Production S.r.l.In onda su Rai1 lunedì 23 e martedì 24 maggio ore 21.20
Alla conferenza stampa (ore 12.30 circa) saranno presenti: il Capo della Polizia e il Direttore Generale Rai a seguire proiezione e conferenza stampa diil regista, i produttori e il cast

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Un poliziotto per amico

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2011

Credo che sia stato uno “slogan” lanciato qualche anno fa. Potremmo riprenderlo oggi stabilendo un nuovo e diverso contatto con gli immigrati. Già da tempo avevo proposto che si accompagnasse al poliziotto di quartiere in talune aree, dove è forte la presenza di extracomunitari, di un immigrato della stessa etnia. La sua presenza potrebbe assolvere due importanti compiti. Il primo è per ragioni linguistiche e, il secondo, per dare utili consigli ai propri compatrioti. Allora gli “addetti ai lavori” mi dissero che era una buona idea ma non furono conseguenti. La stessa modalità avrebbe potuto ripetersi con gli “ausiliari dei vigili urbani” che avrebbero potuto affiancarsi al poliziotto di quartiere. Queste figure, com’è noto, furono “introdotte” richiamando in servizio come “volontari” pensionati provenienti dalla polizia e dai vigili urbani e furono, per lo più utilizzate per presenziare le aree turistiche, i plessi scolastici, i giardini pubblici. Oggi, con le moderne tecnologie, questi elementi possono svolgere un utile servizio sul territorio come “osservatori” e “segnalatori” di situazioni sospette inviando con il cellulare, ai pronto interventi della polizia, l’imbeccata giusta per intervenire. Queste “coperture” di tipo volontaristico potrebbero estendersi a molti altri compiti sia pure per svolgervi incombenze legate all’emergenza: nei pronto soccorsi con il volontariato dei medici e degli infermieri in pensione, nelle questure per il rinnovo dei permessi di soggiorno, nei tribunali come dattilografi o tutto fare, nelle scuole in funzione di tutor per i giovani in difficoltà didattica e ambientale e nei rapporti con i familiari e i docenti. Il tutto potrebbe, altresì, permetterci di riprendere con più serenità il rapporto con gli anziani consentendo loro di non sentirsi estranei in casa e utili per dare una mano là dove e necessario così come la famiglia li utilizza per accompagnare all’asilo i nipoti, sfaccendare in cucina e via di questo passo. E’ importante che tutto questo non sia “contrabbandato” come un lavoro da sottrarre ai giovani o per sfruttare gli anziani o per coprire le falle del “sistema”, ma solo per avviare quella catena della solidarietà che vuole non l’homo homini lupus ma l’homo homini amicus a qualsiasi età e per qualsiasi età. E’ questa, a mio avviso, la nuova ideologia del nostro presente e ancor più del nostro futuro. (Riccardo Alfonso)

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Manifestazione: Poliziotto a studenti

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2010

(GrNet.it) «Sento il bisogno di scrivere queste due righe rivolgendomi allo studente che mercoledì andrà in piazza». Inizia così un’appassionata “lettera aperta” che Maurizio Cudicio, poliziotto in servizio alla Questura di Trieste, scrive agli studenti che si sono dati appuntamento in piazza a Roma il 22 dicembre, in occasione della votazione in Senato del Ddl Gelmini sulla riforma dell’università. «Io poliziotto, sono figlio e padre e quando finisco di lavorare torno a casa dalla mia famiglia. Mia moglie mi chiama al cellulare e mi dice di non fare tardi che la cena è quasi pronta. Io contento la tranquillizzo e le dico che tornerò prima possibile. Passano le ore e mi ritrovo in ospedale con  la testa rotta. Studente, mi rivolgo a te, io sono consapevole che non sei stato tu, tu hai tutte le ragioni del mondo di manifestare per i tuoi diritti, ma quello che non sai forse è che noi poliziotti siamo con voi, siamo dalla vostra parte e non siamo contro nessuno». «Noi rappresentiamo lo Stato quando ci vedete in strada – continua la lettera -, ma credimi siamo orgogliosi di farlo, noi amiamo il nostro lavoro ma siamo in piazza anche per voi. Non siamo lì per divertimento e facciamo di tutto, credimi studente, di tutto, per evitare che qualcuno si faccia male.Certo gli ordini sono ordini e noi siamo obbligati ad eseguirli, ma sappiamo benissimo dove dobbiamo fermarci per il bene nostro e vostro». «Abbiamo paura, si tanta a volte e in certi momenti forse sbagliamo, ma credimi, parlo con il cuore, quando ci troviamo tra due fronti, in mezzo alla guerriglia urbana è veramente dura. Scusami se ti chiamo studente forse è troppo in generale, ma potrei chiamarti, Gianni,Luisa, Giovanni o Marco, per noi siete tutte persone che hanno diritto di manifestare e noi siamo in piazza perche questo diritto  sia rispettato». «I media e i politici a volte esasperano i toni, non rendendosi conto che in strada ci sono solo persone, che abbiano la divisa o che siano studenti, siamo tutti “uomini” e tra noi NON  deve esistere il VS! Grazie studente, ricordati se hai bisogno di qualsiasi cosa noi siamo qui al tuo servizio. Ciao da un amico, ciao da un poliziotto».
Maurizio Cudicio ha creato un gruppo su Facebook, “Movimento poliziotti ” con il quale si propone di creare nel più importante social network del web un punto di incontro fra cittadini e poliziotti: “Voi cittadini avete bisgono di noi, ma anche noi abbiamo bisogno di voi”, si legge nella bacheca del gruppo che, nello stupore dello stesso creatore ha superato in pochissimi giorni i 1.000 iscritti.

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