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Posts Tagged ‘polmoni’

Cure personalizzate per adenocarcinoma polmonare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

Oggi la medicina di precisione è in grado di individuare “il corredo” molecolare del singolo tumore, valuta l’efficacia di un trattamento e sceglie in tempo reale la strategia terapeutica. In alcuni tumori del polmone, ad esempio, la chemioterapia di prima linea non ha gli effetti attesi, anzi risulta pressoché inefficace, ma grazie alle caratterizzazioni molecolari è possibile prevedere l’efficacia del trattamento e optare subito per altre terapie. In Italia sono attese oltre 40.000 nuove diagnosi di tumore del polmone ogni anno, di cui il 40% è rappresentato dagli adenocarcinomi (fonte AIOM).Un team multidisciplinare dell’ IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, coordinato da Marcello Maugeri-Saccà, oncologo medico presso l’ Oncologia Medica 2, ha recentemente pubblicato sul prestigioso Journal of Thoracic Oncology (la rivista ufficiale dell’ International Association for the Study of Lung Cancer, IASLC) come la presenza di mutazioni in due geni appartenenti allo stesso network molecolare (KEAP1 e NFE2L2) definisce una tipologia di adenocarcinoma polmonare particolarmente aggressivo, caratterizzato da una forte resistenza ai trattamenti chemioterapici e da una evoluzione particolarmente rapida. Inoltre, la presenza di mutazioni dei geni KEAP1/NFE2L2 si associa ad altre anomalie molecolari che suggeriscono una elevata capacità delle cellule tumorali di proteggere il loro genoma dagli effetti citotossici della chemioterapia. Allo stesso tempo, tali mutazioni raramente coesistono con la presenza di bersagli molecolari (mutazioni di EGFR e riarrangiamenti di ALK) contro i quali sono disponibili oggi farmaci estremamente efficaci.“La presenza di mutazioni di KEAP1/NFE2L2 – illustra Marcello Maugeri-Saccà – in pratica rende la chemioterapia standard priva di efficacia, e per di più si associano i noti effetti collaterali. Se a questo si unisce una tendenza degli adenocarcinomi con mutazioni di KEAP1/NFE2L2 a non presentare concomitanti alterazione genomiche efficacemente contrastabili con farmaci a bersaglio molecolare ad oggi in uso, si viene a delineare un nuovo sottotipo molecolare terapeuticamente orfano. Questo aspetto è ancor più rilevante se si considera il ruolo sempre maggiore dell’immunoterapia in questi tumori, non solo come terapia singola ma soprattutto in associazione alla chemioterapia.” Lo studio ha coinvolto una casistica di pazienti trattati presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Roma), e sono stati svolti studi di validazione indipendente in oltre 1.400 adenocarcinomi ottenuti da due diverse fonti (MSKCC e TCGA). L’orientamento dell’oncologia medica per il trattamento del tumore del polmone è sempre più verso protocolli integrati di chemio-immunoterapia, ma può sempre funzionare? Ora l’ulteriore tassello da verificare è quello di cercare un possibile nesso tra la presenza di queste mutazioni e l’efficacia dell’immunoterapia. (fonte: Journal of Thoracic Oncology: Mutations in the KEAP1-NFE2L2 pathway define a molecular subset of rapidly progressing lung adenocarcinoma In Press Accepted Manuscript)

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Nascita della Lung Ambition Alliance

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

L’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC), il Guardant Healt, la Global Lung Cancer Coalition (GLCC) e AstraZeneca hanno annunciato la nascita della Lung Ambition Alliance, una nuova partnership con la coraggiosa ambizione di eliminare il cancro al polmone come causa di morte. Il primo obiettivo dell’Alliance è quello di raddoppiare la sopravvivenza a cinque anni per i pazienti affetti da questo tumore entro il 2025. Ogni 18 secondi, una persona perde la vita a causa del cancro al polmone e, solamente nel 2018, per questa malattia sono morte approssimativamente 1,8 milioni di persone. Al 40 per cento dei pazienti la malattia viene diagnosticata quando il tumore si è già diffuso oltre i polmoni e la prognosi si è ormai aggravata. Oggi, solo un paziente su cinque colpito da cancro al polmone è vivo 5 anni dopo la diagnosi.
L’Alliance unisce competenze specifiche e complementari che includono ricerca e formazione (IASLC), diagnostica (Guardant Health), supporto dei pazienti (GLCC), ricerca e sviluppo di nuovi farmaci (AstraZeneca). Incrementare la percentuale di screening e di diagnosi precoci, mettere a disposizione farmaci innovativi e migliorare la qualità della cura per le persone affette da cancro al polmone sono le tre priorità identificate dai soci fondatori. I progetti iniziali che l’Alliance intende supportare sono:
1. Early Lung Imaging Confederation (ELIC), un nuovo database globale di screening basato sul cloud, pensato per migliorare la diagnosi e la gestione multidisciplinare del tumore al polmone in stadio precoce. Il progetto si basa sulle crescenti evidenze che supportano l’utilizzo dello screening con tomografia computerizzata (TC) per favorire la riduzione della mortalità.4 Questo insieme di immagini e dati può essere usato per migliorare la costruzione dei modelli di rischio, la diagnosi e gli strumenti diagnostici, proponendosi come nuovo standard globale per la qualità dei dati. In una fase successiva, l’intelligenza artificiale (IA) potrebbe essere applicata per migliorare ulteriormente l’affidabilità degli strumenti attraverso lo screening con tomografia computerizzata. L’Alliance contribuirà alla raccolta dati, già iniziata nella seconda metà del 2018 da IASCL, per questo database e assisterà nella misurazione degli outcome dei pazienti nelle diverse fasi del percorso di cura (inclusa la diagnosi iniziale, il primo trattamento e il follow up).
2. Major Pathologic Response Project, una raccolta di dati provenienti da studi clinici che possono essere utilizzati per la validazione degli endpoint surrogati e per l’individuazione di biomarcatori predittivi, i quali potrebbero consentire una migliore identificazione delle caratteristiche del tumore. Gli obiettivi del progetto sono quelli di accelerare lo sviluppo di una nuova generazione di trattamenti target e di guidare verso un intervento precoce laddove vi sia un maggiore potenziale di cura.5 L’Alliance aiuterà a raccogliere i dati provenienti da studi promossi da gruppi cooperativi e dall’industria farmaceutica, che possono essere utilizzati con le autorità regolatorie in tutto il mondo nella validazione dei dati clinici più importanti.
3. Initiatives in Lung Cancer Care (ILC2), un bando il cui lancio è previsto nella seconda metà del 2019, che invita le Associazioni dei Pazienti di tutto il mondo a sviluppare e presentare progetti pilota a livello locale che possano trasformare la cura e incrementare la sopravvivenza. Il bando mira a supportare la comunità di pazienti affetti da cancro al polmone, supportando le migliori pratiche multidisciplinari, informando i pazienti sulle opzioni terapeutiche e fornendo supporto alla qualità della vita degli stessi durante e dopo il trattamento. Un comitato composto dai rappresentanti dei membri della Lung Ambition Alliance valuterà e selezionerà le candidature che hanno soddisfatto i criteri per il finanziamento.

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Il carcinoma polmonare è la prima causa di morte per tumore nell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

I grandi passi avanti compiuti in termini di conoscenza dei meccanismi molecolari, di diagnostica e medicina personalizzata stanno progressivamente cambiando lo scenario del trattamento del carcinoma del polmone. Tuttavia, nonostante i clinici dispongano di terapie sempre più efficaci e di maggiori informazioni su come trattare le persone colpite da tumore polmonare, il principale obiettivo, quello di aumentare la sopravvivenza dei pazienti, fatica ad essere raggiunto: l’accesso alla diagnostica molecolare, alle terapie più innovative e all’assistenza è gravato infatti da forti disuguaglianze in tutti i Paesi europei, con una situazione più drammatica nell’Europa dell’Est.
In Italia, nonostante siano approvati e rimborsati i principali test diagnostici molecolari, ALK, EGFR, PD-L1 e ROS1, questi non sono effettivamente disponibili per tutti su tutto il territorio nazionale, con disomogeneità territoriali a livello regionale. Inoltre, il nostro Paese si è fatto spesso trovare indietro nell’adozione delle terapie innovative per il tumore al polmone, con tempi d’attesa medi di oltre 20 mesi tra l’approvazione EMA e la decisione di AIFA e un ritardo medio tra i 6 e i 12 mesi tra l’approvazione italiana e l’effettivo rimborso e uso sul territorio. Riunire le Associazioni dei pazienti e i clinici per un confronto sul problema delle disparità di accesso alle cure dei pazienti è una priorità alla quale risponde WALCE Onlus – Women Against Lung Cancer in Europe, che proprio per sensibilizzare i decisori politici a livello nazionale e locale, ha presentato oggi al Ministero della Salute i risultati del report LuCE 2018 – Lung Cancer Europe sulle disparità nell’accesso a diagnosi, terapie e assistenza. «La diagnosi tempestiva del tumore polmonare e l’accesso ai test molecolari per tipizzare la neoplasia sono due criticità importanti anche nel nostro Paese – dichiara Silvia Novello, Professore Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Torino, Responsabile SSD Oncologia Polmonare dell’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano e Presidente WALCE Onlus – vi sono oggettivamente alcuni ostacoli responsabili delle disuguaglianze a livello nazionale. Intanto, la frammentazione regionale nei processi di approvazione e regolamentazione dei nuovi farmaci, che non semplifica le procedure e porta inevitabilmente a una disparità sul territorio nazionale: in questo, auspichiamo che la Conferenza Stato-Regioni possa intervenire per implementare i processi regolatori e far sì che il sistema di rimborso dei farmaci diventi univoco da Nord a Sud del Paese. Servirebbe, poi, centralizzare il sistema delle analisi riguardo i test molecolari, garantendo sia la presenza delle figure deputate ad essi all’interno delle strutture oncologiche sia la copertura nazionale dei test diagnostici». Il carcinoma del polmone rappresenta la prima causa di morte per tumore nell’Unione Europea ed è causa di un decesso per tumore su 5 a livello mondiale. Nel 2015 sono state registrate in Italia oltre 33.800 morti per tumore del polmone; nel 2018 si attendono nel nostro Paese 41.500 nuove diagnosi di tumore del polmone, delle quali oltre il 30% nel sesso femminile: il 10% di tutte le diagnosi di tumore a livello nazionale. Il tasso di sopravvivenza a 5 anni dei pazienti con tumore polmonare in Italia è pari al 16%, in linea con gli altri Paesi europei; un dato molto basso, anche se condizionato negativamente dalla grande proporzione di pazienti diagnosticati in stadio avanzato.

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Tumore ai polmoni, il 10% è attribuibile al gas radon

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

Si è svolto giorni fa il Convegno Nazionale “Radon rischio geologico dalla terra un pericolo invisibile per la salute: quanti lo conoscono?”, organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi, presso la sede del CNR di Roma. Il radon è un gas nobile radioattivo naturale, incolore, insapore e inodore ed è considerato la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo da sigaretta.Della relazione tra “Radon e cancro al polmone” ha dibattuto Nicola Rotolo, chirurgo del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi dell’Insubria che ha dichiarato: “Il cancro del polmone è la prima causa di morte per neoplasia nell’uomo: le stime registrano un’incidenza di tale malattia in Italia di circa 40.000 nuovi casi ogni anno (11% di tutte le diagnosi di tumore nella popolazione). Negli ultimi anni – continua il medico – si è registrato un aumento di casi anche nelle donne fumatrici. Da questi numeri, si deduce come nel corso della vita, un uomo su dieci rischia di ammalarsi di cancro del polmone. La mortalità dovuta al cancro del polmone è molto alta: si registrano in Italia circa 35.000 decessi ogni anno, la sopravvivenza a 5 anni dei portatori di questa malattia è del 13%. Il più importante fattore di rischio – spiega Rotolo – è il fumo di sigaretta e il secondo, ormai accertato da numerosi studi scientifici eseguiti su larga scala, è l’esposizione al radon (fattore indoor) che incide nel 10% dei casi di tumore del polmone. Studi epidemiologici confermano che il radon nelle abitazioni aumenta il rischio di cancro del polmone, incremento stimato in un range tra il 3% e il 14% (in relazione alla concentrazione media del radon nel luogo di esposizione). Inoltre si è osservato che il rischio di cancro di polmone nei soggetti esposti al radon aumenta esponenzialmente nei fumatori. La mortalità per cancro del polmone attribuito al radon in Italia è stimata essere intorno ai 5000 casi circa (3500 – 5000) su 35.000 morti per cancro del polmone. Un’arma importante, al momento, in mano agli operatori sanitari (chirurghi e oncologi) è la diagnosi precoce che ha lo scopo di diagnosticare la neoplasia in una fase asintomatica e le cure, chirurgiche ai primi stadi, permettono di ottenere una sopravvivenza a 5 anni al di sopra dell’80%”.Quali sono i rischi per la salute causati dal radon? Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale afferma: “Il radon è un gas radioattivo che si lega al particolato presente negli ambienti indoor e grazie a questo si deposita a livello dei bronchi, bronchioli e alveoli polmonari. Se inalato, avendo una sua emivita, inizia a decadere rilasciando radiazioni, le più note quelle alfa, che possono interagire con il DNA cellulare delle cellule circostanti e modificarlo, dando il via al tumore. Nel caso di esposizione al gas radon, il tumore al polmone ha un’incidenza, in Italia, del 10 per cento di tutti i tumori polmonari, con circa 3200 casi all’anno”.
Ai fini della prevenzione per ridurre o eliminare l’esposizione della popolazione al radon, i geologi rivestono un ruolo fondamentale per procedere alla mappatura delle concentrazioni del gas e per far dotare tutte le regioni d’Italia di un piano di monitoraggio capillare sulle radiazioni da radon. L’importanza della figura del geologo è data, a differenza dell’Italia, dai paesi esteri nei quali le mappe di rischio sono redatte dai competenti servizi geologici. Vincenzo Giovine, Vice Presidente e Coordinatore della Commissione Ambiente del Consiglio Nazionale dei Geologi: “La geologia, scienza che studia la natura del sottosuolo, può contribuire in maniera fondamentale nella riduzione dei rischi causati da tale gas. Uno studio geologico, condotto a livello territoriale basato sulla distribuzione litologica e stratigrafica dei terreni, permette di definire le aree a maggiore concentrazione di radon. Dalla conoscenza della distribuzione areale e delle concentrazioni – chiarisce il Vice Presidente CNG – è possibile procedere a una programmazione degli interventi utili a mitigare gli effetti dannosi di questo gas. A livello macroscopico, si può indirizzare l’espansione urbanistica verso aree a minor concentrazione e, quindi, a minor rischio, mentre a livello puntuale di singole abitazioni o fabbricati, dopo opportune misurazioni, si possono fornire informazioni che permettano di utilizzare i sistemi più idonei a ridurre e minimizzare la pericolosità del radon. In Italia, considerata la carente situazione a livello di estensione degli studi territoriali, occorre procedere a una mappatura completa del territorio nazionale al fine di completare il quadro delle conoscenze per poi operare, in modo mirato, a porre rimedio al problema”.

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Il gas radon è la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Roma 26 ottobre 2018 dalle ore 9 alle 17 Convegno Nazionale “Radon rischio geologico dalla terra un pericolo invisibile per la salute: quanti lo conoscono?” presso il CNR (Piazzale Aldo Moro n. 7)organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi.Il radon è un gas nobile radioattivo naturale, incolore, insapore e inodore ed è considerato la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo da sigaretta. A livello mondiale è il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi. In Italia nell’ultimo anno si è registrato un incremento significativo di nuovi casi di tumore ai polmoni: 41.500 del 2018 rispetto ai 41.800 nel 2017. L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che il 10 per cento dei circa 31.000 casi di cancro ai polmoni che si segnalano ogni anno è attribuibile a una prolungata esposizione a questo gas: 3200 nuovi casi di tumore dovuti proprio al radon. Durante il convegno sarà presentato il documento finale prodotto nell’aprile 2018 dal tavolo specifico sul problema radon istituito dal Consiglio Nazionale dei Geologi. Il documento si rifà alla Direttiva 2013/59/Euratom rispetto alla quale l’Italia si trova in condizione di infrazione da febbraio 2018. Tale direttiva prevede l’introduzione di livelli di riferimento di radon inferiori a 300 Bq/m3: se da un lato tali livelli sono più bassi di quelli indicati dalla legge italiana per gli ambienti di lavoro, che stabilisce un limite di 500 Bq/m3, dall’altro, si tratta di un valore superiore a quello proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che raccomanda un livello medio di riferimento pari a 100 Bq/m3. Per quanto riguarda invece le abitazioni, in Italia fino ad oggi non è stata ancora emanata una normativa specifica di riferimento.Al convegno parteciperanno, oltre a numerosi scienziati ed esperti del settore, anche personalità politiche e istituzionali del panorama nazionale. La giornata di lavori si aprirà con i saluti istituzionali cui seguiranno due sessioni: la prima dal titolo “Origine, natura e aspetti sanitari” coordinata da Gabriele Dossena, giornalista del Corriere della Sera e l’altra “Controllo e soluzioni: scelte operative e proposte tecniche”. Nella tarda mattinata è prevista la tavola rotonda “Compiti della politica, delle istituzioni e dei tecnici” coordinata dalla giornalista del Tg2, Giulia Apollonio.

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Nuova metodica per aumentare il numero di polmoni idonei al trapianto

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

equipe-bergamoBergamo. E’ stata presentata una nuova metodica introdotta nelle sale operatorie del Papa Giovanni, con l’intento di aumentare il numero dei polmoni idonei al trapianto. La novità è parte integrante di un protocollo di studio, avviato nei mesi scorsi all’ospedale di Bergamo destinato a dare un contributo importante alla conoscenza dei risultati, in termini di sicurezza ed efficacia, dell’applicazione di questa metodica, già in uso nei principali centri trapianto di Europa e Nord America e in alcuni centri italiani.La tecnica si chiama Ex Vivo Lung Perfusion (EVLP) e simula, prima del trapianto, le condizioni in cui l’organo si trova normalmente a lavorare nel corpo umano, cioè una temperatura di 37 gradi, con regolare circolo all’interno dei vasi (perfusione) e flusso di aria (ventilazione). Questa tecnica consente di superare il principale limite dell’ipotermia a 4°C, normalmente usata per la conservazione statica dell’organo nel lasso di tempo che trascorre dal prelievo dal cadavere del donatore al trapianto nel ricevente. L’ipotermia, se da un lato è in grado di rallentare il danno ischemico dell’organo con un metodo semplice ed economico, dall’altro impedisce di valutare la funzionalità dell’organo e di riparare eventuali danni riscontrati.
“Il trapianto polmonare è l’unica terapia salvavita per i pazienti affetti da insufficienza respiratoria terminale – ha spiegato Michele Colledan, direttore del Dipartimento chirurgico del Papa Giovanni trapianto-polmoneXXIII e responsabile del programma di trapianto polmonare -. Purtroppo lo scarto tra la disponibilità di polmoni idonei al trapianto e le richieste è più marcato che per altri organi. Questo perché il polmone è un organo delicato, che tende a deteriorarsi facilmente, per i meccanismi fisiopatologici che si instaurano con la morte cerebrale, ma anche per le necessarie manovre rianimatorie e per possibili infezioni. Questo deterioramento ci impone molto spesso di non prelevare i polmoni di donatori dei quali riusciamo invece a utilizzare altri organi”.In Italia, nel 2015, sono stati eseguiti 112 trapianti polmonari in 10 centri. Il tempo medio di attesa al trapianto è risultato di 1 anno ed è stata registrata una mortalità in lista pari al 10.1%, la più elevata nell’ambito dei trapianti d’organo in Italia. Quest’ultimo dato acquista ancor più valore se si considera che la scarsità di donatori adeguati incide sulla rigorosa restrizione dei criteri di inserimento in lista d’attesa, il che significa che la mortalità in lista sottostima la reale entità del problema.Al Papa Giovanni – tra i centri più attivi in Italia per i trapianti e pioniere con Michele Colledan nell’applicazione di tecniche innovative per aumentare la disponibilità degli organi, come la divisione di un polmone per crearne due da trapiantare (split) – lo scorso anno sono stati eseguiti 12 trapianti polmonari, facendo di Bergamo il secondo centro in Lombardia. Un numero elevato nel panorama nazionale, ma piccolo se si considera che lo scorso anno al Papa Giovanni sono stati in totale 180 i trapianti di organi solidi.La possibilità del trapianto con organi trattati con EVLP verrà proposta preliminarmente a tutti i candidati a trapianto di polmoni. La metodica verrà praticata sui polmoni di qualità altrimenti non valutabile con sicurezza, da uno staff di chirurghi, anestesisti e perfusionisti, in sala operatoria, seguendo il cosiddetto “Protocollo Toronto”, messo a punto dai colleghi dell’ospedale canadese, che per primi hanno utilizzato e studiato questa tecnica con ottimi risultati, tanto che nel 2013 hanno registrato un aumento del 28% dell’attività trapiantologica. I materiali che rendono possibile l’applicazione in sala operatoria di questa metodica sono stati acquistati anche grazie al sostegno di Brembo. (foto: equipe bergamo, trapianto polmone)

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Tabagismo e tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2016

sigaretteIl 56% dei fumatori italiani ha iniziato con le sigarette prima di compiere 18 anni. Sette giovani su 10 sostengono di aver cominciato per imitare gli amici e i compagni di classe. Il 7% lo ha fatto per sentirsi più grande, il 6% perché influenzato negativamente da genitori o parenti a loro volta tabagisti. Per cercare di limitare il più possibile questo stile di vita cosi scorretto l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) lancia la seconda edizione della campagna educazionale Con le sigarette…Meglio Smettere 2.0. Gli oncologi andranno nelle scuole medie inferiori e superiori per spiegare ai ragazzi tutti i pericoli per il benessere che derivano dal consumo di prodotti a base di tabacco. Verrà distribuito materiale informativo, realizzata attività di formazione degli insegnanti e, soprattutto, verrà condotta una grande campagna sui social media, dove, fra l’altro, sarà indetto un concorso per la migliore foto realizzata contro il fumo. Flavia Pennetta, protagonista lo scorso anno di uno spot antifumo, sarà di nuovo la testimonial del progetto e verrà affiancata dall’allenatore della Juventus Massimiliano Allegri. Il progetto è reso possibile da un educational grant di MSD e viene presentato a Roma, in una conferenza stampa, nel corso della seconda giornata del XVIII Congresso Nazionale AIOM. “Anche una singola sigaretta, magari accesa per gioco, può essere ‘fatale’ e condannare una persona ad un vizio che dura tutta la vita – afferma il prof. Carmine Pinto, Presidente Nazionale AIOM -. Come tutte le dipendenze anche quella da nicotina diventa più forte con il passare degli anni. Il fumo è un fattore di rischio oncologico importante che solo nel nostro Paese provoca 100mila nuovi tumori l’anno. La prevenzione deve quindi cominciare dai giovanissimi. Con la nostra campagna vogliamo convincerli a non iniziare mai oppure a buttare via immediatamente il pacchetto. C’è anche troppa ignoranza e sottovalutazione dei reali rischi per la salute. Uno studente su due è convinto che fumare provochi solo febbre, tosse e mal di stomaco. Il successo della prima edizione con l’entusiastico coinvolgimento degli studenti e la realizzazione di uno spot direttamente dai ragazzi ci ha convinto della necessità di proseguire con questa campagna”. “Il tumore del polmone è la neoplasia più strettamente collegata al tabagismo – aggiunge la prof.ssa Silvia Novello, docente di Oncologia Medica all’Università di Torino e membro del Direttivo AIOM -. Il numero di nuovi casi aumenta del 2,6% l’anno tra le donne mentre assistiamo ad una riduzione tra gli uomini. E’ tutta colpa del fumo, un’abitudine che una volta era quasi esclusivamente maschile mentre ormai interessa ben il 17% delle italiane. Le sigarette non danneggiano solo l’apparato respiratorio ma anche tutto il resto dell’organismo. Il fumo di tabacco incrementa il rischio di sviluppare tumori della vescica, distretto testa-collo e pancreas. Favorisce inoltre l’insorgenza di altre neoplasie come quella del seno, della prostata, della vescica e del colon-retto”. “Con grande piacere ho deciso di partecipare ad una campagna fondamentale per tutelare la salute dei più giovani – afferma Massimiliano Allegri in un messaggio inviato al congresso degli oncologi -. Ho passato tutta la mia vita sui campi da calcio e, prima come atleta ai miei compagni e poi come allenatore ai miei ragazzi, ho sempre consigliato vivamente di non fumare. Da uomo di sport e da padre di famiglia voglio dare il mio piccolo, ma spero utile, contributo contro questo vizio pericolosissimo”. “Quando mi hanno chiesto di partecipare di nuovo a questa iniziativa non ho esitato un momento ad accettare – aggiunge Flavia Pennetta in un messaggio inviato al congresso AIOM -. Il tabagismo è un vizio che si sta tingendo sempre più di rosa. Voglio rivolgere un appello a tutte le giovani italiane: dite addio alle sigarette e iniziate a praticare regolarmente un po’ di salutare attività fisica”. I fumatori italiani rappresentano il 22% della popolazione con più di 15 anni (il 27,3% degli uomini e il 17,2% delle donne). Più della metà (il 51%) consuma fino a 15 sigarette al giorno e l’età media in cui si comincia è di 17,9 anni. Gli studenti del nostro Paese sono i più tabagisti d’Europa e il 37% ha acceso almeno una “bionda” nell’ultimo mese. “Le nuove leggi sono più restrittive e proibiscono le sigarette negli spazi aperti degli edifici scolastici – sostiene il prof. Pinto -. Ciononostante è proprio in questi luoghi dove molti ragazzi iniziano a fumare regolarmente, magari ‘scroccando’ al compagno di banco le prime sigarette. E’ proprio da qui che vogliamo ripartire con la nostra campagna”. “Il tumore del polmone è ancora una malattia a prognosi particolarmente sfavorevole – afferma la prof.ssa Novello -. Oggi cominciamo a disporre di nuove armi, come l’immunoterapia. La prevenzione primaria rimane comunque la prima e più importante a nostra disposizione. Il 40% dei decessi provocati dal cancro è riconducibile a fattori di rischio modificabili, primo fra tutti il fumo”.

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Padova: delicato trapianto di polmoni

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2015

chirurgia padovaAlle ore 00.50 di un venerdì mattina di quest’estate, un intenso turn over di clinici della Chirurgia Toracica e Centro Trapianto Polmone di Padova diretto dal Prof. Federico Rea, il cui team era composto dal Dr. Schiavon Marco, Dr. Alessandro Rebusso, Dr. Enrico Verderi e Dr. Giuseppe Natale, ha intrapreso le operazioni di un delicato prelievo di polmone. E’ stato utilizzato il sistema portatile di preservazione polmonare OCS™ Lung per il trapianto evitando tempi di ischemia molto lunghi per i polmoni. Grazie a questo sistema di perfusione a caldo, i polmoni sono stati così preservati per circa 6 ore prima di essere impiantati. Erano le 4.15 quando i polmoni hanno cominciato ad essere perfusi.Successivamente ha inizio l’attività di trapianto di polmoni nel paziente di anni 61 che soffriva di grave fibrosi polmonare idiopatica. L’equipe guidata dal Prof. Federico Rea, coadiuvato dal Prof. Giuseppe Marulli, dal Dr. Samuele Nicotra, dal Dr. Giovanni Comacchio e dal Dr. Nicola Monaci, inizia le operazioni di trapianto, conclusesi alle ore 15.45. I chirurghi della Chirurgia Toracica sono riusciti ad utilizzare con successo gli organi di un donatore marginale portatore di VAD che altrimenti avrebbero rischiato di essere inutilizzabili.Grazie al fatto che non c’è stata nessuna problematica intra-operatoria, il paziente ricevente è stato prontamente estubato ed è potuto ritornare in reparto dopo soli pochi giorni di terapia intensiva. E’ stato dimesso ed è in buone condizioni. L’Azienda Ospedaliera utilizza da alcuni anni, per i trapianti di polmone e di cuore, questo sistema di perfusione a caldo portatile per la conservazione degli organi (Organ Care System – Transmedics OCS). Il sistema OCS, simulando ciò che accade normalmente nel corpo, permette non solo una conservazione molto più lunga, ma anche un certo grado di ricondizionamento degli organi in sofferenza, marginali o non idonei, poiché l’apparecchiatura mantiene un continuo monitoraggio e aggiustamento dei parametri, con la possibilità di valutare completamente e continuamente la funzionalità e la salute degli organi prelevati, di ritardare l’impianto per poter scegliere il ricevente più idoneo, di diminuire lo sviluppo di complicanze perioperatorie.Il trapianto di polmone rappresenta il gold standard per la cura di pazienti affetti da alcune patologie polmonari terminali. Con il perfezionarsi delle cure e delle tecniche di diagnosi si è assistito ad un progressivo aumento dei pazienti iscritti in lista d’attesa per tale procedura, tuttavia il numero di organi idonei al trapianto non corrisponde minimamente alla richiesta. Solo il 17% dei donatori multiorgano in USA ed il 15% in UK presentano polmoni idonei al trapianto, questi dati risultano molto lontani rispetto al tasso di prelievo di altri organi solidi quali il rene (86,1%) o il fegato (77,9%). La motivazione di questo importante divario va ricercata nelle caratteristiche proprie dell’organo polmone che è, per sua natura, molto delicato e può essere danneggiato da diversi eventi che caratterizzano sia il momento della morte cerebrale che quello della gestione in terapia intensiva.La modalità del decesso, le manovre di rianimazione, l’edema polmonare neurogenico, la polmonite da aspirazione o la polmonite da agenti nosocomiali rappresentano alcuni dei fattori che possono deteriorare il polmone rendendolo non-idoneo alla donazione.Il polmone ritenuto idoneo ad essere prelevato per trapianto viene, comunemente, trasportato in un frigo portatile e conservato per un tempo che non deve essere superiore alle 6 ore. Oltre questo tempo massimo, detto ischemia fredda, l’organo va in contro ad importante deterioramento dovuto alla necrosi cellulare indotta dalla privazione dell’afflusso sanguigno e, quindi, dell’ossigenazione.“L’utilizzo di questa metodica, grazie all’apparecchiatura di cui l’A.O. si è dotata – fa sapere il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Padova, Dr. Claudio Dario – porta vantaggi e miglioramenti clinici, primo fra tutti l’aumento del numero di trapianti possibili. Ci dà l’opportunità di effettuare prelievi anche in sedi lontane, di affrontare tempi di trasporto più lunghi, di far ricorso anche a organi marginali, come in questo caso, grazie al ricondizionamento. L’Azienda – conclude Dario – è impegnata da sempre a favorire il miglioramento delle prestazioni sanitarie, attraverso un’attenzione particolare al tema dei trapianti, una delle eccellenze della nostra Regione”. La Chirurgia Toracica di Padova ha realizzato da dicembre 2011 ad oggi 80 trapianti di polmone di cui 17 avvalendosi del nuovo dispositivo medico che rivoluziona il sistema di conservazione degli organi del donatore e permette di superare alcuni gravi limiti tecnici e temporali della trapiantistica. (foto: chirurgia padova)

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Tumore del polmone, con nivolumab sopravvivenza superiore rispetto a docetaxel

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2015

bristolBristol-Myers Squibb ha annunciato che lo studio di fase III, in aperto, randomizzato per valutare nivolumab rispetto a docetaxel in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico, precedentemente trattati, è stato interrotto in anticipo, infatti sulla base della valutazione del Comitato indipendente di monitoraggio dei dati (Data Monitoring Committee) ha raggiunto l’endpoint dimostrando una sopravvivenza globale superiore nei pazienti trattati con nivolumab rispetto a quelli nel braccio di controllo. L’azienda condividerà presto i dati con le autorità sanitarie.
“I risultati dello studio CheckMate -057 con nivolumab dimostrano per la seconda volta un vantaggio in termini di sopravvivenza nel tumore del polmone” ha detto Michael Giordano, senior vice president, Head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “Il nostro programma di sviluppo clinico di nivolumab mira ad offrire al maggior numero di pazienti la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine, in diverse linee di terapia e in diversi stadi di malattia”.
Gli sperimentatori che hanno preso parte al CheckMate -057 sono stati informati della decisione di interrompere la fase di confronto dello studio. Bristol-Myers Squibb si è inoltre attivata per permettere che i pazienti eleggibili siano informati della possibilità di proseguire o iniziare il trattamento con nivolumab nell’estensione in aperto dello studio, in linea con l’impegno dell’azienda a consentire ai pazienti l’accesso a nivolumab e offrire la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine. L’azienda completerà la valutazione dei dati dello studio CheckMate -057 e lavorerà insieme agli sperimentatori per la presentazione e pubblicazione dei risultati. CheckMate -057 è uno studio randomizzato di fase III, in aperto, di nivolumab vs docetaxel in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico precedentemente trattati. Lo studio ha randomizzato 582 pazienti a ricevere nivolumab (3 mg/kg) per via endovenosa ogni due settimane o docetaxel (75 mg/m2) per via endovenosa ogni tre settimane. L’endpoint primario era la sopravvivenza globale ed endpoint secondari includevano il tasso di risposta obiettiva e la sopravvivenza libera da progressione. Il tumore del polmone è la principale causa di morte per cancro al mondo e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è responsabile di più di 1,5 milioni di decessi ogni anno. Il NSCLC è il tumore più frequente del polmone con l’85% circa dei casi. La sopravvivenza varia a seconda dello stadio e del tipo di tumore al momento della diagnosi. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni per questo tipo di tumore in stadio I è compresa tra il 47% e il 50%, mentre per lo stadio IV sempre a 5 anni scende al 2%.
Chirurgia, radioterapia, chemioterapia o terapie target hanno rappresentato negli ultimi decenni i pilastri del trattamento per il cancro senza che la sopravvivenza a lungo termine e la qualità di vita siano migliorate in molti pazienti con malattia in stadio avanzato.
Per colmare un significativo bisogno clinico insoddisfatto di salute Bristol-Myers Squibb sta guidando il progresso in un campo innovativo della ricerca e del trattamento del cancro noto come immuno-oncologia, che comprende terapie che interagiscono direttamente con il sistema immunitario per combattere il cancro. L’azienda sta esplorando una vasta gamma di molecole e approcci immuno-oncologici in pazienti con diversi tipi di cancro, compresa la ricerca di potenziali combinazioni di terapie immuno-oncologiche che nel trattamento del cancro hanno come bersaglio vie cellulari diverse e complementari.
Siamo dedicati a migliorare la scienza dell’immuno-oncologia con l’obiettivo di modificare le aspettative di sopravvivenza e il modo in cui i pazienti convivono con il tumore.
Nivolumab è un inibitore di checkpoint immunitario di morte programmata (PD)-1 che ha ricevuto l’approvazione dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense come monoterapia per due tipi di tumori. Il 5 marzo 2015, nivolumab ha ricevuto l’approvazione dalla FDA per il trattamento dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) squamoso metastatico in progressione durante o dopo chemioterapia a base di platino.
Polmonite immuno-mediata
• Con nivolumab, si sono verificate polmoniti o malattie polmonari interstiziali gravi, inclusi casi ad esito fatale. Negli studi clinici, nei 691 pazienti con tumori solidi è stata diagnosticata polmonite immuno-mediata ad esito fatale nello 0,7% (5/691) dei pazienti trattati con nivolumab; nessun caso nello studio 3. Nello studio 3, polmonite immuno-mediata si è manifestata nel 6% (7/117) dei pazienti trattati con nivolumab, che comprendevano 5 casi di grado 3 e due casi di grado 2. È necessario monitorare i pazienti per segni e sintomi di polmonite e somministrare corticosteroidi in caso di polmonite di grado 2 o superiore. Interrompere definitivamente nivolumab se compare una patologia di grado 3 o 4 e sospendere il trattamento fino a risoluzione in caso di grado 2.
Colite immuno-mediata
• Nello studio 3, diarrea si è manifestata nel 21% (24/117) dei pazienti che hanno ricevuto nivolumab. Colite immuno-mediata di grado 3 si è manifestata nello 0,9% (1/117) dei pazienti trattati con nivolumab. È necessario monitorare i pazienti per i sintomi di colite immuno-mediata e somministrare corticosteroidi in caso di colite di grado 2 (della durata superiore a 5 giorni), e di grado 3 o 4. Sospendere il trattamento con nivolumab se compare una patologia di grado 2 o 3 e interrompere definitivamente nivolumab con colite di grado 4 o colite ricorrente dopo la ripresa di nivolumab.
Epatite immuno-mediata
• Nello studio 3, l’incidenza di livelli elevati nei test di funzionalità epatica era 16% per AST, 14% per fosfatasi alcalina, 12% per ALT e 2,7% per bilirubina totale. È necessario monitorare i pazienti per evidenziare test epatici anormali prima e periodicamente durante il trattamento e somministrare corticosteroidi quando si manifestano livelli elevati di transaminasi di grado 2 o superiori. Sospendere nivolumab se compare epatite immuno-mediata di grado 2 e interrompere definitivamente il trattamento in caso di grado 3 o 4.
Nefrite immuno-mediata e disfunzione renale
• Nello studio 3, l’incidenza di livelli elevati di creatinina era pari al 22%. Disfunzione renale immuno-mediata di grado 2 si è manifestata nello 0,9% (1/117) dei pazienti. È necessario monitorare i pazienti con livelli elevati di creatinina nel siero prima e periodicamente durante il trattamento. Se si osservano livelli elevati di creatinina nel siero, di grado 2 o 3, sospendere nivolumab e somministrare corticosteroidi; in caso di peggioramento o di nessun miglioramento interrompere definitivamente il trattamento. Somministrare corticosteroidi ai pazienti con livelli elevati di creatinina nel siero, di grado 4, e interrompere definitivamente nivolumab.
Ipotiroidismo e ipertiroidismo immuno-mediati
• Nello studio 3, ipotiroidismo si è manifestato nel 4,3% (5/117) dei pazienti trattati con nivolumab. Ipertiroidismo si è verificato nell’1,7% (2/117) dei pazienti, incluso un caso di grado 2. È necessario monitorare la funzione tiroidea prima e periodicamente durante il trattamento e somministrare la terapia ormonale sostitutiva per l’ipotiroidismo o iniziare il trattamento medico per il controllo dell’ipertiroidismo.
Altre reazioni avverse immuno-mediate
• Le seguenti reazioni avverse immuno-mediate, clinicamente significative, si sono verificate in meno del 2% dei pazienti trattati con nivolumab: insufficienza surrenale, uveite, pancreatite, paresi del nervo facciale e abducente, demielinizzazione, neuropatia autoimmune, disfunzione motoria e vasculite. In studi clinici con nivolumab, somministrato alle dosi di 3 mg/kg e 10 mg/kg, sono state identificate altre reazioni avverse immuno-mediate, clinicamente significative: ipofisite, chetoacidosi diabetica, ipopituitarismo, sindrome di Guillan-Barré e miastenia. Sulla base della gravità delle reazioni avverse, si consiglia di sospendere nivolumab, somministrare corticosteroidi a dosi elevate e, se appropriato, iniziare la terapia ormonale sostitutiva.
Tossicità embrio-fetale
• Sulla base del meccanismo d’azione, nivolumab potrebbe causare danno al feto quando somministrato alle gestanti. Le donne in gravidanza devono essere informate del potenziale rischio sul feto e a quelle in età fertile deve essere raccomandato di usare metodi contraccettivi efficaci durante il trattamento con nivolumab e per almeno cinque mesi dopo l’ultima assunzione.
Allattamento
• Non è noto se nivolumab sia presente nel latte umano. Poiché molti farmaci, inclusi gli anticorpi, sono escreti nel latte materno e a causa delle possibili reazioni avverse gravi, che possono insorgere nei neonati a causa di nivolumab, deve essere raccomandato alle pazienti di sospendere l’allattamento al seno durante il trattamento.
Reazioni avverse gravi
• Nello studio 3, reazioni avverse gravi si sono manifestate nel 59% dei pazienti trattati con nivolumab. Le reazioni avverse gravi più frequenti descritte in ≥ 2% dei pazienti sono state dispnea, polmonite batterica, esacerbazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite, ipercalcemia, versamento pleurico, emottisi e dolore.
Reazioni avverse comuni
• Le reazioni avverse più comuni (≥ 20%) riportate con nivolumab nello studio 3 erano affaticamento (50%), dispnea (38%), dolore muscolo-scheletrico (36%), diminuzione dell’appetito (35%), tosse (32%), nausea (29%) e costipazione (24%).

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Lo smog a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

«I dati del particolato fine pm2.5 registrati a Roma sono sotto il limite imposto dall’Europa di 25 microgrammi per metro cubo. La centralina di Corso Francia, infatti, nel 2010 ha segnalato una media annuale di 23, mentre Cipro si è attestata a 18 (microgrammi/metro cubo). Si tratta di dati molto significativi poiché le polveri fini (pm2.5) sono molto più dannose del pm10: hanno un diametro di un quarto di centesimo di millimetro e, attraverso la respirazione, possono penetrare a fondo nei polmoni. Il progetto europeo Aphekom, i cui dati sono stati presentati oggi, formula tuttavia uno scenario scientifico da tenere in considerazione che si basa sull’ipotesi di una riduzione delle soglie europee a 10 microgrammi/metrocubo, ovvero di ben 15 punti sotto il limite attualmente imposto dall’Europa. Allo stato, Roma – come molte città italiane ed europee – deve fare i conti con il cosiddetto particolato, pm10, che questa Amministrazione è impegnata a ridurre attraverso seri programmi di mobilità ed efficientamento energetico sostenibili. Vorrei, pertanto, invitare il presidente dei Verdi, prima di dar sfogo alla consueta demagogia populista, a prendere visione dei dati registrati per il pm2.5 che dal 2008 è nei limiti imposti dalla normativa europea». Lo dichiara l’assessore all’Ambiente di Roma Capitale, Marco Visconti.

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