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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Posts Tagged ‘polonia’

Polonia: in arrivo i fondi del piano di ripresa e resilienza

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 Maggio 2022

La Commissione europea darà il via libera al fondo polacco per la ripresa e resilienza nelle prossime due settimane.Varsavia e Bruxelles sono state bloccate in una lunga disputa sull’indipendenza della magistratura del Paese, che ha ritardato l’approvazione della quota della Polonia nel fondo di recupero pandemico, equivalente a 36 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti. L’UE ha stabilito tre condizioni per l’approvazione: smantellamento di una controversa sezione disciplinare per i giudici; riforma del regime disciplinare; ripristino dei giudici destituiti.In sintesi, le normative polacche sulla magistratura poneva questo ordinamento agli ordini del governo, il che viola le norme comunitarie sulla indipendenza della magistratura. Ora dopo l’accordo, si potranno trasferire i fondi comunitari alla Polonia.Primo Mastrantoni, http://www.aduc.it

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Polonia, Ungheria e i fondi europei, cioè nostri

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2022

A volte occorre sbattere la testa contro il muro per sapere che il muro è più duro della nostra testa. Così, l’invasione putiniana della Ucraina e le orribili stragi degli occupanti russi, hanno condotto la Polonia a riflettere sulle posizioni di contestazione all’Ue e alle decisioni assunte in violazione allo Stato di diritto. Restare nell’Ue offre maggiori garanzie di sicurezza perché Putin è un pericolo, sicchè, le autonomistiche posizioni polacche sono cambiate e un accordo con la Commissione europea, per l’attivazione dei fondi comunitari, compresi i 36 miliardi del Next GenerationEu, è in dirittura di arrivo. Diverso è il caso dell’Ungheria, contestata dalla Commissione europea per violazione dello Stato di diritto, in particolare per le norme relative alla indipendenza della magistratura (utile avere giudici amici), per la utilizzazione dei fondi comunitari versati ad amici e parenti di Orban e per i conflitti di interesse dei suoi ministri (è così che si acquisisce consenso elettorale). Già dallo scorso anno il governo ungherese era stato posto sotto osservazione dall’Ufficio antifrode europeo e, ora, a rischio sono 40 miliardi di euro, compresi i 7,2 del Next GenerationEu. Ricordiamo che i fondi europei sono anche nostri. La lezione è sempre la stessa: se vuoi stare dentro la Ue devi rispettare le regole comunitarie, che tu stesso hai sottoscritto, altrimenti, non pensare di avere la botte piena, la moglie e il marito ubriachi e l’uva in vigna. Primo Mastrantoni, Aduc

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La Ue trattiene i soldi alla Polonia per multe non pagate. E’ la prima volta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2022

Non paghi le multe? E allora tratteniamo i soldi dei finanziamenti che ti dovevamo dare. E’ quanto ha stabilito la Commissione europea che ha comunicato la propria decisione alla Polonia. Le multe erano state comminate dalla Corte di Giustizia europea, organo giudicante riconosciuto da tutti gli Stati membri della Ue, relativamente all’inquinamento provocato da una miniera di carbone, che viola le normative comunitarie in materia e per non aver sospeso l’attività della Sezione disciplinare della Corte Suprema polacca che, infarcita di nomine governative, impediva l’imparzialità dei giudici, infrangendo le norme che garantiscono lo Stato di diritto. Si tratta in totale di 160 milioni di euro che verranno trattenuti dai finanziamenti europei che, per la Polonia, ammontano a 78 miliardi nel periodo 2021-2027. E’ la prima volta che la Commissione europea decide di procedere in questo senso, anche perché è la prima volta che un Paese membro si rifiuta di pagare le multe inflitte dalla Corte di Giustizia europea e la Polonia, furbescamente, aveva deliberato di non rispettarne le sentenze. Come affermare che le sentenze di un tribunale non si rispettano perché non piacciono. Ora, la Polonia deve decidere se vuole continuare a essere membro della Ue, con tutti gli aiuti consequenziali, considerato che è un beneficiario netto dei fondi comunitari (anche nostri), oppure uscirne. La porta è sempre aperta, basta imboccarla. Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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La Polonia si allontana sempre più dalla Unione europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2022

Stando alle decisioni che sono state assunte dalla Corte Costituzionale polacca, infarcita di nomine governative, il percorso è già segnato, poiché si ribadisce l’autonomia legislativa nazionale su quella comunitaria.In questo modo si mina alla base quello che è il pilastro fondamentale sul quale si è costituita l’UE: il rispetto delle norme concordate e approvate da tutti i Paesi membri.Inizia, così, un percorso fatto di sentenze che vengono contestate dalla Commissione europea, che il governo polacco impugna, per cui si ricorre alla Corte di giustizia europea, i cui verdetti, però, non sono riconosciuti.Attualmente sono aperte 193 procedure di infrazione comunitarie, delle quali 21 riguardano lo Stato di diritto e la giustizia. Per comminare le sanzioni la Ue ha bisogno della unanimità di voto degli altri Stati comunitari e qui si innesca il gioco delle parti tra Polonia e Ungheria che vota contro le sanzioni, ricevendone eguale favore. I polacchi sostengono fermamente l’adesione alla Ue ma votano per partiti che fanno di tutto per allontanarsene. I benefici dei fondi europei hanno fatto la differenza nell’economia polacca, uscita stremata da decenni di subordinanza all’Urss, ma questo non ha convinto i polacchi a votare per i partiti filoeuropei. Occorrerà stringere i cordoni della borsa comunitaria e, probabilmente, si accorgeranno dell’importanza e dei vantaggi dello stare insieme. Purtroppo non esiste un meccanismo normativo che consenta di espellere la Polonia – o altri Stati- dall’Unione europea ma la decisione spetta ai singoli Paesi, come è avvenuto con la Brexit, i cui effetti dovrebbero far riflettere il governo e i cittadini polacchi. La domanda da porre è semplice: volete impoverirvi? Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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Stati Uniti d’Europa. La Polonia minaccia la UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2021

Ora siamo alle minacce. Il Governo polacco ha minacciato il veto su tutti i provvedimenti che implicano il voto all’unanimità dei Paesi membri della UE. Vorrebbe, inoltre, sospendere il suo contributo al bilancio comunitario, del quale, tra l’altro, è beneficiario attivo (riceve più di quanto versa).Questo è il risultato del braccio di ferro che il premier Mateusz Morawiecki ha ingaggiato con la UE, a proposito della attuazione dello Stato di diritto che, secondo il Parlamento europeo e la Commissione, la Polonia non rispetta. A tal motivo sono stati sospesi i contributi comunitari. Nei primi mesi del prossimo anno dovrebbe pronunciarsi la Corte di giustizia europea, i cui provvedimenti, però, sono contestati dal governo polacco stesso. Insomma, un circolo vizioso nel quale si è messo Morawiecki che, evidentemente, non riesce a comprendere che stare insieme significa rispettare, insieme, le regole comuni. Primo Mastrantoni, Aduc

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Confine Polonia-Bielorussia: i deputati allarmati da crisi umanitaria e politica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

In un dibattito in Plenaria con il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, i deputati hanno espresso la loro profonda preoccupazione per la drammatica crisi, attualmente in corso, al confine polacco-bielorusso. Hanno inoltre ribadito la loro forte condanna dell’attuale tattica del regime dittatoriale bielorusso di incanalare i flussi di migranti verso le frontiere esterne dell’UE, aggravando la situazione con i paesi vicini, in particolare la Polonia, come rivalsa per le sanzioni dell’Unione europea. Il Vicepresidente Josep Borrell ha affermato che l’Unione europea è attualmente impegnata in sforzi diplomatici insieme ai paesi d’origine per trovare soluzioni e impedire l’arrivo di altri migranti in questo modo. Allo stesso tempo, ha sottolineato che le autorità bielorusse devono fornire assistenza umanitaria alle persone intrappolate nella zona di confine bielorusso, consentire l’accesso alle organizzazioni umanitarie nella regione e fornire corridoi umanitari. Ha poi annunciato una discussione sull’estensione delle sanzioni UE.Nel corso del dibattito, diversi deputati hanno denunciato il deterioramento della situazione umanitaria al confine polacco-bielorusso, con le persone intrappolate tra le forze di frontiera esposte alle condizioni climatiche invernali. Hanno poi esortato le autorità polacche a porre fine ai continui respingimenti aggressivi dei migranti verso la Bielorussia ed accettare l’assistenza delle agenzie UE nella gestione della situazione umanitaria, deplorando che questo sostegno sia stato finora rifiutato. Altri deputati si sono concentrati sul bisogno urgente di accesso diretto al confine polacco-bielorusso per le organizzazioni umanitarie, al fine di aiutare i migranti bloccati.Alcuni deputati hanno chiesto di utilizzare i fondi UE per costruire una recinzione per proteggere i confini esterni dell’Unione da attraversamenti irregolari e attacchi ibridi, mentre altri hanno fermamente respinto l’idea. Altri deputato hanno sottolineato la necessità di maggiori sanzioni dell’UE contro la Bielorussia, sottolineando il “ruolo dietro le quinte” del governo russo nella crisi in corso e chiedendo un dialogo con Mosca per trovare soluzioni.

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Storia complessa e drammatica quella della Polonia

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2021

Dopo essere stata invasa e spartita da Germania e Unione sovietica, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), si ricostituì come repubblica alla fine del conflitto, ma sotto controllo sovietico. Riacquistò l’autonomia nel 1989 e nel 2004 entrò nella Unione europea, accettandone il Trattato istitutivo, che all’art. 2 sancisce: L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”. La Corte di Giustizia europea, dopo i solleciti del luglio scorso, ha condannato la Polonia per violazione dello Stato di diritto, infliggendole una multa da 1 milione di euro al giorno. La Rete europea dei Consigli di giustizia (Encj) ha espulso il Consiglio nazionale della magistratura polacca, ritenendo che non salvaguardi più l’indipendenza della magistratura, non la difenda e non essendo più un garante mette in pericolo la stessa attività dei giudici. Non si comprende come il governo polacco si ostini a non applicare i principi sottoscritti ben 17 anni fa. E’ il nazionalismo che ha portato alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, della quale la Polonia è stata vittima. L’identità polacca non è in discussione, mentre lo è l’autonomismo illegittimo, inconcludente e pericoloso, rivendicato dall’attuale governo polacco, evidentemente per problemi interni. Insomma, è la vecchia logica degli Stati che hanno problemi interni e che individuano un pericolo esterno, peraltro inesistente. Il premier polacco ha addirittura paventato la Terza Guerra Mondiale! La Polonia è stata sempre un beneficiario netto dei fondi europei, il che le ha consentito un notevole progresso, soprattutto in campo agricolo. Ora, il governo polacco viola apertamente il Trattato europeo ma pretende di continuare ad essere il beneficiario dei fondi comunitari, cioè degli altri Stati. Come ricorda Donald Tusk, capo della opposizione polacca: “In politica la stupidità è causa delle più gravi disgrazie.” E’ bene per tutti che la Polonia attivi l’articolo 50 del Trattato: l’uscita dalla Ue. Primo Mastrantoni, Aduc

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Polonia: tribunale costituzionale illegittimo, inadatto a interpretare la costituzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

In una risoluzione approvata con 502 voti favorevoli, 153 contrari e 16 astensioni, i deputati hanno sottolineato che il Tribunale costituzionale polacco manca di validità giuridica e indipendenza ed è privo di qualifiche per interpretare la costituzione del paese. Dopo l’acceso dibattito in plenaria di martedì alla presenza del Primo ministro polacco e della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il Parlamento “deplora profondamente” la decisione del 7 ottobre 2021 “in quanto attacco alla comunità europea di valori e leggi nel suo complesso”, e afferma che il Tribunale è stato trasformato “in uno strumento per legalizzare le attività illegali delle autorità”.Nel testo, il Parlamento plaude alle decine di migliaia di manifestanti che sono scesi in piazza in proteste di massa pacifiche contro la decisione del Tribunale e per il loro desiderio di una Polonia democratica forte al centro del progetto europeo. I deputati ribadiscono il loro sostegno ai giudici polacchi che applicano ancora il primato del diritto dell’UE e che deferiscono i casi alla Corte di giustizia europea, nonostante il rischio per la loro carriera.I deputati sottolineano che, secondo la costituzione della Polonia, i trattati UE devono essere direttamente applicati nell’ordinamento giuridico interno e prevalgono in caso di conflitto di leggi. Accusano il Primo ministro polacco di “utilizzare indebitamente il potere giudiziario come strumento per realizzare la propria agenda politica” e affermano che la Polonia si è volontariamente impegnata a essere vincolata alle disposizioni dei trattati istitutivi e alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea.Ripristinare lo Stato di diritto senza danneggiare i cittadini. Il Parlamento chiede che il denaro dei contribuenti dell’UE non venga concesso ai governi che “in modo flagrante, mirato e sistematico” minano i valori europei, e chiede a Commissione e Consiglio di intraprendere azioni urgenti e coordinate.

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Polonia: Gli eurodeputati chiedono di difendere il primato del diritto comunitario

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Bruxelles. In un acceso dibattito in Plenaria con il Primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il ministro degli esteri sloveno, Anže Logar, la maggior pare dei deputati ha condannato la controversa sentenza del tribunale costituzionale polacco del 7 ottobre, hanno messo in discussione l’indipendenza del tribunale stesso e evidenziato il percorso regressivo del governo polacco verso il totalitarismo.I deputati hanno ricordato che tutti i Paesi UE, al momento dell’adesione all’Unione, hanno aderito volontariamente alle regole comuni e che non esiste nessun conflitto tra l’ordine giuridico UE e la Costituzione polacca.A nome della Presidenza slovena, il ministro Anže Logar ha affermato che il primato del diritto comunitario è il fondamento dell’Unione e la base della convivenza in una casa comune europea. Ha poi sottolineato che il Consiglio sta discutendo intensamente il tema dello Stato di diritto e che la presidenza è impegnata a portare avanti la procedura dell’articolo 7. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che “la sentenza della Corte costituzionale polacca mette in discussione il fondamento dell’UE ed è una sfida diretta all’unità dell’ordine giuridico europeo”. Ha poi affermato come sia la prima volta che un tribunale di uno Stato membro giudichi i trattati UE incompatibili con una costituzione nazionale e ha annunciato che la Commissione agirà, citando le procedure di infrazione, il meccanismo di condizionalità e gli altri strumenti finanziari per proteggere il bilancio dell’UE contro le violazioni dello Stato di diritto, così come la procedura dell’articolo 7 che può’ determinare l’esistenza di una grave violazione dei valori UE.Il Primo ministro polacco Mateusz orawiecki ha sostenuto che “il primato del diritto dell’UE non si estende al sistema costituzionale (…). La Costituzione polacca è il più alto atto giuridico in Polonia, al di sopra di qualsiasi altro principio di diritto”. Ha poi sottolineato che le corti costituzionali di altri Paesi UE, tra cui Germania, Francia, Danimarca, Spagna, Italia e Romania hanno emesso in passato sentenze simili a quella ora in discussione. La maggioranza dei deputati ha chiesto alla Commissione di utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per difendere i cittadini e attivare il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto. Hanno poi chiesto di avviare le procedure di infrazione e che il Consiglio agisca in conformità dell’articolo 7 del trattato sull’Unione europea.I deputati hanno anche espresso il loro forte sostegno ai cittadini polacchi che scendono in piazza per difendere lo Stato di diritto e ai giudici e procuratori che continuano ad applicare il diritto comunitario, chiedendo alle autorità polacche di ascoltarli e rispettarli. D’altro canto, alcuni deputati hanno criticato le istituzioni dell’UE di preoccuparsi dell’indipendenza della magistratura e della separazione dei poteri solo in alcuni Stati membri e che il primato del diritto dell’UE è usato per assegnare più competenze all’UE di quelle originariamente definite nei trattati.

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La Ue non è il bancomat di Polonia e Ungheria

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

Facciamo come ci pare, vogliamo i vostri soldi e, ancora, non riconosciamo i vostri organi giurisdizionali e non vogliamo controlli su come gestire i denari che ci date. Così, in sintesi le posizioni di Polonia e Ungheria, in merito ai fondi del Next Generation Eu, alle quali ha risposto la Ue per bocca del commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni: “La Commissione si adopera per far rispettare lo stato di diritto nell’Ue, tutti ne devono rendere conto. La Commissione è determinata a difendere questi principi e questi valori”. Noi sosteniamo che, se Polonia e Ungheria non vogliono affermare lo Stato di diritto, l’indipendenza della magistratura, la prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale, la trasparenza nelle gare di appalto, la difesa delle minoranze, hanno una strada molto semplice da imboccare: quella della uscita dalla Ue. Nessuno li obbliga a restare, ma se rimangono devono rispettare le norme comuni che loro stessi hanno firmato quando fecero domanda di ammissione alla Ue. Primo Mastrantoni, Aduc

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Europa: Meglio perdere Regno Unito, Ungheria e Polonia che piegarsi alle loro condizioni

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2020

Winston Churchill (1894-1965), premier britannico nella Seconda Guerra Mondiale, in un discorso tenuto poco dopo la fine del conflitto, proponeva il “rimedio” per evitare di ripetere gli errori del passato.”Qual è questo rimedio?” Si chiedeva. “Esso consiste nella ricostruzione della famiglia dei popoli europei o in quanto più di essa possiamo ricostituire, e nel dotarla di una struttura che le permetta di vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo creare una specie di Stati Uniti d’Europa.”Sono passati 70 anni dal quel discorso e il Regno Unito ha deciso di uscire dalla Unione europea, proprio in epoca di globalizzazione, nella quale l’integrazione delle politiche europee è piu’ che mai necessaria. Il Regno Unito, ora, dovrà confrontarsi con gli USA, con la Cina e con l’Ue.L’Impero britannico, che dominava il Mondo, non c’è più ma il popolo britannico vi è ancora affezionato. Quando si accorgerà che non conviene, tornerà.Un problema, per certi versi più importante e grave, è rappresentato dalla volontà di Ungheria e Polonia di non volere attuare le norme comunitarie sul rispetto dello Stato di diritto, fondamento sul quale poggia l’Ue.Deve essere un lascito del periodo nel quale vigeva la dittatura comunista dove lo Stato di diritto non esisteva.Ungheria e Polonia sono beneficiari netti dei finanziamenti europei, cioè di tutti gli altri membri dell’Ue, e pretendono di disattendere le norme comunitarie che loro stessi hanno sottoscritto.E’ bene che questi Paesi lascino l’Ue. Avranno tempo e modo per ripensarci.L’Ue non può ipotecare il proprio futuro cedendo a richieste mercantili o accettando la violazione di principi sui quali si è costituita l’Unione stessa.Prendiamo dalle parole di Churchill: ricostruire dalla famiglia dei popoli europei o in quanto più di essa possiamo ricostituire.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Stati Uniti d’Europa: Ungheria e Polonia non vogliono approvare il Recovery Fund

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Il rischio è che i 209 miliardi del Recovery Fund, che dovrebbero essere assegnati all’Italia, non arrivino mai. L’opposizione al bilancio europeo è del premier ungherese, Viktor Orban, e di quello polacco Mateusz Morawiecki. Come mai? Il Recovery Fund è legato, come noto, a condizionalità, perché sono fondi europei collegati al rispetto delle norme comunitarie, quali l’indipendenza della giustizia, la libertà di stampa, il riconoscimento dei diritti individuali. Ungheria e Polonia si rifiutano di accettare queste norme comunitarie, tra le quali c’è, anche, quella relativa alla redistribuzione dei migranti.Per questi motivi i due Paesi sono stati condannati dalla Corte di Giustizia europea.Nel nostro Paese le leggi le facciamo noi, dichiarano i due premier. Vero è però, che tali leggi devono confrontarsi con quelle adottate in sede comunitaria, che tutti hanno sottoscritto, comprese Ungheria e Polonia.Insomma, non si può abitare in un condominio, l’Unione europea, e poi fare ciò che si vuole.Per ritorsione contro le condizionalità, i due Paesi minacciano di bloccare il Recovery Fund.Da notare che i nostrani Matteo Salvini e Giorgia Meloni mostrano simpatie per Orban e Morawiecki.Ungheria e Polonia sono state sempre beneficiarie positive dei fondi comunitari. Insomma, vogliono i soldi europei ma non vogliono rispettare le norme europee. Comodo, no? Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Rapporti tra la comunità polacca e l’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Torino. Sabato 30 novembre alle 15 al Circolo della Stampa, a Palazzo Ceriana Mayneri in corso Stati Uniti 27, saranno celebrati il centenario del ripristino delle relazioni diplomatiche tra Polonia e Italia e il 70° della nascita della Comunità polacca di Torino-Ognisko Polskie w Turynie. È prevista la presenza di autorità polacche e italiane, tra cui l’ambasciatrice della Polonia a Roma, Anna Maria Anders, figlia del generale Wladyslaw Anders, comandante del II Corpo polacco che combatté i nazifascisti sul fronte italiano e liberò la Città di Bologna il 21 aprile 1945. Presenti anche il Direttore del Dipartimento del Ministero degli Esteri per la collaborazione con i polacchi all’estero Iwona Kozłowska e la Console generale di Polonia a Milano, Adrianna Siennicka.Dopo i saluti istituzionali è in programma una conferenza del professor Marco Brunazzi, dell’Istituto storico Gaetano Salvemini, sulle relazioni diplomatiche tra Polonia e Italia, seguita da una tavola rotonda sui 70 anni dell’attività di Ognisko Polskie w Turynie, introdotta dalla professoressa Krystyna Jaworska dell’Università di Torino. Interverranno il console onorario della Repubblica di Polonia a Torino, Ulrico Leiss de Leimburg, la Presidente della comunità polacca, Elżbieta Grzyb-Faragli, le ex presidenti Wanda Romer e Barbara Stasiowska. Seguirà la presentazione dell’album fotografico realizzato per celebrare i 70 anni di Ognisko Polskie w Turynie. L’evento, patrocinato dalla Città Metropolitana di Torino e cofinanziato dal Ministero degli Esteri della Repubblica di Polonia, si concluderà con un concerto della pianista Dominika Szlezynger, che proporrà pagine di Domenico Scarlatti, Fryderyk Chopin, Ruggero Leoncavallo e Ignacy Paderewski.

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Summit sul clima in Polonia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

Katowice (Polonia) In apertura del Summit sul clima (COP24) in Polonia, Greenpeace ricorda l’allarme lanciato dalla comunità scientifica: abbiamo solo dodici anni per salvare il clima del nostro Pianeta. Per questo il Summit di Katowice non può che avere obiettivi ambiziosi.Quest’anno, il Summit sul Clima arriva sulla scia di avvertimenti chiarissimi lanciati dal Panel di scienziati dell’ONU sul Clima (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC), dall’Organizzazione Meteorologica Internazionale (WMO) e dal Piano Ambientale dell’ONU (UNEP):
– Se l’incremento delle temperature dovesse continuare al ritmo corrente, il riscaldamento climatico dovrebbe superare la soglia di 1,5°C tra il 2030 e il 2052: ciò rende assolutamente urgente il taglio delle emissioni di gas serra;
– I livelli di CO2 hanno raggiunto valori record: la stima è di 405,5 parti per milione (ppm) nel 2017: un valore che non si registrava in atmosfera negli ultimi 3/5 milioni di anni. Nel 2015 in atmosfera c’erano solo 400,1 ppm;
– Il 2018 sia avvia a essere il quarto anno più caldo di sempre: i venti anni più caldi sono stati tutti registrati negli ultimi 22 anni;
– Il rapporto “UNEP Emission Gap” rivela che i Paesi devono aumentare di cinque volte le riduzioni di emissioni di gas serra per centrare l’obiettivo 1,5°C.
A fronte di queste notizie negative ce ne sono però altre che ci danno speranze:
– L’Unione europea ha ripreso una forte leadership sul clima e ha proposto un obiettivo “emissioni zero” al 2050. Tuttavia, per restare entro 1,5°C questo obiettivo deve essere anticipato al 2040;
– I Capi di Stato di 18 Paesi europei, tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, hanno firmato un appello che chiede a tutti i Paesi di rivedere i loro piani nazionali sul clima, alla luce delle ultime evidenze scientifiche;
– Governi regionali, città e aziende forniscono ai leader del Pianeta esempi sempre più forti di piani ambiziosi a difesa del clima. Ad esempio, poche settimane fa Generali Assicurazioni ha notevolmente migliorato la sua policy sul clima distanziandosi dal carbone.

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Centenario dell’indipendenza della Polonia

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

Chivasso sabato 3 novembre alla Mandria di Chivasso una serie di celebrazioni e di iniziative che rinsaldano il gemellaggio tra le città di Chivasso e di Przemysl e il legame tra la Polonia e il Canavese. Le celebrazioni, patrocinate dalla Città Metropolitana di Torino, inizieranno alle 9,30 con lo scoprimento della lapide in ricordo dei soldati polacchi ospitati al termine della Prima Guerra Mondiale nella tenuta della Mandria, la posa di una corona d’alloro in memoria dei militari e i saluti delle autorità polacche e italiane. Alle 10 nel cimitero della Mandria saranno deposti fiori alla lapide che ricorda i primi soldati polacchi deceduti a Chivasso. Altri fiori saranno deposti alle 10,45 sulla tomba dei soldati polacchi nel cimitero del capoluogo. Una corona d’alloro sarà infine deposta alle 11,15 alla lapide che ricorda i caduti polacchi in piazza Dalla Chiesa.Nella stessa piazza alle 11,30 si inaugurerà la mostra ”Da prigionieri a uomini liberi. L’Armata polacca in Italia 1918 – 1919”, allestita nei locali dell’ex biblioteca e celebrata con un annullo filatelico speciale.Alle 16 nel cimitero di Ivrea sarà deposta una corona alla tomba dei soldati polacchi, mentre in serata, alle 20, il Teatro Civico di Chivasso ospiterà il Gran concerto vocale strumentale polacco-italiano, con canti patriottici dei due paesi, arie d’opera e canti di Stanisław Moniuszko. Protagonisti del concerto saranno la soprano Dominika Zamara, il pianista Andrea Musso e la voce recitante Beata Dudek.
Il legame forte fra Torino e la sua provincia e la Polonia si rinsaldò al termine della Prima Guerra Mondiale, quando 22.000 soldati polacchi, precedentemente inquadrati nell’esercito austro-ungarico e catturati dagli italiani durante il conflitto, si arruolarono come volontari nel nuovo esercito che venne costituito per iniziativa del Comitato Nazionale Polacco. Essi trascorsero un periodo di addestramento alla Mandria di Chivasso e, nel 1919, tornarono in patria per combattere ai confini orientali prima contro gli ucraini e poi contro le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, assicurando così alla Polonia un breve periodo di indipendenza nazionale, che sarebbe però terminato tragicamente nel 1939, con le contemporanee invasioni tedesca e russa seguite allo sciagurato Patto Molotov-Ribbentrop.
A Chivasso, ad Ivrea e a Torino sono sepolte le salme di molti dei soldati che non riuscirono a sopravvivere alle malattie contratte durante la prigionia in Italia negli anni che vanno dal 1915 al 1918. La ricorrenza dell’11 novembre ricorda la riconquista della sovranità nazionale da parte dei polacchi nel 1918, al termine della Grande Guerra. La Comunità Polacca di Torino-Ognisko Polskie w Turynie si è invece costituita ufficialmente dopo la Seconda Guerra mondiale, quando alcuni ufficiali che avevano combattuto contro i nazifascisti, servendo nel corpo d’armata comandato dal generale Anders, si stabilirono a Torino per completare i loro studi, nell’impossibilità di tornare in una patria che era passata dal giogo nazista a quello sovietico.

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Il lavoro sporco di pulizia etnica della Germania e la buccia di banana polacca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

La Polonia divenne, per gli occidentali, la classica goccia d’acqua che fece traboccare il vaso della tolleranza per le politiche annessioniste della Germania Hitleriana. Spinse gli anglofrancesi a un gesto clamoroso di rivolta in opposizione a un dialogo, con i nazisti, sino allora mantenuto su livelli molto concilianti e permessivi. Vennero un ultimatum e una dichiarazione di guerra che sembravano interessare a ben pochi e meno che mai ai diretti interessati. I francesi erano tranquilli dietro la loro linea Maginot e i tedeschi, lo stesso, giacché si stava profilando una “guerra” di posizione e non di movimento. Diventava l’occasione propizia per far lavorare le diplomazie e per studiare onorevoli percorsi per ristabilire la pace in Europa.
Forse a peggiorare le cose vi concorse il patto russo-tedesco per la spartizione della Polonia. Stalin, d’altra parte, non nascondeva la sua ammirazione per Hitler nonostante che li dividesse, in modo radicale, la loro concezione ideologica e il loro modo di esprimere una presenza nel mondo esclusiva e dominante.
Una simpatia non certo ricambiata da Hitler il quale già pensava di rabbonire gli inglesi e i francesi per poi spingersi in una sorta di guerra santa contro i sovietici.
Non vi riuscì e allora cercò di piegare le resistenze anglo-francesi con una spettacolare offensiva che in poche settimane mise in ginocchio la Francia e, in pratica, annientò l’armata inglese inviata sul continente per dare il suo appoggio agli alleati francesi. Questo fu anche il trionfo di una tecnica militare innovativa, rispetto al passato. (Riccardo Alfonso)

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Il Primo ministro polacco sceglie di concentrarsi sull’economia, nonostante le domande sullo Stato di diritto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Il Primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha discusso mercoledì il futuro dell’Europa con i deputati e il Vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. “La Polonia è stato uno dei primi paesi a dare il diritto di voto alle donne e siamo profondamente radicati nello Stato di diritto. Se non fosse stato per la cortina di ferro avremmo potuto essere un membro fondatore dell’Unione europea. Ora, come membro a pieno titolo, vogliamo proporre un programma costruttivo, che rispetti le identità nazionali e in cui ogni paese ha il diritto di istituire il proprio sistema giuridico, in linea con le proprie tradizioni”, ha dichiarato Morawiecki.”Il progetto europeo deve essere più aperto, perché la situazione attuale è senza precedenti, a causa di tutte le crisi che si sono accumulate”, ha proseguito Morawiecki, elencando tra queste la crisi migratoria, la Brexit e la guerra ibrida russa.
Morawiecki ha proposto una Unione sicura, con un’ambiziosa politica di coesione per proteggere i cittadini dal potere delle multinazionali e combattere le disparità. Ha poi sottolineato che la Polonia sta colmando le lacune del suo sistema di riscossione delle imposte e sta affrontando il problema dell’evasione e dell’elusione fiscale, alludendo alle colpe di un sistema giudiziario passivo che non ha funzionato correttamente in passato.I leader dei principali gruppi politici hanno interrogato Morawiecki sui cambiamenti nel sistema giudiziario polacco che minacciano lo Stato di diritto. La maggior parte dei deputati ha condannato il governo polacco per aver consolidato il proprio potere. Concordando con la posizione di Morawiecki sulla strategia di sviluppo, la sicurezza energetica e la difesa, i deputati si sono uniti nella convinzione che l’Unione europea debba essere costruita sui valori condivisi dello Stato di diritto.
I deputati hanno inoltre ricordato che la Polonia ha inventato la separazione dei poteri nella sua costituzione, prima del suo genere in Europa, e hanno affermato che costringere i giudici a ritirarsi dal servizio e metterli sotto il controllo politico non è un problema di tradizione nazionale. Hanno infine ribadito il loro sostegno ai cittadini polacchi che protestano per le strade contro tali cambiamenti.

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Polonia: messaggi antisemiti contro l’ambasciata di Israele

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

lager polonia“Negli ultimi giorni non abbiamo potuto fare a meno di notare un’ondata di commenti antisemiti che hanno raggiunto l’ambasciata attraverso tutti i canali di comunicazione. Molti di questi hanno preso di mira la persona dell’ambasciatrice Anna Azari“.Lo denuncia in un comunicato, ripreso dai media dello Stato ebraico, la stessa ambasciata israeliana a Varsavia sottolineando: “Fino ad adesso ci siamo trattenuti dal reagire, ma sentiamo che non dovremmo farlo più“.L’impennata di commenti antisemiti è legata alla crisi scaturita dall’approvazione, da parte del Senato polacco, di un controverso disegno di legge che stabilisce pene fino a tre anni di carcere per chiunque si riferisca ai campi nazisti come campi “polacchi” o accusi la Polonia di complicità con i crimini della Germania nazista. Il Senato ha approvato il progetto di legge nelle prime ore di giovedì ed è in attesa del via libera finale del presidente polacco Andrzej Duda.La legge ha causato una tempesta di critiche in Israele e una disputa diplomatica tra i due Paesi. Il ministro dei trasporti Yisrael Katz ha chiesto giovedì che il primo ministro Benjamin Netanyahu richiami l’ambasciatrice Azari. (fonte: Huffington Post) (foto: lager polonia)

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La Polonia vuole cambiare la storia: Vietato usare l’espressione «campi di sterminio polacchi»

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 febbraio 2018

lagerVietato «attribuire alla Polonia e ai suoi cittadini un qualsiasi tipo di responsabilità per i crimini commessi dai nazisti». Soprattutto: vietato «accusare la Polonia di complicità con i nazisti», o menzionare in pubblico «crimini commessi dai polacchi durante l’Olocausto».La camera bassa del Parlamento di Varsavia ha approvato un disegno di legge che prescrive fino a tre anni di carcere per chi assocerà l’aggettivo «polacchi» ai campi di sterminio nazisti, come Auschwitz, operanti nella Polonia occupata durante la Seconda guerra mondiale. In teoria, la norma sarebbe dovuta essere un «messaggio di sensibilizzazione» ai media e ai politici internazionali che «troppo spesso parlano di “campi polacchi”» senza specificare che la Polonia era «occupata dai nazisti». Un tentativo di censurare chi suggerisce che, almeno in parte, la Polonia, come diversi altri Paesi europei, sia responsabile della morte di milioni di ebrei. Peccato che la legge tenti maldestramente di cancellare una tragica evidenza, quella dei collaborazionisti, innanzitutto. In un botta e risposta su Twitter il leader del partito israeliano Yesh Atid, risponde all’ambasciata polacca con un messaggio che non lascia ombre: «Questa legge cerca di negare la complicità polacca nell’Olocausto. L’Olocausto è stato concepito in Germania, ma centinaia di migliaia di ebrei sono stati sterminati senza mai aver incontrato un soldato tedesco».Perché la legge entri in vigore serve ancora l’approvazione del Senato e del presidente. Tre gli anni di carcere previsti. La norma renderà anche illegale negare l’omicidio di circa 100.000 polacchi da parte delle Unità nell’esercito insurrezionale ucraino (Upa), mossa che potrebbe aumentare le tensioni con la vicina Ucraina.
Il partito di destra al governo Diritto e Giustizia (PiS) ha spinto la legge invocando la sofferenza dei polacchi sotto l’occupazione nazista – «c’era la pena di morte per chi aiutava gli ebrei» – e per, sostengono i critici, strizzare l’occhio all’estrema destra nazionalista del Paese.Immediata la reazione di Israele: «La legge non ha senso. La Storia non può essere cambiata, non si può negare la Shoah». Così il premier Benyamin Netanyahu ha bollato la norma in discussione in Polonia. «Ho dato ordine all’ambasciata israeliana in Polonia di incontrarsi con il primo ministro a cui esprimere – ha aggiunto il premier – la mia ferma opposizione alla legge». Ha aggiunto il portavoce del ministero degli Esteri: «Chiediamo che il governo polacco la corregga prima che si vada avanti. Nessuna legge può cambiare la verità storica». Mentre il leader del partito laburista Avi Gabbay ha commentato: «Questa norma incoraggerà chi nega l’Olocausto. Ignorare la Storia non la cambia».(Fonte: La Stampa, 28 gennaio 2018) (Emanuel Baroz)

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Procedure d’infrazione contro la Repubblica ceca, l’Ungheria e la Polonia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

europaNonostante i ripetuti inviti ad agire e l’avvio, lo scorso mese, di procedure di infrazione da parte della Commissione, i tre paesi continuano a violare i loro obblighi giuridici e trascurano gli impegni assunti nei confronti della Grecia, dell’Italia e di altri Stati membri.
Il 15 giugno 2017 la Commissione ha avviato procedure di infrazione contro la Repubblica ceca, l’Ungheria e la Polonia tramite l’invio di una lettera di costituzione in mora. Le risposte fornite non sono risultate soddisfacenti in quanto non indicavano che tali paesi avrebbero rapidamente iniziato le ricollocazioni nel loro territorio. Nessuno degli argomenti fatti valere — che si tratti della causa in corso contro il Consiglio, che non ha effetto sospensivo, della solidarietà mostrata con altri mezzi oppure delle difficoltà nell’effettuare i controlli di sicurezza — giustificano il mancato impegno a mettere a disposizione posti. Per questo motivo la Commissione ha deciso di passare alla fase successiva della procedura di infrazione. Le decisioni del Consiglio impongono agli Stati membri di impegnarsi a mettere a disposizione posti per la ricollocazione ogni tre mesi al fine di garantire una procedura di ricollocazione rapida e ordinata. L’Ungheria non ha ricollocato nessuno da quando è stato avviato il meccanismo di ricollocazione mentre la Polonia non ha effettuato alcuna ricollocazione né preso alcun impegno dal dicembre 2015. La Repubblica ceca, dal canto suo, non ha effettuato alcuna ricollocazione dall’agosto 2016 e non ha assunto nuovi impegni da oltre un anno.Il parere motivato costituisce la seconda fase della procedura di infrazione e consiste in una richiesta formale di conformarsi al diritto dell’UE, con l’invito agli Stati membri interessati a comunicare alla Commissione, entro un determinato periodo, le misure prese a tal fine. Poiché le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione sono state adottate in risposta a una situazione di emergenza e alla luce dei ripetuti solleciti ai tre Stati membri, le autorità della Repubblica ceca, dell’Ungheria e della Polonia devono rispondere al parere motivato entro un mese, anziché entro il consueto termine di due mesi. Se non rispondono o se le osservazioni presentate nella risposta non sono soddisfacenti, la Commissione può decidere di passare alla fase successiva della procedura di infrazione e adire la Corte di giustizia dell’Unione europea.Con il meccanismo temporaneo di ricollocazione di emergenza, istituito nel settembre 2015 da due decisioni del Consiglio, gli Stati membri si sono impegnati a ricollocare le persone bisognose di protezione internazionale dall’Italia e dalla Grecia. La Commissione riferisce periodicamente sull’attuazione delle due decisioni del Consiglio tramite le relazioni periodiche sulla ricollocazione e il reinsediamento, che usa per chiedere di intraprendere le misure necessarie. Come indicato nell’odierna 14ª relazione sulla ricollocazione e il reinsediamento, il ritmo della ricollocazione è notevolmente aumentato nel 2017 e dal novembre 2016 il numero di trasferimenti è salito a oltre 1 000 al mese, con un nuovo record di oltre 3 000 trasferimenti nel giugno 2017. Al 26 luglio il numero totale di ricollocazioni è pari a 24 676 (16 803 dalla Grecia e 7 873 dall’Italia).

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