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Posts Tagged ‘poltrone’

Violi (M5S Lombardia): Giunta Fontana, poco merito e solita occupazione di poltrone

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Milano “Quella di Fontana è una nuova giunta che nasce vecchia, con il solito sistema di spartizione tra partiti. Altro che competenza e merito, per soddisfarli tutti avrà ben 16 assessori, due più di Maroni, un record di poltrone che farà lievitare i costi della politica lombardaPartono male i Trasporti, con l’ex Assessore all’Ambiente, per un ufficio che avrebbe bisogno di una gestione tecnica visto lo stato d’emergenza in cui versa il trasporto pubblico lombardo. Invece di puntare su di un curriculum con esperienza esclusiva sul tema, come richiesto anche dai pendolari, si nomina l’ennesimo politico.La riconferma di Gallera alla Sanità non porterà a nulla di nuovo. Per questo sulla gestione delle cronicità daremo battaglia, è un sistema che non sta in piedi e la Lombardia deve puntare su un modello di cure personalizzato: i pazienti non sono numeri.All’Ambiente ci sarà Cattaneo, che da Formigoni in poi non sembrerebbe essersi mai preso a cuore le tante criticità che affliggono la Lombardia. E’ stato il fautore di autostrade superflue e cementificazione: non è la persone adatta per una delega non è nelle sua corde per competenze e sensibilità. Sull’Assessorato alla Montagna, una nostra proposta in campagna elettorale, verificheremo che sia dotato di risorse certe e che lavori per tutti i territori che meritano attenzione, sostegno e rilancio”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia.

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Ministeri inutili

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Mag 2011

Invece di trasferire le sedi ministeriali da Roma a Milano o Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, sarebbe opportuno abolirli. Da abolire sono proprio, in primis, quelli con a capo esponenti leghisti. Da abolire, perche’ inutili:
quello della Semplificazione Normativa, che fa capo al ministro Roberto Calderoli, perchè è un doppione del ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione del ministro Renato Brunetta;
quello per le Riforme per il Federalismo, del ministro Umberto Bossi, perche’ e’ una sezione del ministero dell’Economia e della Finanze del ministro Giulio Tremonti.
Come si vede sono proprio coloro che vogliono trasferire i ministeri a Milano i primi a sedere sulle poltrone di un ministero inutile. Insomma, uffici, segreterie, auto e scorte fanno comodo. E il contribuente paga! (Mastrantoni, segretario Aduc)

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Nove sottosegretari nuovi di zecca

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Mag 2011

Et voilà, il prezzo per la presunta ritrovata unità della maggioranza e del governo è servita. I responsabili e i disponibili passano all’incasso e Silvio il magnanimo, nel consiglio dei ministri di oggi, distribuisce i ricchi premi e i cotillon.Una roba da basso impero, siamo al mercato delle vacche, alla compravendita parlamentare. Mai caduti così in basso, un rimpastino di governo che dà la nausea. L’economia affonda, l’unica cosa che cresce, con questo governo e questa maggioranza, sono le poltrone ministeriali. Le famiglie sono sempre più alla canna del gas mentre le piccole e medie imprese pagano il prezzo di una politica economica governativa evanescente. Aumenta la disoccupazione, in particolare quella dei giovani e delle donne. Cresce la precarietà da Nord a Sud, mentre i soli posti di lavoro che aumentano sono quelli dei sottosegretari di Silvio, premiati per il coraggioso salto della quaglia a favore del Re. Ecco i nomi: Roberto Rosso, Luca Bellotti, Daniela Melchiorre, Catia Polidori, Bruno Cesario, Aurelio Misiti, Riccardo Villari, Antonio Gentile e Giampiero Catone: sono i nuovi sottosegretari di Stato del governo Berlusconi. A cosa e a chi servono? A nessuno, non certo al Paese, solo a Berlusconi per andare avanti e garantirsi l’impunità a vita. Il presidente del Consiglio oggi ha compiuto un nuovo miracolo, quello della moltiplicazione dei pani e dei posti. Quanto ci costerà tutto questo? Molto, moltissimo. Nuove poltrone, nuovi staff, nuove auto blu, nuove consulenze, nuove spese di segreteria. Un aumento dei costi spaventoso. Questa è la ricetta del governo per andare avanti: poltrone al posto di proposte concrete per rilanciare lo sviluppo economico, per sostenere le imprese e le famiglie, per rilanciare l’economia. Andrà avanti così, altre nomine verranno, altri cavalli, altro giro, altra corsa: l’importante è galleggiare, mentre il Paese affoga. (Massimo Donadi parlamentare Idv)

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PD Sicilia: qualcuno ha perduto la testa

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2010

Di Agostino Spataro Per come si sono messe le cose, la questione del Pd è prepotentemente al centro dell’intricata situazione politica siciliana. Dagli esiti del suo travaglio interno, infatti, potranno dipendere le sorti dell’attuale governo Lombardo e le prospettive più generali della regione. Perciò, è utile riflettere sul Pd della Sicilia (non ancora “siciliano” come l’intende l’on. Lumia) che sembra stia entrando nell’occhio di un ciclone devastante che potrebbe frantumarlo in tre o più gruppi. Da tempo, è stato piantato il seme della divisione. Qualcuno ha abboccato, ha perduto la testa per un paio di poltrone nella prossima giunta regionale, la quarta in poco più di due anni. Tuttavia, il Pd, se veramente lo vuole, può sottrarsi alle tentazioni, agli effetti disastrosi della strategia neo-autonomista di Lombardo che per affermarsi ha bisogno di spaccare i partiti presenti all’Ars. Ieri é toccato al PdL, oggi è la volta del Pd ad entrare nel vortice della divisione interna. Si punta a destrutturare i due partiti che nell’attuale sistema politico-elettorale rappresentano i principali soggetti aggreganti dei due poli destinati ad alternarsi alla direzione della cosa pubblica, anche nell’Isola. Certo, i partiti, specie in Sicilia, abbisognano di essere riformati, ri – orientati verso la società reale, rinnovati radicalmente nei loro gruppi dirigenti, tuttavia vanno conservati perché sono l’architrave della democrazia.  Altrimenti, cosa avremo al posto dei partiti?  Il caos qualunquistico o il deserto dominato da un partito di sabbia come quello del Sud di cui Lombardo parla a mesi alterni. Avendone parlato a maggio, a giugno se n’è persa traccia. Anche perché Micciché, suo principale alleato, ha rinunziato al “progetto” per rientrare nella casa madre. Fallita l’ipotesi del “partito del sud”, si dovrà ritornare alla logica dei due poli; al centro destra e al centro sinistra, dentro i quali ciascun partito deve collocarsi con chiarezza. Compreso il MpA di Lombardo che, certo, non potrà pensare di sfidare, da solo, i due titani.  Lo stesso Pdl, prima o poi, troverà un modus vivendi. Com’è successo, nei giorni scorsi, al comune di Agrigento dove gli uomini del ministro Alfano e dell’assessore Cimino (rivali alla Regione) hanno dato vita a una giunta monocolore PdL, diretta da un sindaco eletto da uno schieramento di forze di centro-sinistra.     Bizzarrie della politica? A me sembrano indizi di uno scenario altamente probabile, specie se dovesse verificarsi un’interruzione anticipata della legislatura. Perciò, il Pd non può restare nell’equivoco e ridursi- come oggi appare- al ruolo di partito-gregario di una cellula impazzita del centro-destra. Il Partito Democratico dovrebbe ricollocarsi al posto assegnatogli dagli elettori, cioè all’opposizione, senza più inseguire Lombardo, ma cominciando a preparare il dopo-Lombardo. Poiché questo è il problema.  La regione è imballata, prigioniera della sua anomalia politica e delle sue disfunzioni amministrative. I fondi Fas non arrivano, ma non si riesce a spendere le risorse disponibili.  Sono davvero pochi i risultati apprezzabili. La stessa vicenda dei “precari storici”, agitata come prima emergenza, potrebbe arenarsi nelle secche di un rapporto difficile col governo Berlusconi.  Per questi e altri motivi si può aprire nel blocco sociale del centro-destra una salutare rottura che il centro-sinistra dovrebbe riuscire a intercettare, trasformandola in istanza di cambiamento, per allargare le basi del suo consenso elettorale. (Agostino Spataro in sintesi)

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Province: Non dovevano essere abolite?

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2009

Abolire le Province? Se non ricordiamo male lo aveva promesso, in campagna elettorale, il candidato alla presidenza Silvio Berlusconi e ci fu una insistente campagna stampa da parte del quotidiano Libero (quando era direttore Vittorio Feltri) con migliaia di adesioni anche di parlamentari. Ora il presidente Berlusconi sembra che se ne sia dimenticato. Le Province costano al cittadino contribuente 16,5 miliardi di euro. Per fare poco. Sono tutti d’accordo ad abolirle, tranne la Lega, che una volta insediata si tiene calde le poltrone, pero’ nessuno ne propone l’abolizione, il che vuol dire che a tutti interessa occupare poltrone: sono soldi, posti, finanziamenti, ecc. Il Codice delle Autonomie, varato dal consiglio dei Ministri, e ora all’esame del Parlamento, mantiene le Province. Insomma a chiacchiere son tutti capaci, passare ai fatti e’ altro. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Magistrati. L’ultracasta

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2009

Roma 23 Settembre 2009 – ore 18.30 Piazza di Pietra Tempio di Adriano Angelino Alfano,  Giuseppe Di Federico, Maurizio Laudi  e Valerio Spigarelli presentano il libro di Stefano Livadiotti Magistrati. L’ultracasta edito da Bompiani (Pag. 262 – euro 17) Interviene l’autore Coordina Roberto Arditti Quella dei giudici e dei pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica. Un formidabile apparato di potere che, sventolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo dell’indipendenza, e facendo leva sull’immagine dei tanti magistrati-eroi, è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi. Per la prima volta, cifra per cifra, tutta la scomoda verità sui 9.116 uomini che controllano l’Italia: gli scandalosi meccanismi di carriera, gli stipendi fino all’ultimo centesimo, i ricchi incarichi extragiudiziari, le pensioni d’oro, la scala mobile su misura, gli orari di lavoro, l’incredibile monte-ferie, i benefit dei consiglieri del Csm. E, parola per parola, le segretissime sentenze-burla della Sezione disciplinare, capace di assolvere perfino una toga pedofila.
Stefano Livadiotti è una delle firme più note de “L’Espresso”: da oltre venti anni si occupa di economia e di politica con inchieste, interviste e reportage. Per Bompiani ha pubblicato L’altra casta. L’inchiesta sul sindacato (2008).

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