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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Sako: “ perché Pontefice non può venire in Iraq”

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

cardinale Louis Raphaël I Sako“Per me non è cambiato nulla, sono un patriarca, e il titolo è superiore a quello di cardinale. Ma c’è un messaggio dietro a questa nomina: il Papa non può venire in Iraq, l’ambiente non è pronto”. Lo ha detto il cardinale Louis Raphaël I Sako, patriarca cattolico iracheno, intervistato subito dopo il Concistoro a ‘Soul’, il programma-intervista di Tv2000 condotto da Monica Mondo in onda domenica 8 luglio ore 20.30. Il card. Sako, creato cardinale dal Papa, ha spiegato che Francesco “ha voluto essere vicino ai cristiani iracheni con la sua amicizia e con la preghiera, creando un ponte tra la chiesa irachena e la Santa Sede”.
“Non ho avuto mai paura – ha aggiunto il card. Sako – Anche io ho parlato con alcuni dell’Isis, per fare delle trattative, ho salvato tanta gente così. Io penso che bisogna conoscere le ragioni del perché c’è l’Isis, Al Qaida, è tutto molto complicato. Voi non sapete niente su che cos’è l’Isis. L’Isis è cieco. L’Isis secondo me è politicizzata, è chiaro, ma l’Isis si basa sui versetti del Corano. I musulmani devono fare una nuova lettura dei versetti che chiedono la violenza, che pensano che solo l’Islam sia la vera religione, che le altre religioni siano false. Se ci sono versetti del tempo di Maometto bisogna inserirli nel contesto, fare una esegesi, come noi abbiamo fatto”.
“Non tutti i musulmani – ha proseguito il card. Sako – sono fanatici, non bisogna generalizzare, e per natura gli iracheni sono moderati, abbiamo vissuto 35 anni in un regime laico. Poi gli americani hanno aperto le frontiere e sono entrati tutti questi fondamentalisti dalla Giordania, dall’Egitto, dallo Yemen, dall’Arabia Saudita”. (fonte e copyright foto: TV2000)

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Eugenio Pacelli, Pio XII, il Pontefice più amato e vituperato nella storia della Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2016

pio_xiiDal 9 novembre sarà disponibile il libro “Eugenio Pacelli, Pio XII, il Pontefice più amato e vituperato nella storia della Chiesa” di Alberto De Marco e di Duilio Paoluzzi, Edizioni Movimento Salvemini. Si tratta di una pubblicazione supportata da importanti documenti ed autorevoli testimonianze che apre “uno squarcio” di luce e di verità sulla figura di un Pontefice ingiustamente e reiteratamente denigrato, con una particolare attenzione al periodo storico della seconda guerra mondiale. La pregevole pubblicazione di 336 pagine con doppia copertina plastificata, corredata da immagini inedite a colori ed in bianco e nero. Il libro è stato messo in vendita al prezzo di 5 Euro, grazie alla Casa Editrice e allo stabilimento tipografico Fusco di Salerno, che hanno rinunciato ad ogni forma di guadagno. L’intero importo dei 5 Euro del libro, nonché il ricavato dalla visione sul sito http://www.amiciditoto.it in pdf “Antonio de Curtis, Totò, il Grande Artista dalla Straordinaria Umanità”, nonché di “Eugenio Pacelli, Pio XII il Pontefice più amato e vituperato nella storia della Chiesa” e dei film documentari: relativi a questi due importanti personaggi e alla tragedia della ThyssenKrupp, saranno integralmente devoluti all’Ordine Religioso in India delle “Missionarie della Carità” di S. Madre Teresa di Calcutta, in particolare per aiutare i bambini abbandonati e per sostenere le famiglie delle donne lasciate dai mariti nella desolazione, costrette a prostituirsi per sopperire alle esigenze alimentari dei propri figli. La figura di Papa Pio XII suscita sempre un grande interesse; l’epoca tragica della guerra e le vicende che seguirono conferirono al Suo Pontificato una caratteristica di eccezionalità e di straordinario rilievo nel ventesimo secolo. Se ai difficili eventi si adeguarono il pensiero e l’azione, lo spirito che mosse il Papa nel guidare la Chiesa spazia al di là dei tempi. Conobbe i problemi che pone alla coscienza umana il rapidissimo evolversi della civiltà e della scienza e seppe risolverli in base agli irrinunciabili principi morali del cristianesimo. Si rese conto delle enormi difficoltà che una cultura secolarizzata pone al cammino e alla stessa sopravvivenza della Chiesa; seppe guardare lontano al di là delle contese degli uomini e delle potenze dell’epoca, indicando gli elementi per costruire un mondo migliore. Questi fondamenti, di natura giuridica, morale, filosofica e sociale, rimangono i cardini per la soluzione dei problemi d’oggi. L’individuo minacciato nella sua libertà, la famiglia in crisi per molteplici cause, la società dilaniata da permanenti conflitti non possono avere altra speranza che quella fondata sui valori perenni e sulla sapienza dei precetti divini. Pio XII, non ritenne possibile compromessi con lo spirito del mondo, né volle accettare alcun cedimento nell’annuncio della morale evangelica ed esautorò ogni forma di debolezza dalla missione della Chiesa. Non esitò a condannare errori che mettevano in pericolo la purezza della dottrina cattolica o la dignità della persona umana, da qualunque parte venissero: da teologi o da filosofi, da politici o da scienziati. Nessuna categoria di uomini sfuggì al suo attento sguardo e nel Suo Magistero non ignorò i problemi di natura giuridica e morale. L’insegnamento di Pio XII, pur estendendosi ai più svariati temi, si riduce sempre ad unità, facendo di continuo perno sui valori della persona. L’intuizione che Egli ebbe per i valori umani in rapporto alle esigenze del nostro tempo, la contemporaneità con cui cercò di perseguirli e di armonizzarli non in modo retorico, ma in termini di concreto dibattito dottrinale, fanno sì pio-xiiche lo si possa considerare un anticipatore per tanti orientamenti di vita cristiana, individuale e collettiva, tuttora persistenti nella nostra società. Recentemente la nostra Associazione Amici di Totò…a prescindere ! – Onlus, ha ricevuto, attraverso un lascito per fini benefici, una serie di oggetti personali del Papa Pio XII, che hanno suscitato in noi profonda commozione e insieme rinnovato interesse per il Pontefice più amato e allo stesso tempo più discusso del XX secolo, con i quali realizzeremo il Progetto Sociale e Culturale “Arcobaleno Terapia dell’Amore e del Sorriso”, come si potrà evincere nella parte finale del libro. Da queste testimonianze emerge un aspetto privato, quanto mai umano, di Eugenio Pacelli, definito l’ultimo Papa, che ha tentato di ripristinare una Chiesa unita e fortemente gerarchizzata al suo interno, tale da guidare i popoli nella sfera sia civile che religiosa. Particolarmente significativa per noi è stata la lettura di un compito di scuola di 13 pagine di 123 anni fa, svolto nel 1893 in cui Eugenio Pacelli, il futuro Pontefice Pio XII parlava ai suoi nemici. L’argomento è trattato con particolare sensibilità e con una profondità di analisi non consueta per un ragazzo di 17 anni. Questo libro non ha la pretesa di essere esaustivo nei confronti di uno dei personaggi più problematici della nostra storia recente, ma vuole presentarlo sotto una prospettiva diversa. Attraverso la raccolta di testimonianze, soprattutto di personaggi autorevoli a lui contemporanei e particolarmente implicati nelle conseguenze delle posizioni del Papa, si ricercano le sue difficili scelte nei confronti del nazismo e delle persecuzioni degli ebrei. Parlare di chiarimenti riguardo a situazioni così complesse e drammatiche, già tanto trattate, ci sembra presunzione. Speriamo infatti, con questa nostra opera, di contribuire a mantenere vivo l’interesse, nonché a spingere i lettori ad analizzare un periodo storico ed i suoi protagonisti, coloro che hanno definito un’epoca, cambiando drammaticamente il mondo. Per evitare il ripetersi di quelle atrocità, che hanno segnato la coscienza dell’uomo, dovrà sopravvivere nell’umanità il ricordo di questi avvenimenti apocalittici. Per la realizzazione di questa opera, è doveroso ringraziare: il Prof. Tito Lucrezio Rizzo, Consigliere Capo Servizio, Responsabile della Sicurezza della Presidenza della Repubblica e Docente all’Università “La Sapienza” di Roma; l’Ing. e Prof. Giovanni Adducci, scrittore ed esperto di storia e cronaca dell’America del novecento, nonché di antiquariato militare. E’ stato il consulente storico per la “Titanus” della fiction televisiva “Sacco e Vanzetti”, trasmessa dai canali “Mediaset”. Riconosciamo altresì merito: al Dott. Raffaele Cavaliere, scrittore, ha pubblicato diversi libri con importanti Case Editrici, tra l’altro con la “San Paolo” e la “Città Nuova”, psicologo e psicoterapeuta, consulente del Tribunale di Civitavecchia, che ha offerto il suo valido contributo per l’analisi psicologica del compito scolastico di Eugenio Pacelli; nonché alla Prof.ssa Virginia Martino del prestigioso Liceo Scientifico, “Francesco Sbordone” di Napoli ed infine al Dott. Loris Facchinetti e all’architetto, Dott.ssa Laura Villani per l’autorevole presentazione e prefazione del libro. Tutti hanno contribuito all’unisono e ci hanno facilitato la conoscenza del pensiero di Pio XII, che ha rappresentato nell’immaginario collettivo, il timone, il punto fermo, la guida sicura, l’unica bussola, che per anni “ha navigato a vista”, rischiando di “sprofondare nel baratro”, unitamente all’intera umanità.

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Ratzinger da cardinale a pontefice

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

papa_ratzingerGli scandali che periodicamente colpiscono le strutture vaticane, hanno una origine ben chiara, che Papa Francesco tenta di neutralizzare, trovando ostacoli proprio in quelle strutture verticali che dovrebbero sostenete le innovazioni che Papa Francesco vorrebbe portare avanti. Tutto è partito con l’acquisizione, in un crescendo rossiniano, di potere da parte di Ratzinger. Da Cardinale si adoperò senza sosta per proiettare se stesso sul soglio di Pietro. Alla fine ci riuscì.
Ratzinger, dall’alto del trono di Pietro, propagandò, imponendo la sua personale visione di un Cristo diverso, dissolutore della soggettività umana, come improvvisata risposta al nichilismo e al relativismo, entrambi combattuti a parole, servendosi del peggior relativismo e del peggior nichilismo.
Gli aspetti più evidenti diventarono (e lo sono ancora, senza una decisa contrapposizione, che tarda ad arrivare) elementi dottrinali contro la Chiesa cattolica, specialmente da parte delle scuole di teologia islamica, coma l’Università Teologia “Zi Tuna” di Tunisi. E’ la ragione per la quale noi cattolici non siamo in grado di difendere i nostri principi religiosi, essendo stati stravolti dalla dottrina ratzingeriana. Bastano pochi esempi per chiairre il tutto:
a) La lectio magistralis di Ratisbona
b) Il battesimo di Magdi Allam la notte che ricordava la Resurrezione di Cristo, battesimo in pompa magna, trasmesso in mondo visione.
c) Il libro “Senza radici” scritto a quattro mani con l’ateo Pera.
d) La lettera “Crimen sollicitationis” rivolta ai vescovi americani, nella quale imponeva il silenzio sui casi di pedofilia; lettera che valse all’allora cardinale, una denuncia per “ostacolo alla giustizia, da parte di un tribunale del Texas.
e) Non vale la pena proseguire negli esempi, perché occuperemmo troppo spazio, senza concludere il nostro modesto parere.
La grandiosa semplicità dell’insegnamento di Cristo ha subito, con Ratzinger cardinale prima e Pontefice dopo, un dimensionamento umano attraverso una esegesi che rende elitaria la Fede, riservandola ai dotti che inseguono l’ipotesi di poter aggiungere qualcosa alle parole di Cristo.
L’attuale pontificato di Papa Francesco, nel quale in molti emerge il tentativo di indicare una continuità con il predecessore, in realtà ne rappresenta la negazione e la contraddizione, riaprendo un dialogo interiore che era stato sostituito da elucubrazioni para-scientifiche.
Attraverso lo studio del testo «Gesù di Nazaret» ho capito perchè il cardinale Ratzinger abbia condannato la Teologia della Liberazione, i preti operai ed abbia consentito, da Pontefice, la divulgazione delle lettere di Teresa di Calcutta, quasi a volerne esorcizzare l’intera vita dedicata agli emarginati del mondo, perché in quelle lettere Madre Teresa esprimeva il dubbio che solo i giganti dell’umiltà possono avere e che diventa la santità del dubbio.
Ho cercato di leggere prima e studiare dopo «Gesù di Nazareth» scritto da Benedetto XVI, ma iniziato quando era ancora il cardinale Ratzinger. Già dalla introduzione si evince la volontà di trasferire nel metodo dell’analisi storica la figura e l’insegnamento di Cristo, nel tentativo di realizzare una esegesi che in 2000 anni nessuno aveva chiesto e della quale nessun credente sentiva il bisogno. A pag. 11 si legge: «Se dunque la storia, la fatticità, in questo senso appartiene essenzialmente alla fede cristiana, quest’ultima deve esporsi al metodo storico. E’ la fede stessa che lo esige». Così attraverso il metodo dell’analisi storica dovremmo spiegare il senso più intimo della fede! Ma così il cattolicesimo cristiano più che una religione si ridurrebbe ad un evento storico, analizzabile nei fatti più che negli effetti.
Ampliando il discorso, il cattolicesimo cristiano diventerebbe un fenomeno transitorio come transitori sono tutti i fatti umani, più che una religione o la religione, più che un insegnamento universale, diventerebbe un momento storico dell’evoluzione del pensiero, analizzabile, valutabile e interpretabile come qualunque altro evento antropologico. Concetto ribadito anche in quel “Senza radici”, scritto a quattro mani con il. Prof. Marcello Pera, nel quale il cristianesimo finisce con l’assumere le caratteristiche che appartengono più all’antropologia che alla mistica e alla Fede.
Per trovare un conforto alle certezze di una Fede intima e semplice che ho sempre sentito interiormente, ho voluto rileggere per l’ennesima volta quell’ «Imitazione di Cristo» che ha sorretto la fede negli anni bui del Medio Evo, quando la Chiesa era «distratta» dalle lotte per le investiture, dal potere temporale, dalle crociate e dalla vita opulenta e, spesso, dissacrata e dissacrante, vissuta nelle stanze del Vaticano. Fu il monachesimo che consentì la verifica dell’antica promessa di Cristo «Non praevalebunt» attualizzandosi e proseguendo il suo itinerario, malgrado la Chiesa ufficiale. Desidero riportare qui alcune frasi di quel libro, del quale non si ama parlare, come se indicasse una via superata dal modernismo tecnocratico.
Ma accade che molta gente trae un ben scarso desiderio del Vangelo dall’averlo anche più volte ascoltato, perché è priva del senso di Cristo. Invece, chi vuole comprendere pienamente e gustare le parole di Cristo deve fare in modo che tutta la sua vita si modelli su Cristo. Che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci? Invero, non sono le profonde dissertazioni che fanno santo e giusto l’uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio. Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire. (Imitazione di Cristo: cap. 1, libro 1°)
Colui che si conosce a fondo sente di valere ben poco in se stesso e non cerca l’approvazione degli uomini. Dinanzi a Dio, il quale mi giudicherà per le mie azioni, che mi gioverebbe se io anche possedessi tutta la scienza del mondo, ma non avessi l’amore? Datti pace da una smania eccessiva di sapere: in essa, infatti, non troverai che sviamento grande ed inganno. Coloro che sanno desiderano apparire ed essere chiamati sapienti.
(Imitazione di Cristo: cap. 2.1, libro 1°)
Non volerti gonfiare, dunque, per alcuna arte o scienza, che tu possegga, ma piuttosto abbi timore del sapere che ti è dato. Anche se ti pare di sapere molte cose; anche se hai buona intelligenza, ricordati che sono molte di più le cose che non sai.
(Imitazione di Cristo: cap. 2.2, libro 1) A queste parole, scritte da anonimi e ispirati credenti, bisogna aggiungere le parole di Cristo: Ti benedico Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. (Matteo 11, 25) (Rosario Amico Roxas) (articolo riportato non in forma integrale)

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Pio XII il pontefice più amato e vituperato del XX secolo

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2012

Di Alberto De Marco. Continuano ad imperversare in internet e si adombrano anche in trasmissioni di grande spessore storico, come quella andata in onda il 27 gennaio 2012 “La Storia Siamo Noi”, in concomitanza della ricorrenza “giornata della Memoria”, notizie non veritiere sulla figura del Pontefice Pio XII. Curata dal bravo Gianni Minoli, che normalmente manifesta una grande professionalità, ma certamente nel corso de programma non tiene conto di altre letture storiche. Pertanto è doveroso precisare ed informare come risulta da testimonianze e documenti, Il Pontefice attraverso le Sue disposizioni ha salvato migliaia di ebrei, come risulta dalla documentazione e da un’attenta disamina di testi storici credibili e dalla testimonianza di personaggi che hanno contribuito a realizzarne le Direttive. Pertanto abbiamo ritenuto opportuno attraverso una ricerca di atti giudiziari, offrire uno squarcio di luce su alcuni emblematici detrattori, che nel corso degli anni hanno copiosamente “infangato” il Pontefice che nel periodo buio della storia dell’umanità, fortuitamente è sfuggito al piano di rapimento dei nazisti. La fattispecie in esame riguarda Robert Katz, Carlo Ponti, George Cosmatos, che furono citati al giudizio direttissimo del Tribunale di Roma per rispondere: il Katz, di diffamazione mediante offesa consistente nell’attribuzione di un fatto determinato commessa col mezzo della stampa per avere come autore del libro “Morte a Roma”, recato nocumento all’immagine, nonché alla memoria di Eugenio Pacelli, proclamato Pontefice nel 1939 con il nome di Pio XII. Il libro era stato pubblicato a Roma nel 1967 ed in successive edizioni fino al 1973, dove si attribuivano al Pontefice, gravi responsabilità, in particolare di non avere fatto quanto avrebbe dovuto e potuto fare per cercare di impedire l’eccidio delle Fosse Ardeatine, commesso dai militari tedeschi il 24 marzo 1944. A tal proposito Katz ha scritto: “… nella Città Santa, fra quanti erano in grado di intervenire, la fonte del sentimento umanitario si era inaridita”. Le accuse diventano più circostanziate e rilevanti nelle altre pagine: “… Non era necessario un miracolo per salvare 335 uomini condannati a morte nelle Cave Ardeatine. C’era un Uomo che avrebbe potuto, anzi dovuto agire almeno per ritardare il massacro tedesco, e di ciò avrebbe dovuto rendere conto, quest’uomo è Papa Pio XII”. Incalzando fino all’inverosimile con ulteriori insulse accuse: “… E’ difficile non arrivare alla conclusione che a Pio XII fece difetto la volontà di fare un tentativo per salvare gli uomini condannati a morire nelle Cave Ardeatine. In altre parole, bisogna ora concludere che Papa Pio XII scelse di rimanere passivo, pur essendo pienamente consapevole che un suo intervento avrebbe forse impedito la rappresaglia. Facendo questa scelta egli approvò”. Ancora non soddisfatto aveva continuato ad infierire con le seguenti dichiarazioni: “… Durante l’occupazione tedesca di Roma, Pio XII probabilmente non fece quanto avrebbe fatto un Vescovo qualsiasi” (… ) : “ … e soprattutto guardava con un silenzio grottesco all’eccidio dei 335 martiri delle Fosse Ardeatine”. Il danno determinato dal Katz alla memoria di Pio XII si era accentuato in chiave cinematografica con il film “Rappresaglia”, tratto dal libro “Morte a Roma”. Pertanto Katz, Ponti e Cosmatos, furono citati per concorso in diffamazione mediante offesa consistente nell’attribuzione di un fatto determinato commessa col mezzo della cinematografia per avere previo accordo, nella rispettiva qualità di sceneggiatore, produttore e regista del film, proiettato dal principio di ottobre del 1973 in poi nelle diverse città d’Italia. La nipote del defunto Pontefice dava inizio ad un’importante iniziativa, che si snodava nei diversi gradi della giurisdizione, coinvolgendo per due volte la Suprema Corte di Cassazione. I risultati della battaglia legale non hanno avuto alcuna eco dei Mass media, diversamente dalle false notizie che hanno campeggiato per numerosi anni sulla stampa non solo italiana. Con la prima sentenza del Tribunale di Roma del 27 novembre 1975 gli imputati furono dichiarati colpevoli dei reati loro ascritti, unificati nella continuazione nei confronti di Robert Katz e condannati, con i benefici di legge, alla pena di un anno e due mesi di reclusione, cinquecentomila lire di multa al Katz e di sei mesi di reclusione ciascuno per Carlo Ponti e per George Cosmatos, nonché, tutti, al risarcimento in forma generica del danno in favore della querelante, Elena Rossignani, nipote del defunto Pontefice, che si era costituita parte civile. E’ soltanto l’inizio di una tormentata vicenda giudiziaria, infatti il 1° luglio 1978 la Corte d’Appello di Roma, riformava la decisione del Tribunale e assolveva il Katz dal primo reato “di diffamazione a mezzo stampa”, trattandosi di persona non punibile per avere agito nell’esercizio di un diritto; e lo stesso Katz, il Ponti ed il Cosmatos dalla seconda imputazione “diffamazione commessa col mezzo della cinematografia”, perché il fatto non costituisce reato per mancanza di dolo. Osservò la Corte d’Appello che, mentre il limite al libero esercizio del diritto di cronaca e quindi la tutela del diritto soggettivo altrui derivano dagli artt. 21 Cost. e 51 c.p. e comportano la possibilità di un controllo intrinseco della verità dei fatti esposti, il limite all’esercizio del diritto di critica storica si desume essenzialmente dall’art. 33 Cost. che proclama l’arte e la scienza assolutamente libere. E’ dunque consentito al giudice non un controllo intrinseco della verità dei fatti ma soltanto un sindacato estrinseco diretto a stabilire se il risultato della ricerca possieda i caratteri dell’opera storica; che a loro avviso, erano tutti ricorrenti nel caso in esame. Quanto al reato di diffamazione col mezzo della cinematografia, la stessa Corte, ritenne che, nonostante l’indubbia approssimazione del racconto, si era trattato della contrapposizione schematizzata e del gioco di contrasti di un puro momento drammatico che prescinderebbe dall’esigenza di fedeltà, sicché era mancata negli imputati la volontà cosciente di compiere un’azione offensiva della reputazione altrui. A questa decisione della Corte d’Appello, proponeva ricorso il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Roma alla Suprema Corte di Cassazione, che lo accoglieva con sentenza del 19 ottobre 1979. Pertanto annullava la decisione impugnata, con rinvio ad altra Sezione della stessa Corte d’Appello relativamente all’imputazione di diffamazione commessa col mezzo della stampa; e senza rinvio per quella cinematografica per essere il reato estinto per amnistia, ferme rimanendo le statuizioni concernenti gli interessi civili. Questa Suprema Corte enunciò in particolare il principio che anche il giudizio di valore espresso dallo storico sulla responsabilità individuale è pur sempre manifestazione della libertà di pensiero sancita per tutti dall’art. 21 Cost., rimanendo la ricerca storica, comunque intesa, indipendente dal potere politico, secondo il dettato dell’art. 33 della stessa Costituzione; conseguentemente il giudizio di disvalore espresso su un individuo, salva l’ipotesi della cosiddetta “sprivatizzazione” ritenuta insussistente nel caso in esame, soggiace ai medesimi limiti posti dall’ordinamento alla libertà del pensiero. La Corte Suprema precisò inoltre che non è precluso al giudice indagare sui fatti costituenti oggetto della ricerca storiografica quando si tratti di individuare la volontà dell’autore, nel confronto tra l’opera scritta e la reputazione altrui; e riconobbe vizi della motivazione, per mancanza o contraddittorietà, sulla esatta individuazione delle finalità attribuite al Pontefice, sulla forma usata, e sulla stessa qualificazione culturale, come ricerca storiografica, dell’opera del Katz. “L’Odissea giudiziaria” è continuata con la sentenza del 2 luglio 1981, pronunciata in sede di rinvio la Corte d’Appello di Roma ha confermato la decisione del Tribunale con riguardo all’imputazione residua ascritta al Katz, determinando la pena in un anno un mese di reclusione e quattrocentomila lire di multa per effetto della già dichiarata estinzione dell’altro reato. Per la seconda volta è stata attivata la Suprema Corte di Cassazione, in quanto l’imputato vi ricorre ed il suo difensore chiede l’annullamento della sentenza. In questa situazione, nella quale gli elementi materiale e soggettivo del contestato delitto di diffamazione clamorosamente emergevano dallo stesso contenuto delle proposizioni enunciate nello scritto, l’indagine giudiziale necessariamente tendeva ad accertare se il fatto commesso dall’imputato fosse giustificato dall’esercizio del diritto di critica storica, che certamente esiste quale espressione, tra le più alte, della libertà di pensiero. E’ affermazione scontata quella della verità come limite connaturato a tale diritto: non è storiografia lo scritto che non sia ispirato dalla ricerca del vero, né sono critici i giudizi che non derivano da fatti rigorosamente dimostrati o che, quando si tratta di conclusioni congetturali, non siano formulati con le cautele proprie del “buon costume storiografico”, in mancanza del quale si scade fatalmente nel libello, ed in giudizio negativo, privo del necessario supporto probatorio, resta pure denigrazione. Certamente lo storico, per comprendere il passato e penetrare il significato profondo dei trascorsi avvenimenti, può trovarsi nella necessità di indagare non soltanto sulle opere ma sulla persona, anche nei suoi aspetti più intimi e riservati; e di dovere formulare, quale risultato della ricerca, conclusioni negative che, pur nella forma serenamente obiettiva del ricordato buon costume storiografico, suoni riprovazione morale dell’individuo. Ciò rientra indubitabilmente nel campo di liceità della critica storica, perché l’indagine sull’uomo può essere essenziale per la comprensione degli eventi, ed “i posteri hanno diritto di vedere sceverata la verità dalla menzogna”, anche per quanto attiene alle qualità morali di un personaggio storico, quando esse abbiano influito sul corso degli accadimenti, o con questi siano in qualche modo connessi. Si vuol dire con questo, scendendo al concreto, che anche il giudizio formulato su Pio XII nel libro “Morte a Roma”, pur così negativo, avrebbe potuto essere discriminato ai sensi dell’art. 51 c. p. in relazione all’art. 21 della Costituzione; ed ha torto la difesa del ricorrente nell’indicare costui come vittima di ingiusta persecuzione giudiziaria per la compressione del suo diritto di valutare liberamente “i fatti e gli accadimenti secondo la propria intuizione”. Non è questo il fondamento della condanna; ma la constatazione dell’inesistenza della causa di giustificazione dell’esercizio del diritto di critica storica perché quel giudizio non è provato, ed è stato espresso in una forma, come dissero i primi giudici nel solco di autorevole opinione, “non scevra da avversione emotiva”. Dunque il Katz avrebbe liberamente potuto, in un’opera storiografica, esprimere un giudizio anche radicalmente negativo sul personaggio, e con quella soggettività che da ogni giudizio, anche il più “oggettivo”, è ineliminabile; a patto tuttavia, per un principio di onestà intellettuale prima ancora che per un dovere giuridico, di fondare le sue “intuizioni” su accadimenti dimostrati, tanto più rigorosamente quanto più grave e moralmente squalificante era stato il comportamento attribuito al defunto Pontefice; e di improntare la narrazione a quella serena compostezza che, senza escludere la partecipe commozione dell’autore verso fatti e uomini del passato, e in questi casi la storia può essere anche arte, rivela la dignità e la responsabilità dell’ufficio dello storico. La Corte d’Appello di Roma ha stabilito con la sua decisione che le accuse dell’imputato non scaturivano “da interpretazione”, sia pure soggettiva, di fatti e comportamenti obiettivamente accertati ma dalla intenzionale creazione di falsi presupposti, di fatto e soggettivi, dolosamente intesi a sostenere le accuse stesse; ed ha ritenuto che nella formulazione dei giudizi erano stati travalicati i limiti di forma, “con parole inutilmente sarcastiche e dispregiative”. A questo convincimento di merito, intrinsecamente insindacabile per la Sede di legittimità della Corte Suprema di Cassazione: “… i giudici della Corte romana sono pervenuti attraverso un’ampia motivazione, che resiste alle censure del ricorrente. La maggior parte di queste ripropongono, sotto le specie della mancanza e/o della contraddittorietà della motivazione, inammissibili doglianze di merito sul contenuto del convincimento giudiziale; in ogni caso deve constatarsi che la sentenza ha colto gli aspetti essenziali dell’indagine e, con aderenza alla realtà processuale, ha individuato le ragioni della condanna con un procedimento logico immune da vizi. La Corte romana ha esaminato lo scritto incriminato nel suo complesso e nelle sue proposizioni testuali, così verificando la puntuale coincidenza della contestazione formale con lo specifico contenuto delle accuse rivolte al defunto Pontefice; ed ha indicato partitamente i passi della narrazione in cui l’autore, inventando fatti, o abbandonandosi ad assurde fantasie, ha rivelato mere intenzioni denigratorie, del tutto estranee ad un corretto metodo storiografico. Sarebbe inutile prolissità ripercorrere i punti della complessa ed articolata motivazione; basterà soltanto ricordare l’esauriente dimostrazione di profonde alterazioni della verità, come la “freddezza” con la quale il Vaticano aveva accolto le proposte Dollmann, e le istruzioni impartite a Padre Pancrazio di non frequentare gli uffici tedeschi nel mattino del 24 marzo; o dell’arbitraria scissione della circostanza inerente alle comunicazioni telefoniche tra l’ambasciatore tedesco presso la S. Sede e Kesserling; o dell’operazione di “assurda fantasia” compiuta dall’autore nel tentativo di dimostrare che il massacro era stato compiuto contro la volontà di quasi tutti i personaggi che vi avevano partecipato. Si tratta di esemplificazioni, tuttavia sufficienti a rivelare l’inesistenza dei vizi denunciati: non la mancanza della motivazione, neppure sotto la specie dell’apparenza, o del travisamento, o dell’omesso esame di fatti decisivi, poiché l’analisi della vicenda, sempre puntuale, ha investito circostanze essenziali nell’economia dello scritto e nella struttura delle accuse, con piena aderenza agli elementi processuali acquisiti; non la contraddittorietà, poiché la motivazione si snoda su proposizioni logicamente armoniche, che non rivelano alcuna reciproca incompatibilità. L’imputato è tenuto, secondo soccombenza, al rimborso della spese in favore della parte civile, liquidate nella misura indicata nel dispositivo. La Corte Suprema di Cassazione in data 29 settembre 1983 annulla senza rinvio la sentenza impugnata in ordine al reato di diffamazione aggravata commesso con l’edizione italiana del 1967 del libro “Morte a Roma” perché estinto per amnistia, ferme le statuizioni concernenti gli interessi civili. Rigetta nel resto il ricorso, e condanna il Katz al rimborso delle spese in favore della parte civile Elena Rossignani, che liquida in lire 450.000, di cui lire 430.000 per onorari di difesa”.(foto: collezione a de marco)

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Pd strumentalizza parole pontefice

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2011

«Capisco Masini e Chiti che, pur di vedere il proprio nome apparire domani su qualche giornale, sfornano un comunicato domenicale senza né capo né coda. All’invito fatto questa mattina dal Santo Padre, il sindaco Alemanno ha risposto immediatamente e chiedendo una profonda riflessione e un forte impegno da parte di tutti, società civile, associazioni e istituzioni, che lui stesso rappresenta. In merito al presunto scoop sulla segnalazione dei carabinieri, poi, vale quanto il Campidoglio ha già dettagliatamente spiegato ieri, rispondendo alle dichiarazioni mendaci del presidente del IX Municipio, Susi Fantino. Evidentemente, però, il Pd non è interessato a sapere come stanno davvero i fatti e ha come unico scopo quello di strumentalizza le parole del Pontefice». Lo dichiara il delegato del Sindaco alla Sicurezza, Giorgio Ciardi.

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Ferragosto: Il Papa è Castel Gandolfo

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

Dalla sua residenza estiva il Santo Padre celebra oggi il tradizionale Angelus di ferragosto. Intende così commemorare la solennità dell’Assunzione della beata Vergine Maria. La giornata per il Pontefice inizia con la messa nella parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo. Segue a mezzogiorno, l’appuntamento dell’Angelus, nel cortile del Palazzo Apostolico della cittadina laziale. Ci sarà anche la commemorazione di San Massimiliano Kolbe, sacerdote francescano polacco morto nel lager di Auschwitz. Dopo questa parentesi di celebrazioni ferragostane Benedetto XVI riprenderà il suo periodo di riposo ad eccezione dei giorni 28 e 29 agosto nei quali è previsto l’incontro con il circolo degli ex-alllievi. Vi parteciperà, tra gli altri, l’attuale arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schoenborn. Il periodo di riposo del Papa si concluderà a. Carpineto romano il 5 settembre. Si ricorda, infine, la visita in Gran Bretagna  dal 16 al 19 settembre.

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Concerto evento pontefice

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Roma 16 giugno, alle ore 12, presso la Sala delle Bandiere in Campidoglio, Conferenza Stampa di presentazione del Concerto evento pontefice in programma il 29 giugno nella Piazza del Campidoglio, in onore del Papa, nel giorno dei S. S. Pietro e Paolo.  Il concerto sarà trasmesso in diretta su RaiUno. Sul palco l’Orchestra Sinfonica dell’Europa Unita, la Pianista Rossana Tomassi Golkar (Direttore Artistico dell’Orchestra), il Direttore d’Orchestra Aykal. Il concerto Evento Pontefice, nato nel 2006 a Castel Gandolfo, dopo aver registrato consensi e plausi da parte del mondo della politica, del clero e, soprattutto, da parte del pubblico numeroso sempre accorso in Piazza, per la prima volta arriva a Roma, per un’occasione speciale. A volerlo fortemente il Sindaco di Roma, sempre attento alla cultura e all’arte, come patrimonio inestimabile.

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Il discorso del pontefice

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2010

Lettera al direttore. Il Pontefice nel suo tradizionale discorso d’inizio anno al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ha detto tantissime cose giuste in difesa della natura, a favore degli immigrati, contro la produzione di armi, e via di seguito. Però, riguardo alle unioni omosessuali,  ha detto qualche cosa di sbagliato. Ha dichiarato: “La libertà non può essere assoluta, perché l’Uomo non è Dio, ma immagine di Dio, sua creatura. Per l’uomo, il cammino da seguire non può quindi essere l’arbitrio, o il desiderio, ma deve consistere, piuttosto, nel corrispondere alla struttura voluta dal Creatore”. Giustissimo  che la libertà non possa essere assoluta, ma è altrettanto giusto che non possa essere diversa secondo il genere cui una persona appartiene. Per quale motivo la libertà di un eterosessuale dovrebbe essere diversa dalla libertà di un omosessuale? Giusto anche che il cammino dell’uomo debba consistere nel corrispondere alla struttura voluta dal Creatore. Ma la struttura voluta dal Creatore per tutte le creature omosessuali quale sarebbe? E perché mai tale struttura non è seguita da preti e suore che si “rendono eunuchi” per il regno dei Cieli? (Miriam Della Croce)

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Il protagonismo dei psicolabili: da Berlusconi al Papa

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, durante la processione, che precede l’inizio della celebrazione della messa di Natale, il Pontefice è stato trascinato a terra da una donna psicolabile. E’ senza ombra di dubbio il frutto del clima d’odio di questo tremendo periodo. Chi sono i mandanti morali, i terroristi mediatici? Di una cosa si può essere certi: un’associazione segreta di psicolabili sta terrorizzando il nostro Paese. Speriamo che gli 007 li scoprano al più presto. (Elisa Merlo) (n.r. la nostra lettrice questa volta lancia una provocazione paventando una congiura dei “terroristi mediatici”, tra il serio e il faceto, anche se tra i due episodi una sola cosa li accomuna ed è lo stato mentale dei due soggetti. La verità è che esiste l’incapacità di taluni di saper gestire i tanti messaggi che da più fonti provengono e di trattarli nel modo più consono scremandoli dalle suggestioni e dalle emozioni del momento).

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Chiesa cattolica: due facce della stessa medaglia

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2009

Rosario Amico Roxas a proposito delle note di stima espresse in più occasioni dal Santo padre sulle azioni di questo governo, sull’ideologo Pera e sulla salubrità dell’aria che si respira con l’elezione di questo governo e, sull’altro versante, i giudizi critici espressi sul quotidiano dei vescovi riguardo l’antidemocraticità della legge che introduce il reato di clandestinità, si chiede se a parlare è la stessa chiesa di Roma. Se non altro, pensa Rosario, è il momento per l’invio da parte dei vescovi di una lettera (magari urgente) al pontefice per fare chiarezza o, in alternativa, prendere in seria considerazione l’ipotesi di un nuovo Concilio (come avrebbe voluto il cardinale Martini), ma con i poteri del Concilio di Costanza, prima che avvenga uno scisma insanabile: da una parte il pontefice con i lefebvriani, Marcello Pera, Magdi Allam e Berlusconi e dall’altra il mondo cattolico e la Teologia della Liberazione?

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Lettera al direttore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2009

Gentile direttore, il cardinale Bagnasco ha ragione a rimproverare coloro che criticando il Pontefice ricorrono a parole irriverenti e volgari, ed ha ragione a lamentarsi del fatto che la polemica sul condom abbia in qualche modo distolta l’attenzione degli occidentali sul pellegrinaggio di Benedetto XVI. Ma forse è il caso di ricordare il proverbio: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Non era inopportuna, infatti, oltre che perfettamente inutile la considerazione del Pontefice? Il cardinale stesso afferma che la distribuzione del condom in Africa non ha stroncato il male. E allora? Anche se il condom è servito a pochissimo, anche se ha salvato pochissime persone, perché dire che è inutile? Come non rilevare, civilmente ovviamente e con tutto il rispetto verso il Pontefice, che dietro tale affermazione c’è il pregiudizio che la Chiesa (non tutti i sacerdoti) ancora non riesce a superare, nei riguardi dei contraccettivi artificiali? Non è stato forse questo pregiudizio a spingere il Pontefice all’esagerazione nell’affermare esattamente, riguardo alla distribuzione dei preservativi: “il rischio è di aumentare il problema”? Infine:  se ci ricordiamo della parole dure violente ed improprie di uomini della Chiesa nei riguardi del padre di Eluana Englaro, forse è anche il caso di menzionare un altro proverbio: il bue chiama cornuto l’asino. (Miriam Della Croce)

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